Ci riserviamo di tornare sull'argomento, ma per dare una parvenza di conclusione ad un discorso inerente all'importanza della lingua madre che richiederebbe per potersi ritenere esaustivo dell'apporto di un maggior numero di contributi, ma considerando appunto che qui non si ha questa pretesa bensì il più modesto intento di fornire alcuni spunti di riflessione, vorremmo infine indicare come, nel caso delle lingue presenti sul territorio italiano, ci sia un atteggiamento giustamento protettivo, teso alla difesa delle minoranze linguistiche stesse. Quello della difesa delle minoranze linguistiche, prima di essere un atteggiamento fondato su di una particolare giurisprudenza, è bene sottolineare come tragga spunto inanzitutto da un atteggiamento culturale fondato sul rispetto dell'altro, del diverso, dell'esistente. Ma poi questo atteggiamento trova anche una sua consequenziale e opportuna dimensione giuridica. Nel caso dell'Italia questo atteggiamento si manifesta concretamente a cominciare dalla maggiore fonte del diritto che abbiamo in Italia, la Costituzione, che ha un suo preciso articolo dedicato a questo scopo. Si tratta dell'articolo 6 che recita:
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Si tratta di un breve e conciso articolo ma molto significativo, con il quale si riconosce l'importanza della tutela delle minoranze linguistiche presenti nel territorio italiano, il che coincide ovviamente con la tutela delle lingue minoritarie stesse, e con questo impedisce qualsiasi forma di discriminazione inerente all'appartenenza a queste minoranze. Inoltre, contribuisce alla promozione della conservazione del patrimonio culturale, poiché come tale è vista la varietà linguistia presente nel territorio italiano, come ricchezza culturale, associandosi in questo all'articolo 9 della Costituzione stessa che ne rafforza, da questo punto di vista, il significato.
Ogni lingua è un piccolo miracolo, è un patrimonio culturale ed è considerabile come un bene demoetnoantropologico, e come tale deve essere difeso.
Le minoranze linguistiche nel nostro Paese sono almeno dodici: albanese, catalana, germanica, greca, slovena, croata, francese, francoprovenzale, friulana, ladina, occitana e sarda.
Per due di queste minoranze, tedesca e francese, quelle riferite alle due regioni a statuto speciale, la tutela della lingua e della cultura sono esplicitate negli specifici statuti, e ci rifieriamo al Trentino-Alto adige e alla Valle d'Aosta.
Ma in generale tutte e dodici queste minoranze trovano la propria tutela nella legge denominata "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" o Legge 15 dicembre 1999, n.482 che ha dato attuazione all'articolo 6 della Costituzione.
Ciò è una conferma di quanto la nostra Costituzione della Repubblica Italiana rappresenti una delle più evolute Costituzioni al mondo, ma dimostra anche quanti sforzi siano necessari per arrivare alle norme che rendono effettivo il dettato costituzionale.
Per questa ed altre ragioni, personalmente insisto molto nell'indicare la nostra Costituzione come qualcosa che deve trovare ancora oggi a distanza di molti decenni una piena attuazione. Pur essendo essa la legge fondamentale dello Stato, spesso non è conosciuta dai comuni cittadini e questo implica sia il fatto che essi non siano consapevoli di tutti i propri diritti e i propri doveri, ma neanche possono farsene una ragione di legittimo orgoglio.
L'Italia come dice la Costituzione, è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ed è per questo che insisto molto, spesso a rischio di divenire pedante e antipatico, sul ruolo della Democrazia che oggi sembra svilito da molteplici fattori, sui quali non ci soffermiamo adesso, ma che deve necessariamente essere riscoperto. Se l'Occidente ha dei vanti, tra essi possiamo certamente annoverare l'aver forgiato l'idea stessa di Democrazia, ed è per questo che se lo stesso vuole ritrovare se stesso deve compiere ogni sforzo possibile per riscoprire i benefici che la Democrazia conferisce a chi la pratica, a chi la attua, e tra questi vi è naturalmente anche l'effetto positivo derivante dall'atteggiamento di tutela dei beni demoetnoantropologici, e quindi delle lingue stesse, che devono essere salvaguardate sempre, anche in quanto lingue madri di minoranze.