Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







mercoledì 14 settembre 2016

Entrata a gamba tesa: anche per questo IO VOTO NO!!!

Sarebbero contenti gli Stati Uniti e gli statunitensi se, invertiti i rapporti di forza e di peso politico, l’Italia entrasse a gamba tesa in una discussione tutta interna agli USA su un eventuale REFERENDUM per cambiare la propria Costituzione?
Io credo proprio che non sarebbero contenti (e non lo dovrebbero essere!), così come non lo siamo noi (e non lo dobbiamo essere!), che un intervento del genere è arrivato dall’ambasciata USA in Italia.
Non sarebbero contenti di un intervento del genere, come non lo siamo noi che gradiremmo un maggior rispetto nei nostri confronti e una maggiore equidistanza, soprattutto da parte di un corpo diplomatico; maggior rispetto per i nostri affari interni peraltro così delicati da spaccare il Paese in due nel caso specifico.
Talvolta l'inopportunità di certi interventi è direttamente proporzionale alla delicatezza della situazione.
Molte tensioni si stanno accumulando sul nostro (e solo nostro) Referendum Costituzionale e ci si perdonerà quindi se insistiamo sul fatto che riteniamo del tutto fuori luogo questo tipo di interventi che si stanno purtroppo moltiplicando in quest’ultimo periodo, anche da parte di banche d’affari.
Credo che ci si trovi di fronte a un vistoso scivolone, anche di stile. Sbagliare del resto è umano e può capitare a tutti, l’importante è non perseverare considerando anche che poi, di fronte a un errore riconosciuto come tale, è sempre possibile chiedere scusa.
Forse sarebbe il caso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, più diplomaticamente del diplomatico americano, gli spieghi quanto sia stato fuori luogo il suo intervento e gli suggerisca sommessamente di adottare atteggiamenti più congrui al suo status diplomatico e più consoni al rispetto reciproco e al rispetto dei cittadini italiani tutti.
Per strano che possa sembrare, anche gli Stati Uniti hanno qualcosa da imparare e possono quindi imparare; per esempio che è alquanto opportuno che ognuno si occupi dei propri affari interni senza ingerenze e intromissioni in quelli altrui, e che ciò che si chiede per se stessi, se è giusto chiederlo, si deve concedere anche agli altri. Non volgiamo due pesi e due misure sui principii fondamentali e sulla deontologia professionale nonché sul galateo tra le nazioni. Se siamo paesi amici, come siamo, deve sussistere innanzitutto il rispetto reciproco e il rispetto in certi casi si identifica esattamente con l’assenza di ingerenze e pressioni, con l’autocontrollo e col porre un freno all’istinto, anche a quello personale, di prendere una posizione di parte su una questione prettamente ed essenzialmente italiana!
Tutti gli italiani meritano il rispetto della diplomazia statunitense, non solo quelli che decideranno di votare sì.
Si abbia quindi rispetto per questo momento delicato della storia d’Italia! Si abbia rispetto per l’Italia e per i cittadini italiani e li si lasci liberi di concentrarsi sul merito della Riforma, sui contenuti, operazione quasi del tutto compromessa da una iniziale impostazione sbagliata proprio da parte dei promotori del Referendum e cosa che questi interventi fuori luogo della diplomazia tendono invece a perturbare.
E’ opinione di molti (tra cui 56 costituzionalisti, nota bene!) che questa Riforma faccia compiere al Paese un vistoso passo indietro (cosa che ci premureremo di dimostrare e che in parte abbiamo già dimostrato). Ora, sarà mai possibile che l’ambasciatore Phillips si intenda di Costituzione più di 56 costituzionalisti italiani che la pensano diversamente da lui? Ma ci sorge un dubbio: egli avrà mai letto la Costituzione italiana? E quella che disgraziatamente rischia di divenire la nuova, l’avrà letta? Anche perché se l’ah letta, ci dica se l’ha capita e, se l’ha capita (particolarmente l’art.70) ce la spieghi anche a noi. Per farla breve egli chiaramente sbaglia nel dire che la vittoria del NO farebbe compiere un passo indietro all’Italia anche perché, a rigor di logica, tutt’al più si rimane dove si è non si va indietro. Venuto meno quindi l’argomento principale concentriamoci su quello che il diplomatico americano considera una conseguenza spontanea (che poi tanto spontanea probabilmente non è) della vittoria del NO, la difficoltà dell’arrivo degli investimenti. Intanto chiediamoci: quali investimenti? Perché alcuni investimenti somigliano al “compra e porta a casa”, “compra e delocalizza”, “investi e sostituisci i vertici”, “compra ed esternalizza”, fino ai più drammatici “compra e licenzia” e “compra e chiudi” e via discorrendo. Di quali investimenti stiamo parlando quindi? In altri termini non tutto ciò che è dichiarato investimento in realtà fa bene al Paese. Ci viene spiegato poi che un governo all’anno (63 governi in 63 anni) non danno garanzie. Ma di quali garanzie stiamo parlando? E chi deve essere garantito? In ogni caso rispondiamo che non ci sembra proprio che questo abbia impedito fin ora agli Stati Uniti di investire nel nostro Paese, perché quindi le cose dovrebbero cambiare? Sulla base di quale ragionamento?
Certe dichiarazioni, perdendo l’aspetto della logicità non sembrano l’esito e/o il frutto di analisi politica e studi di settore, somigliano molto ma molto più a minacce e ricatti. Ora, le minacce e i ricatti, particolarmente tra amici, non dovrebbero proprio esserci.
Infatti quando si minaccia e poi si attua una minaccia ci si chiede se chi fa una cosa del genere può legittimamente fregiarsi del titolo di amico. Qualche dubbio emerge...E’ una situazione che ricorda quei rapporti un po’ patologici tra due sedicenti amici di cui uno, quello dalla stazza più imponente, comincia a un certo punto ad avere atteggiamenti vessatori nei confronti del più piccolo. Ricorda cioè quel tipo di rapporti che al di là delle apparenze una più approfondita indagine psicopatologica rivelerebbe essere di bullismo/sudditanza/servilismo. Di fronte a certe cose spiacevoli, a certe rivelazioni, si è a un certo punto costretti a farsene una ragione e, per la serie a mali estremi, estremi rimedi, per quanto potrà dispiacerci, volenti o nolenti, in caso di contrazione degli investimenti ci rivolgeremo altrove… Continuiamo quindi a credere che questa Riforma sia profondamente sbagliata per il Paese e che l’ambasciatore imprudentemente sbagli sia nel metodo che nel merito. Ma c’è un argomento che ci convincerebbe quasi: prendetela Voi la Costituzione Boschi/Verdini e sostituitela alla vostra! Saremo quindi persuasi che almeno il giudizio di positività espresso sulla Riforma, pur rimanendo secondo noi sbagliato, sia quantomeno sincero! Se la prendano loro quindi la Boschi/Verdini! Facciano loro questo passo in avanti!
Per quanto riguarda noi preferiamo non sprofondare nell’autoritarismo!

Stiamo insistendo molto e investendo molta energia per fare in modo che ci si concentri sul merito della Riforma Costituzionale.
Se è giusto sottolineare che recentemente il Presidente del Consiglio, cercando di spersonalizzare il già personalizzato Referendum (operazione difficile ma forse non impossibile), ha sostanzialmente dichiarato che non se ne andrà in caso di vittoria del NO, dando prova di una accresciuta maturità politica, se è giusto, com’è giusto, rimarcare questo aspetto, anche da parte di chi non è stato particolarmente tenero in merito alle critiche, allora è altrettanto giusto sottolineare il fatto che sarebbe un peccato se dopo un tentativo del genere, il ripristino di una maggiore attenzione sulle questioni di merito venisse inficiato da interventi, come quello di ieri, che con le questioni di merito sembrano avere così poco, ma così poco a che fare.
Anche per questo quell’intervento ci sembra sbagliato e fuori luogo.
Si suggerisce al diplomatico americano la lettura de “Il ricatto dei mercati” di Lidia Undiemi e magari anche de “La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora e Gustavo Zagrebelsky.
Del resto se la questione e il timore dell’ambasciatore Phillips sono quelli della stabilità, la garanzia che non ci saranno dimissioni da parte del Presidente del Consiglio in caso di vittoria del NO, dovrebbe proprio garantire lui e gli Stati Uniti esattamente sulla questione che gli sta tanto a cuore.
Possono stare quindi tranquilli, non c’è niente da temere, credeteci.
Per quanto riguarda il Referendum sulla Riforma, e il suo contenuto, gli Stati Uniti possono stare ugualmente tranquilli, qualunque sia il risultato, anche nel caso di vittoria del NO, poiché tutt’al più le cose rimangono come sono appunto senza degenerare in alcun modo, e non mi sembra proprio che negli ultimi anni i governi si siano succeduti con la frequenza della Prima Repubblica.
Ma è giusto anche sottolineare che in Italia sta nascendo e si sta facendo lentamente strada una cultura politica (che in vero ha una sua tradizione) che pone l’accento sulla rappresentatività, una cultura che mette in dubbio il primato della governabilità, delle 'garanzie' (qualsiasi cosa significhi) e della stabilità del Governo, in favore della stabilità del Paese (concetto più ampio), ritenendo per altro che talvolta, la stabilità del Governo possa essere funzionale esattamente alla instabilità del Paese o esserne comunque una conseguenza (auspicata o non auspicata che sia). Chiediamoci infatti: a che pro’ un Governo stabile se la stabilità del Governo (dell’esecutivo) corrisponde alla instabilità sociale, all’aumento delle divergenze e al sostanziale peggioramento del Paese?
Che il caso possa sussistere lo vediamo bene proprio oggi che i dati sono tutti concordi nel sottolineare che il Paese è fermo sotto tutti i punti di vista, nonostante il Governo sia in auge da un tempo congruo a manifestare quell’esteriore stabilità che ci si richiede dai mercati e a fare le cose, a mantenere le promesse che, nella maggior parte dei casi non sono state mantenute.
Si sta diffondendo una cultura che ritiene che il Paese, la Nazione, non deve identificarsi col suo solo Governo (errore potenzialmente esiziale), Governo che in realtà rappresenta uno solo dei tantissimi aspetti di un Paese e di una Democrazia compiuta, peraltro numericamente marginale, ma deve identificarsi con tutto lo Stato, con tutte le istituzioni, con tutti gli organismi e organizzazioni politiche e sociali ma soprattutto col popolo, che la nostra Costituzione vuole come unico, solo e legittimo sovrano.
Meglio dunque la rappresentanza, il polso del paese, i suoi veri pensieri, le sue vere esigenze e aspirazioni, i suoi diritti e i suoi doveri, tra i quali il dovere costituzionale di rappresentare degnamente un popolo di 60 milioni di abitanti, degnamente! Meglio il rapporto di continuità tra cittadini e politica, che la Riforma guasterebbe.
Si sta sviluppando un cultura dello studio dei fenomeni politici attuali, della ricerca sul campo, una cultura che indaga e che scopre e prende in considerazione l’esistenza del c.d. papello Stato/Finanza, e che evidenzia come questo papello si sviluppi secondo sistemi di mimetismo e di false contrapposizioni, prosaicamente, secondo il modello e il paradigma chapliniano de “Il monello”, cosa che ci sembra di registrare anche nel caso Monte dei Paschi di Siena.
Del resto se l’esempio delle garanzie (qualsiasi cosa si intenda per garanzie) deve essere quello offerto degli Stati Uniti, si sappia almeno fin da subito che la perfezione non esiste e/o non è stata ancora sperimentata né applicata, nemmeno dagli Stati Uniti; si dica e si sappia che studiosi pongono seri dubbi sugli effetti positivi di una assenza di reale ricambio, che indicano gli USA non più e non tanto come una Democrazia, quanto piuttosto come una Oligarchia. Si ragiona sul fatto se per esempio il bipartitismo non si trasformi a lungo andare in una sorta di monopartitismo cui la stabilità conferirebbe quasi l’aspetto di una dittatura. Sono tutte questioni aperte e da risolvere ma che ci dicono che i problemi sono ovunque e che anche gli Stati Uniti hanno i propri. Ci sono ricerche che stanno indicando come la classe media americana sia sull’orlo del collasso e che né i Democratici né i Repubblicani sembrano particolarmente capaci (o intenzionati) a risollevarla; e altri studi ancora che evidenziano l’emergere di fenomeni prima estranei agli USA, come quelli che indicano come un numero sempre crescente di adolescenti negli Stati Uniti sono costrette alla prostituzione per potersi sfamare. Insomma, stabilità o non stabilità, cristallizzazione o dinamismo, garanzie (qualsiasi cosa significhi garanzie) o non garanzie, i problemi sono ovunque e, se questi sono i risultati della stabilità e della governabilità, Dio ci scampi e liberi! Ma forse è solo un caso…

Un’ultima osservazione. Vigeva già da tempo il sospetto che questa Riforma Costituzionale fosse pensata non in Italia ma altrove, a causa del fatto che era troppo autolesionistica con i diritti del popolo italiano (pensiamo per esempio al fatto che i cittadini non potrebbero più votare i senatori che sarebbero scelti dai consigli regionali tra la classe politica più discussa d’Italia, senatori pendolari e intercambiabili, da dopo lavoro regionale che – non votati ma nominati- manterrebbero peraltro la prerogativa di fare le riforme costituzionali), vigeva già da tempo questo sospetto poi indirettamente confessato da taluni promotori della stessa riforma (deforma) che hanno ammesso che si tratta di una scopiazzatura (scopiazzatura all’italiana, che prende cioè solo il peggio e tralascia il meglio) allegra e disinvolta del sistema americano. Beh, adesso si sono forse scoperti gli altarini…forse si fa più chiaro il luogo di formazione di questa Riforma.
Vi ricordate quando il Presidente del Consiglio è andato negli Stati Uniti e di fronte ad una platea di studenti universitari americani ha detto: <<Non vi deluderò!>>???
Adesso forse è più chiaro anche il significato di quella frase…
E se l’ambasciatore degli Stati Uniti è favorevole alla Riforma Costituzionale italiana, probabilmente non è per la questione della governabilità, che ci sarebbe comunque, ma perché la trovano funzionale ai propri scopi e ai propri interessi che non è detto che coincidano con quelli italiani, sono cioè favorevoli perché è pensata per favorire questi interessi e non la Democrazia italiana né il popolo italiano. Questa indebita e poco elegante intromissione in definitiva rivela esattamente le ragioni per cui è necessario votare NO: per difendere i NOSTRI interessi!
Abbiamo il dovere, ripeto, il dovere costituzionale, di perseguire i nostri interessi, di difendere i nostri interessi e i nostri diritti, chi vota sì, non fa i propri interessi ma quelli di qualcun altro, quelli di qualcun altro così bravo a fare i propri da non necessitare certo di aiuti così generosi. Tendenzialmente ed autolesionisticamente noi dimostriamo sempre al mondo di essere bravissimi a fare gli interessi degli altri, dobbiamo imparare a cambiare verso!
L'immagine che diamo al mondo facendo gli interessi degli altri e mai i propri è tale che chiunque potrà pensare di venire in Italia a spadroneggiare e fare quel che vuole.
E' arrivato il momento di cambiare verso e il verso lo si cambia se vince il NO!

A proposito di ambasciatori poi, si dice che l’orgoglio sia il principale ambasciatore del diavolo, ma c’è un giusto orgoglio di cui si dice invece che sia il principale ambasciatore di Dio. Io credo che in questo caso si debba reagire anche con un po’ di orgoglio (se non ora quando?!) perché non v’è dubbio alcuno che siamo nel secondo caso e non nel primo, siamo cioè nel caso in cui questo orgoglio è il giusto orgoglio, quel caso cioè che fa di questo orgoglio il principale ambasciatore di Dio!
Non dobbiamo avere dunque paura di usare questo orgoglio, anzi!
No alle ingerenze quindi, NO alle intromissioni e…
…in ogni caso, anche per protesta contro queste ingerenze, armato di questo orgoglio che è il principale ambasciatore di Dio, IO VOTO NO!!!


mercoledì 7 settembre 2016

Vota NO e cambia l'Ue in meglio!!!

Dopo una breve parentesi concorsuale riprendo a scrivere sulle ragioni del NO al Referendum Costituzionale, ragioni con cui questo Diario si schiera convintamente.
Vorrei ripartire con un enunciato sintetico: Se vince il sì l’Italia cambia in peggio, se vince il NO l’Europa cambia in meglio!!!
E’ proprio il miglioramento dell’Ue ciò di cui abbiamo bisogno, sono in molti dopo la Brexit a dirlo, ma dirlo non basta serve qualcosa di concreto.
Questo Diario fa parte di coloro che lo dicono già da prima (da vari anni) ma che purtroppo rimangono inascoltati. Se fossimo stati ascoltati fin da subito, forse la Brexit non ci sarebbe stata.
Non basta dirlo quindi, occorre fare qualcosa, ma passato il momento iniziale il proposito espresso all’indomani dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è dimenticato. Infatti si continua a fare orecchie da mercante e ad essere adiacenti a politiche impositive, che spesso, spessissimo vanno in una direzione contraria agli interessi dell’Italia, con votazioni (già rapidissime nota bene) dei parlamentari nazionali che ratificano ciò che si decide in Europa a danno del nostro Paese, dei suoi interessi e delle sue colture.
Non basta dirlo quindi, occorre essere coerenti con quanto detto, ma passato il momento emotivo iniziale, l'impatto dell'uscita dall'Ue, passati gli enunciati iniziali, tutto rimane come prima e si tende anzi a rafforzare l’Ue dei burocrati lontani e indifferenti ai problemi reali e concreti dei cittadini, alle sofferenze delle popolazioni, riproponendo gli stessi errori che hanno fatto decidere i britannici per l'uscita. Anche questa Riforma Costituzionale va esattamente in questa direzione, quella di rafforzare l'autoritarismo europeo e con esso la capacità di penetrazione dei burocrati europei nella nostra Nazione.
Ora, col Referendum Costituzionale abbiamo proprio l’occasione d’oro per fare sentire la nostra voce, per dire con forza ma in modo pacifico e democratico NO; per dire che stiamo dalla parte dei diritti e della rappresentatività sia in Italia sia in Europa e non dalla parte di chi li toglie (vedi per esempio come la riforma toglie il diritto di voto per il Senato!) e di chi vuole rafforzare uno status quo che è fatto dell’egemonia delle istituzioni europee a danno di quelle nazionali (vedi ancora come la riforma trasforma il Senato in un ispettorato della Troika);
abbiamo l’occasione per dire NO all’assenza di Democrazia e rappresentatività sia in Italia sia in Europa! Non perdiamo questa occasione!
Abbiamo l’occasione per dare all’Ue nuovi paradigmi su cui rifondare se stessa, quelli che sono rappresentati dai contenuti sublimi della nostra Costituzione, purché non venga stravolta.
Ma se voti sì indebolisci il Paese e lo getti nelle mani della burocrazia europea;
se voti sì è vero che cambi il Paese, ma purtroppo lo cambi in peggio, e di peggio in peggio, al peggio non c’è mai fine (vedi ancora per esempio come i senatori che non potrai più eleggere potranno decidere le prossime riforme costituzionali)!
Se voti NO invece cambi addirittura l’Europa e la cambi in meglio!
Entra nella storia, VOTA NO E CAMBIA L'EUROPA IN MEGLIO!!!


domenica 21 agosto 2016

Ripartiamo da Sant'Anna per un NO alla Deforma Costituzionale!

Ripartiamo da Sant'Anna e da quello che in sintesi è il suo messaggio: rafforzare le riconquistate libertà democratiche!
Dovremmo sempre tenere presente questo messaggio, ogni giorno ogni ora, ogni minuto, perché le derive antidemocratiche si possono compiere rapidamente, anzi esse sfruttano la velocità come mezzo per imporsi. Una mente pronta ed allenata al rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche è una menta che si prepara ad individuare prontamente le possibili derive antidemocratiche.
Ora, sono in molti ad intravedere in questa Riforma Costituzionale una deriva antidemocratica ed autoritaria. Essere fedeli a questo messaggio significa quindi, in questo caso, essere svegli e pronti ad emendare ogni singolo articolo che contrae i livelli democratici e rappresentativi nel Paese, introducendo una sorta di commissariamento perpetuo della Troika (poiché come spiegato il Senato si trasformerebbe in un ispettorato della Troika), da parte di persone non elette da nessuno; essere pronti a difendere le riconquistate libertà democratiche significa, in questo caso, dire NO, un nettissimo e chiarissimo NO a questa Riforma (Deforma) Costituzionale.
Pensate un attimo: il solo fatto che non si possano eleggere i senatori (che saranno nominati e non eletti appunto), ma che questi potranno intraprendere le riforme costituzionali (cosa che con ogni probabilità i promotori del sì non vi avranno detto), basta da solo a far capire che razza di Riforma sia questa!
Ma scusate, voi mettereste mai il futuro del Paese e le prossime riforme costituzionali nelle mani della classe politica più discussa della Nazione, nelle mani di senatori (per altro pendolari, non a tempo pieno) che addirittura saranno nominati, non eletti da nessuno?
Ecco in che cosa consiste il fulcro di questa Riforma Costituzionale che già da sola contrae la Democrazia, la rappresentanza e le libertà ad esse connesse in modo estremamente marcato, ecco in che cosa consiste il fulcro di questa Deforma, nel costituire la piattaforma di partenza per le prossime Deforme Costituzionali, ancora più marcatamente antidemocratiche di prima, per finire in una sorta di pozzo senza fondo dal quale sarà molto difficile uscire una volta entrati, ricordandoci che al peggio non c'è mai fine. Non è proprio il caso di giungere a questo punto. Difendiamo tutti insieme, unitamente all'ANPI, le riconquistate libertà democratiche, difendiamole ora, o sarà troppo tardi. Ecco perché il concetto di prudenza occupa in questa fase storica un posto di rilievo. D'altra parte vi è chi ci ha detto: <<Siate prudenti come serpenti>>. Mai come in questo caso la prudenza dovrebbe essere adottata come arma di difesa delle libetà democratiche, di quelle libertà oggi così pesantemente messe in discussione.
Per coloro che sono indecisi direi di riflettere molto attentamente quindi, prima di esprimere un voto favorevole al prossimo REFERENDUM Costituzionale, perché potebbe essere l'inizio di una deriva senza fine...Aiutateci invece, con prudenza, a dire NO a questa deriva, alla perdita delle conquiste della Resistenza!!!

sabato 13 agosto 2016

Il messaggio di Sant'Anna: rafforzare le riconquistate libertà democratiche!!!

A Sant’Anna di Stazzema, dopo la S. Messa tenuta dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto il corteo si è diretto al Monumento Ossario in ricordo dei 560 martiri (tra cui 130 bambini) dove è stata deposta una corona di alloro e dove si sono tenuti i discorsi delle varie personalità presenti all’evento.
Sono intervenuti il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, il presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna Enrico Pieri, la vicepresidente della Regione Monica Barni, la console italiana a Nizza Serena Lippi e come rappresentante del Governo il sottosegretario di Stato alla Giustizia Cosimo Maria Ferri. Difficile riassumere in poche parole i discorsi ascoltati in prima persona.
Ma possiamo certamente dire che quello che è spiccato sopra gli altri, e non per il ruolo che riveste chi lo ha scritto quanto per l’efficacia della sintesi che ha colto l’essenza di una questione sempre attuale (ed oggi più che mai!) è stato il messaggio inviato al sindaco di Stazzema, dal Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, che dichiarata la sua commossa partecipazione all’evento ha tra le altre cose sottolineato l’importanza di attivarsi sempre per <<un opera di costante rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche>>.
Sant’Anna di Stazzema è un luogo simbolo della Resistenza, di quella Resistenza che ha forgiato la Costituzione italiana. Così ci si perdonerà se si dichiara che si è avvertita di quando in quando, una certa dissonanza durante certi interventi soprattutto quando è stato citato Calamandrei, soprattutto se a farlo è un rappresentante di un Governo che in barba alla sentenza della Corte Costituzionale n.1 del 2014, ha precettato il Parlamento per contribuire ad una pesantissima messa in discussione della nostra Cstituzione, la più bella del mondo, ma che rischia di non essrlo più e per sempre. Si è avvertito un certo imbarazzo perché sappiamo che questo Governo, uscendo dai limiti che lo stesso Calamandrei aveva tracciato (non sia mai il Governo ad occuparsi delle eventuali rifome costituzionali!), stà sostanzialmente distruggendo questo gioiello forgiato dalla storia (e particolarmente dalla Resistenza) che è la nostra Costituzione delle Repubblica Italiana. Molti se non tutti avranno pensato che Calamandrei si stesse rivoltando nella tomba.
Il fatto è che Sant’Anna è Sant’Anna, è un simbolo e rappresenta ciò che ha sempre rappresentato cioè la Resistenza e appresenterà sempre anche ciò a cui ha dato origine: Repubblica e Costituzione.
E’ quindi difficile distruggere da un lato queste conquiste, in un modo peraltro così pesante e dall’altro dichiarare Sant’Anna un simbolo della Resistenza, perché le due cose stridono e anche molto.
Riappelliamoci quindi al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, anche per chiedergli fin da subito pari condizioni da riservare alle ragioni del NO, fino d oggi purtroppo non rispettate a quanto si apprende nella RAI. Particolarmente dopo le nuove nomine alla RAI, alle quali il Primo Ministro non mette la faccia, e in ossequio a quell’impegno che lo stesso Presidente Mattarella ha richiamato ed ha indicato, noi promotori del NO al Referndum Costituzionale chiediamo fin da subito parità di condizioni rispetto ai tempi concessi al sì, pari spazi, pari tempi.
Ci appelliamo al garante della Costituzione nella certezza e nella convinzione che certamente apparirà meno contraddittorio (o per niente contraddittorio) rispetto alle proprie dichiarazioni, di quanto non sia sembrato il rappresentante del Governo, che ce l'ha messa tutta ma...fare e disfare, difendere e attaccare non stanno proprio insieme!!!


giovedì 11 agosto 2016

Cose che vengono in mente pensando a Sant'Anna di Stazzema

Andare a Sant’Anna di Stazzema, particolarmente nel giorno della commemorazione dell’eccidio, il 12 agosto, è sempre un modo per ricordare quali e quanti sono i pericoli legati ai totalitarismi e agli autoritarismi.
La cultura che ha generato quegli stermini, la cultura che ha generato i campi di sterminio, non è debellata del tutto, sopravvive. Anzi potremmo dire che c’è sempre stata, che c’è e che, forse, sempre ci sarà.
Ma allora qual è il modo per impedire che essa torni in auge, poiché se è vero che c’è, il pericolo di una sua riaffermazione è realistico. Il pericolo effettivamente è realistico ma questa cultura si riafferma solo a determinate condizioni. Se queste condizioni non si verificano rimane, per così dire, in sordina, pur non scomparendo del tutto, rimane ad uno stato silente. Ma quando le condizioni sono favorevoli essa comincia a penetrare dove può, a fare proseliti, a dilagare e la storia ci insegna fino a dove è capace di arrivare. L’unico modo per impedire che essa si riaffermi e dilaghi di nuovo è impedire che si formino quelle brecce attraverso le quali essa può penetrare nella società, riaffermarsi, fare proseliti e dilagare. L’unico modo per impedire che essa si riaffermi è mantenere alti gli anticorpi che le società si sono date proprio per impedirne la riaffermazione. Molti di questi anticorpi in Italia vivono per esempio nella Costituzione Repubblicana, un autentico gioiello forgiato dalla storia, dall’esperienza, un gioiello anche in termini di prevenzione e lungimiranza, una lungimiranza che tuttavia oggi rischia di essere scalfita. Mantenerla intatta significa mantenere intatti quegli anticorpi che impediscono esattamente il riproporsi dei totalitarismi e degli autoritarismi intrisi di culto della personalità e dell'arbitrio e con essi il riproporsi della cultura dei campi di sterminio.
La cultura dei campi di sterminio ha bisogno di portatori sani di campi di sterminio, di persone cioè che non sanno e non si rendono conto di promuovere la riaffermazione di quella cultura; la cultura dei campi di sterminio ha bisogno di portatori sani, manipolabili a piacimento. I portatori sani di campi di sterminio generalmente sono persone normali, ma distratte, non sono cattivi, non più di chiunque altro, ma si lasciano manipolare, abdicano alle proprie idee per promuovere quelle che gli vengono suggerite da terze parti. Ai portatori sani di campi di sterminio non si chiede di mettere su un campo di sterminio, si chiede semplicemente di ledere almeno parzialmente lo Stato di diritto, si chiede di incrinare la società democratica per quello che si può, si chiede di diminuire la rappresentatività di uno Stato o Nazione ed altre cose del genere. In altri termini gli si chiede di fare breccia nelle maglie della società immettendovi un certo quantitativo di squilibrio e di ingiustizia, gli si chiede di compiere un passo, uno soltanto, il resto arriverà poi se le condizioni lo permetteranno, ma se e quando le condizioni lo permetteranno...un secondo passo sarà compiuto, poi un terzo e così via. Così agisce questa cultura dei campi di sterminio, cercando alleati che sono alleati a propria insaputa. Così i portatori sani di campi di sterminio potrebbero anche ravvedersi nel momento in cui si rendessero conto di esserlo, ma non è facile far sì che essi se ne rendano conto. Oggi purtroppo con una leggerezza senza pari si vuole mettere in discussione oltre quaranta articoli della nostra Costituzione, in blocco, in modo eterogeneo, causando un arretramento della rappresentanza e della Democrazia senza precedenti nella storia repubblicana italiana; oggi con la stessa leggerezza si vogliono togliere quegli anticorpi che sono preposti esattamente a impedire che la cultura dei campi di sterminio, che sempre si associa al totalitarismo, al personalismo, all’autoritarismo, si riaffermi. La prudenza non è mai troppa quando si tratta di impedire che queste falle, queste brecce, favoriscano questa cultura dei campi di sterminio. Prevenire è meglio che curare. Che lo si avverta o no, che se ne sia consapevoli o no, questo stravolgimento della Costituzione purtroppo va in una direzione pericolosa. Chi si è reso conto di questo per fortuna è l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che con grande coerenza e con grande coraggio e rinnovata lungimiranza si è ufficialmente schierata in difesa della Costituzione e per il NO al Referendum Costituzionale.
L’ANPI si è schierata in difesa di ciò che ha contribuito a scrivere e a donarci, un dono immenso che bisogna riconoscere come tale e come tale salvaguardare!
Un personalissimo grazie all’ANPI da parte mia!!!
Domani a Sant'Anna!!!


sabato 6 agosto 2016

La recente crisi ci ha insegnato anche altro, perché ignorarlo?

Secondo certe opinioni le norme comunitarie sul salvataggio dall’interno delle banche, sono una delle lezioni centrali tratte dalla crisi, regole che ci si sarebbe dati in comune, ecc. ecc. Segue ovviamente tutta la prosopopea tipica dei sedicenti euristo-europeisti… Adesso non vogliamo ribadire cosa pensiamo di questo “darsi regole in comune”, là dove i cittadini a quanto pare non sono chiamati a parteciparvi e di fatto non partecipano affatto alla creazione di queste regole ma le subiscono soltanto, in assenza cioè di una rappresentatività effettiva, sarebbe un discorso troppo lungo. Ma su tale questione delle nuove regole bancarie noi crediamo che fare pagare i cittadini comuni come privati risparmiatori o farli pagare come pubblici contribuenti sia praticamente la stessa cosa, si insiste sempre lì, sul cittadino comune appunto, visto oggi come il piccolo e medio risparmiatore anziché come piccolo e medio contribuente. E la differenza quale sarebbe? Mentre pare che da queste norme (quelle sul salvataggio dall’interno) che, lo ribadiamo, secondo qualcuno rappresenterebbero l’antidoto alla lezione appresa dalla crisi, secondo noi invece no, sembra che non si sia tratta una lezione estremamente più significativa e importante dal nostro punto di vista, quella che ci dice che ci sono delle responsabilità anche individuali nelle crisi, che si possono cercare e trovare (che si devono cercare e trovare), così come è possibile cercare e trovare i responsabili delle pessime gestioni aziendali bancarie. L’aspetto delle responsabilità personali nelle pessime gestioni dei risparmi dei piccoli e medi risparmiatori (sempre inclini purtroppo a fidarsi eccessivamente di qualsiasi rassicurazione interessata e di qualsiasi opinione “esperta” che poi tanto esperta evidentemente non è, almeno in apparenza) è del tutto trascurato, tralasciato, dimenticato, direi, freudianamente rimosso. E’ lì da questi scarti, da questi lapsus che si dovrebbe ricominciare a ragionare secondo noi. Si informano quindi gli eventuali gentili lettori che gli studi che si stanno compiendo in Italia da parte di cittadini colti e motivati, con preparazioni specifiche su tali argomenti, sulla base dei quali stiamo tentando una emancipazione collettiva, sembra proprio che indichino nell’assenza dell’aspetto della responsabilità (un fenomeno sintomaticamente dilagante cui bisogna necessariamente porre un freno per il benessere comune), il perno su cui si innestano le pessime gestioni aziendali e bancarie. Certo è giusto che la responsabilità la comincino a sentire anche i piccoli risparmiatori prima di lanciarsi in un investimento rischioso, ma se lo stesso investimento viene definito sicuro, i cittadini che mediamente non sono particolarmente preparati e tendono a fidarsi, ci credono appunto ed agiscono di conseguenza; certo si potrebbe cominciare da una maggiore prudenza, da un sapersi accontentare di rendite minori e più sicure, da una emancipazione generale, da una maggiore salutare diffidenza precauzionale, dal mettersi a studiare anche autonomamente le dinamiche degli investimenti ecc. ecc. (che è sempre cosa benvenuta), ma la cronaca ha perfettamente stabilito che questi cittadini non sono stati adeguatamente informati sui rischi legati ai propri investimenti che anzi sono stati sintomaticamente taciuti. Ma una corretta ed adeguata informazione è cosa che invece costituisce per loro un diritto inalienabile ed un dovere dei bancari e dei banchieri fornire senza se e senza ma. La legge è chiara al riguardo…
Così ci pare di capire alcune cose a proposito di certe affermazioni eccessivamente generose nei confronti delle nuove regole bancarie: 1) che le regole di cui si dice che sono state cercate in comune, in realtà se le sono date le solite élite non democraticamente elette (futuri pensionati d’oro al soldo del contribuente europeo oltre ad essere presumibilmente futuri percepitori di una lauta pensione privata); 2) che queste regole fanno sempre pagare i più deboli e mai i più forti, 3) che ci si è completamente dimenticati (freudianamente rimosse) delle responsabilità personali dei cosiddetti (e spesso sedicenti) responsabili, il che è abbastanza curioso, 4) che non esiste soltanto la via del cedere sovranità o del salvataggio dall’interno, ma anche la possibilità di nuove e più equilibrate regole, questa volta magari pensate veramente insieme ai cittadini comuni o a rappresentanti effettivi degli stessi; e non esiste poi solo la politica della moneta unica e comune cioè dell’euro, rispetto alla quale sta crescendo sempre più una obiettiva informazione e insieme ad essa una consapevole diffidenza, e in ultima istanza, extrema ratio, esiste anche quindi l’uscita dall’euro, il recupero della sovranità monetaria e magari una nuova contabilizzazione bancaria.


venerdì 5 agosto 2016

Personalizzare o spersonalizzare il REFERENDUM?

Si comincia col personalizzare, poi si continua con lo spersonalizzare poi magari ci si ripensa di nuovo o addirittura in certe situazioni si personalizza in certe altre si spersonalizza a seconda dei casi (e magari della convenienza mediatica del momento) e via discorrendo. Dov’è la regola? Non c’è evidentemente, si va a braccio, forse a intuito…chissà?
Ma il fatto è che una volta personalizzato poi purtroppo è difficile spersonalizzare. Come si dovrebbe fare? Era meglio non cominciare affatto! A cosa dovremmo credere quindi? Come reagiranno gli italiani? Saranno più numerosi quelli che considerano il REFERENDUM un plebiscito sul Primo Ministro o saranno più numerosi quelli che vogliono considerare esclusivamente gli aspetti specifici della Riforma?
E’ difficile rispondere, chi può saperlo?! Ma considerando che ci sono ancora molte persone che non sanno del REFERENDUM e considerando che ci sono ancora persone che pur sapendo del REFERENDUM non conoscono i contenuti dello stesso è logico sospettare che saranno potenzialmente molti quelli che si lasceranno sedurre dalla personalizzazione, sia in un senso che nell’altro.
Se si personalizza, cosa che costituisce sempre un errore dal nostro modestissimo punto di vista, particolarmente quando si tratta di una materia come la Costituzione, che è di tutti e non è certamente un fatto personale, si richiama tutto l’operato della propria persona sulla legislatura, che avrà accontentato qualcuno e scontentato altri. Saranno più quelli contenti o quelli scontenti? Difficile a dirsi…
Si capiscono così le operazioni di immagine e quelle populistiche dal sapore sempre più o meno vagamente elettorale e probabilmente pensate proprio in funzione del REFERENDUM.
E’ evidente che un tema come quello della Riforma Costituzionale dovrebbe essere trattato esclusivamente - e sottolineo esclusivamente - sul merito, sui contenuti. Questo consentirebbe una serie di confronti tra gli schieramenti che farebbero crescere il Paese comunque, indipendentemente dalla persuasione finale che in ciascuno di noi ne scaturirebbe. Se si personalizza si perde invece questa occasione; se si personalizza si manifesta invece di voler giocare una partita che prescinde dal merito e dai contenuti, e questo risulta essere un atteggiamento abbastanza strano e curioso da parte di chi dice di credere così tanto ai contenuti della Riforma!
Infatti se si credesse veramente così tanto a questi contenuti si cercherebbe esclusivamente il confronto su questi stessi contenuti e non altro e non si temerebbe il confronto con chi la pensa diversamente, timore che invece, gli ultimi eventi inerenti la RAI, sembrerebbero manifestare.
E’ giusto o non è giusto quindi chiedersi se l’atteggiamento della personalizzazione portato avanti dal Primo Ministro in persona (e non dai suoi avversari che, magari, avranno anche colto la palla al balzo, ma non ne sono stati certo gli iniziatori) sia il sintomo del fatto che chi propone la Riforma stessa non crede lui per primo alla bontà dei suoi contenuti?
A ciascuno la propria risposta!
Come ha detto un Presidente emerito della Corte costituzionale Annibale Marini: <<uno che dice, se non approvate queste leggi me ne vado a casa, dire che non è di parte…>>. Marini ha usato l’espressione “di parte”, ma è chiaro che in questo caso è perfettamente intercambiabile con: dire che non è una personalizzazione!
Quindi la responsabilità della personalizzazione è innanzitutto di chi usa queste espressioni e deve esserci una presa d'atto su questo, non si può tergiversare o rigirare la frittata con tanta disinvoltura perché i cittadini comprendono benissimo, se ne accorgono e ne traggono le conseguenze…
L’ultima tendenza registrata sarebbe comunque, almeno in teoria, a quanto si dice, quella verso la spersonalizzazione il che consentirebbe di concentrarsi sulle questioni di merito forse. Ma allora come si spiegano le ultime nomine alla RAI? Come si spiegano queste sostituzioni in corsa, immediatamente prima del REFERENDUM?
Questa RAI che si è trasformata con queste nomine in una RAI monocolore, è una RAI che è tornata indietro di 30 anni, quando appunto era monocolore. E come è possibile credere che chi è così propenso a tornare indietro, addirittura di 30 anni, voglia portare avanti il Paese, nel futuro? Non si rischia per caso di perdere credibilità? In effetti nella Riforma sono contenuti dei provvedimenti che riportano indietro il Paese ma non di 30 anni, bensì di 100 e non è uno scherzo. Si tratta per esempio dell’assenza di indennità per i senatori, che c’è già stata in un lontano passato, ma che fu tolta per consentire anche ai non agiati di poter fare i senatori. E adesso viene rimessa! Insomma ma in che Paese ci vogliono far vivere? Ma che concezione hanno del futuro, se per costoro il futuro somiglia così tanto al passato?!
Sembra quindi che non ci sia coerenza tra le enunciazioni di spersonalizzazione e gli atti immediatamente concomitanti che dovrebbero corroborarla; sembra che si dica una cosa e se ne faccia un’altra e questo, dispiace dirlo, ma non è un bel segnale. C’è da credere che a lungo andare di fronte a simili contraddizioni i cittadini si disorientino e si sdegnino.
Personalmente comunque, e nonostante l’asprezza di certi toni che talvolta trapela dai miei articoli, non sono tra quelli che pensano che in caso di vittoria del NO il Primo Ministro dovrebbe dimettersi, al contrario! Sono tra quelli che pensano invece che anche in caso di vittoria del NO, il Primo Ministro non dovrebbe dimettersi, ma dovrebbe rimanere a gestire l’ultima parte della legislatura e pensare alle cose realmente importanti per il Paese. Ma anche perché fare una Riforma dicendo peraltro che è per consentire la c.d. governabilità e poi andarsene a legislatura in corso sembrerebbe francamente una evidente e ulteriormente stridente contraddizione.
Non possiamo e non dobbiamo ignorare nessuna di queste contraddizioni, il momento storico non ce lo consente. E tuttavia merita tornare nel merito, scusate il gioco di parole, perché è lì che secondo noi si svolge la vera battaglia, è lì che secondo noi le ragioni del NO possono mettersi ben in luce.
Cerchiamo di fare dunque uno sforzo e di riportare il dibattito sul merito della Riforma, per quanto possibile, ma correggere certi errori non è per niente facile…


lunedì 1 agosto 2016

Italia meno sicura con questa Riforma (Deforma) Costituzionale

I promotori del sì sono arrivati a dire che se vince il sì al Referendum Costituzionale l’Italia sarà più sicura rispetto al terrorismo.
Questo purtroppo non solo non è vero, ma a ben guardare, si scopre che è addirittura vero il contrario, è vero cioè che l'Italia sarebbe meno sicura. Infatti questa Riforma si pone nel solco di quelle riforme definibili autoritarie, quelle che strizzano l’occhio alle politiche dell’austerità e danno più forza a chi le impone, poiché di fatto quello che sarebbe il nuovo senato somiglierebbe a una specie di Ispettorato della Troika, cioè esattamente di quell’organismo sui generis che ha instaurato l’austerità, e questo è un fatto; si pone nel solco delle riforme che danno più forza ai più forti e meno voce ai più deboli, operazione funzionale probabilmente anche ad una pessima redistribuzione della ricchezza, funzionale cioè ad arricchire i ricchi e impoverire i poveri. Insomma questa Riforma si pone nel solco perverso in cui l'Ue sta andando adesso, quello che deprime i salari, che incide sui diritti civili, sullo stato sociale, ecc. Questo naturalmente genera delle conseguenze facilmente arguibili. Per esempio andrà certamente a rafforzare quella tendenza demografica che è già così tipica del nostro Paese (a crescita zero), che non cresce neanche da questo punto di vista, perché nell’incertezza generale del futuro, incertezza che questa riforma intensificherebbe e rafforzerebbe, saranno in molti a pensarci bene prima di mettere su famiglia o quantomeno di allargarla. Piaccia o non piaccia la Nazione così potrà mantenere i suoi 60 mln di abitanti esclusivamente con l'immigrazione. Questo stato di cose favorirebbe quindi la permeabilità del nostro Paese proprio rispetto a questo fenomeno nel quale alcuni vedono la permeabilità anche rispetto al terrorismo, associando i due fenomeni assieme. Occorre tuttavia operare dei distinguo e dire che i due fenomeni non sono certo la stessa cosa. Ma anche ammettendo questo, sono in molti a pensare che in qualche modo essi siano, almeno in alcune circostanze, sovrapponibili. E questo perché, pur non essendo la stessa cosa, il terrorismo può decidere in qualsiasi momento di sfruttare i flussi dei migranti per insinuare proprie cellule attraverso la tecnica della mimesi. Su questo occorre essere estremamente realistici.
Ecco quindi spiegato perché l'Italia sarebbe meno sicura. Questa è solo un'altra ragione che si individua per dire NO a questa scellerata Riforma, una ragione, per giunta, della massima importanza. Votate NO, anche per questo quindi, per la vostra sicurezza votate NO alla Riforma!!!


giovedì 28 luglio 2016

Un NO alla Riforma Costituzionale per una Rivoluzione tranquilla!


Molte persone, molti concittadini italiani avvertono un senso di impotenza e di angoscia rispetto a quanto sta accadendo in Italia e nell’Ue, ma anche rispetto a quanto avviene a livello globale (poiché la globalizzazione non è un fenomeno estraneo a quanto avviene a livello nazionale chiaramente); avvertono un senso di angoscia rispetto a quella che sentono essere una contrazione dei diritti, una emarginazione sociale, l’impossibilità di progettare il proprio futuro, e si chiedono che cosa possono fare per dare una mano a se stessi e agli altri ad ovviare a tutto questo.
C’è un modo! Per cercare di invertire la marcia è innanzitutto indispensabile dire NO alla Riforma (Deforma) Costituzionale.
Quello che si può dire infatti è che oggi vi è una emergenza e che questa emergenza è rappresentata proprio dal Referendum Costituzionale. Innanzitutto quindi è necessario affrontare tale questione con compattezza e determinazione, con grande decisione, poiché è importantissimo che la riforma (Deforma) non passi. Se passasse le cose si complicherebbero alquanto e sarebbe ancor più difficile intervenire. A chi cerca di dare una mano contro quello che avverte essere una contrazione democratica e civile direi quindi innanzitutto di votare NO al REFERENDUM confermativo della Riforma Costituzionale di ottobre, e di convincere quante più persone possibile a fare lo stesso.
Questo rappresenterebbe un passo importantissimo, assolutamente indispensabile per continuare la lotta e ripristinare più alti principii civili, una migliore redistribuzione e migliorare il proprio futuro.
Sarebbe così importante la vittoria del NO che potrebbe benissimo essere paragonata negli effetti a quella di una Rivoluzione.
L’effetto di questa Rivoluzione pacifica, sarebbe capace di bloccare quello che taluni osservatori (italiani ed esteri) hanno additato come un Golpe, il Golpe tranquillo (con l’ingresso di un governo non eletto dai cittadini alla fine del 2011) i cui effetti proseguono ancora oggi.
Una Rivoluzione Tranquilla certo, incruenta, pacifica, affrontata con la sola arma pacifica del REFERENDUM.
Dopotutto ad un Golpe tranquillo è lecito opporre una Rivoluzione tranquilla!!!
Vi sentite impotenti? Volete cambiare le cose?
Volete veramente darvi e dare una mano?
Votate NO alla Riforma Costituzionale!!!

lunedì 25 luglio 2016

NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!

NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!
Cominciamo questo articolo nel modo in cui abbiamo concluso il precedente. Siamo sinceramente e autenticamente convinti che questo sarebbe il destino del Senato se vincesse il sì al REFERENDUM Costituzionale.
Ma qualcuno potrebbe chiedersi: che cosa significa Ispettorato della Troika?

La domanda è legittima e merita una risposta. Anche perché in assenza di una opinione definita e/o di informazioni appropriate si potrebbe legittimamente pensare che sia una cosa buona. Niente di più lontano dal vero!
Anticipiamo soltanto che significa commissariamento perpetuo, e l’inizio di quel vassallaggio cui più volte ci siamo riferiti parlando delle similitudini tra medioevo ed era contemporanea (tecno-feudalesimo), dopodiché procederemo con le spiegazioni.

Cosa significa dunque Ispettorato della Troika?

Per rispondere degnamente a questa domanda dobbiamo considerare innanzitutto che cos’è la Troika.
La Troika è un organismo internazionale formato da tre componenti: Commissione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Chiedetevi adesso: chi avete eletto dei componenti di questo organismo? Della BCE e del FMI assolutamente nessuno! Dei componenti della Commissione europea forse vi può essere capitato di aver eletto nelle elezioni politiche uno degli attuali componenti, non di più, e in ogni caso senza neanche sapere che avrebbe rivestito quel ruolo cui è giunto in seguito o a nomine o a elezioni di secondo grado.
Quindi in sostanza nella Troika non vi è la benché minima traccia di rappresentatività e questo significa essere in presenza di un vulnus democratico nell’assetto dell’Ue, un vulnus così evidente che ci si stupisce che non sia colto da una moltitudine di commentatori politici.
Oltre a ciò la presenza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) rende questo organismo (la Troika) un organismo che si muove al di fuori del diritto comunitario: anche questo rappresenta un vulnus democratico per l’assetto di questa Ue; inutile dire che anche in questo caso ci si stupisce che la cosa non sia colta da tutta una schiera di commentatori politici, ma da qualcuno sì...
Non solo ma dobbiamo rimarcare che lo stesso FMI, ben lungi dall’essere fedele ai proclami e alle proprie dichiarazioni di intenti, secondo le quali esso difenderebbe le economie più deboli e ricercherebbe la stabilità del sistema economico globale, esso va a perseguire il cosiddetto “Washington Consensus”, cioè difenderebbe gli interessi del suo maggiore azionista che è rappresentato dagli Stati Uniti d’America. Questa è l’opinione per esempio del premio nobel per l’economia, lo statunitense Joseph Stiglitz.
Questo significa che la gestione dell’Unione europea di fatto, grazie anche al trattato e all’organismo ESM (o MES) che rappresenta la strutturazione permanente in Europa della Troika, è demandata ad un organismo (la Troika) che non solo si muove al di fuori del diritto comunitario, ma tra i cui componenti, non eletti da nessun cittadino europeo, ci teniamo a rimarcarlo, insinua un organizzazione internazionale (il FMI) che difende gli interessi principalmente di un solo Paese cioè degli Stati Uniti. Se qui non è chiaro a quale tipo di aberrazioni e a quali tipi di conflitto di interessi andiamo incontro, vuol dire o che non si vuol vedere ciò che è visibilissimo ed evidentissimo, o che si è decisamente ingenui. Diremo, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, che è del tutto evidente che l’Unione europea potrà essere una vera unione europea solo e soltanto se saprà gestire la propria identità e i propri interessi autonomamente e indipendentemente dal condizionamento di paesi che, pur essendo storicamente amici, non di meno per certi versi sono anche antagonisti ed economicamente rivali. Questa è la realtà dei fatti. E’ chiaro quindi che l’Ue finché subirà l’influenza (non richiesta dai cittadini) di organismi che fanno gli interessi di paesi amici ma concorrenti, non potrà mai essere realmente se stessa e subirà incessantemente politiche che la danneggiano (e probabilmente in modo scientifico, calcolato) o subirà gli effetti di consigli sbagliati, per non dire consigli senza coda, cioè subirebbe quel tipo di consigli maliziosi che sono dispensati a beneficio del consigliere e non del consigliato. Non è un caso che nei paesi in cui è intervenuto il FMI il debito pubblico è aumentato vertiginosamente. E’ il caso o non è il caso di farsi venire qualche dubbio?
E dalla specifica esperienza italiana, sempre proclive ad autolesionismi o ad autonomi pseudo commissariamenti che di fatto rendono superfluo il commissariamento formale, sappiamo che l’aumento del debito pubblico è funzionale alla svendita di aziende profittevoli o strategiche con la scusa di racimolare gli spiccioli per far fronte allo stesso debito, che è una teoria assurda già nelle fondamenta!
Ma sono sempre meno, per fortuna, le persone che ci credono, sempre meno! E questo, grazie al cielo, è almeno in parte un sintomo di quella che potremmo chiamare emancipazione o rivoluzione culturale!!
Per chi può e lo vuol capire, in questo consiste il vero e più autentico anti-europeismo! Nello sfruttare l’ingenuità di chi crede a simili teorie infondate, nell’insegnare dogmi o superstizioni di questo genere e nel promuovere assetti politici che si strutturano in modo alquanto sui generis, e al di fuori del diritto comunitario.
Particolarmente quest’ultimo punto è importantissimo da comprendere e da fare proprio.

Ora, ciò premesso, i promotori della Riforma costituzionale, per ciò che concerne il Senato, pubblicizzano che esso sarebbe come il nuovo organo di comunicazione con le realtà locali. In realtà, e lo si evince da quello che diventerebbe il nuovo art.55 (basta leggerlo), la Riforma costituzionale dicevamo, finirebbe per trasformarlo proprio in un ricettacolo di simil-commissari della Troika appunto, peraltro non retribuiti (tornando indietro in questo aspetto di circa un secolo) che devono vigilare sull’applicazione della normativa europea. Tutto ciò mentre sussistono già attualmente disarmonie lampanti tra Ue e Costituzioni nazionali, dubbi di attribuzione e di competenze tra istituzioni comunitarie e tra esse e quelle nazionali, confusione e caos istituzionale, dubbi sui limiti di mandato di certe istituzioni, dubbi di legittimità costituzionale di taluni provvedimenti, di certe iniziative, di certi poteri e via discorrendo. Si è creato un mostro ma nessun ce lo vuol dire.
Questa confusione esiste proprio perché le Costituzioni nazionali, al di là delle dichiarazioni di facciata, non sono appunto rispettate nella loro essenza, contravvenendo in questo a tutta una serie di intenti di carattere preliminare che sembravano presi solennemente e che avrebbero dovuto costituire la base, il fondamento di ogni azione di carattere comunitario europeo. Per questo si tende a cambiarle piuttosto che a rispettare quei solenni impegni, solenni ma disattesi, tanto per cambiare (scusate l'ironia!).
Il nuovo Senato, se venisse approvato, finirebbe così per divenire l’organo attraverso cui esercitare pressioni alle restanti istituzioni di carattere nazionale, Camera dei deputati compresa (non facciamoci illusioni) da parte di una Unione europea in cui la Democrazia e la rappresentatività non sono considerati, e di fatti non sono presenti e che, non a caso, sta già perdendo pezzi, vedi BREXIT!

Il nuovo Senato sarebbe dunque un effettivo strumento non dell’Italia come nazione sovrana, ma dell’Unione europea come unione strutturata verticalisticamente, non Democratica e non rappresentativa se non di organismi internazionali che perseguono gli interessi del maggior azionista.
Il Senato finirebbe così per esercitare le pressioni richieste degli organismi indicati, tra cui il FMI, (da solo o tramite Troika) che persegue, come sottolineato anche da celebri premi nobel per l’econimia (giova ripeterlo anche a breve distanza vista l'importanza!)) gli interessi del maggior azionista appunto, i cui risultati a livello effettivo, pratico operativo, sollevano forti dubbi, usando come indicatori i considerevoli aumenti del debito pubblico nei paesi in cui si trova ad operare.
Questa trasformazione del Senato con ogni evidenza è attualmente incostituzionale. Ecco che quindi la Costituzione diventa oggetto di totale revisione, di cambiamento in tutte quelle parti che ancora dichiarerebbero palesemente l’incostituzionalità di un simile mostro! Ecco come si spiega un cambiamento costituzionale di tale portata, un autentico stravolgimento della nostra Carta.
Per questo vi è chi dice che se anche questa Riforma cambia solo la seconda parte, in realtà è come se cambiasse anche la prima, quella dei diritti fondamentali. E questo potrebbe essere solo l’inizio!
In effetti un Senato non elettivo direttamente è evidente che lede il diritto di voto, che crea un vulnus demovratico (pare un motivo ricorrente!), che deprime gli spazi di Democrazia, che è allo stato attuale profondamente incostituzionale, ed è per questo che nella Riforma o, più precisamente, nella Deforma Costituzionale, come giustamente l’ha chiamata qualcuno, ci si accinge a cambiare l’art. 58 della Costituzione, che dichiara il Senato eleggibile direttamente, sconquassando l’assetto della nostra meravigliosa Costituzione in una porzione vastissima, deprimendola in modo umiliante.
E tutto questo lo fa un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Consulta, per via  dello sproporzionato premio di maggioranza che attribuisce al vincitore delle elezioni, cosa che turba la rappresentatività.
In altri termini questo sconquasso è portato avanti da un Parlamento che non è assolutamente rappresentativo del Paese, con il quale sussiste uno scollamento profondo, e che vige in uno stato di sostanziale prorogatio! Tutto ciò è inammissibile.
Si consiglia la lettura di quello che in caso di vittoria del sì sarebbe il nuovo l’art. 55 (art.1 della Riforma).
Dalla lettura si capisce subito che la propaganda dei promotori del sì, sottolineando esclusivamente l’aspetto del legame del Senato con le realtà locali, tace del tutto gli aspetti che legano il Senato all’Unione europea, cosa che peraltro sembrerebbe umiliante per lo stesso Parlamento europeo, aprendo a probabili conflitti di competenza con questa istituzione comunitaria. Non solo ma l’accento posto sul legame con le realtà locali sembra tanto più rimarcato quanto più si desidera offuscare l’altro. Una ragione di questo comportamento ci dovrà pur essere! E la ragione è esattamente quella espressa dall’incipit di questo articolo. In altri termini si vuol far passare sotto silenzio che il Senato si trasformerebbe appunto in un Ispettorato della Troika!
L’ideale è che ciò sia compreso dalla maggior parte dei cittadini. A chi mantenesse dei dubbi direi: fidatevi!
Se i dubbi permangono ugualmente considerate almeno il principio di prudenza poiché è meglio adottare questo principio e votare NO evitando il rischio (parlo di rischio ma evidentemente chi scrive non ha dubbi, può averli chi legge!) di imboccare una strada pericolosa che perdere la sovranità nazionale in questo modo umiliante per la stessa storia dell’Italia!!!
Diciamo NO a questa assurda Riforma Costituzionale!!!


lunedì 18 luglio 2016

Contesto nel quale si innesta la Riforma Costituzionale

Si avvicina, o si avvicinerebbe (uso il condizionale perché pare si parli già di un posticipo) il REFERENDUM Costituzionale, inizialmente previsto per ottobre 2016. Ma prima di entrare nel merito del contenuto della Riforma, vorremmo dare appunto uno sguardo d’insieme al contesto internazionale e nazionale in cui il REFERENDUM si innesta, pur senza rinunciare ad esprimere sin da subito le ragioni dei vari NO. Per quanto riguarda il quadro internazionale dobbiamo dire che esso è necessariamente vasto e complesso, ma anche notevolmente variegato. Non si pretende qui di dare una lettura esaustiva (sarebbe impossibile) ma di fornire alcuni spunti di riflessione, cominciando col rilevare che sussiste comunque una tendenza generalizzata piuttosto percepibile a livello globale che vede le ragioni delle multinazionali e delle banche d’affari (del cosiddetto "mercato" ma che mercato non è) tentare di prevalere su quelle dei diritti, direi, dello Stato di diritto, della politica e delle nazioni in una sorta di internazionalismo un po' caotico, deregolamentato, spesso, in fase di proposizione, retorico e di facciata. In Europa poi gli eventi più recenti dimostrano una crescente disaffezione per la struttura attuale dell’Unione europea, che non essendo riuscita ad ascoltare, come auspicavamo, le critiche costruttive che gli venivano proposte, registra le prime defezioni: la Gran Bretagna ha votato per uscire dall’Ue!
Una cosa su cui veramente meriterebbe riflettere...


A tutto questo si somma un quadro di instabilità generalizzato, determinato dal crescente dilagare del fenomeno del terrorismo, che non contribuisce certo a rasserenare gli animi. Dobbiamo poi considerare la crisi della Convenzione di Schengen e della libera circolazione delle persone all'interno dei paesi firmatari, ritenuto uno dei pilastri dell'Ue, crisi scatenata dalle situazioni di tensione dovute all'emergenza del fenmeno dell'immigrazione, e delle sue varie cause.
Tornando alla tendenza internazionalista, si deve di contro registrare il sussistere della rinascita delle tendenze opposte e delle ragioni che vi stanno alla base. Queste tendenze sono etichettate un po' troppo semplicistcamente, come tendenze nazionalistiche ma questo creerebbe una qualche confusione se non si precisasse, com’è doveroso, che queste tendenze pur mettendo al centro dell’interesse la nazione e la sua legittima indipendenza rispetto ad organismi sovranazionali non è un nazionalismo paragonabile a quello a cui abbiamo già assistito in passato. Se quel nazionalismo era un nazionalismo per così dire di attacco, questo nazionalismo odierno è per così dire di difesa; se quel nazionalismo del passato era alimentato da tutta una retorica da cui non era esente una presunta aurea di superiorità, anche della “razza”, questo nazionalismo non ha niente a che vedere con tutto ciò bensì col semplice desiderio di non essere schiacciati da politiche a cui si ritiene di non poter prendere parte alcuna in sede decisionale. Se quindi quel nazionalismo era per così dire un nazionalismo prepotente, questo nazionalismo è un nazionalismo che, contrariamente, nasce proprio per non subire prepotenze. E’ una bella differenza a pensarci bene, una visione diametralmente opposta! Anche su questo merita riflettere. Ci sono molte differenze quindi di cui non si può non tenere conto e che devono essere rilevate se si vuol dare una certa serietà all’argomento e alle argomentazioni circa i nazionalismi. Le tesi che vogliono accostare il nazionalismo del passato con quello che si sta sviluppando oggi se non tengono conto di queste differenze difficilmente potranno avere una qualche presa sull’opinione pubblica. Che poi ogni nazionalismo possa essere suscettibile di sviluppare tendenze anche pericolose, questo è un fatto, ma in nessun caso si possono e si debbono leggere le tendenze estremiste, le eccezioni, le degenerazioni, come il tratto distintivo, come il fenomeno in sé, come la regola, o il giudizio su tali fenomeni ne risulterà inevitabilmente viziato e probabilmente a scopo strumentale. Per capire bene il fenomeno bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione. Di fronte a tutto questo che la sola preoccupazione dell'Ue sia la tenuta della zona euro (per altro con mezzi che si esprimono a nostro parere al di fuori del proprio mandato, tant'è che la stessa BCE parla di strumenti non convenzionali per la difesa dell'euro!) sembra obiettivamente miope.

Per quanto riguarda il quadro nazionale, esso risente inevitabilmente della situazione internazionale, anche per via del fatto che è aumentata la permeabilità nazionale rispetto a tutte le energie che si agitano all’esterno, e fare parte di una unione sui generis come l’Unione europea, aumenta questa permeabilità cosa di cui si è ben resa conto da tempo la Gran Bretagna.
Questa permeabilità è stata per altro alla scaturigine di una contrazione democratica a livello nazionale piuttosto consistente ed evidente, osservabile sia dall’interno che dall’esterno del Paese. La ben nota lettera del 5 agosto 2011, firmata dall’allora Presidente della BCE Jean Claude Trichet, che invitava l’Italia alle riforme (interessate, ndr), cui si è affiancata una speculazione sui titoli italiani con conseguente aumento del differenziale tra titoli italiani e titoli tedeschi, ha contribuito non poco alla caduta del Governo allora alla guida del Paese. Le stesse pressioni esercitate in sede di G20 a Cannes, per indurre il Governo ad accettare il cosiddetto “aiuto” (che era un aiuto anche in questo caso interessato, come si comprende bene oggi) si affiancava a tutto il resto. Questo c.d. “aiuto” è stato rifiutato (giustamente, ndr), dall’allora pesidente del Consiglio Berlusconi con il sostegno dell’allora Ministro delle Finanze Tremonti. Esso, infatti, altro non era, in sintesi, se non una sostanziale cessione di sovranità! A tutto questo dobbiamo sommare poi anche i contatti preventivi presi dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, risalenti già all’estate del 2011, con quello che sarebbe divenuto il nuovo Presidente del Consiglio, Mari Monti. E’ chiaro oramai che si agiva di concerto, e questo agire di concerto è stato interpretato da più di un esponente politico come un Golpe, un Colpo di stato organizzato e pianificato come tale!
La sostituzione con un nuovo Governo, senza passare da elezioni (e tutti i retroscena di cui ho parzialmente fatto cenno), hanno indotto molti quindi a ritenere di essere in presenza di un Colpo di Stato, un Colpo di Stato ben orchestrato, condotto in modo tale da non essere quasi avvertito dai più e cha ha fatto dire a qualche osservatore straniero che in Italia si era consumato un Colpo di Stato tranquillo.
Il quadro nazionale vede anche il proporsi di forze politiche realmente nuove, non antieuropeiste ma euro-critiche o diverso-europeiste, che rappresentano per molti cittadini una reale speranza di cambiamento, la possibilità di un diverso approccio alla politica e una occasione di discontinuità con fattori politici ed economico-finanziari che hanno portato alla situazione attuale il Paese, anche per via della svendita di aziende profittevoli e alla conseguente deindustrializzazione del Paese. Ma il quadro nazionale vede, ancora in auge, il progetto innescato dalla sostituzione dell’esecutivo e del Primo Ministro (senza elezioni) nel 2011, di cui abbiamo fatto cenno sopra, progetto che è in sostanziale continuità col Governo attuale. A tale proposito dobbiamo rimarcare che anche l’attuale Primo Ministro non è stato eletto dai cittadini italiani, un particolare di cui dobbiamo tenere conto sempre, poiché rivelativo e di sostanziale importanza. Ciò nonostante l’attuale primo Ministro è andato al potere con una parvenza di discontinuità col passato, parvenza che però, essendo tale, è andata a mano a mano scemando. Propostosi come il nuovo che avanza, l’attuale esecutivo ha dimostrato nei fatti (Ansaldo Breda, Poste, Enav, tra i vari esempi) di insistere con la deindustrializzazione del Paese, tramite svendita di aziende profittevoli o strategiche, sostanzialmente in linea con ciò che ha prodotto la perdita di circa il 25 % della capacità industriale del Paese; ciò avviene con la solita scusa del far fronte al debito pubblico che avanza, come se non fosse ormai del tutto evidente che non è la svendita che è funzionale a riparare il debito, ma che è il debito che è funzionale alla svendita, tant'è che pare lo si culli ben bene come un infante per farlo ben crescere. L’attuale esecutivo ha dimostrato altresì una sostanziale sottomissione agli interessi delle banche, un sostanziale disinteresse nei confronti dei diritti dei lavoratori, (atipico per la sinistra, allarmante tant'è che anche qui sono in moltissimi a dire che questo governo non ha niente di sinistra) una tendenza autoritaria, personalistica e una pericolosa volontà di potenza,  e tutto questo in una sostanziale adiacenza alle solite connivenze, agli tessi intrecci di interessi personali e di politica, esattamente come avveniva prima, niente è cambiato! In sostanza il cosiddetto nuovo che avanza ha dimostrato di essere non il nuovo più nuovo del nuovo ma il vecchio più vecchio del vecchio, è cambiata solo la facciata, solo la maschera.
Vedi a tale proposito l’articolo “Se questo è il nuovo che avanza”, e "Se questo è il nuovo che avanza 2", in questo stesso Diario Elettronico.
Se vogliame veramente cambiare il Paese (non astrattamente ma in meglio) dobbiamo partire da dei presupposti indispensabili, da condizioni sine qua non. Il presupposto secondo noi indispensabile da cui dobbiamo infatti partire è che un popolo di circa 60 milioni di abitanti (quello italiano) ha diritto ad una sua rappresentanza. Ma senza elezioni, questa rappresentanza non potrà sussistere. E poi, senza questa rappresentanza, gli esponenti politici saranno sempre proclivi ad accettare le pressioni esterne, spesso interessate. Infatti se essi non rappresentano il popolo elettore finiranno col rappresentare organismi internazionali, sovranazionali, o entità finanziarie esterne al Paese. Chi dovrebbero governare nel primario interesse delle ragioni di stato e nell’interesse del popolo elettore finisce così per rappresentare altre forze peraltro antagoniste al Paese. Ne scaturisce un conflitto di interessi mostruoso.
Serve dunque rappresentatività, serve come l'acqua, serve come il pane, serve che il popolo sia rappresentato, e che lo sia degnamente, come si merita.
Ma il fondamento indispensabile a che ciò avvenga, cioè il fondamento indispensabile perché la politica in generale, rappresenti il popolo elettore è che ci siano le elezioni e che il voto sia libero e segreto, eguale e diretto, senza liste bloccate ma con voto di preferenza. Che un Primo Ministro sia eletto è un requisito necessario affinché la rappresentatività del popolo sussista, altrimenti andremo incontro a Primi Ministri che per esempio in visita negli USA, rivolti ad un platea di studenti universitari americani dice che non li deluderà. Che significa tutto ciò?!?!
A scanso di equivoci, ci teniamo a precisare che intendiamo con eletto non una elezione diretta del Primo Ministro, ma che il Primo Ministro sia scelto tra i parlamentari che sono passati da elezioni, secondo le consuetudini parlamentari italiane e secondo la Costituzione.


Ciò detto, gettando uno sguardo in generale sul quadro politico Macro e Micro, dobbiamo registrare quindi una tendenza interessatamente internazionalista cui si affianca una tenenza acriticamente internazionalista trascinata dalla prima, cui, per fortuna, si contrappongono una tendenza critica nei confronti dell’internazionalismo, a cui si affianca una tendenza nazionalista ma di quel nazionalismo di difesa, di cui si accennava sopra.
Ora, facendo una sintesi di quanto scritto sopra, guadando a ciò con un sol colpo d'occhio, dobbiamo contemporaneamente chiederci: verso quale direzione va la Riforma Costituzionale?
La Riforma Costituzionale va esattamente nella direzione di cedere sovranità, cioè verso quella direzione che è già stata per esempio rifiutata in sede di G20, e in altre sedi, dal Governo Berlusconi, ma non dal Governo Monti né dai suoi successori tra i quali deve essere annoverato l'attuale esecutivo.
Essa infatti indebolirebbe le istituzioni nazionali, in favore di una maggiore capacità di penetrazione da parte di organismi internazionali e sovranazionali, nei confronti cioè di quegli organismi così distanti (e consapevolmente distanti, in barba all’art. A del trattato di Maastricht) dai cittadini comuni. Queste cessioni di sovranità sono l’elemento preponderante che crea il maggior numero di disaffezioni nell’Ue. In questo riscontriamo un fattore comune con ciò verso cui è aumentata la disaffezione britannica rispetto all’Ue, che ha portato al BREXIT, che ha fatto dire a molti politici, più o meno gli stessi che non l’hanno saputo prevenire, che dobbiamo cambiare qualcosa nell’Ue.
In altri termini il gravissimo vulnus, la gravissima ferita, la gravissima contrazione di rappresentatività e di Democrazia che la Riforma costituisce, andrebbe per forza di cose a togliere capacità decisionale al popolo italiano in favore di tutto ciò che non è nazionale e che viene dall’esterno, e che quindi, non essendo nazionale, non ha alcun interesse specifico ad aiutare realmente il nostro Paese, quanto piuttosto a depotenziarlo. E questo non farà che aumentare la disaffezione del popolo italiano nei confronti dell’Ue. Non solo ma ciò mette in evidenza come certe dichiarazioni in favore di un cambiamento nell’Ue, non siano se non dichiarazioni di facciata non suffragate dai fatti. E’ nell’interesse dell’Unione europea che questa riforma non avvenga!
  
Il Senato si trasformerebbe infatti in una sorta di Ispettorato della Troika, altro che aumento del contatto con le realtà locali, come ci vorrebbero far credere!
Ecco perché è importantissimo, per non dire necessario, dire NO alla Riforma Costituzionale!!!
NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!!!

Col prossimo articolo si esamina il contesto della Riforma Costituzionale

Come annunciato, in merito alla posizione sinceramente convinta, estrememente meditata, orientata al NO del presente Diario Elettronico e del suo gestore, per quanto riguarda il REFEREDUM Costituzionale, andremo a considerere col prossimo articolo il contesto in cui essa si innesta, senza la pretesa di essere esaustivi, visto e considerato che descrivere il contesto internazionale e nazionale nella sua reale estensione, sarebbe un compito estremamente complesso e difficile.


mercoledì 13 luglio 2016

Questo Diario si schiera col NO alla Riforma Costituzionale

E' precisa intenzione di questo Diario Elettronico e del suo gestore, di prendere una posizione decisa ed inequivocabile rispetto alla Riforma Costituzionale proposta in sede di REFERENDUM.
La posizione che questo Diario esprime è senza dubbi ed esitazioni, decisamente a favore del NO.
NO alla Riforma Costituzionale!

Nel corso dei prossimi articoli verranno esposte tutte le tesi a favore del NO e tutte le confutazioni alle tesi a favore de SI. Non solo si cercherà di confutare tali tesi esaminandole dettagliatamente una ad una, ma si cercherà altresì di far comprendere come esse siano piuttosto pretestuose e tendenziose, come tendano cioè, dietro la tesi di facciata, ad avallare impostazioni, idee, politiche (anche economiche), che sono esattamente quelle che stanno alla scaturigine della disaffezione che ha fatto propendere la Gran Bretagna per l’uscita dall’Unione europea.
Dopo il voto sull’uscita della Gran Bretagna molti si sono affrettati a dire che bisogna cambiare qualcosa in questa Ue, ma praticamente tutte le impostazioni sono rimaste le stesse e la Riforma della Costituzione esprime quelle tendenze che costituiscono esattamente l’errore di questa Ue, tant’è che la Riforma stessa sembra dettata proprio da questa Ue direttamente al Governa italiano, che ha trascritto pari pari.
Procederemo fornendo il quadro generale della situazione, per passare ad esaminare l’errore di metodologia e di impostazione, di legittimazione che sta dietro questa Riforma, per poi passare a confutare il contenuto della Riforma stessa nel merito, mostrando appunto l'inconsistenza delle tesi de SI e dimostrando la pertinenza e la giustezza delle tesi de NO.


lunedì 11 luglio 2016

Ancora qualche considerazione su CETA e TTIP

In un periodo di crisi come quello che abbiamo attraversato di recente e che stiamo attualmente ancora attraversando, uno sguardo sul territorio del Mugello evidenzia come il comparto agricoltura abbia avuto le minori ripercussioni, ovvero, abbia tenuto abbastanza bene a differenza di altri comparti.
Grande contributo a tutto ciò lo ha offerto la grande qualità dei prodotti agricoli locali, produzione basata sul modello per altro che incentiva la filiera corta che ha tra i sui pregi la stessa valorizzazione dei prodotti locali, un minore ricarico sui prezzi e, non ultimo, la salvaguardia ambientale.
Tutto questo nonostante scelte e accordi che in taluni casi anno favorito la deregolamentazione del mercato a favore di produzioni provenienti da altri continenti.
Ma se un trattato come il TTIP o il CETA hanno partita vinta, di tutto questo che cosa rimarrà? E' una domanda che merita quantomeno un tentativo di risposta ma per rispondere proviamo a ritracciare le fila della genesi del TTIP.
E’ stato nel giugno del 2013 che il presidente degli Stati Uniti, Obama, e il presidente della Commissione europea Barroso (per altro anunciato prossimo presidente onorario della colosso americano Goldman Sachs), hanno lanciato ufficialmente le trattative per una intesa transatlantica sul commercio e gli investimenti (TTIP).
Questi trattati sono attualmente in corso in un clima di opacità e scarsissima divulgazione e partecipazione, nonché altrettanto scarsa condivisione con i cittadini europei che sarebbero destinati a subirne le conseguenze visto e considerato che questi trattati sembrano favorevoli soltanto ad una parte soltanto dell’Atlantico, quella, guarda caso, degli Stati Uniti e del Canada o, per meglio dire, di alcuni settori degli Stati Uniti e del Canada.
Del resto che Barroso sia annunciato come prossimo presidente onorario della Goldman Sachs, rivela abbastanza chiaramente, per chi vuol vedere e non gira gli occhi dall’altra parte, che questi trattati nella fase primigenia, sono cominciati, con due interlocutori che evidentemente stavano entrambi dalla stessa parte dell’Atlantico.
Se infatti per gli Stati Uniti apre ufficialmente il Trattato Obama e per l’Ue, un presidente onorario (in gestazione) della Goldman Sachs, chi tratta realmente per l’Europa? Nessuno, chiaramente...
Come potrebbero quindi questi trattati essere favorevoli all’Ue? Non c’è modo alcuno che lo possano essere!
Ma queste situazioni di conflitto d’interesse sembra che stiano divenendo la regola per questa Ue.
Ci credo che la Gran Bretagna se ne e sia voluta andare! Come biasimarla?!
Ma tornando al TTIP, visto che avevo annunciato negli articoli precedenti riguardanti tale trattato che avrei offerto occasione di far leggere opinioni non mie, ma di terze parti, di esperti economisti, ecco che in ottemperanza a questo annuncio coerentemente espongo l’opinione dello statunitense premio nobel per l’economia Jozeph Stiglitz a propostio di TTIP:
<< L’accordo di libero scambio tra Ue e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo>>, << si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia gli ostacoli al libero scambio sono (in questo caso, ndr) le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori>>. Stiglitz ha inoltre affermato che << I costi in termini di salute, ambiente e sicurezza dei cittadini sarebbero enormi>>. Questi costi a suo parere non sarebbero neppure valutabili, poiché è in atto (e questo è ormai evidente a tutti) un tentativo di <<sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi>>. Secondo il noto premio nobel, il trattato <<mina le tutele che europei e statunitensi hanno creato in decenni e accresce le disuguaglianze sociali, dando profitti a poche compagnie multinazionali a spese dei cittadini>>.

Il tentativo, presumibilmente concepito fin dall’inizio, di sottrarre il trattato al giudizio dei cittadini può e deve essere fermato facendo appello ad un’arma che è ritenuta la più democratica che possa esservi: il REFERENDUM!
Invece stavamo registrando nei giorni scorsi, non solo il rigetto di sottoporre un trattato del tutto simile nei contenuti al TTIP, cioè il trattato CETA (con il Canada), al REFERENDUM, ma addirittura di sottrarlo al giudizio dei Parlamenti Nazionali con una decisione arbitraria che avrebbe costituito un precedente pericolosissimo per la tenuta della Democrazia e della stessa Ue (meno male che se ne sono accorti!) nonché per  l’immagine dell’Ue che vuole apparire nonostante tutto democratica, pur non essendolo, con il rischio concreto di una deriva autoritaria che, pur essendo già presente in una forma non visibile ai più, si sarebbe manifestata in tutta la sua evidenza.
Così siamo lieti di apprendere che la Commissione ha optato per considerare il trattato CETA un trattato misto, considerazione dai risvolti politici non indifferenti e che, una volta tanto è quantomeno in sintonia col sentore popolare, che non è populismo, parola abusatissima un po' da tutti e spesso a sproposito.
Questa decisione è importante dicevamo perché elimina proprio il rischio che il trattato scavalchi i Parlamenti Nazionali, i quali sono invece chiamati nuovamente in causa, legittimamente. Questo rappresenta la sconfitta politica della posizione di chi auspicava lo scavalcamento dei Parlamenti stessi, una sconfitta politica per questo Governo, dalla quale ancora una volta, però, non si traggono le dovute conseguenze, ma che conferma comunque la linea autoritaria attualmente in atto e che caratterizza questo stesso Governo, linea che si manifesta oltretutto palesemente anche con la Riforma Costituzionale.
Tuttavia, pur essendo lieti di questa decisione della Commissione, che ridà un po’ di speranza, riconfermiamo la nostra assoluta convinzione che trattati di questa portata, ben lungi dal non essere compresi dalla cittadinanza (sono compresi eccome!) possono e debbono essere passati al vaglio della stessa con quello strumento che è noto come REFERENDUM!
Ecco come si può salvaguardare la produzione locale di qualità, col REFERENDUM su tali trattati!

Con questo articolo concludiamo la serie incentrata su TTIP e CETA... Così potremo finalmente concentrare le nostre energie, i nostri sforzi e la nostra attenzione su quelli relativi al Referendum Costituzionale...

lunedì 4 luglio 2016

Nel giorno dell'Indipendenza americana, alcune riflessioni su CETA e TTIP

Prima di riaffrontare l'argomento TTIP direttamente proviamo a chiederci di nuovo: perché la Gran Bretagna se ne va dall’Ue? Perché una élite non eletta prende decisioni sulle spalle dei cittadini, senza minimamente interessarsi delle loro opinioni alle quali si antepone il pregiudizio secondo il quale i cittadini non hanno la capacità di comprendere le questioni in atto, essendo ritenute le stesse troppo complesse per gli stessi, ragion per cui deve occuparsene una élite di sedicenti esperti. La stessa cosa la si diceva dopo il BREXIT, visto l’esito: i cittadini non dovevano essere interpellati su tale questione, troppo complessa per essere compresa pienamente dagli stessi. Questa è la percezione della Democrazia che alberga nelle alte stanze di questa Ue e in una vasta parte del mondo dell'informazione (mondo che sarebbe deputato ad informare le masse, e non a criticarne le decisioni, aggiungo!)! E’ francamente pazzesco!
La sensazione è che la cosa coincida sintomaticamente, tale e quale, anche per quanto riguarda le questioni relative al TTIP. Secondo i sedicenti esperti, tali questioni (quelle inerenti il TTIP), troppo esperte, non dovrebbero essere discusse da chi non è sufficientemente acculturato, ma solo da chi può veramente capirle.
Piccola parentesi aperta per quelli che parlano tanto di barriere e che poi si scoprono da una parte di una barriera di cui non supponevano l'esistenza: questa non è forse una barriera?
E’ una domanda retorica evidentemente poiché la risposta, scontata, è che questa è esattamente una barriera, una barriera culturale. Solo che questa barriera non è fatta di mattoni e quindi non è visibile. Forse per questa sola ragione sarà anche meno barriera delle altre? No è una barriera come le altre ed anzi più pericolosa poiché non visibile. Ai retorici dell’abbattimento delle barriere offriamo con questo, spero, una occasione di riflessione. E con questo chiudo la parentesi.
Tornando ai trattati, quelli discussi tra esperti, sono attualmente il CETA e il TTIP. Il primo è il Trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada (meno famoso ma non meno pericoloso), il secondo è il già citato Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti con gli Stati uniti.
Siamo sempre persuasi che simili trattati debbano essere sottoposti a REFERENDUM.
E mentre siamo a chiedere questo, pare che altrove qualcuno si stia muovendo per farli approvare senza addirittura il voto dei Parlamentari Nazionali. A questo porta il sapere esperto evidentemente e il pregiudizio culturale (scusate l’ironia): io so e quindi decido, tu non sai e quindi stai alle mie decisioni!
Ma la Democrazia non è questo!
Ribadiamo quindi con forza che occorre indire un REFERENDUM sia sul CETA sia sul TTIP.
Sono troppe le questioni in ballo perché si possa pretendere di mettere in disparte il cittadino comue e il suo diritto ad esprimersi in dissenso (e quindi nell'indipendenza) dai pereri dei sedicenti esperti. Una delle più rilevanti questioni è quella sul possibile livellamento dei parametri sulla sicurezza alimentare, tutt’altro che improbabile benché qualcuno sostenga il contrario e magari in buona fede.
Ma la buona fede non basta, perché purtroppo non cancella l’eventuale danno. E il cittadino che si vorrebbe non adeguatamente preparato per tali decisioni, saprebbe adottare il principio di prudenza all’occorrenza se ciò gli fosse concesso!
Dunque in probabile buona fede vi è chi, dalla parte del CETA e del TTIP, sostiene che la Commissione europea non è e non sarà mai autorizzata a cedere sui livelli di sicurezza alimentare.
Se tuttavia dovessimo esserne edotti, e rimanerne persuasi dagli esempi, dai cedimenti che sono in atto ad esempio, per i mangimi animali, certo, non si dovrebbe stare troppo tranquilli.
Infatti, pensate forse che quelle opinioni, quelle dei sostenitori di questi trattati, significhino che nell’UE, in generale non ci sono cedimenti sui livelli sanitari del mangiare, neanche nei mangimi per animali?
Purtroppo ci sono! Magari più che di cedimenti dovremmo parlare di ignavia o accidia, fortissima distrazione, addormentamento, o chissà come.,,ma ci sono!
Non ci credete? 
Per chi non ci crede facciamo notare che un minimo di documentazione e di informazione è sufficiente per ricredersi. Apprendiamo infatti da una eccellente puntata di REPORT, che i sedicenti esperti si lasciano sovente addomesticare e molto facilmente chiudono più di un occhio sulla questione dei mangimi animali.
Si scopre quindi che nelle crocchette si possono trovare molte sostanze pericolose, dalla bentonite (argilla con cui si fa la lettiera dei gatti, che ha una funzione assorbente), alle micro tossine, muffe che attaccano i cereali, ai conservanti di sintesi, ecc…
Intatnto precisiomao che non tutti i mangimi contengono sostanze pericolose, soltanto alcuni.
Nella trasmissione si dice che nei prodotti analizzati dalla dott.ssa Annie Leszkowicz sono stati trovati livelli preoccupanti di micro tossine fino a 128,23 ng/Kg, cioè a dosi relativamente alte. Ma anche a dosi basse, comunque, un prodotto mangiato quotidianamente espone al rischio di tumori. Ciò nonostante molte ditte fanno una grande pubblicità sul fatto che l’animale non deve variare la dieta. Serviva addomesticare la politica europea, che ha obbedito subito. E' giusto o non è giusto quindi chiedersi se un simile addomesticamento non avverrà un giorno anche per i cibi umani?
A proposito di alimentazione animale è stata rivolta una domanda dalla giornalista Giannini, che ha curato il bellissimo servizio giornalistico, al portavoce della Commissione europea Enrico Brivio. La domanda chiedeva se i produttori di cibi per cani e gatti possono non elencare in etichetta la presenza di conservanti o additivi. La risposta un po’ sibillina, ma non troppo, è stata che l’Ue prescrive che ci sia comunque un numero di telefono, un numero verde, che il consumatore può chiamare se vuole informazioni in più rispetto a quelle fornite dall’etichetta. Quello che si comprende è che quindi si possono non elencare quei componenti ma bisogna mettere un numero verde a disposizione del cliente che può telefonare per avere ulteriori informazioni, informazioni rispetto alle quali, se non altro, le aziende non possono (o non dovrebbero) sottrarsi.  Non dovrebbero, diciamo, poiché nella realtà dei fatti, può capitare che si risponda schiettamente ma può capitare anche che si cerchi di eluderle: alcuni tergiversano, altri rispondono che quei dati omessi si riferiscono ad acidi grassi, al BHA per esempio, che è un acido antiossidante che favorirebbe, secondo questi pareri, addirittura il nutrimento cerebrale, e che sarebbe addirittura contenuto nel latte materno, ecc.
Il BHA è il butilidrossianisolo o idrossianisolo butilato (BHA, E320), è un conservante sintetico. Non è vero che è contenuto nel latte materno, mentre è verissimoo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo ha catalogato nel gruppo delle sostanze che potrebbero essere cancerogene per l’uomo. Questi conservanti servono all’industria alimentare degli animali per evitare che gli oli contenuti nel mangime irrancidiscano. Sarebbe questo il motivo per cui la Commissione europea di fatto, anche per l'annosa assenza di sanzioni, li ha autorizzati ed ha autorizzato pure il non elencamento nell’etichetta.
Abbiamo perso un setter inglese tricolore per causa di un tumore. Per un leggero sovrappeso gli fu cambiata la dieta che passò da casalinga a confezionata, quella delle crocchette. Difficile stabilire con scentificità il nesso di causa ed effetto, ma il principio di prudenza avrebbe consigliato un ritorno alla dieta precedente. Il setter cominciò a sviluppare poco dopo il cambio di dieta un tuomore, per cui nacque un odissea infinita, ma senza approdi ad Itaca purtroppo. Non ne ero il padrone, non potevo gestire la situazione personalmente e benché avessi dato il suggerimento di ritornare alla dieta casalinga non fui ascoltato. Le persone tendono sulla base della fiducia a dare ragione al parere esperto. Mi si ripeteva che gli esperti avevano consigliato quello e che quello doveva essere. Purtroppo il principio di autorità quando è mal gestito e mal riposto impedisce per fino alla razionalità di prendere il sopravvento. Era inutile che facessi notare che il setter rifiutava quel cibo, che quel rifiuto qualcosa doveva pur significare. Alla fine il settere non ce l'ha fatta.
Ma torniamo alle concessioni fatte ai mangimi animali.
Vorrei fare notare che è la stessa Commissione che sta trattando il CETA e il TTIP.
Torniamo quindi all’affermazione di sopra, affermazione di alcuni sostenitori dei trattati in questione, quella secondo la quale la Commissione non è e non sarà mai autorizzata a cedere sui livelli di sicurezza alimentari.
Visto che per quanto riguarda certi altri mangimi pare che abbia ceduto, perché mai dovremmo credere che non cederebbe anche di fronte ad altre situazioni? E’ meglio imparare dell’esperienza che rischiare alla cieca, per inesperienza!
Ora, visto che siamo nel duegentoquarantesimo anniversario dell'Indipendanza americana, volevo concludere con una riflessione successiva a una domanda. Quello dell'indipendenza è un principio universale che vale per tutte le nazioni e per tutti gli uomini? Riteniamo di sì, e riteniamo che anche gli Stati uniti credano ciò!
Così volevamo fare notare che non può esserci vera indipendanza se le decisioni importanti della vita sono prese nella totale dipendenza, nella dipendanza da terzi; non può esserci vera indipendenza se esse cioè dipendono soltanto da un ristretto gruppo di persone, qualificate o non qualificate che possano essere.
Indipendenza e dipendenza viaggiano chiaramente si direttrici opposte.
E' il principio stesso di indipendenza che ci richiama alla responsabilità e all'opportunità che ci si possa esprimere con giudizio indipendente appunto, poiché ognuno, indipendentemente, seguendo o non segundo i consigli e i dibattiti in corso, possa liberamente prendere una decisione per se stesso su tali questioni, senza che altri decidano per lui.
Per quanto in buona fede quindi, ai sostenitori del CETA e del TTIP suggeriamo di aprirsi al principio dell'indipendenza, di considerare l'aspetto democratico della vita, in sostanza di aprire gli occhi di fronte alle critiche ed ai suggerimenti pacifici e democratici, a prendere in considerazione le ragioni contrarie e, se non a condividerle, quanto meno a farle esprimere democraticamente acnhe con un REFERENDUM.
Non dovremmo importare carni con estrogeni, antibiotici, aflatossine, somatropina, o carni trattate con sbiancanti come l’acqua ossigenata, ecc. che, a basso costo, metterebbero a rischio le nostre produzioni di qualità.
Mentre, a proposito di questi trattati, dovremmo prendere appunto in grande considerazione, giova ribadirlo, l’indizione di un REFERENDUM! E’ una richiesta dei cittadini dell’Ue, e del principio di indipendenza!!


venerdì 1 luglio 2016

Diverso europeismo, critiche ed autocritiche

Personalmente sono, e mi sono sempre dichiarato un diverso europeista. Continuo ad esserlo, a dichiararmi tale, con la sensazione però che coloro che, come me, sono e si dichiarano tali, cioè diverso-europeisti (persone che pensano che l’Ue possa avere un senso a condizione che cambi) si trovano a fronteggiare un interlocutore estremamente ostico e monolitico, rappresentato dalle istituzioni europee stesse, ovviamente. Dopo il REFERENDUM britannico, penso anche che molti di coloro che si dichiaravano diverso-europeisti temendo che questo diverso-europeismo vada ad avallare o porti necessariamente ad ipotesi di uscita dall’Ue, piuttosto che a ipotesi di cambiamento, abbiano fatto una piccola marcia indietro, un poco spaventati. Direi che non è il caso di spaventarsi, ma forse è così che si giustificano opinioni abbastanza sorprendenti, uscite da esponenti di movimenti politici che sapevamo critici nei confronti di questa Europa (e quindi orientati al diverso-europeismo), opinioni secondo le quali il vero problema dell’Ue sarebbero gli stati nazionali mentre a ragion veduta (i fatti non mentono), l’uscita della Gran Bretagna, dimostra invece che il pericolo è rappresentato dal temuto forte accentramento dei poteri (è questo che si teme) che non tiene abbastanza in considerazione le ragioni degli stati nazionali. Per cosa sarebbe uscita altrimenti la Gran Bretagna?
Non erano questi gli esiti cui si sperava di poter giungere attraverso una valutazione critica (e autocritica) dei fatti recenti, cioè di questa uscita: bollare come un problema gli stati nazionali!  
Questo significa arroccarsi proprio sulle posizioni che hanno causato la BREXIT.
Gli stati nazionali sono i genitori dell’Ue, l’Ue ne è la figlia, giovane, inesperiente, un po’ maleducata (pensiamo ai fischi in Parlamento) e per certi versi, ribelle! I figli, tutte le tradizioni lo insegnano, devono ascoltare i propri genitori! Il figlio che non ascolta il genitore, generalmente, nella maggior parte dei casi, subisce una punizione educativa, a fin di bene.
E' un po' questo che è accaduto con la BREXIT.
Un’Ue diversa (e migliore) è possibile, a condizione che si ascoltino e si valutino con la dovuta attenzione le critiche che le vengono rivolte. Arroccarsi sulle posizioni precedenti purtroppo non serve, anzi, alla lunga favorirà altre uscite.
In ogni caso dopo il REFERENDUM, passati i primi scossoni, la borsa britannica sembra reagire piuttosto bene, registrando prestazioni per certi versi eccezionali: pare sia al meglio da 11 mesi! Forse chi sperava in una vittoria del ‘restare’ paventava pure che, in caso di uscita, si potessero evidenziare queste prestazioni tutt’altro che negative. E’ chiaramente un argomento in meno da poter usare in caso di ulteriori richieste di uscita. Dobbiamo semplicemente aspettare per capire bene gli effetti. C’è molto su cui riflettere…
Dopo questo articolo devo ritornare ad affrontare un argomento cominciato qualche articolo fa e poi temporaneamente abbandonato, per varie ragioni, non ultime l’interesse causato dagli eventi di provato rilievo che si sono verificati recentemente, come quello di cui abbiamo accennato. Col prossimo articolo quindi riparleremo di TTIP e del perché non è conveniente all’Europa.

mercoledì 29 giugno 2016

Che brutti quei fischi al Parlamento europeo

Non credevo che al Parlamento europeo si permettesse (e ci si permettesse) di fischiare chi la pensa diversamente da te.
Quei fischi dimostrano che non è ancora stato recepito un concetto fondamentale che troppe volte diamo per scontato e che invece, evidentemente, così scontato non è: le persone sono libere di professare le proprie idee nel rispetto dei diritti altrui e di agire di conseguenza. Se si hanno argomentazioni contro le si esprima nel rispetto delle opinioni altrui ma soprattutto di chi le professa. Sarebbe saggio riflettere su certi fatti particolarmente significativi nel panorama politico internazionale, ma in Parlamento non c'è stata una sola analisi, non una sola riflessione sulle reali ragioni che hanno portato alla BREXIT. In compenso i fischi non sono mancati. Non mi è ancora del tutto chiaro se quei fischi fossero più all'indirizzo delle idee o più all'indirizzo della persona che se ne è fatta portavoce. Nel primo caso si tratta della manifestazione evidente del non rispetto delle idee altrui, nel secondo del non rispetto della persona, di chi professa idee diverse dalle tue. In entrambi i casi il messaggio che arriva non fa certo onore al Parlamento europeo. questa mancanza di rispetto, questo tentativo di umiliare, è offensivo, profondamente sbagliato, controproducente proprio perché denuncia e manifesta palesemente l’assenza della base stessa di una moderna Democrazia: il rispetto delle altrui idee e soprattutto di chi le professa. Nigel Farage ha fatto la sua battaglia, per altro dichiarata apertamente (ci ha messo la faccia, come si usa dire adesso!), annunciata da tempo e per tempo. L’ha fatta nel pieno rispetto di tutte le regole democratiche, con la forza delle sole idee. Probabilmente i fischi arrivano quando le argomentazioni le si giudica ormai inconsistenti, quando si pensa di non avere idee valide per controbattere in un civile confronto, particolarmente di fronte all’evidenza dei fatti.
Per questo personalmente, come cittadino europeo (in quanto cittadino italiano), esprimo il mio rammarico per lo spettacolo poco edificante di cui il Parlamento ha dato dimostrazione; esprimo il mio senso di vergogna rispetto a ciò a cui abbiamo assistito, e manifesto apertamente (visto che non lo fa nessuno) tutta la mia solidarietà nei confronti di una degnissima persona, Nigel Farage, che non ha fatto altro che esprimere liberamente le proprie idee, le stesse da sempre, e non ha fatto altro che applicarle coerentemente nel pieno rispetto di tutte le regole democratiche. Non si meritava certo di essere trattato così e credo anche che le scuse non sarebbero proprio furi luogo ma anzi piuttosto indicate.
Che brutti quei fischi al Parlmento europeo, in un luogo che dovrebbe e vorrebbe essere l'esempio del rispetto delle idee!

venerdì 24 giugno 2016

Vince il leave

E’ stato un grande esercizio di Democrazia. Il popolo britannico si è espresso! E’ Brexit, la Gran Bretagna esce dall’Ue!
L’evento è chiaramente di portata storica.
Questo evento dovrebbe costringere tutti i politici e i burocrati dell’Ue ad una riflessione, ad un esercizio autocritico che potrebbe risultare altamente proficuo se condotto con franchezza e coraggio, guardando nel profondo della propria coscienza. Ma il condizionale è d’obbligo perché le critiche costruttive in effetti aleggiavano già da tempo nei paesi membri dell’Ue, e sono state quasi del tutto ignorate, vi si è glissato sopra con grande sufficienza e alterigia, rispondendo un po’ distrattamente o con posizioni pregiudiziali, preimpostate, con enunciati retorici e dal sapore elettorale del tipo: <<di fronte a questo rispondiamo che c’è bisogno di più Europa!>>. Sta tutta qui la capacità di risposta degli esponenti politici o si può sperare in qualcosa di più articolato? Sta tutta qui la capacità di risposta, in una risposta che significa tutto e il contrario di tutto, tutto e niente?! Ripetiamo dunque che il condizionale è d’obbligo, vista l’esperienza; ripetiamo dunque che ‘dovrebbe’, ma non c’è certezza, perché l’esperienza ci insegna appunto che vige una certa sorda ostinazione a tale proposito, l’ostinazione del pensiero unico sull’Europa la cui esistenza da tempo denunciamo.
Liberi di crederci o di non crederci naturalmente ma quando ricevi sempre e soltanto la stessa risposta, cominci a pensare di parlare a degli automi, e quando cominci a pensare di essere governato da automi, ti spaventi e cerchi una via di fuga. E’ ragionevole pensare adesso ad un qualche tipo di autocritica?
Ma dove risiede l’errore? Perché molti cittadini europei ritengono la permanenza nell’Ue così poco appetibile? Quali sono le politiche sbagliate che generano tutta questa diffidenza e questo tipo di reazioni? Perché l’Ue non è più così attraente?
Queste ed altre sono le domande da porsi; eluderle nuovamente significherebbe persistere nell’errore.
Come prime risposte, poiché anche le risposte naturalmente nel frattempo sono giunte, si potrebbero rispolverare alcune delle argomentazioni del fronte del Brexit: <<l’Ue è governata da una élite non eletta francamente indifferente alle sofferenze che le sue politiche stanno causando>>. E’ solo una delle opinioni ma è già significativamente densa di senso. E’ possibile anche qui aspettarsi un qualche tipo di autocritica?
Sarebbe il caso ma è certo che fino ad oggi questa autocritica non c’è stata.
In ogni caso questo malessere è presente da tempo in Europa e l’uscita della Gran Bretagna è solo il momento emblematico più recente di un processo che ha preso l’avvio dal tradimento del progetto dell’Europa dei popoli in favore dell’Europa delle banche, attraverso il trattato ESM e il Fiscal Compact rispetto all’approvazione dei quali il nostro chiaro suggerimento era, ed è sempre stato, per il NO. Ci avevamo visto giusto e adesso il problema rimane e i danni che è capace di fare questo problema che è rimasto è incalcolabile.
Il fatto è che non ascolta oggi, non ascolta domani, ignora oggi, ignora domani, fai finta di niente oggi e fai finta di niente domani, le situazioni si compromettono e gli animi si esacerbano, si esasperano e la voglia di indipendenza chiaramente tende ad aumentare. Poteva essere evitata questa uscita? Sì, poteva, bastava ascoltere maggiormante le critiche, farle proprie, rifletterci sopra con spirito autocritico, venire incontro alle richieste di rappresentatività e Democrazia, ma così non è stato.
Quando si tocca la libertà decisionale, quando qualcuno che siede così lontano da te, prende decisioni al posto tuo, e queste decisioni neanche ti piacciono e, anzi, sembrano prese per danneggiarti, e oltre a ciò, non puoi neanche dire niente in proposito e se dici qualcosa non sei ascoltato; quando chi deve rappresentarti sembra voltarti le spalle e rappresentare qualcun altro (magari organismi europei o il mondo finanziario), c’è da sentirsi toccati nel vivo, e cominci a chiederti: dov’è finito l’art. A del trattato di Maastricht?
Ma la Gran Bretagna ha preso una decisione e l’Inghilterra ha avuto in questo un ruolo decisivo: si esce dall’Ue!
Certo adesso, sulle prime, qualcuno vede solo i lati negativi, ma sono in tantissimi a gioire; certo adesso è un momento reso difficile dalla temporanea turbolenza dei mercati ma non sarà per sempre e, comunque la si pensi dobbiamo prendere atto della decisione del popolo britannico, piaccia o non piaccia. La Democrazia ha vinto, il REFERENDUM ha vinto! Quando le acque si saranno calmate quello che emergerà con chiarezza è che in questo giorno qualcosa ha vinto e qualcosa ha perso, e ciò che ha vinto con chiarezza è lo spirito di libertà che cerca di affrancarsi dallo stato di minorità, e ciò che ha perso è la retorica del pensiero unico sull’Europa, monolitica e ripetitiva, sorda e ostinata!