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domenica 30 agosto 2026

Scartabellando tra testi digitali

A volte scartabellando tra i testi digitali, tra i documenti di testo digitali, ne incontri di curiosi, di particolari, persino di commoventi. Mi è capitato di recente quando ho dovuto controllare il contenuto di una chiavetta USB, e vi ho scoperto degli scritti di mia madre, purtroppo scomparsa da un paio d'anni. Uno di questi si intitola: Non ti auguro un dono qualsiasi. Il dono a cui si riferisce è il tempo in sue varie declinazioni, una sorta di poesia in cui si augura il modo di viverlo al meglio, il modo di impiegarlo proficuamente. Continuando a scartabellare ne ho trovato un altro in cui parla di un suo incontro speciale, un breve racconto autobiografico intitolato: Non sapevo di chi si trattasse. Ma in questo momento non saprei se rivelare subito di chi si trattava perché vorrei lasciarmi la possibilità di poterlo pubblicare, e in questi casi si lascia il gusto della sorpresa. Potrei pubblicarlo, se non tutto parzialmente, magari su queste pagine. Posso anticipare che si tratta di un personaggio veramente famoso, anche controverso, ma in generale molto stimato, certamente molto considerato.

venerdì 28 agosto 2026

Continuando a discutere di Ermeneutica e Coerenza

Proseguendo dall'articolo precedente e cercando di completare il ragionamento.

La nostra mente non è una tabula rasa, anzi essa si presenta all’esperienza, per esempio, della lettura di un testo, con una serie di precomprensioni. Queste precomprensioni, come dice la parola sono comprensioni precedenti, cioè precedentemente acquisite e sono costituite da nozioni, concetti, esperienze, che rappresentano il nostro bagaglio culturale, per così dire. È l’appropriatezza delle precomprensioni che rende il testo più o meno comprensibile e interpretabile, assimilabile. Se le precomprensioni non sono adeguate si verifica un urto col testo e il lettore, definibile come l’interpretante, deve formarsi nuove adeguate precomprensioni o, per così, dire rimodellare le precedenti e con questi strumenti rinnovati tornare successivamente a fruire del testo. Questo rapporto tra interpretante e testo per cui dinanzi al già menzionato urto c'è l'esigenza di un aggiornamento tale che si può tornare su uno stesso testo più volte ed ogni volta con una migliorata capacità interpretativa, è definibile <<circolo ermeneutico>> ma anche << oscillazione ermeneutica>> mediando da Sergio Moravia.

Quando poi ad essere interpretato non è più soltanto un testo ma una qualsiasi cosa suscettibile di essere interpretata, quando cioè l'azione ermeneutica da specifica si generalizza, si parla proprio di interpretato e non più solamente di testo scritto. Ed è qui che l'ermeneutica diviene tecnica dell'interpretazione della realtà, quindi anche tecnica a disposizione della filosofia e del filosofeggiare, in un certo senso. Ma in quanto tecnica diviene applicabile a molti ambiti alcuni dei quali aventi una stretta relazione con aspetti sostanziali della società.

Abbiamo quindi che l'interpretato è l'oggetto dell'interpretazione, ciò che viene appunto interpretato, che può essere un testo scritto, come nel caso classico, ma anche un fenomeno sociale o naturale, senza limiti; abbiamo che l'interpretante è colui che interpreta; che la precomprensione è il bagaglio culturale ed esperienziale dell'interpretante;  che se questa è inadeguata si verifica un urto con l'interpretato; che per rimediare all'urto si deve aggiornare la precomprensione; che questo dialogo continuo tra interpretante con la sua precomprensione che può mostrarsi inadeguata, e interpretato, con le sue difficoltà interpretative, potendo essere costituito da urti, necessita di continui aggiornamenti in un rapporto circolare chiamato circolo ermeneutico, e che l'intensità dell'urto è dovuto all'ampiezza dell'inadeguatezza e questa è paragonabile ad una oscillazione, la cui ampiezza diminuisce progressivamente con l'aggiornarsi della precomprensione ed è chiamata oscillazione ermeneutica.

Oscillazione ermeneutica, come in un pendolo che riduce progressivamente l’ampiezza della sua oscillazione tra precomprensione dell’interpretante e urto con l’interpretato, in quanto trova, per così dire, un suo centro gravitazionale, che è poi una sintonizzazione, se si vuole, con l’interpretato stesso, col suo significato.
La nozione di oscillazione ermeneutica sembra potersi preferire a quella di circolo ermeneutico in quanto meglio inquadra la problematica metodologica, rispetto all’altra che meglio inquadra la problematica filosofica. Cioè a dire, se parlo di circolo ermeneutico mi riferisco alla filosofia, se parlo di oscillazione ermeneutica mi riferisco alla metodologia.
Del resto è noto come Betti, uno dei maggiori giuristi italiani di sempre, accusasse Gadamer di aver trascurato la questione metodologica per concentrarsi eccessivamente su quella filosofica, quando per lui era evidente che insistere sul metodo poteva fornire risposte concrete a problemi impellenti, ed avere un importante scopo sociale.

Ecco che con quanto scritto sopra si è tentato di spiegare succintamente la terminologia essenziale dell'ermeneutica con le sue nozioni di interpretante, interpretato, con quella di precomprensione, di urto, di circolo ermeneutico e di oscillazione ermeneutica.

Cosa significa quindi: passato il tempo delle grandi oscillazioni ermeneutiche possiamo scoprirci persone coerenti?

Probabilmente a questo punto una prima bozza di risposta comincia a farsi intravedere all'orizzonte grazie soprattutto alla definizione della nozione di oscillazione ermeneutica. Il che significa, parlando per l'appunto in termini ermeneutici, che gli scritti di questa pagina costituiscono un elemento di aggiornamento della propria precomprensione rispetto alla prima volta che ci siamo chiesti il significato della frase in corsivo che è oggetto della nostra indagine: passato il tempo delle grandi oscillazioni ermeneutiche possiamo scoprirci persone coerenti. 

Ma potrebbe non risultare inutile l'aggiunta di ulteriori elementi di spiegazione. 

Nella frase si parla di 'tempo' delle grandi oscillazioni ermeneutiche. A che cosa ci si riferisce esattamente? C'è forse un tempo delle grandi oscillazioni ermeneutiche e un tempo delle piccole oscillazioni ermeneutiche? Oppure c'è un tempo delle oscillazioni ermeneutiche, grandi o piccole che siano, e un tempo in cui le oscillazioni ermeneutiche svaniscono?

Cercheremo di rispondere a queste domande. 

Ma diciamo subito che un periodo delle grandi oscillazioni ermeneutiche in effetti c'è a ben guardare e possiamo farlo corrispondere sostanzialmente alla giovinezza, la giovinezza di ogni essere umano quando, su molte idee, molti argomenti e molte questioni entra in gioco un elemento emotivo o emozionale che si sostituisce sovente a quello razionale o che non vi si amalgama del tutto. Fattori emozionali e psicologici che salgono in cattedra a dirigere le danze quando ancora la nostra precomprensione è chiaramente aggiornabilissima giacché, pur non essendo la nostra mente una tabula rasa che, trattandosi di giovinezza e non di infanzia, di anni ne sono pur sempre trascorsi, anche se non moltssimi e di studi ne sono pur stati compiuti, è ancora ovviamente suscettibile di contenere un gran numero di concetti e nozioni, di creare collegamenti sinaptici, impalcature, di procedere a collegamenti, relazioni e confronti, insomma molto ancora vi si può scrivere, su ogni tipo di argomento. Il periodo della giovinezza è quindi un periodo in cui ci si può scoprire improvvisamente lontani da una nostra affermazione precedentemente espressa, il che può succcedere quando una nuova nozione, un nuovo concetto, diciamo anche una improvvisa illuminazione, vengono ad immettere informazioni del tutto o parzialmente ma sostanzialmente nuove o a creare relazioni tra nozioni e concetti che non avevamo precedentemente considerato, determinando un agiornamento della nostra precomprensione. Ecco, diciamo che il periodo della giovinezza non è un periodo in cui rifulge al massimo la coerenza. 

Sussiste quindi anche la possibilità che vi sia un tempo delle grandi oscillazioni e un tempo delle piccole oscillazioni ermeneutiche, nel senso che aggiornamento della precomprensione dopo aggiornamento della precomprensione, l'interpretato diviene progressivamente meno ostico da interpretare e i giudizi su di esso si fanno gradualmente più solidi e strutturati. Col passare del tempo ci si fa incontro all'interpretato con un bagaglio di conoscenze, di esperienze, con strumenti concettuali più raffinati e quindi è logico e naturale per certi versi che si conquisti una certa coerenza rispetto a determinati argomenti. Ecco, possiamo forse definire la coerenza come la cessazione di ogni oscillazione ermeneutica rispetto ad uno stesso interpretato. 

Ma dobbiamo anche considerare il fatto che di interpretati ne esistono molti e il maggiore di tutti questi interpretati è la vita stessa, che li comprende tutti, per cui realisticamente non possiamo affermare che esista un tempo in cui le oscillazioni ermeneutiche possano svanire del tutto. Probabilmente la coerenza assoluta non esiste in questi termini, e si può e si deve parlare di coerenza relativa, relativa cioè a determinati argomenti, a specifici interpretati.

Ma possiamo decidere di essere coerenti ad un principio, quello di essere fedeli alla logica dell'ermeneutica, quello di essere onesti con se stessi e di lasciarsi aperti alle logiche degli oggiornamenti della precomprensione. Cambiare idea, i questo senso, non deve essere visto come un atto di incoerenza, ma come la coerenza alle logiche dell'aggiornamento. Cambiare idea può essere possibile purché siano intervenuti dei fattori sostanziali di revisione del punto di vista, riconoscendo che c'era ancora una spazio di aggiornamento e che questo aggiornamento è avvenuto in base a determinate nuove acquisizioni. In ogni caso con l'andare del tempo e la strutturazione di un pensiero solido, diviene sempre più difficile che su specifici argomenti sussistano margini ampi di aggiornamento, soprattutto se l'argomento, o interpretato, in oggetto, è stato analizzato profondamente e con sforzo da parte dell'interpretante. La fedeltà alle logiche dell'aggiornamento della precomprensione non deve divenire la scusa per cambiare idea ad ogni piè sospinto, quella è incoerenza. La fedeltà, la coerenza, alle logiche dell'aggiornamento della propria precomprensione , alle logiche del circolo ermenteutico e dell'oscillazione ermeneutica, deve avvenire se, e solo se, intervengono sostanziali, profondi e importanti fattori di aggiornamento.

Passato il tempo delle grandi oscillazioni ermeneutiche possiamo scoprirci persone coerenti, significa quindi che non si è più nell'età della giovinezza, dove queste oscillazioni ermeneutiche erano la norma, ma che avendo qualche anno sulle spalle, e perciò avendo ampliato le proprie conoscenze, avendo passato varie esperienze, avendo acquisito competenze, strumenti pratici e concettuali, possiamo scoprire che di fronte a certi argomenti è difficile cambiare idea.