Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







giovedì 22 agosto 2019

Seminatori di zizzania

Abili seminatori di zizzania cercano lo scompiglio, con abili mosse, tecniche psicologiche e trappole varie. Quello in cui credo non l’ho solo detto, si può leggere nell’articolo precedente. E’ ciò a cui credo.
Si può riassumere così: l’esperienza al Parlamento europeo ha dimostrato in maniera inequivocabile una differenziazione caratteriale tra due forze che sembravano coese anche in una linea comune di tipo sovranista, la Lega e il movimento cinque stelle. Purtroppo ci si è dovuti accorgere che non c’è una convergenza vera, circa il modo di intendere il sovranismo, il che implica qualche problema nella linea da tenere in Europa ma anche in Italia, come chiaramente indicato per esempio dal senatore Bagnai, leghista. E’ difficile pensare di proseguire una convivenza quando si evidenzia una così radicale differenziazione caratteriale, un così radicale cambiamento in una linea politica, linea che formava anche una coesione interna, nella nostra Nazione, ma che non è più presente. Essere realisti significa rendersi conto che questa linea ormai non c'è. Se si poteva continuare insieme si potevano trovare prima le ragioni per farlo. Invece è vero, e tutti lo capiscono, che ormai le divergenze sono troppe e la convivenza impossibile. Tentare un esperimento di riunificazione sarebbe un tentativo non lungimirante che tenderebbe semplicemente a procrastinare una situazione oggettivamente difficile. In pratica non sarebbe risolutivo e molti lo pensano.
Molte forze politiche vogliono dichiaratamente optare per le elezioni ed è perfettamente comprensibile. Anche la Lega stessa e il PD si sono detti pronti alle elezioni. Se c’è convergenza su questo, e le forze che lo chiedono sono molte, il momento è giusto anche perché niente come le elezioni può costituire un bagno di salute che riporta l’asticella in sintonia col Paese. Questo rappresenta un bene per chiunque e questo farebbe in modo di restituire il sereno nel Paese. Viceversa, non si sa.
Che il momento sia giusto per le elezioni lo si capisce anche dal fatto che in questo momento c’è un consistente scollamento nella rappresentanza che altera il rapporto tra la volontà popolare e la rappresentanza stessa. Molti elettori non si sentono più rappresentanti dalle forze che hanno votato e da cui, per qualche ragione, sono stati delusi, redistribuendosi i modo diverso. Ma questa redistribuzione non è rappresentata. Con le elezioni non si sbaglia mai. Potrebbe anzi essere un errore non ricorrervi.
Questa era la mia idea ieri, questa è la mia idea oggi, malgrado il lavorio dei seminatori di zizzania.




martedì 20 agosto 2019

Crisi

C'è da dire che un governo che non trova la sua coesione nei successi comuni del recente passato, di cui si è voluto disfare, in una linea dialettica comune in Unione europea, e intorno a questioni particolari nel nostro Paese, ha perso la sua ragion d’essere e si deve prenderne coscienza. Può essere che un compagno di strada si trasformi strada facendo e che all’inizio manifesti una certa fisionomia e poi ne manifesti un’altra. Questo crea sempre scompiglio e si dovrebbe chiedersi: chi è responsabile di questo scompiglio? A testimonianza di tale scompiglio c’è una fuga di elettori consistente di cui si è preferito non parlare, il che rappresenta sempre un errore. Sono milioni di persone, di cittadini che si sono sentiti delusi, per qualche ragione non approfondita, dal movimento cinque stelle. E’ stato opportuno non chiedersi il perché? C’è stato un cambiamento, una differenziazione caratteriale e probabilmente una separazione consensuale è la cosa migliore. Non è possibile ipotizzare una visione comune in Europa tra Lega e movimento cinque stelle. Si evince da questo, che uno coerentemente non sostiene l’asse che porta a politiche austere e deflazionistiche e l’altro contrariamente le sostiene, facendo stupire i propri elettori. Come si fa a non riconoscere questo stato di cose? È evidente per chiunque.
Ci dispiace ma non è chiaramente possibile tornare ad avere una visione comune in Europa. E’ inutile fare finta di non vedere. E questo rispecchia le difficoltà che ci sono anche all’interno, in Italia, dove si possono incontrare giudizi secondo i quali chi sostiene un’alleanza europeista con Prodi e Renzi non potrebbe consentire il sostegno a certe iniziative, riguardanti leggi proposte dalla Lega per esempio sulla riforma di Banca d’Italia e sulla proprietà statale dell’oro. Situazione che in effetti si sta verificando in una commissione presieduta dai cinque stelle. 
Si deve guardare il dato reale e considerare che procrastinare non serve al Paese.
La maggioranza dei partiti politici è disponibile a nuove elezioni, che rappresentano il massimo esercizio civico di un cittadino e possono servire a rasserenare gli animi. Perché la situazione sembra molto tesa nel Paese e questo esercizio civico che ci ricorda che il popolo è il solo vero sovrano nella nostra Repubblica democratica, può contribuire a far tornare il sereno.
Ricuciture pronte a riscucirsi subito dopo non servono. Molte cose invece sono possibili quando ci si mostra coerenti con le proprie iniziative.
La Costituzione ci fa liberi di esprimere i propri pensieri, a maggior ragione se ciò è nell’interesse del Paese che sulla Costituzione che fa del popolo il vero sovrano si fonda.
La mia posizione in ogni caso desidero che sia chiara: la cosa migliore per il Paese è quella di andare ad elezioni il prima possibile.


lunedì 19 agosto 2019

Una riforma propedeutica all'abolizione del Senato

Con questa riforma costituzionale si stanno preparando gli argomenti per l'abolizione del Senato della Repubblica Italiana, in una successiva rifrma costituzionale.
A pensarci bene, infatti, al movimento cinque stelle non era estranea l'idea di abolizione del Senato.
Ora, le opinioni sono legittime e rispettabili, anche quella di abolire il Senato, ma devono essere discusse e diffuse , non relegate in una strategia di nascondimento. Quello che dispiace è che a una riforma costituzionale così importante non vengano dati i tempi per una meditazione profonda e compiuta e per informare adeguatamente il popolo. Purtroppo questo sembra fatto di proposito e in questo una qualche responsabilità sembrano averla proprio i cinque stelle.
Anche la fretta con cui è stata calendarizzata questa riforma sembra dipendere proprio dal movimento.
Se dunque le opinioni sono rispettabili e legittime, meno legittimo pare essere per un movimento che dice di essere sintonizzato con i cittadini e di essere contro la casta, sembra essere l'adozione di una strategia tipicamente da casta, che nasconde i veri obiettivi, che non informa il popolo e rende meno intelligibile anche a deputati e senatori leggere una riforma costituzionale complessa, che necessitava di tempi maggiori di meditazione e di sedimentazione delle informazioni.
E' plausibile che per molti deputati e senatori certe riflessioni non ci sia stato il tempo di svolgerle in modo compiuto.
Adesso si dirà: ma cosa c'entra l'abolizione del Senato con questa riforma? Ne sembra propedeutica, questa la risposta in sintesi.
Rendere maggiormente simili Camera e Senato, anche se rimangono diversi perché ciascuna controlla l'altra, sembra propedeutico a questo. così come propedeutico a questo è l'assenza dell'abolizione del pareggio di bilancio in costituzione in questa riforma, argomento che verrebbe usato come scusante per inscenare una succesiva riforma costituzionale.
Questa riforma costituzionale tra i vari difetti che ha ne ha uno in particolare che si evidenzia, è che sembra essere fatta per rendere appunto il Senato il più possibile simile alla Camera dei deputati, con la diminuzione dell’età degli eletti e degli elettori, con ogni probabilità per offrire successivamente l’opportunità di argomentare che sono talmente simili che vale la pena togliere il Senato.
Un parlameneto con meno rappresentanti del popolo, e quindi maggiormente controllabile dall'esterno, potrebbe proporre quindi una successiva riforma costituzionale per procedere con l'annullamento del Senato.
Ma il Senato nasce a Roma, è la storia d'italia, uno dei suoi motivi di orgoglio, è la tadizione del diritto romano, uno dei suoi simboli, è presente nelle maggiori democrazie del mondo e ad esse ricorda la storia d'Italia. Sarebbe paradossale abolirlo proprio in Italia dove esso nasce. Molti all'estero ne trarrebbero una conclusione significativa: che un popolo che abolisce la sua storia non a cuore se stesso ed è pronto ad essere colonizzato culturalmente e politicamente, altro che sovranismi.
I veri sovranisti, e ce ne sono, pensino a queste cose.
Un sovranista deve avere a cuore la storia d'Italia, i suoi motivi di orgoglio, la sua cultura, i suoi simboli. Prima di commettere clamorosi errori, prima di fare passi falsi, occorre riflettere, ma le riforme fatte in fretta non danno il tempo di riflettere. Queste astuzie non sono in sintonia coi cittadini ma al contrario, con l'intento di nascondergli qualcosa. Si ragioni anche sulle modalità con cui questa riforma è stata portata avanti, con una velocità senza pari. La fretta è una cattiva consigliera, non fa pensare, è un errore proporre una riforma in questo modo. Come cittadino italiano che ama la sua Nazione e ne desidera il meglio, conformemente alla Costituzione e nell'esercizio del diritto di espressione, sento mio dovere informare di queste idee i miei concittadini e partecipare al dibattito
sulla riforma costituzionale, visto che non ho potuto farlo durante un impegnativo anno di lavoro in tre plessi, offrendo spunti di riflessione.

domenica 18 agosto 2019

Votare è la massima espressione del popolo sovrano

Governare col PD non è una opzione praticabile, e non sarebbe neanche semplice, è evidente.
C'è poi da dire che un governo che non trova la sua coesione nei successi comuni del recente passato ha perso la sua ragion d’essere e si deve prenderne coscienza.
Questo viene peraltro rimarcato non solo da continue provocazioni ma anche da quelli che sembrano essere riposizionamenti sostanziosi dei cinque stelle che non sembrano obiettivamente gli stessi di qualche tempo fa. Da euroscettici desiderosi di cambiare l'Unione europea a sostenitori dell’asse franco tedesco, la differenza è notevole, non si nasconde facilmente e molti del movimento stesso sarebbero disposti anche ad ammetterlo. Forse ci si è prodigati a renderli sempre più somiglianti al PD, in vari modi, forse anche attraverso quei salotti televisivi che prima i cinque stelle erano tenuti a non frequentare, ricordate? Forse vi è chi gioisce nel vederli così simili al PD, tant’è che qualcuno ventila una ipotesi di governo cinque stelle e PD, ma questa ipotesi non potrebbe essere supportata per molte ragioni. E’ consapevole il PD di aver perso le elezioni e lo ha ammesso, non è pensabile che la forza politica che alle ultime elezioni ha perso la fiducia degli italiani come guida del Paese si riproponga sotto le stesse vesti, molti italiani non lo vorrebbero e probabilmente ci sarebbe disappunto anche tra alcuni esponenti dei cinque stelle. Governare col PD non è proprio pensabile. Diviene quindi auspicabile il voto anticipato. E’ auspicabile perché quando le speranze di cambiamento della stessa Ue non vengono sostenute dai dati di fatto, molti pensano che il proprio voto sia stato vanificato e questo non è bene. E’ auspicabile perché quando si crea uno scollamento coi propri elettori una strada è proprio quella di votare per averne di nuove.
Non c'è quindi di che scandalizzarsi se si desidera ricorrere ad un esercizio civico che rappresenta la massima espressione del popolo sovrano! Quindi non c’è niente di male nel proporre le elezioni anticipate e qualcuno lo ha già fatto ed anche a ragion veduta. Quando si verifica uno scollamento con i propri elettori e le energie faticosamente create per una linea comune, anche in Europa, vengono dissipate, quella del voto è sempre una opzione plausibile.  Ricordiamoci che in Italia il sovrano è il popolo. Ogni libero cittadino, in ottemperanza al diritto di espressione sancito dalla Costituzione può esprimere liberamente la sua opinione in proposito, anche quella dell’opportunità di un voto anticipato. Perché il popolo è sovrano!


venerdì 16 agosto 2019

Non serve al Paese ridurre il numero dei parlamentari

Perché il popolo italiano rialzi veramente la testa, come è auspicato da molti, c’è bisogno di una azione concreta di emancipazione generale, della diffisione della consapevolezza circa alcuni argomenti.
Comprendere per esempio che non si può risparmiare sulla Democrazia, che tagliare un terzo dei parlamentari significa tagliare la rappresentanza e quindi la Democrazia stessa.
Comprendere che il taglio dei parlamentari piace a quello stesso “contesto internazionale” che tanto ha voluto e ottenuto la deindustrializzazione del nostro Paese, la svendita di gioielli di Stato in nome di una selvaggia privatizzazione che è avvenuta in Italia ma che non è avvenuta, per esempio, né in Francia né in Germania.
Qualcuno vorrà chiedersi il perché?
La furbizia del “contesto internazionale” consiste nel dispensare consigli che poi il “contesto” non applica a se stesso. Questo “contesto internazionale” è molto incline a dispensare “consigli senza coda”, consigli cioè utili al consigliere e non al consigliato, e quando li dispensa all’Italia, è per renderla maggiormente permeabile dall’esterno, in questo caso.
Nella passata legislatura, sembrava che la maggioranza del popolo avesse compreso che non si fanno le riforme costituzionali per risparmiare, e che la Costituzione non va cambiata ma applicata.
Questa consapevolezza è emancipazione! E quella battaglia aveva portato alla vittoria del NO al referendum costituzionale. Le forze che con zelo avevano difeso la Costituzione hanno poi vinto le politiche e si sono ritrovate al governo del Paese. Difendere la Costituzione, difendere l’operato dei padri costituenti, difendere la tradizione italiana, il significato del giuramento per insediarsi come ministri dello Stato, aveva consentito di vincere apportando notevoli progressi e speranze per il Paese.
Sembrava che il popolo italiano avesse compreso che il problema dell’Italia non è il numero dei parlamentari né la Costituzione in generale salvo che per le modifiche apportate per rendere costituzionale il pareggio di bilancio.
Sembrava che il popolo italiano avesse compreso che lo Stato non deve “risparmiare”, deve “spendere” e quindi far circolare denaro, e che “risparmiare” fa spesso rima con diminuire la circolazione del denaro, che questa diminuzione coincide con una minore “domanda” e che questa porta poi ad una minore “offerta” e di conseguenza ad una minore produzione e a una minore occupazione.
Quanto si risparmierebbe con questa riforma costituzionale? Ecco, la Democrazia vale molto di più e in ogni caso sono soldi che cesserebbero di circolare nel nostro Paese contribuendo ad innescare o a prolungare una tendenza deflazionistica, sarebbe una misura prociclica. Si era argomentato anche che lo Stato non deve essere paragonato a una famiglia né i governi al buon padre di famiglia risparmiatore, che non è la stessa cosa. Anche questo si sperava che il popolo avesse compreso.
Speravamo che il popolo avesse compreso queste cose ed altre, e che ciò corrispondesse esattamente a quell’emancipazione di cui vi era bisogno.
Per cui io non mi lascerei impaurire se l’argomento della diminuzione dei parlamentari e del risparmio, dovesse essere usato in una campagna elettorale, perché l’argomento con cui fargli fronte c’è: chi lo usa non ha a cuore l’emancipazione del popolo italiano, confonde Stato con famiglia, circolazione con risparmio,  e ha bisogno di relegarlo in uno stato di minorità, ha bisogno che non comprenda certe dinamiche e certe situazioni; e chi non ha a cuore l’emancipazione del popolo italiano, si potrebbe fare notare, difficilmente vuole un popolo e una Nazione capace di rialzare la testa e difficilmente, quindi, può volere una scuola capace di emancipare. Rialzare la testa può significare argomentare col “contesto internazionale” ad armi pari, farsi valere, e questo naturalmente è auspicabile, ma se deprimi la rappresentanza e la Democrazia, se crei mostri collegiali da 800 mila elettori, se rendi maggiormente permeabile dall’esterno il tuo Paese usando l’argomento del risparmio, che è l’argomento principale della troika per giustificare politiche economiche deflazionistiche, non avrai un popolo che comprende, che si emancipa e che quindi è capace di rialzare la testa, ma un popolo che segue pedissequamente ciò che il “contesto internazionale”, già reduce dal successo della deindustrializzazione italiana, vuole per il nostro Paese: una minore Democrazia al suo interno!
E’ necessario comprendere che con questa riforma non si fanno gli interessi degli italiani ma quelli del “contesto internazionale”.
Non è il numero dei parlamentari il problema dell’Italia. Non lo era prima e non lo è adesso.
Amo il mio Paese ed è per questo amore che scrivo e cerco, anche con questo, la sua emancipazione, di far raggiungere ai cittadini, ove possibile, una maggiore consapevolezza. Continua a sembrare contraddittorio che chi vuole il massimo della rappresentanza, la diminuisca nel nostro Paese.
Mettiamoci quindi una mano sul cuore, ricordiamo le battaglie del passato, pensiamo all’emancipazione del popolo italiano e diciamo NO a questa riforma costituzionale.
In ogni caso, visto che il suo iter è avvenuto così in fretta, senza che un reale dibattito si sia sviluppato nel Paese, è bene disporsi a far sì che possa passare da un REFERENDUM confermativo popolare.
REFERENDUM, è una parola che la Ue non ama molto, lo sappiamo. Vincere in Unione europea, se è questo che si vuol fare, significa riuscire a fare in modo che questa parola piaccia anche in quel contesto, non a far si che cominci a dispiacere anche in Italia. Altrimenti è una clamorosa sconfitta quella che dovremmo registrare: l'Italia non starebbe vincendo la battaglia in Europa, ma la starebbe perdendo.
Sarebbe un fenomeno estremamente simbolico.



mercoledì 14 agosto 2019

Elezioni, non ribaltoni

Con le ultime elezioni politiche il popolo italiano si è espresso in modo eloquente, inequivocabile su un punto: arrivare ad una svolta, non voler essere più governati dal PD. Cercare adesso di formare un governo col PD che è stato il grande sconfitto dalle elezioni politiche è chiaramente un ribaltone che non è in sintonia con ciò che ha espresso il popolo italiano. Chi pensa di saper interpretare il volere del popolo italiano questo deve tenerlo presente e non cercare di dare luogo a governi che non hanno predicato politico né mandato popolare.
Senza considerare che una vasta fetta dell’elettorato del movimento cinque stelle rischierebbe di esserne sconvolta. Già troppi cominciano a pensare che esso somigli in modo progressivamente accelerato a quel PD, verso cui non risparmiava critiche. Se da un lato sembra che ventilare l'ipotesi di un governo cinque stelle e PD vada a suffragare questa tesi, dall'altra non sembra l'ipotesi maggiormente accettabile.
Il movimento cinque stelle dovrebbe avviarsi ad una profonda riflessione.

domenica 28 luglio 2019

Numero dei parlamentari

È sempre necessario ricordare che diminuire il numero dei parlamentari significa diminuire contestualmente la rappresentanza nel nostro Paese, e che diminuire la rappresentanza nel nostro Paese significa diminuirne i livelli di Democrazia.

sabato 27 luglio 2019

La percezione dell'incoerenza

C’era una lettura che si poteva fare degli importanti eventi politici avvenuti nel nostro Paese nel corso degli ultimi anni, sulla quale si poteva continuare a riflettere per molte valide ragioni. Proviamo a ricostruire sinteticamente: una riforma costituzionale iniqua, proposta dalla maggioranza della precedente legislatura, veniva bloccata da una serie di partiti e movimenti politici; i partiti e i movimenti politici che si opponevano con zelo a questa riforma, quelli del fronte del NO, vincevano infatti il referendum costituzionale per poi ottenere il potere politico alle elezioni politiche nazionali, sostituendo quella forza politica che aveva proposto la riforma iniqua; forse in una certa misura è stato fatto ma le forze politiche che hanno avuto successo nel referendum e alle politiche nazionali avrebbero potuto presentarsi alle elezioni politiche europee per perorare la propria causa coerentemente con i recenti sviluppi politici, offrendo con una incidenza maggiore i contenuti della Costituzione, che erano riusciti a salvare, come modello su cui riformare l’Unione europea. Molti esponenti politici che appartengono a queste forze politiche o che le fiancheggiano in vario modo, si trovano infatti concordi nel registrare che la crescita dell’Unione europea è avvenuta in modo disarmonico rispetto alla nostra Costituzione.
C’era, o sembrava esserci, un contesto culturale di riferimento. Il messaggio era: con queste idee abbiamo vinto in Italia, con queste stesse idee possiamo vincere anche in Europa.
Ma si deve registrare il fatto che di questi argomenti si sente poco parlare, il che non significa che non sussistano nell’azione politica concreta, solo che non emergono con sufficiente chiarezza. E si avverte così l’esigenza di renderle maggiormente visibili.
In ogni caso, già nel momento in cui le forze vincitrici del referendum e delle ultime politiche si sono presentate in Europa qualcosa si era già affievolito. Le ragioni di questo affievolimento dell’energia potenziale di cui si era in possesso, probabilmente sono molte e non è possibile qui rintracciarle al completo, ma in una certa misura questo è stato dovuto anche all’aver proposto una riforma costituzionale per la diminuzione del numero dei parlamentari allo scopo di risparmiare, argomenti molto vicini a quelli proposti nella precedente riforma costituzionale.
Sembrava che avessimo condiviso l’idea secondo la quale non è la Costituzione il problema dell’Italia, né il numero dei parlamentari, e che piuttosto che occuparsi della Costituzione era meglio occuparsi dei problemi reali del Paese e dell’Unione europea, problemi tra i quali il già citato sviluppo disarmonico.
Da che cosa era costituita questa energia? Da una serie di idee condivise, poche e chiare.
Vi era per esempio l’idea che con la vittoria del fronte del NO si era impedito al Senato della Repubblica di divenire lo zerbino della troika, una sorta di ispettorato permanente della troika in Italia; che l’idea del risparmio come linea guida delle politiche nazionali ed europee veniva rigettata con forza, essendo peraltro ritenuta un errore politico ed economico, poiché questa idea avalla azioni economiche e finanziarie pro cicliche, incapaci di far prendere slancio all’economia e al commercio, incapaci di incrementare la crescita, e quindi sostanzialmente ritenuta pretestuosa e semplicemente funzionale ad impoverire economicamente uno Stato nazionale, a renderlo depredabile, aggredibile, ricattabile, ad impoverirlo culturalmente e socialmente, e a tenerlo soggiogato in uno stato di sottomissione politica, economica e psicologica.
Dopo la battaglia intrapresa nella precedente legislatura contro la riforma costituzionale è abbastanza sconcertante per una vasta platea di cittadini vedere che si dichiara apertamente di voler ridurre il numero di parlamentari per risparmiare: la troika ringrazia, molti cittadini che erano fiduciosi che si sarebbe intrapresa una politica diversa, invece ovviamente no. E’ forse anche così che si spiega una certa delusione generalizzata e forse anche il deflusso stesso di milioni di sostenitori di certi movimenti verso altre direzioni. Sono questioni che certamente sono considerate importanti e che quindi è opportuno porsi.
Una riforma costituzionale che si muove dall’idea del risparmio, una di quelle idee che la pacifica rivoluzione italiana aveva rigettato con forza, non è una riforma costituzionale che cominci bene, con le idee giuste. Anzi, sulla base di queste considerazioni era cominciata la battaglia contro la riforma costituzionale precedente, ricordate?
L’affievolimento di questa energia, in ogni caso, si è registrata anche in occasione del voto al parlamento europeo dove a qualcuno è sembrato di notare, non a torto, una certa incoerenza risetto al mandato che i cittadini hanno conferito a certi movimenti politici, come quello di opporsi alle politiche del rigore per favorire politiche espansive. Questo pone una questione: ci si era illusi di avere una base comune di idee condivise che invece non c’è?
Oggi possiamo solo dire che sembrava esserci una comunione di intenti e di idee che probabilmente non c’era realmente neanche prima. Non c’è oggi, e non c’era prima. E questo rende in un certo senso miracolosa la riuscita nell’aver sostituito al potere una forza politica che sembrava inamovibile e inamovibilmente schierata con lo status quo in Unione europea, con le politiche economiche del rigore, sempre pronta a dire sì a qualsiasi iniziativa di qualsiasi livello, provenisse dalle istituzioni europee, senza la parvenza di un pensiero critico e fortemente incline a cedere il potere del popolo sovrano a terzi. Forse quella che alcuni ritengono una grande vittoria e una svolta storica è stata determinata da un placebo. Questa specie di illusione ha costituito la premessa di quella che alcuni ritengono un miracolo. Ma è probabilmente necessario riflettere su quale reale condivisione di idee, principii e intenti vi è realmente e, se ci si tiene veramente, se vogliamo che questa unione di idee, principii e intenti ci sia, non si dovrebbero lanciare messaggi, intenzionalmente o no, consapevolmente o no, che sono in contraddizione con le idee, i principii e gli intenti che hanno reso vittoriosi, e che mostrano palesemente questa contraddizione. Ci sono dei miracoli che non si ripetono.


mercoledì 17 luglio 2019

Significativi problemi di metodo

Il problema è di metodo, è generale e va oltre qualsiasi pur legittima opinione personale.
Alla presidenza della Commissione europea non dovrebbero mai andare ministri nazionali in carica, a qualsiasi nazione essi appartengano, cioè non dovrebbero mai andare persone che hanno presumibilmente giurato sulla propria Costituzione nazionale, persone cui non è richiesto un giuramento analogo per le funzioni europee, persone che sono state elette in elezioni politiche nazionali per assolvere a compiti nazionali. È la questione delle verticalizzazioni e di ciò che avviene con esse: lo scollamento dai propri elettori, nei confronti dei quali sussistono ragioni di responsabilità e rappresentanza. Se lo scollamento avviene, verso chi è responsabile il politico nazionale che assurge a cariche internazionali, europee?
E se non avviene chi garantisce l’imparzialità?
Riteniamo che in ciò sussista una delle ragioni per cui le istituzioni dell’Unione europea sono sentite lontane, dai cittadini.
Per chi vuole ragionare sul miglioramento dell'Unione europea questi sono argomenti sui quali ragionare.

giovedì 4 luglio 2019

Generiche riflessioni inerenti la questione delle nomine

Questi giorni in cui si discutono le nomine a livello di Ue, danno lo spunto per una serie di riflessioni.
 Ecco che quindi ci accingiamo a rendere partecipi gli eventuali sparuti lettori, di queste riflessioni.
 Questo in ossequio e ottemperanza all’articolo 4 della Costituzione della Repubblica italiana ma anche per venire incontro a quanti richiedono partecipazione e concorso di idee. E’ infatti dalla partecipazione e dal concorso di idee, particolarmente se costruttive, come speriamo possano essere queste, che si possono sviluppare visioni nuove, diverse; è dalla partecipazione e dal concorso di idee, che le idee stesse si possono fondere le une con le altre per dar vita a idee anche migliori rispetto a quelle su cui si basano le dinamiche già in campo. E’ una possibilità anche se non una certezza, ovviamente, ma che ci sospinge a tentare, pacatamente e serenamente, a tentare di sviluppare un dibattito. Merita tentare di esprimere le opinioni che si formano spontaneamente in noi e di cui noi siamo i semplici testimoni, talché una volta accortisi di queste idee e di esserne i testimoni, si può decidere di testimoniarle ad altri, nell’interesse collettivo e nella speranza che possano essere fruttuose. E questo nel rispetto delle idee altrui ma ancor più, di colui che queste altre idee esprime. Perché il rispetto dell’interlocutore è sacro così com’è sacra la sua dignità ontologica.
 Per quanto appartenenti al mondo dell’insegnamento e non della politica, per quanto quindi ci sentiamo istintivamente lontani da quel mondo, verso il quale nutriamo una consistente idiosincrasia, non di meno ci sembra abbastanza doveroso rendere partecipi quanti, democraticamente, richiedono questo concorso di idee, di quelle che si producono in noi e che possono avere anche un carattere politico.
 Orbene, la dinamica delle nomine a livello europeo, pone in primo piano una questione certamente rilevante ma non per questo sufficientemente discussa purtroppo, cioè pone in primo piano la questione inerente l’impianto sui generis di questa Unione europea. L’impianto dell’Ue è sui generis, lo sappiamo ma, de facto, accettato, in ogni caso, poco discusso. Mi riferisco particolarmente all’impianto verticale che deriva dal fatto che un politico che viene eletto da un corpo elettorale nazionale per occuparsi espressamente di questioni nazionali, possa assurgere a cariche che non è destituito di fondamento definire internazionali. Queste verticalizzazioni vengono così a creare uno scollamento, una decontestualizzazione del politico rispetto al proprio corpo elettorale, il che non è un bene. Il politico in questione, umanamente allettato da una serie di condizioni giudicate favorevoli potrebbe anche relegare in secondo piano, magari istintivamente e quasi senza accorgersene, gli impegni presi in sede nazionale, per capirsi, in sede di elezioni politiche nazionali. Quindi, in linea teorica questo impianto potrebbe anche determinare il fatto di arrivare ad una radicale revisione in corso d’opera, di quelli che sono stati gli impegni presi in sede nazionale, se non a vistosi cambiamenti di rotta anche diametrali. Queste di cui stiamo accennando sono esattamente alcune delle conseguenze che possono, o potrebbero verificarsi, rispetto all’impianto sui generis in questione, che questa Ue si è data in vario modo. Anche la questione di come l’Ue si è data questo impianto sarebbe una questione di una certa rilevanza che meriterebbe esaminare a fondo ma non c’è spazio in questa sede.
 A nostro giudizio sarebbe bene che ogni carica, e quindi ogni nomina, promanasse dal Parlamento europeo e venisse assegnata a parlamentari che abbiano passato le elezioni europee, cioè che siano stati legittimati già da un passaggio democratico inerente le elezioni europee, piuttosto che quelle nazionali. Insomma, i politici che sono eletti in sede nazionale dovrebbero essere tenuti ad esercitare ruoli che sono previsti dall’ordinamento nazionale, e se questi sono ruoli relativi ai ministeri, cioè ruoli di prestigio e di grande impegno e dedizione, dovrebbero essere tenuti al rispetto della propria Costituzione e del giuramento che su di essa viene compiuto. In Italia, per esempio, dovrebbero essere tenuti al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana e del giuramento che su di essa viene compiuto.
 Piuttosto che indulgere in lusinghe e tentazioni verticalistiche, potenzialmente capaci di indurre a vistosi cambi di direzione, il ruolo dei parlamentari eletti in sede nazionale non dovrebbe discostarsi dagli impegni, già abbastanza onerosi, presi in sede nazionale. E’ una questione sulla quale meriterebbe spendere qualche riflessione ma di cui non si sente mai parlare. Sarebbe interessante invece ascoltare le posizioni contrarie a questa idea, anziché lasciare che tutto sia passato sotto silenzio. Insomma, nell'interesse di tutti, sarebbe bene che si sviluppasse un dibattito di cui i mezzi di informazione di massa potrebbero farsi portavoce, molto più di quanto stia avvenendo oggi.
 Per riprendere il discorso, quindi, si tratterebbe di assegnare al Parlamento europeo un ruolo maggiore rispetto a quello che ha in questo momento e ai parlamentari europei una responsabilità maggiore, anche in vista dei ruoli cui un parlamentare europeo potrebbe legittimamente aspirare, ruoli come quello di Presidente della Commissione europea e Presidente della BCE.  Ma oggi non è così, questo non è possibile. Dovrebbe diventarlo, a nostro giudizio. E questa, per quanto possa essere opinabile, è una idea di Unione europea. Qualcuno potrà essere d’accordo, qualcun altro no. Ferma restando la legittima opinione di chiunque e fermo restando che sono questioni aperte quindi, da soppesare e valutare con la giusta dedizione, ci premuriamo di sospingerle in un aperto dibattito, ove possibile. Ricordiamo che il Parlamento europeo è l'unico organo effettivamente elettivo.
 Se queste nomine venissero assegnate dal Parlamento europeo ai propri parlamentari eletti con suffragio universale nel contesto europeo, la legittimazione democratica sarebbe palese, evidente e poche critiche si potrebbero muovere al riguardo, così come sarebbe evidente la piena rispondenza al contesto, cosa che quindi, con ogni evidenza, permetterebbe di affrancarsi da ogni ipotetica accusa di decontestualizzazione. Nascerebbe presumibilmente la questione della competenza, ne siamo quasi certi, ma tale questione potrebbe essere risolta in vari modi e non desta particolari preoccupazioni. Secondo molti la questione è diversa quando a certe cariche approdano cittadini che non hanno superato alcun tipo di elezione.
 Nell’impianto attuale invece la questione della decontestualizzazione sembra avere una qualche consistenza. Inoltre ci sembra di poter appurare che nel contesto delle nomine, la contrattazione, a causa dalla verticalizzazione del politico nazionale in politico internazionale, possa discendere dall’alto e protrarsi fino ad andare a riguardare anche scelte di politica nazionale, a condizionarne i contenuti, ad influenzarne gli esiti a dettare agende. Anche in passato ci siamo premurati varie volte di segnalare sconfinamenti che, a nostro giudizio, non dovrebbero sussistere in una Democrazia compiuta. Per esempio non dovrebbe essere la BCE a decidere le riforme da fare in un Paese membro. Ecco, la verticalizzazione dà luogo anche a questo tipo di dinamiche che purtroppo rischiano di minare quello che dovrebbe essere il principio fondante di ogni organizzazione tra Stati: la Democrazia stessa. Può darsi che nel turbinio generale delle varie situazioni politiche si perda di vista il fatto che qui in gioco è la Democrazia. Quindi è bene, riteniamo, che ciò sia ricordato. Infatti come potrebbe non esse minata la Democrazia se, in vista di una nomina si potrebbe essere, in linea teorica, disposti a rinunciare alle idee che ci hanno visti eleggere e alle politiche concomitanti, per giungere a vistose inversioni di marcia o addirittura a farsi dettare le politiche da intraprendere da istituzioni che non sono state pensate per questo. La Democrazia è importante e deve costituire il fondamento di ogni costruzione politica. Se il fondamento non è la Democrazia, non vi è fondamento sul quale basare una costruzione. Se non vi è fondamento sul quale basare una costruzione, questa costruzione rischia di avere i piedi di argilla. Una costruzione con in piedi di argilla è una costruzione instabile e una costruzione instabile emana instabilità per forza di cose.
 Molti pensano che si potrebbe ovviare a questo problema creando una Ue più forte ma purtroppo quando rendi più forte una costruzione che molti giudicano in deficit di Democrazia e rappresentanza, contribuisci semplicemente a marginalizzare ulteriormente la Democrazia e la rappresentanza, non certo a risolverne il problema, Il problema anzi si aggrava. Sarebbe maggiormente risolutivo del problema, invece, chiedere una Ue più giusta, in cui la forza venga elargita soltanto in proporzione ai livelli di giustizia raggiunti. In primis quindi una Ue più giusta e solo poi una Ue più forte. La forza senza la giustizia sappiamo bene a cosa può dar luogo.
 Chi si propone di cambiare l’Ue in senso migliorativo potrebbe forse trovare qualche spunto di riflessione in queste righe. Se veramente vuoi cambiare l’Ue in meglio, devi armarti di un piano, senza questo piano, senza confronto di idee, alla fine si diviene preda di chi un piano magari ce l’ha già, ma non è quello che vorremmo si realizzasse e anzi va proprio nella direzione opposta, proprio perché magari è un piano che prevede di elargire più forza ad una Ue, senza che questa forza sia giustificata da raggiunti livelli di giustizia, Democrazia e rappresentanza. Oggi le verticalizzazioni sussistono ancora, e non potrebbe essere altrimenti visto che non si è mai aperto un vero e significativo dibattito al riguardo né è mai stata fatta alcuna proposta in questa direzione.
 E spiace ovviamente constatare che questo dibattito purtroppo non si sia mai sviluppato, per quanto sia stato proposto.
 In questo contesto viziato, se così si può dire, da vecchi stilemi, in un contesto difficile quindi per chi vuol cambiare, si può lodare il tentativo e lo sforzo di cambiare e essere disposti a giustificare l’assenza di un risultato concreto, ma ci sembra di constatare che comunque non vi sia un progetto sufficientemente meditato. Infatti dopo le ultime elezioni politiche e dopo le ultime elezioni europee, nel contesto italiano, ci sembra che il popolo si sia orientato verso la richiesta di cambiamento in Ue, particolarmente per quanto riguarda le politiche fiscali e macroeconomiche, per abbandonare le politiche dell’austerità. Questo era il progetto in linea di massima. Ma purtroppo non possiamo fare a meno di constatare che oggi, sostenere in Ue, nomine che sembrano riproporre le vecchie politiche, quelle che si vorrebbero dichiaratamente abbandonare, appaia abbastanza incoerente se non addirittura contraddittorio. E probabilmente c’è più di un elettore che sta facendo lo stesso ragionamento.
 Potrebbe non essere sufficiente ma, a nostro giudizio, separare le carriere politiche dei politici che vengono eletti in campo nazionale da quelle dei politici che vengono eletti in campo europeo potrebbe risolvere un gran numero di problemi di questo genere, problemi che sono alla scaturigine di deficit democratici oggi presenti in Unione europea.
Che dire poi, sempre nell’ambito delle nomine, e dell’impianto verticale da Super Stato, quando a divenire Presidente della Commissione sembra poter essere un ministro della difesa? Il pensiero corre veloce. Vengono certamente in mente molte cose, anche alcune malsane idee di Altiero Spinelli, politico che ha avuto idee buone e idee meno buone, in alcuni casi anche idee malsane appunto.
 Come quella di consolidare l’Unione europea attraverso una guerra da intraprendere con la Russia attraverso un esercito europeo. Ecco una idea del genere è capace di sospingere velocemente verso il precipizio, verso la terza e ultima guerra mondiale. Che Dio ci salvi da ciò!
Un'altra riflessione riguarda le interferenza che minano lo svolgimento delle nomine. Queste interferenze avvengono con apparenti giustificazioni teoriche che a ben guardare però perdono di consistenza di fronte ad un esame tecnico serio. Intendiamo dire cioè che sarebbe quanto mai opportuno che durante il periodo delle “nomine” si sospendesse ogni valutazione e ogni azione inerente le procedure di infrazione, soprattutto se queste sono del tutto sui generis e opinabili nonché in contraddizione con dichiarazioni di istituzioni comunitarie come la BCE per esempio, soprattutto cioè se devono riguardare procedure su presunti debiti pubblici eccessivi, debiti che la BCE ha dichiarato sempre sostenibili, dichiarazioni cioè, basate su dati del tutto inconsistenti anzi, così inconsistenti da lasciar suppore che siano semplicemente strumentali.
 Strumentali a che cosa? A contrattare nomine, ovviamente!
 Questa sospensione quindi dovrebbe sussistere per sgombrare il campo da dinamiche contrattuali di questo tipo.
Altre riflessioni ci sembrano degne di una qualche nota. Per esempio il fatto che il capo politico che più di tutti è stato contestato dai propri concittadini nel proprio ambito nazionale, recentemente, riesca ad ottenere il massimo di ciò che chiede in ambito comunitario a livello di nomine. Se questo ci sembra degno di nota è perché ciò appare una prova ulteriore del fatto che l’Europa dei popoli non esista proprio, e che al suo posto esista invece un’altra Europa alla quale non sapremmo affiancare una definizione compiuta, ma rispetto alla quale possiamo ben constatare lo scollamento con il proprio corpo elettorale. Da un lato la politica, dall’altro il popolo. Se esistesse l’Europa dei popoli il popolo avrebbe ragione. Insomma, è o non è legittimo chiedersi se c’è qualcosa che non va nel momento in cui vincono le idee e le proposte di chi più di tutti è contestato a livello popolare?
 Probabilmente sforzarsi di capire perché ciò si verifichi non è tempo perso e potrebbe essere anzi fruttuoso.
Come possiamo vedere, le questioni di interesse circa le nomine sono molte e non è ovviamente facile parlarne in modo approfondito in un breve spazio. Quello che si è cercato di fare però, è un'opera di informazione e di testimonianza. Ciò che è stato testimoniato è il pensiero spontaneo che si è prodotto in questi giorni relativamente a questo argomento e la speranza è, comunque la si pensi, che queste idee per quanto riferite in modo parziale e imperfetto, possano essere riprese e sviluppate da chi ha più competenza di noi, sì da sospingere ad un pacato, sereno ma serio dibattito in cui possano partecipare tutte le persone maggiormente competenti ma anche tutti quelli che pensano di avere delle idee da affiancarvi, in modo da costruire la premessa per uno sviluppo democratico dell'Unione europea, cosa che molti cittadini sentono non solo come auspicabile, ma anche come necessaria. La Democrazia deve essere per noi una presenza costante, necessaria. E con questa ultima riflessione riteniamo di aver concluso l'espressione delle idee di oggi.

 


martedì 2 luglio 2019

Evidenze

E' del tutto evidente che non sono l'autore delle fotografie che mi vedono come soggetto.
Persistono anfibologie e letture sintomali.

lunedì 24 giugno 2019

Immagini numeriche

Immagini numeriche è la naturale prosecuzione di Immagine numerica. Nel cambio di declinazione dal singolare al plurale si annida una significativa evoluzione. Non si tratta più di progettare, codificare e visualizzare una sola immagine ma tre. Esse devono essere intese come tre fotogrammi di una stessa sequenza in cui il soggetto rappresentato in tre momenti diversi, compie un certo movimento secondo una sequenza temporale.
Si tratta quindi di progettare una mini animazione. Il lavoro e l’impegno si moltiplicano per tre, ma il lavoro passa anche da lavoro in coppia a lavoro in piccolo gruppo, tre alunni, ciascuno dei quali si dedica alla codifica numerica di una singola immagine. La cosa interessante consiste nel pensare una animazione, progettarla, realizzarla, una mini animazione che, per quanto mini, è già sufficiente a far comprendere il processo del cinema di animazione e i fenomeni correlati, legati alla percezione visiva, come il fenomeno della persistenza dell’immagine nella retina. E’ uno snodo interdisciplinare con le scienze. Poi ripropone il tema del digitale ovviamente, della codifica e della decodifica e contribuisce con il primo, Immagine numerica, allo sviluppo della competenza digitale ma anche, come abbiamo visto, di altre competenze.
Personalmente mi sono cimentato di recente in una animazione composta da tre "fotogrammi digitali", tre immagini numeriche, ho preso a prestito un elaborato di due allievi ed ho sviluppato una mini animazione aggiungendo altre due immagini con variazioni. Naturalmente quando il progetto prenderà corpo il lavoro di aggiunta e variazioni dovrà essere svolto dagli alunni.









sabato 22 giugno 2019

Saggezza

Che cos’è la saggezza?
La saggezza è la proprietà di chi è saggio.
Essere saggi significa agire con equità e senso della giustizia, seguendo il solco costituzionale.


mercoledì 19 giugno 2019

Scrittura autoriflessiva

Ogni volta che scriviamo sulle nostre esperienze ed esprimiamo i nostri pensieri sotto forma di scrittura, inneschiamo processi di scrittura autoriflessiva.
Quando lo facciamo sull'esperienza professionale, valorizziamo la pratica della scrittura autoriflessiva e documentiamo la nostra ricerca.
un modo per venire incontro al patto formativo.

venerdì 14 giugno 2019

Immagine numerica

Dunque il progetto di cui all'articolo precedente, Immagine numerica, cerca di rispondere alla domanda: che cos'è il digitale?
Cerca di fare questo in modo divertente impegnando i discenti in un laboratorio creativo. Nell'usare strumenti degli anni ottanta che, per quanto sorpassati, offrono l'opportunità di programmare con linguaggi specifici, cosa che oggi non avviene, qualcuno mi ha fatto notare che Immagine numerica , vara una nuova materia nella secondaria di I grado, non in modo formale ma in modo informale, implicito: la storia dell'informatica. Non lo so se è vero che è nuova, ma quello che importa è che gli alunni familiarizzino anche con strumenti che rappresentano il recente passato. Tra le nozioni che ho appreso quando ero studente al Liceo Artistico, grazie particolarmente a testi come quello di storia dell'arte di Piero Adorno, vi  è quella secondo la quale, capire il passato è funzionale a comprendere il presente, e comprendere passato e presente insieme può essere funzionale a comprendere gli scenari del futuro.
Quindi, capire il recente passato digitale, riviverlo, in qualche modo, è funzionale a comprendere il presente digitale e magari, potenzialmente, a ipotizzare gli scenari digitali del futuro.
Quindi, capire il recente passato tecnologico, riviverlo in qualche modo, è funzionale a comprendere il presente tecnologico e magari, potenzialmente, a ipotizzare gli scenari tecnologici del futuro.


Il progetto è interdisciplinare, unendo insieme le discipline di Arte e immagine e Matematica.
L'arte e la matematica collaborano insieme per produrre contenuti digitali, esperienze e informazioni tali da contribuire a sviluppare la competenza digitale che oggi è giustamente vista come indispensabile.
Quest'anno il progetto si è arricchito di un'aspetto legato alla valutazione.
L’aver partecipato ai laboratori formativi ed il lavoro svolto con alcuni di questi laboratori ha coadiuvato questa attività didattica, offrendo la possibilità di adottare una scheda per far valutare agli alunni il progetto didattico stesso e stimolare così anche l’autovalutazione cognitiva.
La risposta è stata incoraggiante sia per le riflessioni dei ragazzi che sono motivo di approfondimento circa talune questioni inerenti il digitale sia per l'apprezzamento che è stato notevole.
Di questo grazie! Ci si sente incoraggiati a sempre migliorare se stessi e la propria azione didattica.
Perseguire il miglioramento lo sento come un dovere e un punto imprescindibile in generale.









giovedì 13 giugno 2019

Progetto Immagine numerica

Anche quest’anno ho avuto l’opportunità di proporre il Progetto Immagine numerica nella scuola dove ho esercitato la didattica del 2018 2019. E’ un progetto interdisciplinare che si avvale della preziosa collaborazione degli insegnanti di Matematica.
Immagine numerica è un progetto che cerca di rispondere alla domanda: che cos’è il digitale?
E cerca di farlo in due modi: 1) attraverso una lezione frontale ma anche dialogica e 2) attraverso un laboratorio che si compone a sua volta di 3 fasi: a) progettazione di una immagine con apposita griglia predisposta dall’insegnante; b) traduzione dell’immagine in numeri; c) inserimento dei numeri in un listato di programma predisposto dall’insegnante con l’ausilio di un calcolatore degli anni ‘80. Avviato il programma l’immagine progettata su foglio di carta comparirà in digitale sullo schermo video identica alla prima ma di una materia diversa, la luce dello schermo stesso.
Con questo Progetto si entra dentro il linguaggio di programmazione, dentro qualcosa cioè che nei moderni computer ormai non è più contemplato. Questi ultimi infatti sono dotati già dall’inizio di quello che si chiama sistema operativo strutturato per icone che funzionano già benissimo così, sono cioè predisposti per l’uso intuitivo dell’utente al quale non è richiesto di conoscere un linguaggio di programmazione. La cosa ci permette di evidenziare la differenza che passa tra programmatore e utente e questa informazione è già capace di sviluppare certe riflessioni critiche. Si educa cioè, sia implicitamente che esplicitamente, ad un uso critico dei sistemi informatici e questo divertendosi a creare immagini.
Bisogna dire che emerge con sempre maggiore evidenza tra gli insegnanti la necessità di educare ad un uso critico e consapevole dei media e i media oggi sono evidentemente mezzi tecnologici, informatici, digitali, evoluzione di quelli di ieri.
Lo stesso PNSD, il Piano Nazionale Scuola Digitale invita all’uso critico e consapevole delle moderne tecnologie.
Così conoscere aspetti relativi alla storia dell’informatica e dei mezzi informatici è funzionale alla conoscenza dei mezzi di oggi e questa ne aiuta l’uso critico e consapevole.
L’uso critico e consapevole di questi mezzi emerge anche dalle raccomandazioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2018:


La competenza digitale presuppone l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. Essa comprende l’alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione mediatica, la creazione di contenuti digitali (inclusa la programmazione), la sicurezza (compreso l’essere a proprio agio nel mondo digitale e possedere competenze relative alla cibersicurezza), le questioni legate alla proprietà intellettuale, la risoluzione di problemi e il pensiero critico.”


Per l’acquisizione di una piena competenza digitale quindi servono molte cose ed è impossibile con un solo progetto ottenerle tutte ovviamente. Però il progetto Immagine numerica va in questa direzione poiché favorisce l’interesse per le tecnologie digitali, è un elemento dell’alfabetizzazione informatica, ci parla implicitamente della storia dell’informatica stessa, include in parte la programmazione in BASIC, l’uso di parole chiave specifiche e produce contenuti digitali (le immagini digitali stesse) ed avviene in ambiente protetto poiché i sistemi informatici anche del recente passato non conoscevano internet, non si connettevano quindi in rete e questo per quanto possa essere visto come un limite (ed in parte lo è) da un lato impediva, ed impedisce, l’accesso al proprio computer di terze parti provenienti dall’esterno e di informazioni di qualsiasi tipo.
Immagine numerica ha anche l’obiettivo di creare contenuti digitali attraverso la programmazione e realizzazione di immagini digitali, cioè numeriche. Se vogliamo avere una idea di massima relativa al significato “digitale” dovremmo provare infatti a tradurre questo vocabolo con l’aggettivo “numerico”. La cosa potrebbe forse gettare una qualche luce sulla questione. Una immagine che si fa attraverso i numeri non è come una immagine analogica, concreta. C’è un passaggio ulteriore rispetto all’immagine tradizionale, intendendo per immagine tradizionale quella che puoi fare direttamente sul foglio con matite o pennarelli, ecc. quella analogica, che ottieni per analogia diretta, per immediata proporzione tra il gesto creativo e l'impronta che esso lascia. Ogni passaggio ulteriore presuppone delle criticità. L’immagine numerica vive due volte o, per meglio dire ha una doppia vita, e ciò che si vede è solo una di queste vite. Ve n’è poi un’altra nascosta, che non appare nell’immediato e che risiede nel programma che sta sotto o, per così dire, alla base di questa immagine: è la sua anima numerica. Sono cioè i numeri che si trovano inseriti nel listato di programma e che tu non vedi se non richiamando il programma stesso. E per farlo dobbiamo interrompere l’esecuzione del programma e richiamare il listato con la parola chiave “LIST”.
Digitale dunque è ciò che ha una doppia vita, e in cui una delle due è costituita da un'anima numerica nascosta. Un contenuto digitale ha quindi una sorta di avatar, se così si può dire, nascosto da qualche parte.
Insomma, divertendosi a creare immagini numeriche, si imparano contenuti sia espliciti che impliciti che possono costituire l’ossatura, l’impalcatura sulla quale costruire quelle ulteriori abilità e conoscenze sul digitale che insieme possono formare la competenza corrispondente cioè quella che si chiama espressamente competenza digitale, quella competenza cioè che tra le competenze chiave per l’apprendimento è collocata al quarto posto.
Cogliamo l’occasione per riproporre la lista delle competenze derivanti dalla raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006:


1. Comunicare nella lingua madre
2. Comunicare in lingue straniere
3. Competenza matematica e competenza di base in campo scientifico e tecnologico
4. Competenza digitale
5. imparare ad imparare
6. Competenze sociali e civiche
7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità
8. Consapevolezza ed espressione culturali


Come possiamo notare la competenza n.3 richiama tra gli altri il campo tecnologico cui non sono certo estranee le competenze digitali. Quindi Immagine numerica oltre a perseguire la competenza digitale propriamente detta contribuisce in parte anche alla competenza n.3 e probabilmente per la sua trasversalità anche a quella denominata imparare ad imparare ma anche la competenza denominata consapevolezza ed espressione culturali viene ad essere interessata.

Di seguito alcune immagini numeriche dei miei alunni:







L'insegnamento

L'insegnamento è luce!

mercoledì 12 giugno 2019

Se ami il tuo pensiero impari ad imparare

Ognuno potenzialmente può arrivare ad amare il proprio pensiero, il proprio ragionamento, il flusso dei propri pensieri ed esserne anche appagato, e riconoscerlo come un elemento importante per imparare. Molto si può imparare e si può dunque anche imparare ad imparare. Questa espressione “Imparare ad imparare” oggi si annovera tra quelle che fanno parte delle competenze chiave di cittadinanza. “Imparare ad imparare” significa, in un certo qual modo mettere le basi per divenire autodidatti, entro certi limiti.
Ma ciò che serve, appunto, il requisito fondamentale, è l’amore per il proprio pensiero, per gli armonici processi del pensiero. Percepire l'armonia di un processo del pensiero è anche, peraltro, una esperienza estetica.
Se ami ciò che fai e ciò che pensi e ne sei consapevole “impari ad imparare”.
Impariamo dunque ad amare il nostro pensiero ed insegnamo ad amare il proprio pensiero.


lunedì 10 giugno 2019

Applicare la Costituzione coincide col fare del bene

La Costituzione, forgiata dalle componenti antifasciste e cattoliche del Paese, è stata pensata per il bene collettivo. Dalla sua applicazione non può che derivare del bene per tutti, del bene collettivo. Potete fidarvi. È a questo bene che è doveroso guardare.


domenica 9 giugno 2019

Azione didattica

Nella mia personale azione didattica, degli alunni, cerco di sottolineare i pregi e non i difetti, ciò che è stato fatto bene senza stigmatizzare nessuno per ciò che è stato fatto male. Partire da ciò che si sa fare e da ciò che è stato fatto bene e usare quello come uno dei mattoni per una costruzione dei saperi solida. Di ogni alunno guardare alle cose positive e incoraggiare per quelle senza scoraggiare per le cose negative. In sintesi: pensare in positivo e non in negativo.
Anche perché in generale, nella vita quotidiana, viene più facile guardare agli errori che non  ai pregi ma è dei pregi che abbiamo bisogno. E il compito dell'insegnante, credo, non è di cedere alla più facile constatazione dell'errore, del non riuscito, quanto piuttosto di cercare il positivo appunto, di cercare e trovare ciò che è riuscito e di capire se in ciò vi è del potenziale da sviluppare.
Si tratta, in fede, di opinioni generali che niente hanno a che vedere con episodi specifici.
E' semplicemente un modo per proporre argomenti su cui è possibile meditare e ragionare, in ogni caso argomentare, seguendo il libero pensiero e le proprie impressioni.