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domenica 30 marzo 2014

Di quale status quo stiamo parlando?

A proposito di status quo...o statu quo. La realtà è fatta di molti aspetti, a quale di questi si vorrebbe applicare questo concetto? Si calca l'accento sullo status quo relativamente al Senato dicendo che non deve rimanere così, dando a questa espressione un significato negativo e dispregiativo come se ciò che rappresenta un qualsiasi status quo, cioè una realtà in essere, debba essere solo per questo necessariamente negativo, come se fosse da guardare con disprezzo.
Orbene, se proprio vogliamo trovarne qualcuno da disprezzare, ci sono altri stutus quo da guardare, molto ma molto più interessanti.
Cominciamo a disprezzare quelli che sono veramente dannosi per l'Italia per esempio, quelli che i cittadini hanno manifestamente dichiarato di voler cambiare, come certe politiche europee soffocanti e dissanguanti economicamente parlando.
Quelle stesse politiche che tolgono serenità, dingità all'essere umano e impediscono di fatto il pieno sviluppo della personalità degli individui e anche quello della società in generale.

Ci sono circa 55 mld di euro per esempio dati al famigerato organismo ESM, per farne cosa?
Per farci comprare con strane triangolazioni la Telecom costruita con le tasse di generazioni di italiani?
Non sembra un ottimo affare!
Cominciamo ad assumerci un po' di responsabilità dunque e a rispondere a questa domanda: da dove sono stati presi? Non rischiano di indebitarci se li abbiamo presi a prestito, per esempio?
I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere, dunque...da dove sono stati presi?
Stiamo aspettando una qualche autorevole risposta da parte del governo.
Ed ecco uno status quo da cambiare!
Lo status quo delle tardive risposte,  dell'incapacità di ascolto, quello dei flussi di capitali che lasciano il Paese e lo indebitano.
Da troppo tempo perdura infatti uno status quo, quello che vede appunto uscire dall'Italia miliardi di euro che invece gli sarebbero vitali; da troppo tempo vige e perdura uno status quo, quello che vede le politiche dei tecnici violentare attraverso l'austerità i propri cittadini in nome di un non meglio identificato europeismo monolitico, filo-burocratico e finanziario-centrico che sviscera opinabili teorie economiche come se fossero vangelo, e che vangelo invece non sono.

Quod non fecerunt barbari, fecerunt tecnici!!!

Se dunque dobbiamo guardare a quale status quo mettere mano, mettiamo mano a questo che, questo sì, danneggia veramente il Paese.
Il Senato della Repubblica invece è innocente. Sarebbe forse un torto quello di essere stato pensato per essere una camera "riflessiva", "matura", "pensante"?
Tutta questa velocità a cosa servirebbe poi se non a millantare un astrattissimo dinamismo che nella realtà potrebbe essere capace perfino di peggiorare più velocemente le cose, di impoverirci più velocemente, di toglierci più velocemente dignità?
Ma chi è morto per questo Senato, non è merto in astratto. Provate a parlare a costoro di staus quo!
A proposito di velocità perfino la Bibbia avverte che le mani frettolose corrono al male!
Un detto popolare dice: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi!
Questo è il popolo! Questo è Dio!
Un Senato che non approva il bilancio si dice. Per chi vuole farlo approvare dalla sola burocrazia europea va bene probabilmente! Per chi vuole esautorare il Paese dei residui barlumi di sovranità va bene!
Ma va bene al Paese?
Dal dimezzamento del numero dei parlamentari al dimezzamento del numero dei parlamenti!
Sarà lecito chiedersi se si tratta di un progetto targato 'burocrazia dell'Unione europea'?
Per questi progetti servono le persone giuste!
Possibile che un Paese di 60 milioni di abitanti non riesca ad esprimere una classe dirigente che non sappia soltanto regalare miliardi di euro, indebitarsi e svendere la propria sovranità?
Prendersela col Senato è inutile e dannoso. Prendersela con la Costituzione lo è a maggior ragione.
La Costituzione va solo applicata!
Qualcuno ricorda quanto è costata la nostra Costituzione?
Riascoltiamo Calamandrei:

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione. »

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano,
26 gennaio 1955, Fonte Wikipedia)

sabato 29 marzo 2014

La questione del Senato della Repubblica

Premesso che sono contrario all'inutile riforma del Senato mi chiedo:
con che cosa lo si vorrebbe sostituire il Senato della Repubblica?
Oggi si dice che non è chiaro, ragione di più per adottare un qualche principio di prudenza ed evitare pasticci.
Questo consentirebbe di occuparsi delle vere questioni del Paese. Tuttavia mi chiedo,  prima era chiaro?
Me lo chiedo perché da quei dati che erano emersi sembrava di sì. E sempre riferendosi a quei dati, facendo alcune semplici deduzioni sembrava proprio che lo si volesse sostituire sostanzialmente con il presidio permamanente di un unico partito.
E questo cercando di sfruttare una situazione di fatto favorevole al partito maggiormente radicato sul territorio a livello di amministrazioni locali per imprimere una svolta egemonica alla politica nazionale, una volta per tutte, dopodiché non ce ne sarebbe più per nessuno! Un traguardo potenzialmente appetibile per qualcuno che insegua la volontà di potenza ( che non ha molto a che vedere con la Democrazia).
Dunque adesso pare che non si sappia con cosa sostituirlo. Sembrerebbe la premessa per un classicissimo pasticcio all'Italiana.
Il rischio di una deriva anti-democratica del genere di cui sopra è fortemente presente, estremamente realistico.
Questi sono infatti i rischi che si corrono quando si vanno a toccare con tanta superficialità i gangli più sensibili dello Stato,  quelli che sono stati istituiti esattamente per impedire derive del genere e che quindi una volta rimossi le possono consentire nuovamente, quei gangli che fino ad oggi hanno funzionato benissimo per fortuna.
Toccare il Senato poi è affare costituzionale delicatissimo e della massima importanza.
Lo ribadiamo, è affare costituzionale!!!
Questa maggioranza anomala che si è istituita sulla base del tradimento delle dichiarazioni elettorali e che poi ha visto il ridimensionamento, per usare un eufemismo, della Corte Costituzionale, che ha dichiarato anticostituzionale la legge elettorale con la quale è stata eletta, come può, dicevamo, pensare di avere l'autorità di andare a toccare un organo importante, centrale e storico come il Senato?
Organo col quale si identifica la storia di una intera Nazione.
Ricordiamoci che quando si va a distruggere la memoria storica di una Nazione, segue purtroppo con triste coerenza la distruzione della stessa Nazione, il suo dissolvimento!
Ma poi, chi ha ricevuto l'investitura costituente? Chi si sente effettivamente e sinceramente investito di autorità costituente?
Se qualcuno si sente investito di autorità costituente ce lo dichiari apertamente e schiettamente, ma abbia almeno il buon gusto di essere stato eletto dal popolo.
Si assiste a un paradosso, quello di un intera maggioranza che, eletta con una legge elettorale incostituzionale e formatasi tradendo le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, e per giunta ancora una volta incapace di ascoltare la vera voce del popolo, cosa di cui siamo sempre dispiaciuti,  pretenderebbe di avere i titoli ed i requisiti per autoproclamarsi investita di autorità  costituente!!! 
In un Paese democratico quando un provvedimento o una riforma sono inutili o dannosi, quando i rischi sono maggiori dei vantaggi, quando si violenta la storia, quando si mette a repentaglio la Democrazia stessa, quando questo svia dai reali problemi del Paese, il principio di prudenza deve necessariamente prevalere.
Non può prevalere sempre la dittatura della maggioranza, di una maggioranza che somiglia ogni giornio che passa sempre meno al Paese che dovrebbe rappresentare. Sempre più distante.
Ma poi ,dove risiede l'urgenza di un simile provvedimente? E' semplice, non c'è nessuna urgenza.
La verità è proprio questa, che non c'è nessunissima urgenza perché non è per questo che il Paese soffre.
Sono altre le ragioni della sua sofferenza.
Cerchiamo di renderci conto che non solo questa maggioranza non ha la minima autorità costituente, ma rischia di distruggere una volta per tutte e per sempre l'eccellentissimo lavoro svolto a suo tempo dalla vera ( e veramente rappresentativa) Assemblea Costituente, lavoro svolto per il bene di tutta la Nazione, non di una parte soltanto!!! Cerchiamo di renderci conto che così si riapre la strada a pericolose derive anti-democratiche.
Queste sono questioni troppo importanti per tacerle o per non schierarsi.
Questo progetto di smantellamento del Senato indebolirebbe soltanto lo Stato Italiano senza arrecargli alcun vantaggio. Lo Stato italiano non ha bisogno di essere indebolito ma rafforzato.
C'è una Europa da costruire e se essa non sarà fatta da stati forti sarà costitutivamente debole.
C'è una Europa da fare e se essa non sarà costituita da forti democrazie, la Democrazia stessa sarà a rischio.
Il bicameralismo poi, contrariamente a quanto si va dicendo è la forma più diffusa nei parlamenti di tutto il mondo. Proprio così, la più diffusa!
L'idea di riformare il Senato per velocizzare le scelte politiche sembra poi totalmente in contraddizione con la velocità con la quale si sta privando l'Italia della sua sovranità. A che serve un parlamento veloce quando l'Italia sta venedo esautorata di ogni sovranità, e proprio da coloro che proclamano la bontà delle scelte rapide?
In un clima in cui sempre più persone si accorgono di una drastica inflessione del senso democratico si vorrebbe oltretutto istituire un Senato non elettivo! Dico, non elettivo!
Sapete che cosa significa? Che non sarà votato, che non sarà eletto e costituito dai cittadini, ma ci rendiamo conto?! E se non sarà eletto dai cittadini da chi sarà eletto?
Questo sembra coincidere sintomaticamente col fatto noto a tutti che si è voluta una maggioranza guidata da qualcuno che non è stato eletto.
Come dire? Una cosa fatta a immagine e somiglianza.
E di questo passo dove arriveremo?
E la sovranità del popolo sancita dalla Costituzione della Repubblica dove la mettiamo?
Questa attuale classe diregente ha una consapevolezza di ciò che l'Art. 1 della Costituzione significhi?
Ha una vera consapevolezza, una percezione precisa del significato dell'Art.1 della Costituzione?
Ma perché dobbiamo sempre mettere in discussione diritti che dovremmo dare per acquisiti una volta per tutte e per sempre? Che senso ha? Serve solo a dividerci e dividerci serve solo ad indebolirci.
Stiamo mettendo a repentaglio i fondamenti stessi della nostra Democrazia.
Una conquista importante per la Democrazia va sempre mantenuta altrimenti anziché progresso avremo regresso, regresso politico e sociale.
E' inutile e dannoso poi farsi prendere da smanie alimentate da opinioni del tipo: se non si fa ora non si fa più! Siamo particolarmente dispiaciuti che opinioni del genere, ancorché legittime, circolino senza contraddittorio nel circuito mediatico.
E' inutile e dannoso perché alimenta atteggiamenti nevrotici, ansie da prestazione ed altro ancora, e poi perché non è vero.
Si sente ancora dire che siamo di fronte all'ultima speranza, all'ultima spiaggia e via discorrendo, alimentando così un clima nevrotico e frenetico assurdo, privo di reale fondamento a ben pensarci, e quindi sostanzialmente dannoso.
Non è vero che siamo di fronte all'ultima opportunità. L'ultima opportunità di che cosa?
La Democrazia è proprio questo: l'incessante riproposizione di ogni opportunità! Se non siamo convinti di questo, se non siamo convinti che la Democrazia sia questo, vuol dire che ancora oggi, nel terzo millennio, non siamo ancora in grado di capire il vero e autentico significato della parola Democrazia.
Finché sarà presente la Democrazia potremo parlare di tutto e ogni opportunità potra proporsi incessantemente. E' quando la Democrazia non ci sarà più che sarà impossibile parlare di tutto e riproporre incessantemente ogni opportunità. Lo dovremmo sapere, l'umanità ha già vissuto periodi del genere, privi di Democrazia.
La smania è inutile, fuori luogo e dannosa. Il momento mi sembra particolarmente grave e saremmo grati a quanti ritenessero di evitare di alimentarla, ci sembrerebbe l'atteggiamento corretto da tenere, certamento quello più appropriato.
E sulla questione specifica del Senato in generale in questo momento quello che conterebbe veramente sarebbe il principio di prudenza.
E' alle coscienze che vorrei parlare: prevalga la prudenza, si eviti la dittatura della maggioranza, per il bene del Paese. Non dissipiamo il nostro patrimonio.
I veri problemi del Paese stanno altrove!
Non roviniamoci con le nostre stesse mani!

venerdì 28 marzo 2014

Con un secchio bucato si può immettere quanta acqua si vuole ma...

In Italia si sta continuando con il verbo degli ultimi vent'anni: privatizzazioni, flessibilizzazione del mondo del lavoro, si continua con la pedisseque ed acritica sottomissione alle famose leggi del cosiddetto libero mercato che spesso non esprimono libertà ma costrizioni ecc. ecc.
La perdità di capacità industriale del 25%  avvenuta nel corso degli ultimi vent'anni evidentemente, non è un campanello di allarme per nessuno, non ha scosso la coscienza di nessuno.
E quindi si persiste nell'errore!
Tutto avviene come se niente fosse, come se i dati scientifici e incontrovertibili finalmente in nostro possesso non mostrassero l'inconsistenza di un tale modo di procedere.
In Italia le privatizzazioni non funzionano e servono soltanto ad indebolire lo Stato, purtroppo è così.
Ci siamo per giunta lasciati inculcare nel cervello che uno Stato non può aiutare se stesso, proprio così!
Avete mai sentito parlare della quezstione degli aiuti di Stato? Ma chi lo ha deciso che uno Stato non può aiutare se stesso? E' una questione molto volatile che va e viene a seconda dei momenti e della convenienza.
E in nome di che cosa? In nome di una non meglio identificata legge di mercato che, badate bene, non è una legge vera e propria, ma una pura e semplice opinione, e come tale opinabile, discutibile, controvertibile, perfettibile ecc. Atteggiamenti che si chiedono agli altri e non si applicano a se stessi.
Fateci caso, negli Stati Uniti Obama non ha forse aiutato la Crysler?
E intanto in Italia si continuano a sentire notizie di chiusure di aziende in ogni settore, di ogni ordine e in ogni dove. Davvero non riusciamo ad imparare...
Ci sono poi scelte politiche che si stanno dimostrando controproducenti ed autolesionistiche e che costano miliardi di euro al nostro Paese.
Infatti sempre a proposito di ESM, e mi lego così all'articolo precedente, la cifra in euro che l'Italia avrebbe già sborsato a questo organismo ammonterebbe, secondo alcune stime, a circa 55 miliardi di euro.

La domanda che tutti, ma proprio tutti dovrebbero porsi a questo punto è: ma da dove o da chi sono stati presi questi mld di euro?

Il problema evidentemente non è soltanto quello di essersi privati di una cifra consistentissima che sarebbe potuta confluire direttamente in politiche di serio rilancio industriale, o in politiche scolastiche e altro ancora. Il problema è che se questi soldi sono stati presi dalle tasche dei cittadini è certamente un male!
Infatti in un periodo di contrazione della domanda andare a mettere mano nelle tasche degli italiani non aiuta di certo la domanda né la crescita ma al contrario la deprime, come ogni buon economista potrebbe spiegare facilmente.
Ma se addirittura questi soldi sono stati presi a prestito da qualche banca ancora peggio!
Infatti in questo caso dovremmo restituirli tutti e con l'aggiunta degli interessi!
E dove andremo a prenderli questi soldi da restituire alle banche con gli interessi? Probabilmente di nuovo dalle tasche degli italiani che , se non li hanno dati prima, li daranno poi; oppure con l'emissione di nuovi Titoli di Stato.
E' del tutto evidente che in questo caso l'aggravio del debito pubblico aumenterebbe a dismisura.
Chissà, forse è anche per queste politiche legate all'ESM che recentemente il debito pubblico è aumentato di una ventina di miliardi di euro. E sì che si continua a parlare di politiche di crescita del Paese, ma dove?!
Le notizie di chiusure di imprese, fabbriche anche storiche, dismissioni, svendite e quant'altro ancora sono all'ordine del giorno. E queste sono spesso accompagnate purtroppo da tragiche notizie di suicidi di imprenditori che si sentono umiliati da chi li dovrebbe proteggere, e che non ce la fanno più.
Per tornare all'ESM, risulta  evidente quello che alcuni studiosi di economia e diritto avevano già messo in evidenza dallo studio dell'omonimo trattato già da un paio di anni, cioè che si tratta di un meccanismo perverso, tendenzialmente antidemocratico e privo di logica per gli aspetti economici e potenzialmente dannoso.
Adesso attendiamo di sapere da dove sono stati presi questi soldi, questi 55 miliardi di euro che sono confluiti nelle casse dell'ESM, dopodiché sarà evidente se da potenzialmente dannoso questo meccanismo ESM è divenuto realmente dannoso, dannoso in atto!
Così tutti quelli che lo hanno approvato, e pare senza nemmeno averlo letto, si renderebbero evidentemente complici di un incremento del debito pubblico. E la cosa che fa stupire il cittadino abbastanza informato ( e fortuna che stanno aumentando di numero!), è che quelli che hanno approvato questo trattato a danno dell'Italia sono proprio gli stessi che poi vanno in televisione a dire che dobbiamo aggredire il debito publico! Cominciamo dunque con una presa di responsabilità politica e con l'ammettere di aver creato un danno al Paese e di aver incrementato il debito invece di averlo aggredito! Solo così si potrà invertire la tendenza.

E chiediamoci tutti quanti ancora una volta: da dove sono stati presi questi miliardi di euro confluiti nell'ESM?
Speriamo che qualche autorevole esponente del governo venga a dircelo.
E il buco del secchio, anche per questo, intanto si allarga!

Abbiamo parlato dell'ESM come elemento di incremento del debito ma pensiamo anche al decreto IMU/Banca d'Italia. Anche questo è certamente responsabile di un aggravio del debito publico, e la maggioranza che lo ha voluto è essenzialmente la stessa che ha voluto l'ESM. Un filo conduttore sembra dunque legare gli ultimi tre governi, un filo conduttore che significa aggravio del debito pubblico, peggioramento delle condizioni economiche, politiche e sociali del Paese.
Anche per questa faccenda del decreto IMU/Banca d'Italia quindi tutte le questioni si potrebbero riproporre pari pari. E le conclusioni sarebbero purtroppo sempre le stesse.
Coloro che vengono a dirci che bisogna aggredire il debito pubblico sono coscienti di prendere delle decisioni che vanno esattamente ad aggravarlo?
E' anche questo che dobbiamo chiedere ai nostri politici!
La domanda è pertinente poiché se non ne sono coscienti bisognerà fare in modo che lo diventino, nel loro stesso interesse; ma se ne sono coscienti evidentemente c'è del dolo, e di questo dolo dovranno assumersi la responsabilità politica di fronte ai cittadini.
In Italia in questo momento poi si sta aumentando il numero delle 'variabili', quando sarebbe estremamente necessario e opportuno invece diminuirlo drasticamente, e tutto questo per concentrarsi sull'unica riforma veramente indispensabile: la riforma della mentalità dei politici che dicono di voler aggredire il debito pubblico e invece lo aggravano!
Il centro nevralgico dei problemi del Paese è, e rimane, il debito pubblico!!!
Quando a questa constatazione seguirà un approccio scientifico alla risoluzione del problema, l'Italia avrà fatto veramente la sola vera riforma che conta!!!
Infatti qui il rischio è che questo problema del debito pubblico venga strumentalizzato per altri fini politici, e si riveli in questo estremamente funzionale purtroppo a quanti hanno bisogno di problemi per poter dire che si possono risolvere cambiando magari la Costituzione, quando la costituzione è del tutto evidente che non c'entra per niente. Anzi, non solo non c'entra per niente ma se venisse veramente applicata fedelmente e in un senso profodo sarebbe già da sola capace di risolverli questi problemi.
Ribadiamo dunque che il vero problema dell'Italia è il debito pubblico e che il bicameralismo perfetto non c'entra niente in questo. Il problema dell'Italia non è il bicameralismo perfetto.
Semmai c'entrano delle scelte politiche ( Pareggio di bilancio in Costituzione, trattato ESM, Fiscal Compact ) di cui nessuno vuole assumersi la resonsabilità politica.
Le privatizzazioni con le quali si vorrebbe fare cassa, sono solo degli inconsistenti palliativi, delle misure tampone di carattere temporaneo, che lasciano il tempo che trovano, che lascieranno cioè il debito pubblico assolutamnete invariato se non addirittura peggiorato.
Questo secchio bucato che è rappresentato dal debito pubblico si rimangerà tutto il potenziale tesoretto prima o poi lasciando l'Italia, per altro, in una condizione peggiore di prima perché nel frattempo un altro pezzetto dello Stato sarà stato svenduto e lo Stato si ritroverà ancora più debole di prima ad affrontare un problema che nel frattempo potrebbe essere peggiorato di molto.
Un inseguimento senza fine...
E' chiarissimo che, anche attualmente, un grosso problema di cui difficilmente ci si rende conto pienamente, è il problema delle priorità. A cosa dare la priorità oggi in Italia? Noi lo ribadiamo, la priorità va posta sul debito pubblico, tutto il resto è secondario e conseguente. Magari è più appariscente, magari è estremamente funzionale ad essere veicolato mediaticamente ma pur sempre secondario e conseguente.
Oppure si tratta di cornici. Si guarda la cornice ma non ciò che essa incornicia. Ed anzi si sfrutta ciò che incornicia per poter dire: vedete com'è brutto quello che essa incornicia? Orbene, cominciamo a cambiare le cose, possiamo finalmente farlo, cominciamo a cambiare la cornice!
Ma chiediamoci invece: perché non cominciare piuttosto a cambiare ciò che essa incornicia?
L'impressione è, e dispiace dirlo, che ancora oggi non ci siamo proprio sulla definizione delle priorità. Possiamo fare tutte le politiche che si vuole, raccogliere tutti i tesoretti che si vuole, tutti i fondi che si vuole, tassare e tassare quanto si vuole ma finché si immetteranno questi soldi in un secchio bucato, quel secchio bucato rappresentato dal debito pubblico, prima o poi il secchio bucato si rimangerà tutto, è ovvio.
E' molto meglio riparare il secchio!
Ecco la priorità!

martedì 18 marzo 2014

Nuovamente insoddisfatti e amareggiati!

Non possiamo che sentirci insoddisfatti e amareggiati di fronte alla notizia del rigetto dei ricorsi avanzati contro il Meccanismo di Stabilità Europeo ESM dalla Corte Costituzionale Tedesca. Il 12 settembre 2012 la stessa Corte aveva posto un tetto massimo di 190 mld di euro al gettito tedesco da versare all'oscuro organismo, stabilendo che qualsiasi sforamento sarebbe passato per il vaglio del Bundestag.
Aveva inoltre stabilito la presenza nel trattato di parti non chiare, il che lasciava sperare in una revisione e in una riscrittura del trattato con una maggiore esplicazione delle stesse parti. Tanto per dirne una il trattato ESM sabilisce che i punti espressi dall'art. 10, che riguardano il gettito, ma anche quelli inerenti gli strumenti, possano essere riscritti in un secondo momento dai gestori dell'ESM stesso. Non si tratta per caso di una delega in bianco? E le deleghe in bianco sono ammesse in uno Stato di Diritto? Noi riteniamo di no.
Prendiamo atto della decisione della Corte Costituzionale tedesca, che rispettiamo, ma non possiamo condividere la posizione. Inoltre la recente decisione ci sembra abbastanza dissonante rispetto appunto alla sentenza del 12 settembre 2012.
In ogni caso l'ESM non è questione soltanto tedesca. La Germania è solo uno dei diciassette stati che partecipano a questo organismo. A tale proposito riterremmo interesante ascoltare le opinioni delle Corti Costituzionali anche degli altri stati, e noi in particolare della Corte Costituzionale Italiana.
Rimane inoltre da chiarire la reale utulità di questo organismo visto che degli organismi salva stati esistono già e che questo sembra piuttosto un organismo salva banche.
Questo organismo oltre a contenere delle metodologie che sembrano sfidare la logica e il buonsenso, sembra fondato su delle teorie che vengono spacciate per scienza e che invece sono solo opinione.

venerdì 14 marzo 2014

La nuova legge elettorale può alimentare soltanto il rapporto nevrotico

Era difficile riuscire a concepire una legge elettorale che risultasse peggiore del porcellum.
Purtroppo sembra che la strada imboccata in Parlamento porti proprio lì. Quella uscita dalla Camera è infatti una legge che, anche a detta di tutta l'opposizione, non tiene conto delle indicazioni della Consulta.
Da un lato sembra di recepeire le idicazioni della Consulta, infatti si dice: - la Corte Costituzionale ha messo in evidenza la necessità di fare una nuova legge-, e la si fa; dall'altro si fa una legge però che ripropone gli stessi difetti della precedente forse addirittura peggiorati e che quindi sarà squalificata dalla stessa Corte in futuro. E' una legge che si oppone al cambiamento.
Il cambiamento infatti consiste nel fare qualcosa di utile che non si è fatto prima, non nel cambiare tutto perché niente cambi. Nella fattispecie il vero cambiamento consisterebbe nell'ascoltare il popolo che, lo ricordo, la Costituzione definiesce sovrano.
Infatti purtroppo ancora oggi dobbiamo constatare con amarezza che, nonstante i ripetuti inviti, vige una certa incapacità all' ascolto da parte della classe politica. Finché il popolo e certi suoi cittadini in particolare non verranno ascoltati non ci sarà l'unico vero cambiamento che conti, non potrà esserci.
Il popolo in generale, a livello di sentore e di sentimento (subendone gli effetti), ed alcuni cittadini dotati di specifica preparazione in modo scientifico e circostanziato, con dati alla mano, avvertono da tempo che certe direzioni intraprese soprattutto a livello macro-economico sono sbagliate ed indebitano lo Stato con tutte le ripercussioni del caso. Certe affermazioni fatte da ex ministri dello Stato lo confermano! Purtroppo però nonostante gli effetti negativi previsti si verifichino puntualmente e confermino da un lato la bontà delle previsioni, dall'altro l'incapacità all'ascolto, ancora oggi si assiste ad un irrigidimento sulle proprie posizioni quando invece ci sarebbe bisogno di una presa di responsabilità politica e di ammettere che si sono fatte delle scelte sbagliate in passato, vedi approvazione del trattato ESM e Fiscal Compact.
Ora, uno dei modi coi quali il popolo può essere rappresentato sono le elezioni  ovviamente.
Ma se la legge elettorale viene fatta in modo tale da non consentire la rappresentatività, e quella che è passata alla camera purtroppo non la consente, la voce del popolo rimarrà ancora una volta - ripeto e sottolineo- ancora una volta inascoltata.
E l'Italia si avvia così verso un conflitto psico-sociale. Infatti il dialogo tra le parti di uno Stato è indispensabile ma in questo modo si dichiara sostanzialmente di non volerlo questo famoso dialogo, perché chi non vuole la rappresentatività, di fatto non vuole neanche il dialogo. Ed è così che si sviluppa e si alimenta il conflitto psico-sociale, è così che si alimenta il rapporto nevrotico tra le parti dello Stato.
Le tensioni sono già molte e alimentare il rapporto nevrotico è del tutto irresponsabile, e chi non ne prende atto fa un torto alla Nazione e a se stesso.

giovedì 13 marzo 2014

Regressione economica e sociale

Abbiamo già accennato all'importantissimo ruolo che le banche hanno sempre svolto nella storia dello sviluppo dal momento della loro creazione in avanti.
Per rendere più chiara l'importanza di questo ruolo dobbiamo pensare alle banche come a dei serbatoi che mettono il contenuto del serbatoio stesso a contatto di molte persone. Le banche traggono profitto da questo contatto. Naturalmente aumentando il numero delle persone che  riempiono il serbatoio aumenta anche la grandezza stessa del serbatoio. Questo serbatoio è, o almeno dovrebbe essere,  a contatto di tutti, e questo contatto favorisce la circolazione del denaro, che altre volte ho paragonato alla circolazione del sangue.
E' così che molti progetti, anche quando provengono dalle classi meno abbienti, possono trovare un finanziamento e la possibilità di essere concretizzati. Il popolo italiano in questo eccelle. Si comprende così abbastanza bene in modo piuttosto intuitivo il ruolo sociale delle banche, e questo ruolo ce lo hanno solo le banche. Il denaro così circola e crea sviluppo.
Ma cosa avverrebbe se questo meccanismo venisse meno?
Si creerebbe disagio sociale dovuto a scarsa circolazione di denaro e all'impossibilità di mettere in pratica tante idee. La difficoltà di accesso al credito è uno dei problemi lamentati oggi da tanti imprenditori.
Se si interrompe il processo virtuoso non tarda molto a comparire il processo vizioso e si creano dei meccanismi di regressione economica e infine sociale. Le banche hanno così il potere di influenzare questo processo in modo decisivo. Oggi a queste difficolta se ne sommano tante altre che sarebbe difficile descrivere pienamente in poche righe. Il fatto è che comunque molti cittadini onesti ed operosi sono crostetti a chiudere per difficoltà di accesso al credito. Il meccanismo vizioso sembra prendere il sopravvento e chi è forte già di suo comincia perfino a mostrare i muscoli in vario modo.
La situazione tra dinamiche micro e macro-economiche, ripeto, è difficile da  spiegare nel dettaglio ma la permanza in questo meccanismo vizioso fa sì che ciò che dovremmo temere oggi, data la situazione vigente, è la schiavitù per debiti, anche della nostra Nazione.
Nella storia ci sono sempre stati tantativi di dominare gli altri attraverso l'indebitamento. In antichità questo portava alla vera e propria schiavitù.
Questo ci riporta indietro di circa 2600 anni!
Quando si arriva ad osservare una simile inflessione sociale che vanifica le conquiste politiche e sociali di oltre 2600 anni di storia umana è difficile rimanere indifferenti. E ci si chiede: cosa è mai successo?
Possibile che non ci si  accorga di dove certe linee di condotta politica ci stiano portando? E' terribile! Qualora poi qualcuno se ne fosse accorto e non avesse avvertito i suoi concittadini e compatrioti ( che magari chiama fratelli quando gli capita di cantare l'inno nazionale) è complice e reo dello stesso misfatto!

Solone (Atene, 638 a.C.- 558 a.C.) legislatore, giurista, poeta ateniese riuscì ad abolire la schiavitù per debiti attraverso un provvedimento che il popolo denominò seisàchtheia che si può tradurre letteralmente con "scuotimento, scioglimento dei pesi".(Fonte Wikipedia)
E questo accadeva circa 2600 anni fa!!! E oggi? Chi ci ha portati ad una simile regressione politica e sociale?
E badate bene che è in questo clima di regressione politica e sociale che qualcuno vorrebbe cambiare ( forse dovrei dire stravolgere) la Costituzione!
A buon intenditor poche parole!

mercoledì 26 febbraio 2014

Diritto-dovere di voto e soglie di sbarramento

La prima e più importante cosa di cui una legge elettorale deve tenere conto è il rispetto del diritto di voto. Sarebbe paradossale se ciò non avvenisse.
Un Paese che non conceda il diritto di voto ai suoi cittadini non è un Paese civile.
Penso che su questo dovremmo essere tutti d'accordo!
In Italia le soglie di sbarramento così alte di fatto significano il cestinamento di milioni di voti. Il cestinamento del voto a sua volta non significa altro che la soppressione pura e semplice di questo diritto. Questo vuol dire né più né meno che a milioni di italiani viene di fatto negato il diritto di voto. E' un fatto gravissimo secondo me e inaccettabile per una Repubblica che si proclami tale, cioè Rex-pubblica, e che oltretutto si proclami democratica ( art. 1 della Costituzione).
Un argomento come questo è o non è degno di essere affrontato nelle sedi istituzionali?
E' o non è degno di essere affrontato nelle commissioni che si occupano della legge elettorale?
Io ritengo che lo sia e come me è probabile che la pensino molti altri cittadini!
Possiamo discutere a lungo sul fatto se questa linea di principio sia tatticamente valida o non valida a smuovere una determinata situazione o a favorire una certa piega piuttosto che un'altra, senza presumibilmente arrivare a dirimere la questione così facilmente.
Quello che cerco di fare lanciando questa questione non ha una valenza tattica quanto piuttosto di principio appunto, ma di un principio importantissimo, un principio che fonda la Democrazia, quello appunto del diritto di voto!
La valenza di questa posizione consiste non tanto nel tentativo di dare delle risposte, quanto piuttosto in quello di mettere in luce un problema esistente e purtuttavia sottaciuto.
La domanda che possiamo porci è se al di là dei tatticismi il principio suesposto possa trovare una sua pertinenza e una sua collocazione nell'ambito di un dibattito, quello sulla legge elettorale, che dovrebbe essere imperniato prevalentemente sulla costituzionalità della stessa, soprattutto dopo la sentenza della Consulta in merito al cosiddetto 'porcellum'.
Vogliamo ancora maggioranze che si formano da leggi elettorali incostituzionali? Direi che non è il caso!
Ma c'è ancora un fatto da sottolineare circa l'argomento inerente la lesione del 'voto'ed è quello relativo al fatto che si tratta non solo della lesione di un diritto ma anche della lesione di un dovere, e questa è una sfumatura che potrebbe sembrare superflua a prima vista ma che invece potrebbe essere foriera di possibili e sintomatiche nonché sensibili variazioni di senso che sarebbe opportuno approfondire.
L' art. 48 della Costituzione infatti recita:

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Come possiamo ben notare in questo articolo ci si riferisce al voto sia in termini di diritto che in termini di dovere. Non a caso, a proposito di 'voto' si è spesso sentito usare l'espressione diritto-dovere.
Addirittura sempre in questo articolo viene prima menzionata la nozione di dovere e soltanto dopo quella di diritto, come se la Costituzione ci invitasse a considerare attentamente questo aspetto inerente appunto il dovere, non meno e forse ancor più di quanto non si debba soffermarsi a considerare l'aspetto inerente il diritto!Dunque chiediamoci: è più grave ledere un diritto o è più grave ledere un dovere?
Difficile a dirsi! Possiamo tentare qualche argomentazione.
Se la lesione di un diritto sappiamo riconoscerla e stigmatizzarla come un reato che deve essere punito e come un danno che deve essere riparato e indennizzato cioè risarcito, per chi lo subisce, riconoscere questo per la lesione di un dovere è forse più complesso e difficile.
Probabilmente perché il dovere mantiene suo malgrado un certo sentore di 'obbligatorietà', sembra vivere in una sfera in cui sussista un qual certo alone di costrizione o coercizione che, in quanto tale, può essere vissuta talora con malcelato senso di fastidio, tanto che si sarebbe tentati di credere che la soppressione di un dovere possa corrispondere in qualche modo anche ad una sorta di liberazione da un gravame fastidioso e che per questo possa configurarsi addirittura come qualcosa di positivo.
Ma le cose potrebbero non stare esattamente così. In effetti a ben pensarci un cittadino che viva il dovere di voto così negativamente di fatto esercita la sua azione di avversione al dovere astenendosi dal voto stesso, benché l'astensione rappresenti spesso più una risposta di rassegnazione ad una situazione politica che si ritiene compromessa a tal punto da non poter essere riparata, neanche dal proprio voto, piuttosto che una risposta liberatoria e forse anche inconscia a fastidiose sensazioni di costrizione.
Ma qui stiamo parlando della lesione del dovere di voto in chi il voto è andato ad esprimerlo sulla scheda elettorale e poi se l'è visto cestinare da una soglia di sbarramento iniqua, cioè a dire della lesione di un dovere civico espletato pienamente, il che getta tutto sotto un luce alquanto diversa.
Tutti coloro che si recano a votare sono già ritenuti 'capaci' di farlo ed il loro voto pertanto è valido e in quanto tale non può essere limitato da altri fattori, figuriamoci se può essere del tutto misconosciuto e cestinato! Se proprio qualcuno ha voglia di cestinare un voto cestini il proprio, non quello degli altri.
Si finisce con l'eliminire così, con le soglie di sbarramento, non solo un diritto ma addirittura un dovere, mettendo gli elettori il cui voto viene cestinato nella condizione di non poter svolgere il proprio dovere.
Per una piena comprensione di questo discorso, molto dipende dal senso che diamo al termine 'dovere' naturalmente, sul quale è doveroso, scusate il gioco di parole, soffermarsi almeno un poco.
Sono molte le sfumature che può assumere questo termine.
Uno stesso termine per una moltitudine di significati ma mai troppo diversi, in questo caso, gli uni  dagli altri. Dovere è l'obbligo di fare qualcosa secondo leggi, convenzioni, norme sociali ecc. ma è anche l'opportunità e la convenienza di fare qualcosa di giusto. Ancora un altro significato è quello che pone l'accento sul dovere con il senso di dovere qualcosa a qualcuno, in questo caso presumibilmente lo Stato, ed espletare questo dover significherebbe in questo senso sdebitarsi con lo Stato stesso.
Ti dovevo qualcosa, ecco che mi sono sdebitato!
E' su questo particolare significato che vorrei porre l'accento. Considerando infatti l'espletamento del dovere di voto come uno sdebitamento, come un'azione cioè che ti libera da un debito, la soppressione di questo dovere implica viceversa la permanenza in uno stato di debitore. Si è in altri termini condannati a non potersi sdebitare. E questo pone l'elettore in una situazione di intrinseca debolezza ed inferiorità nei confronti dello Stato che dovrebbe invece tutelarlo. La condizione di un debitore è sempre una condizione intrinsecamente difficile e che spesso da adito da parte dei creditori ad atteggiamenti dispotici anziché giusti. Sappiamo bene poi come certi settori della società siano solerti e zelanti quando si tratta di riscuotere crediti! E' un caso probabilmente che l'abbandono del proporzionalismo, con l'introduzione delle soglie di sbarramento e del maggioritario, sia coinciso con atteggiamenti sempre meno prodighi da parte delle banche, con minore apporto di credito e, secondo numerose testimonianze, con prestiti che raggiungono, quando concessi, tassi  di interessi con soglie usuraie? Forse sì, è un caso, però sembra abbastanza sintomatico questo strano parallelismo, come se le due cose facessero capo ad uno stesso modo di sentire o punto di vista, chissà!

Ognuno rifletta a modo proprio su questi temi, con la propria preparazione e la propria sensibilità.
Ma dopo attenta riflessione qualsiasi sia la sfumatura soggettiva con la quale ognuno può colorare la presente questione, probabilmente si potrà pervenire almeno alla conclusione che che se la Costituzione è giustamente considerata la fonte delle fonti del diritto, probabilmente non sarebbe eccessivo affermare che essa possa e debba essere considerata e vissuta anche come 'la fonte delle fonti del dovere'.
Per tornare invece alla questione più strettamente inerente la legge elettorale, direi che  per una buona legge elettorale sarebbe importante e necessario coniugare rappresentatività e governabilità, cosa che certamente non è semplice da realizzare. Ma se seguiamo un principio costituzionale nella costruzione di una legge elettorale, come è doveroso per altro fare, e se prendiamo il principio del rispetto del diritto-dovere di voto come fondamento della stessa, allora dobbiamo riconoscere che questo deve essere prioritario rispetto a quello della governabilità, cioè della stabilità di un governo, che è importante ma viene dopo in una ideale scaletta di priorità. Proviamo ad immaginare che cosa potrebbe significare un governo che non è rappresentativo del popolo sovrano ma che è stabile, si stabilirebbe la permanenza della non rappresentatività cosa che non è certo democratica.
Oltretutto uno stato non è fatto del suo solo governo ma di tante altre strutture e istituzioni che possono vivere benissimo temporaneamente in assenza di un governo. Si accusa spesso la Prima Repubblica di essere stata instabile dal punto di vista della governabilità, e non c'è dubbio che per certi versi questo sia vero. Ma non bisogna dimenticare che durante questo periodo l'Italia è cresciuta fino a divenire la quinta potenza economica mondiale. E' con la Seconda Repubblica che è cominciata la decrescita, da quando cioè si è abbandonato il proporzionalismo, sarà un caso?
Ciò detto anch'io penso che in linea di massima la governabilità sia un valore, soprattutto quando un governo operi per il bene dei suoi cittadini, viceversa...
Per tale ragione si può tentare di stabilire dei criteri per la governabilità, ma a partire dall'imprescindibile  rispetto della rappresentatività e soprattutto del diritto-dovere di voto togliendo ciò che costituisce la fonte del cestinamento dei voti, cioè le soglie di sbarramento!
E' a partire da qui che si può poi intavolare un discorso sulla governabilità, successivamente e solo successivamente cioè alla garanzia di poter esprimere le proprie idee in un voto che possa essere rappresentato in Parlamento. Ricordiamoci che ogni opinione è ricchezza e contribuisce a definire la realtà e che ciò che impedisce l'espressione del voto, per esempio col suo cestinamento, impoverisce la realtà e impedisce di fatto di ricostruirla tale quale essa è. Forse è anche per questo che oggi si assiste sovente ad un repentino scollamento, successivamente al voto, tra il Parlamento e i cittadini che di quel Parlamento sono stati gli elettori, ad un repentino scollamento tra le esigenze dei cittadini e le politiche che vi si instaurano. Perché manca rappresentatività!
Ben venga la governabilità quindi, ma prima il diritto-dovere di voto!!!

lunedì 17 febbraio 2014

Che caos!

Credo che in Italia si stia veramente perdendo il senso della misura e il senso delle cose.
La confusione è a livelli di guardia.
Le istituzioni vengono sorpassate e umiliate dalle riunioni di partito, le primarie vengono indette quando pare comodo ed equiparate alle politiche e di fatto vi si sovrappongono, i sondaggi sembrano indirizzati a fare opinione piuttosto che a registrarla e si cerca di farli assurgere, pure quelli, a dignità di elezione, il senso del mandato non si sa dove è stato mandato, quello di responsabilità cambia a seconda della convenienza...
E ancora (con particolare riferimento all'approvazione del decreto macedonia sull'IMU e la Banca d'Italia), rivendicare il proprio diritto parlamentare alla dichiarazione di voto, unico strumento contro la dittatura della maggioranza, viene fatto passare per eversione e stroncato dalla ghigliottina! Di contro, il progetto antistorico, antiitaliano e tendenzialmente dittatoriale di smantellamento del Senato della Repubblica, con tutto ciò che esso evoca essendo il pilastro della storia italiana antica e moderna, storicamente di origine Romana (SPQR!), per sostituirlo con un presidio permanente di un unico partito politico non viene considerato eversione!!!
Prendere il potere per staffette, ribaltoni, colpacci e quant'altro ancora viene considerato cosa normale alla stregua di una passeggiata su Roma.
Che fine ha fatto il buon senso?! E' in questi momenti che si sente tutto il bisogno delle garanzie e delle istituzioni del Paese.
Stiamo vivendo giornate allucinanti!!!

venerdì 14 febbraio 2014

Troppe anomalie in questo mandato

E' obiettivamente molto difficile decifrare la situazione politica e sociale attuale.
Certamente questa si configura come una situazione di crisi ma di che tipo? Si tratta solo di una crisi finanziaria ed economica,  o anche politica e culturale?
Certamente si tratta anche di una crisi politica e culturale ma per capire dove siamo e come vi siamo arrivati probabilmente un po' di storia recente fatta per sommi capi forse non guasta e potrebbe anzi gettare una qualce luce sulla questione. Si tratta di una ricostruzione con pochi episodi scelti in modo non casuale e quindi dichiaratamente parziale, ma sono cose che tutti possono rintracciare ed appurare e quindi eventualmente confutare. Le critiche sono ammesse. Per quanto mi riguarda sono episodi importanti ed utili a capire che cosa sta succedendo. Dunque vediamo...
Già nella primavera del 2012 (ma anche prima) con grande lungimiranza alcuni cittadini e alcuni movimenti stavano ponendo l'accento sui rischi che la creazione di certi organismi (vedi ESM) e certe politiche (vedi Fiscal Compact) avrebbero comportato a livello europeo e a livello nazionale. C'è forse voluto il recente intervento del Capo dello Stato in sede europea per evidenziare come quegli appelli avessero un reale fondamento e una reale consistenza che pochissimi, quasi nessuno, allora hanno voluto cogliere.
La richiesta fatta col cuore in mano era di non ratificare queste politiche autodistruttive e di dubbia democraticità e utilià. Questi appelli sono stati quasi del tutto ignorati, trattati con sufficienza  ed il 19 luglio 2012 le politiche dell'austerità sono state ratificate dal Parlamento italiano. Si è scoperto successivamente che coloro che avevano ratificato queste politiche nemmeno avevano letto i relativi documenti e che cioè avevano ratificato qualcosa che, nonostante gli accorati appelli, nemmeno conoscevano. E poi si parla di responsabilità! Tutte le forze o quasi della maggioranza con la ratifica avevano legato sostanzialmente le mani alle politiche finanziarie della nostra Nazione sancendone di fatto la recessione e decretandone l'impoverimento progressivo. Quanti conoscono la quntità di miliardi di euro che escono dall'Italia per rimpinguare le casse dell'ESM? Perchè nessuno ve lo dice?
Nonostante i molti pareri contrari di molti autorevoli economosti che avevano evidenziato che l'austerità in tempo di crisi non avrebbe fatto altro che incrementare la crisi stessa e aggravare la situazione, la politica ha fatto orecchie da mercante ed è andata avanti sulla stessa linea di condotta.
La situazione di crisi dell'Italia com'era ampiamente prevedibile di fatto si è prolungata, aggravata e perdura tuttora.
Durante la campagna elettorale delle ultime elezioni quello che si chiedeva particolarmente era quindi di focalizzare l'attenzione sulle problematiche inerenti la situazione di stallo che le politiche di austerità stavano producendo. Si chiedeva altresì una maggiore attenzione alla troppo ignorata voce del popolo che stava pagando, incolpevole, un prezzo altissimo per queste politiche di austerità.
Si chiedevano ancora criteri e strumenti scientifici e tecnici per analizzare ed affrontare la crisi e al contempo qualcuno pure li forniva, come strumenti imparziali di analisi e di risoluzione di problemi.
Tutto ignorato!
Cosa è successo quindi? Niente! Si è soltanto creato una situazione anomala.
Molti oggi dicono che questa situazione è un male necessario ma nessuno si assume  una vera e propria responsabilità politica riconoscendo di aver fatto scelte sbagliatissime e controproducenti per il Paese! Se ci fate caso nessuno o quasi parla di Fiscal Compact o di trattato ESM e anche quando vengono citati la cosa è molto fugace. Evidentemente c'è la percezione che non si tratti di cose da mettere in luce. Eppure se esse rappresentassero una luce sarebbero rivendicate con orgoglio, invece nessuno le rivendica, nessuno ne parla e le politiche soprattutto a livello europeo, quelle che sottraggono sovranità alla nostra Nazione, vanno avanti del tutto ignorate dalla maggior parte dei cittadini che non ne sono informati pur subendone le conseguenze sulle proprie spalle.
Ma come si sanciscono maggioranze anomale in un Parlamento? Ecco un esempio...
Ci sono stati partiti che per esempio avevano dichiarato che mai e poi mai si sarebbero alleati con i propri storici avversari raccogliendo così i voti di molte persone convinte di questo, persone che con ogni probabilità non avrebbero mai dato il proprio voto se avessero saputo che quelle dichiarazioni sarebbero state disattese come di fatto è avvenuto.
Si sono sancite così maggioranze anomale sulla base del tradimento delle dichiarazioni elettorali, maggioranze che purtroppo hanno cominciato fin da subito ad allontanarsi dal reale sentimento della popolazione italiana e a fare i propri interessi.
C'è stata poi nel corso di questa legislatura la famosa sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che la legge elettorale definita 'porcellum', quella con la quale si è andati a votare anche alle ultime elezioni, è di fatto incostituzionale ridimensionando di fatto tutti i numeri del Parlamento.
Si assiste così al paradosso di un intera maggioranza che, eletta con una legge elettorale incostituzionale, formatasi tradendo le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, e per giunta del tutto incapace di ascoltare la voce del popolo, cosa di cui siamo sempre dispiaciuti, pretenderebbe di avere i titoli ed i requisiti per autoproclamarsi investita di autorità costituente!!! Dico, autorità costituente!!! Ma  stiamo scherzando?!
Vogliamo renderci conto dell'assurdità di questa pretesa che offende l'Assemblea Costituente e il popolo italiano tutto?!  Chissà che cosa ne penserbbero i Padri Costituenti di questa indulgentissima autoinvestitura?
Nessuno avverte una qualche differenza con la vera Assemblea Costituente?! Ma quando si parla di responsabilità a che cosa si allude esattamenrte?!
Il clima nel quale è stata creata, approvata e promulgata la Costituzione era un clima di grande serietà e svegliezza. Le coscenze erano state risvegliate a causa degli orrori reali a cui avevano assistito e l'intento era quello di non permettere che tutto ciò potesse accadere di nuovo. Questa è l'enorme eredità che ci hanno lasciato, una eredità di valore incommensurabile che contiene gli anticorpi necessari affinché niente di tutto quell'orrore possa riproporsi. La nostra Costituzione è la somma di secoli di esperienze ed è ritenuta di fatti una delle migliori del mondo.
Oggi il clima è completamente diverso, in un clima di erosione dei confini nazionali sussistono ingerenze di ogni tipo che si immettono indebitamente e irrispettosamente in questioni così delicate a perturbarne il clima. In quanto tali sono per definizione illegittime e irrispettose della dignità e dell'autonomia di uno Stato sovrano.
C'è una grande confusione nella politica in Italia oggi, questo è certo e lo si evince da tanti fattori.
Ma la maggior responsabilità di questa confusione è dovuta sempre e comunque al fatto che nonostante gli accorati ed insistiti appelli di molta sana società civile si continua ancora oggi imperterriti ad ignorare sistematicamente la voce del popolo sovrano la quale chiede ragione di questa austerità. Questa voce grazie a una moltitudine di cittadini ha trovato comunque un suo sbocco, una sua affermazione politica che possiamo individuare per esempio nel Movimento Cinque Stelle, il più nuovo e, anche per questo ma non solo, il più vicino al sentimento popolare.
Ma nonostante questo sembra che sussista ancora oggi da parte degli altri partiti qualche difficoltà a sintonizzarsi col Paese anche quando questo si esprime attraverso i più nuovi movimenti politici che lo rappresentano.
Questi partiti continuano imperterriti ad andare avanti secondo quelli che sembrano essere progetti politici teorici e probabilmente anche un po' datati, fabbricati a tavolino in qualche stanza e del tutto slegati dalle drammatiche realtà contingenti e sembrano non percepire il fatto che forse proprio questo modo di procedere ha causato i danni incalcolabili che stiamo oggi vivendo e, sempre per questo, una quasi totale assaenza di rappresentatività nel parlamento di oggi.
Così la colpa dell'attuale situazione economica e sociale per qualcuno non starebbe nel non aver ascoltato le richieste di non ratificare le politiche di austerità, non starebbe nell'averle avallate, nell'averle imposte no, non in questo, la colpa starebbe nel bicameralismo perfetto!
Ma non è assurdo tutto questo?! E' assurdo soprattutto quando vengono da una parte politica che vorrebbe fare del Senato della Repubblica il presidio permanente di un unico partito, il proprio.
Queste conclusioni purtroppo hanno soltanto l'effetto di sviare l'attenzione dalle reali cause dell'austerità che nessuno, fateci caso vuole affrontare mai, e di creare disastrosi polveroni là dove vi sarebbe bisogno invece di estrema chiarezza.
Questo non aiuta quindi ed anzi contribuisce a rendere inintellegibile la realtà, e questo ovviamente aggrava l'attuale confusione.
Per le ragioni fin qui elencate, data la situazione chiediamo che questo governo rispetti almeno una promessa che dovrebbe divenire a questo punto un dovere assolutamente improcrastinabile, quella di fare una legge elettorale buona e costituzionale, rispettosa della recentissima sentenza della Corte Costituzionale e della volontà popolare.
Se possibile dovrebbe trattarsi di una legge elettorale che coniughi due componenti importantissime: a) rappresentatività; b) governabilità.
Ma con un accento rivolto particolarmente alla rappresentatività e questo perché la voce del popolo, troppo a lungo ignorata, possa trovare finalmte in Parlamento il posto che le spetta e le compete!
Responsabilità, per chi ama citare spesso questa parola, dovrebbe significare soprattutto oggi fare un bagno di realtà e quindi riconoscere con ogni evidenza che si sta rendendo necessario probabilmente tornare alle elezioni.

lunedì 10 febbraio 2014

Nessun nuovo governo senza elezioni!

Non credo di sbagliare di molto se dico che gli italiani sono abbastanza stanchi di giochetti della politica.
Chi vuole guidare il governo abbia la dignità e il coraggio di affrontare il voto degli italiani!
E chi deve garantire la Costituzione e la costituzionalità delle operazioni politiche si dimostri garante di tutti. C'è sempre una grande saggezza nel mantenersi prudentemente nell'alveo del proprio mandato costituzionale e di non uscirne.
E chi vuole governare il Paese in questo momento di gravi tensioni dovrebbe dimostrarsi abbastanza sensibile da non abusare del sentimento popolare. 

giovedì 30 gennaio 2014

Giornate memorabili in Parlamento per l'opposizione!

Quella vista ieri in parlamento è una pagina difficile da definire, certamente non bella per il governo. E' difficile soprattutto trovare definizioni positive le quali naturalmente, dal mio punto di vista, dovrebbero essere tutte quante riservate all'opposizione. Quando la demagogia si sposa all'autolesionismo quale venefica miscela può scaturirne!?! E' stato approvato un decreto contenente vari punti, una miscellanea eterogenea che unisce punti estremamente diversi tra loro se non addirittura contraddittori in qualche caso. Sono tecniche di nascondimento, fatte cioè per nascondere dietro un provvedimento populista un altro che probabilmente avrebbe fatto gridare allo scandalo. Questo modo di procedere ha sollevato legittimi dubbi di incostituzionalità. Penso che sarebbe opportuno quindi verificare la costituzionalità dei 'decreti macedonia' nonché la costituzionalità dei singoli punti facendone una esplicita richiesta all'organo competente in materia, la Corte Costituzionale.
Penso che potrebbero mostrarsi sensibili a questa richiesta, a questo invito  i fieri e coraggiosi oppositori all' approvazione di quello che è stato definito appunto 'decreto macedonia', per via suppongo dell'eterogeneità di cui accennavo, individuabili particolarmente nel Movimento Cinque Stelle, in Fratelli d'Italia e nella Lega che hanno combattuto fino in fondo pur sapendo che con ogni probabilità sarebbero stati accusati di voler far pagare l'IMU agli italiani, tesi non vera e che non regge alla prova dei fatti del loro operato.
Mi permetto quindi per quanto immeritoriamente di osare un timido suggerimento, quello di fare immediata richiesta, se possibile, alla Consulta, di verificare la costituzionalità dell'eterogeneità del provvedimento e dei singoli punti!
Soprattutto la parte del decreto che riguarda la Banca d'Italia, che è anche un simbolo importantissimo, oltreché una Banca, e che opera nell'interesse dello Stato (o lo dovrebbe fare), ha suscitato legittimo e sacrosanto scalpore. Sacrosanto sì, così come è 'sacro' il dovere di ogni cittadino di difendere la propria Patria, come ci ricorda l'art. 52 della Costituzione, una Costituzione troppo spesso dimenticata.
Una sacralità che evidentemente non tutti sentono allo stesso modo. Non ho letto personalmente i decreti e questo mi spinge ad un atteggiamento prudente riguardo al merito specifico degli stessi. Mi attengo a quanto emerso dall' aula soprattutto dagli interventi degli esponenti del movimento cinque stelle. Non posso entrare neanche troppo nello specifico perché la cosa meriterebbe uno spazio a se stante, tanto vi si potrebbe scrivere al riguardo.
Ma quanto udito fa capire che ci troviamo di fronte ad un provvedimento che aumenta del tutto arbitrariamente il valore delle quote di partecipazione fino ad un valore di sette miliardi e mezzo (vedrete che si troveranno mille scuse per giustificarlo), mentre sussistono altre stime e altre rivalutazioni che sarebbero realisticamente inferiori. E' una ricapitalizzazione che viene effettuata con la scusa della rivalutazione e col denaro pubblico il quale viene letteralmente regalato a chi già ce l'ha e in abbondanza, le banche, le quali non mettono un solo centesimo per la ricapitalizzazione.
Non possiamo biasimare chi si sente preso in giro francamente. Sarebbe stata garantita, se non erro, anche una percentuale di interessi annua del 6 %. Il 6% di sette miliardi e mezzo è pari a 450 milioni di euro.
E chi li paga questi milioni di euro? La Banca d'Italia! E la Banca d'Italia come fa a garantire tassi così alti? Probabilmente pensa di incamerarne di più! E' giusto o sbagliato chiedersi attraverso quali operazioni? E se questi proventi dovessero provenire dai rendimenti sui titoli di stato questo significherebbe tassi sui titoli superiori al 6% e conseguente aumento del differenziale (spread) ma soprattutto, cosa ben più importante, del debito pubblico. Mi chiedo quindi come è possibile che chi fa approvare simili decreti trovi il coraggio di andare in televisione a dire che si deve incentivare il lavoro agendo sugli sgravi fiscali, quando con ogni probabilità questo decreto andrà ad incidere negativamente sul debito pubblico. Chi fa approvare un simile decreto come può poi parlare di politica del lavoro quando i meccanismi finanziari sono così strettamente legati tra loro per cui il lavoro risente ovviamente delle alte tassazioni che servono a far fronte anche e soprattutto agli interessi del debito pubblico, come si può quando questo provvedimento potrebbe andare ad incidere proprio sul debito pubblico per 450 milioni annui.
Siamo di fronte alle banche che fanno politica, al denaro che fa politica, ma una pessima politica tesa purtroppo all'indebitamento. E si che si parlava di nazionalizzare una banca, nel qual caso sarebbe stata la politica finalmente a fare politica finanziaria!
Sarebbe opportuno tornare a parlare del debito pubblico in separata sede.
Si parla poi di eventuali aquisti da parte di altre banche anche straniere di quote di partecipazione che potrebbero essere invogliate dall'alto tasso di rendimento senza alcun rischio! Se questa è politica di sinistra!
No, credo che la politica di sinistra oggi non esista proprio nel Paese.
E' legittimo sospettare che nessun'altra Nazione in Europa e nel mondo avrebbe mai operato un simile atto autolesionistico nei confronti della propria banca centrale, nessuna!!!
In tempi di 'guerra economica' è un po' come dire 'invadeteci'!!!E credo e temo che ci sia già qualcuno (o forse molti) che stiano ridendo di noi in questo momento e per questa precisa ragione.
Ora, quando un governo opera in modo tale da mettere la propria Nazione nella condizione di essere derisa da altre Nazioni e di mettere in ridicolo i propri citattadini credo che si dovrebbe seriamente considerare l'ipotesi di fare un esame di coscienza!
Immaginate l'Inghilterra o la Francia o la Germania fare una simile cosa, è impensabile!
Ce le vedete queste Nazioni operare così? Io penso di no!
Il decreto sulla Banca d'Italia danneggia con ogni probabilità l'Italia e quindi avvantaggia i concorrenti della nostra Nazione. Ecco perché è un decreto autolesionistico.
Perché comunque la si pensi sull'euro, favorevoli o contrari che si voglia essere ( io ho già specificato che non ho una posizione definitiva in merito alla questione, ma che il prezzo dell'euro non puo essere la Democrazia!) non c'è dubbio che l'euro acuisca la concorrenzialità, la renda aspra! E questo a detta di molti economisti. Se veramente si pensa che questo decreto sulla Banca d'Italia sia per il bene della nostra Nazione lo si illustri con un serio e preciso dibattito dettagliato, magari in televisione, alla luce del giorno. Come dice anche il Vangelo di Marco, che è Vangelo di oggi e che cito a memoria senza la pretesa della correttezza letterale, "non si nasconde una luce", il che significa che la si mette bene in mostra. Se non lo si fa probabilmente vuol dire che non è una luce. E il fatto che il decreto sulla Banca d'Italia sia stato mascherato dietro il populista decreto sull'IMU lascia intendere che probabilmente si tratti proprio di questo, di qualcosa  di cui vergognarsi!
Quando sostenevo in post datati che in Italia sembra sussistere un modo di concepire la costruzione dell' Ue, per alcuni politici, a cui è estremamente funzionale il peggioramento delle cose nella nostra Nazione, sì da avere l'opportunità di dire che è meglio che ci governino altri organismi dal momento che noi non siamo in grado di farlo da soli, probabilmente dicevo il vero.
E di fatti le cose peggiorano sotto tutti i punti di vista.
Un dubbio legittimo: visto che questo decreto sembra danneggiare seriamente l'Italia, possibile che sia stato voluto al di fuori dell'Italia? A chi giova questo decreto se non giova all'Italia? Ci troviamo di fronte all'ennesimo 'consiglio senza coda'?
Credo che se ne rallegrino innanzitutto i  fautori dell'europeismo autoritario ( poiché non autorevole), a cui piace imporre la propria visione dell'Ue attraverso il ricatto economico, senza volerla mettere minimamente in democratica discussione. Il che la dice lunga su quanto siano persuasi della bontà delle proprie idee.
E perché i cittadini europei non dovrebbero avere opinioni sull'Europa o contribuire alla sua costruzione?
Perché sono costantemente tagliati fuori?

Il rapporto che certi organismi di questa Europa sembrerebbero chiederci non è in effetti un rapporto basato sulla fiducia anche se si insiste a chiamarla così, ma su una distorsione piuttosto evidente del concetto di fiducia, una sorta di pseudo-fiducia ( e sarebbe già qualcosa) in cui una delle parti ha una forza maggiore e l'altra minore e in cui questa forza è misurata sulla base della forza finanziaria. Quindi  viene sostanzialmente 'imposto' di avere fiducia.
Ma che fiducia è quella fiducia che viene imposta? La fiducia per essere veramente tale non può essere imposta. In realtà quella  che chiamo, eufemisticamente, cultura della pseudo-fiducia non ha niente a che vedere, come si può ben intuire, con la fiducia vera e propria né con quelli che si chiamano rapporti di fiducia.
Somiglia invece molto da vicino ad un rapporto che può essere indicato così: se fai quello che ti dico ti premio, se non fai quello che ti dico ti punisco.
Ora, mi dite secondo voi quale rapporto di fiducia si può stabilire su queste basi? Nessuno, è evidente! Si tratta in un cet qual modo di un rapporto da 'padre padrone'.
Quando tratti un tuo interlocutore dall'alto al basso imponendo la tua opinione sotto la minaccia più o meno velata di ritorsioni economiche, non cerchi un rapporto di fiducia ma un rapporto di sudditanza, primariamente psicologica ma non solo, in cui il riconoscimento della pari dignità ontologica non è minimamente presente.
La vera fiducia invece nasce proprio da questo riconoscimento: che colui col quale instauro un rapporto ha la mia stessa dignità ontologica e io la riconosco, la rispetto e la valorizzo.
Non si può chiedere un rapporto di fiducia senza riconoscere questa parità ontologica che è la base appunto del rispetto. Forse è bene ricordare che la fiducia è così preziosa che si dice: va conquistata!
Ma non con le armi, non con la violenza s'intende.
Vuol dire che il tuo 'essere' ha lo stesso valore del mio, che il tuo diritto all'esistenza è identico al mio. In un'ottica religiosa si potrebbe dire: riconosco che Dio ti ama quanto me!
Ora, in Italia erano in molti ad aver avuto fiducia in questa Europa, una vera, autentica fiducia, palpabile, spontanea, sincera.
Come è stata trattata questa fiducia? Come è stato trattato questo sentimento?! E' stata essa il presupposto di un rapporto basato sul riconoscimento della pari dignità ontologica? Purtroppo sembra di no!
La risposta a tutto questo la si evince e la si riscontra in quello che tutti riconoscono come un crescente euroscetticismo, altri come antieuropeismo, diverso-europeismo ecc. Questi fenomeni, comunque li vogliamo chiamare sono in crescita, è inutile far finta di niente.
Una ragione dovrà pur esserci? A chi giova far finta di non vedere? E come si intende persuadere questi cittadini? Con che mezzi, col ricatto finanziario?
A mio modesto modo di vedere vige da molto  tempo una certa euroincapacità all'ascolto.
Chi veramente volesse essere utile al Paese e all'Europa dovrebbe cercare di sintonizzarsi con la voce del popolo e con i suoi sentimenti. Ricordate l'art. 1 della Costituzione. Il popolo è sovrano.
Chi misconosce questo articolo lede la Costituzione, ne fa pura e semplice carta straccia, e se a farne carta straccia è chi vi giura sopra...

venerdì 24 gennaio 2014

Delle privatizzazioni

Durante l'ultimo ventennio non abbiamo fatto altro che ascoltare incessantemente un'unica opinione vissuta come oro colato, fatta passare per vangelo, per così vera da dover essere incontrovertibile, quella secondo la quale le privatizzazioni sono l'unica cosa  che si possa fare per migliorare l'economia e il benessere del Paese.
Ebbene, trascorsi questi venti anni ci rendiamo conto che i risultati non ci sono stati e che l'Italia è stata soggetta ad un processo di crescente deindustrializzazione che, all'analisi dei fatti, ha visto proprio nella privatizzazione la protagonista indiscussa di questo processo di smantellamento. L'Italia sembra diventata il super-mercato nel quale venire a comprare per dismettere o portare a casa e tutto questo nonostante la presenza nella nostra Costituzione dell'art. 41, un articolo che deve essere finito nel dimenticatoio, che non sentiamo mai citare, neanche da coloro che giurano sulla stessa Costituzione e che guidano il Paese. Perché è così difficile citare questo articolo?
Questo articolo dovrebbe essere fatto leggere a tutti coloro che intendono investire in Italia, anche perché e legittimo immaginare che desiderino conoscere almeno in parte il contesto nel quale vengono ad investire.
Per fortuna ci sono le eccezioni che non guastano ma che non sono sufficienti da sole a ribaltare la situazione, infatti guardando ai risultati in generale purtroppo questo processo è evidente, nessuno, dati alla mano, lo può negare.
Durante l'ultimo ventennio l'Italia ha perso circa il 20% della capacità industriale. Un punto percentuale di media all'anno! E questo fattore è alla scaturigine di molte tensioni sociali. E' possibile ignorarle? E come è possibile pensare ancora di illudere il popolo che con le privatizzazioni tutto va meglio? Sono rimasti in pochi a crederci! E la colpa non è della diffidenza ma della scienza!
La scienza ci insegna che le cose vanno provate con i fatti e in questo caso i fatti hanno dimostrato che in Italia le privatizzazioni in generale peggiorano le cose. Peccato, ma è così.
In Italia le privatizzazioni rappresentano quel fattore di permeabilità che consente lo smantellamento di ciò che funziona già e anche piuttosto bene! Non sarà il caso di rifletterci un po'?
La storia provata dimostra questa tesi. Non sarà dunque il caso di essere prudenti quando si affronta il tema delle privatizzazioni? Non sarà forse il caso di dare delle rassicurazioni? Siamo in attesa per esempio del parere dei sindacati.
Pensiamo poi alle ragioni per le quali si dice di voler privatizzare, cioè per  fare cassa!
Ma a che cosa serve fare cassa quando in Italia c'è un secchio bucato rappresentato dal debito pubblico che prima o poi ti rimangia qualsiasi 'tesoretto'? I cittadini stanno piano piano rendendosi conto di questo, nonostante tutti gli eventi distraenti che sono in corso.
Anzi verrebbe da chiedersi: proprio adesso che si stava focalizzando l'attenzione sui veri problemi del Paese si dovevano innescare cosi vasti elementi di distrazione di massa?
Difficile è capire perché non si è andati ad analizzare con scientificità questo problema del  debito pubblico negli anni passati, riversando su di esso tutta l'energia necessaria per risolverlo, poiché è possibile risolverlo.
Ecco quale sarebbe l'unica vera e utile riforma che si dovrebbe fare: la totale concentrazione di tutte le energie alla risoluzione del problema dei problemi, quello che è all'origine della maggior parte degli altri problemi, quello cioè del debito pubblico!!!
L'Italia potrà dire di aver finalmente voltato pagina quando e solo allor quando si sarà decisa ad affrontare seriamente e convintamente questo problema, per altro risolvibile. Non c'è riforma che tenga al confronto.
Invece di privatizzare per fare cassa dunque, inutile palliativo, affrontiamo questo problema con le armi della scienza economica e della scienza politica! Scopriremmo probabilmente che non c'è nessun bisogno di privatizzare per fare cassa, e i dipendenti delle aziende a rischio privatizzazione probabilmente sarebbero più tranquilli.
Se c'è qualcuno che è già abbastanza forte di per sé, questo è proprio il settore privato finanziario che non ha certo bisogno di favori, stanti così le cose.
E' il settore pubblico che deve essere aiutato casomai, infatti i rapporti attualmente in corso sono tutti sbilanciati a favore del privato-finanziaio e del bancario, con buona pace dell'economia reale e questo determina un rischioso squilibrio che alla fine danneggia tutti.
Perché andare a sommare pesi dalla parte della bilancia in cui già ve ne sono di più? Ma poi a che scopo?
Di fronte a tutto questo processo di deindustrializzazione attraverso le privatizzazioni possibile che non ci sia una sola opinione di sinistra in difesa del settore pubblico?
I cittadini italiani avevano riversato notevoli speranze nelle ultime elezioni e avevano richiesto particolare attenzione su vari temi: quelli dei trattati europei (del MES, del Fiscal Compact), del debito pubblico, del lavoro ecc. avendo ben intuito che alcune dinamiche in atto a livello nazionale ed europeo erano piuttosto sorde a queste richieste.
E che fine hanno fatto le risposte a tutte queste richieste? Completamente eluse!
E' difficile non sentirsi feriti di fronte alla totale impermeabilità del governo rispetto a queste legittime istanze del popolo che la Costituzione sancisce come sovrano. Esattamente, come sovrano! Perché è così difficile ottenere delle risposte incoraggianti su questi temi? Anzi, semplicemente ottener delle risposte?
I cittadini sono disorientati e non sanno da che parte rifarsi. Che ci crediate o no si sentono traditi e anche umiliati e presi in giro per l'ennesima volta, e come biasimarli?

giovedì 23 gennaio 2014

Del bicameralismo perfetto

Anche il Sistema Nervoso Centrale è diviso in due lobi che per certi versi sono simili e per altri diversi. C'è quindi in questa spartizione e divisione delle camere, cioè nel bicameralismo ( anche e soprattutto in quello 'perfetto'), una sorta di rispondenza, di isomorfismo con questo organo. Quando un organismo dello Stato è isomorfo ad un organo dell'essere umano, il livello di armonia aumenta nella società  per via delle somiglianze e delle rispondenze in essere e di ciò che di positivo esse comportano.
Infatti Camera e Senato sono simili e diversi al contempo, anche se prevalgono le similitudini. Tuttavia in questa spartizione anche così com'è c'è qualcosa, anzi molto, di positivo, pur nella similarità. La cosa principalmente positiva è che questa spartizione consente livelli di meditazione profondi e tempi di sedimentazione delle informazioni utili e direi necessari all'approfondimento delle stesse.
Se ai deputati spetta il compito di legiferare con maggior disinvoltura, il che non significa superficialmente, ai senatori, generalmente più anziani, spetta quello di stemperare le parti più stridenti, di indicare le eventuali anomalie, di rettificare ciò che è esagerato instaurando con i deputati un dialogo costruttivo basato sulla dialettica, anzi direi sulla nobile arte della dialettica, la quale, beninteso, può espletarsi proprio per questa struttura bicamerale. Legiferare è una responsabilità grandissima e l'assemblea costituente questo lo sapeva bene, avendo vissuto sulla propria pelle che cosa vuol dire legiferare in modo eccessivamente (e sottolineo eccessivamente) disinvolto, veloce, parziale e, come la storia ci insegna, dittatoriale.
Ma la disinvoltura può essere utile se coadiuvata da un organismo correttore come avevano ben intuito i padri costituenti. 
Alla camera dei deputati spetta dunque il compito di legiferare con maggior disinvoltura. Questa disinvoltura non è solo utile ma necessaria per certi versi e deve essere concessa con fiducia. E' una disinvoltura, per così dire istituzionalizzata e funzionale al pensiero creativo e divergente. Infatti in essa si nasconde il segreto della creatività propositiva.
Tuttavia siccome in questo proporre disinvoltamente è notoriamente presente anche un rischio (calcolato in questo caso) di andare anche oltre le righe o di commettere degli errori, ecco che subentra un livello di meditazione più profondo, quello del  Senato, che ha il ruolo di emendare e di stemperare questi eventuali eccessi, come abbiamo detto sopra.
Anche nell'essere umano sussistono e coabitano insieme vari livelli di attenzione, varie pulsioni e vari atteggiamenti di fronte alle informazioni ed alle situazioni che la realtà ci offre. Ognuno di noi può facilmente individuare in se stesso un livello di maggior impulsività e un livello di maggior meditazione. Spesso soltanto l'esperienza insegna ad armonizzare questi aspetti diversi della personalità. Possiamo dire che in un certo senso la Camera rappresenta ciò che di positivo può portare l'impulsività, il Senato ciò che di positivo può portare la meditazione e il loro dioalogo ciò che di positivo può portare l'esperienza. Vorrei quindi far notare che anche in questo vi è un chiaro isomorfismo con l'essere umano e con certe sue funzioni e caratteristiche viste anche in un'ottica evolutiva, e di  conseguenza anche questo si configura come un fattore positivo.
Talvolta non è facile capire nell'immediato quali siano gli eccessi, dove in una legge si è andati sopra le righe, dove si annida l'errore, dove sta l'esagerazione, la disarmonia ecc.
Per rendersene pienamente conto servono dei tempi di sedimentazione delle informazioni. I passaggi che avvengono tra Camera e Senato sono utili proprio per consentire questa sedimentazione che a sua volta favorisce l'assimilazione e l'approfondimento. Anche in questo sussiste evidentemente un certo livello di isomorfismo con le funzioni e le strutture della mente.
Ci sarebbero tante altre cose da dire ancora. così tante da non sapere da che parte rifarsi.
Per esempio, mi viene in mente che il 'porcellum' ha reso il bicameralismo farraginoso per l'asimmetria di trattamento tra Camera e Senato ( vedi post intitolato 'Porcellum' e 'larghe intese' ). Se prima c'era proporzionalità tra Camera e Senasto e rispondenza in termini di maggioranza, il'porcellum' l'ha tolta, togliendo governabilità. E questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che sono alla ricerca della governabilità e delle ragioni dell'ingovernabilità.
Così il bicameralismo va a prendere colpe che in realtà non ha e che non può obiettivamente avere .
Per fare un altro esempio, una delle colpe di cui verrebbe accusato il bicameralismo perfetto sarebbe l'immobilismo.
L'Italia, come un sempre maggior numero di cittadini si sta ben rendendo conto, è stata consegnata all'immobilismo non dal bicameralismo ma dalle politiche dell'austerità che purtroppo sono state ratificate dai parlamentari delle precedenti legislature. Queste politiche ci hanno legato mani e piedi, hanno svenduto la sovranità nazionale, leso la Democrazia e creato danni incalcolabili di ogni genere. Forse tutto questo serviva anche per gettare la colpa sul bicameralismo, anzi forse principalmente per questo. Servirebbe invece in questo momento un atto di assunzione di responsabilità, e magari anche qualche mea culpa , invece si preferisce trovare un capro espiatorio.
E quale sarebbe il capro espiatorio? Il bicameralismo appunto! E' chiaramente, sotto ogni punto di vista, uno sviare il problema.
Quello che l'Assemblea Costituente ci ha consegnato con il bicameralismo costituisce un patrimonio di un valore incommensurabile che è il condensato di una profondissima cultura, di profonde esperienze e conoscienze anche circa l'essere umano, la sua psicologia e le sue caratteristiche e funzioni primarie, cosa che si evince da quell'isomorfismo di cui abbiamo accennato sopra. Questo patrimonio è ricco di valore, denso di significato e non può essere spazzato via  con tanta superficialità. Serve un dibattito.
E' dovere di ogni cittadino esprimere un parere su questo tema ma per poterlo fare è necessario un buon livello di informazione e poi un buon livello di meditazione sulle stesse informazioni ricevute e per fare questo ci vole tempo naturalmente. Servono livelli di lettura approfonditi ed estesi.
Possiamo augurarci che questi livelli di informazione si attivino?
Uno dei compiti del servizio pubblico di informazione dovrebbe consistere esattamente in questo.
Forse merita anche citare un vecchio adagio popolare che recita: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi!
Quando la fretta rischia di spazzare via secoli di cultura, di conoscenze, quando rischia di diminuire i livelli di Democrazia e rappresentatività urge da parte di tutti riflettere e meditare con grande attenzione.
E sulla fretta e sulle urgenze ci sarebbero  tante cose da dire in Italia.

mercoledì 22 gennaio 2014

Della legge elettorale

Data la reticenza della politica ad affrontare la questione del 'porcellum' ci è voluta la Corte Costituzionale per  esprimere un giudizio definitivo sullo stesso, giudizio che l' ha dichiarata incostituzionale.
E questa ormai è storia.
Ora, i punti sui quali la dichiarazione di incostituzionalità si è espressa sono due:  premio di maggioranza e assenza di preferenze.
Per ovviare alla prima è necessario, o togliere il premio di maggioranza o indicare una soglia precisa che faccia scattare lo stesso, indicazione che nel 'porcellum' non c'era.
Nel primo caso c'è chi dice che si torni al passato della  'Prima Repubblica', cosa che sarebbe invece tutta da discutere. Infatti anche se il difetto della Prima Repubblica era quello di una scarsa durata dei governi, questo sistema ha portato l'Italia ad essere la quinta potenza economica mondiale, segno evidente che qualcosa funzionava, eccome! Anche se i governi si succedevano rapidamente infatti lo Stato era solido perché erano solide le sue istituzioni e tutto questo nonostante le molte tensioni. E una nazione non è fatta del suo solo governo ma di tutte le istituzioni che vi coabitano.
Andrei molto cauto quindi perfino con lo scartare un proporzionalismo perfetto, soluzione verso la quale di fatto andrebbe la legge elettorale epurata dei suoi elementi di incostituzionalità, proporzionale che potrebbe essere eventualmente corretto da alcuni accorgimenti. Dobbiamo riconoscere che tra l'altro il sistema proporzionale ha l'indiscutibile pregio di essere estremamente rappresentativo dei reali umori del Paese.
Quello che è cambiato oggi è il potere di ricatto dei cosiddetti mercati, cioè a dire le ingerenze esterne. Infatti chi cerca di fare leva su questo pretesto tende a dire che la successione dei governi è l'indice dell'instabilità, e che l'instabilità preoccupa i mercati. E con questa opinabile equazione l'ingerenza è bella che servita e i mercati governano! Cioè fanno politica.
D'altro canto un ragionevole premio di maggioranza effettivamente garantirebbe una maggiore durata dei governi e quindi una maggiore governabilità e apparente stabilità.

Per ovviare al secondo oggetto della contestazione, l'assenza di preferenze, è necessario inserire la possibilità delle stesse, non ci sono alternative. Nella proposta di legge elettorale attuale, invece le preferenze non ci sono.
Credo che per forgiare una buona legge elettorale sia necessario meditare attentamente ogni punto. E' questa l'opportunità che ci viene data dalla sentenza della Consulta. Ed è il parlamento il luogo nel quale questo dibattito deve svolgersi e nel quale i punti devono essere discussi uno per uno. Il che non significa che non si possa e non si debba esprimere le proprie opinioni anche al di fuori di esso, che anzi questo è un elemento di vivacità e di creatività e anche ovviamente di partecipazione che è ciò che si richiede ad ogni cittadino.
Prima della sentenza della Consulta comunque c'era uno stato di totale immobilismo nonostante le richieste di revisione del 'porcellum' da parte di vastissime aree della società civile. Adesso, dopo che la Consulta si è espressa c'è una gran fretta. Pensiamo che siano da ritenere sbagliati entrambi gli attegiamenti. Sarebbe opportuno invece procedere nei tempi giusti, ma sopratutto nei modi giusti cioè facendo svolgere al parlamento il suo ruolo di legislatore e non quello di semplice ratificatore! Relegare il parlamento a ruolo di ratificatore è lesivo della sua dignità. Il parlamento dovrebbe essere il luogo dove avvengono le 'connessioni sinaptiche' se mi si passa l'espressione, oppure dove si estende la 'Zona Prossimale di Sviluppo'. Le caratteristiche delle leggi si possono discutere anche fuori naturalmente ma poi è buona norma farle in parlamento, non fuori e la fretta oltretutto è una cattiva consigliera. Non è rispettoso nei confronti della Consulta stessa eludere un dibattito attraverso accordi politici blindati. Sa tanto di vecchia politica. Lo è ancor meno eluderlo con un accordo in palese contraddizione con la sentenza della stessa, che ha sancito l'incostituzionalità delle liste bloccate e dell'assenza di preferenze.
Come dire che dopo la sentenza della Corte Costituzionale si procede col proporre una legge elettorale che non è costituzionale! E tutto questo di gran fretta! Per coloro che sostengono che la fretta è innescata dalla sentenza della Consulta, nel rispetto e in ossequio alla stessa si apre una bella contraddizione, piuttosto difficile da dirimere.
Ma c'è un'altra cosa da tenere presente nel dibattito attuale e sono le soglie di sbarramento. E' una questione troppo importante per non tenerla presente. Dobbiamo tenere saldi infatti alcuni principi inalienabili come, nella fattispecie, quello del diritto al voto. Le soglie di sbarramento di fatto rappresentano per una moltitudine di persone il cestinamento puro e semplice di questo diritto. Credo che si debba cominciare a rimuovere quegli ostacoli che impediscono di fatto l'esercizio di questo diritto. Se ne dovrebbe discutere anche se questa lesione si verificasse per un singolo cittadino, figuriamoci quando ciò avviene per centinaia di migliaia e forse anche milioni di cittadini, è intollerabile. Personalmente abolirei completamente le soglie di sbarramento e se ciò non dovesse essere possibile queste andrebbero comunque ridotte di molto.
Per una buona legge elettorale bisognerebbe coniugare rappresentataività e governabilità e personalmente credo che tra questi due punti quello maggiormente importante sia il primo.
Insomma la carne al fuoco è molta ed è necessario procedre con un atteggiamento serio e rispettoso della Costituzione, delle istituzioni legislative e della Corte Costituzionale. 

martedì 14 gennaio 2014

Banche, territorio, mercato

Le banche sono istituti il cui ruolo tradizionale è sempre stato quello di finanziare progetti ex novo, aziende,ditte varie, ecc. legati evidentemente all'economia reale e primariamente al territorio.
Nessuno mette in dubbio naturalmente che questo ruolo rivesta una grande e strategica importanza e che le banche siano per questo importantissime e per certi versi insostituibili.
Se dunque l'importanza delle banche è storicamente collegata allo sviluppo del territorio di appartenenza e del suo tessuto sociale, e questo ha funzionato per secoli, perdere questo legame potrebbe costituire un gravissimo errore ed aprire molte incognite. Inseguire lauti guadagni rischiando operazioni finanziarie dal dubbio esito si è dimostrato invece spesso un errore, quello sì, con conseguenze economiche disastrose. Ricordiamoci che sul banco degli imputati dell'attuale crisi economico-finanziaria vi è, a detta di molti economisti, la finanza speculativa e non quella che finanzia progetti reali.
Quando si snatura l'essenza di una banca andando contro la sua stessa storia, la sua stessa tradizione, i rischi divengono potenzialmente notevoli.
Ma se ricapitalizzazione di una banca significa strappare la sovranità e il legame col territorio, garanti del benessere dei cittadini del territorio stesso, dovremmo chiederci se sia veramente opportuno ricapitalizzare. Non credo sussistano obblighi di sorta!
Anche qui dabbiamo renderci conto che spesso ricapitalizzare coincide con svendere le proprie prerogative, la propria identità, la propria storia e la sovranità, cose che creano forti legami col territorio, e finire nelle mani di chi potrebbe non amare altrettanto il territorio in cui magari una banca è nata, è cresciuta e ha vissuto per secoli. Se la ricapitalizzazione avviene in modo da garantire il mantenimento di una certa tradizione e non strappa la sovranità al territorio può essere una cosa ragionevole. Viceversa se significa smembrare, smantellare, prendere e portare a casa a chi giova tutto questo? Il territorio se ne avvantaggia? Attenzione alle operazioni autolesionistiche e ai 'consigli senza coda', quelli dati a beneficio del consigliere e non del consigliato! Oltretutto ci sono questioni circa certe ricapitalizzazioni che andrebbero inquadrate nell'insieme. Se per esempio non fossero stati gettati via ( o forse è meglio dire regalati?) miliardi di euro in operazioni senza capo ne coda l'esigenza di ricapitalizzare certi istituti non sussisterebbe!

In generale poi si avverte l'esigenza di approfondire certe tematiche legate non solo alle banche ma anche al mercato. Qualcuno, esperto del settore, dovrebbe probabilmente cominciare a sollevare certe questioni e a studiare approfonditamente se per caso le regole del cosiddetto 'libero mercato' non siano da rivedere e correggere nell'interesse di tutti. Sembrano talvolta piuttosto anti-democratiche che democratiche. E' un argomento molto serio che non è possibile risolvere in poche battute naturalmente.
Ma sembra davvero necessario porre questa questione e arrivare ad una conclusione scientificamente incontrovertibile sulla stessa.
Mi permetto solo alcune osservazioni per venire incontro a quanti richiedono partecipazione, concorso di idee e stimoli del pensiero.
Si dice spesso libero mercato, marcando spesso l'accento su questa parola: libero.
E questo farebbe immediatamente pensare che questo mercato viva di una assoluta libertà e che sia una garanzia assoluta di libertà, garantendo cioè una delle più grandi conquiste del genere umano. Ma è davvero così?
Questa domanda è pertinente poiché se per libertà si intende la libertà di tutti, cioè una libertà democraticamente estesa a tutti i cittadini, nessuno escluso, allora dovremmo cominciare a chiederci se il mercato questo  è davvero in grado di garantirlo oppure no. O, per meglio dire, se questo assetto attuale con le regole attualmente vigenti, sia in grado di garantirlo oppure no.
Sembra infatti che il mercato sia piuttosto incline a garantire la libertà dei più forti e dei più ricchi, ma assai meno incline a garantire la libertà dei più deboli e dei meno abbienti e questo a lungo andare determina degli squilibri che alla fine danneggiano tutti anche i più forti e i più ricchi.
Ciascuno la pensi come vuole ma seri interrogativi dovrebbero porsi su questo assetto mercato-centrico, dove non è tanto il mercato in sé e per sé, per la verità, ad essere sotto accusa ma le regole ad esso soggiacenti  e, semmai, una certa strumentalizzazione politica che se ne fa.
La domanda se questo assetto risponda a esigenze di garanzia democratica si sta diffondendo in strati assai ampi della società dai più ai meno colti, e questo non dovrebbe essere né ignorato né preso alla leggera, anche perché bisognerà riconoscere con onestà intellettuale, che queste osservazioni si basano sull'esperienza diretta, sulla vita vissuta e sull'osservazione del fatto che dopo tanto libero mercato l'Italia si sta oggi sempre più deindustrializzando e impoverendo e difficoltà sociali stanno emergendo in strati via via più ampi della popolazione e la politica non sembra avere gli strumenti per fronteggiare tutto questo.
Le banche svolgono una funzione sociale molto importante vorremmo soltanto che fossero più resistenti a certi condizionamenti che vengono dall'esterno e che invitano a speculare e più sensibili a certe richieste dell'imprenditoria e della società civile in generale soprattutto quando appartiene al territorio. E in Italia ci sono territori magnifici da tutelare.
Esse non dovrebbero fare politica, non dovrebbero speculare sui titoli di stato ma aiutare l'impresa e il territorio a crescere e svilupparsi in aderenza con l'invito costituzionale dell'art. 41.

giovedì 9 gennaio 2014

'Porcellum' e 'larghe intese'

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale espressa in merito alla legge elettorale universalmente nota come 'porcellum' e definita una 'porcata' dal suo stesso autore, una sola strada può aprirsi, quella di una nuova legge elettorale. Questa sentenza oltre a questo specifico e indiscusso merito ha anche quello di aprire un dibattito su una legge elettorale alternativa che non potrà essere che diversa e si spera finalmente aderente alla Costituzione. Così, estendendosi il dibattito, molte cose possono essere ridiscusse e rivalutate, come per esempio le stesse soglie di sbarramento che sinceramente odorano fortemente, pure quelle, di incostituzionalità. Odorano di incostituzionalità perché vanificano il voto di centinaia di migliaia di cittadini che vedono letteralmente cestinare il proprio impegno di elettori e questo dobbiamo finalmente avere il coraggio di ritenerlo un vero e proprio abominio intollerabile.
Per tornare al 'porcellum', che esso sia stato innanzitutto una scelta politica anziché tecnica lo si evince anche dal fatto che sembra essere stato l'elemento fondamentale nella creazione delle 'larghe intese'.
E questo non per i difetti tacciati come incostituzionali dalla Consulta ma per altri difetti che, pur essendo passati in secondo piano rispetto ai primi, sono nondimeno assai rilevanti.
Mi riferisco particolarmente ad un difetto sostanziale, cioè la sua asimmetria o, se preferite, la sua disomogeneità. Questo difetto risiede nella disparità di trattamento tra le due camere, quella dei deputati e quella dei senatori. Uno degli elementi fondamentali che hanno determinato difficoltà nella governabilità dopo le ultime elezioni (con conseguente istituzione delle 'larghe intese') è stato determianato dal fatto che alla Camera c'era una maggioranza assoluta ed al Senato solo relativa. E questo proprio a causa di questo difetto sostanziale in assanza del quale la governabilità sarebbe stata praticamente garantita!
Così le 'larghe intese' sembrano essere il frutto di una scelta politica ben precisa che vede il 'porcellum' come indiscusso protagonista e non semplicemente la diretta conseguenza del risultato elettorale che ha visto, come sappiamo, tre schieramenti su valori, abbastanza paritetici in termini percentuali.  
La funzionalità del 'porcellum' come veicolo di realizzazione delle 'larghe intese' sembra essere assai rilevante, tanto da lasciar pensare che la disparità che lo ha caratterizzato sia stata cercata ad arte.
Fantapolitica? Forse, chissà... Ma una cosa è certa, chi avesse voluto progettare le 'larghe intese' non avrebbe potuto trovare miglior alleto dell'asimmetria del 'porcellum'!