Guglielmo di Alvernia nell'avanzare delle riserve alle concezioni del bello di tipo oggettivo trova la strada per quella concezione nota agli studiosi di estetica medievale come auget deturpationem subiecti. Egli parte dal concetto che la bellezza è una proprietà oggettiva delle cose belle per se stesse, per se ipsum, ma la bellezza per quanto sia oggettiva, per quanto appartanga per essenza alla natura di una cosa, opera solo sotto certe condizioni, le quali condizioni qualora non dovessero sussistere, qualora non dovessero adempiersi, la bellezza stessa non sussiste, non è essa stessa adempiuta, non è operante e non può quindi procurare diletto. In pratica colori e forme belli in se stessi non appaiono tali se non stanno dove la natura li ha posti. E questo vale anche per altre proprietà, come le proprietà spirituali. E per dimostrare questo ricorre a vari tipi di esempio tra i quali troviamo anche quello che ci interessa particolarmente e che è oggetto della presente trattazione. Egli sostiene infatti che "è bello essere educati o intelligenti, ma se un malvagio possiede queste qualità, esse aumentano la sua malvagità" e siccome essere malvagi è deplorevole e deturpa la persona che è tale, esse aumentano la deturpazione del soggetto malvagio, ed eccoci appunto all'auget deturpationem subiecti. E questa è per l'appunto una concezione nata nel medioevo, pertanto a tutti gli effetti medievale, rispondente a meditazioni ed esigenze medievali, come potrebbe quindi applicarsi in un contesto lontano dal medioevo, in un contesto per esempio come quello moderno, o addirittura contemporaneo? Diciamo intanto che in linea di principio non è assolutamente detto che se una concezione è vera o ritenuta tale ed applicata in un determinato periodo, non possa essere ritenuta vera ed applicarsi anche in un altro periodo, e aggiungiamo che se Guglielmo di Alvernia ha ragione nel suo filosofare su questioni estetiche, se la concezione con la quale esprime riserve all'oggettività del bello è veridica, e a noi sembra tale, questa sua veridicità non può tovare confini temporali e non può non risultare vera anche ai giorni nostri, e così ci appare in effetti, applicabile anche al mondo contemporaneo. Ma per qualche strano artificio, per qualche nascosta ragione che sarebbe opportuno indagare, questa concezione estetica appare oggi non solo vera ed applicabile come è stata applicata in passato, essa appare addirittura potersi esprimere a dei livelli prima impossibili, sembra cioè che la società di oggi costituisca per questa concezione un terreno estremamente fertile, un terreno come mai ne aveva avuti prima a disposizione e fornisca quindi occasioni del tutto straordinarie di manifestarsi e di farlo in modo abbondante, copioso. E questo purtroppo non può certo rallegrarci giacché alla base di questa concezione alverniana in fondo c'è una dissonanza cognitiva, uno stridere di opposte impressioni.
Gli esempi di applicabilità della concezione estetica in questione sarebbero molti e non escludo in futuro di offrirne alla lettura svariati altri. Ma adesso mi limito a citarne particolarmente uno che mi sembra abbastanza significativo per la rilevanza che occupa oggi, e che è inerente a talune problematiche dell'Unione europea. Questa Ue sappiamo bene che è stata vissuta fin dal suo esordio come una fonte di speranza dai cittadini europei in generale e italiani in particolare, ma con l'andare del tempo dobbiamo riconoscere che purtroppo ha deluso e disilluso molti e ad essere sinceri molti sono in effetti i problemi che sussistono e rimangono irrisolti, per non parlare di quelli nuovi che sono scaturiti dall'Unione stessa e quindi nuovi. Anche qui gli esempi sarebbero svariati, da quello della moneta unica, a quello cosiddetto del deficit democratico, per citarne alcuni, ma non voglio disperdere troppo l'attenzione degli eventuali lettori, così a titolo di maggiore esempio citerò leggermente più addentro, le problematiche inerenti i parametri economici,da molti giudicati del tutto arbitrari e autolesionistici, nonché superabili, quelli del rapporto tra deficit e pil che i vari Stati devono mantenere sotto un certo livello, per cui la crescita è resa difficile se non sostanzialmente impossibile. Questo è un problema, un grande problema, ed è un problema attuale che genera dei risvolti negativi sulla società, sulle imprese, sulle famiglie, che non possono contare su manovre espansive. L'Italia purtroppo è uno dei Paesi che risente maggiormente di queste resrizioni arbitrarie e gli effetti sono evidenti, palpabili e anche appurabili dai dati. Ma non vorrei farla troppo lunga e cerco quindi di correre ai ripari sintetizzando. Questi problemi ci sono, sono molti, sono importanti, e le persone, che ne siano consapevoli o no li vivono addosso a sé, e quseti non permettono alle persone di vivere serenamente, vorrei dire con gioia, si sente spesso anzi una grande angoscia. Questo ha 'deturpato' in un certo senso la sua immagine, questo sta dando dell'Ue una immagine negativa, l'immagine di un 'soggetto' che percepito inizialmente come positivo oggi da molti è percepito come 'negativo'. Ora, sappiamo che l'inno ufficiale dell'Ue è l'Inno alla gioia, così chiamato per i versi dell'ode Alla gioia di Friedrich Schiller e che musicalmente sappiamo essere una celebre composizione di Ludwig van Beethoven, la sinfonia numero 9 in Re minore, molto nota. Ecco, proviamo a pensare a quelle persone profondamente deluse, che sono immerse in gravi problemi sociali ed economici, molti dei quali potrebbero essere probabilmente risolti con un minimo sforzo, cioè dinanzi ad un minore rigore sulle percentuali del deficit, ecco, quale effetto pensate che faccia quell'inno su questa moltitudine di persone deluse? Ebbene, l'effetto non è certo quello di instillare gioia, l'effetto è piuttosto quello di aumentare, per una sorta di stridore che la mente non sa armonizzare, la percezione negativa dell'Ue, quello di aumentare la deturpazione del soggetto Ue, per quanto si tratti di un soggetto evidentemente del tutto particolare, non certo di un sigolo soggetto o persona, non certo quindi di un soggetto come quello a cui originariamente venne applicato il concetto in questione, in quel lontano passato. Ma insomma l'effetto che ne scaturisce è del tutto sovrapponibile a quello dell'auget deturpationem subiecti.