Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







domenica 29 giugno 2014

Ancora sul Senato

Il bicameralismo è la forma politica e legislativa più diffusa a livello planetario ed è adottata dalle più moderne democrazie, particolarmente in occidente.
Questo punto non ricorre troppo spesso nei dibattiti inerenti la riforma del Senato, ed invece sarebbe opportuno sottolinearlo a mio giudizio.
L'obiezione a questa osservazione potrebbe certo essere questa: ma qui non vogliamo togliere il bicameralismo, soltanto il bicameralismo perfetto.
Sulla carta è questo che si dice sì, ma il fatto è che questa riforma del Senato sembra non sapere bene dove andare a parare, è poco chiara, affrettata, lede alcuni principi fondamentali come il diritto dei cittadini ad esprimersi, il diritto dei senatori di ricevere una indennità, la forte riduzione di rappresentatività, e forse lo fa con una certa consapevolezza, cosa da appurare naturalmente ma fortemente sospetta.
Cosa intendo dire? Intendo dire che quando una cosa è fatta male presta il fianco a varie critiche che finiscono per costituire la base d'accusa  da cui partire per giustificare il suo smantellamento totale. Qualcuno potrebbe infatti dire: il Senato con questa riforma è divenuto una  cosa  insulsa, tanto vale toglierlo.
Così l'affermazione secondo la quale non si vuole togliere il bicameralismo ma soltanto il bicameralismo perfetto, lascerebbe ben presto scoprire altri altarini, e si dimostrerebbe nei fatti un tentativo malcelato di arrivare al puro monocameralismo, forma assai meno in voga soprattutto in occidente.
Quindi ribadire che il bicameralismo è la forma politica più in voga non è un mero esercizio di retorica ma un'utile affermazione da opporre a chi cerca per gradi e forse un po' nascostamente di arrivare al monocameralismo.
I difetti di questa riforma inoltre potrebbero servire a qualcuno per dire: la sproporzione tra il numero dei senatori e quello dei deputati è oggi tale che diviene necessario diminuire anche il numero dei deputati. E via con altri tagli alla rappresentatività.
E di questo passo si rischierebbe di  dissolvere le istituzioni del nostro Stato, o le si indebolirebbero a tal punto da renderle più permeabili alle influenze esterne e alle ingerenze di ogni tipo. In altri termini le nostre istituzioni procedendo per gradi e consequenzialità finirebbero per essere ridotte al lumicino.
La nostra Costituzione è un capolavoro di inestimabile valore e le cose al suo interno sussistono in relazione tra loro in modo così coerente ed omogeneo che cambiare qualcosa di sostanziale al suo interno diviene un fattore di cambiamenti a cascata e nessuno è in grado di prevedere esattamente quale tipo di terremoto rischierebbe di vivere la nostra Costituzione.
Ne verrebbe certamente snaturata nella sua struttura e natura genetica.
E' abbastanza scioccante assistere all'acclamazione a salvatori della Patria di chi volente o nolente sta smantellando il  lavoro cosciente dei veri e autentici salvatori della Patria: De Gasperi, Piero Calamandrei, e tutta l'assemblea Costituente.
Ed è altresì scioccante vedere come, mentre i processi di smantellamento procedono in vario modo sotto i riflettori delle telecamere e catalizzano l'attenzione di tutta l'Italia, ben più in sordina quello che dovrebbero essere l'oggetto principale dell'attenzione del governo, cioè a dire il debito pubblico, si impenna incredibilmente in soli quattro mesi , trasformandosi probabilmente in credito privato per pochi privilegiati, che certo ringrazieranno i loro concittadini italiani che pagheranno il prezzo di tutto questo, e ben più di ottanta euro.
Evviva la solidarietà sociale!
 

venerdì 20 giugno 2014

Sulla riforma del Senato

Sulla riforma del Senato ci sarebbe tanto da dire, così tanto che non è possibile farlo in un solo articolo, rischierebbe di essere troppo pesante. Per oggi vorrei far riflettere sul concetto di rappresentatività e di sovranità popoloare, cioè su due cose che rischiano di essere spazzate via da questa riforma del Senato.
In termini generali se vuoi una buona rappresentatività devi garantire un alto numero di rappresentanti.
La Democrazia diretta è in un certo senso la partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni dello Stato, come se fossero tutti parlamentari.
Nella difficoltà di fare questo in una grande Nazione come l'Italia ( 60 milioni di cittadini sono pur sempre un bel numero) la scelta è stata verso la Democrazia rappresentativa. Ma rimane il concetto puramente matematico ( ed in questo senso incontrovertibile, poiché la matematica non è una opinione) che più alto è il numero dei rappresentanti e più alta è la rappresentatività.
Così una Democrazia rappresentativa con un alto numero di rappresentanti è il miglior compromesso per venire incontro alla Democrazia diretta.
Chi vuole diminuire il numero dei rappresentanti allora dice: e i costi?
La Democrazia e la rappresentatività hanno inevitabilmente dei costi, mna questi costi  sono tra l'altro circolazione di denaro, e la circolazione di denaro è un bene per il Paese non un male, perché la vera ricchezza del Paese è la circolazione del denaro appunto.
Naturalmente sui costi si può intervenire in vario modo e delle rettifiche sono possibili ma non c'è solo l'argomento della riduzione del numero dei Senatori per farlo, dal momento che implica come dicevo anche una riduzione della rappresentatività. Meglio concentrarsi su altri fattori
Piuttosto chiediamoci se nel recente passato un certo lasciar fare negli sprechi di denaro, il chiudere un occhio, fare gli gnorri su certe situazioni, su certi abusi e certi reali sprechi di denaro non sia stato funzionale a gettare un certo discredito sulla politica, così da strumentalizzare questo stesso discredito per giustificare smantellamenti altrimenti improponibili, ( perchè, è inutile nasconderselo, il male dell'Italia è del tutto evidente che non sta nel Senato),  e sì da assecondare un sentimento popolare o populista di avversione nei confronti della stessa politica da sfruttare per una riduzione di democraticità e rappresentatività, piuttosto che dei costi.
Vorrei poi far riflettere sul fatto che si parla di sprechi di denaro lasciando intendere che è un argomento di primaria importanza ma questa primaria importanza diviene secondaria quando si tratta di affrontare l'argomento del debito pubblico che è il vero e proprio spreco di denaro Italiano.
Non si dice niente nemmeno dei 50 miliardi di euro che dall'Italia sono finiti nelle casse dell'ESM.
I costi del Senato sono niente a confronto credetemi, niente, pure e semplici noccioline.
Così mentre da un lato si smantella con la scusa dei costi un simbolo importantissimo della nostra storia e della nostra Nazione, che ha per altro l'importante funzione di riequilibrare gli eventuali eccessi della Camera, mentre si smantella cioè il Senato, la cui origine Romana giova ricordare, dall'altro si continua a costruire delle Super Strutture europee ( vedi ESM ) nel totale silenzio, senza informarne i cittadini, infatti quasi nessuno sa della costruzione di questo organismo.
Ci sono degli argomenti che proprio non riescono a comparire in televisione, o che lo fanno raramente ed è molto spiacevole e frustrante vedere che questi argomenti non vengono minimamente toccati.
E' davvero troppo chiedere che lo si faccia? E' davvero troppo chiedere di informare i cittadini?
Coloro che pensano che la politica sia il luogo del confronto, perché non si confrontano anche su questi argomenti?
Io credo che coloro che ritengono che la politica sia confronto e partecipazione saranno propensi certamente a ritenere che sia giusto aiutare il confronto e la partecipazione di tutti i cittadini alla costruzione dell'Europa informando anche su questi argomenti.
Viceversa sulla riforma del Senato si sentono dire molte cose ma sintetizzando, il concetto che sembra passare è sostanzialmente questo:
la Democrazia è in crisi, aiutiamola rendendo non elettivo il Senato!
Inutile dire che non sono minimamente daccordo con questa tesi, anzi sono del tutto allibito e quasi incredulo, sconcertato. Quale concezione della Democrazia potrà mai essere quella che ritiene che la si rafforzi privando i cittadini del diritto di voto, del diritto di eleggere i propri rappresentanti?
Oltretutto questa tesi è diametralmente opposta allo spirito espresso dall'art.1 della nostra Costituzione Repubblicana, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo. Ma se il popolo non potrà più esprimersi come eserciterà la propria sovranità?
Io spero che ci si renda conto della gravità di certe affermazioni, della contraddittorietà insita nelle stesse.
Così ribadisco la convinzione secondo la quale la stessa Costituzione è in pericolo.
Spero sinceramente nella mobilitazione del mondo civile e democratico in difesa della nostra Costituzione, della nostra storia e dalle nostre conquiste!
La nostra Costituzione non ha impiegato per nascere il tempo che l'Assemblea Costituente ha impiegato per redigerla, approvarla e promulgarla, no, la nostra Costituzione non è soltanto la risposta alla seconda guerra mondiale ed al fascismo, no, la nostra Costituzione è nata dall'esperienza storica millenaria di un intero popolo e ne condensa tutta l'esperienza.
E' avvilente notare come queste conquiste potrebbero essere spazzate via con tanta semplicità, da un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale e con maggioranze allargate nate tradendo le dichiarazioni elettorali.
Auguriamoci che ciò non accada.
Seguiranno altri articoli sull'argomento.


mercoledì 18 giugno 2014

Salviamo la Costituzione

Il contesto politico nel quale l'Italia si trova attualmente ad essere inserita sembra proprio progredire in modo innarrestabile verso una progressiva spoliazione della sovranità nazionale, segnatamente in materia di politica economica, cioè in un settore capace da solo di influenzare in modo decisivo tutti gli altri.
E' abbastanza frustrante e spiaceole notare che questi argomenti raramente vengono posti al centro di trasmissioni che si occupano di politica, pur essendo così importanti, e anche quando lo si fa non si approfondisce l'argomento.
Così molti cittadini rimangono esclusi da una presa di coscienza di questa situazione e non riescono a formarsi una opinione propria sulla stessa, pur subendone gli effetti negativi.
Non riuscendo a formarsi una opinione propria ma subendo gli effetti negativi di questa spoliazione essi tendono necessariamente ad ancorarsi a ciò che sembra la soluzione ai propri mali, la più visibile e immediata possibile, come per esempio gli 80 euro in busta paga.
Tuttavia questa spoliazione c'è e la si sente, e gli 80 euro non servono di certo ad arrestarla.
In questo quadro politico si nota poi, anche a livello internazionale, il sussistere di dinamiche politiche ed economico-finanziarie che sembrano muoversi al di fuori di una concezione forte di Stato di Diritto, e che tendono così volenti o nolenti, consapevolmente o no, a ripristinare una sorta di legge del più forte.
Ma l'Italia nel corso della sua lunga storia, avendo attraversato molti momenti e molte esperienze storiche, politiche e sociali, anche molto diversificate tra loro sotto molti punti di vista, è riuscita a fare tesoro di queste e a condensarle in una Carta, quella Costituzionale che contiene tutti i diritti fondamentali e tutto ciò che serve per affrontare il futuro, ed anche gli anticorpi capaci di fare fronte a derive autoritarie che tanto danno hanno provocato anche nel recente passato.
La vera grande risposta che l'Italia può dare al mondo che cambia al di fuori di una concezione forte di Stato di Diritto è esattamente la propria Carta Costituzionale, purché non venga stravolta naturalmente, processo cominciato con l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.
La vera risposta che l'Italia può dare alla spoliazione di sovranità è sempre la Costituzione.
E' la Costituzione il vero tesoro di cui disponiamo ed è un tesoro immenso, è con questa che l'Italia potrebbe ritrovare lustro e vigore, Democrazia e giustizia anche a livello internazionale.
Serve soltanto che ci se ne renda conto.
E' con questa che l'Italia può affrontare le pericolose derive che l'affermazione della legge del più forte potrebbe rappresentare.
Le riforme costituzionali sono cosa molto delicata e non possono essere fatte senza una legittimazione politica specifica e autorevole.
La Costituzione rappresenta la fonte delle fonti del diritto e non può essere cambiata da un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta, e delegittimata anche sotto altri punti di vista.
Scambiare le Europee per elezioni politiche italiane fa certo comodo ma non è legittimo, si tratta di due cose molto diverse che si affrontano di conseguenza molto diversamente.
La Costituzione è esigente, molto esigente, occorre uno sforzo per aderirvi, e probabilmente chi non vuole compiere questo sforzo è più propenso a cambiarla che ad osservarla.
Ma molti dei mali che l'Italia sta vivendo oggi nascono propria da questa inosservanza, dalla scarsa attenzione che gli si rivolge, e dal non volersi sforzare nella sua applicazione.
L'immenso lavoro dell'asseblea Costituente rischia di essere spazzato via.
E' triste ed angosciante assistere alla distruzione di un simile gioiello che è un bene per il mondo intero, non solo per l'Italia!!!

lunedì 2 giugno 2014

L'Ue non tema la ricchezza di pensiero

E' ancora in auge l'abitudine secondo la quale non appena qualcuno mette in discussione qualcosa dell'attuale assetto e delle attuali politiche dell'Ue, viene immediatamente tacciato di anti-europeismo, di essere uno che vuole sfasciare.
Credo che si tratti semplicemente di un atteggiamento aggressivo, estremamente aggressivo, così aggressivo da configurarsi per certi versi come violento. E' un atteggiamento che è piuttosto in sintonia con certe politiche economiche dell'Ue dello stesso tenore, che mal sopportano e mal digeriscono le critiche.
Eppure se non si trova uno spazio per un pensiero critico dove andremo a finire?
L'accusa di anti-europeismo è per sua natura fortemente mediatica, nel senso che si presta molto bene ad essere veicolata dai tempi rapidi dei mass-media, ed ha un suo ritorno quasi scientificamente certo in termini di consenso, anche perché nella logica delle parti, colui che accusa qualcuno di essere 'anti' qualcosa, si presenta di contro come colui che è 'pro', che è favorevole a qualcosa, in questo caso all'Europa.
Ma cosa significa essere favorevoli o contrari all'Europa? E' chiaro che si tratta di un argomento talmente vasto che nella tempistica 'pubblicitaria' di certe trasmissioni, e con maggior forza in certi servizi tagliati su misura, l'argomento non può essere sviscerato in ogni sua sfumatura, e si rimane sovente sulla superficie. Rimangono gli 'anti', e per evocazione dialettica rimangono i 'pro'.
Questo 'anti' posto davanti ad 'eurpeista' è già di per sé quindi intriso di un suo alone talmente negativo che nalla mente dell'ascoltatore fa già da solo nascere una certa avversione nei confronti di colui al quale questa facile etichetta viene posta. Per via di questa consapevolezza immagino che la si usi così spesso e volentieri questa espressione che in realtà non dice nulla di concreto.
Infatti coloro che vengono tacciati con tanta superficialità di anti-europeismo, a ben guardare hanno il solo torto di avere idee diverse sull'Unione europea, ma questo non è certo un delitto.
Avere opinioni diverse è legittimo, anzi perfino doveroso.
Viene insegnato anche nella scuola. Offrire soluzioni diverse ad un medesimo problema è una capacità frutto della pedagogia del 'pensiero divergente'; l'Illuminismo propugnava l'uso della ragione come mezzo per sottrarsi all'ombra dell'ignoranza e anche all'omologazione del pensiero che ne rappresenta un aspetto, alla piattezza stereotipata, alla visione unica e imposta della realtà.
Immanuel Kant suggerisce di formarsi opinioni proprie in modo indipendente da influenze eccessivamente pervasive, ed è chiaro che la lista degli esempi sarebbe estremamente lunga.
E' mai possibile che nell'Ue si chieda di rinunciare a tutta questa ricchezza?
Ci siamo dimenticati che omologazione del pensiro fa spesso rima con dittatura?
L'accusa di anti-europeismo se vagliata con attenzione finisce così per apparire del tutto inconsistente e addirittura strumentale e potrebbe essere rivolta e riproposta tale e quale, del tutto legittimamente nei confronti di coloro stessi che ne fanno un uso così vasto. Questione di punti di vista!

lunedì 26 maggio 2014

Commento alle elezioni europee

Affluenza al 57,2 % degli aventi diritto al voto che in Italia ammontano a circa 50 milioni di persone.
Oltre il 6 e mezzo % circa di voti letteralmente cestinati, corrispondenti a quasi 1 890 000 voti.
Si è parlato di sconfitta del m5s, tuttavia non c'è stata una sola analisi politica tra quelle che ho ascoltato che abbia posto l'accento sul fatto che era la prima volta che il movimento si presentava alle europee e che il primo risultato è stato del 21,18 %! Quanti movimenti o partiti possono dire di aver esordito nello stesso modo? Certo il confronto con le politiche vede una inflessione ma non il disastro che si vuol far credere ed il movimento è la seconda forza politica del Paese.
In ogni caso lodevole l'ammissione di sconfitta da parte del suo portavoce principale.
Probabilmente alcuni toni durante la campagna elettorale non sono stati troppo indovinati.
Personalmente sono sempre contrario alle offese personali, sono sbagliate in sé e per sé e poi preannunciano quasi sempre sconfitte. Sono gli argomenti che bisogna mettere in campo, magari anche con toni aspri e accesi, ma sempre con rispetto e comunque rimanendo su quelli senza derogare!
Il PD ha vinto indiscutibilmente e questo mi spinge ancora una volta a riflettere su quanto sia difficile far comprendere per mezzo di chi e come si è arrivati all'austerità.
Credo infatti che il risultato di queste europee in Italia premi l'austerità, chi l'ha voluta e chi  l'ha votata.
Ma probabilmente bastano 80 euro in più in busta paga per far dimenticare tutto.
Ha vinto il Fiscal Compact, il trattato ESM, il Pareggio di Bilancio in Costituzione.
Per questo mi sento personalmente sconfitto, perché anche se con mezzi modesti ho cercato di sostenere la battaglia contro questi strumenti dell'austerità. Ma credo che abbia perso anche il buon senso e che ancora abbia vinto la vecchia politica, il maquillage, la politica che parla di populismo quando c'è da rivolgere questa accusa a chi critica costruttivamente certe opinabilissime scelte europee tecnocratiche, e che non si ricorda il significato di questa espressione quando si compiono operazioni realmente populiste e demagogiche ( vedi gli 80 euro in busta paga appunto) per avere un ritorno elettorale garantito.
Che cosa significa che non dovevano essere dati questi 80 euro?
Assolutamente no, è bene che siano stati dati! E anzi, magari fossero stati 100 o 120, ancora meglio, ma la modalità con la quale ciò è avvenuto lascia pochi dubbi sia sullo stile sia sullo scopo elettorale dell'operazione, mentre ne lascia molti sull'effettiva possibilità di rilancio per il Paese. Ci sono opinioni discordanti poi ma ci sono serie segnalazioni del fatto che ciò che viene dato in busta paga, venga poi tolto sotto forma di tassazioni. Vedremo!
Solo che la prima cosa è appariscente, e la seconda quasi invisibile.
Quindi? Quindi è la vecchia politica!
E intanto infatti i dati parlano chiaro. La disoccupazione aumenta, il debito pubblico aumenta spaventosamente (quasi nessuno ce lo dice), il PIL scende ( ma niente paura arrivano i nuovi parametri ad aggiustare le cifre del PIL a puntino! E poi c'è chi dice che l'attuale governo non riceva aiuti!) e a livello macro economico ci sono miliardi di euro che lasciano lo Stato per confluire nelle casse dell'ESM. Tutte conseguenze derivanti da scelte compiute dallo stesso PD che ha vinto le elezioni. Com'è possibile tutto ciò?
Io ho sempre da rivolgere la stesse domande, sono ripetitivo: da dove sono stati presi questi soldi?
Sono stati presi a debito? Se si, chi paga poi il debito?
Sarà maggiore o minore il gettito del  debito rispetto a quello degli 80 euro in busta paga?
Quanti euro si potevano mettere in busta paga con la cifra in esame ( circa 50 mld di euro per ora, ma sono destinati a crescere!)?
Non ho ancora ottenuto risposte, certo non posso pretendere che queste domande varchino una soglia abbastanza ristretta, quella dell'affluenza modesta in rete al mio personale Diario Elettronico.
Ma continuerò a porle e spero di ottenere delle risposte, spero anche che, come me, comincino a porle molti altri cittadini, e a porle a se stessi e ai propri rappresentanti gli elettori del PD.
In ogni caso questo risultato elettorale non legittima né ribaltoni, né un Parlamento eletto con una legge incostituzionale; questo risultato non legittima chi si sente investito di autorità costituente.
Adesso è un momento di ebrezza e gli animi sono sovreccitati, ma quando si tornerà ad un clima più sobrio e la sbornia, passatemi il termine, sarà finita, la realtà dei dati esposti sopra tornerà in tutta la sua schietta evidenza e ci sarà poco da festeggiare!!!
In oltre il 40% del 57,2 % degli aventi diritto al voto che cifra fa?
il 57,2% di 50 milioni fa 28 milioni e seicentomila; il 40 % di 28 milioni e seicentomila fa 11 milioni
e 440 mila, cioè poco oltre il 17 % degli italiani.
E' una vittoria del PD certo sì, che prudentemente si era tenuto ben sotto nelle aspettative, pur sapendo probabilmente che certe dinamiche erano in corso. A questa vittoria contribuiscono certo i voti di elettori che prima votavano Forza Italia e Lista Civica, cioè voti di centro-destra e che sono confluiti al PD. Abbastanza sintomatico!
Il successo del PD si spiega con lo svuotamento dei voti di FI e di Scelta Civica.
E giusto o non è giusto quindi chiedersi se il PD abbia o non abbia svoltato a destra?
Anche qui sono in attesa di risposte! E giusto chiederselo o si fa peccato?
Le opinioni di questo tenore si moltiplicano e questo dato elettorale certamente contribuisce a rafforzarle pesantemente.
Io credo che l'unica vera sinistra in Italia sia attualmente la lista Zipras e SEL che la appoggia.
Gli elettori di sinistra riflettano su questo se è troppo oneroso riflettere sull'austerità voluta e ottenuta da tutta questa maggioranza allargata, mista, salvo poi andare a dire che la si vuol combattere, vestendo un abito diverso. Vedremo se sarà effettivamente combattuta.
In ogni caso mentre in Europa si affermano le forze euro-critiche ( euroscettici, diverso-europeisti, contestatori dell'austerità, e forze tendenzialmente nazionaliste) in Italia succede il contrario, vince l'austerità, chi l'ha voluta, l'architettura del passato, chi fa defluire ingenti quantità di denaro fuori dal Paese.
E dovremmo festeggiare? Io non festeggio, e sarebbe meglio che tutti quanti reiflettessero seriamente sul pericolo di avallare politiche di questo tipo!
Queste elezioni poi vengono interpretate come elezioniu politiche nazionali quando sono elezioni europee.
Allargando quindi lo sguardo al contesto europeo si può certo notare come quando in Europa la sinistra si avvicina alle politiche di destra paghi in ternini elettorali. In Italia succede il contrario, quando la sinistra si avvicina alla destra vince.
In Europa si affermano le forze che criticano l'austerità ( vedi Grecia, Inghilterra e Francia ), in Italia ( dobbiamo sempre essere originali) vincono le forze che l'hanno voluta! Com'è possibile?
Comunque sia, nonostante il risultato ampio sul piano numerico a livello nazionale, in Europa il gruppo al quale appartiene il PD, non vince!
E' davvero una vittoria quindi? E se si, di chi, dell'austerità?!

giovedì 22 maggio 2014

PER CHI VUOLE VERAMENTE VOTARE A SINISTRA NON C'E' CHE TSIPRAS!!!

Smettiamola per favore di chiamarla sinistra radicale!
Chiamiamola semplicemente sinistra, l'unica sinistra che c'è attualmente in Italia!
E' la sinistra di Tsipras!
Una sinistra che cerca di rimettere il cittadino in quanto uomo, al centro dell'interesse della politica secondo la migliore tradizione umanistica. Una tradizione che affonda le sue radici fin nell'antica Grecia.
In Italia c'era una sinistra, che però è stata lentamente e quasi impercettibilmente traghettata a destra nel corso degli ultimi venti anni.
Chi ha fatto questo, se è vero come è vero che è riuscito a farlo senza che la sedicente sinistra se ne sia nemmeno accorta, ha del genio politico naturalmente ma si tratta chiaramente di un genio politico non di sinistra.
Per tutti quelli che riconoscono con onestà intellettuale che ciò è effettivamente avvenuto e si sentono delusi da questo, si apre adesso questa possibilità rappresentata esattamente da Tsipras.
Quindi se qualcuno intenzionato a votare a sinistra mi chiedesse chi votare, non avrei dubbio alcuno e gli direi: TSIPRAS, E' L'UNICA SINISTRA CHE C'E'!!!

mercoledì 21 maggio 2014

A QUESTE EUROPEE VOTA CONTRO CHI FIRMA CAMBIALI IN BIANCO A TUO DANNO!!!

Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee.
Questa è una occasione da non perdere, un' occasione per far capire a chi firma cambiali in bianco sulle nostre spalle che non può farlo, che non ne ha il diritto, che non ne ha l'autorità, che non ne ha il mandato.
Chi si stia chiedendo a cosa mi riferisco legga quanto segue:

                                                             TRATTATO ESM 

ARTICOLO 8
Stock di capitale autorizzato

1. Lo stock di capitale autorizzato del MES ammonta a 700 000 milioni di EUR. Esso è suddiviso in sette milioni di quote, ciascuna del valore nominale pari a 100 000 EUR, sottoscrivibili in conformità al modello di contribuzione iniziale di cui all’articolo 11 e calcolato nell’allegato I.
( nota bene: 700 miliardi di euro, nota mia)

Vedi se vuoi 2 e 3...

4. I membri del MES si impegnano irrevocabilmente e incondizionatamente a versare la propria quota di capitale autorizzato in conformità al modello di contribuzione di cui all’allegato I. Essi provvedono in tempo utile al versamento delle quote di capitale richiamato secondo le modalità stabilite nel presente trattato.

( nota bene: irrevocabilmente ed incondizionatamente! Dico, irrevocabilmente ed incondizionatamente!, nota mia)

Vedi se vuoi 5...
Vedi se vuoi anche gli ARTICOLO dall' 1 al 7 e il 9...

ARTICOLO 10
Adeguamenti del capitale autorizzato

1. Il consiglio dei governatori riesamina periodicamente e, almeno ogni cinque anni, la capacità massima erogabile e l’adeguatezza del capitale autorizzato del MES. Esso può decidere di adeguare il capitale autorizzato e di modificare di conseguenza l’articolo 8 e l’allegato II. Tale decisione entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l’avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili. Le nuove quote sono assegnate ai membri del MES in conformità al modello di contribuzione di cui all’articolo 11 e all’allegato I.
(nota bene: modificare l'articolo 8 e l'allegato II, nota mia)

Vedi se vuoi 2 e 3...

E adesso vediamo l'allegato II per ciò che concerne l'Italia: 


Membro del MES                            Numero di quote                      Sottoscrizione di capitale
                                                                                                                 ( in euro)
Repubblica Italiana                              1 253 959                                  125 395 900 000




125 395 900 000 euro; trattasi di oltre 125 miliardi di euro, una cifra enorme che il MES in base all'art. 10 può decidere di aumentare a proprio piacimento!
Non somiglia ad una cambiale in bianco?
Pare che già una cinquantina di mld di euro siano stati dati al MES e intanto il debito pubblico aumenta, il PIL scende e nessuno dei nostri governanti ci dice da dove sono stati presi questi soldi, magari a debito. Una bella genialata!

Elettore tu puoi mostrare finalmente la tua indignazione per questo salasso potenzialmente illimitato, per chi lo ha ratificato sulle tue spalle!
Tu che sei indeciso e non sai chi votare, fai uno sforzo e scegli di andare a votare contro chi firma e ratifica trattati salasso come questo, senza nemmeno informarti! Scegli di votare contro chi non ti ritiene degno di sapere queste cose! Ne sapevi qualcosa?
Pensaci potresti dare una aiuto concreto alla Democrazia!
Se vuoi sapere chi ha approvato la ratifica di questo salasso potenzialmente illimitato sappi che dell'attuale maggioranza tutti l'hanno approvato, ed anche l'ex PDL!
Se vuoi aiutare la Democrazia scegli di votare qualcosa di nuovo!!!
Da parte mia un GRAZIE INFINITO!

venerdì 16 maggio 2014

A questa Europa chiediamo equilibrio, misura e garanzie!!!

Ebbi modo di incontrare personalmente il Presidente Martin Schulz nell'agosto del 2012 a Sant'Anna di Stazzema. Allora ebbi modo anche di porgli una domanda. Non ricevetti una risposta a mio giudizio pertinente, anzi, per come la vedo io, praticamente non ricevetti risposta. Il tutto avvenne all'interno di una conferenza stampa e le cose andarono più o meno come segue.
Sul finire della conferenza stampa ricevetti gentilmente la parola, cosa di cui ancora ringrazio non essendo io un giornalista accreditato ma un semplice gestore di un blog, di un Diario Elettronico.
Dopo aver ringraziato e salutato le autorità presenti introdussi la mia domanda così: rispetto al trattato ESM si ha l'impressione di rimanere molto sulla superfice e di andare avanti a promuoverlo a suon di spot pubblicitari che, come sappiamo, essendo fatti per vendere spesso riescono a vendere effettivamente ciò che promuovono.
Ma cosa sappiamo esattamente del contenuto di ciò che viene  promosso, del contenuto dell'ESM stesso?
Poco o niente!
Le persone non sono informate, e questo perchè non sono adeguatamente informate proprio da coloro che invece dovrebbero farlo, e nel migliore dei modi.
E allora ecco la mia domanda che ovviamente verte sull'ESM:
signor Presidente Schultz, il trattato ESM secondo lei, contiene delle clausole vessatorie nei confronti degli stati che vi aderiscono, oppure no?

La risposta contenva dati, numeri, percentuali relative a tassi di interesse, relative alla Banca Centrale Europea  e ad altre banche, numeri che adesso non saprei neanche ricordare e che anche per questo naturalmente non citerò, anche per non incorrere in errori.
Ma sostanzialmente non ebbi risposta alcuna alla mia domanda!
Così feci notare al gentile Presidente che sostanzialmente non satava rispondendo alla mia domanda, ma purtroppo non si ebbe un seguito nella discussione.
Si poteva rispondere con un si, con un no, con un non so, oppure argomentando una risposta con una maggiore pertinenza, e invece si è preferito in qualche modo non rispondere a questa domanda.
E' chiaro che chi ha posto la domanda crede fermamente che vi siano delle forme di vessazione contenute nel trattato e molti altri errori e che per questi un simile trattato non abbia diritto di albergare in una unione che sostenga il primato dello Stato di Diritto.
Tuttavia la domanda non assume la connotazione di una domanda retorica, perché punti di vista dissimili possono sempre sussistere ed è importante appurare in quali punti e quanto.
Naturalmente se poi addirittura la risposta fosse stata un sì, cosa che auspicavo ( ma che non osavo prospettarmi come realistica ) ecco che vi sarebbe stata perfino sintonia.
Quindi la domanda, per quanto evidentemente scomoda, aveva - ed ha tutt'ora - una sua precisa importanza e pertinenza, tendendo chiaramente ad appurare se il ricevente condivide questa opinione oppure no.
Purtroppo però come sto dicendo, questo non è stato possibile appurarlo.
Il trattao ESM su cui verteva la domanda istituisce un organismo omonimo in cui all'art. 10 viene concesso di modificare l'art. 8 e l'allegato II, cioè da carta bianca sull'ammontare del gettito che i singoli stati dovrebbero versargli, come una specie di cambiale in bianco.
Ora, dal momento che qualsiai contratto o trattato chieda di fare una cosa del genere è generalmente considerato vessatorio nei confronti di chi subisce la richiesta di gettito,  in sostanza il trattato stesso acquista la fisionomia di un contratto capestro, e visto e considerato che i contratti vessatori o capestro non hanno diritto di sussistere in uno Stato di Diritto, ne consegue che un simile trattato non dovrebbe avere a rigor di logica diritto di albergare in una unione che si imposti sul Diritto.
Io ripropongo ancora questa stessa domanda, la ripropongo a tutti coloro che hanno approvato la ratifica dell'ESM, in pratica a tutti partiti che fanno parte di questa attuale maggioranza allargata, e la ripropongo ancora idealmente al Presidente Martin Schulz, e se possibile la ripropongo con maggior vigore perché questa domanda acquista oggi un peso maggiore essendo il presidente Schulz candidato alla presidenza della
Commisione Europea, un ruolo politicamente rilevante anche in connessione all'ESM stesso.
A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che chi scrive è un profondo ammiratore della Germania, soprattutto per la cultura che ha sempre saputo esprimere, dalla filosofia alla musica classica, alla letteratura e all'arte in generale, e che non ho alcuna antipatia nei confronti del Presidente del Parlamento europeo.
Non è per questioni personali quindi, ma se un segnale poteva essere dato oggi dall'Unione europea in questo momento in cui per altro ci avviciniamo alle elezioni, era quello di andare verso una aperta affermazione delle garanzie e non verso l'adiacenza al più forte.
Infatti la Nazione più forte in Europa sappiamo tutti che è la Germania, dunque se vuoi essere garantista, tu  che scegli le candidature fai almeno in modo che queste vadano nella direzione del riequilibrio delle forze.
Invece anche in Italia tutta una certa sedicente sinistra ( che oramai molti ritengono essersi trasformata in una seconda destra!) appoggia la candidatura di un presidente che ha la nazionalità del Paese più forte, rinunciando in partenza non solo ad una rappresentatività personale maggiore ma anche a qualsiasi altra ipotesi e forma di riequilibrio sul piano continentale, e a qualsiasi forma di garanzia anche per gli altri Stati.
Sono le stesse forze che dicono in televisione di voler cambiare l'Europa, e che poi invece appoggiano lo statu quo dell'Ue in uno dei suoi rappresentanti e architetti.
Oltretutto con gli ultimi governi italiani negli ultimi anni abbiamo visto avallare le politiche dell'austerità, molto sostenute e sponsorizzate dalla stessa Germania e che la stessa sa far ben indirizzare a proprio vantaggio, mentre in Italia creano disagi a non finire.
Così non sembra certo destituita di fondamento l'opione secondo la quale questi stessi ultimi governi italiani siano stati per certi versi filo-tedeschi più che filo-europei o filo-italiani.
Qui invece, contrariamente a certe dichiarazione, siamo ancora di fronte all'affermazione del pensiero unico sull'Europa, a quell'adiacenza ad una architettura europea che sta facendo acqua ovunque e che nonostante stia facendo acqua ovunque si continua ad appoggiare per partito preso nelle scelte politiche, salvo poi andare in TV a dire che si vuol cambiare e accaparrarsi qualche voto di protresta magari.
Purtroppo ancora una volta dobbiamo constatare che siamo di fronte alla vecchia politica, ai vecchi stratagemmi, al dire una cosa e farne un'altra. Per me è molto difficile capire come i cittadini italiani possano appoggiare forze politiche che li marginalizzano, li provincializzano, che creano precarietà, che danno esorbitanti quantità di denaro ad organismi di dubbia utilità e democraticità ( probabilmente indebitandoci ), privando i propri concittadini di serie politiche economiche, sociali e industriali per il rilancio del Paese.
E intanto il PIL scende.
Se vogliamo cambiare non possiamo appoggiare i vecchi partiti.
C'era una occasione per dimostrare di aver cambiato veramente e sinceramente opinione rispetto all'approvazione del trattato ESM, del Fiscal Compact, dell'assurdo Pareggio di Bilancio in Costituzione, c'era una occasione per dimostrare di aver cambiato rotta e invece ecco che si preferisce appoggiare un rappresentante di questa architettura europea e del disastro che sta causando, dimostrando di fatto di essere sulla stessa linea e di non voler cambiare.
Non c'è riequilibrio, e non sembra di andare verso politiche di garanzia, non c'è ascolto.
Evidentemente poi in Italia non si sente nemmeno l'esigenza di smentire le tesi secondo le quali questi ultimi governi sembrano andare nella direzione di appoggiare la Germania a discapito di se stessi, dell'Italia.
Ma evidentemente in Germania sono più patriottici di noi e sanno fare un gioco di squadra molto migliore di quello che sappiamo fare noi. Infatti a tale proposito è difficile prendersela con la Germania che fa il proprio gioco. Siamo noi che non sappiamo fare il nostro interesse e facciamo quello della stessa Germania, solo che molti non se ne rendono conto.
Se c'era una cosa di cui proprio non si sentiva il bisogno era di dimostrare che in Europa si sta espandendo il verbo della legge del più forte e quindi dell'autoritarismo.
Ci sarebbe ancora molto da dire in proposito, per esempio sul fatto che ( si va dicendo in televisione ma in effetti non sono sicuro che sia cisì) con queste ultime elezioni si elegge direttamente il presidente della Commissione. Si va verso una politica di investitura, mentre personalmente sono favorevole a una politica delle garanzie, l'unica che possa tranquillizzare i cittadini di un mondo che sembra vivere in un Terrae Motus continuo.
E adesso chiediamoci, rispetto a questi cambiamenti elettorali, noi cittadini europei che cosa sapevamo?
Su quali basi è stata presa questa decisione? Quando?
Dov'è la legittimazione democratica di una simile decisione? Come mai non si è sentito il bisogno di indire un dibattito sulla questione?
Come mai non si è sentito il bisogno di coinvolgere la popolazione europea in un dibattito che avrebbe potuto essere proficuo?
Anche qui siamo di fronte ad una evidente svolta autoritaria. Un numero crescente di cittadini europei sembra ricevere l'impressione che questa Unione europea sia sempre più autoritaria poiché sempre meno autorevole e sempre meno democratica. Non è una bella impressione.
Vorremmo che l'Ue ponesse attenzione a queste dinamiche e a questi sentimenti, che non sembra prendere in seria considerazione.
La Germania abbiamo detto sa far bene i propri interessi, ma serebbe stato un bel gesto da parte della stessa Germania aver segnalato lei per prima quanto sarebbe opportuno e necessario esprimere equilibrio anche nelle scelte delle candidature e non creare situazioni di monopolio.
Se l'Ue è una unione in cui alberga lo Stato di Diritto, a certe cose dovrebbe pensare; se questa Unione europea vuole essere veramente democratica non può non pensare che la Democrazia è anche coinvolgimento, partecipazione; non può non pensare che la Democrazia sia anche equilibrio, misura e garanzie.

venerdì 9 maggio 2014

A proposito di correzioni

Può capitare di operare delle correzioni relativamente ad un articolo se è potenziale fonte di fraintendimento, soprattutto se è recente, per esempio l'ultimo scritto. Anche questo deve tuttavia rispondere a delle regole ritengo, ma non affronterò questo argomento adesso.
Ci tengo invece a sottolineare come tra le ragioni per via delle quali adopero il vocabolo "Democrazia" con la maiuscola, vi sia l'intenzione di ribadire l'importanza della stessa, di evidenziarne il profondo significato, facendolo assurgere a dignità di nome proprio, sottolineandolo. Giorgio Vasari lo fece con 'Pittura', 'Scultura', 'Architettura', quelle che chiamava "le tre arti nostre"...
Sempre al sostegno della Democrazia...

Sostenere le critiche costruttive

Sempre al sostegno di chi critica Pareggio di bilancio in Costituzione, Fiscal Compact e Trattato ESM. Qualora vi sia bisogno di conferme...
Già da questi elementi si può sviluppare un discorso interessante e impegnativo, suscettibile di allargarsi al punto da abbracciare tematiche di ampissimo respiro, ivi incluse le dinamiche politiche interne a questa Unione europea sui generis, e quindi alla sua stessa architettura, alla cui costruzione poco o niente hanno potuto effettivamente partecipare i cinquecento milioni di persone che ne sono i cittadini.
Si conosce poco di questa Unione europea. Ecco dove un' azione culturale può svolgere un ruolo importante. Si può cominciare  a frequentare il  sito ufficiale dell' Unione europea, per esempio.
Aggiungo a quanto sopra che il prezzo dell'euro non può essere la Democrazia!
 

mercoledì 7 maggio 2014

Battaglie culturali

La crisi attuale non è solo economico-finanziaria, non è solo politica e sociale, è anche culturale!
Ne deriva che per sortire un risultato positivo la battaglia debba essere anche una battaglia culturale.
Questa battaglia culturale e di emancipazione è molto dura e difficile.
Realisticamente non è possibile pensare che possa risolversi in poco tempo!
Le battaglie culturali sono per loro natura lente, e la fretta, oltre a non essere una buona consigliera, non lascia spazi alla corretta sedimentazione delle nozioni, dei concetti, degli strumenti del pensiero. I processi attraverso i quali il pensiero fa breccia nelle coscienze sono molto complessi e rispondo a proprie dinamiche e tempi fisiologici di sedimentazione appunto. Occorre studio, confronto, approfondimento, poi c'è anche bisogno di lasciare tutto questo e pensare ad altro, anche distrarsi magari e consentire che il tempo svolga il proprio ruolo, e poi inaspettata può giungere una illuminazione! Si ritorna sugli argomenti lasciati con una consapevolezza maggiore.
Ma lo sforzo è necessario, poco o niente avviene senza sforzo.
Chi sa questo e desidera impedire che una corretta sedimentazione avvenga, non ha che da sceglier la fretta!
E' sempre la fretta che impedisce di rendersi conto pienamente del significato di ciò che viene proposto anche politicamente; è sempre la fretta che impedisce la corretta sedimentazione delle informazioni e che esse raggiungano le zone della coscienza.
Questo dovrebbe essere abbastanza semplice da comprendere, magari non immediatamente avvertibile, ma una volta che vi si è posta l'attenzione dovrebbe essere comprensibilissimo.
Occorre una grande unione di intenti per sortire un risultato positivo, in una battaglia culturale, ed anche unire gli intenti non è facile. Le forze del Divide et Impera sono sempre all'erta e pronte a dividere.
Gli italiani hanno bisogno di ritrovarsi uniti in chi maggiormente li rappresenta, forse hanno bisogno
di un nuovo patto sociale, imperniato sui diritti costituzionali.
Purtroppo bisogna dire a malincuore, e bisogna necessariamente riconoscere che da anni questa rappresentatività non c'è.

mercoledì 16 aprile 2014

I dialoghi difficili

Tecnica mista su carta intitolata I dialoghi difficili!
Se questa è la società della conoscenza o dell'apprendimento non lo so esattamente, ma c'è chi la vede così.
Credo che sia figlia però della società dell'immagine che, a mio modesto giudizio è sfociata nella società dell'informazione e della comunicazione in generale, piuttosto ridondante per altro. Il Rococò dell'informazione. 
Nonostante questa ridondanza quantitativa tuttavia le singole notizie o informazioni, intese come insieme omogeneo di dati, sembrano pur sempre risentire della cultura della sintesi, che sintetizza sintetizza, alla fine lascia fuori parti sostanziali degli argomenti. Un tema già trattato anche in passato.
In ogni caso se società della conoscenza è, cionondimeno non sarà difficile notare come in qualsiasi trasmissione di qualsiasi conoscenza è essenziale la comunicazione di informazioni, il legame è evidente.
Non sempre è facile trasmettere informazioni, perfino il dialogo quotidiano può essere difficile...



I dialoghi difficili
tecnica mista su carta
Alessio 2013


venerdì 4 aprile 2014

Qual'è l'apparato formatore di questa Unione europea?

Ci sarebbe bisogno di parlare di misure non convenzionali da parte della BCE, se le banche nazionali redistribuissero il flusso di denaro che arriva loro in modo appropriato?
Ci sarebbe bisogno di parlare di misure non convenzionali se le banche salvate dall'ESM avessero investito nell'economia reale invece che perdere soldi nella fnanza speculativa?
A quale gioco stiamo giocando? Ci sono troppe anomalie...
Ci sono serie difficoltà nei rapporti tra i vari organismi  dell'Unione europea che riflettono le tensioni esistenti tra politica e finanza e l'assenza di una precisa definizione dei ruoli, finendo per denunciare la crisi di un assetto strutturale sui generis che non risponde purtroppo alle esigenze dei cittadini.
E' chiaro che si tratta di questioni grosse.
E la questione dei vincoli di mandato non la solleva nessuno? Ma ci sarebbe bisogno poi di parlare di vincoli di mandato se le banche non dessero la sensazione di fare cartello per costringere la politica in una direzione piuttosto che in un altra?
Non sarebbe necessario ridiscutere tutta una serie di cose a livello europeo?
Sarebbe interessante avere risposte a tutte queste domande. E' chiedere troppo, chiedere di avere delle risposte a queste domande?
Proviamo un po' a rispondere a queste domande prima di parlare di misure non convenzionali!
Costruire non è facile, nessuno lo nega e ci sono errori politici che si manifestano a lungo termine e che forse non era possibile prevedere.
Credo però che l'apparato formatore di questa Unione europea non possa essere il ricatto economico, ma una seria e soprattutto serena scelta politica che solo l'unione di Nazioni libere da ricatti può dare.
Ecco che così si potrebbe parlare veramente di politiche europee e di scelte libere.  

domenica 30 marzo 2014

Di quale status quo stiamo parlando?

A proposito di status quo...o statu quo. La realtà è fatta di molti aspetti, a quale di questi si vorrebbe applicare questo concetto? Si calca l'accento sullo status quo relativamente al Senato dicendo che non deve rimanere così, dando a questa espressione un significato negativo e dispregiativo come se ciò che rappresenta un qualsiasi status quo, cioè una realtà in essere, debba essere solo per questo necessariamente negativo, come se fosse da guardare con disprezzo.
Orbene, se proprio vogliamo trovarne qualcuno da disprezzare, ci sono altri stutus quo da guardare, molto ma molto più interessanti.
Cominciamo a disprezzare quelli che sono veramente dannosi per l'Italia per esempio, quelli che i cittadini hanno manifestamente dichiarato di voler cambiare, come certe politiche europee soffocanti e dissanguanti economicamente parlando.
Quelle stesse politiche che tolgono serenità, dingità all'essere umano e impediscono di fatto il pieno sviluppo della personalità degli individui e anche quello della società in generale.

Ci sono circa 55 mld di euro per esempio dati al famigerato organismo ESM, per farne cosa?
Per farci comprare con strane triangolazioni la Telecom costruita con le tasse di generazioni di italiani?
Non sembra un ottimo affare!
Cominciamo ad assumerci un po' di responsabilità dunque e a rispondere a questa domanda: da dove sono stati presi? Non rischiano di indebitarci se li abbiamo presi a prestito, per esempio?
I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere, dunque...da dove sono stati presi?
Stiamo aspettando una qualche autorevole risposta da parte del governo.
Ed ecco uno status quo da cambiare!
Lo status quo delle tardive risposte,  dell'incapacità di ascolto, quello dei flussi di capitali che lasciano il Paese e lo indebitano.
Da troppo tempo perdura infatti uno status quo, quello che vede appunto uscire dall'Italia miliardi di euro che invece gli sarebbero vitali; da troppo tempo vige e perdura uno status quo, quello che vede le politiche dei tecnici violentare attraverso l'austerità i propri cittadini in nome di un non meglio identificato europeismo monolitico, filo-burocratico e finanziario-centrico che sviscera opinabili teorie economiche come se fossero vangelo, e che vangelo invece non sono.

Quod non fecerunt barbari, fecerunt tecnici!!!

Se dunque dobbiamo guardare a quale status quo mettere mano, mettiamo mano a questo che, questo sì, danneggia veramente il Paese.
Il Senato della Repubblica invece è innocente. Sarebbe forse un torto quello di essere stato pensato per essere una camera "riflessiva", "matura", "pensante"?
Tutta questa velocità a cosa servirebbe poi se non a millantare un astrattissimo dinamismo che nella realtà potrebbe essere capace perfino di peggiorare più velocemente le cose, di impoverirci più velocemente, di toglierci più velocemente dignità?
Ma chi è morto per questo Senato, non è merto in astratto. Provate a parlare a costoro di staus quo!
A proposito di velocità perfino la Bibbia avverte che le mani frettolose corrono al male!
Un detto popolare dice: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi!
Questo è il popolo! Questo è Dio!
Un Senato che non approva il bilancio si dice. Per chi vuole farlo approvare dalla sola burocrazia europea va bene probabilmente! Per chi vuole esautorare il Paese dei residui barlumi di sovranità va bene!
Ma va bene al Paese?
Dal dimezzamento del numero dei parlamentari al dimezzamento del numero dei parlamenti!
Sarà lecito chiedersi se si tratta di un progetto targato 'burocrazia dell'Unione europea'?
Per questi progetti servono le persone giuste!
Possibile che un Paese di 60 milioni di abitanti non riesca ad esprimere una classe dirigente che non sappia soltanto regalare miliardi di euro, indebitarsi e svendere la propria sovranità?
Prendersela col Senato è inutile e dannoso. Prendersela con la Costituzione lo è a maggior ragione.
La Costituzione va solo applicata!
Qualcuno ricorda quanto è costata la nostra Costituzione?
Riascoltiamo Calamandrei:

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione. »

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano,
26 gennaio 1955, Fonte Wikipedia)

sabato 29 marzo 2014

La questione del Senato della Repubblica

Premesso che sono contrario all'inutile riforma del Senato mi chiedo:
con che cosa lo si vorrebbe sostituire il Senato della Repubblica?
Oggi si dice che non è chiaro, ragione di più per adottare un qualche principio di prudenza ed evitare pasticci.
Questo consentirebbe di occuparsi delle vere questioni del Paese. Tuttavia mi chiedo,  prima era chiaro?
Me lo chiedo perché da quei dati che erano emersi sembrava di sì. E sempre riferendosi a quei dati, facendo alcune semplici deduzioni sembrava proprio che lo si volesse sostituire sostanzialmente con il presidio permamanente di un unico partito.
E questo cercando di sfruttare una situazione di fatto favorevole al partito maggiormente radicato sul territorio a livello di amministrazioni locali per imprimere una svolta egemonica alla politica nazionale, una volta per tutte, dopodiché non ce ne sarebbe più per nessuno! Un traguardo potenzialmente appetibile per qualcuno che insegua la volontà di potenza ( che non ha molto a che vedere con la Democrazia).
Dunque adesso pare che non si sappia con cosa sostituirlo. Sembrerebbe la premessa per un classicissimo pasticcio all'Italiana.
Il rischio di una deriva anti-democratica del genere di cui sopra è fortemente presente, estremamente realistico.
Questi sono infatti i rischi che si corrono quando si vanno a toccare con tanta superficialità i gangli più sensibili dello Stato,  quelli che sono stati istituiti esattamente per impedire derive del genere e che quindi una volta rimossi le possono consentire nuovamente, quei gangli che fino ad oggi hanno funzionato benissimo per fortuna.
Toccare il Senato poi è affare costituzionale delicatissimo e della massima importanza.
Lo ribadiamo, è affare costituzionale!!!
Questa maggioranza anomala che si è istituita sulla base del tradimento delle dichiarazioni elettorali e che poi ha visto il ridimensionamento, per usare un eufemismo, della Corte Costituzionale, che ha dichiarato anticostituzionale la legge elettorale con la quale è stata eletta, come può, dicevamo, pensare di avere l'autorità di andare a toccare un organo importante, centrale e storico come il Senato?
Organo col quale si identifica la storia di una intera Nazione.
Ricordiamoci che quando si va a distruggere la memoria storica di una Nazione, segue purtroppo con triste coerenza la distruzione della stessa Nazione, il suo dissolvimento!
Ma poi, chi ha ricevuto l'investitura costituente? Chi si sente effettivamente e sinceramente investito di autorità costituente?
Se qualcuno si sente investito di autorità costituente ce lo dichiari apertamente e schiettamente, ma abbia almeno il buon gusto di essere stato eletto dal popolo.
Si assiste a un paradosso, quello di un intera maggioranza che, eletta con una legge elettorale incostituzionale e formatasi tradendo le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, e per giunta ancora una volta incapace di ascoltare la vera voce del popolo, cosa di cui siamo sempre dispiaciuti,  pretenderebbe di avere i titoli ed i requisiti per autoproclamarsi investita di autorità  costituente!!! 
In un Paese democratico quando un provvedimento o una riforma sono inutili o dannosi, quando i rischi sono maggiori dei vantaggi, quando si violenta la storia, quando si mette a repentaglio la Democrazia stessa, quando questo svia dai reali problemi del Paese, il principio di prudenza deve necessariamente prevalere.
Non può prevalere sempre la dittatura della maggioranza, di una maggioranza che somiglia ogni giornio che passa sempre meno al Paese che dovrebbe rappresentare. Sempre più distante.
Ma poi ,dove risiede l'urgenza di un simile provvedimente? E' semplice, non c'è nessuna urgenza.
La verità è proprio questa, che non c'è nessunissima urgenza perché non è per questo che il Paese soffre.
Sono altre le ragioni della sua sofferenza.
Cerchiamo di renderci conto che non solo questa maggioranza non ha la minima autorità costituente, ma rischia di distruggere una volta per tutte e per sempre l'eccellentissimo lavoro svolto a suo tempo dalla vera ( e veramente rappresentativa) Assemblea Costituente, lavoro svolto per il bene di tutta la Nazione, non di una parte soltanto!!! Cerchiamo di renderci conto che così si riapre la strada a pericolose derive anti-democratiche.
Queste sono questioni troppo importanti per tacerle o per non schierarsi.
Questo progetto di smantellamento del Senato indebolirebbe soltanto lo Stato Italiano senza arrecargli alcun vantaggio. Lo Stato italiano non ha bisogno di essere indebolito ma rafforzato.
C'è una Europa da costruire e se essa non sarà fatta da stati forti sarà costitutivamente debole.
C'è una Europa da fare e se essa non sarà costituita da forti democrazie, la Democrazia stessa sarà a rischio.
Il bicameralismo poi, contrariamente a quanto si va dicendo è la forma più diffusa nei parlamenti di tutto il mondo. Proprio così, la più diffusa!
L'idea di riformare il Senato per velocizzare le scelte politiche sembra poi totalmente in contraddizione con la velocità con la quale si sta privando l'Italia della sua sovranità. A che serve un parlamento veloce quando l'Italia sta venedo esautorata di ogni sovranità, e proprio da coloro che proclamano la bontà delle scelte rapide?
In un clima in cui sempre più persone si accorgono di una drastica inflessione del senso democratico si vorrebbe oltretutto istituire un Senato non elettivo! Dico, non elettivo!
Sapete che cosa significa? Che non sarà votato, che non sarà eletto e costituito dai cittadini, ma ci rendiamo conto?! E se non sarà eletto dai cittadini da chi sarà eletto?
Questo sembra coincidere sintomaticamente col fatto noto a tutti che si è voluta una maggioranza guidata da qualcuno che non è stato eletto.
Come dire? Una cosa fatta a immagine e somiglianza.
E di questo passo dove arriveremo?
E la sovranità del popolo sancita dalla Costituzione della Repubblica dove la mettiamo?
Questa attuale classe diregente ha una consapevolezza di ciò che l'Art. 1 della Costituzione significhi?
Ha una vera consapevolezza, una percezione precisa del significato dell'Art.1 della Costituzione?
Ma perché dobbiamo sempre mettere in discussione diritti che dovremmo dare per acquisiti una volta per tutte e per sempre? Che senso ha? Serve solo a dividerci e dividerci serve solo ad indebolirci.
Stiamo mettendo a repentaglio i fondamenti stessi della nostra Democrazia.
Una conquista importante per la Democrazia va sempre mantenuta altrimenti anziché progresso avremo regresso, regresso politico e sociale.
E' inutile e dannoso poi farsi prendere da smanie alimentate da opinioni del tipo: se non si fa ora non si fa più! Siamo particolarmente dispiaciuti che opinioni del genere, ancorché legittime, circolino senza contraddittorio nel circuito mediatico.
E' inutile e dannoso perché alimenta atteggiamenti nevrotici, ansie da prestazione ed altro ancora, e poi perché non è vero.
Si sente ancora dire che siamo di fronte all'ultima speranza, all'ultima spiaggia e via discorrendo, alimentando così un clima nevrotico e frenetico assurdo, privo di reale fondamento a ben pensarci, e quindi sostanzialmente dannoso.
Non è vero che siamo di fronte all'ultima opportunità. L'ultima opportunità di che cosa?
La Democrazia è proprio questo: l'incessante riproposizione di ogni opportunità! Se non siamo convinti di questo, se non siamo convinti che la Democrazia sia questo, vuol dire che ancora oggi, nel terzo millennio, non siamo ancora in grado di capire il vero e autentico significato della parola Democrazia.
Finché sarà presente la Democrazia potremo parlare di tutto e ogni opportunità potra proporsi incessantemente. E' quando la Democrazia non ci sarà più che sarà impossibile parlare di tutto e riproporre incessantemente ogni opportunità. Lo dovremmo sapere, l'umanità ha già vissuto periodi del genere, privi di Democrazia.
La smania è inutile, fuori luogo e dannosa. Il momento mi sembra particolarmente grave e saremmo grati a quanti ritenessero di evitare di alimentarla, ci sembrerebbe l'atteggiamento corretto da tenere, certamento quello più appropriato.
E sulla questione specifica del Senato in generale in questo momento quello che conterebbe veramente sarebbe il principio di prudenza.
E' alle coscienze che vorrei parlare: prevalga la prudenza, si eviti la dittatura della maggioranza, per il bene del Paese. Non dissipiamo il nostro patrimonio.
I veri problemi del Paese stanno altrove!
Non roviniamoci con le nostre stesse mani!

venerdì 28 marzo 2014

Con un secchio bucato si può immettere quanta acqua si vuole ma...

In Italia si sta continuando con il verbo degli ultimi vent'anni: privatizzazioni, flessibilizzazione del mondo del lavoro, si continua con la pedisseque ed acritica sottomissione alle famose leggi del cosiddetto libero mercato che spesso non esprimono libertà ma costrizioni ecc. ecc.
La perdità di capacità industriale del 25%  avvenuta nel corso degli ultimi vent'anni evidentemente, non è un campanello di allarme per nessuno, non ha scosso la coscienza di nessuno.
E quindi si persiste nell'errore!
Tutto avviene come se niente fosse, come se i dati scientifici e incontrovertibili finalmente in nostro possesso non mostrassero l'inconsistenza di un tale modo di procedere.
In Italia le privatizzazioni non funzionano e servono soltanto ad indebolire lo Stato, purtroppo è così.
Ci siamo per giunta lasciati inculcare nel cervello che uno Stato non può aiutare se stesso, proprio così!
Avete mai sentito parlare della quezstione degli aiuti di Stato? Ma chi lo ha deciso che uno Stato non può aiutare se stesso? E' una questione molto volatile che va e viene a seconda dei momenti e della convenienza.
E in nome di che cosa? In nome di una non meglio identificata legge di mercato che, badate bene, non è una legge vera e propria, ma una pura e semplice opinione, e come tale opinabile, discutibile, controvertibile, perfettibile ecc. Atteggiamenti che si chiedono agli altri e non si applicano a se stessi.
Fateci caso, negli Stati Uniti Obama non ha forse aiutato la Crysler?
E intanto in Italia si continuano a sentire notizie di chiusure di aziende in ogni settore, di ogni ordine e in ogni dove. Davvero non riusciamo ad imparare...
Ci sono poi scelte politiche che si stanno dimostrando controproducenti ed autolesionistiche e che costano miliardi di euro al nostro Paese.
Infatti sempre a proposito di ESM, e mi lego così all'articolo precedente, la cifra in euro che l'Italia avrebbe già sborsato a questo organismo ammonterebbe, secondo alcune stime, a circa 55 miliardi di euro.

La domanda che tutti, ma proprio tutti dovrebbero porsi a questo punto è: ma da dove o da chi sono stati presi questi mld di euro?

Il problema evidentemente non è soltanto quello di essersi privati di una cifra consistentissima che sarebbe potuta confluire direttamente in politiche di serio rilancio industriale, o in politiche scolastiche e altro ancora. Il problema è che se questi soldi sono stati presi dalle tasche dei cittadini è certamente un male!
Infatti in un periodo di contrazione della domanda andare a mettere mano nelle tasche degli italiani non aiuta di certo la domanda né la crescita ma al contrario la deprime, come ogni buon economista potrebbe spiegare facilmente.
Ma se addirittura questi soldi sono stati presi a prestito da qualche banca ancora peggio!
Infatti in questo caso dovremmo restituirli tutti e con l'aggiunta degli interessi!
E dove andremo a prenderli questi soldi da restituire alle banche con gli interessi? Probabilmente di nuovo dalle tasche degli italiani che , se non li hanno dati prima, li daranno poi; oppure con l'emissione di nuovi Titoli di Stato.
E' del tutto evidente che in questo caso l'aggravio del debito pubblico aumenterebbe a dismisura.
Chissà, forse è anche per queste politiche legate all'ESM che recentemente il debito pubblico è aumentato di una ventina di miliardi di euro. E sì che si continua a parlare di politiche di crescita del Paese, ma dove?!
Le notizie di chiusure di imprese, fabbriche anche storiche, dismissioni, svendite e quant'altro ancora sono all'ordine del giorno. E queste sono spesso accompagnate purtroppo da tragiche notizie di suicidi di imprenditori che si sentono umiliati da chi li dovrebbe proteggere, e che non ce la fanno più.
Per tornare all'ESM, risulta  evidente quello che alcuni studiosi di economia e diritto avevano già messo in evidenza dallo studio dell'omonimo trattato già da un paio di anni, cioè che si tratta di un meccanismo perverso, tendenzialmente antidemocratico e privo di logica per gli aspetti economici e potenzialmente dannoso.
Adesso attendiamo di sapere da dove sono stati presi questi soldi, questi 55 miliardi di euro che sono confluiti nelle casse dell'ESM, dopodiché sarà evidente se da potenzialmente dannoso questo meccanismo ESM è divenuto realmente dannoso, dannoso in atto!
Così tutti quelli che lo hanno approvato, e pare senza nemmeno averlo letto, si renderebbero evidentemente complici di un incremento del debito pubblico. E la cosa che fa stupire il cittadino abbastanza informato ( e fortuna che stanno aumentando di numero!), è che quelli che hanno approvato questo trattato a danno dell'Italia sono proprio gli stessi che poi vanno in televisione a dire che dobbiamo aggredire il debito publico! Cominciamo dunque con una presa di responsabilità politica e con l'ammettere di aver creato un danno al Paese e di aver incrementato il debito invece di averlo aggredito! Solo così si potrà invertire la tendenza.

E chiediamoci tutti quanti ancora una volta: da dove sono stati presi questi miliardi di euro confluiti nell'ESM?
Speriamo che qualche autorevole esponente del governo venga a dircelo.
E il buco del secchio, anche per questo, intanto si allarga!

Abbiamo parlato dell'ESM come elemento di incremento del debito ma pensiamo anche al decreto IMU/Banca d'Italia. Anche questo è certamente responsabile di un aggravio del debito publico, e la maggioranza che lo ha voluto è essenzialmente la stessa che ha voluto l'ESM. Un filo conduttore sembra dunque legare gli ultimi tre governi, un filo conduttore che significa aggravio del debito pubblico, peggioramento delle condizioni economiche, politiche e sociali del Paese.
Anche per questa faccenda del decreto IMU/Banca d'Italia quindi tutte le questioni si potrebbero riproporre pari pari. E le conclusioni sarebbero purtroppo sempre le stesse.
Coloro che vengono a dirci che bisogna aggredire il debito pubblico sono coscienti di prendere delle decisioni che vanno esattamente ad aggravarlo?
E' anche questo che dobbiamo chiedere ai nostri politici!
La domanda è pertinente poiché se non ne sono coscienti bisognerà fare in modo che lo diventino, nel loro stesso interesse; ma se ne sono coscienti evidentemente c'è del dolo, e di questo dolo dovranno assumersi la responsabilità politica di fronte ai cittadini.
In Italia in questo momento poi si sta aumentando il numero delle 'variabili', quando sarebbe estremamente necessario e opportuno invece diminuirlo drasticamente, e tutto questo per concentrarsi sull'unica riforma veramente indispensabile: la riforma della mentalità dei politici che dicono di voler aggredire il debito pubblico e invece lo aggravano!
Il centro nevralgico dei problemi del Paese è, e rimane, il debito pubblico!!!
Quando a questa constatazione seguirà un approccio scientifico alla risoluzione del problema, l'Italia avrà fatto veramente la sola vera riforma che conta!!!
Infatti qui il rischio è che questo problema del debito pubblico venga strumentalizzato per altri fini politici, e si riveli in questo estremamente funzionale purtroppo a quanti hanno bisogno di problemi per poter dire che si possono risolvere cambiando magari la Costituzione, quando la costituzione è del tutto evidente che non c'entra per niente. Anzi, non solo non c'entra per niente ma se venisse veramente applicata fedelmente e in un senso profodo sarebbe già da sola capace di risolverli questi problemi.
Ribadiamo dunque che il vero problema dell'Italia è il debito pubblico e che il bicameralismo perfetto non c'entra niente in questo. Il problema dell'Italia non è il bicameralismo perfetto.
Semmai c'entrano delle scelte politiche ( Pareggio di bilancio in Costituzione, trattato ESM, Fiscal Compact ) di cui nessuno vuole assumersi la resonsabilità politica.
Le privatizzazioni con le quali si vorrebbe fare cassa, sono solo degli inconsistenti palliativi, delle misure tampone di carattere temporaneo, che lasciano il tempo che trovano, che lascieranno cioè il debito pubblico assolutamnete invariato se non addirittura peggiorato.
Questo secchio bucato che è rappresentato dal debito pubblico si rimangerà tutto il potenziale tesoretto prima o poi lasciando l'Italia, per altro, in una condizione peggiore di prima perché nel frattempo un altro pezzetto dello Stato sarà stato svenduto e lo Stato si ritroverà ancora più debole di prima ad affrontare un problema che nel frattempo potrebbe essere peggiorato di molto.
Un inseguimento senza fine...
E' chiarissimo che, anche attualmente, un grosso problema di cui difficilmente ci si rende conto pienamente, è il problema delle priorità. A cosa dare la priorità oggi in Italia? Noi lo ribadiamo, la priorità va posta sul debito pubblico, tutto il resto è secondario e conseguente. Magari è più appariscente, magari è estremamente funzionale ad essere veicolato mediaticamente ma pur sempre secondario e conseguente.
Oppure si tratta di cornici. Si guarda la cornice ma non ciò che essa incornicia. Ed anzi si sfrutta ciò che incornicia per poter dire: vedete com'è brutto quello che essa incornicia? Orbene, cominciamo a cambiare le cose, possiamo finalmente farlo, cominciamo a cambiare la cornice!
Ma chiediamoci invece: perché non cominciare piuttosto a cambiare ciò che essa incornicia?
L'impressione è, e dispiace dirlo, che ancora oggi non ci siamo proprio sulla definizione delle priorità. Possiamo fare tutte le politiche che si vuole, raccogliere tutti i tesoretti che si vuole, tutti i fondi che si vuole, tassare e tassare quanto si vuole ma finché si immetteranno questi soldi in un secchio bucato, quel secchio bucato rappresentato dal debito pubblico, prima o poi il secchio bucato si rimangerà tutto, è ovvio.
E' molto meglio riparare il secchio!
Ecco la priorità!

martedì 18 marzo 2014

Nuovamente insoddisfatti e amareggiati!

Non possiamo che sentirci insoddisfatti e amareggiati di fronte alla notizia del rigetto dei ricorsi avanzati contro il Meccanismo di Stabilità Europeo ESM dalla Corte Costituzionale Tedesca. Il 12 settembre 2012 la stessa Corte aveva posto un tetto massimo di 190 mld di euro al gettito tedesco da versare all'oscuro organismo, stabilendo che qualsiasi sforamento sarebbe passato per il vaglio del Bundestag.
Aveva inoltre stabilito la presenza nel trattato di parti non chiare, il che lasciava sperare in una revisione e in una riscrittura del trattato con una maggiore esplicazione delle stesse parti. Tanto per dirne una il trattato ESM sabilisce che i punti espressi dall'art. 10, che riguardano il gettito, ma anche quelli inerenti gli strumenti, possano essere riscritti in un secondo momento dai gestori dell'ESM stesso. Non si tratta per caso di una delega in bianco? E le deleghe in bianco sono ammesse in uno Stato di Diritto? Noi riteniamo di no.
Prendiamo atto della decisione della Corte Costituzionale tedesca, che rispettiamo, ma non possiamo condividere la posizione. Inoltre la recente decisione ci sembra abbastanza dissonante rispetto appunto alla sentenza del 12 settembre 2012.
In ogni caso l'ESM non è questione soltanto tedesca. La Germania è solo uno dei diciassette stati che partecipano a questo organismo. A tale proposito riterremmo interesante ascoltare le opinioni delle Corti Costituzionali anche degli altri stati, e noi in particolare della Corte Costituzionale Italiana.
Rimane inoltre da chiarire la reale utulità di questo organismo visto che degli organismi salva stati esistono già e che questo sembra piuttosto un organismo salva banche.
Questo organismo oltre a contenere delle metodologie che sembrano sfidare la logica e il buonsenso, sembra fondato su delle teorie che vengono spacciate per scienza e che invece sono solo opinione.

venerdì 14 marzo 2014

La nuova legge elettorale può alimentare soltanto il rapporto nevrotico

Era difficile riuscire a concepire una legge elettorale che risultasse peggiore del porcellum.
Purtroppo sembra che la strada imboccata in Parlamento porti proprio lì. Quella uscita dalla Camera è infatti una legge che, anche a detta di tutta l'opposizione, non tiene conto delle indicazioni della Consulta.
Da un lato sembra di recepeire le idicazioni della Consulta, infatti si dice: - la Corte Costituzionale ha messo in evidenza la necessità di fare una nuova legge-, e la si fa; dall'altro si fa una legge però che ripropone gli stessi difetti della precedente forse addirittura peggiorati e che quindi sarà squalificata dalla stessa Corte in futuro. E' una legge che si oppone al cambiamento.
Il cambiamento infatti consiste nel fare qualcosa di utile che non si è fatto prima, non nel cambiare tutto perché niente cambi. Nella fattispecie il vero cambiamento consisterebbe nell'ascoltare il popolo che, lo ricordo, la Costituzione definiesce sovrano.
Infatti purtroppo ancora oggi dobbiamo constatare con amarezza che, nonstante i ripetuti inviti, vige una certa incapacità all' ascolto da parte della classe politica. Finché il popolo e certi suoi cittadini in particolare non verranno ascoltati non ci sarà l'unico vero cambiamento che conti, non potrà esserci.
Il popolo in generale, a livello di sentore e di sentimento (subendone gli effetti), ed alcuni cittadini dotati di specifica preparazione in modo scientifico e circostanziato, con dati alla mano, avvertono da tempo che certe direzioni intraprese soprattutto a livello macro-economico sono sbagliate ed indebitano lo Stato con tutte le ripercussioni del caso. Certe affermazioni fatte da ex ministri dello Stato lo confermano! Purtroppo però nonostante gli effetti negativi previsti si verifichino puntualmente e confermino da un lato la bontà delle previsioni, dall'altro l'incapacità all'ascolto, ancora oggi si assiste ad un irrigidimento sulle proprie posizioni quando invece ci sarebbe bisogno di una presa di responsabilità politica e di ammettere che si sono fatte delle scelte sbagliate in passato, vedi approvazione del trattato ESM e Fiscal Compact.
Ora, uno dei modi coi quali il popolo può essere rappresentato sono le elezioni  ovviamente.
Ma se la legge elettorale viene fatta in modo tale da non consentire la rappresentatività, e quella che è passata alla camera purtroppo non la consente, la voce del popolo rimarrà ancora una volta - ripeto e sottolineo- ancora una volta inascoltata.
E l'Italia si avvia così verso un conflitto psico-sociale. Infatti il dialogo tra le parti di uno Stato è indispensabile ma in questo modo si dichiara sostanzialmente di non volerlo questo famoso dialogo, perché chi non vuole la rappresentatività, di fatto non vuole neanche il dialogo. Ed è così che si sviluppa e si alimenta il conflitto psico-sociale, è così che si alimenta il rapporto nevrotico tra le parti dello Stato.
Le tensioni sono già molte e alimentare il rapporto nevrotico è del tutto irresponsabile, e chi non ne prende atto fa un torto alla Nazione e a se stesso.

giovedì 13 marzo 2014

Regressione economica e sociale

Abbiamo già accennato all'importantissimo ruolo che le banche hanno sempre svolto nella storia dello sviluppo dal momento della loro creazione in avanti.
Per rendere più chiara l'importanza di questo ruolo dobbiamo pensare alle banche come a dei serbatoi che mettono il contenuto del serbatoio stesso a contatto di molte persone. Le banche traggono profitto da questo contatto. Naturalmente aumentando il numero delle persone che  riempiono il serbatoio aumenta anche la grandezza stessa del serbatoio. Questo serbatoio è, o almeno dovrebbe essere,  a contatto di tutti, e questo contatto favorisce la circolazione del denaro, che altre volte ho paragonato alla circolazione del sangue.
E' così che molti progetti, anche quando provengono dalle classi meno abbienti, possono trovare un finanziamento e la possibilità di essere concretizzati. Il popolo italiano in questo eccelle. Si comprende così abbastanza bene in modo piuttosto intuitivo il ruolo sociale delle banche, e questo ruolo ce lo hanno solo le banche. Il denaro così circola e crea sviluppo.
Ma cosa avverrebbe se questo meccanismo venisse meno?
Si creerebbe disagio sociale dovuto a scarsa circolazione di denaro e all'impossibilità di mettere in pratica tante idee. La difficoltà di accesso al credito è uno dei problemi lamentati oggi da tanti imprenditori.
Se si interrompe il processo virtuoso non tarda molto a comparire il processo vizioso e si creano dei meccanismi di regressione economica e infine sociale. Le banche hanno così il potere di influenzare questo processo in modo decisivo. Oggi a queste difficolta se ne sommano tante altre che sarebbe difficile descrivere pienamente in poche righe. Il fatto è che comunque molti cittadini onesti ed operosi sono crostetti a chiudere per difficoltà di accesso al credito. Il meccanismo vizioso sembra prendere il sopravvento e chi è forte già di suo comincia perfino a mostrare i muscoli in vario modo.
La situazione tra dinamiche micro e macro-economiche, ripeto, è difficile da  spiegare nel dettaglio ma la permanza in questo meccanismo vizioso fa sì che ciò che dovremmo temere oggi, data la situazione vigente, è la schiavitù per debiti, anche della nostra Nazione.
Nella storia ci sono sempre stati tantativi di dominare gli altri attraverso l'indebitamento. In antichità questo portava alla vera e propria schiavitù.
Questo ci riporta indietro di circa 2600 anni!
Quando si arriva ad osservare una simile inflessione sociale che vanifica le conquiste politiche e sociali di oltre 2600 anni di storia umana è difficile rimanere indifferenti. E ci si chiede: cosa è mai successo?
Possibile che non ci si  accorga di dove certe linee di condotta politica ci stiano portando? E' terribile! Qualora poi qualcuno se ne fosse accorto e non avesse avvertito i suoi concittadini e compatrioti ( che magari chiama fratelli quando gli capita di cantare l'inno nazionale) è complice e reo dello stesso misfatto!

Solone (Atene, 638 a.C.- 558 a.C.) legislatore, giurista, poeta ateniese riuscì ad abolire la schiavitù per debiti attraverso un provvedimento che il popolo denominò seisàchtheia che si può tradurre letteralmente con "scuotimento, scioglimento dei pesi".(Fonte Wikipedia)
E questo accadeva circa 2600 anni fa!!! E oggi? Chi ci ha portati ad una simile regressione politica e sociale?
E badate bene che è in questo clima di regressione politica e sociale che qualcuno vorrebbe cambiare ( forse dovrei dire stravolgere) la Costituzione!
A buon intenditor poche parole!

mercoledì 26 febbraio 2014

Diritto-dovere di voto e soglie di sbarramento

La prima e più importante cosa di cui una legge elettorale deve tenere conto è il rispetto del diritto di voto. Sarebbe paradossale se ciò non avvenisse.
Un Paese che non conceda il diritto di voto ai suoi cittadini non è un Paese civile.
Penso che su questo dovremmo essere tutti d'accordo!
In Italia le soglie di sbarramento così alte di fatto significano il cestinamento di milioni di voti. Il cestinamento del voto a sua volta non significa altro che la soppressione pura e semplice di questo diritto. Questo vuol dire né più né meno che a milioni di italiani viene di fatto negato il diritto di voto. E' un fatto gravissimo secondo me e inaccettabile per una Repubblica che si proclami tale, cioè Rex-pubblica, e che oltretutto si proclami democratica ( art. 1 della Costituzione).
Un argomento come questo è o non è degno di essere affrontato nelle sedi istituzionali?
E' o non è degno di essere affrontato nelle commissioni che si occupano della legge elettorale?
Io ritengo che lo sia e come me è probabile che la pensino molti altri cittadini!
Possiamo discutere a lungo sul fatto se questa linea di principio sia tatticamente valida o non valida a smuovere una determinata situazione o a favorire una certa piega piuttosto che un'altra, senza presumibilmente arrivare a dirimere la questione così facilmente.
Quello che cerco di fare lanciando questa questione non ha una valenza tattica quanto piuttosto di principio appunto, ma di un principio importantissimo, un principio che fonda la Democrazia, quello appunto del diritto di voto!
La valenza di questa posizione consiste non tanto nel tentativo di dare delle risposte, quanto piuttosto in quello di mettere in luce un problema esistente e purtuttavia sottaciuto.
La domanda che possiamo porci è se al di là dei tatticismi il principio suesposto possa trovare una sua pertinenza e una sua collocazione nell'ambito di un dibattito, quello sulla legge elettorale, che dovrebbe essere imperniato prevalentemente sulla costituzionalità della stessa, soprattutto dopo la sentenza della Consulta in merito al cosiddetto 'porcellum'.
Vogliamo ancora maggioranze che si formano da leggi elettorali incostituzionali? Direi che non è il caso!
Ma c'è ancora un fatto da sottolineare circa l'argomento inerente la lesione del 'voto'ed è quello relativo al fatto che si tratta non solo della lesione di un diritto ma anche della lesione di un dovere, e questa è una sfumatura che potrebbe sembrare superflua a prima vista ma che invece potrebbe essere foriera di possibili e sintomatiche nonché sensibili variazioni di senso che sarebbe opportuno approfondire.
L' art. 48 della Costituzione infatti recita:

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Come possiamo ben notare in questo articolo ci si riferisce al voto sia in termini di diritto che in termini di dovere. Non a caso, a proposito di 'voto' si è spesso sentito usare l'espressione diritto-dovere.
Addirittura sempre in questo articolo viene prima menzionata la nozione di dovere e soltanto dopo quella di diritto, come se la Costituzione ci invitasse a considerare attentamente questo aspetto inerente appunto il dovere, non meno e forse ancor più di quanto non si debba soffermarsi a considerare l'aspetto inerente il diritto!Dunque chiediamoci: è più grave ledere un diritto o è più grave ledere un dovere?
Difficile a dirsi! Possiamo tentare qualche argomentazione.
Se la lesione di un diritto sappiamo riconoscerla e stigmatizzarla come un reato che deve essere punito e come un danno che deve essere riparato e indennizzato cioè risarcito, per chi lo subisce, riconoscere questo per la lesione di un dovere è forse più complesso e difficile.
Probabilmente perché il dovere mantiene suo malgrado un certo sentore di 'obbligatorietà', sembra vivere in una sfera in cui sussista un qual certo alone di costrizione o coercizione che, in quanto tale, può essere vissuta talora con malcelato senso di fastidio, tanto che si sarebbe tentati di credere che la soppressione di un dovere possa corrispondere in qualche modo anche ad una sorta di liberazione da un gravame fastidioso e che per questo possa configurarsi addirittura come qualcosa di positivo.
Ma le cose potrebbero non stare esattamente così. In effetti a ben pensarci un cittadino che viva il dovere di voto così negativamente di fatto esercita la sua azione di avversione al dovere astenendosi dal voto stesso, benché l'astensione rappresenti spesso più una risposta di rassegnazione ad una situazione politica che si ritiene compromessa a tal punto da non poter essere riparata, neanche dal proprio voto, piuttosto che una risposta liberatoria e forse anche inconscia a fastidiose sensazioni di costrizione.
Ma qui stiamo parlando della lesione del dovere di voto in chi il voto è andato ad esprimerlo sulla scheda elettorale e poi se l'è visto cestinare da una soglia di sbarramento iniqua, cioè a dire della lesione di un dovere civico espletato pienamente, il che getta tutto sotto un luce alquanto diversa.
Tutti coloro che si recano a votare sono già ritenuti 'capaci' di farlo ed il loro voto pertanto è valido e in quanto tale non può essere limitato da altri fattori, figuriamoci se può essere del tutto misconosciuto e cestinato! Se proprio qualcuno ha voglia di cestinare un voto cestini il proprio, non quello degli altri.
Si finisce con l'eliminire così, con le soglie di sbarramento, non solo un diritto ma addirittura un dovere, mettendo gli elettori il cui voto viene cestinato nella condizione di non poter svolgere il proprio dovere.
Per una piena comprensione di questo discorso, molto dipende dal senso che diamo al termine 'dovere' naturalmente, sul quale è doveroso, scusate il gioco di parole, soffermarsi almeno un poco.
Sono molte le sfumature che può assumere questo termine.
Uno stesso termine per una moltitudine di significati ma mai troppo diversi, in questo caso, gli uni  dagli altri. Dovere è l'obbligo di fare qualcosa secondo leggi, convenzioni, norme sociali ecc. ma è anche l'opportunità e la convenienza di fare qualcosa di giusto. Ancora un altro significato è quello che pone l'accento sul dovere con il senso di dovere qualcosa a qualcuno, in questo caso presumibilmente lo Stato, ed espletare questo dover significherebbe in questo senso sdebitarsi con lo Stato stesso.
Ti dovevo qualcosa, ecco che mi sono sdebitato!
E' su questo particolare significato che vorrei porre l'accento. Considerando infatti l'espletamento del dovere di voto come uno sdebitamento, come un'azione cioè che ti libera da un debito, la soppressione di questo dovere implica viceversa la permanenza in uno stato di debitore. Si è in altri termini condannati a non potersi sdebitare. E questo pone l'elettore in una situazione di intrinseca debolezza ed inferiorità nei confronti dello Stato che dovrebbe invece tutelarlo. La condizione di un debitore è sempre una condizione intrinsecamente difficile e che spesso da adito da parte dei creditori ad atteggiamenti dispotici anziché giusti. Sappiamo bene poi come certi settori della società siano solerti e zelanti quando si tratta di riscuotere crediti! E' un caso probabilmente che l'abbandono del proporzionalismo, con l'introduzione delle soglie di sbarramento e del maggioritario, sia coinciso con atteggiamenti sempre meno prodighi da parte delle banche, con minore apporto di credito e, secondo numerose testimonianze, con prestiti che raggiungono, quando concessi, tassi  di interessi con soglie usuraie? Forse sì, è un caso, però sembra abbastanza sintomatico questo strano parallelismo, come se le due cose facessero capo ad uno stesso modo di sentire o punto di vista, chissà!

Ognuno rifletta a modo proprio su questi temi, con la propria preparazione e la propria sensibilità.
Ma dopo attenta riflessione qualsiasi sia la sfumatura soggettiva con la quale ognuno può colorare la presente questione, probabilmente si potrà pervenire almeno alla conclusione che che se la Costituzione è giustamente considerata la fonte delle fonti del diritto, probabilmente non sarebbe eccessivo affermare che essa possa e debba essere considerata e vissuta anche come 'la fonte delle fonti del dovere'.
Per tornare invece alla questione più strettamente inerente la legge elettorale, direi che  per una buona legge elettorale sarebbe importante e necessario coniugare rappresentatività e governabilità, cosa che certamente non è semplice da realizzare. Ma se seguiamo un principio costituzionale nella costruzione di una legge elettorale, come è doveroso per altro fare, e se prendiamo il principio del rispetto del diritto-dovere di voto come fondamento della stessa, allora dobbiamo riconoscere che questo deve essere prioritario rispetto a quello della governabilità, cioè della stabilità di un governo, che è importante ma viene dopo in una ideale scaletta di priorità. Proviamo ad immaginare che cosa potrebbe significare un governo che non è rappresentativo del popolo sovrano ma che è stabile, si stabilirebbe la permanenza della non rappresentatività cosa che non è certo democratica.
Oltretutto uno stato non è fatto del suo solo governo ma di tante altre strutture e istituzioni che possono vivere benissimo temporaneamente in assenza di un governo. Si accusa spesso la Prima Repubblica di essere stata instabile dal punto di vista della governabilità, e non c'è dubbio che per certi versi questo sia vero. Ma non bisogna dimenticare che durante questo periodo l'Italia è cresciuta fino a divenire la quinta potenza economica mondiale. E' con la Seconda Repubblica che è cominciata la decrescita, da quando cioè si è abbandonato il proporzionalismo, sarà un caso?
Ciò detto anch'io penso che in linea di massima la governabilità sia un valore, soprattutto quando un governo operi per il bene dei suoi cittadini, viceversa...
Per tale ragione si può tentare di stabilire dei criteri per la governabilità, ma a partire dall'imprescindibile  rispetto della rappresentatività e soprattutto del diritto-dovere di voto togliendo ciò che costituisce la fonte del cestinamento dei voti, cioè le soglie di sbarramento!
E' a partire da qui che si può poi intavolare un discorso sulla governabilità, successivamente e solo successivamente cioè alla garanzia di poter esprimere le proprie idee in un voto che possa essere rappresentato in Parlamento. Ricordiamoci che ogni opinione è ricchezza e contribuisce a definire la realtà e che ciò che impedisce l'espressione del voto, per esempio col suo cestinamento, impoverisce la realtà e impedisce di fatto di ricostruirla tale quale essa è. Forse è anche per questo che oggi si assiste sovente ad un repentino scollamento, successivamente al voto, tra il Parlamento e i cittadini che di quel Parlamento sono stati gli elettori, ad un repentino scollamento tra le esigenze dei cittadini e le politiche che vi si instaurano. Perché manca rappresentatività!
Ben venga la governabilità quindi, ma prima il diritto-dovere di voto!!!