Per essere cittadini del digitale è necessario che il digitale o, se preferite la digitalizzazione, fornisca opzioni aggiuntive a quelle tradizionali e preesistenti. Se invece di fornire opzioni aggiuntive le limita o addirittura le riduce in modo tale che l'unico sistema di accesso ad un servizio è il digitale stesso, abbiamo quella che è a tutti gli effetti una contrazione delle possibilità di scelta, il ventaglio si riduce, e si creano percorsi obbligati. Questo fa di un cittadino libero, come lo vorrebbe la Costituzione, un cittadino assai meno libero, come NON lo vuole la Costituzione. Dobbiamo imparare a familiarizzare con questi concetti perché molto del nostro futuro si gioca su questo tipo di dinamiche. Consideriamo anche che un percorso obbligato rende prevedibile il tuo passaggio, e che quando un passaggio è prevedibile, quando cioè so che sei costretto a passare per forza di lì, ciò rende molto semplice applicare delle gabelle. Un po' come quando nel medioevo si pagava il dazio doganale appena usciti se non dal feudo, dal castello, dalla cittadina o dall'abitato. Nota è per esempio la scena con Benigni e Troisi di "Non ci resta che piangere" con la richiesta del fiorino. Dobbiamo poi immaginare che purtroppo l'apposizione di una tassa, che coincide spesso e volentieri con l'apposizione di un sistema di controllo anche connesso ai possibili effetti sanzionatori, risulta essere molto appetibile per un certo tipo di potere, diciamo così, incline all'autoritarismo, nonché per un certo tipo di personalità particolarmente sensibile al fascino del potere. Ne deriva che una digitalizzazione sbagliata, che avviene in modo superficiale e sbagliato, rischierebbe di incentivare, di sollecitare, ma vorrei dire proprio di solleticare tutta una serie di appetiti collegati alla volontà di potenza, rispetto ai quali il genere umano, sia nelle varie singolarità, sia in determinate formazioni sociali, ha sempre mostrato la propria debolezza, la propria cedevolezza. In pratica una digitalizzazione superficiale e sbagliata, di tipo limitante, rischierebbe di fornire facili appigli ad una deriva autoritaria. Non è un fatto che vada sottovalutato dal momento che la società democratica rappresenta una eccezione nella storia, rispetto ad altre forme di esercizio del potere, nelle quali non era difficile incorrere in una maltitudine di ingiustizie e sopraffazioni. Anche da un punto di vista strettamente statistico, dobbiamo fare ogni possibile sforzo per tenerci stretta la Democrazia, che costituisce una eccezione ed anzi, proprio perché costituisce una eccezine e ci ha dato la possibilità di vivere condizioni 'eccezionali', Democrazia che avrà pure i suoi paradossi e i suoi piccoli difetti ma che, come confermerebbe lo stesso citatissimo Winston Cherchil, interrogato a proposito di Democrazia, che tra le forme di governo essa è quella da preferire in assoluto rispetto a tutte le altre. Ogni scostamento dal solco democratico, che è solco di recentissima conquista, scostamento a cui potrebbe dare luogo la digitalizzazione se avviene al di fuori del primato della cornice del diritto, sarebbe quindi, anche da un punto di vista strettamente statistico, suscettibile di determinare un potenziale arretramento politico e sociale, e di farci cadere nuovamente in una qualche peggiore forma di governo con tutte le conseguenze del caso. Occorre quindi tenere gli occhi ben aperti e fuggire dai troppo facili entusiasmi e dalle spesso ingenue fascinazioni per quello che è comunemente percepito essere il magico mondo del digitale; è necessario fuggire da una troppo facile ed acritica affabulazione per la digitalizzazione. La digitalizazione NON è la panacea ad ogni male. Può risultare utile naturalmente sì, a risolvere determinate problematiche, a facilitare alcune mansioni, a sveltire alcune pratiche, ma solo alla condizione che aggiunga percorsi a quelli preesistenti aumentando il ventaglio delle possibilità di scelta di un cittadino. Altrimenti rischia di trasformarsi in qualcosa che non solo non sarebbe di personale o pubblica utilità, ma che potrebbe appunto risultare addirittura dannoso, ed innescare processi a ritroso, processi di involuzione, di perdita di livelli democratici e di partecipazione, di perdita di libertà, di diritti civili, di conquieste sociali, processi a ritroso che potrebbero portarci anche verso una potenziale nuova forma di feudalesimo, con i suoi feudatari, vassali, valvassini e valvassori, si trattarebbe certo di un feudalesimo un po'strano, anomalo, tecnologizzato, ma pur sempre di qualcosa avente una struttura molto simile a quella del feudalesimo propriamente detto e, unendo, diciamo pure sintetizzando le vecchie caratteristiche con le nuove, diciamo si potrebbe forse parlare a tutti gli effetti di un tecnofeudalesimo.
Ideato a proprio e altrui beneficio da Alessio, cittadino della Repubblica Italiana, operatore artistico, credente laico, cattolico. Pensato sotto lo stimolo dell'art.4 della Costituzione della Repubblica Italiana, ed in ossequio e ottemperanza allo stesso, con particolare riferimento alla parte che recita: " Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".
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