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giovedì 11 agosto 2022

Misure che rappresentano la scienza?

C’è chi sostiene che certificazioni covid, restrizioni, confinamenti, ricorso esclusivo ai “vaccini” rappresentino la scienza. Penso che sia sempre utile fare chiarezza su una questione fondamentale, come sono quelle questioni che vorrebbero definire cosa possa essere o non essere scienza.
Quelle non sono misure che rappresenano la scienza, sono misure che rappresentano una visione e che un certa informazione, per quanto estesamente appiattita sulle medesime, quasi avesse ricevuto l’ordine di comportarsi così, vorrebbe far passare per scienza, senza riuscirci peraltro, perché chi è veramente dentro la scienza sa quali siano le opinioni scientifiche, e queste sono state rappresentate da svariati personaggi, italiani e stranieri, blasonati o non, tutti a condividere una visione che l’informazione si è affrettata a soffocare, c’è una panoramica di tutto rispetto che va da Giulio Tarro che per la rivista Millennium è il miglior virologo al mondo, ed è stato uno degli allievi prediletti di Sabin, l’inventore del vaccino anti poliomielite, ecco, questo virologo di fama internazionale aveva detto dall’inizio che le cure ci sono e indicava il plasma iperimmune o cosiddetto convalescente, quello dei guariti, come una di queste, alla stessa stregua del compianto De Donno che è stato martirizzato per la stessa idea che metteva in pratica con successo, tanto che gli telefonavano anche dagli Stati Uniti. L’illustre virologo andava addirittura dicendo che prendendo per tempo la malattia le guarigioni sarebbero state del 100 per cento; c’è poi Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, che ha messo in guardia dai pericoli dei farmaci mRNA, aggiungendo molte altre cose che poi il tempo ha dimostrato vere sebbene sia stato inzialmente moltocriticato; c'è poi anche Geert Vanden Bossche, potremmo parlare di Loretta Bolgan, Peter Doschi, Domenico Mastrangelo, Stefano Montanari, Luigi Di Bella, Stefano Scoglio, unanimi nel dire che non si vaccina in pandemia; e poi consideriamo anche Didier Raoult, Alexandra Henrion Caude, Kulldorff, Robert Malone, che dei farmaci mRNA è considerato uno dei padri, Jhon Ioannidis, Levitt, Honjo, Zelenko, purtroppo recentemente scomparso, e poi Tritto e tanti altri che non hanno trovato un mondo dell’ informazione molto favorevole ad accoglierli, a recepire certi messaggi e le cui opinoni si sono quindi scontrate con una sorta di preimpostazione della macchina mediatica che era quella probabilmente di filtralrle per non lasciarle passare o comunque di contrastarle. Penso che sia scontanto sottolineare come ciò faccia male alla scienza, non solo non la rappresenta, ne rappresenta anzi la perfetta negazione, questi atteggiamenti la negano, perché la scienza è confronto e l’atteggiamento scientifico non è quello di stabilire dei dogmi indiscutibili come se si trattasse di una religione, no, l’atteggiamento scientifico che si traduce nell’atteggiamento pratico dello scienziato e del ricercatore è quello di cercare incessantemente confutazioni alle tesi acquisite, quelle proprie e quelle degli altri, per metterle alla prova e vedere se resistono all’urto delle nuove acquisizioi o della riscoperta delle vecchie, quelle sulle quali si era purtroppo stesa una coltre di polvere, di cui ci si era dimenticati. Pensiamo per fare un esempio proprio al plasma iperimmune, inizialmente dimenticato, poi riscoperto con successo, e in conclusione, nonostante il successo terapeutico, fatto deliberatamente sparire, dimenticare. Sposare tesi aprioristicamente, orienta il discorso solo in certe direzioni, escludendone altre magari molto fruttuose, sipnge a confondere e a confondersi, a forzare e situazioni, rendendo inintelligibile il rapporto causa effetto stesso o forzando a leggere questo rapporto in modo sbagliato cioè a dire, a stabilire per un determinato effetto una causa sbagliata.  
Per far capire il rapporto tra mondo dell’informazione e vera scienza, possiamo prendere a riferimento anche pensieri non prettamente scientifici, quanto piuttosto di critica del comportamento, quasi del costume, ancorché forzosamente indotto. Si pensi a quello che diceva sempre l’illustre virologo Giulio Tarra, già nel 2020, il fatto cioè che egli esortasse a spengere la televisione e a fare una passeggiata, esortazione che è sintomatica di come un certo mondo scientifico e additasse i mezzi di informazione di massa in quel preciso momento, come distorsivi, come imperniati essenzialmente sul terrorismo mediatico, sul cavalcare l’onda del terrorismo psicologico, per cui si suggeriva sostanzialmente di disintossicarsi dalla televisione. Poi non so chi avesse avuto l’intuizione susseguente, quella di dire che spegnendo la televisione si spegneva contemporaneamente anche la pandemia. Non per questo il mondo dell’informazione ha fattto ammenda, anzi, ha continuato imperterrito nella stessa direzione, sciorinando dati che non sono stati validati da nessuno e sulla cui superficiale gestione, dall’approvvigionamento alla verifica, ai riscontri, ci sarebbe molto da dire. Sempre a proposito di mondo dei mezzi di informazione di massa ci sarebbe da sottolineare come l’uso di un determinato linguaggio, che non sembra proprio casuale, abbia contribuito a rendere inintllegibile la situazione, piuttosto che facilitarne la comprensione, esso infatti a cavalcato l’onda delle faicili etichette, creando contrapposizioni spesso inesistenti, fabbricandole, forse per fonmentare polemiche che esacerbassero gli animi e inducessero ad eccessi, accessi di collera, invettive e magari fatti clamorosi da amplificare col sensazionalismo. Insommo, i richiami ad una gestione responsabile, i primi a non averli seguiti sono proprio quei mezzi che se ne facevano portavoce.

Dopo il “vaccino” anti covid, aumentano i casi di bambini con insolita epatite autoimmune costretti al trapianto di fegato. C‘è poi il morbo scimmiesco che sembra essere un effetto avverso degli stessi, e che sarebbe in vero Herpes Zoster, favorito da un indebolimento del sistema immunitario effetto, questo dell’induzione di una immunodeficenza, di cui hanno parlato Joseph Tritto e Loretta Bolgan e che quindi non poteva non essere previsto, esso è anzi una degli effetti calcolati dei farmaci anti covid.
Chi vede la scienza come una cosa importante deve astenersi dal confondere cause ed effetti, perché questa confusione non favorisce la lettura della situazione, mentre può essere favorevole ad un certo tipo di commercio. Allo scopo di raccogliere dati abbondanti per fare tutta una serie di valutazioni anche inerenti le causae e gli effetti, è doveroso ampliare il numero delle categorie di persone che si trovano invischiate nella vicenda covid, cioè a dir, non è bene che essa sia vissuta solo dagli inoculati, deve essere vissuta anche da chi il farmaco non lo riceve o per scelta proopria o perché destinatario di un placebo e per scelta sicentifica nonché politica. Intendo dire che deve sempre esistere in ogni situazione il ‘gruppo di controllo’ per appurare le varie casistiche. Perseguire la politica del 100 per cento dei vaccinati non appare un scelta scientificamente orientata, al contrario, sembra suscettibile di creare le premesse per una confusione tra cause ed effetti e vorremmo che questa cosa divenisse acquisita da ora in poi come tesi favorevole all’acquisizione scentifica dei dati, per una corretta valutazione e stima degli stessi. Dunque perseguire la politica del 100 per cento è sbagliato, e questo a maggior ragione se, come dice la scienza che Tarro rappresenta, se presa per tempo, dalla covid si guarisce per l’appunto proprio nel 100 per cento di casi. Quindi è una politica sbagliata a prescindere, ed a maggior ragione se esiste il 100 per cento di casi di possibile guarigione se le terapie giuste, quelle che l’esperienza ci dice essere basate sulla somministrazione di determinati antinfiammatori, vengono somministrate tempestivamente o addirittura precocemente, come affermano associazioni di medici, passate agli onori della cornaca per il proprio operato. 

Insomma, nessuno dovrebbe correre a dare il titolo di 'coronate dalla scienza' a determinate prese di posizione che rappresentano orientamenti politici piuttosto che scientifici, e questo soprattutto se non si è dato sufficiente spazio a posizioni e opinioni diverse. Possiamo dire che il pensiero scientifico si nutre anch'esso di quello divergente, cioè di quel tipo di pensiero che è portato a trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema, mentre il pensiero convergente promuove una sola soluzione al problema. Se è così non si può ammantare del titolo di scienza un pensiero unico, che non ha dato spazio a quello divergente. Sperimo che queste considerazioni, anche sulle tipologie di pensiero trovino uno sviluppo e aiutino ad affrontare eventuali altre situazioni simili, che naturalmente non ci auguriamo che si affaccino ai disonori della cronaca.

sabato 30 luglio 2022

Riduzione del numero dei parlamentari e spregiudicatezza nel governare

Non era opportuno ridurre il numero dei parlamentari. Sono stati molti gli argomenti portati a sostegno di questa tesi, tutti molto condivisibili. C'è n'è uno però che forse si rende evidente solo adesso e di cui vorrei accennare, non prima di aver detto però che ne intuivo la presenza anche prima del referendum e tuttavia non riuscivo a fare chiarezza, a verbalizzare i concetti in modo opportuno, ero emotivamente coinvolto e non lucido quanto avrei voluto, provandone grande insoddisfazione e frustrazione. Premetto che, per quanto il risultato del referendum sia stato chiaramente espresso, la riforma inerente il numero dei parlamentari continua ad essere a mio giudizio incostituzionale per ragioni ben espresse dall'Avvocato Besostri e di cui non possiamo approfondire la questione in questa sede, dedicata ad altro argomento. Accenno soltanto al fatto che nonostante il referendum il volere dei cittadini non può esercitarsi oltre i limiti imposti dalle leggi e dalla Costituzione, come lo stesso Besostri saprebbe ben argomentare.
È stato un grave errore ridurre il numero dei parlamentari, per molte ragioni, dicevamo, però quella sulla quale vorrei soffermarmi adesso, mette questa riduzione in relazione ad un certo modo estremamente spregiudicato di governare. Purtroppo questa riduzione ha creato per alcuni un boccone estremamente appetitoso, desiderabile, inducendo una certa smania di raggiungere concretamente il risultato, e così qualcuno ha pensato bene di osare, nelle azioni di governo, tanto osando al massimo il governo avrebbe potuto divenire dimissionario e condurre ad elezioni. Quindi, dicevamo, ha spinto ad osare e questo, tra l'altro, cioè l’aver osato, ha mostrato anche tutti i limiti dell'opposizione, la scarsa resistenza che si è avuta di fronte ad un simile atteggiamento, cosa che ha incoraggiato e non potrà che incoraggiare ad osare ulteriormente, tant’è che anche se il governo è dimissionario invece di occuparsi degli affari strettamente necessari sembra sospingere il Parlamento ad approvare provvedimenti che sono clave sui cittadini e sui beni pubblici, che tendono cioè a sconquassare tutta una concezione dei beni pubblici.
C'è chi ha fatto notare come sia strano che un PdC che ottiene la fiducia dal Senato rassegni le dimissioni ed è stato detto che c'era voglia di abbandonare la nave. Forse. O forse c'era voglia di andare verso la concretizzazione della riduzione del numero dei parlamentari. Se dopo aver osato tanto l'opposizione è così scarsa da non determinare la conclusione dell'esperienza di governo, oseremo ulteriormente, dev'essere stato il ragionamento, provando a chiedere, anche se non troppo platealmente, i pieni poteri o qualcosa che somigli a questi. Se i parlamentari accetteranno il governo dispiegherà i pieni poteri, se non accetteranno verranno rassegnate le dimissioni. In questo modo, con le successive elezioni si concretizzerebbe l'incostituzionale riduzione del numero dei parlamentari. Sono state fatte osservazioni inerenti la stranezza di questa crisi di governo, qualcuno ha accennato al fatto che c'era voglia di lasciare, suggerendo che serviva una scusa un qualcosa di plausibile che però è effettivamente sembrato molto artificioso, se ci pensiamo.

Quindi ci saranno le elezioni politiche. E come si presenta il panorama?
Coi listini bloccati, intanto, cioè coi parlamentari scelti dal capo bastone e a lui fedeli, così possiamo paventare che un minor numero di parlamentari obbedienti si accinga a far danni al nostro già martoriato Paese in un'ottica neoliberista, presumibilmente enormi. Speriamo di no. I correttivi non ci sono stati. C’è un’unica speranza, ed è che le forze politiche nuove che hanno capito e che si oppongono a ciò, abbiano una propria affermazione, propri rappresentanti all'interno del Parlamento. C'è da dire però che questo sistema non è propriamente pensato per i piccoli, per favorire la rappresentanza, bensì per favorire la cosiddetta governabilità, che tanto piace ad un certo credo politico tendenzialmente neoliberista o anche moderatamente liberista. A distanza di molti anni e nonostante avessimo dato per acquisite certe convinzioni, concetti, nozioni, e per smascherati certi falsi miti, ritorna ossessivo il mantra della governabilità come preferibile alla rappresentatività, e sembra di aver visto spendere e di aver speso energie inutilmente.
Sembrava assimilato, alla vigilia delle elezioni politiche precedenti, quelle del 2018, il concetto che la rappresentanza superasse per importanza la governabilità, complice l'opposizione alla riforma costituzionale che aveva innescato simili ragionamenti, giacché l’inverso poi aveva già ampiamente dimostrato che molte istanze non raggiungevano il palazzo, e l’assenza di queste istanze aveva permesso il consolidamento del vincolo esterno che tanti danni ha provocato e sta provocando al nostro Paese, che sembra l'ombra di se stesso.
Che non ci sia vincolo esterno che possa sostituire il volere interno di un Paese e del suo popolo, chiamatelo se volete, autodeterminazione, dovrebbe essere acclarato, dovrebbe essere implicito nel concetto di Democrazia, oltre che dimostrato dalle recenti vicende politiche. E invece a quanto pare non è così.
L’ultimo governo è stato quello che ha messo in maggior sofferenza lo stato di diritto con provvedimenti che taluni addirittura si sono spinti a definire contro i diritti umani. E in effetti dopo la conclusione dell'esperienza nazista, per usare un eufemismo, è stato stabilito in modo assolutamente inequivocabile che nessuno può essere sottoposto a sperimentazione farmacologica o di altro tipo senza esplicito ed informato consenso, concetto recepito dalla nostra Costituzione, come ha peraltro sottolineato debitamente ed in modo encomiabile il Giudice Susanna Zanda in una recente famosa ordinanza, che in gergo giuridico è definita anche sentenza cautelare, che ha fatto parlare di sé. Si è pensato quindi di poter osare, tanto, troppo, perché dinanzi a simili provvedimenti e a un simile modo di fare, autoritario, il governo al massimo avrebbe ceduto, avvicinando il momento del tanto agognato ridursi del numero dei parlamentari. Se quindi il governo avesse dovuto arrestarsi, pazienza, tanto  in vista c’è la riduzione appunto del numero dei parlamentari cioè un Parlamento tendenzialmente elitario, che esprime i desiderata di élite non democraticamente elette. Questo è stato il modus operandi degli ultimi governi, quelli successivi alla riforma, per quanto incostituzionale, inerente il taglio del numero dei parlamentari.
Questo significa che a creare le premesse di questo stato di sofferenza generalizzato conseguente al modus operandi di cui abbiamo accennato, sono stati indirettamente e per quanto inconsapevolmente proprio quei cittadini che hanno votato la riduzione del numero dei parlamentari, o comunque lo hanno favorito. Sembra strano eppure è così, parzialmente, s'intende. Questo intuivo già prima del referendum, anche per questo mi sono battuto con i miei limitati mezzi contro la riduzione del numero dei parlamentari. Purtroppo è così, avere votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari ha creato un boccone ghiotto, che ha spinto ad osare, a spingersi oltre ogni limite, a forme di governo cioè spregiudicate tanto nel peggiore dei casi gli esiti sarebbero comunque favorevoli per un certo tipo di élite. Non so quanto sia riuscito a persuadere tra i cittadini che hanno votato per la riduzione del numero dei parlamentari quegli eventuali sparuti lettori, che proprio questa riduzione è stata una delle componenti alla scaturigine di quel modo di governare, che ha fatto e fa soffrire molti cittadini. Del resto nessuno può mettere in dubbio che l'obbligo di "vaccinazione" con un farmaco che tanti effetti avversi ha causato in base ai dati ufficiali Eudravigilance per esempio, e sta anche adesso causando, sia stato uno spingersi a limiti che non erano mai stati osati prima. Che ci sia stato un modo spregiudicato di governare, che sia in atto anche in questo momento, non c'è alcun dubbio a nostro giudizio. Che questo modus operandi sia stato preceduto dalla legge di riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentare, è evidente. Ora, mi chiedo, se un cittadino che ha votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari avesse potuto intuire o immaginare che un simile cambiamento del Parlamento avrebbe portato a un tale modo spregiudicato di governare, avrebbe comunque votato favorevolmente?


mercoledì 29 giugno 2022

Chiarimenti


Nessuna ricerca del tempo perduto, per citare Marcel Proust, può avere successo. Si è perso del tempo? Non può essere recuperato. Si fa quel che si può, da dove si è, con quel che si ha e con quel che si sa. Se devi sempre essere altrove e niente delle tue scelte va bene forse chi sbaglia non è chi compie le proprie scelte, bensì chi giudica le scelte di quest’ultimo sempre sbagliate.
Creare false aspettative è un tecnica, un modo che qualcuno ha per raggiungere un determinato scopo, forse per far temporeggiare alcuni, per farne bloccare altri, forse per instillare diffidenza, nel momento in cui queste stesse aspettative vengono apparentemente tradite. Cose che magari non sono mai state nelle possibilità o alla portata di colui al quale le si vorrebbe affidare. È anche un modo come un altro per creare dissapori. Del resto sulle possibilità, sugli obiettivi che è possibile e giusto proporsi e raggiungere, sono state spese parole chiare, per esempio da Gurdjieff.

Fate di un piccolo obiettivo il vostro dio, e potrete acquisire del magnetismo.


All’inizio dovete cercare di raggiungere obiettivi molto limitati. Se affrontate subito grandi cose non arriverete mai a nulla; anzi, le vostre manifestazioni avranno degli effetti cacofonici che vi faranno detestare.


Scelga una piccola cosa che non è in grado di fare e ne faccia il suo scopo, il suo dio. Non lasci che nulla interferisca. Miri solo a quella. Se ci riesce allora mi sarà possibile darle un compito più grande. Ora come ora lei ha gli occhi più grandi dello stomaco, mira a cose troppo grandi, non potrà mai farcela. Ciò che la svia dalle piccole cose alla sua reale portata è un appetito anormale. Lo distrugga, dimentichi le grandi cose. Si dia l’obiettivo di vincere una piccola abitudine.

 
Una cosa che mi preme chiarire, a scanso di equivoci, è che quando cito Gurdjieff, certamente un bel personaggio, interessante, degno di nota, non è per strizzare l’occhio alla quarta via, qualsiasi cosa significhi oggi questa espressione, non ne sono un membro, mi sembra giusto dichiararlo nitidamente per evitare fraintendimenti. Quando cito Gurdjieff, è solo un modo per dare a Cesare quel che è di Cesare, per citare una fonte e rendergli in qualche modo giustizia. Ho magari comprato dei libri pagandoli il prezzo dovuto, li ho letti e ho forse incamerato qualcosa, concetti, nozioni,che medito e confronto con elementi precedentemente acquisiti anche in altri ambiti, tutto qui. L'idea di sviluppo armonico mi piace, ne intuisco l'importanza, però sinceramente non credo che possa identificarsi con la quarta via o con i metodi gurdjieffiani se non parzialmente, perché spesso in quei metodi, a mio giudizio, è la deliberata creazione di frizioni anche molto acute e violente a fare da filo conduttore o a divenire elemento essenziale, cose che non mi restituiscono certo l'idea di armonia e che non a tutti si adattano e si addicono, e delle quali penso che non mi siano congeniali. So che ci sono delle teorie per giustificare quei metodi, che magari sono interessanti e vale la pena conoscere, che magari quei metodi possono essere utili a conseguire certi risultati, tuttavia farli coincidere con lo sviluppo 'armonico' mi sembra decisamente una forzatura. C'è al contrario in quelli molta disarmonia e dissonanza che viene utilizzata come metodo, a torto o a ragione. Nessuno che non scelga deliberatamente di essere sottoposto a frizioni del genere dovrebbe subirne la somministrazione. Forse questo non piacerà a ceti adepti o estimatori di talune vie, non lo so. Quello che so è che personalmente ho delle critiche da muovere a certe tecniche. Per chi dovesse essere dispiaciuto ricordo che Gurdjieff stesso aveva tra le sue massime e diceva che, chi non è dotato di spirito critico non poteva rendere utile la sua presenza nell'Istituto che egli aveva costituito, è inutile che stia qui, diceva. Non è accettando pedissequamente e acriticamente un metodo, che la presenza di un persona può svolgere una funzione importante per sé e per gli altri. Meglio muovere una critica sincera, se c'è, è così che può nascere forse un confronto costruttivo.

Se non sei dotato di uno spirito critico, la tua presenza qui è inutile.


Ora, se diamo credito alle parole di Gurdijeff, una persona saggia, non cerca grandi obiettivi, cerca per sé stessa obiettivi alla portata, anche minimi, cose che è possibile raggiungere, e che implicano comunque un certo sforzo, è una scelta individuale configurabile come saggia. Se invece a causa di un 'grande appetito' sceglie grandi obiettivi, eccessivi, troppo grandi, non alla sua portata, non potemmo dire che manifesti certo una grande saggezza, né trasmette agli altri questa impressione. Ora, se una persona non è bene che scelga obiettivi eccessivi per se stessa, figuriamoci quanto potrà essere errato che altri scelgano per lui obiettivi del genere, irraggiungibili. In un'ottica didattica questo è il miglior modo per creare ansia da prestazione ed inficiare un certo tipo di risultato che in assenza di quella pretesa, potrebbe teoricamente anche prodursi. Qualsiasi insegnante responsabile sa che non deve creare ansia da prestazione nei propri alunni.

Si può ragionare a lungo sulle varie vie, quella del fachiro, quella dello jogin, quella del monaco, sulla quarta via, sul tao e via discorrendo, però se l'uomo è in grado di scegliere, il che è un lusso, qualsiasi sia la via che decide di scegliere, di percorrere, alla conclusione della propria vita essa sarà stata per lui sempre e comunque la sua unica via. Ogni uomo percorre sempre e soltanto la sua unica via ed essa deve essere ritenuta degna di rispetto, anche se a qualcuno non piace. Come ha detto un altro bel personaggio, certo molto diverso da Gurdijeff, per quanto possano trovarsi degli elementi in comune, Marius Schneider, 'nessuno può servire la scienza in modo utile se non seguendo la direzione verso la quale è naturalmente condotto dall’indole della sua intelligenza'.
Ci sembra opportuno aggiungere e sottolineare a proposito di armonia che una simile direzione, quella suggerita da Schneider intendo, costituisce esattamente qualcosa che può configurarsi come un percorso armonico. 

Per gli estimatori della Costituzione, tra i quali mi annovero, si può anche dire che in essa sia presente una allusione evidente, per quanto non esplicita, allo sviluppo armonico. 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica Italiana rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

La nozione di pieno sviluppo della persona umana richiama l'idea di sviluppo armonico, che è sviluppo conforme alle leggi cosmiche, se vogliamo, che per la Costituzione avviene con la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale. Stando alla quarta via, sembra invece che per un certo tipo di sviluppo gli ostacoli debbano essere deliberatamente apposti. Chi ha ragione?

Si può discutere a lungo se dare ragione alla Costituzione o alla quarta via, se sia meglio la rimozione o l'apposizione di ostacoli. Quanto però a stabilire quale sia la via costituzionale non sussiste dubbio alcuno sul fatto che sia quella espressa nell'articolo 3 della stessa Costituzione, è evidente. E per alcuni è anche la via effettivamente armonica perché la rimozione dei citati ostacoli rappresenta un modo per favorire linee di sviluppo che altrimenti non sussisterebbero. Consideriamo poi che oggi, sono in molti a frapporre ostacoli, in troppi, e qualcuno potrebbe anche essere tentato di giustificare un simile metodo, nobilitandolo col fatto che è rispondente a determinate caratteristiche tipiche della quarta via, arrivando a sostenere che è nell'interesse di chi si ostacola che gli ostacoli vengono posti. Spesso certi metodi possono quindi venire invocati pretestuosamente e forse ipocritamente, per falcidiare possibili sviluppi armonici e la Costituzione stessa, e impedire un corretto ed effettivo sviluppo armonico della persona umana. Se è vero che l'uomo si deve anche abituare a superare certi ostacoli, è vero anche che se questi sono eccessivi e sproporzionati, anziché generare sviluppo con essi si deprime e si soffoca un potenziale vero proficuo sviluppo. Ed esiste purtroppo anche chi, nell'incolpevolezza della quarta via, potrebbe approfittarne per danneggiare il prossimo con la scusa di fornirgli una occasione di sviluppo che, in vero, potrebbe non esserci e mirare purtroppo ad altri scopi. Sempre da Schneider apprendiamo come l'animale sia univoco e l'uomo equivoco. Anfibologie, mimetismi e camaleontismi caratterizzano l'azione dell'uomo nei vari settori della vita, anche nella politica. Non possiamo quindi fingerci ingenui e non ritenere che l'inganno sia sempre possibile.
Non colpevolizzo alcuna via, dico semplicemente che nell'ambito del possibile, è possibile che, con azione mimetica, con la buona scusa di sviluppare qualcosa o qualcuno, si vada invece a danneggiare. Non a tutti le frizioni e le frustrazioni sono utili, e quando sono somministrate reiteratamente, con persistenza, quando sono indesiderate, possono divenire semplicemente violenza. Un esempio di sviluppo armonico, di ottava conclusa debitamente, di linea di sviluppo realizzata, ce lo fornisce il Libro dei Proverbi, quando dice che 'un desiderio soddisfatto è albero di vita'. Oppure quando dice che 'Desiderio soddisfatto è una dolcezza al cuore'. Non di sole frizioni vive l'uomo, non con le sole frizioni si sviluppa, non coi soli no. Quanto ad essere armoniche, le stesse frizioni e frustrazioni non sembrano tali, sembrano dissonanti invece, a differenza di una ottava che si sviluppa e si conclude realizzando un legittimo, appropriato, proporzionato ed armonico desiderio. Ci sono molti punti di vista, e ognuno ha esigenze diverse e personali. Ci si sviluppa meglio con le frizioni o senza?

Lasciamo in sospeso la risposta, benché qualche suggerimento interpretativo sia stato immesso nel discorso. Quanto alla sintonizzazione con l'armonia però, Costituzione e Proverbi sembrano aderirvi maggiormente di qualsiasi frizione o frustrazione, specie se queste non sono richieste e sono indebitamente somministrate e reiterate.

domenica 29 maggio 2022

Scienza e problemi della comunicazione di massa oggi

Nel modo con il quale i mezzi d’informazione di massa veicolano oggi le nozioni scientifiche, particolarmente quelle legate alla 'vicenda covid', si insinuano dei rischi notevoli. Per esempio si crea una frattura tra ciò che è prettamente scientifico e quello che viene diffuso alle masse, alla grande platea popolare, sotto lo stesso nome, pur non essendo tale, cosa che ottiene il non encomiabile risultato di popolarizzare la scienza, in un modo però che non è quello del grande divulgatore scientifico, che sarebbe cosa lodevole, bensì in modo tale che talune nozioni risultano talmente vuote di senso, svuotate insomma di significato, distorte o non approfondite a un livello tale da divenire addirittura non scientifiche. È il caso per esempio della nozione di isolamento di un virus, per cui essa è veicolata in modo così poco approfondito appunto da risultare non scientificamente accurata e designa oggi a livello popolare qualcosa che non è il vero isolamento scientifico di un virus. Ora, se una stessa nozione designa cose del tutto diverse, si crea un problema di non poco conto, si separano i saperi, si scindono, uno rimane riservato nello stretto ambito effettivamente scientifico, l’altro si diffonde nella popolazione illudendola, in questo caso che l’isolamento ci sia stato in base ai livelli richiesti dalla scienza per essere definito tale, cosa che invece non è avvenuta. Questo problema dicotomico affiora anche in altre tematiche nel lessico politico, che recepisce la nozione popolarizzata, quella che meglio gli sembra in grado di permettere un interfacciarsi col popolo che è stato influenzato dall’informazione corrente in modo così efficacie da riconoscere in quel lessico i concetti chiave pur così lontani dall’essere effettivamente scientifici. E così la nozione un tempo scientifica e oggi distorta viene istituzionalizzata come scientifica dalla politica, benché di scientifico sia rimasto molto poco e quindi sostanzialmente creando un danno enorme sia alla vera scienza che al popolo, un danno di incomprensione suscettibile di creare ulteriori danni a cascata. In pratica i mezzi di informazione di massa, svolgono oggi il poco edificante ruolo di separare saperi riservati da quelli popolarizzati senza che questo emerga in modo evidente, forse addirittura senza che ne siano consapevoli, aumentando così una frattura sociale invisibile che, per quanto tale è presente, e la cui ricomposizione si presenta alquanto problematica e tuttavia necessaria per ottemperare all’attuazione doverosa e imprescindibile della Costituzione. Perciò tutto quello che può contribuire da un lato a definire scientifico ciò che effettivamente è tale e, dall'altro a ricucire fratture sociali deve essere visto con apprezzamento.

giovedì 28 aprile 2022

E se il Legislatore legifera in modo iniquo?

Non è scontato che il Legislatore legiferi in modo equo, anzi, la storia ci insegna che è assolutamente possibile che legiferi in modo iniquo.
Cosa succede in questo caso? Che aumenta il malcontento tra la gente, i cittadini di quello Stato in cui si legifera in modo iniquo, cominciano a manifestare questa scontentezza, questo malcontento, il quale può degenerare se non si pone rimedio alla situazione. Se esiste una concezione forte e una concezione debole di Stato di diritto, l’azione del Legislatore iniquo, si imposterà sulla concezione debole. Ricordiamo quindi sommariamente in che cosa consistano queste concezioni diverse di Stato di diritto.

La concezione debole

La 'concezione debole' di Stato di diritto è quella che stabilisce che esso sussiste semplicemente nel momento in cui vi sono delle regole e delle leggi alle quali attenersi. Tuttavia non entra nel merito delle leggi stesse, non le giudica e non stabilisce se queste debbano possedere o no determinate caratteristiche per essere definite degne di entrare a far parte del novero di quelle che strutturano lo Stato di diritto in generale.
In questo senso sussisterebbe un criterio interno di verità e di giustizia che somiglierebbe molto da vicino a quello tipico di ciascuna "pratica teorica" autogiustificantesi, cosa di cui ci sembra parlare Althusser quando sostiene che "la pratica teorica è criterio di se stessa, contiene in sé i princìpi definiti di convalida della qualità del suo prodotto" cosa forse non negativa per il filosofo strutturalista e che tuttavia, da un certo punto di vista apre a delle critiche per le quali sembra quasi una sorta di autoassoluzione, in un certo senso. Se la pratica teorica non si apre ad altre prove di convalida, a critiche, essa convalidando se stessa si chiude in un mondo suo, rischiando di vanificare ogni contatto col mondo reale. E a ciò sembra fare riferimento un certo modo di legiferare attuale. Ne parleremo meglio in seguito quando ci riferiremo ai corto circuiti legislativi interni e alle iterazioni nidificate, strutturazioni funzionali ad una concezione debole. Questo tipo di concezione sembra molto sintonizzata con la cultura della divisione in compartimenti stagni, non comunicanti e fa gioco a un certo tipo di potere tendenzialmente assolutistico, verticistico. Infatti soltanto chi sta al di sopra di ogni compartimento stagno può gestirli pienamente, e questa gestione risulta essere tanto più facilitata quanto meno essi compartimenti comunicano tra loro, quanto minore è lo scambio di informazione tra gli stessi.
Ricapitolando, la concezione debole stabilisce che c'è Stato di diritto quando vi sono delle regole e delle leggi alle quali attenersi, indipendentemente dal tipo di regole e di leggi, senza entrare nel merito del giudizio delle stesse, rischiando di far divenire il sistema di leggi piuttosto autoreferenziale e, in ultima analisi, perfino tendenzialmente e potenzialmente iniquo senza per questo alterare il princìpio suesposto. Possiamo, anzi dobbiamo invece chiederci se le leggi siano giuste o no in base a criteri peraltro già codificati dal mondo giuridico e che tuttavia qui, in questo caso, rimangono fuori dalla porta. Significa mettere alla porta una bella fetta della storia del diritto.
Ogni sistema autoreferenziale di leggi che è regola e misura di se stesso e che si regga su parametri interni di convalida, del tutto arbitrari, senza entrare nel merito di come debbano essere questi parametri è quindi suscettibile, non dovrebbe sfuggire, di creare un sistema potenzialmente autoritario.
Somiglierebbe un po' ad una struttura che non è suscettibile di ricevere dall'esterno stimoli capaci di apportare alcuna migliorìa, che ne è refrattaria. Struttura chiusa quindi, potente, potrà sembrare paradossale, come ogni struttura chiusa, particolarmente in un'ottica sincronica, salvo poi dover fare i conti con quella diacronica, con gli sviluppi temporali, e con ciò che viene lasciato fuori. Origina quindi, peraltro, da questa sede, una nefasta tendenza che è quella di vedere allontanare il popolo sovrano dal suo ruolo specifico quello di sovrano appunto, un ruolo che, giova ricordarlo, gli è assegnato nientemeno che dalla stessa Costituzione e che espleta con la partecipazione.
Questa autoreferenzialità e refrattarietà, dal nostro punto di vista è ciò che caratterizza essenzialmente lo 'Stato di diritto debole' o la 'concezione debole' di Stato di diritto, e l'alienazione del popolo  dal suo ruolo di sovrano, che coincide con l'allontanamento dei cittadini dalla prtecipazione appunto alla vita democratica, anche per scoraggiamento, rappresenta una delle sue peggiori conseguenze. 
L'aura di Stato di diritto che si vorrebbe conferire a questa 'concezione debole' è alquanto illusoria, ed avrebbe peraltro il difetto di addormentare il popolo, illuso da definizioni che potrebbero risultare prive di senso effettivo, svuotate di significato, magari gradualmente, dissuadendolo dal considerare i rischi che essa, in quanto debole, porta in sé.

La concezione forte

La 'concezione forte' di Stato di diritto differisce dalla precedente su un dato di fondamentale importanza. Infatti a differenza della prima stabilisce alcune delle caratteristiche che le leggi devono avere per essere ritenute degne di entrare a far parte del novero di quelle che fondano lo Stato di diritto stesso.
La 'concezione forte' dello Stato di diritto ricalca comunque nella prima porzione dell'enunciato quella della 'concezione debole' quando cioè stabilisce il fatto che lo Stato di diritto sussiste là dove sono presenti regole e leggi alle quali attenersi, in questo senso l'enunciato è del tutto sovrapponibile al primo, anche dove dice che queste regole e queste leggi regolano la vita dei cittadini in ogni loro aspetto, però si differenzia nettamente quando specifica, stabilisce che regole e leggi devono possedere alcune particolari caratteristiche imprescindibili. Quali caratteristiche?
Nell'articolo intitolato 'Stato di diritto e legge del più forte', datato 11 ottobre 2012, scritto a quel tempo nella speranza che potesse fornire spunti di riflessione magari proprio agli addetti ai lavori, ai giuristi, agli accademici,  e oggi riproposto per spronare, stimolare interventi sempre negli stessi, in chi è vocato insomma allo studio del diritto, si tentava di dare una prima risposta quando si sottolineava che leggi e regole poste a fondamento della 'concezione forte' debbano essere strutturate in modo da riflettere profondamente l'essenza del principio  per cui dove vige lo Stato di diritto non vige la legge del più forte, tale per cui queste stesse leggi non consentano né spazi, né brecce dalle quali possano filtrare, riaffiorare come ospiti indesiderati, la prevaricazione, l'ingiustizia, la brutalità e l'arbitrio, tipicamente connessi alla legge del più forte.

Ovvero si può formulare l'enunciato per cui il vero Stato di diritto non è là dove sussistano semplicemente leggi, regole, trattati sui quali poggiarsi e ai quali attenersi, bensì è là dove le leggi, le regole e i trattati sui quali  ci si poggia e ai quali ci si attiene, siano uno scudo alla legge del più forte, all'arbitrio, all'ingiustizia palese o, peggio, dissimulata.

Speriamo che l'Unione europea rifletta su queste distinzioni anche perché attualmente ci sembra sempre improntata, e lo diciamo con dispiacere aumentato rispetto a quello espresso alcuni anni or sono, ad una 'concezione assai debole' di Stato di diritto e la preoccupazione consiste nell'osservare che il tempo passa e purtroppo le condizioni ben lungi dal migliorare, peggiorano, per cui ecco l'aumento del dispiacere. Ed il peggioramento si percepisce tanto in Ue quanto in Italia.

A parlarci del fatto che il Legislatore può sbagliare, ovvero legiferare in modo iniquo, del resto, vi è anche il noto Avvocato Besostri, giurista esperto di pubbliche amministrazioni, diritti umani e protezione delle lingue regionali e minoritarie, sempre in prima linea quando si tratta di difendere la Costituzione, quando essa si trova sotto attacco, cosa che succede troppo spesso purtroppo.

Tra le ultime difese nelle quali si è prodigato, c'è quella collegata  all'ultimo referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, criticando aspramente anche le procedure come quando ha asserito che quella referendaria è stata illegittima per violazione dell' articolo 72 della Costituzione nei commi 1 e 4, perché le norme sull’indizione del giorno dei comizi coincidenti con elezioni amministrative, e comprensivo in questo vaso appunto del referendum, non sono state votate una per una dalle Camere con una procedura normale; e dell'articolo 77 della Costituzione, nell'interpretazione data dalla Corte Costituzionale con la sentenza  numero 32 del 2014. Si è trattato quindi di un referendum soggetto a varie legittime critiche, anche per lo scarso spazio dato dall'informazione allo stesso e, anche se il popolo si è espresso in maggioranza per il sì, l'articolo 1 è perentorio al comma in cui dice che "La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Quindi il volere del popolo è soggetto a dei limiti costituzionali invalicabili, tali per cui anche una percentuale di poco al di sotto del cento per cento non può varcarli. Anche un referendum costituzionale può essere viziato da un contenuto incostituzionale, così il metodo, una questione complessa che non possiamo approfondire in questa sede. ci limitiamo ad osservare che legiferare in modo sbagliato è possibile e può riguardare anche norme di carattere costituzionale. Cosa significa però, in modo sbagliato? Significa innanzitutto in contrasto con altre norme vigenti. Abbiamo cercato di rispondere prima, consapevoli di averlo fatto in modo parziale e imperfetto, cercando di sottolineare la differenza tra la concezione forte e debole di Stato di diritto. Forse però a questo punto gioverà ricordare adesso che uno Stato di diritto si fonda anche su una gerarchia di fonti del diritto. In Italia questa gerarchia vede al primo posto la Costituzione, non a caso definita Fonte delle fonti del diritto, proprio perché sta al vertice di esse. In Italia la gerarchia delle fonti del diritto ricalca lo schema seguente.

Costituzione

Leggi
Decreto del Presidente della Repubblica
Decreto Legislativo
Decreto Legge
Decreto Ministeriale
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
Delibera del Comitato Interministeriale
Circolari
Interpretazioni
Ordinanze
ddl, disegni di legge
Consuetudine

Bisogna tenere presente questa gerarchia delle fonti del diritto, al vertice delle quali c'è la Costituzione. Anche l'Educazione Civica dovrebbe occuparsi di insegnare questa gerarchia nella Scuola italiana, infatti avendola ben presente si comprendono molte dinamiche altrimenti difficilmente comprensibili, e posso essere testimone del fatto che spesso i discenti conferiscono a raccomandazioni e note ministeriali la valenza di leggi, cosicché ho un bel daffare nel cercare di far capire di quale errore si tratti.

Cosa significa questa gerarchia delle fonti?  Significa una cosa ben precisa, cioè che le Leggi non possono essere in contrasto con la Costituzione, i DPR non possono essere in contrasto né con le Leggi, né con la Costituzione; i DLgs non possono essere in contrasto né con i DPR, né con le Leggi, né con la Costituzione e via discorrendo, ciò che sta sotto non può essere in contrasto con nessuna delle fonti che stanno sopra, dette perciò sovraordinate, figuriamoci quindi se una nota ministeriale può essere in contrasto con una legge o essere scambiata per essa. Siamo sicuri quindi che questa gerarchia delle fonti venga in effetti rispettata? No, ed è per questo che esistono i tribunali come i TAR ed anche la Corte Costituzionale, con lo specifico compito di verificare se una norma sia in contrasto con la Costituzione oppure no. Una legge fatta male o ingiusta, ci suggerisce l'Avvocato Sandri, o viene cambiata in sede legislativa, però per fare questo c'è bisogno chiaramente di un mutamento politico, giacché è difficile per non dire impossibile suppore che la stessa maggioranza che l'ha approvata la cambi, e sarebbe ingenuo crederlo, oppure può essere cambiata solo da una sentenza di tribunale.

Esistono dei periodi storici in cui purtroppo sembra che si indulga particolarmente in una pessima legislazione e quello attuale purtroppo è uno di questi. In pratica dal dopo guerra, lo Stato di diritto nel nostro Paese non è mai stato così in sofferenza come oggi.

Un pessimo modo di legiferare è suscettibile di creare proprio quei contrasti che andrebbero evitati per rispettare il vincolo della gerarchia delle fonti, così può capitare di avere leggi incostituzionali, come potrebbe confermare lo stesso Besostri. E ora pensiamo che se anche una Legge, così alta nella gerarchia delle fonti, può essere incostituzionale, anche una Legge di revisione costituzionale, figuriamoci quanto può essere incostituzionale un DPCM che sta molto al di sotto della Legge in quella stessa gerarchia delle fonti che richiamavamo prima, o una nota ministeriale, come sono costretto talvolta a spiegare agli studenti. Per esempio, oggi, nella scuola si vive un momento difficile perché le note del 28 e 30 marzo 2021 del ministero dell'istruzione interpretano il Decreto Legge del 24 marzo in un modo particolarmente disinvolto arrivando a vederci delle cose che a molti sembrano inventate di sana pianta, come improponibili estensioni orarie di lavoro. In questo caso una nota ministeriale contrasterebbe con un DLgs, con una fonte sovraordinata. Si creano così dei corto circuiti che innescano problemi a cascata.

In effetti, in alcuni casi sembra che ci si trovi dinanzi proprio a quello che potremmo definire una specie di corto circuito inerente i conflitti tra norme di rango pari o diverso, conflitti sempre difficili da affrontare e da dirimere, per cui una disposizione di legge o avente forza di legge si trova a confliggere con altre norme o regolamenti o risoluzioni di pari o maggior rango nella gerarchia delle fonti del diritto, con conseguente aumento dei rapporti conflittuali giacché quando le leggi confliggo ciò si riverbera inevitabilmente sul tessuto sociale deprimendone la coesione.
Col Decreto Legge 26 novembre 2021 n 172 si vedono assegnare a talune figure ruoli che fino a quel momento non erano stati di pertinenza di quelle stesse figure, situazione che causa una difficoltà gestionale non indifferente per cui la gestione insomma pone dei problemi nuovi, come nel caso di un Dirigente Scolastico che si trovi a gestire informazioni delicatissime inerenti lo stato di salute o “vaccinale” degli insegnanti, informazioni per l'appunto di estrema delicatezza. Quelle che vorremmo cercare di far capire è che quei conflitti che abbiamo definito corto circuiti, hanno sempre un effetto sociale devastante,  divenendo potenzialmente fonti di conflitto anche tra persone, cosa che purtroppo va a turbare gli stessi ambienti di lavoro. Questo anche perché possono arrivare a mettere in dubbio diritti garantiti come il lavoro stesso. E anche perché chi si trova a subire la pressione di una norma iniqua, può ravvisarne l'incostituzionalità e magari chi deve farsi carico del rispetto della stessa norma non la ravvisa, ne scaturisce un conflitto, spesso garbato per fortuna, però in alcuni casi magari no, ed ecco quindi che in luogo di un atteggiamento solidale nascono frizioni, aporie, incomprensioni, insomma rapporti conflittuali. Se esiste un conflitto sociale, legiferare i modo iniquo svolge il compito di abbassare il conflitto ad un livello della scala sociale inferiore, a livelli in cui magari dovrebbe sussistere una maggiore coesione, per fare fronte comune rispetto ad attori maggiormente influenti e con una forza intrinseca maggiore dovuta al ruolo politico, proprio perché collocati ad un livello della scala sociale elevato dentro un sistema politico che peraltro acquisisce ogni giorno che passa una fisionomia sempre più verticistica, ragion per cui un vero contrasto può essere esercitato esclusivamente da un tessuto sociale coeso in una rivendicazione comune. Ne deriva che con ogni probabilità il Legislatore sa che legiferando in modo iniquo abbassa il livello dello scontro sociale, andando proprio a creare fratture là dove occorrerebbe la presenza di una coesione ai massimi livelli. Nella situazione attuale non è impossibile che un insegnante per esempio possa trovarsi in contrasto con il proprio DS e questo è difficile che non sia stato ipotizzato come possibile esito di una legislazione iniqua dal Legislatore stesso, il quale pensa forse così di facilitarsi il successo nel perseguire i propri scopi. Giacché riteniamo legittimo difenderci con fantasie precauzionali che peraltro hanno il prego di ipostatizzare come vere le cose fantasticate per il solo fatto di comparire come vere nell'ipotesi di chi le formula, nella sua mente insomma che riflette le stesse leggi che vi si trovano al di fuori, noi dobbiamo ritenere, per nostra salvaguardia, che il Legislatore sappia che legiferando in contrasto con norme di rango superiore, sovraordinate nella gerarchia delle fonti del diritto, ottiene il risultato di fomentare il conflitto sociale, spesso tra pari, determinando uno scollamento là dove dovrebbe sussistere coesione, che lo faccia insomma di proposito, con la precisa consapevolezza di ottenere questo risultato. Naturalmente sarebbe gravissimo.

lunedì 28 marzo 2022

Salute e bilancia

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Così recita l'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana. Esso è da tempo al centro della nostra attenzione essendo stata la nostra vita attraversata da quella che potremmo definire la vicenda Covid, cioè una vicenda chiaramente legata al virus e alla malattia, quindi alla salute, con ogni evidenza. La corretta interpretazione di esso ci pare quindi essere di fondamentale importanza per comprendere la vicenda stessa che abbiamo vissuto. Ora, per comprendere bene questo articolo probabilmente non sarebbe inutile leggerlo con davanti a sé una bilancia. Servirebbe anche un peso corrispondente al 'diritto' e un altro corrispondente a quello che l'articolo della Costituzione definisce 'interesse' e che dovremmo usare insieme all'altro durante appunto la nostra personale lettura di questo articolo.

Come procedere?

Prendere la Costituzione e cercare l'articolo 32 di essa. Prendere la bilancia e porla su un piano. Mentre si legge il primo comma dell'articolo in questione o dopo averne dato lettura, cercando di far riecheggiare nella mente quanto appena letto, collocare sopra un piatto di essa bilancia il peso corrispondente al 'diritto' e poi sull'altro piatto collocare il peso corrispondente a 'interesse' e rimanere ad osservare la bilancia che cosa fa.

Dove pensate che penderebbe?

È necessario rispondere molto sinceramente a questa domanda.

Essa penderebbe senza dubbio alcuno sul lato dove è stato collocato il peso corrispondente al 'diritto' e francamente non ce ne stupiamo.

È percepibile anche istintivamente da chiunque che tra 'diritto' e 'interesse' abbia un maggior peso il primo, chiunque esamini se stesso sinceramente non può che convenirne. Comunque, a scanso di equivoci, vi sono sentenze della Corte costituzionale a confermare questo.

In sintesi possiamo affermare che tra 'diritto' e 'interesse collettivo' non può che prevalere il primo, come del resto conferma appunto la sentenza numero 307 del 1990 della Consulta.

Così facciamo notare che il diritto individuale alla salute prevale nettamente sul generico interesse collettivo, è evidente ed è bene che sia così perché la rinuncia alla difesa del diritto individuale alla salute, non può dare come risultato la difesa di quella collettiva che è possibile e preferibile anche come risultante della somma di ogni scelta individuale. Cioè a dire se vuoi perseguire la salute collettiva non è rinunciando alla difesa di quella individuale che puoi ottenere questo risultato e il diritto individuale alla salute personale si espleta anche rifiutando un farmaco che produce numerosi e importanti effetti avversi. Con un obbligo è evidente che il diritto a non subire questi effetti non sussisterebbe più e così, anziché perseguire la salute collettiva si potrebbe ottenere l'effetto contrario. Purtroppo i dati dell' EUDRO VIGILANCE confermano questo. Sono quasi 4 milioni gli effetti avversi e sono decisamente sottostimati. Se consideriamo poi che un effetto avverso potrebbe avvenire anche a distanza di molto tempo sembrano destinati ad aumentare.

Così siamo lieti di apprendere che in Nuova Zelanda la Corte Suprema revoca l’obbligo "vaccinale" in quanto rappresenta una GRAVE VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI.

E siamo lieti anche di apprendere che in Gran Bretagna è stato deciso di togliere l'obbligo "vaccinale" per il personale sanitario, una scelta che dovrebbe essere compiuta anche in Italia, considerando che questi "vaccini" producono purtroppo un così alto numero, nonostante la sottostima, di reazioni avverse.

Potremmo avere cortesemente un commento di qualcuno dei nostri parlamentari che li stanno avallando questi obblighi?


 



sabato 26 febbraio 2022

Se il mondo reale si affaccia

Quando il mondo reale si affaccia prepotentemente sulla scena, può produrre vari effetti, tra cui risvegliare improvvisamente la coscienza, modificare le proprie percezioni, anche sminuire o contrarre un eventuale mondo fittizio, se c’è, rischiando di fargli subire una profonda contrazione, quasi un ridimensionamento imperioso. Che dire del mondo fittizio appena menzionato? Che se c'è, è vero che è fittizio, pertanto la nozione di verità è presente e in un certo senso  è reale anche quello, però è costruito da premesse dubbie se non sbagliate. Senza stare a sottilizzare troppo o a filosofeggiare, per quanto l'argomento si presterebbe, per 'mondo reale' si vuole intendere qui semplicemente un mondo che è costituito da azioni concrete e tangibili, anche nel caso in cui queste azioni avvengano lontane da te, pur avendo la caratteristica di metterti di fronte a un fatto compiuto delle cui conseguenza il tuo intuito comprende subito la portata, cose che generano un forte scossone o forse, potremmo dire, una autentica doccia fredda, come una concreta azione di guerra. Per mondo fittizio potremmo intendere un mondo in cui il modus vivendi, pur reale e tangibile anche questo, è però determinato da premesse che non sono convincenti, che non sono di immediata comprensione, che forse sono un po' immaginarie, un mondo un po' artificioso, che si regge in piedi sulla base di postulati di difficile dimostrazione e che possono in taluni casi apparire sempre più labili col  passare dei giorni. Pensiamo al fatto per esempio di come sussista oggi, in Italia, un modo di vivere che è tutto impostato sulla lotta ad un virus i cui numeri, a distanza di tempo, sono sostanzialmente assimilabili a quelli di una ordinaria influenza, tale che sembra assurdo andare a ledere diritti fondamentali del cittadino per cercare di impedirne con ogni mezzo il propagarsi dal momento che sarebbe come cercare di impedire il propagarsi di una ordinaria influenza. Nessuno ha mai cercato di impedire il propagarsi di una ordinaria influenza, forse di limitarne l'ampiezza del contagio, questo sì e può apparire comprensibile, però di portarlo a zero mai, e perché? Perché se cerchi di avere zero contagi per un virus influenzale, rischi di distruggere una società, un mondo economico, impianti legislativi, un modus vivendi, tradizioni, consuetudini e stili  di vita, senza peraltro avere la benché minima certezza di riuscire nell'intento anzi, avendo probabilmente contezza del fatto che sono maggiori le probabilità di fallire piuttosto che quelle di riuscire. In pratica il rapporto intercorrente tra costi e benefici non deporrebbe a favore dei benefici, ragion per cui, sarebbe estremamente più ragionevole abbandonare l'idea del contagio zero.

Da un lato una azione reale che ti scuote da cima a fondo e di cui appunto intuisci immediatamente l'ampiezza e le conseguenze. Dall'altro un mondo che è fatto di paure, sostanzialmente indotte e fabbricate da una propaganda e da influenzatori le cui argomentazioni pochi purtroppo sono in grado di controbattere, anche perché avvengono in sedi, quelle televisive, che sono dominate ed impostate dal conduttore che può decidere di non costruire un autentico contraddittorio. Sulla base delle affermazioni non contrastate degli esperti si impostano poi leggi, regole, norme di varia collocazione, per quanto riguarda le fonti del diritto, cioè che si collocano a varie altezze nella gerarchia delle fonti, creando spesso cortocircuiti derivanti dal fatto che possono sussistere fonti di rango maggiore in contrasto con esse.

Potrà forse sembrare irriverente accostare quello che abbiamo definito mondo reale con quello che abbiamo definito mondo fittizio, però questo accostamento avviene quasi spontaneamente e viene fatto dalle persone. Infatti nelle varie piattaforme sociali di cui oggi disponiamo, gli utenti accostano eccome, la questione della guerra con quella del coronavirus, fino ad arrivare a dire che questi primi giorni di guerra hanno spazzato via la pandemia. Sono commenti che ho letto. Pur essendo un po' iperbolici, diciamo pure esagerati, tendono ad affermare proprio questo, che di fronte ad una emergenza di tipo bellico, quella pandemica scricchiola, soprattutto oggi che molto tempo è passato dall'inizio della pandemia, anche perché il virus RNA, cioè di quelli estremamente mutevoli, sta dando luogo all'emergere di varianti come la Omicron, che qualcuno addirittura assimila ad un vaccino naturale, per gli effetti che non sono temibili come quelli prodotti dal ceppo iniziale, tanto che infettarvisi, non procura nella maggioranza dei casi situazioni gravi, conferendo invece una immunizzazione naturale, cioè di un tipo che è addirittura considerata migliore rispetto a quella prodotta da un qualsiasi farmaco, come vari studi tendono a dimostrare, non ultimo quello condotto recentemente da Ioannidis, tra i massimi esperti del settore. Purtroppo però non è facile avere nei nostri studi televisivi italiani personaggi come lui a confronto con i nostri esperti. Né è stata per ora accolta la sfida di Stefano Scoglio, che volentieri si confronterebbe con i virologi che monopolizzano il dibattito in televisione, sempre che si possa parlare di dibattito. Neanche figure estremamente esperte di vaccini e di "vaccini" come quella di Loretta Bolgan vengono mai interpellate nelle trasmissioni in prima serata delle emittenti dominanti e questo è un fatto davvero curioso per non dire incomprensibile.

Da un lato abbiamo oggi la paura della guerra, dall'altro la paura del virus e della malattia. Possiamo forse affermare, anche al netto delle iperboliche affermazioni menzionate, che la prima si è imposta in questi giorni, facendo dimenticare quella pandemica. E se ciò è avvenuto, probabilmente un senso questo, lo deve pur avere.

Del resto se osserviamo le varie manifestazioni per la pace in corso in questo momento, si nota che distanziamento e mascherine sono solo un lontano ricordo, mentre l'assembramento è divenuto la regola imperante.

sabato 29 gennaio 2022

Necessario avere numeri attendibili

Ciò che sta emergendo con sempre maggiore evidenza è che i numeri inerenti l'epidemia da nuovo coronavirus forniti in Italia, forse nel mondo, non siano molto attendibili e questo per una serie di ragioni. Ci eravamo già premurati di segnalare in alcuni articoli precedenti come a falsare questi numeri concorresse il sistema PCR, acronimo che sta per Polymerase Chain Reaction, cioè Reazione a Catena della Polimerasi. Questo perché il sistema può adottare un numero di cicli variabile, che possono essere impostati e decisi a priori, e il numero dei cicli con cui avviene questo esame li rende più o meno attendibili. Clementi, In pratica se il numero dei cicli è alto il rischio di errore nel responso è maggiore. Direttore di microbiologia del San Raffaele di Milano, aveva già detto che i risultati oltre i 30 cicli di amplificazione della PCR dovrebbero essere considerati automaticamente negativi e quelli fatti oggi in Italia vanno dai 32 ai 40 cicli e anche più, purtroppo. Significa che con cicli di amplificazione alti è alto anche il numero di falsi positivi. Sempre in articoli precedenti avevamo messo in luce come il linguaggio stesso, usato dai mezzi di informazione di massa, non risultasse adeguato, che il lessico relativo a quella che potremmo definire la vicenda COVID, avesse margini troppo ambigui. Infatti non si distingueva mai tra semplice positivo e 'caso contagiato' conclamato ed accertato, che sono due cose diverse. Positivo non vuol dire malato, non significa avere la COVID, la malattia, quindi non significa nemmeno essere contagiosi. Se poi si dovesse addirittura parlare di cosi di falsi positivi, si comprende come la confusione sui dati sia stata alta, tale da non permettere una visione scientificamente accurata. Adesso la cosa sta emergendo non solo sulle testate alternative e sulle piattaforme sociali, che hanno avuto il pregio di anticipare di molto questo dibattito, bensì anche sui giornali, in televisione e, cosa che stupisce, sembra anche in alcuni servizi della RAI, benché poi si apprenda di autocensura. Facendo gli opportuni distinguo, per cui trasmissioni come REPORT mostrano di avere una proprio autonomia, e di fare servizi anche non graditi al potere, per il resto sulla radiotelevisione Italiana, è andato in scena solo una acritica informazione allarmistica che ha contribuito non poco a generare paura, la quale si è riversata sulle fascie meno informate da un punto di vista scientifico, ed ha prodotto un panico che ha contribuiti ad affollare inutilmente i Pronto Soccorso.

Cosa dire poi del sistema di conteggio delle vittime che, anche se decedute per altre cause, vengono magari sottoposte ad un tampone molecolare, quelli PCR appunto, poco prima o spesso anche dopo il decesso e che se risultano positive vanno ad ingrossare i numeri dei decessi COVID, falsando chiaramente il conteggio. Insomma, purtroppo sui dati non c'è stato quell'approccio scientifico che avrebbe dovuto esserci. Pochi sono anche i dati relativi alle sperimentazioni, elargiti col contagoccie, così da apparire opachi.

Dati trasparenti sono infatti anche quelli che vengono chiesti sui "vaccini" da importanti testate giornalistiche scientifiche come il Britisch Medical Journal, che denunciano gli scarsi progressi fatti in questo senso. << Dobbiamo avere i dati grezzi, ora >> dice Peter Doshi, professore all'Università del Maryland ed editore associato proprio del BMJ che, ricordando lo scandalo del Tamiflu, sottolinea l'importanza della trasparenza sui dati.

Da queste bervi riflessioni vorremmo che si arrivasse a considerare che non si possono mettere in stato di restrizione dei diritti milioni di persone senza che i dati portati a supporto di queste azioni siano scientificamente registrati, veicolati, trattati perché chi chiede un approccio responsabile se vuole essere credibile deve mostrarsi responsabile per primo a cominciare da come i dati vengono gestiti.