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sabato 29 aprile 2023

Stiamo attraversando un' Epoca Brutta

Sul finire dell’Ottocento l'alta borghesia celebrava i risultati raggiunti dopo pochi decenni di egemonia in molteplici modi, tra i quali i più appariscenti erano rappresentati dalle esposizioni universali, in cui si mostravano le ultime meraviglie della tecnica, e che erano spesso fiancheggiate da conferenze di esploratori, missionari e ufficiali che facevano un resoconto delle proprie esperienze raccontando le grandezze e le miserie di mondi esotici, lontani. In questo modo anche la piccola borghesia, notava un discreto contrasto tra la propria società e quella del resto del mondo, estremamente evidente nei sui elementi più esteriori, per cui l'occidentale si inorgogliva, sentiva di appartenere ad una cultura migliore, progredita, di essere insomma fortunato, di vivere nella porzione giusta del globo. Per quanto spesso in questi raffronti affiorasse anche un po’ di superficialità, tutto sommato non possiamo dare torto a chi provava simili impressioni, a chi aveva simili pensieri. Questo mondo occidentale, con le sue magnificenze, con le sue innovazioni scientifiche e tecnologiche anche al servizio dell’arte, pensiamo per esempio alla fotografia, alla cinematografia, trasmetteva una sensazione decisamente positiva, rassicurante e conferiva la quasi certezza che nulla avrebbe mai potuto scalfire quello stato di cose. Si è trattato ovviamente di una certezza illusoria per certi versi, come lo scoppio della prima guerra mondiale dimostrò, tuttavia prima che vi si giungesse, prima che la Grande guerra sconvolgesse l'Europa, anche le guerre erano percepite come molto lontane. Se con la guerra in casa alcune certezze si frantumarono tuttavia siamo certi che ciò dipese propriamente dalla stessa borghesia? Naturalmente in Francia i dissapori e il malcontento che la guerra francoprussiana aveva lasciato aleggiavano anche nella borghesia e la prima guerra mondiale venne vissuta come rivalsa sulla Germania, quindi un ruolo in qualche modo essa ce l'ebbe, però si trattò principalmente di un esserne trascinata, altri fattori persuadenti, altre dinamiche complesse calavano dall'alto, altre eminenze grigie tessevano invisibili e manipolavano a cascata giungendo a sobillare anche il ceto medio. In ogni caso ciò che la borghesia alta e bassa riuscì a fare precedentemente allo scoppio della prima guerra mondiale, in quel singolare e bel periodo chiamato non a caso Belle Époque, dimostra comunque quale può essere il ruolo attivo, in una società relativamente avanzata, di una classe che potremmo definire media, di una classe cioè di raccordo, che si colloca tra i ceti sociali meno abbienti e quelli alti, questi ultimi di estrema e spesso smisurata agiatezza.


Oggi purtroppo il ruolo della classe media è invece messo fortemente in discussione e non è certo ignota a chi ha un po’ di acume come sia presente un’aspra guerra condotta nei confronti della classe media, veicolata da sistemi politici verticalizzati e da settori economici e finanziari molto esclusivi, e forse propriamente escludenti. Se nella Belle Èpoque la classe media ha rappresentato il centro propulsore della società, un fattore energizzante, creativo e stimolante, propositivo e spesso geniale non per nulla di un Epoca Bella, oggi che essa è messa in discussione anche attraverso una lotta al risparmio della stessa che si nutre di molteplici scuse, oggi che è marginalizzata e bistrattata in vari modi, non potendo suo malgrado svolgere quel ruolo che ebbe a cavallo tra Ottocento e Novecento, non irrora di bellezza questo periodo storico, sembra avervi rinunciato o esserne impossibilitata, tant’è che siamo immersi in una estetica del brutto dilagante, imperante, caratterizzata da un sentimento estetico predominante, come ho avuto modo di scrivere anche in precedenza, che è ben descritto ben rappresentato da quell’Auget deturpationem subiecti coniato da Guglielmo d’Alvernia, vescovo di Parigi, addirittura nel medioevo, anticipando con questo concetto per l'appunto l’estetica del brutto, un tipo di estetica che oggi si riversa copioso, abbondante, in ogni dove. Questo è un ulteriore segnacolo dall’approssimarsi a un nuovo medioevo, certo, un medioevo strano, un tecno feudalesimo, una media tempestas in salsa tecnologica, il che non è un caso se è vero che la manipolazione del clima, anche delle tempeste, sia giunto oggi a livelli impensabili.
Oggi le guerre sono addirittura vicine e ciò che non ha potuto l’influenza negativa esterna ha potuto quella interna, l'autolesionismo, l’autodistruzione che prende le mosse dalla rinuncia consapevole o no alle stesse grandi conquiste occidentali come la Democrazia per esempio, che sta vivendo momenti di autentica crisi, che è crisi di rappresentanza di un popolo che rinuncia ad esercitare il diritto al voto poiché disilluso, deluso dal fatto che esso non sortisca il risultato sperato, crisi probabilmente indotta da forze esterne, che manovrano quelle interne, da pochi centri persuasori, con conseguenze estremamente deleterie per il tessuto sociale che vede aumentare il divario tra le varie classi, dove non c'è più scalettatura, bensì bruschi passaggi. In questo clima lo Stato di diritto si trova ad essere nel migliore dei casi di concezione debole, molto debole, nel peggiore del tutto assente in pratica, per quanto non nominalmente, il che è peggio poiché dissimula il vero, illude che sia presente qualcosa che purtroppo non c'è invece. Oggi non c’è spensieratezza, né sentimenti positivi spontanei, si creano problemi dal nulla particolarmente se funzionali a frantumare la scala sociale, a danneggiare il ceto medio, ci si preoccupa, proprio nel senso etimologico della parole, ci si occupa cioè prima del dovuto, dei problemi che si ipotizza verranno in futuro, oppure si indicano problemi, certo da comprendere e approfondire, per giustificare la plausibilità dei quali si varano teorie alle quali non si rinuncia nemmeno quando sono smentite o criticate da premi NOBEL o da scienziati di tutto rispetto i quali, per quanto preparati, non trovano i giusti strumenti di espressione e di visibilità essendo l’informazione ufficiale sostanzialmente adagiata sul compiacimento delle teorie dominanti e del potere consolidato e quasi sempre governativo, anziché fare, come sarebbe suo compito, il controllore, si dice il cane da guardia del potere stesso. È un compito a cui l'informazione ufficiale ha rinunciato. È epoca dall’evidente antilluminismo che la permea da cima a fondo. No, non è epoca dei lumi appunto, anzi, è epoca dell’ombra, dove alla diffusione delle tenebre dell’ignoranza è assegnato il compito di offuscare la luce dell’intelletto, così da permettere lo sviluppo di un nuovo dogmatismo, non di tipo religioso però, bensì di tipo pseudo scientifico. Per questo è difficile poter contare su di un autentico sviluppo scientifico a beneficio dei cittadini e della stessa classe media, né su di una vera divulgazione scientifica, che ne illumini le caratteristiche, cosa che sarebbe una panacea per risolvere i mali che ci affliggono. A tutto questo porta la marginalizzazione della classe media accompagnata da un divario culturale sempre crescente tra i  centri di diffusione della tecnologia e gli utenti della stessa.  
È esistita un tempo la Belle Èpoque, oggi stiamo vivendo invece l’Epoca Brutta e le ragioni del perché ciò stia avvenendo per qualcuno sono evidenti e quando non sono tali, cioè evidenti, non per questo a livello inconscio una persona sensibile non li percepisce come disarmoniche sensazioni, istintive repulsioni.

In questo Occidente confuso dove si rinuncia alla Democrazia, dove attraverso le tenebre dell’ignoranza si cerca di dissipare la luce dell’intelletto, questa dissipazione è ovviamente estremamente funzionale a diffondere false nozioni e falsi miti di progresso, falsi concetti, utili a condizionare il pensiero, veicolati dai mezzi di informazione di massa. Ce n’è molto poco di pensiero in tutto questo, il pensiero critico, il pensiero divergente, sono sostanzialmente banditi e solo nominalmente accettati perché bisogna pur salvare le apparense. Se all'informazione è affidato il compito di influenzare intere masse circa determinate posizioni da prendere riguardo a certi fenomeni e certe vicende, come nella vicenda del nuovo coronavirus per fare un esempio, la nozione di verità è sostanzialmente bandita, non trova appigli. Eppure è la verità che ci fa liberi, non la menzogna, la luce dell’intelletto è perciò importante anche e soprattutto forse per un fedele.

Nel Barocco la luce della fede illuminava le tenebre del peccato, nel Settecento la luce della ragione illuminava le tenebre dell’ignoranza, nell’Ottocento il sentimento sia esso flamboyant o larmoyant rischiarava comunque la vita umanizzandola e dopo, il positivismo scientifico, quello sano, guidato dalla classe media che aveva raggiunto ottimi livelli culturali, un discreto progresso ed agiatezza, giungeva appunto alla Belle Époque di cui abbiamo accennato. Oggi vige una grande confusione, l’informazione non illumina, né fede, né ragione, il desiderio personale è misura dei diritti, il potere si verticalizza e piomba dall’alto come un macigno, il popolo non ha interlocutori, la politica è lontana, i parlamentari diminuiscono, la scienza propone falsi miti di progresso, soluzioni da fantascienza, farraginose, complicate, che la gente non può comprendere, l’estetica è dominata dall’imperio del brutto. Chi dai pulpiti parla di Democrazia sembra pensare ad altro, sembra usare questa espressione come si usa una maschera e si smentisce coi fatti, aumentando non a caso la stessa sensazione di Auget deturpationem subiecti, la tecnologia contribuisce ad accentrare il potere nelle mani di pochi 'feudatari' aumentando solo apparentemente i livelli di libertà proprio mentre un comando centrale ti dice se puoi o non puoi entrare in un locale, uscire di casa, addirittura se puoi o non puoi lavorare; i reati informatici si diffondono, carpiscono informazioni, credenziali, parole d'accesso, e rendono incerta la salvaguardia dei dati personali, petrolio dell’oggi e del domani e fonte di potenziali manipolazioni comportamentali di massa e individuali.
Insomma per invertire la rotta e tornare ad una auspicabile Belle Époque sono necessarie varie cose tra cui illuminare la scienza con una informazione realmente accurata, diffondendo i veri princìpi scientifici, medici ed epistemologici, rinunciando ai dati manipolati, rifacendosi ai veri testi scientifici particolarmente se indipendenti, rinunciando a censurarli, a bandirli dal circuito dell'informazione; cercare di diffondere la bellezza, piegare la tecnologia alla Democrazia e al rispetto dei diritti fondamentali dell'essere umano, compreso il diritto alla riservatezza, oggi messo gravemente in discussione. Però per ottenere questo c'è bisogno di un passaggio fondamentale senza il quale niente di ciò sarebbe possibile, ed è quello di cessare la lotta alla classe media che, come abbiamo visto, può essere il motore di impulsi vivificanti e creativi, il centro nevralgico di irrorazione di feconde proposte, il punto di passaggio di qualsiasi ascesa o discesa sociale, un elemento essenziale del mondo occidentale, mondo oggi purtroppo pesantemente in crisi.

 

venerdì 31 marzo 2023

Esfiltrazione e manipolazione

 
Tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei

Ecco una frase divenuta celebre per quante volte è stata pronunciata nelle serie poliziesche.

Riflettendo intorno a questa frase, viene fatto di pensare che la sua azione possa essere oggi estesa a molti soggetti, se non a tutti.
Ergo, tutto ciò che direte potrebbe essere usato contro di voi, tutto ciò che diremo, potrebbe essere usato contro di noi. Come appunto nelle migliori serie televisive poliziesche statunitensi. È un po' come se ci trovassimo tutti in fase di arresto pur essendo cittadini liberi e incensurati. Per cui oggi, questo ammonimento non vale solo nel mondo delle serie televisive, in quello giuridico e poliziesco, nelle critiche fasi di arresto vero e proprio di un ricercato, di un accusato, bensì in ogni momento della nostra esistenza, vivendo noi nel mondo dell'informazione ridondante, sovrabbondante, e soprattutto registrabile e archiviabile. Perché oggi parliamo, parliamo molto, in molti modi e con molti mezzi, e i dati che emergono dalle nostre 'chiacchiere', che rilasciamo, volontariamente o no, se sono debitamente raccolti e archiviati, com'è tecnologicamente possibile fare,  potrebbero essere poi utilizzati, anche in nostro favore magari, oppure contro di noi. In ogni caso per controllarci. Un giorno potrebbero risultare utili a qualcuno, per qualche scopo. E non solo, oggi a parlare delle nostre faccende non siamo solo noi direttamente, nei nostri normali dialoghi ordinari o straordinari. I dialoghi vanno da quelli ordinari appunto, come quelli che potrebbero intercorrere tra parenti, in luoghi tranquilli, in casa, o quelli intrattenuti in luoghi pubblici, di lavoro, negli uffici, in occasioni istituzionali, insomma nelle varie occasioni della vita sociale. Oggi a parlare di noi e per noi sono anche i mezzi tecnologici dei quali ci dotiamo, come per esempio calcolatori e cellulari, meglio naturalmente se abilitati alla navigazione in internet, in rete.

Come ammoniva una puntata di REPORT, avere un moderno cellulare è un po' come avere un amico molto chiacchierone che racconta molto di noi.

Passiamo perennemente la nostra vita incollati ad un telefonino, a un calcolatore, o a un televisore intelligente, sempre connessi in rete. Anche se non ce ne rendiamo conto è un po’ come se vivessimo sempre a fianco a una compagna o a un compagno a cui piace spifferare fuori quello che accade dentro la nostra casa. E la cosa non è priva di rischi. Questo spiegava in sostanza il servizio a cui accennavo prima.

E nel proseguire cercava di mettere in luce cosa accettiamo a livello di condizioni pur di navigare gratis. Di molte delle cose che vengono accettate non c'è consapevolezza, perché nessuno legge tutte le condizioni e si accetta così, alla leggera. Esistono dei casi in cui si arriva a concedere a terzi l'uso dei microfoni del proprio telefonino e in certi casi anche quello delle telecamere interne della casa, con grande soddisfazione di chi progetta furti, che può essere informato di cosa quella casa contiene e se i proprietari sono presenti oppure no.

Anche se oggi esiste un Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, RGPD o GDPR, molte sono le possibilità di vedersi carpire dei dati personali surrettiziamente. Si dice spesso che i dati siano il petrolio del futuro, forse anche dell'oggi. Perché? Perché i dati relativi a una determinata persona le rendono manipolabili a molti livelli e la manipolazione funzionale a vari scopi, elettorali, politici, economici. Inoltre è sufficiente attivare una emergenza, cioè uno stato di emergenza per legiferare in modo 'straordinario' e derogare a tutta una serie di diritti e di tutele, ivi inclusa la protezione dei dati personali medici, come abbiamo notato durante la vicenda covid. insomma le occasioni per scavalcare le tutele a difesa del cittadino abbondano. I dati vengono quindi carpiti sotto l'egida apparentemente di una fonte del diritto, salvo poi magari accorgersi che esiste una fonte del diritto sovraordinata con la quale la precedente innesca un conflitto, un cortocircuito a causa delle contradizioni. Oppure i dati vengono esfiltrati in modo furbesco, surrettiziamente, illegittimamente, violando espressamente regole e diritti e poi se ne fa un uso manipolatorio, spesso anche violento, teso cioè ad un certo tipo di pressione psicologica, fatto di messaggistica subliminale violenta, un sistema particolarmente amato da chi vuole ottenere cose con la violenza, da chi vuole essere violento senza però sembrare tale. Esiste insomma un rapporto diretto tra esfiltrazione dei dati e manipolazione di massa e individuale. In questo intento, la raccolta e l'archiviazione dei nostri dati personali, delle nostre caratteristiche psicologiche, dei nostri gusti e idiosincrasie, repulsioni, delle nostre usanze e credenze, può tornare utile a qualcuno, benché purtroppo per noi e per i nostri diritti sanciti dalla Costituzione assai dannoso.

sabato 25 febbraio 2023

Solo il PENSIERO DIVERGENTE ci può salvare

Cos'è il Pensiero divergente?

È quel tipo di pensiero suscettibile di trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema. Esso si connette con la creatività della persona e con l'attitudine a svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti.

Quando Joy Paul Guilford, psicologo statunitense, individuò e promosse questo tipo di pensiero eravamo negli anni Sessanta, il che ci dà un' idea di quanto tempo sia passato da quel momento. Eppure probabilmente è oggi che ne abbiamo un maggiore bisogno, quasi una urgenza. Per cui ben venga chiunque se ne faccia portavoce e lo promuova, ad ogni livello.

Perché ne abbiamo così bisogno nel mondo di oggi? 

Perché esiste un tipo di potere, oggi particolarmente effervescente, per così dire, che vuole imporsi attraverso il pensiero unico e prefabbricato, precostituito, e che sfrutta le verticalizzazioni delle strutture politiche per affermarsi anche attraverso un'aura di presunta autorevolezza. C'è una relazione che possiamo notare tra verticalizzazione del potere politico e affermazione del pensiero unico. Se dovessimo poi indicare come esempio plastico, il tipo di conseguenze che può generare il pensiero unico, direi che la cosiddetta 'vicenda covid' ne è un esempio purtroppo freschissimo. Ecco, il pensiero unico ti indica una sola soluzione per un problema, vuole che la tua mente converga verso questo tipo di soluzione, che la trovi non solo accettabile, bensì giusta e opportuna proprio in quanto unica soluzione possibile, promuove il pensiero convergente, che di per sé non è negativo, diventa tale quando esso si sostituisce indebitamente a quello divergente. E questo per quanto sia complesso il problema, come quello di una epidemia o pandemia, vera o presunta. Anzi abbiamo assistito anche ad una 'pubblicità progresso' che diceva di offrire una soluzione semplice ad un problema complesso, dove il problema era il nuovo coronavirus e la covid, la malattia da lui sviluppata, e la soluzione semplice sarebbe stata il "vaccino" anticovid, in generale. Del resto non è certo una sorpresa che il potere sposi un tipo di pensiero unico, una visione parziale del mondo e delle cose in generale e cerchi di imporlo a tutti, senza ammettere critiche, particolarmente quando questo potere si fa dispotico e dittatoriale.

Se il pensiero divergente è connesso con la creatività, l'ambito artistico gli è quindi congeniale e gli insegnamenti artistici, anche quelli di ambito scolastico, sono suscettibili di migliorare la società, anche quelli della scuola dell'obbligo, come ad esempio la disciplina Arte e immagine, nella secondaria di primo grado, quella che un tempo si chiamava scuola media o medie inferiori. Se il pensiero divergente si connette con la capacitò di svincolarsi da schemi di pensiero precostituiti, il pensiero unico sfrutta invece ogni mezzo per inculcare, anche con veemenza, schemi di pensiero esattamente precostituiti.

domenica 29 gennaio 2023

Costituzione e sviluppo armonico

Cos’è la Costituzione? E cos’è lo sviluppo armonico?
La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato, come per esempio la Costituzione della Repubblica Italiana che è la fonte primaria del diritto dello Stato italiano.
Definire lo sviluppo armonico è certo questione maggiormente complessa, anche perché questa nozione è meno nota rispetto alla prima, cui si è abituati sin dall'infanzia, già dalla scuola e che trova una sua possibilità di espressione nell’Educazione civica sia in senso tradizionale, sia nel modo in cui è offerta oggi agli studenti, per quanto la nuova somministrazione di questa disciplina non sia priva di elementi critici che necessiterebbero di un approfondimento, come sarebbe pronta, ritengo, a sostenere la giurista Elisabetta Frezza che su questo argomento ha molto dibattuto. Ci guardiamo bene dal ritenere di poter essere esaustivi al riguardo, cioè nel poter esprimere in poche parole, e così definire la nozione di sviluppo armonico, appunto..
Per darne un'idea approssimativa, possiamo però definire lo sviluppo armonico in generale come uno sviluppo di sé che avvenga in modo conforme alle leggi universali del mondo, intese anche come leggi naturali fisiologiche e fisiche se si vuole, un tipo di sviluppo che per essere definito armonico avvenga, per così dire, senza traumi i quali sono suscettibili purtroppo di determinare rallentamenti o sviluppi unilaterali di certe facoltà a discapito di altre, disarmonie appunto, così che in esso alcune funzioni si trovano arretrate rispetto ad altre, perciò non in grado di partecipare al generale progresso della propria presenza integrale, né di coadiuvarlo, non alla stessa stregua della altre insomma, come se si trovassero ad essere scollegate. Mentre uno sviluppo armonico dovrebbe essere in grado invece di determinare la partecipazione di ogni sfera della persona umana, sia essa istintiva, motoria, emozionale o razionale. Oppure potremmo affermare che in uno sviluppo armonico l'essere e il sapere avanzano di pari passo senza prevalere eccessivamente l'uno sull'altro, per quanto in questo caso, un leggero prevalere, un lieve sopravanzare di uno di questi sull'altro possa essere in un certo modo quasi auspicabile, perché si troverebbe a svolgere la funzione, per così dire, di traino.


E che relazione può sussistere tra l’una e l’altro?


Tra la nostra Costituzione e lo sviluppo armonico in senso lato, inteso cioè sia come sviluppo del singolo, sia come sviluppo collettivo, per somma di singoli si potrebbe dire, sussiste una notevole relazione. Non solo perché in una concezione forte di Stato di diritto, cioè inteso come condizione nella quale domina la legge, una legge che tenda alla giustizia sociale naturalmente, al diritto naturale stesso, che rimuova le diseguaglianze e crei le condizioni perché tutti possano vivere in pace e con mezzi che consentano la sussistenza e permettano la libera e consapevole scelta delle proprie azione e delle proprie direzioni, dovrebbe creare quelle condizioni tali da favorire questo tipo di sviluppo armonico. Anche perché ci sono degli articoli della Costituzione che sembrano esplicitamente impostarsi a questo tipo di nozione. Per esempio l'articolo 3 della stessa.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
 

Ecco, quando si parla di rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, si intende sottolineare il fatto che essi rappresentano una limitazione, e anche se si precisa il carattere principalmente economico di questi ostacoli, si parla anche del carattere sociale e questo è suscettibile rispetto al primo di essere interpretato in vario modo, apre e autorizza cioè a diverse declinazioni. Un trauma di ordine psicologico o fisico, subìto in un determinato contesto sociale rientra a pieno diritto nel novero di questa vaga e generica fattispecie.

Oggi la nostra società sembra purtroppo orientata all'apposizione di ostacoli piuttosto che alla rimozione di essi. E tuttavia, giacché l'apposizione di ostacoli, per evidenti motivi, è incostituzionale, nessuno  di quelli che si adoperano per farlo si sente di operare in modo esplicito o troppo evidente. E si può arrivare purtroppo ad apporre un ostacolo, di fatto, esattamente nel momento in cui si dice di volerlo rimuovere. Si crea così la condizione di manifestazione di una profonda disarmonia che si associa alla contraddizione, la quale è suscettibile di trasmettersi attraverso il sentimento estetico e che potrebbe essere catalogata con certe categorie medievali di cui si è occupata la ricerca filosofica coeva, per cui si può ricorrere a certe espressioni molto efficaci per descrivere questo sentimento estetico, di una sorta di estetica del brutto, tratte da quel repertorio e dal quel mondo medievale.

Quella che ci sembra appropriata allo scopo di descrivere la disarmonia di cui abbiamo accennato è stata coniata da Guglielmo di Alvernia, vescovo di Parigi nel basso medioevo, e può esprimersi con l'espressione latina 'Auget deturpationem subiecti'.

Questo è solo uno dei segni di un mondo Occidentale in decadenza, e se questo mondo è in piena decadenza, si deve anche al fatto che rinuncia consapevolmente o no alle proprie conquiste, alla Democrazia, alle Costituzioni nazionali per esempio, ad una concezione forte di Stato di diritto, allo sviluppo armonico, all'armonia in generale, spesso alla stessa bellezza, rinuncia poi alla tanto millantata sussidiarietà, alla prossimità, in nome di un distanzialismo, per cui sembra migliore l'amare ciò che è lontano rispetto a ciò che è prossimo, vicino, e spesso in nome di un centralismo vago ed indeterminato dove la nozione di rappresentatività è del tutto rimossa e che può tradursi in veri e propri accentramenti di potere, in verticalizzazioni estreme che scavalcando i sistemi di rappresentanza democratica tradizionali, si sostituiscono ad organismi tradizionalmente preposti al legittimo esercizio del potere deocratico. Chiaramente si tratta di una situazione molto difficile che può essere risolta solo se si fa strada il pieno convincimento che le Costituzioni nazionali sonno valide e contengono una saggezza di cui i redattori delle stesse ci avrebbero fatto depositari, salvo che noi li bistrattiamo superficialmente, li trattiamo con sufficienza, spesso li offendiamo, quando semplicemente non li ignoriamo.

Nel ravvisare la presenza di una cultura che appone ostacoli anziché rimuoverli, affermiamo che essa è incostituzionale, ci diciamo estremamente preoccupati, ed è naturale che sia così per chi è stato cresciuto nella convinzione che ciò che veniva insegnato a scuola, come l'importanza della stessa Costituzione, scopre poi una volta uscito da lì, che il mondo fuori segue altre indicazioni, altre leggi. Se vogliamo vivere in un modo giusto, non possiamo gettare alle ortiche le principali conquiste che faticosamente si sono affermate nel corso del tempo.

Pertanto auspichiamo la rimozione di quegli ostacoli che impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana, sviluppo che, se avviene conformemente e nel rispetto di certe leggi universali e di certi princìpi, come quello di seguire la direzione verso la quale si è naturalmente condotti dall’indole della propria natura, va a coincidere espressamente con lo sviluppo armonico stesso, principio, quello di seguire la propria natura, la cui appropriatezza d’impiego è sottolineata dall’articolo 4 della Costituzione, dove questo insiste sulla libera scelta di una attività materiale o spirituale che contribuisca al bene sociale, conduca al progresso della società nella quale si alberga. E questo non può non costituire un fatto positivo per la collettività, oltre che per il singolo che riesca a sviluppare la propria persona umana.

sabato 31 dicembre 2022

Richelieu e letture sintomali

Quando il cardinale Richelieu voleva esibire la sua scaltrezza poteva arrivare a vantarsi del fatto che avute sei righe scritte dall’uomo più probo di Francia, vi avrebbe trovato qualche cosa sufficiente a farlo giustiziare.

Ora, che cos’è una lettura sintomale? È una interpretazione maliziosa di un atto comunicativo, così si evince anche dalla prefazione a ‘LA STRUTTURA ASSENTE’ di Umberto Eco, una interpretazione nella quale viene fatto dire a una persona qualcosa che non dice e non ha detto, o che forse dice senza volere, insomma, che gli fa dire cose che comunque non voleva dire. Esse sono quindi effettivamente maliziose, sono letture pericolose, che cercano di minare l’immagine stessa di una persona, per qualche scopo, e possono essere molti. Che le letture sintomali si configurino come pericolose, ci viene quindi confermato anche dal Richelieu, il quale ammette di essere praticamente in grado di trovare quello che non c’è in uno scritto, di far dire a qualcuno, anche all’uomo più probo di Francia, qualcosa suscettibile di renderlo reo, tanto da poter essere giustiziato. Ciò che il cardinale dice con quella frase, indica che ogni cosa può essere letta in qualsiasi senso, positivo o negativo, che è il potere di chi legge che decide quale interpretazione utilizzare. Sembra evidente che l'esercizio della lettura sintomale trovi un collegamento  con le sedi del potere. Strumento pericoloso che un certo potere potrebbe quindi trovare utile per i propri scopi, facile da utilizzare nei confronti di avversari politici o potenzialmente tali, di qualcuno insomma ritenuto a torto o a ragione scomodo o di semplici cittadini da strumentalizzare. Essere quindi scomodi al potere, rende suscettibili di essere aggrediti da letture sintomali. Se nella Francia del Seicento per procedere ad una lettura sintomale come quella a cui allude il celebre cardinale, era necessario entrare in possesso di una lettera di tipo ovviamente tradizionale, scritta con inchiostro, oggi le occasioni di entrare in possesso di atti comunicativi sono estremamente aumentate perché viviamo nella società dell’informazione e della tecnologia digitale che la amplia, una informazione peraltro ridondante, sovrabbondante, spesso eccessiva, a cui siamo giunti passando per la società dell’immagine, e le immagini giocano anche oggi un ruolo importantissimo nella comunicazione ovviamente, di massa e individuale. Per comprendere quanto è aumentato il numero delle occasioni in cui poter operare una lettura sintomale, basti pensare alla posta elettronica, alla messaggistica legata ai cellulari, alle piattaforme sociali, al mondo informatico in generale. In pratica non è necessario, come nella Francia del Seicento, intercettare della posta durante il suo spostamento fisico dal mittente al destinatario, il che poteva essere uno spostamento di chilometri. Oggi è sufficiente un calcolatore, un portatile, e vi è subito accesso ad un numero impressionante di carteggi epistolari elettronici, se hai le conoscenze per varcare certi accessi, insomma, se sei un pirata informatico. Se sai come fare ti puoi sbizzarrire, stando fermo nella tua stanza, e se sai come fare e vuoi procedere verso le letture sintomali, diventi un candidato Richelieu, in un certo senso. Oggi viviamo in un mondo molto complesso, che dalla semplice lettura di eventi comunicativi può passare alla manipolazione e al condizionamento, un mondo nel quale le occasioni per esfiltrare dati sono talmente tante che per un esperto c'è semplicemente l'imbarazzo della scelta. Naturalmente conoscere preferenze, gusti personali, avversioni, idiosincrasie, consente di impugnare queste conoscenze per usarle contro il sogetto da influenzare e manipolare o anche a pro, dipende dalle scelte. I dati personali, che possono essere estremamente sensibili, possono essere quindi sfruttati per operare molteplici manipolazioni di massa e individuali, cosa di cui ho già fatto accenno in altri articoli. Ecco, proviamo a immaginare che cosa significherebbe in questo mondo di potenziale sorveglianza estesa, vivere con un simile personaggio costantemente alle costole, che vigila su tutto ciò che fai e non si limita a vigilare, sputa costantemente sentenze, giudizi, cerca occasioni per farti delle accuse e forse stabilire condanne. È ovviamente una condanna ingiusta, a cui il lettore sintomale giunge dopo violazione della riservatezza, accuse senza prove, processi senza avvocato difensore, e condanne senza appello, insomma, non proprio un modo di procedere degno di uno Stato di diritto. Se quindi vogliamo mantenere alto il ruolo e il livello dello Stato di diritto, senza il quale la Democrazia non può albergare, dobbiamo difenderci anche da letture  e lettori sintomali, nonché dai manipolatori,, da chi vuole giudicarti e processarti in ogni istante.

Diviene forse abbastanza comprensibile quanto sia importante la salvaguardia della riservatezza.


sabato 26 novembre 2022

Informazione e dogmatismo

Nel mondo dell'informazione, scritta, radiofonica o televisiva, si assiste oggi ad un appiattimento quasi totale, come se non potessero sussistere opinioni che non siano praticamente tutte allineate. Per fortuna le eccezioni ci sono, altrimenti sembrerebbe di vivere in un incubo. Preso atto delle rare eccezioni, considerare l'appiattimento di cui dicevamo prima, dovrebbe spingere ad una grande riflessione e preoccupazione. Infatti quando si cerca di creare l'effetto di una grande condivisione sul modo di considerare un determinato fenomeno che si impone all'attenzione, come per esempio il fenomeno covid, senza offrire alternative di pensiero, quando cioè ci si dirige verso un sostanziale pensiero unico, le conseguenze che si producono sono quelle di limitare la creatività e il pensiero di chi fruisce di questo tipo di informazione, quasi incantando il pubblico. Le opinioni non allineate che nonostante l'appiattimento in corso possono prodursi, rischiano di essere bandite e di essere additate come eretiche, ed eretico è considerato colui che si fa portavoce di un punto di vista diverso. C'è insomma una sorta di pensiero pseudoreligioso che sembra permeare la situazione, che incombe dall'alto e che assolve o condanna, dove ad essere assolti sono quelli che si conformano al pensiero unico dominante, e ad essere condannati sono quelli che presentano delle opinioni critiche. A dimostrazione del fatto che nonostante i lodevoli sforzi di chi cerca di evitare conflitti sociali e interpersonali con un decalogo di sani princìpi, invitando a discutere le opinioni senza demonizzare chi se ne fa portavoce, scarsi sono i risultati, particolarmente in quella che abbiamo definito la vicenda covid. Sembra nascere talvolta insomma una sorta di dogmatismo, giacché l'assenza di un pensiero critico favorisce l'insorgere di un principio che si accoglie come vero o come giusto senza alcun esame critico o discussione, magari solo perché viene reiterato ossessivamente il dogma, ed ogni giornale o trasmissione fa semplicemente eco a ciò che è già stato espresso, senza aggiungere niente di sostanziale.

In pratica l'informazione corrente non ha bisogno oggi di un pubblico pensante, bensì di un pubblico credente, che accolga ciò che viene da essa veicolato come una verità rivelata da Dio e imposta ai credenti come articolo di fede, anche quando si tratta di veicolare informazioni che si vorrebbero appartenenti al novero di quelle ascrivibili al mondo scientifico. Solo che a veicolare questa informazione non è Dio. Appare strano quindi che una rivelazione non abbia come origine Dio e la domanda da porsi dovrebbe essere incentrata sull'origine di un simile credo dogmatico. Insomma, se non è Dio a veicolare un principio dogmatico offerto come articolo di fede, di chi si tratta? Se infatti il dogma sta bene in una religione che si basa notoriamente sulla rivelazione e sulla fede, per cui il sentimento di fiducia è importante anche in quanto tale e cementa i rapporti tra correligionari, andando a supplire ciò che non comprendo con la sola ragione, appare quantomai inappropriato nel mondo scientifico che si basa non sulla rivelazione, bensì sull'indagine e sul metodo scientifico, per cui è necessario andare sistematicamente alla ricerca di confutazioni alle proprie tesi, per saggiarne la consistenza o per offrire modelli diversi o aggiornati qualora le confutazioni dovessero trovarsi, il che costituisce sempre o dovrebbe costituire una buona notizia nel mondo scientifico. Invece le confutazioni nella vicenda covid sono state bandite in nome del pensiero unico di tipo dogmatico.

Sarebbero molte le considerazioni che a cominciare da queste riflessioni potrebbero scaturire. Mi limito a fare osservare quale potrebbe essere l'effetto del pensiero unico di tipo dogmatico, il quale esige un pubblico credente, vorrei dire credulone, potrebbe avere nel mondo della scuola. Se il destinatario modello dell'informazione corrente, dogmatica, è un pubblico che non pensi e che accetti tutto quello che viene propinato acriticamente, come atto di fede e a prescindere da qualsiasi approfondimento, è chiaro che una scuola che educasse al pensiero critico sarebbe vista come non funzionale allo scopo. Perché forgiare cittadini in grado di smascherare dogmi e superstizioni, ancorché intrisi da un'aura di scientismo, se ho bisogno di un pubblico, di un destinatario modello, che vorrei accettasse supinamente tutto ciò che gli somministro senza che opponga alcuna obiezione? Evidentemente si immetterebbero nella società degli enormi conflitti di interesse tali da far propendere per una scuola che non insegni il pensiero critico, che abolisca il pensiero divergente, che non inviti a difendere i propri diritti, neanche quello di pensiero. In pratica la direzione intrapresa è tale per cui, se non si corre ai ripari, se non interverremo fattivamente e concretamente a correggere la china di una informazione piatta e dogmatica, questa stessa informazione ed i mezzi di informazione di massa che essa usa, potrebbero essere alla scaturigine di una regressione sociale, culturale e scientifica senza precedenti nella storia umana.

Concludo dicendo che se da un lato l'informazione corrente è notevolmente appiattita, maggiormente vitale e creativo sembra essere il mondo delle piattaforme sociali, della rete, e questo costituisce uno dei fattori per sperare in un futuro migliore.

sabato 29 ottobre 2022

Diffusione del sapere scientifico o rispetto della riservatezza

Dopo l’insediamento del nuovo Governo, assistiamo a quello che sembra essere un cambio di orientamento rispetto a certe tematiche, specialmente quelle relative alla questione covid. Per esempio viene annunciato il reintegro del personale sanitario sospeso a causa del non adempimento all’obbligo di inocularsi un farmaco anticovid, cosa, quella del reintegro di cui francamente si sentiva proprio il bisogno, specialmente dopo un numero considerevole di autorevoli studi, vedi quello di The Lancet, che hanno dimostrato quanto questi farmaci non impediscano la trasmissione del famigerato nuovo coronavirus, unitamente al fatto che da essi possono scaturire numerose reazioni avverse, effetti collaterali purtroppo anche molto importanti, come dimostra Eudravigilance per esempio e che l’impiego precoce degli antinfiammatori avrebbe ridotto le ospedalizzazione del 90 per cento circa.
Questo cambio di orientamento sta scatenando però varie polemiche, in quanto sembra che ci sia tra i pazienti chi teme il contatto con un medico non “vaccinato” e così vorrebbe segni di riconoscimento inerenti questo stato, non essendo per fortuna in vigore la discriminatoria certificazione covid. Francamente la cosa è assurda, tuttavia persone che hanno paura di questo tipo di contatto sembrano essercene.
In ogni caso nessuno ha il diritto di sapere lo stato vaccinale e quello “vaccinale” degli altri, sono tutti dati giustamente ritenuti sensibili, protetti dal Garante per la Protezione dei Dati Personali. Sarebbe arrivato il momento di smetterla di forzare le situazioni, di sospingere a violare la riservatezza di queste informazioni, di dare questi esempi sbagliati, perché è sempre sbagliato incentivare un comportamento che non è rispettoso della riservatezza degli altri, un po’ di autodisciplina non guasterebbe. Del resto negli ospedali pubblici si seguono le norme deontologiche della pubblica amministrazione e queste sono sufficienti da sole a determinare intanto la regolazione dei rapporti tra colleghi. Ogni dipendente pubblico osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina e onore, assolve i propri compiti nel rispetto della legge, persegue l’interesse pubblico senza abusare della propria posizione o dei poteri di cui è titolare, deve essere obiettivo, corretto, in buona fede, indipendente e imparziale, evita comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti da svolgere. Ecco, pretendere di conoscere lo stato di un dipendente pubblico e non, rispetto alla vaccinazione in generale e alla “vaccinazione” covid in particolare, vìola la riservatezza di chiunque non voglia spontaneamente renderlo di pubblico dominio. E questo vale anche per i rapporti con i pazienti. Rimane una invadente domanda da porre eventualmente ad un medico e, sapete come si dice, chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Teniamo presente che in questo caso però, se il medico non risponde, non è perché sia necessariamente scortese, data l’invadenza della domanda, non rispondere è cosi legittimo che non rappresenta certo un atto di scortesia, quanto piuttosto di autodifesa, particolarmente in un mondo che viaggia per schemi, pregiudizi ed etichette, per algoritmi meccanici, che spinge a ghettizzare chi non si allinea e che dispone delle informazioni come se si trattasse di armi. Eviterei di far sfociare tutto in una guerra di religione dove i ’credenti’ chiedono liste di proscrizione dei ‘miscredenti’ per attuare nei confronti di questi ultimi una personale discriminazione, per rifiutarli socialmente, per additarli ai consimili, a questo potremmo arrivare. Però c’è la legge, il GPDP, i codici deonotlogici, se non basta la scienza, quella vera, quella al riparo da conflitti di interesse e che pone nel dubbio, nella tecnica della incessante confutazione delle proprie tesi, da minare per saggiarne la consistenza, nella ricerca e nella letteratura specifica, un argine all’ignoranza diffusa, che solo questa è in grado di determinare un deterioramento come quello che consisterebbe nel far sfociare tutto in una guerra di religione. Dovrebbe pensarci la scienza, quindi, coadiuvata da una informazione che si fa divulgazione scientifica, tuttavia se quella, con l’aiuto di questa non ci arriva, per fortuna c’è appunto la legge. Come facevamo prima del famigerato nuovo coronavirus? Non chiedevamo la lista dei medici vaccinati per quella determinata malattia infettiva, ci si fidava, anche semplicemente delle proprie impressioni. Oggi invece abbiamo abdicato a percezione e propriocezione, in favore di rigidi algoritmi inculcati da una informazione che è stata di tipo terroristico, volta a spaventare per convincere, dove convincere sta per indurre alla soluzione unica, quella dell’inoculazione di un farmaco presentato come salvifico rispetto ad una malattia presentata come incurabile. Invece un problema complesso implica spesso una serie di soluzioni, NON una sola, ed è per questo che dovremmo da oggi, insistere prepotentemente nello sviluppo del pensiero divergente, quel tipo di pensiero che stimola alla ricerca di molteplici soluzioni ad uno stesso problema e che è suscettibile di trovarne. Mentre attendiamo che questo tipo di pensiero si affermi nella nostra società, dal momento che ce n'è tanto bisogno, possiamo auspicare un'ampia diffusione dei veri principi medici e scientifici, per evitare guerre di religione tra fazioni radicalizzate, tra 'credenti' e 'miscredenti' che non si piegano al nuovo dogmatismo, oppure che ci si disponga semplicemente al rispetto della riservatezza degli altri, degli altrui dati personali, senza pretendere di sapere ciò che non è giusto sapere.

giovedì 29 settembre 2022

Difendere i propri dati personali e la propria riservatezza

Nella odierna società, acquista una sempre maggiore importanza la difesa dei propri dati personali e della propria riservatezza. Questo è dovuto principalmente al grande sviluppo digitale che moltiplica le occasioni in cui si lasciano tracce di sé e informazioni annesse e connesse di ogni tipo, le quali, essendo peraltro ritenute il petrolio del futuro da chi le sa gestire, vengono studiate per molteplici scopi, tra i quali quello di fornire stimoli appropriati per indurre all'acquisto di prodotti su misura del soggetto studiato, potenziale acquirente, consumatore. Sarebbe ingenuo però pensare che le cose si fermino a questo. In ogni caso anche questa sola constatazione ci dimostra che la manipolazione si individualizza, sulla base delle informazioni che ognuno lascia in rete e che vengono carpite quando legittimamente e quando surrettiziamente. La manipolazione di massa è una pratica e un concetto che è sempre bene approfondire, perché non se ne sa mai abbastanza, però è comunque una nozione conosciuta. Ciò che oggi è meno conosciuta è invece la nozione di manipolazione individuale. I livelli che quest'ultimo tipo di manipolazione può raggiungere sono potenzialmente devastanti per la vita private delle persone. In ogni caso, manipolazione di massa e individuale, non si limitano certo ad indurre all'acquisto di determinati prodotti come dicevamo, benché molti di questi siano in effetti suscettibili anche da soli di determinare sostanziali variazioni nello stile di vita delle persone. Essere vincolati ad un cellulare di moderna generazione infatti, significa, anche in questo caso essere controllati in molteplici modi, e la vicenda covid lo dimostra ampiamente, dalle applicazioni aventi lo scopo dichiarato di evitare il contagio o tracciarlo, all'impiego digitale di certificazioni covid che, per quanto siano state spacciate per strumenti aventi lo scopo di facilitare gli spostamenti anche transfrontalieri e di normalizzare le situazioni, di fatto si sono trasformati prestissimo in strumenti per emarginare determinate categorie di persone, per esempio quelle che saggiamente avevano deciso di rinunciare ad incularsi una farmaco che ha dimostrato poi scientificamente tutti i propri limiti, in quanto non ha impedito i contagi e di contro è stato alla scaturigine di numerosissime reazioni avverse anche gravi come riportano i dati Eudravigilance per esempio. Nonostante questa saggia scelta, poi corroborata dal fatto che, come riportano numerosi studi tra i quali uno uscito sulla rivista The Lancet, con dei Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei, presi tempestivamente si sarebbero ridotte del 90 per cento le ospedalizzazioni, in quanto questi farmaci, noti come FANS appunto, si sono dimostrati perfettamente in grado di curare la covid, la malattia scaturita dal nuovo sars cov, il nuovo coronavirus, cosa peraltro ammessa sia implicitamente che esplicitamente dal Ministero della Salute, e di cui dobbiamo dargli atto. Esistendo le cure, l'uso del "vaccino" non è l'unico strumento per contrastare il nuovo coronavirus, anzi, in genere se esistono le cure sono proprio i vaccini ed i "vaccini" ad essere superflui. Se poi questi danno effetti collaterali avversi in numero significativo si comprende come la scelta di NON inocularsi sia stata compiuta nell'esercizio del proprio diritto alla salute e conformemente alla Costituzione che di questo diritto è garante. Ecco, questi strumenti digitali come le certificazioni covid, sono stati utilizzati per togliere lavoro e relativi stipendi a una moltitudine di persone che hanno semplicemente difeso la propria salute nella libera scelta di non rischiare effetti avversi anche gravi, in una situazione in cui farmaci antinfiammatori avrebbero curato adeguatamente una eventuale malattia correlata al nuovo coronavirus. Questo in una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l'articolo 1 della Costituzione. Naturalmente il tutto verteva sulla disamina delle certificazioni, le quali per mantenere un minimo di rispetto del diritto alla riservatezza dovevano lasciare il dubbio se il responso verde, corrispondente ad una certificazione valida ad espletare diverse tipologie di mansioni lavorative,  dovesse essere dovuto a tre tipologie, l'esenzione, la guarigione o l'inoculazione. Ciò non ha fermato la vergognosa discriminazione portata avanti dal Governo Draghi, quellotra i Governi che dal dopoguerra ad oggi ha contribuito a deprimere lo Stato di diritto nel nostro Paese come mai era avvenuto prima. Anche se di certificazioni si poteva avere la versione cartacea, non c'è proprio alcun dubbio che la digitalizzazione abbia fornito spunti fondamentali, si è capito benissimo, anzi si è attuato, quello che il digitale prometteva potenzialmente, cioè l'essere usato per controllare le persone, con la centralizzazione, peraltro, di questo controllo. In pratica lo Stato ha preteso di sapere se una persona si era sottoposta o no ad un determinato trattamento sanitario, cui le persone erano sospinte coercitivamente dal ricatto di non poter altrimenti lavorare, cioè in assenza di quelle condizioni che permettono una scelta serena relativamente ad un determinato trattamento sanitario. Se una persona si è sottoposta ad un trattamento o no, dovrebbe essere una condizione personale e segreta che lo Stato non deve sapere, sono dati personali sensibilissimi, riservati. I recenti studi dimostrano che sussistendo le cure e non immunizzando il "vaccino" l'obbligo è stata una inutile forzatura, una scelta sbagliata. Questo è solo un esempio di ciò che significa gestire malamente dati personali così sensibili come quelli sanitari e aggiungiamo che il fascicolo sanitario digitale non è sicuro e permette, come tutte le cose digitali, facili esfiltrazioni. Oggi viviamo nel mondo dell'informazione ridondante, dove c'è un eccesso di dati che circolano, c'è una sovrabbondanza di questi dati, cosa però utile a qualcuno giacché molte informazioni vengono carpite surrettiziamente e utilizzate per ottenere un vantaggio e tutto ciò che diremo potrà essere usato contro di noi. La gestione di dati carpiti surrettiziamente è suscettibile di determinare condizionamento dei comportamenti a livelli assolutamente impensabili. Sono tutti fenomeni legati alla comunicazione anche subliminale e che pertanto, in quanto fenomeni comunicativi, possono essere compresi e studiati attraverso l'utile apporto della semiologia. C'è sempre stato un potere, da che mondo è mondo che ha affermato se stesso anche con la violenza, salvo poi subire la reazione di chi questa violenza riceveva, così, per ovviare a questo problema è cominciata ad affermarsi in taluno l'idea, per non dire la speranza, di poter esercitare un potere violento senza che esso si manifestasse apertamente o potesse essere facilmente additato, subliminale appunto. Essere violenti senza sembrarlo è un obiettivo di un certo potere. Per riuscire a  realizzare questo obiettivo, carpire dati personali è un fattore essenziale. Per questo gli strumenti giuridici come il GDPR e gli istituti di riferimento per la protezione dei dati come il Garante per la Protezione dei Dati Personali, GPDP, sono presidi essenziali per difendersi da questi attacchi, portati ai cittadini in generale, come manipolazione di massa, o ad alcuni cittadini in particolare, come manipolazione individuale. Difendere i propri dati personali è oggi una questione assolutamente essenziale sulla quale sarebbe giusto imperniare un' azione culturale diffusa. Servono studi ed iniziative per fare conoscere il problema dell'esfiltrazione dei dati, delle sue dinamiche, della gestione degli stessi a scopo manipolativo e violento, e di come sia importante difendersi da ciò. A questo punto ci sentiamo di aggiungere in conclusione una considerazione, cioè che ogni volta che rinunciamo ad esercitare il diritto alla difesa dei propri e altrui dati personali sensibili o concediamo la cessione del trattamento degli stessi a terzi senza prendere alcuna precauzione e con estrema leggerezza screditiamo e delegittimiamo proprio quegli istituti che potrebbero salvarci da un uso improprio e potenzialmente devastante degli stessi. Non sembri esagerata l'affermazione per cui dalla difesa di questi dati dipende la stessa libertà dei cittadini ed anche la stessa sopravvivenza della Democrazia.

giovedì 11 agosto 2022

Misure che rappresentano la scienza?

C’è chi sostiene che certificazioni covid, restrizioni, confinamenti, ricorso esclusivo ai “vaccini” rappresentino la scienza. Penso che sia sempre utile fare chiarezza su una questione fondamentale, come sono quelle questioni che vorrebbero definire cosa possa essere o non essere scienza.
Quelle non sono misure che rappresenano la scienza, sono misure che rappresentano una visione e che un certa informazione, per quanto estesamente appiattita sulle medesime, quasi avesse ricevuto l’ordine di comportarsi così, vorrebbe far passare per scienza, senza riuscirci peraltro, perché chi è veramente dentro la scienza sa quali siano le opinioni scientifiche, e queste sono state rappresentate da svariati personaggi, italiani e stranieri, blasonati o non, tutti a condividere una visione che l’informazione si è affrettata a soffocare, c’è una panoramica di tutto rispetto che va da Giulio Tarro che per la rivista Millennium è il miglior virologo al mondo, ed è stato uno degli allievi prediletti di Sabin, l’inventore del vaccino anti poliomielite, ecco, questo virologo di fama internazionale aveva detto dall’inizio che le cure ci sono e indicava il plasma iperimmune o cosiddetto convalescente, quello dei guariti, come una di queste, alla stessa stregua del compianto De Donno che è stato martirizzato per la stessa idea che metteva in pratica con successo, tanto che gli telefonavano anche dagli Stati Uniti. L’illustre virologo andava addirittura dicendo che prendendo per tempo la malattia le guarigioni sarebbero state del 100 per cento; c’è poi Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, che ha messo in guardia dai pericoli dei farmaci mRNA, aggiungendo molte altre cose che poi il tempo ha dimostrato vere sebbene sia stato inzialmente moltocriticato; c'è poi anche Geert Vanden Bossche, potremmo parlare di Loretta Bolgan, Peter Doschi, Domenico Mastrangelo, Stefano Montanari, Luigi Di Bella, Stefano Scoglio, unanimi nel dire che non si vaccina in pandemia; e poi consideriamo anche Didier Raoult, Alexandra Henrion Caude, Kulldorff, Robert Malone, che dei farmaci mRNA è considerato uno dei padri, Jhon Ioannidis, Levitt, Honjo, Zelenko, purtroppo recentemente scomparso, e poi Tritto e tanti altri che non hanno trovato un mondo dell’ informazione molto favorevole ad accoglierli, a recepire certi messaggi e le cui opinoni si sono quindi scontrate con una sorta di preimpostazione della macchina mediatica che era quella probabilmente di filtralrle per non lasciarle passare o comunque di contrastarle. Penso che sia scontanto sottolineare come ciò faccia male alla scienza, non solo non la rappresenta, ne rappresenta anzi la perfetta negazione, questi atteggiamenti la negano, perché la scienza è confronto e l’atteggiamento scientifico non è quello di stabilire dei dogmi indiscutibili come se si trattasse di una religione, no, l’atteggiamento scientifico che si traduce nell’atteggiamento pratico dello scienziato e del ricercatore è quello di cercare incessantemente confutazioni alle tesi acquisite, quelle proprie e quelle degli altri, per metterle alla prova e vedere se resistono all’urto delle nuove acquisizioi o della riscoperta delle vecchie, quelle sulle quali si era purtroppo stesa una coltre di polvere, di cui ci si era dimenticati. Pensiamo per fare un esempio proprio al plasma iperimmune, inizialmente dimenticato, poi riscoperto con successo, e in conclusione, nonostante il successo terapeutico, fatto deliberatamente sparire, dimenticare. Sposare tesi aprioristicamente, orienta il discorso solo in certe direzioni, escludendone altre magari molto fruttuose, sipnge a confondere e a confondersi, a forzare e situazioni, rendendo inintelligibile il rapporto causa effetto stesso o forzando a leggere questo rapporto in modo sbagliato cioè a dire, a stabilire per un determinato effetto una causa sbagliata.  
Per far capire il rapporto tra mondo dell’informazione e vera scienza, possiamo prendere a riferimento anche pensieri non prettamente scientifici, quanto piuttosto di critica del comportamento, quasi del costume, ancorché forzosamente indotto. Si pensi a quello che diceva sempre l’illustre virologo Giulio Tarra, già nel 2020, il fatto cioè che egli esortasse a spengere la televisione e a fare una passeggiata, esortazione che è sintomatica di come un certo mondo scientifico e additasse i mezzi di informazione di massa in quel preciso momento, come distorsivi, come imperniati essenzialmente sul terrorismo mediatico, sul cavalcare l’onda del terrorismo psicologico, per cui si suggeriva sostanzialmente di disintossicarsi dalla televisione. Poi non so chi avesse avuto l’intuizione susseguente, quella di dire che spegnendo la televisione si spegneva contemporaneamente anche la pandemia. Non per questo il mondo dell’informazione ha fattto ammenda, anzi, ha continuato imperterrito nella stessa direzione, sciorinando dati che non sono stati validati da nessuno e sulla cui superficiale gestione, dall’approvvigionamento alla verifica, ai riscontri, ci sarebbe molto da dire. Sempre a proposito di mondo dei mezzi di informazione di massa ci sarebbe da sottolineare come l’uso di un determinato linguaggio, che non sembra proprio casuale, abbia contribuito a rendere inintllegibile la situazione, piuttosto che facilitarne la comprensione, esso infatti a cavalcato l’onda delle faicili etichette, creando contrapposizioni spesso inesistenti, fabbricandole, forse per fonmentare polemiche che esacerbassero gli animi e inducessero ad eccessi, accessi di collera, invettive e magari fatti clamorosi da amplificare col sensazionalismo. Insommo, i richiami ad una gestione responsabile, i primi a non averli seguiti sono proprio quei mezzi che se ne facevano portavoce.

Dopo il “vaccino” anti covid, aumentano i casi di bambini con insolita epatite autoimmune costretti al trapianto di fegato. C‘è poi il morbo scimmiesco che sembra essere un effetto avverso degli stessi, e che sarebbe in vero Herpes Zoster, favorito da un indebolimento del sistema immunitario effetto, questo dell’induzione di una immunodeficenza, di cui hanno parlato Joseph Tritto e Loretta Bolgan e che quindi non poteva non essere previsto, esso è anzi una degli effetti calcolati dei farmaci anti covid.
Chi vede la scienza come una cosa importante deve astenersi dal confondere cause ed effetti, perché questa confusione non favorisce la lettura della situazione, mentre può essere favorevole ad un certo tipo di commercio. Allo scopo di raccogliere dati abbondanti per fare tutta una serie di valutazioni anche inerenti le causae e gli effetti, è doveroso ampliare il numero delle categorie di persone che si trovano invischiate nella vicenda covid, cioè a dir, non è bene che essa sia vissuta solo dagli inoculati, deve essere vissuta anche da chi il farmaco non lo riceve o per scelta proopria o perché destinatario di un placebo e per scelta sicentifica nonché politica. Intendo dire che deve sempre esistere in ogni situazione il ‘gruppo di controllo’ per appurare le varie casistiche. Perseguire la politica del 100 per cento dei vaccinati non appare un scelta scientificamente orientata, al contrario, sembra suscettibile di creare le premesse per una confusione tra cause ed effetti e vorremmo che questa cosa divenisse acquisita da ora in poi come tesi favorevole all’acquisizione scentifica dei dati, per una corretta valutazione e stima degli stessi. Dunque perseguire la politica del 100 per cento è sbagliato, e questo a maggior ragione se, come dice la scienza che Tarro rappresenta, se presa per tempo, dalla covid si guarisce per l’appunto proprio nel 100 per cento di casi. Quindi è una politica sbagliata a prescindere, ed a maggior ragione se esiste il 100 per cento di casi di possibile guarigione se le terapie giuste, quelle che l’esperienza ci dice essere basate sulla somministrazione di determinati antinfiammatori, vengono somministrate tempestivamente o addirittura precocemente, come affermano associazioni di medici, passate agli onori della cornaca per il proprio operato. 

Insomma, nessuno dovrebbe correre a dare il titolo di 'coronate dalla scienza' a determinate prese di posizione che rappresentano orientamenti politici piuttosto che scientifici, e questo soprattutto se non si è dato sufficiente spazio a posizioni e opinioni diverse. Possiamo dire che il pensiero scientifico si nutre anch'esso di quello divergente, cioè di quel tipo di pensiero che è portato a trovare molteplici soluzioni ad uno stesso problema, mentre il pensiero convergente promuove una sola soluzione al problema. Se è così non si può ammantare del titolo di scienza un pensiero unico, che non ha dato spazio a quello divergente. Sperimo che queste considerazioni, anche sulle tipologie di pensiero trovino uno sviluppo e aiutino ad affrontare eventuali altre situazioni simili, che naturalmente non ci auguriamo che si affaccino ai disonori della cronaca.

sabato 30 luglio 2022

Riduzione del numero dei parlamentari e spregiudicatezza nel governare

Non era opportuno ridurre il numero dei parlamentari. Sono stati molti gli argomenti portati a sostegno di questa tesi, tutti molto condivisibili. C'è n'è uno però che forse si rende evidente solo adesso e di cui vorrei accennare, non prima di aver detto però che ne intuivo la presenza anche prima del referendum e tuttavia non riuscivo a fare chiarezza, a verbalizzare i concetti in modo opportuno, ero emotivamente coinvolto e non lucido quanto avrei voluto, provandone grande insoddisfazione e frustrazione. Premetto che, per quanto il risultato del referendum sia stato chiaramente espresso, la riforma inerente il numero dei parlamentari continua ad essere a mio giudizio incostituzionale per ragioni ben espresse dall'Avvocato Besostri e di cui non possiamo approfondire la questione in questa sede, dedicata ad altro argomento. Accenno soltanto al fatto che nonostante il referendum il volere dei cittadini non può esercitarsi oltre i limiti imposti dalle leggi e dalla Costituzione, come lo stesso Besostri saprebbe ben argomentare.
È stato un grave errore ridurre il numero dei parlamentari, per molte ragioni, dicevamo, però quella sulla quale vorrei soffermarmi adesso, mette questa riduzione in relazione ad un certo modo estremamente spregiudicato di governare. Purtroppo questa riduzione ha creato per alcuni un boccone estremamente appetitoso, desiderabile, inducendo una certa smania di raggiungere concretamente il risultato, e così qualcuno ha pensato bene di osare, nelle azioni di governo, tanto osando al massimo il governo avrebbe potuto divenire dimissionario e condurre ad elezioni. Quindi, dicevamo, ha spinto ad osare e questo, tra l'altro, cioè l’aver osato, ha mostrato anche tutti i limiti dell'opposizione, la scarsa resistenza che si è avuta di fronte ad un simile atteggiamento, cosa che ha incoraggiato e non potrà che incoraggiare ad osare ulteriormente, tant’è che anche se il governo è dimissionario invece di occuparsi degli affari strettamente necessari sembra sospingere il Parlamento ad approvare provvedimenti che sono clave sui cittadini e sui beni pubblici, che tendono cioè a sconquassare tutta una concezione dei beni pubblici.
C'è chi ha fatto notare come sia strano che un PdC che ottiene la fiducia dal Senato rassegni le dimissioni ed è stato detto che c'era voglia di abbandonare la nave. Forse. O forse c'era voglia di andare verso la concretizzazione della riduzione del numero dei parlamentari. Se dopo aver osato tanto l'opposizione è così scarsa da non determinare la conclusione dell'esperienza di governo, oseremo ulteriormente, dev'essere stato il ragionamento, provando a chiedere, anche se non troppo platealmente, i pieni poteri o qualcosa che somigli a questi. Se i parlamentari accetteranno il governo dispiegherà i pieni poteri, se non accetteranno verranno rassegnate le dimissioni. In questo modo, con le successive elezioni si concretizzerebbe l'incostituzionale riduzione del numero dei parlamentari. Sono state fatte osservazioni inerenti la stranezza di questa crisi di governo, qualcuno ha accennato al fatto che c'era voglia di lasciare, suggerendo che serviva una scusa un qualcosa di plausibile che però è effettivamente sembrato molto artificioso, se ci pensiamo.

Quindi ci saranno le elezioni politiche. E come si presenta il panorama?
Coi listini bloccati, intanto, cioè coi parlamentari scelti dal capo bastone e a lui fedeli, così possiamo paventare che un minor numero di parlamentari obbedienti si accinga a far danni al nostro già martoriato Paese in un'ottica neoliberista, presumibilmente enormi. Speriamo di no. I correttivi non ci sono stati. C’è un’unica speranza, ed è che le forze politiche nuove che hanno capito e che si oppongono a ciò, abbiano una propria affermazione, propri rappresentanti all'interno del Parlamento. C'è da dire però che questo sistema non è propriamente pensato per i piccoli, per favorire la rappresentanza, bensì per favorire la cosiddetta governabilità, che tanto piace ad un certo credo politico tendenzialmente neoliberista o anche moderatamente liberista. A distanza di molti anni e nonostante avessimo dato per acquisite certe convinzioni, concetti, nozioni, e per smascherati certi falsi miti, ritorna ossessivo il mantra della governabilità come preferibile alla rappresentatività, e sembra di aver visto spendere e di aver speso energie inutilmente.
Sembrava assimilato, alla vigilia delle elezioni politiche precedenti, quelle del 2018, il concetto che la rappresentanza superasse per importanza la governabilità, complice l'opposizione alla riforma costituzionale che aveva innescato simili ragionamenti, giacché l’inverso poi aveva già ampiamente dimostrato che molte istanze non raggiungevano il palazzo, e l’assenza di queste istanze aveva permesso il consolidamento del vincolo esterno che tanti danni ha provocato e sta provocando al nostro Paese, che sembra l'ombra di se stesso.
Che non ci sia vincolo esterno che possa sostituire il volere interno di un Paese e del suo popolo, chiamatelo se volete, autodeterminazione, dovrebbe essere acclarato, dovrebbe essere implicito nel concetto di Democrazia, oltre che dimostrato dalle recenti vicende politiche. E invece a quanto pare non è così.
L’ultimo governo è stato quello che ha messo in maggior sofferenza lo stato di diritto con provvedimenti che taluni addirittura si sono spinti a definire contro i diritti umani. E in effetti dopo la conclusione dell'esperienza nazista, per usare un eufemismo, è stato stabilito in modo assolutamente inequivocabile che nessuno può essere sottoposto a sperimentazione farmacologica o di altro tipo senza esplicito ed informato consenso, concetto recepito dalla nostra Costituzione, come ha peraltro sottolineato debitamente ed in modo encomiabile il Giudice Susanna Zanda in una recente famosa ordinanza, che in gergo giuridico è definita anche sentenza cautelare, che ha fatto parlare di sé. Si è pensato quindi di poter osare, tanto, troppo, perché dinanzi a simili provvedimenti e a un simile modo di fare, autoritario, il governo al massimo avrebbe ceduto, avvicinando il momento del tanto agognato ridursi del numero dei parlamentari. Se quindi il governo avesse dovuto arrestarsi, pazienza, tanto  in vista c’è la riduzione appunto del numero dei parlamentari cioè un Parlamento tendenzialmente elitario, che esprime i desiderata di élite non democraticamente elette. Questo è stato il modus operandi degli ultimi governi, quelli successivi alla riforma, per quanto incostituzionale, inerente il taglio del numero dei parlamentari.
Questo significa che a creare le premesse di questo stato di sofferenza generalizzato conseguente al modus operandi di cui abbiamo accennato, sono stati indirettamente e per quanto inconsapevolmente proprio quei cittadini che hanno votato la riduzione del numero dei parlamentari, o comunque lo hanno favorito. Sembra strano eppure è così, parzialmente, s'intende. Questo intuivo già prima del referendum, anche per questo mi sono battuto con i miei limitati mezzi contro la riduzione del numero dei parlamentari. Purtroppo è così, avere votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari ha creato un boccone ghiotto, che ha spinto ad osare, a spingersi oltre ogni limite, a forme di governo cioè spregiudicate tanto nel peggiore dei casi gli esiti sarebbero comunque favorevoli per un certo tipo di élite. Non so quanto sia riuscito a persuadere tra i cittadini che hanno votato per la riduzione del numero dei parlamentari quegli eventuali sparuti lettori, che proprio questa riduzione è stata una delle componenti alla scaturigine di quel modo di governare, che ha fatto e fa soffrire molti cittadini. Del resto nessuno può mettere in dubbio che l'obbligo di "vaccinazione" con un farmaco che tanti effetti avversi ha causato in base ai dati ufficiali Eudravigilance per esempio, e sta anche adesso causando, sia stato uno spingersi a limiti che non erano mai stati osati prima. Che ci sia stato un modo spregiudicato di governare, che sia in atto anche in questo momento, non c'è alcun dubbio a nostro giudizio. Che questo modus operandi sia stato preceduto dalla legge di riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentare, è evidente. Ora, mi chiedo, se un cittadino che ha votato favorevolmente alla riduzione del numero dei parlamentari avesse potuto intuire o immaginare che un simile cambiamento del Parlamento avrebbe portato a un tale modo spregiudicato di governare, avrebbe comunque votato favorevolmente?