Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







mercoledì 19 giugno 2019

Scrittura autoriflessiva

Ogni volta che scriviamo sulle nostre esperienze ed esprimiamo i nostri pensieri sotto forma di scrittura, inneschiamo processi di scrittura autoriflessiva.
Quando lo facciamo sull'esperienza professionale, valorizziamo la pratica della scrittura autoriflessiva e documentiamo la nostra ricerca.
un modo per venire incontro al patto formativo.

venerdì 14 giugno 2019

Immagine numerica

Dunque il progetto di cui all'articolo precedente, Immagine numerica, cerca di rispondere alla domanda: che cos'è il digitale?
Cerca di fare questo in modo divertente impegnando i discenti in un laboratorio creativo. Nell'usare strumenti degli anni ottanta che, per quanto sorpassati, offrono l'opportunità di programmare con linguaggi specifici, cosa che oggi non avviene, qualcuno mi ha fatto notare che Immagine numerica , vara una nuova materia nella secondaria di I grado, non in modo formale ma in modo informale, implicito: la storia dell'informatica. Non lo so se è vero che è nuova, ma quello che importa è che gli alunni familiarizzino anche con strumenti che rappresentano il recente passato. Tra le nozioni che ho appreso quando ero studente al Liceo Artistico, grazie particolarmente a testi come quello di storia dell'arte di Piero Adorno, vi  è quella secondo la quale, capire il passato è funzionale a comprendere il presente, e comprendere passato e presente insieme può essere funzionale a comprendere gli scenari del futuro.
Quindi, capire il recente passato digitale, riviverlo, in qualche modo, è funzionale a comprendere il presente digitale e magari, potenzialmente, a ipotizzare gli scenari digitali del futuro.
Quindi, capire il recente passato tecnologico, riviverlo in qualche modo, è funzionale a comprendere il presente tecnologico e magari, potenzialmente, a ipotizzare gli scenari tecnologici del futuro.


Il progetto è interdisciplinare, unendo insieme le discipline di Arte e immagine e Matematica.
L'arte e la matematica collaborano insieme per produrre contenuti digitali, esperienze e informazioni tali da contribuire a sviluppare la competenza digitale che oggi è giustamente vista come indispensabile.
Quest'anno il progetto si è arricchito di un'aspetto legato alla valutazione.
L’aver partecipato ai laboratori formativi ed il lavoro svolto con alcuni di questi laboratori ha coadiuvato questa attività didattica, offrendo la possibilità di adottare una scheda per far valutare agli alunni il progetto didattico stesso e stimolare così anche l’autovalutazione cognitiva.
La risposta è stata incoraggiante sia per le riflessioni dei ragazzi che sono motivo di approfondimento circa talune questioni inerenti il digitale sia per l'apprezzamento che è stato notevole.
Di questo grazie! Ci si sente incoraggiati a sempre migliorare se stessi e la propria azione didattica.
Perseguire il miglioramento lo sento come un dovere e un punto imprescindibile in generale.









giovedì 13 giugno 2019

Progetto Immagine numerica

Anche quest’anno ho avuto l’opportunità di proporre il Progetto Immagine numerica nella scuola dove ho esercitato la didattica del 2018 2019. E’ un progetto interdisciplinare che si avvale della preziosa collaborazione degli insegnanti di Matematica.
Immagine numerica è un progetto che cerca di rispondere alla domanda: che cos’è il digitale?
E cerca di farlo in due modi: 1) attraverso una lezione frontale ma anche dialogica e 2) attraverso un laboratorio che si compone a sua volta di 3 fasi: a) progettazione di una immagine con apposita griglia predisposta dall’insegnante; b) traduzione dell’immagine in numeri; c) inserimento dei numeri in un listato di programma predisposto dall’insegnante con l’ausilio di un calcolatore degli anni ‘80. Avviato il programma l’immagine progettata su foglio di carta comparirà in digitale sullo schermo video identica alla prima ma di una materia diversa, la luce dello schermo stesso.
Con questo Progetto si entra dentro il linguaggio di programmazione, dentro qualcosa cioè che nei moderni computer ormai non è più contemplato. Questi ultimi infatti sono dotati già dall’inizio di quello che si chiama sistema operativo strutturato per icone che funzionano già benissimo così, sono cioè predisposti per l’uso intuitivo dell’utente al quale non è richiesto di conoscere un linguaggio di programmazione. La cosa ci permette di evidenziare la differenza che passa tra programmatore e utente e questa informazione è già capace di sviluppare certe riflessioni critiche. Si educa cioè, sia implicitamente che esplicitamente, ad un uso critico dei sistemi informatici e questo divertendosi a creare immagini.
Bisogna dire che emerge con sempre maggiore evidenza tra gli insegnanti la necessità di educare ad un uso critico e consapevole dei media e i media oggi sono evidentemente mezzi tecnologici, informatici, digitali, evoluzione di quelli di ieri.
Lo stesso PNSD, il Piano Nazionale Scuola Digitale invita all’uso critico e consapevole delle moderne tecnologie.
Così conoscere aspetti relativi alla storia dell’informatica e dei mezzi informatici è funzionale alla conoscenza dei mezzi di oggi e questa ne aiuta l’uso critico e consapevole.
L’uso critico e consapevole di questi mezzi emerge anche dalle raccomandazioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2018:


La competenza digitale presuppone l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. Essa comprende l’alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione mediatica, la creazione di contenuti digitali (inclusa la programmazione), la sicurezza (compreso l’essere a proprio agio nel mondo digitale e possedere competenze relative alla cibersicurezza), le questioni legate alla proprietà intellettuale, la risoluzione di problemi e il pensiero critico.”


Per l’acquisizione di una piena competenza digitale quindi servono molte cose ed è impossibile con un solo progetto ottenerle tutte ovviamente. Però il progetto Immagine numerica va in questa direzione poiché favorisce l’interesse per le tecnologie digitali, è un elemento dell’alfabetizzazione informatica, ci parla implicitamente della storia dell’informatica stessa, include in parte la programmazione in BASIC, l’uso di parole chiave specifiche e produce contenuti digitali (le immagini digitali stesse) ed avviene in ambiente protetto poiché i sistemi informatici anche del recente passato non conoscevano internet, non si connettevano quindi in rete e questo per quanto possa essere visto come un limite (ed in parte lo è) da un lato impediva, ed impedisce, l’accesso al proprio computer di terze parti provenienti dall’esterno e di informazioni di qualsiasi tipo.
Immagine numerica ha anche l’obiettivo di creare contenuti digitali attraverso la programmazione e realizzazione di immagini digitali, cioè numeriche. Se vogliamo avere una idea di massima relativa al significato “digitale” dovremmo provare infatti a tradurre questo vocabolo con l’aggettivo “numerico”. La cosa potrebbe forse gettare una qualche luce sulla questione. Una immagine che si fa attraverso i numeri non è come una immagine analogica, concreta. C’è un passaggio ulteriore rispetto all’immagine tradizionale, intendendo per immagine tradizionale quella che puoi fare direttamente sul foglio con matite o pennarelli, ecc. quella analogica, che ottieni per analogia diretta, per immediata proporzione tra il gesto creativo e l'impronta che esso lascia. Ogni passaggio ulteriore presuppone delle criticità. L’immagine numerica vive due volte o, per meglio dire ha una doppia vita, e ciò che si vede è solo una di queste vite. Ve n’è poi un’altra nascosta, che non appare nell’immediato e che risiede nel programma che sta sotto o, per così dire, alla base di questa immagine: è la sua anima numerica. Sono cioè i numeri che si trovano inseriti nel listato di programma e che tu non vedi se non richiamando il programma stesso. E per farlo dobbiamo interrompere l’esecuzione del programma e richiamare il listato con la parola chiave “LIST”.
Digitale dunque è ciò che ha una doppia vita, e in cui una delle due è costituita da un'anima numerica nascosta. Un contenuto digitale ha quindi una sorta di avatar, se così si può dire, nascosto da qualche parte.
Insomma, divertendosi a creare immagini numeriche, si imparano contenuti sia espliciti che impliciti che possono costituire l’ossatura, l’impalcatura sulla quale costruire quelle ulteriori abilità e conoscenze sul digitale che insieme possono formare la competenza corrispondente cioè quella che si chiama espressamente competenza digitale, quella competenza cioè che tra le competenze chiave per l’apprendimento è collocata al quarto posto.
Cogliamo l’occasione per riproporre la lista delle competenze derivanti dalla raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006:


1. Comunicare nella lingua madre
2. Comunicare in lingue straniere
3. Competenza matematica e competenza di base in campo scientifico e tecnologico
4. Competenza digitale
5. imparare ad imparare
6. Competenze sociali e civiche
7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità
8. Consapevolezza ed espressione culturali


Come possiamo notare la competenza n.3 richiama tra gli altri il campo tecnologico cui non sono certo estranee le competenze digitali. Quindi Immagine numerica oltre a perseguire la competenza digitale propriamente detta contribuisce in parte anche alla competenza n.3 e probabilmente per la sua trasversalità anche a quella denominata imparare ad imparare ma anche la competenza denominata consapevolezza ed espressione culturali viene ad essere interessata.

Di seguito alcune immagini numeriche dei miei alunni:







L'insegnamento

L'insegnamento è luce!

mercoledì 12 giugno 2019

Se ami il tuo pensiero impari ad imparare

Ognuno potenzialmente può arrivare ad amare il proprio pensiero, il proprio ragionamento, il flusso dei propri pensieri ed esserne anche appagato, e riconoscerlo come un elemento importante per imparare. Molto si può imparare e si può dunque anche imparare ad imparare. Questa espressione “Imparare ad imparare” oggi si annovera tra quelle che fanno parte delle competenze chiave di cittadinanza. “Imparare ad imparare” significa, in un certo qual modo mettere le basi per divenire autodidatti, entro certi limiti.
Ma ciò che serve, appunto, il requisito fondamentale, è l’amore per il proprio pensiero, per gli armonici processi del pensiero. Percepire l'armonia di un processo del pensiero è anche, peraltro, una esperienza estetica.
Se ami ciò che fai e ciò che pensi e ne sei consapevole “impari ad imparare”.
Impariamo dunque ad amare il nostro pensiero ed insegnamo ad amare il proprio pensiero.


lunedì 10 giugno 2019

Applicare la Costituzione coincide col fare del bene

La Costituzione, forgiata dalle componenti antifasciste e cattoliche del Paese, è stata pensata per il bene collettivo. Dalla sua applicazione non può che derivare del bene per tutti, del bene collettivo. Potete fidarvi. È a questo bene che è doveroso guardare.


domenica 9 giugno 2019

Azione didattica

Nella mia personale azione didattica, degli alunni, cerco di sottolineare i pregi e non i difetti, ciò che è stato fatto bene senza stigmatizzare nessuno per ciò che è stato fatto male. Partire da ciò che si sa fare e da ciò che è stato fatto bene e usare quello come uno dei mattoni per una costruzione dei saperi solida. Di ogni alunno guardare alle cose positive e incoraggiare per quelle senza scoraggiare per le cose negative. In sintesi: pensare in positivo e non in negativo.
Anche perché in generale, nella vita quotidiana, viene più facile guardare agli errori che non  ai pregi ma è dei pregi che abbiamo bisogno. E il compito dell'insegnante, credo, non è di cedere alla più facile constatazione dell'errore, del non riuscito, quanto piuttosto di cercare il positivo appunto, di cercare e trovare ciò che è riuscito e di capire se in ciò vi è del potenziale da sviluppare.
Si tratta, in fede, di opinioni generali che niente hanno a che vedere con episodi specifici.
E' semplicemente un modo per proporre argomenti su cui è possibile meditare e ragionare, in ogni caso argomentare, seguendo il libero pensiero e le proprie impressioni.


venerdì 7 giugno 2019

Il primo dovere

Il primo dovere di un cittadino è quello di rispettare i diritti degli altri!
Il resto, seppure importantissimo, segue.

giovedì 23 maggio 2019

Argomenti frequenti

L’argomento di cui scrivo più frequentemente è la Costituzione.
Degli ultimi ventuno scritti, sette sono dedicati alla nostra fonte del diritto.
Questo probabilmente si deve al fatto che essa può sempre essere approfondita e che ogni occasione per approfondirne e divulgarne la conoscenza può risultare utile.

mercoledì 22 maggio 2019

La Costituzione e la sua essenza

Se ci chiedessimo cos'è che costituisce l'essenza della Costituzione probabilmente ognuno di noi darebbe una risposta diversa, magari simile ma diversa. Personalmente mi risponderei che l'essenza della Costituzione è l'uomo (i suoi diritti, i suoi doveri), e ciò che lo nobilita, il lavoro. E anche il suo sviluppo.
La Costituzione è funzionale alla crescita dell'uomo.
Il suo rispetto e la sua applicazione sono una cartina di tornasole. Ma rispettare la Costituzione significa innanzitutto rispettare la sua essenza.

sabato 18 maggio 2019

Dibattiti ed etichette

Con l’avvicinarsi delle elezioni europee naturalmente aumentano i dibattiti politici.
Comunque la si pensi e qualunque sia la legittima posizione di ognuno credo che ci si potrebbe trovare d’accordo magari sul fatto di limitare le facili etichettature che purtroppo non contribuiscono a chiarire le rispettive posizioni. Intendo dire che molto spesso vengono tacciati per antieuropeisti ed etichettati come tali persone che vorrebbero semplicemente portare dei cambiamenti migliorativi, naturalmente dal proprio punto di vista, all’Unione europea. In questo senso probabilmente la nozione di diversoeuropeista sarebbe maggiormente calzante rispetto a quella di antieuropeista e contribuirebbe a definire meglio la situazione reale a la reale fisionomia politica del proprio interlocutore se di interlocutore si tratta. In altri casi si dà dell’europeista a qualcuno a cui magari l’Ue così com’è non piace e vedrebbe una via di miglioramento portando pure lui un certo tipo di cambiamento in una certa direzione. Ecco, io trovo che in entrambi i casi si faccia un torto a queste persone. Penso di non scostarmi troppo dal vero se dico che dare dell’antieuropeista a qualcuno che non lo è, a qualcuno che volesse semplicemente migliorare l’Ue, sarebbe un po’ come dare dell’antiitaliano a qualcuno che volesse migliorare l’Italia. Se ciò che si propone per il cambiamento migliorativo funzioni o viceversa, questo dovrebbe essere l’oggetto della discussione e non la propensione a etichettare troppo semplicisticamente le persone come anti o come pro. Se ci trovassimo d’accordo su questo forse il dibattito ne avrebbe un giovamento. Auspichiamo quindi di ascoltare dibattiti in cui si parla di questioni di merito e non di etichette.
Non viene anche a voi da pensare che il dibattito politico ne trarrebbe un giovamento?


giovedì 16 maggio 2019

Campo di influenza dell'arte

Si può decidere di non guardare una mostra, si può decidere di non guardare un singolo quadro ma nel momento in cui decidi di farlo o per caso ti trovi di fronte ad un quadro, una statua ecc. entri, per così dire, nel campo di influenza dell’arte che, in un certo senso, agisce di imperio secondo le leggi che gli sono proprie, di una delle quali ci informa Paul Klee quando ci dice che “l’occhio segue le linee che nell’opera gli sono state disposte”.
E l'occhio non può fare altrimenti che seguire queste linee perché proprio quelle si presentano davanti allo spettatore.


lunedì 13 maggio 2019

La scaramanzia esiste

Comunque li consideriamo, è innegabile che i riti scaramantici esistano e spesso anche personaggi famosi dichiarano di praticarli in svariate circostanze.
Che siano utili oppure no, questo spesso non condiziona la decisione di praticarli poiché essi hanno generalmente un effetto catartico ed è questo che probabilmente cerca chi li pratica indipendentemente da quanto li si consideri efficaci. Quindi che funzionino o no, che siano curiosi o no, che avvengano in sordina o in modo appariscente e, in quest’ultimo caso, che destino le risa o il biasimo di chi li osserva, essi devono essere presi per quello che sono: riti di scaramanzia cui è demandato il compito, con il pretesto di portare fortuna, di esorcizzare determinate cose e determinare la catarsi, l'affievolimento di certi sentimenti.
Probabilmente sarebbe meglio non averne, non saprei, ma in ogni caso devono essere considerati per quello che sono, e probabilmente anche come legittimi esercizi del libero arbitrio e in quanto tali, per curiosi che possano essere, devono essere rispettati.


venerdì 10 maggio 2019

Vivere la Costituzione

Di poche cose sono convinto come il fatto che l’applicazione della Costituzione costituisca una delle vie necessarie per vincere le sfide del futuro,
sfide che, anzi, sono già in corso.
Dovremmo disciplinare la nostra mente al continuo esercizio di ciò, cioè al continuo esercizio di questa applicazione.
L’immenso dono che i padri costituenti ci hanno lasciato deve essere rilanciato.
Ma per fare questo è necessario comprendere sempre meglio il contenuto e l’essenza della Costituzione e viverla pienamente.

giovedì 25 aprile 2019

Diffondere la conoscenza della Costituzione

Il più grande regalo che possiamo fare alla Resistenza che ha portato alla Liberazione prima, e all'Assemblea costituente poi, è diffondere la conoscenza della Costituzione anche oltre i confini nazionali. E' così che l'azione delle associazioni che si richiamano alla Resistenza stessa possono trovare nuova linfa vitale e uno scopo nobile per il prosieguo della propria azione non solo di testimonianza  ma anche di sviluppo culturale e sociale.

domenica 10 marzo 2019

Costituzione e Dieci Comandamenti

Potrebbe non rivelarsi inutile cercare di approfondire il rapporto che intercorre tra Costituzione e Dieci Comandamenti nell’ottica del credente. Come suggerisce il titolo, non si prende in considerazione un credente qualsiasi, ma un credente cattolico che sia (e si senta) anche cittadino di uno Stato e nel caso specifico, dello Stato italiano.
Da questo approfondimento potrebbero scaturire delle considerazioni capaci di fornire un apporto valido nel suggerire quali potrebbero essere gli atteggiamenti opportuni da tenere nei confronti non solo degli altri credenti ma dei cittadini tutti, credenti o non credenti.
Naturalmente si tratta di un argomento non semplice e ci guardiamo bene dal ritenere di poter essere esaustivi al riguardo anche perché l’argomento stesso potrebbe diramarsi in svariate direzioni la cui trattazione esaustiva potrebbe richiedere tempi e spazi considerevoli.
Non volendo essere eccessivamente impegnativi, ma fornire semplicemente alcuni spunti di riflessione, ci limiteremo pertanto ad alcune considerazioni preliminari, senza pretendere di esaurire l’argomento in un così breve spazio, essendo esso, in vero, potenzialmente ampio se non addirittura quasi inesauribile.
Il credente laico italiano, considerato anche in quanto cittadino della Repubblica Italiana, ha dinanzi a sé due esempi: la Costituzione della Repubblica Italiana e i Dieci Comandamenti. Sono entrambe ‘raccolte’ esigenti, non c’è dubbio.
Ma se la Costituzione, così esigente, risulta difficile da rispettare, i Dieci Comandamento sono maggiormente difficili da rispettare.
Così c’è chi propende a pensare che colui che non è in grado di rispettare la prima (cioè la Costituzione), difficilmente sarà in grado di rispettare i secondi.
Se ciò è vero, si potrebbe forse affermare che la misura del rispetto della Costituzione dà la misura del rispetto dei Dieci Comandamenti, nel senso che se non sei in grado di rispettare la Costituzione, difficilmente sarai in grado di rispettare i Dieci Comandamenti.
In parte questo può essere spiegato anche confrontando due concetti: quello di reato e quello di peccato.
La Costituzione si occupa di diritti e doveri e non di peccati. I Dieci Comandamenti si occupano dei precetti trasgredendo i quali si commette peccato.
Ma non si può dire che il decalogo si occupi di reati in senso stretto, pur non essendo difficile ammettere una evidenza, cioè che la trasgressione di alcuni precetti del decalogo sarebbe considerata da molti, se non da tutti, un reato.
La cosa si può forse spiegare nel modo seguente. Ogni reato, in quanto tale, è perciò stesso sempre un peccato; il peccato invece non è detto che sia un reato, potrebbe esserlo ma non è detto proprio in quanto     esistono dei peccati che non sono considerati (e non potrebbero mai essere considerati) reati. Da qui discende l’importanza di distinguere tra peccato e reato considerando, se si vuole, che nel reato è sempre compreso un peccato appunto, mentre nel peccato non è sempre compreso un reato.
Questo si rende comprensibile nel momento in cui si considera che nel catechismo stesso esiste una chiara distinzione tra i peccati, sottolineando il fatto che ne esistano di una natura tale da essere definibili leggeri e di una natura tale da essere definibili pesanti e che quelli leggeri sono chiamati anche veniali.
L’invito a rispettare negli altri i diritti costituzionali è quindi un invito rivolto a tutti i cittadini, sia che si sentano credenti sia che non si sentano credenti. Se infatti è vero che dalla misura del rispetto dei diritti costituzionali (si ricorda a tale proposito che nella redazione della Costituzione ha preso parte una considerevole componente cattolica) si evince il grado di rispetto del decalogo cristiano, nel momento in cui si dovesse appurare che non c’è il rispetto della Costituzione in chi si professa credente si potrebbe legittimamente dubitare di essere di fronte ad un credente in grado di rispettare il decalogo.
Per chi trova che la società potrebbe migliorare nel momento in cui si dovesse diffondere il rispetto del decalogo, il rispetto della Costituzione potrebbe quindi costituire un buon banco di prova.
Ecco quindi un suggerimento importantissimo: difendiamo, applichiamo, rispettiamo la Costituzione.
Sappiamo che non è facile proprio perché Costituzione e Dieci Comandamenti sono molto esigenti, come abbiamo già detto. Ma sforzarsi di difendere, applicare e rispettare la Costituzione dovrebbe costituire per il cittadino italiano una premessa indispensabile esattamente così come per il credente cattolico rappresenta una premessa indispensabile sforzarsi di rispettare i Dieci Comandamenti.
Ma al di là del rapporto intercorrente tra Costituzione e Dieci Comandamenti, per quanto sia sempre utile e proficuo approfondirne la relazione, ed esaminando la questione dei diritti dell’uomo e del cittadino (nella fattispecie italiano) da un punto di vista prettamente e squisitamente laico potremmo rivolgere a noi stessi una domanda: se non rispettassimo i diritti costituzionali nell’altro, che cosa mai potremmo obiettare se non dovessero essere rispettati in noi?
E se non rispettiamo la Costituzione, purtroppo ne facciamo carta straccia. E che cosa potremmo mai opporre a chi volesse stracciarla realmente visto e considerato che, in certo senso, è già stata stracciata dal suo mancato rispetto, dalla sua mancata applicazione?
Impariamo dunque a rispettare i diritti costituzionali di tutti i cittadini.
Chi non rispetta questi diritti negli altri difficilmente potrà obiettare qualcosa dinanzi al mancato rispetto per lui.
Ci viene insegnato infatti che col metro con cui giudichiamo gli altri, saremo giudicati anche noi.


domenica 24 febbraio 2019

Arte Scienza Insegnamento

Ci viene insegnato che l’arte e la scienza sono libere e che libero ne è l’insegnamento.
Anche le scienze politiche, anche le scienze umane, anche le scienze informatiche non fanno eccezione.
Esse sono libere e libero ne è l’insegnamento.  

giovedì 3 gennaio 2019

Dell'esposizione ai campi elettromagnetici

Dell'esposizione ai campi elettromagnetici e di come saperne di più per sviluppare un dibattito proficuo e costruttivo.

E’ esistita l’età della pietra, quella dei metalli, adesso siamo in quella dell’elettromagnetismo e proprio per questo diviene sempre più importante sapere che cosa sono le onde elettromagnetiche e quali rischi esse implichino. Io per cominciare suggerirei di leggere un testo: “Troppo connessi?” di Martin Blank, Macro.  Il dottor Martin Blank è un esperto del settore. Inizialmente pure lui insegnava che i CEM (Campi ElettroMagnetici) erano dannosi solo oltre una certa soglia di frequenza, cioè solo quando definibili ionizzanti, poi attraverso una indagine approfondita ha potuto evidenziare come anche i CEM a frequenze estremamente basse (ELF) hanno effetti biologici significativi.
Non si tratta di dire no al progresso ma, viceversa, di dire sì ad un progresso sostenibile e responsabile che ponga al centro di tutto le conquiste già riconosciute come tali, quelle per esempio espresse in Italia dalla nostra stessa Costituzione che, all’articolo 32 salvaguarda la salute dei cittadini come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
E’ chiaramente complesso spiegare perché i CEM possano indurre una mutazione genetica, ma per chi si chiedesse come un campo elettromagnetico possa produrre tale mutazione a livello di DNA, si sappia, a mo’ di anticipo, che ciò dipende dal fatto che i legami tra le basi azotate dei nucleotidi (adenina, timina, guanina e citosina), sono percorribili elettricamente e che un campo elettromagnetico è capace di influire su di essi.
Approfondire è possibile e, per certi versi doveroso. Senza un campo comune di conoscenze sarà difficile stabilire un dibattito costruttivo.

lunedì 31 dicembre 2018

Buon Anno Nuovo!!!

Sapere che da domani la fatturazione elettronica diviene obbligatoria, confesso, mi turba non poco.
Dubito che l'obbligatorietà possa portare dei benefici e rendere meno facile l'evasione. Ma se anche del tutto inverosimilmente essa dovesse rendere impossibile l'evasione, sarebbe una conquista? Io dico di no perché mi chiedo: che cosa accadrebbe in un regime di impossibilità ad evadere il fisco se il fisco stesso divenisse improvvisamente iniquo? Si renderebbe contestualmente obbligatoria l'accettazione dell'iniquità, che per molti vorrebbe dire non poter portare avanti la propria azienda. Ecco una delle tante ragioni (solo una) che mi fa essere scettico verso ogni forma di obbligo. I nuovi regimi vivranno di percorsi obbligati, di automatismi, di coercizione, di invadenza e plasmeranno la digitalizzazione in questa direzione, riducendo i livelli di riservatezza e cercando di far convergere tutti i sistemi verso un unico interruttore. Gestito da chi? Auspichiamo che un numero crescente di politici e di cittadini pongano a se stessi queste domande. Auspichiamo anche che ci si adoperi fattivamente per far sì che i cittadini crescano culturalmente e vengano messi al corrente dei rischi insiti in un certo tipo di digitalizzazione, in modo che possano essere consapevoli.
L'emancipazione quindi rimane un traguardo importantissimo che fa rima con indipendenza e autonomia, cose che sembrerebbero stare a cuore a questo Governo. Per cui ci si dovrebbe apsettare che questa obbligatorietà venga tolta in qualche modo. Dire che il mondo va in questa direzione (quella della digitalizzazione) è solo un falso pretesto. Infatti se è varo che il mondo va in questa direzione perché obbligarlo ad andare in una direzione verso cui sta già andando spontaneamente?
Qualcosa non quadra. Questa obbligatorietà è frutto delle politiche del PD principalmente, ma era auspicabile che il nuovo Governo potesse porci rimedio. In questo frangente non l'ha fatto, speriamo che possa farlo in futuro. Ma vige sempre il vecchio detto: prevenire è meglio che curare!
In ogni caso qualche speranza c'è. Molto dell'elettorato che ha votato per i partiti dell'attuale maggioranza sente il problema dell'indipendenza, dell'autonomia e non deve fare altro che rendersi conto che queste istanze non sono compatibili con obblighi e meccanismi automatici (comprese le clausole di salvaguardia). La politica continui ad ascoltare il proprio elettorato, il "popolo sovrano", questa è una speranza e un buon auspicio che in un'ottica di convergenza di energie porterà alla vera emancipazione!
Nell'augurarmi quindi e nell'augurare che il prossimo anno sia un anno di autentica emancipazione per il nostro Paese, un anno di crescita culturale, politica e sociale, porgo i miei migliori auguri per un Buon Anno Nuovo!!!

sabato 15 dicembre 2018

Non c'è pace per la Costituzione?



Non c’è pace per la Costituzione?
Viene annunciata una riforma costituzionale con riduzione del numero dei parlamentari.
Personalmente sono abbastanza deluso da questo annuncio. Mi sono sempre dichiarato contrario alla riduzione del numero dei parlamentari che non è necessaria né urgente né risolutiva. Mi dichiaravo tale mentre avversavo la riforma Costituzionale voluta da Renzi, e con coerenza mi dichiaro tale anche rispetto a quella annunciata recentemente. La forza dell’Italia è nella sua Costituzione, ed è sembrato di percepire che finalmente questa idea fosse entrata con convinzione del cuore di molti cittadini e in modo forse maggiore di ogni sovranista consapevole finalmente che è su di essa che si fonda la sovranità di cui si dice che "appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti" della stessa. Decidere di cambiarla ad ogni legislatura instilla un venefico dubbio: che essa non sia compresa. Additarla di continuo come qualcosa da cambiare dà l’idea di una insofferenza nei confronti della stessa che sembra non conoscere pause. E l’insofferenza che si percepisce per la Costituzione così com’è, si affianca volenti o nolenti, a torto o a ragione con la stessa insofferenza che sembra provare chi vede nel lealismo verso di essa il principale ostacolo ai propri disegni globalisti di indebolimento degli Stati sovrani.
Peraltro appare abbastanza paradossale, per non dire contraddittorio, che chi si fa portavoce dell’idea di Democrazia diretta voglia tagliare un numero cospicuo di parlamentari senza spiegarci come questo vulnus verrebbe colmato. Dalla digitocrazia forse? Dovremmo sforzarci tutti di capire quale danno irreparabile, quale vulnus democratico sarebbe, quello di cambiare la Costituzione per la digitocrazia!
E qualcuno ci avverte che tra digitocrazia e tecnodittatura il passo è breve. La tecnodittatura si nutre di permeabilità informatica potenzialmente gestita da una élite di esperti, di automatismi visibili e invisibili, di meccanicità, di barriere culturali, di manipolazione di massa, di sistemi e percorsi obbligatori che minano la libertà di scelta, di riduzione di rappresentanza sostituita da flasi miti di progresso, di un approccio sempre meno proporzionato alla realtà dell'essere umano e della sua essenza e meno proporzionato alle sue esigenze spirituali (ma anche materiali), allontanando la possibilità di un nuovo umanesimo. Vale la pena riflettervi.
Così si avverte una certa contraddizione nel fatto che pur parlando di Democrazia diretta si vada, con il taglio dei parlamentari, verso qualcosa che somiglia molto di più ad una elitarizzazione della politica, cioè al suo esatto contrario. La Democrazia diretta dovrebbe essere una partecipazione allargata e diretta dei cittadini alla politica, senza intermediazioni, quasi che fossero tutti parlamentari. Ne deriva che ciò che più può assomigliare alla Democrazia diretta è un alto numero di rappresentanti, quelli che i padri costituenti per esempio hanno fissato saggiamente, così come sono stabiliti nella Costituzione. Se non puoi avere il 100% dei partecipanti diretti, cerca di averne il più alto numero possibile, Abbassarlo non sembra coerente. Infatti minore è il numero dei rappresentanti e minore è la rappresentatività dei cittadini e non solo, minore è il numero dei parlamentari e maggiore (e più rischiosa) è la permeabilità dei parlamentari stessi (e del parlamento in generale) da parte di soggetti terzi, di gruppi globalisti di influenza e di pressioni dei gruppi finanziari, per non dire degli organismi come FMI, BCE, e Commissione europea, in pratica della Troika, che sappiamo bene quanto ci tengano ad essere sempre più forti rispetto agli Stati nazionali. In pratica con questa riforma costituzionale annunciata, quella che sembrava essere una pacifica rivoluzione italiana che, seppur pacifica, sembrava avere in sé il carattere di rinnovamento di una vera e propria rivoluzione e che era partita precisamente dalla difesa della Costituzione, perderà di fatto di slancio ed energia, probabilmente per esaurirsi in un niente di fatto. Per contravvenire a tutto ciò la prudenza dovrebbe essere d’obbligo e sembrerebbe doveroso rifarsi alla tradizione italiana, quella nata esattamente nel nostro Paese, quella che è autenticamente nostra, quella che ha una impronta analogica col tessuto del nostro territorio e che da esso è stata forgiata, quella che vive di autenticità, di esperienza, di cultura e che si è condensata nella nostra Costituzione della Repubblica Italiana attraverso l'elaborazione e la saggezza dei padri costituenti.
Il programma del movimento cinque stelle presentato agli italiani al punto "Tagli agli sprechi  e ai costi della politica: 50 miliardi che tornano ai cittadini", specificava subito di seguito:
Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva.


Questo era scritto nero su bianco. Posto che la cifra di cinquanta mld debba intendersi come una esagerazione propagandistica (più o meno legittima in campagna elettorale ma non per questo realistica) si notava comunque questo: non un accenno alla riduzione del numero dei parlamentari, non un accenno a riforme costituzionali. Del resto la rappresentanza non è uno spreco della politica.
Se poi qualcuno ritiene che lo sia ciò dovrebbe essere espresso chiaramente ed esplicitato e messo nero su bianco nel programma elettorale. Questo, per fortuna, nel programma elettorale non c'è scritto, ed è un bene che non ci sia scritto.
Se era intenzione del movimento cinque stelle effettuare delle riforme costituzionali sarebbe stato onesto dichiararlo apertamente già dall'inizio, cioè prima del voto del 4 marzo.
C'era di che sentirsi tranquilli, c'era di che fidarsi. C'era un sentimento di fiducia che lentamente stava prendendo piede. E' profondamente sbagliato e dannoso minare questo sentimento.
In ogni caso, visto il programma, era logico aspettarsi che quei cinquanta miliardi (per quanto evidentemente esagerati) derivassero dai punti scritti nero su bianco e non da altro.
Del resto la Democrazia e la rappresentanza che ne è l'essenza stessa, hanno un costo e devono averlo e non si può risparmiare sulla Democrazia.
L'assenza di un solo cenno a qualsiasi ipotesi di riforma costituzionale di pari passo col giuramento fatto sulla Costituzione avevano fatto sperare che finalmente la Costituzione sarebbe stata lasciata in pace. Ricordiamo che il giuramento così recita:


«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione.»


Ora, quando giuri di osservare lealmente la Costituzione e nel programma elettorale non fai alcun cenno di riforme costituzionali lanci un messaggio ben preciso e tranquillizzante rispetto alla Costituzione stessa, e dovresti fare di tutto per mantenere questa impostazione. Tutti i ministri hanno giurato così!
Se rispetti il giuramento fai forte la tua Nazione. La maggior parte dei problemi di una Nazione deriva dal fatto di non prendere in seria considerazione momento solenni come i giuramenti di fronte allo Stato e ai cittadini, minando alla base il senso di solidità e scurezza che invece deriva dall'onorarli.
Posto che il nostro ordinamento è quello di una Repubblica parlamentare e che chi giura solennemente sulla Costituzione giura di difendere questo ordinamento, se ti fai portavoce di una idea di Democrazia diretta, e quindi si evince che in qualche modo ti sta a cuore la Democrazia, dovresti, si potrebbe ritenere, avere a cuore la rappresentatività dei cittadini italiani. Se è quindi vero che non puoi smantellare l’ordinamento statale e al contempo è vero che ti sta a cuore il fatto che i cittadini siano degnamente rappresentati, il miglior compromesso possibile è quello di un numero sufficientemente alto di rappresentanti del popolo. Quello fissato dai padri costituenti va benissimo. Ci sono talmente tante altre cose da fare per il bene del Paese, veramente tante, ma talmente tante da non sapere da dove rifarsi, da non sapere da dove cominciare: perché quindi cominciare dal cambiare la Costituzione che si è giurato di osservare lealmente? Perché disturbare ancora una volta la Costituzione? Perché lasciarsi sviare da una riforma costituzionale neanche presente nel programma elettorale, che rischia solo di fare perdere di vista le cose veramente importanti.
Questa riforma costituzionale, rispetto alla quale è auspicabile aspettarsi un ripensamento, anche in quanto non necessaria né urgente né risolutiva (e che come tutte le cose non necessarie né urgenti né risolutive rischia di essere semplicemente dannosa), non va nella direzione di un maggior potere contrattuale dell’Italia rispetto alle istituzioni europee che si dice di voler cambiare ma, al contrario, va nella direzione opposta, cioè in quella di un maggior potere contrattuale conferito indirettamente alle istituzioni europee che vorrebbero cambiare l’Italia dall’esterno a propria immagine e somiglianza o, per meglio dire, nel proprio interesse. Del resto è abbastanza evidente che l'idea attraverso la quale si vorrebbe fare presa sui cittadini per attirare il consenso su questa nuova riforma costituzionale annunciata è l'idea del risparmio, quella stessa idea che FMI, BCE e Commisione europea (cioè la Troika) cercano di inculcare nella testa degli italiani (e non solo) e con la quale cercano di modellare il pensiero delle persone, la forma mentis, con la conseguenza di trasformare in SPA uno Stato, il nostro che, una volta reso tale, non potrebbe più riprendersi in eterno. Eppure il sentimento condiviso nell'elettorato alle ultime politiche è stato quello della speranza che l'Italia potesse finalmente risollevarsi. Perché quindi andare nella direzione auspicata dalla Troika che sarà ben felice di apprendere che si vuole ridurre il numero di parlamentari? La Troika infatti sa bene che con quella riduzione si contrae la rappresentanza e quindi la Democrazia ed essa, la Troika, diviene indirettamente più forte. Il falso mito di progresso legato all'espressione "andare al passo coi tempi" (siamo già al passo coi tempi in un senso oggettivo ed esistenziale, e lo siamo se difendiamo la Democrazia e la rappresentanza da chi le vuole contrarre come ad esempio la Troika), accompagnato dal falso mito del "risparmio" (che piace così tanto alla Troika) erano gli argomenti di Renzi, o ci siamo già dimenticati? Se, con simili argomenti, si diminuisce la rappresentanza in Italia gli unici a beneficiarne saranno FMI, BCE e Commissione europea. Sì, è tale la portata della cosa! Il momento quindi è delicato e noi fidiamo nel senso di responsabilità e nella sensibilità di chi ci governa e ci rappresenta per far sì che questa riforma non prenda piede anche perché rischia di compromettere per sempre la possibilità storica, unica ed irripetibile, di una rivoluzione italiana pacifica, combattuta con le sole armi delle idee che potrebbe cambiare l'Ue in meglio ed essere esportata nel mondo intero, perché questa è la potenzialità e la portata di una simile rivoluzione. Ma se fai quel che piace alla Troika, utilizzando gli argomenti della Troika (e di Renzi) ed annullando de facto il solenne giuramento compiuto sulla Carta Costituzionale, questa portata verrà radicalmente ridimensionata. Tutte quelle che sono le realistiche aspettative dei cittadini di poter cambiare l'Europa in un senso democratico e rappresentativo, di farlo da qui, dall'Italia, ritagliandogli un ruolo di primo piano nella storia contemporanea, verrebbero drasticamente ridimensionate e forse spente per sempre. Sono cose che non torneranno. Per questo è meglio rispettare il solenne giuramento e fare quel che veramente serve al Paese senza ulteriori tentazione né distrazioni se non veniali. Ma quando tocchi la Costituzione non c'è niente di veniale. Questa riforma annunciata e, ripeto, di cui si auspica un ripensamento, non può quindi essere accettata tanto facilmente, ritengo, da chi si dichiara orgogliosamente ed autenticamente sovranista, né da chi crede nella rappresentanza, ma neanche da chi si ritiene semplicemente leale alla Costituzione, andando, in definitiva, anche nella migliore delle ipotesi, ad indebolire proprio quella sovranità che appartiene al popolo, sancita dall’art. 1 della Costituzione poiché quella sovranità si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione cioè nella Democrazia rappresentativa attraverso i rappresentanti che il popolo si sceglie. Serve un adeguato numero di rappresentanti per mantenere forte il legame col territorio. Questo legame è indispensabile per uno Stato sovrano. Lo Stato è sovrano a titolo originario e la sovranità non può essere ceduta, come scritto nel Trattato di Montevideo. E se non deve e non può essere ceduta deve essere tutelata!