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lunedì 22 settembre 2014

Senza Etica e senza Estetica

Senza etica e senza estetica, e la cosa presumibilmente non è casuale.
La televisione qualche giorno fa, ha annunciato l'entrata in vigore del nuovo sistema di calcolo economico complessivo europeo o, per meglio dire, dell'Unione europea.
Esso include, come già detto nell'articolo precedente, il contrabbando di sigarette, la prostituzione, lo spaccio delle droghe ed altro.
Ci sarebbe abbastanza materiale per ricevere uno brusco scossone nella propria coscienza, per desiderare di saperne dell'altro e invece il colpo è stato immediatamente assorbito con una disinvoltura sconcertante, come se la televisione non ne avesse parlato o avesse parlato di quanto sono buone le noccioline.
Tutto tace o quasi, ed è preoccupante!
Non c'è stata una sola analisi ma per fortuna alcune trasmissioni televisive cominciano a parlarne.
Quest'ultimo è un buon segno ma ancora insufficiente vista l'entità della cosa e così lo sconcerto e la preoccupazione per molti rimangono.
Ci sarebbe invece la possibilità di aprire ampi spazi di dibattito, e la televisione potrebbe favorirli e fare molto in questo senso, contribuendo così a risvegliare le coscienze, o a formarle, o entrambe le cose. Tuttavia per svolgere bene un dibattito televisivo sulla questione, la stessa dovrebbe sforzarsi di modificare, per quanto possibile, una certa tempistica, forse anche un certo stile che troppo spesso propone ritmi serrati e scarsi tempi di sedimentazione delle informazioni.
Nel frattempo l'impressione è che ci stiamo abituando a tutto, ci stiamo assuefacendo a tutto!
Anche se le critiche maggiormente pertinenti che si potrebbero muovere ad un simile sistema di calcolo vertono principalmente su questioni tecniche (non è possibile rilevare per esempio ciò che non viene documentato, e quindi ci si basa su delle stime presunte!), è del tutto evidente che ci sono in ballo anche questioni etiche e morali.
Se non si sviluppano dibattiti, se non vi sono critiche o spunti di riflessione vuol per caso dire che oltre ad una Ue autoritaria ci stiamo abituando anche ad una Ue senza etica?
Speriamo di no, poiché sposare l'antieticità all'autoritarismo riproporrebbe stilemi politici che credevamo superati per sempre e che invece superati per sempre purtroppo forse non sono.
Speriamo di no ma certi sensori indicherebbero il contrario!
Quanto è legittima questa impressione?

E se le cose stanno veramente così, chiaramente una delle domande immediatamente concomitanti non potrebbe che essere: come potrà intervenire legittimamente su questioni etiche una Ue senza una linea etica?
Come potrà essere credibile, come potrà essere autorevole?
Badate bene che qui non si sta affermando che vogliamo una Ue eticamente perfetta e infallibile, o che siano eticamente perfetti e infallibili tutti i membri delle istituzioni che ne fanno parte, a priori, anche perché si potrebbe dibattere a lungo sulla definizione dei parametri di valutazione.
Sarebbe troppo, nessuno pretende questo, la perfezione assoluta! Sappiamo essere realisti e soprattutto siamo consapevoli del fatto che siamo esseri umani e che in quanto tali siamo soggetti a sbagliare.
Ma se è vero che siamo soggetti all'errore, è vero anche che siamo soggetti alla correzione.
Così indicare un errore rappresenta un primo importante passo per poterlo discutere ed eventualmente correggere e superare.
Ci sarebbe poi la questione scientifica: La scienza pone dubbi, mina le sue certezze ma offre metodi certi, in questo senso è certezza, verificabilità.
Una delle cose che i cittadini chiedono alle istituzioni, soprattutto da un po' di tempo a questa parte è la trasparenza, e ancora, di portare insieme a quella la scienza nei palazzi nazionali ed europei.
Ma come possono essere giudicati scientifici quei dati che non possono essere documentati?
Così una delle istanze dei cittadini non solo non è stata recepita ma ad essa è stato risposto con una azione addirittura di segno contrario.
Il problema che si pone in merito al nuovo sistema di calcolo è dunque grosso e sarebbe conveniente parlarne. Ma a questo problema se ne aggiunge un altro che è appunto dovuto al fatto che non se ne parla abbastanza.
E tuttavia non è tanto la questione scientifica, per quanto pertinente, né quella etica, pur così importante, che vorremmo sottolineare adesso, quanto piuttosto una questione che potremmo definire...estetica.
Estetica, sì!
C'è una questione scientifica, una questione etica ed una questione estetica!
Giacché è nostra intenzione affrontare adesso la questione estetica, essa cercherà di abbracciare vari aspetti dell'attuale assetto dell'Ue uscendo dalla questione prettamente economica e legata al nuovo sistema di calcolo. Lo spazio di questa trattazione non è tale da poterla rendere esaustiva, ma qui si intende soprattutto fornire uno stimolo utile, anche e forse soprattutto, a favorire meditazioni personali.
Mi limito per adesso a segnalare il fatto che, in ogni caso, c'è un'etica anche nell'estetica, così come c'è un'estetica anche nell'etica, ci sono cioè dei chiari legami tra esse e quindi con ogni probabilità non è possibile parlare dell'una senza evocare indirettamente, almeno in certa misura, anche l'altra.
La questione in ogni caso si presenta interessante e complessa.
Cionondimeno merita sviscerarla nella speranza che possa appunto gettare una qualche luce su talune questioni europee...
                   
                                                                       La questione estetica

L'estetica, pur senza questa denominazione (estetica, che è settecentesca), è stata al centro della riflessione umana fin dall'antichità.
Sarebbe piuttosto pretenzioso e presuntuoso pensare di offrire anche solo un semplice spaccato di questa storia in un breve articolo, così nemmeno ci proviamo. Oltretutto non è questo lo scopo di questo ultimo.
Vorremmo concentrarci invece su un momento particolare di questa storia, perché in esso ci sembra di ravvisare e di individuare alcune nozioni che paiono singolarmente efficaci nella loro esposizione, a gettare una qualche luce sulla questione estetica nell'Ue, e ad offrire degli interessanti spunti di riflessione da potervi applicare.
Si tratta dell'estetica medievale ed in particolare dell'estetica francescana del XIII° sec. come la si desume per esempio dalla Summa Universae theologiae detta anche Summa Alexandri o Summa fratris Alexandri, redatta dal Doctor irrefragabilis, il francescano Alessandro di Hales, primo filosofo francescano, e dai suoi allievi e che per questo prende anche il suo nome.
Ma facciamo un breve passo indietro.
Innanzitutto è doveroso precisare che tutto l'arco del medioevo è stato dominato dall'estetica di Sant'Agostino.
La sua estetica è il punto di partenza e di riferimento per un intero millennio, ed anche l'estetica francescana, che si pone quasi al termine di questo millennio, ne è ovviamente intrisa.
Ciò che gli autori francescani della Summa fratris Alexandri sostengono principalmente è la nozione della bellezza come relazione di parti, sostengono cioè un concetto che, arrivato dall'antichità e che nell'antichità era già stato trattato, era stato a sua volta introdotto nell'estetica cristiana da Agostino, appunto.
Quando la Summa Alexandri dice che << pulchra est res, quando tenet modum, speciem et ordinem >> essa  non fa altro che ripetere per filo e per segno la concezione agostiniana secondo la quale i fattori che determinano il bello sono modus, species e ordo.
Questi termini sono stati e sono ovviamente oggetto di varie discussioni e approfondimenti, anche a seconda delle sfumature che essi assumono di volta in volta nell'arco di questo millennio, e questo anche perché si presentano abbastanza ambigui per la verità e per certi versi indeterminati, ma dall'uso che ne facevano i francescani del XIII° sec. sembra piuttosto acclarato che essi attribuissero loro esattamente il significato rispettivamente di misura, forma e ordine.
La Summa Alexandri affianca a questi concetti alcune brevi ma significative descrizioni, brevi commenti molto importanti ai fini della comprensione del pensiero estetico del tempo.
Offriamo con questo articolo oltre a quelli, anche l'ulteriore commento che ne fa un illustre studioso di estetica, Wladisaw Tatarkiewicz nella sua Storia dell'estetica.

                         Le tre specificazioni della Summa Alexandri e i relativi commenti

I tre concetti di misura, forma e ordine, pur nelle varie sfumature che essi assumono di volta in volta, rappresentano un blocco quasi monolitico nell'arco del millenio abbracciato dal medioevo. Le specificazioni che si possono trovare all'interno dei vari trattati rappresentano un materiale prezioso sul quale appoggiarsi per una migliore comprensione degli stessi, nonché per una migliore definizione degli ambienti culturali che li hanno prodotti.
Così modus, cioè misura, secondo la Summa Alexandri è << quo res limitatur >> ossia "l'elemento che delimita, conclude, definisce entro limiti e rende perciò interiormente armoniosa una cosa." ( Wladislaw Tatarkiewicz, Storia dell'estetica, II° vol. L'estetica medievale, Piccola Biblioteca Einaudi );
Species, cioè forma è  << quo res distinguitur >> ossia " l'elemento per cui una cosa si distingue dalle altre" (ibidem);
Ordo, cioè ordine è << quo res ad aliud ordinatur >> ossia " ciò per cui una cosa è rapportata  ad un'altra ed è armonizzata con ciò che la circonda." ( ibid.)

Partiremo da queste considerazioni, ma una domanda potrebbe intanto sorgere spontanea nel lettore: perché scegliere proprio l'estetica medievale per interpretare questa Unione europea che è cosa contemporanea?
Intanto perché la riteniamo sorprendentemente funzionale allo scopo ma questo forse lo avevamo già detto, poi c'è anche un leggero tono polemico evidentemente.
Siccome pare che, per certi versi, ci si stia avviando verso una sorta di neo-feudalesimo elitario ed aristocratizzante, fatto di autoritarismo e privilegi di casta, e siccome il feudalesimo è una tipica espressione del medioevo, non dovrebbe essere del tutto fuori luogo usare categorie medievali a scopo interpretativo.
E questo anche per mettere in evidenza una cosa: di tutto quello che si può scegliere o prendere di un determinato periodo è meglio scegliere o prendere ciò che vi è di migliore piuttosto di ciò che vi è di peggiore.
A chi del medioevo cerca di riproporre il peggio è lecito opporre il meglio!
Non siamo dunque noi i primi ad aver scelto il medioevo come terreno di scontro ci pare, e quindi per risposta a questa prima altrui scelta, e quasi per legittima difesa, del medioevo prenderemo qualcosa che ci sembra migliore appunto, cioè l'estetica.

Ma in che modo questi elementi dell'estetica medievale possono contribuire ad illustrare l'antiestetismo di questa Unione europea?
Facendo per esempio un raffronto tra questi concetti e la situazione dell'Unione europea come si sta strutturando da un po' di tempo a questa parte.
Inoltre, che l'Unione europea stia vivendo un momento di crisi è evidente per tutti gli analisti, ed è già abbastanza chiaro di per sé che una crisi non può essere considerata bella!
C'è quindi una questione che si configura come estetica e, se non solo come estetica, anche come tale.
E se questi concetti estetici, per quanto lontani nel tempo, possono contribuire a gettare una qualche luce, dovrebbero essere i benvenuti, è questo almeno che speriamo.
Ricapitolando quindi abbiamo tre elementi su cui lavorare:

a) Modus, misura, quo res limitatur, l'elemento che delimita e conclude;
b) Species, forma, quo res distinguitur, l'elemento che differenzia le cose;
c) Ordo, ordine, quo res ad aliud ordinatur, ciò con cui una cosa si rapporta ad un altra e vi si armonizza.

Partiamo dunque dal primo, modus.

                                                                  Modus

Modus, misura, l'elemento che delimita e conclude.
Ma cosa intendere per 'elemento che delimita e conclude' nell'Ue? Potrebbe essere per esempio il confine politico dell'Ue stessa.
Ma potrebbe anche essere il confine politico di ogni stato sovrano che vi fa parte.
Ci sono quindi almeno due modi di intendere questo concetto estetico in riferimento all'Ue.
Se prendiamo il primo notiamo che la smania annessionistica dell'Ue non sembra conoscere soste, e chi ci governa non sembra molto interessato per altro a chiedere pareri ai cittadini che dovrebbe rappresentare, in merito a queste annessioni. Se annettere è bello, è anche vero che è oneroso e la scelta di una annessione secondo il buon senso dovrebbe essere sancita non solo dai cittadini membri dello stato da annettere attraverso un referendum, ma anche dai cittadini dell'Unione a cui il nuovo stato vuole annettersi, e non prima di debite e trasparenti informazioni sui costi politici, economici e sociali di una tale annessione, poiché non c'è dubbio alcuno che la maggior parte di questo onere spetterebbe ai cittadini che già fanno parte dell'Unione, e dovrebbe pertanto essere chiaro qual'è il costo anche in termini di lavoro e tassazioni, prezzi che in molti casi sono già piuttosto esosi.
Interpellarli dovrebbe dunque essere un dovere!
Questa tendenza annessionistica è fatta con troppa leggerezza e disinvoltura, vorrei dire con troppa superficialità e perfino con un po' di cinismo, pare.
Ma per esaminare la cosa da un punto di vista estetico e precisamente dal punto di vista del modus, cioè della misura, la difficoltà che si incontra è dovuta alla continua trasformazione che rende la sua delimitazione, la sua misurabilità, la sua definizione entro limiti precisi, incerta e imprecisa.
Così la stessa armonizzazione che dovrebbe compiersi all'interno di questi limiti è essa stessa incerta e incompiuta poiché gli stessi sono perennemente in mutazione, e la cosa non da certo un senso di sicurezza, quanto piuttosto di instabilità.
L'armonizzazione interna è ciò che potremmo definire strutturazione e consolidamento che sono concetti opposti in questo specifico caso a quelli di annessionismo e allargamento.
Oltretutto il consolidamento interno dovrebbe fare i conti che le legittime proteste di una moltitudine di cittadini europei che non si sentono attualmente rappresentati dalle istituzioni, proteste che vengono sistematicamente eluse.
Ci sono dei problemi da risolvere prima di procedere oltre, questo dovrebbe essere abbastanza evidente per tutti, e la fretta e il pensiero unico sull'Ue non aiutano.

Se invece per modus si intende il confine del singolo stato nazionale che vi fa parte, possiamo notare come questi confini si facciano sempre più labili. Essi sono in fase di erosione ma non è chiaro da che cosa dovrebbero essere sostituiti, né se debbano essere sostituiti da qualcosa né, tanto meno, se il fattore erodente sia virtuoso anziché no.
Ricordiamo che l'UE non ha nemmeno una Costituzione. Non solo ma le Costituzioni degli stati membri, avendo valore giuridico soltanto all'interno del singolo confine nazionale, risentono in maniera decisiva di questa erosione rischiando di perdere insieme con l'erosione del confine anche la validità giuridica.

A cosa applicare infatti gli articoli della Costituzione se l'entità entro cui essa ha valore giuridico si dissolve?

Questo è un punto importantissimo che non può e non deve essere sottovalutato.
Ed ecco perché al di là di tanta retorica, il confine nazionale ha ancora un valore, anche quello importantissimo, e il prezzo per la dissoluzione di queste storiche delimitazioni che tanto sono costate ai singoli stati sotto ogni punto di vista, potrebbe essere altissimo, ben più alto di quanto possiamo immaginare, favorendo per altro la dissoluzione dello stesso Stato di Diritto in assenza del quale prenderebbe automaticamente ed inevitabilmente corpo e sostanza la legge del più forte, o gli eccessi del liberismo sfrenato fatto su misura del più forte.
Oltretutto è chiaro che i confini nazionali tradizionali delimitando, concludendo, definendo entro limiti ben precisi, danno anche forma compiuta, certezza e armonia, racchiudendoli, agli elementi che vi si trovano all'interno, mantenendoli in relazione reciproca e difendendone le specificità e le prerogative che ne risultano così esaltate.
E questo è certamente un valore estetico importante con il quale ogni membro di ogni singolo stato generalmente sente di partecipare in modo del tutto istintivo.
Così questo valore estetico, applicato alla geografia politica, acquista un valore anche psicologico enorme, poiché si connette al senso di identità di ogni singolo cittadino europeo, nella fattispecie.
E' chiaro che questo valore estetico (e anche psicologico) rischia di scomparire in modo direttamente proporzionale all'erosione dei propri confini nazionali.
Ecco che il modus francescano trova una sua applicazione molto pertinente nella definizione del confine nazionale che, com'è noto, è stato da sempre accompagnato anche ad una certa sacralità!
Così l'etica abbraccia l'estetica nel confine nazionale.
Veniamo ora alla species, la forma.

                                                                           Species

Essa è in parte richiamata anche dal modus. Infatti ogni forma ha un limite, una delimitazione che permette di distinguerla dalle altre sia perché esso la isola e la individua, sia perché il limite può dare luogo a forme diverse le une dalle altre.
Ecco 'quo res distinguitur', l'elemento che differenzia le cose, le distingue.
Ed ecco di nuovo quindi le già citate specificità e prerogative, le peculiarità di una determinata cosa, di un oggetto, ma anche di uno Stato, cose che sono naturalmente valori aggiunti e giammai elementi negativi.
Anche di uno Stato dicevamo...
Dobbiamo infatti tenere presente che se questi concetti si applicano alle cose materiali, visibili e toccabili, nonché udibili, essi possono applicarsi anche ad entità più grandi e difficilmente misurabili od osservabili ad occhio nudo, a meno di non ricorrere ad una cartina geografica che, pur nella sua utilità, comunque ne rappresenta una immagine sempre riduttiva, un simulacro e non la totalità ovviamente.
Ciò avviene per esempio nell'osservare o nel pensare uno Stato, del quale possiamo avere un concetto astratto.
Non solo ma questi concetti possono anche essere applicati in generale alle qualità ed anche ai cosiddeti beni demoetnoantropologici.
E' la bellezza dell'individuazione e della varietà che rifugge l'omolagazione e l'entropia culturale.
"Il mondo è bello perché è vario" è l'espressione popolare più tipica tra quelle affini a questo concetto estetico.
Se invece osserviamo questa Ue, notiamo come il senso di omologazione sia abbastanza diffuso e sospinto da dinamiche economico-finanziarie o politiche tese le une a cercare di vendere denaro e prodotti condivisi le altre a tentare una omogenizzazione che possa significare uguaglianza culturale, sulla base della quale costruire una unione maggiormente forte e solidale.
Non possiamo negare che nel secondo caso (tralascio di commentare il primo) l'intento sia anche lodevole. Purtroppo però non è possibile imporre una omogenizzazione culturale in modo artificioso e programmato. Oltretutto non è facile farlo senza schiacciare qualche diritto o qualche principio generale, atteggiamento superficiale che è sempre in ogni caso un male.
Il rischio è di arrivare all'entropia culturale, di accelerarla forsennatamente, di arrivare all'appiattimento imposto e di perdere di vista proprio quei beni culturali demoetnoantropologici, la cui conservazione è tutelata per legge e che rappresentano un elemento di bellezza, di varietà e di cultura che è uno dei pochi strumenti da opporre alla stessa entropia culturale.
Il fenomeno è chiaramente molto complesso e in generale si lega a dinamiche anche di senso opposto, come alcuni fenomeni culturali legati al costume ed anche alla sessualità e alla rivendicazione dei diritti alla propria diversità ed altro, che in generale, al di là di come la si pensi, immettono nella società un grado di diversità e di complessità e differenziazione maggiore rispetto al passato, negli stili di vita per esempio.
Per cui non è facile capire bene queste dinamiche, né dove esse porteranno esattamente nel loro complesso, se a semplificare o a complessificare, se ad omologare o a diversificare, poiché alcune seguono una direzione ed altre sembrano seguire una direzione opposta.
Ma una cosa è certa, cioè che la varietà anche da un punto di vista estetico è considerata un valore, e che quindi forzare l'omologazione o appiattire i linguaggi non solo è antiestetico, ma il presunto guadagno di un simile modo di procedere rischia di non fare il pari con le perdite.
Le dinamiche naturali sono le migliori in questo caso, ma necessitano di una tempistica diversa, più dilatata, non di imposizioni né di espedienti o sotterfugi né tanto meno di scadenze certe. Ci sono cose che avvengono o dovrebbero avvenire da sé, come processi spontanei, mentre oggi sembra di assistere al camuffamento di processi non spontanei presentati sotto ombra di processi spontanei.
Anche l'euro che avrebbe dovuto unire è andato incontro ad una serie di inconvenienti tali per cui oggi è fatto oggetto di aspre discussioni, inquantoché ha accentuato le differenze sul piano economico e di conseguenza su quello sociale tra Stato e Stato favorendo le economie più forti ed ostacolando la flessibilità delle più deboli, favorendo chi esporta ed ostacolando chi importa.
Ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano.
In generale ci sono differenze buone e differenze meno buone o addirittura differenze cattive, se proprio vogliamo evitare gli assolutismi.
E' necessario distinguere.
L'euro sembra aver creato differenze là dove naturalmente vi era similitudine, e sembra aver portato omologazione là dove era una naturale diversità. La questione è in discussione, ma anche in questo caso se ne parla poco.
La naturalità ha comunque un suo ruolo nel determinare la bellezza di una determinata cosa, ma questa nozione di naturalità non rientra nell'attuale trattazione.
Tuttavia per legarla alla nozione di species, cioè alla nozione di forma come ' quo res distinguitur', cioè come elemento di distinzione e differenziazione, notiamo che in generale nell'Ue, si avvertono delle dinamiche contrarie al senso naturale, si avverte cioè che la distinzione subentra là dov'era una naturale eguaglianza, e l'omologazione là dov'era una naturale distinzione, intesa per esempio come naturale flessibilità, funzionale alle dinamiche anche economiche dei singoli stati.
Ma passiamo adesso alla nozione di Ordo
                                              
                                                                        Ordo

Se la varietà è un valore estetico lo è anche l'armonizzarsi di un ente con gli altri, e delle parti di un ente tra loro, e il valore della varietà può essere accentuato dal rapportarsi armonico di ogni singolarità individuata attraverso il proprio confine, con le altre singolarità.
Ordo per la Summa, lo ripetiamo, è 'quo res ad aliud ordinatur', l'elemento attraverso il quale una cosa si rapporta ad un altra e vi si armonizza, l'elemento con cui una cosa si armonizza con ciò che la circonda.
Per tornare al raffronto con l'Ue, possiamo notare che l'assenza dei confini nazionali cui porterebbe la loro sistematica erosione andrebbe a togliere esattamente l'elemento con il quale il rapportarsi agli altri stati sarebbe possibile.
Se non c'è distinzione, se non c'è individuazione, non c'è nemmeno confronto e se non c'è confronto non può esserci rapporto, tanto meno un rapporto armonico. Vigerebbe la disarmonia.
Ogni singolo Stato è circondato da altri Stati ma non potrebbe armonizzarsi con gli altri Stati senza una propria definizione e una propria identità. Così ancora una volta il confine nazionale arriva a definire e concretizzare, sì da permettere l'armonizzazione, purché il confine sussista ancora.
La sua dissoluzione non permette l'armonizzazione delle varie Nazioni tra loro.
Per fare un paragone biologico, un tessuto non si costruisce abolendo la membrana cellulare delle cellule che lo costituiscono (e su questo spero di tornare in futuro).
La sensazione di ordine che segue all'armonizzazione deriva dal confronto che si rende possibile tra le parti e quindi dalla proporzione che sussiste tra esse, dalla relazione che intercorre tra loro.
Elementi di similitudine aiutano il confronto e l'armonizzazione.
Una regola comune per esempio è senza dubbio un elemento di armonizzazione.
L'entropia culturale e l'omologazione che dipendono da fini essenzialmente economici, no.
Così possiamo chiederci: come armonizzare 'quo res distinguitur' con 'quo res ad aliud ordinatur'?
Non è semplice naturalmente.
Ma se il compito del filosofo è quello di cercare la differenza là dov'è la similitudine e di cercare la similitudine là dov'è la differenza, di cercare ciò che accomuna e ciò che distingue di una determinata cosa o di una qualità o, ancora, di un fenomeno, il compito dell'esteta dovrebbe esser quello di capire quando è più bella la diversità rispetto alla similitudine e quando è più bella la similitudine rispetto alla diversità.
La questione è complessa e aperta, né pretendiamo con questa breve trattazione (breve ma piuttosto lunga  per rappresentare un singolo articolo di un Diario Elettronico in rete) di dar una risposta esauriente, quanto piuttosto di porre il problema.
Tuttavia possiamo affermare che la bellezza che scaturisce dal raffronto di due polarità, il rapporto dialettico tra le parti (anche nella diversità), il fatto che ciò che unisce, spesso sta ad un livello soggiacente e più profondo rispetto a ciò che divide o diversifica, sono tutti elementi su cui è possibile indagare, ma non ci sembra il caso di insistervi adesso.

                                                                          Conclusioni

In conclusione, ci sembra di notare che questa Ue, sorda a molte richieste dei suoi cittadini, proceda in modo preoccupante, verso un direzione anti-etica e similmente verso una direzione anti-estetica. La cosa è significativamente parallela.
Infatti Se vi è etica nell'estetica ed estetica nell'etica, il legame che lega l'etica e l'estetica tra loro rende l'assenza dell'una la spia dell'assenza dell'altra e viceversa.
Non c'è dunque niente di cui stupirsi se questa Ue per molti, oltre a sembrare ingiusta, sembra altresì anche brutta.
Rimanendo nell'ambito della cultura francescana, concluderei citando semplicemente il fatto che, a proposito di etica e di economia, un insigne e noto francescano, Giovanni Fidanza, alias San Bonaventura da Bagnoregio (che con Tommaso d'Aquino è uno dei pilastri della scolastica medievale), e che molta stima aveva di Alessandro di Hales, cioè del redattore insieme ai suoi allievi della Summa Alexandri che abbiamo cercato indegnamente di commentare, aveva annoverato l'economia tra le scienze etiche o, per meglio dire 'morali'.
Ribadisco e sottolineo, tra le scienze morali!
Forse una maggiore attenzione all'etica in generale quindi, non guasterebbe nell'Unione europea, soprattutto se questo suggerimento viene non tanto da noi (anche naturalmente ma non solo evidentemente) quanto piuttosto dal cuore stesso della storia e della cultura europea, e potrebbe essere alla scaturigine anche di una maggiore presenza estetica nell'Europa di oggi.
Gli elementi che abbiamo trattato adesso, modus, species, ordo,  erano ritenuti attributi universali delle cose, tali che senza di essi perfino la comprensione delle cose stesse rischiava di non essere possibile e, di fatto, non era ritenuta possibile.
Dice infatti ancora la Summa Alexandri :

<< res non possunt intelligi sine modus, specie et ordine >>

Le cose non sono intelligibili, non sono comprensibili senza misura, forma e ordine.
Forse è per questo che l'Unione europea è così poco comprensibile, perché ne è priva!

Ribadiamo che non ci pare di essere stati i primi a scegliere il medioevo e che a medioevo è lecito rispondere con medioevo, così ci sentiamo di poter affermare che, a chi cerca il ripristino dei privilegi di casta di tipo feudale, è lecito opporre la coeva filosofia estetica,
che è cosa migliore!!!

martedì 19 agosto 2014

Della DEFLAZIONE

Si parlava già di trappola deflazionistica nel 2012, qualcuno se lo ricorda? A quanto pare però, quelle parole sono cadute nel vuoto, sono rimaste inascoltate e adesso che la deflazione è arrivata tutti si stupiscono o fanno finta di stupirsi.
Prevenire è meglio che curare, dice un vecchio adagio e tuttavia questo vecchio adagio è sempre meno ascoltato, sempre meno di moda, purtroppo...
Ma cos'è la deflazione?
Molto stringatamente, la deflazione è il sintomo di un malessere che porta al calo dei prezzi.
Ma quello che deve essere compreso in modo chiaro fin da subito, è che si tratta appunto di un sintomo cioè di un effetto e non della causa, non del male. La causa sta altrove e deve essere vista, quella sì, come la malattia.
Curare il sintomo non serve.
Nella fattispecie è il sintomo del fatto che non c'è domanda di beni di consumo.
E' dunque fisiologico che chi vuole venderli abbassi il prezzo.
In una qualsiasi contrattazione di compravendita è naturale arrivare ad un abbassamento dei prezzi se l'acquirente non acquista, non è quindi questo in sé e per sé che deve preoccupare, quanto piuttosto ciò che vi sta a monte, appunto. E a monte c'è innanzitutto la disoccupazione, le riforme sbagliate, l'austerità!
Se con l'abbassamento dei prezzi dovesse riprendere anche l'acquisto dei beni di consumo, il riflesso di ciò starebbe nel susseguente aumento degli acquisti, che poi porterebbe in modo del tutto naturale di nuovo ad un innalzamento degli stessi, certo non nell'immediato probabilmente.
Questo è il libero mercato e queste sono le leggi del mercato.
Rimane dunque tutto da interpretare l'appello alla BCE perché faccia qualcosa per aumentare l'inflazione. Dipende infatti da che cosa!
Se questo significa che si deve agire arbitrariamente sul sintomo per innalzare i prezzi agendo magari al di fuori del proprio mandato, significa che si va a turbare il libero mercato il quale se lasciato libero di svilupparsi secondo le proprie dinamiche fisiologiche troverebbe da solo lo sbocco naturale, come sopra descritto.
Naturlamente agire sulle cause che stanno a monte va benissimo, ma in questo senso verebbe da chiedersi, perché è stata ignorata un paio di anni fa la segnalazione circostanziata secondo la quale le politiche comunitarie stavano producendo una 'trappola deflazionistica'?
Non era meglio prevenire?
Intanto la deflazione preoccupa perché nell'immediato significa che ci saranno meno ricavi,  meno liquidità da reinvestire, quindi probabilmente meno produzione in generale, meno occupazione, e si paventa la famosa spirale deflazionistica.
Ma nel medio periodo potrebbe anche voler dire, recupero del volume degli acquisti, ed innesco del processo virtuoso, in modo naturale. Dipende quindi...
Le opinioni sono molte e non tutte dello stesso tenore, neanche tra i keynesiani c'è univocità di vedute, e le opinioni non sono tutte conciliabili così facilmente.
Il fatto è che dopo tante promesse l'Italia è ferma, immobile e sembra vivere di soli spot pubblicitari, di una sorta di campagna elettorale permanente.
E naturalmente c'è chi, in questa campagna elettorale permanente, suggerisce la frase giusta da dire al momento giusto; c'è chi suggerisce di dire a chi ci governa ( pardon, a chi legifera invece di governare ) che per esempio il rapporto che sussiste tra il debito e il PIL scenderà per via del fatto che ci sarà un aumento del denominatore.
Una bella frase da intenditore, non c'è che dire, ma che lascia il tempo che trova. Tantopiù che secondo certi economisti con una crescita reale sostanzialmente ferma e la deflazione in corso, la via del denominatore crescente resta per il momento ( forse per tutto quest'anno) non praticabile.
E allora ecco che si fanno avanti gli amici e gli amici degli amici ( gli amici del pensiero unico sull'Europa) al suono dell'arrivano i nostri, che trovano nuovi parametri per alzare il PIL, cioè il denominatore!
Se il PIL non aumenta in modo virtuoso e fisiologico per politiche economiche giuste, ci si inventano nuovi parametri per alzarlo, per così dire, per decreto!
Ed i nuovi parametri includerebbero nientemeno che il contrabbando di sigarette, la prostituzione, lo spaccio delle droghe, e chissà cos'altro! Questo include il nuovo  "Sistema europeo di calcolo economico complessivo".
E c'è già chi sta dicendo che non bisogna farne una questione morale, che dobbiamo essere realistici.
Suvvia, e' siamo moderni, e' siamo jovani, e' siamo veloci ( non solo in Toscana evidentemente ), o che si po' perde' tempo chon la morale che l'è robba vecchia e stantia?!
Personalmente penso, per quanto indegnamente, essendo un miserrimo peccatore, che le questioni morali,( non il moralismo!) siano sempre pertinenti nelle questioni politiche e che debbano essere necessariamente incluse in una valutazione generale sulle verie tematiche politiche, economiche e sociali, sempre!
Non solo ma le valutazioni di ambito etico e morale sono sempre e comunque interessanti a prescindere, apparofondiscono la portata del discorso, lo rendono più dignitoso, di più alto spessore.
Ma se, nonostante queste opinioni ( che non sono soltanto le mie ), venissimo incontro a chi, limitando la portata del discorso morale, pretenderebbe con questo di essere più moderno e realistico, le obiezioni che si potrebbero muovere a questo sistema di valutazione sarebbero comunque molte.
E' noto per esempio che non è così scontato ricevere una fatturazione da uno spacciatore, o da una prostituta ( e sia detto con tutto il rispetto per la dignità umana delle prostitute ).
Come si dovrebbe calcolare questo gettito quindi? Non è facile a dirsi...
Diciamo subito che questo calcolo si presenta piuttosto flessibile, e forse non è un caso, dal momento che questa flessibilità, questa interpretabilità è estremamente funzionale a chi deve presentare i conti ai propri concittadini, prospettando degli insperati spiragli di rimaneggiamento.
In altri termini questi parametri, non potendo essere verificabili, potranno essere cambiati a proprio piacimento e a proprio vantaggio del tutto arbitrariamente e con grande nonchalance, e consentiranno di poter presentare ai concittadini i conti, per così dire, in ordine! Ma è chiaramente un trucco, un trucco di un pessimo illusionista però!
E' forse questo a cui alludeva chi prospettava un aumento del denominatore?!
E se è questo, è per caso divertente?
Sono in molti a non trovarlo divertenete!
Ma la domanda seria è:  dove ci stanno portando?

Per tornare alla deflazione poi, Luca Ciarrocca Direttore di Wall Street Italia, in un video del 2012, durante i primi mesi del governo Monti e prima della ratifica dell'austerità, dell'ESM e del Fiscal Compact da parte del Parlamento italiano, cita George Soros a proposito di certe politiche europee e in particolare proprio del Fiscal Compact. La frase di Soros di allora non lascia dubbio alcuno al riguardo, sostenendo egli che  "il Fiscal Compact non funzionerà e provocherà una potenziale catastrofe per l'euro creando una trappola deflazionistica".
Proprio così, nientemeno che George Soros, nel 2012, non un pericoloso sovversivo o un antieuropeista di professione quindi, ma un magnate della finanza, un imprenditore ed economista statunitense di origine ungherese, ventiduesimo uomo più ricco del mondo secondo certe stime, insomma qualcuno che si intende di economia e finanza e che è ovviamente noto agli 'intenditori'. Orbene, anch'egli aveva messo in guardia da questo trattato europeo, non c'erano soltanto quelli che venivano e vengono tacciati tutt'ora di anti-europeismo ad essere scettici al riguardo di quelle politiche che, ricordiamolo, sono attualmente in atto.
Forse i nostri ministri, amministratori e burocrati europei non hanno la stessa lungimiranza di Soros, ma adesso che la deflazione è stata annunciata da tutte le televisioni, nessuno può negare che Soros avesse visto giusto! E non solo lui. Ma i dubbi che prendono, date le circostanze, si spingono oltre, fino al punto di chiedersi se questa trappola deflazionistica che il Fiscal Compact avrebbe creato, sia stata dovuta ad una svista vera e propria o se per caso non si sia trattato piuttosto di una falsa svista!
Evidentemente gli strumenti concettuali per rendersi conto di ciò che si stava producendo vi erano tutti!
Questa è la domanda che sorge spontanea quindi, soprattutto in chi ha avuto modo di appurare in varie occasioni e circostanze, come certe politiche che hanno ripercussioni negative sui singoli stati Europei, siano estremamente funzionali a certe altre politiche ( cosiddette comunitarie o europeiste ) di chi propaganda il pensiero unico sull'Europa.
In altri termini se i singoli stati non 'vanno male' certi organismi europei ( vedi l'ESM per es.) non avrebbero quasi ragione di sussistere.
La mia impressione è che i sedicenti europeisti di questo passo finiranno semplicemente per distruggere l'Unione europea, o i pochi barlumi di Stato di Diritto che vi rimangono, salvo poi incolpare di questo coloro che vengono tacciati sistematicamente e spesso, troppo spesso ingiustamente, di anti-europeismo e che invece vorrebbero semplicemente l'Europa della giustizia e l'Europa dei diritti, in sette parole, l'Europa dei Popoli e della Democrazia!!!


lunedì 11 agosto 2014

Il Caos può servire solo a chi vuole muoversi al di fuori dello Stato di Diritto

Certe dinamiche sia a livello politico, sia a livello economico, sia sociale, sembrano andare in direzioni molto poco chiare, tendendo di fatto a rendere estremamente complessa una situazione che è già tale in partenza e che proprio per questo richiederebbe una gande prudenza nell'approccio e di essere innanzitutto esaminata molto attentamente, e molto molto bene, prima di andare ad incidervi con una qualsiasi decisione.
Il rischio di cadere nel campo del caso e da questo poco oltre nel Caos è altrimenti estremamente realistico per non dire quasi certo!
Invece il verbo è la fretta! La fretta tante volte stigmatizzata anche nella Bibbia, la fretta che non consente giusti tempi di sedimentazione delle informazioni, le quali hanno una propria fisiologia che deve essere rispettata. Se vogliamo costruire una società giusta il rispetto dell'altro e delle sue caratteristiche ivi compreso il rispetto della fisiologia della formazione del pensiero e quindi della sua tempistica, sono tutti aspetti che devono essere presenti e addirittura devono rappresentare gli elementi essenziali, fondamentali.
Invece notiamo la presenza di una grande superficialità!
Così, fretta sopra fetta, la sensazione è che in generale si vada creando il Caos, sotto la spinta per altro di un impulso che, guarda caso, sembra autolesionistico.
Ma a questo punto dobbiamo chiederci: a chi serve il Caos?
Certo che se qualcuno intendesse muoversi al di fuori dello Stato di Diritto, ecco che sarebbe facilitato dal Caos!





Costruire il Caos a chi serve?
Tecnica mista su carta
Alessio 2014


venerdì 8 agosto 2014

E sarebbe un bel giorno per la Democrazia?

Con l'approvazione del disegno di legge costituzionale l'Italia fa un grosso passo indietro per moltissimi motivi. Il primo motivo è che quando un organismo elettivo cessa di essere elettivo vi è un arretramento democratico sempre, in ogni caso, ma soprattutto vi è arretramento se ciò avviene in un Paese in cui la sovranità del popolo è sancita dalla Costituzione. E' un arretramento culturale, storico, politico e sociale perché il disegno di legge aumenta la distanza tra i cittadini e la politica, tra i cittdini e le istituzioni, e non solo per la questione del voto.
Il modo stesso con il quale è avvenuto, cioè rifiutando il dialogo e il confronto, checché ne dica qualche esponente di qualche partito della maggioranza, consapevole forse del fatto che pur avendo proposto il contingentemento dei tempi nel totale disprezzo della Costituzione ( nella fattispecie dell'art. 72 della stessa), probabilmente non sarebbe stato questo ad emergere nei mass-media, quanto piuttosto il fatto di aver osannato il profondo dialogo ( per la verità quasi inesistente) in Senato, durante la dichiarazione di voto finale.
E' questo modo decisamente violento di fare le cose, che non è un bel biglietto da visita. Né l'osannare un dialogo che invero si è letteralmete impedito per inseguire il tempo, per la fretta di fare le cose, in aperta contraddizione con se stessi e dimenticando le vere questioni che possono aiutare i cittadini a risolvere i vari problemi, nemmeno questo dicevamo è un bel biglietto da visita.
Il bavaglio messo alle opposizioni è un atteggiamento intollerabile che offende le coscienze dei cittadini!
E se il buongiorno si vede dal mattino...
Questa riforma danneggia l'Italia in modo profondo. E' una riforma così dannosa per l'Italia che non credo sia stata pensata in Italia, credo piuttosto che nasca fuori, e che sia il frutto di un 'consiglio senza coda', di uno di quei consigli maliziosi cioè che io chiamo così da una favola di Esopo ( La volpe senza coda), un consiglio dato a beneficio del consigliere e non del consigliato. Fortuna vuole che di questo tipo di consigli ne abbia parlato anche il filosofo Francis Bacon, il che da autorevolezza alla cosa. In effetti in Inghilterra si è decisamente più scaltri che in Italia, e questo tipo di consigli li si riconosce a prima vista, o a primo udito. In Italia invece ci si preoccupa molto di ricevere immaginari complimenti da Machiavelli, che tanti danni ha prodotto all'Italia, salvo poi non accorgersi del fatto che quando una riforma non nasce nel tuo Paese ma in un altro, probabilmente se attuata favorirà l'altro Paese piuttosto che il tuo. Questo tipo di consigli ( senza coda ) non sono una tipologia di consigli quindi che mi sono tolto dal cappello, per fortuna sono storicizzati, Esopo e Bacon lo dimostrano e forse altri. Leggete, vi prego, i saggi di Francis Bacon ( che per altro cita spesso Esopo ), non potrà che essere istruttivo; accantonate invece Machiavelli che è capace soltanto di solleticare le parti peggiori dell'essere umano, il suo orgoglio, la sua volontà di potenza. Basta con Machiavelli, cestinatelo finalmente una volta per tutte!
Un'altra cosa dispiace e va menzionata. Quando un Paese non riesce a riconoscere i propri punti di forza, i propri elementi distintivi, e se ne disfa, per emulare altri sistemi che non essendo autoctoni non hanno grandi ragioni di essere, vuol dire che qualcosa non va. Vuol dire non saper stimare se stessi, non saper riconoscere di essere depositari di un patrimonio incredibile ed unico, che molti vorrebbero avere, e non ce l'hanno.
Un bello schiaffo ai nostri Padri Fondatori della Repubblica, uno schiaffo che a lungo andare potrebbe anche voler dire...perdere la Repubblica!

giovedì 7 agosto 2014

TOGLIETE IL BAVAGLIO AI SENATORI!!!

Sembra incredibile di dover assistere ad uno spettacolo del genere, in Senato.
Si stenta a credere ai propri occhi ed alle proprie orecchie.
Ma sta succedendo davvero?
I senatori sono imbavagliati, non possono parlare, non possono fare dichiarazioni di voto.
L'unica voce che si sente è quella del Presidente del Senato che a ritmi incalzanti scandisce: il Senato non approva, il Senato non approva, il Senato...
Il diritto a parlare è un diritto inalienabile e se non viene valorizzato in Senato dove dovrebbe essere valorizzato?
Mi spiace di avere l'ingrato compito di segnalare questo errore madornale che non fa onore al nostro Paese, ma la mia coscienza è in subbuglio.
Non si può togliere il diritto di parola, una capigruppo non può arrogarsi questo diritto.
E credo che tutti lo sappiano in Senato a partire dal Presidente!
Quello a cui stiamo assitendo è un vero e proprio schiaffo morale alla nostra memoria!
Quello cui stiamo assistendo è uno schiaffo morale ai Padri Costituenti!
Il Presidente della Repubblica intervenga per ristabilire i diritti in Senato e il dialogo, è urgentissimo!!!


72

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mercoledì 6 agosto 2014

6 agosto 2014, Senato: il grande assente in aula è sempre l'art.72

Anche oggi in Senato il grande assente è l'articolo 72 della Costituzione quello che stabilisce a chiare lettere ed in modo inequivocabile che non si possono stabilire procedure abbreviate per disegni di legge in materia costituzionale.
E così, con i tempi contingentati, tutti i discorsi o quasi vengono troncati a metà. E la cosa apparirebbe buffa se non si trattasse dell'aula del Senato, di un Senato che sta discutendo ( discutendo è una parola grossa ) in materia costituzionale; apparirebbe buffa se non fossimo costretti a ricordare che togliere il diritto di parola è un atto di violenza.
Sarebbe interessante fare un rendiconto video della giornata ed offrirlo come modello di comportamento altamente istituzionale ( troncare i discorsi a metà!) nel procedere a riforme costituzionali ai colleghi dei Parlamenti delle altre nazioni Europee. Ma perché fermarsi all'Europa? Questo modello potrebbe con orgoglio essere esportato nel mondo intero.
Fuori dall'ironia: ma è questo il modo di trattare il Senato e i senatori? Troncare a metà, e forse a meno della metà discorsi su tematiche che il governo stesso e la maggioranza definiscono importanti?!
Ma se sono importanti perché non li ascoltate per intero quei discorsi?
La risposta è che essendo stata fatta carta straccia dell'art. 72 si è proceduto con il contingentamento dei tempi appunto, e si preferisce il contingentamento evidentemente all'ascolto.
Ci teniamo a ribadire un concetto molto semplice: ogni riforma si fa nel rispetto della legislazione vigente, ed ogni riforma costituzionale si fa nel doveroso (sottolineo doveroso ) rispetto della Costituzione vigente e non come se fosse già vigente la nuova!
Infatti il modello di discussione a cui si assiste oggi in Senato, è quello che potrebbe scaturire se la riforma costituzionale non venisse emendata a dovere. Ma qui la maggioranza non fa passare un emendamento che sia uno. Forse uno, due, non di più!
Ma è legittimo che una capigruppo si permetta di fare carta straccia di un intero articolo della Costituzione?
No, non è legittimo, non può esserlo perché la capigruppo non può né legiferare né abrogare in tempo reale!
Chi detiene queste prerogative è normalmente definito dittatore.
E' dunque giusto da parte delle opposizioni riprendersi in aula i tempi che sono stati tolti ingiustamente!
Si riprendono semplicemente quello che gli appartiene!
Ricordiamoci che questa riforma porterà il contingentamento permanente, toglierà il voto agli italiani ( per il Senato), rafforzarà il centralismo, rafforzerà la casta, aumenterà le distanze tra cittadini e politica, e tutto questo a immagine e somoglianza di chi secondo voi?
Alle opposizioni vorrei dire, col dovuto rispetto, che cercheranno di farvi abbassare la guardia dicendovi che si tratta solo della prima lettura.
Il mio modesto suggerimento, visto il prevedibilissimo danno che questa riforma provocherebbe se venisse approvata, è che si deve agire come se fosse l'ultima lettura!!!
Non fatevi intimidire, non hanno il diritto di togliervi la parola, chiedetela, chiedetela continuamente, vi spetta!
Devono ascoltarvi!!!
Grazie! 


martedì 5 agosto 2014

Qual'è la forma giusta di protesta?

E' sempre difficile capire qual'è la forma giusta per combattere una battaglia. Francamento non so se l'uscita dall'aula del Senato da parte del movimento 5 stelle sia stata la mossa giusta, perché di fronte ad una riforma che ti toglie il voto l'ostruzionismo è legittimo e le proteste devono essere anche visibili. Tutti sanno che l'art. 72 della Costituzione non consente contingentamenti e che quindi il contingntamento è illegittimo ma se non vai in aula a prenderti quello che ti hanno tolto illegittimamente o quantomeno a protestare a chiare lettere e vivamente sostanzialmente la dai vinta a chi commette l'atto illegittimo!
Insomma, data la situazione estremamente grave, devo confessare a malincuore che l'atteggiamento del movimento mi sembra troppo tiepido, troppo morbido, e mi dispiace dirlo perché ho una grande stima dello stesso e di chi ne fa parte, ma credo che certi momenti debbano essere letti e interpretati forse in modo diverso.
Capisco che non c'è niente di facile, soprattutto in politica, ma la battaglia in Senato è adesso.
Andate, vi prego, a prendervi le vostre dichiarazioni di voto, andate a prendervi la parola che vi hanno tolto, a fare vostri gli emendamenti che vengono ritirati!
Ci sarebbero le carte in regola per fare ancora una opposizione valida in aula, basta dichiarare illegittimo il contingentamento che, tra l'altro non è stato neanche votato dall'aula, e chiedere la parola che vi spetta!
Dovrà pur esserci un modo!
Sono solo un elettore del movimento, ma come tale, in questo momento sentirei di voler essere rappresentato diversamente. Vorrei chiedere allo stesso di fare qualcosa per impedire questo scempio!!!
Assistere impotenti allo scempio di un gioiello di valore inestimabile, come la Costituzione italiana, è uno spettacolo veramente doloroso!

Senato: riprende lo stillicidio degli emendamenti nell'imbavagliamento delle opposizioni!

L'art. 72 della Costituzione esplicita in modo chiaro ed inequivocabile che non si possono adottare procedimenti abbreviati ( e quindi contingentamenti ) per disegni di legge in materia costituzionale.
Questo processo di riforma è pertanto illegittimo!!!
Le opposizioni hanno finito il tempo e  non possono neanche fare dichiarazioni di voto!
Sarebbe questo il confronto democratico che tutti dichiarano di volere?
Questa volontà non regge alla prova dei fatti!
Personalmente mi dichiaro indignato e posso solo chiedre che venga riportato il Movimento 5 stelle in aula, restituendo allo stesso la parola!
E' UNO SCANDALO!!!
VIA IL BAVAGLIO! E' UNA RIFORMA O UN SEQUESTRO?!

5 agosto 2014, Senato: così il Governo rischia di perdere la faccia!

Il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza è uno SCANDALO!
Ma lo è ancora di più il fatto che, dopo il ricorso alla decretazione d'urgenza, si ricorra alla questione di fiducia ( si pone il voto di fiducia ) che elimina la discussione alla radice, rimanda, rinvia a decreti attuativi ( e ve ne sono già oltre ottocento in attesa).
Delle due l'una: o i decreti sono urgenti, e allora li si discute con urgenza, cioè subito; oppure i decreti non sono urgenti e allora  non si ricorre alla decretazione d'urgenza.
Ma dichiararli urgenti e poi non discuterli con urgenza, è una contraddizione troppo stridente per passare inosservata, e lo è tanto più in quanto è una pratica eccessivamente ricorrente, che sta divenendo la regola.
Così si adombra un torto difficile da scusare, un torto all'intelligenza degli italiani, che invece capiscono benissimo se adeguatamente informati.
Questo decreto che è variamente criticato, avrebbe comunque il pregio di andare a toccare questioni concrete, tangibili, reali del Paese, quele che interessano i cittadini. Certo è che una discussione seria lo migliorerebbe di molto.
Ma si preferisce passare oltre, si preferisce passare alla riforma costituzionale, si ha fretta...
E' qui che si evidenziano due scuole di pensiero: quella che da la colpa alla Costituzione per l'inefficienza del governo; e quella che da la colpa al governo dell'inefficenza nell'amministrazione generale. A mio modo di vedere la prima è destituita di fondamento, mentre la seconda ha dei punti validi.
Ascoltatelo bene il discorso del presidene della Repubblica, all'insediamento, ascoltatelo bene.
Egli dice, tra le altre cose: non possiamo rimanere indifferenti alla sofferenza di chi arriva a commettere gesti inconsulti! E' un concetto semplice e chiaro, ma semba che l'indifferenza sia tornata, e sì che ne ha presi di applausi nel discorso di insediamento!
Ora è del tutto evidente che rimandare una discussione su un decreto urgente in tema di pubblica amministrazione, significa essere indifferenti al grido di dolore che da tanta parte della poplazione si leva, per l'indifferenza della politica, e dimostra la totale contraddizione con i propositi espressi dal Capo dello Stato!
E inammissibile.
Questo governo rimanda, non vuole governare, è sordo alle richieste dei cittadini.
Non è possibile abusare in questo modo e con questa ricorrenza della questione di fiducia!!!

lunedì 4 agosto 2014

4 agosto 2014, Senato: si commemora Spadolini ma continua lo stillicidio con l'imbavagliamento dell'opposizione

Viene commemorato Spadolini. Viene ricordato che egli era per il dialogo ( e sottolineo dialogo ) tra le parti soprattutto in materia di revisione costituzionale. Era cioè per favorire ciò che anche oggi in Senato non c'è!
Viene dunque ricordato, ma per essere immediatamente dimenticato subito dopo, per essere smentito dai fatti.
Infatti il plotone di esecuzione è già in posizione.
Presenteranno ad uno ad uno i condannati, cioè gli emendamenti, e poi faranno fuoco.
Via uno, via un altro, uno stillicidio senza soluzione di continuità, e senza possibilità di intervento da parte dell'opposizione: l'opposizione è stata infatti imbavagliata. Non può più parlare!
E questa è Democrazia?
L'autoritarismo purtroppo è già in atto!
Il Movimento 5 stelle decide di lasciare l'aula, per non assistere in silenzio a questo odioso stillicidio, ed è chiaramente comprensibile.
Sono situazioni che ne ricordano altre, nello stile. E sì che chi ha tolto la parola in aula all'opposizione, come gruppo politico, è stato un campione di ostruzionismo, quell'ostruzionismo veramente tale, quell'ostruzionismo cinico, cieco, sordo, che chiede di intervenire per cambiare i punti e le virgole, il punto e virgola e via discorrendo, non so se è chiaro.
Nell'aula regna un sinistro silenzio, l'opposizione, quella rimasta, guarda senza poter fare niente, e se interviene lo fa col cronometro in mano, neanche l'ultimo appello alla coscienza della controparte è possibile.
Infatti sono stati zittiti, letteralmente imbavagliati,  non hanno più il diritto di poter esprimere le proprie posizioni.
Se l'Assemblea Costituente fosse in aula oggi, forse si chiederebbe: dove abbiamo sbagliato?
Com'è possibile che il frutto delle noste fatiche venga snaturato di un terzo con tanta superficialità, con motivazioni così inconsistenti. E certamente un ricordo, andrebbe a tutti coloro che hanno lottato per la Democrazia e per questa Carta Costituzionale, molti dei quali, non l'hanno potuta vedere, poiché posti, nell'impotenza di chi li osservava, davanti ad un plotone di esecuzione magari improvvisato!
Eppure non hanno sbagliato i Costituenti. anno infatti inserito l'art. 72!
E allora che succede? Succede che questo articolo è stato cestinato, ecco che succede!
Rendiamo la parola ai senatori, chiediamo l'applicazione dell'art.72 della Costituione, che, com'è noto dichiara che non è possibile adottare procedimenti abbreviati per disegni di legge in materia costituzionale.
Quello che noi chiediamo è di rispettare e applicare l'art. 72 della Costituzione.
Chiediamo di togliere ogni forma di abbreviazione al precesso di discussione del disegno di legge in materia costituzionale.
E chiediamo di farlo proprio in conformità a quello spirito che anche Spadolini incarnava e che poc'anzi è stato richiamato in aula.
Perché, vedete, noi siamo arciconvinti del fatto che le riforme, soprattutto quelle costituzionali, si fanno nel confronto e nel rispeto del principio audiator et altera pars, cioè ascoltare l'altro, e non imbavagliandolo, non togliendo il diritto di parola a  chi la pensa diversamente da te, ma soprattutto si fanno nel rispetto della Costituzione vigente, quindi dell'art.72, e non sorvolandolo su di esso, come se non esistesse. 

venerdì 1 agosto 2014

1 agosto 2014, Senato...

Certo è che nessuno vorrebbe trovarsi sulla sedia del Presidente del Senato in questi giorni, seconda carica dello Stato, perché le tensioni sono evidenti in aula, e le contrapposizioni aspre, dure, sono il frutto chiaramente, come tutti possono facilmente comprendere, di una totale assenza di condivisione sul progetto di riforma costituzionale.
In altri tempi questo tipo di contrasti sarebbe bastato da solo a parlare alle coscienze e a riportare a più miti consigli.
Il Capo dello Stato come prima carica dello Stato è il primo difensore della Costituzione, il Presidente del Senato è il secondo difensore della Costituzione o, se non altro della costituzionalità dei procedimenti che nel Senato avvengono.
Ed è esattamente questo che vorremmo vedere, una particolare attenzione alla costituzonalità soprattutto in materia di riforme costituzionali. E' che forse questa attenzione, per stanchezza ( e sì che ce ne sono tutte le ragioni ) o per distrazione, non c'è stata, almeno non con quello zelo che si richiederebbe in certi frangenti.
Quindi egli dovrebbe garantire in modo inequivocabile, limpido, cristallino, la costituzionalità del procedimento e garantire la dignità dei Senatori di qualsiasi parte, sia in quanto persone individuali, sia in quanto rappresentanti del popolo.
E chiediamo questo, non perché  si adoperi con strumenti eccezionali, di cui non c'è bisogno, ma semplicemente per chiedere che si applichino le regole che ci sono già, e ci sono sempre state!
E' chiedere troppo, chiedere il rispetto delle regole che ci sono già?
E' chiedere troppo chiederlo per una riforma delicata come quella costituzionale?
Io credo di no!
Nella fattispecie chiedo a gran voce che si rispetti l'Art. 72 della Costituzione!!!
Se ciò non avverrà, nell'aula i senatori non potranno più illustrare i propri emendamenti, che è l'unico modo per gli stessi di cercare di fare presente ai propri colleghi e alla Nazione stessa, le loro idee.
Possibile che non ci siano voci autorevoli che si levino in difesa dei diritti costituzionali prima e di quelli regolamentari poi?
L'importanza del ruolo del Presidente del Senato consiste in prerogative che se usate con saggezza dovrebbero riuscire a tenere gli equilibri in aula. Non è facile, questo va detto.
Ma neanche impossibile.
Riequilibrare gli squilibri presenti in aula, come i rapporti maggioranza/minoranza, che creano per loro natura parti forti e parti deboli, è esattamente la funzione del Presidente del Senato, la prima fonte di garanzia.
Ora sappiamo bene che questa sproporzione numerica c'è anche perché in campagna elettorale vi erano state dichiarazioni esplicite secondo le quali mai e poi mai diceva il PD, si sarebbe alleato col PDL o con le formazioni che da esso derivavano.
Molti voti sono stati così raccolti anche per questa ragione, voti che non sarebbro stati presi se fosse stato dichiarato il contrario.
Non solo ma coloro che hanno votato non lo hanno fatto chiaramente, per una maggioranza allargata, ma si sono visti servire ciò che non si sarebbero aspettati, cioè esattamente la maggioranza allargata.
Ma perché si è contingentato il Senato?
Perché chi temeva l'ostruzionismo, ( che ha comunque un suo limite temporale fisiologico, e questo la maggioranza lo sa), ha voluto stabilire un limite, un limite temporale ulteriore, che tuttavia, ai sensi dell'art. 72 della Costituzione non è ammissibile.
L'opposizione può solo tentare di essere persuasiva e non può che esserlo illustrando, dissentendo, argomentando, se gli viene tolta anche questa possibilità che cosa gli rimane?
Qualunque membro dell'assemblea Costituente se potesse esprimersi, sappiamo bene che si esprimerebbe in questo senso, lo sanno anche le coscienze dei senatori presenti in aula.
Chi può spiegarmi come è possibile consentire una procedura abbreviata per un disegno di legge in materia costituzionale se questa procedura è espressamente vietata dalla Costituzione?
C'è un articolo 72 della Costituzione che vorrei tutti quanti leggessimo, lo chiedo a tutti i cittadini italiani. Lo so che è pretenzioso pensare che questo messaggio arrivi a tutti, avendo io così pochi lettori, ma potenzialmente è possibile...
Intanto la Lega, il Movimento 5 stelle, e SEL lasciano i lavori dell'aula ed è un chiaro richiamo al fatto che con il bavaglio alla bocca ( poiché questo è il contingentamento ) l'opposizione sostanzialmente è come se non ci fosse più anche se fosse presente in aula.
Ed è triste vedere una maggioranza già forte del fatto di essere maggioranza, che non consente all'opposizione di parlare, è molto triste.

E sì che c'è già chi va in televisione ad asserire che il Movimento 5 stelle si stia sottraendo al confronto!
E' un po' come dire che si sta sottraendo al confronto una persona a cui sono state legate meni e piedi e che è stata anche imbavagliata, questo è!

Ma chiediamoci: è così che si fanno le riforme costituzionali?
Io credo di no, e credo anche che insieme a me lo pensino anche molti altri cittadini!
Quelle voci più mature e autorevoli, più sagge del PD, potrebbero esprimersi in merito alla legittimità di un imbavagliamento di fatto?!
Una domanda che sorge spontanea è: perché allora è stato ammesso il contingentamento se non si può ammettere?
Forse perché siamo di fronte ad una svista, quella secondo la quale la maggioranza  nella capigruppo cambia in corsa le regole del gioco, applicando le regole che si possono applicare per i disegni di legge urgenti, ai disegni in materia costituzionale che, lo ripeto, non possono essere trattati come i primi, cioè come urgenti.
A chi dobbiamo appellarci per riportare almeno alle regole una maggioranza che, forse senza  accorgersene, le viola e le cambia a proprio uso e consumo?
C'è una autorità alla quale rivolgersi?
L'opposizione dovrebbe interrogarsi su questo per capire come procedere per riavere la parola e magari appellarsi a tutto ciò a cui è possibile appellarsi, foss'anchè Strasburgo!
Ci sono senatori che affermano di non avere mai visto procedere così una riforma normale, figuriamoci una costituzionale.
C'è chi la paragona ad una riunione di condominio, chi manifesta la propria indignazione.
Emendamenti cangurati, tempi contingentati, senatori che si sbracciano per parlare e non sono visti.
Dov'è l'autorevolezza, lo spirito di condivisione che devono essere propri di una assemblea costituente, e soprattutto: qualcuno nota una qualche differenza con la VERA ASSEMBLEA COSTITUENTE?!?!

giovedì 31 luglio 2014

La parola è vita

Il senato sembra proprio vittima di qualcosa che assomiglia ad una precettazione, e di qualcos'altro che somiglia molto da vicino ad un isolamento dal mondo. E sì che ne succedono di cose nel mondo!
E i nostri senatori non possono dare consigli, suggerimenti, partecipare a soluzioni, esprimere intenzioni, pareri, speranze.
In senato regna un sinistro silenzio. Perché? Perché ai senatori, parcheggiati fuori dal mondo, oltretutto si impedisce di fatto di potersi esprimere nelle intenzioni di voto sugli emendamenti, e credo che molti converebbero con me che si tratta di un fatto piuttosto grave.
C'è chi non ama sentir ventilare ipotesi di autoritarismo, e lo comprendo, ma dobbiamo convenire che si adottano atteggiamenti che purtroppo invitano di fatto a farlo. Chi può negare che uno degli elementi tipici dell'autoritarismo consista nel togliere il diritto di parola.
Il diritto ad esprimersi è sancito dall'art.21 della Costituzione. Ci sono dei principii di carattere  generale che sono alla base del riconoscimento del diritto ad esprimersi.
Nella nostra Costituzione li possiamo riconoscere nell'art.2, nei diritti inviolabili dell'uomo e nel dovere di solidarietà; nell'art. 3, nel diritto all'eguaglianza; nell'art.4, nel diritto a svolgere una funzione che concorra al progresso anche spirituale della società; nell'art.10 nel diritto internazionale...e poi c'è appunto l'art. 21.
Questi diritti non possono essere tolti. Si dirà a questo punto che i senatori devono attenersi a delle regole, ed è vero, ma queste regole conferiscono loro esattamente questo diritto ad esprimersi nel merito delle questioni, non nella negazione dello stesso.
Nella formazione di leggi ordinarie la Costituzione nell'art.72 stabilisce che si possono adottare procedimenti abbreviati per disegni di legge definiti urgenti, o altre forme come le commissioni ecc.
Ma per i disegni di legge in materia costituzionale è chiaramente ed espressamente prevista la sola procedura normale di esame ed approvazione. Non possono esserci dubbi al riguardo, la chiarezza è totale, limpida, esemplare. Non possono essere previste procedure abbreviate o diverse da quella normale.
Per i disegni di legge in materia costituzinale non può esservi procedura abbreviata!
Ora, essendo il contingentamento sostanzialmente una temporizzazione dei tempi ad esaurimento progressivo, esso fissa un limite temporale divenendo cioè una abbreviazione di fatto, che tuttavia non è possibile a norma di legge costituzionale applicare a disegni di legge in materia costituzionale, né elettorale. La chiarezza è totale e non lascia grossi spazi alle interpretazioni.
Allora sulla base di che cosa si è procedto a contingentare?
A quanto pare sulla base di un precedente che tuttavia non aveva precedenti e che è stato il frutto di una interpretazione che potremmo definire piuttosto singolare e anomala, estremamente restrittiva eufemisticamente parlando.
In ogni caso, se tizio si butta dalla finestra perché lo devo fare anch'io?
A noi i nostri genitori ci insegnano che dobbiamo seguire gli esempi virtuosi e non altri.
Quindi la mia domanda è questa: si può cortesemente sapere sulla base di che cosa si privilegia il precedente che legge l'articolo in modo restrittivo (eufemisticamente parlando, ripeto) rispetto a quello che legge l'articolo in modo letterale, che è poi l'unico modo veramente possibile ed ammissibile secondo ogni buon senso?
Di due tipologie di precedenti non si dovrà privilegiare quella più vicina al testo?
E se così non dovesse essere almeno dovremmo ammettere per spirito di equità che, quantomeno, dovrebbero essere  accantonate entrambe, e si dovrebbe andare ad una lettura del testo così come è scritto.
Poggio e buca fa piano. Le due tipologie di precedenti si annullano a vicenda e ci riportano al testo scritto, così com'è.
Adottare percorsi abbreviati in materia costituzionale è poi sbagliato nella sua essenza, e non è frutto di atteggiamenti tesi a garantire il pieno svolgimento dei lavori, intendendo con pieno svolgimento dei lavori, il più alto e ispirato procedere dei lavori, come si converrebbe ad una riforma costituzionale che sia sentita veramente tale, come si converrebbe alla dignità dei senatori.
Leggiamo nella Bibbia ( Proverbi 19,2) che <<[...]chi va a passi frettolosi sbaglia strada.>>
E tra le cose che l'Eterno odia (Proverbi 16,18) vi sono i  << piedi che sono veloci nel correre al male>>.
Abbreviare - diciamolo apertamente- è un po' come correre!
Ma poi Verso dove? E perché correre, a che scopo?
Il Senato è il luogo dell'incontro, della riflessione, della discussione, non può e non deve essere condizionato dalla fretta, cattiva consigliera e madre di gattini ciechi.
Io credo che siamo tutti vittime di un atteggiamento irresponsabile seminato con qualche leggerezza di troppo, e forse un po' artatamente, che genera fretta e tensioni, gettando benzina sul fuoco, in luogo dell'acqua che si dovrebbe e si converrebbe gettare. Aiutatemi a gettare acqua sul fuoco!
Si va spandendo una opinione ingiustificata a mio modesto parere, quella seconda la quale se una riforma non la si fa adesso non la si fa più.
Chi può spiegarmi questa frase, che proprio non riesco a capire?
Dove sta scritto?
Vorrei anzi gettare acqua sul fuoco appunto e dire che non c'è nessuna ragione di preoccuparsi di una cosa del genere, credetemi, perché la Democrazia è l'incessante riproposizione di ogni possibilità.
Come si fa a temere la Democrazia?
E' quando la Democrazia non c'è che tante cose diventano impossibili e non si possono più fare.
Se penso poi che la terra ha cinque miliardi di anni,  e ne vivrà altrettanti, come si fa a dire: se non adesso mai piu?! La soria non finisce domani!
Sono certo che non sarà difficile convenire con me che l'art. 72 della Costituzione non ammette nessun tipo di procedura abbreviata per leggi costituzionali.
Chi è più esperto di me, mi soccorra, in nome del diritto, del diritto  ad esprimersi, in nome della Democrazia e, se credente, in nome di Dio!
La parola è vita.
In principio era il verbo, cioè la parola!

mercoledì 30 luglio 2014

Cambiare la Costituzione non serve al Paese!

Che cosa penseremmo di chi non difendesse il proprio posto di lavoro? Non difendere il proprio posto di lavoro sarebbe un atteggiamento non sano. Per cui difendere le proprie poltrone, se la vogliamo mettere così è legittimo, non ci trovo niente di strano.
E tuttavia non corrisponde al vero a mio modo di vedere, poiché in aula ci sono senatori che difendono idee, magari diverse da quelle della maggioranza, o che difendono semplicemente la Costituzione, che non è la stessa cosa.
Quindi trovo assolutamente fuoriluogo e strafottente l'atteggiamento del nostro primo ministro e mi chiedo quanto sia adatto a rivestire questo ruolo, se da questo pulpito si levano solamente offese.
In aula vi è chi stigmatizza con molta solerzia l'atteggiamento lievemente fuori le righe di alcuni senatori esasperati dall'arroganza della maggioranza, adducendo offese su offese. Penso al senatore Zanda per esempio. Vediamo se sarà altrettanto solerte nello stigmatizzare l'atteggiamento offensivo del primo ministro e suo segretario di partito!
L'Italia stà andando allo sbando e qui si pensa a precettare il Senato per i propri usi e consumi impedendo perfino di farlo esprimere sulle questioni del mondo. Senato precettato e parcheggiato. Cosa gli faranno fare quando sarà ridotto ad albergo di nominati?
A mio modo di vedere è uno scandalo!
Abbiamo bisogno di un Presidente del Consiglio che serva il Paese e non che si faccia servire dal Paese!
Ciò che ci aspetteremmo da un Presidente del Consiglio è di sentirgli dire che ha legato il suo mandato politico alla risoluzione dei problemi del Paese, alla risoluzione del debito pubblico, dell'occupazione, del crescente divario sociale ecc. Invece dobbiamo stare a sentire che avrebbe legato il suo mandato alla riforma Costituzionale o a questa e altre riforme insieme a questa, come se il resto non contasse. E' chiaro che non ci sentiamo dire ciò che vorremmo. E sì che hanno un bel daffare a dirci quanto siano ottimi interpreti delle aspettative del popolo italiano!
Come se il popolo italiano gli stesse chiedendo di non voler più votare!
Ecco come viene trattato il popolo italiano ed ecco l'immagine che di questo popolo si da al mondo.
E cosa dovrebbe pensare il mondo a tale proposito? Potrebbe pensare questo: se gli italiani sono così docili da lasciarsi togliere il diritto di voto, molto probabilmente lo saranno altrettanto nel lasciarsi togliere anche altro!
Si dà al mondo l'immagine di un popolo in lotta per perdere il diritto di voto, come se fossimo diventati tutti quanti scemi improvvisamente!
Sarebbe questo il livello interpretativo delle istanze dei cittadini?
Sulla riforma del Senato poi ci sono dei punti che potranno apparire in tutta la loro evidenza e in tutta la loro chiarezza solo e soltanto alla luce della legge elettorale, ed è quindi questa che dovrebbe essere varata per prima in ogni caso. Dov'è il criterio logico?
Quanto è che aspettiamo una legge elettorale degna di questo nome ma soprattutto, perché non è ancora stata fatta?
Appare chiare a questo punto che voler far precedere quella del Senato a quella elettorale ha probabilmente uno scopo tattico legato magari ai famosi patti segreti. Ma non era arrivata la trasparenza?
Questo non è un atteggiamento responsabile.
Il Paese ha bisogno di essere governato, questo è l'unico bisogno urgente che ha e se il primo ministro non se la sente di governare, se non ne ha voglia o non ne è capace ce lo dica subito, chiaramente, senza farci perdere tempo. Oppure si metta a governare!
Se questo governo dovesse rassegnare le dimissioni, a mio modo di vedere non dovremmo ( e non potremmo ovviamnete senza una legge elettorale ) andare ad elezioni, ma procedere con un nuovo governo.
Credo che sarebbe opportuno pensare ad un governo targato magari centro destra-Movimento cinque stelle per esempio. In ogni caso dovremmo dare la possibilità alla vera novità elettorale ( Movimento 5 stelle) di poter esprimere le proprie potenzialità, ma per governare, non per riformare, sterile scusa di chi non vuole governare! Il Paese ha bisogno di risposte e di un esecutivo che sia effettivamente tale, che svolga cioè il potere esecutivo e non quello legislativo, che crei lavoro e non lo tolga. che dia risposte vere ai cittadini.
E per fare questo non serve cambiare la Costituzione, l'ho detto e lo ripeto sempre più convintamete, non serve, proprio non serve!

martedì 29 luglio 2014

Se questo è un clima costituente

Questa riforma del Senato, che rischia per altro di trasformarsi anche in una riforma della Camera, non sembra certo ispirarsi all'art. 3 della Costituzione. Per questo essa, benché nominalmente si occupi della parte II^ della Costituzione, in realtà è come se si stesse già occupando, fin da adesso, anche della I^.
E a rigor di logica non c'è dubbio che essa costituisca la piattaforma dalla quale procedere poi alla modificazione della I^, non occorre avere la vista particolarmente lunga per rendersene conto.
Così mentre il Paese sta andando a carte quarantotto, con il debito pubblico che aumenta, la disoccupazione che aumenta, la povertà che aumenta, le diseguaglianze economiche e sociali che aumentano, le aziende che chiudono, la difesa che viene smantellata e via discorrenedo, sul banco dell'accusa vine posta, secondo un leitmotiv degli ultimi vent'anni ( e sì che il popolo chiedeva cambiamenti rispetto a questi ultimi vent'anni!), sul banco dell'accusa viene posta dicevamo, la Costituzione. E' una argomentazione chiaramente priva di sostanza che non regge ad una analisi approfondita.
Così finisce per sembrare semplicemente una scusa, soprattutto in un momento in cui piuttosto che andare alla ricerca di scuse si dovrebbe avere il coraggio di governare.
Gli italiani chiedono che si governi bene, non altro.Non si parli di responsabilità se non si è intenzionati ad adottare fin da subito questo principio di responsabilità, cioè di governare seriamente.
E che non ci sia questa intenzione lo si evince dal fatto che le calendarizzazioni sui provvedimenti veramente utili per il Paese, lasciano il posto alla riforma Costituzionale.
Perché accade questo? Ma poi chi fa questo come pensa di spiegare al popolo che sta agendo per il suo bene? Con quali argomentazioni?
Chi governa è al servizio del popolo, al servizio, ricordiamolo e non viceversa.
E questo coincide anche evidentemente con i principi cattolici, che vorremo vedere più presenti  in aula al di là delle personali convinzioni, poiché ci sono dei principii cattolici che sembrano ispirarsi o coincidere con certi principii laici per strano che possa sembrare.
In ogni caso, al di là degli schieramenti e delle singole opinioni, quello che emerge con ogni evidenza è che in aula non è presente un clima costituente.
Una camera non può e non potrà mai sostituire una assemblea costituente poiché non è stata costituita per questo, quanto piuttosto per pensare alla leggi ordinarie. Ed in effetti li si vede bene i limiti che essa manifesta
nel procedere verso la riforma costituzionale. Le regole di gestione del Senato, il suo regolamento non sono pensati per le riforme costituzionali, e denunciano allo stato attuale tutta la loro insufficienza a fronteggiare questa situazione, generando semplicemente tensioni. Tagliole, canguri e via discorrendo. Ma che cosa ne penserebbero i membri dell'Assemblea Costituente di questi strumenti pensati per le leggi ordinarie e che, per tale motivo, non possono essere applicati correttamente alle leggi Costituzionali?

lunedì 28 luglio 2014

UNA RIFORMA CHE DIVIDE!!!

Un'idea ha accompagnato da sempre le mie critiche a questa riforma del Senato, un'idea che non ho ancora espresso: che essa non sia stata concepita in Italia; che essa sia il frutto di quelli che io chiamo consigli senza coda, consigli cioè dati a beneficio del consigliere e non del consigliato.
Magari mi sbaglio, ma se penso alle aspre divisioni che essa sta producendo all'interno del Senato questa idea si rafforza. Infatti uno degli effetti tipici dei consigli senza coda è quello di generare tensioni e divisioni all'interno di un tessuto strutturalmente omogeneo, in condizioni normali, ancorché fisiologicamente costituito da settori in contrapposizione dialettica.
Ma qui siamo ben oltre la contrapposizione dialettica.
Oltre ottomila emendamenti dimostrano palesemente che non c'è condivisione.
Si parla di atteggiamento ostruzionistico ma anche questo andrebbe esaminato.
Intendo dire che tra Lega e Movimento 5 Stelle gli emendamenti presi insieme forse supereranno di poco il numero di cinquecento. Trattandosi di una riforma Costituzionale non è un mumero suscettibile di essere definito ostruzionistico.
Pare che gli emendamenti di SEL siano intorno ai seimila.
Forse questo è un numero che la maggioranza potrebbe additare come ostruzionistico.
Ma io personalmente non me la sento di stigmatizzare un attegiamento legittimo fatto in difesa della Costituzione, né la voglia di emendare una riforma giudicata evidentemente sbagliata e quindi migliorabile.
In ogni caso per raggiungere il numero di ottomila c'è ancora una differenza di circa millecinquecento emendamenti. E questi chi li ha presentati?
Quello che intendo dire è che non si può parlare di contingentemento di una riforma Costituzionale additando come argomentazione l'alto numero di emendamenti e un atteggiamento ostruzionistico dell'opposizione, quando presumibilmente anche coloro che additano questo contribuiscono in modo rilevente e all'uno e all'altro! E' un po' strano!
Ma la questione che ci terrei a sottolineare adesso, è che questa riforma, in modo forse non previsto e non prevedibile, per qualcuno, come dicevamo sopra, sta dilaniando il Senato e il Paese.
Anche il Dividi e Comanda è uno dei tipici obiettivi dei consigli senza coda!
In ogni caso non c'è niente di cui vergognarsi nel ritirare una proposta di riforma nel momento in cui ci si rende conto che sta accadendo qualcosa di non previsto, cioè che essa crea soltanto aspre divisioni e non altro, in un momento in cui ci sarebbe bisogno invece di unire le forze per il bene del Paese e di occuparsi dei problemi concreti.
Un grande statista si manifesta anche nel fare dei passi indietro per tenere unito il Paese e non solo la propria maggioranza.
Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato, questo dice la Bibbia.
Spesso da un atteggiamento umile si sviluppano germogli di vita, quelli di cui ha bisogno appunto il Paese. Occorrerebbe riflettere molto bene su questo!
Si è poi parlato di strumentalizzazioni di fronte alla richiesta di potersi esprimere su eventi significativi della vita politica internazionale. Ma, a tale proposito, dobbiamo anche fare presente che strumentalizzare significa letteralmente rendere strumento una data cosa. E in questo caso chi è che fa del Senato uno strumento precettato per i propri usi e consumi anche a costo di parcheggiarlo fuori dalla realtà?
Questa è strumentalizzazione nel vero senso della parola!
Non si è mai visto nella storia d'Italia credo, che i senatori non abbiano potuto esprimere liberamente la propria opinione, ciascuno secondo i propri principii, le proprie idee, il proprio credo ecc. circa eventi che ti passano accanto ma che è come se non accadessereo e questo proprio perché si fa del Senato uno strumento personalizzato, che viene posto ai margini della storia, fuori dal mondo!
E normale? Non lo so, non credo...
Ma se non è questa la strumentalizzazione, che cosa lo è?

Livello batteria insufficiente, dice il calcolatore...
Una volta riacceso il calcolatore, i dati in elaborazione, quelli inerenti queso articolo sono ovviamente spariti.
Avrei voglia di spengere tutto e andare a dormire o mettermi ad osservare la volta celeste.
La presenza di certe nuvole ostacola la visibilità, altrimenti...
Sì, vorrei fare altro piuttosto che rimettermi a scrivere da capo un articolo quasi ultimato.
Se il cielo fosse sgombro, dalla mia terrazzina potrei osservare la costellazione del Cigno per esempio, costellazione tipicamente estiva, e vederla solcare la volta celeste come una immensa astronave, e lavorare di fantasia. Oppure andare a riposare.
Invece mi bevo un intero bicchiere di caffè che sembra preparato lì apposta per me.
Rimango ancora sveglio davanti allo schermo e riscrivo tutto, come lo ricordo. In fondo l'articolo non è lunghissimo...ed eccoci di nuovo qui.

Vorrei concludere dicendo che le riforme devono essere condivise. L'unico modo per condividerle è discuterle, e l'unico modo per discuterle è farlo, nella fattispecie in Senato.
E questo è ancor più vero se si tratta di riforme costituzionali! Il Senato deve essere lasciato libero di lavorare serenamente, senza fiato sul collo, senza ingerenze da parte del governo, in nome di quella sacrosanta divisione dei poteri che è il fondamento di ogni moderna Democrazia!
Inoltre questa maggioranza dovrebbe cercare di rendersi conto che, se ritiene di essere depositaria delle istanze dei cittadini, dà al mondo l'impressione che vi sia un popolo, quello italiano, in lotta per la perdita del diritto di voto, il che è francamente surreale!
Lo vogliamo trattare proprio così il popolo italiano?!

A proposito, lo sapete che nell'efficientissima Svizzera, il sistema è bicamerale con camere parificate?

W la Prismalo, le Charan d'Ache, la Svizzera, e il sistema bicamerale!
Parificato? Non parificato?
Chi ne vuole discutere, ne discuta in Senato...purché appunto, se ne discuta, senza fretta!!!
W l'Italia!!!


domenica 27 luglio 2014

Nella festa del Ss.mo Crocifisso, W Calamandrei!!!

Domenica 27 luglio 2014, festa del Ss.mo Crocifisso.
Partecipo sempre alla processione dopo la Santa Messa, se sono in paese.
Quest'anno la processione passa anche da Via Piero Calamandrei.
E' una occasione per meditare su questo straordinario personaggio della storia d'Italia, sulle sue competenze giuridiche, sulla sua umanità, sul suo ruolo nell'Assemblea Costituente, sulle sue speranze, su i suoi auspici, su i suoi inviti al popolo italiano.
Una meditazione in calma, senza scadenze, senza fretta, così come dev' essere.
La meditazione quando è associata alla calma porta sempre buoni frutti; viceversa quando gli si getta il fiato sul collo, rischia di essere improduttiva, inconcludente, frustrante.
Tra coloro che si sono accorti di questo, cioè che la fretta e il fiato sul collo rendono improduttiva una meditazione, una riflessione, vi è anche chi ha pensato di sfruttare questo per i propri fini e di adottarla come tecnica ben precisa, per esempio per gettare ansia anche là dove, a rigor di logica, è più necessario meditare attentamente ogni cosa. Molte cose sfuggono infatti a una lettura veloce, cose che se arrivano alla coscienza potrebbero informarla in modo tale da far addirittura cambiare opinione, il che preoccupa naturalmente chi vuole imporre una riforma e sembra non cercare, malgrado le dichiarazioni, la condivisione.
Come al solito, le mie opinioni le esprimo chiaramente, in modo da non lasciare dubbio alcuno.
Possono essere condivise o non condivise, ognuno è libero di avere le proprie opinioni, ma sulla chiarezza non deve sussistere dubbio alcuno. Così ribadisco il concetto secondo il quale chi intendesse farmi dire cose che in realtà non dico, sbaglia e non dovrebbe farlo, inoltre può essere facilmente smentito.
Esplicitare un concetto diviene quindi importante in un mondo in cui il linguaggio, multimediale e multisensoriale, invade la vita e la fa da padrone ovunque creando, talvolta casualmente talaltra probabilmente no, associazioni semantiche che possono essere lette, spesso strumentalmente come messaggi o indicazioni 'in codice'.
Il caso (la casualità) esiste, e così anche le associazioni semantiche casuali. Ma proprio per questo diviene importante esprimersi chiaramente senza lasciare dubbi o incertezze interpretative.
Esplicitare un concetto diviene quindi importante per impedire che qualcuno parli in vece tua, al tuo posto, per farti dire cose che in realtà non dici.
Così vorrei diffidare chiunque dal ritenere che il passaggio da Via Calamandrei, stia ad indicare che dobbiamo mettere via Calamandrei dalle nostre meditazioni, dai nostri pensieri, in un momento, quello attuale in cui, viceversa, c'è un gran bisogno di leggerlo copiosamente.
Sia chiaro che non accuso nessuno. Semplicemente mi metto al riparo da possibili strumentalizazioni o se volete semplicementa dal caso. Non è un atacco, direi piuttosto una difesa. Sappiomo in fondo che nell'ambito del possibile, è possibile che le strumentalizzazioni o le letture sintomali sussistano.
Ribadisco, non accuso nessuno in particolare, semplicemente metto tutto questo nelle mani di Dio il quale ha la vista più lunga della nostra.
In ogni caso, in generale, chi intendesse  farmi dire cose che non dico, come per esempio che dobbiamo accantonare Calamandrei appunto, attesta chiaramente il falso, e di quesa attestazione, com'è ovvio che sia, renderà conto a Dio!
W Calamandrei!!!

giovedì 24 luglio 2014

Non si mettono le tagliole alle riforme costituzionali!

Riunire con troppa frequenza la 'capigruppo' già di per se è una anomalia che non depone a favore della serenità dei lavori del Senato, che dovrebbe essere lasciato libero di lavorare tranquillamente.
Interrompere questa serenità dei lavori così frequentemente, questo sì che non è serio.
L'ultima capigruppo infatti è stata richiesta questa mattina mentre il Senato procedeva alle votazioni, dando luogo a qualcosa di paradossale, ad una sorta di ostruzionismo all'incontrario, l'ostruzionismo della maggioranza, che è un paradosso sì, ma un paradosso che a quanto pare potrebbe addirittura essere istituzionalizzato dalla stessa riforma costituzionale che si vorrebbe approvare di forza!
Ecco come si giustificano gli emendamenti.
Alla fine della capigruppo si scopre che la riforma è stata contingentata.
Nel gergo è stata posta la tagliola.
Il senatore Calderoli aveva espresso l'illegittimità di una simile soluzione, lo aveva fatto prima di procedere alla 'capigruppo' precedente, pochi giorni fa. E' rimasto inascoltato.
Ma per fare questo poi, corregetemi se sbaglio, non si dovrebbe modificare il regolamento del Senato?
C'è qualcosa che non quadra nelle procedure, c'è qualcosa di non chiaro, qualcosa di ingarbugliato, molto ingarbugliato, troppo ingarbugliato, e in aula c'è chi giustamente invoca Manzoni e l'azzeccagarbugli.
Ora, si può discutere di quello che si vuole ed avere tutte le idee che si vuole, ma una tagliola sulla Costituzione è inaccettabile e offensiva, non è legittimata da nessuna serietà di condivisione, a cui per altro spessissimo si fa appello, tutto questo varca dei confini morali che non sono valicabili.
la Bibbia stessa dice  nei Proverbi (22,28): << non spostare il confine antico, che fu messo dai tuoi padri.>>
E non si tratta semplicemente di confini materiali, territoriali. Ora, Infatti, per chi lo vuole e lo può capire, l'art.1 della nostra Costituzione, che sancisce la sovranità del popolo, ( e chiaramente anche attraverso il voto), è un confine che non può essere valicato, soprattutto dall'arroganza, dalla sufficienza, dalla volontà di potenza, o da uno smisuratissimo ego.
Se qualcuno aveva dei dubbi sull'autoritarismo in atto nel Paese, quello presente adesso, in questo preciso momento, penso che, con quest'ultima mossa della maggioranza, possa dissipare facilmente ogni dubbio!
La tagliola per la Costituzione!!! Ma ci rendiamo conto o abbiamo perso tutti quanti il senso della misura?
Oltretutto il contingentamento non aiuta certo a migliorare la riforma, una riforma che a mio giudizio, togliendo per altro il voto ai cittadini italiani per l'elezione del Senato,togliendo cioè il suffragio universale, non aiuta il Paese, se non a tornare indietro nel tempo e anche nelle garanzie, nei diritti.
Vi immaginate se l'Assemblea Costituente fosse stata contingentata nell'atto di creare la Costituzione?! Che Costituzione ne sarebbe scaturita?
Così non si lasciano spazi ai ripensamenti, alla meditazione, non si lascia spazio allo spirito, e quando non si lascia spazio allo spirito che illumina e vivifica la materia inerte che cosa si potrebbe mai forgiare, ce lo siamo chiesti? Non c'è spazio per lo spirito, men che meno per quello Costituente.

IL MOMENTO E' MOLTO GRAVE E DIMOSTRA A QUANTO SIA ARRIVATO IL DISPREZZO PER TUTTE LE LOTTE DI CONQUISTA CIVILE, PER TUTTE LE LOTTE DI RESISTENZA CHE HANNO FORGIATO LA NOSTRA COSTITUZIONE E LA NOSTRA NAZIONE!!!
COSI' SI DISTRUGGE LA STORIA DI UNA INTERA NAZIONE!!!

In nome di che cosa lo si fa poi? In nome dell'orgoglio personale?
Sì sì, proprio così: una Costituzione tra le più belle del mondo, frutto della sintesi di secoli di esperienze di un intero popolo tra i più creativi del mondo, del lavoro immane e serissimo di una Assemblea Costituente pienamente legittimata, che ha lavorato sotto la svegliezza degli avvenimenti vissuti da poco e purtroppo drammatici, rischia di essere spazzata via di forza e di contingentamento.
Inoltre si dà proprio l'impressione che la Costituzione sia di burro, che possa sciogliersi al sole con una facilità sconcertante, e quindi che possano sciogliersi al sole anche coloro che la Costituzione rappresenta. Che cosa dovrebbe pensare all'estero il cittadino di un qualsiasi stato democratico infatti, di fronte alla constatazione del fatto che quello che era l'orgoglio di una intera nazione, la sua Costituzione, si scioglie come il burro al sole? Che penserebbe nel constatare la presenza del martellamento autoritario, della dittatura della maggioranza, che è minoranza nel Paese?
Questo contingentamento che non consente spazi allo spirito, che nega il confronto, che nega la discussione, conferma a mio modesto giudizio la non legittimità di questa maggioranza eletta, ricordiamolo, con legge elettorale giudicata incostituzionale dalla Consulta, di occuparsi di riforme costituzionali, cioè di non essere in possesso di spirito costituente.
Infatti chi si pensa investito dello spirito costituente dovrebbe prima di tutto concedere spazi allo spirito, e qui, con questo contingentamento si dimostra di non volerne concedere.
Se serviva una prova ulteriore, ecco, l'abbiamo avuta!
Così si da l'immagine di un Paese debole, molto debole, e quando un Paese mostra così palesemente la propria debolezza, attira facilmente su se stesso le mire di chi non si fa troppi problemi a compiere operazioni spregiudicate, soprattutto se gli si prepare il terreno, ammorbidendone la Costituzione, lo stato di diritto, rendendo lo Stato uno Stato di burro.
Intanto auguriamoci che per la serietà stessa dell'organo del Senato, venga subito tolto il contingentamento, perché l'immagine dell'Italia che si dà all'estero ci mette gravemente nel ridicolo.
Qui è un intero popolo che viene gettato nel ridicolo da un Senato che dovrebbe rappresentarlo!
E' pazzesco! Sembra di vivere una allucinazione!
Anche all'estero, da quello che posso percepire, si ha la percezione che l'Italia sia caduta appunto nella dittatura della maggioranza, di una maggioranza che non sa nemmeno distinguere tra potere legislativo e potere esecutivo, e che preferisce sconquassare la Costituzione di un bel terzo, piuttosto che governare, come se non ci fosse niente da fare!
Come si sbroglia la matassa?
I riferimenti costituzionali ci sono, pensiamo per esempio all'art. 72 della Costituzione!
Qualcuno si sarà accorto della sua esistenza, o mentre eravamo distratti è già stato tolto con un qualche contingentamento?!
Nell'interesse di tutti c'è il fatto poi che una riforma deve essere condivisa.
L'alto numero degli emendamenti è sintomatico e dimostra che la riforma non è condivisa.
Chi segue le vicende del Senato in questi giorni sa bene quanto questo sia vero e dispiace che queste realtà non traspaiano con questa evidenza nei mass-media.
Probabilmente il fatto che il nostro Paese sia confinato da autorevoli sensori, ad un infimo posto nella libertà di stampa, trova purtroppo una sua conferma.
In ogni caso l'alto numero degli emendamenti dimostra semplicemente ( e basta essere dotati di un po' di buon senso per capirlo ) che c'è molto di cui discutere e proprio per questo rifiutare spazi a queste discussioni non dà francamente l'impressione di grande serietà.
Oltretutto questa riforma se rimane con questo impianto, se cioè l'impianto non viene cambiato, consegna letteralmente il senato ( e quindi l'Italia ) ad un solo partito, e spero proprio che il centro-destra (propriamente detto), notoriamente scaltro, si accorga di questo!
Dov'è la sintonia che dovrebbe sussistere per una riforma del genere?
Stiamo calpestando il buon senso, stiamo calpestando la sintonia, stiamo calpestando lo spirito costituente e mi chiedo proprio: che cosa penserebbero i Padri Costituenti di questa riforma di questo spettacolo e di questo contingentamento per distruggere il frutto di tanti sforzi coscienti?
Io credo che se ognuno dei senatori si chiedesse nel profondo, sinceramente, che cosa veramente penserebbero i Padri Costituenti, saprebbe bene, molto bene, quale sarebbe la risposta!
Non possiamo uscire dal solco tracciato dai padri costituenti, un solco che è anche un confine.
A tutte le forze coscienti del Paese, chiedo umilmente di rimboccarsi le maniche, e di lottare fin da subito, fin da adesso, con le armi delle idee, con gli strumenti giuridici, democratici, concettuali, al ripristino della Democrazia in Italia.