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sabato 7 aprile 2018

Un Governo come il popolo vuole!!!

Mi sembra normale che dopo la vittoria alle elezioni di una coalizione (quella del centro-destra) essa si presenti unita alle consultazioni. Non si può obiettare niente a questo proposito. Si deve anzi riconoscere la coerenza.
E’ vero anche, tuttavia, che l’unità di tale compagine non è sembrata del tutto omogenea e questo è apparso così fin dall’inizio.
Ciò si deve sostanzialmente ad una diversa visione di due dei quattro componenti della coalizione, Lega e FI, sull’approccio da tenere nella dialettica con le istituzioni europee (dell’Unione europea). Più critica la Lega assai meno FI, poi vedremo.
C’è anche chi dice che gli elettori che hanno votato Lega lo abbiamo fatto proprio perché essa era alleata con FI. Ma direi che, al contrario, qualcuno ha visto con diffidenza la ricomposizione di una coalizione che nel passato aveva già avuto la possibilità di governare e che ha scontentato molti. Soprattutto perché l’egemonia di FI determinava un appiattimento nella visione nazionale e comunitaria delle cose, nonché la proposizione di stilemi e idee estremiste e spesso errate come la demonizzazione del pubblico in favore del privato con i conseguenti mantra “pubblico brutto, privato bello”, “privatizziamo per abbattere il debito pubblico” e via discorrendo. Mentre dobbiamo riconoscere che la Lega, una volta svincolata dai legacci e dai mantra retrivi di FI, ha saputo crescere e molto, e molto bene, divenendo una forza politica dinamica, aperta, intelligente, che ha saputo intercettare il sentimento nazionale, assorbire intelligenze, creare convergenze di intenti.
Ma il riaffiancamento a FI ha fatto temere che tutto questo potesse scomparire a meno che essa, la Lega, non divenisse la prima forza all’interno della stessa coalizione di centro-destra, poiché la prima forza di una coalizione determina il colore di fondo di quella coalizione. Gli elettori hanno quindi deciso di dare alla coalizione una colorazione diversa, più tendente al verde della Lega che al blu di FI. Nel secondo caso saremmo stati di fronte ad una “Già visto”, nel primo invece no. Ecco perché l’elettorato ha premiato la Lega a discapito di FI.
Ciò detto, veniamo alla situazione delle forze in campo, piuttosto nota, in vero. Nessuna forza piò governare da sola, serve quindi una coalizione. Ci sono due schieramenti vincitori: 1) Il centro destra; 2) il movimento 5 stelle. C’è uno schieramento che ha perso le elezioni ed è il PD. Questo può significare solo che il popolo vuole un cambiamento, vuole discontinuità col passato.
La cosa più ragionevole a questo punto è una coalizione costituita dall’unione del centro-destra col movimento 5 stelle.
Ma si registra una certo disappunto da parte del movimento 5 stelle a coalizzarsi con FI e, d’altro canto, si riscontra un certo disappunto da parte di FI a coalizzarsi col movimento 5 stelle.
Il primo passo a questo punto dovrebbe essere compiuto da FI per evitare di congelare il cambiamento che mai più di ora si sta rendendo possibile.
FI quindi non dovrebbe gelare il cambiamento, dovrebbe assecondarlo anche cominciando a cambiare se stessa se necessario. Infatti se FI rimane quella che è non è utile al cambiamento costruttivo dell’Ue. E che della necessità di un cambiamento costruttivo nell’Ue ci sia bisogno, sono in molti ad essersene accorti finalmente. Così com’è oggi, FI non potrebbe cambiare una virgola poiché manterrebbe lo statu quo.
Prova ne sia il fatto che FI ha approvato il pareggio di bilancio in Costituzione, il trattato (e fondo) ESM, (leggi pure “fondo strappa sovranità” o “fondo salva banche”), il Fiscal compact, ha votato in parlamento europeo per impedire alla Corte di Giustizia Europea di valutare il CETA e via discorrendo. Insomma FI sembra proprio una formazione politica che vive sul dogma che questa Ue sia perfetta così com’è (e che quindi non sia perfettibile) tale per cui ci si può solo piegare ai diktat che da essa provengono anche quando piegarvisi significa mettere in ginocchio una intera economia nazionale e distruggere lo stato sociale. Questo spiega in parte anche il ridimensionamento dei suoi voti. A parole FI si dichiara per il cambiamento in Ue, alla prova dei fatti, approva sempre quello che l’Ue impone, senza mai tentare di opporsi o di proporre una soluzione alternativa. Spiace dirlo ma così com’è FI non è di alcuna utilità al centro-destra né all’evoluzione dell’Ue. FI sembra anzi incarnare il vecchio centro-destra un po’ classista, un po’ globalista, un po’ pro-multinazionali, quel centro-destra che crede che il privato sia l’unica cosa bella e che ciò che è pubblico (e per questa sola ragione) sia brutto e cattivo a prescindere, quel tipo di centro-destra che fomenta il mantra “privato bello, pubblico brutto” appunto, quello che dice che dobbiamo privatizzare per diminuire il debito pubblico e via discorrendo.
Tutti quei difetti di cui la lega si è emendata (ragione per cui cresce assorbendo anche dal bacino di FI) in FI sembrano rimasti come zavorre inamovibili.
Ma cambiare è possibile e quindi, non mettiamo limiti alla provvidenza e speriamo che all’interno di FI si apra una stagione di riflessione e di evoluzione che la porti semplicemente a comprendere che l’Ue è perfettibile e che lei, FI, può contribuire al suo perfezionamento se solo si convince che questo cambiamento è, non solo possibile, ma addirittura auspicabile per tutti!
Riassumendo: è giusto che il centro destra si presenti unito alle consultazioni, ma se FI insiste nel porre veti ad accordi col movimento 5 stelle, si pone fuori da se stessa dal cambiamento, dall’ipotesi di governo.
E per la Lega rimanere ancorata ad una forza che, contrariamente ad ogni ragionevole auspicio, con la sua zavorra impedisce il cambiamento positivo del Paese e dell’Ue, non è una cosa positiva, non è certo il favore più grande che può fare al proprio elettorato e temo quindi che se ne dovranno trarre le debite conclusioni. Se FI ha difficoltà a trattare con i 5 stelle, faccia pure, ma se mette se stessa fuori da un’ipotesi di governo non può pensare di poter trascinare tutti dietro di sé. A questo punto quindi se FI non cambia atteggiamento, non si modernizza, non si apre al nuovo che avanza, impedendo accordi auspicabili, diviene anche giusto, se non doveroso, svincolarsi da una simile zavorra.
Il popolo vuole un cambiamento, è questo che ha chiesto! Un governo come vuole il popolo è possibile, è possibile adesso, senza bisogno di altre elezioni!
Si cerchi di leggere con attenzione ciò che il popolo chiede!!

domenica 1 aprile 2018

Riflessioni nel giorno di Pasqua

Dopo il voto italiano del 4 marzo molti in Ue si affrettano a rilasciare dichiarazioni e dicono di aspettarsi qualcosa dall’Italia; c’è chi dice di aspettarsi responsabilità, chi dice di aspettarsi una prova di realismo, ecc.
Ecco a mio giudizio quello che l’Ue dovrà aspettarsi dall’Italia:
che gli italiani comincino a prendere coscienza del fatto che l’Italia non è una Repubblica fondata sul taglio dei salari o delle pensioni, la cui sovranità appartiene alla BCE o al FMI ma una Repubblica fondata sul lavoro la cui sovranità appartiene al popolo, e che essa riaffermi solennemente la sua determinazione inflessibile a rispettare la sua propria Costituzione, la Costituzione della Repubblica Italiana, che è una Costituzione di una Repubblica sovrana!!!

In questo giorno di Pasqua in cui Cristo risorge non saremmo scontenti di apprendere che Egli benedice anche il risorgere di una Nazione, l'Italia.
Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso (dal Salmo 118(117)).

E se queste riflessioni e queste speranze troveranno grazia  agli occhi del Signore, rallegriamoci ed esultiamo!


Buona Pasqua di Resurrezione a tutti!!!


giovedì 22 marzo 2018

Troika, in Italia non sei la benvenuta!!!


Ecco la riforma delle pensioni che il FMI suggerisce al futuro governo.
* via 13ma e 14ma;
* ricalcolo col contributivo delle attuali pensioni;
*abbassare contribuzione a carico dei datori di lavoro.
Quello del FMI sembra a tutti gli effetti un cd. “consiglio senza coda”, cioè un consiglio dato a beneficio del consigliere e non a beneficio del consigliato.
Vorremmo far notare al FMI che questo tipo di richieste se accolte deprimerebbero la domanda interna (quella che Monti si è tanto vantato di avere già distrutto nel nostro Paese) e ciò porterebbe come conseguenza a deprimere l’offerta e quindi la produzione. Ciò produrrebbe licenziamenti e quindi disoccupazione e uno stato generale di crisi, se non di vera e propria recessione. Le conseguenze della crisi, non ancora superata, cui devono sommarsi le conseguenze dell’austerità, vedrebbero così sommarvisi la riduzione del potere d’acquisto di una categoria importante di cittadini e tenderebbero ad un aggravarsi complessivo della situazione. Ma il FMI non le conosce le basi dell’economia? Perché delle due l’una: o il FMI è incopetente oppure, se è competente nel suo operato e nei suoi suggerimenti c’è del dolo. Il consiglio così fraterno (scusate l’ironia) che il FMI a propinato al futuro nuovo Governo, produrrebbe se applicato soltanto disagi sociali i quali, vorremo fare notare ancora, innescherebbero un circolo vizioso di cui non si intuisce la fine. Da un simile risultato uno Stato potrebbe essere messo in ginocchio (forse dovremmo dire MESso in ginocchio) e ciò potrebbe portare anche alla scelta estrema del prestito da richiedere al MES (o ESM), che il MES spera sempre venga richiesto, col quale gli organismi democraticamente eletti di uno Stato verrebbero esautorati e sostituiti dal MES stesso.
Vorremmo fare ancora notare al FMI che il MES è la Troika stessa e che la Troika è costituita da Commissione europea, BCE e (guarda guarda!) anche dal FMI!
In altri termini, ripetiamo, i consigli del FMI ci sembrano “consigli senza coda”, cioè consigli dati a beneficio di se stessi (del consigliere) e non del consigliato come si evince dal fatto che, se fossero applicati, porterebbero il FMI stesso (come componente della Troika) a governare uno Stato al posto degli organismi democraticamente eletti (e perciò legittimati a farlo, a differenza del FMI), cioè ad esautorare gli organismi legittimamente preposti per governarlo  in barba alla volontà popolare e alla Costituzione della Repubblica.
Il FMI suggerisce quindi quelle strategie in definitiva per rafforzare se stesso, per il bene di se stesso (non certo per il nostro), per divenire il sostituto del Governo dello Stato cui elargisce i propri suggerimenti.
Quindi…NO, grazie!


giovedì 1 marzo 2018

Considerazioni elettorali 3

Voteremo quindi con la Vlad Tepes (leggi Vlad Zepesc), più nota come Rosatellum, la legge elettorale voluta per vampirizzare i piccoli partiti. Il PD chiede al proprio elettorato di avallare una simile scelta chiedendo voti.
Ora dove sta il fascismo visto e considerato che di recente se ne parla molto? Dove lo si deve cercare? Sappiate che se avallerete coi fatti una legge che vi impedisce di scegliere con le preferenze il vostro candidato premiando chi l’ha voluta, se avallerete una legge che deprime i vostri diritti le forze che un tempo furono alla scaturigine del fascismo e del nazismo e ne costituirono la struttura intima fondamentale, sono già pronte a recepire questa informazione e a trarne le conseguenze, cioè a togliervi quei diritti e altri ancora. Non aspettano altro che di sentirvelo dire. Ecco perché non è opportuno avallare un operato di un partito che ha voluto una legge elettorale per l’ennesima volta in odore di incostituzionalità. Se vogliamo evitare che in futuro si ripeta una situazione del genere dobbiamo imporci di non premiare chi l’ha voluta.
Per i delusi del PD si aprono a sinistra scenari interessanti che potrebbero interessare l’elettorato. Da Liberi e Uguali a Potere al Popolo, a Ingroia, a Rizzo.
Per quanto riguarda il centrodestra è dato per favorito. Ma non è chiaro se si arriverà alla maggioranza assoluta. In questo caso purtroppo realisticamente dobbiamo pensare all’ipotesi "ribaltone" o "inciucio". Al quale starebbero lavorando, si dice (al di là delle dichiarazioni obbligate) Forza Italia, il PD, + Europa, Insieme ecc.
Vorrei esprimere la mia opinione in proposito. Questo dell’inciucio è lo scenario meno auspicabile per il cambiamento nel Paese. Semplicemente tutto rimarrebbe così com’è. Occorre quindi essere previdenti e togliere alla radice il rischio di un simile ribaltone. C’è un solo modo per evitare che ciò possa attuarsi, ed è che la Lega sia davanti a Forza Italia nella coalizione di centro destra. Con il Movimento 5 stelle prima forza politica del Paese e la Lega davanti nel centro-destra ciò sarebbe matematicamente impossibile. Così auspico che appunto la Lega possa trovarsi davanti a Forza Italia che è un partito estremamente adiacente, quest'ultimo, a tutto ciò che le istituzioni europee impongono con i propri diktat. Non posso dimenticare tanto facilmente che i parlamentari europei di Forza Italia hanno votato per impedire alla Corte di Giustizia Europea di appurare se il trattato CETA non leda per caso i principii costitutivi dell’Ue. Perché impedirglielo?  In poche parole se Forza Italia si troverà davanti alla Lega sarà CETA! Un altro punto estremamente negativo per l'Italia, proposto da Forza Italia è la riproposizione delle privatizzazioni per tamponare il debito pubblico. Ripeto qui, che non sono le privatizzazioni ad essere funzionali all'abbattimento del debito pubblico, ma che è il debito pubblico che è funzionale alle privatizzazioni, ragion per cui chi propone una simile soluzione (si fa per dire) non sarà mai interessato ad abbassare il debito, altrimenti che scusa adottare per privatizzare? Vorrei ricordare che questa tesi è stata alla scaturigine della deindustrializzazione del nostro Paese.
Invece credo che sia arrivato il momento di farsi sentire, di ritrovare un po’ di orgoglio nazionale per essere capaci di rigettare politiche, trattati di libero scambio sfavorevoli, trattati che non solo non ci favoriscono ma che addirittura ci danneggiano. Pensiamoci bene quindi prima di votare FI.
Se Forza Italia sarà davanti si parlerà di Esercito comune di Superministri e Superministeri e via discorrendo con tutto ciò che questo comporterà, come per esempio la fagocitosi delle industrie militari italiane da parte della Francia. Questo in un momento in cui si devono necessariamente ridiscutere i Trattati europei che sono cresciuti senza considerare l’armonizzazione con la Costituzione Italiana, per cui ecco che si cerca di cambiare la Costituzione per assoggettarla all’Ue piuttosto che fare il contrario¸ per cui serve una dichiarazione di supremazia della Costituzione italiana sui Trattati europei.
E’ arrivato il momento di proporre i NO che fanno crescere.
Ma se FI sarà davanti ciò non sarà possibile. Per cui elettore, se sei indeciso ma vorresti votare il centro-destra ricordati di preferire la Lega o Fratelli d’Italia a Forza Italia.


martedì 27 febbraio 2018

Considerazioni elettorali 2

Queste elezioni sono caratterizzate da una legge elettorale IMMORALE (così la definisce Ainis, per esempio) e in odore di incostituzionalità.
Questa legge elettorale è stata voluta dal PD. Tutti sanno che il Rosatellum (da Rosato, PD) è una legge elettorale senza preferenze che non ti consente di scegliere il tuo candidato. Tutto questo nonostante la sentenza n.1 del 2014 della Consulta che annoverava tra le ragioni di incostituzionalità del Porcellum,  tra le altre cose, l'assenza di preferenze. Ma in quest'ultima legge elettorale, addirittura se le liste non raggiungono il 3 % i voti presi dalla lista vanno al partito di maggioranza della coalizione.
Lo vedo e ne discuto tutti i giorni perché si dà il caso che mia madre sia candidata deputata nelle fila di Lista Insieme (PSI, Verdi, Sant’Agata) nella coalizione di centro-sinistra. Io non la voterò naturalmente. Ora, se la sua lista non raggiunge il 3 %  e si ferma, mettiamo, al 2,9 %, questo 2,9 % va a infoltire il PD e tu rischi di votare uno ed eleggere un altro. Rischi cioè di votare una lista perché magari ti piace una persona di quella lista, ma il tuo voto va ad eleggere un’altra persona di un altro partito, uno che nemmeno conosci e che magari (se lo conoscessi) non vorresti mai votare in vita tua e anzi, magari vorresti proprio che non potesse mettere mai piede in Parlamento. Ecco, a chi ti fa una simile porcata, a chi ti toglie il diritto di scegliere il tuo candidato è arrivato il momento di dire BASTA! Se voti un partito che ti toglie questo diritto sancito dalla Costituzione gli stai dicendo che sta facendo bene, stai avallando il suo operato e stai gridando al mondo che è giusto per te che ti vengano tolti diritti fondamentali. E non, solo stai anche gridando al mondo che per te è giusto che un partito tolga quel diritto anche ai tuoi concittadini. Quindi, se sei autolesionista e vuoi avallare un simile operato, per me sbagli (e vorrei dissuaderti), perché ti fai del male ma chi può impedirtelo? Però pensa anche che nello stesso tempo stai facendo del male a tutti i tuoi concittadini la cui Costituzione assegna la facoltà di scegliere il proprio candidato. Il nostro senso civico deve farci dire NO ad una simile proposta di legge elettorale, e c'è solo un modo di farlo ed è quello di imporsi per dovere civico di non votare chi l'ha proposta. Il Segretario del PD dice a parole di rispettare gli elettori ma nei fatti concreti dimostra di non permettergli di scegliere, attraverso le preferenze il proprio candidato. Se questo è rispetto!
Per cui dobbiamo acquisire la consapevolezza che possiamo fare molto per cambiare questo modo di fare lesivo della dignità di ogni cittadino. Possiamo per esempio dimostrare il nostro dissenso nei confronti di chi ha voluto e proposto questa indegna legge elettorale, ribadisco, rifiutandoci per responsabilità democratica istituzionale, per amore del diritto, della Costituzione, per dimostrare di non voler essere presi in giro, rifiutandoci dicevamo di votare chi ha voluto questo obbrobrio di legge elettorale. 
Anche per questo quindi, non votare PD!
Il mio grazie, se non lo farai!!!


lunedì 26 febbraio 2018

Considerazioni elettorali

In campagna elettorale si continuano a divulgare false categorie interpretative. Tanto siamo così capaci di comprenderci a vicenda che vale la pena introdurre queste false categorie interpretative, tanto per rendere meno intellegibili i propri discorsi e quelli degli altri, altrimenti che gusto c’è? Scusate l’ironia. Sono soprattutto i sedicenti europeisti a disseminare ogni spazio mediatico del termine “antieuropeisti”, “antieurpei” e via discorrendo. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di pure e semplici falsità.
Si confonde molto volentieri per esempio l’appartenenza all’eurozona (zona che usa l’euro come valuta) con l’appartenenza alla Unione europea, che sono due cose molto diverse. Ed è difficile pensare che dietro l’uso di queste false categorie non ci sia disonestà intellettuale o tattica politica volta alla disinformazione allo scopo di delegittimare l’avversario politico, confondere le acque e veicolare timori irrazionali ventilando chissà quale ipotetico scenario futuro catastrofista. E' difficile pensare che chi le usa non conosca queste differenze.
Chi è per l’uscita dall’Unione europea lo dichiara apertamente, senza nascondersi dietro un dito, ne fa una bandiera, vedi Rizzo per esempio. Quindi la categoria degli antieuropeisti esiste ma non è così diffusa come i sedicenti europeisti, che l’affibbiano a tutti coloro che non si piegano supinamente ai diktat europei, vorrebbero lasciare intendere.
Quando si rinuncerà a questi espedienti disinformativi di basso lignaggio avremo fatto un passo avanti nella reciproca comprensione. E la reciproca comprensione è una conditio sine qua non per costruire il futuro.


giovedì 8 febbraio 2018

Da Ansaldo Breda a Italo: dov'è la visione industriale dell'Italia?

Paolo Maddalena, noto giurista e magistrato, già giudice costituzionale, commenta così la vicenda di Italo venduto agli americani di GIP: “Mentre l'Inghilterra rinazionalizza le linee ferroviarie Italo cede agli stranieri le linee ferroviarie italiane a lui svendute. Perdiamo così altre fonti di ricchezza nazionale. Il popolo, ignaro, resta indifferente.
È possibile un rinsavimento, o siamo rimbecilliti?”
Questo di Maddalena è uno sfogo comprensibile. Chi dobbiamo ringraziare? Verrebbe da rispondere intanto, che dobbiamo ringraziare chi ha venduto. Tuttavia è anche bene precisare che Italo NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) è un'impresa ferroviaria privata che, se non erro, nasce come tale, cioè come privata fin dalle prime battute. Non si tratterebbe in questo caso di una privatizzazione di un comparto pubblico delle ferrovie che poi viene ceduto in mani straniere in vista di lauti guadagni. Quindi in realtà non si tratterebbe dell’ennesimo esempio di ciò che significa privatizzare in Italia. E' un caso un po' diverso. Certo è che in Italia i casi di privatizzazioni che gradualmente si trasformano in colonizzazioni ci sono, vedi TIM Telecom. In questi casi di chi è la responsabilità? Intanto possiamo dire che siamo stati cresciuti succubi di un mantra, quello che dice: “Stato cattivo, privato buono”. Ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Niente di più lontano dal vero, naturalmente, ma il mantra ripetuto ossessivamente ha fatto proseliti e annebbiato la lucidità di pensiero di molti. Quindi, in questi casi la responsabilità è anche di chi diffonde simili teorie.  Per tornare alla vicenda Italo NTV, anche se si tratta di un caso diverso, rimane il rammarico per non aver trovato un compratore italiano che potesse far sì, acquisendolo, di redistribuire sul territorio italiano i proventi della società. Così invece i proventi prenderanno il largo e arriveranno dall’altra parte dell’oceano. E' una mancata fonte di ricchezza per il Paese. Italo nasceva all'insegna dell'italianità, già nel nome, ma a ben guardare gli AGV 575 e gli ETR 675 (i treni) sono della Alstom che è francese e quindi al di là del nome la de-italianizzazione in vero era già cominciata anni addietro.
Possiamo quindi dire che lo sfogo di Maddalena è comprensibile anche perché è un grido contro l'incapacità degli italiani di fare sistema e di organizzarsi in vista di un interesse collettivo, per il bene della società italiano in generale. L'unica consolazione dell'operazione dipende forse dal fatto che potrebbe innescarsi una concorrenza che potrebbe portare al ribasso il prezzo dei biglietti ferroviari. Speriamo, ma sarà così? Vedremo... Quindi non so neanche come prendere il commento del Presidente di Confindustria, secondo il quale questa operazione è il sintomo dell’interesse a investire nel nostro Paese.
Può darsi ma a volte verrebbe da pensare che se questi sono gli investimenti è molto meglio farne a meno. Infatti un investimento dovrebbe costituire un guadagno per il Paese in cui si investe (non un guadagno per pochi, ma per il Paese), per essere definito realmente tale. Quando un “investimento” determina una perdita di ricchezza reale e potenziale, non vedo che cosa possa definirlo tale. Purtroppo gli effetti negativi del mantra di cui sopra sono ancora diffusi nel nostro Paese e non sarà facile riuscire a mitigarne gli effetti negativi. Ma ci dobbiamo provare! E un dovere!
I privati pensano al proprio tornaconto personale, spesso non c’è visione sociale in loro, ma si da per scontato che la somma di più egoismi e di più interessi complementari o contrapposti determini poi il riequilibrarsi della situazione verso il bene collettivo, spontaneamente. Quindi vi sarebbe un automatico socializzarsi della situazione e non è richiesto agli stessi privati di farsi carico di una visione sociale. Ognuno deve fare il proprio mestiere, si dice, quello che si sa fare meglio. Ma anche qui sarebbe interessante verificare di continuo la veridicità di questa teoria perché talvolta (e particolarmente nelle famose privatizzazioni di comparti dello Stato) qualche dubbio al riguardo capita di farselo venire. In ogni caso, in generale (anche a livello globale) è difficile non rendersi conto che un ruolo importante nel determinare una pessima redistribuzione delle ricchezze, spetti all'avidità, di denaro e di potere (e spesso le due cose coincidono).Quando una società nasce come privata, come nel caso di Italo, è comprensibile che a un certo punto si sia tentati di trarre il massimo profitto anche vendendo. Può rimanere il rammarico per la perdita della redistribuzione dei profitti sul territorio, questo sì, ma in generale non possiamo stracciarci le vesti, perché è abbastanza naturale. Ma quando il profitto per pochi privati è determinato dalla vendita (spesso svendita) di interi comparti dello Stato ciò è meno tollerabile. Purtroppo è impossibile non pensare per associazione, all’altra vicenda ferroviaria del nostro Paese, cioè alla svendita di Ansaldo Breda, ceduta dal Governo Renzi ai giapponesi. Ma che tipo di visione industriale ha la nostra classe politica per il nostro Paese? Stando ai dati, la nostra classe politica non ha alcuna visione industriale per il nostro Paese, motivo in più per cambiarla, questa classe politica. Ma per non farsi cambiare questa classe politica fa di tutto. Per esempio forgia leggi elettorali che impediscono ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti come per esempio il Rosatellum che prende il nome da Rosato (PD), per questo eletto da Renzi (PD) “uomo dell’anno” sul treno (n.b.: treno!) destinazione Italia. Ma quale insegnamento viene impartito ai cittadini italiani se un politico che fa una legge elettorale che un costituzionalista come Ainis dichiare “immorale”(una legge che non permette agli stessi cittadini di scegliere i propri rappresentanti), viene eletto “uomo dell’anno” da un altro politico che è stato da poco Primo ministro? Quale insegnamente deve trarne il popolo? Qual è l'esempio che viene dato dal Primo ministro?
La politica purtroppo sembra dormire sonni profondi, anch’essa subissata da nozioni come quella di cui sopra, "Stato cattivo, privato buono!" o dal timore indotto da nozioni come quelle di "aiuto di Stato".  Ma senza Stato non c'è Stato e uno Stato ha il diritto di difendersi. Purtroppo non viene mai sottolineato abbastanza come uno dei fattori che più impediscono ad un Stato di avere un consolidamento industriale sia costituito dall'avidità di pochi. Sì, è l'avidità uno dei fattori più significativi nel determinare una pessima redistribuzione della ricchezza e uno dei fattori che giocano un ruolo da protagonisti a livello planetario nel determinare le disuguaglianze. Quando avremo combattuto a dovere l'avidità avremo vinto una battaglia importante e la vittoria di questa battaglia implicherà anche una migliore redistribuzione della ricchezza e una migliore gestione delle risorse di un Paese. Quando rivaluteremo il ruolo industriale dello Stato? Invece…pubblico cattivo, privato buono…e gli effetti non tardano a farsi sentire.
Invece in Inghilterra la musica è diversa e Maddalena fa bene a ricordarcelo poiché è bene vedere la distanza che intercorre tra un popolo, quello inglese, che sa sentirsi tale e un altro popolo quello italiano, che non sa comprendere ciò che gli sta accadendo intorno e che forse continua a ripetersi nella mente ciò che gli è stato artatamente inculcato: pubblico cattivo, privato buono…pubblico cattivo, privato buono…pubblico cattivo, privato buono… La realtà è che il privato talvolta può essere cattivo, talaltra buono e il pubblico, parimenti, talvolta può essere buono, talaltra cattivo.


Per riequilibrare gli effetti devastanti del mantra di cui sopra dobbiamo aiutarci diffondendone uno nuovo: privatizzazioni = avidità al potere, nazionalizzazione = utilità sociale al potere!!!

 
 


martedì 30 gennaio 2018

Elettrovoto e Democrazia

La notizia del via libera al cambiamento dello statuto di Roma Capitale, da parte della giunta Raggi, con l’introduzione della sperimentazione del voto elettronico, ripropone di nuovo questo argomento agli onori della cronaca.
Due premesse. La prima è che in linea generale il cambiamento dello statuto di Roma Capitale mi vede abbastanza concorde tranne che per alcune cose tra le quali si pone questo specifico punto, il voto elettronico.
La seconda mi permette di specificare e chiarire fin da subito che sono sempre fedele alla linea: NO all’elettrovoto o voto elettronico, falso mito di progresso!

Società 2.0, innovazione, digitalizzazione, saranno queste le espressioni, questi i termini con i quali catturare mediaticamente l’attenzione dei più ingenui, insieme naturalmente a tante altre belle frasi, e illuderli di farli entrare in un era più democratica, più moderna, proprio mentre i sistemi opachi (ma permeabili, bada bene, da terze parti tecnologicamente istruite) della digitalizzazione, rischiano di poterla compromettere esattamente col voto elettronico.
Intendiamoci, se si tratta di votare elettronicamente per il vincitore di San Remo, e lo dico con tutto il rispetto per San Remo, sono d’accordo anch’io! Ma se si tratta di politica, di diritti fondamentali, di elezioni, di rappresentanti del popolo, in questi casi, bè… no, sono totalmente contrario.
Ma prima di continuare vorrei citare un personaggio, noto come Gurdjieff. Egli diceva ai suoi allievi nella Russia del 1916, in piena prima guerra mondiale: “[…] la gente crede nel progresso e nella cultura. Ma non vi è nessun progresso di nessun genere. Ogni cosa è esattamente com’era migliaia e decine di migliaia di anni fa. La forma esteriore cambia. L’essenza non cambia”. E a proposito dell’uomo poi: “ L’uomo resta esattamente lo stesso. Le persone colte e civilizzate vivono con gli stessi interessi dei selvaggi più ignoranti. La civiltà moderna è basata sulla violenza, la schiavitù e le belle frasi; ma tutte le belle frasi sulla civiltà ed il progresso non sono che parole”. (Gurdjieff)
Ecco, come premessa a tutto il resto vorrei mettere queste opinioni di Gurdjieff. Cerchiamo di tenerle presenti e proseguiamo.

Per tornare quindi più esattamente all’elettrovoto, i problemi a detta di molti, sorgono proprio nel momento in cui si entra nella disciplina politica (e meno male, mi verrebbe da dire!). Possono essere vari i sistemi di voto elettronico, da quelli con le schede perforate a quello coadiuvato dalla rete, dall'uso di PC e programmi gestionali per memorizzare ed effettuare il conteggio delle preferenze espresse dagli elettori. Eppure (io dico: per fortuna!) pare che questi sistemi fatichino ad affermarsi proprio perché permangono alcuni timori, sulla correttezza, sulla trasparenza della procedura di voto e soprattutto su quello che viene visto come il delicato aspetto legato alla riservatezza. 
L’approccio con il voto digitale sia negli USA sia in Europa non è stato dei più semplici benché negli USA si sia poi affermato (in Europa meno). Sull’argomento si sono scatenati diversi dibattiti dalle molte sfaccettature, e sfumature. Essi vertono principalmente sull’effettiva valenza di tali sistemi, del metodo di calcolo utilizzato, degli errori degli elettori, dei possibili malfunzionamenti del programma o della macchina informatica, o delle schede ecc. ma anche sulla possibilità di manomissioni da parte di terze parti, cioè di pirati informatici. Tra gli episodi che hanno smosso maggiormente la sensibilità pubblica in tema di elezioni vi è probabilmente l’episodio accaduto durante le elezioni presidenziali del 2000 in Florida quando le schede perforate riportarono un errore, episodio di cui riparleremo tra un attimo.
Come apprendo da un articolo in rete (DDay.it) In Europa la Germania e la Norvegia sono i Paesi più diffidenti rispetto al sistema elettronico di voto. Dopo un periodo sperimentale iniziato nel 2003 Il Ministero degli Enti Locali e dello Sviluppo Regionale norvegese ha deciso nel 2014 di interrompere ogni forma di elettrovoto. Ciò sembra sia dovuto all’impossibilità di trovare d’accordo le varie componenti parlamentari sulla sicurezza del sistema nonostante le continue discussioni. Secondo molti parlamentari non si sarebbe potuta garantire la sicurezza del sistema e particolarmente una precisa autenticazione dei voti e così si è tornati al sistema tradizionale.
Non facciamoci illudere né imbambolare troppo facilmente quindi dal dolce suono (quasi di flauto magico) di espressioni come società 2.0, svolta digitale, progresso tecnologico e via discorrendo. In questa vicenda all’avanguardia non ci sono i sistemi 2.0, al contrario si situa un’altra cosa, una Nazione: la Germania. La Germania sì (oggi alle prese con gli scandali delle sperimentazioni sui diesel, ma che c’entra?), la prima Nazione in cui su tale questione si è espressa la Corte Costituzionale che, commisurandosi con la propria Costituzione, ne ha dichiarato l’incostituzionalità!
Avete capito bene: in Germania il voto elettronico è INCOSTITUZIONALE! Punto.
Nel 2009 infatti essa ha stabilito che il voto digitale fosse incompatibile con una procedura corretta nello svolgimento delle elezioni! N.b. INCOMPATIBILE! Negli anni precedenti lo Stato tedesco aveva sperimentato la validità di simili procedure elettroniche di voto e si erano scatenate (i tedeschi sanno mostrarsi svegli!!!) una serie di preoccupazioni nei cittadini circa il funzionamento e l’affidabilità dei programma gestionali. La Corte ha tagliato la testa al toro con una sentenza storica, avanguardistica.
Per uno come me che vede nel rispetto e nell’applicazione della Costituzione Italiana il fulcro del funzionamento di una Nazione, sarebbe triste apprendere che in Italia possa scaturire, da un’eventuale ricorso alla Consulta, una sentenza non in linea con quella tedesca! Comincerei a pensare che la Costituzione Tedesca sia migliore di quella italiana.
Come si può capire sono molti e seri i dubbi espressi al riguardo di tali sistemi elettronici di voto e sarebbe interessante entrare nel tecnico. Non è questa l’occasione però.
Ricordiamoci in ogni caso che le criticità sono tali e tante che il principio di prudenza e di precauzione dovrebbero pur giocare un qualche importante  ruolo sulla questione.


E, già che siamo ad incitare al ricordo,  tra le cose da ricordare c'è n'è da indicare una curiosa! Ricorda! Uno schermo ti può spiare! Così, nella cabina con schermo tattile, ultra-elettronica, si potrà inficiare il vecchio detto democristiano: ricordati che Dio ti vede, Stalin no! Infatti oltre a Dio anche altri potrebbero vederti e potrebbero essere piuttosto contrariati se non voti ciò che essi si aspettano!
Insomma è evidente che di carne al fuoco se ne può mettere tanta sull’argomento, è evidente che vi è chi è favorevole e chi è contrario, come in tutte le cose. In ogni caso discuterne fa sempre bene. Discutiamone quindi, almeno prima di mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto (e prima di metterli di fronte a risultati elettorali già stabiliti dai sistemi informatici!).
Tra coloro che sono favorevoli a questi sistemi elettronici di voto si sprecano le sottolineature di arretratezza che una Nazione la quale decidesse di non adottarle, susciterebbe nei più aggiornati cittadini magari statunitensi o più particolarmente della Florida. Peccato però che proprio in Florida (e così mi riaggancio a quanto ricordato più sopra) alcuni disguidi del sistema elettronico di voto sembrano aver favorito l’elezione di Busch al posto di Al Gore. Del resto sappiamo tutti che l’elezione di un Presidente democratico e filoambientalista (il secondo), rispetto ad uno repubblicano e guerrafondaio (il primo), non fa differenza sullo scacchiere internazionale, giusto? (scusate l’ironia)!


In Italia coloro che si occupavano dell’argomento "elettrovoto" prima del referendum costituzionale e che erano (legittimamente, per carità!) evidentemente favorevoli ad esso, nel cercare di fare perno sull’argomento “arretratezza” potevano però spingersi a dire cose abbastanza superficiali del tipo che Il 4 dicembre andremo a votare con carta e matita (sai che scandalo! ndr) proprio come nel secolo scorso (sai che gigantesco scandalo ancora! ndr). Che la modernità consista nell'emendarsi dal rischio di entrare in contatto con carta e matita sembra piuttosto sciocco.
Ora, il 4 dicembre è passato e vorrei aggiungere che in quella data non solo abbiamo votato come nel secolo scorso ma abbiamo fatto tante altre cose come le facevamo nel secolo scorso (e nessuno ha gridato allo scandalo), cioè abbiamo mangiato (almeno i più fortunati di noi) e abbiamo bevuto, proprio come nel secolo scorso! Ma che dico, come nel secolo scorso? Di più, proprio come 10 000, 100 000 e un milione di anni fa quando “c’era chi parlava al cielo ed alle stelle” (ricordate la sigla di Ryu?). Cose che facciamo oggi e che facevamo in quel lontano passato, identiche, in un mondo materialmente ed esteriormente molto diverso, questo sì, ma nella sua essenza NO.
Ricordate Gurdijef?


A proposito di 4 dicembre, io il 4 dicembre ho votato NO! E dirò NO anche e sempre ad ogni proposta di voto elettronico, così come cercherò di dire sempre NO ad ogni falso mito di progresso. Perché la Democrazia è importante, e la Democrazia è proporzione (il maggiore e il minore non li determini senza una proporzione). E in Grecia proporzione si diceva e si dice “analogia”. Analogia quindi, o meglio, analogico, e non digitale!!!


martedì 16 gennaio 2018

Troika = ESM = FME

Se il FME (Fondo Monetario Europeo) è l’evoluzione dell’ESM (Meccanismo di Stabilità Europeo, ma si può anche leggere, più realisticamente, come Fondo strappa sovranità!)  probabilmente è una istituzione che agisce al di fuori del diritto comunitario poiché l’ESM agisce al di fuori di tale diritto.
Non si sottolinea mai abbastanza in generale, come L’ESM e le sue possibili evoluzioni rappresentino il fallimento personificato della Democrazia e del diritto di voto in Ue, incidendo negativamente sul rapporto di rappresentanza tra cittadini e istituzioni sia a livello nazionale sia a livello europeo. Infatti tali organismi tendono a sostituirsi agli organismi democraticamente eletti, per governare al loro posto pur non essendo l’ESM e il FME elettivi.
Avviene proprio questo, che un organismo non eletto dal popolo si sostituisce nel governo di una Nazione ad organismi democraticamente eletti. E’ tollerabile un simile schiaffo alla Democrazia in una Ue che si dichiara (erroneamente a quanto pare) democratica e ispirata allo stato di diritto? C’è una sola risposta possibile, NO!
C'è poi bisogno di sottolineare anche il fatto che la presenza di questi organismi (Troika, ESM, FME) introduca in Ue un grandissimo e potenzialmente devastante conflitto d'interessi. Infatti organismi che sussistono per prestare soldi in cambio di un programma d'intervento e sostituirsi così a governi democraticamente eletti, scalpitano per entrare in azione e, visto che essi entrano in azione se un Paese va in crisi, rischiano di vedere con una certa simpatia l'entrata in crisi di un Paese. Come biasimare chi arrivasse a sospettare che sotto sotto, magari in sinergia con la BCE e il suo potere di ricatto, non si disponga di fare in modo che un Paese ci vada in crisi? l'Europa deve essere onesta e deve anche sembrarlo, non dovrebbe immettere nel proprio sistema un meccanismo anche minimamente sospettabile di agire in questo senso.
Ma perché non si sente mai parlare di questi temi? E' un mistero! Oltre a non sentirne parlare,cosa che impedisce l’emancipazione dei cittadini italiani e europei, l’Ue fa ancora orecchie da mercante e fa finta di non sentire le critiche costruttive di chi da anni, e son in molti, indica quali sono le anomalie democratiche e rappresentative dell’Europa. Neanche la decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Ue è riuscita a sturare queste orecchie. Eppure si sarebbe potuta evitare la Brexit se l’ascolto di certe voci avesse smosso certe coscienze europee ed europeiste. Così non è stato e una Nazione ci ha salutato, e adesso si persiste nell’errore, si continua a non ascoltare, a non vedere, a girare la testa dall’altra parte.
Per tornare all’ESM e al FME, se un Paese è in crisi, si dice, interviene l’ESM (cioè la Troika, che comprende le influenze del FMI) oppure interviene il FME (nuova veste per la quale sembra ci si sia emendati dall’influenza e dalla presenza del FMI, ma potrebbe all’atto pratico non essere così), che presta i soldi necessari per rimuovere la crisi.
Attenzione però, perché si tratta di un prestito vincolato ad un programma di interventi, per la serie: o fai così o non percepisci niente. E’ chiaro che un Paese che ha rinunciato alla sovranità monetaria si vedrà costretto ad accettare il programma, anche se si tratta di tagliare stipendi, servizi, svendere aziende pubbliche a privati e quant’altro ancora. Ed ecco quindi come avviene lo spodestamento degli organismi democraticamente eletti per governare che, da quel momento in poi, si vedono parcheggiati ed esautorati, svuotati di senso e di potere e sostituiti da funzionari mai visti né conosciuti né tantomeno votati.
Che cosa ha mai potuto dire il cittadino europeo su questi temi? Niente! Il cittadino in Europa è parcheggiato nell’angolo esattamente come i Governi che egli elegge ma che si vedono costretti a ricorrere alla Troika-ESM-FME e che quindi vengono spodestati.
Nell’evoluzione dell’Unione europea purtroppo si registra ancora, come al solito, il fatto che il cittadino comune non tocca palla. C’è un gravissimo problema democratico in Ue e prima o poi dovrà pur essere affrontato.
Potrebbe essere vista, nel frattempo, come un’azione di buon senso da parte delle istituzioni europee quella di sottoporre l’idea del FME al vaglio del popolo europeo.
Quindi, per il FME si proceda con un REFERENDUM!


lunedì 1 gennaio 2018

Settantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione


70 anni fa, il primo gennaio del 1948, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Negli ultimi tempi si affaccia sempre più spesso alla mente un pensiero generale: il mondo deve, e può, migliorare sotto molti aspetti. Per farlo ha bisogno di strumenti e fonti di ispirazione consoni allo scopo. La Costituzione della Repubblica Italiana può benissimo essere considerata uno di questi strumenti. Da qui un pensiero concomitante: abbiamo una Costituzione in grado di cambiare in meglio il mondo da un lato, e abbiamo un mondo che potrebbe cambiare in peggio la Costituzione.
Nasce quindi sempre più spesso anche una domanda: noi in questa dialettica da che parte stiamo?
Personalmente non ho dubbi, io sto dalla parte della Costituzione che può cambiare in meglio il mondo. Per questo diffido dei discorsi secondo i quali essa deve cambiare perché il modo è cambiato.
Troppo semplicistico! Prima di una simile affermazione sarebbe opportuno chiedersi se i cambiamenti del modo ci piacciono o meno. Ne potremmo trovare di buoni e di meno buoni o di pessimi. Non dico che la Costituzione non debba aggiornarsi (di fatto è stata aggiornata molte volte), dico che ogni cambiamento, che ogni aggiornamento, qualora avvenisse, debba essere compiuto con grande attenzione e delicatezza, con grande ponderazione, poiché ogni cambiamento porta con sé un rischio, esattamente quello di inficiare il potenziale stesso della nostra Costituzione, potenziale che si può esprimere anche nel cambiare il mondo in meglio, sotto molti punti di vista. 
L'ultima riforma costituzionale proposta aveva molti difetti, tra i quali proprio quello di ridurre drasticamente questo potenziale, quello di inficiare l'efficacia di questo strumento di potenziale cambiamento migliorativo del mondo. Per fortuna la riforma (che non a caso molti costituzionalisti e uomini di pensiero avevano chiamato "deforma") non è passata, grazie alla grande, storica vittoria del NO!
Ricordiamoci poi che la Costituzione non viaggia da sé ma che essa ha bisogno, come sosteneva Calamandrei, che vi si immetta costantemente benzina. Piuttosto che stravolgere una delle più belle costituzioni del mondo quindi, impegniamoci ad applicarla, impegniamoci ad immettervi benzina affinché essa possa esprimersi al meglio e contribuire così al cambiamento migliorativo del mondo.
Ecco il pensiero che si affaccia così spesso nella mia mente.

Buon 2018

Buon nuovo anno! In particolare a chi difende la Democrazia e la Costituzione (che compie oggi 70 anni) che è stata pensata come uno strumento utile a questo scopo, a difenderla.
E che questo nuovo anno possa portare una maggiore consapevolezza dell'importanza che Democrazia e Costituzione hanno (o dovrebbero avere) nella vita di ognuno di noi.

martedì 26 dicembre 2017

A un solo anno dal referendum costituzionale


Leggo su Twitter dal profilo di Giulia, una opinione di Oscar Giannino circa un articolo di Carlo Nordio uscito sul Messaggero:

La Costituzione ha 70 anni, votata il 22 dicembre 1947 alla Costituente. Il grande Carlo Nordio su #Messaggero: "Cambia il mondo, dovrebbe cambiare anche parte della Costituzione. A cominciare da art.1: invece che fondata sul lavoro bisognerebbe scrivere "fondata su libertà". "

Prima riflessione. Hai una Costituzione che può cambiare il mondo in meglio e un mondo che può cambiare una Costituzione in peggio. Tu che cosa scegli? Da che parte stai? Dimmi che scelta fai e ti dirò chi sei…
Vorrei poi cortesemente ricordare a Giannino e a Nordio che poco più di un anno è passato da quando il popolo sovrano di un’intera Nazione, l’Italia (meno male che la Costituzione lo definisce ancora ”sovrano”!), da quando questo popolo dicevamo ha votato, in occasione dell’ultimo referendum costituzionale. Non è un fatto passato in sordina.
E infine vorrei ricordare agli stessi Giannino e Nordio che la Costituzione è stata più volte cambiata e aggiornata nel corso della sua storia. Già ci aveva provato Renzi a fare passare la falsa narrazione di una Costituzione mai cambiata e aggiornata, ed ha perso il referendum. E ora a poco più di un anno di distanza si ripropone lo stesso motivetto, ci risiamo?
Comunque, per tagliare la testa al toro, di seguito sono riportati tutti i cambiamenti alla Costituzione.

Modificazioni introdotte con le leggi costituzionali 9 febbraio 1963, n. 2:
«Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione»
(G.U. n. 40 del 12 febbraio 1963); 27 dicembre 1963, n. 3: «Modificazioni
agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione
Molise» (G.U. n. 3 del 4 gennaio 1964); 22 novembre 1967, n. 2:
«Modificazione dell’articolo 135 della Costituzione e disposizioni sulla
Corte costituzionale» (G.U. n. 294 del 25 novembre 1967); 16 gennaio
1989, n. 1: «Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione
e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia
di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione»
(G.U. n. 13 del 17 gennaio 1989); 4 novembre 1991, n. 1: «Modifica dell’articolo
88, secondo comma, della Costituzione» (G.U. n. 262 dell’8 novembre
1991); 6 marzo 1992, n. 1: «Revisione dell’articolo 79 della Costituzione
in materia di concessione di amnistia e indulto» (G.U. n. 57
del 9 marzo 1992); 29 ottobre 1993, n. 3: «Modifica dell’articolo 68 della
Costituzione» (G.U. n. 256 del 30 ottobre 1993); 22 novembre 1999, n. 1:
«Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della
Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni» (G.U. n. 299
del 22 dicembre 1999); 23 novembre 1999, n. 2: «Inserimento dei princı`
pi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione» (G.U.
n. 300 del 23 dicembre 1999); 17 gennaio 2000, n. 1: «Modifica all’articolo
48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione
Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti
all’estero» (G.U. n. 15 del 20 gennaio 2000); 23 gennaio 2001,
n. 1: «Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il
numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero
» (G.U. n. 19 del 24 gennaio 2001); 18 ottobre 2001, n. 3: «Modifiche
al titolo V della parte seconda della Costituzione» (G.U. n. 248 del 24
ottobre 2001); 23 ottobre 2002, n. 1: «Legge costituzionale per la cessazione
degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione
transitoria e finale della Costituzione» (G.U. n. 252 del 26 ottobre 2002);
30 maggio 2003, n. 1: «Modifica dell’articolo 51 della Costituzione»
(G.U. n. 134 del 12 giugno 2003); 2 ottobre 2007, n. 1: «Modifica dell’articolo
27 della Costituzione, concernente l’abolizione della pena di
morte» (G.U. n. 236 del 10 ottobre 2007); 20 aprile 2012, n. 1: «Introduzione
del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale»
(G.U. n. 95 del 23 aprile 2012).
       —————————

Così si spera che le opinioni personali, naturalmente rispettabilissime, non siano almeno introdotte da frasi del tipo “Cambia il mondo dovrebbe cambiare anche la Costituzione” che instillano nel lettore disinformato (e molti purtroppo sono disinformati, e molti opinionisti sanno quanta disinformazione c'è!) la falsa sensazione che per 70 anni la Costituzione non sia stata toccata.
Al di là delle opinioni personali poi, esistono anche le opinioni del popolo, soprattutto se è sovrano, soprattutto quando vengono chiaramente espresse in un referendum costituzionale. Queste opinioni del popolo ascoltatele tanto quanto vorreste che fossero ascoltate le vostre. Le opinioni di un popolo sovrano sono sovrane ed hanno parlato molto di recente, molto di recente.

lunedì 18 dicembre 2017

Ritirato l'emendamento svendi immobili a Stati esteri

Apprendo oggi da il Fatto Quotidiano che l’emendamento al bilancio di previsione dello Stato per il 2018, che avrebbe consentito la svendita di immobili del Demanio a qualsiasi Stato estero è stato ritirato. Possiamo quindi tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora, almeno così pare. Salvatore Settis sempre sul Fatto scrive un articolo intitolato “MA QUESTO E’ UN SUICIDIO DI STATO”.
Se questo emendamento fosse passato vi si legge, qualsiasi ministro “avrebbe potuto, in caso di problemi di bilancio, mendicare soldi all’estero”. La norma avrebbe potuto inaugurare una stagione di svendita dello Stato ai petrodollari. Forse la stagione in questione non si aprirà, così si spera, o forse non subito. L’articolo si conclude con i complimenti ironici rivolti al Ministro della difesa (Roberta Pinotti, PD, ndr), “che sta provando a pugnalare alle spalle il Demanio e lo Stato” e si chiede, altrettanto ironicamente, se per caso un simile emendamento non sia stato formulato per celebrare degnamente la disfatta di Caporetto di cui ricorre il centenario!
Forse, dicevamo, per ora l’abbiamo scampata. Resta il fatto però che in un sistema di austerità indotta, il rischio di vedersi applicare tra capo e collo simili norme è sempre potenzialmente possibile. Serve quindi non solo guardare ai fatti specifici, ma anche osservare attentamente il contesto generale e certi indirizzi, e certe politiche dell’Ue che sembrano fatte apposta per provocare situazioni simili a quella sopra descritta.
Tutti adesso sembrano prendersela con l’austerità, sotto forma per esempio di Fiscal compact. Ma ci sembra di capire che queste lamentele odorino di opportunismo, che non siano sincere, visto e considerato che solo una cosa ci ha salvato dal trasferire il Fiscal Compact stesso nella normativa europea: che la Germania fatichi a varare il proprio Governo e che in assenza della Germania, pochi pensino di poter prendere delle decisioni di un certo rilievo, nel bene o nel male. C’è quindi da stare poco allegri perché al di là dei casi specifici, al di là delle false contestazioni al Fiscal compact e quant’altro di austerità l’Ue propone e dispone, c’è ancora un clima generale da “viva l’austerità” e l’austerità a cosa serve ho cercato di farlo capire nell’articolo precedente. Riassumo: serve a fare circolare meno moneta. Quando poi di moneta ne circola meno anche i ministeri piangono.
E quando i ministeri piangono vendono gli immobili. E a chi li vendono? A chi ha imposto l’austerità? E il cerchio si chiude, con buona pace di quelli che il Fiscal Compact, l’ESM, e l’austerità in generale la contestano veramente e non per finta, come invece sembra fare il PD!!!


sabato 16 dicembre 2017

A cosa serve l'austerità?

L’austerità in recessione ha creato danni all’Italia per centinaia di miliardi di euro (300 circa).
In recessione servono manovre espansive o la recessione si aggrava. Se tutto ciò è vero (ed è vero!) perché sono stati tutti d’accordo in Ue ad approvare un’assurda austerità? Difficile a dirsi, forse a qualcosa servirà.
Chiediamoci quindi: a cosa servirà mai l’austerità?
Proviamo a rispondere.
A fare circolare meno soldi. Quando poi di soldi ne circolano meno anche i ministeri piangono.
E quando i ministeri piangono vendono gli immobili. E a chi li vendono? A chi ha imposto l’austerità? E il cerchio si chiude. Se i ministeri sono poi italofobi e cessionisti, internazionalisti (nel senso più deteriore del termine) e autolesionisti (diciamo pure masochisti) magari ci provano pure gusto.
E’ di oggi la notizia, per esempio, che un emendamento alla manovra che il governo avrebbe presentato in Commissione Bilancio, permetterebbe la vendita a uno Stato estero di un immobile dello Stato Italiano.
A cosa serve quindi l’austerità in definitiva? A svendere patrimonio pubblico a Stati esteri! Ecco la triste risposta! Ne siamo contenti? Io personalmente NO!
Una cosa però è chiara per chi cercava una risposta alla domanda del titolo: l’austerità quindi funzionale alla svendita, a farsi depredare.
E’ chiaramente un emendamento sbagliato e pericoloso anche perché potrebbe essere una prima breccia per la svendita di molti beni dello Stato e forse anche del patrimonio storico e artistico che l’art.9 dovrebbe tutelare.
Una domanda comunque sorge spontanea: gli altri Stati dell’Ue fanno lo stesso?
Anche di questo dovrà rendere conto il PD alle prossime elezioni!


mercoledì 22 novembre 2017

Sicurezza sì, onde elettromagnetiche e terze parti alla guida NO!


Il Parlamento europeo approva la legge sull’obbligo di guida assistita su tutte le auto di nuova immatricolazione.

I dispositivi per guidare in sicurezza sono utili anche per salvare vite umane. Ben vengano quindi purché non ledano altri diritti come per esempio il diritto alla salute. Infatti bisognerà capire come sia esattamente la tecnologia di questi dispositivi, se per esempio sfruttino le onde elettromagnetiche che l’OMS l'Organizzazione Mondiale della Sanità annovera nella categoria B, cioè nella categoria dei possibili cancerogeni. Forse i dispositivi di frenata automatica non saranno così invasivi ma che dire della necessità della connessione. Qualsiasi connessione mobile sfrutta le onde elettromagnetiche. In oltre un’auto connessa è potenzialmente un’auto guidata da terze parti o dove, terze parti non invitate potrebbero insinuarsi autoinvitandosi, per ragioni tutt’altro che nobili.

Insomma: sicurezza sì! Onde elettromagnetiche e terze parti alla guida NO! Automobili connesse No (per chi non le vuole!)!
Insomma: la mia auto vorrei guidarla io e non farla guidare da terze parti connesse!

Si cerchi la sicurezza quindi ma senza correre il rischio di creare sistemi rischiosi e permeabili e senza ledere diritti importanti, come il diritto alla salute e quello alla riservatezza!
Si controlli quindi quanto questa legge leda altri diritti o crei sistemi permeabili e ad alto rischio!!!

 



sabato 11 novembre 2017

Privatizzazioni all'italiana


Le privatizzazioni sono un mezzo fallimentare per risollevare il Paese, tanto quanto lo sono per attenuare il debito pubblico.
Sono anni che, nel mio piccolo, cerco di diffondere l’idea che sussiste un rischio enorme per il Paese se non si riesce a dire basta alle privatizzazioni. Posto che alcune privatizzazioni possano essere anche buone, le privatizzazioni-svendite-selvagge sono certamente dannose, particolarmente quando ti costringono, come direbbe Vladimiro Giacché, “a rinunciare per sempre agli introiti di aziende profittevoli”. Sono anni che sostengo che non è con le privatizzazioni che si abbassa il debito pubblico. Sono anni che ripeto e cerco di convincere gli sparuti lettori che non sono le privatizzazioni ad essere funzionali all’abbassamento del debito pubblico ma che è l’innalzamento del debito pubblico ad essere funzionale alle privatizzazioni, cioè che serve come scusa per procedere alle privatizzazioni, alle svendite e alla definitiva rinuncia ai profitti di aziende spesso sane, anzi sanissime. Il che significa che esiste il concreto rischio che spesso il debito pubblico sia cercato deliberatamente e deliberatamente incrementato, ed è così probabilmente che si spiega anche il significato della mala gestione dello stesso debito pubblico, degli investimenti in titoli tossici e derivati da cui lo Stato perde cifre enormi.


Oggi leggo: “Se il Tesoro avesse tenuto in portafoglio tutte le principali aziende che ha collocato a Piazza Affari oggi si troverebbe in tasca – tra rivalutazioni delle partecipazioni e dividendi-extra – oltre 40 miliardi in più.” (La Repubblica)


Sono d’accordo ma perché insistere con le privatizzazioni quindi? La vogliamo smettere una buona volta di comportarci autolesionisticamente? A chi giova?
Certamente non al popolo sovrano.
Auspichiamo l’arrivo di una classe politica che sappia cambiare registro e cominci a fare gli interessi del Paese, non quello degli amici o presunti tali!
Auspico l’arrivo di una classe politica che si svincoli dall’ essere funzionale agli imbonitori che ammanniscono al popolo la novella delle privatizzazioni che servono per tamponare il debito pubblico!
Quando cresceremo?!


giovedì 26 ottobre 2017

Come la Camera e il Senato insegnano a tutti a stracciare la Costituzione e delegittimare la Consulta

Sul sito del Senato, tra le altre cose, si può leggere quanto segue.

La scuola nelle Aule di Senato e Camera

Il Parlamento apre le porte alle studentesse e agli studenti, alle e agli insegnanti. Sostenere la scuola nella formazione di cittadine e cittadini attivi e partecipi, diffondere i valori della Costituzione (nota bene: i valori della Costituzione! ndr) e quelli dell'integrazione europea. Sono questi gli obiettivi e i temi che Camera, Senato e Miur propongono quest'anno, rinnovando i bandi - già disponibili online (leggi pure "in rete", ndr) - per i progetti a sostegno dell'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione" nelle scuole.

Eppure alla luce di quanto è accaduto in questi giorni in Parlamento, dove abbiamo visto un’intera classe politica, ancorché eletta con una legge elettorale incostituzionale (sentenza n.1 del 2014), offrire uno spettacolo oggettivamente indecente, poiché manifestamente in fuga a gambe levate dalla stessa Consulta, incapace o, per meglio dire, senza la minima volontà di mettere in pratica la sentenza suddetta, una classe politica che oltretutto ripropone con la regia del PD una legge elettorale che è incostituzionale secondo la sentenza di cui sopra.

In quella sentenza infatti si legge distintamente che le liste bloccate “non consentendo all’elettore di esprimere alcuna preferenza, ma solo di scegliere una lista di partito, cui è rimessa la designazione dei candidati, renderebbero il voto sostanzialmente “indiretto”, posto che i partiti non possono sostituirsi al corpo elettorale e che l’art. 67 Cost. presuppone l’esistenza di un mandato conferito direttamente dagli elettori. Inoltre, sottraendo all’elettore la facoltà di scegliere l’eletto, farebbero sì che il voto non sia né libero, né personale. “ (sentenza n.1 del 2014 della Corte Costituzionale)

Alla luce di tutto questo, bisogna quindi avere il coraggio di dire che il Parlamento chiude le porte alle studentesse e agli studenti, chiude le porte alle e agli insegnanti. Infatti quando cancelli la Costituzione e delegittimi la Corte Costituzionale facendo carta straccia sia degli articoli dell'una, sia delle sentenze dell’altra, quando insegni a tutti i cittadini a fare altrettanto nientemeno che con l’esempio, tutto il resto si trasforma in vuota retorica dall’acre odore di ipocrisia.
Molti partiti, sospinti dal PD, hanno trovato un accordo su una legge elettorale nuovamente incostituzionale poiché questa legge, come il porcellum, non consentendo al cittadino di scegliere il candidato che invece è prescelto dalle segreterie di partito (che quindi lo sostituiscono indebitamente), non permette un voto né diretto né personale né libero come invece la Costituzione prescrive e la Consulta sottolinea.
Ecco che cosa ha insegnato il Senato e prima ancora del Senato la Camera dei deputati alle studentesse e agli studenti, alle e agli insegnanti: non il rispetto delle regole, non il rispetto della Costituzione, ma esattamente il contrario. Questo è gravissimo ed è il sintomo di un degrado che sembra purtroppo inarrestabile nel nostro Paese, degrado di cui il PD è uno dei maggiori artefici.
Qualcosa su cui tutti i cittadini dovrebbero riflettere attentamente, prendendone le distanze e non corroborando con il proprio voto questo increscioso spettacolo che fa ridere il mondo intero dell'Italia.
C'è un solo modo per  non rendersi complici dello straccio della Costituzione di cui i partiti, guidati dal PD, si sono resi protagonisti: non votarli. Se li voti ti rendi complice di un degrado inaccettabile.
Forse non lo sai, ma puoi avere la forza di cambiare il Paese in meglio: non renderti complice dello straccio della Costituzione! Non renderti complice della delegittimazione della Corte Costituzionale!
Non votare chi ti toglie diritti fondamentali! Non dare il voto a chi vuole che il tuo voto non sia diretto, libero e personale!
Se avrai la forza di dire NO a chi ti tradisce, ti meriti intanto il mio grazie!



venerdì 20 ottobre 2017

Superare il Trattato di Dublino sì ma non svendiamo la primogenitura per un piatto di lenticchie!

Anch’io credo che sia importante superare il trattato di Dublino almeno nella parte in cui impone che l’immigrato sia costretto a rimanere nel Paese d’approdo. Ma se per fare questo si deve unire il vertice della Commissione europea e quello del Consiglio europeo per creare un super presidente Commissione-Consiglio (con evidente aumento e concentrazione di poteri) e superare la necessità dell’unanimità per certe decisioni, allora il gioco non vale la candela.
Vorrei spiegarmi. L’Italia è nota per il suo autolesionismo, così frequente da sembrare effettivo masochismo. Anche quando può dire di no a decisioni a lei sfavorevoli non lo fa mai, perdendo la possibilità di fare sentire la propria voce e di esercitare il diritto di veto. E’ strano ma è così. Tuttavia ancora oggi, per quanto l’Italia non lo faccia, è teoricamente possibile farlo, basterebbe decidersi. Ma se si aggira la necessità dell’unanimità, per certe decisioni, con la decisione della “figura sola” per Commissione e Consiglio, cade automaticamente il potere contrattuale legato alla possibilità di porre il veto al momento opportuno. Quindi i margini contrattuali dei singoli Paese membri, compresa l’Italia, cadrebbe in un sol colpo. Mentre il potere del nuovo super-vertice aumenterebbe, aumentando contestualmente la distanza, già abissale, tra istituzioni Ue e cittadini.
Quindi: è bene superare il Trattato di Dublino ma è male farlo con questa verticalizzazione. Serve un’altra strada.
Ma gli ingenui o i finti ingenui non mancano in Italia. Ho udito personalmente, dal canale TGCOM24, Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia, che -vogliamo ricordare ai cittadini- di recente ha votato no in Parlamento europeo alla possibilità di sottoporre il CETA all’esame della Corte di Giustizia europea (per appurare se per caso non leda i principii costitutivi dell’Unione), plaudire all’idea di Junker di unire il vertice di Commissione e Consiglio in una sola figura. Gli effetti negativi, per la Democrazia nell’Ue, già a livelli infimi, sarebbero purtroppo devastanti. Mentre infatti molti, giustamente, auspicano l'uso di sistemi per ascoltare più spesso e nel migliore dei modi (anche con i referendum) il popolo d’Europa, i suoi cittadini, qui si cerca di fare esattamente il contrario. Si cerca cioè di concentrare un maggiore numero di poteri in una singola figura che, dall’alto, solitaria e inarrivabile, potrebbe imporre decisioni deleterie ai singoli Stati membri in generale e, purtroppo, stando anche alla casistica, all’Italia in particolare.
Sarebbe una Ue con minore rappresentatività e minor Democrazia. Tutto questo per modificare un trattato? No, ribadiamo che serve un’altra strada. Forse il sistema suggerito dall’ambasciatore e Consulente ISPI, Armando Sanguini, anch’egli ospite a TGCOM24, è più auspicabile. Tutto pur di sfuggire alla devastante verticalizzazione indicata da Junker.
E’ noto che spesso in Ue si prendano decisioni sfavorevoli all’Italia e non credo che si cambierebbe strada qualora questa possibilità venisse offerta su un piatto d’argento a un super-presidente Commissione-Consiglio.
Riassumendo e ribadendo: è bene superare Dublino ma è male farlo così, come vorrebbe l’europarlamentare Lara Comi.
Sarebbe il classico contentino dato all’Italia ad un prezzo esorbitante. Ai vertici delle istituzioni europee temo ci si compiaccia spesso dell’ingenuità dell’Italia che per un piatto di lenticchie svende la propria primogenitura.
La decisione di unire presidenza di Commissione e Consiglio sia sottoposta eventualmente a REFERENDUM.

mercoledì 11 ottobre 2017

Senza cambiamento non c'è cambiamento!

Cominciamo con un enunciato tautologico: il cambiamento è il cambiamento!
Questa ovvietà è quantomeno utile, si spera, a chiarire il fatto che senza cambiamento non c’è e non può esserci cambiamento alcuno. Se si vuole cambiare è necessario cambiare.
Tutto questo per dire che nessuna vecchia alleanza potrà mai portare il cambiamento che si poteva sperare avvenisse in Italia e in Europa, anche sull’ondata della vittoria del NO al referendum costituzionale.
Dopo quel voto infatti si poteva vedere e soppesare in Italia la presenza palpabile di un fronte molto solido in difesa delle conquiste storiche del nostro Paese e del valore sociale di quelle conquiste, un fronte comune per i diritti costituzionali, che oggi con questa legge elettorale palesemente incostituzionale si infrange, infrangendosi con essa il sogno di un fronte comune. Un fronte comune da opporre anche in Europa al cosiddetto pensiero unico sull’Ue, un fronte comune utile ad apportare cambiamenti sostanziali in Europa, per una Ue più rappresentativa, popolare, e democratica. Di questa nuova Ue si sentiva proprio il bisogno. Adesso sarà difficilissimo.
Non solo ma le alleanze di cui questa legge elettorale è in qualche modo figlia, sono alleanze che abbiamo già visto in opera negli anni passati e che hanno avuto vari difetti, uno dei quali proprio quello di aver partorito quel porcellum che ha costituito il principale elemento di discordanza e frattura tra il popolo elettore e gli eletti e inaugurato una stagione politica pessima. Su questo non si può scherzare: le leggi elettorali non sotto tutte uguali, una non vale l’altra e le loro differenze non sono marginali nel rappresentare il popolo italiano. Altrimenti non ci sarebbero leggi elettorali costituzionali e leggi elettorali incostituzionali. Dire che una legge elettorale è uguale ad una qualsiasi altra legge elettorale, in questo senso, è un po’ come dire che costituzionalità e incostituzionalità coincidono.
Se coincidessero sarebbe il ritorno alla barbarie. Anche qui la tautologia ci aiuta per fortuna: la costituzionalità è la costituzionalità; l'incostituzionalità è l'incostituzionalità. Non ci si può confondere. Per fortuna quindi costituzionalità e incostituzionalità non coincidono. E si dovrebbe stare attenti a non affermare che coincidono, anche quando questa affermazione avviene indirettamente e quasi non ci si accorge di averla indirettamente affermata.
Se poi ci soffermiamo proprio sulle alleanze, e guardiamo in particolare quella tra Lega e FI, viene proprio da chiedersi come sarebbe possibile per la Lega fare le sue battaglie per il cambiamento in Ue con una forza, FI, che ha sempre accettato tutto quello che dall’Europa veniva imposto e calato dall’alto. FI anche recentemente ha affermato di condividere e accettare l’idea del super ministro delle finanze. E’ questo che la lega vuole? Il super ministro delle finanze? Pensavamo che non lo volesse. Ci siamo sbagliati?
In questo, mi spiace, ma proprio non si vede coerenza, anzi, sembra di assistere ad una retromarcia piuttosto brusca, nonché vistosa e il rischio è precisamente quello di perdere di credibilità. Spero che la Lega pensi attentamente a questo rischio perché è un rischio più che concreto.
Inoltre abbiamo già visto all’opera questa alleanza, come dicevamo, e ciò che questa alleanza ha prodotto in passato sembra  proprio ciò contro cui la Lega dice adesso di voler combattere, almeno in Europa, sì da sembrarci, oggi, effettivamente redenta da quel passato: l’attuale struttura dell’Ue! L’accettazione acritica di ciò che l’Ue ha sempre imposto dall’alto con rarissime eccezioni.
L’ allontanamento da FI aveva fatto bene alla Lega che era pure cresciuta in termini percentuali e sembrava effettivamente maturata. Il suo riavvicinamento sembra un salto nel passato, un brusco ritorno ai vecchi schemi e ai vecchi lacci. C’è di cui riflettere.
Per cui vorrei ripetere l’enunciato con cui ho cominciato l'articolo: il cambiamento è cambiamento!
Senza il cambiamento non c’è cambiamento!
Con le vecchie alleanze più che un cambiamento sembra di assistere ad un ritorno al passato, ad una restaurazione dei vecchi schemi e al rischio del riproporsi dei vecchi errori. Il Congresso di Vienna è servito!
Penso che non si stia interpretando al meglio il momento storico, che era quello di estendere la vittoria referendaria costituzionale del NO in Europa, democraticamente, riformando i trattati, proponendo le grandi conquiste sociali italiane in una Ue che non sembra ancora capace di ascoltare le critiche costruttive, in una Ue che sembra ancora fare orecchie da mercante, forse perché i mercanti e i mercati, ma più precisamente le logiche finanziarie globaliste, la dominano e imperano su di lei.



giovedì 14 settembre 2017

Mimesis nella choréia e nel mondo preistrico, conclusioni

Riassumendo e concludendo

Cerchiamo di richiamare e riassumere ciò che abbiamo scritto fino ad ora:

a) il concetto di mimesis si applicava inizialmente alla choréia testimone di un’eredità culturale fondata sul piano acustico che affondava nel lontano passato;
b) il gruppo delle arti costruttive rimane distinto dalla choréia e distante dal concetto di mimesis;
c) qualcosa cambia e il concetto di mimesis comincia ad applicarsi al gruppo delle arti costruttive.

Con questo cambiamento la parola mimesis andò a significare la rappresentazione della realtà attraverso l’arte, in particolare attraverso la scultura, la pittura e il dramma. Quest’ultimo eredita anche la funzione della khatarsis.
Quindi l’antico snodo culturale c’è e, se mi si passa l’espressione, ‘si vede’!
E’ il passaggio del concetto di mimesis - riassumiamo e puntualizziamo - che, applicato inizialmente alla choréia, finisce poi per andare ad applicarsi alla scultura, alla pittura e al dramma.
Con esso l’accento passa dal piano acustico a quello visivo, per quanto il dramma conservasse forme espressive acustiche. Pur cambiando l’accento niente si interrompe definitivamente. Del resto il piano sensoriale costituito dai cinque sensi permane intatto ed è equivalente quanto a funzioni nella preistoria e nella storia, in qualsiasi epoca. Ciò nondimeno il cambio di accento è significativo poiché indica che cambia una preminenza di un senso sull’altro. Questo può influire considerevolmente sulla capacità di lettura dell’uomo della realtà che nell’epoca dell’accento sul piano visivo è più soggetto alle apparenze esteriori di un fenomeno e quindi anche più soggetto ad ingannarsi e ad essere ingannato. Una certa sensibilità si era forse attenuata con questo passaggio di accento, con i relativi rischi annessi e connessi.
Era esistita un tempo una sensibilità diversa che guardava più all’essenza delle cose e meno all’apparenza esteriore.
Il modo di sentire dell’uomo primitivo per esempio aveva un legame con la verità molto forte e il suo mondo organizzato (per quanto minimamente organizzato) aveva un livello di manipolazione diretta della realtà ugualmente forte, potremmo dire un livello di analogia (proporzione) tra azione e reazione primario. Egli aveva, per strano che possa sembrare, perfino una sorta di metodologia implicitamente positivista, per quel che concerne lo strutturalismo ante litteram implicito di cui abbiamo accennato. Questa era fondata su concezioni cosmogoniche ancora nebulose forse, poiché in via di formazione e definizione ma che influenzavano tutto e al contempo erano influenzate da queste stesse metodologie. In ogni caso questo 'sentire' e queste abilità, queste capacità di concentrazione e di lettura della realtà, essendo appartenuto all'uomo, quantunque in un lontano passato, è tuttavia possibile riviverle almeno potenzialmente e a certe condizioni anche oggi.
Si tratta sostanzialmente di capacità messe in cantina o, come si suole dire, nel dimenticatoio ma che l'uomo, per sua natura e per sua struttura, può forse ancora riscoprire e rivivere essendogli queste così strettamente connaturate e a livelli profondissimi peraltro. Ma come fare?
A scanso d’equivoci non stiamo qui chiedendo di armarsi di lancia e propulsore e di mettersi a correre seminudi in un bosco accompagnando il tutto dall’emissione di suoni striduli o gutturali tanto misteriosi quanto incomprensibili, a caccia magari di un qualche animale interessato dal ridimensionamento della caccia di selezione. Non fatelo, potrebbe essere pericoloso!
Stiamo semplicemente dicendo che l’uomo pur nel modernissimo contesto in cui vive, può probabilmente riscoprire sensazioni e facoltà, ad esse legate, che sono appartenute ad un lontano passato ma che, nonostante questo, non sono né inutili, né inappropriate, né, tantomeno, frutto di una cultura inferiore, quanto piuttosto di una cultura diversa.
Il contesto sociale attuale, è inutile dirlo, è molto diverso da quello paleolitico, mesolitico o neolitico, molto più sviluppato in senso materiale. Le foreste di oggi sono di cemento, di vetro e metallo, benché fortunatamente se ne conservino di natura vegetale. E’ un contesto nel quale la tecnologia (anche e soprattutto quella digitale) diminuisce sempre più il livello di analogia tra azione e reazione, tra causa ed effetto, aumentando considerevolmente il numero delle mediazioni che intercorrono dall’avvio di un processo alla sua finalizzazione. Oggi premiamo un bottone, il bottone fa chiudere un circuito, questa chiusura fa passare corrente che una centrale produce e conserva, corrente che può così giungere ad una lampadina, un filamento diviene incandescente ed abbiamo la luce (sì sì, lo so, esistono anche le lampadine che non sono a incandescenza!); ne premiamo un altro ed abbiamo il fuoco in cucina, sempre più spesso peraltro sostituito da onde elettromagnetiche come nelle cucine ad induzione.
Prima invece, avere il fuoco era un lusso. Per gran parte della preistoria l’uomo neanche sapeva come fare ad accenderlo e finché non seppe crearlo da solo egli dovette rubarlo alla natura, strapparlo a chi lo possedeva già con sotterfugi o ingaggiando guerre coi gruppi rivali per impossessarsene e mantenerne il possesso. Una volta ottenuto, il fuoco doveva essere gelosamente custodito come una cosa sacra, protetto da pioggia e da vento e dai nemici. Guadare un fiume, una caduta accidentale, una pioggia improvvisa, l’attacco di un gruppo nemico, potevano estinguere la fiamma vitale. Sarebbe stato un danno da gettare nella disperazione, un ritorno al freddo e all’oscurità. Era una lotta incessante per non perdere calore, luce, cibi cotti e difese contro gli animali. Il senso sacro che la custodia del fuoco sviluppava nella cultura primitiva è anch’esso sopravvissuto a lungo e si è protratto oltre, nello stesso ambito greco, in cui si può notare un sintomatico parallelismo con la custodia esercitata primordialmente. Nei processi di colonizzazione per esempio, a seguito della scoperta di lidi promettenti, a seguito di pre-colonizzazione, si procedeva ad una vera e propria spedizione guidata da un ecista che era anche il custode del fuoco sacro che dalla madrepatria doveva giungere alla colonia intatto, con tutte le simbologie annesse e connesse che possiamo scorgervi.
Prima quindi l’uomo lo conobbe e lo temette, il fuoco, poi cominciò ad usarlo, infine imparò a crearlo. Una conquista considerevole.
Ruotare velocemente sul proprio asse un bacchetto nell’incavo di un altro legno asciutto, soffiare sull’erba secca alla comparsa del fumo, nutrire la piccola fiamma con ramoscelli, infine con rami sempre più grandi, ed ecco il fuoco.
Chi di noi lo saprebbe fare oggi? No, non ce n’è bisogno, è vero. Ma quello era il livello di analogia con la natura, quello era il livello di saggezza pratica di cui c’era bisogno per riscaldarsi, per illuminare la notte, per nutrirsi di cibi più digeribili e sani e proteggersi da nemici e bestie feroci. L’uomo preistorico doveva conoscere bene ogni passaggio legato alla produzione del fuoco e a tutto il resto e quindi in un certo senso era ciò che sapeva. Sapere ed essere viaggiavano in lui di pari passo. Oggi non è più così. Oggi basta un pulsante. Quel che succede tra quel gesto e l’effetto che ne scaturisce possiamo fare a meno di conoscerlo e il processo avviene ugualmente, la cosa non inficerebbe il risultato. Nel paleolitico lo avrebbe inficiato. Nessuno di noi tornerebbe indietro chiaramente. Ma la linea parallela di sviluppo tra essere e sapere si è persa. Inoltre le sensazioni e le emozioni connesse con quelle operazioni erano forti, autentiche, vorrei dire, in certo qual modo, appaganti. Oggi per avere emozioni paragonabili molti ricorrono purtroppo a sostanze stupefacenti sintetiche pericolosissime per la salute. Anche nel lontano passato vi si è fatto ricorso, ma erano naturali. Molti riti magico-religiosi ne richiedevano l’uso. Gli sciamani stessi le usavano, ma a scopo rituale, non per evasione come oggi fa chi sente di essere a corto di emozioni. E la perdita di corrispondenza tra essere e sapere porta anche a questo. Oggi molte cose sono semplificate e le emozioni corrispondenti alle operazioni necessarie ad espletarle, sono scomparse contestualmente alla sopraggiunta semplificazione.
Stiamo quindi altresì dicendo che le condizioni dell’attuale società potrebbero dimostrarsi ostiche a far rinascere l’antica sensibilità. Che tipo di lavoro potrebbe essere necessario per riesumarle? Difficile a dirsi! Forse di un certo tipo di lavoro, in un certo ambiente o forse potrebbe essere necessario ricorrere a qualche trucco, a qualche espediente particolare e artificioso. Chissà se la realtà virtuale potrebbe aiutare a questo scopo?! Forse potrebbe bastare un certo esercizio fisico e mentale, da unire con quello emozionale, con un addestramento specifico o semplicemente, nei casi più fortunati potrebbero essere facoltà ottenute per grazia ricevuta.
Molte cose sono però necessarie per avviare un percorso di ripristino:

1) rendersi conto che qualcosa si è perso;
2) rendersi conte che quel che si è perso è qualcosa di importante;
3) decidere di ripristinare quelle facoltà perdute.
 
L'essere umano di oggi a ben riflettere non è poi così diverso da quello di una o due, ma anche di svariate decine di migliaia di anni fa, e questo sotto vari profili: nel suo aspetto esteriore, nella sua struttura corporea generale, nella sua natura essenziale, anche in quella interiore e nelle sue esigenze primarie e secondarie che sono sostanzialmente le stesse di un tempo.
Quel che egli ha perso potrebbe incidere in modo determinante sulla sua capacità di comprensione di ciò che sta avvenendo attualmente a vari livelli, anche a livello sociale e politico. Potrebbe valerne la pena di riesumare qualcuna di quelle facoltà. Forse è possibile farlo semplicemente leggendo, forse leggendo e scrivendo insieme, forse con altri sistemi ed esercizi, chissà?!
Forse niente di tutto ciò è necessario ed è sufficiente informarsi sulle questioni specifiche (ed informare), emanciparsi (ed emancipare), stare semplicemente attenti, invitare se stessi e gli altri a stare desti con l’attenzione. In effetti, e in ogni caso un conto è lavorare ad un livello individuale un altro invece è favorire una emancipazione collettiva che possa costituire la base per una rivoluzione culturale che riesca a dare gli strumenti utili a sfuggire dalle facili semplificazioni e schematizzazioni, dal pensiero unico dominante, da quello precostituito o preconfezionato per le masse, per sfuggire ai moderni dogmi e alle moderne superstizioni.
Il come fare, è difficile naturalmente a dirsi. Qui stiamo tentando dei generici suggerimenti. Ma una cosa è certa: molte sono le forze che concorrono a mantenere l’uomo nell’ignoranza, disinformato, distratto, confuso, incapace di reagire. La notizia che certe trasmissioni vengano bloccate nonostante il relativo successo, dimostra che le forze contrarie all’emancipazione ci sono e si fanno sentire. Per queste forze, ancora nel terzo millennio d.C. è ancora alto il timore delle opinioni altrui. Il mimetismo, il camaleontismo, le anfibologie della politica, concorrono volenti o nolenti, consapevolmente o no, a mantenere l’uomo in uno stato di addormentamento. Consapevolmente o no, dicevamo ma, per chi subisce le conseguenze della disinformazione, i portatori consapevoli di disinformazione o di distrazione di massa sono tanto pericolosi quanto i portatori sani di disinformazione e distrazione di massa (e non ci stiamo riferendo alle trasmissioni di intrattenimento che devono poter sussistere benché insieme alle altre) esattamente così come solo qualche decennio fa (nota bene, decennio, non millennio in questo caso!), per gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali ed altre categorie ancora di persone, di esseri umani, i portatori consapevoli di campi di sterminio furono deleteri tanto quanto i portatori sani di campi di sterminio.
Per questo diciamo che, facoltà primitive o non facoltà primitive, capacità primigenie o non primigenie, robusti sensi o non robusti sensi, è necessario aumentare di molto i livelli di attenzione alle dinamiche politiche di oggi ed è cosa da fare subito; è necessario cominciare o ricominciare a leggere e rileggere non tanto il passato, cosa che non guasta mai naturlmente, ma il presente. Forse è necessario ricominciare ad ascoltarlo questo presente, con o senza l’orecchio di un tempo.


Bibliografia essenziale

La Sacra Bibbia: Genesi (1,1), Isaia (55,11), Vangelo secondo Giovanni (1,1);
Marius Schneider, “Gli animali simbolici”, “Il significato della musica”, Rusconi;
Wladislaw Tatarkyewicz, “Storia dell’estetica, l’estetica antica”, Einaudi;
René Guénon, “Simboli della scienza sacra”, Adelphi;
P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Astrolabio;
Giovanni Reale, “Introduzione, traduzione e commentario della Metafisica di Aristotele”, Il pensiero occidentale, Bompiani;
Umberto Eco, “La struttura assente”, Bompiani;
Appunti e reminiscenze dal corso di ” Storia della musica” tenuto dal prof. Beni, all’Accademia di Belle Arti di Firenze;
Appunti e reminiscenze dal corso di “Teoria e metodo dei mezzi di informazione di massa” tenuto dal prof. Adriano Sofri, all’Accademia di Belle Arti di Firenze;
J.J. Annaud, dal film “La guerra del fuoco”.