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sabato 25 febbraio 2023

Solo il PENSIERO DIVERGENTE ci può salvare

Cos'è il Pensiero divergente?

È quel tipo di pensiero suscettibile di trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema. Esso si connette con la creatività della persona e con l'attitudine a svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti.

Quando Joy Paul Guilford, psicologo statunitense, individuò e promosse questo tipo di pensiero eravamo negli anni Sessanta, il che ci dà un' idea di quanto tempo sia passato da quel momento. Eppure probabilmente è oggi che ne abbiamo un maggiore bisogno, quasi una urgenza. Per cui ben venga chiunque se ne faccia portavoce e lo promuova, ad ogni livello.

Perché ne abbiamo così bisogno nel mondo di oggi? 

Perché esiste un tipo di potere, oggi particolarmente effervescente, per così dire, che vuole imporsi attraverso il pensiero unico e prefabbricato, precostituito, e che sfrutta le verticalizzazioni delle strutture politiche per affermarsi anche attraverso un'aura di presunta autorevolezza. C'è una relazione che possiamo notare tra verticalizzazione del potere politico e affermazione del pensiero unico. Se dovessimo poi indicare come esempio plastico, il tipo di conseguenze che può generare il pensiero unico, direi che la cosiddetta 'vicenda covid' ne è un esempio purtroppo freschissimo. Ecco, il pensiero unico ti indica una sola soluzione per un problema, vuole che la tua mente converga verso questo tipo di soluzione, che la trovi non solo accettabile, bensì giusta e opportuna proprio in quanto unica soluzione possibile, promuove il pensiero convergente, che di per sé non è negativo, diventa tale quando esso si sostituisce indebitamente a quello divergente. E questo per quanto sia complesso il problema, come quello di una epidemia o pandemia, vera o presunta. Anzi abbiamo assistito anche ad una 'pubblicità progresso' che diceva di offrire una soluzione semplice ad un problema complesso, dove il problema era il nuovo coronavirus e la covid, la malattia da lui sviluppata, e la soluzione semplice sarebbe stata il "vaccino" anticovid, in generale. Del resto non è certo una sorpresa che il potere sposi un tipo di pensiero unico, una visione parziale del mondo e delle cose in generale e cerchi di imporlo a tutti, senza ammettere critiche, particolarmente quando questo potere si fa dispotico e dittatoriale.

Se il pensiero divergente è connesso con la creatività, l'ambito artistico gli è quindi congeniale e gli insegnamenti artistici, anche quelli di ambito scolastico, sono suscettibili di migliorare la società, anche quelli della scuola dell'obbligo, come ad esempio la disciplina Arte e immagine, nella secondaria di primo grado, quella che un tempo si chiamava scuola media o medie inferiori. Se il pensiero divergente si connette con la capacitò di svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti, il pensiero unico sfrutta invece ogni mezzo per inculcare, anche con veemenza, schemi di pensiero esattamente precostituiti.

domenica 29 gennaio 2023

Costituzione e sviluppo armonico

Cos’è la Costituzione? E cos’è lo sviluppo armonico?
La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato, come per esempio la Costituzione della Repubblica Italiana che è la fonte primaria del diritto dello Stato italiano.
Definire lo sviluppo armonico è certo questione maggiormente complessa, anche perché questa nozione è meno nota rispetto alla prima, cui si è abituati sin dall'infanzia, già dalla scuola e che trova una sua possibilità di espressione nell’Educazione civica sia in senso tradizionale, sia nel modo in cui è offerta oggi agli studenti, per quanto la nuova somministrazione di questa disciplina non sia priva di elementi critici che necessiterebbero di un approfondimento, come sarebbe pronta, ritengo, a sostenere la giurista Elisabetta Frezza che su questo argomento ha molto dibattuto. Ci guardiamo bene dal ritenere di poter essere esaustivi al riguardo, cioè nel poter esprimere in poche parole, e così definire la nozione di sviluppo armonico, appunto..
Per darne un'idea approssimativa, possiamo però definire lo sviluppo armonico in generale come uno sviluppo di sé che avvenga in modo conforme alle leggi universali del mondo, intese anche come leggi naturali fisiologiche e fisiche se si vuole, un tipo di sviluppo che per essere definito armonico avvenga, per così dire, senza traumi i quali sono suscettibili purtroppo di determinare rallentamenti o sviluppi unilaterali di certe facoltà a discapito di altre, disarmonie appunto, così che in esso alcune funzioni si trovano arretrate rispetto ad altre, perciò non in grado di partecipare al generale progresso della propria presenza integrale, né di coadiuvarlo, non alla stessa stregua della altre insomma, come se si trovassero ad essere scollegate. Mentre uno sviluppo armonico dovrebbe essere in grado invece di determinare la partecipazione di ogni sfera della persona umana, sia essa istintiva, motoria, emozionale o razionale. Oppure potremmo affermare che in uno sviluppo armonico l'essere e il sapere avanzano di pari passo senza prevalere eccessivamente l'uno sull'altro, per quanto in questo caso, un leggero prevalere, un lieve sopravanzare di uno di questi sull'altro possa essere in un certo modo quasi auspicabile, perché si troverebbe a svolgere la funzione, per così dire, di traino.


E che relazione può sussistere tra l’una e l’altro?


Tra la nostra Costituzione e lo sviluppo armonico in senso lato, inteso cioè sia come sviluppo del singolo, sia come sviluppo collettivo, per somma di singoli si potrebbe dire, sussiste una notevole relazione. Non solo perché in una concezione forte di Stato di diritto, cioè inteso come condizione nella quale domina la legge, una legge che tenda alla giustizia sociale naturalmente, al diritto naturale stesso, che rimuova le diseguaglianze e crei le condizioni perché tutti possano vivere in pace e con mezzi che consentano la sussistenza e permettano la libera e consapevole scelta delle proprie azione e delle proprie direzioni, dovrebbe creare quelle condizioni tali da favorire questo tipo di sviluppo armonico. Anche perché ci sono degli articoli della Costituzione che sembrano esplicitamente impostarsi a questo tipo di nozione. Per esempio l'articolo 3 della stessa.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
 

Ecco, quando si parla di rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, si intende sottolineare il fatto che essi rappresentano una limitazione, e anche se si precisa il carattere principalmente economico di questi ostacoli, si parla anche del carattere sociale e questo è suscettibile rispetto al primo di essere interpretato in vario modo, apre e autorizza cioè a diverse declinazioni. Un trauma di ordine psicologico o fisico, subìto in un determinato contesto sociale rientra a pieno diritto nel novero di questa vaga e generica fattispecie.

Oggi la nostra società sembra purtroppo orientata all'apposizione di ostacoli piuttosto che alla rimozione di essi. E tuttavia, giacché l'apposizione di ostacoli, per evidenti motivi, è incostituzionale, nessuno  di quelli che si adoperano per farlo si sente di operare in modo esplicito o troppo evidente. E si può arrivare purtroppo ad apporre un ostacolo, di fatto, esattamente nel momento in cui si dice di volerlo rimuovere. Si crea così la condizione di manifestazione di una profonda disarmonia che si associa alla contraddizione, la quale è suscettibile di trasmettersi attraverso il sentimento estetico e che potrebbe essere catalogata con certe categorie medievali di cui si è occupata la ricerca filosofica coeva, per cui si può ricorrere a certe espressioni molto efficaci per descrivere questo sentimento estetico, di una sorta di estetica del brutto, tratte da quel repertorio e dal quel mondo medievale.

Quella che ci sembra appropriata allo scopo di descrivere la disarmonia di cui abbiamo accennato è stata coniata da Guglielmo di Alvernia, vescovo di Parigi nel basso medioevo, e può esprimersi con l'espressione latina 'Auget deturpationem subiecti'.

Questo è solo uno dei segni di un mondo Occidentale in decadenza, e se questo mondo è in piena decadenza, si deve anche al fatto che rinuncia consapevolmente o no alle proprie conquiste, alla Democrazia, alle Costituzioni nazionali per esempio, ad una concezione forte di Stato di diritto, allo sviluppo armonico, all'armonia in generale, spesso alla stessa bellezza, rinuncia poi alla tanto millantata sussidiarietà, alla prossimità, in nome di un distanzialismo, per cui sembra migliore l'amare ciò che è lontano rispetto a ciò che è prossimo, vicino, e spesso in nome di un centralismo vago ed indeterminato dove la nozione di rappresentatività è del tutto rimossa e che può tradursi in veri e propri accentramenti di potere, in verticalizzazioni estreme che scavalcando i sistemi di rappresentanza democratica tradizionali, si sostituiscono ad organismi tradizionalmente preposti al legittimo esercizio del potere deocratico. Chiaramente si tratta di una situazione molto difficile che può essere risolta solo se si fa strada il pieno convincimento che le Costituzioni nazionali sonno valide e contengono una saggezza di cui i redattori delle stesse ci avrebbero fatto depositari, salvo che noi li bistrattiamo superficialmente, li trattiamo con sufficienza, spesso li offendiamo, quando semplicemente non li ignoriamo.

Nel ravvisare la presenza di una cultura che appone ostacoli anziché rimuoverli, affermiamo che essa è incostituzionale, ci diciamo estremamente preoccupati, ed è naturale che sia così per chi è stato cresciuto nella convinzione che ciò che veniva insegnato a scuola, come l'importanza della stessa Costituzione, scopre poi una volta uscito da lì, che il mondo fuori segue altre indicazioni, altre leggi. Se vogliamo vivere in un modo giusto, non possiamo gettare alle ortiche le principali conquiste che faticosamente si sono affermate nel corso del tempo.

Pertanto auspichiamo la rimozione di quegli ostacoli che impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana, sviluppo che, se avviene conformemente e nel rispetto di certe leggi universali e di certi princìpi, come quello di seguire la direzione verso la quale si è naturalmente condotti dall’indole della propria natura, va a coincidere espressamente con lo sviluppo armonico stesso, principio, quello di seguire la propria natura, la cui appropriatezza d’impiego è sottolineata dall’articolo 4 della Costituzione, dove questo insiste sulla libera scelta di una attività materiale o spirituale che contribuisca al bene sociale, conduca al progresso della società nella quale si alberga. E questo non può non costituire un fatto positivo per la collettività, oltre che per il singolo che riesca a sviluppare la propria persona umana.

sabato 31 dicembre 2022

Richelieu e letture sintomali

Quando il cardinale Richelieu voleva esibire la sua scaltrezza poteva arrivare a vantarsi del fatto che avute sei righe scritte dall’uomo più probo di Francia, vi avrebbe trovato qualche cosa sufficiente a farlo giustiziare.

Ora, che cos’è una lettura sintomale? È una interpretazione maliziosa di un atto comunicativo, così si evince anche dalla prefazione a ‘LA STRUTTURA ASSENTE’ di Umberto Eco, una interpretazione nella quale viene fatto dire a una persona qualcosa che non dice e non ha detto, o che forse dice senza volere, insomma, che gli fa dire cose che comunque non voleva dire. Esse sono quindi effettivamente maliziose, sono letture pericolose, che cercano di minare l’immagine stessa di una persona, per qualche scopo, e possono essere molti. Che le letture sintomali si configurino come pericolose, ci viene quindi confermato anche dal Richelieu, il quale ammette di essere praticamente in grado di trovare quello che non c’è in uno scritto, di far dire a qualcuno, anche all’uomo più probo di Francia, qualcosa suscettibile di renderlo reo, tanto da poter essere giustiziato. Ciò che il cardinale dice con quella frase, indica che ogni cosa può essere letta in qualsiasi senso, positivo o negativo, che è il potere di chi legge che decide quale interpretazione utilizzare. Sembra evidente che l'esercizio della lettura sintomale trovi un collegamento  con le sedi del potere. Strumento pericoloso che un certo potere potrebbe quindi trovare utile per i propri scopi, facile da utilizzare nei confronti di avversari politici o potenzialmente tali, di qualcuno insomma ritenuto a torto o a ragione scomodo o di semplici cittadini da strumentalizzare. Essere quindi scomodi al potere, rende suscettibili di essere aggrediti da letture sintomali. Se nella Francia del Seicento per procedere ad una lettura sintomale come quella a cui allude il celebre cardinale, era necessario entrare in possesso di una lettera di tipo ovviamente tradizionale, scritta con inchiostro, oggi le occasioni di entrare in possesso di atti comunicativi sono estremamente aumentate perché viviamo nella società dell’informazione e della tecnologia digitale che la amplia, una informazione peraltro ridondante, sovrabbondante, spesso eccessiva, a cui siamo giunti passando per la società dell’immagine, e le immagini giocano anche oggi un ruolo importantissimo nella comunicazione ovviamente, di massa e individuale. Per comprendere quanto è aumentato il numero delle occasioni in cui poter operare una lettura sintomale, basti pensare alla posta elettronica, alla messaggistica legata ai cellulari, alle piattaforme sociali, al mondo informatico in generale. In pratica non è necessario, come nella Francia del Seicento, intercettare della posta durante il suo spostamento fisico dal mittente al destinatario, il che poteva essere uno spostamento di chilometri. Oggi è sufficiente un calcolatore, un portatile, e vi è subito accesso ad un numero impressionante di carteggi epistolari elettronici, se hai le conoscenze per varcare certi accessi, insomma, se sei un pirata informatico. Se sai come fare ti puoi sbizzarrire, stando fermo nella tua stanza, e se sai come fare e vuoi procedere verso le letture sintomali, diventi un candidato Richelieu, in un certo senso. Oggi viviamo in un mondo molto complesso, che dalla semplice lettura di eventi comunicativi può passare alla manipolazione e al condizionamento, un mondo nel quale le occasioni per esfiltrare dati sono talmente tante che per un esperto c'è semplicemente l'imbarazzo della scelta. Naturalmente conoscere preferenze, gusti personali, avversioni, idiosincrasie, consente di impugnare queste conoscenze per usarle contro il sogetto da influenzare e manipolare o anche a pro, dipende dalle scelte. I dati personali, che possono essere estremamente sensibili, possono essere quindi sfruttati per operare molteplici manipolazioni di massa e individuali, cosa di cui ho già fatto accenno in altri articoli. Ecco, proviamo a immaginare che cosa significherebbe in questo mondo di potenziale sorveglianza estesa, vivere con un simile personaggio costantemente alle costole, che vigila su tutto ciò che fai e non si limita a vigilare, sputa costantemente sentenze, giudizi, cerca occasioni per farti delle accuse e forse stabilire condanne. È ovviamente una condanna ingiusta, a cui il lettore sintomale giunge dopo violazione della riservatezza, accuse senza prove, processi senza avvocato difensore, e condanne senza appello, insomma, non proprio un modo di procedere degno di uno Stato di diritto. Se quindi vogliamo mantenere alto il ruolo e il livello dello Stato di diritto, senza il quale la Democrazia non può albergare, dobbiamo difenderci anche da letture  e lettori sintomali, nonché dai manipolatori,, da chi vuole giudicarti e processarti in ogni istante.

Diviene forse abbastanza comprensibile quanto sia importante la salvaguardia della riservatezza.


sabato 26 novembre 2022

Informazione e dogmatismo

Nel mondo dell'informazione, scritta, radiofonica o televisiva, si assiste oggi ad un appiattimento quasi totale, come se non potessero sussistere opinioni che non siano praticamente tutte allineate. Per fortuna le eccezioni ci sono, altrimenti sembrerebbe di vivere in un incubo. Preso atto delle rare eccezioni, considerare l'appiattimento di cui dicevamo prima, dovrebbe spingere ad una grande riflessione e preoccupazione. Infatti quando si cerca di creare l'effetto di una grande condivisione sul modo di considerare un determinato fenomeno che si impone all'attenzione, come per esempio il fenomeno covid, senza offrire alternative di pensiero, quando cioè ci si dirige verso un sostanziale pensiero unico, le conseguenze che si producono sono quelle di limitare la creatività e il pensiero di chi fruisce di questo tipo di informazione, quasi incantando il pubblico. Le opinioni non allineate che nonostante l'appiattimento in corso possono prodursi, rischiano di essere bandite e di essere additate come eretiche, ed eretico è considerato colui che si fa portavoce di un punto di vista diverso. C'è insomma una sorta di pensiero pseudoreligioso che sembra permeare la situazione, che incombe dall'alto e che assolve o condanna, dove ad essere assolti sono quelli che si conformano al pensiero unico dominante, e ad essere condannati sono quelli che presentano delle opinioni critiche. A dimostrazione del fatto che nonostante i lodevoli sforzi di chi cerca di evitare conflitti sociali e interpersonali con un decalogo di sani princìpi, invitando a discutere le opinioni senza demonizzare chi se ne fa portavoce, scarsi sono i risultati, particolarmente in quella che abbiamo definito la vicenda covid. Sembra nascere talvolta insomma una sorta di dogmatismo, giacché l'assenza di un pensiero critico favorisce l'insorgere di un principio che si accoglie come vero o come giusto senza alcun esame critico o discussione, magari solo perché viene reiterato ossessivamente il dogma, ed ogni giornale o trasmissione fa semplicemente eco a ciò che è già stato espresso, senza aggiungere niente di sostanziale.

In pratica l'informazione corrente non ha bisogno oggi di un pubblico pensante, bensì di un pubblico credente, che accolga ciò che viene da essa veicolato come una verità rivelata da Dio e imposta ai credenti come articolo di fede, anche quando si tratta di veicolare informazioni che si vorrebbero appartenenti al novero di quelle ascrivibili al mondo scientifico. Solo che a veicolare questa informazione non è Dio. Appare strano quindi che una rivelazione non abbia come origine Dio e la domanda da porsi dovrebbe essere incentrata sull'origine di un simile credo dogmatico. Insomma, se non è Dio a veicolare un principio dogmatico offerto come articolo di fede, di chi si tratta? Se infatti il dogma sta bene in una religione che si basa notoriamente sulla rivelazione e sulla fede, per cui il sentimento di fiducia è importante anche in quanto tale e cementa i rapporti tra correligionari, andando a supplire ciò che non comprendo con la sola ragione, appare quantomai inappropriato nel mondo scientifico che si basa non sulla rivelazione, bensì sull'indagine e sul metodo scientifico, per cui è necessario andare sistematicamente alla ricerca di confutazioni alle proprie tesi, per saggiarne la consistenza o per offrire modelli diversi o aggiornati qualora le confutazioni dovessero trovarsi, il che costituisce sempre o dovrebbe costituire una buona notizia nel mondo scientifico. Invece le confutazioni nella vicenda covid sono state bandite in nome del pensiero unico di tipo dogmatico.

Sarebbero molte le considerazioni che a cominciare da queste riflessioni potrebbero scaturire. Mi limito a fare osservare quale potrebbe essere l'effetto del pensiero unico di tipo dogmatico, il quale esige un pubblico credente, vorrei dire credulone, potrebbe avere nel mondo della scuola. Se il destinatario modello dell'informazione corrente, dogmatica, è un pubblico che non pensi e che accetti tutto quello che viene propinato acriticamente, come atto di fede e a prescindere da qualsiasi approfondimento, è chiaro che una scuola che educasse al pensiero critico sarebbe vista come non funzionale allo scopo. Perché forgiare cittadini in grado di smascherare dogmi e superstizioni, ancorché intrisi da un'aura di scientismo, se ho bisogno di un pubblico, di un destinatario modello, che vorrei accettasse supinamente tutto ciò che gli somministro senza che opponga alcuna obiezione? Evidentemente si immetterebbero nella società degli enormi conflitti di interesse tali da far propendere per una scuola che non insegni il pensiero critico, che abolisca il pensiero divergente, che non inviti a difendere i propri diritti, neanche quello di pensiero. In pratica la direzione intrapresa è tale per cui, se non si corre ai ripari, se non interverremo fattivamente e concretamente a correggere la china di una informazione piatta e dogmatica, questa stessa informazione ed i mezzi di informazione di massa che essa usa, potrebbero essere alla scaturigine di una regressione sociale, culturale e scientifica senza precedenti nella storia umana.

Concludo dicendo che se da un lato l'informazione corrente è notevolmente appiattita, maggiormente vitale e creativo sembra essere il mondo delle piattaforme sociali, della rete, e questo costituisce uno dei fattori per sperare in un futuro migliore.

sabato 29 ottobre 2022

Diffusione del sapere scientifico o rispetto della riservatezza

Dopo l’insediamento del nuovo Governo, assistiamo a quello che sembra essere un cambio di orientamento rispetto a certe tematiche, specialmente quelle relative alla questione covid. Per esempio viene annunciato il reintegro del personale sanitario sospeso a causa del non adempimento all’obbligo di inocularsi un farmaco anticovid, cosa, quella del reintegro di cui francamente si sentiva proprio il bisogno, specialmente dopo un numero considerevole di autorevoli studi, vedi quello di The Lancet, che hanno dimostrato quanto questi farmaci non impediscano la trasmissione del famigerato nuovo coronavirus, unitamente al fatto che da essi possono scaturire numerose reazioni avverse, effetti collaterali purtroppo anche molto importanti, come dimostra Eudravigilance per esempio e che l’impiego precoce degli antinfiammatori avrebbe ridotto le ospedalizzazione del 90 per cento circa.
Questo cambio di orientamento sta scatenando però varie polemiche, in quanto sembra che ci sia tra i pazienti chi teme il contatto con un medico non “vaccinato” e così vorrebbe segni di riconoscimento inerenti questo stato, non essendo per fortuna in vigore la discriminatoria certificazione covid. Francamente la cosa è assurda, tuttavia persone che hanno paura di questo tipo di contatto sembrano essercene.
In ogni caso nessuno ha il diritto di sapere lo stato vaccinale e quello “vaccinale” degli altri, sono tutti dati giustamente ritenuti sensibili, protetti dal Garante per la Protezione dei Dati Personali. Sarebbe arrivato il momento di smetterla di forzare le situazioni, di sospingere a violare la riservatezza di queste informazioni, di dare questi esempi sbagliati, perché è sempre sbagliato incentivare un comportamento che non è rispettoso della riservatezza degli altri, un po’ di autodisciplina non guasterebbe. Del resto negli ospedali pubblici si seguono le norme deontologiche della pubblica amministrazione e queste sono sufficienti da sole a determinare intanto la regolazione dei rapporti tra colleghi. Ogni dipendente pubblico osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina e onore, assolve i propri compiti nel rispetto della legge, persegue l’interesse pubblico senza abusare della propria posizione o dei poteri di cui è titolare, deve essere obiettivo, corretto, in buona fede, indipendente e imparziale, evita comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti da svolgere. Ecco, pretendere di conoscere lo stato di un dipendente pubblico e non, rispetto alla vaccinazione in generale e alla “vaccinazione” covid in particolare, vìola la riservatezza di chiunque non voglia spontaneamente renderlo di pubblico dominio. E questo vale anche per i rapporti con i pazienti. Rimane una invadente domanda da porre eventualmente ad un medico e, sapete come si dice, chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Teniamo presente che in questo caso però, se il medico non risponde, non è perché sia necessariamente scortese, data l’invadenza della domanda, non rispondere è cosi legittimo che non rappresenta certo un atto di scortesia, quanto piuttosto di autodifesa, particolarmente in un mondo che viaggia per schemi, pregiudizi ed etichette, per algoritmi meccanici, che spinge a ghettizzare chi non si allinea e che dispone delle informazioni come se si trattasse di armi. Eviterei di far sfociare tutto in una guerra di religione dove i ’credenti’ chiedono liste di proscrizione dei ‘miscredenti’ per attuare nei confronti di questi ultimi una personale discriminazione, per rifiutarli socialmente, per additarli ai consimili, a questo potremmo arrivare. Però c’è la legge, il GPDP, i codici deonotlogici, se non basta la scienza, quella vera, quella al riparo da conflitti di interesse e che pone nel dubbio, nella tecnica della incessante confutazione delle proprie tesi, da minare per saggiarne la consistenza, nella ricerca e nella letteratura specifica, un argine all’ignoranza diffusa, che solo questa è in grado di determinare un deterioramento come quello che consisterebbe nel far sfociare tutto in una guerra di religione. Dovrebbe pensarci la scienza, quindi, coadiuvata da una informazione che si fa divulgazione scientifica, tuttavia se quella, con l’aiuto di questa non ci arriva, per fortuna c’è appunto la legge. Come facevamo prima del famigerato nuovo coronavirus? Non chiedevamo la lista dei medici vaccinati per quella determinata malattia infettiva, ci si fidava, anche semplicemente delle proprie impressioni. Oggi invece abbiamo abdicato a percezione e propriocezione, in favore di rigidi algoritmi inculcati da una informazione che è stata di tipo terroristico, volta a spaventare per convincere, dove convincere sta per indurre alla soluzione unica, quella dell’inoculazione di un farmaco presentato come salvifico rispetto ad una malattia presentata come incurabile. Invece un problema complesso implica spesso una serie di soluzioni, NON una sola, ed è per questo che dovremmo da oggi, insistere prepotentemente nello sviluppo del pensiero divergente, quel tipo di pensiero che stimola alla ricerca di molteplici soluzioni ad uno stesso problema e che è suscettibile di trovarne. Mentre attendiamo che questo tipo di pensiero si affermi nella nostra società, dal momento che ce n'è tanto bisogno, possiamo auspicare un'ampia diffusione dei veri principi medici e scientifici, per evitare guerre di religione tra fazioni radicalizzate, tra 'credenti' e 'miscredenti' che non si piegano al nuovo dogmatismo, oppure che ci si disponga semplicemente al rispetto della riservatezza degli altri, degli altrui dati personali, senza pretendere di sapere ciò che non è giusto sapere.

giovedì 29 settembre 2022

Difendere i propri dati personali e la propria riservatezza

Nella odierna società, acquista una sempre maggiore importanza la difesa dei propri dati personali e della propria riservatezza. Questo è dovuto principalmente al grande sviluppo digitale che moltiplica le occasioni in cui si lasciano tracce di sé e informazioni annesse e connesse di ogni tipo, le quali, essendo peraltro ritenute il petrolio del futuro da chi le sa gestire, vengono studiate per molteplici scopi, tra i quali quello di fornire stimoli appropriati per indurre all'acquisto di prodotti su misura del soggetto studiato, potenziale acquirente, consumatore. Sarebbe ingenuo però pensare che le cose si fermino a questo. In ogni caso anche questa sola constatazione ci dimostra che la manipolazione si individualizza, sulla base delle informazioni che ognuno lascia in rete e che vengono carpite quando legittimamente e quando surrettiziamente. La manipolazione di massa è una pratica e un concetto che è sempre bene approfondire, perché non se ne sa mai abbastanza, però è comunque una nozione conosciuta. Ciò che oggi è meno conosciuta è invece la nozione di manipolazione individuale. I livelli che quest'ultimo tipo di manipolazione può raggiungere sono potenzialmente devastanti per la vita private delle persone. In ogni caso, manipolazione di massa e individuale, non si limitano certo ad indurre all'acquisto di determinati prodotti come dicevamo, benché molti di questi siano in effetti suscettibili anche da soli di determinare sostanziali variazioni nello stile di vita delle persone. Essere vincolati ad un cellulare di moderna generazione infatti, significa, anche in questo caso essere controllati in molteplici modi, e la vicenda covid lo dimostra ampiamente, dalle applicazioni aventi lo scopo dichiarato di evitare il contagio o tracciarlo, all'impiego digitale di certificazioni covid che, per quanto siano state spacciate per strumenti aventi lo scopo di facilitare gli spostamenti anche transfrontalieri e di normalizzare le situazioni, di fatto si sono trasformati prestissimo in strumenti per emarginare determinate categorie di persone, per esempio quelle che saggiamente avevano deciso di rinunciare ad incularsi una farmaco che ha dimostrato poi scientificamente tutti i propri limiti, in quanto non ha impedito i contagi e di contro è stato alla scaturigine di numerosissime reazioni avverse anche gravi come riportano i dati Eudravigilance per esempio. Nonostante questa saggia scelta, poi corroborata dal fatto che, come riportano numerosi studi tra i quali uno uscito sulla rivista The Lancet, con dei Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei, presi tempestivamente si sarebbero ridotte del 90 per cento le ospedalizzazioni, in quanto questi farmaci, noti come FANS appunto, si sono dimostrati perfettamente in grado di curare la covid, la malattia scaturita dal nuovo sars cov, il nuovo coronavirus, cosa peraltro ammessa sia implicitamente che esplicitamente dal Ministero della Salute, e di cui dobbiamo dargli atto. Esistendo le cure, l'uso del "vaccino" non è l'unico strumento per contrastare il nuovo coronavirus, anzi, in genere se esistono le cure sono proprio i vaccini ed i "vaccini" ad essere superflui. Se poi questi danno effetti collaterali avversi in numero significativo si comprende come la scelta di NON inocularsi sia stata compiuta nell'esercizio del proprio diritto alla salute e conformemente alla Costituzione che di questo diritto è garante. Ecco, questi strumenti digitali come le certificazioni covid, sono stati utilizzati per togliere lavoro e relativi stipendi a una moltitudine di persone che hanno semplicemente difeso la propria salute nella libera scelta di non rischiare effetti avversi anche gravi, in una situazione in cui farmaci antinfiammatori avrebbero curato adeguatamente una eventuale malattia correlata al nuovo coronavirus. Questo in una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l'articolo 1 della Costituzione. Naturalmente il tutto verteva sulla disamina delle certificazioni, le quali per mantenere un minimo di rispetto del diritto alla riservatezza dovevano lasciare il dubbio se il responso verde, corrispondente ad una certificazione valida ad espletare diverse tipologie di mansioni lavorative,  dovesse essere dovuto a tre tipologie, l'esenzione, la guarigione o l'inoculazione. Ciò non ha fermato la vergognosa discriminazione portata avanti dal Governo Draghi, quellotra i Governi che dal dopoguerra ad oggi ha contribuito a deprimere lo Stato di diritto nel nostro Paese come mai era avvenuto prima. Anche se di certificazioni si poteva avere la versione cartacea, non c'è proprio alcun dubbio che la digitalizzazione abbia fornito spunti fondamentali, si è capito benissimo, anzi si è attuato, quello che il digitale prometteva potenzialmente, cioè l'essere usato per controllare le persone, con la centralizzazione, peraltro, di questo controllo. In pratica lo Stato ha preteso di sapere se una persona si era sottoposta o no ad un determinato trattamento sanitario, cui le persone erano sospinte coercitivamente dal ricatto di non poter altrimenti lavorare, cioè in assenza di quelle condizioni che permettono una scelta serena relativamente ad un determinato trattamento sanitario. Se una persona si è sottoposta ad un trattamento o no, dovrebbe essere una condizione personale e segreta che lo Stato non deve sapere, sono dati personali sensibilissimi, riservati. I recenti studi dimostrano che sussistendo le cure e non immunizzando il "vaccino" l'obbligo è stata una inutile forzatura, una scelta sbagliata. Questo è solo un esempio di ciò che significa gestire malamente dati personali così sensibili come quelli sanitari e aggiungiamo che il fascicolo sanitario digitale non è sicuro e permette, come tutte le cose digitali, facili esfiltrazioni. Oggi viviamo nel mondo dell'informazione ridondante, dove c'è un eccesso di dati che circolano, c'è una sovrabbondanza di questi dati, cosa però utile a qualcuno giacché molte informazioni vengono carpite surrettiziamente e utilizzate per ottenere un vantaggio e tutto ciò che diremo potrà essere usato contro di noi. La gestione di dati carpiti surrettiziamente è suscettibile di determinare condizionamento dei comportamenti a livelli assolutamente impensabili. Sono tutti fenomeni legati alla comunicazione anche subliminale e che pertanto, in quanto fenomeni comunicativi, possono essere compresi e studiati attraverso l'utile apporto della semiologia. C'è sempre stato un potere, da che mondo è mondo che ha affermato se stesso anche con la violenza, salvo poi subire la reazione di chi questa violenza riceveva, così, per ovviare a questo problema è cominciata ad affermarsi in taluno l'idea, per non dire la speranza, di poter esercitare un potere violento senza che esso si manifestasse apertamente o potesse essere facilmente additato, subliminale appunto. Essere violenti senza sembrarlo è un obiettivo di un certo potere. Per riuscire a  realizzare questo obiettivo, carpire dati personali è un fattore essenziale. Per questo gli strumenti giuridici come il GDPR e gli istituti di riferimento per la protezione dei dati come il Garante per la Protezione dei Dati Personali, GPDP, sono presidi essenziali per difendersi da questi attacchi, portati ai cittadini in generale, come manipolazione di massa, o ad alcuni cittadini in particolare, come manipolazione individuale. Difendere i propri dati personali è oggi una questione assolutamente essenziale sulla quale sarebbe giusto imperniare un' azione culturale diffusa. Servono studi ed iniziative per fare conoscere il problema dell'esfiltrazione dei dati, delle sue dinamiche, della gestione degli stessi a scopo manipolativo e violento, e di come sia importante difendersi da ciò. A questo punto ci sentiamo di aggiungere in conclusione una considerazione, cioè che ogni volta che rinunciamo ad esercitare il diritto alla difesa dei propri e altrui dati personali sensibili o concediamo la cessione del trattamento degli stessi a terzi senza prendere alcuna precauzione e con estrema leggerezza screditiamo e delegittimiamo proprio quegli istituti che potrebbero salvarci da un uso improprio e potenzialmente devastante degli stessi. Non sembri esagerata l'affermazione per cui dalla difesa di questi dati dipende la stessa libertà dei cittadini ed anche la stessa sopravvivenza della Democrazia.

giovedì 11 agosto 2022

Misure che rappresentano la scienza?

C’è chi sostiene che certificazioni covid, restrizioni, confinamenti, ricorso esclusivo ai “vaccini” rappresentino la scienza. Penso che sia sempre utile fare chiarezza su una questione fondamentale, come sono quelle questioni che vorrebbero definire cosa possa essere o non essere scienza.
Quelle non sono misure che rappresenano la scienza, sono misure che rappresentano una visione e che un certa informazione, per quanto estesamente appiattita sulle medesime, quasi avesse ricevuto l’ordine di comportarsi così, vorrebbe far passare per scienza, senza riuscirci peraltro, perché chi è veramente dentro la scienza sa quali siano le opinioni scientifiche, e queste sono state rappresentate da svariati personaggi, italiani e stranieri, blasonati o non, tutti a condividere una visione che l’informazione si è affrettata a soffocare, c’è una panoramica di tutto rispetto che va da Giulio Tarro che per la rivista Millennium è il miglior virologo al mondo, ed è stato uno degli allievi prediletti di Sabin, l’inventore del vaccino anti poliomielite, ecco, questo virologo di fama internazionale aveva detto dall’inizio che le cure ci sono e indicava il plasma iperimmune o cosiddetto convalescente, quello dei guariti, come una di queste, alla stessa stregua del compianto De Donno che è stato martirizzato per la stessa idea che metteva in pratica con successo, tanto che gli telefonavano anche dagli Stati Uniti. L’illustre virologo andava addirittura dicendo che prendendo per tempo la malattia le guarigioni sarebbero state del 100 per cento; c’è poi Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, che ha messo in guardia dai pericoli dei farmaci mRNA, aggiungendo molte altre cose che poi il tempo ha dimostrato vere sebbene sia stato inzialmente moltocriticato; c'è poi anche Geert Vanden Bossche, potremmo parlare di Loretta Bolgan, Peter Doschi, Domenico Mastrangelo, Stefano Montanari, Luigi Di Bella, Stefano Scoglio, unanimi nel dire che non si vaccina in pandemia; e poi consideriamo anche Didier Raoult, Alexandra Henrion Caude, Kulldorff, Robert Malone, che dei farmaci mRNA è considerato uno dei padri, Jhon Ioannidis, Levitt, Honjo, Zelenko, purtroppo recentemente scomparso, e poi Tritto e tanti altri che non hanno trovato un mondo dell’ informazione molto favorevole ad accoglierli, a recepire certi messaggi e le cui opinoni si sono quindi scontrate con una sorta di preimpostazione della macchina mediatica che era quella probabilmente di filtralrle per non lasciarle passare o comunque di contrastarle. Penso che sia scontanto sottolineare come ciò faccia male alla scienza, non solo non la rappresenta, ne rappresenta anzi la perfetta negazione, questi atteggiamenti la negano, perché la scienza è confronto e l’atteggiamento scientifico non è quello di stabilire dei dogmi indiscutibili come se si trattasse di una religione, no, l’atteggiamento scientifico che si traduce nell’atteggiamento pratico dello scienziato e del ricercatore è quello di cercare incessantemente confutazioni alle tesi acquisite, quelle proprie e quelle degli altri, per metterle alla prova e vedere se resistono all’urto delle nuove acquisizioi o della riscoperta delle vecchie, quelle sulle quali si era purtroppo stesa una coltre di polvere, di cui ci si era dimenticati. Pensiamo per fare un esempio proprio al plasma iperimmune, inizialmente dimenticato, poi riscoperto con successo, e in conclusione, nonostante il successo terapeutico, fatto deliberatamente sparire, dimenticare. Sposare tesi aprioristicamente, orienta il discorso solo in certe direzioni, escludendone altre magari molto fruttuose, sipnge a confondere e a confondersi, a forzare e situazioni, rendendo inintelligibile il rapporto causa effetto stesso o forzando a leggere questo rapporto in modo sbagliato cioè a dire, a stabilire per un determinato effetto una causa sbagliata.  
Per far capire il rapporto tra mondo dell’informazione e vera scienza, possiamo prendere a riferimento anche pensieri non prettamente scientifici, quanto piuttosto di critica del comportamento, quasi del costume, ancorché forzosamente indotto. Si pensi a quello che diceva sempre l’illustre virologo Giulio Tarra, già nel 2020, il fatto cioè che egli esortasse a spengere la televisione e a fare una passeggiata, esortazione che è sintomatica di come un certo mondo scientifico e additasse i mezzi di informazione di massa in quel preciso momento, come distorsivi, come imperniati essenzialmente sul terrorismo mediatico, sul cavalcare l’onda del terrorismo psicologico, per cui si suggeriva sostanzialmente di disintossicarsi dalla televisione. Poi non so chi avesse avuto l’intuizione susseguente, quella di dire che spegnendo la televisione si spegneva contemporaneamente anche la pandemia. Non per questo il mondo dell’informazione ha fattto ammenda, anzi, ha continuato imperterrito nella stessa direzione, sciorinando dati che non sono stati validati da nessuno e sulla cui superficiale gestione, dall’approvvigionamento alla verifica, ai riscontri, ci sarebbe molto da dire. Sempre a proposito di mondo dei mezzi di informazione di massa ci sarebbe da sottolineare come l’uso di un determinato linguaggio, che non sembra proprio casuale, abbia contribuito a rendere inintllegibile la situazione, piuttosto che facilitarne la comprensione, esso infatti a cavalcato l’onda delle faicili etichette, creando contrapposizioni spesso inesistenti, fabbricandole, forse per fonmentare polemiche che esacerbassero gli animi e inducessero ad eccessi, accessi di collera, invettive e magari fatti clamorosi da amplificare col sensazionalismo. Insommo, i richiami ad una gestione responsabile, i primi a non averli seguiti sono proprio quei mezzi che se ne facevano portavoce.

Dopo il “vaccino” anti covid, aumentano i casi di bambini con insolita epatite autoimmune costretti al trapianto di fegato. C‘è poi il morbo scimmiesco che sembra essere un effetto avverso degli stessi, e che sarebbe in vero Herpes Zoster, favorito da un indebolimento del sistema immunitario effetto, questo dell’induzione di una immunodeficenza, di cui hanno parlato Joseph Tritto e Loretta Bolgan e che quindi non poteva non essere previsto, esso è anzi una degli effetti calcolati dei farmaci anti covid.
Chi vede la scienza come una cosa importante deve astenersi dal confondere cause ed effetti, perché questa confusione non favorisce la lettura della situazione, mentre può essere favorevole ad un certo tipo di commercio. Allo scopo di raccogliere dati abbondanti per fare tutta una serie di valutazioni anche inerenti le causae e gli effetti, è doveroso ampliare il numero delle categorie di persone che si trovano invischiate nella vicenda covid, cioè a dir, non è bene che essa sia vissuta solo dagli inoculati, deve essere vissuta anche da chi il farmaco non lo riceve o per scelta proopria o perché destinatario di un placebo e per scelta sicentifica nonché politica. Intendo dire che deve sempre esistere in ogni situazione il ‘gruppo di controllo’ per appurare le varie casistiche. Perseguire la politica del 100 per cento dei vaccinati non appare un scelta scientificamente orientata, al contrario, sembra suscettibile di creare le premesse per una confusione tra cause ed effetti e vorremmo che questa cosa divenisse acquisita da ora in poi come tesi favorevole all’acquisizione scentifica dei dati, per una corretta valutazione e stima degli stessi. Dunque perseguire la politica del 100 per cento è sbagliato, e questo a maggior ragione se, come dice la scienza che Tarro rappresenta, se presa per tempo, dalla covid si guarisce per l’appunto proprio nel 100 per cento di casi. Quindi è una politica sbagliata a prescindere, ed a maggior ragione se esiste il 100 per cento di casi di possibile guarigione se le terapie giuste, quelle che l’esperienza ci dice essere basate sulla somministrazione di determinati antinfiammatori, vengono somministrate tempestivamente o addirittura precocemente, come affermano associazioni di medici, passate agli onori della cornaca per il proprio operato. 

Insomma, nessuno dovrebbe correre a dare il titolo di 'coronate dalla scienza' a determinate prese di posizione che rappresentano orientamenti politici piuttosto che scientifici, e questo soprattutto se non si è dato sufficiente spazio a posizioni e opinioni diverse. Possiamo dire che il pensiero scientifico si nutre anch'esso di quello divergente, cioè di quel tipo di pensiero che è portato a trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema, mentre il pensiero convergente promuove una sola soluzione al problema. Se è così non si può ammantare del titolo di scienza un pensiero unico, che non ha dato spazio a quello divergente. Sperimo che queste considerazioni, anche sulle tipologie di pensiero trovino uno sviluppo e aiutino ad affrontare eventuali altre situazioni simili, che naturalmente non ci auguriamo che si affaccino ai disonori della cronaca.

sabato 30 luglio 2022

Riduzione del numero dei parlamentari e spregiudicatezza nel governare

Non era opportuno ridurre il numero dei parlamentari. Sono stati molti gli argomenti portati a sostegno di questa tesi, tutti molto condivisibili. C'è n'è uno però che forse si rende evidente solo adesso e di cui vorrei accennare, non prima di aver detto però che ne intuivo la presenza anche prima del referendum e tuttavia non riuscivo a fare chiarezza, a verbalizzare i concetti in modo opportuno, ero emotivamente coinvolto e non lucido quanto avrei voluto, provandone grande insoddisfazione e frustrazione. Premetto che, per quanto il risultato del referendum sia stato chiaramente espresso, la riforma inerente il numero dei parlamentari continua ad essere a mio giudizio incostituzionale per ragioni ben espresse dall'Avvocato Besostri e di cui non possiamo approfondire la questione in questa sede, dedicata ad altro argomento. Accenno soltanto al fatto che nonostante il referendum il volere dei cittadini non può esercitarsi oltre i limiti imposti dalle leggi e dalla Costituzione, come lo stesso Besostri saprebbe ben argomentare.
È stato un grave errore ridurre il numero dei parlamentari, per molte ragioni, dicevamo, però quella sulla quale vorrei soffermarmi adesso, mette questa riduzione in relazione ad un certo modo estremamente spregiudicato di governare. Purtroppo questa riduzione ha creato per alcuni un boccone estremamente appetitoso, desiderabile, inducendo una certa smania di raggiungere concretamente il risultato, e così qualcuno ha pensato bene di osare, nelle azioni di governo, tanto osando al massimo il governo avrebbe potuto divenire dimissionario e condurre ad elezioni. Quindi, dicevamo, ha spinto ad osare e questo, tra l'altro, cioè l’aver osato, ha mostrato anche tutti i limiti dell'opposizione, la scarsa resistenza che si è avuta di fronte ad un simile atteggiamento, cosa che ha incoraggiato e non potrà che incoraggiare ad osare ulteriormente, tant’è che anche se il governo è dimissionario invece di occuparsi degli affari strettamente necessari sembra sospingere il Parlamento ad approvare provvedimenti che sono clave sui cittadini e sui beni pubblici, che tendono cioè a sconquassare tutta una concezione dei beni pubblici.
C'è chi ha fatto notare come sia strano che un PdC che ottiene la fiducia dal Senato rassegni le dimissioni ed è stato detto che c'era voglia di abbandonare la nave. Forse. O forse c'era voglia di andare verso la concretizzazione della riduzione del numero dei parlamentari. Se dopo aver osato tanto l'opposizione è così scarsa da non determinare la conclusione dell'esperienza di governo, oseremo ulteriormente, dev'essere stato il ragionamento, provando a chiedere, anche se non troppo platealmente, i pieni poteri o qualcosa che somigli a questi. Se i parlamentari accetteranno il governo dispiegherà i pieni poteri, se non accetteranno verranno rassegnate le dimissioni. In questo modo, con le successive elezioni si concretizzerebbe l'incostituzionale riduzione del numero dei parlamentari. Sono state fatte osservazioni inerenti la stranezza di questa crisi di governo, qualcuno ha accennato al fatto che c'era voglia di lasciare, suggerendo che serviva una scusa un qualcosa di plausibile che però è effettivamente sembrato molto artificioso, se ci pensiamo.

Quindi ci saranno le elezioni politiche. E come si presenta il panorama?
Coi listini bloccati, intanto, cioè coi parlamentari scelti dal capo bastone e a lui fedeli, così possiamo paventare che un minor numero di parlamentari obbedienti si accinga a far danni al nostro già martoriato Paese in un'ottica neoliberista, presumibilmente enormi. Speriamo di no. I correttivi non ci sono stati. C’è un’unica speranza, ed è che le forze politiche nuove che hanno capito e che si oppongono a ciò, abbiano una propria affermazione, propri rappresentanti all'interno del Parlamento. C'è da dire però che questo sistema non è propriamente pensato per i piccoli, per favorire la rappresentanza, bensì per favorire la cosiddetta governabilità, che tanto piace ad un certo credo politico tendenzialmente neoliberista o anche moderatamente liberista. A distanza di molti anni e nonostante avessimo dato per acquisite certe convinzioni, concetti, nozioni, e per smascherati certi falsi miti, ritorna ossessivo il mantra della governabilità come preferibile alla rappresentatività, e sembra di aver visto spendere e di aver speso energie inutilmente.
Sembrava assimilato, alla vigilia delle elezioni politiche precedenti, quelle del 2018, il concetto che la rappresentanza superasse per importanza la governabilità, complice l'opposizione alla riforma costituzionale che aveva innescato simili ragionamenti, giacché l’inverso poi aveva già ampiamente dimostrato che molte istanze non raggiungevano il palazzo, e l’assenza di queste istanze aveva permesso il consolidamento del vincolo esterno che tanti danni ha provocato e sta provocando al nostro Paese, che sembra l'ombra di se stesso.
Che non ci sia vincolo esterno che possa sostituire il volere interno di un Paese e del suo popolo, chiamatelo se volete, autodeterminazione, dovrebbe essere acclarato, dovrebbe essere implicito nel concetto di Democrazia, oltre che dimostrato dalle recenti vicende politiche. E invece a quanto pare non è così.
L’ultimo governo è stato quello che ha messo in maggior sofferenza lo stato di diritto con provvedimenti che taluni addirittura si sono spinti a definire contro i diritti umani. E in effetti dopo la conclusione dell'esperienza nazista, per usare un eufemismo, è stato stabilito in modo assolutamente inequivocabile che nessuno può essere sottoposto a sperimentazione farmacologica o di altro tipo senza esplicito ed informato consenso, concetto recepito dalla nostra Costituzione, come ha peraltro sottolineato debitamente ed in modo encomiabile il Giudice Susanna Zanda in una recente famosa ordinanza, che in gergo giuridico è definita anche sentenza cautelare, che ha fatto parlare di sé. Si è pensato quindi di poter osare, tanto, troppo, perché dinanzi a simili provvedimenti e a un simile modo di fare, autoritario, il governo al massimo avrebbe ceduto, avvicinando il momento del tanto agognato ridursi del numero dei parlamentari. Se quindi il governo avesse dovuto arrestarsi, pazienza, tanto  in vista c’è la riduzione appunto del numero dei parlamentari cioè un Parlamento tendenzialmente elitario, che esprime i desiderata di élite non democraticamente elette. Questo è stato il modus operandi degli ultimi governi, quelli successivi alla riforma, per quanto incostituzionale, inerente il taglio del numero dei parlamentari.
Questo significa che a creare le premesse di questo stato di sofferenza generalizzato conseguente al modus operandi di cui abbiamo accennato, sono stati indirettamente e per quanto inconsapevolmente proprio quei cittadini che hanno votato la riduzione del numero dei parlamentari, o comunque lo hanno favorito. Sembra strano eppure è così, parzialmente, s'intende. Questo intuivo già prima del referendum, anche per questo mi sono battuto con i miei limitati mezzi contro la riduzione del numero dei parlamentari. Purtroppo è così, avere votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari ha creato un boccone ghiotto, che ha spinto ad osare, a spingersi oltre ogni limite, a forme di governo cioè spregiudicate tanto nel peggiore dei casi gli esiti sarebbero comunque favorevoli per un certo tipo di élite. Non so quanto sia riuscito a persuadere tra i cittadini che hanno votato per la riduzione del numero dei parlamentari quegli eventuali sparuti lettori, che proprio questa riduzione è stata una delle componenti alla scaturigine di quel modo di governare, che ha fatto e fa soffrire molti cittadini. Del resto nessuno può mettere in dubbio che l'obbligo di "vaccinazione" con un farmaco che tanti effetti avversi ha causato in base ai dati ufficiali Eudravigilance per esempio, e sta anche adesso causando, sia stato uno spingersi a limiti che non erano mai stati osati prima. Che ci sia stato un modo spregiudicato di governare, che sia in atto anche in questo momento, non c'è alcun dubbio a nostro giudizio. Che questo modus operandi sia stato preceduto dalla legge di riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentare, è evidente. Ora, mi chiedo, se un cittadino che ha votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari avesse potuto intuire o immaginare che un simile cambiamento del Parlamento avrebbe portato a un tale modo spregiudicato di governare, avrebbe comunque votato favorevolmente?


mercoledì 29 giugno 2022

Chiarimenti


Nessuna ricerca del tempo perduto, per citare Marcel Proust, può avere successo. Si è perso del tempo? Non può essere recuperato. Si fa quel che si può, da dove si è, con quel che si ha e con quel che si sa. Se devi sempre essere altrove e niente delle tue scelte va bene forse chi sbaglia non è chi compie le proprie scelte, bensì chi giudica le scelte di quest’ultimo sempre sbagliate.
Creare false aspettative è un tecnica, un modo che qualcuno ha per raggiungere un determinato scopo, forse per far temporeggiare alcuni, per farne bloccare altri, forse per instillare diffidenza, nel momento in cui queste stesse aspettative vengono apparentemente tradite. Cose che magari non sono mai state nelle possibilità o alla portata di colui al quale le si vorrebbe affidare. È anche un modo come un altro per creare dissapori. Del resto sulle possibilità, sugli obiettivi che è possibile e giusto proporsi e raggiungere, sono state spese parole chiare, per esempio da Gurdjieff.

Fate di un piccolo obiettivo il vostro dio, e potrete acquisire del magnetismo.


All’inizio dovete cercare di raggiungere obiettivi molto limitati. Se affrontate subito grandi cose non arriverete mai a nulla; anzi, le vostre manifestazioni avranno degli effetti cacofonici che vi faranno detestare.


Scelga una piccola cosa che non è in grado di fare e ne faccia il suo scopo, il suo dio. Non lasci che nulla interferisca. Miri solo a quella. Se ci riesce allora mi sarà possibile darle un compito più grande. Ora come ora lei ha gli occhi più grandi dello stomaco, mira a cose troppo grandi, non potrà mai farcela. Ciò che la svia dalle piccole cose alla sua reale portata è un appetito anormale. Lo distrugga, dimentichi le grandi cose. Si dia l’obiettivo di vincere una piccola abitudine.

 
Una cosa che mi preme chiarire, a scanso di equivoci, è che quando cito Gurdjieff, certamente un bel personaggio, interessante, degno di nota, non è per strizzare l’occhio alla quarta via, qualsiasi cosa significhi oggi questa espressione, non ne sono un membro, mi sembra giusto dichiararlo nitidamente per evitare fraintendimenti. Quando cito Gurdjieff, è solo un modo per dare a Cesare quel che è di Cesare, per citare una fonte e rendergli in qualche modo giustizia. Ho magari comprato dei libri pagandoli il prezzo dovuto, li ho letti e ho forse incamerato qualcosa, concetti, nozioni,che medito e confronto con elementi precedentemente acquisiti anche in altri ambiti, tutto qui. L'idea di sviluppo armonico mi piace, ne intuisco l'importanza, però sinceramente non credo che possa identificarsi con la quarta via o con i metodi gurdjieffiani se non parzialmente, perché spesso in quei metodi, a mio giudizio, è la deliberata creazione di frizioni anche molto acute e violente a fare da filo conduttore o a divenire elemento essenziale, cose che non mi restituiscono certo l'idea di armonia e che non a tutti si adattano e si addicono, e delle quali penso che non mi siano congeniali. So che ci sono delle teorie per giustificare quei metodi, che magari sono interessanti e vale la pena conoscere, che magari quei metodi possono essere utili a conseguire certi risultati, tuttavia farli coincidere con lo sviluppo 'armonico' mi sembra decisamente una forzatura. C'è al contrario in quelli molta disarmonia e dissonanza che viene utilizzata come metodo, a torto o a ragione. Nessuno che non scelga deliberatamente di essere sottoposto a frizioni del genere dovrebbe subirne la somministrazione. Forse questo non piacerà a ceti adepti o estimatori di talune vie, non lo so. Quello che so è che personalmente ho delle critiche da muovere a certe tecniche. Per chi dovesse essere dispiaciuto ricordo che Gurdjieff stesso aveva tra le sue massime e diceva che, chi non è dotato di spirito critico non poteva rendere utile la sua presenza nell'Istituto che egli aveva costituito, è inutile che stia qui, diceva. Non è accettando pedissequamente e acriticamente un metodo, che la presenza di un persona può svolgere una funzione importante per sé e per gli altri. Meglio muovere una critica sincera, se c'è, è così che può nascere forse un confronto costruttivo.

Se non sei dotato di uno spirito critico, la tua presenza qui è inutile.


Ora, se diamo credito alle parole di Gurdijeff, una persona saggia, non cerca grandi obiettivi, cerca per sé stessa obiettivi alla portata, anche minimi, cose che è possibile raggiungere, e che implicano comunque un certo sforzo, è una scelta individuale configurabile come saggia. Se invece a causa di un 'grande appetito' sceglie grandi obiettivi, eccessivi, troppo grandi, non alla sua portata, non potemmo dire che manifesti certo una grande saggezza, né trasmette agli altri questa impressione. Ora, se una persona non è bene che scelga obiettivi eccessivi per se stessa, figuriamoci quanto potrà essere errato che altri scelgano per lui obiettivi del genere, irraggiungibili. In un'ottica didattica questo è il miglior modo per creare ansia da prestazione ed inficiare un certo tipo di risultato che in assenza di quella pretesa, potrebbe teoricamente anche prodursi. Qualsiasi insegnante responsabile sa che non deve creare ansia da prestazione nei propri alunni.

Si può ragionare a lungo sulle varie vie, quella del fachiro, quella dello jogin, quella del monaco, sulla quarta via, sul tao e via discorrendo, però se l'uomo è in grado di scegliere, il che è un lusso, qualsiasi sia la via che decide di scegliere, di percorrere, alla conclusione della propria vita essa sarà stata per lui sempre e comunque la sua unica via. Ogni uomo percorre sempre e soltanto la sua unica via ed essa deve essere ritenuta degna di rispetto, anche se a qualcuno non piace. Come ha detto un altro bel personaggio, certo molto diverso da Gurdijeff, per quanto possano trovarsi degli elementi in comune, Marius Schneider, 'nessuno può servire la scienza in modo utile se non seguendo la direzione verso la quale è naturalmente condotto dall’indole della sua intelligenza'.
Ci sembra opportuno aggiungere e sottolineare a proposito di armonia che una simile direzione, quella suggerita da Schneider intendo, costituisce esattamente qualcosa che può configurarsi come un percorso armonico. 

Per gli estimatori della Costituzione, tra i quali mi annovero, si può anche dire che in essa sia presente una allusione evidente, per quanto non esplicita, allo sviluppo armonico. 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica Italiana rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

La nozione di pieno sviluppo della persona umana richiama l'idea di sviluppo armonico, che è sviluppo conforme alle leggi cosmiche, se vogliamo, che per la Costituzione avviene con la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale. Stando alla quarta via, sembra invece che per un certo tipo di sviluppo gli ostacoli debbano essere deliberatamente apposti. Chi ha ragione?

Si può discutere a lungo se dare ragione alla Costituzione o alla quarta via, se sia meglio la rimozione o l'apposizione di ostacoli. Quanto però a stabilire quale sia la via costituzionale non sussiste dubbio alcuno sul fatto che sia quella espressa nell'articolo 3 della stessa Costituzione, è evidente. E per alcuni è anche la via effettivamente armonica perché la rimozione dei citati ostacoli rappresenta un modo per favorire linee di sviluppo che altrimenti non sussisterebbero. Consideriamo poi che oggi, sono in molti a frapporre ostacoli, in troppi, e qualcuno potrebbe anche essere tentato di giustificare un simile metodo, nobilitandolo col fatto che è rispondente a determinate caratteristiche tipiche della quarta via, arrivando a sostenere che è nell'interesse di chi si ostacola che gli ostacoli vengono posti. Spesso certi metodi possono quindi venire invocati pretestuosamente e forse ipocritamente, per falcidiare possibili sviluppi armonici e la Costituzione stessa, e impedire un corretto ed effettivo sviluppo armonico della persona umana. Se è vero che l'uomo si deve anche abituare a superare certi ostacoli, è vero anche che se questi sono eccessivi e sproporzionati, anziché generare sviluppo con essi si deprime e si soffoca un potenziale vero proficuo sviluppo. Ed esiste purtroppo anche chi, nell'incolpevolezza della quarta via, potrebbe approfittarne per danneggiare il prossimo con la scusa di fornirgli una occasione di sviluppo che, in vero, potrebbe non esserci e mirare purtroppo ad altri scopi. Sempre da Schneider apprendiamo come l'animale sia univoco e l'uomo equivoco. Anfibologie, mimetismi e camaleontismi caratterizzano l'azione dell'uomo nei vari settori della vita, anche nella politica. Non possiamo quindi fingerci ingenui e non ritenere che l'inganno sia sempre possibile.
Non colpevolizzo alcuna via, dico semplicemente che nell'ambito del possibile, è possibile che, con azione mimetica, con la buona scusa di sviluppare qualcosa o qualcuno, si vada invece a danneggiare. Non a tutti le frizioni e le frustrazioni sono utili, e quando sono somministrate reiteratamente, con persistenza, quando sono indesiderate, possono divenire semplicemente violenza. Un esempio di sviluppo armonico, di ottava conclusa debitamente, di linea di sviluppo realizzata, ce lo fornisce il Libro dei Proverbi, quando dice che 'un desiderio soddisfatto è albero di vita'. Oppure quando dice che 'Desiderio soddisfatto è una dolcezza al cuore'. Non di sole frizioni vive l'uomo, non con le sole frizioni si sviluppa, non coi soli no. Quanto ad essere armoniche, le stesse frizioni e frustrazioni non sembrano tali, sembrano dissonanti invece, a differenza di una ottava che si sviluppa e si conclude realizzando un legittimo, appropriato, proporzionato ed armonico desiderio. Ci sono molti punti di vista, e ognuno ha esigenze diverse e personali. Ci si sviluppa meglio con le frizioni o senza?

Lasciamo in sospeso la risposta, benché qualche suggerimento interpretativo sia stato immesso nel discorso. Quanto alla sintonizzazione con l'armonia però, Costituzione e Proverbi sembrano aderirvi maggiormente di qualsiasi frizione o frustrazione, specie se queste non sono richieste e sono indebitamente somministrate e reiterate.