Nell'articolo precedente abbiamo accostato l'invito di Gurdjieff all'esercizio critico, rivolto ai suoi allievi, a quello di Kant ad avere il coraggio di servirsi della propria ragione.
Con questo articolo cercheremo di immettere nel discorso la nozione di obiezione di coscienza.
Per fare obiezione di coscienza serve un collegamento con la propria coscienza.
Questo collegamento può essere innato, ma se uno sviluppo sbagliato ha, in qualche modo, compromesso i collegamenti con essa o se li ha nascosti sotto uno strato di sporcizia, per così dire, diviene necessario ricostruirli o rispolverarli, ove possibile. Questo può portare alla scelta di svariati metodi, di determinate linee di sviluppo che potrebbero consistere anche nello scegliere di approcciarsi ad una fonte che si ritiene fonte attendibile di conoscenza, anche a fonti gurdjieffiane. In varie conferenze Gurdjieff spiega queste problematiche dei collegamenti, questi metodi per riappropriarsi del contatto, ricorrendo per esempio alla metafora della carrozza, il che porterebbe a concludere che all'interno di quel metodo chiamato Quarta via possano trovarsi soluzioni al ripristino di questo collegamento, e noi non ci sentiamo di smentire in questo caso, potrebbe essere. Ma non è tanto di questo che vorremmo occuparci adesso quanto della nozione di obiezione di coscienza, come anticipato. Parliamo quindi di un 'individuo modello' in cui il collegamento con la propria coscienza è presente e attivo. Se ipotizziamo che il nostro individuo modello, dotato di un collegamento relativamente normale alla propria coscienza, abbia sentito il bisogno di una propria evoluzione, e si sia approcciato per questo ad un sistema di sviluppo, ad una scuola di realtà, ad una fonte di conoscenza, potremmo ben dire che abbia compiuto una scelta conforme alle sue esigenza e che da questa scelta non possano che scaturire buone cose per lui, il che, anche in questo caso, potrebbe essere. Ma se questa fonte di conoscenza è stata in qualche modo inquinata, la probabilità che possano trovarvisi buone cose o solo buone cose diminuisce ed aumenta quella di potervici trovare, magari insieme alle buone cose, anche pessime cose. Come accennavamo nell'articolo precedente, qualcuno potrebbe avere usato degli attrattori, degli specchietti, allo scopo di dirottare la legittima esigenza di sviluppo interiore del nostro individuo modello, verso direzioni meno promettenti, forse addirittura verso fiumi senza sbocco o che conducono lontano dalla destinazione verso la quale egli si sentiva incamminato. Considerando che una scelta di sviluppo interiore o, per meglio dire, che la scelta di intraprendere un percorso di sviluppo interiore non è proprio tipica di tutti, che appartiene ad un insieme relativamente ristretto di persone, e nella maggioranza di questi casi a persone dotate anche di una certa sensibilità, di un certo gusto per la conoscenza, di una certa cultura, e che queste potrebbero essere orientate tutte verso un tipo di percorso simile a quello del nostro, si può ben comprendere come una intera classe, una potenziale classe dirigente, una intelligentia, possa rischiare, imbattendosi in un percorso inquinato, di essere dirottata tutta verso binari non proprio promettenti e probabilmente funzionali a scopi non esattamente rispondenti né alle proprie esigenze, né a quelle del proprio ambito familiare, né probabilmente a quelle dello Stato di cui quell'intelligentia è componente integrante. Ciò determinerebbe un fatto molto grave giacché una intera classe dirigente potrebbe trovarsi ad essere dirottata, ad agire in contrasto coi princìpi costituzionali che è tenuta a seguire. Come accorgersene? Difficile a dirsi ma, l'inibizione all'esercizio critico, l'ostacolo più o meno evidente a questo importante esercizio delle critiche costruttive, è un campanello di allarme abbastanza affidabile. Se invece di frequentare un ambiente nel quale la tua coscienza possa avere un ruolo, ti accorgi che la tua coscienza non può svolgere alcun ruolo, anche questo è un campanello che ti suggerisce che probabile tu non stia nel posto in cui pensavi di essere. Sempre ammesso che, informato dai tuoi sensi, tu arrivi a formulare queste obiezioni anche semplicemente a te stesso, perché purtroppo esistono tecniche talmente sofisticate, tecniche che giocano sulla diluizione, vedi per esempio la famosa tecnica nota col nome di rana bollita, che anestetizzano certi sensori così gradualmente che neanche te ne accorgi.
Esercitare l'obiezione di coscienza è molto importante e in fondo, è qualcosa di simile all'esercizio della critica costruttiva, evidentemente connesso a quello dell'uso della nostra propria ragione. Come possiamo intuire, quello dell'obiezione di coscienza è un esercizio che non è avulso dalla sfera religiosa, non stona in ambito religioso insomma. Mentre gli altri mantengono una dimensione, vorrei dire, una fisionomia laica, per così dire, l'appello alla coscienza sembra sintonizzarsi senza contrasti col mondo religioso, con la sfera della fede. In vero però nessuno di questi approcci appartiene ad ambiti esclusivi e possono essere usati in modo relativamente interscambiabile, non ci sono compartimenti stagni.
Purtroppo quello della strumentalizzazione è un fenomeno diffuso, molto diffuso, una tecnica collaudata, e non possiamo escludere che per esercitare questo tipo di strumentalizzazione non si ricorra perfino ad ingannare gli altri, spacciandosi per ciò che non si è, e ad utilizzare come attrattore ciò che una persona autenticamente ricercatrice e sinceramente coinvolta in uno sviluppo interiore di sé, trova come appetibile, cioè come opportuno al proprio sviluppo. Del resto chi può stupirsi del fatto che l'inganno alberghi nella nostra società, nel nostro mondo, saremmo ben ingenui se pensassimo che nel nostro mondo, nel mondo moderno, così come del resto in quello passato, nonostante tutti i progressi di cui ci si fa vanto, raggiunti e in corso, a livello personale e sociale, non sussista alcun tipo di inganno. Sono cose anzi all'ordine del giorno. Purtroppo una società dove non alberga l'inganno è ben lungi dall'essere raggiunta, è utopistica. A volte, così, buoni percorsi di crescita, vengono intercettati e all'occorrenza manipolati e con essi, anche le persone che fiduciosamente dopo esservisi imbattuti, hanno deciso di cominciare questo tipo di cammino. E questo non sempre è una cosa di cui ci si rende conto. Ma avendo ognuno di noi una coscienza, funzionando essa oltretutto al massimo grado, come Gurdjieff stesso potrebbe confermare, se i legami con essa sussistono in buono stato di salute, giacché in questo consiste la differenza tra i vari tipi di uomini e donne nel rapporto con la coscienza, chi si trovasse ad affrontare un fenomeno di strumentalizzazione potrebbe accorgersene proprio perché la coscienza comunica qualcosa grazie al buono stato dei collegamenti, forse anche attraverso la sensibilità estetica. E in questo caso non è opportuno ignorare questa comunicazione, che si è stati in grado di percepire, e fare obiezione di coscienza diviene un dovere. Di fronte alla constatazione di essere eterodiretti, soprattutto se la cosa dispiace a chi la subisce, giacché anche un minimo di giusto orgoglio potrebbe legittimamente creare una reazione e spingere a sentirsi offesi per essere stati strumentalizzati a nostra insaputa, è possibile dire no, anzi doveroso. Purtroppo eterodirigere qualcuno che si fida di te, per costringerlo a comunicare qualcosa, addirittura a sua insaputa,verbalmente o gestualmente che sia, immette nell'ambiente frequentato dall'eterodiretto alti livelli di disarmonia. Strano per quei percorsi che vogliono acquisire la caratteristica di armonici e dirsi tali. C'è un nesso che lega disarmonia ad eterodirezione che può essere spiegato anche dettagliatamente, e questo nesso deve essere compreso, ciò è di fondamentale importanza se vogliamo vivere in ambienti 'sani' e soprattutto armonici, intendiamo dire autenticamente armonici. Quando ci si accorge di una strumentalizzazione, che essa sta avvenendo, dire no, è appunto un dovere, dire no, fare cioè obiezione di coscienza è oltremodo doveroso, ed è un esercizio che si collega col diritto, se non con l'esplicita richiesta, di esercitare critica costruttiva, è cioè esercizio squisitamente gurdjieffiano, per gli estimatori di questo complesso e singolare personaggio, ed è inoltre un atteggiamento suscettibile di riaprire spazi creativi precedentemente chiusi dall'eterodirezione stessa, spazi importanti per reimmettere armonia proprio in quegli ambienti dove, a causa dell'eterodirezione, forse del plagio, forse della strumentalizzazione, abbonda invece la disarmonia. Ora, si può discutere a lungo sulle varie tecniche di sviluppo, sull'intercettazione delle stesse, sulla bontà di una proposta, sull'eterodirezione, sulla strumentalizzazione e su quant'altro è suscettibile di deviare un percorso di sviluppo, come su ciò che potrebbe ripristinarlo, emendarlo dai lati dubbi, come stiamo cercando di far emergere anche da questo articolo, e ciascuno può avere una sua legittima posizione. Ma su una cosa non possono sussistere dubbi, cioè sul fatto che quando questi albergano in un mondo sociale complesso che è il frutto di un percorso storico lento e difficile, non possono non rapportarcisi, né ciò può essere ignorato dai singoli cittadini o dalle formazioni sociali che li ospitano, e non si può non considerare che se sei un cittadino di una Repubblica hai dei doveri a prescindere e tra questi c'è il rispetto della Costituzione, fonte principale del diritto, forgiata da persone che con i percorsi di sviluppo personali e con l'esperienza diretta della vita, con la storia, la vita familiare, la vita sociale e politica, avevano avuto molto a che fare e avevano quindi qualcosa da dire, e l'hanno appunto detta. Starebbe a noi dare fiducia ai Padri costituenti e non tradirli nell'ambito delle nostre funzioni, riconoscendo che il frutto delle esperienze che hanno forgiato la Costituzione è fatto di cose autentiche, di vita vera, vissuta, esperita, e che queste cose sono da sole suscettibili di sviluppare una persona e di stimolare una visione sociale e un mondo in cui a sua volta gli individui che vi albergano, possono svilupparsi, crescere e riconoscere altresì che l'azione che ha spinto a rigettare una proposta politica e sociale che era scaduta nell'aperta violenza è essa stessa sostanzialmente azione critica, esercizio di critica pratica, quello stesso esercizio di critica che Gurdjieff stesso invita a fare e senza il quale il rischio di eterodirezione e strumentalizzazione si ripresenta.