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lunedì 28 luglio 2014

UNA RIFORMA CHE DIVIDE!!!

Un'idea ha accompagnato da sempre le mie critiche a questa riforma del Senato, un'idea che non ho ancora espresso: che essa non sia stata concepita in Italia; che essa sia il frutto di quelli che io chiamo consigli senza coda, consigli cioè dati a beneficio del consigliere e non del consigliato.
Magari mi sbaglio, ma se penso alle aspre divisioni che essa sta producendo all'interno del Senato questa idea si rafforza. Infatti uno degli effetti tipici dei consigli senza coda è quello di generare tensioni e divisioni all'interno di un tessuto strutturalmente omogeneo, in condizioni normali, ancorché fisiologicamente costituito da settori in contrapposizione dialettica.
Ma qui siamo ben oltre la contrapposizione dialettica.
Oltre ottomila emendamenti dimostrano palesemente che non c'è condivisione.
Si parla di atteggiamento ostruzionistico ma anche questo andrebbe esaminato.
Intendo dire che tra Lega e Movimento 5 Stelle gli emendamenti presi insieme forse supereranno di poco il numero di cinquecento. Trattandosi di una riforma Costituzionale non è un mumero suscettibile di essere definito ostruzionistico.
Pare che gli emendamenti di SEL siano intorno ai seimila.
Forse questo è un numero che la maggioranza potrebbe additare come ostruzionistico.
Ma io personalmente non me la sento di stigmatizzare un attegiamento legittimo fatto in difesa della Costituzione, né la voglia di emendare una riforma giudicata evidentemente sbagliata e quindi migliorabile.
In ogni caso per raggiungere il numero di ottomila c'è ancora una differenza di circa millecinquecento emendamenti. E questi chi li ha presentati?
Quello che intendo dire è che non si può parlare di contingentemento di una riforma Costituzionale additando come argomentazione l'alto numero di emendamenti e un atteggiamento ostruzionistico dell'opposizione, quando presumibilmente anche coloro che additano questo contribuiscono in modo rilevente e all'uno e all'altro! E' un po' strano!
Ma la questione che ci terrei a sottolineare adesso, è che questa riforma, in modo forse non previsto e non prevedibile, per qualcuno, come dicevamo sopra, sta dilaniando il Senato e il Paese.
Anche il Dividi e Comanda è uno dei tipici obiettivi dei consigli senza coda!
In ogni caso non c'è niente di cui vergognarsi nel ritirare una proposta di riforma nel momento in cui ci si rende conto che sta accadendo qualcosa di non previsto, cioè che essa crea soltanto aspre divisioni e non altro, in un momento in cui ci sarebbe bisogno invece di unire le forze per il bene del Paese e di occuparsi dei problemi concreti.
Un grande statista si manifesta anche nel fare dei passi indietro per tenere unito il Paese e non solo la propria maggioranza.
Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato, questo dice la Bibbia.
Spesso da un atteggiamento umile si sviluppano germogli di vita, quelli di cui ha bisogno appunto il Paese. Occorrerebbe riflettere molto bene su questo!
Si è poi parlato di strumentalizzazioni di fronte alla richiesta di potersi esprimere su eventi significativi della vita politica internazionale. Ma, a tale proposito, dobbiamo anche fare presente che strumentalizzare significa letteralmente rendere strumento una data cosa. E in questo caso chi è che fa del Senato uno strumento precettato per i propri usi e consumi anche a costo di parcheggiarlo fuori dalla realtà?
Questa è strumentalizzazione nel vero senso della parola!
Non si è mai visto nella storia d'Italia credo, che i senatori non abbiano potuto esprimere liberamente la propria opinione, ciascuno secondo i propri principii, le proprie idee, il proprio credo ecc. circa eventi che ti passano accanto ma che è come se non accadessereo e questo proprio perché si fa del Senato uno strumento personalizzato, che viene posto ai margini della storia, fuori dal mondo!
E normale? Non lo so, non credo...
Ma se non è questa la strumentalizzazione, che cosa lo è?

Livello batteria insufficiente, dice il calcolatore...
Una volta riacceso il calcolatore, i dati in elaborazione, quelli inerenti queso articolo sono ovviamente spariti.
Avrei voglia di spengere tutto e andare a dormire o mettermi ad osservare la volta celeste.
La presenza di certe nuvole ostacola la visibilità, altrimenti...
Sì, vorrei fare altro piuttosto che rimettermi a scrivere da capo un articolo quasi ultimato.
Se il cielo fosse sgombro, dalla mia terrazzina potrei osservare la costellazione del Cigno per esempio, costellazione tipicamente estiva, e vederla solcare la volta celeste come una immensa astronave, e lavorare di fantasia. Oppure andare a riposare.
Invece mi bevo un intero bicchiere di caffè che sembra preparato lì apposta per me.
Rimango ancora sveglio davanti allo schermo e riscrivo tutto, come lo ricordo. In fondo l'articolo non è lunghissimo...ed eccoci di nuovo qui.

Vorrei concludere dicendo che le riforme devono essere condivise. L'unico modo per condividerle è discuterle, e l'unico modo per discuterle è farlo, nella fattispecie in Senato.
E questo è ancor più vero se si tratta di riforme costituzionali! Il Senato deve essere lasciato libero di lavorare serenamente, senza fiato sul collo, senza ingerenze da parte del governo, in nome di quella sacrosanta divisione dei poteri che è il fondamento di ogni moderna Democrazia!
Inoltre questa maggioranza dovrebbe cercare di rendersi conto che, se ritiene di essere depositaria delle istanze dei cittadini, dà al mondo l'impressione che vi sia un popolo, quello italiano, in lotta per la perdita del diritto di voto, il che è francamente surreale!
Lo vogliamo trattare proprio così il popolo italiano?!

A proposito, lo sapete che nell'efficientissima Svizzera, il sistema è bicamerale con camere parificate?

W la Prismalo, le Charan d'Ache, la Svizzera, e il sistema bicamerale!
Parificato? Non parificato?
Chi ne vuole discutere, ne discuta in Senato...purché appunto, se ne discuta, senza fretta!!!
W l'Italia!!!


domenica 27 luglio 2014

Nella festa del Ss.mo Crocifisso, W Calamandrei!!!

Domenica 27 luglio 2014, festa del Ss.mo Crocifisso.
Partecipo sempre alla processione dopo la Santa Messa, se sono in paese.
Quest'anno la processione passa anche da Via Piero Calamandrei.
E' una occasione per meditare su questo straordinario personaggio della storia d'Italia, sulle sue competenze giuridiche, sulla sua umanità, sul suo ruolo nell'Assemblea Costituente, sulle sue speranze, su i suoi auspici, su i suoi inviti al popolo italiano.
Una meditazione in calma, senza scadenze, senza fretta, così come dev' essere.
La meditazione quando è associata alla calma porta sempre buoni frutti; viceversa quando gli si getta il fiato sul collo, rischia di essere improduttiva, inconcludente, frustrante.
Tra coloro che si sono accorti di questo, cioè che la fretta e il fiato sul collo rendono improduttiva una meditazione, una riflessione, vi è anche chi ha pensato di sfruttare questo per i propri fini e di adottarla come tecnica ben precisa, per esempio per gettare ansia anche là dove, a rigor di logica, è più necessario meditare attentamente ogni cosa. Molte cose sfuggono infatti a una lettura veloce, cose che se arrivano alla coscienza potrebbero informarla in modo tale da far addirittura cambiare opinione, il che preoccupa naturalmente chi vuole imporre una riforma e sembra non cercare, malgrado le dichiarazioni, la condivisione.
Come al solito, le mie opinioni le esprimo chiaramente, in modo da non lasciare dubbio alcuno.
Possono essere condivise o non condivise, ognuno è libero di avere le proprie opinioni, ma sulla chiarezza non deve sussistere dubbio alcuno. Così ribadisco il concetto secondo il quale chi intendesse farmi dire cose che in realtà non dico, sbaglia e non dovrebbe farlo, inoltre può essere facilmente smentito.
Esplicitare un concetto diviene quindi importante in un mondo in cui il linguaggio, multimediale e multisensoriale, invade la vita e la fa da padrone ovunque creando, talvolta casualmente talaltra probabilmente no, associazioni semantiche che possono essere lette, spesso strumentalmente come messaggi o indicazioni 'in codice'.
Il caso (la casualità) esiste, e così anche le associazioni semantiche casuali. Ma proprio per questo diviene importante esprimersi chiaramente senza lasciare dubbi o incertezze interpretative.
Esplicitare un concetto diviene quindi importante per impedire che qualcuno parli in vece tua, al tuo posto, per farti dire cose che in realtà non dici.
Così vorrei diffidare chiunque dal ritenere che il passaggio da Via Calamandrei, stia ad indicare che dobbiamo mettere via Calamandrei dalle nostre meditazioni, dai nostri pensieri, in un momento, quello attuale in cui, viceversa, c'è un gran bisogno di leggerlo copiosamente.
Sia chiaro che non accuso nessuno. Semplicemente mi metto al riparo da possibili strumentalizazioni o se volete semplicementa dal caso. Non è un atacco, direi piuttosto una difesa. Sappiomo in fondo che nell'ambito del possibile, è possibile che le strumentalizzazioni o le letture sintomali sussistano.
Ribadisco, non accuso nessuno in particolare, semplicemente metto tutto questo nelle mani di Dio il quale ha la vista più lunga della nostra.
In ogni caso, in generale, chi intendesse  farmi dire cose che non dico, come per esempio che dobbiamo accantonare Calamandrei appunto, attesta chiaramente il falso, e di quesa attestazione, com'è ovvio che sia, renderà conto a Dio!
W Calamandrei!!!

giovedì 24 luglio 2014

Non si mettono le tagliole alle riforme costituzionali!

Riunire con troppa frequenza la 'capigruppo' già di per se è una anomalia che non depone a favore della serenità dei lavori del Senato, che dovrebbe essere lasciato libero di lavorare tranquillamente.
Interrompere questa serenità dei lavori così frequentemente, questo sì che non è serio.
L'ultima capigruppo infatti è stata richiesta questa mattina mentre il Senato procedeva alle votazioni, dando luogo a qualcosa di paradossale, ad una sorta di ostruzionismo all'incontrario, l'ostruzionismo della maggioranza, che è un paradosso sì, ma un paradosso che a quanto pare potrebbe addirittura essere istituzionalizzato dalla stessa riforma costituzionale che si vorrebbe approvare di forza!
Ecco come si giustificano gli emendamenti.
Alla fine della capigruppo si scopre che la riforma è stata contingentata.
Nel gergo è stata posta la tagliola.
Il senatore Calderoli aveva espresso l'illegittimità di una simile soluzione, lo aveva fatto prima di procedere alla 'capigruppo' precedente, pochi giorni fa. E' rimasto inascoltato.
Ma per fare questo poi, corregetemi se sbaglio, non si dovrebbe modificare il regolamento del Senato?
C'è qualcosa che non quadra nelle procedure, c'è qualcosa di non chiaro, qualcosa di ingarbugliato, molto ingarbugliato, troppo ingarbugliato, e in aula c'è chi giustamente invoca Manzoni e l'azzeccagarbugli.
Ora, si può discutere di quello che si vuole ed avere tutte le idee che si vuole, ma una tagliola sulla Costituzione è inaccettabile e offensiva, non è legittimata da nessuna serietà di condivisione, a cui per altro spessissimo si fa appello, tutto questo varca dei confini morali che non sono valicabili.
la Bibbia stessa dice  nei Proverbi (22,28): << non spostare il confine antico, che fu messo dai tuoi padri.>>
E non si tratta semplicemente di confini materiali, territoriali. Ora, Infatti, per chi lo vuole e lo può capire, l'art.1 della nostra Costituzione, che sancisce la sovranità del popolo, ( e chiaramente anche attraverso il voto), è un confine che non può essere valicato, soprattutto dall'arroganza, dalla sufficienza, dalla volontà di potenza, o da uno smisuratissimo ego.
Se qualcuno aveva dei dubbi sull'autoritarismo in atto nel Paese, quello presente adesso, in questo preciso momento, penso che, con quest'ultima mossa della maggioranza, possa dissipare facilmente ogni dubbio!
La tagliola per la Costituzione!!! Ma ci rendiamo conto o abbiamo perso tutti quanti il senso della misura?
Oltretutto il contingentamento non aiuta certo a migliorare la riforma, una riforma che a mio giudizio, togliendo per altro il voto ai cittadini italiani per l'elezione del Senato,togliendo cioè il suffragio universale, non aiuta il Paese, se non a tornare indietro nel tempo e anche nelle garanzie, nei diritti.
Vi immaginate se l'Assemblea Costituente fosse stata contingentata nell'atto di creare la Costituzione?! Che Costituzione ne sarebbe scaturita?
Così non si lasciano spazi ai ripensamenti, alla meditazione, non si lascia spazio allo spirito, e quando non si lascia spazio allo spirito che illumina e vivifica la materia inerte che cosa si potrebbe mai forgiare, ce lo siamo chiesti? Non c'è spazio per lo spirito, men che meno per quello Costituente.

IL MOMENTO E' MOLTO GRAVE E DIMOSTRA A QUANTO SIA ARRIVATO IL DISPREZZO PER TUTTE LE LOTTE DI CONQUISTA CIVILE, PER TUTTE LE LOTTE DI RESISTENZA CHE HANNO FORGIATO LA NOSTRA COSTITUZIONE E LA NOSTRA NAZIONE!!!
COSI' SI DISTRUGGE LA STORIA DI UNA INTERA NAZIONE!!!

In nome di che cosa lo si fa poi? In nome dell'orgoglio personale?
Sì sì, proprio così: una Costituzione tra le più belle del mondo, frutto della sintesi di secoli di esperienze di un intero popolo tra i più creativi del mondo, del lavoro immane e serissimo di una Assemblea Costituente pienamente legittimata, che ha lavorato sotto la svegliezza degli avvenimenti vissuti da poco e purtroppo drammatici, rischia di essere spazzata via di forza e di contingentamento.
Inoltre si dà proprio l'impressione che la Costituzione sia di burro, che possa sciogliersi al sole con una facilità sconcertante, e quindi che possano sciogliersi al sole anche coloro che la Costituzione rappresenta. Che cosa dovrebbe pensare all'estero il cittadino di un qualsiasi stato democratico infatti, di fronte alla constatazione del fatto che quello che era l'orgoglio di una intera nazione, la sua Costituzione, si scioglie come il burro al sole? Che penserebbe nel constatare la presenza del martellamento autoritario, della dittatura della maggioranza, che è minoranza nel Paese?
Questo contingentamento che non consente spazi allo spirito, che nega il confronto, che nega la discussione, conferma a mio modesto giudizio la non legittimità di questa maggioranza eletta, ricordiamolo, con legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta, di occuparsi di riforme costituzionali, cioè di non essere in possesso di spirito costituente.
Infatti chi si pensa investito dello spirito costituente dovrebbe prima di tutto concedere spazi allo spirito, e qui, con questo contingentamento si dimostra di non volerne concedere.
Se serviva una prova ulteriore, ecco, l'abbiamo avuta!
Così si da l'immagine di un Paese debole, molto debole, e quando un Paese mostra così palesemente la propria debolezza, attira facilmente su se stesso le mire di chi non si fa troppi problemi a compiere operazioni spregiudicate, soprattutto se gli si prepare il terreno, ammorbidendone la Costituzione, lo stato di diritto, rendendo lo Stato uno Stato di burro.
Intanto auguriamoci che per la serietà stessa dell'organo del Senato, venga subito tolto il contingentamento, perché l'immagine dell'Italia che si dà all'estero ci mette gravemente nel ridicolo.
Qui è un intero popolo che viene gettato nel ridicolo da un Senato che dovrebbe rappresentarlo!
E' pazzesco! Sembra di vivere una allucinazione!
Anche all'estero, da quello che posso percepire, si ha la percezione che l'Italia sia caduta appunto nella dittatura della maggioranza, di una maggioranza che non sa nemmeno distinguere tra potere legislativo e potere esecutivo, e che preferisce sconquassare la Costituzione di un bel terzo, piuttosto che governare, come se non ci fosse niente da fare!
Come si sbroglia la matassa?
I riferimenti costituzionali ci sono, pensiamo per esempio all'art. 72 della Costituzione!
Qualcuno si sarà accorto della sua esistenza, o mentre eravamo distratti è già stato tolto con un qualche contingentamento?!
Nell'interesse di tutti c'è il fatto poi che una riforma deve essere condivisa.
L'alto numero degli emendamenti è sintomatico e dimostra che la riforma non è condivisa.
Chi segue le vicende del Senato in questi giorni sa bene quanto questo sia vero e dispiace che queste realtà non traspaiano con questa evidenza nei mass-media.
Probabilmente il fatto che il nostro Paese sia confinato da autorevoli sensori, ad un infimo posto nella libertà di stampa, trova purtroppo una sua conferma.
In ogni caso l'alto numero degli emendamenti dimostra semplicemente ( e basta essere dotati di un po' di buon senso per capirlo ) che c'è molto di cui discutere e proprio per questo rifiutare spazi a queste discussioni non dà francamente l'impressione di grande serietà.
Oltretutto questa riforma se rimane con questo impianto, se cioè l'impianto non viene cambiato, consegna letteralmente il senato ( e quindi l'Italia ) ad un solo partito, e spero proprio che il centro-destra (propriamente detto), notoriamente scaltro, si accorga di questo!
Dov'è la sintonia che dovrebbe sussistere per una riforma del genere?
Stiamo calpestando il buon senso, stiamo calpestando la sintonia, stiamo calpestando lo spirito costituente e mi chiedo proprio: che cosa penserebbero i Padri Costituenti di questa riforma di questo spettacolo e di questo contingentamento per distruggere il frutto di tanti sforzi coscienti?
Io credo che se ognuno dei senatori si chiedesse nel profondo, sinceramente, che cosa veramente penserebbero i Padri Costituenti, saprebbe bene, molto bene, quale sarebbe la risposta!
Non possiamo uscire dal solco tracciato dai padri costituenti, un solco che è anche un confine.
A tutte le forze coscienti del Paese, chiedo umilmente di rimboccarsi le maniche, e di lottare fin da subito, fin da adesso, con le armi delle idee, con gli strumenti giuridici, democratici, concettuali, al ripristino della Democrazia in Italia.

venerdì 18 luglio 2014

Ci sono davvero tutti i requisiti per sentersi investiti di autorevolezza costituente?

Molti cittadini si chiedono come una maggioranza eletta con legge elettorale incostituzionale possa sentirsi legittimata a legiferare in questo senso, sopratutto quando al Paese serve di essere governato e di esserlo davvero, le ragioni sono evidenti per tutti.
Ci sono troppe anomalie in questo mandato, infatti non solo la legge elettorale è stata giudicata incostituzionale dall'organo competente per farlo, La Consulta, ma sappiamo bene che questa anomala legislatura, doveva legiferare per fare una legge elettorale e consentire di andare al voto ( ricordate?) addirittura questo lo si diceva ancor prima della sentenza che ha giudicato la legge elettorale nota come 'porcellum', ed è per questo che si giustificava una così ampia maggioranza.
Basti pensare che in questa legislatura siamo già al terzo mandato, dico, al terzo, e chi lo guida non è stato eletto dal popolo ed ha lo stesso colore dei precedenti due.
E' già una anomalia abbastanza consistente.
Chi guida una maggioranza anomala, costituitasi con legge elettorale incostituzionale, con maggioranza allargata costituita contravvenendo completamente alle dichiarazioni elettorali, al terzo mandato, guidata da chi non è stato eletto dal popolo, dovrebbe per pudore se non per spirito istituzionale concentrarsi espressamente sulla legge elettorale e sui problemi reali del Paese e governare. I temi sono quelli del debito pubblico, del lavoro, della disoccupazione, sono temi concreti, ed è lì che si dovrebbero cercare risultati.
Purtroppo però la disoccupazione aumenta, così la povertà, così il debito pubblico.
Questo, a proposito di responsabilità, dovrebbe far prendere coscienza della situazione e dovrebbe essere un incentivo per calendarizzare temi che in Parlamento si occupino di queste tematiche, invece i calendari vengono cambiati per sostituire le tematiche realmente preminenti, quelle che toccano direttamente i cittadini,
con quello della riforma costituzionale, pur non essendoci con ogni evidenza alcuna legittimità costituente.
Dovremmo cercare di renderci conto di quanta differenza vi sia tra questo Parlamento e l'Assemblea Costituente! Una differeneza abissale, così enorme che tentare un raffronto pare francamente impossibile se non addirittura surreale.
L'Assemblea Costituente aveva l'urgenza di consegnarci una Carta Costituzionale; qui ci sarebbe un'altra urgenza, quella di governare ed è il governo stesso che sia esplicitamente sia implicitamente lo dichiara col ricorso così massiccio alla decretazione d'urgenza, salvo poi sostituire i decreti urgenti in calendario, con le riforme Costituzionali che non servono al Paese poiché ricordiamolo, al Paese servirebbe semplicemente che la Costituzione venisse applicata.
Lo so, è una Costituzione esigente, ma proprio per questo è profonda, una delle migliori del mondo.
Cambiare un simile gioiello rischiando di stravolgerlo nella sua intima genetica, nel suo mirabile ma delicato equilibrio, rischia di creare un danno che potrebbe aggravare e di molto la situazione già molto pesante del Paese.
A tale proposito gradiremmo il parere di costutuzionalisti e giuristi, gradiremmo vederli in televisione, alle varie trasmissioni. Penso a Zagrebelsky, a Rodotà, a Valerio Onida ed altri ancora.
Anche l'assenza di un reale dibattito nel Paese su questi temi è anomalo, troppo anomalo.
Un'altra anomalia consiste nel fatto che il confine tra organi esecutivi e legislativi, sia in questo mandato così labile. Il governo non dovrebbe legiferare, poiché sarebbe tenuto a rispettare l'articolo 76 della Costituzione!
Un governo espressione di un terzo mandato di una maggioranza eletta con legge incostituzionale, guidato da chi non è stato eletto dal popolo, che giura sulla Costituzione, (dico, giura sulla Costituzione!) non può essere il promotore di una riforma Costituzionale, non è previsto, anzi, della Costituzione dovrebbe esserne, e nel rispetto del sacro giuramento,  l'esecutore non lo sconquassatore.
Se poi con questa riforma addirittura il governo crea infinite distanze tra la politica e le istituzioni da una parte, e i cittadini dall'altra (e lo fa in vari modi), se poi ancora, questa riforma stravolge l'impianto democratico e lede la rappresentatività, cavallo di battaglia dell'Assemblea costituente, se poi questa riforma ci riporta, nel migliore dei casi al 1913 per coloro che amano ( e io non sono tra questi) fare continui confronti e paragoni con gli Stati Uniti, e nel peggiore a 2600 anni fa, allora non si capisce francamente l'urgenza di una regressione, di una involuzione così drastica e pericolosa. L'autoritarismo è già in atto!
Le evidenti anomalie, che si accompagnano all'evidente forzatura dell'art 76 che il governo dovrebbe rispettare in quanto tale ( ed anche per via del sacro giuramento compiuto sulla Costituzione), dovrebbe spiegarci il perché di una simile forzatura. Ma anche qui abbiamo il silenzio totale, a marcare una distanza coi cittadini sempre maggiore. Chi si è presentato con l'aurea dell'anti casta, sta producendo, con lo stravolgimento di un terzo della Costituzione, una riforma che è tutta tesa a rafforzare la casta, evidenziando una volta di più la differenza che passa tra slogan pubblicitari ed esiti reali.
Serve qualcuno che riporti a più miti consigli,ed è anche necessario informare il popolo un po' distratto che queste forzature di cui non si sente praticamente parlare non possono essere tollerate da un ordinamento che si definisca democratico!
Credo proprio che il Capo dello Stato in qualità di garante degli equilibri istituzionali, di garante della Costituzione e dell'unità e della coesione nazionale, dovrebbe prendere la parola e parlare alle Camere, dopo aver preso atto di tutte queste anomalie, per cercare di riportare tutti a più miti consigli, ma soprattutto alla coerenza e all'impegno per il Paese, all'impegno concreto intendo, che riporti a guardare al quadro e non alla cornice, facendo cioè presente che il Paese ha bisogno innanzitutto di essere governato e che le riforme devono interessare la Nazione non la Costituzione, Costituzione che, per altro, egli è tenuto a difendere a spada tratta contro tutto e contro tutti.
Molti cittadini sono sempre più consapevoli che i problemi dell'Italia non derivano dalla Costituzione ma dalla sua inapplicazione.
Il Paese deve rimanere nel solco tracciato dai Padri Costituenti!
Questa sarebbe vera saggezza e autentica responsabilità!!!

sabato 12 luglio 2014

Questa riforma del Senato indebolisce l'Italia!

Ogni distanza che la politica frappone fra sé e i cittadini è una doppia sconfitta per i cittadini, e lo è, in un seno più ampio, anche per la civiltà, perlomeno per quella democratica.
La prima sconfitta consiste nell'impossibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti, la seconda sconfitta consiste nel farli scegliere alle segreterie di partito o forse addirittura dagli stessi burocrati dell'Ue.
Come dire che il messaggio della Consulta sul diritto dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti è stato completamente disatteso. Ma c'è ancora una terza sconfitta per i cittadini: se i Senatori non devono rispondere del proprio mandato ai cittadini elettori, la distanza che si creerà tra questi e gli stessi sarà tale da costituire un incentivazione per manifestazioni deteriori, molto poco elevate che già oggi talvolta costituiscono uno dei problemi della nostra Repubblica e che si sono dimostrati difficili da arginare, come l'abuso di potere,l'uso del ricatto politico, incentivazione della volontà di potenza, tanto sono inarrivabili e non rispondono direttamente ai cittadini. E i ricercatori di racattabilità gioiscono! Inoltre se già oggi è difficile porre alla politica domande del tipo: dove sono stati presi i 50 miliardi di euro che sono confluiti nelle casse dell'ESM? Sono stati presi a debito? Sono questi che hanno fatto impennare il debito pubblico?
Figuriamoci dopo che le distanze saranno aumentate!
Perché quello che i cittadini devono sapere, se non è abbastanza ovvio è che l'aumento del Debito Pubblico determinerà inevitabilmente successive politiche di austerità che si tradurranno chiaramente in tasse da pagare in più!
E gli ottanta euro in busta paga, che inizialmente anch'io avevo visto positivamente, verranno inevitabilmente rimangiati con gli interessi, dimostrondo di essere stati purtroppo soltanto una mossa demagogica e populista per ottenere voti, mossa che per altro ha incentivato il divario esistente tra chi ha un lavoro e chi non ce l'ha, e che alla lunga distanza produrrà soltanto danni che si manifesteranno alla luce dei fatti!
Ai parlamentari ricorderei che essi rappresentano i propri cittadini elettori i quali non chiedono che si frapponga tra loro e la politica maggiore distanza di quanta non sia già adesso!
Quando aumenta la distanza tra la politica e i cittadini ( che giova ricordare la Costituzione definisce sovrani)il Paese si indebolisce e quando un Paese si indebolisce se ne avvantaggiano gli altri Paesi. Se ne avvantaggerà la Germania senz'altro per esempio, tanto per cambiare, corroborando un'idea che si fa sempre più strada sul fatto che tutti gli ultimi governi italiani siano stati piuttosto filo-tedeschi che filo-italiani.
Questa riforma del Senato indebolisce l'Italia, e rafforza la Troika in un momento nel quale le forze in campo sono già abbastanza sbilanciate a favore di quest'ultima che purtroppo non sembra molto incline a recepire molte delle domande che i cittadini esplicitamente o implicitamente gli rivolgono.
Così mi rivolgo particolarmente agli amici della Lega, con i quali ho condiviso negli ultimi tempi molte posizioni critiche nei confronti del 'pensiero unico sull'Europa' e sulla Toika in generale, per dirgli che appoggiare questa riforma, nel caso la cosa non apparisse così immediata, si contrappone a queste battaglie, e in qualche modo le contraddice ed anche in modo abbastanza vistoso. Gli suggerirei quindi, e con il dovuto rispetto, di considerare la questione alla luce delle battaglie combattute di recente e delle posizioni assunte in campo che hanno contribuito non poco a recuperare consensi, ricordando che la politica è anche grandi ideali, coerenza, e che un principio di prudenza su una questione così delicata come una riforma costituzionale non sarebbe fuoriluogo che prevalesse.
Infatti, mi ripeto, questa riforma del Senato, com'è facile arguire, rafforza la burocrazia dell'Ue e la sua volontà di incidere sui sistemi Nazionali diminuendo la forza contrattuale stessa dell'Italia su tutti i fronti, e rafforzando di conseguenza la già forte Troika.
E vorrei concludere questo articolo con una questione personale legata a questa ma diversa. Vorrei dire cioè che, in ogni caso, la si pensi come si vuole, ma sulla mia contrarietà a questa riforma non voglio che sussista dubbio alcuno. Chi intendesse adottere giochetti semantici ed associazioni simbolico-semantiche per strumentalizzarle per i propri fini, intendendo con questi millantare che le mie posizioni sono diverse da quelle espresse chiaramente in queste righe e in queste pagine, attesta il falso e ne risponderà dinanzi a Dio!

mercoledì 9 luglio 2014

Questa riforma del Senato è uno Scempio per il Paese

Siamo a favore della Democrazia, siamo a favore della rappresentatività, siamo a favore della vera e storica Assemblea Costituente, siamo a favore dei veri Padri Fondatori della Patria, siamo a favore del Popolo Sovrano e al fatto che si possa esprimere attraverso il voto per l'elezione dei propri rappresentanti, siamo a favore delle conquiste e contro le regressioni e le inflessione del senso democratico, siamo a favore della partecipazione e contro chi cerca di ostacolarla, siamo a favore di chi si occupa dei problemi del Paese invece di accusare il bicameralismo di esserne la causa, siamo a favore del fatto che non si esca dal proprio mandato costituzionale soprattutto se si è giurato sulla Costituzione e se ne è il garante.
Siamo a favore di molte cose positive  e contrari a quelle negative. La domanda semmai è: chi è contro tutto questo?
Quanto a frenare, siamo a favore di frenare il Debito Pubblico, quello che si sta alzando a ritmi incredibili da quando si è insediato il nuovo governo, forse perché è troppo distratto ad occuparsi di cambiare la cornice invece di cambiare ciò che essa incornicia.
Infatti il debito si sta alzando a livelli vertiginosi ed il rischio è di finire sotto la condizionalità ( ovvero sotto la dittatura) di chi cerca di schiacciare l'Italia per debiti! Come si fa a non rendersi conto che così si fa soltanto il male dell'Italia.
E' in questo clima che, con un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta che chi ha giurato sulla Costituzione, pur non essendo stato votato dagli italiani, vorrebbe stravolgerne la stessa natura genetica fin nella sua essenza più intima.
Francamente sono troppe le anomalie... 
Questa riforma del Senato è fatta così male - e sono in molti a dirlo - che questa sua caratteristica sembra scentificamente voluta per arrivare al monocameralismo cioè alla forma meno in voga a livello planetario, soprattuto nelle moderne democrazie e in Occidente.
Sembra una finta riforma, sembra un finto compromesso, non per superare il bicameralismo perfetto, come si vuol far credere, ma per distruggere una volta per sempre e per tutte il bicameralismo, cioè uno di quegli anticorpi che con grande lungimiranza l'Assemblea Costituente decise di mettere a livello di struttura dello Stato per evitare di nuovo svolte autoritarie, consapevoli del fatto che certi errori si ripetono e forse  siamo di nuovo vicini a commetterne di analoghi.
Questa riforma del Senato nell'anomalo clima nel quale è inserita, con un Debito Pubblico di cui nessuno sente di dover rendere conto ai cittadini italiani, rischia di farci regredire di 2600 anni, altro che svolta per il futuro.
Infatti nell'aristocratica Grecia antica di 2600 anni fa, è stato con la legge definitia Seisachteya che Solone abolì la schiaitù per debiti, quella che oggi con questa riforma elitario-centrica, con questo tentativo di aristocratizzazione della politica, di una politica per altro sempre più amica delle banche e sempre meno dei cittadini sempre più marginalizzati e sempre meno interpellati, con una minore rappresentatività, con l'impossibilità da parte dei cittadini di scegliersi i senatori rappresentanti, quella verso cui dicevamo sembra che si stia nuovamente procedendo, e i segnali sono molti.
E' in nome di quel 'Democratico' che campeggia nel nome di un noto partito politico che chiedo a gran voce non venga avallato un simile Storico Scempio!!!
Ciascuno rivolgendosi alla propria coscienza si chieda quale sia o sia stato per lui il senso profondo di questa parola, Democrazia, poiché è la Democrazia stessa che è in gioco!

mercoledì 2 luglio 2014

Dal dimezzamento del numero di parlamentari al dimezzamento del numero dei Parlamenti

Circa la riforma del Senato, si parla di riforma storica, calcando l'accento su questa parola 'storica',  come se questo bastasse da solo a fare di una riforma una riforma buona.
Anche l'avvento del nazismo è stato un fatto storico ma sono in molti a non rimpiangerlo questo fatto storico.
Lo stesso dicasi per il fascismo, per le guerre mondiali ma anche per quelle locali che sono storiche per chi le subisce, ma non per questo sono considerate buone. Dire che si tratta di una cosa storica è quindi un argomento sostanzialmente inconsistente, non pertinente. Tradotto: storico non vuol dire né buono né auspicabile!
La nostra Costituzione contiene gli anticorpi necessari a far sì che gli errori (e che errori) del passato, recente e meno recente (anche quelli storici), non abbiano a ripetersi. Lo scopo di chi vigila sulla Costituzione è quello di impedire che essa possa subire attacchi per così dire virali che possano rendere inefficaci questi anticorpi.
Chi pensa che certi periodi siano lontani, tanto lontani che le idee (spesso violente e razziste, spesso di egemonia e autoritarismo) che li hanno contraddistinti non costituiscano più un pericolo purtroppo sbaglia, commettendo una grave leggerezza che potrebbe essere pagata a caro prezzo da moltitudini di cittadini.
Esistono errori ricorrenti nella storia umana, basta studiare la storia per accorgersene, non lo possiamo più ignorare, non ci sono giustificazioni né alibi e particolarmente non ci sono per chi ha studiato, non possiamo permettercelo. Il principio di prudenza deve trovare una sua attuazione importante nelle istituzioni.
Togliere questi anticorpi dalla Costituzione significa renderla inefficace rispetto a questi ricorsi storici.
C'è poi la natura umana che, anche indipendentemente dai ricorsi storici, tende putroppo ad essere facile preda di tutta una serie di lusinghe e tentazioni che la portano lontano dai propositi espressi, dalle migliori intenzioni. Occorre salvaguardarsi da ogni possibile deriva, anche della natura umana e questo Alcide De Gasperi, Piero Calamandrei e tutta l'Assemblea Costituente lo sapevano benissimo.
A cosa dovrebbe servire poi una riforma se non a governare meglio?
Ma per governare meglio, essendoci già un cospicuo numero di strumenti eccezionali, che la stessa Costituzione mette a disposizione, non è necessario fare delle riforme costituzionali, basta usare bene gli strumenti che ci sono già! Il problema dell'Italia non è certo il Senato.
Il problema dei problemi è il debito pubblico che aumentando (di recente a dismisura) produrrà l'effetto di generare politiche di auserità, quelle che si dice di voler combattere. E si parla già di una manovra correttiva da 25 miliardi di euro. Ma invece di combattere l'austerità si ingaggia una lotta impari contro l'Assemblea Costituente, contro chi non c'è più e non può difendere il proprio operato altamente ispirato e lungimirante, così lungimirante che ha prodotto una Carta, quella Costituzionale, che contiene al suo interno tutte le risposte anche alla crisi finanziaria recente e alle possibili future, nonché ad ogni deriva autoritaria. Essa è un dono per il mondo intero e gli italiani ne sono depositari, hanno questa fortuna, e dovrebbero esserne orgogliosi ma forse non se ne rendono ancora conto pienamente. Minacciare la Costituzione con una pessima riforma significa privare il mondo intero di una grande possibilità, una possibilità che la civiltà italiana avrebbe il privilegio di poter offrire al mondo appunto. Una deriva autoritaria, personalistica ed elitaria non serve al Paese; diminuire la rappresentatività non serve al Paese; raddoppiare gli impegni a chi ce li ha già non serve al Paese (e sì che un motto della sinistra era: lavorare meno per lavorare tutti!); ledere l'articolo 1 della Costituzione togliendo al popolo la sovranità che esso esercita con il voto, non seve al Paese.
Chi vuole la riforma dice che ci vogliono risposte veloci e che il bicameralismo è lento: eppure la riforma Fornero è stata approvata in un paio di settimane se non erro. Questo basta da solo a smentire questa tesi.
Chi promuove questa riforma dice che la politica costa troppo ma nessuno ci dice da dove sono stati presi i 50 miliardi di euro che sono confluiti nell'ESM e nemmeno il perché di un incremento così cospicuo del debito pubblico negli ultimi quattro mesi (le cose potrebbero essere legate). In ogni caso è strano da parte di chi è così attento al risparmio.
Chi vuole questa riforma dice che è una riforma storica.
Abbiamo già accennato al fatto che storico e buono sono due categorie che non sono necessariamente legate insieme.
Chiaramente poi questa riforma va in una direzione che definirei tendenzialmente elitaria. E quale sarebbe l'elemento discriminante dell'élite? Pensate forse che sarebbe l'alto valore intellettuale, culturale, sociale che una persona potrebbe esprimere? Pensate che sarebbe la meritocrazia?
Temo piuttosto che l'elemento discriminante sarebbe il denaro, o che lo sarebbe sempre più.
Istituzioni sempre più lontane dai cittadini, in contraddizione con quanto espresso oggi stesso dal neo Vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli (al quale vanno le mie sincere congratulazioni per il prestigioso ruolo raggiunto), in un clima di indebitamento pubblico in crescita, dipingono un quadro francamente poco sereno in cui il rischio in prospettiva è la perdita di libertà per debiti di intere Nazioni.
E' in questo clima che si vorrebbe cambiare la Costituzione con il rischio che dimmezzando il numero dei parlamentari si finisca poi col dimezzare il numero dei Parlamenti, magari di quelli presenti in Europa.
Esiste una concezione di costruzione dell'Europa (il pensiero unico sull'Europa) in cui questo potrebbe essere giudicato addirittura auspicabile. Ho l'impressione, e spero di sbagliarmi, che purtroppo vi sia chi pensa di costruire l'Europa distruggendo gli stati nazionali. Temo si tratti di un grosso errore...

domenica 29 giugno 2014

Ancora sul Senato

Il bicameralismo è la forma politica e legislativa più diffusa a livello planetario ed è adottata dalle più moderne democrazie, particolarmente in occidente.
Questo punto non ricorre troppo spesso nei dibattiti inerenti la riforma del Senato, ed invece sarebbe opportuno sottolinearlo a mio giudizio.
L'obiezione a questa osservazione potrebbe certo essere questa: ma qui non vogliamo togliere il bicameralismo, soltanto il bicameralismo perfetto.
Sulla carta è questo che si dice sì, ma il fatto è che questa riforma del Senato sembra non sapere bene dove andare a parare, è poco chiara, affrettata, lede alcuni principi fondamentali come il diritto dei cittadini ad esprimersi, il diritto dei senatori di ricevere una indennità, la forte riduzione di rappresentatività, e forse lo fa con una certa consapevolezza, cosa da appurare naturalmente ma fortemente sospetta.
Cosa intendo dire? Intendo dire che quando una cosa è fatta male presta il fianco a varie critiche che finiscono per costituire la base d'accusa  da cui partire per giustificare il suo smantellamento totale. Qualcuno potrebbe infatti dire: il Senato con questa riforma è divenuto una  cosa  insulsa, tanto vale toglierlo.
Così l'affermazione secondo la quale non si vuole togliere il bicameralismo ma soltanto il bicameralismo perfetto, lascerebbe ben presto scoprire altri altarini, e si dimostrerebbe nei fatti un tentativo malcelato di arrivare al puro monocameralismo, forma assai meno in voga soprattutto in occidente.
Quindi ribadire che il bicameralismo è la forma politica più in voga non è un mero esercizio di retorica ma un'utile affermazione da opporre a chi cerca per gradi e forse un po' nascostamente di arrivare al monocameralismo.
I difetti di questa riforma inoltre potrebbero servire a qualcuno per dire: la sproporzione tra il numero dei senatori e quello dei deputati è oggi tale che diviene necessario diminuire anche il numero dei deputati. E via con altri tagli alla rappresentatività.
E di questo passo si rischierebbe di  dissolvere le istituzioni del nostro Stato, o le si indebolirebbero a tal punto da renderle più permeabili alle influenze esterne e alle ingerenze di ogni tipo. In altri termini le nostre istituzioni procedendo per gradi e consequenzialità finirebbero per essere ridotte al lumicino.
La nostra Costituzione è un capolavoro di inestimabile valore e le cose al suo interno sussistono in relazione tra loro in modo così coerente ed omogeneo che cambiare qualcosa di sostanziale al suo interno diviene un fattore di cambiamenti a cascata e nessuno è in grado di prevedere esattamente quale tipo di terremoto rischierebbe di vivere la nostra Costituzione.
Ne verrebbe certamente snaturata nella sua struttura e natura genetica.
E' abbastanza scioccante assistere all'acclamazione a salvatori della Patria di chi volente o nolente sta smantellando il  lavoro cosciente dei veri e autentici salvatori della Patria: De Gasperi, Piero Calamandrei, e tutta l'assemblea Costituente.
Ed è altresì scioccante vedere come, mentre i processi di smantellamento procedono in vario modo sotto i riflettori delle telecamere e catalizzano l'attenzione di tutta l'Italia, ben più in sordina quello che dovrebbero essere l'oggetto principale dell'attenzione del governo, cioè a dire il debito pubblico, si impenna incredibilmente in soli quattro mesi , trasformandosi probabilmente in credito privato per pochi privilegiati, che certo ringrazieranno i loro concittadini italiani che pagheranno il prezzo di tutto questo, e ben più di ottanta euro.
Evviva la solidarietà sociale!
 

venerdì 20 giugno 2014

Sulla riforma del Senato

Sulla riforma del Senato ci sarebbe tanto da dire, così tanto che non è possibile farlo in un solo articolo, rischierebbe di essere troppo pesante. Per oggi vorrei far riflettere sul concetto di rappresentatività e di sovranità popoloare, cioè su due cose che rischiano di essere spazzate via da questa riforma del Senato.
In termini generali se vuoi una buona rappresentatività devi garantire un alto numero di rappresentanti.
La Democrazia diretta è in un certo senso la partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni dello Stato, come se fossero tutti parlamentari.
Nella difficoltà di fare questo in una grande Nazione come l'Italia ( 60 milioni di cittadini sono pur sempre un bel numero) la scelta è stata verso la Democrazia rappresentativa. Ma rimane il concetto puramente matematico ( ed in questo senso incontrovertibile, poiché la matematica non è una opinione) che più alto è il numero dei rappresentanti e più alta è la rappresentatività.
Così una Democrazia rappresentativa con un alto numero di rappresentanti è il miglior compromesso per venire incontro alla Democrazia diretta.
Chi vuole diminuire il numero dei rappresentanti allora dice: e i costi?
La Democrazia e la rappresentatività hanno inevitabilmente dei costi, mna questi costi  sono tra l'altro circolazione di denaro, e la circolazione di denaro è un bene per il Paese non un male, perché la vera ricchezza del Paese è la circolazione del denaro appunto.
Naturalmente sui costi si può intervenire in vario modo e delle rettifiche sono possibili ma non c'è solo l'argomento della riduzione del numero dei Senatori per farlo, dal momento che implica come dicevo anche una riduzione della rappresentatività. Meglio concentrarsi su altri fattori
Piuttosto chiediamoci se nel recente passato un certo lasciar fare negli sprechi di denaro, il chiudere un occhio, fare gli gnorri su certe situazioni, su certi abusi e certi reali sprechi di denaro non sia stato funzionale a gettare un certo discredito sulla politica, così da strumentalizzare questo stesso discredito per giustificare smantellamenti altrimenti improponibili, ( perchè, è inutile nasconderselo, il male dell'Italia è del tutto evidente che non sta nel Senato),  e sì da assecondare un sentimento popolare o populista di avversione nei confronti della stessa politica da sfruttare per una riduzione di democraticità e rappresentatività, piuttosto che dei costi.
Vorrei poi far riflettere sul fatto che si parla di sprechi di denaro lasciando intendere che è un argomento di primaria importanza ma questa primaria importanza diviene secondaria quando si tratta di affrontare l'argomento del debito pubblico che è il vero e proprio spreco di denaro Italiano.
Non si dice niente nemmeno dei 50 miliardi di euro che dall'Italia sono finiti nelle casse dell'ESM.
I costi del Senato sono niente a confronto credetemi, niente, pure e semplici noccioline.
Così mentre da un lato si smantella con la scusa dei costi un simbolo importantissimo della nostra storia e della nostra Nazione, che ha per altro l'importante funzione di riequilibrare gli eventuali eccessi della Camera, mentre si smantella cioè il Senato, la cui origine Romana giova ricordare, dall'altro si continua a costruire delle Super Strutture europee ( vedi ESM ) nel totale silenzio, senza informarne i cittadini, infatti quasi nessuno sa della costruzione di questo organismo.
Ci sono degli argomenti che proprio non riescono a comparire in televisione, o che lo fanno raramente ed è molto spiacevole e frustrante vedere che questi argomenti non vengono minimamente toccati.
E' davvero troppo chiedere che lo si faccia? E' davvero troppo chiedere di informare i cittadini?
Coloro che pensano che la politica sia il luogo del confronto, perché non si confrontano anche su questi argomenti?
Io credo che coloro che ritengono che la politica sia confronto e partecipazione saranno propensi certamente a ritenere che sia giusto aiutare il confronto e la partecipazione di tutti i cittadini alla costruzione dell'Europa informando anche su questi argomenti.
Viceversa sulla riforma del Senato si sentono dire molte cose ma sintetizzando, il concetto che sembra passare è sostanzialmente questo:
la Democrazia è in crisi, aiutiamola rendendo non elettivo il Senato!
Inutile dire che non sono minimamente daccordo con questa tesi, anzi sono del tutto allibito e quasi incredulo, sconcertato. Quale concezione della Democrazia potrà mai essere quella che ritiene che la si rafforzi privando i cittadini del diritto di voto, del diritto di eleggere i propri rappresentanti?
Oltretutto questa tesi è diametralmente opposta allo spirito espresso dall'art.1 della nostra Costituzione Repubblicana, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo. Ma se il popolo non potrà più esprimersi come eserciterà la propria sovranità?
Io spero che ci si renda conto della gravità di certe affermazioni, della contraddittorietà insita nelle stesse.
Così ribadisco la convinzione secondo la quale la stessa Costituzione è in pericolo.
Spero sinceramente nella mobilitazione del mondo civile e democratico in difesa della nostra Costituzione, della nostra storia e dalle nostre conquiste!
La nostra Costituzione non ha impiegato per nascere il tempo che l'Assemblea Costituente ha impiegato per redigerla, approvarla e promulgarla, no, la nostra Costituzione non è soltanto la risposta alla seconda guerra mondiale ed al fascismo, no, la nostra Costituzione è nata dall'esperienza storica millenaria di un intero popolo e ne condensa tutta l'esperienza.
E' avvilente notare come queste conquiste potrebbero essere spazzate via con tanta semplicità, da un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale e con maggioranze allargate nate tradendo le dichiarazioni elettorali.
Auguriamoci che ciò non accada.
Seguiranno altri articoli sull'argomento.


mercoledì 18 giugno 2014

Salviamo la Costituzione

Il contesto politico nel quale l'Italia si trova attualmente ad essere inserita sembra proprio progredire in modo innarrestabile verso una progressiva spoliazione della sovranità nazionale, segnatamente in materia di politica economica, cioè in un settore capace da solo di influenzare in modo decisivo tutti gli altri.
E' abbastanza frustrante e spiaceole notare che questi argomenti raramente vengono posti al centro di trasmissioni che si occupano di politica, pur essendo così importanti, e anche quando lo si fa non si approfondisce l'argomento.
Così molti cittadini rimangono esclusi da una presa di coscienza di questa situazione e non riescono a formarsi una opinione propria sulla stessa, pur subendone gli effetti negativi.
Non riuscendo a formarsi una opinione propria ma subendo gli effetti negativi di questa spoliazione essi tendono necessariamente ad ancorarsi a ciò che sembra la soluzione ai propri mali, la più visibile e immediata possibile, come per esempio gli 80 euro in busta paga.
Tuttavia questa spoliazione c'è e la si sente, e gli 80 euro non servono di certo ad arrestarla.
In questo quadro politico si nota poi, anche a livello internazionale, il sussistere di dinamiche politiche ed economico-finanziarie che sembrano muoversi al di fuori di una concezione forte di Stato di Diritto, e che tendono così volenti o nolenti, consapevolmente o no, a ripristinare una sorta di legge del più forte.
Ma l'Italia nel corso della sua lunga storia, avendo attraversato molti momenti e molte esperienze storiche, politiche e sociali, anche molto diversificate tra loro sotto molti punti di vista, è riuscita a fare tesoro di queste e a condensarle in una Carta, quella Costituzionale che contiene tutti i diritti fondamentali e tutto ciò che serve per affrontare il futuro, ed anche gli anticorpi capaci di fare fronte a derive autoritarie che tanto danno hanno provocato anche nel recente passato.
La vera grande risposta che l'Italia può dare al mondo che cambia al di fuori di una concezione forte di Stato di Diritto è esattamente la propria Carta Costituzionale, purché non venga stravolta naturalmente, processo cominciato con l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.
La vera risposta che l'Italia può dare alla spoliazione di sovranità è sempre la Costituzione.
E' la Costituzione il vero tesoro di cui disponiamo ed è un tesoro immenso, è con questa che l'Italia potrebbe ritrovare lustro e vigore, Democrazia e giustizia anche a livello internazionale.
Serve soltanto che ci se ne renda conto.
E' con questa che l'Italia può affrontare le pericolose derive che l'affermazione della legge del più forte potrebbe rappresentare.
Le riforme costituzionali sono cosa molto delicata e non possono essere fatte senza una legittimazione politica specifica e autorevole.
La Costituzione rappresenta la fonte delle fonti del diritto e non può essere cambiata da un Parlamento eletto con una legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta, e delegittimata anche sotto altri punti di vista.
Scambiare le Europee per elezioni politiche italiane fa certo comodo ma non è legittimo, si tratta di due cose molto diverse che si affrontano di conseguenza molto diversamente.
La Costituzione è esigente, molto esigente, occorre uno sforzo per aderirvi, e probabilmente chi non vuole compiere questo sforzo è più propenso a cambiarla che ad osservarla.
Ma molti dei mali che l'Italia sta vivendo oggi nascono propria da questa inosservanza, dalla scarsa attenzione che gli si rivolge, e dal non volersi sforzare nella sua applicazione.
L'immenso lavoro dell'asseblea Costituente rischia di essere spazzato via.
E' triste ed angosciante assistere alla distruzione di un simile gioiello che è un bene per il mondo intero, non solo per l'Italia!!!

lunedì 2 giugno 2014

L'Ue non tema la ricchezza di pensiero

E' ancora in auge l'abitudine secondo la quale non appena qualcuno mette in discussione qualcosa dell'attuale assetto e delle attuali politiche dell'Ue, viene immediatamente tacciato di anti-europeismo, di essere uno che vuole sfasciare.
Credo che si tratti semplicemente di un atteggiamento aggressivo, estremamente aggressivo, così aggressivo da configurarsi per certi versi come violento. E' un atteggiamento che è piuttosto in sintonia con certe politiche economiche dell'Ue dello stesso tenore, che mal sopportano e mal digeriscono le critiche.
Eppure se non si trova uno spazio per un pensiero critico dove andremo a finire?
L'accusa di anti-europeismo è per sua natura fortemente mediatica, nel senso che si presta molto bene ad essere veicolata dai tempi rapidi dei mass-media, ed ha un suo ritorno quasi scientificamente certo in termini di consenso, anche perché nella logica delle parti, colui che accusa qualcuno di essere 'anti' qualcosa, si presenta di contro come colui che è 'pro', che è favorevole a qualcosa, in questo caso all'Europa.
Ma cosa significa essere favorevoli o contrari all'Europa? E' chiaro che si tratta di un argomento talmente vasto che nella tempistica 'pubblicitaria' di certe trasmissioni, e con maggior forza in certi servizi tagliati su misura, l'argomento non può essere sviscerato in ogni sua sfumatura, e si rimane sovente sulla superficie. Rimangono gli 'anti', e per evocazione dialettica rimangono i 'pro'.
Questo 'anti' posto davanti ad 'eurpeista' è già di per sé quindi intriso di un suo alone talmente negativo che nalla mente dell'ascoltatore fa già da solo nascere una certa avversione nei confronti di colui al quale questa facile etichetta viene posta. Per via di questa consapevolezza immagino che la si usi così spesso e volentieri questa espressione che in realtà non dice nulla di concreto.
Infatti coloro che vengono tacciati con tanta superficialità di anti-europeismo, a ben guardare hanno il solo torto di avere idee diverse sull'Unione europea, ma questo non è certo un delitto.
Avere opinioni diverse è legittimo, anzi perfino doveroso.
Viene insegnato anche nella scuola. Offrire soluzioni diverse ad un medesimo problema è una capacità frutto della pedagogia del 'pensiero divergente'; l'Illuminismo propugnava l'uso della ragione come mezzo per sottrarsi all'ombra dell'ignoranza e anche all'omologazione del pensiero che ne rappresenta un aspetto, alla piattezza stereotipata, alla visione unica e imposta della realtà.
Immanuel Kant suggerisce di formarsi opinioni proprie in modo indipendente da influenze eccessivamente pervasive, ed è chiaro che la lista degli esempi sarebbe estremamente lunga.
E' mai possibile che nell'Ue si chieda di rinunciare a tutta questa ricchezza?
Ci siamo dimenticati che omologazione del pensiro fa spesso rima con dittatura?
L'accusa di anti-europeismo se vagliata con attenzione finisce così per apparire del tutto inconsistente e addirittura strumentale e potrebbe essere rivolta e riproposta tale e quale, del tutto legittimamente nei confronti di coloro stessi che ne fanno un uso così vasto. Questione di punti di vista!

lunedì 26 maggio 2014

Commento alle elezioni europee

Affluenza al 57,2 % degli aventi diritto al voto che in Italia ammontano a circa 50 milioni di persone.
Oltre il 6 e mezzo % circa di voti letteralmente cestinati, corrispondenti a quasi 1 890 000 voti.
Si è parlato di sconfitta del m5s, tuttavia non c'è stata una sola analisi politica tra quelle che ho ascoltato che abbia posto l'accento sul fatto che era la prima volta che il movimento si presentava alle europee e che il primo risultato è stato del 21,18 %! Quanti movimenti o partiti possono dire di aver esordito nello stesso modo? Certo il confronto con le politiche vede una inflessione ma non il disastro che si vuol far credere ed il movimento è la seconda forza politica del Paese.
In ogni caso lodevole l'ammissione di sconfitta da parte del suo portavoce principale.
Probabilmente alcuni toni durante la campagna elettorale non sono stati troppo indovinati.
Personalmente sono sempre contrario alle offese personali, sono sbagliate in sé e per sé e poi preannunciano quasi sempre sconfitte. Sono gli argomenti che bisogna mettere in campo, magari anche con toni aspri e accesi, ma sempre con rispetto e comunque rimanendo su quelli senza derogare!
Il PD ha vinto indiscutibilmente e questo mi spinge ancora una volta a riflettere su quanto sia difficile far comprendere per mezzo di chi e come si è arrivati all'austerità.
Credo infatti che il risultato di queste europee in Italia premi l'austerità, chi l'ha voluta e chi  l'ha votata.
Ma probabilmente bastano 80 euro in più in busta paga per far dimenticare tutto.
Ha vinto il Fiscal Compact, il trattato ESM, il Pareggio di Bilancio in Costituzione.
Per questo mi sento personalmente sconfitto, perché anche se con mezzi modesti ho cercato di sostenere la battaglia contro questi strumenti dell'austerità. Ma credo che abbia perso anche il buon senso e che ancora abbia vinto la vecchia politica, il maquillage, la politica che parla di populismo quando c'è da rivolgere questa accusa a chi critica costruttivamente certe opinabilissime scelte europee tecnocratiche, e che non si ricorda il significato di questa espressione quando si compiono operazioni realmente populiste e demagogiche ( vedi gli 80 euro in busta paga appunto) per avere un ritorno elettorale garantito.
Che cosa significa che non dovevano essere dati questi 80 euro?
Assolutamente no, è bene che siano stati dati! E anzi, magari fossero stati 100 o 120, ancora meglio, ma la modalità con la quale ciò è avvenuto lascia pochi dubbi sia sullo stile sia sullo scopo elettorale dell'operazione, mentre ne lascia molti sull'effettiva possibilità di rilancio per il Paese. Ci sono opinioni discordanti poi ma ci sono serie segnalazioni del fatto che ciò che viene dato in busta paga, venga poi tolto sotto forma di tassazioni. Vedremo!
Solo che la prima cosa è appariscente, e la seconda quasi invisibile.
Quindi? Quindi è la vecchia politica!
E intanto infatti i dati parlano chiaro. La disoccupazione aumenta, il debito pubblico aumenta spaventosamente (quasi nessuno ce lo dice), il PIL scende ( ma niente paura arrivano i nuovi parametri ad aggiustare le cifre del PIL a puntino! E poi c'è chi dice che l'attuale governo non riceva aiuti!) e a livello macro economico ci sono miliardi di euro che lasciano lo Stato per confluire nelle casse dell'ESM. Tutte conseguenze derivanti da scelte compiute dallo stesso PD che ha vinto le elezioni. Com'è possibile tutto ciò?
Io ho sempre da rivolgere la stesse domande, sono ripetitivo: da dove sono stati presi questi soldi?
Sono stati presi a debito? Se si, chi paga poi il debito?
Sarà maggiore o minore il gettito del  debito rispetto a quello degli 80 euro in busta paga?
Quanti euro si potevano mettere in busta paga con la cifra in esame ( circa 50 mld di euro per ora, ma sono destinati a crescere!)?
Non ho ancora ottenuto risposte, certo non posso pretendere che queste domande varchino una soglia abbastanza ristretta, quella dell'affluenza modesta in rete al mio personale Diario Elettronico.
Ma continuerò a porle e spero di ottenere delle risposte, spero anche che, come me, comincino a porle molti altri cittadini, e a porle a se stessi e ai propri rappresentanti gli elettori del PD.
In ogni caso questo risultato elettorale non legittima né ribaltoni, né un Parlamento eletto con una legge incostituzionale; questo risultato non legittima chi si sente investito di autorità costituente.
Adesso è un momento di ebrezza e gli animi sono sovreccitati, ma quando si tornerà ad un clima più sobrio e la sbornia, passatemi il termine, sarà finita, la realtà dei dati esposti sopra tornerà in tutta la sua schietta evidenza e ci sarà poco da festeggiare!!!
In oltre il 40% del 57,2 % degli aventi diritto al voto che cifra fa?
il 57,2% di 50 milioni fa 28 milioni e seicentomila; il 40 % di 28 milioni e seicentomila fa 11 milioni
e 440 mila, cioè poco oltre il 17 % degli italiani.
E' una vittoria del PD certo sì, che prudentemente si era tenuto ben sotto nelle aspettative, pur sapendo probabilmente che certe dinamiche erano in corso. A questa vittoria contribuiscono certo i voti di elettori che prima votavano Forza Italia e Lista Civica, cioè voti di centro-destra e che sono confluiti al PD. Abbastanza sintomatico!
Il successo del PD si spiega con lo svuotamento dei voti di FI e di Scelta Civica.
E giusto o non è giusto quindi chiedersi se il PD abbia o non abbia svoltato a destra?
Anche qui sono in attesa di risposte! E giusto chiederselo o si fa peccato?
Le opinioni di questo tenore si moltiplicano e questo dato elettorale certamente contribuisce a rafforzarle pesantemente.
Io credo che l'unica vera sinistra in Italia sia attualmente la lista Zipras e SEL che la appoggia.
Gli elettori di sinistra riflettano su questo se è troppo oneroso riflettere sull'austerità voluta e ottenuta da tutta questa maggioranza allargata, mista, salvo poi andare a dire che la si vuol combattere, vestendo un abito diverso. Vedremo se sarà effettivamente combattuta.
In ogni caso mentre in Europa si affermano le forze euro-critiche ( euroscettici, diverso-europeisti, contestatori dell'austerità, e forze tendenzialmente nazionaliste) in Italia succede il contrario, vince l'austerità, chi l'ha voluta, l'architettura del passato, chi fa defluire ingenti quantità di denaro fuori dal Paese.
E dovremmo festeggiare? Io non festeggio, e sarebbe meglio che tutti quanti reiflettessero seriamente sul pericolo di avallare politiche di questo tipo!
Queste elezioni poi vengono interpretate come elezioniu politiche nazionali quando sono elezioni europee.
Allargando quindi lo sguardo al contesto europeo si può certo notare come quando in Europa la sinistra si avvicina alle politiche di destra paghi in ternini elettorali. In Italia succede il contrario, quando la sinistra si avvicina alla destra vince.
In Europa si affermano le forze che criticano l'austerità ( vedi Grecia, Inghilterra e Francia ), in Italia ( dobbiamo sempre essere originali) vincono le forze che l'hanno voluta! Com'è possibile?
Comunque sia, nonostante il risultato ampio sul piano numerico a livello nazionale, in Europa il gruppo al quale appartiene il PD, non vince!
E' davvero una vittoria quindi? E se si, di chi, dell'austerità?!

giovedì 22 maggio 2014

PER CHI VUOLE VERAMENTE VOTARE A SINISTRA NON C'E' CHE TSIPRAS!!!

Smettiamola per favore di chiamarla sinistra radicale!
Chiamiamola semplicemente sinistra, l'unica sinistra che c'è attualmente in Italia!
E' la sinistra di Tsipras!
Una sinistra che cerca di rimettere il cittadino in quanto uomo, al centro dell'interesse della politica secondo la migliore tradizione umanistica. Una tradizione che affonda le sue radici fin nell'antica Grecia.
In Italia c'era una sinistra, che però è stata lentamente e quasi impercettibilmente traghettata a destra nel corso degli ultimi venti anni.
Chi ha fatto questo, se è vero come è vero che è riuscito a farlo senza che la sedicente sinistra se ne sia nemmeno accorta, ha del genio politico naturalmente ma si tratta chiaramente di un genio politico non di sinistra.
Per tutti quelli che riconoscono con onestà intellettuale che ciò è effettivamente avvenuto e si sentono delusi da questo, si apre adesso questa possibilità rappresentata esattamente da Tsipras.
Quindi se qualcuno intenzionato a votare a sinistra mi chiedesse chi votare, non avrei dubbio alcuno e gli direi: TSIPRAS, E' L'UNICA SINISTRA CHE C'E'!!!

mercoledì 21 maggio 2014

A QUESTE EUROPEE VOTA CONTRO CHI FIRMA CAMBIALI IN BIANCO A TUO DANNO!!!

Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee.
Questa è una occasione da non perdere, un' occasione per far capire a chi firma cambiali in bianco sulle nostre spalle che non può farlo, che non ne ha il diritto, che non ne ha l'autorità, che non ne ha il mandato.
Chi si stia chiedendo a cosa mi riferisco legga quanto segue:

                                                             TRATTATO ESM 

ARTICOLO 8
Stock di capitale autorizzato

1. Lo stock di capitale autorizzato del MES ammonta a 700 000 milioni di EUR. Esso è suddiviso in sette milioni di quote, ciascuna del valore nominale pari a 100 000 EUR, sottoscrivibili in conformità al modello di contribuzione iniziale di cui all’articolo 11 e calcolato nell’allegato I.
( nota bene: 700 miliardi di euro, nota mia)

Vedi se vuoi 2 e 3...

4. I membri del MES si impegnano irrevocabilmente e incondizionatamente a versare la propria quota di capitale autorizzato in conformità al modello di contribuzione di cui all’allegato I. Essi provvedono in tempo utile al versamento delle quote di capitale richiamato secondo le modalità stabilite nel presente trattato.

( nota bene: irrevocabilmente ed incondizionatamente! Dico, irrevocabilmente ed incondizionatamente!, nota mia)

Vedi se vuoi 5...
Vedi se vuoi anche gli ARTICOLO dall' 1 al 7 e il 9...

ARTICOLO 10
Adeguamenti del capitale autorizzato

1. Il consiglio dei governatori riesamina periodicamente e, almeno ogni cinque anni, la capacità massima erogabile e l’adeguatezza del capitale autorizzato del MES. Esso può decidere di adeguare il capitale autorizzato e di modificare di conseguenza l’articolo 8 e l’allegato II. Tale decisione entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l’avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili. Le nuove quote sono assegnate ai membri del MES in conformità al modello di contribuzione di cui all’articolo 11 e all’allegato I.
(nota bene: modificare l'articolo 8 e l'allegato II, nota mia)

Vedi se vuoi 2 e 3...

E adesso vediamo l'allegato II per ciò che concerne l'Italia: 


Membro del MES                            Numero di quote                      Sottoscrizione di capitale
                                                                                                                 ( in euro)
Repubblica Italiana                              1 253 959                                  125 395 900 000




125 395 900 000 euro; trattasi di oltre 125 miliardi di euro, una cifra enorme che il MES in base all'art. 10 può decidere di aumentare a proprio piacimento!
Non somiglia ad una cambiale in bianco?
Pare che già una cinquantina di mld di euro siano stati dati al MES e intanto il debito pubblico aumenta, il PIL scende e nessuno dei nostri governanti ci dice da dove sono stati presi questi soldi, magari a debito. Una bella genialata!

Elettore tu puoi mostrare finalmente la tua indignazione per questo salasso potenzialmente illimitato, per chi lo ha ratificato sulle tue spalle!
Tu che sei indeciso e non sai chi votare, fai uno sforzo e scegli di andare a votare contro chi firma e ratifica trattati salasso come questo, senza nemmeno informarti! Scegli di votare contro chi non ti ritiene degno di sapere queste cose! Ne sapevi qualcosa?
Pensaci potresti dare una aiuto concreto alla Democrazia!
Se vuoi sapere chi ha approvato la ratifica di questo salasso potenzialmente illimitato sappi che dell'attuale maggioranza tutti l'hanno approvato, ed anche l'ex PDL!
Se vuoi aiutare la Democrazia scegli di votare qualcosa di nuovo!!!
Da parte mia un GRAZIE INFINITO!

venerdì 16 maggio 2014

A questa Europa chiediamo equilibrio, misura e garanzie!!!

Ebbi modo di incontrare personalmente il Presidente Martin Schulz nell'agosto del 2012 a Sant'Anna di Stazzema. Allora ebbi modo anche di porgli una domanda. Non ricevetti una risposta a mio giudizio pertinente, anzi, per come la vedo io, praticamente non ricevetti risposta. Il tutto avvenne all'interno di una conferenza stampa e le cose andarono più o meno come segue.
Sul finire della conferenza stampa ricevetti gentilmente la parola, cosa di cui ancora ringrazio non essendo io un giornalista accreditato ma un semplice gestore di un blog, di un Diario Elettronico.
Dopo aver ringraziato e salutato le autorità presenti introdussi la mia domanda così: rispetto al trattato ESM si ha l'impressione di rimanere molto sulla superfice e di andare avanti a promuoverlo a suon di spot pubblicitari che, come sappiamo, essendo fatti per vendere spesso riescono a vendere effettivamente ciò che promuovono.
Ma cosa sappiamo esattamente del contenuto di ciò che viene  promosso, del contenuto dell'ESM stesso?
Poco o niente!
Le persone non sono informate, e questo perchè non sono adeguatamente informate proprio da coloro che invece dovrebbero farlo, e nel migliore dei modi.
E allora ecco la mia domanda che ovviamente verte sull'ESM:
signor Presidente Schultz, il trattato ESM secondo lei, contiene delle clausole vessatorie nei confronti degli stati che vi aderiscono, oppure no?

La risposta contenva dati, numeri, percentuali relative a tassi di interesse, relative alla Banca Centrale Europea  e ad altre banche, numeri che adesso non saprei neanche ricordare e che anche per questo naturalmente non citerò, anche per non incorrere in errori.
Ma sostanzialmente non ebbi risposta alcuna alla mia domanda!
Così feci notare al gentile Presidente che sostanzialmente non satava rispondendo alla mia domanda, ma purtroppo non si ebbe un seguito nella discussione.
Si poteva rispondere con un si, con un no, con un non so, oppure argomentando una risposta con una maggiore pertinenza, e invece si è preferito in qualche modo non rispondere a questa domanda.
E' chiaro che chi ha posto la domanda crede fermamente che vi siano delle forme di vessazione contenute nel trattato e molti altri errori e che per questi un simile trattato non abbia diritto di albergare in una unione che sostenga il primato dello Stato di Diritto.
Tuttavia la domanda non assume la connotazione di una domanda retorica, perché punti di vista dissimili possono sempre sussistere ed è importante appurare in quali punti e quanto.
Naturalmente se poi addirittura la risposta fosse stata un sì, cosa che auspicavo ( ma che non osavo prospettarmi come realistica ) ecco che vi sarebbe stata perfino sintonia.
Quindi la domanda, per quanto evidentemente scomoda, aveva - ed ha tutt'ora - una sua precisa importanza e pertinenza, tendendo chiaramente ad appurare se il ricevente condivide questa opinione oppure no.
Purtroppo però come sto dicendo, questo non è stato possibile appurarlo.
Il trattao ESM su cui verteva la domanda istituisce un organismo omonimo in cui all'art. 10 viene concesso di modificare l'art. 8 e l'allegato II, cioè da carta bianca sull'ammontare del gettito che i singoli stati dovrebbero versargli, come una specie di cambiale in bianco.
Ora, dal momento che qualsiai contratto o trattato chieda di fare una cosa del genere è generalmente considerato vessatorio nei confronti di chi subisce la richiesta di gettito,  in sostanza il trattato stesso acquista la fisionomia di un contratto capestro, e visto e considerato che i contratti vessatori o capestro non hanno diritto di sussistere in uno Stato di Diritto, ne consegue che un simile trattato non dovrebbe avere a rigor di logica diritto di albergare in una unione che si imposti sul Diritto.
Io ripropongo ancora questa stessa domanda, la ripropongo a tutti coloro che hanno approvato la ratifica dell'ESM, in pratica a tutti partiti che fanno parte di questa attuale maggioranza allargata, e la ripropongo ancora idealmente al Presidente Martin Schulz, e se possibile la ripropongo con maggior vigore perché questa domanda acquista oggi un peso maggiore essendo il presidente Schulz candidato alla presidenza della
Commisione Europea, un ruolo politicamente rilevante anche in connessione all'ESM stesso.
A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che chi scrive è un profondo ammiratore della Germania, soprattutto per la cultura che ha sempre saputo esprimere, dalla filosofia alla musica classica, alla letteratura e all'arte in generale, e che non ho alcuna antipatia nei confronti del Presidente del Parlamento europeo.
Non è per questioni personali quindi, ma se un segnale poteva essere dato oggi dall'Unione europea in questo momento in cui per altro ci avviciniamo alle elezioni, era quello di andare verso una aperta affermazione delle garanzie e non verso l'adiacenza al più forte.
Infatti la Nazione più forte in Europa sappiamo tutti che è la Germania, dunque se vuoi essere garantista, tu  che scegli le candidature fai almeno in modo che queste vadano nella direzione del riequilibrio delle forze.
Invece anche in Italia tutta una certa sedicente sinistra ( che oramai molti ritengono essersi trasformata in una seconda destra!) appoggia la candidatura di un presidente che ha la nazionalità del Paese più forte, rinunciando in partenza non solo ad una rappresentatività personale maggiore ma anche a qualsiasi altra ipotesi e forma di riequilibrio sul piano continentale, e a qualsiasi forma di garanzia anche per gli altri Stati.
Sono le stesse forze che dicono in televisione di voler cambiare l'Europa, e che poi invece appoggiano lo statu quo dell'Ue in uno dei suoi rappresentanti e architetti.
Oltretutto con gli ultimi governi italiani negli ultimi anni abbiamo visto avallare le politiche dell'austerità, molto sostenute e sponsorizzate dalla stessa Germania e che la stessa sa far ben indirizzare a proprio vantaggio, mentre in Italia creano disagi a non finire.
Così non sembra certo destituita di fondamento l'opione secondo la quale questi stessi ultimi governi italiani siano stati per certi versi filo-tedeschi più che filo-europei o filo-italiani.
Qui invece, contrariamente a certe dichiarazione, siamo ancora di fronte all'affermazione del pensiero unico sull'Europa, a quell'adiacenza ad una architettura europea che sta facendo acqua ovunque e che nonostante stia facendo acqua ovunque si continua ad appoggiare per partito preso nelle scelte politiche, salvo poi andare in TV a dire che si vuol cambiare e accaparrarsi qualche voto di protresta magari.
Purtroppo ancora una volta dobbiamo constatare che siamo di fronte alla vecchia politica, ai vecchi stratagemmi, al dire una cosa e farne un'altra. Per me è molto difficile capire come i cittadini italiani possano appoggiare forze politiche che li marginalizzano, li provincializzano, che creano precarietà, che danno esorbitanti quantità di denaro ad organismi di dubbia utilità e democraticità ( probabilmente indebitandoci ), privando i propri concittadini di serie politiche economiche, sociali e industriali per il rilancio del Paese.
E intanto il PIL scende.
Se vogliamo cambiare non possiamo appoggiare i vecchi partiti.
C'era una occasione per dimostrare di aver cambiato veramente e sinceramente opinione rispetto all'approvazione del trattato ESM, del Fiscal Compact, dell'assurdo Pareggio di Bilancio in Costituzione, c'era una occasione per dimostrare di aver cambiato rotta e invece ecco che si preferisce appoggiare un rappresentante di questa architettura europea e del disastro che sta causando, dimostrando di fatto di essere sulla stessa linea e di non voler cambiare.
Non c'è riequilibrio, e non sembra di andare verso politiche di garanzia, non c'è ascolto.
Evidentemente poi in Italia non si sente nemmeno l'esigenza di smentire le tesi secondo le quali questi ultimi governi sembrano andare nella direzione di appoggiare la Germania a discapito di se stessi, dell'Italia.
Ma evidentemente in Germania sono più patriottici di noi e sanno fare un gioco di squadra molto migliore di quello che sappiamo fare noi. Infatti a tale proposito è difficile prendersela con la Germania che fa il proprio gioco. Siamo noi che non sappiamo fare il nostro interesse e facciamo quello della stessa Germania, solo che molti non se ne rendono conto.
Se c'era una cosa di cui proprio non si sentiva il bisogno era di dimostrare che in Europa si sta espandendo il verbo della legge del più forte e quindi dell'autoritarismo.
Ci sarebbe ancora molto da dire in proposito, per esempio sul fatto che ( si va dicendo in televisione ma in effetti non sono sicuro che sia cisì) con queste ultime elezioni si elegge direttamente il presidente della Commissione. Si va verso una politica di investitura, mentre personalmente sono favorevole a una politica delle garanzie, l'unica che possa tranquillizzare i cittadini di un mondo che sembra vivere in un Terrae Motus continuo.
E adesso chiediamoci, rispetto a questi cambiamenti elettorali, noi cittadini europei che cosa sapevamo?
Su quali basi è stata presa questa decisione? Quando?
Dov'è la legittimazione democratica di una simile decisione? Come mai non si è sentito il bisogno di indire un dibattito sulla questione?
Come mai non si è sentito il bisogno di coinvolgere la popolazione europea in un dibattito che avrebbe potuto essere proficuo?
Anche qui siamo di fronte ad una evidente svolta autoritaria. Un numero crescente di cittadini europei sembra ricevere l'impressione che questa Unione europea sia sempre più autoritaria poiché sempre meno autorevole e sempre meno democratica. Non è una bella impressione.
Vorremmo che l'Ue ponesse attenzione a queste dinamiche e a questi sentimenti, che non sembra prendere in seria considerazione.
La Germania abbiamo detto sa far bene i propri interessi, ma serebbe stato un bel gesto da parte della stessa Germania aver segnalato lei per prima quanto sarebbe opportuno e necessario esprimere equilibrio anche nelle scelte delle candidature e non creare situazioni di monopolio.
Se l'Ue è una unione in cui alberga lo Stato di Diritto, a certe cose dovrebbe pensare; se questa Unione europea vuole essere veramente democratica non può non pensare che la Democrazia è anche coinvolgimento, partecipazione; non può non pensare che la Democrazia sia anche equilibrio, misura e garanzie.

venerdì 9 maggio 2014

A proposito di correzioni

Può capitare di operare delle correzioni relativamente ad un articolo se è potenziale fonte di fraintendimento, soprattutto se è recente, per esempio l'ultimo scritto. Anche questo deve tuttavia rispondere a delle regole ritengo, ma non affronterò questo argomento adesso.
Ci tengo invece a sottolineare come tra le ragioni per via delle quali adopero il vocabolo "Democrazia" con la maiuscola, vi sia l'intenzione di ribadire l'importanza della stessa, di evidenziarne il profondo significato, facendolo assurgere a dignità di nome proprio, sottolineandolo. Giorgio Vasari lo fece con 'Pittura', 'Scultura', 'Architettura', quelle che chiamava "le tre arti nostre"...
Sempre al sostegno della Democrazia...

Sostenere le critiche costruttive

Sempre al sostegno di chi critica Pareggio di bilancio in Costituzione, Fiscal Compact e Trattato ESM. Qualora vi sia bisogno di conferme...
Già da questi elementi si può sviluppare un discorso interessante e impegnativo, suscettibile di allargarsi al punto da abbracciare tematiche di ampissimo respiro, ivi incluse le dinamiche politiche interne a questa Unione europea sui generis, e quindi alla sua stessa architettura, alla cui costruzione poco o niente hanno potuto effettivamente partecipare i cinquecento milioni di persone che ne sono i cittadini.
Si conosce poco di questa Unione europea. Ecco dove un' azione culturale può svolgere un ruolo importante. Si può cominciare  a frequentare il  sito ufficiale dell' Unione europea, per esempio.
Aggiungo a quanto sopra che il prezzo dell'euro non può essere la Democrazia!
 

mercoledì 7 maggio 2014

Battaglie culturali

La crisi attuale non è solo economico-finanziaria, non è solo politica e sociale, è anche culturale!
Ne deriva che per sortire un risultato positivo la battaglia debba essere anche una battaglia culturale.
Questa battaglia culturale e di emancipazione è molto dura e difficile.
Realisticamente non è possibile pensare che possa risolversi in poco tempo!
Le battaglie culturali sono per loro natura lente, e la fretta, oltre a non essere una buona consigliera, non lascia spazi alla corretta sedimentazione delle nozioni, dei concetti, degli strumenti del pensiero. I processi attraverso i quali il pensiero fa breccia nelle coscienze sono molto complessi e rispondo a proprie dinamiche e tempi fisiologici di sedimentazione appunto. Occorre studio, confronto, approfondimento, poi c'è anche bisogno di lasciare tutto questo e pensare ad altro, anche distrarsi magari e consentire che il tempo svolga il proprio ruolo, e poi inaspettata può giungere una illuminazione! Si ritorna sugli argomenti lasciati con una consapevolezza maggiore.
Ma lo sforzo è necessario, poco o niente avviene senza sforzo.
Chi sa questo e desidera impedire che una corretta sedimentazione avvenga, non ha che da sceglier la fretta!
E' sempre la fretta che impedisce di rendersi conto pienamente del significato di ciò che viene proposto anche politicamente; è sempre la fretta che impedisce la corretta sedimentazione delle informazioni e che esse raggiungano le zone della coscienza.
Questo dovrebbe essere abbastanza semplice da comprendere, magari non immediatamente avvertibile, ma una volta che vi si è posta l'attenzione dovrebbe essere comprensibilissimo.
Occorre una grande unione di intenti per sortire un risultato positivo, in una battaglia culturale, ed anche unire gli intenti non è facile. Le forze del Divide et Impera sono sempre all'erta e pronte a dividere.
Gli italiani hanno bisogno di ritrovarsi uniti in chi maggiormente li rappresenta, forse hanno bisogno
di un nuovo patto sociale, imperniato sui diritti costituzionali.
Purtroppo bisogna dire a malincuore, e bisogna necessariamente riconoscere che da anni questa rappresentatività non c'è.

mercoledì 16 aprile 2014

I dialoghi difficili

Tecnica mista su carta intitolata I dialoghi difficili!
Se questa è la società della conoscenza o dell'apprendimento non lo so esattamente, ma c'è chi la vede così.
Credo che sia figlia però della società dell'immagine che, a mio modesto giudizio è sfociata nella società dell'informazione e della comunicazione in generale, piuttosto ridondante per altro. Il Rococò dell'informazione. 
Nonostante questa ridondanza quantitativa tuttavia le singole notizie o informazioni, intese come insieme omogeneo di dati, sembrano pur sempre risentire della cultura della sintesi, che sintetizza sintetizza, alla fine lascia fuori parti sostanziali degli argomenti. Un tema già trattato anche in passato.
In ogni caso se società della conoscenza è, cionondimeno non sarà difficile notare come in qualsiasi trasmissione di qualsiasi conoscenza è essenziale la comunicazione di informazioni, il legame è evidente.
Non sempre è facile trasmettere informazioni, perfino il dialogo quotidiano può essere difficile...



I dialoghi difficili
tecnica mista su carta
Alessio 2013


venerdì 4 aprile 2014

Qual'è l'apparato formatore di questa Unione europea?

Ci sarebbe bisogno di parlare di misure non convenzionali da parte della BCE, se le banche nazionali redistribuissero il flusso di denaro che arriva loro in modo appropriato?
Ci sarebbe bisogno di parlare di misure non convenzionali se le banche salvate dall'ESM avessero investito nell'economia reale invece che perdere soldi nella fnanza speculativa?
A quale gioco stiamo giocando? Ci sono troppe anomalie...
Ci sono serie difficoltà nei rapporti tra i vari organismi  dell'Unione europea che riflettono le tensioni esistenti tra politica e finanza e l'assenza di una precisa definizione dei ruoli, finendo per denunciare la crisi di un assetto strutturale sui generis che non risponde purtroppo alle esigenze dei cittadini.
E' chiaro che si tratta di questioni grosse.
E la questione dei vincoli di mandato non la solleva nessuno? Ma ci sarebbe bisogno poi di parlare di vincoli di mandato se le banche non dessero la sensazione di fare cartello per costringere la politica in una direzione piuttosto che in un altra?
Non sarebbe necessario ridiscutere tutta una serie di cose a livello europeo?
Sarebbe interessante avere risposte a tutte queste domande. E' chiedere troppo, chiedere di avere delle risposte a queste domande?
Proviamo un po' a rispondere a queste domande prima di parlare di misure non convenzionali!
Costruire non è facile, nessuno lo nega e ci sono errori politici che si manifestano a lungo termine e che forse non era possibile prevedere.
Credo però che l'apparato formatore di questa Unione europea non possa essere il ricatto economico, ma una seria e soprattutto serena scelta politica che solo l'unione di Nazioni libere da ricatti può dare.
Ecco che così si potrebbe parlare veramente di politiche europee e di scelte libere.