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domenica 31 maggio 2026

Democrazia e tecnologia

 Come la tecnologia potrebbe aiutare la Democrazia, ovvero come potrebbe ostacolarla? Perché si danno entrambe le possibilità, per cui giudicare il peso dell'apporto delle moderne tecnologie in rapporto alla Democrazia diviene sovente una questione non solo di pesi ma anche di cotrappesi, di bilanciamento tra costi e benefici. Oggi si identifica la tecnologizzazione con la digitalizzazione. E in effetti potremmo dire che la sovrapposizione è quasi totale ma rimangono aspetti legati alla meccanizzazione e alla robotizzazione che, pur facendo impiego di apparati digitali, dai quali difficilmente un qualsiasi prodotto tecnologico è oggi slegato, rappresentano, almeno esternamente, un modello di tecnologizzazione di tipo appunto meccanico, materiale, certamente più affine ai modelli del secolo scorso e quindi in un certo senso più comprensibile e apparentemente senza criticità apparenti, senza problematiche che non siano già conosciute. La cornice entro la quale ci muoviamo è costituita da un mondo dinamico di produzione, quindi offerta di innovazione soprattutto in campo informatico e delle telecomunicazioni in cui le novità vegono accettate quasi acriticamente. Si colgono di esse gli aspetti più superficiali e immediati e si tralasciano le implicazioni più profonde ma quasi nascoste, che non emergono immediatamente, in prima battuta. quando poi le si considerano se ne minimizza la portata. Uno degli aspetti di maggior rilevanza nel campo della telefonia, dell'informatica, della rete internet, è quello legato ai dati sensibili e all'esfiltrabilità degli stessi. Si sente dire spesso che i dati rappresentano il petrolio del futuro, forse già dell'oggi. così carpirli sembra divenire particolrmente alettante. Ma ci viene in soccorso per fortuna una importante istituzione, quella del Garante per la Protezione dei Dati Personali, destinata ad acquisire sempre magiore importanza con l'andare del tempo. Quello del GPDP è un presidio indispensabile proprio per la salvaguardia della Democrazia in tempi di tecnologizzazione. Un cittadino può essere veramente libero solo se non è manipolabile, influenzabile, sia esplicitamente che in modo subliminale. Oggi al fenomeno della manipolazione di massa deve aggiungersi quello della manipolazione indviduale la quale per espletarsi al meglio, si fa per dire, può contare sulla conoscenza del soggetto da manipolare, il quale lasciando diero di sé una scia pressoché illimitata di 'bricioline dipane, di dati parziali, o a volte integrali di sé, dei propri gusti, delle proprie abitudini, delle proprie aspirazioni, delle proprie condizioni e caratteristiche, rende possibile la trasmissioni di informazioni che vanno poi a costituire proprio il supporto per una efficacie manipolazione. Della manipolazione fa parte anche il controllo più o meno diretto della persona, anche in quelle circostanze nelle quali è chiamato ad esprimersi come cittadino attivo di una Democrazia, per esempio durante il voto. Garantire la salvaguardia di certi dati personali, stare lontano a fonti di condizionamento evidenti o subliminali, diviene indispensabile nel mondo di oggi. Diviene evidente cme uno strumento come i cellulari di ultima generazione, costituisce una fonte inesauribile di dati. Se qualcuno è intenzionato a carpirli, ad esfiltrarli, difficilmente potrà essere fermato. I reati informatici sono ormai all'ordine del giorno, il fatto che una cosa sia illegale non ferma chi è motivato a procedere ad una infrazione carpendo dati sensibili di una persona se la cosa è ritenuta appetibile. forse bisognerebbe pensare a pene più severe per questo tipo di reati, d'altrone è in gioco l'esistenza stessa della Democrazia. Infatti un cittadino che non sia libero, in quanto condizionato da fattori potenti ancorché nascosti, o costretto a subire pressioni più o meno dirette attraverso un certo tipo di messaggistica che potrebbe essere anche violenta, non può dirsi capace di incidere nella società con un propri contributo creativo. Vivere in uno Stato democratico seignifica pote rdialogare e partecipare a vari livelli con le istituzioni, dire la propria, concorrere a modellare la società con propri apporti creativi, ma se non sei libero questo non lo puoi fare agevolemente e se i tuoi dati sensibili sono stati esfiltrati e anche aspetti sui quali è doveroso mantenere il riserbo sono stati conosciuti, rischi fortemente di non essere libero. Così come non sei libero quando si creano percorsi obbligati. Si tratta in questo caso della discrepanza che sussiste tra l'essere cittadini del digitale e l'essere sudditi di esso. Un cittadino del digitale è colui a cui la teconologizzazione ha aperto un maggior numero di percorsi, avendo per esempio essa aggiunto percrsi digitali a quelli tradizionali; suddito del digitale o ancor peggio schiavo del digitale, è quel cittadino a cui la tecnologizzazione ha tolto, magari di colpo, i vecchi percorsi, lasciando esclusivamente il percorso digitale diminuendo in tal senso il ventaglio delle possibilità attraverso le quali si era abituati a dispiegare un certo impegno.