Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







venerdì 31 luglio 2020

Cosa continuo a capire del coronavirus


Nei casi di pandemia ognuno deve adottare un atteggiamento responsabile e responsabilizzante. Anche l'informazione è chiamata a responsabilizzarsi e a cercare di essere scientifica, di promuovere un linguaggio comune. In assenza di un linguaggio comune il rischio è di creare semplicemente confusione. Se poi si varano nuove categorie come quella dei negazionisti, si rischia semplicemente di esacerbare le contrapposizioni anziché favorire la comprensione del fenomeno.
Nonostante le numerosissime ore di televisione dedicate al coronavirus si confondono molte cose.
Per esempio si confonde la quarantena con la serrata del Paese, la chiusura totale.
La quarantena è quel periodo di 14 giorni in cui, dal momento dello sviluppo dei sintomi, il malato deve stare riguardato per evitare di contagiare altre persone. passato quel periodo, se non subentrano complicazioni, egli non può contagiare nessuno perché il virus è vinto.
Da qui si possono arguire varie cose, per esempio che le persone che non sviluppano sintomi e che quindi dimostrano di avere un sistema immunitario efficiente che non ha consentito al virus di farsi strada nel proprio organismo, ancorché positive, in quanto non malate non necessiterebbero di quel numero di giorni di quarantena, bensì di un numero inferiore. Infatti già da subito non sembrerebbero in grado di emanare dosi in grado di infettare qualcuno.

Coronavirus e informazione

L’informazione, in un momento del genere, avrebbe potuto mostrarsi qualitativamente migliore.
Dire, c’è un certo numero di nuovi casi non significa nulla, è una informazione scientificamente insulsa e suscettibile di creare semplicemente confusione e incomprensione.
Cosa sono i nuovi casi, persone con o senza sintomi?
La pessima gestione dell’informazione nei casi di pandemia può raggiungere livelli considerevoli, spesso involontariamente, anche per scongiurare questo si dovrebbe sforzarsi di essere precisi al massimo livello e cercare un linguaggio comune.
Se quelli che sono considerati nuovi casi sono persone che stanno bene, vuol dire che sono tecnicamente sane, poiché tecnicamente non malate. Infatti, tecnicamente il malato è chi sviluppa sintomi. Cosa significa quindi annoverare persone sane tra i nuovi casi? Non c’è nessuno che si chieda quali rischi si corrono e quali distorsioni si possono avere se tra i nuovi casi si annoverano persone sane, cioè se le persone sane vengono annoverate tra i malati di covid? perché il rischio è che i cittadini comuni percepiscano che il numero dei malati è maggiore del numero vero e questo potrebbe creare panico.
Probabilmente per una corretta informazione dovrebbero essere citati esclusivamente i casi di malati di covid evitando altre definizioni.
E il malato di covid è chi sviluppa i sintomi del covid.


sabato 18 luglio 2020

Cosa ho capito del coronavirus

Dopo mesi difficili fatti di rinunce, privazioni, limitazioni, paura, qualcosa dovremmo aver imparato del covid.
Mi chiedo per esempio se è stato compreso che positivo non significa malato, poiché il malato, tecnicamente, è la persona che sviluppa i sintomi del virus. Ci sono per esempio, dei positivi al riconoscimento molecolare del tampone, che stanno bene, alcuni benissimo. Non sempre però ho l’impressione che le persone in generale abbiano compreso questo.
Quindi, siccome mi sfugge che cosa a livello di massa sia stato compreso da questa esperienza, cercherò di illustrare quello che credo di aver compreso io, in un modo però non sistematico, anzi, direi a livello di tempesta d’idee. In ogni caso è una sintesi di quello che ho sentito dalla voce degli esperti che si sono avvicendati in televisione o in rete e che hanno risposto alle domande inerenti il coronavirus. Alcune idee sembrano condivise, altre invece no. Sono state espresse opinioni non sempre facili da conciliare e quindi una certa sintesi personale indubbiamente non può non esserci.


Del covid ho capito che appartiene alla famiglia dei coronavirus, la stessa dei raffreddori, ho capito che non ha DNA, poiché è costituito da un filamento di RNA cioè da uno solo dei due filamenti che costituiscono l’elica dell’acido desossiribonucleico. Ho capito che è un virus fragile, che nell’ambiente non resiste. Questa resistenza può dipendere da vari fattori, per esempio materiali diversi determinano gradi di resistenza diversi. In ogni caso la resistenza dell’ambiente va da una mezz'ora a qualche giorno al massimo. I raggi ultravioletti del sole disattivano il virus in pochi secondi. Nell'ambiente non resiste, però è abbastanza contagioso. Organismi sani sono tuttavia in grado di vincerlo autonomamente senza bisogno di cure e si è stimato che nel 90 per cento dei casi le guarigioni sono spontanee. La grande emergenza è stata determinata dall’afflusso in contemporanea di un grande numero di pazienti che ha intasato letteralmente gli ospedali. In questo stato di ansia si è cercato di dare risposte rapide a un virus sconosciuto, facendo quel che si poteva. Col passare del tempo e un maggior numero di conoscenze, per esempio dopo l'individuazione della proteina d dimero, suscettibile di creare coaguli nel sangue, le cure si sono fatte maggiormente mirate, si è capito che in molti casi non si trattava di polmonite interstiziale bensì di trombo embolia polmonare. Si è cominciato quindi a parlare di idrossiclorochina, di eparina di attivatori del plasminogeno, di plasma iperimmune e di altre terapie. Quindi, se nel 90 per cento dei casi le guarigioni da questo virus sono spontanee, per i restanti casi esistono adesso cure efficaci, non sempre però determinano guarigione, particolarmente se il soggetto è fragile e presenta altre patologie.
Adesso sembra che molti indicatori si orientino al bello, il peggio sembra essere passato, il virus è clinicamente inesistente, il che non significa che non esista in senso assoluto, bensì clinicamente appunto, cioè non arrivano nuovi pazienti in ospedale, non si redigono nuove cartelle cliniche inerenti al virus.
Siamo in estate, il periodo in cui il sole ha maggior impeto e i raggi ultravioletti esercitano la propria funzione, aiutando a sanificare in modo naturale gli ambienti. In questo periodo è meno probabile essere contagiati però la prudenza è sempre ben accetta purché non raggiunga gli estremi che abbiamo visto nel periodo di picco, con scene di improbabili inseguimenti in elicottero a corridori solitari in spiagge deserte.
Positivo non vuol dire quindi malato, poiché il malato sviluppa sintomi. I pazienti che sviluppano sintomi sono quelli in cui il virus ha trovato meno resistenze. Chi è positivo però senza sintomi ha probabilmente già vinto la propria battaglia contro il virus o la sta vincendo, è difficile che possa contagiare qualcuno poiché, proprio il fatto di non avere sintomi dimostra che il suo organismo ha reagito con prontezza al virus, denotando una buona difesa immunitaria.
La dose virale che può trasmettere una persona senza sintomi che ancora stia lottando col virus non è tale da poter impensierire alcuno. Si tratta spesso di persone con poche decine di migliaia di repliche del virus nel proprio organismo, incapaci di dosi infettanti.
Se un atteggiamento prudenziale ha reso improbabile il contagio anche nei momenti di massima virulenza, adesso che siamo in estate, coadiuvati dai raggi del sole, un medesimo atteggiamento prudenziale rende meno probabile il venire contagiati e in particolare essere contagiati da dosi infettanti.
In pratica un organismo sano che dovesse essere contagiato dal covid, potrebbe non mostrare sintomi proprio perché dotato di un efficiente sistema immunitario, efficienza per via della quale le repliche del virus all’interno di quell’organismo potrebbero appunto non superare alcune decine di migliaia cioè non rappresentare un pericolo per quanto riguarda la trasmissione a terzi.
Questo è quello che credo di aver capito sul coronavirus.


martedì 7 luglio 2020

In cosa consiste il buono della Democrazia

La Democrazia, gli effetti dell'applicazione o non applicazione dei suoi prìncipi, si riverberano necessariamente ed automaticamente nella vita di tutte le persone. Cosa pensiamo oggi della Democrazia? Già alcune opinioni gettate apparentemente a casaccio nel calderone mediatico, tenderebbero ad inficiarne la valenza, essendo la Democrazia, in base a queste opinioni, rea di far partecipare alla vita politica e sociale, persone non particolarmente acculturate o competenti. Se il problema è la cultura e la competenza la risposta dovrebbe essere quella di muoversi nella direzione di colmare queste lacune in una ottica illuministica di diffusione della cultura, della conoscenza, della luce, allo scopo di squarciare le tenebre dell’ignoranza, tenendo conto che i mezzi ci sono, a cominciare dalla scuola e sarebbero anche abbastanza potenti e funzionali allo scopo. La risposta alla partecipazione alla vita politica e sociale del Paese di persone non particolarmente acculturate o competenti dovrebbe essere quindi una azione illuministica di diffusione della conoscenza non l’abolizione della Democrazia, come qualcuno suggerisce, cosa peraltro incostituzionale. La Democrazia è una importante, singolare e delicata conquista dell’Occidente, uno dei vanti della nostra cultura. La nostra è una Democrazia rappresentativa, l’Italia è una Repubblica democratica, non una oligarchia. La nozione di Democrazia è ancora capace di smuovere le nostre coscienze, di avere ancora un qualche ruolo nelle nostre vite di cittadini oppure ci siamo lasciati persuadere da opinionisti forse non disinteressati che la Democrazia è un pericolo?
Che la Democrazia venisse percepita come un pericolo anche anticamente è noto, per esempio era temuta dall’aristocrazia greca del V secolo a.C., poiché temeva di vedere diminuito il proprio potere. Eppure senza la Democrazia, per quanto sia stata vista con sospetto, la Grecia non avrebbe resistito ai colpi inferti dalle invasioni persiane e anche gli aristocratici avrebbero patito la dominazione persiana, ogni drastico mutamento che l’assoggettamento all’Impero Persiano avrebbe comportato.
Perché è grazie alla Democrazia che è potuto emergere la figura di Temistocle, il vero artefice della vittoria definitiva dei Greci sui Persiani. Se i Greci avessero ascoltato l’aristocrazia non avrebbero vinto e la nostra stessa cultura occidentale sarebbe stata diversa.
La nostra storia stessa sarebbe stata molto diversa.
Quella che è generalmente ritenuta la prima forma democratica pienamente applicata sorse in Grecia, si tratta della Democrazia diretta di Clistene.
Egli era un aristocratico illuminato che aveva individuato nella Democrazia una strada diversa, migliore, per il governo della polis.
Senza la Democrazia diretta di Clistene non ci sarebbe stato Temistocle, perché Temistocle, a differenza di Clistene, non era un aristocratico e non avrebbe avuto voce senza uno strumento che gliela desse. E senza quest’ultimo non ci sarebbe stata la vittoria definitiva sui Persiani.
La Democrazia è una buona cosa perché allarga la platea dei partecipanti alla vita pubblica e dà voce a persone che altrimenti non l’avrebbero. Ecco dove sta il buono della Democrazia. Emblematico è appunto il caso di Temistocle. Maggiore è il numero dei partecipanti all'assemblea, e maggiormente probabile è che possa trovarsi la voce migliore per argomentare sulle varie situazioni.
La voce di un singolo può risvegliare gli animi, sollecitando e stimolando idee che trovano una eco nelle persone che ascoltano questa voce, perché magari embrioni di queste stesse idee già vivono in ognuno degli individui che insieme formano questa platea di uditori, però magari sono come soffocate, stentano ad emergere all’attenzione e alla coscienza di chi le coltiva in embrione, forse perché nel turbinio della vita moderna non è stato possibile quel contatto che a volte è un’alchimia, una piccola magia. Le ragioni per cui può essere difficile questo contatto della nostra coscienza con idee che vivono in embrione in noi possono essere molte. Però non c'è dubbio che una voce esterna possa stimolarle, aumentando la percezione che di esse possiamo avere.

Oggi, stiamo vivendo un periodo di crisi, acuita dalla recente emergenza relativa al coronavirus, dalla quale non stiamo imparando molto, purtroppo.
Mi sembra anche che oggi stiamo vivendo una situazione analoga a quella della Grecia del V secolo a. C. in un certo senso, nella quale poteri tendenzialmente oligarchici o di natura vagamente aristocratica rischiano di farci sbagliare strada, poiché stanno influenzando il mondo della politica sospingendolo verso una contrazione della rappresentanza, che è un errore sotto molti punti di vista. Serve una maggiore fiducia nella Democrazia. Invece anche la riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari va in questa direzione di riduzione della rappresentanza. E questo è oggettivo. La politica ascolta l'aristocrazia e non i Temistocle. Questa riduzione di rappresentanza è funzionale a rafforzare un certo tipo di potere oligarchico. Opinione personale che mi fregio però di veder corrispondere a certe opinioni di costituzionalisti di prestigio, per esempio ad alcune opinioni di recente espresse da Sabino Cassese in alcune trasmissioni.


Tra le file oligarchiche servirebbe un Clistene probabilmente, una figura illuminata a suggerire l’importanza di dare fiducia alla Democrazia. Quanto a Temistocle, beh, la funzione che potrebbe svolgere oggi un personaggio come lui, praticamente è già stata ampiamente svolta dai componenti dell’Assemblea costituente, che ha lasciato risultati duraturi, condensati nella Costituzione. In sostanza noi i Temistocle li abbiamo già avuti, si chiamano Padri costituenti, è sufficiente seguire per tradizione, cioè per trasmissione, gli insegnamenti che ci hanno impartito e che sono contenuti nella Costituzione per ricevere in un certo qual modo costantemente i migliori suggerimenti, paragonabili a quelli di Temistocle. Questo significa che è sufficiente mantenere e conservare questa nostra stupenda Costituzione, la migliore del mondo, quella che è stata di stimolo per la redazione della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, perché la funzione di Temistocle venga a svolgersi costantemente. Spetta a noi il compito di vigilare e proteggere la Costituzione da ogni rimozione degli anticorpi specificamente pensati per impedire che gli errori e gli orrori del passato potessero tornare. E uno di questi anticorpi è la rappresentanza, rimossa la quale potrebbe innescarsi una sistematica erosione della Costituzione senza limiti, con un conseguente declassamento culturale e sociale del nostro meraviglioso Paese che oggi si mantiene all’avanguardia, nonostante i pesanti colpi che gli sono stati inferti.
La risposta a questa crisi sociale e politica, nonché economica, che è precedente all’evento pandemico benché da esso acuita, non è la diminuzione della Democrazia, bensì una maggiore Democrazia. Quindi la riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari non può rappresentare una risposta a questa crisi, al contrario esso acuirà ulteriormente e significativamente questa crisi, che è una crisi principalmente culturale e, politicamente, da deficit di Democrazia.
Per questo è necessario risvegliare le nostre coscienze, richiamarsi alla nostra tradizione culturale e democratica, ai sublimi consigli dei Padri costituenti e dire NO al taglio del numero dei parlamentari.
L’Italia è un baluardo dell’Occidente e in questo momento è all’avanguardia, in prima linea nella difesa delle conquiste del mondo Occidentale. La difesa di ciò che la costituisce come Repubblica e come Democrazia, cioè la difesa della Costituzione, è la premessa indispensabile per la difesa stessa dell’Occidente.
Come le politiche di destra perseguite da una certa sinistra hanno favorito le destre e non la sinistra, così le politiche tendenzialmente autoritarie in luogo di quelle democratiche favoriranno i totalitarismi e chi li vuole instaurare a danno delle democrazie. Purtroppo il taglio del numero dei parlamentari va in questa direzione.

È così che l’Occidente si accinge a perdere la sfida con i propri competitori.


Se però sapremo dire NO allo scempio della rimozione della rappresentanza, avremo qualche speranza.
Viva la Democrazia!!!


venerdì 3 luglio 2020

Dell'ESM

Sembra che solo in Italia possano svilupparsi surreali dibattiti su strumenti di cui non abbiamo bisogno. Prima di spiegare il perché di questa affermazione però, facciamo un po' di chiarezza intorno all'ESM e ripercorriamo le tappe della sua genesi, anche per migliorare la visione di un inquadramento storico che è sempre suscettibile di fornire supplementi di informazione, utili a farne comprendere meglio taluni aspetti.


Questo organismo, è stato approvato il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificato dal Consiglio europeo il 25 marzo 2011. Per l’Italia il trattato è stato firmato dal PdC Monti a Bruxelles nel febbraio 2012 e ratificato nello stesso anno, il 12 luglio al Senato e il 19 luglio alla Camera, con numeri plebiscitari e specificamente 325 sì, 53 no e 36 astenuti, e questo ha completato l’iter di ratifica per l’Italia, con la conseguente adesione del nostro Paese all'ESM.
Sempre nel 2012, precisamente il 27 settembre, l'ESM entra in vigore.

Per quanto riguarda i voti in Parlamento riportiamo di seguito alcune considerazioni circa il voto alla Camera dei Deputati.

La Lega Nord Padania che era all’opposizione, fu l'unico partito ad esprimersi contro, Italia Dei Valori, si astenne, gli altri espressero voto favorevole, con vari assenti e varie astensioni e qualche voto contrario tra cui famoso è rimasto quello dell'onorevole Crosetto, motivato da un suo, peraltro condivisibile, intervento specifico.
Per la cronaca e per fugare alcuni dubbi che talvolta vengono alimentati su alcune piattaforme sociali in rete, i pentastellati non erano in Parlamento e quindi non poterono opporsi all'approvazione di questo famigerato organismo, benché si rendesse evidente già dai mesi precedenti che ne erano fermamente contrari.


L'ESM è un ente intergovernativo istituito da un omonimo trattato firmato dai Paesi della zona euro, che nelle intenzioni dichiarate dovrebbe servire per mantenere stabile la zona euro stessa dando sostegno finanziario ai Paesi che ne fanno richiesta e che attraversano momenti finanziariamente difficili. Per questa ragione è noto anche come Fondo Salva Stati. Questa espressione un po' propagandistica serve forse a rendere simpatico uno strumento che in vero presenta molti punti critici. Qualcuno preferisce infatti chiamarlo Fondo Salva Banche, altri Fondo Strappa Sovranità. In effetti le rigide condizioni che esso stabilisce per ricevere l'assistenza finanziaria sono tali per cui sostanzialmente i governatori dell'ESM finiscono per dettare l'agenda di politica economica al posto degli organismo democraticamente eletti per fare questo. L'agenda di politica economica e finanziaria è talmente rilevante da influenzare sostanzialmente l'agenda politica generale di un Paese.
In pratica un organismo non elettivo, quindi non democratico, finisce col sostituirsi ad organismi democratici ed elettivi, annullando il principio democratico che è alla base dei moderni Stati occidentali. Questa tendenza di organismi sostanzialmente tecnici a fare politica del resto, era già emersa con chiarezza dalla famosa lettera del 5 agosto 2011 della BCE, indirizzata al Governo italiano per stabilire, uscendo chiaramente dal proprio mandato, una serie di richieste volte a condizionare il sostegno europeo all'Italia a drastiche misure di risanamento economico in chiave neo liberista. Quello cioè che può essere sintetizzato dall'espressione "Fate le riforme", tormentone che è possibile sentirsi rivolgere anche oggi da figure che confermano l'invalsa tendenza a non disdegnare di uscire dal proprio mandato per influenzare intere popolazioni e dirigerne le scelte che invece devono fare capo ad altre dinamiche elettive e rappresentative, cioè democratiche.


Che i programmi di assistenza finanziaria si leghino quindi ad una cessione del diritto di governare è quindi uno degli aspetti critici maggiormente rilevanti quando si deve discutere se chiedere questa assistenza oppure no.
Per questo oggi, molti di quelli che vorrebbero, non si sa bene per quale ragione, chiederne l'assistenza, sostengono che l'ESM è cambiato, che non è lo stesso. Eppure la modifica al TFUE e in particolare l'aggiunta del comma 3 dell'articolo 136, pensata per istituire questo organismo, è sempre lì, non è cambiata e ci parla di rigorose condizioni. Ed il trattato stesso che istituisce l'ESM, non è cambiato. Come si fa a cambiare senza cambiare? E un mistero a cui i nostri politici dovrebbero rispondere.
Tra quelli che cercano di dare una risposta c'è chi indica un Eurogruppo di aprile di quest'anno in cui è stato menzionato il piano di Supporto alla Crisi Pandemica da coronavirus. Però l'Eurogruppo è un organo informale che non può prendere decisioni mentre i trattati sono lì e non sono cambiati.
La propaganda dell'ESM cerca di cambiare l'immagine di questo ente e quindi per suffragare la tesi del cambiamento ci indica una lettera di Gentiloni e Dombrovskis nella quale promettono l'allentamento del regime di sorveglianza rafforzato. Rimane però il sistema di allerta.
Quindi, ci viene fatto notare, quanto una lettera di due persone per quanto rispettabili, che sono soggette ad essere sostituite nelle proprie cariche da normali avvicendamenti politici, sia effettivamente ed oggettivamente poca cosa rispetto ad un regolamento e ad un trattato.
Qualcuno chiede in cosa consista la sconvenienza dell'ESM, anzi usa proprio l'espressione la fregatura.


L’ESM è uno strumento nato per aiutare finanziariamente uno Stato il cui accesso ai mercati risulti o rischi di essere compromesso. Utilizzarlo quando questo accesso ce l’hai è quindi di per sé assurdo e il paradosso è che se vi accedi è proprio l’ESM che potrebbe costituire un ostacolo per l’accesso ai mercati perché potrebbe essere l’allarme lanciato sul nostro debito dal sistema di allerta che attivi nel momento dell’accesso a comprometterlo. In pratica se accedi all’ESM attivi i sistemi di sorveglianza e altri sistemi di allerta, e questi potrebbero portarti fuori dai mercati.
E così, in caso di richiesta di assistenza finanziaria all'ESM, l'Italia, cioè il Paese che avendo pieno accesso ai mercati non ha bisogno di questa assistenza, grazie ai sistemi di allerta di questo organismo e sulla scorta del potenziale declassamento del debito causa pandemia, potrà salutare i mercati.
E questa è quella che prosaicamente viene definita la fregatura.
C'è anche da dire che l'Italia con il trattato del 2012 si è impegnata a versare a questo ente la consistente cifra di 125 395 900 000 euro, oltre 125 miliardi per il fondo di dotazione che complessivamente, e a regime, ammonterebbe a circa 700 miliardi di euro. Non sono mai stati chiesti integralmente all'Italia, che ne ha versati circa il 10 per cento, stando ad alcune fonti.
Forse perché il dibattito è sempre stato aspro circa questo famigerato organismo, forse perché ne siamo stati fuori come debitori. Che cosa accadrebbe però se ci avvalessimo di una inutile assistenza finanziaria a questo ente? E' possibile che ci vengano richiesti.
Mi sembra già di poter prevenire alcuni argomenti come "Ah, bravi gli italiani sì, quando si tratta di prendere, però quando si tratta di dare, non hanno mica versato quanto richiesto".
Insomma c'è anche questo rischio. Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino.


Queste sono alcune questioni che potremmo definire tecniche. Però la questione veramente importante non è tanto tecnica, quanto piuttosto politica.
C'è un popolo sovrano che alle politiche del 2018 ha conferito un indirizzo politico ben preciso contro questo organismo.
Infatti è bene ricordare che gli italiani hanno già deciso, circa la questione ESM, poiché le forze politiche che acclamavano questo famigerato organismo, hanno avuto una vistosissima riduzione di sostenitori nelle politiche del 2018 e quelle contrarie a quell’organismo hanno avuto uno strabiliante aumento dei consensi, assolutamente sorprendente, premiati appunto dal fatto di avere osteggiato l’ESM. Ci sono i pentastellati per esempio, una di quelle forze che hanno avuto una considerevole affermazione elettorale nel 2018, che hanno chiaramente scritto nel programma elettorale, sezione esteri, che si sarebbero opposti in ogni modo ai ricatti dei mercati e della finanza internazionale e che in particolare si sarebbero impegnati alla liquidazione dell’ESM.   E' il socio di maggioranza del governo che ha offerto questo programma ai propri elettori.
L'indirizzo del popolo sovrano non può essere cambiato a piacimento in corso d'opera, se non si vuole gettare il totale discredito sulla politica e relegare la Costituzione a cui preme il legame tra eletti ed elettori a ruolo di comparsa.
Chi ritiene che si debba chiedere assistenza finanziaria ad esso, non dovrà che fare campagna elettorale alle prossime politiche dichiarando con grande chiarezza di volervi accedere, e se il popolo sovrano dovesse premiare questa scelta di programma, a quel punto il mandato per la richiesta di assistenza potrebbe avere una adeguata investitura democratica.




Nessuno a cui stia a cuore il buon nome della politica può spingere il proprio compagno di strada a tradire le promesse elettorali, non è serio. Significa chiedere di tradire ciò che di più sacro la Costituzione cerca di costruire per sostenere la Democrazia parlamentare rappresentativa, cioè il forte legame che deve sempre sussistere, appunto tra corpo elettorale ed eletti. Poi quando le elezioni vengono disertate dai cittadini chiediamoci come mai questo affievolimento del senso sociale?
Non può proprio considerarsi onorevole o dignitoso un atteggiamento che cerca di ledere il più sacro dei legami che la Costituzione cerca di costruire.
La voce del popolo sovrano, confermata dai sondaggi, non vuole questo organismo per tante ragioni, anche perché ha capito che accedervi avendo accesso ai mercati è assurdo e quindi sospetto.
Non è difficile intravedere in effetti in questa insistenza immotivata, se guardiamo agli argomenti tecnici e alla sconvenienza politica, la  diatriba politica tra chi ritiene che il nostro Paese debba sottostare alla disciplina di bilancio imposta attraverso il vincolo esterno, di cui l ESM è esempio perfetto, e chi invece si rifiuta di sottostare al definitivo commissariamento del nostro Paese.
Per chi, invece di affrontare questo tema, preferisce  improbabili argomenti tecnici o umanitari, quali per esempio quello in base al quale l'accesso all'ESM potrebbe prevenire una ulteriore ondata del covid e una conseguente serrata del Paese, è necessario rispondere che non solo dice una cosa impossibile da verificarsi, dice una cosa molto grave e specula sulla paura degli italiani, come se gli italiani non avessero avuto già abbastanza terrorismo mediatico e psicologico cui dover far fronte.


Del resto a fugare ogni dubbio circa una possibile ulteriore ondata ci sono medici e virologi di prim’ordine, insigni personaggi come Giulio Tarro, per esempio, il quale afferma che non ci saranno nuove ondate.



















lunedì 29 giugno 2020

DEL CORONAVIRUS

L’Italia ha bisogno di capire meglio il covid per impostare la ristrutturazione del comparto sanitario nel suo complesso. Prima di ciò non è possibile parlare di fondi, per farne cosa? Per comprare mascherine o per migliorare la diagnosi? Per curare polmoniti interstiziali o trombo embolie polmonari?
Per comprare macchine per la respirazione artificiale o eparina e attivatori del plasminogeno?
Per promuovere la terapia del plasma iperimmune o per promuovere un efficiente sitsema immunitario?
Prima di sapere questo, la discussione sui fondi da destinarsi al sistema sanitario è un puro esercizio dialettico che non potrà comportare miglioramenti reali per il Paese.
Del resto la crisi sta passando, gli ospedali si svuotano e i positivi, che non sono tecnicamente malati, poiché il malato è chi sviluppa i sintomi, sembra che abbiano una carica virale talmente insignificante in questo momento, da non costituire un pericolo né per se stessi né per gli altri e che il semplice sistema immunitario dei singoli possa vincere il virus autonomamente senza ricoveri o cure pesanti.
A cosa dovrebbero quindi servire i fondi se l'emergenza, nella percezione di un sempre maggior numero di cittadini, sta svanendo? Qualcuno potrebbe rispondere che potrebbero servire a prevenire una eventuale nuova ondata di covid. Se questa è la ragione non è detto che debbano essere così ingenti, nelle cose serve proporzione. E poi per prevenire serve appunto capire, prima di ogni altra cosa, e argomenti di cui discutere ce ne sono.
Accedere ad organismi come l'ESM, che sono evitati da chi li ha conosciuti, e da cui siamo messi in guardia da studiosi di economia che da anni studiano la questione, potrebbe essere la scelta peggiore da fare per il bene del Paese. Rigide condizioni, sorveglianze di ogni genere, e lo status di creditore privilegiato, ne fanno un organismo da evitare in ogni modo. E qualcuno se ne era accorto, i pentastellati per esempio, così da inserire nel proprio programma, il programma esteri, che si sarebbero opposti in ogni modo ai ricatti dei mercati e della finanza internazionale e che in particolare si sarebbero impegnati alla liquidazione dell’ESM.
E' opinione di chi scrive che l'ESM sia da evitare come la peste, comunque potremmo discutere a lungo, tecnicamente, se e quanto convenga. In ogni caso rimane il fatto politicamente rilevante che il socio di maggioranza del Governo ha preso milioni di voti dai cittadini che hanno dato fiducia al programma, compreso la sezione esteri. Ora, non ci sembra che si stiano adoperando francamente per liquidare l'ESM, sarebbe quindi auspicabile che come minimo non si ventilasse l'ipotesi di accedervi, anche in considerazione del fatto che, l'accesso a questo organismo, in base al trattato che lo istituisce, è per chi ha compromesso o rischia di avere compromesso l'accesso ai mercati e l'Italia ha pieno acceso ai mercati.
Una nazione che ha pieno accesso ai mercati, in cui gli ospedali si svuotano, i positivi non sono malati, in cui le cure si fanno ogni giorno maggiormente efficaci, in cui in pratica non sussiste una reale emergenza sanitaria in questo momento, perché dovrebbe prendere dei fondi per il sistema sanitario?
Chi ti dà il denaro ti domina, perché devi restituirglielo e se è un creditore privilegiato, come l'ESM è per definizione del trattato, il dominio politico di questo organismo sul nostro Paese si intensifica.


Insomma c'è uno stato di cose, ci sono ragioni tecniche e politiche che non rendono opportuno neanche parlare dell'ESM come ipotesi per avere fondi.
In effetti sembra che solo in Italia possano svilupparsi discorsi surreali sull'uso di uno strumento che non ci serve.
Se il socio di minoranza del Governo insiste con la questione ESM in pratica si erge a pessimo maestro del proprio popolo poiché implicitamente dichiara che i pentastellati, socio di maggioranza, debbano voltare le spalle ai propri elettori. Che insegnamento è mai questo?
Chi ama la politica non può, non deve insegnare questo. Anche i vari responsabili dell'informazione, mi chiedo, si rendono conto che avallando questo tipo di insegnamento creano le premesse per lo scollamento tra il popolo sovrano e i suoi rappresentanti, quando la Costituzione tiene in massima considerazione il legame che invece deve esserci tra rappresentati e rappresentanti?
E non sarebbe improbabile poi sentire dagli stessi che promuovono questo scollamento, nelle serate in cui si attende lo spoglio delle schede guardando le proiezioni delle varie elezioni, che la politica deve cambiare altrimenti c'è una scarsa affluenza al voto dei cittadini, che c'è un affievolimento del senso sociale, che si deve tornare a parlare al popolo, scendere nelle piazze, tra i cittadini, per non creare disamoramento rispetto alla politica e all'esercizio del diritto e del dovere di votare, che si deve impedire di creare fratture tra questo e il mondo della politica.
A proposito di voto, la pandemia in Italia sta passando, il che avrebbe potuto consentire elezioni Regionali e Comunali nel mese di luglio, come erano state programmate, così da lasciare un proprio spazio specifico per il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari.
Questo referendum è importantissimo e avrebbe meritato di essere discusso in modo approfondito, dedicato, il che avrebbe dovuto muovere a tenerlo lontano dall'estate, e lontano da accorpamenti con altri tipi di consultazioni elettorali che non consentiranno di renderlo adeguatamente visibile ai cittadini italiani. E' stato deciso diversamente, purtroppo.
Accorpare Regionali, Comunali e Referendum costituzionale è stata una scorrettezza istituzionale sulla quale avremmo sentito volentieri una opinione del garante della Costituzione, cioè del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Speriamo che possa esprimersi intorno alla questione prossimamente, ne saremmo lieti.


La questione coronavirus, come possiamo notare si intreccia con molte altre questioni.
Per questo sostengo che debba essere compresa pienamente, andando a raccogliere informazioni, andando ad intervistare anche personaggi del mondo della scienza e della cultura che sono stati trascurati dall'informazione pubblica e dando maggiore spazio a trasmissioni televisive in cui si cerca di definire meglio la questione, cosa è successo, come prevenire situazioni simili.
Cosa ne pensa Boncinelli della questione coronavirus?
Per quanto mi riguarda affermo che l'ESM non è la soluzione, bensì l'aggravamento del problema.
La soluzione è nella crescita culturale di un Nazione!!!

sabato 9 maggio 2020

Riconoscimento molecolare

Esiste una espressione secondo la quale si deve conoscere per deliberare. Estensivamente possiamo affermare che la consapevolezza, la conoscenza sono indispensabili per prendere decisioni. Le decisioni poi le prendi quando hai compreso bene una situazione appunto e non è sempre facile, se non hai gli elementi giusti che ti aiutino. I cittadini hanno il diritto di ricevere informazioni esaurienti e adeguate sul coronavirus, dagli organi ministeriali e dall’informazione pubblica. Per esempio, come avviene il riconoscimento molecolare?   
E' una domanda che nasce dalla nozione di falso positivo, che si riferisce a quando una analisi molecolare dei tamponi dà esito positivo benché la persona a cui è stato fatto il tampone non abbia il coronavirus.
Sarebbe quindi importante sapere come sono stati calibrati questi riconoscimenti molecolari, però non mi sembra che se ne sia parlato nonostante il numero di ore considerevole, di trasmissioni televisive in cui si è parlato di coronavirus.
I cittadini hanno diritto ad una informazione esauriente per comprende ciò che gli sta accadendo intorno.
Parliamo quindi anche di cose tecniche, senza temere che il popolo non comprenda, perché ci sono dei divulgatori scientifici che sono in grado di rendere comprensibile anche argomenti difficili.

mercoledì 29 aprile 2020

Democrazia e Costituzione


Sembra che non sia stata compresa l’importanza della Democrazia.
È un bene di inestimabile importanza e significato. Essa è sancita dalla nostra Costituzione della Repubblica Italiana, che purtroppo viene messa spesso sul banco degli imputati anziché essere presa ad esempio ed essere osservata per ogni azione politica e sociale del Paese di cui è la fonte delle fonti del diritto. Senza Costituzione non c'è Democrazia, senza Democrazia non c'è eguaglianza dei cittadini né giustizia sociale. Se non è compresa l'importanza della Democrazia figuriamoci quella della Costituzione che la istituisce. Cambiarla un pezzettino alla volta significa arrivare a snaturarne il significato profondo, perché ogni articolo è in relazione con gli altri. Io francamente non riesco a comprendere come sia possibile non ravvisare in questa tendenza che c'è di incolpare ingiustamente la Costituzione, un errore gravissimo da cui discendono a cascata altri errori gravissimi. Anche la riforma costituzionale sulla diminuzione del numero dei parlamentari purtroppo rientra nel novero di quelle situazioni in cui essa viene accusata di non essere efficacie, moderna, opportuna, aggiornata. L’inefficacia della Costituzione purtroppo dipende semplicemente dalla sua non applicazione. Sono poche idee quelle espresse qui, eppure avere queste idee ben presenti e smetterla di imputare alla nostra fonte del diritto, colpe che non ha, farebbe la fortuna di una intera Nazione e probabilmente del mondo intero. Rispettare la Costituzione è l’avanguardia.
Continuare con l’atteggiamento di accusa, anziché amarla, rispettarla, osservarla, divulgarne il significato profondo, è un atteggiamento autodistruttivo da scongiurare.
Chi ama la Democrazia deve difendere sempre la Costituzione.
Se provassimo a fidarci di queste parole e si iniziasse a costruire cominciando dalla sua stretta applicazione?


lunedì 30 marzo 2020

La manipolazione individuale

Siamo abituati a sentir parlare di manipolazione di massa, ma non di manipolazione individuale. Eppure la manipolazione individuale è il nuovo paradigma della pratica manipolatoria, quello sul quale sembra che, volenti o nolenti, ci si stia dirigendo.
Con i mezzi informatici di oggi, è possibile una manipolazione individuale, e dobbiamo per tutelarci, ipotizzare, inscenare fantasie precauzionali, come modelli teorici di cui servirsi per difesa. Si deve ipotizzare l'esistenza teorica di un potere a cui non basta più manipolare le masse, che vuole giungere a manipolare i singoli individui e vuole fare ciò, potendosi riservare il privilegio di sceglierli.
La dove non giunge la manipolazione di massa, ecco dunque che ci si dispone a far giungere la manipolazione individuale.
Questa manipolazione non può essere troppo evidente, deve potersi dissimulare, anche perché si basa e ruota essenzialmente intorno a una forzatura dei confini, quello inerente la violazione sistematica della riservatezza, la detenzione spesso illegittima di dati personali o, nel caso in cui la detenzione sia legittima, nella non adeguata salvaguardia degli stessi, così da consentire fughe di notizie verso luoghi o persone che non hanno il diritto di detenerli. 
Ed ecco spiegato il perché, essa manipolazione, non sia per niente desiderabile ed anzi, da respingere con forza invocando la non violazione dei diritti in generale e di quelli relativi alla riservatezza nello specifico.
Ricordiamo a questo punto come tra i diritti universali dell’uomo sussista il diritto alla riservatezza.
Che esistano i diritti fondamentali dell’uomo non è una cosa da poco, ma è anzi di fondamentale importanza poiché su di essi si dovrebbe imperniare la legislazione, ogni scelta politica.
E naturalmente non c’è nessuno che affermerebbe di violarli expressis verbis poiché sarebbe una ammissione di colpevolezza formalmente individuabile, e quindi impugnabile.
Ecco perché si devono cercare forme non evidenti per giungere a carpire informazioni di ogni tipo sulle persone e poterle usare a scopo manipolatorio. Ed ecco quindi che entra in gioco la tecnologia, particolarmente quella digitale che deve essere presentata come un faro ma che nasconde invece insidie di ogni tipo. La tecnologia non va respinta, ma vissuta criticamente perché si devono creare "cittadini della tecnologia" e non sudditi di essa.
Oggi alla tecnologia informatica e digitale sono affidati compiti importanti, ma spesso, e magari in modo non palese,  ha il compito di informare circa ogni aspetto delle persone, dai gusti personali, agli spostamenti, ai dati maggiormente sensibili che possono essere sicuri solo entro un certo limite.
Ora costruire un mondo che si basi sul paradigma della manipolazione individuale, sulla violazione sistematica di un diritto universale dell’essere umano, quello alla riservatezza, non credo che lo si voglia consapevolmente. Questo significa che dobbiamo aumentare i livelli di consapevolezza, per impedire che malgrado ogni migliore intenzione si costruisca in modo sbagliato, in una direzione sbagliata, che potrebbe significare correre verso un mondo potenzialmente violento, perché la violazione dei diritti dell’uomo è sostanzialmente violenza.
Si deve osservare ogni diritto costituzionale e ogni diritto universale dell'essere umano per non incorrere nel rischio di divenire, magari a nostra insaputa, propagatori di ingiustizia sociale, e peggiorare le condizioni del nostro mondo. Si deve fare obiezione di coscienza, dire NO, alla manipolazione individuale.
La tecnologia informatica, per quanto suadente, rischia di rendere le persone e le istituzioni, permeabili, e le informazioni violabili e quindi fruibili in un senso non legittimo e improprio.
Per questo ogni cambiamento in senso informatico, non può essere preso alla leggera, neanche quello che riguarda la scuola. Le questioni che si potrebbero sollevare sono moltissime.
Nel passato forme di violenza si sono affermate gradualmente e poi hanno manifestato il peggio dell'essere umano. Si deve essere consapevoli che una violenza latente, che alberga in una violazione di diritti che può far sorridere, rischia di poter divenire violenza manifesta, ce lo insegna il passato.
Non si pone abbastanza l’accento su tale questione e questa leggerezza rischia di farci giungere in luoghi indesiderabili dove la violenza dissimulata non aspetta che di potersi palesare in tutta la sua potenza di fuoco, di manifestarsi allo scoperto. Anche il nazismo poté esprimersi nella sua massima potenza di fuoco, solo dopo che certe solide basi andarono consolidandosi.
Dobbiamo scongiurare in ogni modo, che la violenza latente e non percepita, si trasformi in violenza consapevole. Nel nazismo ci si affidava a "portatori sani", persone inconsapevoli di agire per il male, ma quando queste stesse persone erano ormai dentro il sistema, la violenza diveniva manifesta, ma non riuscivano a sfuggire al sistema, finendo per divenire "portatori consapevoli" di campi di sterminio.  La violenza psicologica, prima che fisica, era un sistema adoperato dai nazisti. Anche la manipolazione di massa e quella individuale, potrebbero servirsi della violenza psicologica, e potrebbero essere usate insieme.

Adoperare sinergicamente canali individualizzati e strumenti di informazione di massa, per manipolare le persone, potrebbe costituire una tentazione per un certo potere, e una pratica che potrebbe diffondersi a macchia d’olio. Conoscere gusti, preferenze, riti scaramantici, idiosincrasie delle persone può consentire questa manipolazione psicologica.
Le persone ignorano il potenziale di violenza insito in questo tipo di pratiche. Sarebbe bene invece farci mente locale, studiando e imparando dagli errori e dagli orrori del passato perché certe dinamiche del passato potrebbero somigliare molto alle dinamiche di oggi nella propria essenza e struttura di base. In questo senso i partigiani potrebbero avere un ruolo decisivo nel testimoniare quelle del passato, per aver vissuto in prima persona i sistemi di violenza psicologica e fisica, benché modulati su una diversa tecnologia.
E' mio auspicio, per il bene di ognuno, che studiosi di sociologia, di costume, di tecnologia informatica, di teoria e metodi dei mezzi dell'informazione, studino la questione della manipolazione individuale che estende la manipolazione di massa.
In gioco ci son diritti fondamentali.

venerdì 28 febbraio 2020

Proposta di esercizio

A seguito delle parole, piene di saggezza, rivolte dal Presidente emerito dell’ANPI, Carlo Smuraglia, alle "sardine", ho avuto modo di commentare che chiunque riuscisse a comprendere il senso profondo di quelle parole, non potrebbe se non svolgere un ruolo importante all’interno della nostra società, che cambia velocemente, forse troppo velocemente, sì da non consentire spesso di vedere il legame col passato, recente e meno recente, che comunque sempre manteniamo anche a nostra insaputa. Non nasciamo dal nulla, siamo figli di una storia. L’appello di una persona di esperienza che, per quei giovani a cui si rivolge, potrebbe essere un nonno, tende a dimostrare l’esistenza di questo legame e l’esistenza di questa storia.
Quindi l’appello in questione, già di per sé degno di nota, assume un significato ulteriore, se si vuole, proprio alla luce del fatto che tende a ripristinare quei legami che spesso una società rutilante, caotica, dispersiva e confusionaria, come è quella nella quale stiamo vivendo, tende a farci dimenticare.
Lagame significa tradizione, nel senso etimologico di “trasmissione di nozioni e concetti da un soggetto all’altro”, spesso di generazioni diverse.
Ma proprio perché viviamo in un tempo caotico e dispersivo, denso di falsi miti di progresso e dimentico delle conquiste del passato, non si può dare per scontato che un messaggio, per quanto profondo, venga pienamente compreso. Per consentire un’assimilazione adeguata è quindi spesso necessario adoperarsi per creare le condizioni che la favoriscano, ricorrere magari a degli esercizi specifici. E’ così che recentemente ho proposto un esercizio ai destinatari di quel messaggio.
Ma la piattaforma sociale sulla quale ho pubblicato questo esercizio, consentendo un numero limitato di caratteri per singolo messaggio, mi ha costretto a limarne il contenuto, rischiando di renderlo meno comunicativo.
Ecco che quindi lo ripropongo in una versione, per così dire, estesa, per quanto il senso sia fondamentalmente lo stesso. Probabilmente però è spiegato meglio che nel precedente messaggio.

  Esercizio


Alzarsi presto, al mattino e fare una buona colazione.
Sedersi poi comodamente in un luogo silenzioso, rilassarsi e cominciare a osservare il pensiero.
Cercare quindi di sgomberare la mente da ogni pensiero, provarci per tre minuti circa.
Difficilmente i pensieri si lasceranno scacciare.
In ogni caso tentare di lasciare la mente sgombra.
I pensieri che si manifesteranno automaticamente potrebbero risultare interessanti per chi esegue l’esercizio e quindi seguirli, ma solo se si ritengono degni di essere seguiti, altrimenti continuare a tentare di scacciarli per mantenere la mente sgombra nei limiti del possibile.
Dopo questi tre minuti, cominciare col pensiero attivo, ripensare quindi alle parole di Smuraglia, farle riecheggiare in sé, cercare di avvertirne il senso profondo, la saggezza che le permea.
Dedicare a questa fase il tempo necessario, senza contare i minuti.
Solo dopo un esame accurato di queste parole e degli effetti che esse producono a livello della propria coscienza si può concludere l’esercizio.
E’ così che forse se ne può capire la grande importanza.

Grazie!


sabato 18 gennaio 2020

Rappresentanza e Governabilità

Rappresentanza e Governabilità sono due vocaboli che esprimono concetti che sono tornati recentemente di interesse pubblico. Essi tendono a descrivere due polarità che vengono intese come opposte poiché generalmente si ritiene che la presenza dell’una determini l’assenza dell’altra. Ma siamo certi che sia proprio così? Forse no ma prima di arrivare a chiarire meglio la questione fornendo alcune argomentazioni potenzialmente dirimenti, intanto chiediamoci pure in modo immediato: rappresentanza o governabilità, su cosa porre l’accento? Cos’è più importante in una Democrazia compiuta, l’una o l’altra?
A cisacuno la sua risposta immediata. Adesso proviamo però a fornire alcuni elementi per un giudizio maggiormente meditato. Incominciamo col dire che ci sono due tesi opposte ovviamente, una sostiene che sia più importante la governabilità e l’altra sostiene che sia più importante la rappresentanza. Quella che sembra riscuotere il maggiore successo oggi, sembrerebbe essere la prima tesi, anche perché riceve un aiuto mediatico non indifferente e non paragonabile a quello che riceve l’altra tesi. In ogni caso non sarebbe inopportuno tentare di correggere questa prevalenza anche sulla scorta di qualche domanda supplementare da porre a se stessi. E per dirimere la questione quindi, soprattutto in coloro che non avessero già un’opinione definitiva e che potrebbero perciò mostrarsi maggiormente inclini a ricevere lo stimolo di perseguire certe valutazioni, potrà forse non risultare inutile una tabella esemplificativa che metta in relazione le varie possibili interrelazioni tra le due categorie in questione. A tale proposito forniamo di sotto una legenda che possa aiutare la lettura della tabella che poi segue.


R = Rappresentanza; G = Governabilità;
F = Forte; S = Scarsa.

Quindi si ha che:


FR = Forte Rappresentanza; FG = Forte Governabilità;
SR = Scarsa Rappresentanza; SG = Scarsa Governabilità.


Ecco la tabella che ne deriva:









Questa è la tabella che riporta le quattro combinazioni che potrebbero rappresentare delle ipotesi reali di situazioni politiche.
A cominciare da qui si può ragionare intorno a queste possibili combinazioni.
Ogni combinazione dà luogo ad una particolare situazione.
Con uno sforza di immaginazione cerchiamo di pensare a quale potrebbe essere la situazione del Paese per ciascuna delle quattro possibilità riportate.
Aiutiamoci con delle domande:


Quale combinazione somiglia maggiormente ad una Democrazia?
Quale somiglia maggiormente ad una dittatura?
Quale sarebbe la situazione maggiormente auspicabile? Quale vorresti si realizzasse?
Quale sarebbe la situazione meno auspicabile? Quale situazione non vorresti che si realizzasse?


Probabilmente la situazione maggiormente auspicabile sarebbe quella relativa all’unione di FR e FG ma sembrerebbe anche di difficile realizzazione, configurandosi come non probabile.


Quella derivante dall’unione di FR e SG è estremamente probabile sul piano pratico e dopo FR e FG è la maggiormente auspicabile. La Forte Rappresentanza è una componente essenziale di una Democrazia compiuta e la Scarsa Governabilità pur rappresentando un potenziale freno alla realizzazione pratica di un programma condiviso dalla maggioranza della popolazione, è un difetto ammissibile poiché non potrebbe sortire in definitiva se non un ricorso a nuove elezioni, cioè un nuovo ricorso all’esercizio democratico per eccellenza insieme al referendum. Questo determinerebbe che in ogni caso la Democrazia sarebbe sempre comunque presente e garantita. Rimane il rischio legato all’influenza dei mercati che una certa stampa tende, in modo un po’ troppo acritico, ad amplificare irresponsabilmente. Si dice infatti che i mercati gradiscano le situazioni stabili. Pur non essendo una opinione infondata, esiste anche il caso di vistose eccezioni e, in ogni caso, per le frequenti elezioni avvenute di recente in Spagna e in Israele, nessuno si è scandalizzato, e i mercati sono sempre lì a fare il proprio lavoro. I mercati, che sono fatti per l’uomo, devono rispettare l’esercizio democratico, anch’esso fatto per l’uomo. La Democrazia è fertile e costituisce un buon punto d’inizio per qualsiasi mercato.


Quella derivante dall’unione di SR e SG è meno auspicabile ovviamente di quella derivanti da FR e FG e anche di quella derivante da FR e SG, ma si pone a mio giudizio in terza posizione, essendo, in questo caso, il difetto della scarsa rappresentanza, che costituisce sempre un pericolo per la tenuta democratica, mitigato dalla Scarsa Governabilità, che potrebbe portare al non improbabile ricorso a nove elezioni con cui salvare la Democrazia.


Quella derivante dall’unione di SR e FG è a mio giudizio la meno auspicabile poiché è quella che somiglia maggiormente ad una dittatura. Se si tenesse a lungo un Governo non rappresentativo i rischi di una deriva autoritaria crescerebbero esponenzialmente determinando un concreto pericolo per la tenuta democratica. Essa non è di impossibile realizzazione e questo dovrebbe spingere a tenere desta l’attenzione per non incorrere nel pericolo di una sua realizzazione.


A mio giudizio la rappresentanza supera per importanza la governabilità anche se sarebbe interessante coniugarle.
Ma la ricerca di FR e FG contiene un difetto: se non riesce rischia di sfociare in SR e FG, la meno auspicabile.
Considerando quindi che, per quanto auspicabile, FR e FG, è una situazione improbabile e che nel perseguirla si paventano anche rischi non indifferenti per certi versi, ne deriva che è meglio puntare sul perseguire una Forte Rappresentanza, e nel perseguire questa Forte Rappresentanza, è opportuno e conveniente disporsi ad accettare anche che possa essere accompagnata da Scarsa Governabilità.


Esistono comunque numerose sfumature e situazioni intermedie, cosicché nel perseguire una Forte Rappresentanza, per esempio, anche assumendosi il rischio, se così si può dire, di una Scarsa Governabilità, non è detto che non si pervenga ad una buona governabilità, in modo da garantire che questa Forte Rappresentanza possa funzionare per un periodo di tempo adeguato ad inscenare quello che si auspicherebbe essere un buon programma e che sarebbe comunque il programma scelto dal popolo.


In definitiva, chi persegue una FG rischia di trovare insieme ad essa una SR; chi persegue una FR rischia di trovare insieme ad essa una SG. Sono due rischi ma il primo è peggiore del secondo. Mentre il primo caso conduce infatti alla soluzione meno auspicabile, cioè a quella che somiglia ad una dittatura, il secondo caso conduce alla seconda maggiormente auspicabile.
Infatti mentre nel primo caso il ritorno alle elezioni risulta improbabile in tempi brevi, nel secondo caso le votazioni sono senz'altro maggiormente probabili in tempi ragionevoli.


Per concludere si dica che una Costituzione come la nostra, considerata un faro per l'umanità, suggerisce che deve sempre esserci uno stretto legame e una rappresentanza reale tra popolo e rappresentanti del popolo e quindi, anch'essa implicitamente suggerisce che è sempre meglio perseguire la rappresentanza. 


martedì 31 dicembre 2019

Si chiude un anno difficile


Si sta chiudendo un anno difficile per l’Italia e per l’Europa.
È difficile non soffrire per la situazione politica instabile.
In questo momento difficile il mio pensiero va alla fonte delle fonti del diritto, la Costituzione, certo che sarebbe unanime il plauso dell’Assemblea costituente nel sapere che, nel momento difficile, si ricorre a illuminare la situazione rivolgendosi ad essa.
Gli italiani hanno nelle proprie mani uno dei fari con i quali illuminare il mondo, la Costituzione della Repubblica Italiana, eppure sembrano ignorarlo, non rendersene conto. Ed è difficile pensare che ci si possa rendere conto che essa è un faro, quando la stessa Costituzione viene implicitamente e sostanzialmente messa sul banco degli imputati. A qualcuno, di recente, è parso indicarci la via dei mali degli italiani individuandola nel numero dei parlamentari, come se diminuendolo si potessero finalmente risolvere problemi economici e di altro genere. Ci si è dovuti adoperare per illustrare ai cittadini italiani che il risparmio è sostanzialmente ininfluente e che questa riduzione avrebbe ripercussioni significative invece sui livelli di rappresentanza e Democrazia. Un sufficiente numero di senatori ha posto la firma per richiedere un referendum confermativo, il che chiama in causa il popolo che su una questione così rilevante non poteva non essere interpellato. E comunque bisognerebbe anche appurare se i tempi dei tre mesi di distanza tra una deliberazione e l’altra siano stati rispettati nel processo legislativo di questa riforma costituzionale.
Ma tentare di riformare la Costituzione, dopo che nella legislatura precedente si era già cercato di riformare la stessa, con l’esito che sappiamo, non significa forse mettere la Costituzione costantemente sul banco degli imputati?
Ora, se metti sul banco degli imputati, il faro col quale illuminare il mondo, non dimostri di non aver compreso pienamente che valenza esso possa avere?
Non è logico pensare che evidentemente non è stata compresa?
C’è molto lavoro da fare in questo senso, nelle scuole, nella società, ovunque.
Questo è un momento difficile.
Nei momenti difficili Calamandrei suggeriva di trovare nella Costituzione le risposte, non l’imputato.


domenica 15 dicembre 2019

Delle "sardine"

Guardo col dovuto rispetto al sorgere di movimenti pacifici che si dimostrano disponibili a partecipare alla vita politica. C’è un movimento in particolare che matura in fretta: quello delle “sardine”. Matura così in fretta che quello che avrei potuto commentare ieri, oggi sembra già risentire del tempo che passa e rischia di essere già desueto. E’ un movimento molto criticato e tacciato di immaturità, ma suscita anche ampie simpatie. Quello che mi sento di dire è che fino ad oggi nessuna delle idee espresse dal movimento, giovane e magari anche per questo un po’ acerbo, mi è sembrata ostativa ad una possibile maturazione che veda incamerare idee anche maggiormente strutturate e profonde. Se per esempio accoglieranno gli spunti di riflessione del Presidente emerito dell’ANPI Carlo Smuraglia, che ha desiderato scrivergli una lettera dopo che ha saputo che in una delle manifestazioni cui avevano dato luogo avevano letto passi della Costituzione, espresse senza invadenza e con rispetto, già questo li spingerebbe verso l’acquisizione, a mio giudizio, di punti di riferimento dal sicuro peso specifico e di altissimo profilo poiché riferentesi nientemeno che alla Costituzione, appunto.
Smuraglia nella sua lettera ci tiene a sottolineare: “Sostengo da tempo, come disse molto tempo fa Piero Calamandrei, che nei momenti difficili del Paese, il punto di riferimento deve essere la Costituzione. È questa che deve illuminarci, nei periodi più ardui e complessi, come punto di riferimento di ogni azione, perché la Costituzione è di tutti.”
Cito anche questo passo: “La sola attuazione di questi aspetti fondamentali della Costituzione rappresenterebbe un cambiamento sostanziale del sistema politico e sociale, un miglioramento della convivenza civile, uno sviluppo della rilevanza della persona e della sua dignità: insomma, una vera rivoluzione pacifica.”
Se dunque l’invito del Presidente emerito dell’ANPI dovesse essere accolto nella sua essenza, potrebbe fungere da rapido elemento di maturazione e anche per questo, ma non solo per questo, vi è da augurarsi che qualcosa di positivo possa scaturire da questo movimento!

lunedì 11 novembre 2019

Vi è una relazione tra il 'dimenticare il passato' e il taglio del numero dei parlamentari?

Tutti coloro che dimenticano il proprio passato, sono condannati a riviverlo.
Primo Levi

Ma i giovani di oggi, non l’hanno vissuto quel passato, gli è stato raccontato.
Si può dire: tutti coloro che dimenticano il passato che gli è stato raccontato sono condannati a riviverlo? O forse dovremmo dire: a viverlo?
Non so, ma un conto è dimenticare un passato vissuto, un altro, dimenticare il racconto di un passato che non si è vissuto in prima persona. Questo è più facile che si dimentichi, il che spinge ad una riflessione: via via che il tempo passa e che i testimoni diretti di certi eventi scompaiono per legge naturale, il ricordo di quel passato svanisce e con esso il senso di repulsione verso quegli orrori, così non è impossibile cadere di nuovo nell’errore.
Il senso di repulsione verso quelle vicende di sopraffazione, violenza fisica e psicologica, umiliazione, hanno prodotto in Italia la Costituzione della Repubblica Italiana che contiene gli anticorpi per impedire che quelle cose accadano nuovamente. Tra questi anticorpi vi è la nozione di 'popolo sovrano' e la disposizione ad una buona rappresentanza proporzionata alla popolazione.
Ora chiediamoci: come tutto questo entra in relazione col taglio del numero dei parlamentari?
Questa iniziativa è un sintomo del ritorno al passato?
Ciascuno interroghi la propria coscienza e provi a rispondere.


domenica 20 ottobre 2019

La politica può essere creativa solo se non rifiuta il contatto coi cittadini

Oggi assistiamo al diffondersi di un atteggiamento politico molto superficiale che se non debitamente rivisto rischia di portare il Paese verso forti tensioni sociali.
Purtroppo l’atteggiamento in questione è quello del rifiuto del dibattito o delle istanze, siano esse di un individuo, di un gruppo sociale o di una nazione, che è oggi molto diffuso e costituisce purtroppo uno dei maggiori problemi per lo sviluppo della società sia a livello nazionale che a livello internazionale.
Lo stesso abbassamento del livello di rappresentanza del Parlamento italiano deciso con una riforma costituzionale peraltro mai annunciata in campagna elettorale, basata sul taglio del numero dei parlamentari, coincide con questa tendenza preoccupante.
Anche l’atteggiamento dell’Unione europea, quello del sostanziale rifiuto di prendere in considerazione le istanze che da molti anni provengono dall’Italia o, per meglio dire, da certi italiani preparati e competenti nonché sensibili nel rilevare le problematiche poi esposte in vari libri, istanze che per esempio sottolineano la disarmonia sussistente tra lo sviluppo dell’Ue stessa con i suoi relativi trattati e i contenuti della Costituzione della Repubblica Italiana, corrisponde a questa preoccupante tendenza.
È sempre sbagliato rifiutare un confronto e un dibattito, oltre ad essere sostanzialmente maleducato per non dire irrispettoso e il fenomeno, particolarmente quando si diffonde, rischia di portare le energie delle persone ad essere incanalate verso una china pericolosa, in un percorso nevrotico, da cui il rischio di tensioni sociali. Le nevrosi sono stati patologici per nulla desiderabili e la politica anche in considerazione dell'articolo 32 della Costituzione non dovrebbe ignorare il problema ed ha anzi il dovere di prendere in considerazione il pericolo di relegare un numero imprecisato ma alto di cittadini in quello stesso stato e dovrebbe disporsi ad evitare ogni rischio di infliggere anche inconsapevolmente un simile supplizio. Da cui l'esigenza di indicarlo.

Rifiutare il confronto, ad ogni livello, è la premessa dello stato nevrotico.

Ce lo spiega molto bene la psicologia, e la terapia della Gestalt in particolare.
Per il terapeuta della Gestalt, il confronto verbale, anche nel caso sia aspro e tendente ad essere identificato con un conflitto, costituisce sempre una sorta di collaborazione:
Il conflitto costituisce una collaborazione che va al di là di quel che è inteso, verso una figura completamente nuova” ci spiegano Perls, Hefferline e Goodman.
E ci specificano che questo è certamente vero “per ogni collaborazione creativa tra persone”.
Tendiamo a pensare che una collaborazione creativa non sia conflittuale proprio in quanto tale, cioè in quanto creativa, mentre non è assolutamente detto che non lo possa essere. Pur riconoscendo che una collaborazione creativa possa sussistere su certi livelli di armonia tra le posizioni in campo e nella fattispecie anche in considerazione del fatto che si parla apertamente di “collaborazione creativa” dove non c’è dubbio che a “collaborazione” debba corrispondere un qualche tipo di armonia, è anche possibile che un rapporto creativo possa avvenire in una situazione maggiormente critica, come può essere una situazione conflittuale.
Del resto critici e storici dell’arte di grande importanza, come per esempio Achille Bonito Oliva, ci hanno informato già da tempo di come l’arte contemporanea fondi l’approccio col riguardante, posizionandosi già all’avvio, su una situazione di schermaglia. Il contatto tra opera e fruitore dell’opera si avvia sulla base di una schermaglia iniziale. È così che la maggior parte delle persone vive l’impatto con l’opera d’arte contemporanea, molti di noi ne hanno fatto esperienza. Ma questo ci porterebbe a parlare di questioni che non possiamo affrontare adesso. Ci basti pensare per il momento che, anche nel campo giudicato massimamente creativo, quello dell’arte, è noto che un conflitto iniziale possa portare successivamente, se non rifiutato, ad esiti creativi dove la creatività, in questo caso, non è da attribuirsi semplicemente all’artista che ha creato l’opera, ma è propria del riguardante che attraverso il rapporto intenso e creativo con l’opera stessa matura e forse cambia in meglio, scoprendo di essere diverso e forse migliore di ciò che sarebbe stato se avesse rifiutato di addentrarsi nella fruizione artistica di una determinata opera. È la sensazione della crescita culturale che è anche accrescimento e trasformazione della personalità.
A questo punto citerei un brano del libro “TEORIA E PRATICA della TERAPIA della GESTALT, Vitalità e accrescimento della personalità umana, dell’Astrolabio, opera dei tre già citati autori, Perls, Hefferline e Goodman, che è illuminante a questo riguardo ed in particolare a proposito di interessi diversi tra persone che collaborano o confliggono:
L’efficienza maggiore non viene raggiunta stabilendo un’armonia a priori tra i loro diversi interessi, né compromettendo i loro interessi individuali nei confronti di una meta preconcetta; piuttosto (finché le persone rimangono in contatto tra di loro e si prefiggono con serietà di raggiungere la migliore conquista creativa), quanto più acutamente differiscono nella propria opinione e discutono il problema apertamente, tanto più probabilmente produrranno collettivamente un’idea migliore di quella che ognuno di loro aveva individualmente”.
Ma occorre appunto rimanere in contatto. Rifiutare di prendere in considerazione un’istanza è rifiutare il contatto e quindi ogni cosa positiva e ogni soluzione creativa che da esso potrebbe scaturire.
Per tornare alle considerazioni politiche, il Parlamento è il luogo del contatto per eccellenza tra i rappresentanti del popolo, deprimerne la rappresentanza significa rinunciare ad occasioni di contatto, a potenziali sviluppi creativi rispetto a questioni rilevanti per il Paese.
Anche le dinamiche del gioco possono offrirci spunti di riflessione.
Sappiamo che il gioco è un grande fattore di crescita e non solo nei bambini. Anche gli adulti giocano e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Le discipline sportive ne sono uno e il calcio la fa da padrone, particolarmente in Italia.
Così nei giochi” proseguono Perls, Hefferline e Goodman, e non solo sportivi, “è proprio la competizione che spinge i giocatori a superare se stessi” e ci dicono anche che il problema “della competitività nevrotica non è la competizione in se stessa, ma il fatto che il concorrente non è interessato al gioco”.


Per tornare al parallelismo con l’arte e con l'artista, anche e soprattutto quello contemporaneo che secondo Bonito Oliva "non chiede più comprensione che fraintendimento" secondo la sua "necessità soggettiva",i nostri tre autori ci dicono che “anche nell’atto creativo di una singola persona, per esempio in un’opera d’arte o in una teoria, è proprio il contrasto che si produce tra gli elementi eterogenei e irreconciliabili che fa saltar fuori all’improvviso una soluzione creativa”.
Se a livello individuale rimane ferma la legittimità di rifiutare il gioco, qualsiasi gioco, anche quando rifiutarlo potrebbe costituire una occasione positiva e di crescita non colta, sul fronte della politica, quando si diviene rappresentanti del popolo sussiste un certo dovere di essere interessati al gioco, di non rifiutare il contatto, il confronto, specie con i cittadini di cui si dice di essere i rappresentanti.

Collaborare, competere, confliggere, se contenuti entro certi limiti, possono variamente farci ottenere esiti creativi e farci pervenire a soluzioni creative a determinate problematiche.
Ma perché una soluzione creativa e magari inaspettata possa scaturire la disposizione a prendere in considerazione le idee di chi si è tenuti a rappresentare è un prerequisito essenziale, necessario.
Andare verso il rifiuto di una buona rappresentanza dei cittadini nel corrispondente Parlamento, deprimerla fino al livello più infimo in Europa, cosa di cui qualcuno si vanta, non è la risposta giusta che ci si attende dalla politica nazionale. Disinteressarsi agli studi che indicano le disarmonie esistenti tra trattati Ue e Costituzioni nazionali, come quella italiana, non è la risposta che ci si attende dalle politiche comunitarie. Questi rifiuti possono soltanto sviluppare conflitti nevrotici. A chi giova?

domenica 29 settembre 2019

LA COSTITUZIONE SI APPLICA NON SI CAMBIA!

La Costituzione non nasce dal nulla.
La Costituzione non nasce dal caso.
La Costituzione è per il cittadino, il civile italiano, ciò che il decalogo è per il cristiano.
La Costituzione è l'incontro degli alleati col popolo italiano redento, è l'incontro delle forze di Liberazione e partigiane con quelle cattoliche.
La Costituzione è il frutto di esperienze secolari inerenti la storia d’Italia e non solo, condensate in uno scrigno prezioso.
La Costituzione è stata scritta in un clima di svegliezza, dove le coscienze erano deste.
Si avevano ben impresse la guerra recente, le sopraffazioni, le violenze di ogni tipo, le privazioni, la fame, l’invasione nazista, gli errori e gli orrori del fascismo, la dittatura, le violenze fisiche e psicologiche, i campi di sterminio, l'applicazione pedissequa della legge del più forte.
Serviva qualcosa per evitare che tutto questo potesse tornare ad essere.
E nasceva così, dalla testimonianza di ogni Padre costituente che incorporava quelle esperienze, la nostra Costituzione. Tutti gli anticorpi destinati ad evitare il riproporsi di quegli eventi, di quegli errori, vi erano stati immessi. In essa confluivano comunque anche altre esperienze della storia d’Italia, una storia secolare. Le più recenti afferivano a Garibaldi, Cavour, Cattaneo, Mazzini e altri.
Ma la Costituzione è delicata. Vi è un delicato equilibrio al suo interno. Non puoi cambiarne una sezione senza che tutto il resto ne subisca gli effetti.
E poi la Costituzione da sola non basta, serve leggerla, comprenderla, viverla, serve la volontà di applicarla. Se il popolo italiano comprendesse questo, che essa deve essere applicata e non cambiata, se ciò venisse compreso pienamente, veramente, con ogni atomo del proprio essere, non tarderebbe a chiederne questa applicazione e dalla sua applicazione non tarderebbe ad appurare che ne scaturirebbe un miracolo, sì, proprio così.
Questo miracolo darebbe le risposte giuste alle sfide del presente e del futuro.
Ma essa è posta sul banco degli imputati! Sembra sussistere su di lei quasi una condanna preventiva. Quale distorsione può far sì che l’elemento di eccellenza di un popolo, il suo cuore pulsante, lo scrigno dentro al quale vivono tutte le risposte ai problemi presenti e futuri, sia costantemente posto sul banco degli imputati?
Ma gli Stati Uniti, si dirà, e via discorsi! Noi non siamo gli Stati Uniti, siamo l'Italia, abbiamo una storia diversa, una esperienza diversa, ci siamo dati un ordinamento diverso in un diverso contesto perché potesse corrispondergli. Ci sono delle analogie ovviamente tra il contesto italiano e le risposte che il popolo italiano ha dato.
Per chi ama prendere spunto dagli Stati Uniti tuttavia, si dica questo: non vi chiedete come mai essi non cambino mai la propria Costituzione?
Perché il popolo italiano non si rende conto di ciò?
Questa riforma Costituzionale è sbagliata! Blinda la casta che, in quanto tale, deve essere costituita da un numero inferiore di persone; in oltre, meno sono i parlamentari e meno sono le idee, più sono controllabili; collegi elettorali enormi non garantiscono il contatto con le situazioni locali; è una riforma tendenzialmente oligarchica; porta il numero dei deputati allo stesso del periodo fascista. Anche per questo i Padri costituenti vollero incrementare la rappresentanza.
Questa riforma costituzionale indebolisce le nostre radici, è uno schiaffo ai Padri costituenti.
Ma quel che è peggio è che sembra propedeutica ad ulteriori riforme costituzionali di cui non ci è dato sapere, di cui non si conosce esattamente il contenuto ma che si intravedono e già se ne parla, e che sembrerebbero indirizzate alla pedissequa demolizione della stessa, alla rimozione di ogni anticorpo utile a non riproporre gli errori e gli orrori del passato.
Sembra che si stia applicando la tecnica della rana bollita a ciò che abbiamo di più prezioso.
Si inizia con questa riforma e non si sa dove si andrà a finire, questo è il problema!
E l’informazione che cosa farà? Lascerà passare tutto sotto silenzio come per questa?
L’informazione sulla riforma costituzionale è stata praticamente assente, nulla. Perché? Gli italiani meritano una corretta informazione! Il codice deontologico dei giornalisti che cosa dice?
Verrebbe da chiedersi se gli italiani sappiano dell’esistenza di questa riforma. La risposta potrebbe essere sorprendente! E la responsabilità di questo di chi sarebbe?
Chi accenna alla riforma costituzionale ne parla solo come del taglio del numero dei parlamentari, anzi, come del “taglio dei parlamentari”, espressione sintomatica poiché intrinsecamente violenta!
Ma c’è ben altro: abrogazione del CNEL, riduzione dell’età utile per essere eletti senatori, riduzione dell’età per eleggerli e quindi sostanziale appiattimento tra Camera e Senato; depotenziamento della circoscrizione estero.
Chi ne accenna, non parla mai di riforma costituzionale; chi ne accenna, gioca solo sulla demagogia di un argomento, quello del taglio del numero dei parlamentari, che rischia di piacere ai cittadini, benché non a tutti, semplicemente perché non gli viene spiegato che il risparmio è sostanzialmente ininfluente, mentre la riduzione della rappresentanza è decisamente consistente. Non si dice ai cittadini che saranno malamente rappresentati.
Chi ne accenna, sebbene sia nel novero di un movimento che si richiama spesso alla democrazia diretta come sistema giudicato tra i migliori, e quindi all’appello diretto dei cittadini, non informa gli stessi sulla riforma, li lascia sostanzialmente disinformati, consapevolmente, scientemente, e si basa unicamente sull’idea del risparmio, che illude la fantasia dei cittadini meno informati e piace così tanto alla troika, questo sì, che utilizza lo stesso discorso per deprimere le democrazie e imporre riforme mai risolutive e quasi sempre peggiorative. Si hanno molte riprove al riguardo.
Chi ne accenna, nella passata legislatura si è opposto ad una deforma sostanzialmente simile, perché un così vistoso scostamento dal recente passato?
Se a qualcuno non sembra così simile è perché non si parla della riforma nel suo complesso ma solo di una piccola porzione di essa. Inoltre questa riforma va vista purtroppo nell’ottica di serie successive di riforme: si vuole evitare quello che si ritiene essere stato l’errore compiuto nella precedente legislatura, quello di avere voluto tutto e subito, e si preferisce agire per gradi. Ed ecco quindi la tecnica della rana bollita.
Chi accenna a questa riforma, accennandone solamente appunto, sembra fare affidamento sulla disinformazione dei cittadini, sembra auspicarla, sembra che desideri l’ignoranza degli stessi, sembra desideri rivolgersi a cittadini di cui spera non sia alto il grado di informazione, di comprensione, di coscienza.
Chi ne accenna in questo modo, spera nella meccanicità come sua alleata, non certo nella coscienza.
Ed ecco che quindi i messaggi si costruiscono bene, a sommo studio, per fare breccia nelle reazioni meccaniche di chi li osserva alla televisione. Ma ragioniamo su questo. Se chi è in forza a un governo, desidera l’ignoranza dei cittadini a cui si rivolge, come potrà garantire che lo stesso governo di cui è in forza, faccia una degna politica sull’ istruzione pubblica per esempio? Non desidererà piuttosto avere cittadini che non comprendano ciò che gli accade intorno? E non agirà in questo senso?
Chi ne accenna in questo modo, come può quindi richiamarsi ai cittadini e dire che le associazioni politiche devono fare un passo indietro mentre i cittadini devono fare un passo avanti? E' una bella frase sì, ma con questa deforma costituzionale i cittadini fanno consistenti passi indietro non certo in avanti!
Se davvero si amano così tanto i cittadini sì da desiderare che facciano passi in avanti, li si interpelli in un REFERENDUM in modo da consentire che possano esprimersi in proposito secondo quella formula di cui si dice che piaccia tanto ai pentastellati, quella della democrazia diretta. Ma questo amore sembra però essere smentito dal desiderio manifesto di parlare ad un pubblico disinformato e sostanzialmente plagiato da bei discorsi e belle immagini che non dicono niente sui contenuti reali della riforma.
E sembra essere smentito dalla speditezza dell'iter di questa riforma che non ha lasciato giusti tempi di sedimentazione delle informazioni, né ha coinvolto l'opinione pubblica in alcun modo.
Sempre il solito mantra, ossessivo, sì da imprimersi meglio nella mente di chi ascolta: taglio dei parlamentari, risparmio. Luci ben posizionate, bel vestito, bella camicia, bella cravatta, taglio fresco di capelli, monologo ben imparato, si gira? E'  venuta bene? Quindi mandiamola ai telegiornali.
Neanche una misera domandina! Sembra che i giornalisti oggi servano unicamente a prestare le telecamere ad uso e consumo del politico di turno. Ogni particolare è stato curato al dettaglio per fare impressione positiva sugli spettatori, per cavalcarne le reazioni meccaniche ma non la coscienza, la frase è stata pronunciata con sicurezza, il messaggio è arrivato, le immagini contribuiranno a descrivere una situazione rassicurante e se magari siedi su un tavolo in modo anche un po' informale, sembrerà quasi che tu parli ad un amico in un momento di pausa. Quale confidenza!
Sono tecniche studiate a tavolino di cui si consce esattamente l'esito meccanico, e se è così, è perché non si vuole che si parli dei contenuti ma che ci si basi unicamente su una impressione immediata ancorché intrinsecamente superficiale.
Se la riforma in questione piace alla troika e ai neoliberisti, che i pentastellati dichiaravano apertamente e con "onestah" di voler combattere, non piace però all'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani.
Apprendiamo infatti con autentica gioia la notizia che l’ANPI ufficialmente SI SCHIERA CONTRO QUESTA DEFORMA COSTITUZIONALE!


martedì 24 settembre 2019

Non contro la casta ma contro i cittadini

A proposito della riforma costituzionale, si dice che sia una riforma anti casta in realtà è una riforma che salda la casta la quale diviene più ristretta come è tipico delle caste. Infatti una casta allargata sarebbe quasi un ossimoro. Il Parlamento è tale perché rappresenta il luogo dove i rappresentanti dei cittadini discutono le leggi dello Stato. Un buon numero di parlamentari non solo non rovina la Nazione ma non incide in modo consistente sulle spese dello stato.
L’idea del vincolo esterno, quasi un’ammissione di stato di minorità, il divorzio tra Banca d’Italia e ministero delle finanze, la perdita della sovranità monetaria e il conseguente abuso del mantra del “risparmio” e dello Stato come “buon padre di famiglia che risparmia” rischiano di compromettere la giusta via indicata dai Padri costituenti e di deprimere la rappresentanza.
Inoltre non è giusto ratificare una riforma costituzionale complessa senza sapere come sarà la legge elettorale. Il buon gusto istituzionale vorrebbe che riforma costituzionale e elegge elettorale viaggino di pari passa essendo l’una strettamente legata all’altra e non potendo comprendere esattamente l’una senza l’altra. Spero che il parlamento voglia dare prova di buon gusto istituzionale procedendo alla legge elettorale prima dell’approvazione della riforma costituzionale.
Spero che esistano forze politiche in Parlamento in cui l’onore e il rispetto per la storia dello stesso e per il lavoro dei Padri costituenti costituisca un esempio a cui guardare.


sabato 21 settembre 2019

PER UNA RIFORMA COSTITUZIONALE SERVE UN CLIMA COSTITUENTE, QUI C'E' SOLO UN GRAN CASINO!

Dovrebbe esistere una norma, anche se non scritta, una di quelle norme che si basa sull’onore, sul rispetto di modi e tempi opportuni, che si affida alla signorilità, per cui non si dovrebbe procedere ad una riforma costituzionale, se nella precedente legislatura si è tentata una riforma costituzionale, non importa con quale risultato. Dovrebbe esistere una norma, anche se non scritta, che dovrebbe impedire di procedere ad una riforma costituzionale se la si è tentata nel precedente governo, non importa con quale risultato. Qui siamo in un governo preceduto da un altro che ha tentato una riforma costituzionale e in una legislatura che è stata preceduta da una legislatura che ha tentato una riforma costituzionale.
I pentastellati per la prima volta al governo, dopo aver giurato di “essere fedeli alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione” sono partiti in quarta con una riforma costituzionale mai annunciata in campagna elettorale e che i cittadini peraltro non hanno richiesto, contrariamente a quanto si va propagandando. Anzi, i cittadini che hanno votato i pentastellati sapevano di essere usciti da una dura battaglia combattuta contro una riforma costituzionale al suono di: non si fa una riforma costituzionale per risparmiare. Ma anche: la Costituzione non si cambia si applica. Perché mai avrebbero dovuto aspettarsi una riforma costituzionale, mai annunciata in campagna elettorale, che nega questi punti? I cittadini non l’hanno quindi richiesta.
Si abbia quindi il buon gusto di dire la verità: questa riforma non la vogliono i cittadini. Anzi piace così tanto alla troika che forse si può capire chi la vuole veramente. Sì, il movimento che si professava antisistema, che mandava tutti a quel paese, che gridava onestah, fa riforme che piacciono alla troika, intercetta il dissenso e convoglia al consenso!
Si vedono poi molte contraddizioni. Perché negli enunciati propagandistici sempre e solo dei pentastellati, che parlano unicamente di taglio del numero dei parlamentari e non di riforma costituzionale complessa in cui il taglio del numero dei parlamentari è solo uno dei tanti punti, si pone sempre l’accento sul risparmio.
È l’argomento che piace appunto alla troika.
Questo argomento cozza con quello usato per impedire la riforma costituzionale precedente: non si fa una riforma costituzionale per risparmiare!
Non entriamo nel merito del risparmio in sé, che sarebbe cosa veramente marginale e sostanzialmente ininfluente per il bene del Paese. Anzi, semmai sono soldi che non circolerebbero più, a fronte di una consistente riduzione di rappresentanza. Dov’ è il guadagno per il Paese?
A fronte di un risparmio marginale ci sarebbe una consistente perdita di rappresentanza, per tutti, e in particolar modo per la circoscrizione estero che viene sostanzialmente falcidiata.
Agire così è furbo ma certamente non onesto. E non sembra neanche aderire al giuramento appena pronunciato.
Se chi vuole la riforma costituzionale lo fa veramente per i cittadini, non li conduca ad un salto nel vuoto e prima di approvare in via definitiva ci faccia vedere come sarà la riforma elettorale da affiancarvi.
Non si può chiedere ai cittadini di fare un salto alla cieca! Prima la legge elettorale, vogliamo vedere!
Agite per il bene dei cittadini? Io sono un cittadino e vi dico: nessun salto nel buio, prima la legge elettorale!
Sono un cittadino, rispettatemi!
Dunque i pentastellati subito dopo il giuramento sono partiti a razzo con la riforma costituzionale inaspettata, discussa velocissimamente, senza il necessario coinvolgimento dell’opinione pubblica cui viene esposta solo come taglio del numero dei parlamentari ed anzi più spesso semplicemente come “taglio dei parlamentari".
Vi è stato già chi ha fatto notare come le inesattezze lessicali siano isomorfe alla disarmonia interiore di chi le esprime, sintomo di confusione.
Che dire dell’espressione usata in luogo di "taglio del numero dei parlamentari" dunque, cioè dell’uso dell’espressione “taglio dei parlamentari”? Sono semplici negligenze di linguaggio o stanno ad indicare altro? Sono semplici negligenze nell’uso delle parole o sono il sintomo preoccupante della confusione che regna particolarmente nel mondo della politica, visto che il linguaggio in fondo non fa che rappresentare lo stato degli animi?
E che ci sia una grande confusione nel Paese lo si capisce da tante cose purtroppo. Rimanendo semplicemente nel mondo della politica, l'impressione è di un mutamento incessante, continuo. Vi era un governo costituito da due forze politiche vincitrici delle elezioni, ma con all’interno il terzo partito, quello definito del Presidente, che non ha passato le elezioni; questo governo che non c’è più, anche grazie al terzo partito, sostituito di recente da un altro che non rappresenta la maggioranza degli italiani, costituito da uno dei due precedenti e dal PD, sconfitto alle elezioni ma tornato al governo, ponendo grossi dubbi democratici e di rispondenza ai cittadini, alla volontà popolare. I pentastellati camaleonticamente mutevoli hanno profondamente deluso il proprio elettorato, perdendo milioni di voti e schierandosi col nemico dichiarato, il PD, che si scinde nuovamente mentre si cominciano a sentire voci di scissione anche tra i cinque stelle. Conte si smentisce molte volte, non porta documenti fondamentali come l’ESM in Parlamento ma si vanta di aver parlamentarizzato la crisi, cambia molto anche lui in breve tempo e fondamentalmente la sua immagine è rapidamente mutata anche agli occhi dei cittadini più ingenui e da "avvocato del popolo" sembra per molti divenuto "l’avvocato della troika". Bel cambiamento e bella coerenza. Insomma nel mondo politico non regna l’onestah, neanche nel movimento cinque stelle anzi, particolarmente in quel movimento e tutti sembrano mentire a tutti in nome di spericolatissimi tatticismi. Tutto si muove rapidamente, niente rimane al suo posto. Sembra non potercisi fidare di nessuno.
La domanda a questo punto è: ma vi sembra un clima costituente?
Ma vogliamo rispettare veramente l’assemblea costituente per favore?
Vogliamo rispettare una tradizione nobile nella sua essenza, quella democratica parlamentare e rappresentativa in cui la sovranità appartiene al popolo e in cui la Costituzione che garantisce tutti non si cambia senza un clima appropriato? Lo dobbiamo ai Padri costituenti!
Se volete una lista di cittadini che hanno fatto realmente il bene degli italiani la potrete trovare nell’Assemblea costituente stessa, non nelle fila dei pentastellati che prima dicono di aver impedito una riforma costituzionale fatta in nome del risparmio, cosa che non si deve, e poi propongono una riforma costituzionale in nome del risparmio.
Qualche autorevole costituzionalista dovrebbe alzarsi e dire con autorità che la riforma costituzionale lampo, in queste condizioni non può proseguire, che in un clima del genere che a tutto somiglia tranne che a un clima costituente non si può minimamente pensare neanche nell'anticamera del cervello di fare una riforma costituzionale.
Chi volesse proseguirla contro ogni buon senso dovrebbe, in nome di quei cittadini ai quali sovente si richiama, e in nome di quegli altri che hanno costituito l’Assemblea costituente, che non ci sono più ma a cui si deve sempre del rispetto, come minimo dovrebbe, dicevamo,  PRIMA DELL’APPROVAZIONE DEFINITIVA, IMPORSI DI FARCI CAPIRE COME SARA’ LA LEGGE ELETTORALE CHE VI SI VUOLE ASSOCIARE, ALRIMENTI E’ UN SALTO NEL BUIO INACCETTABILE!!!