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mercoledì 26 febbraio 2014

Diritto-dovere di voto e soglie di sbarramento

La prima e più importante cosa di cui una legge elettorale deve tenere conto è il rispetto del diritto di voto. Sarebbe paradossale se ciò non avvenisse.
Un Paese che non conceda il diritto di voto ai suoi cittadini non è un Paese civile.
Penso che su questo dovremmo essere tutti d'accordo!
In Italia le soglie di sbarramento così alte di fatto significano il cestinamento di milioni di voti. Il cestinamento del voto a sua volta non significa altro che la soppressione pura e semplice di questo diritto. Questo vuol dire né più né meno che a milioni di italiani viene di fatto negato il diritto di voto. E' un fatto gravissimo secondo me e inaccettabile per una Repubblica che si proclami tale, cioè Rex-pubblica, e che oltretutto si proclami democratica ( art. 1 della Costituzione).
Un argomento come questo è o non è degno di essere affrontato nelle sedi istituzionali?
E' o non è degno di essere affrontato nelle commissioni che si occupano della legge elettorale?
Io ritengo che lo sia e come me è probabile che la pensino molti altri cittadini!
Possiamo discutere a lungo sul fatto se questa linea di principio sia tatticamente valida o non valida a smuovere una determinata situazione o a favorire una certa piega piuttosto che un'altra, senza presumibilmente arrivare a dirimere la questione così facilmente.
Quello che cerco di fare lanciando questa questione non ha una valenza tattica quanto piuttosto di principio appunto, ma di un principio importantissimo, un principio che fonda la Democrazia, quello appunto del diritto di voto!
La valenza di questa posizione consiste non tanto nel tentativo di dare delle risposte, quanto piuttosto in quello di mettere in luce un problema esistente e purtuttavia sottaciuto.
La domanda che possiamo porci è se al di là dei tatticismi il principio suesposto possa trovare una sua pertinenza e una sua collocazione nell'ambito di un dibattito, quello sulla legge elettorale, che dovrebbe essere imperniato prevalentemente sulla costituzionalità della stessa, soprattutto dopo la sentenza della Consulta in merito al cosiddetto 'porcellum'.
Vogliamo ancora maggioranze che si formano da leggi elettorali incostituzionali? Direi che non è il caso!
Ma c'è ancora un fatto da sottolineare circa l'argomento inerente la lesione del 'voto'ed è quello relativo al fatto che si tratta non solo della lesione di un diritto ma anche della lesione di un dovere, e questa è una sfumatura che potrebbe sembrare superflua a prima vista ma che invece potrebbe essere foriera di possibili e sintomatiche nonché sensibili variazioni di senso che sarebbe opportuno approfondire.
L' art. 48 della Costituzione infatti recita:

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Come possiamo ben notare in questo articolo ci si riferisce al voto sia in termini di diritto che in termini di dovere. Non a caso, a proposito di 'voto' si è spesso sentito usare l'espressione diritto-dovere.
Addirittura sempre in questo articolo viene prima menzionata la nozione di dovere e soltanto dopo quella di diritto, come se la Costituzione ci invitasse a considerare attentamente questo aspetto inerente appunto il dovere, non meno e forse ancor più di quanto non si debba soffermarsi a considerare l'aspetto inerente il diritto!Dunque chiediamoci: è più grave ledere un diritto o è più grave ledere un dovere?
Difficile a dirsi! Possiamo tentare qualche argomentazione.
Se la lesione di un diritto sappiamo riconoscerla e stigmatizzarla come un reato che deve essere punito e come un danno che deve essere riparato e indennizzato cioè risarcito, per chi lo subisce, riconoscere questo per la lesione di un dovere è forse più complesso e difficile.
Probabilmente perché il dovere mantiene suo malgrado un certo sentore di 'obbligatorietà', sembra vivere in una sfera in cui sussista un qual certo alone di costrizione o coercizione che, in quanto tale, può essere vissuta talora con malcelato senso di fastidio, tanto che si sarebbe tentati di credere che la soppressione di un dovere possa corrispondere in qualche modo anche ad una sorta di liberazione da un gravame fastidioso e che per questo possa configurarsi addirittura come qualcosa di positivo.
Ma le cose potrebbero non stare esattamente così. In effetti a ben pensarci un cittadino che viva il dovere di voto così negativamente di fatto esercita la sua azione di avversione al dovere astenendosi dal voto stesso, benché l'astensione rappresenti spesso più una risposta di rassegnazione ad una situazione politica che si ritiene compromessa a tal punto da non poter essere riparata, neanche dal proprio voto, piuttosto che una risposta liberatoria e forse anche inconscia a fastidiose sensazioni di costrizione.
Ma qui stiamo parlando della lesione del dovere di voto in chi il voto è andato ad esprimerlo sulla scheda elettorale e poi se l'è visto cestinare da una soglia di sbarramento iniqua, cioè a dire della lesione di un dovere civico espletato pienamente, il che getta tutto sotto un luce alquanto diversa.
Tutti coloro che si recano a votare sono già ritenuti 'capaci' di farlo ed il loro voto pertanto è valido e in quanto tale non può essere limitato da altri fattori, figuriamoci se può essere del tutto misconosciuto e cestinato! Se proprio qualcuno ha voglia di cestinare un voto cestini il proprio, non quello degli altri.
Si finisce con l'eliminire così, con le soglie di sbarramento, non solo un diritto ma addirittura un dovere, mettendo gli elettori il cui voto viene cestinato nella condizione di non poter svolgere il proprio dovere.
Per una piena comprensione di questo discorso, molto dipende dal senso che diamo al termine 'dovere' naturalmente, sul quale è doveroso, scusate il gioco di parole, soffermarsi almeno un poco.
Sono molte le sfumature che può assumere questo termine.
Uno stesso termine per una moltitudine di significati ma mai troppo diversi, in questo caso, gli uni  dagli altri. Dovere è l'obbligo di fare qualcosa secondo leggi, convenzioni, norme sociali ecc. ma è anche l'opportunità e la convenienza di fare qualcosa di giusto. Ancora un altro significato è quello che pone l'accento sul dovere con il senso di dovere qualcosa a qualcuno, in questo caso presumibilmente lo Stato, ed espletare questo dover significherebbe in questo senso sdebitarsi con lo Stato stesso.
Ti dovevo qualcosa, ecco che mi sono sdebitato!
E' su questo particolare significato che vorrei porre l'accento. Considerando infatti l'espletamento del dovere di voto come uno sdebitamento, come un'azione cioè che ti libera da un debito, la soppressione di questo dovere implica viceversa la permanenza in uno stato di debitore. Si è in altri termini condannati a non potersi sdebitare. E questo pone l'elettore in una situazione di intrinseca debolezza ed inferiorità nei confronti dello Stato che dovrebbe invece tutelarlo. La condizione di un debitore è sempre una condizione intrinsecamente difficile e che spesso da adito da parte dei creditori ad atteggiamenti dispotici anziché giusti. Sappiamo bene poi come certi settori della società siano solerti e zelanti quando si tratta di riscuotere crediti! E' un caso probabilmente che l'abbandono del proporzionalismo, con l'introduzione delle soglie di sbarramento e del maggioritario, sia coinciso con atteggiamenti sempre meno prodighi da parte delle banche, con minore apporto di credito e, secondo numerose testimonianze, con prestiti che raggiungono, quando concessi, tassi  di interessi con soglie usuraie? Forse sì, è un caso, però sembra abbastanza sintomatico questo strano parallelismo, come se le due cose facessero capo ad uno stesso modo di sentire o punto di vista, chissà!

Ognuno rifletta a modo proprio su questi temi, con la propria preparazione e la propria sensibilità.
Ma dopo attenta riflessione qualsiasi sia la sfumatura soggettiva con la quale ognuno può colorare la presente questione, probabilmente si potrà pervenire almeno alla conclusione che che se la Costituzione è giustamente considerata la fonte delle fonti del diritto, probabilmente non sarebbe eccessivo affermare che essa possa e debba essere considerata e vissuta anche come 'la fonte delle fonti del dovere'.
Per tornare invece alla questione più strettamente inerente la legge elettorale, direi che  per una buona legge elettorale sarebbe importante e necessario coniugare rappresentatività e governabilità, cosa che certamente non è semplice da realizzare. Ma se seguiamo un principio costituzionale nella costruzione di una legge elettorale, come è doveroso per altro fare, e se prendiamo il principio del rispetto del diritto-dovere di voto come fondamento della stessa, allora dobbiamo riconoscere che questo deve essere prioritario rispetto a quello della governabilità, cioè della stabilità di un governo, che è importante ma viene dopo in una ideale scaletta di priorità. Proviamo ad immaginare che cosa potrebbe significare un governo che non è rappresentativo del popolo sovrano ma che è stabile, si stabilirebbe la permanenza della non rappresentatività cosa che non è certo democratica.
Oltretutto uno stato non è fatto del suo solo governo ma di tante altre strutture e istituzioni che possono vivere benissimo temporaneamente in assenza di un governo. Si accusa spesso la Prima Repubblica di essere stata instabile dal punto di vista della governabilità, e non c'è dubbio che per certi versi questo sia vero. Ma non bisogna dimenticare che durante questo periodo l'Italia è cresciuta fino a divenire la quinta potenza economica mondiale. E' con la Seconda Repubblica che è cominciata la decrescita, da quando cioè si è abbandonato il proporzionalismo, sarà un caso?
Ciò detto anch'io penso che in linea di massima la governabilità sia un valore, soprattutto quando un governo operi per il bene dei suoi cittadini, viceversa...
Per tale ragione si può tentare di stabilire dei criteri per la governabilità, ma a partire dall'imprescindibile  rispetto della rappresentatività e soprattutto del diritto-dovere di voto togliendo ciò che costituisce la fonte del cestinamento dei voti, cioè le soglie di sbarramento!
E' a partire da qui che si può poi intavolare un discorso sulla governabilità, successivamente e solo successivamente cioè alla garanzia di poter esprimere le proprie idee in un voto che possa essere rappresentato in Parlamento. Ricordiamoci che ogni opinione è ricchezza e contribuisce a definire la realtà e che ciò che impedisce l'espressione del voto, per esempio col suo cestinamento, impoverisce la realtà e impedisce di fatto di ricostruirla tale quale essa è. Forse è anche per questo che oggi si assiste sovente ad un repentino scollamento, successivamente al voto, tra il Parlamento e i cittadini che di quel Parlamento sono stati gli elettori, ad un repentino scollamento tra le esigenze dei cittadini e le politiche che vi si instaurano. Perché manca rappresentatività!
Ben venga la governabilità quindi, ma prima il diritto-dovere di voto!!!

lunedì 17 febbraio 2014

Che caos!

Credo che in Italia si stia veramente perdendo il senso della misura e il senso delle cose.
La confusione è a livelli di guardia.
Le istituzioni vengono sorpassate e umiliate dalle riunioni di partito, le primarie vengono indette quando pare comodo ed equiparate alle politiche e di fatto vi si sovrappongono, i sondaggi sembrano indirizzati a fare opinione piuttosto che a registrarla e si cerca di farli assurgere, pure quelli, a dignità di elezione, il senso del mandato non si sa dove è stato mandato, quello di responsabilità cambia a seconda della convenienza...
E ancora (con particolare riferimento all'approvazione del decreto macedonia sull'IMU e la Banca d'Italia), rivendicare il proprio diritto parlamentare alla dichiarazione di voto, unico strumento contro la dittatura della maggioranza, viene fatto passare per eversione e stroncato dalla ghigliottina! Di contro, il progetto antistorico, antiitaliano e tendenzialmente dittatoriale di smantellamento del Senato della Repubblica, con tutto ciò che esso evoca essendo il pilastro della storia italiana antica e moderna, storicamente di origine Romana (SPQR!), per sostituirlo con un presidio permanente di un unico partito politico non viene considerato eversione!!!
Prendere il potere per staffette, ribaltoni, colpacci e quant'altro ancora viene considerato cosa normale alla stregua di una passeggiata su Roma.
Che fine ha fatto il buon senso?! E' in questi momenti che si sente tutto il bisogno delle garanzie e delle istituzioni del Paese.
Stiamo vivendo giornate allucinanti!!!

venerdì 14 febbraio 2014

Troppe anomalie in questo mandato

E' obiettivamente molto difficile decifrare la situazione politica e sociale attuale.
Certamente questa si configura come una situazione di crisi ma di che tipo? Si tratta solo di una crisi finanziaria ed economica,  o anche politica e culturale?
Certamente si tratta anche di una crisi politica e culturale ma per capire dove siamo e come vi siamo arrivati probabilmente un po' di storia recente fatta per sommi capi forse non guasta e potrebbe anzi gettare una qualce luce sulla questione. Si tratta di una ricostruzione con pochi episodi scelti in modo non casuale e quindi dichiaratamente parziale, ma sono cose che tutti possono rintracciare ed appurare e quindi eventualmente confutare. Le critiche sono ammesse. Per quanto mi riguarda sono episodi importanti ed utili a capire che cosa sta succedendo. Dunque vediamo...
Già nella primavera del 2012 (ma anche prima) con grande lungimiranza alcuni cittadini e alcuni movimenti stavano ponendo l'accento sui rischi che la creazione di certi organismi (vedi ESM) e certe politiche (vedi Fiscal Compact) avrebbero comportato a livello europeo e a livello nazionale. C'è forse voluto il recente intervento del Capo dello Stato in sede europea per evidenziare come quegli appelli avessero un reale fondamento e una reale consistenza che pochissimi, quasi nessuno, allora hanno voluto cogliere.
La richiesta fatta col cuore in mano era di non ratificare queste politiche autodistruttive e di dubbia democraticità e utilià. Questi appelli sono stati quasi del tutto ignorati, trattati con sufficienza  ed il 19 luglio 2012 le politiche dell'austerità sono state ratificate dal Parlamento italiano. Si è scoperto successivamente che coloro che avevano ratificato queste politiche nemmeno avevano letto i relativi documenti e che cioè avevano ratificato qualcosa che, nonostante gli accorati appelli, nemmeno conoscevano. E poi si parla di responsabilità! Tutte le forze o quasi della maggioranza con la ratifica avevano legato sostanzialmente le mani alle politiche finanziarie della nostra Nazione sancendone di fatto la recessione e decretandone l'impoverimento progressivo. Quanti conoscono la quntità di miliardi di euro che escono dall'Italia per rimpinguare le casse dell'ESM? Perchè nessuno ve lo dice?
Nonostante i molti pareri contrari di molti autorevoli economosti che avevano evidenziato che l'austerità in tempo di crisi non avrebbe fatto altro che incrementare la crisi stessa e aggravare la situazione, la politica ha fatto orecchie da mercante ed è andata avanti sulla stessa linea di condotta.
La situazione di crisi dell'Italia com'era ampiamente prevedibile di fatto si è prolungata, aggravata e perdura tuttora.
Durante la campagna elettorale delle ultime elezioni quello che si chiedeva particolarmente era quindi di focalizzare l'attenzione sulle problematiche inerenti la situazione di stallo che le politiche di austerità stavano producendo. Si chiedeva altresì una maggiore attenzione alla troppo ignorata voce del popolo che stava pagando, incolpevole, un prezzo altissimo per queste politiche di austerità.
Si chiedevano ancora criteri e strumenti scientifici e tecnici per analizzare ed affrontare la crisi e al contempo qualcuno pure li forniva, come strumenti imparziali di analisi e di risoluzione di problemi.
Tutto ignorato!
Cosa è successo quindi? Niente! Si è soltanto creato una situazione anomala.
Molti oggi dicono che questa situazione è un male necessario ma nessuno si assume  una vera e propria responsabilità politica riconoscendo di aver fatto scelte sbagliatissime e controproducenti per il Paese! Se ci fate caso nessuno o quasi parla di Fiscal Compact o di trattato ESM e anche quando vengono citati la cosa è molto fugace. Evidentemente c'è la percezione che non si tratti di cose da mettere in luce. Eppure se esse rappresentassero una luce sarebbero rivendicate con orgoglio, invece nessuno le rivendica, nessuno ne parla e le politiche soprattutto a livello europeo, quelle che sottraggono sovranità alla nostra Nazione, vanno avanti del tutto ignorate dalla maggior parte dei cittadini che non ne sono informati pur subendone le conseguenze sulle proprie spalle.
Ma come si sanciscono maggioranze anomale in un Parlamento? Ecco un esempio...
Ci sono stati partiti che per esempio avevano dichiarato che mai e poi mai si sarebbero alleati con i propri storici avversari raccogliendo così i voti di molte persone convinte di questo, persone che con ogni probabilità non avrebbero mai dato il proprio voto se avessero saputo che quelle dichiarazioni sarebbero state disattese come di fatto è avvenuto.
Si sono sancite così maggioranze anomale sulla base del tradimento delle dichiarazioni elettorali, maggioranze che purtroppo hanno cominciato fin da subito ad allontanarsi dal reale sentimento della popolazione italiana e a fare i propri interessi.
C'è stata poi nel corso di questa legislatura la famosa sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che la legge elettorale definita 'porcellum', quella con la quale si è andati a votare anche alle ultime elezioni, è di fatto incostituzionale ridimensionando di fatto tutti i numeri del Parlamento.
Si assiste così al paradosso di un intera maggioranza che, eletta con una legge elettorale incostituzionale, formatasi tradendo le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, e per giunta del tutto incapace di ascoltare la voce del popolo, cosa di cui siamo sempre dispiaciuti, pretenderebbe di avere i titoli ed i requisiti per autoproclamarsi investita di autorità costituente!!! Dico, autorità costituente!!! Ma  stiamo scherzando?!
Vogliamo renderci conto dell'assurdità di questa pretesa che offende l'Assemblea Costituente e il popolo italiano tutto?!  Chissà che cosa ne penserbbero i Padri Costituenti di questa indulgentissima autoinvestitura?
Nessuno avverte una qualche differenza con la vera Assemblea Costituente?! Ma quando si parla di responsabilità a che cosa si allude esattamenrte?!
Il clima nel quale è stata creata, approvata e promulgata la Costituzione era un clima di grande serietà e svegliezza. Le coscenze erano state risvegliate a causa degli orrori reali a cui avevano assistito e l'intento era quello di non permettere che tutto ciò potesse accadere di nuovo. Questa è l'enorme eredità che ci hanno lasciato, una eredità di valore incommensurabile che contiene gli anticorpi necessari affinché niente di tutto quell'orrore possa riproporsi. La nostra Costituzione è la somma di secoli di esperienze ed è ritenuta di fatti una delle migliori del mondo.
Oggi il clima è completamente diverso, in un clima di erosione dei confini nazionali sussistono ingerenze di ogni tipo che si immettono indebitamente e irrispettosamente in questioni così delicate a perturbarne il clima. In quanto tali sono per definizione illegittime e irrispettose della dignità e dell'autonomia di uno Stato sovrano.
C'è una grande confusione nella politica in Italia oggi, questo è certo e lo si evince da tanti fattori.
Ma la maggior responsabilità di questa confusione è dovuta sempre e comunque al fatto che nonostante gli accorati ed insistiti appelli di molta sana società civile si continua ancora oggi imperterriti ad ignorare sistematicamente la voce del popolo sovrano la quale chiede ragione di questa austerità. Questa voce grazie a una moltitudine di cittadini ha trovato comunque un suo sbocco, una sua affermazione politica che possiamo individuare per esempio nel Movimento Cinque Stelle, il più nuovo e, anche per questo ma non solo, il più vicino al sentimento popolare.
Ma nonostante questo sembra che sussista ancora oggi da parte degli altri partiti qualche difficoltà a sintonizzarsi col Paese anche quando questo si esprime attraverso i più nuovi movimenti politici che lo rappresentano.
Questi partiti continuano imperterriti ad andare avanti secondo quelli che sembrano essere progetti politici teorici e probabilmente anche un po' datati, fabbricati a tavolino in qualche stanza e del tutto slegati dalle drammatiche realtà contingenti e sembrano non percepire il fatto che forse proprio questo modo di procedere ha causato i danni incalcolabili che stiamo oggi vivendo e, sempre per questo, una quasi totale assaenza di rappresentatività nel parlamento di oggi.
Così la colpa dell'attuale situazione economica e sociale per qualcuno non starebbe nel non aver ascoltato le richieste di non ratificare le politiche di austerità, non starebbe nell'averle avallate, nell'averle imposte no, non in questo, la colpa starebbe nel bicameralismo perfetto!
Ma non è assurdo tutto questo?! E' assurdo soprattutto quando vengono da una parte politica che vorrebbe fare del Senato della Repubblica il presidio permanente di un unico partito, il proprio.
Queste conclusioni purtroppo hanno soltanto l'effetto di sviare l'attenzione dalle reali cause dell'austerità che nessuno, fateci caso vuole affrontare mai, e di creare disastrosi polveroni là dove vi sarebbe bisogno invece di estrema chiarezza.
Questo non aiuta quindi ed anzi contribuisce a rendere inintellegibile la realtà, e questo ovviamente aggrava l'attuale confusione.
Per le ragioni fin qui elencate, data la situazione chiediamo che questo governo rispetti almeno una promessa che dovrebbe divenire a questo punto un dovere assolutamente improcrastinabile, quella di fare una legge elettorale buona e costituzionale, rispettosa della recentissima sentenza della Corte Costituzionale e della volontà popolare.
Se possibile dovrebbe trattarsi di una legge elettorale che coniughi due componenti importantissime: a) rappresentatività; b) governabilità.
Ma con un accento rivolto particolarmente alla rappresentatività e questo perché la voce del popolo, troppo a lungo ignorata, possa trovare finalmte in Parlamento il posto che le spetta e le compete!
Responsabilità, per chi ama citare spesso questa parola, dovrebbe significare soprattutto oggi fare un bagno di realtà e quindi riconoscere con ogni evidenza che si sta rendendo necessario probabilmente tornare alle elezioni.

lunedì 10 febbraio 2014

Nessun nuovo governo senza elezioni!

Non credo di sbagliare di molto se dico che gli italiani sono abbastanza stanchi di giochetti della politica.
Chi vuole guidare il governo abbia la dignità e il coraggio di affrontare il voto degli italiani!
E chi deve garantire la Costituzione e la costituzionalità delle operazioni politiche si dimostri garante di tutti. C'è sempre una grande saggezza nel mantenersi prudentemente nell'alveo del proprio mandato costituzionale e di non uscirne.
E chi vuole governare il Paese in questo momento di gravi tensioni dovrebbe dimostrarsi abbastanza sensibile da non abusare del sentimento popolare. 

giovedì 30 gennaio 2014

Giornate memorabili in Parlamento per l'opposizione!

Quella vista ieri in parlamento è una pagina difficile da definire, certamente non bella per il governo. E' difficile soprattutto trovare definizioni positive le quali naturalmente, dal mio punto di vista, dovrebbero essere tutte quante riservate all'opposizione. Quando la demagogia si sposa all'autolesionismo quale venefica miscela può scaturirne!?! E' stato approvato un decreto contenente vari punti, una miscellanea eterogenea che unisce punti estremamente diversi tra loro se non addirittura contraddittori in qualche caso. Sono tecniche di nascondimento, fatte cioè per nascondere dietro un provvedimento populista un altro che probabilmente avrebbe fatto gridare allo scandalo. Questo modo di procedere ha sollevato legittimi dubbi di incostituzionalità. Penso che sarebbe opportuno quindi verificare la costituzionalità dei 'decreti macedonia' nonché la costituzionalità dei singoli punti facendone una esplicita richiesta all'organo competente in materia, la Corte Costituzionale.
Penso che potrebbero mostrarsi sensibili a questa richiesta, a questo invito  i fieri e coraggiosi oppositori all' approvazione di quello che è stato definito appunto 'decreto macedonia', per via suppongo dell'eterogeneità di cui accennavo, individuabili particolarmente nel Movimento Cinque Stelle, in Fratelli d'Italia e nella Lega che hanno combattuto fino in fondo pur sapendo che con ogni probabilità sarebbero stati accusati di voler far pagare l'IMU agli italiani, tesi non vera e che non regge alla prova dei fatti del loro operato.
Mi permetto quindi per quanto immeritoriamente di osare un timido suggerimento, quello di fare immediata richiesta, se possibile, alla Consulta, di verificare la costituzionalità dell'eterogeneità del provvedimento e dei singoli punti!
Soprattutto la parte del decreto che riguarda la Banca d'Italia, che è anche un simbolo importantissimo, oltreché una Banca, e che opera nell'interesse dello Stato (o lo dovrebbe fare), ha suscitato legittimo e sacrosanto scalpore. Sacrosanto sì, così come è 'sacro' il dovere di ogni cittadino di difendere la propria Patria, come ci ricorda l'art. 52 della Costituzione, una Costituzione troppo spesso dimenticata.
Una sacralità che evidentemente non tutti sentono allo stesso modo. Non ho letto personalmente i decreti e questo mi spinge ad un atteggiamento prudente riguardo al merito specifico degli stessi. Mi attengo a quanto emerso dall' aula soprattutto dagli interventi degli esponenti del movimento cinque stelle. Non posso entrare neanche troppo nello specifico perché la cosa meriterebbe uno spazio a se stante, tanto vi si potrebbe scrivere al riguardo.
Ma quanto udito fa capire che ci troviamo di fronte ad un provvedimento che aumenta del tutto arbitrariamente il valore delle quote di partecipazione fino ad un valore di sette miliardi e mezzo (vedrete che si troveranno mille scuse per giustificarlo), mentre sussistono altre stime e altre rivalutazioni che sarebbero realisticamente inferiori. E' una ricapitalizzazione che viene effettuata con la scusa della rivalutazione e col denaro pubblico il quale viene letteralmente regalato a chi già ce l'ha e in abbondanza, le banche, le quali non mettono un solo centesimo per la ricapitalizzazione.
Non possiamo biasimare chi si sente preso in giro francamente. Sarebbe stata garantita, se non erro, anche una percentuale di interessi annua del 6 %. Il 6% di sette miliardi e mezzo è pari a 450 milioni di euro.
E chi li paga questi milioni di euro? La Banca d'Italia! E la Banca d'Italia come fa a garantire tassi così alti? Probabilmente pensa di incamerarne di più! E' giusto o sbagliato chiedersi attraverso quali operazioni? E se questi proventi dovessero provenire dai rendimenti sui titoli di stato questo significherebbe tassi sui titoli superiori al 6% e conseguente aumento del differenziale (spread) ma soprattutto, cosa ben più importante, del debito pubblico. Mi chiedo quindi come è possibile che chi fa approvare simili decreti trovi il coraggio di andare in televisione a dire che si deve incentivare il lavoro agendo sugli sgravi fiscali, quando con ogni probabilità questo decreto andrà ad incidere negativamente sul debito pubblico. Chi fa approvare un simile decreto come può poi parlare di politica del lavoro quando i meccanismi finanziari sono così strettamente legati tra loro per cui il lavoro risente ovviamente delle alte tassazioni che servono a far fronte anche e soprattutto agli interessi del debito pubblico, come si può quando questo provvedimento potrebbe andare ad incidere proprio sul debito pubblico per 450 milioni annui.
Siamo di fronte alle banche che fanno politica, al denaro che fa politica, ma una pessima politica tesa purtroppo all'indebitamento. E si che si parlava di nazionalizzare una banca, nel qual caso sarebbe stata la politica finalmente a fare politica finanziaria!
Sarebbe opportuno tornare a parlare del debito pubblico in separata sede.
Si parla poi di eventuali aquisti da parte di altre banche anche straniere di quote di partecipazione che potrebbero essere invogliate dall'alto tasso di rendimento senza alcun rischio! Se questa è politica di sinistra!
No, credo che la politica di sinistra oggi non esista proprio nel Paese.
E' legittimo sospettare che nessun'altra Nazione in Europa e nel mondo avrebbe mai operato un simile atto autolesionistico nei confronti della propria banca centrale, nessuna!!!
In tempi di 'guerra economica' è un po' come dire 'invadeteci'!!!E credo e temo che ci sia già qualcuno (o forse molti) che stiano ridendo di noi in questo momento e per questa precisa ragione.
Ora, quando un governo opera in modo tale da mettere la propria Nazione nella condizione di essere derisa da altre Nazioni e di mettere in ridicolo i propri citattadini credo che si dovrebbe seriamente considerare l'ipotesi di fare un esame di coscienza!
Immaginate l'Inghilterra o la Francia o la Germania fare una simile cosa, è impensabile!
Ce le vedete queste Nazioni operare così? Io penso di no!
Il decreto sulla Banca d'Italia danneggia con ogni probabilità l'Italia e quindi avvantaggia i concorrenti della nostra Nazione. Ecco perché è un decreto autolesionistico.
Perché comunque la si pensi sull'euro, favorevoli o contrari che si voglia essere ( io ho già specificato che non ho una posizione definitiva in merito alla questione, ma che il prezzo dell'euro non puo essere la Democrazia!) non c'è dubbio che l'euro acuisca la concorrenzialità, la renda aspra! E questo a detta di molti economisti. Se veramente si pensa che questo decreto sulla Banca d'Italia sia per il bene della nostra Nazione lo si illustri con un serio e preciso dibattito dettagliato, magari in televisione, alla luce del giorno. Come dice anche il Vangelo di Marco, che è Vangelo di oggi e che cito a memoria senza la pretesa della correttezza letterale, "non si nasconde una luce", il che significa che la si mette bene in mostra. Se non lo si fa probabilmente vuol dire che non è una luce. E il fatto che il decreto sulla Banca d'Italia sia stato mascherato dietro il populista decreto sull'IMU lascia intendere che probabilmente si tratti proprio di questo, di qualcosa  di cui vergognarsi!
Quando sostenevo in post datati che in Italia sembra sussistere un modo di concepire la costruzione dell' Ue, per alcuni politici, a cui è estremamente funzionale il peggioramento delle cose nella nostra Nazione, sì da avere l'opportunità di dire che è meglio che ci governino altri organismi dal momento che noi non siamo in grado di farlo da soli, probabilmente dicevo il vero.
E di fatti le cose peggiorano sotto tutti i punti di vista.
Un dubbio legittimo: visto che questo decreto sembra danneggiare seriamente l'Italia, possibile che sia stato voluto al di fuori dell'Italia? A chi giova questo decreto se non giova all'Italia? Ci troviamo di fronte all'ennesimo 'consiglio senza coda'?
Credo che se ne rallegrino innanzitutto i  fautori dell'europeismo autoritario ( poiché non autorevole), a cui piace imporre la propria visione dell'Ue attraverso il ricatto economico, senza volerla mettere minimamente in democratica discussione. Il che la dice lunga su quanto siano persuasi della bontà delle proprie idee.
E perché i cittadini europei non dovrebbero avere opinioni sull'Europa o contribuire alla sua costruzione?
Perché sono costantemente tagliati fuori?

Il rapporto che certi organismi di questa Europa sembrerebbero chiederci non è in effetti un rapporto basato sulla fiducia anche se si insiste a chiamarla così, ma su una distorsione piuttosto evidente del concetto di fiducia, una sorta di pseudo-fiducia ( e sarebbe già qualcosa) in cui una delle parti ha una forza maggiore e l'altra minore e in cui questa forza è misurata sulla base della forza finanziaria. Quindi  viene sostanzialmente 'imposto' di avere fiducia.
Ma che fiducia è quella fiducia che viene imposta? La fiducia per essere veramente tale non può essere imposta. In realtà quella  che chiamo, eufemisticamente, cultura della pseudo-fiducia non ha niente a che vedere, come si può ben intuire, con la fiducia vera e propria né con quelli che si chiamano rapporti di fiducia.
Somiglia invece molto da vicino ad un rapporto che può essere indicato così: se fai quello che ti dico ti premio, se non fai quello che ti dico ti punisco.
Ora, mi dite secondo voi quale rapporto di fiducia si può stabilire su queste basi? Nessuno, è evidente! Si tratta in un cet qual modo di un rapporto da 'padre padrone'.
Quando tratti un tuo interlocutore dall'alto al basso imponendo la tua opinione sotto la minaccia più o meno velata di ritorsioni economiche, non cerchi un rapporto di fiducia ma un rapporto di sudditanza, primariamente psicologica ma non solo, in cui il riconoscimento della pari dignità ontologica non è minimamente presente.
La vera fiducia invece nasce proprio da questo riconoscimento: che colui col quale instauro un rapporto ha la mia stessa dignità ontologica e io la riconosco, la rispetto e la valorizzo.
Non si può chiedere un rapporto di fiducia senza riconoscere questa parità ontologica che è la base appunto del rispetto. Forse è bene ricordare che la fiducia è così preziosa che si dice: va conquistata!
Ma non con le armi, non con la violenza s'intende.
Vuol dire che il tuo 'essere' ha lo stesso valore del mio, che il tuo diritto all'esistenza è identico al mio. In un'ottica religiosa si potrebbe dire: riconosco che Dio ti ama quanto me!
Ora, in Italia erano in molti ad aver avuto fiducia in questa Europa, una vera, autentica fiducia, palpabile, spontanea, sincera.
Come è stata trattata questa fiducia? Come è stato trattato questo sentimento?! E' stata essa il presupposto di un rapporto basato sul riconoscimento della pari dignità ontologica? Purtroppo sembra di no!
La risposta a tutto questo la si evince e la si riscontra in quello che tutti riconoscono come un crescente euroscetticismo, altri come antieuropeismo, diverso-europeismo ecc. Questi fenomeni, comunque li vogliamo chiamare sono in crescita, è inutile far finta di niente.
Una ragione dovrà pur esserci? A chi giova far finta di non vedere? E come si intende persuadere questi cittadini? Con che mezzi, col ricatto finanziario?
A mio modesto modo di vedere vige da molto  tempo una certa euroincapacità all'ascolto.
Chi veramente volesse essere utile al Paese e all'Europa dovrebbe cercare di sintonizzarsi con la voce del popolo e con i suoi sentimenti. Ricordate l'art. 1 della Costituzione. Il popolo è sovrano.
Chi misconosce questo articolo lede la Costituzione, ne fa pura e semplice carta straccia, e se a farne carta straccia è chi vi giura sopra...

venerdì 24 gennaio 2014

Delle privatizzazioni

Durante l'ultimo ventennio non abbiamo fatto altro che ascoltare incessantemente un'unica opinione vissuta come oro colato, fatta passare per vangelo, per così vera da dover essere incontrovertibile, quella secondo la quale le privatizzazioni sono l'unica cosa  che si possa fare per migliorare l'economia e il benessere del Paese.
Ebbene, trascorsi questi venti anni ci rendiamo conto che i risultati non ci sono stati e che l'Italia è stata soggetta ad un processo di crescente deindustrializzazione che, all'analisi dei fatti, ha visto proprio nella privatizzazione la protagonista indiscussa di questo processo di smantellamento. L'Italia sembra diventata il super-mercato nel quale venire a comprare per dismettere o portare a casa e tutto questo nonostante la presenza nella nostra Costituzione dell'art. 41, un articolo che deve essere finito nel dimenticatoio, che non sentiamo mai citare, neanche da coloro che giurano sulla stessa Costituzione e che guidano il Paese. Perché è così difficile citare questo articolo?
Questo articolo dovrebbe essere fatto leggere a tutti coloro che intendono investire in Italia, anche perché e legittimo immaginare che desiderino conoscere almeno in parte il contesto nel quale vengono ad investire.
Per fortuna ci sono le eccezioni che non guastano ma che non sono sufficienti da sole a ribaltare la situazione, infatti guardando ai risultati in generale purtroppo questo processo è evidente, nessuno, dati alla mano, lo può negare.
Durante l'ultimo ventennio l'Italia ha perso circa il 20% della capacità industriale. Un punto percentuale di media all'anno! E questo fattore è alla scaturigine di molte tensioni sociali. E' possibile ignorarle? E come è possibile pensare ancora di illudere il popolo che con le privatizzazioni tutto va meglio? Sono rimasti in pochi a crederci! E la colpa non è della diffidenza ma della scienza!
La scienza ci insegna che le cose vanno provate con i fatti e in questo caso i fatti hanno dimostrato che in Italia le privatizzazioni in generale peggiorano le cose. Peccato, ma è così.
In Italia le privatizzazioni rappresentano quel fattore di permeabilità che consente lo smantellamento di ciò che funziona già e anche piuttosto bene! Non sarà il caso di rifletterci un po'?
La storia provata dimostra questa tesi. Non sarà dunque il caso di essere prudenti quando si affronta il tema delle privatizzazioni? Non sarà forse il caso di dare delle rassicurazioni? Siamo in attesa per esempio del parere dei sindacati.
Pensiamo poi alle ragioni per le quali si dice di voler privatizzare, cioè per  fare cassa!
Ma a che cosa serve fare cassa quando in Italia c'è un secchio bucato rappresentato dal debito pubblico che prima o poi ti rimangia qualsiasi 'tesoretto'? I cittadini stanno piano piano rendendosi conto di questo, nonostante tutti gli eventi distraenti che sono in corso.
Anzi verrebbe da chiedersi: proprio adesso che si stava focalizzando l'attenzione sui veri problemi del Paese si dovevano innescare cosi vasti elementi di distrazione di massa?
Difficile è capire perché non si è andati ad analizzare con scientificità questo problema del  debito pubblico negli anni passati, riversando su di esso tutta l'energia necessaria per risolverlo, poiché è possibile risolverlo.
Ecco quale sarebbe l'unica vera e utile riforma che si dovrebbe fare: la totale concentrazione di tutte le energie alla risoluzione del problema dei problemi, quello che è all'origine della maggior parte degli altri problemi, quello cioè del debito pubblico!!!
L'Italia potrà dire di aver finalmente voltato pagina quando e solo allor quando si sarà decisa ad affrontare seriamente e convintamente questo problema, per altro risolvibile. Non c'è riforma che tenga al confronto.
Invece di privatizzare per fare cassa dunque, inutile palliativo, affrontiamo questo problema con le armi della scienza economica e della scienza politica! Scopriremmo probabilmente che non c'è nessun bisogno di privatizzare per fare cassa, e i dipendenti delle aziende a rischio privatizzazione probabilmente sarebbero più tranquilli.
Se c'è qualcuno che è già abbastanza forte di per sé, questo è proprio il settore privato finanziario che non ha certo bisogno di favori, stanti così le cose.
E' il settore pubblico che deve essere aiutato casomai, infatti i rapporti attualmente in corso sono tutti sbilanciati a favore del privato-finanziaio e del bancario, con buona pace dell'economia reale e questo determina un rischioso squilibrio che alla fine danneggia tutti.
Perché andare a sommare pesi dalla parte della bilancia in cui già ve ne sono di più? Ma poi a che scopo?
Di fronte a tutto questo processo di deindustrializzazione attraverso le privatizzazioni possibile che non ci sia una sola opinione di sinistra in difesa del settore pubblico?
I cittadini italiani avevano riversato notevoli speranze nelle ultime elezioni e avevano richiesto particolare attenzione su vari temi: quelli dei trattati europei (del MES, del Fiscal Compact), del debito pubblico, del lavoro ecc. avendo ben intuito che alcune dinamiche in atto a livello nazionale ed europeo erano piuttosto sorde a queste richieste.
E che fine hanno fatto le risposte a tutte queste richieste? Completamente eluse!
E' difficile non sentirsi feriti di fronte alla totale impermeabilità del governo rispetto a queste legittime istanze del popolo che la Costituzione sancisce come sovrano. Esattamente, come sovrano! Perché è così difficile ottenere delle risposte incoraggianti su questi temi? Anzi, semplicemente ottener delle risposte?
I cittadini sono disorientati e non sanno da che parte rifarsi. Che ci crediate o no si sentono traditi e anche umiliati e presi in giro per l'ennesima volta, e come biasimarli?

giovedì 23 gennaio 2014

Del bicameralismo perfetto

Anche il Sistema Nervoso Centrale è diviso in due lobi che per certi versi sono simili e per altri diversi. C'è quindi in questa spartizione e divisione delle camere, cioè nel bicameralismo ( anche e soprattutto in quello 'perfetto'), una sorta di rispondenza, di isomorfismo con questo organo. Quando un organismo dello Stato è isomorfo ad un organo dell'essere umano, il livello di armonia aumenta nella società  per via delle somiglianze e delle rispondenze in essere e di ciò che di positivo esse comportano.
Infatti Camera e Senato sono simili e diversi al contempo, anche se prevalgono le similitudini. Tuttavia in questa spartizione anche così com'è c'è qualcosa, anzi molto, di positivo, pur nella similarità. La cosa principalmente positiva è che questa spartizione consente livelli di meditazione profondi e tempi di sedimentazione delle informazioni utili e direi necessari all'approfondimento delle stesse.
Se ai deputati spetta il compito di legiferare con maggior disinvoltura, il che non significa superficialmente, ai senatori, generalmente più anziani, spetta quello di stemperare le parti più stridenti, di indicare le eventuali anomalie, di rettificare ciò che è esagerato instaurando con i deputati un dialogo costruttivo basato sulla dialettica, anzi direi sulla nobile arte della dialettica, la quale, beninteso, può espletarsi proprio per questa struttura bicamerale. Legiferare è una responsabilità grandissima e l'assemblea costituente questo lo sapeva bene, avendo vissuto sulla propria pelle che cosa vuol dire legiferare in modo eccessivamente (e sottolineo eccessivamente) disinvolto, veloce, parziale e, come la storia ci insegna, dittatoriale.
Ma la disinvoltura può essere utile se coadiuvata da un organismo correttore come avevano ben intuito i padri costituenti. 
Alla camera dei deputati spetta dunque il compito di legiferare con maggior disinvoltura. Questa disinvoltura non è solo utile ma necessaria per certi versi e deve essere concessa con fiducia. E' una disinvoltura, per così dire istituzionalizzata e funzionale al pensiero creativo e divergente. Infatti in essa si nasconde il segreto della creatività propositiva.
Tuttavia siccome in questo proporre disinvoltamente è notoriamente presente anche un rischio (calcolato in questo caso) di andare anche oltre le righe o di commettere degli errori, ecco che subentra un livello di meditazione più profondo, quello del  Senato, che ha il ruolo di emendare e di stemperare questi eventuali eccessi, come abbiamo detto sopra.
Anche nell'essere umano sussistono e coabitano insieme vari livelli di attenzione, varie pulsioni e vari atteggiamenti di fronte alle informazioni ed alle situazioni che la realtà ci offre. Ognuno di noi può facilmente individuare in se stesso un livello di maggior impulsività e un livello di maggior meditazione. Spesso soltanto l'esperienza insegna ad armonizzare questi aspetti diversi della personalità. Possiamo dire che in un certo senso la Camera rappresenta ciò che di positivo può portare l'impulsività, il Senato ciò che di positivo può portare la meditazione e il loro dioalogo ciò che di positivo può portare l'esperienza. Vorrei quindi far notare che anche in questo vi è un chiaro isomorfismo con l'essere umano e con certe sue funzioni e caratteristiche viste anche in un'ottica evolutiva, e di  conseguenza anche questo si configura come un fattore positivo.
Talvolta non è facile capire nell'immediato quali siano gli eccessi, dove in una legge si è andati sopra le righe, dove si annida l'errore, dove sta l'esagerazione, la disarmonia ecc.
Per rendersene pienamente conto servono dei tempi di sedimentazione delle informazioni. I passaggi che avvengono tra Camera e Senato sono utili proprio per consentire questa sedimentazione che a sua volta favorisce l'assimilazione e l'approfondimento. Anche in questo sussiste evidentemente un certo livello di isomorfismo con le funzioni e le strutture della mente.
Ci sarebbero tante altre cose da dire ancora. così tante da non sapere da che parte rifarsi.
Per esempio, mi viene in mente che il 'porcellum' ha reso il bicameralismo farraginoso per l'asimmetria di trattamento tra Camera e Senato ( vedi post intitolato 'Porcellum' e 'larghe intese' ). Se prima c'era proporzionalità tra Camera e Senasto e rispondenza in termini di maggioranza, il'porcellum' l'ha tolta, togliendo governabilità. E questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che sono alla ricerca della governabilità e delle ragioni dell'ingovernabilità.
Così il bicameralismo va a prendere colpe che in realtà non ha e che non può obiettivamente avere .
Per fare un altro esempio, una delle colpe di cui verrebbe accusato il bicameralismo perfetto sarebbe l'immobilismo.
L'Italia, come un sempre maggior numero di cittadini si sta ben rendendo conto, è stata consegnata all'immobilismo non dal bicameralismo ma dalle politiche dell'austerità che purtroppo sono state ratificate dai parlamentari delle precedenti legislature. Queste politiche ci hanno legato mani e piedi, hanno svenduto la sovranità nazionale, leso la Democrazia e creato danni incalcolabili di ogni genere. Forse tutto questo serviva anche per gettare la colpa sul bicameralismo, anzi forse principalmente per questo. Servirebbe invece in questo momento un atto di assunzione di responsabilità, e magari anche qualche mea culpa , invece si preferisce trovare un capro espiatorio.
E quale sarebbe il capro espiatorio? Il bicameralismo appunto! E' chiaramente, sotto ogni punto di vista, uno sviare il problema.
Quello che l'Assemblea Costituente ci ha consegnato con il bicameralismo costituisce un patrimonio di un valore incommensurabile che è il condensato di una profondissima cultura, di profonde esperienze e conoscienze anche circa l'essere umano, la sua psicologia e le sue caratteristiche e funzioni primarie, cosa che si evince da quell'isomorfismo di cui abbiamo accennato sopra. Questo patrimonio è ricco di valore, denso di significato e non può essere spazzato via  con tanta superficialità. Serve un dibattito.
E' dovere di ogni cittadino esprimere un parere su questo tema ma per poterlo fare è necessario un buon livello di informazione e poi un buon livello di meditazione sulle stesse informazioni ricevute e per fare questo ci vole tempo naturalmente. Servono livelli di lettura approfonditi ed estesi.
Possiamo augurarci che questi livelli di informazione si attivino?
Uno dei compiti del servizio pubblico di informazione dovrebbe consistere esattamente in questo.
Forse merita anche citare un vecchio adagio popolare che recita: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi!
Quando la fretta rischia di spazzare via secoli di cultura, di conoscenze, quando rischia di diminuire i livelli di Democrazia e rappresentatività urge da parte di tutti riflettere e meditare con grande attenzione.
E sulla fretta e sulle urgenze ci sarebbero  tante cose da dire in Italia.

mercoledì 22 gennaio 2014

Della legge elettorale

Data la reticenza della politica ad affrontare la questione del 'porcellum' ci è voluta la Corte Costituzionale per  esprimere un giudizio definitivo sullo stesso, giudizio che l' ha dichiarata incostituzionale.
E questa ormai è storia.
Ora, i punti sui quali la dichiarazione di incostituzionalità si è espressa sono due:  premio di maggioranza e assenza di preferenze.
Per ovviare alla prima è necessario, o togliere il premio di maggioranza o indicare una soglia precisa che faccia scattare lo stesso, indicazione che nel 'porcellum' non c'era.
Nel primo caso c'è chi dice che si torni al passato della  'Prima Repubblica', cosa che sarebbe invece tutta da discutere. Infatti anche se il difetto della Prima Repubblica era quello di una scarsa durata dei governi, questo sistema ha portato l'Italia ad essere la quinta potenza economica mondiale, segno evidente che qualcosa funzionava, eccome! Anche se i governi si succedevano rapidamente infatti lo Stato era solido perché erano solide le sue istituzioni e tutto questo nonostante le molte tensioni. E una nazione non è fatta del suo solo governo ma di tutte le istituzioni che vi coabitano.
Andrei molto cauto quindi perfino con lo scartare un proporzionalismo perfetto, soluzione verso la quale di fatto andrebbe la legge elettorale epurata dei suoi elementi di incostituzionalità, proporzionale che potrebbe essere eventualmente corretto da alcuni accorgimenti. Dobbiamo riconoscere che tra l'altro il sistema proporzionale ha l'indiscutibile pregio di essere estremamente rappresentativo dei reali umori del Paese.
Quello che è cambiato oggi è il potere di ricatto dei cosiddetti mercati, cioè a dire le ingerenze esterne. Infatti chi cerca di fare leva su questo pretesto tende a dire che la successione dei governi è l'indice dell'instabilità, e che l'instabilità preoccupa i mercati. E con questa opinabile equazione l'ingerenza è bella che servita e i mercati governano! Cioè fanno politica.
D'altro canto un ragionevole premio di maggioranza effettivamente garantirebbe una maggiore durata dei governi e quindi una maggiore governabilità e apparente stabilità.

Per ovviare al secondo oggetto della contestazione, l'assenza di preferenze, è necessario inserire la possibilità delle stesse, non ci sono alternative. Nella proposta di legge elettorale attuale, invece le preferenze non ci sono.
Credo che per forgiare una buona legge elettorale sia necessario meditare attentamente ogni punto. E' questa l'opportunità che ci viene data dalla sentenza della Consulta. Ed è il parlamento il luogo nel quale questo dibattito deve svolgersi e nel quale i punti devono essere discussi uno per uno. Il che non significa che non si possa e non si debba esprimere le proprie opinioni anche al di fuori di esso, che anzi questo è un elemento di vivacità e di creatività e anche ovviamente di partecipazione che è ciò che si richiede ad ogni cittadino.
Prima della sentenza della Consulta comunque c'era uno stato di totale immobilismo nonostante le richieste di revisione del 'porcellum' da parte di vastissime aree della società civile. Adesso, dopo che la Consulta si è espressa c'è una gran fretta. Pensiamo che siano da ritenere sbagliati entrambi gli attegiamenti. Sarebbe opportuno invece procedere nei tempi giusti, ma sopratutto nei modi giusti cioè facendo svolgere al parlamento il suo ruolo di legislatore e non quello di semplice ratificatore! Relegare il parlamento a ruolo di ratificatore è lesivo della sua dignità. Il parlamento dovrebbe essere il luogo dove avvengono le 'connessioni sinaptiche' se mi si passa l'espressione, oppure dove si estende la 'Zona Prossimale di Sviluppo'. Le caratteristiche delle leggi si possono discutere anche fuori naturalmente ma poi è buona norma farle in parlamento, non fuori e la fretta oltretutto è una cattiva consigliera. Non è rispettoso nei confronti della Consulta stessa eludere un dibattito attraverso accordi politici blindati. Sa tanto di vecchia politica. Lo è ancor meno eluderlo con un accordo in palese contraddizione con la sentenza della stessa, che ha sancito l'incostituzionalità delle liste bloccate e dell'assenza di preferenze.
Come dire che dopo la sentenza della Corte Costituzionale si procede col proporre una legge elettorale che non è costituzionale! E tutto questo di gran fretta! Per coloro che sostengono che la fretta è innescata dalla sentenza della Consulta, nel rispetto e in ossequio alla stessa si apre una bella contraddizione, piuttosto difficile da dirimere.
Ma c'è un'altra cosa da tenere presente nel dibattito attuale e sono le soglie di sbarramento. E' una questione troppo importante per non tenerla presente. Dobbiamo tenere saldi infatti alcuni principi inalienabili come, nella fattispecie, quello del diritto al voto. Le soglie di sbarramento di fatto rappresentano per una moltitudine di persone il cestinamento puro e semplice di questo diritto. Credo che si debba cominciare a rimuovere quegli ostacoli che impediscono di fatto l'esercizio di questo diritto. Se ne dovrebbe discutere anche se questa lesione si verificasse per un singolo cittadino, figuriamoci quando ciò avviene per centinaia di migliaia e forse anche milioni di cittadini, è intollerabile. Personalmente abolirei completamente le soglie di sbarramento e se ciò non dovesse essere possibile queste andrebbero comunque ridotte di molto.
Per una buona legge elettorale bisognerebbe coniugare rappresentataività e governabilità e personalmente credo che tra questi due punti quello maggiormente importante sia il primo.
Insomma la carne al fuoco è molta ed è necessario procedre con un atteggiamento serio e rispettoso della Costituzione, delle istituzioni legislative e della Corte Costituzionale. 

martedì 14 gennaio 2014

Banche, territorio, mercato

Le banche sono istituti il cui ruolo tradizionale è sempre stato quello di finanziare progetti ex novo, aziende,ditte varie, ecc. legati evidentemente all'economia reale e primariamente al territorio.
Nessuno mette in dubbio naturalmente che questo ruolo rivesta una grande e strategica importanza e che le banche siano per questo importantissime e per certi versi insostituibili.
Se dunque l'importanza delle banche è storicamente collegata allo sviluppo del territorio di appartenenza e del suo tessuto sociale, e questo ha funzionato per secoli, perdere questo legame potrebbe costituire un gravissimo errore ed aprire molte incognite. Inseguire lauti guadagni rischiando operazioni finanziarie dal dubbio esito si è dimostrato invece spesso un errore, quello sì, con conseguenze economiche disastrose. Ricordiamoci che sul banco degli imputati dell'attuale crisi economico-finanziaria vi è, a detta di molti economisti, la finanza speculativa e non quella che finanzia progetti reali.
Quando si snatura l'essenza di una banca andando contro la sua stessa storia, la sua stessa tradizione, i rischi divengono potenzialmente notevoli.
Ma se ricapitalizzazione di una banca significa strappare la sovranità e il legame col territorio, garanti del benessere dei cittadini del territorio stesso, dovremmo chiederci se sia veramente opportuno ricapitalizzare. Non credo sussistano obblighi di sorta!
Anche qui dabbiamo renderci conto che spesso ricapitalizzare coincide con svendere le proprie prerogative, la propria identità, la propria storia e la sovranità, cose che creano forti legami col territorio, e finire nelle mani di chi potrebbe non amare altrettanto il territorio in cui magari una banca è nata, è cresciuta e ha vissuto per secoli. Se la ricapitalizzazione avviene in modo da garantire il mantenimento di una certa tradizione e non strappa la sovranità al territorio può essere una cosa ragionevole. Viceversa se significa smembrare, smantellare, prendere e portare a casa a chi giova tutto questo? Il territorio se ne avvantaggia? Attenzione alle operazioni autolesionistiche e ai 'consigli senza coda', quelli dati a beneficio del consigliere e non del consigliato! Oltretutto ci sono questioni circa certe ricapitalizzazioni che andrebbero inquadrate nell'insieme. Se per esempio non fossero stati gettati via ( o forse è meglio dire regalati?) miliardi di euro in operazioni senza capo ne coda l'esigenza di ricapitalizzare certi istituti non sussisterebbe!

In generale poi si avverte l'esigenza di approfondire certe tematiche legate non solo alle banche ma anche al mercato. Qualcuno, esperto del settore, dovrebbe probabilmente cominciare a sollevare certe questioni e a studiare approfonditamente se per caso le regole del cosiddetto 'libero mercato' non siano da rivedere e correggere nell'interesse di tutti. Sembrano talvolta piuttosto anti-democratiche che democratiche. E' un argomento molto serio che non è possibile risolvere in poche battute naturalmente.
Ma sembra davvero necessario porre questa questione e arrivare ad una conclusione scientificamente incontrovertibile sulla stessa.
Mi permetto solo alcune osservazioni per venire incontro a quanti richiedono partecipazione, concorso di idee e stimoli del pensiero.
Si dice spesso libero mercato, marcando spesso l'accento su questa parola: libero.
E questo farebbe immediatamente pensare che questo mercato viva di una assoluta libertà e che sia una garanzia assoluta di libertà, garantendo cioè una delle più grandi conquiste del genere umano. Ma è davvero così?
Questa domanda è pertinente poiché se per libertà si intende la libertà di tutti, cioè una libertà democraticamente estesa a tutti i cittadini, nessuno escluso, allora dovremmo cominciare a chiederci se il mercato questo  è davvero in grado di garantirlo oppure no. O, per meglio dire, se questo assetto attuale con le regole attualmente vigenti, sia in grado di garantirlo oppure no.
Sembra infatti che il mercato sia piuttosto incline a garantire la libertà dei più forti e dei più ricchi, ma assai meno incline a garantire la libertà dei più deboli e dei meno abbienti e questo a lungo andare determina degli squilibri che alla fine danneggiano tutti anche i più forti e i più ricchi.
Ciascuno la pensi come vuole ma seri interrogativi dovrebbero porsi su questo assetto mercato-centrico, dove non è tanto il mercato in sé e per sé, per la verità, ad essere sotto accusa ma le regole ad esso soggiacenti  e, semmai, una certa strumentalizzazione politica che se ne fa.
La domanda se questo assetto risponda a esigenze di garanzia democratica si sta diffondendo in strati assai ampi della società dai più ai meno colti, e questo non dovrebbe essere né ignorato né preso alla leggera, anche perché bisognerà riconoscere con onestà intellettuale, che queste osservazioni si basano sull'esperienza diretta, sulla vita vissuta e sull'osservazione del fatto che dopo tanto libero mercato l'Italia si sta oggi sempre più deindustrializzando e impoverendo e difficoltà sociali stanno emergendo in strati via via più ampi della popolazione e la politica non sembra avere gli strumenti per fronteggiare tutto questo.
Le banche svolgono una funzione sociale molto importante vorremmo soltanto che fossero più resistenti a certi condizionamenti che vengono dall'esterno e che invitano a speculare e più sensibili a certe richieste dell'imprenditoria e della società civile in generale soprattutto quando appartiene al territorio. E in Italia ci sono territori magnifici da tutelare.
Esse non dovrebbero fare politica, non dovrebbero speculare sui titoli di stato ma aiutare l'impresa e il territorio a crescere e svilupparsi in aderenza con l'invito costituzionale dell'art. 41.

giovedì 9 gennaio 2014

'Porcellum' e 'larghe intese'

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale espressa in merito alla legge elettorale universalmente nota come 'porcellum' e definita una 'porcata' dal suo stesso autore, una sola strada può aprirsi, quella di una nuova legge elettorale. Questa sentenza oltre a questo specifico e indiscusso merito ha anche quello di aprire un dibattito su una legge elettorale alternativa che non potrà essere che diversa e si spera finalmente aderente alla Costituzione. Così, estendendosi il dibattito, molte cose possono essere ridiscusse e rivalutate, come per esempio le stesse soglie di sbarramento che sinceramente odorano fortemente, pure quelle, di incostituzionalità. Odorano di incostituzionalità perché vanificano il voto di centinaia di migliaia di cittadini che vedono letteralmente cestinare il proprio impegno di elettori e questo dobbiamo finalmente avere il coraggio di ritenerlo un vero e proprio abominio intollerabile.
Per tornare al 'porcellum', che esso sia stato innanzitutto una scelta politica anziché tecnica lo si evince anche dal fatto che sembra essere stato l'elemento fondamentale nella creazione delle 'larghe intese'.
E questo non per i difetti tacciati come incostituzionali dalla Consulta ma per altri difetti che, pur essendo passati in secondo piano rispetto ai primi, sono nondimeno assai rilevanti.
Mi riferisco particolarmente ad un difetto sostanziale, cioè la sua asimmetria o, se preferite, la sua disomogeneità. Questo difetto risiede nella disparità di trattamento tra le due camere, quella dei deputati e quella dei senatori. Uno degli elementi fondamentali che hanno determinato difficoltà nella governabilità dopo le ultime elezioni (con conseguente istituzione delle 'larghe intese') è stato determianato dal fatto che alla Camera c'era una maggioranza assoluta ed al Senato solo relativa. E questo proprio a causa di questo difetto sostanziale in assanza del quale la governabilità sarebbe stata praticamente garantita!
Così le 'larghe intese' sembrano essere il frutto di una scelta politica ben precisa che vede il 'porcellum' come indiscusso protagonista e non semplicemente la diretta conseguenza del risultato elettorale che ha visto, come sappiamo, tre schieramenti su valori, abbastanza paritetici in termini percentuali.  
La funzionalità del 'porcellum' come veicolo di realizzazione delle 'larghe intese' sembra essere assai rilevante, tanto da lasciar pensare che la disparità che lo ha caratterizzato sia stata cercata ad arte.
Fantapolitica? Forse, chissà... Ma una cosa è certa, chi avesse voluto progettare le 'larghe intese' non avrebbe potuto trovare miglior alleto dell'asimmetria del 'porcellum'!

giovedì 2 gennaio 2014

Buon Anno...e si riparte!

Prima di ricominciare con un nuovo anno di articoli, appena entrati nel 2014, vorrei augurare Buon Anno a tutti!!!
Dopodiché sarei quasi tentato di affrontare un tema che sembra tornare prepotentemente alla ribalta, quello del bipolarismo senza por tempo in mezzo. Ma la vera tentazione sarebbe quella di farlo in modo alquanto stringato, quasi a mo' di battuta. In effetti l'argomento sarebbe tale da lasciar presagire paginate e paginate di  argomentazioni e non penso che adesso, in un momento che mi vede impegnato su vari fronti, riuscirei a prodigarmi in una impresa del genere. Così cercherò di esprimere alcune impressioni personali in modo estremamente sintetico, nella sola speranza  che possano contribuire al dibattito in corso e ripromettendomi di approfondirle successivamente soprattutto a me stesso.
Il bipolarismo è da molti visto come un elemento di modernità anche perché ci sono esempi di moderne democrazie che lo adottano. Ma ci dimentichiamo sempre che ciò che funziona all'estero non è detto che funzioni in Italia. Infatti in Italia spesso accade che di una cosa importata pedissequamente dall'estero si riesca a prendere solo gli aspetti negativi tralasciando quelli positivi anche quando ci sono.
C'è da dire poi che il bipolarismo corre il rischio di trasformarsi col tempo in bipartitismo.
E in che cosa si trasformerebbe in Italia il bipartitismo se non in una 'larga intesa' fintamente divisa?
Ecco perché in Italia il bipartitismo sarebbe così rischioso. Esso finirebbe semplicemente con lo schiacciare tutta quanta quella varietà di pensiero che è ricchezza incommensurabile su due poli che poi finirebbero con l'omologarsi a vicenda di fronte alle pressioni del pensiero unico sull'Europa! Mentre ciò che occorrerebbe fare in questo momento sarebbe proprio cercare la varietà, la ricchezza, la fantasia, il pensiero creativo e quello divergente. Andrebbe cercato, si dice da noi, col lanternino!L'Italia dovrebbe cioè sforzarsi di trovare una sua specifica strada, facendo leva sulle proprie forze e sulla riccheza della varietà di pensiero, sulle proprie prerogative, sulle proprie caratteristiche e peculiarità positive, e ce ne sono, sfruttando la creatività e la scientificità razionale e non copiando soluzioni da contesti così diversi dal nostro. Intendiamoci, indicare dei modelli è legittimo naturalmente e anche giusto per certi versi, ma non basta da solo, perché poi bisogna avere il coraggio di calare il modello nel contesto italiano e questo è difficile.
Le soluzioni devono essere lungamente meditate, la fretta non è una buona consigliera. E sarebbe fare un torto alla nostra Nazione misconoscergli la capacità e la possibilità di trovare una via autonoma e magari originale. 

mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale!!!

Buon Natale
a tutti!!!

Riflessioni

Riflettevo sul fatto che quest'anno sono comparse nel blog molte meno tecniche miste rispetto all'anno precedente. Non è una riflessione tipicamente natalizia...Penso sia meglio rinviarla ad un altro momento...

sabato 21 dicembre 2013

Strutture artificiali

Frutto di un intenso, lungo e laborioso lavoro, pubblico oggi una tecnica mista su carta: Strutture artificiali. Anche disegnare e dipingere non è una passeggiata. Concentrazione, tempi tecnici, e una continua lotta per non perdere il filo del discorso, e non sempre poi tutto questo può sortire risultati soddisfacenti. Anche fare l'operatore artistico ha i suoi lati difficili e comporta le sue fatiche...




Strutture artificiali
Tecnica mista su carta
2013


venerdì 20 dicembre 2013

Dobbiamo trovare il coraggio di dire basta alle operazioni masochistiche!

Svendere gli asset strategici del Paese è una follia. Oltretutto è molto triste notare come il governo abbia così grandi difficoltà a recepire che nella questione Telecom confluiscano questioni di sicurezza Nazionale. E dobbiamo sempre tenere presente che l'iniziativa economica privata ' non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.' (art. 41 della Costituzione) Il primo compito che un governo dovrebbe svolgere sarebbe quello di fare presente a chi viene ad investire in Italia che in questo Paese c'è una carta Costituzionale da rispettare, quindi di promuoverla, di farla conoscere. Questo articolo 41 va fatto presente a chiunque intenda investire in Italia.
In Italia abbiamo poi svariati casi nei quali la svendita a compagnie concorrenti ha arrecato danni sociali, ed è stata l'inizio dello smantellamento dell'acquisita, in alcuni casi della sua pura e semplice soppressione.
Questi non sono investimenti!
Che una compagnia indebitata per miliardi di euro (a quanto pare) abbia le carte in regola per salvare se stessa e l'acquisita suscita quantomeno perplessità. Ma pare che questa operazione sia un giochetto di prestigio cui concorra il famigerato ESM! Decine di miliardi di euro escono dall'Italia per confluire lì, mentre la disoccupazione aumenta, la domanda diminuisce e la gente comincia a morire di fame e di freddo. Questi soldi vengono dati anche alle banche spagnole.
La compagnia indebitata per miliardi di euro prende dalle banche questi soldi a prestito e con questi vorrebbe acquisire Telecom. Come dire che ci stanno comprando con i nostri soldi, e a debito! Come dire che siamo ancora in presenza di operazioni masochistiche e controproducenti per il nostro Paese da un lato e furbesche dall'altro!
Un motivo in più per diffidare dei un ESM che fa orecchie da mercante rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale Tedesca!

lunedì 16 dicembre 2013

Richieste da inoltrare alla Corte Costituzionale

Sarebbe estremamente opportuno e quantomai auspicabile che il Parlamento chiedesse di passare al vaglio della Corte Costituzionale  il trattato ESM o Meccanismo di Stabilità Europeo, così chiamato con chiaro intento imbonitore e da strategia di mercato più che con intento descrittivo, poiché come emerge da molti studi, sono tanti i lati oscuri che lo accompagnano e vi si potrebbero scrivere fiumi di parole in proposito. Questa richiesta andrebbe incontro alle istanze estremamente preoccupate di moltissimi cittadini e ad un atteggiamento improntato al principio di prudenza, nonché ad un atteggiamento rispettoso delle istituzioni nazionali e della Democrazia. Che male c'è quindi ad inoltrare una simile richiesta?!
Anzi, una simile richiesta dovrebbe essere inoltrata anche per il Fiscal Compact, benché appaia chiaro, a questo punto, che il Pareggio di Bilancio in Costituzione, che tra l'altro un sempre maggior numero di economisti definiscono un 'economicidio', sia stato voluto proprio nell'intento di evitare l'incostituzionalità dello stesso, cioè a dire che senza quelle modifiche sarebbe stato certamente incostituzionale. E questo naturalmente significa anche che la Costituzione così com'era, rappresentava un vero e proprio scudo contro l'economicidio. Un motivo in più per diffidare dei cambiamenti che vi si vogliono ulteriormente apportare.
L'Italia smetta di essere masochista, smetta di ascoltare i 'consigli senza coda', e usi la propria testa!
Il Parlamento chieda di passare al vaglio della Corte Costituzionale il Fiscal Compact e il trattato ESM!!!

lunedì 2 dicembre 2013

Perché sono contrario al dimezzamento del numero dei parlamentari

Sono un cittadino che crede nella Democrazia e in chi la difende, nelle istituzioni e in chi le difende, nella Costituzione (l'inosservanza della quale ha portato a tale degrado) e in chi la difende, e come tale faccio mio l'invito di quest'ultima, specificamente nel suo art.4 che campeggia parzialmente qui sopra, di svolgere una funzione che concorra al benessere materiale o spirituale della società. E' così quindi che, sotto l'invito della Costituzione, ma anche sotto l'invito di chi chiede partecipazione e concorso di idee, di chi chiede molto saggiamente di esprimerle con schiettezza (lasciando presumere di fare altrettanto suppongo), che mi accingo con serenità e pacatezza, pacificamente e democraticamente, rispettoso delle altrui opinioni ma soprattutto di chi le esprime, a proporre le mie circa il tema del dimezzamento del numero dei parlamentari.
E' una questione molto delicata. mi rendo conto...
L'Italia ha una sua storia, per altro nobilissima e millenaria, sue caratteristiche, sue prerogative, sue specificità che non si possono ignorare. Se vogliamo ha una sua anima, un suo sentimento, ma soprattutto ha tutta la capacità di trovare le risposte giuste e appropriate secondo la propria personale esperienza e secondo il momento storico in corso, senza il bisogno di andare a scopiazzarle, anche perché queste risposte molto probabilmente vivono già tra le pieghe, per così dire, della Costituzione, basta andare a cercarle ed applicarle.
Andare a scopiazzare acriticamente soluzioni da altri Paesi è una operazione antistorica ma soprattutto priva di logica e di senso, nonché densa di rischi.
Ciò che funziona in un determinato contesto infatti non è detto che funzioni in un contesto completamente diverso solo perché lì funziona bene!
Quello che nasce in un determinato contesto è funzionale a quel contesto e naturalmente è stato pensato in quel contesto e per questo gli è congeniale. Importare pedissequamente soluzioni politiche tali e quali e pretendere che funzionino in un contesto completamente diverso è piuttosto bizzarro e pretenzioso e sottopone il Paese a tutta una serie di rischi inutili per non dire potenzialmente dannosi, che non è proprio il caso in questo momento di andare a correre. Oltretutto per certe iniziative è sempre meglio ricorrere al giudizio popolare, dopo aver fatto opera di divulgazione seria ed imparziale.
Troppo facile e troppo demagogico fare ricorso all'arma del risparmio per imporre l'idea di questo dimezzamento, quando ci sono decine di miliardi di euro che all'insaputa della stragrande maggioranza della popolazione lasciano l'Italia per finire dopo vari passaggi in banche straniere che poi  magari ti comprano le aziende nazionali!
Se si vuole veramente il risparmio si può facilmente dimostrare disponendosi ad impedire queste dinamiche che paiono decisamente perverse, questi giochi di prestigio e di potere, e questa emorragia di denaro che lascia a bocca asciutta l'Italia, che ne sarebbe così bisognosa, altrimenti il sospetto legittimo che si tratti solo di pura e semplice demagogia si rafforza. E se si tratta di demagogia allora vuol dire che non è quella del risparmio la ragione e così se non è quella del risparmio allora qual'è? Il fatto è che questa idea del dimezzamento è un' idea che sembra provenire da fuori d'Italia, non so esattamente da dove ma certamente non può nascere in Italia.
Si tratta pertanto probabilmente di ingerenze e si identificano probabilmente con i già citati 'consigli senza coda', consigli cioè dispensati per beneficiare non il consigliato ma il consigliere, consigli per avvantaggiare chi consiglia!
E l'Italia nel corso degli ultimi venti anni è stata letteralmente subbissata di consigli senza coda.
In effetti il dimezzamamento del numero dei parlamentari sembra rappresentare espressamente la prossima tappa di un processo che sembra sortire il risultato di smantellare il sistema Italia, processo che evidentemente rischia di indebolirla sempre più la nostra Italia, e di metterla in condizioni di non poter fare altro che tacere di fronte ai diktat esterni, processo che si somma a quello di deindustrializzazione dovuto alle svendite ai privati delle aziende pubbliche e alle politiche del ventennio appena trascorso, politiche nei confronti delle quali occorrerebbe una assoluta discontinuità. Non si può continuare sulla stessa linea sarebbe masochistico.
E' un processo che nel suo insieme sortisce l'effetto con ogni evidenza di sottrarre la sovranità al popolo italiano che nalla fattispecie vedendosi diminuire il numero dei parlamentari vede diminuire in modo direttamente proporzionale anche il grado di rappresentatività, e sì che la Costituzione dichiara espressamente la sua sovranità. Ma in barba al popolo si vuole dimezzare, una operazione che con ogni evidenza non ha niente ma proprio niente di sinistra. Neanche un bruscolino di questa operazione ha il benché minimo sentore di sinistra!!! Se ne compiacerà la destra!

Ma che ci sia una gran confusione oggi tra ciò che è di destra e ciò che è di sinistra lo si evince da tutta una serie di osservazioni così evidenti che sarebbe inutile stare qui a rimarcarli.
Ed è giusto quindi che da questa confusione ne tragga vantaggio il movimento cinque stelle, molto più coerente con se stesso.

Ma per capire meglio perché secondo me è dannoso dimezzare il numero dei parlamentari penso che sia utile fare un parallelismo.
Ciò a cui dobbiamo pensare quando ci riferiamo al Parlamento è ad un organo che equivale a quello che è il sistema nervoso centrale (SNC) per il corpo umano. E possiamo pensare ai parlamentari come ai neuroni di questo sistema nervoso centrale. Ora tutti noi sappiamo che maggiore è il numero dei neuroni e maggiore è il numero delle probabili connessioni sinaptiche tra gli stessi e di conseguenza maggiore è il grado di intelligenza di una persona.
Ne deriva che maggiore è il numero dei parlamentari e maggiore è il numero delle potenziali connessioni tra essi che ne può derivare, cosa che farebbero di un parlamento un organo veramente pensante e intelligente, capace non solo di rappresentare il popolo, ma anche di trovare la risposta creativamente più adatta ad una determinata situazione. Ecco che il parlamento mantenendo il numero dei parlamentari che gli sono stati assegnati dall'Assemblea Costituente, può trasformarsi con un po' di buona volontà in un luogo di grande opportunità creativa. Usando con un po' di disinvoltura alcuni concetti di Vygotskij, noto filosofo e pedagogista russo, potremmo affermare che il parlamento potrebbe rappresentare l'estensione di ogni 'zona prossimale di sviluppo' di ogni parlamentare.
Invece invocare il brusco dimezzamento del numero dei parlamentari con la semplice scusa del risparmio (piuttosto debole come scusa!), in altri termini sarebbe come invocare il dimezzamento del numero dei neuroni in un sistema nervoso centrale. Riflettiamoci, chi di noi sarebbe disposto dimmezzarsi il numero dei neuroni? Nessuno credo!
Viene così da chiedersi se per caso non sussista una volontà che agendo sotterraneamente cerchi di diminuire in generale la capacità di pensiero del parlamento stesso ma anche più in generale, per impedire alle critiche di esercitare il ruolo costruttivo che le contraddistingue e che ne fa degli elementi di irrinunciabile utilità. Nel mondo di oggi c'è infatti un forte bisogno di critiche e cercare di ghettizzarle non è utile per nessuno.
Ecco che quindi, con ogni evidenza, ci troviamo di fronte ad un altro processo masochistico, che rischia di danneggiare ancora una volta l'Italia, di ridurne la voce, già abbastanza fioca, come se non ci fossero già abbastanza problemi in Italia dovuti al suo spiccato masochismo.

Visti e considerati i rischi che il dimezzamento del numero dei parlamentari comporta, ritengo che sia estremamente più saggio e responsabile, nonché rispettoso, rimanere nel solco di una tradizione autenticamente autoctona, che trae origine dal territorio, dalla vita politica vissuta, masticata e digerita in diretta, meglio mantenersi nel solco della Costituzione e dell'Assemblea Costituente, memore dell'esperienza della seconda guerra mondiale e del ventennio fascista, e quindi anche per questo capace di forgiare una Costituzione che contiene tutti gli anticorpi necessari per impedire che simili derive ritornino, ma depositaria di tutta l'esperienza immediatamente precedente ivi compresa quella del Risorgimento. E' di un nuovo Risorgimento che abbiamo bisogno non del dimezzamento del numero dei parlamentari!

Concludendo e riassumendo, le ragioni per cui sono contrario al dimezzamento del numero dei parlamentari sono le seguenti:
1) Ci sarebbe una minore rappresentatività del popolo italiano;
2) Ci sarebbe un minor apporto creativo, una minore ricchezza e varietà di pensiero, minori risorse umane;
3) Sarebbe più facile selezionare (magari da qualche scuola e università privata particolarmente costosa!), imporre, e far eleggere soggetti scelti dall'alto e quindi conseguentemente imporre scelte dall'alto in generale! Soprattutto in un sistema  elettorale privo di 'preferenze'!
4) Sarebbe tutto quanto maggiormente elitario, ove l'elemento discriminante dell'elite sarebbe la ricchezza monetaria e non quella intellettuale, in totale difformità con la Costituzione;
5) Sarebbe minore l'energia da spendere se malauguratamente si volesse comprare, corrompere eventuali parlamentari. La storia insegna e nessuno si scandalizzi  perché abbiamo degli esempi recenti.
6) Sarebbe più facile quindi soverchiare una maggioranza, e più semplice controllare, influenzare e dirigere dall'esterno determinate scelte, magari contro la volontà popolare, con conseguente instabilità politica.

Ora mi chiedo: c'è qualcosa di sinistra in tutto questo?
E c'è qualcuno di sinistra che in tutta onestà se la sente di dire che tutto questo è di sinistra?
Inoltre non ho mai avuto il piacere di sentir dire a chi proclama il dimezzamento del numero dei parlamentari come se fosse la panacea di ogni male, perché si dovrebbe dimezzare, quali sono le ragioni. Il risparmio? Abbiamo già appurato che non è così, e quindi cosa? Tutti coloro a cui ho sentito dire con grande leggerezza che occorre dimezzare non hanno mai, e dico mai e poi mai, spiegato il perché! E sì che avrei ascoltato con grande interesse! In ogni caso sembra piuttosto evidente il timore di innescare un serio dibattito sull'argomento e non basta certo a dirimerlo un semplicistico: perché là ne hanno meno!
L'Italia non è là, l'Italia è qua! Ed ha la sua storia che non può essere né violentata né misconosciuta!!!

Radici

Come credente laico sento che è molto utile rintracciare quelle che sono le nostre radici giudaico-cristiane.
E' sufficente leggere la Bibbia per ricollegarsi a queste radici e poterle così rivedere da vicino.
Ma la Bibbia è vasta e spesso non facile da assimilare e per molti la sua lettura si presenta quasi proibitiva e devo dire che questo non stupisce trattandosi di una moltitudine di pagine densissime e ricchissime di dati, di nomi, di nozioni, di leggi, di storie ecc. Ma proprio per queste ragioni credo che sia molto utile un suggerimento, quello di concentrarsi su alcune parti specifiche di essa invece di leggerla estesamente come se si trattasse di un romanzo.
Sarebbe molto proficuo per esempio concentrare la propria attenzione su quelli che sono definiti i 'libri sapienziali ', che rappresentano un condensato veramente interessante di saggezza e di storia della saggezza, ricco di stimoli interessantissimi anche per chi si dichiara refrattario a qualsiasi tipo di contatto con la religione in generale o per chi si dichiara adirittura ateo. Anche per un ateo infatti penso che sia estremamente saggio sapere le cose cui dice di non credere.
Molti dei  suggerimenti che si trovano in questi libri sono per altro elargiti in funzione anche di un buon governo dello Stato oltre che di se stessi.
Talvolta ci si può scoprire in disaccordo su certe questioni specifiche, su alcuni specifici punti, ma in linea di massima anche un convinto laicista potrebbe trovarsi in accordo con moltissimi di questi preziosi versetti.
Ci si chiede spesso, in un mondo che si rende estremamente sfaccettato e complesso, come poter aumentare le occasioni di dialogo e sviluppare un linguaggio comune per aumentare la reciproca comprensione. Io penso che quello di riscoprire le proprie radici possa rappresentare esattamente una di queste occasioni.
Ritengo poi che la lettura di questi libri fornirebbe un'utile suggestione a tutti coloro che sono interessati a riscoprire non solo le proprie radici e matrici culturali, ma anche a coloro che desiderino approfondire la conoscienza di sé e degli altri e che trovandosi in luoghi deputati alla gestione della cosa pubblica desiderino governare con saggezza e buon senso.

venerdì 29 novembre 2013

Come adopero il concetto di 'sintomale'

Il concetto di 'lettura sintomale' è maggiormente complesso rispetto al modo con cui io sono abituato a trattarlo. Diciamo che quella mia è una versione semplificata e un po' popolare del concetto in questione, sempre amesso che si possa parlare di 'popolare' per un concetto che invero di così popolare non ha niente.

lunedì 25 novembre 2013

Messaggistica e letture sintomali

Essere un operatore artistico ha le sue implicazioni, come quella di avere a che fare col mondo dei messaggi, visivi prima di tutto, ma direi estensivamente col mondo dei messaggi in generale.
Questo in qualche modo acuisce una certa sensibilità al messaggio ed alla sua gestione.
Capita quindi, anche per questa attitudine, di notare cose che altrimenti sarebbero difficilimente avvertibili.
Si nota per esempio con la complessificazione generalizzata del mondo contemporaneo, anche quella della messaggistica in generale, del segno, del 'sema', che tende oggigiorno a privilegiare la multimedialità e quindi la complessità strutturale del messaggio.
Alla complessità di questo mondo contribuiscono molte cose e molte funzioni del linguaggio, come quella conativa, tanto per fare un esempio, il primo che mi viene in mente tra quelli possibili.
E vi contribuiscono altresì l'esistenza dei messaggi subliminali, quelli che tendono a parlare più all'inconscio che alla coscienza vigile e attiva, esistenza che è stata studiata e acclarata. Molti fattori ancora vi contribuiscono come quelli specificamente relativi al linguaggio ed alla sua evoluzione come la sua tendenza semantica e onomasiologica, la polisemia ecc.
Ma per fare un esempio di più immediata comprensione pensiamo all'esistenza dei messaggi in codice, anche e soprattutto di ambito militare ( pensiamo ai vari film di guerra ) basati su vari livelli di complessità della cifratura.
Oltretutto sempre maggiore è il grado di intreccio ed interrelazione tra i diversi tipi di messaggio e i diversi tipi di 'veicoli' utilizzati dai messaggi per giungere al destinatario o ai destinatari e questo anche grazie alle moderne tecnologie informatiche. Anche questo dà il suo contributo a questa complessificazione.
Tutta questa complessità può avere il difetto di dare luogo alla creazione di messaggi involontari e casuali, presunti o reali, ad una messaggistica non convenzionale basata su vari livelli di lettura e di condivisione e pertanto in qualche modo talvolta da 'lessico familiare' se mi si passa l'espressione, talaltra da lessico anche più ristretto, ove possibile, poiché basata magari su connotazioni di senso estremamente soggettive anziché su denotazioni estensive ed estendibili o, se preferite, generalizzabili;
E così tutta questa complessità presta purtroppo il fianco ancora a qualcos'altro, ad un' arma tra le più temibili nel mondo dell'informazione, qualcosa che si può definire strumentalizzazione!
Come quando si cerca di far dire a qualcuno qualcosa che in realtà non dice e/o non ha detto, e magari non direbbe mai, e tutto questo perché, per qualche ragione, è utile far pensare questo a qualcuno.
Siamo così a citare nuovamente le famigerate 'letture sintomali'!
Ma come tutto questo entra a far parte del nostro quotidiano e questione abbastanza difficile da spiegare.
Dunque, ognuno di noi nel proprio quotidiano compie un certo numero di scelte rispetto ad un ventaglio di possibilità e di alternative. Spesso si presentano molteplici opzioni, ma stringi stringi le alternative veramente apprezzabili si riducono sovente a due o tre al massimo.
Ogni scelta può presentare degli aspetti secondari e non immediatamente valutabili, legati ad una serie di interpretazioni semantiche secondarie. Sono proprio questi aspetti che entrano in gioco nel fornire appigli e opportunità alle 'letture sintomali'.
Ci si può trovare così di fronte ad una situazione tale per cui prendendo una direzione si da luogo alla possibilità di una certa lettura sintomale e prendendo l'altra, parimenti, si da luogo ad un'altra di queste famigerate letture. Qualsiai sia la scielta vi è sempre, nell'ambito del possibile, la possibilità di una 'lettura sintomale'.
E si può far dire di tutto!
Per esempio fatta una certa scelta la possibile lettura sintomale che si può verificare potrebbe essere riassunta dall'espressione: ecco come ti faccio offendere qualcuno!
Oppure prendendo l'altra strada della biforcazione ci si può trovare di fronte alla generazione di un messaggio la cui lettura sintomale può essere riassunta dall'espressione: ecco come ti rendo reo! Ecco come ti rendo colpevole di qualcosa!
E questi sono solo degli esempi tra i molti possibili. Sono aspetti che giocano anche sulla funzione psicologica legata al destinatario. Ma questo aspetto ci porterebbe troppo lontano dal nostro discorso e non possiamo approfondirlo adesso.
Fantascienza? Forse, chissà. Qualcuno potrebbe rispondere di sì. Ma nell'ambito del possibile ciò è possibile!
Dopotutto con ogni probabilità ci si sentirebbe dare dell'ingenuo se pensassimo che tentativi di questo genere non sussistano nella realtà, tentativi cioè di far dire a persone cose che in realtà non dicono e non direbbero mai. Ingenuo infatti è pensare che non si verifichino anche piuttosto abitualmente. Questo è infatti sotto gli occhi di tutti! Pensate a quanti personaggi anche famosi dopo un'intervista protestano per essersi visti affibbiare opinioni nelle quali non si riconoscono o che dicono di non aver espresso! E poi chi può negare che di fronte alla possibilità di acquisire il potere di far dire a qualcuno cose che in realtà non dice, qualcuno non sarebbe tentato di mettervi la firma?!
Per fare una ipotesi un po' fanta-politica pensate come potrebbe essere usato questo potere in una campagna elettorale.

Ma forse per essere più chiari potrebbe essere maggiormente utile paradossalmente una lettura basata su esempi meno specifici, un esame più generico della questione, non saprei, vediamo...

Dicevamo che ognuno di noi nel proprio quotidiano compie un certo numero di scelte.
In ogni caso le celte che vengono compiute rispetto ad un ventaglio di possibilità, sono determinate da esigenze soggettive e personali di vario genere e ti avvicinano a determinati contesti non abituali e quindi per certi versi sconosciuti.
L'abbinamento simbolico della tua persona ad un determinato contesto sconosciuto, contesto che si identifica con tutta una serie di 'segni' e di 'simboli' particolari, può determinare la generazione casuale, spontanea e incontrollata di un determinato numero di messaggi involontari.
A questo punto nell'ambito del 'possibile' si concretizza la possibilità reale di 'letture sintomali' compiute rispetto a questi messaggi involontari. Terze persone potrebbero cioè leggere in modo 'sintomale' (Umberto Eco specificherebbe probabilmente: in modo 'cattivo'!) determinati messaggi come se fossero il sintomo prima di tutto di una volontà esplicita, e secondariamente di una volontà atta a lanciare deliberatamente ben specifiche informazioni in una determinata direzione.
Mi rendo conto che non è semplice spiegare queste cose, ma ritengo che nel mondo di oggi questo tipo di ricerche diventino sempre più importanti anche per mantenere alti i livelli di Democrazia e che sia quindi comunque importante provarci.

Comunque sia, per queste ragioni ci tengo a precisare che non sono responsabile della generazione di messaggi secondari o soggiacenti a una mia scelta scevra in verità e in tutta onestà da qualsivoglia volontà di determinarli.
Se questi messaggi sono rienuti fonte di plauso ecco che non lo merito; se sono ritenuti fonte di biasimo non merito neanche questo! Sono e mi ritengo semplicemente estraneo a questo gioco.
Ciò che ho da dire e che voglio dire non lo affido a messaggi sui generis ma lo rendo esplicito in forma semplice e ordinaria se e quando lo ritengo opportuno, in un linguaggio da leggere nella sua forma semplice e naturale.
Così invitavo a fare, per esempio, nel post " Meglio una lettura semplice".
E poi talvolta è estremamente opportuno non fare alcuna dichiarazione.
Certamente più complesso si presenta il panorama delle produzioni visive, che tuttavia non posso trattare adesso.

Concludendo: letture sintomali relative a simboli, acronimi, sigle e quant'altro un eventuale 'lettore sintomale' ritenesse di voler affibbiare alla mia volontà per i propri scopi, sono destituite in quanto tali di ogni fondamento, e in ogni caso non sono appunto frutto della mia volontà!!!