Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







domenica 10 maggio 2015

E dopo l' Italicum il Referenzialismo?

Dopo l'approvazione della legge elettorale, ad opera di un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale, senza la condivisione trasversale che è doverosa e necessaria in ogni scelta delle regole, si fà un gran parlare di presidenzialismo, o vi si allude, malcelando la propria eccitazione.
Innanzitutto è bene puntualizzare che l'Italia ha una struttura statale che non è fatta per le cariche d'investitura, di cui il presidenzialismo è la più tipica, e che questo ha precise ragioni storiche che affondano nella Resistenza. L'Italia e la sua impostazione sono fatte per la rappresentatività, per la parlamentarizzazione, per le garanzie, quindi per tutt'altro. Il Presidente della Repubblica è il garante massimo, così ha deciso l'Assemblea costituente, e non può far parte di uno schieramento che deve, anche con zelo, controbattere alla fazione o alle fazioni opposte e avversarie, altrimenti che garante sarebbe.
Detto questo non è difficile arguire quale tipo di deriva emergerebbe in Italia da un assetto presidenzialista.
L'Italia in ogni caso non sarebbe più forte, sarebbe più debole, nel prosieguo dell'articolo vedremo il perché.
Ma partiamo da considerazioni di carattere generale e facciamo alcuni esempi.
Prendiamo per esempio il caso della Germania.
La Germania è una Repubblica Federale Parlamentare, il suo presidente è Joachim Gauck, la sua cancelliera, ossia il suo primo ministro, è la celeberrima Angela Merkel.
Angela Merkel è un ministro e non il Presidente.
Questo per dire che lo stato più forte d'Europa non ha un sistema presidenzialista.
E questo è un primo data da tenere fortemente presente.
Dico questo perché infatti molti di coloro a cui piace l'idea del presidenzialismo vi sono spinti dal desiderio di vedere la propria nazione più forte. Il desiderio è legittimo naturalmente, la scelta del mezzo arbitraria e probabilmente sbagliata se non addirittura controproducente o perfino contraddittoria.
Sembra un paradosso ma non è così.
L'esempio della Germania sta proprio lì a dimostrare che il presidenzialismo non è assolutamente connesso alla forza di una nazione, né è necessario.
Infatti, giova ribadirlo ancora una volta, la Germania pur non essendo presidenzialista  resta comunque lo stato che imprime e caratterizza le politiche europee tutte, nel bene e nel male, più di ogni altro stato.
Abbiamo qualcosa che ci accomuna alla Germania ( l'assenza del presidenzialismo) e vogliamo disfarcene.
E' un atteggiamento strano per non dire contraddittorio.
Molti dicono che dobbiamo cercare di assomigliare alla Germania e quando scopriamo di avere almeno un punto in comune con lei ce ne vogliamo disfare! Ma è possibile?!
Per essere forti il presidenzialismo dunque non è assolutamente necessario, la vecchia equazione risulta sbagliata in partenza.
Poi è curioso notare come là dove è più forte il desiderio di presidenzialismo, cioè in quei settori della politica italiana dove pare maggiormente sentita tale questione, è parimenti presente una singolare fortissima pulsione al disfacimento della sovranità nazionale; è curioso notare che a volerlo sono esattamente gli stessi che hanno svuotato l'Italia della sua sovranità!
Non è pertanto credibile, nemmeno da parte di chi lo propugna, l'idea che esso sia funzionale a rendere più forte l'Italia. Evidentemente dev'essere funzionale a qualcos'altro! Chiediamoci dunque: a che cosa?
Probabilmente a rafforzare la Troika, tant'è vero che sotto il generico grido di "avanti con le riforme"si esprime anche il malcelato desiderio di chi è particolarmente interessato a prendere su di sé la sovranità di cui l'Italia si disferebbe anche col presidenzialismo ( anzi forse più), cioè la troika stessa!
E' questo che si cela dietro le continue ingerenze, anche da parte della BCE, sempre così incline ad uscire dai limiti del proprio mandato, che dall'esterno arrivano in Italia sotto l'alto grido di: servono le riforme!
Servono le riforme? Ne siamo convinti? Chiediamoci innanzitutto quali riforme e a chi servono, allora!
Le riforme che chiede la troika non sono esattamente le stesse che chiede il popolo italiano, proprio così come le riforme che la troika ha chiesto per la Grecia non sono le stesse che il popolo greco avrebbe chiesto per se stesso! C'è qualcosa che non quadra...
La vicenda greca è una chiara dimostrazione della distanza abissale che sussiste tra il popolo greco e le istituzioni europee, e tutto questo in barba all'art. A del trattato di Maastricht!
In altri termini le istituzioni europee tradiscono il trattato di Maastricht!
Ma torniamo alla questione italiana del presidenzialismo.
E' chiaro che si vuole l'uomo forte, non il popolo forte!
Ma perché?
Probabilmente si vuole l'uomo forte per impedire che la sovranità ritorni!
Adesso che i buoi sono scappati serve l'uomo forte per impedire che se eventualmente qualche bue volesse fare ritorno, ci sia pronto qualcuno abbastanza forte da impedirglielo, pronto a sprangare la porta del ritorno alla stalla.
C'è chi dice che dobbiamo somigliare alla Germania, chi dice che dobbiamo somigliare agli Stati Uniti, chi alla Francia, altri dicono all'Inghilterra e via discorrendo!
Ora chiediamoci, ma perché l'Italia non cerca di somigliare al meglio di se stessa?
La nostra classe dirigente non sa fare altro che lanciare messaggi di questo tenore: siamo sbagliati!
Dobbiamo cambiarci!
Se si trattasse di cambiare il costume sbagliato che si manifesta con la corruzione e altri fenomeni deteriori il messaggio sarebbe anche giusto, ma se si tratta di stracciare la Costituzione, di dissolvere i confini nazionali, di cedere sovranità, di rinunciare a rappresentare il popolo, di rinunciare alla propria cultura e alla propria storia, allora il messaggio è profondamente, anzi, profondissimamente sbagliato!
Da un punto di vista didattico lanciare il messaggio che "siamo sbagliati" è senza dubbio la cosa peggiore da insegnare!
Quindi da un lato c'è chi dice che dovremmo somigliare alla Germania e dallo stesso lato c'è chi pur sostenendo questo vorrebbe riforme che ci allontanerebbero da questa pur minima somiglianza.
E' una contraddizione troppo evidente, direi stridente.
Dal momento che abbiamo la ventura di somigliare almeno in parte alla Germania, cerchiamo almeno di lasciare invariata questa somiglianza, fortuita ma non banale.
Se proprio dobbiamo prendere dei modelli è bene che questi siano positivi per il popolo, che vadano incontro alle istanze dello stesso, che siano alti e positivi, facciamo che si imitino le virtù naturalmente e non i difetti, solo così forse potremmo avere una Italia forte o, diciamo pure, sufficientemente forte da difendersi dagli attacchi di chi la vuol cambiare per il priprio interesse e non per l'interesse del popolo sovrano.
Oppure concentrandosi in se stessi e facendo leva sulle proprie caratteristiche, sulle proprie peculiarità, sul proprio tratto distintivo, sulla propria personalità di nazione sovrana, sulla propria storia!
Il Senato per esempio è la storia d'Italia. La sparizione del Senato serve solo alla Troika!
Spero che almeno questo sia stato compreso!
Oltretutto in Italia questa moda di voler per forza somigliare a qualcos'altro o a qualcun'altro trasformerebbe qualsiasi presidenzialismo in un referenzialismo cioè nell'elezione del referente unico per la Troika!
Ci tengo a precisare che il termine referenzialismo (in luogo di presidenzialismo) nasce dalla parola referente e non da altro. Qualsiasi altra interpretazione è destituita di ogni fondamento e qualsiasi riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale! Questa è la pura e sacrosanta verità su tale questione!
Forse il presidenzialismo serviva prima di svendere la sovranità italiana, monetaria e di altro genere ad una Europa distante dai cittadini ed incapace di riceverne le istanze.
Non appena risulterà chiaro come chi lo propugna questo preesidenzialismo-referenzialismo sia annidato esattamente tra coloro che hanno aiutato a svendere la sovranità nazionale potremmo quindi chiederci: La credibilità dove la mettiamo?
Ma chi dice di voler cedere sovranità e poi parla di presidenzialismo secondo me non ha oggettivamente credibilità, e ci porterebbe inevitabilmente verso il referenzialismo, altro che presidenzialismo!
Cioè verso una degenerazione del presidenzialismo in cui la maggior forza del presidente servirebbe soltanto per imporre al popolo le scelte della troika.
Cercare il referente unico per la troika in un momento in cui l'Itaia dovrebbe cercare maggiore forza contrattuale, maggiore rappresentatività, in un momento in cui il popolo non ne può più dell'austerità sarebbe in questo momento la cosa più sbagliata da fare. Il momento è proprio sbagliato, ripeto, forse serviva prima.
Troppo è cambiato dello scenario europeo e internazionale perche il presidenzialismo possa ancora essere funzionale ad un popolo di 60 milioni di cittadini!
Adesso la cosa mogliore è cercare la sovranità perduta, la rappresentatività e livelli maggiori di Democrazia.
L'elezione diretta del referente unico per la troika non serve al Paese.
Il Paese soffre moltissimo proprio a causa delle ingerenze finanziarie della troika, regalargli un referente unico, plasmabile, manipolabile, sarebbe confermare le scelte sbagliate compiute anche nel recente passato, dimostrando una continuità proccupante! Significherebbe non ravvedersene; significherebbe proseguire sulla strada della svendita di sovranità, fino a non contare decisamente più niente!
Il referenzialismo non serve al popolo, forse serve al referente unico, al singolo politico amante dei riflettori, del clamore, del personalismo e certamente servirebbe alla troika.

Che il presidenzialismo sarebbe destinato a trasformarsi in Italia in un referenzialismo è cosa certa, sicura, ci possiamo scommettere!
Che il referenzialismo si trasformi poi in un reverenzialismo è cosa estremamente probabile se non certa.
Dica pure la troika al cospetto del suo referente, come dice?
Ah sì, riverisco e obbedisco!
E il popolo sovrano? E'semplicemente svanito!
Come dice signora troika? Il popolo? No, non si preoccupi, è stata varata una legge elettorale che ne impedisce la rappresentanza, può dormire sogni tranquilli!
A proposito che ne dice di un referente unico, sarebbe ineressata?
E così invece di lottare per avere più Italia in europa, secondo quella che dovrebbe essere la ragionevole impostazione di qualsiasi politico italiano degno di questo nome, invece di lottare per rappresentare meglio i cittadini italiani in Europa, si lotta per avere più Europa in italia. E che cosa questo significhi è sotto gli occhi di tutti. La Grecia insegna e ammonisce...
Naturalmente è bene precisare che quando dico più Italia in Europa intendo dire la migliore Italia possibile, quella che si esprime nella sua vocazione al diritto, nella sua vocazione allo Stato di diritto, quella che si esprime nella sua Costituzione, nei suoi valori sociali, nei principii di eguaglianza, di solidarietà, ecc. Non certo l'Italia della corruzione, delle mazzette, del clientelismo, del nepotismo che queste cose è bene siano ammonite anche dalle istituzioni europee!
Lasciare spazio all'Europa in Italia significherebbe Impostazioni finanziariocentriche, buorocratocentriche, accentratrici, e poi ancora licenziamenti, livellamenti, meno diritti per i lavoratori, classe politica intoccabile, privilegi di casta, politiche lacrime e sangue, e via discorrendo, insieme a una distanza progressivamente sempre maggiore tra i cittadini e le istituzioni europee.
No ad una Europa di Super Strutture lontane dai cittadini!
Super Strutture, già, che tradotto in acronimese farebbe: SS!
Sintetizzando e riassumendo:
In questa Italia in cui non c'è rappresentatività il presidenzialismo si trasformerebbe in un referenzialismo, cioè nell'elezione del referente unico per la Troika.
Il referenzialismo si trasformerebbe poi in reverenzialismo, e questo taglierebbe ogni residua speranza a chi cercasse col presidenzialismo un Italia più forte.
Il referenzialismo, è necessario ribadirlo non serve al popolo né per imprimere forza alle sue istanze al cospetto della troika né ad altro, serve piuttosto alla trioka per imprimere al popolo e con maggior forza di prima le proprie idee e la propria visione del mondo, su questo non ci sono dubbi!
Molte prove stanno lì a corroborare questa tesi!
Pensiamoci...

lunedì 27 aprile 2015

Tecnica mista

Dopo una lunga assenza delle tecniche miste su carta, finalmente riappare in questo Diario Elettronico, un mio elaborato di questo tipo. Sentivo il bisogno di una boccata d'ossigeno sinceramente. Ritornare sui processi creativi dell'elaborazione delle immagini è come prendere una boccata d'ossigeno in effetti,  un sorta di ritorno all'ovile, ritornare a qualcosa che fa parte della tua vita, che ne ha sempre fatto parte.
Ecco dunque uno scenario particolare, per me particolarmente suggestivo, rielaborazione di un vecchio sogno...Anche se la base è un sogno sono vari gli elementi rielaborati quindi, a partire dalle architetture per esempio, molto modificate. Aspetto onirico e rielaborazione creativa si fondono.
In effetti un sogno non può che essere rielaborato ritengo, quasi necessariamente. Le evanescenze oniriche sono ambigue mutevoli non puoi fissarle con certezza assoluta. Il continuo fluttuare secondo direttrici semantiche ed onomasiologiche moltiplica il senso e il 'sema' in modo caleidoscopico, significato e significante si associano e disassociano, nel sogno, e questo rende l'interpretazione e l'identificazione del soggetto difficile. Mi sono spesso chiesto il significato di questo sogno. Ma rimane uno stimolo che magari si imprime nella memoria e che a sua volta si modifica nel tempo e col tempo, grazie anche all'apporto creativo di altri elementi, anche a tua insaputa, divenendo concreto, quasi razionale...
In effetti  non si può dire che il risultato, per esempio in questo caso, sia così fortemente onirico...



Diplodochi
Tecnica mista su carta
Alessio

lunedì 20 aprile 2015

Tutti i dubbi sul fatidico Quantitativo della BCE

Anche allor quando avessimo ammesso la nostra ignoranza in materia economica, ed in seguito a questa ammissione avessimo richiesto spigazioni su talune questioni specifiche, non so se saremmo così fortunati da ricevene purtroppo.
C'è voglia di spiegare queste cose? C'è la volontà di farlo? Qualcuno desidera per caso renderci edotti su talune di queste questioni economico-finanziarie magari inerenti il fatidico Quantitativo?
Sembrerebbe di no!
Se l'operazione del fatidico Quantitativo è luminosa, non dovrebbero esserci problemi poiché, come ci è stato insegnato nel catechismo cattolico, non si nasconde una luce, ma la si mette bene in mostra!
Eppure la nostra impressione è che la volontà di mostrare questa luce non ci sia.
E' giusto o non è giusto chiedersi come mai non c'è questa volontà?
Ed è giusto o non è giusto chiedersi se questa volontà non c'è poiché non si tratta di una luce?
Attendiamo le risposte.
Speriamo di sbagliarci ma la sensazione è che siamo lasciati nell'ignoranza con una qualche dose di consapevolezza e questo naturalmente ci spiace e anche molto.
Così speriamo almeno di venire scusati se, in assenza di spiegazioni scientifiche impartite da esperti di settore, cerchiamo di farci chiarezza da soli, cosa cui ci sentiamo costretti, credeteci.
Parliamo per esempio del fatidico Quantitativo di liquidità immesso dalla BCE ed ancora operante, cioè ancora in fase di immissione.
Esso era stato annunciato con grande enfasi da tutte o quasi le testate giornalistiche. Sembrava la panacea di ogni male, la soluzione ad ogni problema, ma che cos'è in realtà questo Quantitativo?
E' su un dato che adesso vorremmo ragionare in particolare, quello che dice che tale Quantitativo è destinato a comprare titoli di stato sul mercato secondario. Sottolineo e ripeto secondario!
Da cui una domanda sorge concomitante per dei profani: e sul mercato primario chi l'ha comprati i titoli di stato? Speriamo che almeno questa non sia una domanda così difficile e che si possa avere presto una risposta. Nell'attesa formuliamo qualche ipotesi, non ci resta altro da fare...
E nel formulare ipotesi sorgono dubbi. Per esempio il dubbio che sorge è se per caso questo fatidico Quantitativo non sia usato per una qualche forma di speculazione finanziaria.
Ciò avverrebe, ci sarebbe cioè speculazione, se venissero comprati sul mercato secondario titoli di stato, per così dire, a prezzi più alti rispetto a quelli acquistati sul mercato primario. Così un'altra domanda ancora sorgerebbe spontanea: ma tutto ciò è legale?
Ed è giusto o non è giusto chiedersi se è legale?
Magari non è illegale, ma perché è così forte la sensazione che lo sia?
Forse è illegale ma se noi non lo sappiamo le proteste non montano...Ecco forse perchè se ne parla così poco. O meglio, ecco perché se ne parla poco nel dettaglio di questo Quantitativo! Ecco perché si lascia tutto a livello superficiale, a livello di enunciazione pubblicitaria.
Infatti l'onda pubblicitaria non si è ancora esaurita su tale questione, ed i progettisti di quella che sembra essere a tutti gli effetti una speculazione programmata sono osannati come salvatori della Patria.
Ma vi sono altre critiche che si possono legittimamente muovere a una tale operazione e saremmo contenti di innescare un serio dibattito ( intendo serioe approfondito veramente) su questi temi se solo il testimone venisse preso e raccolto.
Continuiamo a sperare che qualcuno ci tolga dalla nostra ignoranza e soddisfi le nostre curiosità, che ci spieghi e ci indichi dove sbagliamo e in che misura, dichiarandoci perfino pronti a cambiare idea nel caso dovessimo rimanere persuasi da tali spiegazioni, come si conviene ad ogni impostazione intellettualmente onesta, come del resto è la nostra impostazione. Ma mentre aspettiamo, e per chiarire meglio la nostra posizione circa questi temi e consentire così all'eventuale interlocutore di farsi una idea più chiara su ciò che pensiamo. avanziamo nel frattempo qualche ipotesi e qualche spunto di riflessione critica. Per esempio ecco qui alcuni dei nostri dubbi e sospetti:
a) c'è il sospetto che questo Quantitativo falsi il libero mercato;
b) c'è il sospetto che non sortisca l'effetto sperato;
c) c'è il sospetto che vada ad arricchire i ricchi e ad impoverire i poveri e che non raggiunga comunque le fascie più deboli; 
d) c'è il sospetto che vada a curare il sintomo della deflazione (prezzi in discesa) ma non la sua causa (assenza di domanda); a tale proposio vorrei soltanto aggiungere che l'abbassamento dei prezzi era stato una autentica manna per chi non poteva contare su uno stipendio degno di questo nome e rispondeva a precise dinamiche realmente autonome di mercato, di vero libero mercato. Così il fatidico Quantitativo sarebbe andato in realtà a turbare una dinamica di libero mercato, e mi riallaccio quindi al punto a) subentrando a gamba tesa nello stesso mercato e turbandone le dinamiche intrinseche e naturali, dimostrando la contraddizione esistente con le dichiarazioni ufficiali dell'Ue e le misure pratiche che l'Ue stessa adotta;
e) si adombra il sospetto che con questo sistema si vada in qualche modo, per vie traverse e triangolazioni oscure, a finanziare indirettamente organismi non democraticamente eletti, fiancheggiatori della BCE e del FMI, come per esempio l'ESM, e questo temo che sarebbe quasi certamente contro il diritto comunitario;
f) c'è il fondato sospetto che il non aver atteso la sentenza della Corte di Giustizia Europea su tale mezzo non convenzionele ( il fatidico Quantitativo) comporti una palese delegittamazione della Corte di Giustizia Europea stessa, se non il tentativo di una prorompente forma di condizionamento che va oltre ogni misura tollerabile;
E quindi, in definitiva, non possiamo proprio biasimare chi si pone il quesito:  è giusto o non è giusto chiedersi se per caso non vi sia il fondato sospetto della presenza di profili di illegalità nell'operazione del fatidico Quantitativo?
Altiero Spinelli certamente avrebbe avanzato la richiesta di risposte a questi interrogativi!

sabato 18 aprile 2015

A proposito di Altiero Spinelli

Altiero Spinelli propugnava una Europa unita sotto il segno della Democrazia!!!
Spinelli oltretutto aveva spesso espresso il proprio scetticismo nei confronti di una Europa unita sotto il segno dell'economia, sospettando che questo percorso fosse costellato di rischi e pieno di incertezze.
Chi cita Altiero Spinelli come padre fondatore dell'Ue, certamente non sbaglia nell'essenza del discorso, in senso generale, poiché egli effettivamente è uno dei padri fondatori dell'Unità europea.
Tuttavia chi lo cita superficialmente come padre fondatore di questa Ue,  non ci pare che colga la differenza che sussiste tra l'Europa democratica da lui propugnata e l'attuale Ue nella quale il concetto di Democrazia sembra quasi bandito, abolito, in ogni caso allontanato, non affrontato né discusso.
Questa assenza di Democrazia rappresenta un vulnus che immette nella stessa Ue dei potenziali notevoli di rischio, molto difficili da calcolare.
Nella metafora del pesce e degli squali, che Spinelli usava talvolta,  non ci pare certo di scorgere il sospetto che gli squali siano coloro che vengono tacciati con molta superficialità di anti-europeisti; ci sembra invece di scorgere il fatto che gli squali stiano altrove, chissà, magari proprio nella compagine che definisce enfaticamente se stessa con l'aggettivo di 'europeista'!
Questa che si sta disegnando, in ogni caso, non può certo essere definita l'Europa di Altiero Spinelli!!!

lunedì 9 marzo 2015

Un Senato monocolore

Un Senato di nominati che provengono dai consigli regionali tutti quanti o quasi del PD! Il che significa sostanzialmente un Senato interamente del PD.
Una tentazione troppo ghiotta perchè nella minoranza dello stesso PD prevalga il senso della Democrazia e dell'equilibrio, dei pesi e dei contrappesi che sempre devono sussistere in una vera Democrazia.
Il senso della Democrazia infatti è più giusto, ma non produce l'effetto inebriante, il senso euforico che invece produce la 'volontà di potenza'. Un delirio da onnipotenza sta attraversando questo ex partito di sinistra.
Cosa preferisci, la Democrazia o la potenza? La potenza, sembra rispondere qualcuno!
Così in nome di questa volontà di potenza, sempre foriera di disastri annunciati, a cui si somma il senso di ubbriachezza prodotto dalla pioggia di miliardi della BCE, che non fa capire più niente a nessuno, si è pronti a sacrificare la Democrazia. Non è la prima volta che accade, forse non sarà nemmeno l'ultima, ma è sempre triste allontanarsi da qualcosa che evidentemente non è ancora apprezzato per quel che vale veramente. Secoli di civiltà stanno per essere gettati nel cestino della spazzatura in un clima che solo gli allucinogeni sanno creare.
Un Senato tutto quanto del PD! Viva la Democrazia!
E' questo che alcuni esponenti della destra o del centro destra si accingono a votare in nome di una coerenza che forse era tale perché ancora non era chiaro dove si stesse andando a parare, benché qualcuno lo avesse annunciato.
Ma adesso dovrebbe essere chiaro e, se non lo è, dovremmo interrogarci seriamente sulle ragioni per cui non lo è.
Meglio farebbero ad ascoltare l'ex cavaliere in questo caso.
Oltretutto, a pensarci bene, questa rifrma tocca direttemente i deputati più che i senatori. Perché?
Perchè evidentemente i senatori aspirano a rimpiazzare i deputati, aspirano cioè ad essere nominati come futuri deputati rimpiazzando gli attuali. Ecco come si spiega il fantomatico senso di 'abnegazione' che i senatori dimostrerebbero con questa riforma che penalizza il Senato, lo comprime, lo deprime. Una riforma 'populista' e al contempo antidemocratica (strano ma vero), che svilisce il Senato e lo distrugge letteralmente sì, ma non i senatori che appunto gurdano lontano, cioè alla Camera dei deputati!
Sono quindi i deputati che devono temere questa riforma, più che i senatori, a loro spetta il merito di questo senso di abnegazione, perché saranno loro ad essere rimpiazzati.
Intanto l'ebbrezza per la pioggia di mld di euro gioca il suo ruolo, stordendo, allontanando dalla zona della coscienza: << il momento è propizio, coraggio, i fiumi sono in piena!>>, << chi vuole assestare l'ultimo colpo alla rappresentatività?>>, dopotutto, in fondo, un Senato tutto del PD che male fa?


domenica 8 marzo 2015

Confini del Mandato,Quantitativo, Corte di Giustizia Europea, Grecia

E' un atteggiamento di grande saggezza quello di non uscire dai confini del proprio mandato.
Naturalmente tale questione sui limiti della BCE è cosa aperta anche in rapporto al Quantitativo annunciato.
C'è chi dice che il Quantitativo non varchi i confini del suo mandato e c'è chi sostiene che, al contrario, esso varchi questi confini.
A chi credere? Chi ha ragione?
La giurisprudenza comunitaria è complessa, capirci qualcosa non è semplice. Il che non toglie che vi si possa ricorrere naturalmente, o che si possa tentare di farlo.
Esistono però delle istituzioni comunitarie che sono preposte a dirimere tali questioni.
Ora, la questione dei limiti del proprio mandato per la BCE è approdata esattamente all'organo competente, la Corte di Giustizia Europea.
E' bene non varcare i confini del proprio mandato, e se non è chiaro quali siano questi confini, è bene almeno attendere la sentenza di chi sa e può spiegarcelo. Dopodiché ognuno rimanga pure della propria opinione.
La BCE ha deciso comunque di non attendere la sentenza ed è questo il motivo che turba le acque.
Le questioni in campo sono molte e dispiace che non ci sia stato un solo approfondimento su qualcuna di tali questioni, e sì che vi sarebbero le persone competenti per farlo.
Dispiace che Le tempistiche televisive attuali non siano congeniali ad affrontare le stesse.
In ogni caso una cosa è chiara: l'immissione del Quantitativo non è priva di rischi, poiché si tratta di grosse quantità di denaro su cui pagare interessi.
Ce ne sono altre meno chiare ma pur sempre significative, come quella di sfruttare questa azione per coprire le magagne derivanti dalle decisioni assunte in sede di politica nazionale, o di spacciare certi risultati in apparenza buoni (e credo solo in apparenza) per le conseguenze delle cosiddette riforme quando è chiarissimo invece che si tratta di tutt'altro.
C'è chi pensa addirittura che il piano della BCE sia una vittoria del capitale internazionale sullo Stato di diritto! Tutte questioni da approfondire, ma che purtroppo non vengono approfondite.
Ma torniamo al discorso centrale.
"Datemi la possibilità di stampare la moneta di uno Stato è non mi importerà di chi farà le sue leggi" diceva qualcuno, ma pare che qui si vada anche oltre.
E la Corte di Giustizia Europea che dice? Anche qui è difficile capirci qualcosa, perché i mezzi di informazione propinano le informazioni col contagocce.
Dobbiamo pensare che lo stesso presidente della CGE rimandi allo studio degli effetti concreti, per dire l'ultima parola? Non significa rinunciare alle proprie prerogative?
Si tratta, per così dire, dell'uso di un mezzo scientifico, empirico, di verifica sul campo?
O si tratta di altro?
L'informazione rinuncia ad informarmarci, dobbiamo fare da soli, e non è bello ( quanti spazi si aprirebbero oggi per una corretta informazione!).
Ma comunque la si pensi sul fatidico Quantitativo, c'è una cosa che risulta politicamente inaccettabile ed è l'esclusione della Grecia, per questioni politiche.
La Corte di Giustizia Europea che cosa può dire al riguardo di questa esclusione? Esistono gli estremi  per un ricorso?
Personalmente sono piuttosto scettico riguardo all'immissione del Quantitativo, ma se Quantitativo deve essere, anche in assenza della sentenza della CDE ( che secondo me sarebbe bene comunque attendere in ogni caso) questo deve valere per tutti, nessuno escluso.
Qui è del tutto evidente che la questione non è tecnicamente economica bensì espressamente politica, e tende ad imporre un ricatto inaccettabile.
Da un lato si ventila l'assenza di indipendenza della BCE rispetto a certe pressioni politiche di alcuni stati membri, dall'altro lo scarso ascolto da parte di altri stati membri. Ma la decisione politica, per via dell'indipendenza di fatto della BCE, è responsabilità della BCE stessa, la quale potrebbe decidere di estendere il Quantitativo anche alla Grecia. E non potendo al momento derivare da altre istituzioni che vaglino le opinioni dei vari stati in modo democratico e trasparente ed equipollente, al riguardo di questa esclusione, non potendo cioè le istituzioni comunitare costringere la BCE ad usare le stesse regole per tutti, siamo costretti a subire una azione che non è omogenea e che quindi determinerà degli scollamenti all'interno dell'Unione. Cosa che dovrebbe spingere a rimandare l'immissione del Quantitativo...
Credo che tutto questo sia inaccettabile. Non si possono usare due pesi e due misure, è scorretto sotto ogni punto di vista!


venerdì 6 marzo 2015

Dell'inaccettabile dipendenza della politica dalla BCE

Così come il sito stesso dell'Unione europea invita a fare molto democraticamente, mi accingo ad esprimere le mie opinioni circa alcuni aspetti dell'Unione europea. Come cittadino italiano sono un cittadino europeo e come tale ho il diritto e la pertinenza per poter esprimere queste opinioni. Oltretutto con ciò vengo esattamente incontro a quanti richiedono partecipazione e concorso di idee. Non mi tiro indietro, certo di venire incontro a queste aspettative.
Dopotutto non riesco proprio ad immaginare qualcuno che nel terzo millennio abbia paura delle opinioni.
L'argomento di oggi è la dipendenza della politica dalla BCE.

Cominciamo col dire che la dinamica deflattiva, che viene posta sul banco degli imputati, sembra  stata creata delle istituzioni europee stesse. Se non avessero voluto questo imputato perché lo hanno creato?
Molti economisti avevano infatti previsto con grande anticipo che le decisioni in materia di politica economica dell'Ue avrebbero prodotto la deflazione, e così è stato. Di cosa ci si stupisce dunque?
Non ci sraebbe bisogno di acquisto di titoli di Stato da parte della BCE, né dell'adozione di sistemi non convenzionali, ( che in quanto tali sono alla disamina della Corte di Giustizia Europea ) se non si fossero create queste premesse con qualcosa che sembra una straordinaria consapevolezza e negativa lungimiranza.
C'è molta poca scienza economica in questo e molta, molta politica..
C'è qualcosa di poco chiaro in queste dinamiche fondate sul paradigma Chapliniano de "Il monello".
Ma tra le cose più chiare che ci sono vi è che si tratta di manovre politiche appunto.
Del resto che si tratti di politica e non di economia lo si evince chiaramente dai continui appelli alle rifome, fatti da chi dirige la BCE, da qualcuno che così invade spazi non suoi, da qualcuno che così esce dai confini del proprio mandato, e che soprattutto non ha alcun rapporto con l'elettorato, il che determina in modo inequivocabile uno svilimento dei livelli di democrazia persenti in Europa.
Questi pronunciamenti sono fuori luogo e detrminano delle inaccettabili ingerenze.
Ancora una volta siamo di fronte alla constatazione del fatto che l'Indipndenza dell BCE, altro non è che la dipendenza della politicha dalla BCE stessa.
Il pesidente della stessa è il vero 'sovrano' dell'Unione europea, che senza rispettare i tempi delle sentenze della Corte di Giustizia Europea, invade gli spazi lasciati liberi dall'assenza di codici deontologici per esibizioni muscolari, e personali spettacoli mediatici da telecrazia imperante, e per disporre manovre dal peso politico non indifferente. Il peso politico di queste decisioni è tale che non può avvenire senza prima ridiscutere molte cose dell'assetto dell'Unione europea stessa.
Questa dipendenza della politica dalla BCE, con l'assenza di democraticità che essa determina, non rientrava proprio nei progetti politici dell'Europa dei popoli.
Qualcuno ci ha presi in giro!

mercoledì 25 febbraio 2015

Dell'opportunità da parte della BCE di aspettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea

Circa le funzioni, i limiti che deve avere e il ruolo che deve svolgere la BCE, si aprono spesso questioni rilevanti. Le opinioni in campo sono sempre svariate e spesso contrastanti, così si trasformano anche in vere e proprie diatribe piene di tensione. Ci sono questioni aperte, e tensioni anche del recente passato che, per esempio, sono sfociate in aperte battaglie.
C'è n'è una, per esempio, che è approdata ed è quindi attualmente in mano nientemeno che alla Corte di Giustizia Europea. La questione verte proprio sul fatto se l'acquisto di titoli di stato da parte della BCE sia compatibile con la normativa europea oppure se vada oltre il mandato stesso della BCE.
La questione è così importante che indipendentemente da questa compatibilità essa solleva anche questioni politiche non indifferenti. Dovrebbe essere dunque la politica a dire l'ultima parola, salvo che purtroppo la cosiddetta indipendenza della BCE dalla politica che, come molti osservano, altro non è che la dipendenza della politica dalla BCE, non sembra consentire questo.
Inoltre indipendentemente da quello che la Corte di Giustizia Europea deciderà in merito a tale questione, possiamo comunque porci una domanda, in questo caso abbastanza neutrale: quanto è opportuno da parte della BCE pronunciarsi su tali questioni prima del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea?
Questi pronunciamenti non rischiano di divenire vere e proprie pressioni esercitate su chi deve prendere decisioni in merito?
Esiste quindi - e se non esiste dovrebbe esistere riteniamo -  anche una questione relativa all'opportunità di esprimersi in merito a questioni che devono essere sciolte dagli organi competenti, i quali non possono e non devono subire pressioni e condizionamenti di alcun tipo.
E' una questione di rispetto dei ruoli. Manca un decalogo comportamentale condiviso evidentemente, un codice deontologico degno di questo nome, e i margini di ambiguità lasciati da tali assenze vengono interpretati come luoghi di improvvisazione e di publicizzazione delle proprie istanze.
Credo che questo modo di fare non solo non sia elegante,ma che non sia nemmeno corretto ed è spiacevole constatare che le istituzioni europee non si rispettano nemmeno tra loro. Questo è molto spiacevole e fa molto pensare...



giovedì 19 febbraio 2015

Anche l'OCSE si mette a dispensare 'consigli senza coda'?

Le enunciazioni pubblicitarie dell'OCSE in merito alle riforme del governo italiano, rappresentano giust'appunto un classicissimo 'consiglio senza coda'.
I consigli senza coda appartengono a tre categorie, a,b,c:

a) consigli dati per favorire se stessi che non ledono il consigliato;

b) consigli dati per favorire se stessi che, inconsapevolmente, ledono il consigliato;

c) consigli dati per favorire se stessi, che consapevolmente ledono il consigliato.

A quali di queste categorie apparterrano questi velati consigli?
Spetta al lettore dare una risposta!

Personalmente penso, come molti del resto, che fino a prova contraria si debba sempre concedere il beneficio del dubbio, penso altresì che non sia elegante né bello e forse nemmeno giusto, avere un atteggiamento preimpostato cioè un pre-giudizio in merito alla presente questione.
Ma questo non ci impedisce di fare delle congetture. Quanto poi queste congetture siano vicine o lontane dalla realtà, spetta a ognuno deciderlo e/o appurarlo.
Parliamo allora delle riforme. Sulle riforme in atto il giudizio di qualcuno che non le vivrà sulle proprie spalle ( cioè l'OCSE, costituito, permetteteci, da membri al riparo da qualsiasi timore economico) è quantomeno sospetto.
Un organismo come l'OCSE dovrebbe semplicemente monitorare e rilevare i dati, poi trasmetterli e non dovrebbe dare a nostro giudizio suggerimenti politici sulla pelle di cittadini che non rappresenta.

In altri termini sembrerebbe estremamente appropriato un atteggiamento più neutrale rispetto ai vari governi,
soprattutto se non democraticamente investiti di questa legittimità popolare per governare, attraverso il voto.
Infatti come molti cittadini italiani vedono bene come questo governo ci sta estromettendo dal voto, intanto sulle province, e poi sul Senato, allontanando i cittadini dalla partecipazione politica e sociale del nostro Paese, e ledendo un diritto riconosciuto dal 'diritto internazionale'quello della partecipazione al governo del proprio Paese.
E così l'Italia si fa più piccola.
Con queste premesse che cosa si può sperare da queste riforme autoritarie e certamente non di sinistra?
L'OCSE mi sembra eccessivamente ottimista e forse questo ottimisimo deriva dal fatto che il prezzo del petrolio sta scendendo, o da altri fattori che adesso non menziono.
Non certo comunque dalle riforme italiane, che servono a perdere sovranità e a perdere il controllo del territorio, nonché a perdere diritti.
Adesso, in linea del tutto teorica e sperimentale proviamo ad applicare a queste ottimistiche dichiarazioni il concetto di 'consiglio senza coda'.
O il consiglio è giusto o è sbagliato! Se è sbagliato è 'senza coda'.
Se il consiglio è giusto l'Italia dovrebbe averne un tornaconto, dovrebbe migliorare almeno economicamente parlando.
Se il consiglio è sbagliato, può esserlo perché è dato per beneficiare se stessi, e sarebbe quindi un 'consiglio senza coda' nel qual caso può essere catalogato secondo le tre categorie di sopra elencate.
Ma in ogni caso, se è sbagliato questi miglioramenti non vi saranno, e l'OCSE, se le condizioni dell'Italia peggioreranno anziché migliorare, non ne risentirà minimamente, non ci saranno conseguenze politiche per queste dichiarazioni. Anzi esso  avrà l'opportunità di potersi complimentare in futuro per le riforme che dovranno essere varate per migliorare la situazione futura. E' facile fare dichiarazioni così.
Comunque si mattano le cose l'Ocse avrà comunque un ruolo!
Certi orgnismi comunque sono tanto più forti e potenti quanto meno forti e potenti sono gli Stati a cui sono destinati i loro consigli. E intanto i cittadini italiani, il popolo sovrano, verrà marginalizzato! E la Costituzione calpestata.
Intanto, facciamoci caso, sul monitoraggio, cioè sulla funzione più neutra tra quelle funzioni che l'OCSE attribuisce a se stessa, la situazione dipinta in Italia, ovvero monitorata, è tutt'altro che rosea, e tutta un'altra, è cioè negativa.
E c'è un governo che ci governa da un anno intero senza vistosi miglioramenti, non ci sono più scuse!
I miglioramenti, fateci caso, sono sempre in futuro, mai nel presente!
Ma per quanto riguarda la situazione reale italiana, l'OCSE si chiede se per caso tutte quelle decine di miliardi di euro che l'Italia ha dato all'ESM, per esempio, c'entrano qualcosa?
E' questo che determina questa situazione negativa?
Questa è una domanda di cui ascolterei volentieri la risposta!
E' una semplice curiosità che sarei sinceramente interessato a togliermi.
Ma torniamo ai dati negativi.
Questi dati sono estremamente funzionale per poter dire: c'è bisogno di riforme!
Così diverrebbe funzionale il danno creato dalla cessione all'ESM delle decine di miliardird di euro che l'Italia avrebbe potuto impiegare altrimenti.
Questo fa parte della retorica del riformismo, quello cioè di sfruttare una situazione negativa per proporre riforme o, se volete, fa parte della più cinica politica reale, certamente non di quella ideale.
Il paradigma chaplinino de 'Il monello' è sempre in agguato.
Con queste riforme in Italia non governerà più il popolo sovrano!
Se in Italia non governerà più il popolo sovrano, vorrà dire che probabilmente governerà qualcun'altro.
Ma il popolo sovrano che ne dice: è d'accordo?
Chissà, forse in Italia governa l'OCSE!

mercoledì 18 febbraio 2015

Dei consigli senza coda

L'Italia è da decenni subissata da consigli senza coda! Cosa sono i consigli senza coda?
Sono consigli dati a beneficio del consigliere e non a beneficio del consigliato.
L'esistenza di questo tipo di consigli è acclarata oltre che dall'esperienza di ognuno di noi che li abbia variamente incontrati ed esperiti, nonché riconosciuti, anche da autori antichi come Esopo ( da una favola del quale ho tratto il loro nome) e da filosofi del passato come Francesco Bacone.
Né dubito che altri personaggi famosi e non famosi, conosciuti ai più e magari sconsciuti a me, ne abbiano ugualmente parlato.
Essi dunque, i consigli senza coda, esistono e sono tra le armi più sofisticate che possano essere usate in una qualsiasi relazione poiché non sono semplici da decifrare, da intercettare e da disinnescare, da rendere innoqui.
Ma quando a un consiglio segue un effetto che benefica con ogni evidenza, il consigliere invece del consigliato è evidente che ci si trova dinanzi a qualcuno di questi.
Uno dei modi attraverso i quali è maggiormente facile permeare di consigli senza coda un Stato, giacché ci stiamo riferendo all'Italia, è quello di avere una legge elettorale con sproporzionati premi di maggioranza e che tenda quindi a marginalizzare la rappresntanza, e che al contempo non consenta la scelta degli eletti, come quella che ci sta propinando attualmente questo governo; anche quello di avere un governo non eletto dai cittadini è un fattore che facilita la permeabilità rispetto a questo tipo di strani consigli.
I presupposti di cui sopra creano, fabbricano materialmente, le strutture atte a recepire ed applicare i consigli 'senza coda', col conseguente danneggiamento del consigliato.
E sono tutte circosatanze che sono attualmente in atto in Italia.
Queste anomalie sono appunto alla scaturigine di questo tipo di consigli che essendo lesivi del consigliato, ed essendo in questo caso il consigliato una Nazione, nella fattispecie l'Italia, presumibilmente non possono che provenire da un'altra Nazione o da altre Nazioni.

giovedì 5 febbraio 2015

Se la BCE fa politica invade spazi non suoi

Se l'indipendenza della BCE serve alla stessa per fare politica o per innescare dinamiche ricattatorie lesive della dignità di una Nazione Sovrana, uscendo per l'ennesima volta dai limiti del proprio mandato ed invadendo spazi che non gli appartengono con estrema superficialità e arroganza, diviene necessario, per non dire urgente, ridiscutere questa indipendenza.

mercoledì 4 febbraio 2015

Presidenza, Costituzione, Garanzie

Dunque il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è insediato.
Molti esponenti del Governo fanno la loro comparsa in televisione citando il discorso del Presidente della Repubblica pronunciato poche ore prima e tessendone le lodi.
Il passo più citato è quello nel quale egli si proclama il garante della Costituzione. Ed è bene che sia così.
Tuttavia mi chiedo: si avverte la contraddizione di chi cita questo passaggio proprio mentre sta lavorando a stravolgere la Carta Costituzionale di cui si dice che il Presidente è garante?
Se non si avverte dovremmo darci una bella scossa anzi uno bello scossone.
E chi parla in televisione e cita quel passaggio mentre sa che stà sovvertendo la stessa Costituzione, riceve qualche informazione dalla propria coscienza, dall'etere nel cuore? Se non la riceve presumibilmente non è  connesso alla propria coscienza! Ma l'etere sta lì, tutti ce l'hanno, e si può quindi trovare, basta cercarlo!
Per tornare alla Costituzione, è necessario notare a questo punto, che la si sta stravolgendo proprio in quei passaggi che possono essere considerati anche dal punto di vista del 'diritto internazionale'.
Infatti per il 'diritto internazionale' è un diritto per il cittadino  - qualunque sia lo Stato di cui egli fa parte-, partecipare al governo del proprio Paese. Sì sì, proprio così, è un diritto!
E qual'è il modo con cui un cittadino può partecipare al governo del proprio Paese?
E' abbastanza evidente: con il voto!!!IL VOTO!!!
Ora chiediamoci: se è un diritto riconosciuto oltre che dalla nostra Costituzione, dal 'diritto internazionale', vuol dire che sottrarre ai cittadini spazi di partecipazione, attraverso la sottrazione del diritto al voto, pone l'Italia al di fuori del 'diritto 'internazionale stesso'!
Ci hanno già sottratto il diritto al voto per le province, nessuno se n'è accorto perché i mezzi di informazione se ne sono occupati poco, molto poco. Ed anche perché non si va ad informare i cittadini per elezioni allequali essi non partecipano più! Così tutto passa sotto silenzio...
E dobbiamo tenere presente che questo governo sta tentando di sottrarre ai cittadini anche il diritto al voto per il Senato!
Siamo convinti che i membri del governo si interroghino su cosa sia il diritto internazionale e in che cosa esso consista?
Ogni volta che si sottrae il voto ai cittadini si lede un diritto fondamentale degli stessi, un diritto che è costato molto e che fa del popolo il 'sovrano' come dice la nostra stessa Costituzione.
Ogni volta che si sottrae il voto ai cittadini si metono indietro le lancette del tempo, non si va certo avanti, si procede verso la retrocessione civile e politica di uno Stato.
Di questo passo tra dieci anni si consegnerà agli italiani un Paese stravolto, che ha perso ognuna delle sue conquiste, che ha perso innumerevoli diritti, la sua identità, la sua cultura, un Paese in cui non sussisterebbe più la sovranità popolare, anzi non sussisterebbe più la sovranità in generale, un Paese succube delle multinazionali e della finanza e incapace di difendersi da queste!!!
Siamo dunque felici che il neo Presidente della Repubblica si faccia garante della stessa Costituzione, com'è nel suo ruolo, perché ce n'è proprio bisogno.
Quanto al Presidente stesso, oltre alle doverose congratulazioni e ai miglio auguri per il settennato, mi spingo soltanto a registrare la generale impressione di saggezza che da lui promana, e mi pronuncerò soltanto su talune poche altre impressioni immediate che si ricevono del tutto istintivamnte, limitandomi ad un commento che definirei di carattere estetico-pedagogico:
Kalos kai agatos!

venerdì 30 gennaio 2015

Dunque il nuovo Presidente della Repubblica non sarà una Donna?

Prima di ogni elezione di un nuovo Presidente della  Repubblica si sprecano sempre fiumi di inchiostro sull'opportunità di eleggere una donna. Personalmente non ho niente contro gli uomini ma sembra che questa volta potesse essere la volta buona per una donna.
Invece indipendentemente da quello che può essere il pensiero di ognuno al riguardo, dobbiamo necessariamente convenire che la figura che si sta profilando al Quirinale, non è quella di un donna!

mercoledì 28 gennaio 2015

Così si progetta la finta sconfitta del Primo Ministro sulla questione del Quirinale!

Difficile capirci qualcosa sulle manovre per il Quirinale, le ipotesi si sprecano, i giochi politici e le manovre di palazzo pure.
E' sempre lecito tracciare ipotesi, in questo contesto è perfino doveroso.
Dunque ecco qui sotto una ipotesi, che è la mia, una ipotesi che con un evidente espediente letterario, è spacciata per certezza. Trattasi tuttavia di espediente letterario.
Forse chi intende adottare simili espedienti letterari non dovrebbe dichiararlo apertamente, altrimenti una parte dell'effetto desiderato rischia di svanire. Ma pazienza...
Ecco dunque qui sotto l'ipotesi, trattasi di fantapolitica?
Chissà:

Il partito del Primo Ministro che si divide in due squadre. Perché?
Perché il rottamatore non può dimostrare di non saper rottamare qualcuno che sembra avere tutte quelle caratteristiche che sono tipiche del 'rottamato', secondo i canoni del Primo ministro stesso, s'intende. Quindi ci sono nomi che non possono essere proposti dalla maggioranza del partito ma che ( detto in un orecchio ) vanno molto bene alla maggioranza del partito stesso. Ma deve essere la minoranza a farlo.
Ed è così che progettano la finta sconfitta del Primo Ministro, in realtà sono già d'accordo da tempo.
Personalmente non ho mai fatto mistero dei motivi prettamente politici per cui trovo fuori luogo il candidato proposto dalla cosiddetta minoranza del PD, il Professore di Bologna ( benchè questa ipotesi venga anche smentita ) e non problemi a ribadirla apertamente, mettendoci la faccia, e lo farò all'interno di questo stesso articolo.
La minoranza del PD fa un gioco estremamente funzionale alla maggioranza dello stesso, è inutile nasconderselo. Non è che non ci siano vivaci contrapposizioni di idee all'interno del partito, questo va riconosciuto, tuttavia queste si riassorbono sempre magicamente e non arrivano mai a costituire una seria minaccia per la maggioranza interna, l'unica cosa che potrebbe cambiare qualche politica, così la dittatura della maggioranza rimane.
Ecco dunque che, con qualche strizzatina d'occhio, si propongono nomi diversi, ma in realtà ciò che propone la minaoranza va bene anche alla maggioranza del partito in questione, ma non va dichiarato.
Così si vince tutti e qualcuno non perde la faccia.
Infatti non può essere il Primo Ministro a proporlo evidentemente, altrimenti l'aura ( sempre ammesso che di aura si tratti) del rottamatore svanirebbe immediatamente.
Vince la minoranza del partito, sconfitta la maggioranza! Bel titolo da presentare sui giornali.
Oppure: La rivincita della minoranza!
Sì certo, ci siamo cascati!
Intercettato o non intercettato che sia , forse tuttavia ci sono i numeri per questo giochetto, forse no, non lo so, forse è solo fantapolitica.

Ma a tutti coloro che si sono fatti portavoce di istanze di rinnovamento vero, e mi riferisco anche al movimento cinque stelle ovviamente, non quel finto rinnovamento gattopardesco che sconquassa la Costituzione perché la casta rimanga la stessa, non quello che indebolisce lo Stato di appartenenza per cedere ulteriore sovranità alle istituzioni europpee, in modo surrettizio ( e sì che si è giurato sulla Costituzione ), bensì quello che conformemente alla Costituzione vule dare potere al popolo sovrano, ecco, a tutti costoro si chiede di ricordare quale speranza essi hanno incarnato, come si sono proposti al popolo, non deludete il vostro corpo elettorale, mostratevi coerenti più che mai, qualcosa si è mosso nella vostra direzione siate in grado di intercettarlo, è questo il momento di dimostrarsi fedeli ai propri principii.
E' questo il momento di essere uniti!
Un vento di rinnovamento proviene infatti dalla Grecia, una nuova primavera, è tempo di alzare le vele e di seguire questo vento.
Si tratta di capire, di interpretare il momento storico. Il momento storico dice: basta austerità, serve una politica diversa nell'UE! Basta costruire intorno a una moneta, costruiamo intorno all'uomo. Ma le parole non bastano né le dichiarazioni d'intenti, servono i fatti.
E' inutile quindi sbandierare cambiamenti di impostazione e poi togliere il voto agli italiani per le Province, per il Senato, ledendo uno dei diritti fondamentali dell'essere umano che è cittadino, secondo il diritto internazionale, quel diritto che lo vuole e lo fa partecie al governo della propria Nazione!
E questo a maggior ragione se la sua Costituzione lo dichiare 'sovrano'.
Queste cose sono estremamente funzionalia all'austerità, certamente non vi si oppongono, ancora un poco e gli italiani lo capiranno!
Ma queste cose il nostro Primo Ministro le sa?!?!
Ma allora, torniamo al Quirinale, come poter proporre gli architetti dell'Europa della 'moneta', gli architetti cioè dell'attuale architettura Europea nella quale, la Democrazia va cercata col lanternino e le oligarchie abbondano e dettano legge? E tutti li ad ascoltare ed assecondare!
Questo sì che è un tuffo nel passato! Ci venne detto dei grandi benefici che sarebbero derivati dalla moneta unica, che saremmo stati una grande famiglia, che avremmo visto scorrere latte e miele, e sarebbero stati tutti baci e abbracci tra le varie nazioni e via discorrendo.
Ma quando ecco che l'euro ha contribuito a distruggere le famiglie e con esse un intero tessuto sociale anche imprenditoriale, nemmeno un 'mea culpa'.
Nessuno ci ha spiegato l'euro, soltanto enunciazioni pubblicitarie, nessuno ci ha detto che l'euro era potenzialmente funzionale al depauperamento dell'Europa del sud a favore dell'Europa Centrale e del Nord, nessuno ci ha spiegato che sarebbe stato alla scaturigine di una nuova Questione Meridionale, ma di stampo CONTINENTALE!!!
Siamo stati riempiti di parole fino all'ubbriachezza ma poi smaltita la sbornia la realtà ci si è manifestata senza la patina edulcorante delle enunciazioni pubblicitare.
E adesso c'è chi propone al Quirinale chi è stato alla scaturigine di tutto questo?
Dalla Grecia si muove un vento di rinnovamento e non saperlo intercettare significa porsi al di fuori del rinnovamento stesso, al di fuori della storia, al di fuori del vero e unico rinnovamento possibile, cioè del rinnovamento DEMOCRATICO!
Un partito che si dichiara di sinstra, anche se sempre più persone ne dubitano a ragion veduta, come fa a perdere questa occasione, a non accorgersi del vento di rinnovamento? Sarebbe imperdonabile storicamte parlando per un partito sedicente di sinistra non ascoltare la voce che viene dalla Grecia! Sarebbe imperdonabile tradire così i propri ideali! Sarebbe imperdonabile recidere alla radice la NUOVA PRIMAVERA!!!
Se l'Europa del sud non si mostra solidale con se stessa sarà risucchiata dall'Europa del nord, altro che fratellanza, altro che abbracci! Ed è per questo che è stato progettato l'indebitamento reciproco degli Stati, per impedire che forme di solidarietà possano svilupparsi tra i Paesi dell'Europa del sud! In questo che ruolo ha avuto la BCE? Ricordate la famosa lettera prima del Governo Monti?
L'Europa del nord facendo leva sui meccanismi dell'euro e degli apparati che vi si costruiscono intorno, impoverisce il sud Europa, Italia compresa. E si va a proporre al Quirinale chi è fautore volente o nolente di tutto questo! Si va a proporre chi fa da sponda a tutto questo?
Anche ammettendo che la colpa non sia tutta dell'euro, costruire intorno all'euro apparati che hanno poco di democratico ( vedi ESM) e che innescano politiche di indebitamento reciproco è certamente una responsabilità contigua alla moneta stessa!
Chi si dichiara fautore del rinnovamento non dovrebbe proporre chi è fautore di assetti che hanno depauperato la nostra Nazione e che sarebbero riproposti ovviamente!
Questa opinione certo non piacerà a qualcuno, cionondimeno è chiaramente ed inequivocabilmente espressa.
Saranno queste le manovre di palazzo?
Staremo a vedere...

lunedì 26 gennaio 2015

Dei candidati alla Presidenza

Coerente con le mie idee e con il concomitante intento di riequilibrare lo squilibrio determinato da una incidenza preponderante della finanza nella e sulla società, italiana, europea e non solo, ritengo che il futuro Presidente della Repubblica debba essere caratterizzato da determinate caratteristiche e che lo si debba cercare nel mondo giuridico, un mondo che tutti quanti dovremmo conoscere meglio, me compreso.
Così mi viene in mente una terna con i nomi di Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Gustavo Zagrebelsky.
Non dubito che a questa terna possano aggiungersi anche altri nomi di insigni giuristi.
In ogni caso, senza nulla voler togliere a nessuno, leggendo l'attuale situazione italiana e internazionale, non ultimo il risvolto politico in Grecia, che spinge verso una visione, diciamo così, umanistica, mi sembra di poter affermare che il profilo del perfetto Presidente della Repubblica, quello che meglio aderisce alle esigenze attuali non possa che essere incarnato, come anche altri suggeriscono, da Stefano Rodotà!

Che l'Europa si costruisca intorno all'uomo e non intorno a una moneta ce lo spiega la Grecia

Non possiamo che dire grazie, per questa spiegazione.
Quello che emerge chiaramente dalla Grecia dopo i risultati elettorali è un messaggio piuttosto chiaro: l'Ue non si costruisce intorno ad una moneta, si costruisce intorno all'uomo e ai diritti!
Chissà se l'Italia avrà capito il momento!
L'errore compiuto degli architetti di questa Europa, è evidente e consiste nell'aver voluto costruire intorno ad una moneta. Concetti come quello di Democrazia di Stato di diritto, per quanto ventilati, sono finiti drasticamente in secondo piano.
L'Italia non ostacoli questo processo di rinnovamento della visione Europea riproponendo vecchi stilemi che hanno già prodotto infiniti danni!
Non è una questione di anagrafe ma di idee, giova ribadirlo per chi pensa che si possano e si debbano rottamare le persone.
L'idea nuova viene dalla Grecia, non è possibile per nessuno ignorare questo dato politicamente così rilevante.
Questo significa anche che quando la sinistra fa la sinistra vince senza bisogno di larghe intese. Purtroppo invece in Italia la sedicente sinistra porta avanti il vecchio programma di Forza Italia, come si cambia...
Quanto avvenuto in Grecia è un dato cui tenere presente anche per l'elezione del Presidente della Repubblica naturalmente.
Serve un riequilibrio dalla parte del diritto!!! Ce lo chiede la Grecia!!!
Basta vecchi europeismi 'monetocentrici'!

mercoledì 21 gennaio 2015

Del Presidente della Repubblica

Sarebbe quantomai auspicabile che l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica tenga conto del quadro generale nel quale si muove l'Italia. Questa prossima elezione non può, per esempio, non tenere conto della crisi in corso: crisi politico istituzionale e crisi economico-finanziaria.
La crisi attualmente in corso è molto complessa e riguarda vari aspetti della società in generale e delle tendenze internazionali, direi globali.
Certamente però in questa crisi siamo quasi tutti d'accordo nel ritenere che un ruolo di primo piano lo rivesta la 'finanza'.
Particolarmente rilevante sembra essere stato ( ed essere) il ruolo della finanza speculativa, anche in Europa, anche nell'Ue. Ecco perché diventa necessario dare una risposta a questa situazione.
L'elezione del presidente della Repubblica dovrebbe tenere conto tra gli altri aspetti, anche di questo appunto. Particolarmente significativa dovrebbe essere la considerazione del fatto che attualmente sul piatto della bilancia troviamo un peso assai consistente dalla parte della finanza ed un peso assai meno consistente dalla parte del diritto; ne nasce uno squilibrio e un conseguente pendere della bilancia dalla parte della finanza.
Ecco che diviene importante quindi riuscire a riequilibrare la situazione, nell'interesse generale.
E quando dico interesse generale intendo dire quell'interesse che tutela tutti, nessuno escluso, e che deve considerare la sperequazione che la distribuzione delle ricchezze stà producendo nel nostro Paese e nel mondo.
Così la figura di Presidente della Repubblica che dovrebbe scaturire dalle prossime elezioni, dovrebbe essere, a nostro giudizio, una figura che abbia dimestichezza col concetto di diritto sia sul piano teorico, sia sul piano pratico. Un giurista, politico, saggista, un uomo di esperienza che sappia masticare molto bene la nozione di 'diritto' troppo spesso sottovalutata oggigiorno, che conosca le istituzioni, il mondo politico, che sappia valorizzare la storia della nostra Nazione e la sua cultura
Qualcuno che magari ha contribuito a scrivere la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea e che guardi quindi anche alla dimensione europea ma con una sfumatura un po' diversa, con un approccio particolarmente sentito dalla parte del diritto, appunto.
Serve un peso da mettere sulla bilancia oggi sproporzionalmente sbilanciata dalla parte della finanza, e dell'economia, e questo peso, lo ribadiamo ancora una volta, non può che essere il diritto.
Solo così potremo guardare al futuro con uno sguardo rasserenato, solo cioè se ripristineremo il corretto punto di vista che si può esprimere così: l'economia e la finanza sono state fatte per l'uomo, e non è l'uomo che è stato fatto per l'economia e la finaza.
Questo positivissimo ed auspicabilissimo riequilibrio è possibile. Lo è se almeno per l'elezione di del Presidente si abbassano i toni, le bandiere di partito, i patti non dichiarabili, gli interessi particolari...
...questo riequilibrio che va nell'interesse generale anche dell'Europa è possibile, basta cercarlo.
L'uomo indicato per questo è Stefano Rodotà!!!

sabato 17 gennaio 2015

LE REGOLE SONO PER TUTTI E VALGONO PER TUTTI!!!

Le regole esistono per essere rispettate.
Le regole, anche quelle europee, esistono per impedire lotte personalistiche anche e soprattutto all'interno delle istituzioni europee.
Le regole esistono per impedire l'arbitrio, e l'affermazione della volontà di potenza, i cui esiti ben conosciamo.
I personalismi quasi sempre amplificati a livello mediatico tendono chiaramente all'arbitrio.
Ma la Democrazia, che è fatta di regole, serve appunto ad impedie l'arbitrio: perché nell'esperienza umana uomini dotati di lumi, cioè della ragione, hanno capito che l'arbitrio è negativo e trascina con sé, come una sorta di peccato originale, una serie di cose negative.
A questo si può ovviare, hanno scoperto, con la Democrazia appunto, la quale non a caso vive di regole!
Alle regole siamo soggetti tutti e tutti le devono rispettare. Non c'è niente di che temere dal rispetto delle regole.
Quando esse sono messe in discussione, poiché può succedere, le si discutono appunto, non le si infrangono con tale sufficienza; le si discutono nei luoghi deputati a farlo, nelle stesse istituzioni europee, e in quelle nazionali, si cerca di capire quali sono le criticità e si coinvolge nell'informazione il popolo, cioè l'opinione pubblica, che ha il diritto di essere correttamente informata, e che troppe volte nella creazione di questa Ue è stata ignorata, altro peccato originale. L'anarchia non serve.
Dobbiamo nostro malgrado e con dispiacere registrare dei comportamenti che possiamo definire quantomeno sibillini da parte di certe istituzioni europee che da un lato mettono camicie di forza agli stati membri e dall'altro si sentono esenti dal metterle a se stesse in totale difformità ed incoerenza dal proposito rivolto agli altri, e si sentono libere di sconfinare oltre i confini del proprio mandato.
Siamo di fronte a due pesi e due misure e questo non và bene.
Non ci sarebbe bisogno di parlare di 'strumenti non convenzionali' ( che vanno fuori cioè dalle convenzioni stabilite, quelli che sconfinano oltre i limiti ) se non avesse regnato l'indifferenza, rispetto alle voci di autorevoli economisti che avevano intravisto l'esito ampiamente anticipabile della deflazione, visto che la si stava sostanzialmente creando!
Non ci sarebbe bisogno di parlare di 'strumenti non convenzionali' se le Banche a livello nazionale non facessero un gioco che purtroppo pare di sponda a quello della BCE, ed aprissero invece il credito alle aziende e gestissero bene il debito pubblico in prima persona, sotto la direzione della Banca d'Italia.
Sarebbe davvero così spiacevole dare prova di efficienza a carattere nazionale?!
Non sarebbe al contrario motivo di autostima? Non sarebbe un bel biglietto da visita in Europa?
Non sono forse queste cose che ci servirebbero per non fornire alibi a quanti ci trattano da ultima ruota del carro, anche a livello europeo?
Da una parte quindi si fa orecchie da mercante, si ignorano opinioni rispettabilissime ed autorevoli, contrariamente a quelle si mettono camicie di forza agli Stati, dall'altra si pretende di sconfinare oltre i limiti consentiti, per ovviare al danno prodotto dalla propria incapacità all'ascolto, sulla quale insisto da anni.
Spaccare il vetro per sostituirlo, rompersi una gamba per chiamare l'infermiera BCE, non è un metodo molto virtuoso!
L'Europa si può costruire in un modo diverso e virtuoso.
Non esiste solo il metodo del vetro rotto. L'Europa può essere una Unione di Stati forti.
Qui si sta cercando una Europa fatta di Stati deboli o indeboliti!
L'Europa può essere una unione di Stati forti e virtusi che conferiscano successivamente e in forza della propria virtù alle istituzioni europee, per un atto propriamente ed autenticamente politico, funzioni di un certo tipo.
Arrogarsele da soli, non è corretto, lede le intese, lede gli accordi, esorbita dal proprio mandato, dai trattati, sfocia nel personalismo ( ambasciatore della volontà di potenza ) e non dà un bell'esempio.
Tutto questo spinge naturalmente a porsi degli interrogativi molto seri e necessari; tutto questo rivela dei punti di criticità che devono essere prontamente affrontati e con grande urgenza.
Un dei punti di criticità è inerente al grado di democraticità presente nell'Ue.
Lo spiaggiamento del Parlamento europeo insieme al prevalere delle formazioni intergovernative, con le loro verticalizzazioni, la pretesa di indipendenza da parte della BCE, che non è mai stata messa in seria discussione, per essendo doveroso farlo ( perché si tratta di una semplice tesi e non della verità assoluta, e perché diviene la dipendenza della politica dalla BCE!), sono tutti fattori che dovrebbero innescare un serio dibattito sulla Democrazia. Perché questo serio dibattito non si sviluppa?
Io non sono pregiudizialmente ostile all'euro ma cavalco un tesi: l'euro non può costare la Democrazia; il prezzo dell'euro non può essere la Democrazia!!!
Per questo è importante rispettare le regole e rimanere all'interno del proprio mandato.
E' la cosa più saggia che si possa fare!
E' una cosa che risponde ad una etica e ad un senso democratico, oltreché ad accordi presi!
La crisi in atto non è una crsi dell'euro, almeno non solo, è una crisi soprattutto dei principii e della Democrazia, appunto.
Continuare ad ignorare tutto questo è irresponsabile.
E se i punti di criticità, una volta ben indagati, dovessero spingersi a considerare il fatto che nell'Ue c'è bisogno di una maggiore dose di Democrazia, si dovrà seguire questa linea. Perché temere la Democrazia?
E se per aggiungere una maggiore dose di Democrazia, si dovesse appurare che uno dei sistemi per ripristinarla dovesse consistere nel rendere la carica di Presidebte della BCE eleggibile da parte del Parlamento europeo, oggi estremamente marginalizzato, lo si dovrà fare!
E se dovessimo renderci conto che è necessario un controllo da parte del Parlamente sulla BCE, lo si dovrà fare.
Nessuna soluzione può essere esclusa. Prima di ogni Unione viene la Democrazia! Altrimenti che unione è?

ERA LA DEMOCRAZIA CHE SPINELLI VOLEVA IN EUROPA!!!

venerdì 16 gennaio 2015

Se vi farete incatenare vi faremo sforare!

Alla fine del semestre italiano si tirano le somme.
La compagine italiana si dice soddisfatta.
Il fatto è che, in vero, niente è stato prodotto di positivo per il nostro Paese.
Certo, è comprensibile il malcelato imbarazzo di chi è costretto a far passare per una vittoria quella che in realtà è una sconfitta così cocente!
Insomma, per sintetizzare, alla fine delle danze si può interpretare quello che le istituzioni europee ci hanno detto riassumendolo così: se vi farete incatenare, vi faremo sforare il tetto del tre per cento!
Ma per dirci questo non c'era bisogno del semestre italiano, ce lo avrebbero detto comunque.
E magari dovremo rispondere anche: grazie!
Capisco che sia difficile comprenderlo ma le istituzioni europee devono sapere che i nostri politici rappresentano ( o dovrebbero rappresentare ) sessanta milioni di cittadini che hanno il diritto di sentirsi ben protetti e rappresentati appunto e che l'atteggiamento delle stesse istituzioni europee, sempre piuttosto irriguardoso e irrispettoso nei confronti dell'Italia ( quasi si trattase di un cliché che è doveroso ripetere ad oltranza ), non lede soltanto i politici ma anche i cittadini che essi rappresentano, cioè una intera nazione!
Chissà che cosa dovranno dirci le istituzioni europee per fare emergere dal fondo del barile almeno quel poco di orgoglio che all'Italia è rimasto, se qualcosa è rimasto, e non possiamo rammaricarci se vi è chi ne dubita.
Non sappiamo ancora essere Nazione, forse non lo siamo mai stati.
In ritardo storico sulle altre, nella creazione della nostra Nazione, l'Italia nella sua giovane vita di Nazione unita, non è ancora riuscita a fare quegli italiani che qualcuno all'indomani dell'unificazione auspicava si potessero fare.
Ancora non formata come Nazione, priva di coesione culturale e sociale tra i suoi cittadini che la sua Costituzione ed il suo inno nazionale vorrebbero addirittura fratelli, l'Italia entra precocemente nel vortice delle cessioni di sovranità, di carattere europeista, sprovvista di una base solida e capace di rivendicazioni.
Così alle opinabili cessioni di sovranità, mai spiegate e mai approfondite, si somma come effetto collaterale una sorta di depauperamento ed impoverimento del territorio sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista economico e sociale, nonché politico.
L'italia cede più denaro all'Europa di quanto ne riceva ed in concomitanza cede quella sovranità che gli permetterebbe di chiederne spiegazione!
Ora se da un recipinte si toglie dell'acqua e non vi si reimmette, il recipiente prima o  poi si svuta. Qui non serve essere un genio della finanza o dell'economia per comprendere questo, anche un bambino lo capisce, e capisce insieme a questo che c'è qualcosa che non va.
Tanto per ricordare, L'italia ha già ceduto 60 miliardi ( dico 60! ) di euro ad un organismo ( l'ESM ) che serve per deresponsabilizzare le banche rispetto al proprio operato e per innescare il ricatto che possiamo sintetizzare con questa frase: te li ridiamo a prestito, ma solo se farai quello che noi ti diciamo di fare! E tutto questo per riceverne quanti dall' Unione europea, che per altro lamenta ( l'avrete sentito?) di averne così pochi che dovrà chiederli ai privati?
Guardate che con 60 miliardi di euro si  possono fare politiche industriali degne di questo nome!
L'Italia sembra sistematicamente presa in giro dell'Unione europea, che segue un suo disegno politico ormai ben visibile per chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà ma mai espresso a chiare lettere: indebolire ed impoverire le periferie, per arricchire il centro e il nord!
E' chiaro che diviene estremamente funzionale a questo scopo il chiedere all'Italia quantità esorbitanti di euro, che di contro potrebbero essere impiegate direttamente sul territorio ( e non lo si fa ) per rendergliene meno della metà, e sotto rigide condizionalità!
<< Fatevi incatenare, cedete sovranità, licenziate i vostri dipendenti, chiudete le vostre industrie e...vi faremo sforare il tre per cento!>> sembra di sentir dire...
Una cosa analoga era accaduta all'interno dei confini italiani col sopraggiungere  della tardiva unità.
Si tratta della famosa questione meridionale: per arricchire il nord si andò inpoverendo il sud, e città come per esempio come Napoli ne sofrirono tantissimo e si ritrovarono con un pugno di mosche in mano.
Qualcosa del genere sta accadendo appunto anche a livello europeo: per arricchire il centro-nord europeo, si sacrifica il sud.
Se i politici italiani non riescono a rendersi conto di questo vuol dire che qualcun deve spiegarglielo forse.
E se dopo che qualcuno glielo ha spiegato non si inverte la direzione di marcia e non si mette un fermo a queste furberie europeiste, allora subentra il dolo!
Dove sono stati presi questi 60 miliardi di euro confluiti nell'ESM?
Chi non risponde a questa domanda o non lo sa o non vuole guardare in faccia la realtà!
Ma un politico degno di questo nome deve saperlo e deve dare ai propri concittadini una risposta chiara e trasparente, come dice una recente pubblicità progresso di stampo chiaramente europeista, se non altro per la coerenza.
Sessanta milioni di cittadini italiani hanno il diritto di essere rappresentati degnamente!
Intanto, alla fine del semestre italiano con una Italia più povera di prima, prendiamoci il: LASCIATEVI INCATENARE E VI FAREMO SFORARE!!!


giovedì 8 gennaio 2015

Nessuno varchi i confini del proprio mandato!!!

La cosa più saggia che una istituzione possa fare è quella di rimanere all'interno del proprio mandato, senza uscirne.
Questo vale anche per la BCE naturalmente, la Banca Centrale Europea.
Non si capisce perché fare eccezioni.
Oltretutto non ci sarebbe bisogno di misure cosiddette 'non convenzionali' se le politiche economiche nazionali mostrassero una diversa capacità di gestione del debito pubblico.
Il debito pubblico in effetti è ancora una questione che può e deve riguardare i singoli Stati membri, che può e deve essere risolta dai singoli Stati membri. E' da qui che si capisce se gli Stati sanno mettere in atto politiche economiche degne di questo nome. Altrimenti anche in questo caso si andrebbe incontro ad una deresponsabilizzazione nella gestione del debito, o all'aumento delle soglie di ricattabilità.
L'episodio della lettera che ha aperto la strada al governo Monti è un triste monito a questo riguardo.
Da quando si è insediato il nuovo governo in Italia, tutti i parametri o quasi dell'economia e dell'occupazione sono in peggioramento, compreso appunto quello del debito pubblico. Questo peggioramento sembra estremamente funzionale alle dichiarazioni di intervento da parte della BCE, quasi che ci sia stato un gioco di squadra, secondo il paradigma chapliniano de 'Il monello'. Sembra cioè che la BCE tragga profitto dal pessimo andamento degli Stati membri dell'eurozona e che le politiche cosiddette europeiste consistano nella rottura del vetro che poi il vetraio sostituirà, cioè in un complessivo e consapevole, nonché deliberato peggioramento dei parametri.
Non ci sarebbe bisogno di 'misure non convenzionali' se le politiche Europee ( ed europeiste, nota bene! )sapessero ascoltare meglio i propri cittadini o quantomeno gli esperti di settore tra i quali anche premi nobel, e non avessero legato mani e piedi agli Stati membri, stringendoli in una morsa o camicia di forza fatta di parametri del tutto arbitrari o di teorie spacciate per verità assolute, mentre potrebbero benissimo essere smentite da altre teorie di tenore chiaramente diverso ancorché legittimate da nobel o esperti di settore.
Siamo di fronte, temo, al paradigma chapliniano appunto, come ho illustrato qualche articolo prima questo: da un lato si attuano politiche che, come previsto da molteplici economisti  (già dal 2012) o esperti di settore o finanzieri ( vedi Soros) avrebbero innescato una trappola deflazionistica, dall'altro ad istituzioni che una volta prodotta la prevedibile deflazione paiono bramose di andare al di là del proprio mandato, e scalpitano visibilmente mostrando evidente contentezza per la deflazione in corso, facendo il bello ed il cattivo tempo con iniziative sui generis che valicano questo confine del mandato con estrema leggerezza e sufficenza.
Ci sono questioni poilitiche a monte che non possono continuare ad essere ignorate; prima di qualsiasi iniziativa la cosa più saggia sarebbe di affrontare quelle!
E' doveroso cominciare a pensare di rendere la carica di 'Presidente della BCE' una carica che promani dal Parlamento europeo. Questa carica deve essere eletta dal Parlamneto europeo.
Il rischio di una deriva della Democrazia, vista la scarsa rappresentatività presente in generale nell'Ue, è fortissimo.