Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







sabato 30 settembre 2023

Rappresentanza, autorevolezza e autoritarismo in sistemi sui generis

Sembra ad un numero crescente di persone, dotate spesso di una preparazione e una cultura generale non proprio comune, che l’Occidente si trovi attualmente in una fase di declino, per varie ragioni.
Tra le ragioni del declino occidentale cosa potremmo annoverare?
Per esempio una scollatura piuttosto evidente e profonda tra popolo e rappresentanti dello stesso, tra elettori ed eletti, se preferite. In pratica cioè si tratta di un qualcosa che implica una riduzione dei livelli di rappresentanza degli stessi cittadini il che è alla scaturigine di varie problematiche come si può facilmente intuire. Ciò comporta per esempio che le decisioni politiche non vanno incontro alle esigenze degli stessi cittadini i quali subiscono anzi l’iniziativa dall’alto di singoli detentori di potere, ovvero di istituzioni politiche che, date le verticalizzazioni avvenute e in corso, calano sempre più dall’alto i propri diktat e rispondono ad esigenze che non corrispondono appunto a quelle del popolo. Ne nasce un problema non da poco che può essere risolto solo intervenendo sull’organizzazione stessa del sistema politico, cambiandolo. Ora, per esempio, quello dell’Ue è un sistema che, come riporta il sito ufficiale stesso, sempre che non sia stato modificato nel frattempo, è definito sui generis, cioè a dire non tipico, non usuale, che si pone fuori dai soliti generi, non trova cioè molti corrispettivi al mondo, e che necessiterebbe di essere approfondito, di essere studiato a fondo per individuarne i punti critici ed eventualmente intervenire su di essi con opportune migliorie.

Chi impone una decisione dall’alto non tiene spesso conto delle conseguenza che questa implica sul piano pratico ai singoli cittadini, i quali si trovano a subire questa decisione senza peraltro poter contare su degli interlocutori che possano farsi carico delle proteste giacché in molti casi dinanzi a queste, soprattutto se istintive o estemporanee, o anche quando sono riflessive e circostanziate, spesso ottengono poco come risultato, poiché la risposta che si dà, per fare un esempio, è che si tratta di una decisione che è stata prese in altre sedi, cioè non quella comunale o regionale o nazionale,  e sulle quali non è possibile quindi intervenire, se non nella stessa sede di origine. In pratica i cittadini non trovano l'interlocutore giusto, non nell'immediato. Protestare con un sindaco potrebbe ottenere come risposta semplicemente che non si stanno rivolgendo a chi di dovere, perché si tratta di una decisione inerente ad una normativa europea. Quindi il discorso rischia di concludersi lì, rimanendo in sospeso e si danno pochi appigli. Eppure se esistesse un effettivo sistema di rappresentanza politica quelle istanze e quelle proteste dei cittadini troverebbero espressione nelle giuste sedi, così da essere rappresentate degnamente, anche anticipate se vogliamo in un certo senso. Invece non sembra proprio che prima di tali decisioni di ambito europeo, dalle quali scaturiscono poi le normative, quelle istanze emergano, a imbasture una azione preventiva, tesa cioè a prevenire quelle proteste in anticipo, questo non sembra trovare espressione, forse perché gli stessi rappresentanti politici non hanno saputo o potuto cogliere i disagi che sarebbero scaturiti, forse anche per la presenza di poco dibattimento in sede di Parlamento europeo. Così le normative si trovano a non essere espressione del popolo e dinanzi alle proteste ci si limita sovente a spostare semplicemente la patata bollente, alzando le mani e dichiarando che no, non è colpa del sindaco o del presidente del Parlamento regionale, bensì della normativa europea che doveva essere recepita e applicata, rinunciando peraltro allo sforzo di comprenderne le ragioni, nonché a quello di immedesimarsi nei cittadini stessi che lamentano il disagio. Da ciò deriva che solo un ripensamento dei criteri di rappresentanza potrebbe forse correggere questo tipo di dinamiche. Naturalmente un ripensamento dei criteri di rappresentanza non è cosa di immediata risoluzione, giacché implicherebbe dei passaggi complessi, difficili, incerti, sempre ammesso poi che sussista la giusta condivisione in generale sull'idea di apportare modifiche in primis e poi sulle specifiche modifiche da apportare, scusate il gioco di parole.
Insomma siamo di fronte a dei sintomi che attestano come una contrazione dei livelli di rappresentanza, quindi dei livelli di Democrazia, alberghi in strutture politiche occidentali quali sono quelle dichiaratamente sui generis dell’Unione europea.
Comunque la si voglia pensare non è proprio possibile ignorare il problema innescato dalla contrazione di rappresentanza, e per fortuna dei segnali che esso stia emergendo come tale, cioè come problema, è confermato a vari livelli, anche dal fatto che un numero sempre crescente di cittadini di variegati settori e ambiti culturali, provenienti anche dal mondo giuridico sottolinea il problema.

Per esempio Vincenzo Baldini, costituzionalista, dice che ormai l’impatto della politica europea su quella nazionale e sulla portata dei diritti fondamentali nello Stato è talmente intenso che si pone con forza e in modo addirittura indifferibile la questione del deficit di legittimazione democratica degli organi del governo sovranazionale.

Questo deficit di legittimazione democratica risulta quindi evidente agli occhi degli esperti oltre che nella percezione istintiva dei cittadini in generale.

È quindi auspicabile che si raccolgano questi segnali e si ragioni intorno a tale questione, ad un ripensamento della natura giuridica e istituzionale dell'Unione europea, prima che lo scollamento a cui abbiamo accennato aumenti in misura tale da determinare uno stato politico e sociale che assuma delle sembianze autoritarie. E credo che dalla percezione del deficit democratico di rappresentanza non sia difficile passare a quella dell'autoritarismo. Nel corso della sua storia l'Ue ha mostrato in alcune circostanze di preferire l'autoritarismo all'autorevolezza. E la storia ci insegna che dove c’è autoritarismo spesso ciò avviene proprio perché non c’è vera autorevolezza, se non apparentemente. È proprio la questione dell' apparenza che potrebbe assumere un ruolo negativo, costituire un problema tale per cui le masse di persone incolpevolmente non preparate potrebbero non distinguere tra questi fattori, quello rappresentato dall’autoritarismo e quello rappresentato dall’autorevolezza, confondendoli, forse perché la confusione tra gli stessi è coltivata ‘scientificamente’ dai detentori di potere e portata avanti al riparo da processi di partecipazione e appunto rappresentanza. Potremmo dire che anzi, sono i processi dell'informazione e dei mezzi di informazione di massa che entrano in gioco deformando la percezione dei cittadini con sistemi propagandistici tesi a sovrapporre autoritarismo ad autorevolezza. Comparire dinanzi ad una telecamera con giacca e cravatta o un bel vestito firmato, sotto i giusti riflettori, dietro il giusto pulpito e sotto la giusta insegna,in un servizio televisivo ben confezionato, può far sembrare un gigante anche chi tale non è. Ne scaturisce una falsa attestazione di autorevolezza. Mentre da quel tipo di situazione propagandistica e da quel pulpito si annunciano magari decisioni dubbie, sproporzionate, ingiuste, in modo autoritario. Ciò che si cavalca insomma è una sorta di ipnosi delle masse che abituate a prendere per vero quello che dice la televisione e non essendo state dotate di una preparazione suscettibile di conferire strumenti concettuali utili, capaci di leggere i processi comunicativi e l'uso strumentale delle immagini, rimangono spesso persuase che ciò che da quei pulpiti si va propagandando non possa che essere la cosa giusta, e invece potrebbe non essere così. 

Se l'assenza di rappresentanza non permette di intervenire nella redazione delle normative, in questa alienazione trova una breccia l'autoritarismo che, attraverso le verticalizzazione degli impianti istituzioni che danno luogo a strutturazioni sui generis, e scambiato attraverso gli artifici mediatici a cui abbiamo accennato per autorevolezza, giunge a fenomeni di manipolazione delle masse tali che vistose contrazioni di diritti fondamentali vengono addirittura ritenute necessarie e pertanto accettate.

È ciò a cui abbiamo assistito con la cosiddetta "vicenda covid" sulla quale speriamo che si aprano studi e approfondimenti che una volta diffusi possano aiutare i cittadini a dotarsi di quegli strumenti concettuali e di quella consapevolezza di cui sono stati evidentemente sprovvisti all'alba della stessa. Non possiamo rinunciare a questo auspicio e sappiamo che qualcosa si sta muovendo in questa direzione.


lunedì 7 agosto 2023

Diritto individuale e interesse collettivo

 Che rapporto c’è tra le cellule e il tessuto? Privilegiare l’uno o l’altro è forse una questione relativa e comunque la domanda si presenta di un certo interesse anche perché è possibile traslare la questione in altre tipologie di situazione che interessino i rapporti intercorrenti tra il singolo e la moltitudine a cui la somma dei singoli dà luogo, anche nel consesso umano. Infatti lo stesso tipo di dinamiche si stabilisce anche nella società umana appunto e in alcuni settori specifici di essa come per esempio nell’ambito del diritto, oggi molto dibattuto anche a causa della 'vicenda covid' che ha interessato questioni di salute privata e pubblica nonché tutta una legislazione messa in opera per istituire l'emergenza sanitaria prima e per gestirla poi, ed essendo in Italia la fonte del diritto primaria la Costituzione, ha quindi particolarmente interessato l’articolo 32 della stessa che si occupa  del diritto alla salute, e dall'esame di questo il dibattito si è arricchito del rapporto tra diritto individuale e interesse collettivo che in esso è richiamato. Tra le varie considerazioni emerse dal dibattito, spicca probabilmente quella in base alla quale tra diritto e interesse, il primo prevale, in quanto è appunto un diritto e giova ricordare a questo punto che tra tutti i diritti della Costituzione, quello alla salute è l'unico qualificato come inviolabile. Anche se l’interesse ha una sua dignità, un suo peso specifico questo non può superare il peso del diritto. È all’individuo che è rivolto innanzitutto il diritto, ed è alla collettività che è rivolto l’interesse, così si evince dalla formulazione dell’articolo in questione. Quindi di fronte ad un diritto inviolabile, il generico interesse collettivo, cede il passo. Alcune considerazioni interessanti sono quelle che ci portano a dire che il prevalere del diritto individuale è cosa buona poiché nell’esercizio di questo, cioè appunto del diritto individuale, l’interesse collettivo è sempre comunque garantito, mentre non è vero il contrario come cercheremo di spiegare in seguito. Per esempio, nel caso specifico inerente a quella che abbiamo definito la 'vicenda covid', avendo alcuni deciso di non “vaccinarsi” si può affermare che essi abbiano esercitato insieme a un diritto anche un interesse collettivo piuttosto evidente, importantissimo, nell’essersi sostanzialmente trasformati, consapevolmente o no, in un gruppo di controllo, utilissimo alla vera scienza, dal momento che sulla scorta di certi paragoni anche a lunga distanza con chi ha fatto una scelta diversa, con chi cioè si è dosato, si possono stabilire alcuni risultati scientifici riguardanti efficacia ed effetti avversi e questo non può non essere riconosciuto come vero e proprio interesse collettivo, giacché un risultato scientifico veritiero non può che andare a beneficio di tutti. Pensiamo che il mondo scientifico dovrebbe esprimere eterna gratitudine a chi, di proposito o no, si è trasformato in un elemento utile per valutare tutta una serie di parametri che altrimenti rischiavano di sfuggire all'attenzione della scienza. Qui si spiega un po’ come il diritto individuale giochi a favore di tutti. Non così, dicevamo, l’interesse collettivo giacché la collettività essendo costituita da un numero indefinito di singolarità e rimanendo tale anche diminuendo o aumentando il numero dei singoli, anche automutilandosi quindi, cioè rinunciando a porzioni anche cospicue di sé, è dispostissima purtroppo a togliere senza troppi scrupoli diritti a queste porzioni più o meno grandi o a far correre rischi ai singoli anche se ciò dovesse comportare per quel singolo danni gravi e talvolta anche irreparabili. Salvare la collettività non è come salvare il singolo, salvare il tessuto non è come salvare la cellula. Tuttavia non possiamo proprio esimerci a questo punto dal ricordare come nel giuramento di Ippocrate l’impegno del medico sia per il paziente che ha di fronte, esso riguarda cioè il singolo che gli è prossimo, vicino, il che introdurrebbe peraltro una nozione a cui non può essere né estraneo né insensibile per esempio il mondo cattolico, per quanto non possiamo addentrarci adesso ad approfondire la questione. In ogni caso quando al medico si chiede di curare il malato che è vicino a lui, che gli è di fronte, non gli si chiede di curare l'umanità, questa è una questione che non gli compete e che probabilmente non deve competergli, la salvezza dei questa afferisce maggiormente alla sfera dell'escatologia, il che riporta nuovamente alla sfera religiosa, e da questi pochi accenni si dovrebbe comprendere quanto varrebbe la pena di approfondire la questione. Per riassumere quanto sin qui accennato, tornando al parallelismo tra cellula e tessuto, è un po' come se l'articolo 32 della Costituzione conferisse ad ogni cellula il diritto di decidere per sé, conscia del fatto che una buona decisione presa appunto per il proprio bene possa risultare utile al tessuto stesso.
Del resto, tornando nell'ambito giuridico, alcune sentenze della Corte Costituzionale sono state e sono tuttora esplicite al riguardo, andando a corroborare la tesi appena espressa. Infatti, come ha ben affermato la Corte costituzionale in una sentenza del 1996, non è ammasso che qualcuno debba rinunciare alla propria salute in nome degli altri, in pratica nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri.
È evidente che qui, in questa sentenza non si dà adito a dubbi su quale debba essere l’interpretazione dell’articolo 32 della Costituzione circa il prevalere del diritto individuale o dell’interesse collettivo l’uno sull’altro. Se nessuno può essere chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri, il diritto individuale prevale nettamente sull’interesse collettivo, e quindi dire no ad un farmaco che può dare effetti avversi è legittimo e ciò anche nel caso in cui questo dovesse implicare che qualcuno degli altri non si senta protetto da questo tipo di decisione, il che, del resto, oltre a rientrare nell'ambito dell'autosuggestione, non significherebbe se non il fatto che proprio gli altri, cioè a dire quelli che fanno la scelta di inocularsi sono i primi a non dare affidamento al mezzo scelto, a sollevare dubbi sull’efficacia del farmaco inoculato, confermando implicitamente come la scelta contraria. quella di non inocularsi, sia sostanzialmente giustificata da questi dubbi inconsci. Emerge insomma in tutta la sua pertinenza il diritto a non sacrificarsi per la salute degli altri particolarmente se ciò implica il tracciare una strada utile proprio per la salute degli altri.
Potrebbe apparire un po’ brutale forse, però ‘Ognuno per sé, Dio per tutti’ è un po’ l’espressione popolare che potrebbe adattarsi a questo tipo di situazione, quasi a chiosare quanto appena espresso. Soprattutto per chi ha un po’ di fede c’è Dio, c’è per tutti, e ognuno può decidere per se stesso liberamente essendo confortato in questo dalla presenza salvifica di Dio e poi, laicamente, si è confortati in questo dalla Fonte primaria del diritto, la Costituzione, nonché dalla sentenza menzionata che ne ribadisce la validità e che stabilisce appunto in modo tale da apparirci sostanzialmente inequivocabile che il diritto individuale prevale nettissimamente sull’interesse collettivo, così generico, indefinito e, probabilmente, indefinibile.

domenica 30 luglio 2023

Fermare il declino occidentale

Che l'Occidente sia in pieno declino credo che sia sotto gli occhi di tutti e a questo punto varrebbe la pena spendere qualche energia in più per cercare di capirne le ragioni. Naturalmente sono molti i fattori che concorrono a questo declino e sarebbe pretenzioso pensare di enumerarli tutti qui, in questa sede. Ci limiteremo ad indicarne alcuni e ad indicare anche una lettura che potrebbe essere utile ancora oggi per comprendere le differeze tra mondo orientale e mondo occidentale poiché pensiamo che l'individuazione di una regressione possa meglio sottolinersi in un sistema di relazioni. Mi sto riferendo a ORIENTE E OCCIDENTE, di René Guénon. Non c'è dubbio che questo libro risenta del tempo, chi dovesse leggerlo non tarderebbe a rendersene conto. Per esempio l'Oriente che esso descrive non è certo più quello, in quanto lo sviluppo materiale che quel mondo ha avuto è stato notevole rispetto a quando Guénon scriveva. D'altro canto anche l'Occidente non è rimasto impermeabile alla cultura orientale affacciatasi sotto diverse forme e infuenze orientandone un certo tipo di cultura. Tuttavia nonostante gli inevitabili cambiamenti molte delle osservazioni che l'autore ha fatto in quel libro sono valide ancora oggi per cui una lettura non si limiterebbe a informare di come si percepisse il rapporto tra questi due mondi al tempo in cui è stato scritto, esso potrebbe fornire validi spunti di riflessione molto interessanti per comprendere il mondo di oggiin generale e le dinamiche relazionali attualmente in corso tra queste storicizzate polarizzazioni. Suggeriamo di darne una lettura, non sarebbe tempo sprecato.

Per tornare ai fattori che stanno concorrendo al declino occidentale non c'è dubbio che un ruolo da protagonista ce l'abbia l'affievolimeto del senso democratico e della Democrazia in generale. Questo a sua volta dipende da una serie di ragioni tra le quali emerge la verticalizzazione del potere politico che si struttura su un numero di livelli maggiore rispetto alle dinamiche puramete nazionali. Queste verticalizzazioni allontanao il potere politico dal popolo e lo avvicinano a gruppi di potere economico e finanziario molto influenti che non rappresentano elementi elettivi soggetti alle dinamiche democratiche, per cui il politico che ne dovesse essere influenzato se non dotato della opportuna fermezza potrebbe esserlo al punto da non rappresentare più i cittadini elettori e le istanze da essi sollecitate, bensì le isanze di questi gruppi di potere che spesso non coincidono con le prime. Essendoglisi avvicinato notevolmente proprio grazie alle verticalizzazioni in questione, avviene, quasi impercettibilmente, una specie di graduale voltafaccia, per cui invece di guardare al popolo si guarda a questi gruppi. Se la Democrazia è il potere del popolo, con le verticalizzazioni, il popolo si vede scippare il rappresentante da chi nemmeno ha avuto modo di eleggerlo e questo naturalmente non può non avere delle ripercussioni anche piuttosto notevoli sulla Democrazia stessa.

Possiamo annoverare tra le conseguenze della verticalizzazione del potere anche l'affermarsi del pensiero unico, come depositato dall'alto, ove per alto non vi è da intendere un sapere di origine divina, effettivamente superiore come la tradizione interpreta generalmente l'aggettivo 'alto', bensì un pesiero puramente umano e quindi sostanzialmente limitato nella sua visione, spesso essenzialmente materiale e utilitaristico. Questo tipo di pensiero unico per quanto ami vestirsi dell'abito del pensiero illuninato, in vero non ha niente di luminoso né di illuministico. Nasce anzi dall'abbandono più o meno consapevole dell'illuminismo stesso e anche del pensiero divergente, quel tipo di pensiero che è suscettibile di trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema, per approdare appunto a fornire un'unica soluzione ad un determinato problema o ad una serie di problemi. Se poi quest'unica soluzione implica delle considervoli conseguenze come la contrazione di diritti fondamentali, compreso quello di parola e di movimento, il pensiero unico, di tipo verticistico, si impegnerà a trovare giustificazioni che possano apparire plausibili, ricorrendo al pensiero pseudoscientifico, dal momento che scientifico in senso stretto non si putrebbe definire. Quindi lo scientismo entra in gioco, una sorta di religione della scienza, generalmente domgmatica come la prima, attraverso la quale giustificare l'ingiustificabile, spesso in nome di una emergenza. In pratica verticalizzazione del potere, pensiero unico, politica delle emergenze, stanno concorrendo a distruggere in Occidente lo spirito democratico e il sistema politico concomitante. Questo significa che una della maggiori conquiste del mondo occidentale, cioè a dire proprio la Democrazia, sta subendo un drastico ridimensionamento,una forte contrazione, e il popolo si trova spesso senza un vero e prprio rappresentante nelle istituzioni in uno stato di sostanziale abbandono. Indossare la maschera della Democrazia non è sufficiente per quanto le maschere possano ingannare molti. Dopo la 'vicenda covid' che di questo abbandono è l'emblema, è difficile ipotizzare che un paese occidentale possa ergersi in cattedra e dare lezioni di Democrazia a qualcuno, rivolgendosi magari ad oriente.

Ad appoggiare il pensiero unico interviene l'informazione ufficiale, sostenendo il dogmatismo scientista, pseudoscientifico. Nella società dell'informazione ridondante, i messaggi ripetuti ossessivamente e tutti uguali, ovunque, circa la soluzione unica possibile ad un determinato problema, come una epidemia o una pandemia, forgiano le menti profane delle masse che, debitamente spaventate, finiscono con l'accettare l'inaccetabile, anche la contrazione dei diritti fondamentali esattamente così come il pensiero unico, dell'unica sedicente mente illuminata e posta al vertice del sistema verticalizzato aveva anticipato.

Eppure altre soluzioni potrebbero sussistere di fronte a un problema, e tuttavia per poterle promuovere è innanzitutto necessario ripristinare la cittadinanza al PENSIERO DIVERGENTE, attualmente messo al bando.

Ecco, ripristinare questo tipo di pensiero, costituirebbe uno dei metodi per arginare il declino occidentale; ripristinare la Democrazia svilita dalle verticalizzazioni costituirebbe un altro fattore arginante; salvaguardare poi la classe media dall'aggressione neoliberista rappreseterebbe un ulteriore fattore di arginamento al declino in corso attualmente in Occidente giacchè questa aggressione è funzionale al manteimento del pensiero unico di tipo elitario e delle strutture politiche verticistiche parimenti elitarie sulle quali quel pensiero si sostiene, contribuendo ad un declino che è anche declino intellettuale e spirituale e ne rispecchia purtroppo proporzionalmente il deterioramento.




giovedì 29 giugno 2023

Intelligenza Artificiale e antiche tradizioni

Oggi viviamo in un mondo ipertecnologico e siamo accecati da falsi miti di progresso tra i quali riveste un ruolo primario l’adorazione, spesso acritica, della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale. Prendiamo proprio quest'ultima, l'Intelligenza Artificiale con la quale si vorrebbero sostituire tutta una serie di funzioni svolte dall'uomo, e chiediamoci in quali rapporti si pone con la tradizione in generale e con certe tradizioni in particolare. C'è una tradizione di origine ebraica per esempio la quale vorrebbe che la scrittura della legge avvenisse 'fuoco nero su fuoco bianco' in cui le fiamme del fuoco rappresentano margini interpretativi che devono sempre poter sussistere e che devono adattarsi alle varie situazioni, plasmarsi ai casi specifici.
Diciamo quindi che una intelligenza artificiale che si basi su rigidi algoritmi non potrebbe garantire la scrittura e la lettura della legge ‘fuoco nero su fuoco bianco’ il che significa che si ometterebbe la componente umana e l’omissione dell’uomo, cioè della componente interpretativa umana renderebbe l’IA semplicemente disumana. Ne deriva che l’IA stessa rischierebbe di scollegarsi non da una, bensì da tutta una serie di tradizioni in cui il fattore umano è sempre stato una componente fondamentale e ha garantito livelli di giustizia, legati in questo esempio del fuoco, proprio a quei margini interpretativi di cui le fiamme che si espandono e si contraggono sono una immagine abbastanza efficacie, dando proprio l’idea di quella scrittura flessibile e non rigida che è indispensabile alla natura umana e che se venisse omessa lascerebbe la società probabilmente senza una vera giustizia, quindi anche senza uno Stato di diritto. Questo spinge ad un certo numero di riflessioni come quella immediatamente concomitante per cui appare opportuno non cancellare le tradizioni che immettono le componenti umane nella vita sociale. Del resto il grande significato della tradizione, che è trasferimento, trasmissione di conoscenza 'da a', sta proprio nel suo essere stabilita dal tempo e nel tempo, confermata nelle varie epoche come un filo conduttore, e probabilmente, potremmo dire, come un filo di Arianna, per usare una immagine a noi nota e derivante da un'altra tradizione, quella greca o, per meglio dire, del mondo Egeo e specificamente minoica, quel filo dicevamo che ci permette di non perderci nel labirinto intricato della vita, fornendo una via da seguire proprio allo scopo di non perdersi. Ecco, l'eccessiva ed acritica fiducia nella tecnologia in generale e nell'IA in particolare, se questa si dota, come pare, di algoritmi rigidi e pertanto disumanizzanti, sembra porsi al di fuori di queste tradizioni e ciò dovrebbe costituire un fattore decisamente allarmante. Se l'IA ci fa dimenticare il filo di Arianna, perdersi nel labirinto diviene piuttosto probabile e questo in un momento nel quale invece appare di grande importanza sapersi orientare, ritrovarsi, ritrovare se stessi, la cultura da cui deriviamo e il significato della tradizione, la quale è suscettibile, oggi come in passato, di fornire risposte adeguare alle varie problematiche, anche nei nostri tempi.
 

lunedì 29 maggio 2023

Manipolazione di massa e manipolazione individuale

Se la nozione di manipolazione di massa è nota, non così per quella di manipolazione individuale.

I mezzi di informazione di massa, rivolgendosi ad un pubblico esteso, seminano nozioni, concetti, notizie che vengono raccolte in base al grado di comprensione dei singoli componenti del pubblico in vario modo, cioè in base al livello di comprensione di ciascuno, rendendo tuttavia probabile il fatto che sui grandi numeri qualcuno che riesca ad assimilarle possa sussistere, questo anche quando non sono di facilissima comprensione. In ogni caso, generalmente, per la propria natura di mezzi di informazione di massa, maggiore è il numero degli spettatori e più le informazioni si semplificano, quasi si banalizzano, spesso andando a forgiare una sorta di circuito stampato estremamente elementare nella mente di un alto numero di persone, le quali influenzeranno a propria volta chi le circonda favorendo così la diffusione di questi banali diagrammi di flusso nei quali si comincia a riconoscersi e a plasmare il senso stesso di consenso sociale, di appartenenza. Subentra quindi la psicologia per cui sapendo che le persone non amano sentirsi escluse si ritiene estremamente probabile che si creerà intorno ad un certo concetto quel consenso che si va cercando. Essere accettati è insomma piacevole mentre essere esclusi al contrario è spiacevole ed essendo del tutto normale preferire le cose piacevoli a quelle spiacevoli su queste dinamiche il successo di un certo diagramma di flusso è quasi scontato.

C'è un virus, serve un vaccino per contrastare la diffusione dello stesso, si somministra il vaccino alle masse, il virus è vinto. 

Questo per fare un esempio, semplice e lineare. Consapevoli del fatto che c'è condivisione nel ritenere questo, qualsiasi elemento che dovesse far emergere dubbi e mettere in crisi il concetto appena espresso viene bandito, come i dubbi sulla natura di un vaccino che potrebbe non essere effettivamente tale dal momento che gli sarebbe preferibile la natura generica di farmaco, adatto quindi per una cura, per una terapia. Si potrebbe così desiderare di cambiarne il nome in vaccino. Così il successo del diagramma di flusso, che si basa sulla tradizionale condivisione, è garantito e la manipolazione di massa che scaturisce da fattori psicologici e da una tradizione scientifica consolidata pure, anche perché in questo caso, per ottenere condivisione, la manipolazione è consistita nel togliere una spia, un campanello d'allarme attraverso un intervento artificioso sul linguaggio. Cambiare un nome può fare la differenza.

C'è un virus, mi curo con un farmaco così il virus è vinto, non funziona altrettanto bene, infatti non si capisce perché ci si dovrebbe curare se non si è malati. Sostituire farmaco con vaccino, cura con prevenzione, toglie il dubbio, anche se la natura di un farmaco rimane la stessa. Agire sul linguaggio permette di potersi affidare al diagramma di flusso consolidato. Se ciò non dovesse essere sufficiente si agisce sulla definizione stessa di vaccino. Per cambiare un nome, si cambia una definizione, così il cambio di nome è supportato dal cambiamento della definizione. Emerge quindi come la manipolazione delle masse non sia stata dovuta semplicemente al modo di gestire i messaggi dai mezzi di informazione, essa si è spinta a cambiare definizioni e nomi nel mondo della medicina.

Quindi la manipolazione di massa può intensificarsi in base alle situazioni che si presentano e forse quell'intensificazione che ha avuto luogo negli ultimi anni e particolarmente nella vicenda covid  ha raggiunto picchi insoliti, tuttavia il fenomeno in questione, quello della manipolazione di massa, indipendentemente dalle variabili, dall'intensificazione, dai picchi, è noto e studiato. Mentre il fenomeno della manipolazione individuale non è altrettanto noto eppure esiste e combinandosi e intrecciandosi con l'altro rende i livelli di manipolazione ulteriormente complessi e complessificabili. I mezzi di informazione di massa parlando a queste, alle masse, sembrano specificamente preposti alla manipolazione di massa, per l'appunto, tuttavia non dobbiamo pensare che gli sia estranea quella individuale. Mezzi di informazione di massa per manipolazione individuale? Sembra strano e si potrebbe essere tentati dal pensare che una manipolazione individuale debba procedere 'nei pressi' dell'individuo che si intende manipolare, il che non è privo di una sua elementare logica naturalmente, però a pensarci bene anche l'informazione legata ai mezzi di massa gli è prossima, poiché basta accendere la radio, la televisione, leggere un giornale, e può raggiungere uno specifico destinatario. Parlare ad un destinatario senza far sapere agli altri, che gli si sta parlando, indurre una manipolazione rimanendo invisibili è una tentazione, del resto l'emittente è lontana dal destinatario e nessuno che non sia sufficientemente preparato sospetterebbe mai che un messaggio che prende avvio da un'emittente lontana possa essere emesso per influenzare uno specifico destinatario che appunto si trova lontano dalla fonte di emissione del messaggio. Sarebbe del tutto normale pensare che l'emittente non sospetti nemmeno l'esistenza del destinatario così lontano. Però le cose potrebbero stare diversamente. Emergono legittimi dubbi e domande. Come farebbe il destinatario interpretante a capire che quel messaggio è per lui? Probabilmente esistono vari metodi, certamente però ciò potrebbe avvenire per l'uso di riferimenti a lui solo noti. E come farebbe l'emittente del messaggio a conoscere cose note ad una persona lontana? Qui subentrano altri vari fattori, tra i quali può avere una certa importanza quello dell'esfiltrazione dei dati personali, della violazione della riservatezza. Ecco che a questo punto entra in gioco il tanto osannato digitale e vorremmo sottolineare il ruolo che ha nel carpire i dati di una persona attraverso l'impiego di mezzi come calcolatori, cellulari di ultima generazione, profili dei vari siti, anche semplice comunicazione, intercettabilissima. Con il digitale insomma è un po' come se immettessimo continuamente in rete notizie su di noi, un cellulare è una specie di spione che parla continuamente dei nostri affari e li riferisce anche a chi non sarebbe conveniente riferirli, in quanto la gestione di tutto ciò che viene esfiltrato o surrettiziamente carpito non è priva di potere manipolatorio.

Tutto ciò che direte potrebbe essere usato contro di voi!!!

Anche tutto ciò che diranno i nostri cellulari. Quindi il sistema di entrare in possesso di informazioni personali, spesso riservate, esiste e può essere usato per personalizzare un messaggio. Nel mondo di oggi, cioè nell'Epoca Brutta, quella del sistematico attacco alla classe media, nel mondo dell'Auget deturpationem conditio per somma e moltiplicazione orchestrata di subiecti, in questo periodo caratterizzato dell'estetica del brutto, la digitalizzazione sempre così attraente purtroppo, offre lo spunto per carpire informazioni a scopo manipolatorio, contribuendo a diffondere la manipolazione individuale che si somma a quella di massa. Sarebbe importante studiare e comprendere meglio il fenomeno in questione perché la sensazione è che sia in fase di estensione e ciò potrebbe essere fatto non proprio per scopi lodevoli.

sabato 29 aprile 2023

Stiamo attraversando un' Epoca Brutta

Sul finire dell’Ottocento l'alta borghesia celebrava i risultati raggiunti dopo pochi decenni di egemonia in molteplici modi, tra i quali i più appariscenti erano rappresentati dalle esposizioni universali, in cui si mostravano le ultime meraviglie della tecnica, e che erano spesso fiancheggiate da conferenze di esploratori, missionari e ufficiali che facevano un resoconto delle proprie esperienze raccontando le grandezze e le miserie di mondi esotici, lontani. In questo modo anche la piccola borghesia, notava un discreto contrasto tra la propria società e quella del resto del mondo, estremamente evidente nei sui elementi più esteriori, per cui l'occidentale si inorgogliva, sentiva di appartenere ad una cultura migliore, progredita, di essere insomma fortunato, di vivere nella porzione giusta del globo. Per quanto spesso in questi raffronti affiorasse anche un po’ di superficialità, tutto sommato non possiamo dare torto a chi provava simili impressioni, a chi aveva simili pensieri. Questo mondo occidentale, con le sue magnificenze, con le sue innovazioni scientifiche e tecnologiche anche al servizio dell’arte, pensiamo per esempio alla fotografia, alla cinematografia, trasmetteva una sensazione decisamente positiva, rassicurante e conferiva la quasi certezza che nulla avrebbe mai potuto scalfire quello stato di cose. Si è trattato ovviamente di una certezza illusoria per certi versi, come lo scoppio della prima guerra mondiale dimostrò, tuttavia prima che vi si giungesse, prima che la Grande guerra sconvolgesse l'Europa, anche le guerre erano percepite come molto lontane. Se con la guerra in casa alcune certezze si frantumarono tuttavia siamo certi che ciò dipese propriamente dalla stessa borghesia? Naturalmente in Francia i dissapori e il malcontento che la guerra francoprussiana aveva lasciato aleggiavano anche nella borghesia e la prima guerra mondiale venne vissuta come rivalsa sulla Germania, quindi un ruolo in qualche modo essa ce l'ebbe, però si trattò principalmente di un esserne trascinata, altri fattori persuadenti, altre dinamiche complesse calavano dall'alto, altre eminenze grigie tessevano invisibili e manipolavano a cascata giungendo a sobillare anche il ceto medio. In ogni caso ciò che la borghesia alta e bassa riuscì a fare precedentemente allo scoppio della prima guerra mondiale, in quel singolare e bel periodo chiamato non a caso Belle Époque, dimostra comunque quale può essere il ruolo attivo, in una società relativamente avanzata, di una classe che potremmo definire media, di una classe cioè di raccordo, che si colloca tra i ceti sociali meno abbienti e quelli alti, questi ultimi di estrema e spesso smisurata agiatezza.


Oggi purtroppo il ruolo della classe media è invece messo fortemente in discussione e non è certo ignota a chi ha un po’ di acume come sia presente un’aspra guerra condotta nei confronti della classe media, veicolata da sistemi politici verticalizzati e da settori economici e finanziari molto esclusivi, e forse propriamente escludenti. Se nella Belle Èpoque la classe media ha rappresentato il centro propulsore della società, un fattore energizzante, creativo e stimolante, propositivo e spesso geniale non per nulla di un Epoca Bella, oggi che essa è messa in discussione anche attraverso una lotta al risparmio della stessa che si nutre di molteplici scuse, oggi che è marginalizzata e bistrattata in vari modi, non potendo suo malgrado svolgere quel ruolo che ebbe a cavallo tra Ottocento e Novecento, non irrora di bellezza questo periodo storico, sembra avervi rinunciato o esserne impossibilitata, tant’è che siamo immersi in una estetica del brutto dilagante, imperante, caratterizzata da un sentimento estetico predominante, come ho avuto modo di scrivere anche in precedenza, che è ben descritto ben rappresentato da quell’Auget deturpationem subiecti coniato da Guglielmo d’Alvernia, vescovo di Parigi, addirittura nel medioevo, anticipando con questo concetto per l'appunto l’estetica del brutto, un tipo di estetica che oggi si riversa copioso, abbondante, in ogni dove. Questo è un ulteriore segnacolo dall’approssimarsi a un nuovo medioevo, certo, un medioevo strano, un tecno feudalesimo, una media tempestas in salsa tecnologica, il che non è un caso se è vero che la manipolazione del clima, anche delle tempeste, sia giunto oggi a livelli impensabili.
Oggi le guerre sono addirittura vicine e ciò che non ha potuto l’influenza negativa esterna ha potuto quella interna, l'autolesionismo, l’autodistruzione che prende le mosse dalla rinuncia consapevole o no alle stesse grandi conquiste occidentali come la Democrazia per esempio, che sta vivendo momenti di autentica crisi, che è crisi di rappresentanza di un popolo che rinuncia ad esercitare il diritto al voto poiché disilluso, deluso dal fatto che esso non sortisca il risultato sperato, crisi probabilmente indotta da forze esterne, che manovrano quelle interne, da pochi centri persuasori, con conseguenze estremamente deleterie per il tessuto sociale che vede aumentare il divario tra le varie classi, dove non c'è più scalettatura, bensì bruschi passaggi. In questo clima lo Stato di diritto si trova ad essere nel migliore dei casi di concezione debole, molto debole, nel peggiore del tutto assente in pratica, per quanto non nominalmente, il che è peggio poiché dissimula il vero, illude che sia presente qualcosa che purtroppo non c'è invece. Oggi non c’è spensieratezza, né sentimenti positivi spontanei, si creano problemi dal nulla particolarmente se funzionali a frantumare la scala sociale, a danneggiare il ceto medio, ci si preoccupa, proprio nel senso etimologico della parole, ci si occupa cioè prima del dovuto, dei problemi che si ipotizza verranno in futuro, oppure si indicano problemi, certo da comprendere e approfondire, per giustificare la plausibilità dei quali si varano teorie alle quali non si rinuncia nemmeno quando sono smentite o criticate da premi NOBEL o da scienziati di tutto rispetto i quali, per quanto preparati, non trovano i giusti strumenti di espressione e di visibilità essendo l’informazione ufficiale sostanzialmente adagiata sul compiacimento delle teorie dominanti e del potere consolidato e quasi sempre governativo, anziché fare, come sarebbe suo compito, il controllore, si dice il cane da guardia del potere stesso. È un compito a cui l'informazione ufficiale ha rinunciato. È epoca dall’evidente antilluminismo che la permea da cima a fondo. No, non è epoca dei lumi appunto, anzi, è epoca dell’ombra, dove alla diffusione delle tenebre dell’ignoranza è assegnato il compito di offuscare la luce dell’intelletto, così da permettere lo sviluppo di un nuovo dogmatismo, non di tipo religioso però, bensì di tipo pseudo scientifico. Per questo è difficile poter contare su di un autentico sviluppo scientifico a beneficio dei cittadini e della stessa classe media, né su di una vera divulgazione scientifica, che ne illumini le caratteristiche, cosa che sarebbe una panacea per risolvere i mali che ci affliggono. A tutto questo porta la marginalizzazione della classe media accompagnata da un divario culturale sempre crescente tra i  centri di diffusione della tecnologia e gli utenti della stessa.  
È esistita un tempo la Belle Èpoque, oggi stiamo vivendo invece l’Epoca Brutta e le ragioni del perché ciò stia avvenendo per qualcuno sono evidenti e quando non sono tali, cioè evidenti, non per questo a livello inconscio una persona sensibile non li percepisce come disarmoniche sensazioni, istintive repulsioni.

In questo Occidente confuso dove si rinuncia alla Democrazia, dove attraverso le tenebre dell’ignoranza si cerca di dissipare la luce dell’intelletto, questa dissipazione è ovviamente estremamente funzionale a diffondere false nozioni e falsi miti di progresso, falsi concetti, utili a condizionare il pensiero, veicolati dai mezzi di informazione di massa. Ce n’è molto poco di pensiero in tutto questo, il pensiero critico, il pensiero divergente, sono sostanzialmente banditi e solo nominalmente accettati perché bisogna pur salvare le apparense. Se all'informazione è affidato il compito di influenzare intere masse circa determinate posizioni da prendere riguardo a certi fenomeni e certe vicende, come nella vicenda del nuovo coronavirus per fare un esempio, la nozione di verità è sostanzialmente bandita, non trova appigli. Eppure è la verità che ci fa liberi, non la menzogna, la luce dell’intelletto è perciò importante anche e soprattutto forse per un fedele.

Nel Barocco la luce della fede illuminava le tenebre del peccato, nel Settecento la luce della ragione illuminava le tenebre dell’ignoranza, nell’Ottocento il sentimento sia esso flamboyant o larmoyant rischiarava comunque la vita umanizzandola e dopo, il positivismo scientifico, quello sano, guidato dalla classe media che aveva raggiunto ottimi livelli culturali, un discreto progresso ed agiatezza, giungeva appunto alla Belle Époque di cui abbiamo accennato. Oggi vige una grande confusione, l’informazione non illumina, né fede, né ragione, il desiderio personale è misura dei diritti, il potere si verticalizza e piomba dall’alto come un macigno, il popolo non ha interlocutori, la politica è lontana, i parlamentari diminuiscono, la scienza propone falsi miti di progresso, soluzioni da fantascienza, farraginose, complicate, che la gente non può comprendere, l’estetica è dominata dall’imperio del brutto. Chi dai pulpiti parla di Democrazia sembra pensare ad altro, sembra usare questa espressione come si usa una maschera e si smentisce coi fatti, aumentando non a caso la stessa sensazione di Auget deturpationem subiecti, la tecnologia contribuisce ad accentrare il potere nelle mani di pochi 'feudatari' aumentando solo apparentemente i livelli di libertà proprio mentre un comando centrale ti dice se puoi o non puoi entrare in un locale, uscire di casa, addirittura se puoi o non puoi lavorare; i reati informatici si diffondono, carpiscono informazioni, credenziali, parole d'accesso, e rendono incerta la salvaguardia dei dati personali, petrolio dell’oggi e del domani e fonte di potenziali manipolazioni comportamentali di massa e individuali.
Insomma per invertire la rotta e tornare ad una auspicabile Belle Époque sono necessarie varie cose tra cui illuminare la scienza con una informazione realmente accurata, diffondendo i veri princìpi scientifici, medici ed epistemologici, rinunciando ai dati manipolati, rifacendosi ai veri testi scientifici particolarmente se indipendenti, rinunciando a censurarli, a bandirli dal circuito dell'informazione; cercare di diffondere la bellezza, piegare la tecnologia alla Democrazia e al rispetto dei diritti fondamentali dell'essere umano, compreso il diritto alla riservatezza, oggi messo gravemente in discussione. Però per ottenere questo c'è bisogno di un passaggio fondamentale senza il quale niente di ciò sarebbe possibile, ed è quello di cessare la lotta alla classe media che, come abbiamo visto, può essere il motore di impulsi vivificanti e creativi, il centro nevralgico di irrorazione di feconde proposte, il punto di passaggio di qualsiasi ascesa o discesa sociale, un elemento essenziale del mondo occidentale, mondo oggi purtroppo pesantemente in crisi.

 

venerdì 31 marzo 2023

Esfiltrazione e manipolazione

 
Tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei

Ecco una frase divenuta celebre per quante volte è stata pronunciata nelle serie poliziesche.

Riflettendo intorno a questa frase, viene fatto di pensare che la sua azione possa essere oggi estesa a molti soggetti, se non a tutti.
Ergo, tutto ciò che direte potrebbe essere usato contro di voi, tutto ciò che diremo, potrebbe essere usato contro di noi. Come appunto nelle migliori serie televisive poliziesche statunitensi. È un po' come se ci trovassimo tutti in fase di arresto pur essendo cittadini liberi e incensurati. Per cui oggi, questo ammonimento non vale solo nel mondo delle serie televisive, in quello giuridico e poliziesco, nelle critiche fasi di arresto vero e proprio di un ricercato, di un accusato, bensì in ogni momento della nostra esistenza, vivendo noi nel mondo dell'informazione ridondante, sovrabbondante, e soprattutto registrabile e archiviabile. Perché oggi parliamo, parliamo molto, in molti modi e con molti mezzi, e i dati che emergono dalle nostre 'chiacchiere', che rilasciamo, volontariamente o no, se sono debitamente raccolti e archiviati, com'è tecnologicamente possibile fare,  potrebbero essere poi utilizzati, anche in nostro favore magari, oppure contro di noi. In ogni caso per controllarci. Un giorno potrebbero risultare utili a qualcuno, per qualche scopo. E non solo, oggi a parlare delle nostre faccende non siamo solo noi direttamente, nei nostri normali dialoghi ordinari o straordinari. I dialoghi vanno da quelli ordinari appunto, come quelli che potrebbero intercorrere tra parenti, in luoghi tranquilli, in casa, o quelli intrattenuti in luoghi pubblici, di lavoro, negli uffici, in occasioni istituzionali, insomma nelle varie occasioni della vita sociale. Oggi a parlare di noi e per noi sono anche i mezzi tecnologici dei quali ci dotiamo, come per esempio calcolatori e cellulari, meglio naturalmente se abilitati alla navigazione in internet, in rete.

Come ammoniva una puntata di REPORT, avere un moderno cellulare è un po' come avere un amico molto chiacchierone che racconta molto di noi.

Passiamo perennemente la nostra vita incollati ad un telefonino, a un calcolatore, o a un televisore intelligente, sempre connessi in rete. Anche se non ce ne rendiamo conto è un po’ come se vivessimo sempre a fianco a una compagna o a un compagno a cui piace spifferare fuori quello che accade dentro la nostra casa. E la cosa non è priva di rischi. Questo spiegava in sostanza il servizio a cui accennavo prima.

E nel proseguire cercava di mettere in luce cosa accettiamo a livello di condizioni pur di navigare gratis. Di molte delle cose che vengono accettate non c'è consapevolezza, perché nessuno legge tutte le condizioni e si accetta così, alla leggera. Esistono dei casi in cui si arriva a concedere a terzi l'uso dei microfoni del proprio telefonino e in certi casi anche quello delle telecamere interne della casa, con grande soddisfazione di chi progetta furti, che può essere informato di cosa quella casa contiene e se i proprietari sono presenti oppure no.

Anche se oggi esiste un Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, RGPD o GDPR, molte sono le possibilità di vedersi carpire dei dati personali surrettiziamente. Si dice spesso che i dati siano il petrolio del futuro, forse anche dell'oggi. Perché? Perché i dati relativi a una determinata persona le rendono manipolabili a molti livelli e la manipolazione funzionale a vari scopi, elettorali, politici, economici. Inoltre è sufficiente attivare una emergenza, cioè uno stato di emergenza per legiferare in modo 'straordinario' e derogare a tutta una serie di diritti e di tutele, ivi inclusa la protezione dei dati personali medici, come abbiamo notato durante la vicenda covid. insomma le occasioni per scavalcare le tutele a difesa del cittadino abbondano. I dati vengono quindi carpiti sotto l'egida apparentemente di una fonte del diritto, salvo poi magari accorgersi che esiste una fonte del diritto sovraordinata con la quale la precedente innesca un conflitto, un cortocircuito a causa delle contradizioni. Oppure i dati vengono esfiltrati in modo furbesco, surrettiziamente, illegittimamente, violando espressamente regole e diritti e poi se ne fa un uso manipolatorio, spesso anche violento, teso cioè ad un certo tipo di pressione psicologica, fatto di messaggistica subliminale violenta, un sistema particolarmente amato da chi vuole ottenere cose con la violenza, da chi vuole essere violento senza però sembrare tale. Esiste insomma un rapporto diretto tra esfiltrazione dei dati e manipolazione di massa e individuale. In questo intento, la raccolta e l'archiviazione dei nostri dati personali, delle nostre caratteristiche psicologiche, dei nostri gusti e idiosincrasie, repulsioni, delle nostre usanze e credenze, può tornare utile a qualcuno, benché purtroppo per noi e per i nostri diritti sanciti dalla Costituzione assai dannoso.

sabato 25 febbraio 2023

Solo il PENSIERO DIVERGENTE ci può salvare

Cos'è il Pensiero divergente?

È quel tipo di pensiero suscettibile di trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema. Esso si connette con la creatività della persona e con l'attitudine a svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti.

Quando Joy Paul Guilford, psicologo statunitense, individuò e promosse questo tipo di pensiero eravamo negli anni Sessanta, il che ci dà un' idea di quanto tempo sia passato da quel momento. Eppure probabilmente è oggi che ne abbiamo un maggiore bisogno, quasi una urgenza. Per cui ben venga chiunque se ne faccia portavoce e lo promuova, ad ogni livello.

Perché ne abbiamo così bisogno nel mondo di oggi? 

Perché esiste un tipo di potere, oggi particolarmente effervescente, per così dire, che vuole imporsi attraverso il pensiero unico e prefabbricato, precostituito, e che sfrutta le verticalizzazioni delle strutture politiche per affermarsi anche attraverso un'aura di presunta autorevolezza. C'è una relazione che possiamo notare tra verticalizzazione del potere politico e affermazione del pensiero unico. Se dovessimo poi indicare come esempio plastico, il tipo di conseguenze che può generare il pensiero unico, direi che la cosiddetta 'vicenda covid' ne è un esempio purtroppo freschissimo. Ecco, il pensiero unico ti indica una sola soluzione per un problema, vuole che la tua mente converga verso questo tipo di soluzione, che la trovi non solo accettabile, bensì giusta e opportuna proprio in quanto unica soluzione possibile, promuove il pensiero convergente, che di per sé non è negativo, diventa tale quando esso si sostituisce indebitamente a quello divergente. E questo per quanto sia complesso il problema, come quello di una epidemia o pandemia, vera o presunta. Anzi abbiamo assistito anche ad una 'pubblicità progresso' che diceva di offrire una soluzione semplice ad un problema complesso, dove il problema era il nuovo coronavirus e la covid, la malattia da lui sviluppata, e la soluzione semplice sarebbe stata il "vaccino" anticovid, in generale. Del resto non è certo una sorpresa che il potere sposi un tipo di pensiero unico, una visione parziale del mondo e delle cose in generale e cerchi di imporlo a tutti, senza ammettere critiche, particolarmente quando questo potere si fa dispotico e dittatoriale.

Se il pensiero divergente è connesso con la creatività, l'ambito artistico gli è quindi congeniale e gli insegnamenti artistici, anche quelli di ambito scolastico, sono suscettibili di migliorare la società, anche quelli della scuola dell'obbligo, come ad esempio la disciplina Arte e immagine, nella secondaria di primo grado, quella che un tempo si chiamava scuola media o medie inferiori. Se il pensiero divergente si connette con la capacitò di svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti, il pensiero unico sfrutta invece ogni mezzo per inculcare, anche con veemenza, schemi di pensiero esattamente precostituiti.

domenica 29 gennaio 2023

Costituzione e sviluppo armonico

Cos’è la Costituzione? E cos’è lo sviluppo armonico?
La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato, come per esempio la Costituzione della Repubblica Italiana che è la fonte primaria del diritto dello Stato italiano.
Definire lo sviluppo armonico è certo questione maggiormente complessa, anche perché questa nozione è meno nota rispetto alla prima, cui si è abituati sin dall'infanzia, già dalla scuola e che trova una sua possibilità di espressione nell’Educazione civica sia in senso tradizionale, sia nel modo in cui è offerta oggi agli studenti, per quanto la nuova somministrazione di questa disciplina non sia priva di elementi critici che necessiterebbero di un approfondimento, come sarebbe pronta, ritengo, a sostenere la giurista Elisabetta Frezza che su questo argomento ha molto dibattuto. Ci guardiamo bene dal ritenere di poter essere esaustivi al riguardo, cioè nel poter esprimere in poche parole, e così definire la nozione di sviluppo armonico, appunto..
Per darne un'idea approssimativa, possiamo però definire lo sviluppo armonico in generale come uno sviluppo di sé che avvenga in modo conforme alle leggi universali del mondo, intese anche come leggi naturali fisiologiche e fisiche se si vuole, un tipo di sviluppo che per essere definito armonico avvenga, per così dire, senza traumi i quali sono suscettibili purtroppo di determinare rallentamenti o sviluppi unilaterali di certe facoltà a discapito di altre, disarmonie appunto, così che in esso alcune funzioni si trovano arretrate rispetto ad altre, perciò non in grado di partecipare al generale progresso della propria presenza integrale, né di coadiuvarlo, non alla stessa stregua della altre insomma, come se si trovassero ad essere scollegate. Mentre uno sviluppo armonico dovrebbe essere in grado invece di determinare la partecipazione di ogni sfera della persona umana, sia essa istintiva, motoria, emozionale o razionale. Oppure potremmo affermare che in uno sviluppo armonico l'essere e il sapere avanzano di pari passo senza prevalere eccessivamente l'uno sull'altro, per quanto in questo caso, un leggero prevalere, un lieve sopravanzare di uno di questi sull'altro possa essere in un certo modo quasi auspicabile, perché si troverebbe a svolgere la funzione, per così dire, di traino.


E che relazione può sussistere tra l’una e l’altro?


Tra la nostra Costituzione e lo sviluppo armonico in senso lato, inteso cioè sia come sviluppo del singolo, sia come sviluppo collettivo, per somma di singoli si potrebbe dire, sussiste una notevole relazione. Non solo perché in una concezione forte di Stato di diritto, cioè inteso come condizione nella quale domina la legge, una legge che tenda alla giustizia sociale naturalmente, al diritto naturale stesso, che rimuova le diseguaglianze e crei le condizioni perché tutti possano vivere in pace e con mezzi che consentano la sussistenza e permettano la libera e consapevole scelta delle proprie azione e delle proprie direzioni, dovrebbe creare quelle condizioni tali da favorire questo tipo di sviluppo armonico. Anche perché ci sono degli articoli della Costituzione che sembrano esplicitamente impostarsi a questo tipo di nozione. Per esempio l'articolo 3 della stessa.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
 

Ecco, quando si parla di rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, si intende sottolineare il fatto che essi rappresentano una limitazione, e anche se si precisa il carattere principalmente economico di questi ostacoli, si parla anche del carattere sociale e questo è suscettibile rispetto al primo di essere interpretato in vario modo, apre e autorizza cioè a diverse declinazioni. Un trauma di ordine psicologico o fisico, subìto in un determinato contesto sociale rientra a pieno diritto nel novero di questa vaga e generica fattispecie.

Oggi la nostra società sembra purtroppo orientata all'apposizione di ostacoli piuttosto che alla rimozione di essi. E tuttavia, giacché l'apposizione di ostacoli, per evidenti motivi, è incostituzionale, nessuno  di quelli che si adoperano per farlo si sente di operare in modo esplicito o troppo evidente. E si può arrivare purtroppo ad apporre un ostacolo, di fatto, esattamente nel momento in cui si dice di volerlo rimuovere. Si crea così la condizione di manifestazione di una profonda disarmonia che si associa alla contraddizione, la quale è suscettibile di trasmettersi attraverso il sentimento estetico e che potrebbe essere catalogata con certe categorie medievali di cui si è occupata la ricerca filosofica coeva, per cui si può ricorrere a certe espressioni molto efficaci per descrivere questo sentimento estetico, di una sorta di estetica del brutto, tratte da quel repertorio e dal quel mondo medievale.

Quella che ci sembra appropriata allo scopo di descrivere la disarmonia di cui abbiamo accennato è stata coniata da Guglielmo di Alvernia, vescovo di Parigi nel basso medioevo, e può esprimersi con l'espressione latina 'Auget deturpationem subiecti'.

Questo è solo uno dei segni di un mondo Occidentale in decadenza, e se questo mondo è in piena decadenza, si deve anche al fatto che rinuncia consapevolmente o no alle proprie conquiste, alla Democrazia, alle Costituzioni nazionali per esempio, ad una concezione forte di Stato di diritto, allo sviluppo armonico, all'armonia in generale, spesso alla stessa bellezza, rinuncia poi alla tanto millantata sussidiarietà, alla prossimità, in nome di un distanzialismo, per cui sembra migliore l'amare ciò che è lontano rispetto a ciò che è prossimo, vicino, e spesso in nome di un centralismo vago ed indeterminato dove la nozione di rappresentatività è del tutto rimossa e che può tradursi in veri e propri accentramenti di potere, in verticalizzazioni estreme che scavalcando i sistemi di rappresentanza democratica tradizionali, si sostituiscono ad organismi tradizionalmente preposti al legittimo esercizio del potere deocratico. Chiaramente si tratta di una situazione molto difficile che può essere risolta solo se si fa strada il pieno convincimento che le Costituzioni nazionali sonno valide e contengono una saggezza di cui i redattori delle stesse ci avrebbero fatto depositari, salvo che noi li bistrattiamo superficialmente, li trattiamo con sufficienza, spesso li offendiamo, quando semplicemente non li ignoriamo.

Nel ravvisare la presenza di una cultura che appone ostacoli anziché rimuoverli, affermiamo che essa è incostituzionale, ci diciamo estremamente preoccupati, ed è naturale che sia così per chi è stato cresciuto nella convinzione che ciò che veniva insegnato a scuola, come l'importanza della stessa Costituzione, scopre poi una volta uscito da lì, che il mondo fuori segue altre indicazioni, altre leggi. Se vogliamo vivere in un modo giusto, non possiamo gettare alle ortiche le principali conquiste che faticosamente si sono affermate nel corso del tempo.

Pertanto auspichiamo la rimozione di quegli ostacoli che impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana, sviluppo che, se avviene conformemente e nel rispetto di certe leggi universali e di certi princìpi, come quello di seguire la direzione verso la quale si è naturalmente condotti dall’indole della propria natura, va a coincidere espressamente con lo sviluppo armonico stesso, principio, quello di seguire la propria natura, la cui appropriatezza d’impiego è sottolineata dall’articolo 4 della Costituzione, dove questo insiste sulla libera scelta di una attività materiale o spirituale che contribuisca al bene sociale, conduca al progresso della società nella quale si alberga. E questo non può non costituire un fatto positivo per la collettività, oltre che per il singolo che riesca a sviluppare la propria persona umana.

sabato 31 dicembre 2022

Richelieu e letture sintomali

Quando il cardinale Richelieu voleva esibire la sua scaltrezza poteva arrivare a vantarsi del fatto che avute sei righe scritte dall’uomo più probo di Francia, vi avrebbe trovato qualche cosa sufficiente a farlo giustiziare.

Ora, che cos’è una lettura sintomale? È una interpretazione maliziosa di un atto comunicativo, così si evince anche dalla prefazione a ‘LA STRUTTURA ASSENTE’ di Umberto Eco, una interpretazione nella quale viene fatto dire a una persona qualcosa che non dice e non ha detto, o che forse dice senza volere, insomma, che gli fa dire cose che comunque non voleva dire. Esse sono quindi effettivamente maliziose, sono letture pericolose, che cercano di minare l’immagine stessa di una persona, per qualche scopo, e possono essere molti. Che le letture sintomali si configurino come pericolose, ci viene quindi confermato anche dal Richelieu, il quale ammette di essere praticamente in grado di trovare quello che non c’è in uno scritto, di far dire a qualcuno, anche all’uomo più probo di Francia, qualcosa suscettibile di renderlo reo, tanto da poter essere giustiziato. Ciò che il cardinale dice con quella frase, indica che ogni cosa può essere letta in qualsiasi senso, positivo o negativo, che è il potere di chi legge che decide quale interpretazione utilizzare. Sembra evidente che l'esercizio della lettura sintomale trovi un collegamento  con le sedi del potere. Strumento pericoloso che un certo potere potrebbe quindi trovare utile per i propri scopi, facile da utilizzare nei confronti di avversari politici o potenzialmente tali, di qualcuno insomma ritenuto a torto o a ragione scomodo o di semplici cittadini da strumentalizzare. Essere quindi scomodi al potere, rende suscettibili di essere aggrediti da letture sintomali. Se nella Francia del Seicento per procedere ad una lettura sintomale come quella a cui allude il celebre cardinale, era necessario entrare in possesso di una lettera di tipo ovviamente tradizionale, scritta con inchiostro, oggi le occasioni di entrare in possesso di atti comunicativi sono estremamente aumentate perché viviamo nella società dell’informazione e della tecnologia digitale che la amplia, una informazione peraltro ridondante, sovrabbondante, spesso eccessiva, a cui siamo giunti passando per la società dell’immagine, e le immagini giocano anche oggi un ruolo importantissimo nella comunicazione ovviamente, di massa e individuale. Per comprendere quanto è aumentato il numero delle occasioni in cui poter operare una lettura sintomale, basti pensare alla posta elettronica, alla messaggistica legata ai cellulari, alle piattaforme sociali, al mondo informatico in generale. In pratica non è necessario, come nella Francia del Seicento, intercettare della posta durante il suo spostamento fisico dal mittente al destinatario, il che poteva essere uno spostamento di chilometri. Oggi è sufficiente un calcolatore, un portatile, e vi è subito accesso ad un numero impressionante di carteggi epistolari elettronici, se hai le conoscenze per varcare certi accessi, insomma, se sei un pirata informatico. Se sai come fare ti puoi sbizzarrire, stando fermo nella tua stanza, e se sai come fare e vuoi procedere verso le letture sintomali, diventi un candidato Richelieu, in un certo senso. Oggi viviamo in un mondo molto complesso, che dalla semplice lettura di eventi comunicativi può passare alla manipolazione e al condizionamento, un mondo nel quale le occasioni per esfiltrare dati sono talmente tante che per un esperto c'è semplicemente l'imbarazzo della scelta. Naturalmente conoscere preferenze, gusti personali, avversioni, idiosincrasie, consente di impugnare queste conoscenze per usarle contro il sogetto da influenzare e manipolare o anche a pro, dipende dalle scelte. I dati personali, che possono essere estremamente sensibili, possono essere quindi sfruttati per operare molteplici manipolazioni di massa e individuali, cosa di cui ho già fatto accenno in altri articoli. Ecco, proviamo a immaginare che cosa significherebbe in questo mondo di potenziale sorveglianza estesa, vivere con un simile personaggio costantemente alle costole, che vigila su tutto ciò che fai e non si limita a vigilare, sputa costantemente sentenze, giudizi, cerca occasioni per farti delle accuse e forse stabilire condanne. È ovviamente una condanna ingiusta, a cui il lettore sintomale giunge dopo violazione della riservatezza, accuse senza prove, processi senza avvocato difensore, e condanne senza appello, insomma, non proprio un modo di procedere degno di uno Stato di diritto. Se quindi vogliamo mantenere alto il ruolo e il livello dello Stato di diritto, senza il quale la Democrazia non può albergare, dobbiamo difenderci anche da letture  e lettori sintomali, nonché dai manipolatori,, da chi vuole giudicarti e processarti in ogni istante.

Diviene forse abbastanza comprensibile quanto sia importante la salvaguardia della riservatezza.


sabato 26 novembre 2022

Informazione e dogmatismo

Nel mondo dell'informazione, scritta, radiofonica o televisiva, si assiste oggi ad un appiattimento quasi totale, come se non potessero sussistere opinioni che non siano praticamente tutte allineate. Per fortuna le eccezioni ci sono, altrimenti sembrerebbe di vivere in un incubo. Preso atto delle rare eccezioni, considerare l'appiattimento di cui dicevamo prima, dovrebbe spingere ad una grande riflessione e preoccupazione. Infatti quando si cerca di creare l'effetto di una grande condivisione sul modo di considerare un determinato fenomeno che si impone all'attenzione, come per esempio il fenomeno covid, senza offrire alternative di pensiero, quando cioè ci si dirige verso un sostanziale pensiero unico, le conseguenze che si producono sono quelle di limitare la creatività e il pensiero di chi fruisce di questo tipo di informazione, quasi incantando il pubblico. Le opinioni non allineate che nonostante l'appiattimento in corso possono prodursi, rischiano di essere bandite e di essere additate come eretiche, ed eretico è considerato colui che si fa portavoce di un punto di vista diverso. C'è insomma una sorta di pensiero pseudoreligioso che sembra permeare la situazione, che incombe dall'alto e che assolve o condanna, dove ad essere assolti sono quelli che si conformano al pensiero unico dominante, e ad essere condannati sono quelli che presentano delle opinioni critiche. A dimostrazione del fatto che nonostante i lodevoli sforzi di chi cerca di evitare conflitti sociali e interpersonali con un decalogo di sani princìpi, invitando a discutere le opinioni senza demonizzare chi se ne fa portavoce, scarsi sono i risultati, particolarmente in quella che abbiamo definito la vicenda covid. Sembra nascere talvolta insomma una sorta di dogmatismo, giacché l'assenza di un pensiero critico favorisce l'insorgere di un principio che si accoglie come vero o come giusto senza alcun esame critico o discussione, magari solo perché viene reiterato ossessivamente il dogma, ed ogni giornale o trasmissione fa semplicemente eco a ciò che è già stato espresso, senza aggiungere niente di sostanziale.

In pratica l'informazione corrente non ha bisogno oggi di un pubblico pensante, bensì di un pubblico credente, che accolga ciò che viene da essa veicolato come una verità rivelata da Dio e imposta ai credenti come articolo di fede, anche quando si tratta di veicolare informazioni che si vorrebbero appartenenti al novero di quelle ascrivibili al mondo scientifico. Solo che a veicolare questa informazione non è Dio. Appare strano quindi che una rivelazione non abbia come origine Dio e la domanda da porsi dovrebbe essere incentrata sull'origine di un simile credo dogmatico. Insomma, se non è Dio a veicolare un principio dogmatico offerto come articolo di fede, di chi si tratta? Se infatti il dogma sta bene in una religione che si basa notoriamente sulla rivelazione e sulla fede, per cui il sentimento di fiducia è importante anche in quanto tale e cementa i rapporti tra correligionari, andando a supplire ciò che non comprendo con la sola ragione, appare quantomai inappropriato nel mondo scientifico che si basa non sulla rivelazione, bensì sull'indagine e sul metodo scientifico, per cui è necessario andare sistematicamente alla ricerca di confutazioni alle proprie tesi, per saggiarne la consistenza o per offrire modelli diversi o aggiornati qualora le confutazioni dovessero trovarsi, il che costituisce sempre o dovrebbe costituire una buona notizia nel mondo scientifico. Invece le confutazioni nella vicenda covid sono state bandite in nome del pensiero unico di tipo dogmatico.

Sarebbero molte le considerazioni che a cominciare da queste riflessioni potrebbero scaturire. Mi limito a fare osservare quale potrebbe essere l'effetto del pensiero unico di tipo dogmatico, il quale esige un pubblico credente, vorrei dire credulone, potrebbe avere nel mondo della scuola. Se il destinatario modello dell'informazione corrente, dogmatica, è un pubblico che non pensi e che accetti tutto quello che viene propinato acriticamente, come atto di fede e a prescindere da qualsiasi approfondimento, è chiaro che una scuola che educasse al pensiero critico sarebbe vista come non funzionale allo scopo. Perché forgiare cittadini in grado di smascherare dogmi e superstizioni, ancorché intrisi da un'aura di scientismo, se ho bisogno di un pubblico, di un destinatario modello, che vorrei accettasse supinamente tutto ciò che gli somministro senza che opponga alcuna obiezione? Evidentemente si immetterebbero nella società degli enormi conflitti di interesse tali da far propendere per una scuola che non insegni il pensiero critico, che abolisca il pensiero divergente, che non inviti a difendere i propri diritti, neanche quello di pensiero. In pratica la direzione intrapresa è tale per cui, se non si corre ai ripari, se non interverremo fattivamente e concretamente a correggere la china di una informazione piatta e dogmatica, questa stessa informazione ed i mezzi di informazione di massa che essa usa, potrebbero essere alla scaturigine di una regressione sociale, culturale e scientifica senza precedenti nella storia umana.

Concludo dicendo che se da un lato l'informazione corrente è notevolmente appiattita, maggiormente vitale e creativo sembra essere il mondo delle piattaforme sociali, della rete, e questo costituisce uno dei fattori per sperare in un futuro migliore.