Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







domenica 26 aprile 2026

Costituzione e indifferenza

 Cosa ce ne facciamo di una Costituzione se non siamo nemmeno consapevoli del suo contenuto? Si potrebbe rispondere che l'importante è che sia il legislatore a conoscerne il contenuto. In effetti esiste anche l'opinione tra gli esperti giuristi e costituzionalisti secondo la quale essa si rivolge prima di tutto al legislatore e un linguaggio tecnico in essa contenuto starebbe a dimostrarlo. Egli, il legislatore, deve fare leggi conformi alla Costituzione, ne comprende il linguaggio, interpreta correttamente e legifera. I due rami del Parlamento si controllano a vicenda, pronti ad intervenire all'occorrenza con emendamenti vari, proposte di miglioramento. Quindi è bene che il legislatore conosca la Costituzione. Se sbaglia nel legiferarela Corte Costituzionale, se interpellata, può aggiustare gli errori.

 


sabato 28 marzo 2026

Proseguendo sull'auget deturpationem subiecti

Guglielmo di Alvernia nell'avanzare delle riserve alle concezioni del bello di tipo oggettivo trova la strada per quella concezione nota agli studiosi di estetica medievale come auget deturpationem subiecti. Egli parte dal concetto che la bellezza è una proprietà oggettiva delle cose belle per se stesse, per se ipsum,  ma la bellezza per quanto sia oggettiva, per quanto appartanga per essenza alla natura di una cosa, opera solo sotto certe condizioni, le quali condizioni qualora non dovessero sussistere, qualora non dovessero adempiersi, la bellezza stessa non sussiste, non è essa stessa adempiuta, non è operante e non può quindi procurare diletto. In pratica colori e forme belli in se stessi non appaiono tali se non stanno dove la natura li ha posti. E questo vale anche per altre proprietà, come le proprietà spirituali. E per dimostrare questo ricorre a vari tipi di esempio tra i quali troviamo anche quello che ci interessa particolarmente e che è oggetto della presente trattazione. Egli sostiene infatti che "è bello essere educati o intelligenti, ma se un malvagio possiede queste qualità, esse aumentano la sua malvagità" e siccome essere malvagi è deplorevole e deturpa la persona che è tale, esse aumentano la deturpazione del soggetto malvagio, ed eccoci appunto all'auget deturpationem subiecti. E questa è per l'appunto una concezione nata nel medioevo, pertanto a tutti gli effetti medievale, rispondente a meditazioni ed esigenze medievali, come potrebbe quindi applicarsi in un contesto lontano dal medioevo, in un contesto per esempio come quello moderno, o addirittura contemporaneo? Diciamo intanto che in linea di principio non è assolutamente detto che se una concezione è vera o ritenuta tale ed applicata in un determinato periodo, non possa essere ritenuta vera ed applicarsi anche in un altro periodo, e aggiungiamo che se Guglielmo di Alvernia ha ragione nel suo filosofare su questioni estetiche, se la concezione con la quale esprime riserve all'oggettività del bello è veridica, e a noi sembra tale, questa sua veridicità non può tovare confini temporali e non può non risultare vera anche ai giorni nostri, e così ci appare in effetti, applicabile anche al mondo contemporaneo. Ma per qualche strano artificio, per qualche nascosta ragione che sarebbe opportuno indagare, questa concezione estetica appare oggi non solo vera ed applicabile come è stata applicata in passato, essa appare addirittura potersi esprimere a dei livelli prima impossibili, sembra cioè che la società di oggi costituisca per questa concezione un terreno estremamente fertile, un terreno come mai ne aveva avuti prima a disposizione e fornisca quindi occasioni del tutto straordinarie di manifestarsi e di farlo in modo abbondante, copioso. E questo purtroppo non può certo rallegrarci giacché alla base di questa concezione alverniana in fondo c'è una dissonanza cognitiva, uno stridere di opposte impressioni.

Gli esempi di applicabilità della concezione estetica in questione sarebbero molti e non escludo in futuro di offrirne alla lettura svariati altri. Ma adesso mi limito a citarne particolarmente uno che mi sembra abbastanza significativo per la rilevanza che occupa oggi, e che è inerente a talune problematiche dell'Unione europea. Questa Ue sappiamo bene che è stata vissuta fin dal suo esordio come una fonte di speranza dai cittadini europei in generale e italiani in particolare, ma con l'andare del tempo dobbiamo riconoscere che purtroppo ha deluso e disilluso molti e ad essere sinceri molti sono in effetti i problemi che sussistono e rimangono irrisolti, per non parlare di quelli nuovi che sono scaturiti dall'Unione stessa e quindi nuovi. Anche qui gli esempi sarebbero svariati, da quello della moneta unica, a quello cosiddetto del deficit democratico, per citarne alcuni, ma non voglio disperdere troppo l'attenzione degli eventuali lettori, così a titolo di maggiore esempio citerò leggermente più addentro, le problematiche inerenti i parametri economici,da molti giudicati del tutto arbitrari e autolesionistici, nonché superabili, quelli del rapporto tra deficit e pil che i vari Stati devono mantenere sotto un certo livello, per cui la crescita è resa difficile se non sostanzialmente impossibile. Questo è un problema, un grande problema, ed è un problema attuale che genera dei risvolti negativi sulla società, sulle imprese, sulle famiglie, che non possono contare su manovre espansive. L'Italia purtroppo è uno dei Paesi che risente maggiormente di queste resrizioni arbitrarie e gli effetti sono evidenti, palpabili e anche appurabili dai dati. Ma non vorrei farla troppo lunga e cerco quindi di correre ai ripari sintetizzando. Questi problemi ci sono, sono molti, sono importanti, e le persone, che ne siano consapevoli o no li vivono addosso a sé, e quseti non permettono alle persone di vivere serenamente, vorrei dire con gioia, si sente spesso anzi una grande angoscia. Questo ha 'deturpato' in un certo senso la sua immagine, questo sta dando dell'Ue una immagine negativa, l'immagine di un 'soggetto' che percepito inizialmente come positivo oggi da molti è percepito come 'negativo'. Ora, sappiamo che l'inno ufficiale dell'Ue è l'Inno alla gioia, così chiamato per i versi dell'ode Alla gioia di Friedrich Schiller e che musicalmente sappiamo essere una celebre composizione di Ludwig van Beethoven, la sinfonia numero 9 in Re minore, molto nota. Ecco, proviamo a pensare a quelle persone profondamente deluse, che sono immerse in gravi problemi sociali ed economici, molti dei quali potrebbero essere probabilmente risolti con un minimo sforzo, cioè dinanzi ad un minore rigore sulle percentuali del deficit, ecco, quale effetto pensate che faccia quell'inno su questa moltitudine di persone deluse? Ebbene, l'effetto non è certo quello di instillare gioia, l'effetto è piuttosto quello di aumentare, per una sorta di stridore che la mente non sa armonizzare, la percezione negativa dell'Ue, quello di aumentare la deturpazione del soggetto Ue, per quanto si tratti di un soggetto evidentemente del tutto particolare, non certo di un sigolo soggetto o persona, non certo quindi di un soggetto come quello a cui originariamente venne applicato il concetto in questione, in quel lontano passato. Ma insomma l'effetto che ne scaturisce è del tutto sovrapponibile a quello dell'auget deturpationem subiecti.


sabato 21 febbraio 2026

Auget deturpationem subiecti

 Auget deturpationem subiecti. Con questa espressione si definisce una concezione estetica piuttosto originale che nasce nel medioevo, nel basso medioevo precisamente, espressione coniata da Guglielmo d'Alvernia, vescovo di Parigi, filosofo e teologo, nonché confessore di San Luigi dei Francesi, fatto da citare per consentire di definire il contesto storico, giacché quest'ultimo peronaggio è certamente più noto di Gugliemo d'Alvernia. Questa concezione rappresenta in un certo senso una sorta di anticipazione dell'estetica del brutto, di quell'estetica cioè venuta in auge solo molto più tardi con Rosencrantz, nell'Ottocento, e già per questa sola caratteristica è degna di lode. Ma la sua lodevolezza trascende questa sola caratteristica giacché essa presenta dei lati di grande interesse che ne fanno uno dei migliori strumenti che oggi avremmo a disposizione per decifrare addirittura la nostra epoca. Infatti risulta essere molto utile proprio al giorno d'oggi, nonostatnte l'età, perché ci permette di dare un nome ad una sensazione, una sensazione estetica, che si sta diffondendo rapidamente, a macchia d'olio, un po' ovunque ma particolarmente in Europa o, per meglio dire, in Unione europea.

Quando nel XII secolo comincia a realizzarsi il radicale progetto concettuale conforme ai principi cristiani della scolastica, ci si attardava a concepire una conforme concezione estetica. Dovremo aspettare il XIII secolo per definire questo tipo di estetica scolastica, con un ordine, il Francescano, che è il primo a interessarsi della materia, cosa certamente dovuta all'influenza del fondatore, San Francesco, che aveva mostrato un atteggiameno nei confronti del mondo anche di questo tipo, cioè di tipo estetico. Il primo maestro francescano, Alessandro di Hales nella Summa attribuita a lui e ai suoi allievi, la Summa fratris Alexandri di cui abbiamo parlato in questo stesso Diario Elettronico nell' articolo intitolato Senza etica e senza estetica, figura un capitolo in cui si tratta di estetica.

Ma nello stesso periodo vi sono anche due Guglielmi a trattare di estetica, il nostro Guglielmo di Alvernia e Guglielmo di Auxerre le cui concezioni possono essere ritenute, insieme a quelle francescane, le più rappresentative del primo momento delle filosofia scolastica. Considerando tra queste quelle appunto di Guglielmo di Alvernia vediamo che alle concezioni oggettive del bello egli avanza delle riserve.

sabato 31 gennaio 2026

Della Costituzione e dello sviluppo armonico

Nella nostra Costituzione della Repubblica Italiana sono ovviamente presenti molte nozioni e molti concetti, a cominciare dall'articolo 1, in cui compare la nozione di Repubblica e quindi la concezione che vi è associata. Proseguendo all'articolo 2 compare il concetto di solidarietà associato a quello di dovere, il che fa subito presente il fatto che oltre ai diritti nella Costituzione si esprimono dei doveri a cui ci si deve attenere e sono peraltro doveri importanti, a cui spesso non pensiamo come quelli di solidarietà politica, sociale ed economica. Sono presenti quindi nozioni e concetti che in qualche modo noi sappiamo già attenersi alla sfera del diritto e a quella del dovere. Ma per quanto riguarda il concetto di sviluppo armonico esso sembra addentrarsi in percorsi un po' troppo particolari per essere presente in una fonte del diritto, che è anche una fonte del dovere come abbiamo appena visto, sembra addentrarsi in sentieri e in ambiti troppo particolari per essere presente in qualcosa cioè che è anche molto tecnico e che attiene principalmente alla sfera giuridica.

Forse nella Costituzione è quindi presente il concetto di sviluppo armonico? No, non è presente questo concetto però ne è presente uno non del tutto dissimile, quello di 'pieno sviluppo della persona umana' giacché non è forzoso pensare che uno sviluppo per essere veramente 'pieno' debba in qualche modo essere armonico, cioè debba rispondere a criteri di armonia, essere conforme e armonizzarsi alle leggi di uno Stato, vorrei dire di uno Stato di diritto, e forse in generale anche con le leggi universali del cosmo. Ne deriva che l'accostamento dei due concetti risulta essere legittimo, autorizzato anche dalla constatazione del fatto che la disarmonia, in quanto tale, genera intoppi, se non traumi veri e propri in qualche caso, quando è portata a parossismo, e questi intoppi, questi traumi, per propria natura rappresentano un rallentamento dello sviluppo e in alcuni casi forse anche l'interruzione stessa di questo sviluppo, il suo arresto. Dovrebbe apparire abbastanza ovvio a questo punto che se una cosa si interrompe non può essere piena nel vero senso della parola ma soltanto parziale, incompleta. Possiamo quindi affermare che, se anche nella Costituzione non è presente in modo esplicito il concetto di sviluppo armonico, questo è in qualche modo richiamato dall'idea stessa di pienezza, dall'idea della pienezza di uno sviluppo che è quello appunto della persona umana.

Altre nozioni interessanti e non strettamente giuridiche compaiono poi nella Costituzione, anche quella di arte e quella di scienza che sono dichiarate libere. Anche attraverso di esse l'uomo può peraltro sviluppare se stesso, e se questo sviluppo sia pieno o no solo farne esperienza potrebbe darne una risposta. Ma non c'è dubbio che per qualcuno scegliere la strada dell'una o dell'altra, o anche di entrambe che, del resto nessuna delle due esclude l'altra, essendo in qualche modo interconnesse, è un fatto piuttosto naturale, spontaneo, naturalezza e spontaneità che stanno a sottolineare l'appropriatezza della scelta del percorso. In taluni casi questa appropriatezza è tale che spinge a formulare il pensiero per cui non è la persona ad aver scelto l'arte o la scienza, ma queste ultime, in un certo senso, ad aver scelto quella persona.

Nessuno può servire la scienza in modo utile se non seguendo la direzione verso la quale è naturalmente condotto dall’indole della sua intelligenza, sosteneva Marius Schneider, etnomusicologo alsaziano, esprimendo con questo un principio condivisibile, sano, onesto, vorremmo dire giusto, ma sicuramente appropriato per sviluppare armonicamente la persona umana, un principio quindi volto ad ottenere ciò che la Costituzione della Repubblica Italiana vuole che i cittadini di cui essa è fonte principale del diritto conseguano, cioè a dire il già citato pieno sviluppo della persona umana.

Sviluppare pienamente la persona umana non è risultato da poco, anzi, è risultato difficile, in qualche caso velleitario. Ed è per questo che è anche molto prezioso ed auspicabile. Ogni persona ha il diritto di richiederlo come obiettivo alto della Costituzione e nello stesso tempo ha il dovere di non impedirlo ai suoi concittadini.

E attraverso che cosa la Costituzione vorrebbe conseguire questo sviluppo? Si potrebbe rispondere in generale attraverso la piena attuazione di se stessa, il che non sarebbe sbagliato, ma essa entra anche più nello specifico, dichiarando esplicitamente quella che è una via privilegiata per ottenere questo, cioè attraverso la rimozione degli ostacoli di ordine sociale ed economico poiché essi limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini.

Dunque la Costituzione, affidando alla Repubblica la rimozione di questi ostacoli, intende rendere liberi i cittadini nelle proprie scelte e vuole che essi siano eguali dinanzi alla possibilità di compiere queste scelte liberamente.

Pur non trattando direttamente di sviluppo armonico, la Costituzione quindi lo richiama indirettamente nella nozione di pieno sviluppo, e sembra ritenere che per esso la Repubblica, nelle sue istituzioni e nei suoi rappresentanti, ma anche nei cittadini ordinari, debba adoperarsi rimuovendo ostacoli, particolarmente di ordine sociale ed economico.

Non rimuovere questi ostacoli è un po' come non permettere questo sviluppo ed è quindi sbagliato, ma  addirittura apporne risulterebbe sbagliatissimo oltre che a risultare del tutto incostituzionale.