Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







giovedì 31 ottobre 2013

Si parla ancora di svendite?

L'Italia deve semplicemente smetterla di farsi del male da sola, di agire masochisticamente, e questo purtroppo sotto molti, anzi moltissimi punti di vista.
Un Paese che vuole rilanciare il proprio turismo, se proprio lo vuole rilanciare, deve poter contare su una compagnia aerea guidata da italiani che così diverrebbe un asset strategico di primaria importanza.
Pare che dall'11 settembre, giorno degli attentati alle torri gemelle invece, Alitalia non abbia più guardato ai voli a lungo raggio, quelli che secondo molti analisti sono quelli che rendono maggiormente in termini economici. E' giusto o non è giusto chiedersi come mai si sia rinunciato alle tratte redditizie mantenendo solo quelle che creano perdite? E' chiaro per chiunque, e non occorre essere dei geni per capirlo, che così una azienda non cresce ed anzi decresce. Da cui tutti i relativi problemi.
E pare che questo abbia coinciso, per altro, anche con una perdita in termini di turismo.
E' casuale la cosa?
Ora, nel recente post intitolato "Svendite" del 27/10/2013 scrivevo che svendere gli asset strategici nazionali non significa essere svegli, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma, al contrario, dormire come ghiri. Credo si tratti di una opinione ampiamente condivisibile, correggetemi se sbaglio.
E chiedevo di fare attenzione ai 'consigli senza coda'.
Che cosa siano i 'consigli senza coda' e che cosa significhi questa espressione lo si desume dal post intitolato appunto 'Consigli senza coda' del 4/10/2012 (che naturalmente, come l'altro, è rintracciabile in questo blog). Rileggerlo soddisferebbe sicuramente ogni possibile e legittima curiosità in proposito.
Per adesso mi limeterò a precisare che si tratta di consigli dati non per beneficiare il consigliato ma  piuttosto a beneficio del consigliere stesso. Il nome deriva da una fiaba di Esopo che si intitola "La volpe senza coda". La coda a cui si allude è dunque una coda di volpe, non altro.
Nell'ambito delle letture sintomali o maliziose potrebbe sussistere infatti il caso in cui la si voglia far passare per coda di qualcun' altro, tentando di conferire alla cosa un ambiguo significato.
Orbene, ripeto, di volpe si tratta, e non d'altro!
Precisato quanto sopra riprendo il discorso inerente questo tipo di consigli e la relazione che questi potrebbero avere con la situazione italiana attuale.
Il fatto è che l'Italia già da molto tempo sembra essere stata subissata di 'consigli senza coda'.
Che siano del primo, del secondo o del terzo tipo, non è qui necessario specificarlo, a ciascuno le sue personali conclusioni.
Quello che invece pare importante far notare è che questo tipo di consigli sembrano avere avuto effettivamente una parte rilevante nell'aver determinato la situazione di deindustrializzazione del Paese che molti analisti politici denunciano con preoccupazione.
Deindustrializzazione con conseguente progressivo impoverimento del Paese e con la conseguente diffusione a macchia d'olio di disperazione e malessere.
Continuare sulla stessa lunghezza d'onda non serve a niente, i risultati che un simile attegiamento ha prodotto li abbiamo sotto i nostri occhi, siamo certi di avere proprio bisogno di conferme?
E comunque è meglio invertire la marcia e andare in avanti anziché indietro.
E' meglio rialzare la testa e guardare con fiducia al futuro, perché il nostro Paese fatto di gente per bene, di grandi imprenditori, di bravissimi e laboriosissimi operai, merita il suo futuro.
Smettiamola di essere masochisti, facciamo attenzione ai 'consigli senza coda', e guardiamo con coraggio al futuro.
E se vogliamo invertire la marcia dobbiamo smettere di svendere le nostre industrie.
Guardate che qui non si tratta di un bieco nazionalismo, magari xenofobo e razzista, no!
Qui si tratta innanzitutto di sopravvivenza e poi semmai di un sanissimo amor di Patria, sanissimo sì!
Perché c'è ancora posto oggi, intendo nell'Europa di oggi e nel mondo che cambia, per questo concetto di amor di Patria e forse gli ultimi ad essersene accorti siamo proprio noi italiani, spesso troppo esterofili per accorgercene altro che xenofobi! Infatti gli altri paesi sembra che vivano questa dimensione di amor di Patria legittima, per altro, noi no. E' giusto naturalmente amare gli altri paesi, su questo niente da dire, anch'io ne amo molti, ma l'amore per un altro paese non può spingersi fino al disamoramento del proprio!
Su questo concetto di Patria comunque c'è un post specificamente dedicato, sempre in questa sede, che si intitola appunto " Il rulo del concetto di Patria nell'Europa di oggi e nel mondo che cambia" datato 19/09/2012 che consigliamo di andare a rileggere.
Nella nostra Costituzione ci sono due articoli  degni di nota e che possono gettare una giusta luce su questa situazione, l'art. 41 e l'art. 52 che cito di seguito:
Art. 41:

"L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,  alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."

Art. 52 che cito parzialmente, cioè nella parte inerente e funzionale a questo discorso:

"La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. [...]"

Non voglio stare adesso a spiegare come questi due articoli siano in stretta relazione tra di loro, poiché sarebbero troppe le parole da spendere in questo momento, ma sarebbe un discorso interessante da affrontare.

Concludo dicendo soltanto che rilanciare il turismo è una cosa saggia naturalmente ma da solo il turismo non basta, c'è bisogno anche di industria. Spesso anche in televisione si sente dire che in Italia non c'è un serio piano di sviluppo industriale, che forse non c'è proprio questo piano.
Nessuno stenta a crederlo visti i risultati. Ma la domanda è: che cosa si aspetta a creare questo piano di sviluppo industriale?
Comunque sia se vuoi rilanciare il turismo, come dicevamo sopra, avere una compagnia aerea a maggioranza italiana è strategicamente importantissimo. E se vuoi un piano di rilancio industriale quella di unire il rilancio del turismo con l'appoggio di una azienda ad alto contenuto tecnologico e con alto bagaglio tecnico-esperienziale è una occasione unica. Merita fare tutto quanto il possibile per salvare Alitalia e merita farlo sprattutto in questa ottica di rilancio del turismo in un piano a lungo termine o, se preferite, a lungo raggio.

lunedì 28 ottobre 2013

E' sempre meglio agire saggiamente


La cosa più saggia e responsabile che un alto rappresentante delle istituzioni possa fare è certamente quella di rientrare e rimanere nell'alveo del proprio mandato costituzionale!

Ritengo che sia un dovere quello del cittadino, di riferire le impressioni che si producono spontaneamente in lui circa una data situazione.
Ma è sempre con grande e dogmatico rispetto per le alte figure istituzionali e per le istituzioni stesse dello Stato, che parlo e scrivo.
Il fatto è che stiamo vivendo un momento storico molto incerto, critico e delicato sotto molti punti di vista, in cui i cambiamenti costanti, e talvolta anche troppo repentini, quando non addirittura invisibili ( salvo poi trovarsi di fronte all'atto compiuto) creano un clima di forte incertezza ( e pensare che si fa spesso appello alla stabilità!), e contraddistinto da una forte crisi economico-finanziaria.
Cambiamenti, crisi economico-finanziaria, smarrimento culturale (tutti strettamente interconnessi), sono fattori che determinano un clima di particolare incertezza e smarrimento nei cittadini, molti dei quali cominciano a chiedersi che ruolo stia avendo l'art. A del trattato di Maastricht, sì, proprio quello che dice sostanzialmente che nell'Unione europea 'le decisioni verranno prese il più vicino possibile ai cittadini', creando l'illusione, poiché forse solo di illusione si tratta, di riecheggiare quella sovranità popolare sancita in Italia dal primo articolo della nostra Costituzione.
La sensazione invece è che le cose possano prendere pieghe inaspettate e indesiderate, e che non ci siano strumenti per affrontare eventuali derive (magari della Democrazia) e un'altra ancora è quella di sentirsi spettatori impotenti e sostanzialmente inascoltati. E' sempre un grave errore non ascoltare la voce del popolo, concetto che è ben espresso dal detto popolare: Vox populi, vox Dei!
Avvolte ci si può chiedere che valore abbia il ruolo di 'garante' e in quale contesto storico questo ruolo possa assumere una rilevanza particolarmente importante, sì da rassicurare la popolazione.
Ecco io ritengo che in momenti come quelli che stiamo vivendo oggi, in cui per molti, molte certezze e perfino la propria identità sembra vacillare, questo ruolo diventi maggiormente importante, anche perché la piena adesione a questo ruolo di 'garante' costituirebbe un esempio di coerenza e anche di fedeltà da seguire e imitare.

Ero incerto se pubblicare o no questo articolo il cui 'nocciolo' già albergava da giorni sotto forma di file nel mio calcolatore.
Tuttavia mi ero ripromesso di farlo e quindi fedele al libro Biblico di Qoelet che recita al versetto quarto del quinto capitolo: "E' meglio non far voti, che farli e poi non mantenerli", che può essere letto estensivamente anche come: "E' meglio non promettere che promettere e non mantenere", ho deciso finalmente di pubblicarlo ritenendo così di ottemperare a quanto mi ero ripromesso ed evitando così, per altro, le sanzioni previste per chi promette e non mantiene.

Ero praticamente già vincolato dai miei stessi principi...

lunedì 21 ottobre 2013

Ripetere giova


Dobbiamo osservare che in generale, ancora oggi, nel terzo millennio, le critiche anche quando si presentano costruttive sia nelle intenzioni che di fatto spesso non sono gradite, ma è compito del cittadino promuoverle nel rispetto delle opinioni altrui e soprattutto di chi le esprime.
Le critiche sono esposizioni di idee e servono a mettere al corrente gli interlocutori di ciò che si è prodotto nella propria mente. Infatti le idee è vero che spesso arrivano dopo un attento esame e un duro e attivo lavoro di ricerca ma altre volte vengono da sé, si producono spontaneamente e l'individuo non deve fare altro che essere il fedele testimone del loro prodursi e semplicemente trascriverle, quindi eventualmente esporle.
Questo secondo tipo di idee sono quelle che ritengo essere le migliori anche perché neutrali in quanto non c'è dubbio che l'apporto personale di preconcetti o pregiudizi non prende parte alcuna o, qualora anche in questo caso ne prendesse, in modo certamente minore rispetto al primo.
Le critiche sono quindi esposizioni di idee per mettere al corrente gli eventuali interlocutori di diò che si è prodotto nella mente di chi le espone, per rendere anche gli altri ugualmente testimoni delle stesse in un modo solo un po' diverso da quello che ne è stato il primo testimone.
<< In me si è pensato questo, ecco che ve lo espongo nella spranza di fare cosa gradita, e in modo tale da rendere testimoni anche voi!>> si potrebbe riassumere...
E questa proprietà non è qualcosa di esclusivo ma appartiene a tutti, solo che non in tutti si producono gli stessi tipi di pensiero ma pensieri con sfumature diverse anche quando tendono a descrivere una medesima realtà. Ne consegue che soltanto raccogliendole tutte insieme queste sfumature di una medesima realtà si può avere della stessa una esaustiva resa. E se vuoi prendere decisioni che incidano sulla realtà, quella di avere una esaustiva resa della stessa è una occasione da non perdere.
Per questo ritengo che dovrebbero essere accolte con favore e attentamente vagliate.
Spesso tuttavia non è così e naturalmente capisco benissimo che le critiche non sono complimenti e che i complimenti fanno sempre piacere, le critiche meno.
Capita quindi, e la storia ce lo insegna, che esse vengano rigettate talvolta anche in malo modo.
Ritengo che si tratti di errori. Eppure è sempre la storia a insegnare che non solo spesso esse sono rigettate e perfino in malo modo ma che si arrivi anche a tentare di dividere un gruppo o insieme di persone che ne condividono la testimonianza, che se ne fa portavoce e che le ritiene degne di essere portate all'attenzione di organi che possano incidere fattivamente sulla realtà, anche in termini legislativi, oppure di renderne edotta la popolazione, di informare i propri concittadini.
Da qui, il tentativo di dividere ( ricorderete senz'altro il 'Divide et Impera', massima militare), frammentare e instillare diffidenza, cose che generalmente sono ritenute efficaci per tenere a freno una opposizione che si riconosca in certe idee.
Ora, per quanto io talvolta ritenga addirittura un pregio l'ingenuità, dirò che sarebbe ingenuo credere che coloro che rigettano la testimonianza di una idea su una data realtà ( soprattutto se in malo modo) non siano tentati poi anche di avvalersi del tentativo di dividere, frammentare e instillare diffidenza nei più svariati modi dai più semplici ai più complessi, da quelli tradizionali a quelli recenti anche , per esempio, attraverso l'uso di linguaggi non convenzionali o di una messaggistica sui generis e quant'altro ancora il repertorio delle moderne tecnologie e dei linguaggi che gli sono propri, mette a disposizione del comunicatore moderno, nonché attraverso tutto ciò che può essere ritenute idoneo ad ottenere questo scopo.
Concludo dicendo che ci sono certo molte valide ragioni per ribadire alcune posizioni o alcuni concetti che si reputano importanti, o entrambe le cose insieme, e quella di evitare questo tipo di situazioni e di divisioni o anche semplicemente il sospetto del loro sussistere è una di queste.
Non è un disco che si incanta ma una esigenza di chiarezza superiore alla possibile e semplicistica critica di ripetermi.
Per cui ripetere giova o, se preferite, repetita juvant!
Così ancora una volta ribadisco con estrema serenità la mia vicinanza morale e spirituale a quanti criticano costruttivamente Pareggio di Bilancio in Costituzione, Fiscal Compact e Trattato ESM, nonché a tutti coloro che ravvisano che è nell'inosservanza della Costituzione che si annidano tutta una moltitudine di problemi e noccioli della questione che stanno purtroppo sfaldando l'Italia e rendendola soltanto l'ombra di se stessa.
Ribadisco la mia vicinanza anche a tutti coloro che mettono la Democrazia ai vertici dei propri valori politici e sociali anche perché magari avvertono che ci sono strade pericolose imboccate le quali sarebbe estremamente difficile non temere una qualche lesione della stessa.
E quando la Democrazia comincia  a essere lesa...

giovedì 17 ottobre 2013

Sfere di energia

Pubblico oggi una tecnica mista su carta. Sono contento perchè effettivamente la pubblicazione di questo tipo di lavori si è fatta un po' rara.
Dunque, che cosa si vede? No, non è una bolla, anche se potrebbe andare d'accordo con l'idea di bolla speculativa evidentemente, la cui esplosione nel 2008 ha contribuito a generare l'attuale crisi  economico-finanziaria.
No, si tratta di sfere di energia. Tutto il resto è lasciato alla fantasia ed alla creatività del riguardante.
Solo pochi altri accenni...
Il problema dell'energia è un problema di primaria importanza come tutti sanno, soprattutto in un mondo che ne richiede un sempre maggiore quantitativo ed è una delle chiavi attraverso le quali si può guardare al futuro.
Un argomento certamente molto complesso.
Come operatore artistico lo interpreto così: forme di energia non meglio specificate che si addensano in strutture sferoidali. C'è l'idea della sfera come forma perfetta che si associa a quella di energia quindi.
Ma c'è anche l'idea della doppia faccia della medaglia, cioè del buono o del pessimo uso che se ne può fare di questa energia, e quindi in senso lato anche del buon o del cattivo governo.
E questa idea della doppia faccia ritengo che affiori da questa sensazione di forza latente che la sfera principale, solo parzialmente visibile, emana anche per questo suo soffio che frantuma e volatilizza le formazioni rocciose, nonostante la sua innoqua sfericità, una forza capace di incidere sulla natura circostante anche con una certa violenza.
Il paesaggio dal canto suo è caratterizzato da un insieme di formazioni  rocciose con dirupi ed orridi che amplificano e riecheggiano la sensazione di asprezza e di frammentazione delle stesse rocce.


Sfere di energia
Tecnica mista su carta
2013
 

lunedì 14 ottobre 2013

La smodata grandezza del mondo della finanza

"Ripristinare il primato della politica rispetto alla finanza"! Questa frase è apparsa spesso in questo blog con un senso ben preciso, quello che deriva da una sua lettura diciamo così, di buon senso.
Il significato di questa frase doveva essere infatti inteso in senso generale come un invito al ripristino del primato della politica sì, ma intesa nella sua accezione più alta, rispetto alla finanza speculativa, e anche rispetto alle svariate altre ingerenze che spesso la stessa è capace di esercitare sulla sfera politica. Oltretutto molti economisti additano la finanza speculativa come la reale responsabile della crisi attuale, cosa che la inquadra come un elemento in grado  di incidere più che sensibilmente, nel bene o nel male, nelle politiche anche interne degli stati nazionali.
Ma mi rendo conto che la frase in questione si presta a svariate interpretazioni, alcune delle quali pur legittime se si sta al senso proprio della frase in sé, vanno nella direzione esattamente opposta  rispetto a quella che speravo e auspicavo.
Il fatto è che la realtà è talmente complessa ed intrecciata che possiamo notare come si presentino i casi più svariati con molteplici gradi e sfumature. In altri termini si può notare come talvolta la politica sia troppo presente là dove dovrebbe esserlo di meno e scarsamente presente là dove dovrebbe esserlo di più.
Quando si pensa al mondo della finanza poi, si pensa ad un mondo estremamente complesso e così vasto, soprattutto oggi, che a ragion veduta lo potremmo definire un mondo sovranazionale, ma con quale legittimazione politica?
Un mondo sovranazionale dove il liberismo, divenuto poi 'eccesso di liberismo' o 'liberismo sfrenato' come spesso gli stessi mass-media ce lo presentano, che sembra impostato in modo tale da favorire il più forte tanto che si è perfino tentati di credere, a torto o a ragione, che vi siano delle regole che il più forte scrive per se stesso senza interpellare il più debole. Il che potrebbe anche apparire scontato a qualcuno o a molti, e magari potrebbe non scandalizzare affatto il cittadino informato, navigato e disincantato, ma vuoi che la cosa desti scalpore vuoi che lasci del tutto indifferenti qualche riflessione dovrebbe scaturirne ugualmente.
Intanto Se così fosse, cioè se le regole fossero scritte dal più forte per se stesso e senza interpellare il più debole ci troveremmo di fronte ad un grave errore, almeno dal nostro punto di vista, perché il principio primo della Democrazia è la partecipazione, in ogni paese che la adotta come proprio valore, partecipazione dicevamo di ogni cittadino alla vita politica e sociale indipendentemente dalla sua forza e questo perchè si dovrebbe ritenere una fonte di ricchezza culturale ogni pensiero creativo che dagli stessi può scaturire.
Un'altra riflessione potrebbe essere la seguente: abbiamo imparato a ritenere che lo 'stato di diritto' sia stato ( e sia ) una delle più grandi conquiste che l'essere umano abbia ottenuto nel corso della storia, e questo perché lo 'stato di diritto' si contrappone proprio alla 'legge del più forte' e la storia ci ha insegnato che non sempre il più 'muscoloso' è quello che ha la soluzione migliore e che, anzi, è vero spesso il contrario. E ancora che per favorire l'emergere delle soluzioni migliori lo 'stato di diritto' è un terreno privilegiato poichè garantendo uguali diritti per tutti, favorisce l'emergere delle voci meno appariscenti e roboanti ma non per questo meno efficaci e creative.
In ogni caso, comunque stiano realmente le cose la domanda che certe realtà impongono è la seguente:
Lo stato di diritto è ancora considerato una conquista o cominciano a sussistere dei dubbi al riguardo?
Il fatto è che questo mondo della finanza si è così talmente ingrandito che necessiterebbe di un corrispettivo appropriato e proporzionato in termini di coscienza di sé e di relativa responsabilità e responsabilizzazione cosa che in questo momento non ci pare sussistere. Ci sono addirittura delle scelte politiche (vedi ESM) che vanno esattemente nella direzione opposta quella cioè di legittimare la deresponsabilizzazione particolarmente delle banche ( altro che responsabilità!) poiché la ricapitalizzazione delle stesse a danno dei cittadini, cioè di coloro che vi rimettono dentro i soldi, sembra prescindere dall'uso virtuoso o non virtuoso che le stesse fanno dei soldi, i quali spesso vengono investiti in spericolate e rischiosissime speculazioni.
E l'atteggiamento di investire in rischiose speculazioni o, come si sente spesso dire, in titoli tossici, non può certo essere considerato un atteggiamento responsabile. Gli economisti cosa dicono al riguardo?
Ma per tornare al concetto di ripristino del primato della politica sulla finanza in questo specifico caso mi chiedo se è la politica che mantendeno un suo primato leggittima meccanismi assai poco virtuosi o se è la finanza che si impone sulla politica dettando le regole del gioco. Non saprei esattamente...
Esistono poi altri casi. Mi vengono in mente casi anche molto diversi nei quali aziende sane e che fatturano piuttosto bene minacciano la chiusura e mandono in cassa integrazione i propri dipendenti nonostante un stato di salute eccellente.
In questo caso che cosa dobbiamo pensare? E' l'impresa che fa impresa o è l'impresa che fa politica?
E come potremmo chiamare questa politica? Non saprei esattamente ma sembra una cosa piuttosto masochistica!

Ma riprendendo l'idea di estensione del corpo del mondo della finanza, direi che è qui, in questo luogo della sovranazionalità, che la politica, intesa come luogo di esercizio dell'alto pensiero a favore del 'buon governo', intesa cioè nella sua accezione più alta, potrebbe esercitare la sua presa sulla realtà, svolgendo un ruolo regolatore, discutendo e ridiscutendo leggi e regole per equilibrare ( e riequilibrare) la situazione nella direzione della giustizia, dell'equità e, in ultima analisi, dello 'stato di diritto', verso cioè delle garanzie che garantiscano tutti e non solo il più forte o i più forti.
Per capire l'esempio dell'ingrandimento del corpo del mondo della finanza e degli effetti che questo potrebbe comportare, ci serviremo di un esempio:
è come se un corpo umano cominciasse ad ingrandirsi a dismisura senza mutare atteggiamenti, senza divenire cioè più maturo, consapevole e responsabile ed anzi approfittando addirittura della propria smodata grandezza talvolta per lasciarsi andare ad una sorta di arbitrario potere o magari anche a pressioni se non addirittura a delle intimidazioni.
Eppure la vera forza dell'uomo, ci insegnerebbe la storia ( e l'esperienza in generale lo conferma), non risiede nei muscoli per quanto utilissimi ovviamente nel loro specifico, ma nel cervello e nella coscienza.
Se un corpo normale di un uomo in un momento di stizza sferrando un colpo magari su un tavolo fa sobbalzare le stoviglie e quant'altro vi si trova adagiato, un corpo smisuratamente più grande in un momento di analoga stizza nello sferrare un simile colpo scoperchierebbe forse i tetti delle case e farebbe tremare un intero paese procurando effetti simili a quelli paragonabili ad un terremoto.
La stizza è la stessa, il gesto pure, ma gli effetti sono molto più devastanti e marcati ed è evidente il perchè.
E' chiaro infatti a questo punto che a un corpo maggiore deve corrispondere una coscienza maggiore o, se preferite, una più grande anima, cosa che se non avviene rischia di procurare danni incalcolabili!
Invece la sensazione ( e la speranza sarebbe sempre quella di sbagliarci ) è che a questo corpo ingrandito della finanza non corrisponda un' adeguata anima o una adeguata coscienza o maturazione.
Ecco su cosa bisognerebbe lavorare quindi, su regole o quantomeno norme internazionali, su codici deontologici e professionali, che suppliscano a questa assenza di anima che fa di questo mondo della finanza troppo spesso un vero e proprio far west.
Una semplice e immediata norma comportamentale, deontologica e professionale sarebbe quella di marcare l'accento sul cocetto di rispetto dei popoli e di rispetto delle nazioni, soprattutto di quelle che consideriamo amiche e della cui amicizia quindi spesso ci fregiamo.
Ma come esattamente? Per esempio attraverso una azione culturale, invitando innanzitutto a conoscere il paese nel quale si investono le somme di denaro e mi riferisco non solo alla conoscenza della sua cultura in senso lato, cosa sempre e comunque auspicabilissima naturalmente, ma particolarmente alla conoscenza delle varie carte costituzionali nei principi generali che esse esprimono e da cui sono ispirate ma soprattutto direi negli articoli che riguardano specificamente le questioni relative al lavoro ed agli investimenti.
Nella Costituzione Italiana per esempio ci sono degli articoli che sarebbe bene tutti quanti conoscessimo, ma la cui conoscenza sarebbe opportuna particolarmente per coloro che vogliono investire nel nostro paese. La conoscenza di questi articoli, così come la conoscenza degli articoli corrispettivi delle altre carte costituzionali, verrebbe senz'altro incontro ad ogni sano proposito di rispetto dei popoli e delle nazioni nei quali si desidera investire somme di denaro più o meno cospicue.
Sarebbe in ogni caso un onore e un privilegio notare che sussistono risposte positive all'invito di approfondire la conoscenza del paese ospitante e particolarmente della sua Carta Costituzionale, prima ancora che un dovere da parte dello stato o della finanziaria anche multinazionale ospitata.
Ma questa conoscienza ancor prima di un dovere dovrebbe essere un piacere, questo almeno è ciò che auspichiamo.
A tale proposito cito l'Art. 41 della Costituzione della Repubblica Italiana:

"L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."

E' un bellissimo articolo che pone l'accento sul ruolo positivo che l'iniziativa economica può esercitare nella società in cui si trova ad espletarsi, cioè sull'utilità rispetto al territorio in cui si svolge concretamente, un territorio che gli è prossimo e che è fatto di tante cose ma soprattutto di cittadini.
In qualche modo qui viene riecheggiato il concetto di 'prossimità', che abbiamo già affrontato almeno in un altro post, in quello intitolato "Il ruolo del concetto di Patria nell'Europa di oggi e nel mondo che cambia" ( settembre 2012 ) che invitiamo a rileggere.
Riteniamo che questo articolo della Costituzione possa  fornire una giusta inquadratura del significato che dovrebbe avere l'espressione 'fare impresa' e di come questa è stata sentita dall'Assemblea Costituente e successivamante dal popolo italiano che l'ha recepita.
Troppo spesso infatti in Italia assistiamo a forme di pseudo-investimento che non hanno niente a che fare con questi principi. Cosa significa infatti investire quando gli investimenti servono ad assumere quote di maggioranza in imprese che poi vengono smantellate e portate a casa, o chiuse ( per concorrenza), o gli utili non vengono reinvestiti in loco o vengono fatte declinare lentamente?
E' un argomento molto aspro e difficile, che merita di essere approfondito ed esaminato.

venerdì 27 settembre 2013

Svendite

Svendere gli asset strategici nazionali non significa essere svegli, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma, al contrario, dormire come ghiri.
Attenzione ai 'consigli senza coda del terzo tipo'!L'Italia dovrebbe smettere di essere masochista...
Il segreto, come è ovvio che sia, e basta un po' di buon senso a capirlo, non è nella svendita ovviamente ma nel rimettere in attivo le aziende, e ciò è possibile, basta volerlo!

martedì 24 settembre 2013

Deindustrializzazione

Che l'Italia stia vivendo una vera e propria deindustrializazione è una notizia che non dovrebbe sorprendere nessuno oramai. Che una volta assimilata questa notizia, invece di cercare di ovviare a questa realtà si proceda ad ulteriore deindustrilizzazione con la cessione della Telecom invece sorprende eccome!
Sembra di assistere impotenti ad uno stillicidio inesorabile. Sono tutte notizie che fanno male.
E la classe politica che fa? A nessuno in Italia importa di questo stillicidio?
Oppure questo stillicidio è funzionale a qualcosa ed è per questo che si lasciano andare le cose così?
E a che cosa dovrebbe essere funzionale? Per esempio a fare indebitare l'Italia nei confronti dell'Europa in modo da sottoporla alle sue condizionalità! Sarebbe così sorprendente se qualcuno si chiedesse se per caso tra i fautori del cosiddetto 'europeismo' non ci sia qualcuno che pensi che sia facendo indebitare l'Italia a livello centrale europeo che si rafforzi l'Europa?
Si si, proprio così!
Non sarebbe sorprendente credo.
Noi invece pensiamo che possa esserci un altro modo per costruire l'Europa, ed è necessario pensarlo, perché il primo è troppo pericoloso!
E' pericoloso perché questa strada porta ad una Ue tendenzialmente sempre meno democratica e sempre più oligarchica nonchè sempre più lontana dai cittadini, e ad una Italia sempre più debole e sempre più priva di sovranità!
A proposito di debolezza, c'è qualcos'altro di debole in Europa ed è la concezione di 'stato di diritto'.
Una 'debole' concezione di 'stato di diritto' unitamente all'uso del denaro allo scopo di dettare regole e condizioni, stà facendo naufragare l'idea di Europa dei Popoli! Un pericolo per la Democrazia.
Molti si chiedono se vogliamo una Ue forte o una Ue debole.
Io credo che prima di chiederci se vogliamo una Ue forte o debole dovremmo chiederci se vogliamo una Ue giusta o ingiusta. Cosa importa maggiormente, la forza o la giustizia?
Io credo che l'Ue debba crescere ricevendo supplementi di forza in funzione e in premio ai raggiunti livelli di giustizia. Cosa fa la forza senza la giustizia dovremmo averlo già osservato, c'è bisogno di ripetere la lezione?
Non può esserci Ue forte senza Democrazia. E queste dinamiche ledono la Democrazia!
Per tornare in Italia penso che la domanda che tutti dovrebbero porsi è: ma quali sono le dinamiche  attraverso le quali questa deindustrializzazione è potuta avvenire?
E si dovrebbero spendere tutte le energie fisiche e psichiche nel tentativo di dare delle risposte a queste domande, invece ciò di cui si parla in televisione e sotto gli occhi di tutti!
Purtroppo temo che una certa idea di costruzione dell'Ue molto radicata a livello politico anche e forse soprattutto in Italia non aiuterà a dare queste risposte così necessarie al Paese!
Si pensa che la deindustrializzazione sia il frutto della 'crisi'?
Beh, allora chiediamoci: chi è disposto a ritenere che una crisi sia necessaria o addirittura a  dichiarare che ne abbiamo bisogno, farà esattamente tutto il necessario per impedire che la crisi stessa si manifesti e alberghi nel Paese? Questo chiedevo in post di circa un anno fa. E adesso? Adesso se chi ha preso le redini del governo  fosse per caso sulla stessa lunghezza d'onda come potremmo aspettarci risposte fattive e concrete?
Io credo che questa deindustrializzazione sia funzionale a chi ha una certa idea di costruzione dell'Ue, idea sbagliata secondo me e tuttavia legittima naturalmente ma anche opinabile e criticabile come tutte le idee.
Purtroppo dobbiamo renderci conto che per coloro che credono che l'Europa si rafforzi nel momento in cui gli stati sono costretti a chiedere dei prestiti, questa deindustrializzazione è estremamentre funzionale!
Estremamente funzionale!!
 

giovedì 5 settembre 2013

Comunicazione e responsabilità

Dopo quasi due anni di esperienza nella gestione del mio blog, mi rendo conto di alcune cose. Per esempio di aver scritto un numero di articoli tale da imporre qualche riflessione. Quando si scrive un articolo che può essere letto da un numero potenzialmente alto di persone, il che in realtà non avviene mai nel mio caso, penso che si debba prestare una certa attenzione a come si scrive.
Personalmente cerco sempre di scegliere con attenzione le parole da utilizzare. Le scelgo in modo che siano efficaci ad esprimere i concetti che intendo esprimere, utili a questo scopo ed anche rispettose di qualsiasi potenziale interlocutore.
Quando ho maggior tempo a disposizione le scelgo anche in modo tale che non siano facilmente fraintendibili. Ma talvolta ci sono delle condizioni in cui la fretta ti spinge a trovare nell'immediato una soluzione o una conclusione ad un certo discorso, sia verbale sia scritto. Sono condizioni odiose che mal si adattano alla mia personalità.
Nel caso del discorso scritto penso a quando sei col tuo portatile per esempio sulla spiaggia, in una situazione diversa dal solito, con condizioni di luce molto diverse rispetto a quando ti trovi a casa, al chiuso.
Condizioni che rendono più difficile leggere e scrivere, per via dei riflessi che invadono lo schermo, per via della sabbia, per non dire del fatto che sei lontano da prese di alimentazione della corrente elettrica. Così ti può capitare che la batteria residua non sia sufficente a garantirti una durata tale da permetterti di dirimere un certo discorso come vorresti.
Se poi in quel caso specifico ti sei prefissato di portare comunque a conclusione il discorso ecco che subentra la possibilità di commettere degli errori. Si tratta in effetti di situazioni forzate, e poco importa in questo caso se a forzarle sei tu stesso piuttosto che qualcun altro, poiché il rischio d'errore e il potenziale effetto 'non voluto' sussistono ugualmente.
Facciamo il caso, non di un post, ma di una email (nel qual caso il colore del testo è sempre in verde per me, salvo magari accorgersi a giorni di distanza di aver usato un verde troppo chiaro, a causa dei suddetti riflessi di luce oltre che della fretta: un errore e solo uno dei tanti!) da spedire entro la giornata.
Non hai corrente elettrica e ti accorgi che la batteria residua non ti da certezze sulla durata dell'operatività del tuo portatile.
Ti affretti, cerchi di arrivare ad una conclusione della stessa prima che il computer si spenga e pur di spedirla non rileggi nemmeno il testo.
Poi quando l'hai spedita ti tranquillizzi poiché hai fatto a tempo. Hai battuto sul tempo la batteria! Provi anche un senso di soddisfazione. Così con maggior calma di prima, vai a vedere quello che hai scritto, lo rileggi e magari ti accorgi della presenza di certi errori ( o orrori!).
Cerchi di non drammatizzare ma ti dispiaci di quelli e pensi che sarebbe stato facile eliminarli se solo non fossi stato colto dall'ansia di concludere.
Poi magari successivamente pensi anche al fatto che nell'ambito del possibile sussiste anche la possibilità dell'esistenza e dell'utilizzo di linguaggi non convenzionali nel settore della comunicazione.
Oltretutto ti rendi immediatamente conto che questo tema è tra quelli che ti stanno a cuore, per cui dovresti prestare una attenzione maggiore rispetto a chi non si pone nemmeno il problema di non incorrere in qualcuno di questi linguaggi non convenzionali.
Così ti dici che quell'errore dovuto in vero alla fretta difficilmente non potrà non essere scambiato per un tentativo di messaggio non convenzionale, soprattutto da parte di chi sa che è un argomento che ti sta a cuore, ma in realtà si tratta semplicemente di un errore dovuto alla fretta. Pura e semplice verità.
Ecco perchè odio così tanto la fretta, e a questo odio si è aggiunto ancora un motivo!
Questo è soltanto un esempio, per quanto rispettosamente non esplicitato, di ciò che può succedere nell'ambito della comunicazione privata e anche non privata. E ce ne possono essere tanti e tanti altri anche molto variegati.
E la responsabilità dove la mettiamo? Quale ruolo gioca? Quali sono i suoi limiti, i suoi confini?
Sarebbe un discorso complesso e difficile. Non lo affronto adesso.
Rivolgendo a me stesso e al mio operato il concetto di responsabilità tuttavia, dirò che in ogni caso non ho eletto araldi, non ho eletto portavoce, né ambasciatori. Se ho da dire qualcosa la dico a voce, con semplicità, oppure la scrivo. In questo caso mi sento responsabile di ciò che dico e di ciò che scrivo.
Sono, e mi sento, responsabile cioè delle parole che escono dalla mia bocca, e anche di quelle che scrivo naturalmente ma non della loro errata interpretazione soprattuto se l'errore dell'interpretazione è dovuto ad una evidente forzatura, soprattutto se c'è stata una 'lettura sintomale', forzosa, talvolta, chissà, magari interessata. E mi riferisco, qualora sussistessero dei dubbi a casi diversi da quelli sopracitati.
Ma anche nel caso di parole che escono dalla tua bocca non è sempre detto che tu ne sia responsabile al cento per cento. Poniamo infatti il caso in cui tu stia leggendo qualcosa scritto da altri, il che può succedere spessissimo. Sei responsabile in questo caso delle parole che escono dalla tua bocca? Forse si perché sei responsabile delle scelte dei testi che leggi. Ma si da anche il caso in cui si leggano testi il cui contenuto si ignori del tutto. Certo si tratta in questo caso di imprudenza ma anche di ignoranza di cui sono certamente un portatore, e l'ignoranza gioca un suo ruolo. Ma in questi casi, quanto alla responsabilità, bisognerà pur convenire che se si è responsabili lo si è in una misura inferiore rispetto a quei casi nei quali sei tu stesso a sciegliere le parole, personalmente.
Comunque la si voglia mettere vorrei semplicemente far notare come oggi, nel mondo della comunicazione, si assista in generale, ad un intensificarsi dei casi in cui un qualsiasi messaggio possa essere mal interpretato o travisato, talvolta anche deliberatamente travisato, cioè coscientemente, intenzionalmente.
Ancora una volta a scanso di equivoci ci tengo a sottolineare che mi riferisco a casi diversi da quello sopracitato! Non vorrei che sussistessero dubbi al riguardo!
Ma riprendiamo...
In questo caso la responsabilità somiglia un po' a quella che può essere definita dall'espressione: non sono responsabile delle parole che altri mi mettono in bocca!
Quanto ai linguaggi non convenzionali essi prestano il fianco purtroppo a tutta una serie di inconvenienti.
Tra i vari messaggi, quelli non convenzionali sono infatti quelli maggiormente fraintendibili e quelli nei quali è maggiormente possibile insinuare consapevolmente o no delle anfibologie il che può succedere spesso e volentieri (inconsapevolmente, s'intende).
Non solo, sono anche quelli tra i quali è più facile che terze parti possano subentrare, anche a modificarne il senso e dirigerne l'esito.
Attraverso l'uso dei linguaggi non convenzionali è facile per le forze del Divide et Impera svolgere il proprio gioco.
Di contro c'è da dire che essi presentano talvolta un lato piacevole e singolare, a causa della loro intrinseca indeterminatezza, indeterminatezza di sapore quasi leopardiano.
Così questa indeteminatezza li rende particolarmente attraenti e saresti tentato di lasciarti naufragare in questo mare, colmando l'indeterminatezza con frammenti di te. Cosa pensare dunque? La bellezza vale il fraintendimento?
Forse si, forse no. Credo che ci siano situazioni però sulle quali è bene essere 'prudenti come serpenti'.
Per questo ritengo in definitiva che sarebbe quantomai utile ridurne al minimo l'uso e la frequenza.
Ma abbiamo già detto altrove che il linguaggio ha le sue regole e che queste regole non è possibile eluderle, e che dei risultati casuali sono sempre possibili. L'unico modo per eluderle, ci insegnerebbe tra gli altri l'ultimo Federico Fellini, sarebbe forse quello di non usare il linguaggio, di fare un po' più di silenzio e di mettersi  'in ascolto'. Ma Qoelet ammonisce  e insegna: << C'è un tempo per tacere e  un tempo per parlare>>.  Che fare dunque, tacere o parlare?
Forse è il momento di parlare, non so... Ma se è davvero  il momento di parlare ecco che torni ad assoggettarti volente o nolente alle regole del linguaggio, e quindi anche al caso in una certa misura.
Infatti, comunque sia, sussiste sempre la possibilità dell'errore casuale anche perché oltre al linguaggio c'è l'uomo che è una creatura imperfetta, e l'errore per lui è sempre dietro l'angolo.
Ma continuerò a sostenere le cose che ritengo debbano essere sostenute e a non sostenere le cose che ritengo non debbano essere sostenute, in ossequio all'art.4 della Costituzione, per venire incontro a quanti richiedono partecipazione e concorso di idee, e questo naturalmente nonostante il caso, gli errori, le ingenuità, la fretta, i colori sbagliati, i potenziali fraintendimenti, la chiarezza, la foschia, la realtà reale e la realtà immaginata...
...ma per gli errori personali di cui poi mi rendo conto (e nel momento in cui me ne rendo conto) non posso che chiedere scusa!
Dispiaciuto ma non giudico...

lunedì 19 agosto 2013

Riflessioni e distrazioni

Sono dunque molte le riflessioni che affollano la mente in questo agosto, e non le ho citate tutte! Così penso all'uso che si fa spesso della mente, del fatto che si tratta di uno strumento incredibile, di una immensa fortuna, ma anche al fatto che non si può oberare di troppi pensieri, non tutti in una volta, non tutti insieme e che deve pur riposare, deve pur sospendere temporaneamente il continuo susseguirsi dei pensieri, soprattutto quando tendono ad affollarsi e a divenire caotici, come l'intreccio di certi inestricabili vicoli, come in un labirinto.
Spesso un tuffo ristoratore nel Tirreno, è un utile stacco e contribuisce a rinfrescare la stessa mente, a fare un po' d'ordine. Un piccolo scossone termico distrae mente e corpo...
E la distrazione può giocare un ruolo importante.
Quando ritorni sugli argomenti che hai lasciato, dopo esserti distratto, è come se li vedessi per la prima volta, ed il loro potenziale comunicativo ne risulta aumentato, comprendi meglio...
Fare il vuoto nella mente può quindi essere utile.
Penso ad artisti che hanno saputo sfruttare il senso della sorpresa, e quello che deriva dall'osservare per la prima volta una data situazione. Decontestualizzazione, sospensione temporale ( ma anche del giudizio, epochè ) , sorpresa, anche spaesamento. Penso a De Chirico per esempio, il pittore metafisico.
Un personaggio singolare e profondo, un artista intenso, sublime. E come spesso capita in simili casi, con dei vezzi tutti suoi. Se aveste provato ad usare l'espressione 'a prescindere' in sua presenza, o il termine 'foschia' probabilmente lo avreste visto stizzirsi alquanto. Ma era anche un tipo spiritoso, che sapeva stare agli scherzi...forse...diciamo...a modo suo.
Ma non dovevo sospendere i pensieri? Già facile a dirsi...
Comunque allo scopo di sospenderli e non solo mi può capitare di passare ore sdraiato supino la notte all'aperto, ad osservare la volta celeste, le stelle fisse, le costellazioni. Quale migliore distrazione?
Guardare la costellazione del Cigno, così immensa, sorvolare l'estivo cielo notturno, passarti sopra la testa in un magico planare è qualcosa di incredibile, come una immensa astronave...
So bene naturalmente che è la Terra a muoversi e non le costellazioni, ci arrivo anch'io, ma l'illusione è perfetta, assolutamete suggestiva e l'osservatore modello  in questo caso è quello che si lascia suggestionare dalle prime impressioni senza farsi troppe domande, non quello che le esamina scientificamente.
La scienza è quindi utile, ma talvolta gli è preferibile la fantasia, dipende.
Idee, riflessioni, suggestioni ma anche timidi scossoni termici e distrazioni 'stellari', così trascorre lento questo agosto un po' sornione, con l'aggiunta di qualche dubbio irrisolto e di altro ancora. Qualche reticenza, qualche indecisione, incertezza, cose da vincere, cose da affrontare.
Forse mi inganno, ma se questo agosto è un po' come un tè nel deserto, sembra di poter prendere un po' di tempo prima di tornare, ciascuno con i mezzi propri, alle battaglie che ci stanno a cuore, magari a settembre. Chi lo fa da esperto del settore, chi da operatore artistico, chi è mosso da un suo senso civico, chi ha le proprie motivazioni personali, emozionali, intellettuali e via discorrendo.
Le battaglie sono serie anche quando sfruttano le pacifiche armi delle idee. Ne ho alcune da approfondire, di idee, altre da confrontare,  e penso così anche alle zone di sviluppo. Dove sono?
Mai sottovalutare l'importanza del confronto nell'evoluzione personale e interiore, al modo di favorirla. Cosa gli è utile? Cosa gli è dannoso?
In ogni caso, viste le difficoltà che ogni battaglia comporta, credo che sia sempre importante ribadire alcune impostazioni e alcune posizioni. Colgo così ancora una volta l'occasione per ribadire la mia vicinanza a tutti coloro che credono fermamente e sinceramente nella Democrazia...a prescindere dalla chiarezza e...mi scusi De Chirico, a prescindere dalla foschia!

domenica 18 agosto 2013

Riflessioni di agosto

Tra le varie riflessioni che si sono affacciate alla mente durante quest'ultimo agosto, quasi affollandola, ce ne sono alcune che sembrano avere un comune carattere e che sembrano perciò gravitare intorno ad un unico centro , centro di relativamente recente formazione, o che, per meglio dire, è ancora in via di formazione; forse dovrei dire di strutturazione.
Un centro di gravità il cui carattere permanente o impermanente è ancora tutto da stabilire.
Riflettevo per esempio sul fatto che sono contrario al cambiamento dell'art. 138 della Costituzione, e che voterei anche una petizione per impedirlo, ma mai da una piattaforma che inneggia al contempo al dimezzamento del numero dei parlamentari, perché sarebbe un po' come votare anche questo, mentre personalmente sono contrario al dimezzamento del numero dei parlamentari.
Questione di metodo! Naturalmente sono certo che si tratta di un caso, che non c'è intenzionalità, in questa specie di doppia richiesta, purtroppo però anche in assenza di intenzionalità l'effetto, da un punto di vista strettamente tecnico-scientifico è oggettivamente quello tipico delle cosiddette anfibologie, sulle quali tuttavia non posso dilungarmi adesso. In ogni caso se qualcuno mi avvisasse che inavvertitamente ho prodotto una anfibologia lo ringrazierei e provvederei a correggere. Ma la mia posizione è chiara in merito alla questione!

Riflettevo sull'ultima commemorazione dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, la sessantanovesima, a cui sono stato presente come spesso mi capita negli ultimi anni, che ha visto la partecipazione di numerose personalità tra le quali il Ministro Maria Chiara Carrozza il cui discorso, imperniato sul ruolo dell'insegnamento della storia e impreziosito da citazioni delle Indicazioni Nazionali relative allo atesso ambito, è stato degno di nota anche per l'originalità.
Cose che vanno riconosciute anche da chi si pone in un rapporto critico ( per quanto costruttivamente critico) nei confronti dell'attuale governo.

Riflettevo anche sul fatto, per esempio, di aver molto insistito sull'inquadrare questa crisi come crisi culturale, e non soltanto come crisi economica o economico-finanziaria, sull'aver indicato le ragioni per le quali era possibile inquadrala così, e sono svariate. Ho insistito molto quindi sì, ma l'ho fatto da questo piccolo e modesto spazio che è il mio blog.
Quindi mi chiedo: e' molto? E' poco? Non so...
E'ciò che è! Nè poco, nè molto probabilmente.

Riflettevo ancora sul fatto che non so quali soglie abbia potuto varcare questo modesto blog, in ogni caso, sia come si vuole, non mi sono sentito solo nell'affrontare la questione, ed anzi, avere notato la condivisione e la sostenibilità di queste tesi da parte di persone competenti e preparate anche nello specifico ambito dell'economia e del diritto, per me che sono un operatore artistico, o di persone dotate di un alto senso civico ha costituito un elemento di grande incoraggiamento. Quando i pensieri sono condivisibili vuol dire che in ciascuno di coloro che li hanno prodotti e condivisi alberga un medesimo sentore e modo di pensare, o che probabilmente ha albergato già un simile pensiero.
La speranza è che il dibattito si estenda e tocchi personalità di alta cultura in senso trasversale.
L'invito è poi quello di cogliere tutti quei suggerimenti che, se adottati prontamente, possono contribuire fattivamente ad un cambiamento, anche quando si tratta di  un cambiamento di costume, o di vocabolario.
La variazione del vocabolario, del lessico, personale prima, familiare poi e magari chissà...in prospettiva pure della stessa società, è sempre molto importante, e non va assolutamente sottovalutato, che anzi, lì si nascondono questioni essenziali. Le espressioni che si usano denunciano sempre il pensiero soggiacente e quando questo è lesivo della dignità della persona, in generale, è importante ricorrere ad una nuova espressione. Questo è un cambiamento culturale!
Questa battaglia culturale si gioca anche su questo!
E' una battaglia molto aspra, dura e difficile, forse più di quanto  si possa immaginare.
L'opposizione è forte e talvolta invisibile.
Quali sono le armi di questa battaglia? Le semplici armi delle idee!
Ma realisticamente non è possibile pensare che questa possa risolversi nel breve tempo, ed in effetti non credo che ci sia alcuno che possa pretendere o auspicare questo! Ci vuole tempo!
Ma proprio per questo ogni piccolo cambiamento che vada nella direzione giusta deve essere ben accolto da coloro che credono che questa battaglia possa e debba essere portata avanti.
Le battaglie culturali sono per loro natura lente e difficili, e la fretta, oltre a non essere una buona consigliera, non lascia spazi alla corretta sedimentazione delle nuove nozioni, dei nuovi concetti, delle nuove espressioni, degli strumenti del pensiero ecc.
I processi attraverso i quali il pensiero fa breccia nelle coscienze sono molto complessi.
Occorre una grande sensibilità, un grande rispetto e una vera unione di intenti per sortire un risultato positivo. Non è facile ottenere tutto questo, ma occorre insistere ognuno come può. E' in gioco la Democrazia! Quindi...come dire...si fa quel che si può, ma quel che si fa, per poco o per molto che sia, va preso così com'è, positivamente!

sabato 3 agosto 2013

Zone di sviluppo

Talvolta sentiamo di doverci sospingere verso esperienze che sembrano costituire almeno potenzialmente un'occasione di importante sviluppo personale e interiore. Zone prossimali di sviluppo. L'espressione non è mia e lascio agli eventuali gentili lettori il compito di rintracciarne l'autore.
Il termine 'prossimali' deriva naturalmente da 'prossimo' cioè vicino e indica la loro vicinanza rispetto a colui che potrebbe usufruirne. Ma ci si riferisce ad una vicinanza fisica primariamente, come nel 'prossimo' evangelico, prima ancora che spirituale. La vicinanza fisica, reale, di un soggetto che sente ed ha la possibilità di uno sviluppo personale, a una di queste zone, rende le possibilità concretamente realizzabili, viceversa le cose si fanno complesse...
L'applicazione di questo concetto è relativa soprattutto all'ambito della pedagogia e quindi allo sviluppo del bambino, ma credo che la si possa estendere tranquillamente anche a quella dell'essere umano in generale.
E tuttavia questo aprossimarsi  può avvenire non senza la presenza di punti interrogativi anche abbastanza pressanti, di incognite che conferiscono a queste potenziali esperienze alcuni margini di indeterminatezza e perfino una certa aura di mistero, perfino per chi, un po' disincantato, è consapevole del rapido alternarsi di poesia e prosaicità.
Da qui deriva comunque anche la possibile presenza di momenti di incertezza e forse una sottile inquietudine, fattori che complicano sensibilmente la scelta sul da farsi.
Talvolta i tempi sembrano maturi, talaltra non ancora, eppure...Colpa mia forse, quella di non essere riuscito recentemente a cogliere un momento propizio anche dal mio punto di vista, punto di vista che certo presenta talora qualche grado di complessità, lo ammetto.
Ma non sussisterebbe alcun grado di complessità se non dessi importanza a certe cose.
Rimane poi il fatto che ci sono cose che devono essere affrontate in modo ottimale direi e con un certo grado di preparazione, ma senza pregiudizi, preconcetti e preimpostazioni. Dal punto di vista del grado di preparazione  forse sono stato e sono tuttora carente, carente!
Fattori umani, rumori di sottofondo e quant'altro ancora, hanno turbato alquanto uno stato che avrebbe dovuto mantenersi legato a quello 'originario' che non saprei esattamente come definire.  Lavoro al ripristino di uno stato originario, sono fiducioso!

Spesso ci sono delle ragioni particolari per le quali qualcosa non avviene esattamente nel momento in cui si vorrebbe che avvenisse. La vita è molto complessa. E la sua complessità a chi può essere imputata?
Ragioni che un'ipotetica controparte ( in un contesto di scambio culturale ed esperienziale reciproco)probabilmente non sa e non può sapere, ragioni che sono importanti o addirittura importantissime per chi le sente proprie, e che magari sono anche difficili da spiegare, da comunicare, e che anche per questo la prudenza spingerebbe a non sindacare, il che costituirebbe per altro una manifestazione di grande rispetto apprezzabilissima.
Ma il fatto appunto è che ci sono delle cose che devono essere difese, e anche con zelo possibilmente, cose rispetto alle quali la prudenza non è mai troppa, visto e considerato che la prudenza in ogni caso costruisce e non distrugge niente, no, non distrugge niente. Difficile da spiegare forse...
Il suggerimento, in questi casi, è quello di indirizzare i propri stati d'animo in una condizione di imperturbabilità e di sostanziale epochè , di sospensione del giudizio, almeno temporaneamente.
Infatti il giudizio, o, per meglio dire, il giudicare, in questi casi potrebbe essere controproducente. Potrebbe costituire anche uno sfogo legittimo probabilmente sì, ma sostanzialmente inutile o addirittura dannoso.
Nel momento in cui si cerca di tenere conto di un numero elevato di fattori senza escluderne alcuno, il minimo che può succedere è che qualcosa slitti. 
Il tutto si fa un po' farraginoso probabilmente ma anche più ricercato, e forse prezioso.
Ma provo un senso di amarezza, e non so nemmeno quanto giusto sia, nel considerare il fatto di aver forse turbato, per quanto involontariamente s'intende, uno stato di grazia, benché debba ammettere di non esserne esattamente sicuro. Ma c'erano delle ragioni. Quando sei nel labirinto, tutto proteso a cercare l'uscita, quando il momento si attarda e subentra la stanchezza, la realtà si permea di inintellegibilità e i dubbi ti invadono. Tu non vorresti averne, temi addirittura che possano offendere qualcuno, ma in realtà non puoi farci niente, i dubbi ci sono e te li tieni e fare finta di non averne non serve a niente, forse anzi a complicare ulteriormente le cose.
Zone prossimali di sviluppo? Possono essere potenzialmente utili! In un contesto di stati d'animo ripristinati, non senza prudenza, non senza rispetto reciproco delle parti, non senza uno scopo comune. Molte cose devono collimare, non è facile, ripeto, non è facile, non è nemmeno impossibile...

martedì 30 luglio 2013

Sempre al sostegno

Sempre al sostegno e al fianco di chi cerca di comprendere scientificamente l'attuale situazione politica ed economica italiana ed europea, di chi critica costruttivamente e democraticamente Pareggio di Bilancio in Costituzione, Fiscal Compact e Trattato ESM, soprattutto se da tempi non sospetti, nonché a quello di tutti coloro che avvertono che è nell'inosservanza della nostra Costituzione Repubblicana che si annidano la gran parte delle questioni (e il loro nocciolo) che hanno ridotto l'Italia ad essere oggi  l'ombra di se stessa.
Il mio rispetto, la mia stima e la mia vicinanza morale e spirituale.

mercoledì 24 luglio 2013

Il labirinto

la vita, sopratutto alcuni suoi momenti, può essere rappresentata simbolicamente da un labirinto, per certi suoi aspetti. Per la verità gli studiosi di simboli e simbologie, potrebbero essere piuttosto reticenti ad accettare così pacificamente questa affermazione che parrebbe loro troppo semplicistica, ritengo, acquistando il labirinto questa specifica fisionomia particolarmente durante il medioevo, all'interno di un contesto religioso prevalentemente cristiano. Siccome sappiamo bene invece che il simbolo è ben più antico è evidente che si tratta soltanto di uno dei suoi aspetti.
Il suo simbolismo in effetti è complesso e profondo e l'affermazione iniziale certamente non basta da sola ad assolvere il compito di esprimerlo appieno. L'origine stessa del nome labirinto rimane ancora piuttosto oscura. Sono varie le opinioni al riguardo. Una delle più accreditate e diffuse è che derivi dalla parola labrys con la quale si designava la doppia ascia di pietra cretese.
Un'altra versione, forse la più giusta e autorevole, venendo, per altro, da uno studioso di simboli rinomato come René Guénon  è che sia labirinto che labrys derivino entrambe da una antica parola che designava la pietra la cui radice sarebbe la, da cui tra l'altro deriverebbero laos in greco e lapis in latino.
( vedi Simboli della scienza sacra, René Guénon, ai paragrafi La caverna e il labirinto e Cornici e labirinti)
E tuttavia, nonostante la sua reale complessità, parte del suo significato è certamente anche abbastanza intuitivo nei suoi aspetti più evidenti e quindi possiamo concludere che in linea di massima la definizione di cui sopra, per quanto parziale, può essere abbastanza tranquillamente accettata. Pertanto cercheremo di non fare troppo i sofisticati.
Tutti sanno più o meno che cos'è un labirinto. Esistono varie tipologie di labirinto che possono essere ridotte a due strutture fondamentali, quella monocursale o unicursale e quella multicursale.
La prima conduce sempre inevitabilmente al centro; la seconda è più intricata derivando da un intreccio più o meno complesso e inestricabile di vie.
Per introdurre la parte seguente del post avvisiamo gli eventuali gentili lettori che ci riferiremo espressamente a questa seconda tipologia di labirinto anche quando, in modo del tutto arbitrario vi inseriremo la mitologica figura del Minotauro, il quale è invero sempre riferito al labirinto di Cnosso a Creta, un labirinto cioè monocursale.

Talvolta la vita assomiglia dunque ad un labirinto e attraversare un labirinto certamente non è facile,  nemmeno in condizioni ottimali, figuriamoci quando le condizioni ottimali non ci sono e i propri limiti si fanno sentire. Il percorso della vita può diventare inintellegibile esattamente come il percorso di un labirinto.
Perchè quando sei all'interno di un labirinto il rischio di perdere la strada è reale e sempre presente, il che è assai probabile per chi vi entra in modo sprovveduto o addirittura inavvertitamente.
E se ciò avviene la condizione ideale per uscirne è che qualcuno dal di fuori e magari dall'alto, osservando il labirinto come si osserva una planimetria, diriga in qualche modo i tuoi movimenti fino all'uscita. E questo, per altro, introdurrebbe il tema della 'fiducia'.
Chi ha una tale fortuna non ha problemi. Ma le cose possono presentare vari gradi di difficoltà a rendere ulteriormente difficile il percorso fino all'uscita, anche nel caso di un sostegno dal di fuori.
Mettiamo per esempio che all'interno del labirinto si trovi il Minotauro. Il suggeritore in questo caso deve stare attento che nel dirigerti verso l'uscita l'ideale percorso non incroci la stanza del mostro taurino.
Questo costituisce quindi un primo grado di difficoltà.
Ma ve n'è un secondo. Se per esempio quel giorno il Minotauro è in vena di sgranchirsi le gambe e invece di starsene buono buono nella sua stanza si mette anche lui ad andarsene in giro per il labirinto, il compito del suggeritore si fa ancora più difficile e allo stesso tempo diventa ancor più prezioso.
Infatti dovrà essere pronto a suggerire repentini cambiamenti di rotta e temporanei allontanamenti strategici, magari proprio dall'uscita ormai in vista.
Il tutto ovviamente per evitare l'incontro col mitologico essere.
Ma c'è ancora un terzo è più difficile grado di difficoltà, quello che vede la presenza di un secondo suggeritore che si affianchi al primo. E quando i suggeritori diventano due sono due anche i casi: o essi suggeriscono all'unisono oppure no. Nel secondo caso, dando suggerimenti diversi perchè diversa è l'interpretazione che danno della realtà che vedono, creano confusione, sempre ammesso che non siano effettivamente antagonisti. Perchè i suggeritori potrebbero essere anche antagonisti e in questo caso l'uno darà giusti consigli e l'altro li darà invece deliberatamente sbagliati (consigli senza coda del terzo tipo). Non è facile riuscire a interagire col giusto suggeritore.
A chi credere? Un modo di scoprirlo probabilmente c'è benché rischioso.
Si può infatti tirare a sorte colui tra i suggeritori al quale dare affidamento escludendo temporaneamente l'altro e vedere se dopo aver seguito una serie di consigli si arriva finalmente all' esito  tanto sperato. Se ciò non accade allora probabilmente si è dato credito al suggeritore sbagliato e un aspetto della realtà è stato disvelato. E questo come immediata conseguenza comporta ovviamente il cambio del suggeritore.
Il fatto è che, se sei riuscito a scampare al Minotauro, verso dove il suggerotiore in malafede avrà cercato certamente di portarti, come minimo ti ritroverai in un punto del labirinto in cui sei più lontano dall'uscita rispetto a prima.
Qui è evidente il grado elevato di difficoltà.
Ma proviamo a pensare che cosa accadrebbe se di suggeritori invece di due ve ne fossero tre, quattro, cinque, sei e così via fino ad un numero indefinito. Sarebbe il caos.
E' chiaro che a questi livelli di complessità la confusione regnerebbe sovrana e l'inintellegibilità della realtà attraverso i suggerimenti sarebbe totale. Avere troppi suggerimenti e troppi suggeritori, specialmente se contraddittori tra loro, è praticamente come non averne nessuno.
Ti ritrovi nel bel mezzo del labirinto praticamente come se tu fossi solo, con una gran confusione di sottofondo per giunta, il che da un certo punto di vista è quasi peggio che esserlo veramente.
In questo caso l'unico modo di uscire è sviluppare una strategia autonomamente cercando di affinare l'intuito, forse anche l'istinto, o un sistema razionale magari di tipo matematico.
O se sei alla ricerca del giusto suggeritore forse il tempo te lo indicherà. Ma quanto a lungo si può sostare nel labirinto? Difficile a dirsi!
In ogni caso col Minotauro a giro i rischi sono chiaramente evidenti e ogni scelta deve essere ben ponderata. E' chiaro che da queste riflessioni ne potrebbero derivare tante e tante altre anche molto interessanti, nonché funzionali ai fini del nostro discorso, ma è evidente che questo appesantirebbe talmente tanto il presente post, che probabilmente si presenta già abbastanza denso così com'è, che sarebbe del tutto sconveniente a questo punto tentare di seuirli.
In ogni caso è possibile ritenere che quanto già espresso possa essere già di qualche aiuto a far capire a quale grado di difficoltà e di inintellegibilità possa giungere la realtà in talune circosatanze.
Per queste ragioni e per tante altre talvolta è molto difficile districarsi nel labirinto.
Ma una cosa è certa: si è spesso innocenti di questa confusione e di questa complessità di cui faremmo volentieri a meno!

giovedì 18 luglio 2013

Ideali regole d'oro

Nei limiti posti all'esercizio della forza c'è sempre una grande saggezza.
Un regola d'oro ideale sarebbe quella che vedesse assegnare la forza soltanto in base alla capacità di giustizia e solo in conseguenza all'esercizio di quella, in un certo senso, come premio per l'esercizio della giustizia stessa. Naturalmente intendiamo qui la giustizia nella sua più alta e assoluta accezione possibile.
In mancanza di regole di questo genere, togliere spazi all'eguaglianza, per altro valore costituzionale di assoluta importanza, in qualunque ambito l'eguaglianza si eserciti, pubblico o privato, è certamente un errore.
Infatti l'eguaglianza assume sempre il ruolo preventivo di mitigare gli eccessi della forza, e quindi ne previene, in un certo senso, l'esercizio arbitrario. Naturalmente intendiamo l'eguaglianza, non come appiattimento di valori, omologazione del pensiero, dei gusti, della personalità ecc. ma al contrario,  proprio come possibilità di poter esprimere la propria diversità di pensiero proprio perchè dotati di 'eguale dignità ontologica' e anche nel senso in cui la si desume dall'art.3 della nostra Costituzione Repubblicana.
Occorre quindi riflettere molto attentamente prima di togliere criteri di eguaglianza, ovunque essi si trovino.

domenica 14 luglio 2013

Due concezioni di stato di diritto

In questa delicata fase storica, caratterizzata da una crisi generalizzata che, per altro, nessuno ancora si sforza di spiegare scientificamente, occorrerebbe veramente tornare a riflettere su alcune questioni di base.
Sarebbe molto importante per esempio tornare a riflettere sul ruolo e sul significato del concetto di stato di diritto.
A nostro modo di vedere esiste una 'concezione forte' e una 'concezione debole' di stato di diritto e se questo è vero allora è vero anche che per avere un approccio realistico su questa realtà, per altro complessissima e in rapido divenire, diventerebbe necessario tenere alquanto presente questa differenza. Cercheremo prertanto di fornire alcuni spunti di riflessione che possano risultare utili a definire queste due diverse concezioni e ad inquadrare il problema dell'esistenza di queste due diverse versioni di uno stesso concetto nelle loro linee essenziali, senza avere la benché minima pretesa naturalmente di essere esaustivi al riguardo che, per solo sperare di esserlo, dovremmo concedrci uno spazio e un tempo assai maggiori di quelli che in questo momento ci è possibile avere.
Partiamo dalla 'concezione debole'.
La concezione debole

La 'concezione debole' di stato di diritto è quella che stabilisce che esso sussiste allor quando vi sono delle regole e delle leggi alle quali attenersi e che queste regole e queste leggi regolano la vita dei cittadini nei suoi vari aspetti. E fin qui tutto va bene, ma la 'concezione debole' non entra nel merito delle leggi stesse, non le giudica e non stabilisce se queste debbano possedere o no determinate caratteristiche per essere definite degne di entrare a far parte del novero di quelle che strutturano lo stato di diritto in generale.
In questo senso sussisterebbe un criterio interno di verità e di giustizia che somiglierebbe molto da vicino a quello tipico di ciascuna "pratica teorica" di cui parla per esempio Althusser: "la pratica teorica è criterio di se stessa, contiene in sé i princìpi definiti di convalida della qualità del suo prodotto[...]." egli dice.
Quindi, ricapitolando, la concezione debole stabilisce che lo stato di diritto sussiste allor quando vi sono delle regole e delle leggi alle quali attenersi sì, ma indipendentemente dal tipo di regole e di leggi le quali diventano o rischiano di diventare piuttosto autoreferenziali e, in ultima analisi, perfino tendenzialmente e potenzialmente inique senza per questo alterare il princìpio suesposto.
In altri termini si fonda su un sistema di leggi che è regola e misura di se stesso e che si regge su parametri interni senza entrare nel merito di come debbano essere questi parametri e indipendentemente dal fatto che essi siano buoni o cattivi.
In questo senso somiglia un po' ad una struttura che non è suscettibile di ricevere dall'esterno stimoli capaci di apportare alcuna migliorìa o, perlomeno, ne è piuttosto refrattario. Origina così, per altro, una tendenza che è quella di vedere allontanare il popolo sovrano dal suo ruolo specifico e dal mondo della politica  in generale rendendolo solo nominalmente sovrano ma non di fatto, popolo sovrano che pur essendo parte integrante del sistema  statale che dovrebbe essere imperniato sul diritto, e pur essendo invero al contempo una risorsa umana individuale e collettiva potenzialmente importantissima nella proposizione di stimoli tendenti al miglioramento, rischia di allontanarsi sempre più da questo ruolo appunto.
Questa autoreferenzialità e refrattarietà, che è anche e soprattutto sostanzialmente rigidità, dal nostro punto di vista è ciò che caratterizza essenzialmente lo 'stato di diritto debole', e l'alienazione del popolo  dal suo ruolo di sovrano rappresenta una delle sue possibili conseguenze, nonché la potenziale creazione di leggi inique uno dei suoi principali rischi. Ma non sarebbe poi tanto la rigidità in sé e per sé a costituire il vero problema e il vero nocciolo della questione, poichè se ciò che è rigido è al contempo giusto e buono, ben venga anche la rigidità, la quale in questo caso assumerebbe più che altro le sembianze di forza e giustizia. La rigidità diventa un problema quando si accompagna alla potenziale iniquità dell'azione legislativa ed all'allontanamento dei cittadini dalla prtecipazione alla vita democratica.
L'aura di stato di diritto che si vorrebbe conferire a questa 'concezione debole' avrebbe, tra l'altro, il difetto di addormentare il popolo dal considerare i rischi che essa invero porta in sé.

La concezione forte

La 'concezione forte' di stato di diritto differisce dalla prima su un dato di essenziale importanza. Infatti a differenza di quella stabilisce alcune delle caratteristiche che le leggi devono avere per essere ritenute degne di entrare a far parte del novero di quelle che fondano lo stato di diritto.
La 'concezione forte' dello stato di diritto ricalca quindi nella prima parte quella della 'concezione debole' e stabilisce cioè che lo stato di diritto sussiste allor quando vi sono delle regole e delle leggi alle quali attenersi e che queste regole e queste leggi regolano la vita dei cittadini in ogni loro aspetto, ma entra nel merito di quelle che appunto devono essere alcune delle caratteristiche fondamentali che queste leggi devono avere.
Nel post intitolato 'Stato di diritto e legge del più forte' datato 11/10/2012, che suggeriamo di andare a rileggere per intero, avevamo in parte già espresso questo concetto. Lo riproponiamo adesso alla lettura con qualche lieve modifica ma senza sostanziali alterazioni e senza avere la pretesa che esso non sia perfettibile poichè anzi è molto probabile che esso lo sia, ma semplicemente nella speranza che possa fornire alcuni spunti di riflessioni magari proprio ad addetti ai lavori e giuristi vuoi per vocazione che per professione o entrambe le cose, che possano magari approfondire sia questo specifico concetto sia tutte queste problematiche in generale proprio allo scopo di migliorarle.
Ecco dunque quello che per ora può costituire una bozza della 'concezione forte' di stato di diritto:
Lo stato di diritto non è la dove sussistano semplicemente delle leggi, delle regole e dei trattati sui quali poggiarsi e ai quali attenersi, bensì è la dove le leggi, le regole e i trattati sui quali  ci si poggia e ai quali ci si attiene siano concepiti in modo equo e giusto sì da riflettere profondamente l'essenza del principio  secondo il quale stato di diritto equivale espressamente ed esattamente ad assenza della legge del più forte, e tale che queste stesse leggi non consentano né spazi né brecce dalle quali possano riaffiorare come ospiti indesiderati l'ingiustizia, la brutalità e l'arbitrio, tipicamente connessi alla legge del più forte, in nessuna delle loro manifestazioni note e meno note.

La nostra speranza è che l'Unione Europea rifletta su queste distinzioni anche perchè attualmente ci sembra improntata, e lo diciamo con sincero dispiacere, ad una 'concezione assai debole' di stato di diritto.

sabato 6 luglio 2013

Solo metricamente

Metricamente lontano, ma non spiritualmente...


...rispetto a chi cerca di comprendere scientificamente l'attuale situazione politico-economica italiana ed europea...

mercoledì 3 luglio 2013

Due definizioni fuorvianti

Sarebbe bello poter schematizzare  semplicisticamente la realtà europea, cioè le varie opinioni e le varie tendenze politiche che si esprimono a proposito dell'Unione Europea, con un semplice: europeisti, anti-europeisti! Sarebbe bello perché sarebbe semplice e chiaramente una realtà semplice la puoi gestire meglio di una realtà complessa. Ma le cose stanno piuttosto diversamente.
Intendiamoci, l'europeismo inteso come pensiero unico e rigido sull' Europa esiste, così come esiste l'anti-europeismo. Ma non esistono soltanto queste due categorie. C'è anzi tutta una sfumatura di altre categorie.
E' chiaro infatti che, quello di sopra, è uno schema così riduttivo da essere del tutto insufficiente a descrivere l'esatta realtà delle opinioni in campo, e quindi del tutto inefficacie a fornire qualsivoglia contributo alla comprensione dei problemi che scaturiscono da questa stessa realtà. In altri termini è uno schema fuorviante. Ma questo schema continua a persistere, a rimanere immutato, inalterato.

E' così che spesso, troppo spesso, vengono bollati come anti-europesiti persone che hanno semplicemente una idea diversa di Unione Europea. Le opinioni che queste persone esprimono non sono contro l'Europa ma per una Europa diversa e magari migliore. Si tratta quindi di un diverso-europeismo e non di un anti-europeismo.
L'invito da rivolgere a coloro che si sentono sminuiti dalla definizione di anti-europeisti, non essendolo, ed essendo in realtà dei diverso-europeisti, è quello di specificare questa differenza, questa distinzione. Ditelo! Non lasciatevi etichettare dagli altri, definitevi da voi stessi!
Perchè il rischio è di vedersi alienare una moltitudine di consensi solo per un malinteso o magari per una etichetta che viene affibbiata scientemente proprio allo scopo di far alienare consensi.

Chiaramente l'invito non vale per coloro che si identificano e si riconoscono pienamente nella definizione di anti-europeisti, che naturalmente possono legittimamente mantenere e se credono pure orgogliosamente sbandierare.
Personalmente mi ritengo un diverso-europeista!

giovedì 20 giugno 2013

Costruire ma come?

Ognuno di noi ha un suo modo di concepire l'idea generale di 'costruzione' a qualsiasi ambito la si voglia ricondurre, dall'architettura alla politica, ecc. ecc.
Ora, che cosa fa di una costruzione una buona costruzione?
Credo che una buona costruzione debba possedere talune caratteristiche per essere definita tale e, al contempo, essere priva di talaltre caratteristiche negative. Fino a qui tutto chiaro e anche troppo generico e scontato.
Vediamo meglio dunque.
Personalmente ritengo che le costruzioni lente e profondamente meditate siano le migliori e le più durature.
In secondo luogo sono buone quelle costruzioni che fanno capo a principi e norme generali il più ampiamente condivise. Di contro non è buono ciò che si fonda sui blitz, sui diktat, sul personalismo, sulla deificazione dei singoli individui e sull'accentramento dei poteri, soprattutto quando si allontanano sempre più dalla popolazione.
Un esempio su tutti è quello che può fornirci la comparazione dell'Impero Romano col Sacro Romano Impero. La struttura dell'Impero Romano infatti ( ma anche quella del periodo repubblicano) seppure sia cambiata sensibilmente nel corso del tempo, si è sempre basata su principi generali, norme, regole, leggi ecc. Vedi il Diritto Romano. Quella del Sacro Romano Impero era invece incentrata sulla figura carismatica di Carlo Magno. Il primo ha avuto una considerevole durata, mentre il secondo è andato smantellandosi con la scomparsa del suo principale simbolo vivente, cioè Carlo Magno stesso.
Questo dovrebbe rendere abbastanza bene l'idea mi auguro.

Ma per tornare al tema di ciò che è buono in una 'costruzione', è certamente buona una costruzione che fa tesoro dell'esperienza umana personale e collettiva, ed altresì quella che fa tesoro delle proprie conquiste civili, politiche e sociali, e della propria memoria storica.

Ora pensiamo all'Unione Europea.
Tutti i cittadini europei sono chiamati a collaborare alla costruzione dell'Unione Europea, ma questo non significa che ci si debba adagiare su di un  modello precostituito di Europa.
Come testimonia il 'pensiero divergente' esistono molteplici soluzioni ad uno stesso problema. Misconoscere questa realtà getta un leggero sospetto. Questa realtà che ci illustra il 'pensiero divergente invece, che si presenta, tra l'altro, assai più democratica dell'altra, dovrebbe essere ampiamente e pacificamente accettata.
Ma, comunque la si pensi, la cosa che più di ogni altra si dovrebbe tenere presente nella costruzione dell'Unione Europea, sono gli stessi principi di carattere generale, cui alludevamo prima.
Uno su tutti: l'art. A del trattato di Maastricht che sostanzialmente statuisce che ogni decisine debba essere presa il più vicina possibile ai cittadini europei.

L'impressione che si riceve oggi invece è che le decisioni siano prese, non soltanto lontano dai cittadini, ma tendenzialmente sempre più lontane dai cittadini, e questo non è bello, e per due semplici e immediatamente avvertibili ragioni: a) perchè non è bello in sé che le decisioni siano prese lontane dai cittadini; b) perché tradisce il principio sancito dall'articolo A di un trattato europeo.
Se lo stato di diritto è quello che si fonda sull'osservanza delle leggi, delle norme, e dei diritti, che si approvano ( anche se questa rimane a nostro giudizio una 'concezione debole' di stato di diritto) dovremmo quindi chiederci se qui lo stato di diritto viene rispettato oppure no.
La sensazione è che si vada verso una costruzione sbagliata dell'Europa nella quale alcuni organismi che si vorrebbero istituire sono concepiti, non solo lontano dai cittadini, ma anche per funzionare tanto meglio quanto peggio funzionano i singoli stati ( vedi ESM), cioè in modo inversamente proporzionale.
Quello che si dovrebbe cercare di fare invece secondo il nostro modesto giudizio e di fare funzionare le cose in modo direttamente proporzionale.
E' chiaro infatti a questo punto che chiuque volesse rafforzare questi organismi, riceverebbe un notevole impulso e contributo dal mal funzionamento anche del proprio Stato. E vi è già stato chi ha auspicato l'ingresso delle crisi all'interno del proprio sistema.
Non si dovrebbero insinuare simili tentazioni nel tessuto politico e sociale di uno Stato.
Chiadiamoci: è questo il modo di costruire l'Europa? O ne esiste uno migliore?
Certo che ne esiste uno migliore!
Il modo migliore di costruire l'Europa, lo abbiamo accennato, è quello che si fonda su un rapporto di diretta e virtuosa proporzionalità, cioè a dire: va bene il singolo Stato, va quindi bene anche l'Europa.
Quindi, in altri termini, è quello di amministrare saggiamente e virtuosamente innanzitutto il proprio stato, fin da subito, così da innescare un meccanismo virtuoso con l'eccedenza del quale si va a costruire un organismo più grande.

Pensare invece che per costruire si debba prima necessariamente distruggere e generare crisi su crisi è un pensiero pericoloso, nefasto e in ultima analisi controproducente per non dire tendenzialmente antidemocratico e contraddittorio anche con le varie Carte Costituzionali, che l'Unione Europea sulla carta dice di voler rispettare.
Anche perché una domanda affiorerebbe spontanea all'orizzonte: Chi ci dice che, chi concepisce la costruzione come una somma di distruzioni, una volta costruito ciò che intende costruire, non sia tentato a sua volta di applicare lo stesso principio e di distruggere il nuovo sistema appena costruito a favore di un secondo sistema più grande o diverso? E via discorrendo.E tutto questo a favore di chi, della popolazione, vicina alla quale dovevano essere prese le decisioni? Ci sembrerebbe di no!
Su di un simile sistema di costruzione qualche dubbio dovrebbe affiorare...

mercoledì 19 giugno 2013

Ma quanto ci costano i compiti a casa?

Si fa un gran parlare degli 8 mld di euro che l'Unione Europea elargirà all'Italia per aver fatto i famosi 'compiti a casa'.
La cosa che dovremmo chiederci tuttavia è:  ma quanto ci sono costati questi compiti a casa? Quanto ci è costata la conquista di questi 8 mld? Qualcuno se l'è chiesto? E Quanto ci costeranno i prossimi compiti a casa?
La risposta, se osservata attentamente, potrebbe far riacquistare un certo senso di realtà, o almeno si spera. Secondo la Corte dei Conti l'auserità ci è costata ben oltre  200 mld di euro, non so se rendo l'idea!
A questo punto non dovrebbe essere troppo difficile rendersi conto che questi 8 mld che l'Italia si sarebbe conquistata con i famosi 'compiti a casa' ci sono costati più di venticinque volte tanto!
Voi comprereste un euro a venticinque volte il suo prezzo?
In conclusione: non sembra sia stato un buon affare! Voi che ne dite?

Sempre al fianco di chi critica Pareggio di Bilancio in Costituzione, Fiscal Compact e Trattato ESM, da tempi non sospetti, nonché a quello di coloro che avvertono che è nell'inosservanza della Costituzione Repubblicana che si annidano la gran parte delle questioni che hanno ridotto l'Italia ad essere l'ombra di se stessa.
A tutti costoro ribadisco il mio rispetto, la mia stima e la mia vicinanza morale e spirituale.

lunedì 10 giugno 2013

Paesaggio surreale 3

Dopo vari mesi senza la pubblicazione di tecniche miste su carta, finalmente ritorno su terreni che mi sono maggiormente congeniali, quelli legati alla mia attività di operatore artistico, e ne pubblico una. Come si evince dal titolo si tratta di un paesaggio surreale e, nella fattispecie è identificato dal numero tre.
Non c'è, per la verità, alcun legame col titolo del post precedente (Articolo 3 e stato civile).
Entrambi i titoli contengono il numero 3 che, per altro, è il mio numero preferito e che è popolarmente conosciuto come il numero perfetto. Questo richiamo è del tutto casuale. Talvolta, tuttavia, anche dal caso può nascere e svilupparsi un significato e qualsiasi interpretazione creativa è legittima, purché la si consideri tale, cioè creativa e se ne attribuisca la creazione al suo autore. In questo caso infatti la creatività non è solo quella dell'operatore artistico che ha fatto l'opera e/o scritto i post, ma anche, e sopratutto, quella del riguardante, del fruitore che interpreta. E' da queste operazioni che nascono anche eventuali letture sintomali, quando da una interpretazione creativa, cioè, si compie un passo ulteriore, quello che vede affidare la paternità del nuovo senso, che creativamente il fruitore ha trovato, alla volontà dell'operatore artistico, mentre si tratta invece di una interpretazione personale con la quale l'operatore artistico potrebbe non avere, e nella maggior parte dei casi (per non dire tutti) non ha, niente a che fare.
Ben vengano quindi le interpretazioni creative, mentre è giusto fare attenzione alle letture sintomali! Sono due cose diverse e vanno distinte l'una dall'altra.
Nel caso specifico tuttavia mi rimane difficile capire quale lettura sintomale potrebbe mai svilupparsi. In effetti vi sono argomenti, immagini, segni verbali e non verbali che si prestano meglio di questi ultimi ad essere letti in modo sintomale. Ma la prudenza non è mai troppa...


Paesaggio surreale 3
Tecnica mista su carta
Alessio 2012-2013