Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







sabato 11 agosto 2018

Purché non sia obbligatoria, la fatturazione elettronica è una buona cosa!!!

Cercheremo di spiegare qui perché,dal nostro punto di vista, la fatturazione elettronica non è bene che sia obbligatoria.
Cominciamo intanto con l'osservare come viene pubblicizzata. Ci si potrebbe trovare di fronte a enunciazioni di questo tipo:
“Non pensate più alla deforestazione, utile per procurarci la carta che finisce per occupare integralmente le vostre scrivanie, adesso c’è la fatturazione elettronica obbligatoria, una rivoluzione fiscale! Questo obbligo coinvolgerà tutti, nessuno escluso, tutte le aziende e tutti i liberi professionisti!”
In pratica ci spingono a gioire per un obbligo aggiuntivo. Sembrano dire: ”Siate contenti adesso c’è un obbligo in aggiunta!”
Notate come viene proposta la questione, con termini quali “rivoluzione” (molto evocativo, giacché c'è chi potrebbe pensare alla Rivoluzione Francese, per esempio), con, in aggiunta, un vago sentimento ecologico, che non fa mai male.
Ma veramente dovremmo essere contenti? Generalmente in noi esistono dei sensori naturali che ci avvertono di taluni pericoli e dovremmo essere in grado di percepirli. Purtroppo però la manipolazione delle menti che fa leva su nobili principii (come quello della salvaguardia ecologica del pianeta) tendono in vario modo a sopire i segnali di questi sensori. Ma in chi mantiene ancora efficienti questi stessi sensori dovrebbe prodursi un segnale, una informazione, che dovrebbe avvertire di un qualcosa che non quadra. E non è privo di senso seguire questo segnale…
Cominciamo col pensare che naturalmente di fronte ad un obbligo si deve ricorrere ai ripari e, in questo caso specifico, significa ricorrere a nuovi dispositivi, nuovi programmi ecc. Cioè questo obbligo, aiuta talune aziende produttrici di questi dispositivi ad incassare enormi quantità di denaro, il che può anche avere dei lati positivi, naturalmente. E’ bene che le aziende siano sane e produttive infatti, ma non a discapito della libertà.
Questo segnale di cui i sensori naturali della nostra presenza integrale ci informano ci spinge innanzitutto a riflettere sul fatto che ogni obbligo riduce i margini di libertà e quelli di movimento, riduce gli spazi entro i quali muoverci. Felice è quel potere che volendo controllare i cittadini sa che essi si muovono in spazi sempre più ristretti. Ogni obbligo poi può potenzialmente rappresentare uno spostamento dell’interruttore generale in un numero di mani sempre più ristretto con tutti i rischi annessi e connessi del caso quali l’aumento della subalternità, della dipendenza e della ricattabilità. Essere cittadini della tecnologia e del digitale significa poter scegliere liberamente di usare la tecnologia e, per rimanere in tema di fatturazione elettronica obbligatoria, significa poter scegliere liberamente la fatturazione elettronica stessa che, del resto, se è cosa buona e conveniente sarà scelta spontaneamente e progressivamente da sempre più persone. E’ la strada della scelta spontanea che deve essere perseguita. Le aziende avrebbero comunque di che essere contente.
Ma renderla obbligatoria è un errore. Per suffragare l’idea dell’obbligatorietà vi è chi porta certe argomentazioni come quella cui abbiamo già accennato, quella facente capo ad una idea di salvaguardia ecologica del pianeta, delle sue risorse ecc. Quindi si citerà, a tale proposito, il risparmio della carta e quanto questo sia benefico. Così un po’ alla volta passa il concetto che chi ci obbliga alla fatturazione elettronica lo faccia a fin di bene, per nobili scopi e per salvare il pianeta dall’inquinamento. Sono concetti che fanno presa sul vasto pubblico che tendenzialmente desidera aiutare il pianeta a mantenersi sano (e questo è un bene naturalmente) ecc. ma anche il digitale ha un costo ecologico non indifferente e questo non viene mai sottolineato abbastanza tant’è che la gente non lo sa e lo ignora quasi del tutto.
Le più grandi aree a impatto ecologico sono quelle in cui la tecnologia è massimamente sviluppata e il digitale impera, come la famosissima Silicon valley che ha un’impronta ecologica altissima, tra le più alte del pianeta. Questo perché anche la rete ha bisogno di sostegno materiale, di parti solide, che necessitano di grandissima quantità di energia. Quindi l’idea di risparmio delle risorse e di opportunità ecologica, di atteggiamento virtuoso, relativamente alla questione della fatturazione elettronica, viene alquanto ridimensionata se non del tutto vanificata da una minima indagine sulla questione. Ma se non è per una questione ecologica, perché tale questione viene così sbandierata? Semplice: proprio perché ha presa sulla gente, quella che però non è sufficientemente informata. E ancora, se la questione ecologica non è pertinente all’idea di fatturazione elettronica (e chi propone tale idea probabilmente lo sa) si può essere legittimati a pensare che dietro l’idea di fatturazione elettronica obbligatoria vi sia dell’altro?
Il potere tende a mettere sotto controllo la tecnologia e quindi tecnologizzare significa in qualche modo aderire, consapevolmente o no, ad una sorta di sottomissione al potere che, tendendo ad essere sempre più concentrato nelle mani di pochi, tende ad essere sempre meno democratico. E’ questo ciò a cui dobbiamo pensare per capire qual è la relazione tra tecnologia e Democrazia. Il pensiero dominante è che la tecnologia aiuta la Democrazia e questo è innegabile (basta pensare ad internet) ma, se diventa obbligatoria, non la aiuta più ed anzi diviene un potenziale rischio per essa. Ne diviene un pericolo.
L’idea di base, a nostro modo di vedere, è che si possa e si debba essere fruitori della tecnologia, naturalmente, ma in quanto cittadini di essa, in quanto cittadini della tecnologia e del digitale. Ma un conto è essere cittadini e un altro conto è essere sudditi. Noi dobbiamo essere cittadini e non sudditi della tecnologia e del digitale. Ma quando si crea un obbligo si tende sempre verso la sudditanza e questo dovremmo tenerlo molto presente.


lunedì 30 luglio 2018

Esperienze personali e progetti scolastici

Anche quest’anno scolastico, così come nel precedente, ancorché in Istituti Comprensivi diversi, nell’ambito della mia personale azione didattica, nel rispetto dell’autonomia scolastica e di insegnamento, coadiuvato dall’esperienza pluriennale di formazione (propedeutica scacchistica), di organizzazione e arbitraggio di piccoli tornei (per esempio nell’ambito del Settembre Giovanile), ho proposto il “Progetto scacchi”, composto da una serie di lezioni e dal torneo.
L'esperienza personale anche semplicemente di appassionato a scopo ricreativo (non competitivo, ci tengo a precisare, perché bisogna essere molto bravi per affrontare le competizioni e serve una dedizione certamente maggiore della mia), che mi accompagna dall'infanzia e l'opportunità che ho avuto di cimentarmi in attività che vedono gli scacchi come protagonisti, naturalmente aiuta e facilita il compito di farsi portavoce di proposte che vedano gli scacchi come protagonisti anche in ambito scolastico. Quando poi hai la fortuna di seguire corsi di formazione specifici sugli scacchi, proposti da un terzo Istituto Comprensivo in cui ho insegnato prima ancora degli altri due, ti viene facile fare certe proposte e ti sembra di seguire una linea coerente.
Sempre nell’ambito scolastico ho proposto poi ancora un altro progetto di natura interdisciplinare, chiamato “Immagine numerica”.


Il primo progetto ritengo che sia importante poiché mira a sviluppare nel discente abilità trasversali utili in ogni materia.
E’ noto infatti che gli scacchi favoriscano lo sviluppo delle capacità logiche, quelle di consequenzialità e in generale di ragionamento ma anche la creatività, la fantasia e lo spirito di iniziativa sono fortemente coinvolti. Essi stimolano il pensiero organizzato, aiutano ad incrementare l’attenzione, la capacità di sintesi e anche l’abilità di argomentazione. Non solo quindi lo studio della matematica e della logica ne è coinvolto ma anche lo studio delle altre materie come l’italiano, la storia, le scienze e tutte le altre appunto, possono in vario modo trarne vantaggio.
Inoltre, a proposito di vantaggi, essi non si limitano soltanto allo sviluppo mentale ma interessano attivamente anche altri aspetti come la formazione del carattere e la formazione della coscienza sociale.
Per quanto riguarda la formazione del carattere l’attività scacchistica contribuisce senz’altro a controllare l’impulsività e a sviluppare l’esercizio della pazienza, migliorando di conseguenza la capacità di riflessione. Per quanto riguarda invece lo sviluppo della coscienza sociale essi contribuiscono fattivamente a sottolineare l’importanza del rispetto delle regole e del rispetto dell’avversario.
Ecco perché riteniamo che sia importante promuovere l’attività scacchistica nella scuola e ci uniamo al coro di quanti auspicano che essi trovino un sempre maggiore spazio e una sempre maggiore attenzione nella scuola di ogni livello e grado. Ringrazio pertanto il Collegio dei docenti per l'approvazione e chiunque si sia adoperato per la buona riuscita del progetto in questione.
Per quanto riguarda il secondo, il progetto “Immagine numerica”, rimando ad un’altra pubblicazione.


giovedì 26 luglio 2018

Quando dalla Germania si può e si deve imparare

Il voto elettronico è un pericolo per la Democrazia. Ogni sistema informatico non è mai protetto integralmente. Le nozioni e le conoscenze per manipolare i sistemi informatici non sono ovviamente alla portata di tutti, così i sistemi nelle parti vulnerabili non sono permeabili da tutti ma da pochi esperti. Sono in sostanza manipolabili da élite di persone altamente preparate. La conseguenza è che l’interruttore finisce nelle mani di pochi e questo è chiaramente contrario (opposto) alla Democrazia e pericoloso per essa.
In Germania il voto elettronico è incostituzionale e dovremmo lottare perché lo diventi anche in Italia.
Siamo inclini a criticare la Germania per il suo innato senso egemonico e anch'io mi associo a queste critiche ma ci sono aspetti in cui essa si pone all'avanguardia anche rispetto a temi che ci stanno molto a cuore come la difesa della Democrazia che in Germania appunto passa anche per la dichiarazione di incostituzionalità del voto elettronico.
il problema dell'Italia non è il voto cartaceo esattamente così come, per fare un parallelismo, non lo è il contante.
Chi delegittima il contante si pone sullo stesso piano di chi delegittima il voto cartaceo tradizionale (ci sono dei tratti in comune tra queste due tendenze) e, volente o nolente, consapevole o no, lo fa nell'interesse di ristrettissimi gruppi di potere, nell'interesse di pochi.
Si può ancora imparare qualcosa dalla Germania!!!




mercoledì 18 luglio 2018

Breve riflessione sul sostegno come pratica potenzialmente terapeutica

Nella scuola, nell’ambito del sostegno, è forse bene cominciare il lavoro dalle abilità, conoscenze e competenze “certe” del discente certificato, per costruire le successive. Esse non devono essere molte, anche poche vanno bene purché “certe”. E’ bene cercarle e trovarle, appurarne la consistenza e poi utilizzarle sistematicamente come mattoni su cui far poggiare i mattoni successivi fino a costruire una struttura più complessa, come un muro ad esempio, utile magari in futuro per la costruzione di una casa, per rimanere nella similitudine.
Per capire meglio questo, potrebbe non risultare superfluo citare Leibniz. In un breve opuscolo dal lungo titolo, De organo sive arte magna cogitandi (ubi agitur de vera characteristica, cabbala vera, algebra, arte combinatoria, lingua naturae, scriptura universali) Leibniz ricorda che “il massimo rimedio per la mente consiste nella possibilità di scoprire pochi pensieri dai quali scaturiscono in ordine altri infiniti pensieri, allo stesso modo in cui da pochi numeri…si possono derivare in ordine tutti gli altri numeri”.
Se quindi la didattica, attraverso i “pochi” ma “certi” pensieri, diviene “rimedio”, essa si spinge spontaneamente e concretamente al di là della mera didattica per divenire anche pratica terapeutica.
Forse non è una certezza ma una possibilità e anche per questo è forse bene non mettere limiti alla Provvidenza e ritenere possibile che la didattica possa avere anche una funzione terapeutica.


venerdì 6 luglio 2018

Riflessioni sull'indipendenza e la Costituzione Americana e Italiana

Due giorni fa è stato l’anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Un’occasione, per chi vuole, di approfondire certi argomenti come il concetto stesso di indipendenza per esempio.
Altre riflessioni potrebbero scaturire dal desiderio di approfondire la partecipazione italiana alla stessa indipendenza americana, al suo contributo alla stessa Rivoluzione americana in generale nonché  alla stesura della Dichiarazione d’indipendenza e della Costituzione americana. Penso che non tutti sappiano per esempio che un contributo molto rilevante a quanto sopra è stato offerto da due italiani, Filippo Mazzei e Gaetano Filangeri, l’uno toscano, l’altro campano.
Sarebbe una ricerca molto fruttuosa, quella di addentrarsi in queste biografie, tempo ben speso. Questi personaggi hanno inciso su quella che è ritenuta la più antica Costituzione, quella americana appunto.
La Costituzione italiana è più recente ovviamente ma non inferiore per cotenuti.
Ora un'idea su cui recentemente si sta focalizzando la mia attenzione è quella di perseguire l'applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana come elemento indispensabile e imprescindibile di coesione sociale. Immettere continuamente e costantemente carburante nella stessa, attraverso una riproposizione costante dei suoi principii.
E’ un’eccellente Costituzione che siamo riusciti a salvare recentemente dalle grinfie del PD. Non era scontato. Nel riflettere su questo pensavo anche che una sola cosa vi aggiungerei, senza toccare il resto, una cosa che per altro è stata formulata esattamente dai due italiani di cui abbiamo accennato sopra. Si tratta di quella che è da sempre ed unanimemente riconosciuta come la più importante affermazione della Dichiarazione d’indipendenza americana e che qui riportiamo:


"Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità” (Dichiarazione di Indipendenza, 4 luglio 1776).


La Costituzione italiana è quasi perfetta. Probabilmente al fine del suo perfezionamento ulteriore forse non resta altro che da aggiungere una cosa, ispirati da questa dichiarazione, non resta altro da aggiungere cioè che l’individuo ha il diritto di perseguire la propria felicità concetto principe della stessa Costituzione americana ma che, come abbiamo appunto detto, ha una paternità italiana che ce lo rende molto vicino. Si dice che questa affermazione sia nata forse a Pisa, nel caffè dell’Ussero, frequentato da Mazzei. Chissà? In ogni caso questa aggiunta credo che renderebbe la nostra assolutamente perfetta.


lunedì 25 giugno 2018

Letture sintomali

Uno dei migliori modi per creare i presupposti di una lettura sintomale è quello di “agitare le acque” in un modo o in un altro. Questo crea spesso il presupposto della confusione nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole e nella quale il caso torna a dominare e la meccanicità impera.  Così la confusione è funzionale alla lettura sintomale. Spesso questa confusione è determinata da interventi a sproposito o comunque superflui. Nella comunicazione, ci viene insegnato che “il di più, viene dal maligno”. Così, “il di più” determina, spesso aiutato dal caso, situazioni apparenti che vengono lette ciascuno secondo il proprio interesse o comunque, anche quando sono in buona fede, in modo erroneo. Interventi a sproposito, interventi superflui (spesso volutamente indotti e artificiosamente condotti) sono superabili solo da “obiezioni di coscienza” le sole che in certe situazioni riescano ad aprire spazi sacri in cui può operare Dio. L'obiezione di coscienza annulla la violenza insita nel superfluo comunicativo, indotto e cercato per destabilizzare. Vero è che nell'era della comunicazione ridondante non è semplice non essere ridondanti e quindi spesso superflui. Non viene naturale probabilmente. Ma è anche vero che spesso la ridondanza è cercata intenzionalmente per indurre in errore.
In ogni caso, non sono responsabile di dichiarazioni che non faccio e chiunque mi metta in bocca qualche cosa mai detta o pensata, o pretenda di conoscere il significato di gesti, espressioni, parole, figure, leggendoli in chiave simbolica o metaforica, vedendovi significati che non esistono, mente sapendo di mentire e legge quindi in modo sintomale o, nel migliore dei casi (ammesso che sia in buna fede) semplicemente sbaglia. Ma considerando l'energia spesa nel condizionare e dirigere l'immissione di fattori comunicativi superflui e destabilizzanti in determinate situazioni, difficilmente si può pensare alla buona fede e quindi l'idea di vedervi una vera e propria lettura sintomale prende decisamente consistenza.
Poi succede che se cerchi di evitare una lettura sintomale, cadi in una concomitante lettura sintomale.

giovedì 21 giugno 2018

Generica riflessione sui messaggi

Nell'era dell'informazione ridondante, è molto facile travisare un messaggio. E' facile travisarlo quando è esplicito e ancor più facile quando è subliminale. I messaggi subliminali esistono, ma esistono anche le associazioni simboliche che si possono agganciare agli stessi per travisarne il senso o indurre al travisamento del senso il destinatario.
Quando un messaggio è in codice, terze parti che intercettino il messaggio stesso, possono intenzionalmente operare su di esso per indurre in errore il destinatario. La II guerra mondiale insegna...forse anche la I.
Esistono anche messaggi che non nascono come tali, ma che lo diventano semplicemente perché qualcuno in ascolto (e magari non invitato) fa in modo che lo diventino, e vi vede dei significati che non ci sono o che addirittura (e questo è clamoroso ma possibile) vi vede dei significati opposti a quelli cui si dovrebbe pervenire se si intendesse veramente interpretare l'involontario produttore sinceramente. Si può leggere un messaggio in modo errato in buona fede e si può leggere un messaggio in modo errato intenzionalmente. In questo secondo caso io le chiamo "letture sintomali".
Non si faccia dire a nessuno (neanche a me) cose che non si dicono!!!
Per sintetizzare: la chiarezza e la semplicità rimangono un fattore imprescindibile nella comunicazione ("siate semplici come colombe"). Se si cercano forme di comunicazione alternative occorre concordare molto bene il codice, altrimenti il senso delle cose potrebbe prendere sia un verso sia il verso opposto al minimo soffio di vento. Ci sono cose poi così fragili che un alito di vento, anche un solo alito, può spazzarle via. Forse perché sono preziose, com'è prezioso un grande tesoro, nascosto forse in un'isola, magari nell'Isola delle scimmie...

mercoledì 30 maggio 2018

Governo

Quando arrivato a casa dal lavoro, ho raccolto frettolosamente le varie voci e impressioni politiche del giorno, ho creduto che il colloquio informale di Di Maio, al Quirinale, vertesse su un eventuale appoggio ad un esecutivo “Cottarelli”.  Questo naturalmente mi ha sbigottito non poco.
E siccome la fretta è una cattiva consigliera ho scritto di getto alcune cose sulla base di questi dati imprecisi in cui dichiaravo per esempio che, stanti così le cose, meglio il voto, e il prima possibile.
Poi ho capito che la proposta del movimento 5 stelle non era di un eventuale appoggio a un Governo Cottarelli, ma una proposta di fare nascere un Governo politico che non prevedesse Cottarelli PM. In questo caso le cose cambiano naturalmente dal mio punto di vista, ma bisogna vedere la disponibilità dell’altra forza indispensabile per governare, la Lega, che pare abbia il dente avvelenato e non senza una qualche ragione, per poter ipotizzare un Governo politico. Tuttavia se le acque dovessero calmarsi una considerazione da fare sarebbe, a mio modesto giudizio, questa: se hai già una buona mano, non aspettare la mano seguente per giocare, poiché le cose potrebbero non presentarsi esattamente così come le vorresti.
Quando una mano è buona, la si gioca, e lo si fa per il bene del Paese.
Non possiamo che aspettare nuovi sviluppi della situazione.


mercoledì 23 maggio 2018

Riflessioni sulla Costituzione

Giova sempre ricordare articoli della Costituzione e riflettervi sopra poiché essa è la fonte delle fonti del diritto, ma purtroppo spesso non è applicata, è dimenticata, e qualcuno la vive con malcelato senso di insofferenza. Si può e si deve conoscere meglio la Costituzione, per poterla applicare al massimo grado, ma non è facile. Addirittura vi è chi pensa, come il giurista Luciano Barra Caracciolo, che vi sia una diffusa illegalità costituzionale mal dissimulata dall'ossessione per la forma e le procedure. Ed è difficile non concordare con questa tesi. Quindi occorre ancora oggi ribadire con forza l'importanza della nostra Carta e invitare al rispetto di essa. Oggi cito dall'art. 33:


"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento".


Se libero ne è l'insegnamento, libero ne è l'apprendimento.
Possiamo insomma insegnare ed apprendere liberamente l'arte e la scienza.
Non è una cosa banale.

sabato 19 maggio 2018

Violenza, consapevolezza e obiezione di coscienza

Ci viene insegato che tutta la vita è vissuta in una situazione di sottomissione a vari ordini di leggi meccaniche. Leggi generali che si riversano nel particolare. Meccanicità e influenze che si riverberano variamente nella vita in generale e nella società umana. Anche nella società la vita di una persona è soggetta a leggi di vorio genere, a macro e micro influenze. Banalmente,  si  può dire che particolarmente in una società imperniata sul consumo, influenze e condizionamenti intenzionali mirano per esempio a influenzare abitudini, scelte, ad indurre all'acquisto di un certo prodotto piuttosto che di un altro. Questi condizionamenti sfruttano, consapevolmente o no, queste leggi meccaniche, particolarmente quelle che agiscono a livello inconscio. Spesso si può essere indotti anche a scelte errate da pubblicità ingannevoli. Influenze, inganni, sono all'ordine del giorno. Siamo sempre condizionati. Nella vita quotidiana poi i condizionamenti reciproci sono comunissimi, spesso involontari e altrettanto spesso volontari, studiati, talvolta inevitabili, qualche volta necessari. Ma riuscire a diminuirne la portata, particolarmente di quelli inutili o dannosi, è possibile entro una certa misura.
Ecco perché la crescita personale, la crescita dell’essere e della consapevolezza divengono importanti. Anche per far fronte ad influenze nefaste e poterle evitare.
La consapevolezza dovrebbe essere alla base di ogni nostra azione. Sapere cosa si fa, possibilmente saperlo con esattezza (che rappresenterebbe un bel traguardo), sarebbe piuttosto importante; non saperlo comporta invece una serie di inconvenienti. Questo è vero particolarmente quando ciò che facciamo ci è suggerito da terzi, da altre persone di cui non sappiamo niente, tantomeno gli scopi, ciò è vero cioè particolarmente quando ciò che facciamo non deriva da noi stessi, da una nostra scelta ma dalla scelta di qualcun altro. E vorrei adesso soffermarmi un po' su questo.
Esistono casi in cui terze persone possono dispensare ottimi suggerimenti, addirittura dei casi in cui i suggerimenti sono necessari o auspicabili. Spesso ne richiediamo. Spesso quindi questo suggerimento può essere dato a fin di bene e in buona fede, altrettanto in buona fede può essere compiuta l’azione che ne deriva. Ma potrebbe non essere sempre così, anzi, sussiste il più che fondato sospetto che altrettanto spesso questi suggerimenti non siano dati così in buona fede ma per ottenere un vantaggio personale del suggeritore (o di chi suggerisce al suggeritore, poiché è bene ricordare che esistono pure le catene di condizionamento), per ottenere un effetto studiato, che si basa sul condizionamento di colui cui il suggerimento viene somministrato. E siamo così ai c.d. “consigli senza coda”, cioè quei consigli dati a beneficio del consigliere e non del consigliato. Sono tipologie di suggerimenti che esistono, ce ne parlava già Esopo. Di questa presenza ci si può rendere conto soprattutto quando si avverte una certa insistenza ossessiva, nonché una reiterazione continua e spasmodica così da apparire senza soluzione di continuità. La presenza di questi elementi dovrebbe insospettire. In questi casi non è fuori luogo parlare talvolta, di vero e proprio bullismo, di autentica violenza psicologica. Spesso non è facile accorgersi di ciò ma ci sono delle spie cui stare attenti e l’insistenza, l’eccessiva reiterazione, la sproporzione dell’azione e dei mezzi impiegati per conseguire un fine (talvolta persino la superfluità), non rappresentano se non alcune di queste. In questi casi la presenza di elementi di violenza è praticamente certa. Ci sono scarse possibilità di sbagliare giudizio. Di fronte a qualcuno che ci suggerisce azioni da rivolgere a qualcun’altro, come capire se è a fin di bene o se si tratta di male quindi? Spesso non è facile ma ci sono però delle cose che si possono fare se un dubbio ci assale.
Per non divenire portatori inconsapevoli di violenza si può adottare un atteggiamento improntato alla prudenza e particolarmente all’ascolto della propria coscienza, vorrei dire, all’obiezione di coscienza. Si può fare obiezione di coscienza. Mi dici di fare questo? Ti rispondo che la mia coscienza mi suggerisce che è meglio non farlo.
L’obiezione di coscienza ti svincola dal rischio potenziale di divenire un “portatore sano” di violenza. Il suo esercizio può essere inteso anche semplicemente come un atto di prudenza, qualora non sussistesse l’esatta convinzione di essere indotti in errore da un suggerimento sbagliato, pur avvertendo che qualcosa non quadra. Non so che cosa mi stai chiedendo, pertanto, sospendo il giudizio, mi metto in uno stato di epoché, di attesa, di quella stessa attesa che potrebbe favorire il sopraggiungere della risposta che sto aspettando per risolvere il dubbio, ricevuta la quale deciderò se dirti di sì o di no.
Perché si può dire di NO, non è un reato, e non è nemmeno un peccato, anzi, al contrario. Infatti dire NO a qualsiasi forma di violenza o a qualcosa sospettata di esserlo, è dire SI’ alla propria coscienza, che sempre rifiuta la violenza! E questo si configura, anche da un punto di vista strettamente cattolico, come atto virtuoso, non certo peccaminoso. Quanto al reato, è del tutto evidente che un NO è semplicemente l’esercizio della propria libertà di espressione e di coscienza, e che quindi il reato non sussiste minimamente in questo caso.
Si può quindi dire NO ad una richiesta esosa e sbagliata, soprattutto se questa nega e quindi lede i diritti sacrosanti degli altri, ed è esattamente questa l’obiezione di coscienza: dire No al rischio di ledere i diritti degli altri.
Esercitiamo quindi l’obiezione di coscienza!! Che male c’è?
La consapevolezza è in accordo con la coscienza. Ciò che non è cosciente è meccanico, per cui ciò che non è in accordo con la coscienza è per esempio la catena meccanica degli eventi che si concatenano automaticamente in assenza di quella, ciò che è in disaccordo con la coscienza è anche la catena dei condizionamenti artificiosi, eccessivamente sospinti, coltivati, sfruttati, spesso per scopi personali e in antitesi con gli interessi di chi ne è fatto oggetto.
Ci sono condizionamenti che partono da lontano e che mirano, attraverso gli impulsi meccanici, gli automatismi, i riflessi condizionati, le azioni scarsamente meditate, la velocità (stigmatizzata dalla stessa Bibbia), dispensati anche nell’apparente leggerezza e ilarità (quando non si tratta espressamente e apertamente di coercizione), a condizionare scelte, anche scelte molto importanti, che riguardano il lavoro, la fede, il pensiero politico, le opinioni ed altro ancora (aspetti della vita importantissimi), impedendoti di vivere in pieno i tuoi diritti sanciti dalla Costituzione, come il diritto di compiere le tue scelte personali liberamente, di esprimere le tue opinioni personali ecc. Diritti quindi che pur sanciti dalla Costituzione, ben lungi dall’essere non dico difesi ma quantomeno rispettati, possono venire calpestati, magari inconsapevolmente, ma pur sempre calpestati. E’ possibile che ci si serva appunto dell’inconsapevolezza di colui a cui si somministrano suggerimenti e istruzioni inerenti un qualcosa da compiere su un'altra persona presa a bersaglio, il quale può essere tentato di credere, a torto o a ragione, che ciò sia fatto a fin di bene. Ma potrebbe non essere così.
C’è perfino chi pensa, per qualche ragione, di essere autorizzato a mettere le persone artificiosamente in situazioni di disagio e di poterlo fare reiteratamente, in virtù di una qualche idea di sviluppo della di lui personalità o coscienza, magari per qualche nobile scopo, persino in nome della consapevolezza stessa. L’intento può essere anche lodevole in sé, ma il mezzo però potrebbe essere piuttosto sbagliato.
Vi sono persone che autorizzano altri a metterli in tali situazioni, nel qual caso la cosa è facilmente tollerabile da chi la subisce, poiché chi la subisce è esattamente colui che in un certo senso la richiede. A tale proposito vorrei dirimere un dubbio qualora sussistesse: io non sono tra questi. Personalmente, penso che si debba semplicemente applicare la Costituzione, che in essa vi si debba continuamente immettere carburante, come diceva Calamandrei, e che questo carburante lo si immetta rispettandola e applicandola al massimo grado anche e soprattutto nel rispetto degli altrui diritti. E penso ancora che certe pratiche, se non richieste, siano in netto contrasto con essa. In ogni caso se chi pensa di essere autorizzato a mettere le persone artificiosamente in situazioni di disagio o di prova artificiosa, lo fa nei confronti di chi lo richiede, poco male, c’è il consenso; viceversa si configura la presenza di un certo dolo, se non di un reato vero e proprio ancorché difficilmente dimostrabile. Ma la nuova frontiera della violenza (anzi l'antica) è esattamente quella di poter essere perpetrata nell'indimostrabilità, cioè sotto forme difficilmente individualizzabili e additabili come tali. In questo senso la violenza psicologica è più appetibile e funzionale di quella fisica.
Insomma il condizionamento può avvenire anche all’insaputa del condizionato, nel qual caso i condizionanti hanno una maggiore probabilità di riuscita rispetto ai propri scopi. Anche qui comunque bisogna chiarire subito che non è detto che tale condizionamento sia necessariamente negativo o volto al male, ma è esattamente l’assenza di consapevolezza che rende qualsiasi scelta del condizionato, specie quelle che vanno nella direzione auspicata dai condizionanti, troppo meccanica e quindi allo stesso tempo effimera, inconsistente, senza peso specifico e quindi suscettibile di essere modificata o disconosciuta in futuro con una qualche ragione. Infatti un condizionamento subìto inconsapevolmente porta ad una scelta inconsapevole ed è proprio in ciò che si annida il male. Perfino negli ambienti militari di un tempo, anche dell’antichità, si diceva che “l’obbedienza spontanea supera sempre quella forzata” e sì che si trattava di ambienti militari appunto, ambienti nei quali al soldato non era richiesto se non di obbedire, senza sé e senza ma. Figuriamoci quanto ciò debba considerarsi vero al di fuori di un simile ambiente e particolarmente in un ambiente dove è richiesto un grado di coscienza di un certo tipo. Forzare una scelta senza nemmeno lasciare la possibilità di un assenso o dissenso non è solo disonesto è a lunga scadenza controproducente.
Quindi diviene importante aumentare il grado di consapevolezza sia in generale sia in alcune situazioni specifiche. Se anche questo articolo, pur nella sua scarsa visibilità, riesce a contribuire a questo, a sospingere cioè ad aumentare il grado di consapevolezza di certe azioni o a sospenderle, per il tempo necessario per comprenderne la natura, gli scopi, gli esiti, il tempo speso per redigerlo non sarà stato speso invano.
Esercitiamo l’obiezione di coscienza, questo è l’invito, perché dalla coscienza non può derivare se non un bene!!!


sabato 7 aprile 2018

Un Governo come il popolo vuole!!!

Mi sembra normale che dopo la vittoria alle elezioni di una coalizione (quella del centro-destra) essa si presenti unita alle consultazioni. Non si può obiettare niente a questo proposito. Si deve anzi riconoscere la coerenza.
E’ vero anche, tuttavia, che l’unità di tale compagine non è sembrata del tutto omogenea e questo è apparso così fin dall’inizio.
Ciò si deve sostanzialmente ad una diversa visione di due dei quattro componenti della coalizione, Lega e FI, sull’approccio da tenere nella dialettica con le istituzioni europee (dell’Unione europea). Più critica la Lega assai meno FI, poi vedremo.
C’è anche chi dice che gli elettori che hanno votato Lega lo abbiamo fatto proprio perché essa era alleata con FI. Ma direi che, al contrario, qualcuno ha visto con diffidenza la ricomposizione di una coalizione che nel passato aveva già avuto la possibilità di governare e che ha scontentato molti. Soprattutto perché l’egemonia di FI determinava un appiattimento nella visione nazionale e comunitaria delle cose, nonché la proposizione di stilemi e idee estremiste e spesso errate come la demonizzazione del pubblico in favore del privato con i conseguenti mantra “pubblico brutto, privato bello”, “privatizziamo per abbattere il debito pubblico” e via discorrendo. Mentre dobbiamo riconoscere che la Lega, una volta svincolata dai legacci e dai mantra retrivi di FI, ha saputo crescere e molto, e molto bene, divenendo una forza politica dinamica, aperta, intelligente, che ha saputo intercettare il sentimento nazionale, assorbire intelligenze, creare convergenze di intenti.
Ma il riaffiancamento a FI ha fatto temere che tutto questo potesse scomparire a meno che essa, la Lega, non divenisse la prima forza all’interno della stessa coalizione di centro-destra, poiché la prima forza di una coalizione determina il colore di fondo di quella coalizione. Gli elettori hanno quindi deciso di dare alla coalizione una colorazione diversa, più tendente al verde della Lega che al blu di FI. Nel secondo caso saremmo stati di fronte ad una “Già visto”, nel primo invece no. Ecco perché l’elettorato ha premiato la Lega a discapito di FI.
Ciò detto, veniamo alla situazione delle forze in campo, piuttosto nota, in vero. Nessuna forza piò governare da sola, serve quindi una coalizione. Ci sono due schieramenti vincitori: 1) Il centro destra; 2) il movimento 5 stelle. C’è uno schieramento che ha perso le elezioni ed è il PD. Questo può significare solo che il popolo vuole un cambiamento, vuole discontinuità col passato.
La cosa più ragionevole a questo punto è una coalizione costituita dall’unione del centro-destra col movimento 5 stelle.
Ma si registra una certo disappunto da parte del movimento 5 stelle a coalizzarsi con FI e, d’altro canto, si riscontra un certo disappunto da parte di FI a coalizzarsi col movimento 5 stelle.
Il primo passo a questo punto dovrebbe essere compiuto da FI per evitare di congelare il cambiamento che mai più di ora si sta rendendo possibile.
FI quindi non dovrebbe gelare il cambiamento, dovrebbe assecondarlo anche cominciando a cambiare se stessa se necessario. Infatti se FI rimane quella che è non è utile al cambiamento costruttivo dell’Ue. E che della necessità di un cambiamento costruttivo nell’Ue ci sia bisogno, sono in molti ad essersene accorti finalmente. Così com’è oggi, FI non potrebbe cambiare una virgola poiché manterrebbe lo statu quo.
Prova ne sia il fatto che FI ha approvato il pareggio di bilancio in Costituzione, il trattato (e fondo) ESM, (leggi pure “fondo strappa sovranità” o “fondo salva banche”), il Fiscal compact, ha votato in parlamento europeo per impedire alla Corte di Giustizia Europea di valutare il CETA e via discorrendo. Insomma FI sembra proprio una formazione politica che vive sul dogma che questa Ue sia perfetta così com’è (e che quindi non sia perfettibile) tale per cui ci si può solo piegare ai diktat che da essa provengono anche quando piegarvisi significa mettere in ginocchio una intera economia nazionale e distruggere lo stato sociale. Questo spiega in parte anche il ridimensionamento dei suoi voti. A parole FI si dichiara per il cambiamento in Ue, alla prova dei fatti, approva sempre quello che l’Ue impone, senza mai tentare di opporsi o di proporre una soluzione alternativa. Spiace dirlo ma così com’è FI non è di alcuna utilità al centro-destra né all’evoluzione dell’Ue. FI sembra anzi incarnare il vecchio centro-destra un po’ classista, un po’ globalista, un po’ pro-multinazionali, quel centro-destra che crede che il privato sia l’unica cosa bella e che ciò che è pubblico (e per questa sola ragione) sia brutto e cattivo a prescindere, quel tipo di centro-destra che fomenta il mantra “privato bello, pubblico brutto” appunto, quello che dice che dobbiamo privatizzare per diminuire il debito pubblico e via discorrendo.
Tutti quei difetti di cui la lega si è emendata (ragione per cui cresce assorbendo anche dal bacino di FI) in FI sembrano rimasti come zavorre inamovibili.
Ma cambiare è possibile e quindi, non mettiamo limiti alla provvidenza e speriamo che all’interno di FI si apra una stagione di riflessione e di evoluzione che la porti semplicemente a comprendere che l’Ue è perfettibile e che lei, FI, può contribuire al suo perfezionamento se solo si convince che questo cambiamento è, non solo possibile, ma addirittura auspicabile per tutti!
Riassumendo: è giusto che il centro destra si presenti unito alle consultazioni, ma se FI insiste nel porre veti ad accordi col movimento 5 stelle, si pone fuori da se stessa dal cambiamento, dall’ipotesi di governo.
E per la Lega rimanere ancorata ad una forza che, contrariamente ad ogni ragionevole auspicio, con la sua zavorra impedisce il cambiamento positivo del Paese e dell’Ue, non è una cosa positiva, non è certo il favore più grande che può fare al proprio elettorato e temo quindi che se ne dovranno trarre le debite conclusioni. Se FI ha difficoltà a trattare con i 5 stelle, faccia pure, ma se mette se stessa fuori da un’ipotesi di governo non può pensare di poter trascinare tutti dietro di sé. A questo punto quindi se FI non cambia atteggiamento, non si modernizza, non si apre al nuovo che avanza, impedendo accordi auspicabili, diviene anche giusto, se non doveroso, svincolarsi da una simile zavorra.
Il popolo vuole un cambiamento, è questo che ha chiesto! Un governo come vuole il popolo è possibile, è possibile adesso, senza bisogno di altre elezioni!
Si cerchi di leggere con attenzione ciò che il popolo chiede!!

domenica 1 aprile 2018

Riflessioni nel giorno di Pasqua

Dopo il voto italiano del 4 marzo molti in Ue si affrettano a rilasciare dichiarazioni e dicono di aspettarsi qualcosa dall’Italia; c’è chi dice di aspettarsi responsabilità, chi dice di aspettarsi una prova di realismo, ecc.
Ecco a mio giudizio quello che l’Ue dovrà aspettarsi dall’Italia:
che gli italiani comincino a prendere coscienza del fatto che l’Italia non è una Repubblica fondata sul taglio dei salari o delle pensioni, la cui sovranità appartiene alla BCE o al FMI ma una Repubblica fondata sul lavoro la cui sovranità appartiene al popolo, e che essa riaffermi solennemente la sua determinazione inflessibile a rispettare la sua propria Costituzione, la Costituzione della Repubblica Italiana, che è una Costituzione di una Repubblica sovrana!!!

In questo giorno di Pasqua in cui Cristo risorge non saremmo scontenti di apprendere che Egli benedice anche il risorgere di una Nazione, l'Italia.
Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso (dal Salmo 118(117)).

E se queste riflessioni e queste speranze troveranno grazia  agli occhi del Signore, rallegriamoci ed esultiamo!


Buona Pasqua di Resurrezione a tutti!!!


giovedì 22 marzo 2018

Troika, in Italia non sei la benvenuta!!!


Ecco la riforma delle pensioni che il FMI suggerisce al futuro governo.
* via 13ma e 14ma;
* ricalcolo col contributivo delle attuali pensioni;
*abbassare contribuzione a carico dei datori di lavoro.
Quello del FMI sembra a tutti gli effetti un cd. “consiglio senza coda”, cioè un consiglio dato a beneficio del consigliere e non a beneficio del consigliato.
Vorremmo far notare al FMI che questo tipo di richieste se accolte deprimerebbero la domanda interna (quella che Monti si è tanto vantato di avere già distrutto nel nostro Paese) e ciò porterebbe come conseguenza a deprimere l’offerta e quindi la produzione. Ciò produrrebbe licenziamenti e quindi disoccupazione e uno stato generale di crisi, se non di vera e propria recessione. Le conseguenze della crisi, non ancora superata, cui devono sommarsi le conseguenze dell’austerità, vedrebbero così sommarvisi la riduzione del potere d’acquisto di una categoria importante di cittadini e tenderebbero ad un aggravarsi complessivo della situazione. Ma il FMI non le conosce le basi dell’economia? Perché delle due l’una: o il FMI è incopetente oppure, se è competente nel suo operato e nei suoi suggerimenti c’è del dolo. Il consiglio così fraterno (scusate l’ironia) che il FMI a propinato al futuro nuovo Governo, produrrebbe se applicato soltanto disagi sociali i quali, vorremo fare notare ancora, innescherebbero un circolo vizioso di cui non si intuisce la fine. Da un simile risultato uno Stato potrebbe essere messo in ginocchio (forse dovremmo dire MESso in ginocchio) e ciò potrebbe portare anche alla scelta estrema del prestito da richiedere al MES (o ESM), che il MES spera sempre venga richiesto, col quale gli organismi democraticamente eletti di uno Stato verrebbero esautorati e sostituiti dal MES stesso.
Vorremmo fare ancora notare al FMI che il MES è la Troika stessa e che la Troika è costituita da Commissione europea, BCE e (guarda guarda!) anche dal FMI!
In altri termini, ripetiamo, i consigli del FMI ci sembrano “consigli senza coda”, cioè consigli dati a beneficio di se stessi (del consigliere) e non del consigliato come si evince dal fatto che, se fossero applicati, porterebbero il FMI stesso (come componente della Troika) a governare uno Stato al posto degli organismi democraticamente eletti (e perciò legittimati a farlo, a differenza del FMI), cioè ad esautorare gli organismi legittimamente preposti per governarlo  in barba alla volontà popolare e alla Costituzione della Repubblica.
Il FMI suggerisce quindi quelle strategie in definitiva per rafforzare se stesso, per il bene di se stesso (non certo per il nostro), per divenire il sostituto del Governo dello Stato cui elargisce i propri suggerimenti.
Quindi…NO, grazie!


giovedì 1 marzo 2018

Considerazioni elettorali 3

Voteremo quindi con la Vlad Tepes (leggi Vlad Zepesc), più nota come Rosatellum, la legge elettorale voluta per vampirizzare i piccoli partiti. Il PD chiede al proprio elettorato di avallare una simile scelta chiedendo voti.
Ora dove sta il fascismo visto e considerato che di recente se ne parla molto? Dove lo si deve cercare? Sappiate che se avallerete coi fatti una legge che vi impedisce di scegliere con le preferenze il vostro candidato premiando chi l’ha voluta, se avallerete una legge che deprime i vostri diritti le forze che un tempo furono alla scaturigine del fascismo e del nazismo e ne costituirono la struttura intima fondamentale, sono già pronte a recepire questa informazione e a trarne le conseguenze, cioè a togliervi quei diritti e altri ancora. Non aspettano altro che di sentirvelo dire. Ecco perché non è opportuno avallare un operato di un partito che ha voluto una legge elettorale per l’ennesima volta in odore di incostituzionalità. Se vogliamo evitare che in futuro si ripeta una situazione del genere dobbiamo imporci di non premiare chi l’ha voluta.
Per i delusi del PD si aprono a sinistra scenari interessanti che potrebbero interessare l’elettorato. Da Liberi e Uguali a Potere al Popolo, a Ingroia, a Rizzo.
Per quanto riguarda il centrodestra è dato per favorito. Ma non è chiaro se si arriverà alla maggioranza assoluta. In questo caso purtroppo realisticamente dobbiamo pensare all’ipotesi "ribaltone" o "inciucio". Al quale starebbero lavorando, si dice (al di là delle dichiarazioni obbligate) Forza Italia, il PD, + Europa, Insieme ecc.
Vorrei esprimere la mia opinione in proposito. Questo dell’inciucio è lo scenario meno auspicabile per il cambiamento nel Paese. Semplicemente tutto rimarrebbe così com’è. Occorre quindi essere previdenti e togliere alla radice il rischio di un simile ribaltone. C’è un solo modo per evitare che ciò possa attuarsi, ed è che la Lega sia davanti a Forza Italia nella coalizione di centro destra. Con il Movimento 5 stelle prima forza politica del Paese e la Lega davanti nel centro-destra ciò sarebbe matematicamente impossibile. Così auspico che appunto la Lega possa trovarsi davanti a Forza Italia che è un partito estremamente adiacente, quest'ultimo, a tutto ciò che le istituzioni europee impongono con i propri diktat. Non posso dimenticare tanto facilmente che i parlamentari europei di Forza Italia hanno votato per impedire alla Corte di Giustizia Europea di appurare se il trattato CETA non leda per caso i principii costitutivi dell’Ue. Perché impedirglielo?  In poche parole se Forza Italia si troverà davanti alla Lega sarà CETA! Un altro punto estremamente negativo per l'Italia, proposto da Forza Italia è la riproposizione delle privatizzazioni per tamponare il debito pubblico. Ripeto qui, che non sono le privatizzazioni ad essere funzionali all'abbattimento del debito pubblico, ma che è il debito pubblico che è funzionale alle privatizzazioni, ragion per cui chi propone una simile soluzione (si fa per dire) non sarà mai interessato ad abbassare il debito, altrimenti che scusa adottare per privatizzare? Vorrei ricordare che questa tesi è stata alla scaturigine della deindustrializzazione del nostro Paese.
Invece credo che sia arrivato il momento di farsi sentire, di ritrovare un po’ di orgoglio nazionale per essere capaci di rigettare politiche, trattati di libero scambio sfavorevoli, trattati che non solo non ci favoriscono ma che addirittura ci danneggiano. Pensiamoci bene quindi prima di votare FI.
Se Forza Italia sarà davanti si parlerà di Esercito comune di Superministri e Superministeri e via discorrendo con tutto ciò che questo comporterà, come per esempio la fagocitosi delle industrie militari italiane da parte della Francia. Questo in un momento in cui si devono necessariamente ridiscutere i Trattati europei che sono cresciuti senza considerare l’armonizzazione con la Costituzione Italiana, per cui ecco che si cerca di cambiare la Costituzione per assoggettarla all’Ue piuttosto che fare il contrario¸ per cui serve una dichiarazione di supremazia della Costituzione italiana sui Trattati europei.
E’ arrivato il momento di proporre i NO che fanno crescere.
Ma se FI sarà davanti ciò non sarà possibile. Per cui elettore, se sei indeciso ma vorresti votare il centro-destra ricordati di preferire la Lega o Fratelli d’Italia a Forza Italia.


martedì 27 febbraio 2018

Considerazioni elettorali 2

Queste elezioni sono caratterizzate da una legge elettorale IMMORALE (così la definisce Ainis, per esempio) e in odore di incostituzionalità.
Questa legge elettorale è stata voluta dal PD. Tutti sanno che il Rosatellum (da Rosato, PD) è una legge elettorale senza preferenze che non ti consente di scegliere il tuo candidato. Tutto questo nonostante la sentenza n.1 del 2014 della Consulta che annoverava tra le ragioni di incostituzionalità del Porcellum,  tra le altre cose, l'assenza di preferenze. Ma in quest'ultima legge elettorale, addirittura se le liste non raggiungono il 3 % i voti presi dalla lista vanno al partito di maggioranza della coalizione.
Lo vedo e ne discuto tutti i giorni perché si dà il caso che mia madre sia candidata deputata nelle fila di Lista Insieme (PSI, Verdi, Sant’Agata) nella coalizione di centro-sinistra. Io non la voterò naturalmente. Ora, se la sua lista non raggiunge il 3 %  e si ferma, mettiamo, al 2,9 %, questo 2,9 % va a infoltire il PD e tu rischi di votare uno ed eleggere un altro. Rischi cioè di votare una lista perché magari ti piace una persona di quella lista, ma il tuo voto va ad eleggere un’altra persona di un altro partito, uno che nemmeno conosci e che magari (se lo conoscessi) non vorresti mai votare in vita tua e anzi, magari vorresti proprio che non potesse mettere mai piede in Parlamento. Ecco, a chi ti fa una simile porcata, a chi ti toglie il diritto di scegliere il tuo candidato è arrivato il momento di dire BASTA! Se voti un partito che ti toglie questo diritto sancito dalla Costituzione gli stai dicendo che sta facendo bene, stai avallando il suo operato e stai gridando al mondo che è giusto per te che ti vengano tolti diritti fondamentali. E non, solo stai anche gridando al mondo che per te è giusto che un partito tolga quel diritto anche ai tuoi concittadini. Quindi, se sei autolesionista e vuoi avallare un simile operato, per me sbagli (e vorrei dissuaderti), perché ti fai del male ma chi può impedirtelo? Però pensa anche che nello stesso tempo stai facendo del male a tutti i tuoi concittadini la cui Costituzione assegna la facoltà di scegliere il proprio candidato. Il nostro senso civico deve farci dire NO ad una simile proposta di legge elettorale, e c'è solo un modo di farlo ed è quello di imporsi per dovere civico di non votare chi l'ha proposta. Il Segretario del PD dice a parole di rispettare gli elettori ma nei fatti concreti dimostra di non permettergli di scegliere, attraverso le preferenze il proprio candidato. Se questo è rispetto!
Per cui dobbiamo acquisire la consapevolezza che possiamo fare molto per cambiare questo modo di fare lesivo della dignità di ogni cittadino. Possiamo per esempio dimostrare il nostro dissenso nei confronti di chi ha voluto e proposto questa indegna legge elettorale, ribadisco, rifiutandoci per responsabilità democratica istituzionale, per amore del diritto, della Costituzione, per dimostrare di non voler essere presi in giro, rifiutandoci dicevamo di votare chi ha voluto questo obbrobrio di legge elettorale. 
Anche per questo quindi, non votare PD!
Il mio grazie, se non lo farai!!!


lunedì 26 febbraio 2018

Considerazioni elettorali

In campagna elettorale si continuano a divulgare false categorie interpretative. Tanto siamo così capaci di comprenderci a vicenda che vale la pena introdurre queste false categorie interpretative, tanto per rendere meno intellegibili i propri discorsi e quelli degli altri, altrimenti che gusto c’è? Scusate l’ironia. Sono soprattutto i sedicenti europeisti a disseminare ogni spazio mediatico del termine “antieuropeisti”, “antieurpei” e via discorrendo. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di pure e semplici falsità.
Si confonde molto volentieri per esempio l’appartenenza all’eurozona (zona che usa l’euro come valuta) con l’appartenenza alla Unione europea, che sono due cose molto diverse. Ed è difficile pensare che dietro l’uso di queste false categorie non ci sia disonestà intellettuale o tattica politica volta alla disinformazione allo scopo di delegittimare l’avversario politico, confondere le acque e veicolare timori irrazionali ventilando chissà quale ipotetico scenario futuro catastrofista. E' difficile pensare che chi le usa non conosca queste differenze.
Chi è per l’uscita dall’Unione europea lo dichiara apertamente, senza nascondersi dietro un dito, ne fa una bandiera, vedi Rizzo per esempio. Quindi la categoria degli antieuropeisti esiste ma non è così diffusa come i sedicenti europeisti, che l’affibbiano a tutti coloro che non si piegano supinamente ai diktat europei, vorrebbero lasciare intendere.
Quando si rinuncerà a questi espedienti disinformativi di basso lignaggio avremo fatto un passo avanti nella reciproca comprensione. E la reciproca comprensione è una conditio sine qua non per costruire il futuro.


giovedì 8 febbraio 2018

Da Ansaldo Breda a Italo: dov'è la visione industriale dell'Italia?

Paolo Maddalena, noto giurista e magistrato, già giudice costituzionale, commenta così la vicenda di Italo venduto agli americani di GIP: “Mentre l'Inghilterra rinazionalizza le linee ferroviarie Italo cede agli stranieri le linee ferroviarie italiane a lui svendute. Perdiamo così altre fonti di ricchezza nazionale. Il popolo, ignaro, resta indifferente.
È possibile un rinsavimento, o siamo rimbecilliti?”
Questo di Maddalena è uno sfogo comprensibile. Chi dobbiamo ringraziare? Verrebbe da rispondere intanto, che dobbiamo ringraziare chi ha venduto. Tuttavia è anche bene precisare che Italo NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) è un'impresa ferroviaria privata che, se non erro, nasce come tale, cioè come privata fin dalle prime battute. Non si tratterebbe in questo caso di una privatizzazione di un comparto pubblico delle ferrovie che poi viene ceduto in mani straniere in vista di lauti guadagni. Quindi in realtà non si tratterebbe dell’ennesimo esempio di ciò che significa privatizzare in Italia. E' un caso un po' diverso. Certo è che in Italia i casi di privatizzazioni che gradualmente si trasformano in colonizzazioni ci sono, vedi TIM Telecom. In questi casi di chi è la responsabilità? Intanto possiamo dire che siamo stati cresciuti succubi di un mantra, quello che dice: “Stato cattivo, privato buono”. Ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Niente di più lontano dal vero, naturalmente, ma il mantra ripetuto ossessivamente ha fatto proseliti e annebbiato la lucidità di pensiero di molti. Quindi, in questi casi la responsabilità è anche di chi diffonde simili teorie.  Per tornare alla vicenda Italo NTV, anche se si tratta di un caso diverso, rimane il rammarico per non aver trovato un compratore italiano che potesse far sì, acquisendolo, di redistribuire sul territorio italiano i proventi della società. Così invece i proventi prenderanno il largo e arriveranno dall’altra parte dell’oceano. E' una mancata fonte di ricchezza per il Paese. Italo nasceva all'insegna dell'italianità, già nel nome, ma a ben guardare gli AGV 575 e gli ETR 675 (i treni) sono della Alstom che è francese e quindi al di là del nome la de-italianizzazione in vero era già cominciata anni addietro.
Possiamo quindi dire che lo sfogo di Maddalena è comprensibile anche perché è un grido contro l'incapacità degli italiani di fare sistema e di organizzarsi in vista di un interesse collettivo, per il bene della società italiano in generale. L'unica consolazione dell'operazione dipende forse dal fatto che potrebbe innescarsi una concorrenza che potrebbe portare al ribasso il prezzo dei biglietti ferroviari. Speriamo, ma sarà così? Vedremo... Quindi non so neanche come prendere il commento del Presidente di Confindustria, secondo il quale questa operazione è il sintomo dell’interesse a investire nel nostro Paese.
Può darsi ma a volte verrebbe da pensare che se questi sono gli investimenti è molto meglio farne a meno. Infatti un investimento dovrebbe costituire un guadagno per il Paese in cui si investe (non un guadagno per pochi, ma per il Paese), per essere definito realmente tale. Quando un “investimento” determina una perdita di ricchezza reale e potenziale, non vedo che cosa possa definirlo tale. Purtroppo gli effetti negativi del mantra di cui sopra sono ancora diffusi nel nostro Paese e non sarà facile riuscire a mitigarne gli effetti negativi. Ma ci dobbiamo provare! E un dovere!
I privati pensano al proprio tornaconto personale, spesso non c’è visione sociale in loro, ma si da per scontato che la somma di più egoismi e di più interessi complementari o contrapposti determini poi il riequilibrarsi della situazione verso il bene collettivo, spontaneamente. Quindi vi sarebbe un automatico socializzarsi della situazione e non è richiesto agli stessi privati di farsi carico di una visione sociale. Ognuno deve fare il proprio mestiere, si dice, quello che si sa fare meglio. Ma anche qui sarebbe interessante verificare di continuo la veridicità di questa teoria perché talvolta (e particolarmente nelle famose privatizzazioni di comparti dello Stato) qualche dubbio al riguardo capita di farselo venire. In ogni caso, in generale (anche a livello globale) è difficile non rendersi conto che un ruolo importante nel determinare una pessima redistribuzione delle ricchezze, spetti all'avidità, di denaro e di potere (e spesso le due cose coincidono).Quando una società nasce come privata, come nel caso di Italo, è comprensibile che a un certo punto si sia tentati di trarre il massimo profitto anche vendendo. Può rimanere il rammarico per la perdita della redistribuzione dei profitti sul territorio, questo sì, ma in generale non possiamo stracciarci le vesti, perché è abbastanza naturale. Ma quando il profitto per pochi privati è determinato dalla vendita (spesso svendita) di interi comparti dello Stato ciò è meno tollerabile. Purtroppo è impossibile non pensare per associazione, all’altra vicenda ferroviaria del nostro Paese, cioè alla svendita di Ansaldo Breda, ceduta dal Governo Renzi ai giapponesi. Ma che tipo di visione industriale ha la nostra classe politica per il nostro Paese? Stando ai dati, la nostra classe politica non ha alcuna visione industriale per il nostro Paese, motivo in più per cambiarla, questa classe politica. Ma per non farsi cambiare questa classe politica fa di tutto. Per esempio forgia leggi elettorali che impediscono ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti come per esempio il Rosatellum che prende il nome da Rosato (PD), per questo eletto da Renzi (PD) “uomo dell’anno” sul treno (n.b.: treno!) destinazione Italia. Ma quale insegnamento viene impartito ai cittadini italiani se un politico che fa una legge elettorale che un costituzionalista come Ainis dichiare “immorale”(una legge che non permette agli stessi cittadini di scegliere i propri rappresentanti), viene eletto “uomo dell’anno” da un altro politico che è stato da poco Primo ministro? Quale insegnamente deve trarne il popolo? Qual è l'esempio che viene dato dal Primo ministro?
La politica purtroppo sembra dormire sonni profondi, anch’essa subissata da nozioni come quella di cui sopra, "Stato cattivo, privato buono!" o dal timore indotto da nozioni come quelle di "aiuto di Stato".  Ma senza Stato non c'è Stato e uno Stato ha il diritto di difendersi. Purtroppo non viene mai sottolineato abbastanza come uno dei fattori che più impediscono ad un Stato di avere un consolidamento industriale sia costituito dall'avidità di pochi. Sì, è l'avidità uno dei fattori più significativi nel determinare una pessima redistribuzione della ricchezza e uno dei fattori che giocano un ruolo da protagonisti a livello planetario nel determinare le disuguaglianze. Quando avremo combattuto a dovere l'avidità avremo vinto una battaglia importante e la vittoria di questa battaglia implicherà anche una migliore redistribuzione della ricchezza e una migliore gestione delle risorse di un Paese. Quando rivaluteremo il ruolo industriale dello Stato? Invece…pubblico cattivo, privato buono…e gli effetti non tardano a farsi sentire.
Invece in Inghilterra la musica è diversa e Maddalena fa bene a ricordarcelo poiché è bene vedere la distanza che intercorre tra un popolo, quello inglese, che sa sentirsi tale e un altro popolo quello italiano, che non sa comprendere ciò che gli sta accadendo intorno e che forse continua a ripetersi nella mente ciò che gli è stato artatamente inculcato: pubblico cattivo, privato buono…pubblico cattivo, privato buono…pubblico cattivo, privato buono… La realtà è che il privato talvolta può essere cattivo, talaltra buono e il pubblico, parimenti, talvolta può essere buono, talaltra cattivo.


Per riequilibrare gli effetti devastanti del mantra di cui sopra dobbiamo aiutarci diffondendone uno nuovo: privatizzazioni = avidità al potere, nazionalizzazione = utilità sociale al potere!!!

 
 


martedì 30 gennaio 2018

Elettrovoto e Democrazia

La notizia del via libera al cambiamento dello statuto di Roma Capitale, da parte della giunta Raggi, con l’introduzione della sperimentazione del voto elettronico, ripropone di nuovo questo argomento agli onori della cronaca.
Due premesse. La prima è che in linea generale il cambiamento dello statuto di Roma Capitale mi vede abbastanza concorde tranne che per alcune cose tra le quali si pone questo specifico punto, il voto elettronico.
La seconda mi permette di specificare e chiarire fin da subito che sono sempre fedele alla linea: NO all’elettrovoto o voto elettronico, falso mito di progresso!

Società 2.0, innovazione, digitalizzazione, saranno queste le espressioni, questi i termini con i quali catturare mediaticamente l’attenzione dei più ingenui, insieme naturalmente a tante altre belle frasi, e illuderli di farli entrare in un era più democratica, più moderna, proprio mentre i sistemi opachi (ma permeabili, bada bene, da terze parti tecnologicamente istruite) della digitalizzazione, rischiano di poterla compromettere esattamente col voto elettronico.
Intendiamoci, se si tratta di votare elettronicamente per il vincitore di San Remo, e lo dico con tutto il rispetto per San Remo, sono d’accordo anch’io! Ma se si tratta di politica, di diritti fondamentali, di elezioni, di rappresentanti del popolo, in questi casi, bè… no, sono totalmente contrario.
Ma prima di continuare vorrei citare un personaggio, noto come Gurdjieff. Egli diceva ai suoi allievi nella Russia del 1916, in piena prima guerra mondiale: “[…] la gente crede nel progresso e nella cultura. Ma non vi è nessun progresso di nessun genere. Ogni cosa è esattamente com’era migliaia e decine di migliaia di anni fa. La forma esteriore cambia. L’essenza non cambia”. E a proposito dell’uomo poi: “ L’uomo resta esattamente lo stesso. Le persone colte e civilizzate vivono con gli stessi interessi dei selvaggi più ignoranti. La civiltà moderna è basata sulla violenza, la schiavitù e le belle frasi; ma tutte le belle frasi sulla civiltà ed il progresso non sono che parole”. (Gurdjieff)
Ecco, come premessa a tutto il resto vorrei mettere queste opinioni di Gurdjieff. Cerchiamo di tenerle presenti e proseguiamo.

Per tornare quindi più esattamente all’elettrovoto, i problemi a detta di molti, sorgono proprio nel momento in cui si entra nella disciplina politica (e meno male, mi verrebbe da dire!). Possono essere vari i sistemi di voto elettronico, da quelli con le schede perforate a quello coadiuvato dalla rete, dall'uso di PC e programmi gestionali per memorizzare ed effettuare il conteggio delle preferenze espresse dagli elettori. Eppure (io dico: per fortuna!) pare che questi sistemi fatichino ad affermarsi proprio perché permangono alcuni timori, sulla correttezza, sulla trasparenza della procedura di voto e soprattutto su quello che viene visto come il delicato aspetto legato alla riservatezza. 
L’approccio con il voto digitale sia negli USA sia in Europa non è stato dei più semplici benché negli USA si sia poi affermato (in Europa meno). Sull’argomento si sono scatenati diversi dibattiti dalle molte sfaccettature, e sfumature. Essi vertono principalmente sull’effettiva valenza di tali sistemi, del metodo di calcolo utilizzato, degli errori degli elettori, dei possibili malfunzionamenti del programma o della macchina informatica, o delle schede ecc. ma anche sulla possibilità di manomissioni da parte di terze parti, cioè di pirati informatici. Tra gli episodi che hanno smosso maggiormente la sensibilità pubblica in tema di elezioni vi è probabilmente l’episodio accaduto durante le elezioni presidenziali del 2000 in Florida quando le schede perforate riportarono un errore, episodio di cui riparleremo tra un attimo.
Come apprendo da un articolo in rete (DDay.it) In Europa la Germania e la Norvegia sono i Paesi più diffidenti rispetto al sistema elettronico di voto. Dopo un periodo sperimentale iniziato nel 2003 Il Ministero degli Enti Locali e dello Sviluppo Regionale norvegese ha deciso nel 2014 di interrompere ogni forma di elettrovoto. Ciò sembra sia dovuto all’impossibilità di trovare d’accordo le varie componenti parlamentari sulla sicurezza del sistema nonostante le continue discussioni. Secondo molti parlamentari non si sarebbe potuta garantire la sicurezza del sistema e particolarmente una precisa autenticazione dei voti e così si è tornati al sistema tradizionale.
Non facciamoci illudere né imbambolare troppo facilmente quindi dal dolce suono (quasi di flauto magico) di espressioni come società 2.0, svolta digitale, progresso tecnologico e via discorrendo. In questa vicenda all’avanguardia non ci sono i sistemi 2.0, al contrario si situa un’altra cosa, una Nazione: la Germania. La Germania sì (oggi alle prese con gli scandali delle sperimentazioni sui diesel, ma che c’entra?), la prima Nazione in cui su tale questione si è espressa la Corte Costituzionale che, commisurandosi con la propria Costituzione, ne ha dichiarato l’incostituzionalità!
Avete capito bene: in Germania il voto elettronico è INCOSTITUZIONALE! Punto.
Nel 2009 infatti essa ha stabilito che il voto digitale fosse incompatibile con una procedura corretta nello svolgimento delle elezioni! N.b. INCOMPATIBILE! Negli anni precedenti lo Stato tedesco aveva sperimentato la validità di simili procedure elettroniche di voto e si erano scatenate (i tedeschi sanno mostrarsi svegli!!!) una serie di preoccupazioni nei cittadini circa il funzionamento e l’affidabilità dei programma gestionali. La Corte ha tagliato la testa al toro con una sentenza storica, avanguardistica.
Per uno come me che vede nel rispetto e nell’applicazione della Costituzione Italiana il fulcro del funzionamento di una Nazione, sarebbe triste apprendere che in Italia possa scaturire, da un’eventuale ricorso alla Consulta, una sentenza non in linea con quella tedesca! Comincerei a pensare che la Costituzione Tedesca sia migliore di quella italiana.
Come si può capire sono molti e seri i dubbi espressi al riguardo di tali sistemi elettronici di voto e sarebbe interessante entrare nel tecnico. Non è questa l’occasione però.
Ricordiamoci in ogni caso che le criticità sono tali e tante che il principio di prudenza e di precauzione dovrebbero pur giocare un qualche importante  ruolo sulla questione.


E, già che siamo ad incitare al ricordo,  tra le cose da ricordare c'è n'è da indicare una curiosa! Ricorda! Uno schermo ti può spiare! Così, nella cabina con schermo tattile, ultra-elettronica, si potrà inficiare il vecchio detto democristiano: ricordati che Dio ti vede, Stalin no! Infatti oltre a Dio anche altri potrebbero vederti e potrebbero essere piuttosto contrariati se non voti ciò che essi si aspettano!
Insomma è evidente che di carne al fuoco se ne può mettere tanta sull’argomento, è evidente che vi è chi è favorevole e chi è contrario, come in tutte le cose. In ogni caso discuterne fa sempre bene. Discutiamone quindi, almeno prima di mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto (e prima di metterli di fronte a risultati elettorali già stabiliti dai sistemi informatici!).
Tra coloro che sono favorevoli a questi sistemi elettronici di voto si sprecano le sottolineature di arretratezza che una Nazione la quale decidesse di non adottarle, susciterebbe nei più aggiornati cittadini magari statunitensi o più particolarmente della Florida. Peccato però che proprio in Florida (e così mi riaggancio a quanto ricordato più sopra) alcuni disguidi del sistema elettronico di voto sembrano aver favorito l’elezione di Busch al posto di Al Gore. Del resto sappiamo tutti che l’elezione di un Presidente democratico e filoambientalista (il secondo), rispetto ad uno repubblicano e guerrafondaio (il primo), non fa differenza sullo scacchiere internazionale, giusto? (scusate l’ironia)!


In Italia coloro che si occupavano dell’argomento "elettrovoto" prima del referendum costituzionale e che erano (legittimamente, per carità!) evidentemente favorevoli ad esso, nel cercare di fare perno sull’argomento “arretratezza” potevano però spingersi a dire cose abbastanza superficiali del tipo che Il 4 dicembre andremo a votare con carta e matita (sai che scandalo! ndr) proprio come nel secolo scorso (sai che gigantesco scandalo ancora! ndr). Che la modernità consista nell'emendarsi dal rischio di entrare in contatto con carta e matita sembra piuttosto sciocco.
Ora, il 4 dicembre è passato e vorrei aggiungere che in quella data non solo abbiamo votato come nel secolo scorso ma abbiamo fatto tante altre cose come le facevamo nel secolo scorso (e nessuno ha gridato allo scandalo), cioè abbiamo mangiato (almeno i più fortunati di noi) e abbiamo bevuto, proprio come nel secolo scorso! Ma che dico, come nel secolo scorso? Di più, proprio come 10 000, 100 000 e un milione di anni fa quando “c’era chi parlava al cielo ed alle stelle” (ricordate la sigla di Ryu?). Cose che facciamo oggi e che facevamo in quel lontano passato, identiche, in un mondo materialmente ed esteriormente molto diverso, questo sì, ma nella sua essenza NO.
Ricordate Gurdijef?


A proposito di 4 dicembre, io il 4 dicembre ho votato NO! E dirò NO anche e sempre ad ogni proposta di voto elettronico, così come cercherò di dire sempre NO ad ogni falso mito di progresso. Perché la Democrazia è importante, e la Democrazia è proporzione (il maggiore e il minore non li determini senza una proporzione). E in Grecia proporzione si diceva e si dice “analogia”. Analogia quindi, o meglio, analogico, e non digitale!!!


martedì 16 gennaio 2018

Troika = ESM = FME

Se il FME (Fondo Monetario Europeo) è l’evoluzione dell’ESM (Meccanismo di Stabilità Europeo, ma si può anche leggere, più realisticamente, come Fondo strappa sovranità!)  probabilmente è una istituzione che agisce al di fuori del diritto comunitario poiché l’ESM agisce al di fuori di tale diritto.
Non si sottolinea mai abbastanza in generale, come L’ESM e le sue possibili evoluzioni rappresentino il fallimento personificato della Democrazia e del diritto di voto in Ue, incidendo negativamente sul rapporto di rappresentanza tra cittadini e istituzioni sia a livello nazionale sia a livello europeo. Infatti tali organismi tendono a sostituirsi agli organismi democraticamente eletti, per governare al loro posto pur non essendo l’ESM e il FME elettivi.
Avviene proprio questo, che un organismo non eletto dal popolo si sostituisce nel governo di una Nazione ad organismi democraticamente eletti. E’ tollerabile un simile schiaffo alla Democrazia in una Ue che si dichiara (erroneamente a quanto pare) democratica e ispirata allo stato di diritto? C’è una sola risposta possibile, NO!
C'è poi bisogno di sottolineare anche il fatto che la presenza di questi organismi (Troika, ESM, FME) introduca in Ue un grandissimo e potenzialmente devastante conflitto d'interessi. Infatti organismi che sussistono per prestare soldi in cambio di un programma d'intervento e sostituirsi così a governi democraticamente eletti, scalpitano per entrare in azione e, visto che essi entrano in azione se un Paese va in crisi, rischiano di vedere con una certa simpatia l'entrata in crisi di un Paese. Come biasimare chi arrivasse a sospettare che sotto sotto, magari in sinergia con la BCE e il suo potere di ricatto, non si disponga di fare in modo che un Paese ci vada in crisi? l'Europa deve essere onesta e deve anche sembrarlo, non dovrebbe immettere nel proprio sistema un meccanismo anche minimamente sospettabile di agire in questo senso.
Ma perché non si sente mai parlare di questi temi? E' un mistero! Oltre a non sentirne parlare,cosa che impedisce l’emancipazione dei cittadini italiani e europei, l’Ue fa ancora orecchie da mercante e fa finta di non sentire le critiche costruttive di chi da anni, e son in molti, indica quali sono le anomalie democratiche e rappresentative dell’Europa. Neanche la decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Ue è riuscita a sturare queste orecchie. Eppure si sarebbe potuta evitare la Brexit se l’ascolto di certe voci avesse smosso certe coscienze europee ed europeiste. Così non è stato e una Nazione ci ha salutato, e adesso si persiste nell’errore, si continua a non ascoltare, a non vedere, a girare la testa dall’altra parte.
Per tornare all’ESM e al FME, se un Paese è in crisi, si dice, interviene l’ESM (cioè la Troika, che comprende le influenze del FMI) oppure interviene il FME (nuova veste per la quale sembra ci si sia emendati dall’influenza e dalla presenza del FMI, ma potrebbe all’atto pratico non essere così), che presta i soldi necessari per rimuovere la crisi.
Attenzione però, perché si tratta di un prestito vincolato ad un programma di interventi, per la serie: o fai così o non percepisci niente. E’ chiaro che un Paese che ha rinunciato alla sovranità monetaria si vedrà costretto ad accettare il programma, anche se si tratta di tagliare stipendi, servizi, svendere aziende pubbliche a privati e quant’altro ancora. Ed ecco quindi come avviene lo spodestamento degli organismi democraticamente eletti per governare che, da quel momento in poi, si vedono parcheggiati ed esautorati, svuotati di senso e di potere e sostituiti da funzionari mai visti né conosciuti né tantomeno votati.
Che cosa ha mai potuto dire il cittadino europeo su questi temi? Niente! Il cittadino in Europa è parcheggiato nell’angolo esattamente come i Governi che egli elegge ma che si vedono costretti a ricorrere alla Troika-ESM-FME e che quindi vengono spodestati.
Nell’evoluzione dell’Unione europea purtroppo si registra ancora, come al solito, il fatto che il cittadino comune non tocca palla. C’è un gravissimo problema democratico in Ue e prima o poi dovrà pur essere affrontato.
Potrebbe essere vista, nel frattempo, come un’azione di buon senso da parte delle istituzioni europee quella di sottoporre l’idea del FME al vaglio del popolo europeo.
Quindi, per il FME si proceda con un REFERENDUM!


lunedì 1 gennaio 2018

Settantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione


70 anni fa, il primo gennaio del 1948, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Negli ultimi tempi si affaccia sempre più spesso alla mente un pensiero generale: il mondo deve, e può, migliorare sotto molti aspetti. Per farlo ha bisogno di strumenti e fonti di ispirazione consoni allo scopo. La Costituzione della Repubblica Italiana può benissimo essere considerata uno di questi strumenti. Da qui un pensiero concomitante: abbiamo una Costituzione in grado di cambiare in meglio il mondo da un lato, e abbiamo un mondo che potrebbe cambiare in peggio la Costituzione.
Nasce quindi sempre più spesso anche una domanda: noi in questa dialettica da che parte stiamo?
Personalmente non ho dubbi, io sto dalla parte della Costituzione che può cambiare in meglio il mondo. Per questo diffido dei discorsi secondo i quali essa deve cambiare perché il modo è cambiato.
Troppo semplicistico! Prima di una simile affermazione sarebbe opportuno chiedersi se i cambiamenti del modo ci piacciono o meno. Ne potremmo trovare di buoni e di meno buoni o di pessimi. Non dico che la Costituzione non debba aggiornarsi (di fatto è stata aggiornata molte volte), dico che ogni cambiamento, che ogni aggiornamento, qualora avvenisse, debba essere compiuto con grande attenzione e delicatezza, con grande ponderazione, poiché ogni cambiamento porta con sé un rischio, esattamente quello di inficiare il potenziale stesso della nostra Costituzione, potenziale che si può esprimere anche nel cambiare il mondo in meglio, sotto molti punti di vista. 
L'ultima riforma costituzionale proposta aveva molti difetti, tra i quali proprio quello di ridurre drasticamente questo potenziale, quello di inficiare l'efficacia di questo strumento di potenziale cambiamento migliorativo del mondo. Per fortuna la riforma (che non a caso molti costituzionalisti e uomini di pensiero avevano chiamato "deforma") non è passata, grazie alla grande, storica vittoria del NO!
Ricordiamoci poi che la Costituzione non viaggia da sé ma che essa ha bisogno, come sosteneva Calamandrei, che vi si immetta costantemente benzina. Piuttosto che stravolgere una delle più belle costituzioni del mondo quindi, impegniamoci ad applicarla, impegniamoci ad immettervi benzina affinché essa possa esprimersi al meglio e contribuire così al cambiamento migliorativo del mondo.
Ecco il pensiero che si affaccia così spesso nella mia mente.