Cosa ce ne facciamo di una Costituzione se non siamo nemmeno consapevoli del suo contenuto? Si potrebbe rispondere che l'importante è che sia il legislatore a conoscerne il contenuto. In effetti esiste anche l'opinione tra gli esperti giuristi e costituzionalisti secondo la quale essa si rivolge prima di tutto al legislatore e un linguaggio tecnico in essa contenuto starebbe a dimostrarlo. Egli, il legislatore, deve fare leggi conformi alla Costituzione, ne comprende il linguaggio, interpreta correttamente e legifera. I due rami del Parlamento si controllano a vicenda, pronti ad intervenire all'occorrenza con emendamenti vari, proposte di miglioramento. Quindi è bene che il legislatore conosca la Costituzione. Se sbaglia nel legiferare la Corte Costituzionale, se interpellata, può aggiustare gli errori. Per meglio dire può dichiarare incostituzionale la legge sottoposta a revisione, parzialmente o in totale. Ma essendo la Costituzione la legge fondamentale dello Stato, la fonte principale del diritto, ma anche dei doveri, di tutti i cittadini, è bene che essa sia conosciuta da ognuno di essi o dal maggior numero possibile di essi, l'intera Nazione ne avrebbe giovamento. In ogni caso, per un cittadino che voglia vivere appieno la propria cittadinanza, che voglia viverla cioè nella piena consapevolezza, diviene doveroso, se non addirittura indispensabile, conoscerne il contenuto. Questa conoscenza sarebbe suscettibile di rimuovere ostacoli che potrebbero impedire il pieno sviluppo della persona umana che, peraltro, è uno degli obiettivi della Costituzione stessa, come dimostra l'artiolo 3 di essa.
Sussiste una qualche indifferenza alla Costituzione.
Piero Calamandrei parlava di indifferentismo politico.