Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







venerdì 7 giugno 2019

Il primo dovere

Il primo dovere di un cittadino è quello di rispettare i diritti degli altri!
Il resto, seppure importantissimo, segue.

giovedì 23 maggio 2019

Argomenti frequenti

L’argomento di cui scrivo più frequentemente è la Costituzione.
Degli ultimi ventuno scritti, sette sono dedicati alla nostra fonte del diritto.
Questo probabilmente si deve al fatto che essa può sempre essere approfondita e che ogni occasione per approfondirne e divulgarne la conoscenza può risultare utile.

mercoledì 22 maggio 2019

La Costituzione e la sua essenza

Se ci chiedessimo cos'è che costituisce l'essenza della Costituzione probabilmente ognuno di noi darebbe una risposta diversa, magari simile ma diversa. Personalmente mi risponderei che l'essenza della Costituzione è l'uomo (i suoi diritti, i suoi doveri), e ciò che lo nobilita, il lavoro. E anche il suo sviluppo.
La Costituzione è funzionale alla crescita dell'uomo.
Il suo rispetto e la sua applicazione sono una cartina di tornasole. Ma rispettare la Costituzione significa innanzitutto rispettare la sua essenza.

sabato 18 maggio 2019

Dibattiti ed etichette

Con l’avvicinarsi delle elezioni europee naturalmente aumentano i dibattiti politici.
Comunque la si pensi e qualunque sia la legittima posizione di ognuno credo che ci si potrebbe trovare d’accordo magari sul fatto di limitare le facili etichettature che purtroppo non contribuiscono a chiarire le rispettive posizioni. Intendo dire che molto spesso vengono tacciati per antieuropeisti ed etichettati come tali persone che vorrebbero semplicemente portare dei cambiamenti migliorativi, naturalmente dal proprio punto di vista, all’Unione europea. In questo senso probabilmente la nozione di diversoeuropeista sarebbe maggiormente calzante rispetto a quella di antieuropeista e contribuirebbe a definire meglio la situazione reale a la reale fisionomia politica del proprio interlocutore se di interlocutore si tratta. In altri casi si dà dell’europeista a qualcuno a cui magari l’Ue così com’è non piace e vedrebbe una via di miglioramento portando pure lui un certo tipo di cambiamento in una certa direzione. Ecco, io trovo che in entrambi i casi si faccia un torto a queste persone. Penso di non scostarmi troppo dal vero se dico che dare dell’antieuropeista a qualcuno che non lo è, a qualcuno che volesse semplicemente migliorare l’Ue, sarebbe un po’ come dare dell’antiitaliano a qualcuno che volesse migliorare l’Italia. Se ciò che si propone per il cambiamento migliorativo funzioni o viceversa, questo dovrebbe essere l’oggetto della discussione e non la propensione a etichettare troppo semplicisticamente le persone come anti o come pro. Se ci trovassimo d’accordo su questo forse il dibattito ne avrebbe un giovamento. Auspichiamo quindi di ascoltare dibattiti in cui si parla di questioni di merito e non di etichette.
Non viene anche a voi da pensare che il dibattito politico ne trarrebbe un giovamento?


giovedì 16 maggio 2019

Campo di influenza dell'arte

Si può decidere di non guardare una mostra, si può decidere di non guardare un singolo quadro ma nel momento in cui decidi di farlo o per caso ti trovi di fronte ad un quadro, una statua ecc. entri, per così dire, nel campo di influenza dell’arte che, in un certo senso, agisce di imperio secondo le leggi che gli sono proprie, di una delle quali ci informa Paul Klee quando ci dice che “l’occhio segue le linee che nell’opera gli sono state disposte”.
E l'occhio non può fare altrimenti che seguire queste linee perché proprio quelle si presentano davanti allo spettatore.


lunedì 13 maggio 2019

La scaramanzia esiste

Comunque li consideriamo, è innegabile che i riti scaramantici esistano e spesso anche personaggi famosi dichiarano di praticarli in svariate circostanze.
Che siano utili oppure no, questo spesso non condiziona la decisione di praticarli poiché essi hanno generalmente un effetto catartico ed è questo che probabilmente cerca chi li pratica indipendentemente da quanto li si consideri efficaci. Quindi che funzionino o no, che siano curiosi o no, che avvengano in sordina o in modo appariscente e, in quest’ultimo caso, che destino le risa o il biasimo di chi li osserva, essi devono essere presi per quello che sono: riti di scaramanzia cui è demandato il compito, con il pretesto di portare fortuna, di esorcizzare determinate cose e determinare la catarsi, l'affievolimento di certi sentimenti.
Probabilmente sarebbe meglio non averne, non saprei, ma in ogni caso devono essere considerati per quello che sono, e probabilmente anche come legittimi esercizi del libero arbitrio e in quanto tali, per curiosi che possano essere, devono essere rispettati.


venerdì 10 maggio 2019

Vivere la Costituzione

Di poche cose sono convinto come il fatto che l’applicazione della Costituzione costituisca una delle vie necessarie per vincere le sfide del futuro,
sfide che, anzi, sono già in corso.
Dovremmo disciplinare la nostra mente al continuo esercizio di ciò, cioè al continuo esercizio di questa applicazione.
L’immenso dono che i padri costituenti ci hanno lasciato deve essere rilanciato.
Ma per fare questo è necessario comprendere sempre meglio il contenuto e l’essenza della Costituzione e viverla pienamente.

giovedì 25 aprile 2019

Diffondere la conoscenza della Costituzione

Il più grande regalo che possiamo fare alla Resistenza che ha portato alla Liberazione prima, e all'Assemblea costituente poi, è diffondere la conoscenza della Costituzione anche oltre i confini nazionali. E' così che l'azione delle associazioni che si richiamano alla Resistenza stessa possono trovare nuova linfa vitale e uno scopo nobile per il prosieguo della propria azione non solo di testimonianza  ma anche di sviluppo culturale e sociale.

domenica 10 marzo 2019

Costituzione e Dieci Comandamenti

Potrebbe non rivelarsi inutile cercare di approfondire il rapporto che intercorre tra Costituzione e Dieci Comandamenti nell’ottica del credente. Come suggerisce il titolo, non si prende in considerazione un credente qualsiasi, ma un credente cattolico che sia (e si senta) anche cittadino di uno Stato e nel caso specifico, dello Stato italiano.
Da questo approfondimento potrebbero scaturire delle considerazioni capaci di fornire un apporto valido nel suggerire quali potrebbero essere gli atteggiamenti opportuni da tenere nei confronti non solo degli altri credenti ma dei cittadini tutti, credenti o non credenti.
Naturalmente si tratta di un argomento non semplice e ci guardiamo bene dal ritenere di poter essere esaustivi al riguardo anche perché l’argomento stesso potrebbe diramarsi in svariate direzioni la cui trattazione esaustiva potrebbe richiedere tempi e spazi considerevoli.
Non volendo essere eccessivamente impegnativi, ma fornire semplicemente alcuni spunti di riflessione, ci limiteremo pertanto ad alcune considerazioni preliminari, senza pretendere di esaurire l’argomento in un così breve spazio, essendo esso, in vero, potenzialmente ampio se non addirittura quasi inesauribile.
Il credente laico italiano, considerato anche in quanto cittadino della Repubblica Italiana, ha dinanzi a sé due esempi: la Costituzione della Repubblica Italiana e i Dieci Comandamenti. Sono entrambe ‘raccolte’ esigenti, non c’è dubbio.
Ma se la Costituzione, così esigente, risulta difficile da rispettare, i Dieci Comandamento sono maggiormente difficili da rispettare.
Così c’è chi propende a pensare che colui che non è in grado di rispettare la prima (cioè la Costituzione), difficilmente sarà in grado di rispettare i secondi.
Se ciò è vero, si potrebbe forse affermare che la misura del rispetto della Costituzione dà la misura del rispetto dei Dieci Comandamenti, nel senso che se non sei in grado di rispettare la Costituzione, difficilmente sarai in grado di rispettare i Dieci Comandamenti.
In parte questo può essere spiegato anche confrontando due concetti: quello di reato e quello di peccato.
La Costituzione si occupa di diritti e doveri e non di peccati. I Dieci Comandamenti si occupano dei precetti trasgredendo i quali si commette peccato.
Ma non si può dire che il decalogo si occupi di reati in senso stretto, pur non essendo difficile ammettere una evidenza, cioè che la trasgressione di alcuni precetti del decalogo sarebbe considerata da molti, se non da tutti, un reato.
La cosa si può forse spiegare nel modo seguente. Ogni reato, in quanto tale, è perciò stesso sempre un peccato; il peccato invece non è detto che sia un reato, potrebbe esserlo ma non è detto proprio in quanto     esistono dei peccati che non sono considerati (e non potrebbero mai essere considerati) reati. Da qui discende l’importanza di distinguere tra peccato e reato considerando, se si vuole, che nel reato è sempre compreso un peccato appunto, mentre nel peccato non è sempre compreso un reato.
Questo si rende comprensibile nel momento in cui si considera che nel catechismo stesso esiste una chiara distinzione tra i peccati, sottolineando il fatto che ne esistano di una natura tale da essere definibili leggeri e di una natura tale da essere definibili pesanti e che quelli leggeri sono chiamati anche veniali.
L’invito a rispettare negli altri i diritti costituzionali è quindi un invito rivolto a tutti i cittadini, sia che si sentano credenti sia che non si sentano credenti. Se infatti è vero che dalla misura del rispetto dei diritti costituzionali (si ricorda a tale proposito che nella redazione della Costituzione ha preso parte una considerevole componente cattolica) si evince il grado di rispetto del decalogo cristiano, nel momento in cui si dovesse appurare che non c’è il rispetto della Costituzione in chi si professa credente si potrebbe legittimamente dubitare di essere di fronte ad un credente in grado di rispettare il decalogo.
Per chi trova che la società potrebbe migliorare nel momento in cui si dovesse diffondere il rispetto del decalogo, il rispetto della Costituzione potrebbe quindi costituire un buon banco di prova.
Ecco quindi un suggerimento importantissimo: difendiamo, applichiamo, rispettiamo la Costituzione.
Sappiamo che non è facile proprio perché Costituzione e Dieci Comandamenti sono molto esigenti, come abbiamo già detto. Ma sforzarsi di difendere, applicare e rispettare la Costituzione dovrebbe costituire per il cittadino italiano una premessa indispensabile esattamente così come per il credente cattolico rappresenta una premessa indispensabile sforzarsi di rispettare i Dieci Comandamenti.
Ma al di là del rapporto intercorrente tra Costituzione e Dieci Comandamenti, per quanto sia sempre utile e proficuo approfondirne la relazione, ed esaminando la questione dei diritti dell’uomo e del cittadino (nella fattispecie italiano) da un punto di vista prettamente e squisitamente laico potremmo rivolgere a noi stessi una domanda: se non rispettassimo i diritti costituzionali nell’altro, che cosa mai potremmo obiettare se non dovessero essere rispettati in noi?
E se non rispettiamo la Costituzione, purtroppo ne facciamo carta straccia. E che cosa potremmo mai opporre a chi volesse stracciarla realmente visto e considerato che, in certo senso, è già stata stracciata dal suo mancato rispetto, dalla sua mancata applicazione?
Impariamo dunque a rispettare i diritti costituzionali di tutti i cittadini.
Chi non rispetta questi diritti negli altri difficilmente potrà obiettare qualcosa dinanzi al mancato rispetto per lui.
Ci viene insegnato infatti che col metro con cui giudichiamo gli altri, saremo giudicati anche noi.


domenica 24 febbraio 2019

Arte Scienza Insegnamento

Ci viene insegnato che l’arte e la scienza sono libere e che libero ne è l’insegnamento.
Anche le scienze politiche, anche le scienze umane, anche le scienze informatiche non fanno eccezione.
Esse sono libere e libero ne è l’insegnamento.  

giovedì 3 gennaio 2019

Dell'esposizione ai campi elettromagnetici

Dell'esposizione ai campi elettromagnetici e di come saperne di più per sviluppare un dibattito proficuo e costruttivo.

E’ esistita l’età della pietra, quella dei metalli, adesso siamo in quella dell’elettromagnetismo e proprio per questo diviene sempre più importante sapere che cosa sono le onde elettromagnetiche e quali rischi esse implichino. Io per cominciare suggerirei di leggere un testo: “Troppo connessi?” di Martin Blank, Macro.  Il dottor Martin Blank è un esperto del settore. Inizialmente pure lui insegnava che i CEM (Campi ElettroMagnetici) erano dannosi solo oltre una certa soglia di frequenza, cioè solo quando definibili ionizzanti, poi attraverso una indagine approfondita ha potuto evidenziare come anche i CEM a frequenze estremamente basse (ELF) hanno effetti biologici significativi.
Non si tratta di dire no al progresso ma, viceversa, di dire sì ad un progresso sostenibile e responsabile che ponga al centro di tutto le conquiste già riconosciute come tali, quelle per esempio espresse in Italia dalla nostra stessa Costituzione che, all’articolo 32 salvaguarda la salute dei cittadini come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
E’ chiaramente complesso spiegare perché i CEM possano indurre una mutazione genetica, ma per chi si chiedesse come un campo elettromagnetico possa produrre tale mutazione a livello di DNA, si sappia, a mo’ di anticipo, che ciò dipende dal fatto che i legami tra le basi azotate dei nucleotidi (adenina, timina, guanina e citosina), sono percorribili elettricamente e che un campo elettromagnetico è capace di influire su di essi.
Approfondire è possibile e, per certi versi doveroso. Senza un campo comune di conoscenze sarà difficile stabilire un dibattito costruttivo.

lunedì 31 dicembre 2018

Buon Anno Nuovo!!!

Sapere che da domani la fatturazione elettronica diviene obbligatoria, confesso, mi turba non poco.
Dubito che l'obbligatorietà possa portare dei benefici e rendere meno facile l'evasione. Ma se anche del tutto inverosimilmente essa dovesse rendere impossibile l'evasione, sarebbe una conquista? Io dico di no perché mi chiedo: che cosa accadrebbe in un regime di impossibilità ad evadere il fisco se il fisco stesso divenisse improvvisamente iniquo? Si renderebbe contestualmente obbligatoria l'accettazione dell'iniquità, che per molti vorrebbe dire non poter portare avanti la propria azienda. Ecco una delle tante ragioni (solo una) che mi fa essere scettico verso ogni forma di obbligo. I nuovi regimi vivranno di percorsi obbligati, di automatismi, di coercizione, di invadenza e plasmeranno la digitalizzazione in questa direzione, riducendo i livelli di riservatezza e cercando di far convergere tutti i sistemi verso un unico interruttore. Gestito da chi? Auspichiamo che un numero crescente di politici e di cittadini pongano a se stessi queste domande. Auspichiamo anche che ci si adoperi fattivamente per far sì che i cittadini crescano culturalmente e vengano messi al corrente dei rischi insiti in un certo tipo di digitalizzazione, in modo che possano essere consapevoli.
L'emancipazione quindi rimane un traguardo importantissimo che fa rima con indipendenza e autonomia, cose che sembrerebbero stare a cuore a questo Governo. Per cui ci si dovrebbe apsettare che questa obbligatorietà venga tolta in qualche modo. Dire che il mondo va in questa direzione (quella della digitalizzazione) è solo un falso pretesto. Infatti se è varo che il mondo va in questa direzione perché obbligarlo ad andare in una direzione verso cui sta già andando spontaneamente?
Qualcosa non quadra. Questa obbligatorietà è frutto delle politiche del PD principalmente, ma era auspicabile che il nuovo Governo potesse porci rimedio. In questo frangente non l'ha fatto, speriamo che possa farlo in futuro. Ma vige sempre il vecchio detto: prevenire è meglio che curare!
In ogni caso qualche speranza c'è. Molto dell'elettorato che ha votato per i partiti dell'attuale maggioranza sente il problema dell'indipendenza, dell'autonomia e non deve fare altro che rendersi conto che queste istanze non sono compatibili con obblighi e meccanismi automatici (comprese le clausole di salvaguardia). La politica continui ad ascoltare il proprio elettorato, il "popolo sovrano", questa è una speranza e un buon auspicio che in un'ottica di convergenza di energie porterà alla vera emancipazione!
Nell'augurarmi quindi e nell'augurare che il prossimo anno sia un anno di autentica emancipazione per il nostro Paese, un anno di crescita culturale, politica e sociale, porgo i miei migliori auguri per un Buon Anno Nuovo!!!

sabato 15 dicembre 2018

Non c'è pace per la Costituzione?



Non c’è pace per la Costituzione?
Viene annunciata una riforma costituzionale con riduzione del numero dei parlamentari.
Personalmente sono abbastanza deluso da questo annuncio. Mi sono sempre dichiarato contrario alla riduzione del numero dei parlamentari che non è necessaria né urgente né risolutiva. Mi dichiaravo tale mentre avversavo la riforma Costituzionale voluta da Renzi, e con coerenza mi dichiaro tale anche rispetto a quella annunciata recentemente. La forza dell’Italia è nella sua Costituzione, ed è sembrato di percepire che finalmente questa idea fosse entrata con convinzione del cuore di molti cittadini e in modo forse maggiore di ogni sovranista consapevole finalmente che è su di essa che si fonda la sovranità di cui si dice che "appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti" della stessa. Decidere di cambiarla ad ogni legislatura instilla un venefico dubbio: che essa non sia compresa. Additarla di continuo come qualcosa da cambiare dà l’idea di una insofferenza nei confronti della stessa che sembra non conoscere pause. E l’insofferenza che si percepisce per la Costituzione così com’è, si affianca volenti o nolenti, a torto o a ragione con la stessa insofferenza che sembra provare chi vede nel lealismo verso di essa il principale ostacolo ai propri disegni globalisti di indebolimento degli Stati sovrani.
Peraltro appare abbastanza paradossale, per non dire contraddittorio, che chi si fa portavoce dell’idea di Democrazia diretta voglia tagliare un numero cospicuo di parlamentari senza spiegarci come questo vulnus verrebbe colmato. Dalla digitocrazia forse? Dovremmo sforzarci tutti di capire quale danno irreparabile, quale vulnus democratico sarebbe, quello di cambiare la Costituzione per la digitocrazia!
E qualcuno ci avverte che tra digitocrazia e tecnodittatura il passo è breve. La tecnodittatura si nutre di permeabilità informatica potenzialmente gestita da una élite di esperti, di automatismi visibili e invisibili, di meccanicità, di barriere culturali, di manipolazione di massa, di sistemi e percorsi obbligatori che minano la libertà di scelta, di riduzione di rappresentanza sostituita da flasi miti di progresso, di un approccio sempre meno proporzionato alla realtà dell'essere umano e della sua essenza e meno proporzionato alle sue esigenze spirituali (ma anche materiali), allontanando la possibilità di un nuovo umanesimo. Vale la pena riflettervi.
Così si avverte una certa contraddizione nel fatto che pur parlando di Democrazia diretta si vada, con il taglio dei parlamentari, verso qualcosa che somiglia molto di più ad una elitarizzazione della politica, cioè al suo esatto contrario. La Democrazia diretta dovrebbe essere una partecipazione allargata e diretta dei cittadini alla politica, senza intermediazioni, quasi che fossero tutti parlamentari. Ne deriva che ciò che più può assomigliare alla Democrazia diretta è un alto numero di rappresentanti, quelli che i padri costituenti per esempio hanno fissato saggiamente, così come sono stabiliti nella Costituzione. Se non puoi avere il 100% dei partecipanti diretti, cerca di averne il più alto numero possibile, Abbassarlo non sembra coerente. Infatti minore è il numero dei rappresentanti e minore è la rappresentatività dei cittadini e non solo, minore è il numero dei parlamentari e maggiore (e più rischiosa) è la permeabilità dei parlamentari stessi (e del parlamento in generale) da parte di soggetti terzi, di gruppi globalisti di influenza e di pressioni dei gruppi finanziari, per non dire degli organismi come FMI, BCE, e Commissione europea, in pratica della Troika, che sappiamo bene quanto ci tengano ad essere sempre più forti rispetto agli Stati nazionali. In pratica con questa riforma costituzionale annunciata, quella che sembrava essere una pacifica rivoluzione italiana che, seppur pacifica, sembrava avere in sé il carattere di rinnovamento di una vera e propria rivoluzione e che era partita precisamente dalla difesa della Costituzione, perderà di fatto di slancio ed energia, probabilmente per esaurirsi in un niente di fatto. Per contravvenire a tutto ciò la prudenza dovrebbe essere d’obbligo e sembrerebbe doveroso rifarsi alla tradizione italiana, quella nata esattamente nel nostro Paese, quella che è autenticamente nostra, quella che ha una impronta analogica col tessuto del nostro territorio e che da esso è stata forgiata, quella che vive di autenticità, di esperienza, di cultura e che si è condensata nella nostra Costituzione della Repubblica Italiana attraverso l'elaborazione e la saggezza dei padri costituenti.
Il programma del movimento cinque stelle presentato agli italiani al punto "Tagli agli sprechi  e ai costi della politica: 50 miliardi che tornano ai cittadini", specificava subito di seguito:
Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva.


Questo era scritto nero su bianco. Posto che la cifra di cinquanta mld debba intendersi come una esagerazione propagandistica (più o meno legittima in campagna elettorale ma non per questo realistica) si notava comunque questo: non un accenno alla riduzione del numero dei parlamentari, non un accenno a riforme costituzionali. Del resto la rappresentanza non è uno spreco della politica.
Se poi qualcuno ritiene che lo sia ciò dovrebbe essere espresso chiaramente ed esplicitato e messo nero su bianco nel programma elettorale. Questo, per fortuna, nel programma elettorale non c'è scritto, ed è un bene che non ci sia scritto.
Se era intenzione del movimento cinque stelle effettuare delle riforme costituzionali sarebbe stato onesto dichiararlo apertamente già dall'inizio, cioè prima del voto del 4 marzo.
C'era di che sentirsi tranquilli, c'era di che fidarsi. C'era un sentimento di fiducia che lentamente stava prendendo piede. E' profondamente sbagliato e dannoso minare questo sentimento.
In ogni caso, visto il programma, era logico aspettarsi che quei cinquanta miliardi (per quanto evidentemente esagerati) derivassero dai punti scritti nero su bianco e non da altro.
Del resto la Democrazia e la rappresentanza che ne è l'essenza stessa, hanno un costo e devono averlo e non si può risparmiare sulla Democrazia.
L'assenza di un solo cenno a qualsiasi ipotesi di riforma costituzionale di pari passo col giuramento fatto sulla Costituzione avevano fatto sperare che finalmente la Costituzione sarebbe stata lasciata in pace. Ricordiamo che il giuramento così recita:


«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione.»


Ora, quando giuri di osservare lealmente la Costituzione e nel programma elettorale non fai alcun cenno di riforme costituzionali lanci un messaggio ben preciso e tranquillizzante rispetto alla Costituzione stessa, e dovresti fare di tutto per mantenere questa impostazione. Tutti i ministri hanno giurato così!
Se rispetti il giuramento fai forte la tua Nazione. La maggior parte dei problemi di una Nazione deriva dal fatto di non prendere in seria considerazione momento solenni come i giuramenti di fronte allo Stato e ai cittadini, minando alla base il senso di solidità e scurezza che invece deriva dall'onorarli.
Posto che il nostro ordinamento è quello di una Repubblica parlamentare e che chi giura solennemente sulla Costituzione giura di difendere questo ordinamento, se ti fai portavoce di una idea di Democrazia diretta, e quindi si evince che in qualche modo ti sta a cuore la Democrazia, dovresti, si potrebbe ritenere, avere a cuore la rappresentatività dei cittadini italiani. Se è quindi vero che non puoi smantellare l’ordinamento statale e al contempo è vero che ti sta a cuore il fatto che i cittadini siano degnamente rappresentati, il miglior compromesso possibile è quello di un numero sufficientemente alto di rappresentanti del popolo. Quello fissato dai padri costituenti va benissimo. Ci sono talmente tante altre cose da fare per il bene del Paese, veramente tante, ma talmente tante da non sapere da dove rifarsi, da non sapere da dove cominciare: perché quindi cominciare dal cambiare la Costituzione che si è giurato di osservare lealmente? Perché disturbare ancora una volta la Costituzione? Perché lasciarsi sviare da una riforma costituzionale neanche presente nel programma elettorale, che rischia solo di fare perdere di vista le cose veramente importanti.
Questa riforma costituzionale, rispetto alla quale è auspicabile aspettarsi un ripensamento, anche in quanto non necessaria né urgente né risolutiva (e che come tutte le cose non necessarie né urgenti né risolutive rischia di essere semplicemente dannosa), non va nella direzione di un maggior potere contrattuale dell’Italia rispetto alle istituzioni europee che si dice di voler cambiare ma, al contrario, va nella direzione opposta, cioè in quella di un maggior potere contrattuale conferito indirettamente alle istituzioni europee che vorrebbero cambiare l’Italia dall’esterno a propria immagine e somiglianza o, per meglio dire, nel proprio interesse. Del resto è abbastanza evidente che l'idea attraverso la quale si vorrebbe fare presa sui cittadini per attirare il consenso su questa nuova riforma costituzionale annunciata è l'idea del risparmio, quella stessa idea che FMI, BCE e Commisione europea (cioè la Troika) cercano di inculcare nella testa degli italiani (e non solo) e con la quale cercano di modellare il pensiero delle persone, la forma mentis, con la conseguenza di trasformare in SPA uno Stato, il nostro che, una volta reso tale, non potrebbe più riprendersi in eterno. Eppure il sentimento condiviso nell'elettorato alle ultime politiche è stato quello della speranza che l'Italia potesse finalmente risollevarsi. Perché quindi andare nella direzione auspicata dalla Troika che sarà ben felice di apprendere che si vuole ridurre il numero di parlamentari? La Troika infatti sa bene che con quella riduzione si contrae la rappresentanza e quindi la Democrazia ed essa, la Troika, diviene indirettamente più forte. Il falso mito di progresso legato all'espressione "andare al passo coi tempi" (siamo già al passo coi tempi in un senso oggettivo ed esistenziale, e lo siamo se difendiamo la Democrazia e la rappresentanza da chi le vuole contrarre come ad esempio la Troika), accompagnato dal falso mito del "risparmio" (che piace così tanto alla Troika) erano gli argomenti di Renzi, o ci siamo già dimenticati? Se, con simili argomenti, si diminuisce la rappresentanza in Italia gli unici a beneficiarne saranno FMI, BCE e Commissione europea. Sì, è tale la portata della cosa! Il momento quindi è delicato e noi fidiamo nel senso di responsabilità e nella sensibilità di chi ci governa e ci rappresenta per far sì che questa riforma non prenda piede anche perché rischia di compromettere per sempre la possibilità storica, unica ed irripetibile, di una rivoluzione italiana pacifica, combattuta con le sole armi delle idee che potrebbe cambiare l'Ue in meglio ed essere esportata nel mondo intero, perché questa è la potenzialità e la portata di una simile rivoluzione. Ma se fai quel che piace alla Troika, utilizzando gli argomenti della Troika (e di Renzi) ed annullando de facto il solenne giuramento compiuto sulla Carta Costituzionale, questa portata verrà radicalmente ridimensionata. Tutte quelle che sono le realistiche aspettative dei cittadini di poter cambiare l'Europa in un senso democratico e rappresentativo, di farlo da qui, dall'Italia, ritagliandogli un ruolo di primo piano nella storia contemporanea, verrebbero drasticamente ridimensionate e forse spente per sempre. Sono cose che non torneranno. Per questo è meglio rispettare il solenne giuramento e fare quel che veramente serve al Paese senza ulteriori tentazione né distrazioni se non veniali. Ma quando tocchi la Costituzione non c'è niente di veniale. Questa riforma annunciata e, ripeto, di cui si auspica un ripensamento, non può quindi essere accettata tanto facilmente, ritengo, da chi si dichiara orgogliosamente ed autenticamente sovranista, né da chi crede nella rappresentanza, ma neanche da chi si ritiene semplicemente leale alla Costituzione, andando, in definitiva, anche nella migliore delle ipotesi, ad indebolire proprio quella sovranità che appartiene al popolo, sancita dall’art. 1 della Costituzione poiché quella sovranità si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione cioè nella Democrazia rappresentativa attraverso i rappresentanti che il popolo si sceglie. Serve un adeguato numero di rappresentanti per mantenere forte il legame col territorio. Questo legame è indispensabile per uno Stato sovrano. Lo Stato è sovrano a titolo originario e la sovranità non può essere ceduta, come scritto nel Trattato di Montevideo. E se non deve e non può essere ceduta deve essere tutelata!


venerdì 30 novembre 2018

Il mandato elettorale non è stato conferito per evitare provvedimenti di infrazione

Non credo che il Governo dovrebbe lavorare per evitare un iniquo provvedimento di infrazione tutto politico e niente affatto giustificabile da un punto di vista tecnico. Dovrebbe lavorare per affermare principii inderogabili come quello del diritto a manovre espansive il che coincide con la volontà popolare che lo ha sostanzialmente richiesto il 4 marzo con il voto delle politiche.
Non si deve quindi guardare alla eventuale procedura di infrazione come ad un ponto fondamentale nel proprio operato, anche per una questione di principio, vorrei dire, di difesa dei principii. Ma se vogliamo guardare oltre e considerare anche altri aspetti della questione non inerenti le questioni di principio, si potrebbero scoprire dei vantaggi politici non indifferenti derivanti dall’ignorare la minaccia di procedimento di infrazione, infrazione tutta da dimostrare! Per esempio la risposta elettorale alle elezioni europee, se essa dovesse essere avviata, si farebbe enormemente sentire e poi a procedura avviata si potrebbe rispondere con un ulteriore aumento del deficit per far passare la manovra da modestamente espansiva ad estremamente espansiva. Poiché diciamocelo francamente l’Italia avrebbe bisogno di essere rilanciata da una manovra anche più ambiziosa in termini espansivi e passare quindi da una manovra modestamente espansiva ad una estremamente espansiva non solo sarebbe auspicabile ma potrebbe realmente far un gran bene al nostro Paese!
Ricordiamoci il mandato elettorale. Che cosa hanno chiesto gli italiani in particolar modo? Hanno chiesto di non essere governati da regole e parametri europei (peraltro rispettati con questa manovra) che giudicano assurde e invalidanti, controproducenti ed autolesioniste, ma di guardare al bene del Paese e dei suoi cittadini, visto che a torto o a ragione si è diffusa la convinzione che nelle istituzioni europee a questo bene si guardi molto poco!!!


martedì 13 novembre 2018

Il Governo sbaglia a cedere su privatizzazioni e dismissioni


Il Governo sbaglia a cedere su privatizzazioni e dismissioni.
Il fine, si lascia intendere, sarebbe quello di rientrare dal debito pubblico. Dovrebbe però essere ormai noto ai più che non appena c'è un cenno di ripresa nelle finanze degli Stati, FMI ed altri organismi (perfino istituzioni) richiedono l'immediato rientro dal debito pubblico. Una domanda dovrebbe seguire immediatamente: perché? E sarebbe da stigmatizzare chi dovesse rispondere, seguendo un legittimo sospetto, che ciò avviene, poiché questo modo di procede è funzionale alle politiche deflattive che tengono gli Stati in stallo e sempre sotto costante ricatto. In effetti è così che funziona la politica del debito!
Il debito pubblico è funzionale a chiedere "liberalizzazioni", "privatizzazioni" e "dismissioni" e quindi serve, politicamente parlando, per perseguirle. Di conseguenza come si può stigmatizzare chi, seguendo questo ragionamento, dovesse interpretare gli incrementi cospicui del debito pubblico avvenuti in concomitanza dei Governi Monti e successivi, come funzionali a questo scopo?
Sembra legittimo anche il sospetto che le politiche deflattive servano anche per impedire ad uno Stato di rialzarsi poiché, se in assenza di tali politiche, le condizioni economiche migliorano,  non appena esse migliorano qualcuno chiede subito il rientro dal debito pubblico. Cosa che non sarebbe necessaria se le politiche deflattive, svolgendo la funzione cui sono demandate, impedissero la crescita. Salvo poi dare la colpa a qualcun altro. Anche questo è funzionale a privatizzare e dismettere poiché il mantra che ci hanno inculcato è: lo Stato è cattivo, non riesce a fare politiche di espansione economica, getta il Paese nella recessione, servono "liberalizzazioni", "privatizzazioni" (poiché invece il privato è buono) e "dismissioni". Anche il sospetto che tutto ciò sia orientato a dissolvere gli Stati per erigere un monolitico e antidemocratico sistema in cui non c'è ombra di rappresentanza, è legittimo. E se è legittimo sospettarlo, evidentemente è altrettanto legittima la domanda politica che segue: vogliamo accondiscendere a questo?

La risposta a quest'ultima domanda non dovrebbe essere che no! Per cui da tutto questo ragionamento discende l'opinione, naturalmente, secondo la quale è un errore cedere a queste richieste.
Non ci sarebbe da sorprendersi se taluni ricevessero la sensazione che ancora una volta la politica del nostro Paese la decida chi non è mai stato eletto per deciderla, FMI, BCE, e Commissione europea, così orientate e proclivi a dissolvere in vario modo gli Stati, che Dio invece ama.
Questo è il Governo che agli occhi di molti che hanno votato le forze politiche che lo costituiscono, rimette in pista il ruolo e il concetto stesso di Stato, di Democrazia, di rappresentanza, il peso della nostra specifica Costituzione della Repubblica Italiana.
E’ qui la vera partita. E’ qui che si gioca la credibilità del Governo che, se è il governo del cambiamento, nella percezione di molti lo è proprio perché è in controtendenza rispetto ai soliti mantra di “liberalizzare”, “privatizzare”, “dismettere”, ecc. I quali mantra sono estremamente funzionali al dissolvimento degli Stati.
E col dissolversi degli Stati si avvierebbero processi deleteri. In Italia la dissoluzione dello Stato coinciderebbe con la dissoluzione stessa della sua Costituzione per esempio, che ha valore giuridico entro i suoi confini.
Questi mantra sono quelli tipici di BCE e Commissione europea, nonché della finanza speculativa.
Ricordate la lettere del 5 agosto 2015, firmata dall’allora presidente della BCE Jean Claude Trichet e da Mario Draghi?
Quella lettera non chiedeva forse liberalizzazione, privatizzazioni, dismissioni, in sostanza?
Non è forse vero che le critiche nel metodo e nel merito a queste richieste hanno costituito la piattaforma di partenza per unire in sinergia, energie e intelligenze del nostro Paese, che hanno portato al cambiamento attuale?
Non è forse vero che quella piattaforma di partenza costituisce l’essenza stessa del risultato elettorale del 4 marzo?
Porrei quindi la mia attenzione sul rischio di vanificare una percezione, quella di cui sopra, che è il vero propulsore di questa rivoluzione culturale, sociale e politica!
Perché la storia che l’Italia sta scrivendo è stato possibile scriverla proprio perché c’è stata una condensazione di energie in una specifica direzione, una direzione giusta, pacifica, armata di idee, ma determinata.
Se tale determinazione cede, si rischia di vanificare proprio questo: la possibilità di scrivere la storia, quella che vorremmo noi!
Quella in cui Democrazia e rappresentanza, idee e cultura, valgono più dei condizionamenti degli interessi finanziari di pochi.
Nel frattempo è possibile raccogliere notizie circa tendenze in sintonia con quelle generali espresse da questo movimento di sinergie, di intelligenze, ma anche di popolo, unite in un comune sentore, avvenuto in Italia.
Ecco un sintomo, rilevato da un articolo che ci informa che in Gran Bretagna avvengono critiche simili a quelle che hanno mosso gli italiani: “Privatizzazioni, la Gran Bretagna si pente e rivuole i servizi pubblici”.
E’ solo un articolo, ma evidentemente si sta diffondendo la percezione che “liberalizzazioni”, “privatizzazioni” e “dismissioni”, quelle che vogliono BCE e Commissione europea, non sono ritenute più le ricette migliori possibili, neanche in Gran Bretagna! E scusate se è poco!
Questo Governo incarna una grande speranza, grande!
Questa speranza è una grande ricchezza!!
Porrei attenzione a non deluderla, questa speranza, e a non disperdere questa ricchezza, a non dissiparla, a non disperderne le energie. Eviterei di insinuare venefici dubbi.
Il rischio è evidente: rendere una possibile Rivoluzione, pacifica ma determinata, l’ombra di se stessa!
Rendere la possibilità di un reale cambiamento, nel senso del miglioramento, una mera illusione, trasformare una spinta propulsiva in una implosiva, mutare la possibilità di scrivere realmente la storia (di farla effettivamente e materialmente), in quella di subirla così come la subisce chi, incapace di avere il coraggio di affidarsi alla propria intelligenza, la rigetta ponendosi in uno stato di minorità.
Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E’ questo che il popolo ci chiede!!
E’ questo che ci chiede l’Illuminismo e la Rivoluzione italiana!!!


venerdì 26 ottobre 2018

La Democrazia è un tesoro fragile!

La Democrazia è un tesoro fragile sì, come dice Moscovici, che la difende in occasione di un commento in merito all'episodio oggettivamente antipatico della scarpa, in merito al quale ho già solidarizzato con lui. Ma dovrebbe comprendere anche che è per questo, cioè per la Democrazia, che difendiamo la manovra che il popolo ha voluto e che è figlia dell’esercizio democratico del voto e della sovranità popolare sancita dalla Costituzione della Repubblica Italiana. La difendiamo contro chi cerca di bocciarla non avendo alcun mandato dal popolo italiano per farlo. Nel fare questo, sentiamo così di difendere l’Italia democratica contro chi persegue scientemente politiche deflattive per impoverirla e impoverire il suo popolo, col conseguente e concomitante rischio di deprimere e contrarre la Democrazia che ancora vi alberga!
Moscovici deve prendere coscienza del fatto che noi, in Italia, difendiamo la manovra, proprio per difendere quella Democrazia che gli sta tanto a cuore, contro quei fascismi che gli danno tanto fastidio, ed essere così riconoscente con noi che in pratica, quantomeno da questo punto di vista, a quanto pare lavoriamo per lui e per i suoi ideali!


mercoledì 24 ottobre 2018

L'informazione a favore dell'Italia SPA

Le televisioni in questo momento sembrano troppo sbilanciate verso opinioni delle élite europee. Non c’è equilibrio e sembra perfino che provino a fare terrorismo mediatico e a plasmare il pensiero degli ascoltatori su basi sbagliate e presupposti teorici errati ma di grande presa sul pubblico, come lo Stato visto come una famiglia ed altre amenità del genere. Tant’è vero che non ci dicono minimamente qual è stata la reale perdita per il nostro Paese in questi ultimi anni. Per esempio non ci dicono che dal 2008 a oggi il nostro Prodotto Interno Lordo (PIL) è enormemente arretrato, intorno al 10%, e che questo significa che si assommano intorno a 150 miliardi gli scambi reali perduti, più quelli che non abbiamo guadagnato. Questo è il disastro che viviamo attualmente ma nessuno ce lo dice! Ma quello che ferisce di più è che pur di non riconoscerlo e pur di non dircelo si è disposti a difendere a spada tratta chi ci ha messo in questo stato di cose.
C’è solo una strada, mettersi a studiare autonomamente poiché, dispiace dirlo, ma le televisioni, anche quella pubblica, purtroppo stanno rinunciando a svolgere il proprio compito di formazione culturale dei cittadini per rivestire essenzialmente il compito di influenzatori estemporanei delle masse e, nel peggiore dei casi, a fare da cassa di risonanza ad una élite di burocrati non eletti da nessuno che aspirano a fare peggio di quanto fatto fino ad ora, cioè a trasformare lo Stato in una SPA.
Continueremo tuttavia a sperare in una illuminazione, in una crisi di coscienza di qualche giornalista, in un pentimento e in una conversione, in tutto ciò che possa spingere a decidersi a fare una corretta informazione economica basata su presupposti teorico-scientifici ineccepibili e non su criteri improvvisati, su falsi concetti e impressioni personali, insomma, non solo e non più sull’attitudine a fare leva sulla pancia degli italiani.
Insomma, invece di darci una mano, sembra che l'informazione (non tutta per fortuna!) sia schierata con chi aspira a trasformare l'Italia una società per azioni, senza probabilmente considerare con attenzione i rischi che questo comporterebbe per il nostro Paese.


venerdì 19 ottobre 2018

L'Italia è nel giusto!

L’Italia è nel giusto!
Mattew Lynn poco tempo fa, sul Daily Telegraph, scriveva a proposito di idee economiche che “gli investitori dovrebbero sostenere le recenti idee dell’Italia”. SOSTENERE!
E Larry Elliott, sul Guardian, scriveva che le regole della zona euro sono assurde. ASSURDE!
E mentre ancora oggi arrivano vari moniti a rispettare le assurde e controproducenti regole della zona euro, recentemente registriamo l’intervento di David-Folterts Landau, Il capo economista di Deutsche Bank, che ha detto che la Commissione Ue, sta esagerando con l'Italia, in quanto il deficit è generato solo da interessi sul debito, e che l'Italia è il più virtuoso dei Paesi europei.
Registriamo anche il fatto che la CNBC dà spazio a un articolo aspramente polemico nei confronti dei vertici Ue, che sarebbero colpevoli (COLPEVOLI!) di aver fomentato un inutile dissidio col Governo italiano che sta proponendo semplicemente una manovra economica appena moderatamente espansiva.
l’Italia è il più virtuoso dei Paesi europei quindi ma è anche ultima al mondo per crescita. Cosa dobbiamo fare quindi, austerità o sviluppo?
E' giusto o non è giusto dare voce al legittimo e spontaneo sospetto secondo il quale Moscovici propone all’Italia (che chiede il 2,4 % ) l’austerità affinché possa continuare a non crescere e così facendo avvantaggiare la Francia (che chiede il 2,8 %, ma negli ultimi anni è stata vicina anche all’8% e nessuno si è accorto di niente! E nessuno si è stracciato le vesti!) affinché possa crescere indisturbatamente e senza la concorrenza dell’Italia. Ecco una delle anomalie dell’attuale sistema europeo! Che qualcuno venga qua in Italia (come fece Herman Van Rompuy, ricordate?) a dirci cosa dobbiamo fare in casa nostra pur non essendo mai stato votato da nessun italiano, basandosi solo sul fatto che le regole che questo Governo italiano non ha mai votato, dicono che non dobbiamo sforare il 3% . Ah già, il 3 %! E sì che ciò che l’Italia propone è il 2,4%!
Moscovici da buon francese ama molto la Francia, ed è comprensibile, ma assai meno l’Italia, non facciamoci illusioni.
Quelli di Moscovici sembrano quindi a tutti gli effetti “consigli senza coda”, consigli cioè dati a beneficio del consigliere (egli stesso e la Francia) ma non del consigliato, l’Italia.
Stiamo fiduciosamente aspettando che i giornalisti italiani se ne accorgano!


sabato 13 ottobre 2018

Una Rivoluzione Tranquilla!!!

Che cos’è lo stato di minorità?
Immanuel Kant ci dice che lo stato di minorità “è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro” (Scritti politici, 1784).
Ecco, la politica negli anni passati ha predisposto lo “stato di minorità” dell’Italia e degli italiani. E la cosa inquietante è che sono stati i politici italiani stessi a farlo. Ma non dubito che alle loro spalle ci siano stati cospicui suggerimenti di terze parti estere, non disinteressate. In quest’ultimo caso si tratta dei dispensatori di “consigli senza coda”, dispensatori di quei consigli cioè che vengono elargiti a beneficio del consigliere e non del consigliato. Ma la politica italiana ha avuto delle responsabilità enormi. Uno stato di minorità è uno stato di dipendenza psicologica o materiale.
Ed oggi assistiamo ad una Ue che da un lato sembra sfruttare questo stato di minorità predisposto in passato, dall’altro lo sostiene e lo rilancia, ne auspica la diffusione in tutta l’Europa, in ogni singolo Stato.
Tra i sistemi adottati per mantenere ed estendere lo stato generalizzato di minorità vi è quello di coltivare e mantenere dei saperi riservati, quasi dei saperi di casta, attraverso i quali predisporre una barriera culturale, stando ben attenti a diffondere l’idea secondo la quale al di qua della barriera si sanno le cose e quindi si possiedono le nozioni per poter fare e prendere decisioni, al di là di essa invece sussiste l’ignoranza, l’incapacità, il populismo. E’ un fenomeno diffuso ed attualissimo quello in cui si assiste a reciproche accuse di incompetenza da parte delle forze politiche. Anche questo fenomeno può essere ascrivibile ad una responsabilità che alberga nell’Ue stessa, non solo nell’Ue, ma certamente anche lì. Sembra paradossale per una Ue che ad ogni occasione propizia ama così tanto ricordarci l’importanza dell’abbattimento delle barriere. Ma a che serve abbattere le barriere visibili se si erigono barriere invisibili? Temo che chi le erige, queste barriere invisibili, sappia bene a cosa serve un simile procedimento, perché quest’ultime sono più pericolose proprio in quanto invisibili. L’invisibilità conferisce a queste barriere un potere d’azione smisurato e nascosto. Inoltre l’abbattimento delle barriere visibili, che potrebbero in un certo qual modo contenere il potere d’azione di quelle invisibili, aumenta a dismisura la forza e la portata di quest'ultime. Dietro alla retorica dell’abbattimento delle barriere spesso vi sono buone intenzioni, altrettanto spesso però si trova un po’ di ingenuità, e purtroppo vi è possibile avvertire anche la presenza, sovente, di una intenzione cosciente, quella di un progetto favorevole all’erezione di barriere invisibili come quelle culturali appunto al fine di perseguire un altrui stato di minorità. Queste sono utili a modellare una società fatta per compartimenti stagni, di conoscenze separate, dove ogni sconfinamento è visto di sbieco, avvertito come una invasione, malamente tollerato perché secondo le intenzioni di chi auspica ad una simile società (quella delle barriere invisibili) i saperi sono controllabili a livello centrale tanto più quanto sono tra essi separati. Sembra di assistere a un divario dei saperi coltivato ad arte in cui cultura popolare (o cultura di massa) e saperi riservati viaggiano su direttrici opposte. Come ci dice Roberto Scarpinato, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, nella prefazione al libro della dott.ssa Lidia Undiemi (dottore di ricerca in Diritto dell’Economia) “Il ricatto dei mercati”, <<Le nuove gerarchie di potere non dividono solo chi ha da chi non ha, ma anche chi sa da chi non sa e quest’ultima distinzione è funzionale alla prima. Oggi come ieri, sul terreno del sapere si gioca una partita politica fondametale>>.
Ma se il sapere attraverso un opera di divulgazione e diffusione di stampo illuministico raggiunge vasti strati di popolazione il cambiamento diviene possibile anche a livelli tali da sortire l’effetto di una vera e propria Rivoluzione, e tuttavia, essendo essa Rivoluzione combatutta con le sole armi pacifiche delle idee, di una Rivoluzione che si può fregiare del titolo di Tranquilla, insomma, di una Tranquilla Rivoluzione!
A chi coltiva il divario dei saperi non rimarrà che sfruttare l’alone di prestigio personale, i diplomi, le lauree i riconoscimenti, i premi ricevuti, i riflettori mediatici, in generale la propria immagine ecc. insomma dovrà persuadere il popolo non tanto attraverso le argomentazioni che sono divenute improvvisamente criticabili da parte di una sempre maggiore fetta di popolazione ma attraverso altro, ove per altro debba intendersi anche la censura delle critiche stesse, la messa in ridicolo degli interlocutori, fino alle minacce degli interventi dei mercati e di ulteriori interventi della Troika.
Perché una Tranquilla Rivoluzione sia possibile, dobbiamo quindi difenderci dalla cultura della divisione in scomparti (o compartimenti stagni), dalla cultura della pseudofiducia (cioè dell’atteggiamento di fiducia imposto coercitivamente, il che è una negazione di fatto della vera fiducia) e fare leva sul concetto di interdisciplinarità. Ed è un lavoro grosso perché pieno di ostacoli.
In altre parole oggi l’interdisciplinarità è vista male e con sospetto ma mai ufficialmente. Infatti ufficialmente anch’essa viene sbandierata come un vessillo, soprattutto nella scuola. Quando uno studente a cui è stata insegnata l’importanza dell’interdisciplinarità si trova, alla fine del percorso scolastico, immerso nella società degli adulti e del lavoro, stenterà a riconoscere in essa l’applicazione di quegli insegnamenti, si sentirà spaesato, probabilmente anche tradito e dovrà imparare a sue spese a non sconfinare, a non porre domande, a non chiedersi troppi perché, si troverà a dover dare fiducia a chi gliela chiede sotto la minaccia di ripercussioni, si troverà cioè a non poter fare tutto ciò che la scuola gli ha insegnato e gli ha detto di fare.
Nel dibattito politico attuale sono considerati passatisti i cosiddetti sovranisti perché aspirerebbero ad uno Stato sovrano non condizionabile a livello centrale europeo o comunque meno condizionabile possibile e dotato di proprie frontiere nazionali. Ma se ciò avviene è perché si è avvertita l’esistenza di altre barriere, quelle invisibili appunto, e quindi è emerso il sospetto di un approccio ingannevole alla questione delle barriere. Se mi chiedi fiducia ma poi mi inganni, come potrò avere una reale fiducia in te? In altri termini i sovranisti si sono accorti di un inganno in corso e si sono resi conto anche che le barriere visibili sono un antidoto contro le barriere invisibili. Se le barriere visibili sono un antidoto contro altri mali non possono essere il male assoluto. Ed ecco che la retorica delle barriere viene meno. Chi si lamenta di ciò, chi si lamenta di un ritorno al concetto di Stato Nazione, peraltro mai venuto meno nell’ordinamento giuridico internazionale, dovrebbe probabilmente fare tutta una serie di riflessioni, per non dire di mea culpa, e chiedersi se per caso, le barriere invisibili che si volevano sostituire a quelle visibili non abbiano giocato un qualche ruolo. Se chi cerca barriere e divisioni dei saperi ci vuole guidare gli sarà utile, riteniamo, coltivare un altrui stato di minorità!
Anche questo è un sospetto che alberga in un sempre maggior numero di cittadini.
Per concludere torniamo a chiederci: che cos’è dunque lo stato di minorità?
<<E’ l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro>>. Da cui discende anche che chi cerca di guidarti, talvolta lo fa perseguendo un tuo stato di minorità e non sempre per il tuo bene.
Chi persegue lo stato di minorità lo fa attraverso la separazione dei saperi, le barriere di casta, in generale. attraverso le barriere invisibili, anche attraverso la cosiddetta internazionalizzazione (che spesso purtroppo coincide semplicemente con la creazione di dipendenze artificiose verso altri Stati o organismi) e molte altre cose.
<<L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso>>,(Kant, ibid.) ma anche agli altri spesso.
<<Abbi il coraggio di servirti della tua propria inelligenza!>> dice ancora Kant (ibid.).
Se ci sarà il coraggio di servirsi della propria intelligenza, l’Italia uscirà dallo stato di minorità nella quale ha relegato se stessa (col fattivo contributo di altri) e sarà quindi possibile una Rivoluzione Tranquilla!!!


domenica 7 ottobre 2018

Perché fare quelle affermazioni?

E’ con grande e sincero dispiacere che constatiamo il fatto che esponenti politici di rilievo, fino a qualche mese fa alla guida stessa del Paese, dichiarino con estrema leggerezza che l’attuale ministro dell’interno voglia la distruzione dell’Ue. Il dialogo tra i partiti dovrebbe essere improntato al rispetto ed essere costruttivo mentre così non ci sembra né di ravvisare rispetto né di ravvisare la benché minima intenzione di essere costruttivi.
C’è una grande spinta al cambiamento, questo sì, ma cambiamento non vuol dire distruzione, vuol dire, al contrario, costruzione.
Come dobbiamo interpretare quindi le parole di Gentiloni, secondo il quale appunto la Lega e il movimento cinque stelle vogliono distruggere l’Ue? Dobbiamo evincere che per l’ex Primo ministro, cambiamento vuol dire distruzione?
E quando il cambiamento riguarda l’Italia ed è sospinto dai diktat di Bruxelles non è distruttivo in questo caso?
Cioè a dire: il cambiamento è distruttivo solo quando a sospingerlo e a richiederlo è l’Italia?
E’ giusto o non è giusto chiedersi se si tratti di un profondo convincimento da parte sua o di una interpretazione strumentale?
Se è un profondo convincimento ci sentiamo di poter affermare che è un convincimento sbagliato ma può derivare dal fatto che forse sussiste una qualche consapevolezza del fatto di essere al sostegno di una Ue concepita in modo così ingessato che il semplice tentativo di cambiarla in meglio significa per lui distruggerla. Difficile a dirsi.
Ma cosa c’è di distruttivo nel tentativo di voler cambiare in meglio una Ue che riceve critiche a 360 gradi un po’ ovunque in Europa, cosa c'è di distruttivo nel tentativo per esempio di far divenire il presidente della Commissione europea una “emanazione” del Parlamento europeo? Non sarebbe bello? Non sarebbe democratico?
Cosa c’è di distruttivo nel legittimo tentativo di far divenire il presidente della BCE una “emanazione” del Parlamento europeo?
Questo non significherebbe maggiore Democrazia e maggiore rappresentanza in Ue?
Queste sono semplicemente delle idee di riforma, magari, allo stato attuale, difficili da ottenere, forse utopistiche, ma sono pur sempre riforme o tentativi di riforma. Fino ad oggi ci è almeno sembrato di percepire che le riforme fossero di un qualche interesse per il PD e per Gentiloni stesso! Non è più così?
O per riforme, essi intendono semplicemente quelle propinate e calate dall’alto, anche illegittimamente, come quelle proposte dalla BCE all’Italia nell’agosto del 2011?
Appunto, difficile a dirsi, ma qualche tentativo di risposta c’è, e qualche sospetto aleggia.
Oppure affermare che c’è chi vuole distruggere l’Ue è da interpretarsi semplicemente come il tentativo di creare panico ingiustificato nella popolazione per averne alle elezioni europee prossime venture un qualche tornaconto elettorale?
Ma se è così si rischia di svendere l’onestà intellettuale per una manciata di voti che non si sa neppure se arriveranno. Ci sentiremmo di suggerire sommessamente di non travisare la realtà, di non strumentalizzare interpretazioni forzose (ma diciamolo pure, effettivamente false), di non piegare queste ai propri fini rischiando la reputazione di persona intellettualmente onesta, per cercare di fermare il vento con le mani.
Anche perché da una tale reputazione, quella di persona (e di politico) intellettualmente onesta, potrebbe rinascere una qualche idea di sinistra. Mentre se anche le persone in grado di rimettere in piedi i cocci di una sinistra in aperta ed evidente crisi, ledono la propria immagine propinando ai mezzi di informazione di massa opinioni che non trovano riscontro nella realtà concreta dei fatti, si rischia di minare il tentativo stesso di ricostruire una sinistra e una opposizione in questo Paese, fin dall'inizio. E non c’è alcun dubbio che la latitanza della sinistra in questo momento storico, non sia certo un bene per il Paese.
Comunque sia, tentare di fermare il vento con le mani (questa alla stato attuale dei fatti è la percezione della situazione) è legittimo, per carità, niente da obiettare in proposito anzi, vi è qualcosa di eroico in questo, ma farlo affermando cose non veritiere è sbagliato, e rischia semplicemente di inficiare fin dalle fondamenta questo legittimo seppure velleitario tentativo.