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sabato 25 ottobre 2025

Della difesa della lingua madre

 Che cosa sia la lingua madre credo che lo sappiano un po' tutti, si intuisce. Forse è un po' meno scontato essere consapevoli della sua enorme importanza per ogni essere umano e ravvisare che alcune di esse, e la lingua italiana è tra queste, necessitino particolarmente oggi di essere difese.

È con questo intento che nasce il presente articolo, peraltro concepito ormai da molti anni ma purtroppo sempre rimandato. Nasce con l'intento cioè di sottolineare la necessità di difendere la lingua italiana dal rischio di corrompersi irrimediabilmente e di perdere in questo modo molte delle sue funzioni, nonché molta della sua bellezza ma forse anche del suo esserci lingua madre. Precisiamo intanto che amare la propria lingua madre è naturale, amarla e difenderla inoltre non significa minimamente odiare le altre, anzi, sigifica conferire anche alle altre lo stesso diritto, ognuno ha infatti il diritto di difendere la propria lingua madre, ed essendo ogni lingua un piccolo miracolo, l'intento principale del presente articolo si traduce nell'auspicio di una difesa generale delle lingue attualmente esistenti come cose preziose e fragili, un po'in sintonia, se vogliamo, col sentimento di chi vuole difendere la biodiversità, per esempio.

Difendere la lingua madre da chi e da che cosa? Posso solo sperare di riuscire ad abbozzare una parvenza di risposta, di fornire alcune indicazioni.

Intanto diciamo che la grande importanza che riveste una lingua madre risiede in vari fattori. primo fra tutti, probabilmente, quello inerente al fatto che è la lingua che sentiamo parlare fin dal nostro risiedere nel grembo materno, nello stato di gestazione, quando siamo ancora in piena formazione. Stazioniamo nel grembo materno e non sappiamo che dovremo esserne 'espulsi', proiettati fuori e intanto di questo 'fuori' cominciamo ad imparare qualcosa e la prima cosa che conosciamo di esso è il suono che da lì ci giunge, tra cui quello della lingua che lì si parla e che coincide col suono della voce della propria madre che ci stà ospitando e proteggendo. Così al momento del nostro ingresso nel mondo, quel mondo verso cui ci dirigiamo, così ignoto e perciò stesso così pauroso per certi versi, come sempre è pauroso ciò che ci è ignoto, non è poi più così ignoto perché alcune sue caratteristiche le abbiamo già conosciute. Sono appunto quelle del suono della lingua che evidentemente hanno fatto da tramite a quel passaggio che è la nascita, da legame tra uno stato e l'altro. Ne abbiamo cominciato ad udire il suono dentro il corpo di un'altra persona, appunto, e non una persona qualsiasi, quando eravamo vicini alle sue viscere, per questo il legame con la propria lingua madre è così intenso, si dice, così viscerale. In queste dinamiche sono in gioco fattori identitari e psicologici non indifferenti. Forgiata da secoli di civiltà, la lingua madre, non è chiamata così solo perché è parlata dalla nostra vera e propria madre, ma anche perché racchiude la saggezza e la conoscenza di una intera civilà che ci è madre pure essa e che l'ha forgiata nei secoli. Queste conoscenze vivono in essa ed essa ci fa da madre appunto,  quasi una seconda madre. Ma c'è di più perché potremmo anche avanzare  l'ipotesi forse un po' azzardata che sia addirittura la prima vera madre. Se assumiamo come vera l'idea di Martin Heidegger, per cui "non è l'uomo che parla il linguaggio, ma è il linguaggio che parla l'uomo" per cui da esso l'uomo come tutto il creato scaturisce ed è mantenuto come fa da mantenimento un cibo costante, egli ne è in qualche modo figlio, ecco che il rapporto di genitorialità col linguaggio, il quale si manifesta concretamente nel suono della lingua, che ne è un riflesso, ne fa in qualche modo una madre addirittura per certi versi anteriore alla nostra madre carnale, quella dalla quale siamo usciti e siamo stati immessi nel mondo. Si potrebbe quindi arrivare ad ipotizzare che la lingua parlata dalla nostra madre rivaleggi con lei nel primato materno. Se, come dice l'etnomusicologo alsaziano Marius Schneider, il suono è l'allegoria più antica del verbo creatore, del logos, la lingua parlata, partecipando del suono, è l'immagine più evidente e potente del logos creatore stesso. La lingua madre non è solo la lingua parlata dalla nostra madre, non è solo la lingua della nostra civiltà, ma è la lingua che ci è madre e che è madre della nostra madre. Lingua e madre tendono così a coincidere profondamente, quasi ad identificarsi.

Ed ecco appena espresse alcune delle ragioni per le quali la difesa della lingua madre ha una sua precisa e importante ragion d'essere, identitaria, affettiva, psicologica, ma anche in fondo di carattere ontologico.

Ciò implica una istintiva tendenza alla difesa di essa lingua, giacché questa difesa si identifica in un certo senso con quella della stessa propria madre, nonché con quella della propria civiltà e cultura di appartenenza, ma in fondo con la difesa del nostro stesso essere. Si è portati istintivamente a questa difesa, è quasi un impulso sottocorticale, immediato, come la difesa della propria stessa sopravvivenza.

Naturalmente le lingue, tutte le lingue, cambiano ed evolvono in base a vari fattori e direttrici. Una lingua parlata non è un fossile, è viva e, in quanto tale, è soggetta ai naturali cabiamenti, riflessi del naturale inarrestabile movimento, che è la vita. I cambiamenti possono avere varia natura ed essere variamente condizionati. Possiamo rintracciare tra i fattori di cambiamento aluni di essi definibili semantici ed onomasiologici. Una stessa parola può modificare leggermente il suo suono anche semplicemente perché una persona la pronuncia fortuitamente in modo diverso, un ristretto gruppo di persone segue il cambiamento, il contesto si allarga e leggero cambiamento dopo leggero cambiamento, questo può farsi consistente al punto da stravolgere consistentemente una parola che tuttavia continuerebbe a designare comunque sempre la stessa cosa, continuerebbe ad avere lo stesso significato. Cambia il significante, rimane il signifcato. Oppure una parola che riesce a rimanere sostanzialmente invariata nel corso del tempo, finisce per designare una cosa diversa. In questo caso cambia il significato, rimane invariato il sigificante. Questi fattori, spesso fortuiti, contribuiscono alla differenziazione delle lingue nel tempo e nei luoghi. Altri fattori si uniscono nel determinare il cambiameno di una lingua. Ci sono per esempio gli 'aggiornamenti' dati dai neologismi che sono condizionati e in qualche modo richiesti dal progresso tecnologico, per cui necessitiamo di nuove parole e il vocabolario si arricchisce. Ci sono stati e ci sono fattori collegati allo spostamento dei popoli, più o meno consistenti, spesso avvenuti in modo purtroppo non incruento, che hanno dato luogo a convivenze forzate, spesso non facili ma poi progressivamente stemperate, che hanno trasmesso e trasmettono suoni inusitati, prima mai uditi, lingue nuove per una deteminata regione geografica incontrano lingue vecchie per quella stessa regione, e quelle nuove lasciano qualcosa a quelle vecchie, ma viceversa anche le vecchie a quelle nuove, in una sorta di osmosi. Nuovi risultati si producono con queste dinamiche. Si ratta comunque di una questione molto complessa da lasciareagli esperti del settore. Non è infatti questa la sede per trattare un argomento per l'appunto così complesso come la trasformazione delle lingue nel tempo e nei luoghi. A noi basta sapere, per gli scopi di questo articolo, che è da ritenersi naurale sia l'attaccamento istintivo alla propria lingua madre, sia il fatto che dei cambiamenti, spontanei o meno spontanei, siano per certi versi inevitabili, in alcuni casi addirittura auspicabili, e che fanno in fondo parte del gioco e come tali debbano essere accettati, soprattuto quando sono lievi o gradualmente disciolti, per così dire, nel tempo. Tuttavia ci sono cambiamenti che sembrano efettivamente essere troppo drastici, repentini o troppo consistenti, sì da destareunacerta attenzione se non un certo allarme, un certo sospetto, cambiamenti tali da 'fare la spia', da destare attenzione, evidenziandosi da sé. Cambiamenti graduali non rischiano di urtare il naturale attaccamento identitario alla propria lingua madre, ma cambiamenti troppo repentini, al contrario, rischiano di urtare contro questo naurale attacamento che, come abbiamo detto, ha profonde ragion d'essere, ragioni affettive, psicologiche, culturali ed anche ontologiche. Del resto i latini lo sapevano bene, natura aborret saltum, dicevano. Eh sì, la natura aborrisce i salti, pensate per esempio ad uno sbalzo termico repentino e consistente che non permetta a determinate forme di vita di adottare le opportune contromisure, di adattarsi al nuovo ambiente, quando un cambiamento graduale potrebbe permettere invece, essendo meno traumatico, un adattamentograduale in modo da permettere a quelle stesse forme di vita di sopravvivere. 

 Nasce il problema della conservazione di una lingua, poiché giustamente ritenuta ricettacolo e condensato di secoli di culura, prodotto dell'evoluzione dell'uomo in generale e di quello specifico uomo di quella specifica regione, pertanto di quella determinata culura, e dei suoi sistemi di comunicazione. Bisogna dire che da questo punto di vista, quello cioè della conservazione, i sistemi venuti in auge particolarmente con l'Illuminismo, come per esempio le enciclopedie e i vocabolari, hanno dato una grossa mano a chi doveva affrontare questo problema della conservazione dei lemmi di una determinata lingua. Ma lo spirito scientifico positivista di cui essi erano una manifestazione, d'altro canto aveva portato per altre vie, e in altri settori, a trasformazioni di altro carattere, di tipo tecnologico connessi per esempio alla rivoluzione industriale. Pensiamo ai mezzi di trasporto che avevano reso meno difficili gli spostamenti delle persone, dando luogo ad un tipo dverso di fussi di persone, e nuovi problemi sociali collegati a questi flussi. Persone attratte peraltro dai paesi industrializzati, da nuove prospettive lavorative e sociali. E con questo sorgevano nuovi problemi sociali appunto da affrontare,  e tra questi anche quelli di 'conservazione' delle lingue. Insomma, com'è logico aspettarsi, ogni nuovo tempo propone nuove sfide. Naturalmente queste persone finivano col parlare necessariamente la lingua del paese ospitante, che non era quindi la lingua madre, ma il processo richiedeva del tempo e non era difficile incappare in 'isole' in cui la lingua parlata rimaneva per lungo tempo quella del paese d'origine, proprio a corroborare una volta di piùl'idea dell'importanza di un legame che era pur sempre legame affettivo con la terra d'origine. Sono tutte dinamiche normali, e normalmente connesse ai flussi migratori. Ma proprio per quanto riguarda le lingue e i problemi connessi alla conservazione ovvero alla commistione di esse, il processo interressante arriva forse successivamente, non tanto con i mezzi di trasporo a cui abbiamo appena accennato, e che comunque continuano a perfezionarsi enormemente nel frattempo, ma con i mezzi di comunicazione di massa.