Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







domenica 14 maggio 2017

Sintomi del degrado culturale nell'Ue

Mario Draghi, presidente della BCE, ha ripetuto, anche di recente, che l’euro è irrevocabile e che questo è scritto nei trattati, perciò deve essere ritenuto un dogma acquisito.
Ci sono quantomeno un paio di problemi che emergono immediatamente da un’attenta analisi di queste asserzioni e non possiamo sottrarci dal commentarli.
Uno potrebbe essere visto come un problema di onestà intellettuale e l’altro come un problema culturale. Vorremmo quindi esprimere un paio di opinioni al riguardo.
Prima opinione.
Nessuno ha bisogno di rendere irrevocabile (scrivendolo per esempio in un trattato) alcunché se pensa realmente che questo qualcosa sia uno strumento veramente utile per chi lo adotta. Il fatto che uno strumento sia descritto come irrevocabile, denuncia immediatamente in ogni caso tutta la sfiducia che il proponente ha nei confronti di ciò che propone e quindi anche tutti i dubbi nei confronti del successo di questo stesso strumento.
Ciò significa, in altri termini, che nei trattati si descrive come irrevocabile qualcosa di cui si sospetta già la non riuscita, di cui si è consapevoli presumibilmente che causerà molti e molti problemi, molti danni, e il lapsus (se è un lapsus) denuncia in modo inequivocabile che fin dalla redazione del trattato vi era la consapevolezza degli enormi problemi che avrebbe causato e che, di fatto, ha causato. Ciò non ha fermato il suo varo e il suo varo ha causato appunto (e causa) infiniti problemi.



Seconda opinione.
Cosa ancor più rilevante della prima, a nostro giudizio, è il fatto che, anche se un trattato descrivesse come irrevocabile l’euro, questo non significherebbe minimamente che esso lo sia davvero per questa sola ragione, perché l’euro è solo uno strumento, e in quanto tale deve essere funzionale innanzitutto a chi lo adotta. Potremmo dire che l’euro è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per l’euro. L’euro quindi, come strumento fatto per l’uomo, è revocabile come qualsiasi altro strumento fatto per l’uomo. Anche se un trattato dovesse descriverlo come irrevocabile ci sono dei principii da rispettare, principii che vengono prima di qualsiasi trattato, anche prima dei trattati europei (la cui validità è messa in dubbio da un numero sempre maggiore di persone istruite e acculturate nonché titolate).
Se l’euro è descritto come irrevocabile, l’errore è nel trattato e quel trattato è nullo, almeno nella parte specifica che tratta di questo aspetto. Nessuno può affermare che una cosa sia irrevocabile e pensare che un rappresentante di un qualsiasi governo, senza neppure interpellare i cittadini che dovrebbe rappresentare (ma che di fatto non rappresenta), nel momento in cui firma e sottoscrive quella affermazione, si leghi per l’eternità ad uno strumento che, in quanto tale, è pensato in funzione dell’uomo e che quindi per la sua stessa natura è intrinsecamente subordinato allo stesso e perciò rimovibile in qualsiasi momento dovesse rivelarsi inefficacie o dannoso per chi lo usa.
L’uomo non si può subordinare eternamente ad uno strumento che è intrinsecamente subordinato a lui, se ciò avviene vi è un pervertimento, una violazione del diritto naturale. Nessun trattato che violi un diritto naturale può e deve essere ritenuto valido. Qualsiasi trattato che neghi principii essenziali e un naturale ordine delle cose deve quindi essere ritenuto nullo in quanto potenzialmente vessatorio nei confronti di chi lo sottoscrive e di chi è costretto ad adottarlo.
L’euro non è irreversibile proprio in quanto è uno strumento e la natura degli strumenti è quella di essere intrinsecamente reversibile in quanto indissolubilmente legata alla funzionalità che deve avere nei confronti dell’uomo. Prova ne sia il fatto che gli strumenti si evolvono, cambiano col tempo, spesso sono sostituiti in favore di altri strumenti, oppure non hanno successo e vengono semplicemente abbandonati e dimenticati. Porre uno strumento ad un livello ontologicamente superiore a quello dell’uomo è una follia pura e semplice della nostra epoca e chi si fa portavoce di questa follia, immettendola addirittura in un trattato si fa contestualmente portavoce della distruzione della storia dell’evoluzione umana in occidente, si fa contestualmente portavoce della distruzione della cultura e della migliore e più rilevante filosofia occidentale.
Questo è artificio-centrismo, questo è il vizio della nostra epoca che sta uccidendo l’umanesimo, l’antropocentrismo.
Che un trattato europeo si faccia portavoce di questo artificio-centrismo, cioè del perverso difetto di porre al centro dell’universo gli strumenti che l’uomo crea per se stesso, anziché l’uomo stesso, rappresenta un tale danno di immagine per l’Unione europea e anche per la cultura europea in generale, che è perfino difficile calcolare l’ammontare di questo danno in termini meramente economici.
E un Paese che decidesse di uscire dall’euro, non solo quindi lo può fare ma, nel momento stesso in cui decidesse di farlo, dovrebbe chiedere assolutamente di essere risarcito per l’enorme danno culturale e di immagine che da esso è derivato; dovrebbe essere risarcito per essere stato assoggettato ad un trattato che nega principii essenziali e conquiste culturali rilevanti che davamo per acquisite e che invece evidentemente acquisite non sono.
Sappiamo bene come vi sia stato qualcuno che ha detto che <<nella legge sta scritto che nel giorno di sabato…>> Ma vi è stato anche chi ha risposto che <<il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato>>.
Che significato può assumere quindi il fatto che qualcuno asserisca che nei trattati vi è scritto che l’euro…
Ribadiamo ancora una volta, poiché repetita iuvant, che l’euro è fatto per l’uomo e non l’uomo per l’euro.
Ripetiamo questo concetto da anni senza che se ne veda un apprezzabile considerazione se è vero com’è vero che ci si trincera dietro i soliti dogmi e le solite superstizioni o, peggio ancora, dietro a pulpiti e scranni cui si ha avuto accesso senza che il popolo abbia mai avuto minimamente la possibilità di dire la propria e che sono stati conquistati quindi in modo non del tutto democratico e che non sono certamente esempio di rappresentatività, questo è sicuro.
Sappiamo che ripetere giova, giova comunque, a prescindere da tutto ciò, e quindi ripetiamo, ribadiamo insistentemente questo concetto, che l’euro (trattati o non trattati) è reversibile!
La classe politica che governa questa Ue dovrebbe sforzarsi di prendere in considerazione queste opinioni ed evitare di fare orecchie da mercante, e smettere di andare avanti come un treno in corsa che, ormai slegato e isolato dalla realtà che dovrebbe rappresentare ma dalla quale è evidentemente avulso, rischia di deragliare e di trascinare con sé in questo deragliamento tutti i vagoni che volenti o nolenti gli sono attaccati.
Così come nei contratti non possono esservi clausole vessatorie, così, allo stesso modo, nei trattati non possono esservi violazioni dei principii e dei diritti conquistati.
In conclusione, spiace dirlo ma, l’opinione di Draghi, trattati o non trattati (e quindi l’opinione degli stessi trattati e di chi li redige e di chi li sottoscrive), quando è così palesemente in contrasto col buonsenso e con principii fondamentali si palesa semplicemente come uno degli esempi maggiormente eclatante dell’attuale degrado culturale che purtroppo sta attraversando l’Unione europea e la sua classe dirigente.
La strenua e dogmatica difesa di un progetto ritenuto da molti economisti di rilevo un progetto fallimentare, quella dell’euro, rischia di saldarsi indissolubilmente ed inevitabilmente con un degrado culturale, con un impoverimento intellettuale la cui china è estremamente pericolosa, e il cui esito difficilmente prevedibile.


domenica 7 maggio 2017

Centenario di Domenico Bartolucci

Oggi ricorre il centenario della nascita dell'illustre compaesano Domenico Bartolucci (Borgo San Lorenzo, 7/5/1917- Roma, 11/11/2013), cardinale di Santa Romana Chiesa, compositore di musica classica e direttore di coro.
Vice maestro di San Giovanni in Laterano prima, poi maestro della Cappella Musicale Liberiana di Santa Maria Maggiore, infine, nel 1952, maestro sostituto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” e, nel 1956, maestro perpetuo della Cappella Sistina, nominato da papa Pio XII.
Accademico di Santa Cecilia, Bartolucci era noto in campo musicale anche come formidabile interprete di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Ha composto mottetti, inni, laudi, madrigali, opere, oratori ed altre tipologie ancora di composizioni.
L’amore per la sua terra natale, il Mugello, si è particolarmente espresso nella composizione sinfonica rustica nota come “La Mugellana” e nell’opera lirica ”Il Brunellesco”.
Proprio ieri l’ing. Barletti, col quale condivido un’esperienza di volontariato, che di quando ha avuto l’opportunità di frequentarlo, mi riferiva come Bartolucci fosse scettico riguardo al fatto che la sua opera lirica “Il Brunellesco” potesse essere messa in atto tanto presto. Tra le ragioni del suo scetticismo vi era la difficoltà che risiede nell’allestire un opera lirica nuova in generale, per via del fatto che tutto è nuovo: scenografie, costumi, la musica stessa e quindi la preparazione stessa dei cantanti lirici. Anche per l’abitudine invalsa di eseguire opere di certo e storico successo e via discorrendo.
“Il Brunellesco” in effetti non è mai stato eseguito con Bartolucci in vita.
Molto stimato tra i colleghi professori di Musica della scuola pubblica, tra questi ricordo particolarmente il prof. Mariani, insegnante nonché attivo orchestrale violinista, che mi espresse l'auspicio di vedere ricordato degnamente nel suo comune d'origine, lo stimato maestro perpetuo della Cappella Sistina.
Bartolucci, cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, balì cavaliere di gran croce di onore e devozione per cardinali di Santa Romana Chiesa, cavaliere di gran croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, è uno dei personaggi culturalmente più rilevanti del Mugello.
Spero che la giunta del comune di Borgo San Lorenzo, sempre che il passaggio in corso d’opera da socialista a piddina sia ritenuto concluso e sempre quindi che non sia distratta da queste dinamiche (da vecchia politica) nonché dalla moltiplicazione delle tessere e dei tesserati (magari in vista delle primarie), sappia ricordarlo come egli si meriterebbe.
Ho avuto il privilegio e l’onore di stringergli la mano…


venerdì 5 maggio 2017

Presidenziali francesi

Non credo che la Le Pen ripristinerebbe il fascismo, come qualcuno sta dicendo, questo è puro anacronismo, è un giudizio antistorico, perfino risibile.  Penso invece che le donne di Francia abbiano la possibilità storica, unica e, forse, irripetibile, di eleggere una di loro, una donna alla guida della Francia. Stento poi a riconoscere nel popolo che ha lottato contro la Loi travail, lo stesso popolo che vota Macron, uomo del sistema che più uomo del sistema non si può, di quel sistema che, nel suo complesso, chiede incremento delle ore di lavoro e diminuzione dei salari, e vedo in questo una evidente contraddizione.
Non credo che i francesi soffrano in massa di schizofrenia. Come si spiega quindi? Difficile a dirsi.
Comunque capiremo ad elezioni avvenute se la Francia potrà contribuire al cambiamento europeo, così necessario per la stessa sopravvivenza dell’Ue, o se preferirà perseverare nell’errore prolungandone l’agonia per l’incapacità ormai conclamata di ricevere le critiche di una vastissima parte della popolazione europea.
Capiremo ad elezioni avvenute se l’onere e l’onore di cambiare questa Unione Europea spetterà esclusivamente all’Italia.
Sarebbe importante, nonché gradito, nel processo di cambiamento dell’Unione europea, avere il pieno sostegno dei cugini francesi. Se così non dovesse essere l’Italia dovrà rimboccarsi le maniche e fare da sola! Forse il destino ha scelto l’Italia per questo processo di cambiamento inevitabile, forse ha scelto l'Italia e qualche altra Nazione, vedremo strada facendo, ed è con questa ottica che molti attendono i risultati ormai prossimi delle presidenziali francesi…


sabato 8 aprile 2017

A che pro, mi chiedo, un esercito europeo?

Torna alla ribalta il tema dell’esercito comune, di un esercito comune per gli Stati dell’Ue.
Il pretesto è stato determinato dagli ultimi tristi eventi avvenuti in Siria. E’ un tema complesso naturalmente e non è possibile sviscerarlo in poche righe. Ma due parole vorrei spenderle.
L’idea non mi trova favorevole per varie ragioni e penso che essa sia cavalcata da chi cerca di apporre un sigillo ad una Ue che sta manifestando tutti i suoi difetti. Piuttosto che ragionare sulle critiche costruttive che si levano a causa di questi difetti, piuttosto che valutare attentamente gli ultimi eventi (vedi Brexit per es.) e altro ancora, gli europeisti ad ogni costo, pur di non retrocedere neanche di fronte ad errori conclamati preferiscono saldare gli errori con un sigillo, quello dell’esercito comune, che è anche un simbolo di violenza poiché è pur sempre un simbolo di guerra col suo portato di armi e divise. Il primo problema è la grande diversità che sussiste tra gli Stati membri, diversità che non è un difetto, badate bene, perché la varietà cui necessariamente riconduce la diversità è una cosa positiva, è ricchezza. Queste diversità sono oggi all’attenzione di ogni pensiero critico sull’Ue, sia esso più o meno radicale. Esse sono comunque un fatto. Queste diversità potrebbero essere appianate soltanto da una egemonia (e qui sta il secondo problema), da uno Stato che prevale sugli altri. Non può e non deve esistere un esercito unico per Paesi così diversi, per Paesi cui l’adozione della moneta unica peraltro ha aumentato le differenze e i dislivelli economici (quelli sì che dovrebbero essere tolti) creando sostanzialmente una egemonia tedesca (unica similitudine), poiché anche in questo caso si tratterebbe di un esercito sostanzialmente tedesco, un esercito lontanissimo dai cittadini. E poi dopo le lezioni apprese da I e II guerra mondiale un esercito europeo a trazione tedesca non sembra proprio una buna idea. Come verrebbe utilizzato? E' lecito essere colti da un dubbio e chiedersi se si è intenzionati ad imparare dalla storia oppure no?!
Nessun orgoglio e nessun egoismo quindi nell’aborrire un esercito comune per l’Ue, ma ragionamenti circostanziati, motivazioni serie, dati di fatto; nessun orgoglio nell’aborrire le cessioni di sovranità che per ora sono servite soltanto a farci governare da chi non abbiamo eletto compromettendo gravissimamente il legame di rappresentatività tra istituzioni e cittadini, nessun orgoglio nell’aborrire le cessioni di sovranità che lo dovrebbero precedere questo esercito nonché le cessioni di sovranità che sono state e sono in corso nell’Ue. A cosa dovrebbe servire quest’esercito in una Ue così fatta, cioè a dire in una Ue in cui è saltato il legame di rappresentanza tra i cittadini e le istituzioni della stessa e in cui vige la legge del più forte? No, nessun orgoglio o egoismo ma la certezza che la natura non sbagli nell’indicare la via e il metodo, quella stessa natura che è così com’è perché è necessario che sia così, perché così l’hanno resa milioni di anni di evoluzione, quella natura che è com’essa si presenta agli occhi degli studiosi, quella natura che ha inventato e posto le barriere, i limiti, vorrei dire, gli spazi circoscritti, come fondamento di se stessa. Basti pensare alla cellula, paradigma assoluto della vita, con la sua membrana cellulare che la isola da cellule esattamente uguali a sé. Qual è l’insegnamento che se ne ricava?
Che i tessuti, formati come sappiamo da una moltitudine di cellule tutte uguali le une alle altre o poco differenziate, non si ottengono eliminando le membrane cellulari delle cellule che lo costituiscono (altrimenti sarebbe il tumore, il cancro) ma, al contrario, un tessuto si può strutturare bene e può sussistere, essere sano e perdurare solo e soltanto se si mantengono tutte le membrane cellulari di ogni cellula in modo integrale, solo se si mantengono tutte le membrane cellulari che isolano cellula da cellula, che distinguono ogni cellula da ognuna delle altre. Questo ci insegna la natura quindi, che solo mantenendo i limiti, le barriere, si creano strutture forti e durevoli. Sono forse orgogliose le cellule?! Non credo…E non c’è nessun tessuto che chiederebbe alle proprie cellule di rinunciare al proprio confine alla propria membrana cellulare…
…E’ un insegnamento molto significativo di cui si dovrebbe tenere conto…senza pregiudizi di sorta…
Del resto l’idea del giusto confine è antica e ne abbiamo un saggio nello stesso Orazio se è vero com’è vero che scrisse:

Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.”

C’è un modo (o una misura, se preferite, ndr) nelle cose: vi sono precisi confini, oltre i quali e prima dei quali non può sussistere il giusto.

Ci sono molti problemi di cui parlare prima di affrontare il tema di un esercito comune. Nessun sigillo prima di averli affrontati.
C’è un modo nelle cose…


mercoledì 29 marzo 2017

Si riaccende il dibattito sull'euro

Il dibattito sull’euro, che sembrava essersi assopito, pare che attualmente stia ritornando in auge in Italia. Questo è un fatto positivo a prescindere da chi ha torto o da chi ha ragione tra gli schieramenti in campo. E’ un fatto positivo anche perché aumenta il livello di consapevolezza delle persone che vi si lasciano coinvolgere.
Ci sono molte opinioni ovviamente circa l’euro per entrambi gli schieramenti.
Per esempio tra i sostenitori dell’euro c’è chi parla di spirale inflazionistica, di alti tassi di interesse, anche sulle obbligazioni e di contrazione dei salari in caso di una nuova moneta italiana.
Ma c’è anche chi ammette che diventeremmo più competitivi, benché con le conseguenze di cui sopra.
Insomma per alcuni sostenitori dell’euro, una moneta alternativa allo stesso, una moneta nazionale, aumenterebbe sì la competitività delle nostre aziende ma a discapito dei salari e accompagnata da una forte inflazione.
Ora, non sono un economista e si vede, credo, ma se c’è un cosa che pensavo di aver capito dal dibattito sull’euro e sull’Ue, è che la compressione dei salari sembra essere una intenzione, neanche troppo celata, dell’attuale dirigenza dell’Ue, senza considerare il fatto poi che sono proprio i meccanismi stessi dell’euro a portarvici, poiché la moneta unica, in quanto tale, non potendo essere svalutata da chi la adotta rispetto agli altri Stati che la adottano (è unica per questo!) invita di fatto le aziende che perseguono la competitività a tornare competitive con l’unico mezzo che rimane loro a disponibile: la compressione dei salari, pagare meno i dipendenti.
E’ proprio la presenza dell’euro e della conseguente impossibilità di svalutare che crea quindi le premesse dell’unica scelta possibile per poter essere competitivi: abbassare il salario. Da questo poi deriva la contrazione della domanda e quindi dell’offerta e un circolo vizioso di recessione, deflazione e quant’altro.
D’altro canto la parziale ammissione secondo la quale “diventeremmo competitivi”, ammissione che i sostenitori dell’euro concedono immaginando lo scenario che si disegnerebbe in seguito ad una uscita dall’euro e all’introduzione di una nuova moneta nazionale, dimostra da sola che vi sarebbe esattamente la concreta possibilità dell’esatto contrario, cioè di non abbassare i salari e di mantenerli così come sono o addirittura di aumentarli. Infatti quando le aziende sono competitive e, in virtù di questa competitività, esportano di più (aumentando il proprio profitto) sono anche più inclini a concedere stipendi dignitosi ai propri dipendenti. Quindi non solo una situazione di competitività effettiva delle aziende italiane non abbasserebbe i salari ma, al contrario, potrebbe addirittura aumentarli.
L’inflazione probabilmente aumenterebbe, questo sì, e forse vi sarebbe anche un periodo più o meno lungo in cui non sarebbe semplicissimo abbassarla, ma è una questione di tempo e tutto si riequilibrerebbe. Tuttavia, anche da questo punto di vista, se penso che la BCE sta immettendo miliardi di euro (con i quali vincola a sé i destini e le sorti degli stati dell’eurozona, sbarrandogli di fatto la strada per l’indipendenza!) con la scusa e il pretesto di fare aumentare l’inflazione (e combattere la deflazione), penso anche che sia meglio, molto meglio, che l’inflazione arrivi, diciamo così, per natura, in modo naturale e spontaneo, per leggi di mercato, senza ricorrere cioè a misure straordinarie e “non convenzionali”, artificiose e legate a condizioni pretestuose (nonché sospettate di essere prese al di fuori dei limiti del proprio mandato), soprattutto se questo aumento naturale dell’inflazione si associa ad una ritrovata auspicabile competitività.
Anche tra i fautori dell’uscita comunque c’è chi ammette che le cose potrebbero non essere semplici all’inizio, che occorre essere realistici ma che, comunque, tra due mali e meglio scegliere il male minore che, se tutto è ben studiato e concordato, l’uscita potrebbe nel medio e lungo termine determinare una vistosa ripresa.
Insomma sembra che il risveglio del dibattito sull’euro coincida, almeno in parte,
con reciproche concessioni, forse siamo a un passo dalla verità?


mercoledì 8 marzo 2017

Sciopero dell'otto marzo

Aderisco allo sciopero dell’otto marzo, indetto da molte sigle sindacali tra cui la CGIL, perché ritengo che sia giusto porre l’attenzione sulle violenze fisiche e psicologiche perpetrate in molteplici modi e in molteplici luoghi, alle donne. Molto è stato fatto in tal senso ma molto rimane da fare. L’aspetto generale dello sciopero quindi lo condivido. Come insegnante poi penso anche che la scuola possa fare molto per sensibilizzare i giovani cittadini in formazione, sul problema della violenza alle donne, nonché sul problema della violenza in generale.
Ma non condivido pienamente tutti gli aspetti dello sciopero e su alcuni punti non concordo per niente, per esempio sul punto che riguarda l’aborto e gli obiettori di coscienza, che si rifiutano di praticarlo.
Innanzitutto il modo con cui viene affrontato questo tema profondamente sentito dall’opinione pubblica italiana mi sembra troppo superficiale, troppo veloce, e non tiene conto della portata reale della questione.
Molti temi vi sono legati: il tema della coscienza (anche quella degli obiettori ma anche in generale), della consapevolezza dell’atto, della difesa della vita, sono temi sui quali si può soprassedere con tanta disinvoltura?
Chiedere l’abolizione dell’obiezione di coscienza in materia di aborto poi, mi sembra perfino incredibile che lo si possa fare!
L’abolizione dell’obiezione di coscienza sarebbe un regresso sociale senza precedenti. Non si può obbligare un medico a praticare l’aborto che non condivide.
Non si può fare e proprio in nome di quella stessa libertà cui in altri punti lo sciopero si richiama. La libertà non può esistere in un solo senso, se libertà deve essere che libertà sia, ma che sia per tutti, anche per gli obiettori di coscienza. Non si può chiedere per se stessi una libertà che non si vuol concede agli altri.
Inoltre l’eventuale obiezione di coscienza una volta soppressa nei medici rischierebbe di estendersi anche altrove, potenzialmente ovunque. Non è una bella pubblicità. E in questa società abbiamo molto bisogno di obiezione di coscienza, essa è l’arma con la quale possono sconfiggersi mali profondi e profondamente radicati. Un grave errore dunque, un punto che, ripeto, non condivido.
Buona festa della donna a tutte le donne!!!


domenica 26 febbraio 2017

Due parole sui democratici e progressisti, Dp

Comunque la si guardi la nascita di Dp è profondamente sintomatica e significativa: esprime l’esigenza attuale di una sinistra diversa, visto che quella odierna sembra ancora tentata dal prendere una piega definitivamente neo-liberista. Se la sinistra sbaglia strada un ritorno all’ordine di una parte di essa, anche se qualcuno esprime scetticismo e dubbi, non può che coincidere con un ritorno ai vecchi principii, ma questo non significa misconoscere il mondo attuale né il concetto di "cambiamento". Il discorso sarebbe lungo e complesso e comprenderebbe anche l’argomento “globalizzazione”. Siamo in una fase di messa in discussione della sopracitata “globalizzazione”, per fortuna (era l’ora!) e per il momento questa sembra generare una rivalutazione del concetto di nazione, il che rappresenta un bene naturalmente, almeno dal mio punto di vista  ma, per gli amanti dell’internazionalismo a tutti i costi, sembrerà più appropriata forse una risposta democratica internazionale, la nascita di un movimento di democrazia planetaria, magari. Già, Democrazia Planetaria, DP! Trattasi dello stesso acronimo di Democratici e progressisti, Dp… Chissà forse un giorno Dp, Democratici e progressisti si evolverà in DP, in Democrazia Planetaria… In ogni caso, comunque la si pensi, siamo attualmente orfani di una sinistra che sia veramente tale e qualsiasi tentativo di ripristinarla non può che rappresentare un bene per il Paese…

martedì 14 febbraio 2017

A proposito di CETA

Si dice che in gioco ci sia l’immagine dell’Ue e più precisamente di una Unione europea aperta, per così dire, all’internazionalismo. Io dico che in gioco c’è l’economia e la qualità dei prodotti europei e delle singole nazioni che compongono l’Unione europea. Io dico che sono proprio l’internazionalismo di facciata e la retorica internazionalista in generale che stanno alla base del depauperamento, per esempio, del territorio italiano e delle industrie italiane; io dico che è proprio la misconoscenza dell’importanza dei confini che è alla base della crescente disoccupazione.
Forse l’immagine dell’Ue è in gioco sì, ma non nel senso in cui si propone sulla stampa ufficiale, comunque non nei termini suesposti. E’ in gioco l’immagine di una Ue che non riesce a non firmare un trattato a lei sfavorevole.
Io dico che questo trattato è tutto in favore del Canada e per niente in favore dell’Ue e se questa è la vocazione internazionalista, quella di portarti a firmare accordi svantaggiosi, meglio non essere internazionalisti.
Il Canada conta circa 36 milioni di abitanti; l’Ue ne conta 503 milioni. E’ sufficiente conoscere le tabelline per capire che il vantaggio è tutto e solo per il Canada!
Il mercato infatti è rappresentato dalla popolazione, tutti potenziali acquirenti dei prodotti che vengono commercializzati; facciamoci quindi qualche domanda:
1) di quanto si estende il mercato dell’Ue?
2) di quanto si amplia il mercato del Canada?
Dopo aver risposto, con dati matematici alla mano, a queste domande chiediamoci ancora: qual è quindi il mercato che si amplia di più?
Risposto a quest’ultima domanda non rimarrebbe che appurare che l’ampliamento del mercato non è paritetico per le parti in causa...
Dati alla mano, il mercato del Canada si amplierebbe del 1397 %, quello dell'Ue si amplierebbe del 7 %.
Chiunque può notare una qual certa differenza tra il 1397 % e il 7%!
Se poi si considera che l'Italia partecipa all'unione europea con 60 milioni di abitanti su 503 circa complessivi si scopre che questi 60 milioni di abitanti rappresentano circa il 12 % della popolazione complessiva dell'Ue,
quindi in pratica il guadagno dell'Italia sarebbe di un 12 % di quel 7% cioè dello 0,84 % a fronte di un 1397 % canadese.
Qualcuno potrebbe dire che con 60 milioni di abitanti a fronte di un Canada con 36 milioni di abitanti l'Italia incrementerebbero il mercato di potenziali acquirenti del 60 %, ma questo potrebbe avvenire solo e soltanto se sussistesse un accordo commerciale tra Canada e Italia sole; mentre essendo invece tra Canada e Ue tutta, con gli altri stati europei che sono peraltro concorrenti nell'esportazione, il raffronto più realistico che si può portare per capire il vantaggio (in realtà lo svantaggio) dell'Italia sull'estensione del mercato sarebbe proprio tra il 1397 % del Canada e lo 0,84 % dell'Itala. Ora, 1397 : 0,84 fa circa 1663. Questo significa che il CETA è 1663 volte più favorevole al Canada che all'Italia; francamente troppo! Perché mai dovremmo ratificare un trattato che è 1663 volte più favorevole alla controparte?
In pratica il trattato CETA all'Italia non conviene minimamente!
Perché dunque dovremmo fare un simile favore l Canada? In cambio di che cosa?
Qualcuno tra i "rappresentanti" del popolo italiano, se le pone queste domande?

E’ del tutto evidente che questo trattato va a danno dell’Ue e delle singole Nazioni componenti, e chi non riesce a vedere (o non vuole vedere) questo danno è esattamente chi ne propone l’approvazione. Chi propone l’approvazione del CETA, questo l’acronimo del trattato. Costoro si renderanno responsabili dinanzi a tutti i cittadini dell’Ue dei danni che questo sproporzionato trattato provocherà, ed io spero che i cittadini europei se lo ricordino bene, in modo tale che quando appureranno il danno – e lo appureranno – sapranno con chi rifarsela, disinformazione e bufale più o meno ufficiali e più o meno di regime permettendo!
L’Unione europea tutta tesa a difendere gli interessi delle multinazionali, tutta tesa a “garantire il mercato” e gli investitori dalle proprie perdite dovute al rischio d’impresa (di cui dovrebbero assumersi le responsabilità le aziende stesse), facendo addirittura pagare ai cittadini le politiche fallimentari delle stesse, è una delle responsabili dell’aumento del debito pubblico italiano. Così vi è peraltro il paradosso di una Ue che contribuisce a questo aumento del debito e che poi chiede agli italiani di ridimensionarlo. Ora, queste politiche che danneggiano il nostro Paese sono il frutto esattamente della retorica internazionalista che in ultima analisi si può identificare con l’internazionalismo delle multinazionali, con la globalizzazione e il mercato selvaggio e deregolamentato.
Questo trattato purtroppo è esattamente sulla stessa lunghezza d’onda; è un errore che si sommerebbe agli altri errori se venisse approvato. Le vecchie politiche fallimentari dell’Ue, quelle che portano all’austerità in periodi di crisi (dove servirebbero politiche espansive, nota bene!), vorrebbero riproporsi e proseguire con il CETA.
E’ del tutto evidente quindi che personalmente spero che il CETA non passi!!!
Forse c'è in gioco l'immagine dell'Ue sì...così domani il mondo osserverà il Parlamento europeo e se ne farà un'immagine, cercondo di capire se in Parlamento europeo si conoscono le tabelline oppure no e chiaramente l'immagine di un Parlamneto europeo che non conosce le tabelline agli occhi del mondo non è proprio una bella immagine e il mondo saprà da questo come relazionarsi ad una Ue che non conosce le tabelline...ma il danno che questa immagine provocherà ai cittadini europei e all'Europa tutta, chi lo risarcirà?


domenica 29 gennaio 2017

Ripetere giova

Ripetere giova. A mo’ di ritorno alla fonte, a mo’ di ritorno all’ordine, come una specie di giubileo, giova senz'altro ripetere (e ripetersi) per esempio, i principii che hanno contribuito a muovere alla creazione di un DE (Diario Elettronico), sì da ricentrare il lavoro da svolgere sullo stesso. “Ricentrarsi”, “ricentrare”, ecco lo scopo e il giovamento da trarre da un “ripetersi” e “ripetere”.
Riparto quindi da un articolo che già parzialmente campeggia nel sottotitolo di questo DE, l’art. 4 della Costituzione che recita:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al benessere materiale o spirituale della società.”

Questo articolo riecheggia l'art.1 della nostra Costituzione e ci ricorda che per molti concittadini il diritto al lavoro di fatto non è riconosciuto ed anzi, col tempo, attraverso scelte cui l'Italia forse non era pronta o che sono intrinsecamente sbagliate, è purtroppo diminuito. Auguriamoci così di veder presto rimettere al primo posto la questione del lavoro. Sarebbe arduo spiegare per esteso l'art.4, così, al di là di questa introduzione mi limiterò ad alcune riflessioni sulla seconda parte dello stesso prendendo come punto di partenza la situazione del cittadino più fortunato che ha la fortuna di svolgere una attività, una funzione, un lavoro.
Quando il cittadino ha scelto l’attività da svolgere ed ha avuto la fortuna e la possibilità di esercitare effettivamente l’attività scelta, magari dopo averla conseguita con fatica ed impegno, egli risponde pienamente alle richieste di questo articolo. Tutti i cittadini sono tenuti al rispetto della libertà di scelta che ognuno singolarmente compie nella ricerca di tale attività, anche e soprattutto quando la scelta giunge a buon fine. Questo rispetto cioè non si deve espletare soltanto nel momento della ricerca ma anche quando al ricerca dell'attività (che sia lavoro o altra attività o funzione) giunge a buon fine.
Ma le possibilità di ogni cittadino potrebbero non esaurirsi nell’espletamento di questa sola attività, e ciascuno, sempre secondo le proprie possibilità e la propria scelta di libero cittadino, nonché nel rispetto dei diritti degli altri e del dovere di solidarietà economica, politica e sociale di cui all'art, 2 (Costituzione), può nel tempo libero dedicarsi ad altre attività che concorrano al benessere materiale o (ma direi: e/o) spirituale della società.
Queste attività possono costituire un momento creativo di crescita personale ma in vari modi di crescita anche collettiva e contribuire al pieno sviluppo umano della personalità del cittadino che sceglie di intraprenderle e potenzialmente anche degli altri cittadini. Infatti nel momento in cui si contribuisce (non è facile naturalmente) al miglioramento del benessere materiale e/o spirituale della società, proprio in quanto benessere della società, si contribuisce altresì al fatto che tale sviluppo si riverberi sugli altri.
Queste considerazioni legano l’art.4 di cui stiamo trattando all’art.3 (abbiamo già citato peraltro anche l'art.2) dove peraltro si sottolinea come sia compito della Repubblica (e quindi di tutti i membri che ne fanno parte) rimuovere gli ostacoli che limitano “la libertà e l’eguaglianza dei cittadini” e pertanto “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Le scelte dei cittadini, vorrei dire le scelte libere dei cittadini, compiute nella consapevolezza che la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri, compiute nella consapevolezza dei diritti degli altri, compiute nella consapevolezza dei propri doveri di solidarietà, possono e anzi debbono essere rispettate e non solo, debbono essere aiutate nella misura in cui questo aiuto consiste nella possibile rimozione degli ostacoli che limitando la libertà del cittadino ne impediscono la realizzazione.
E’ questo l’atteggiamento costituzionale. Non rimuovere gli ostacoli e magari, al contrario, frapporne è invece un atteggiamento che non solo non segue le indicazione della Costituzione ma che è palesemente anti-costituzionale, è un atteggiamento che non serve a nessuno, è un atteggiamento che certamente non serve al Paese ed anzi lo danneggia. E se danneggia il nostro Paese aiuta soltanto gli avversari e i nemici del nostro Paese.
Siamo tutti chiamati al rispetto della Costituzione!


sabato 21 gennaio 2017

Ieri: un giorno di svolta?

Ieri si è insediato alla Casa Bianca il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump.
Nel porgere le mie congratulazioni al nuovo presidente, mi permetto di fare un breve commento. Se veramente <<il potere da Washington torna al popolo>>, come annunciato, siamo di fronte a quella che secondo il mio modesto parere è una risposta più che sensata al sistema attuale, sempre più elitario e irraggiungibile dai comuni cittadini. Anche la vittoria del NO al referendum costituzionale in Italia è stata un vittoria del popolo contro l’élite che lo vogliono controllare forzosamente dall’alto ed estromettere dalle decisioni.
Forse con questi due eventi si apre un’era nella quale le critiche al mondialismo, alla globalizzazione, all’accentramento dei poteri verso l’alto e verso strutture che vanno al di là dei confini nazionali, anche tramite dubbie (e forse illegittime) verticalizzazioni, con il conseguente allontanamento del popolo e dei governi nazionali dalle decisioni, permetteranno il riequilibrio della situazione.
Speriamo… Molti sono scettici, molti sono critici (mi sembra perfino ovvio!) ma il mandato è cominciato solo ieri e non resta che osservare il prosieguo e l’evolversi delle cose…

domenica 1 gennaio 2017

Buon anno

Buon nuovo anno a tutti, particolarmente ai difensori della Democrazia!!!

sabato 31 dicembre 2016

Pensieri di fine anno e propositi per il nuovo

Effettivamente l'appagamento determinato dalla vittoria del NO, che era probabile ma non scontata, ha indotto una certa rilassatezza e personalmente sono stato quasi un mese senza pubblicare niente, ma fare parte di un fronte comune significa proprio questo: che per uno che si rilassa c'è qualcuno che rimane vigile! E sono in molti a farlo per fortuna...
Così sono lieto di apprendere da Scenari Economici che la Corte Costituzionale ha emesso una storica sentenza sul Pareggio di bilancio. Era necessario inquadrare nel giusto modo la questione per evitare che una lettura restrittiva di questo fatidico pareggio di bilancio in Costituzione andasse a detrimento dei diritti dei cittadini.
In effetti il pareggio di bilancio come già espresso da Valerio Onida, deve essere un obiettivo politico e non un obbligo giuridico. La sentenza sembra venire incontro a questa concezione, pur senza rimuovere l'obbligatorietà giuridica, che deriva dalla costituzionalizzazione di tale pareggio (cosa che si potrebbe fare solo abolendo l'articolo che lo costituzionalizza).
Essa sembra infatti ribadire quello che è la non comprimibilità dei diritti espressi dalla Costituzione. Questa incomprimibilità significa che non si può risparmiare sui diritti, a spese dei diritti, che si deve necessariamente trovare una strada diversa.
La concezione secondo la quale il pareggio di bilancio deve essere "un obiettivo politico e non un obbligo giuridico" significa proprio questo, che l'elasticità del buon senso, pur cercando di evitare gli sprechi, deve lasciare indenni i diritti fondamentali dei cittadini.
Ciò che prima era affidato al buonsenso adesso viene sancito da una sentenza della Consulta.
Per maggiori dettagli aspetto di leggere la sentenza per esteso e mi propongo di farlo il prossimo anno che bussa alle porte.
Ma in quest'ultimo dell'anno, adesso è giusto lasciare il passo  anche alla leggerezza e ad altri pensieri...Buon fine anno e miglior principio!

Il Referendum è vinto dal fronte del NO!

Il Referendum Costituzionale è stato vinto dal fronte del NO.
Lo sforzo collettivo ha poi sortito il risultato sperato: è stata una grande vittoria della Democrazia, dei diritti e dei cittadini italiani.
Non ha vinto chi è "contro", ha vinto chi è "pro",chi è a favore, in
questo caso delle conquiste sociali inscritte nella Carta Costituzionale.
Anche oggi, nell'ultimo giorno dell'anno, è bello ripensare a questa grande vittoria, che è una vittoria di tutti, ed è bello finire l'anno con questo sapore in bocca!!!

venerdì 2 dicembre 2016

Uno sforzo collettivo del fronte del NO al di là delle divergenze ideologiche

Di fronte all'offensiva di tipo mediatico e clientelare, al populismo dei soldi a pioggia del fronte del sì, il fronte del NO deve comportarsi come un esercito di Sparta, serrare le fila, stare coeso, non arretrare di un millimetro dinanzi all'avversario e anzi, cercare di conquistare metro su metro gli indecisi, un passettino alla volta, anche ora, a due giorni dal voto!
Ciò che si raccomanda al fronte del NO è la coerenza e la compattezza, la decisione nell’affermare il proprio NO, la decisione nell’andare in cabina elettorale a votare NO a questa Deforma inaccettabile, che ridicolizza la nostro storia!
Questo per le diecimila motivazioni che nell’arco di questi mesi sono emerse, per evitare uno scempio storico, di proporzioni incalcolabili.
Il fronte del NO è composto prevalentemente dalle forze di opposizione, con alcuni della maggioranza che si allineano al NO: vedi D’Alema, Bersani, ecc. Ma ci sono anche molti, nel fronte del NO, che del PD lo sono stati, vedi per esempio Fassina, Civati, D’Attorre e tanti altri…
E’ vero poi che ci sono alcuni dei partiti di opposizione che a differenza delle indicazioni di partito sarebbero favorevoli al sì, ma anche in questo caso, rappresentano la minoranza rispetto al proprio partito o movimento di appartenenza.
Ora, questo è in certo qual modo normale, comprensibile, fa parte dello stato ordinario delle cose, e tuttavia a seconda dei partiti o dei movimenti certe defezioni appaiono più o meno comprensibili, si possono operare dei distinguo.
Per esempio per quanto riguarda la Lega mi sembra che, rispetto ad altri partiti, sia assai meno comprensibile che ci sia una minoranza, per quanto esigua, che sarebbe propensa al sì, e questo perché storicamente la Lega è sempre stata diverso-europeista o, se preferite, euro-scettica, ma anche federalista. Questa Riforma/Deforma da un lato trasforma il Senato in un ispettorato della Troika (Banca Centrale Europea, Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale), dall’altro strappa alle regioni le prerogative conquistate faticosamente nel tempo e grazie a Riforme Costituzionali andate in porto, come quella del 2001, che questa nuova Riforma/Deforma tende a smontare, per la serie: fare e disfare l’è tutto un lavorare!
Specialmente dopo l’intervento di Prodi, già colpevole di averci promesso un’Europa dove sarebbero scorsi latte e miele, e che invece si è rivelata un incubo, spero che gli amici della Lega tutti, nessuno escluso, si sentiranno motivati ad autodeterminarsi al No, anche gli indecisi o i propensi al sì; spero che ascolteranno il proprio segretario e andranno tutti compatti e coesi a votare NO al Referendum Costituzionale.
Sono molto sorpreso, lo dico sinceramente, di apprendere che ci sono ancora alcuni leghisti che non si sono decisi a questo passo. Che cosa ostacola questa decisione?
La fedeltà al proprio Segretario è in questo momento un punto essenziale se non vogliamo rischiare di farci sfuggire di mano la situazione, soprattutto di fronte all'offensiva del sì che le sta tentando tutte ma proprio tutte. Questa del REFERENDUM è anche una occasione storica per far cambiare verso all’Unione europea. Questa compattezza sarebbe uno dei punti di forza utili a bilanciare la disparità di mezzi e di presenze televisive, e può addirittura fare la differenza!
Lo stesso dicasi per il movimento 5 stelle che nasce come movimento critico nei confronti dello status quo politico europeo e quindi anch'esso diverso-europeista o, se si preferisce euro-critico. Le ragioni sono quindi più o meno le stesse: una Riforma/Deforma come questa che in modo ancor maggiore rispetto a prima, assoggetta l’Italia ai burocrati dell’Ue , anche da un punto di vista formale, rendendo il Senato alle dirette dipendenze di Bruxelles, un Senato peraltro non più eleggibile, nonostante le arrampicate sugli specchi di chi tenta la bufala di far credere che sia elettivo. Essere fedeli all’indirizzo e alle indicazioni del movimento 5 stelle da parte di tutti i sostenitori del movimento stesso, in questo momento è essenziale, un punto fondamentale per controbilanciare la macchina mediatica messa in moto dal fronte del sì che si appoggia sui vantaggi tipici che il palazzo notoriamente ha di partenza.
E non capisco la posizione monolitica di Confindustria. Quali vantaggi deriverebbero all'industria da questa Riforma? Non si capisce. Spero che anche all'interno di Confindustria ci sia qualcuno che apprezzi la Costituzione Italiana e che crede che nella sua applicazione ci sia il superamento della lotta di classe per il supremo fine del benessere sociale collettivo, a partire da questa riaffermazione è possibile sviluppare una strategia per portare la pressione fiscale al 18, 20 % ma prima dobbiamo riaffermare il diritto, la sua importanza, perché il diritto da sicurezza e la sicurezza sviluppa creatività e benessere sociale da investire anche in industria. Sia del NO anche Confindustria.

I cittadini italiani grazie a tutto il fronte del NO e per le ragioni espresse sopra, grazie particolarmente alla fedeltà della Lega e del movimento 5 stelle possono divenire protagonisti di un cambiamento storico, epocale, che solo il NO è in grado di attuare: cambiare l’indirizzo dell’Unione europea.
E’ proprio così e il momento è ora e non tornerà mai più! Se perdiamo questo momento storico non avremo un seconda occasione. E’ ora l’occasione di attuare un NO che equivale ad una Rivoluzione, ma a una Rivoluzione tranquilla!!!
Del resto dopo il "golpe tranquillo" che scalzò Berlusconi nel 2011 (e qui chiamo in causa Forza Italia) è giusto rispondere con una RIVOLUZIONE TRANQUILLA!
Vorrei esortare tutti gli indecisi che si riconoscono nei rispettivi partiti ad ascoltare i propri segretari di partito e ad esservi fedeli, solo così si potrà vincere il Referendum Costituzionale.
Qui non si chiede di essere come i cittadini britannici che hanno votato per uscire dall’Ue, una decisione radicale che qui non si pone, qui si chiede di non genuflettersi all’Unione europea, penso che si possa fare…si tratta di decidere se essere schiavi dell’Unione europea oppure NO…
Ma sarebbe disdicevole notare che mentre in Gran Bretagna il popolo ha avuto il coraggio di dire NO al bullismo di Bruxelles, il Italia il popolo si piega ai ricatti, agli spauracchi, alle minacce velate e meno velate, e si genuflette dicendo sì ad una Riforma/Deforma che è anche un sì alla propria schiavizzazione formalmente sancita rispetto a Bruxelles.
Il Mondo direbbe: ma come, in Gran Bretagna dicono NO al bullismo di Bruxelles e in Italia si dice sì alla schiavizzazione voluta da Bruxelles? Che differenza!
E’ questa la dimensione internazionale del REFERENDUM che domenica ci sarà in Italia; non un fatto meramente nazionale, bensì un fatto internazionale perché se l’Italia dice No a questa Deforma che toglie diritti ai cittadini, dice contestualmente NO a quelli che questa Deforma l’hanno voluta e proposta, come JP Morgan e la BCE, uscendo quest'ultima peraltro dai confini del proprio mandato istituzionale.
Chi dice NO a questa Deforma dice NO all’assenza di Democrazia e rappresentanza che attualmente impera nell’Ue, e blocca il tentativo di estenderla ovunque, a macchia d’olio. Altri Paesi si stanno attrezzando rispetto a questa triste realtà, perché l’Italia non dovrebbe fare altrettanto?
Cittadino italiano, il mondo ti guarda! Che impressione vuoi dare, quella di uno che lotta per perdere diritti e partecipazione?
Pensi che il mondo ti stimerebbe?
Cittadino italiano, il mondo ti guarda! Non pensi che sia giusto fargli vedere di che pasta sei fatto? Non pensi che sia giusto far vedere al mondo che hai la spina dorsale, che difendi i tuoi diritti, la tua autonomia dall’invadenza della burocrazia europea, che non ci stai a farti scippare il diritto di voto?
Se mantenere la propria bella Costituzione manda in crisi l’Unione europea, l’Ue si dimostra ben poca cosa e si evidenzia il fatto che c’è qualcosa che non va nella stessa. Ma questo qualcosa può essere curato esattamente dalla Costituzione Italiana!
Se essa viene stravolta, non ci sarebbe più possibilità di cura per l’Ue e a lungo andare essa deflagrerebbe, si annienterebbe da sola, su questo non c’è alcun dubbio.
Il No è dunque una possibilità offerta all’Ue per rettificare i propri errori e cambiare marcia!
Il NO è il voto dell’autentico cambiamento.
Per cui ripeto la mia preghiera a tutto il fronte del No e, per le ragioni suesposte, in modo particolare agli amici della Lega e del movimento 5 stelle, diversi ma uniti nel ritenere che queste nuove regole del gioco non si possono accettare, che questa Riforma è irricevibile, li invito ad ascoltare i propri vertici, a seguire l’indirizzo di partito.
Se ciò avverrà, le probabilità di vittoria del NO aumenterebbero considerevolmente e in caso di vittoria del NO, scriveremmo la storia d’Europa, noi italiani, con la nostra Costituzione!!!
Perché rinunciare a scrivere la storia d’Europa? Andiamo a votare determinati e VOTIAMO NO!

TUTTI UNITI A VOTARE NO!!!

mercoledì 30 novembre 2016

Informazioni di servizio

Ho una concezione sacrale della parola in senso scritto e in senso orale. Questo significa che ciò che dico e scrivo non può e non deve essere letto diversamente da quello che è. Perché scrivo questo? Perché esistono delle tecniche, dei sistemi semantici sofisticati che tendono ad ingannare i cittadini circa la veridicità di ciò che una persona scrive e dice, insinuando dubbi su di lei e sulle sue frasi e opinioni, cercando di modificarle e cambiarle per dirigerle a proprio piacimento, forse perché non allineate.
Chiunque intenda fare questo sulla mia persona,  mente sapendo di mentire e, com'è ovvio e scontato che sia (sono leggi antiche e sempre vere) ne renderà conto a Dio!!!

domenica 27 novembre 2016

Volete che altri decidano il vostro futuro per voi?

Pensando alla Riforma Costituzionale spesso mi viene fatto di accostarla ad altre cose e avvenimenti sia in senso sincronico, sia in senso diacronico. In senso diacronico non posso per esempio slegarla da quella grande stagione storica che è stata la Resistenza che poi ha condotto alla creazione della Costituzione del 1948 che oggi vive rinnovata dei molteplici aggiornamenti, molti dei quali apportati negli ultimi decenni. Una stagione che l'ANPI è qui per testimoniare con grande coerenza.

In senso sincronico non posso fare a meno di accostarla al discorso di papa Francesco tenuto a Cracovia piuttosto di recente, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, e non posso fare a meno di sentire riecheggiare nella mente quella domanda che ne rappresenta in un certo qual modo la sintesi: <<Volete che altri decidano il futuro per voi?>>.

Mi viene spontaneo questo accostamento perché nel profondo della mia coscienza avverto la presenza di una domanda simile, ed avverto un dolore, una sottile e costante angoscia che ha accompagnato questi ultimi due anni e mezzo in cui ho deciso di seguire l’iter di questa Riforma Costituzionale avendone peraltro avvertito la presenza di elementi poco rassicuranti fin da subito.
Quel discorso di papa Francesco ha la caratteristica di essere molto contemporaneo, molto attuale, e di prendere in considerazione quello che si può definire l’addormentamento delle coscienze anche a causa di distrattori di massa ma anche di intenzioni ben definite.
Il pericolo di addormentarsi incombe sempre e per questo dobbiamo tenerci svegli e comprendere bene quello che ci capita attorno, altrimenti il prezzo da pagare è alto e corrisponde spesso alla perdita della stessa libertà.
Dobbiamo essere svegli rispetto agli inganni del nostro tempo.
Non è facile riassumere un discorso come quello naturalmente, ma ne estrapolerò alcune frasi pronunciate direttamente dal papa.
Eccone alcune citazioni:
<<Sicuramente per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati, intontiti, che confondono la felicità con un divano.>>
<<Per molti questo risulta più conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere, di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore.>>
<<Voi, vi domando… Domando a voi: volete essere giovani addormentati imbambolati e intontiti?>>.Segue dalla folla un << NOOO >>.
<<Volete che altri decidano il futuro per voi?>>. La folla risponde: << NOOO>>.
<<Volete essere liberi?>>. La risposta:<< SIII>>
<<Volete lottare per il vostro futuro?>>. E ancora: <<SIII>>.
<<Non siete troppo convinti eh!>>, ammonisce papa Francesco di fronte a un calo di volume della folla e così chiede di nuovo:
<<Volete lottare per il vostro futuro?>>. E la platea di ascoltatori, giovani e giovanissimi, si rischiara la voce e risponde più intensamente.
Prosegue poi il Santo Padre:
<<Ma quando scegliamo la comodità […] allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà! Non siamo liberi per lasciare un’impronta, perdiamo la libertà! Questo è il prezzo!>>
Nel mondo purtroppo vi sono persone che traggono vantaggio dall’addormentamento, dall’incapacità di dire NO a chi cerca di spodestarci del diritto di decidere il nostro futuro.
Papa Francesco ne indica la presenza:
<<E c’è tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi. C’è tanta gente che non vi vuole bene, che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati. Ma mai liberi!>>
<<No, questo no, dobbiamo difendere la nostra libertà!!!>>.

Non posso non considerare che la Costituzione è la Carta della nostra libertà!
E a proposito di giovani ci sono altri memorabili discorsi rivolti ai giovani, penso per esempio, anche a proposito di giovani e di Costituzione a Calamandrei, riascoltiamolo:


Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione…
Dietro a ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze…Che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta…”


Siamo ancora in grado di capire il peso specifico di questa Carta, di conferirgli il giusto valore, o i distrattori del progresso, lucenti, edulcorati, attraenti, o gli stessi divani, anche quelli che addormentano la mente, ci hanno cauterizzato e resi insensibili?
Trattasi dell'anestesia morale?
Qualsiasi sia la causa del nostro affievolimento della coscienza, è per questo cari giovani che dobbiamo darci una scossa, dobbiamo essere svegli e riconoscere gli inganni del nostro tempo, i falsi miti di progresso, gli specchietti per allodole e i pericoli connessi agli inganni programmati, quelli orditi da chi non ci vuole bene.
Ma per tornare alle parole del papa, una domanda mi sorge spontanea: che cosa ne pensa il Primo Ministro di questo discorso?
La domanda sorge spontanea perché ricordo bene che, quando si trattava di presentare al popolo italiana il nuovo Primo Ministro -che il popolo non aveva scelto- la propaganda, per imbonirselo (il popolo), diffondeva immagini che lo ritraevano giovane esploratore (boy scout) in varie occasioni tra cui anche una Giornata Mondiale della Gioventù, se non ricordo male. Cosa ci può essere di più rassicurante?
Ma ciò che rassicura purtroppo ha anche un difetto spesso, e questo difetto è che addormenta!
Ciò che rassicura addormenta! Purtroppo è così, sarà un caso?
Se stiamo a quello che è successo sembrerebbe proprio che questo addormentamento fosse programmato al fine di attaccare la Carta della nostra libertà, la Costituzione.
Un Primo Ministro che non è stato scelto dagli elettori ha guidato una maggioranza eletta con una legge giudicata incostituzionale, per stravolgere la Costituzione! No, non possiamo dormire di fronte a questo!
L’angoscia che mi ha accompagnato da due anni e mezzo a questa parte è un sensore che risveglia, non ci sono dubbi. Ma come fare per trasferire agli altri la stessa sensazione di angoscia che significa pericolo? E' difficile anche perché le persone non vogliono provare angoscia. E’ difficile, ci ho provato scrivendo, partecipando ad iniziative e quant’altro. Posso solo sperare che ciò abbia contribuito anche se in minima parte al risveglio delle coscienze di qualcuno. L'angoscia ci avverte di un pericolo e questo pericolo di cui ci avverte se rimosso ci salverà da un'angoscia maggiore e peggiore, quella che deriverebbe dagli scenari che si disegnerebbero in futuro, scenari che non prevedono la nostra partecipazione, disegnati da persone che non sentono di doverci rappresentare! E la crisi della rappresentanza è quella che molti politologi additano come la principale crisi politica di oggi a livello continentale, se non mondiale!
Ecco, penso a questo punto che un discorso come quello di papa Francesco debba fare presa su chi ha mostrato tanta attenzione alle parole dei suoi predecessori nelle altre Giornate Mondiali della gioventù, su chi si manifesta apertamente cattolico e lo vuol far sapere in giro. Invitiamo quindi il Primo Ministro a riascoltarselo il discorso di Cracovia di papa Francesco e a farsi un esame di coscienza...
Sono condivisibili le cose che il papa dice? Si è rimasti fedeli alle Giornate  Mondiali della Gioventù?
E se non è così dobbiamo porci una domanda: che qualcuno abbia voltato le spalle alla propria religione e alla propria coscienza nonché al proprio passato?


Ma vorremmo concludere rivolgendoci ai giovani cattolici, ma anche a tutti i giovani in generale e anche a tutti i cattolici di tutte le età, persone che credono nelle parole del papa.
Cari giovani, cari concittadini, dobbiamo impedire lo scempio della Costituzione!!!
Non dobbiamo credere a chi ci chiede di sputare sulla nostra storia e sulle nostre conquiste, conquisite importantissime, come il diritto di voto.
L’art. 58 della Costituzione con questa Deforma viene cancellato di netto, ed è questo:
“I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto […]”. Questo articolo non esisterebbe più!
Il nuovo articolo 57 dice questo: “I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti […]”
Se passasse la Riforma/Deforma, non sarebbero più i cittadini a eleggere i Senatori ma i consigli regionali a farlo e questo non è tollerabile. Non è la risposta ai problemi che i politologi individuano come fattori di crisi: l'assenza di rappresentanza in politica e nelle istituzioni nazionali e internazionali, anche nell'Ue, cui questa riforma si genuflette!
Eppure i senatori manterrebbero l’opportunità di intervenire su moltissime leggi, perfino sulle revisioni costituzionali.
Capite bene che cosa questo significhi?!
Le prossime riforme costituzionali sarebbero decise da persone scelte nel palazzo perché siano funzionali al palazzo che si blinda e che si chiude per poter agire indisturbato senza cittadini fastidiosi e nel mero interesse della CASTA!
Questo significa mettere il nostro futuro nelle mani di politici con i quali non avremo più rapporti, che si rinnoveranno e si succederanno senza alcuna nostra partecipazione. In pratica si avvererebbe il timore che il papa esprime e di cui ci avverte con il suo discorso!
Significa, insomma, che potranno decidere il nostro futuro Senatori che non potremmo più eleggere!
Ecco che ritorna ancora una volta la domanda di papa Francesco: <<Volete che altri decidano il vostro futuro per voi?>>
No, non lo vogliamo! Non è sano volerlo, non è comprensibile che un popolo lotti per perdere diritti!
Chi lo ha addormentato? Chi lo a stregato? Chi lo ha messo sotto incantesimo fino a questo punto?
E per questo non dobbiamo credere a chi cerca di convincerci che le nostre conquiste non valgono niente, che le nostre conquiste sono vecchie, sorpassate…questa è pura violenza! E' inganno!
E allora ripensiamo alle parole di papa Francesco: << Dobbiamo difendere la nostra libertà!>>.


Non dobbiamo permettere che altri decidano al nostro posto ma se questo qualcun altro non è eletto da noi, non si sentirà mai in dovere di rappresentarci. Del resto oggi assistiamo ad un fenomeno: quello secondo il quale anche chi è eletto da noi per qualche ragione da approfondire, ad un certo punto non sente più di doverci rappresentare e comincia a rappresentare altri…
<< Volete che altri decidano il futuro per voi?>>. NOOOOOO!!!


Per chi è stato in Polonia ed ha ascoltato direttamente la voce del papa, per chi ha risposto già NO, a questa domanda del papa, si sappia che questa domanda può trovare una sua validazione e oggettivazione anche in questo momento storico della nostra Nazione, anche oggi, e particolarmente in questo Referendum Costituzionale dove è in gioco esattamente questo: il rischio di lasciare che altri (non eletti dai cittadini) decidano il futuro per noi, al posto nostro.
Se non siete stati in Polonia ma anche voi rispondereste NO a questa domanda del papa qualora vi venisse posta, penso che ci sia un solo modo per essere coerenti con questa risposta rispetto alla Riforma Costituzionale e questo modo è votare NO!
Esattamente come risponderemmo al papa che ci interpellasse su questa vicenda.
Ma in realtà il papa ci ha interpellati tutti su tale questione, nessuno escluso.
Se anche voi non volete che siano altri a decidere il futuro per voi, dovete dire NO a questa Riforma iniqua che tende proprio a questo, a lasciare che altri decidano per noi (nel palazzo) il nostro futuro.
Se non diremo NO in modo unito, in modo compatto, Senatori che non potremmo più votare decideranno al posto nostro le prossime Riforme Costituzionali! Sarebbe l’inizio della fine!
Perché è questo che la CASTA vuole! E’ questo che la Deforma vuole!
Mostratevi più intelligenti di chi vi vuole incastrare!
IO VOTO NO!!!

mercoledì 23 novembre 2016

Quello che i promotori del sì non ti dicono e non ti diranno mai

Nella promozione del sì alla Riforma Costituzionale si è sentito dire di tutto di più ma raramente si è sentito parlare del merito, cioè del contenuto effettivo. Nella maggior parte dei casi si è sentito spesso usare questi argomenti: avremo più efficienza, più velocità, più risparmio.
Eminenti giuristi e costituzionalisti (ma anche la Corte dei conti) si sono ampiamente espressi, con ogni tipo di dimostrazioni, per far comprendere agli italiani che la Riforma non rende più efficiente, non velocizza, non fa risparmiare.
Quindi perché usare tali argomenti? Perché hanno presa mediatica naturalmente, ma essenzialmente su una platea disinformata, cioè su un numero cospicuo di italiani. Chi è orientato al sì ma poi si informa, generalmente cambia idea e si orienta al NO!
Gli argomenti usati dal fronte del sì, sono paragonabili a fumo gettato negli occhi per non far emergere le reali intenzioni della Riforma che però sono note da tempo a chi ha seguito lo sviluppo della Riforma/Deforma, per la verità, e che sono sintetizzate tecnicamente e molto meglio in un documento ufficiale denominato “Relazione illustrativa al disegno di legge di revisione costituzionale” in cui si legge che la Riforma persegue:


Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale”.


Argomenti che i promotori del sì non vi hanno detto e che non vi diranno mai ovviamente poiché giudicano controproducente il diffonderli e quindi parlano di tutt’altro attraverso il mantra cui ci hanno abituato, ma che essi stessi hanno presentato al Senato con questo documento ufficiale l’8 aprile 2016.


In pratica chi vota sì dice sì all’allontanamento da sé del baricentro decisionale a favore della burocrazia europea!
Chi vota sì dice sì all’austerità!
Chi vota sì dice sì acriticamente alla globalizzazione! L’accetta così com’è, senza la minima legittima pretesa o speranza di poterla guidare, cambiare o semplicemente contrastare.


In sintesi chi vota sì dice sì a tutto ciò che l’Unione europea vuole imporci da tempo servendosi anche di lettere segrete che poi sono divenute note (come la ben nota lettera della BCE del 5 agosto 2011 aI Primo Ministro italiano) e senza una seria e corretta informazione ed un serio dibattito.
Per questo noi diciamo che la Riforma rende l’Italia lo zerbino della Troika (BCE, Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale) e lo diciamo a ragion veduta ma soprattutto a Riforma/Deforma letta.
Non puoi cambiare l’Ue se ti fai cambiare da lei, questo è evidente, è ovvio.
Non puoi cambiare l’Ue se ti fai cambiare da lei, ma puoi invece contribuire a cambiarla in meglio con un NO, con un semplice NO!
Chi vota NO infatti dice NO, non solo all'accentramento dei poteri nelle mani di "un uomo solo al comando" e a tutti gli altri pasticci che da essa derivano, ma anche a tutte queste imposizioni europee, a questi metodi bulleschi, illegittimi, che nessuno sanziona peraltro (ma si può aprire una speranza in questo senso) e questo NO blocca quindi il processo involutivo di cui l’Ue stessa si è resa protagonista da molti anni a questa parte. Qui non si tratta di essere anti europeisti ma diverso-europeisti, si tratta cioè di essere per una Unione europea diversa da quella attuale e finalmente democratica e rappresentativa.
Che il documento ufficiale di presentazione della Riforma sopracitato sia esattamente quello che rappresenta il contenuto della Riforma lo si capisce da come è stato recepito dalla stessa.
Si legge per esempio nell’art. 117 Cost. come modificato: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali.
Si creano dei vincoli che determinerebbero una subordinazione.
Ma avrebbe dovuto essere l’Unione europea a rispettare la Costituzione, tutte le Costituzioni nazionali senza imporne modifiche. Purtroppo questo alla luce dei fatti non è successo ed è grave naturalmente, ma proprio per questo e per diminuirne la gravità nonché acquisire un alibi, si cerca di ottenere la legittimazione di questo mancato rispetto con l’inserimento in Costituzione di questi vincoli.
Che l'Ue avrebbe dovuto attuare il rispetto della Costituzione italiana è peraltro affermato da documenti ufficiali dell’Unione europea. Si legge infatti nel preambolo della “Carta dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione europea”:
La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti della Comunità e dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dal trattato sull'Unione europea e dai trattati comunitari, dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dalla Comunità e dal Consiglio d'Europa, nonché i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo.”


La riaffermazione dei diritti derivanti dalle tradizioni costituzionali, tradizioni tra cui quella italiana si distingue per livello e qualità, viene quindi inficiata da questa Riforma poiché inverte le carte, le ribalta: non è il diritto europeo che si uniforma alle Costituzioni vigenti ma sono le Costituzioni vigenti che si devono omologare alla normativa europea. E il proposito del preambolo è già bello che saltato.
Il figlio (Ue) detta legge sui padri e sulle madri (Nazioni fondatrici e partecipanti).
Trattasi anche in questo caso di giovanilismo, di una sorta di giovanilismo per così dire di livello continentale.
Per tornare alla Riforma vi si legge inoltre che “Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sono approvate da entrambe le Camere. “(art. 80 come modificato)
Quindi l’autorizzazione alla ratifica la potranno fare anche Senatori i quali però non potranno più essere eletti da noi cittadini, infatti si dice ancora nella Riforma: “I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori” (art. 57 Cost. come modificato). Che cosa poi significhi il metodo proporzionale per 11 regioni che eleggeranno solo due Senatori è tutto da capire...
Comunque questa è la Costituzione ed è superiore a qualsiasi legge ordinaria anche di una legge elettorale.
Che i Senatori poi non siano eletti più dai cittadini lo dimostra il fatto che, sempre secondo la Riforma, il Senato non da più la fiducia al Governo proprio perché esso è pensato come non elettivo.
Altrimenti sarebbe logico aspettarsi che anch'esso debba continuare a dare la fiducia.
Sono molte evidentemente le cose che i promotori del sì non ci dicono. Non ci dicono che con questo vincolo creato dall’art. 117 (come modificato) ci leghiamo mani e piedi e ci subordiniamo alla legislazione europea verso cui spostiamo il baricentro decisionale, mentre dovremmo tutti quanti sforzarci di fare valere i diritti costituzionali italiani e le ragioni del popolo italiano a tutti i livelli in Europa invocando proprio quel preambolo che abbiamo citato.
Trattasi peraltro di un vincolo esterno: chi potrà mai rimuoverlo?
Significa divenire schiavi dell’Ue e non poterci fare più niente anche perché una volta che i burocrati europei (Dio non voglia) avessero incassato il risultato (l’acquisizione del vincolo esterno), farebbero di tutto per allontanare i politici italiani dai settori chiave che potrebbero permettere la rimozione dello stesso: quando hai fatto uno schiavo te lo tieni stretto! Con la Riforma facciamo quindi l'incontrario di quello che dovremmo!


Per fare ciò che dovremmo, cioè farci valere con i nostri diritti costituzionali in Europa dovremmo votare NO! Ed è quello che noi faremo!


Lontanissimi burocrati incapaci di comprendere le realtà dei cittadini italiani potranno prendere decisioni su questioni italiane e sul nostro futuro.
Primo passo per cambiare realmente questo stato di cose: bloccare questa deriva… e lo fai col NO alla Riforma Costituzionale. Il sì è per la CASTA europea.
Chi vota sì cambia inoltre il Paese in peggio!
Chi vota NO cambia l’Unione europea in meglio!
E’ il NO il voto più creativo, è il NO il voto del vero cambiamento!
AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE VOTA NO!



sabato 19 novembre 2016

Regioni a statuto speciale, allarme rosso!!!

Stiano particolarmente attente le regioni a statuto speciale rispetto a questa Riforma/Deforma pasticciata, confusa e contraddittoria, poiché dalla sua eventuale approvazione potrebbero innescarsi dinamiche perverse che potrebbero rivelarsi molto dannose per le stesse. Si sente intanto dire da parlamentari della maggioranza che la Riforma/Deforma è incompleta e che avrebbero voluto fare di più ma che intanto bisogna accontentarsi. Ma in che cosa consisterebbe questo “fare di più”? Per taluni parlamentari interpellati, consisterebbe proprio nella capacità dello Stato centrale di intervenire con clausola di supremazia su tutte le regioni anche quelle a statuto speciale, ma si sono dovuti fermare di fronte all’assenza dei numeri. Una parlamentare del PD, la Morani, interpellata su tale questione ha ribadito che avrebbero voluto fare 100, ma sono riusciti soltanto a fare 80, e questo perché altrimenti non avrebbero avuto i numeri per approvare la Riforma/Deforma in Senato. Ecco di che cosa sono alla ricerca, dei numeri. Ma dei numeri per fare cosa, quindi? Per ridimensionare le regioni a statuto speciale, sembra evidente! Ma col combinato disposto i numeri forse li raggiungerebbero, da che se ne evince che li userebbero (o li potrebbero usare) per ridimensionare le regioni a statuto speciale secondo i propri auspici e recuperando quel 20 perso per contrattazione parlamentare. Gli abitanti delle regioni a statuto speciale dovrebbero quindi stare molto attenti a queste manovre un po' subdole, perché forse hanno solo un modo per preservare la propria autonomia e questo modo è quello di votare NO!

In apparenza la Riforma /Deforma Costituzionale favorirebbe tali regioni, anche con una certa sovra rappresentanza. Queste concessioni apparenti (poi vedremo perché sono apparenti) sono avvenute per ottenere i numeri in Senato appunto, numeri per far approvare la Deforma, che altrimenti non sarebbe passata.
Ora, perché le concessioni sono apparenti e non reali, non effettive? Le concessioni sono apparenti e non effettive a causa di una svista o di una apparente svista (nel qual caso potrebbe esserci del dolo)! Questo perché ci si sarebbe dimenticati che gli statuti delle regioni a statuto speciale dichiarano la non compatibilità tra la carica di parlamentare (genericamente intesa, cioè sia di Senatore sia di Deputato) e quella di consigliere regionale, omologandosi in questo all’art. 122 della Costituzione che ovviamente la Deforma cambia ma solo nella Costituzione appunto e non negli statuti regionali che rimangono tali e quali. Non basta aver cambiato l’Art. 122 della Costituzione, serve cambiare anche ogni singolo statuto delle regioni a statuto speciale e questo non è stato fatto. Ne deriva che i consiglieri regionali delle regioni a statuto speciale non possono fare i Senatori poiché decadrebbero immediatamente.

In pratica i Senatori di queste regioni non arriveranno mai in Senato e non potranno difendere gli interessi delle rispettive regioni.
Proprio ieri sera, durante un dibattito tra il sì e il NO alla Deforma, ho chiesto appunto se i Senatori delle regioni a statuto speciale, per le ragioni sopra espresse, arriveranno mai in Senato.
L'esponente promotore del NO ha risposto coerentemente con quanto affermato in questo articolo, che cioè non ci arriveranno per ovvie ragioni, mentre l'esponente promotore del sì ha glissato completamente, facendo finta di essersi scordata la domanda che avevo posto (che era principalmente rivolta a lei) sperando che il pubblico non si accorgesse. Ma il pubblico si è accorto...
Questo dimostra che il tema è sentito e conosciuto ma che imbarazza, e non poco, il fronte del sì e i suoi esponenti.


Cosa accadrà quindi? Accadrà che tali regioni si troveranno con i fianchi esposti e indebolite rispetto alle altre regioni e rispetto a prima, almeno fino a che non vengano cambiati anche gli statuti che hanno dignità costituzionale e che quindi richiedono un certo tempo e un certo impegno, nonché un certo numero di letture per essere cambiati.

Per quanto tempo il Senato sarà menomato nel numero dei suoi Senatori?

Sarà comunque funzionale benché menomato e ridotto di numero, magari in nome di un irrinunciabile dovere di legiferare per le leggi (molte) di sua competenza?

Oppure non sarà operativo fino a che gli statuti speciali non saranno cambiati?

Sembra evidente (ed è qui che le regioni a statuto speciale dovrebbero stare particolarmente all’erta!) che in qualche misura il Senato debba funzionare ugualmente, altrimenti l’impasse sarebbe irrisolvibile, visto che il cambiamento degli statuti dovrebbe passare necessariamente anche dal Senato.

Ma se il Senato, ancorché menomato, sarà funzionale, quali decisioni potrebbe prendere in seno alle regioni a statuto speciale (prive temporaneamente dei propri senatori) se è vero, come dichiarato, che il Governo avrebbe voluto fare 100 e non l’ha potuto fare (essendosi dovuto accontentare appunto dell’80 seconde le dichiarazioni della stessa Morani)? Il recupero di quel 20 % perduto inizialmente, che avrebbe permesso per esempio la clausola di supremazia anche sulle regioni a statuto speciale, verrà recuperato proprio in quel frangente che intercorre tra l’avvio di quello che sarebbe il nuovo Senato e le modifiche degli statuti speciali?

Il Governo e il parlamento succube del Governo (secondo le intenzione di questa Deforma) approfitteranno del temporaneo (ma lungo) periodo di défaillance delle regioni a statuto speciale per imprimere quel ridimensionamento invocato da taluni parlamentari e da altre realtà regionali?



Per questo suggerirei, per precauzione e autodifesa, a tutti ma proprio tutti i cittadini delle regioni a statuto speciale di votare precauzionalmente NO a questa Deforma, che è così pasticciata da innescare dinamiche di questo tipo, e tutto ciò probabilmente grazie alla fretta e ai tempi contingentati per approvarla, oppure a dolo.

E' un rischio che io personalmente non correrei mai e che suggerisco pertanto anche agli altri di non correre.

Chi scrive si è sempre detto rispettoso delle regioni a statuto speciale e riconosce le cause storiche che hanno indotto alla creazione di questo tipo di regioni né è propenso a cambiarle.



domenica 6 novembre 2016

Tutte le modifiche alla Costituzione

I promotori del sì, che hanno purtroppo cominciato la campagna referendaria con la personalizzazione del voto rispetto al Primo Ministro, ma anche con offese dirette ai senatori (rappresentanti della Repubblica), e velate e ambigue minacce, non si sono fatti mancare le inesattezze e le imprecisioni, ai confini della mistificazione, che è un fatto gravissimo per chi promuove una Riforma che cambia 47 art. della Costituzione. Chi si accinge a mettere mano e a promuovere una Riforma così corposa ci dovrebbe tenere innanzitutto ad informare i cittadini correttamente. Invece pare proprio che i rappresentanti del sì abbiano scelto la strada opposta e che puntino sulla disinformazione, sui distrattori e sulle inesattezze.
Tra le varie letture false, ma così false che gridano allo scandalo, ve n’è una particolarmente rilevante, e che hanno scientemente immesso nel circuito mediatico allo scopo di convincere il cittadino non particolarmente attento che tende a fidarsi della prima informazione che gli giunge; essi dicono:
Nei decenni precedenti non è stato fatto niente; la Costituzione è stata intoccabile; poi per fortuna è arrivato l’uomo della provvidenza (vogliamo chiamarlo l’unto del Signore?) che, a differenza dei precedenti Primi Ministri, sta facendo le cose, sta dimostrando che si può cambiare la Costituzione, che essa non è intoccabile. Egli sta riuscendo là dove i predecessori hanno fallito, a dimostrazione del fatto che l’olio di cui è unto non è olio di sansa, né il più pregiato ma pur sempre prosaico extravergine d’oliva, e nemmeno olio tunisino la cui importazione il Primo Ministro si è tanto prodigato a far approvare (velocemente peraltro) a discapito delle colture di qualità italiane, ma autentico olio sacro.
E’ per tale ragione che ci premuriamo di fornire le informazioni correttive; ci premuriamo di fare cioè quello che dovrebbe fare il Governo in primis, ma che purtroppo non fa: informare adeguatamente e degnamente il cittadino rinunciando alla mera pubblicità interessata.
Di seguito riportiamo quindi l’introduzione di ogni Costituzione Italiana in cui è presente l’elenco di tutte le modificazioni della stessa nel corso degli anni, quelle modificazioni che hanno permesso di aggiornarla volta per volta, talvolta bene, altre volte magari peggio:

Modificazioni introdotte con le leggi costituzionali 9 febbraio 1963, n. 2:
«Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione»
(G.U. n. 40 del 12 febbraio 1963); 27 dicembre 1963, n. 3: «Modificazioni
agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della Regione
Molise» (G.U. n. 3 del 4 gennaio 1964); 22 novembre 1967, n. 2:
«Modificazione dell’articolo 135 della Costituzione e disposizioni sulla
Corte costituzionale» (G.U. n. 294 del 25 novembre 1967); 16 gennaio
1989, n. 1: «Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione
e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia
di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 della Costituzione»
(G.U. n. 13 del 17 gennaio 1989); 4 novembre 1991, n. 1: «Modifica dell’articolo
88, secondo comma, della Costituzione» (G.U. n. 262 dell’8 novembre
1991); 6 marzo 1992, n. 1: «Revisione dell’articolo 79 della Costituzione
in materia di concessione di amnistia e indulto» (G.U. n. 57
del 9 marzo 1992); 29 ottobre 1993, n. 3: «Modifica dell’articolo 68 della
Costituzione» (G.U. n. 256 del 30 ottobre 1993); 22 novembre 1999, n. 1:
«Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della
Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni» (G.U. n. 299
del 22 dicembre 1999); 23 novembre 1999, n. 2: «Inserimento dei princı`
pi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione» (G.U.
n. 300 del 23 dicembre 1999); 17 gennaio 2000, n. 1: «Modifica all’articolo
48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione
Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti
all’estero» (G.U. n. 15 del 20 gennaio 2000); 23 gennaio 2001,
n. 1: «Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il
numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero
» (G.U. n. 19 del 24 gennaio 2001); 18 ottobre 2001, n. 3: «Modifiche
al titolo V della parte seconda della Costituzione» (G.U. n. 248 del 24
ottobre 2001); 23 ottobre 2002, n. 1: «Legge costituzionale per la cessazione
degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione
transitoria e finale della Costituzione» (G.U. n. 252 del 26 ottobre 2002);
30 maggio 2003, n. 1: «Modifica dell’articolo 51 della Costituzione»
(G.U. n. 134 del 12 giugno 2003); 2 ottobre 2007, n. 1: «Modifica dell’articolo
27 della Costituzione, concernente l’abolizione della pena di
morte» (G.U. n. 236 del 10 ottobre 2007); 20 aprile 2012, n. 1: «Introduzione
del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale»
(G.U. n. 95 del 23 aprile 2012).
       —————————

Speriamo con questo di aver fornito una adeguata informazione al cittadino italiano in modo tale da consentirgli di rendersi conto autonomamente della realtà dei fatti, e in modo tale da potersi anche disincantare rispetto alle narrazioni assolutamente inverosimili e anzi piuttosto fantasiose, la cui fonte è probabilmente da ricercarsi nella fase rem di un momento di riposo.


giovedì 3 novembre 2016

Viva i giovani ma non il giovanilismo!

Ripensando al Confronto televisivo tra Zagrebelsky e Renzi, ma anche a quello successivo e più recente tra De Mita e lo stesso Renzi, sulle ragioni del NO e del sì al Referendum Costituzionale, ma pensando anche a confronti che avvengono magari a distanza, ma che mantengono tuttavia la caratteristica della diversa età dei contendenti, più giovene l’uno, più maturo l’altro (pensiamo allo stesso Primo Ministro e a D’Alema), ci vengono alla mente molte, moltissime cose. Tra queste cose c’è senz’altro la questione che potremmo denominare del giovanilismo, cioè la questione di quell’autentico flagello sociale che tende a sostituire la maturità posata e la saggezza dell’esperienza all’esuberanza giovanilistica con tutti i rischi ad essa collegati.
A proposito di giovanilismo e dei suoi “nobili” portati quindi, tra i quali possiamo annoverare attualmente la fatidica rottamazione, e gli atteggiamenti concomitanti, annessi e connessi, l’atteggiamento giovanilistico anche in riferimento al Referendum Costituzionale, al di là di una consueta e vorremmo dire scontata buona dose di ingenuità, ravvisabile quasi sempre in molti, moltissimi giovani, mi fa venire in mente quanto possa essere assurda la pretesa di comprensione da parte del di meno nei confronti del di più, nella fattispecie della pretesa da parte della minor esperienza di giudicare la maggiore esperienza, come se il di meno potesse contenere il di più e non viceversa, come sarebbe invece logico e ragionevole aspettarsi anche da un punto di vista essenzialmente logico-matematico. A tale proposito la cosa che ci è venuta subito alla mente, e che ripropone più o meno lo stesso modello, è ciò che René Guénon (scrittore e intellettuale francese, esperto di simboli e religioni) scrisse nel suo celebre libro pubblicato nel 1924, Oriente e Occidente, a proposito delle pretese di comprensione dell’Occidente nei confronti dell’Oriente. Pensiamo innanzitutto al fatto che l’Occidente, dice Guénon, <<dimentica di non aver avuto nessuna esistenza storica in un epoca in cui le civiltà orientali avevano già raggiunto il loro pieno sviluppo>>”
(Questa osservazione è corredata da una nota, nel testo originale, che riportiamo qui sotto:
E’ possibile tuttavia che siano esistite civiltà occidentali anteriori, ma quella attuale non ne è l’erede, e anche il loro ricordo si è perduto; non dobbiamo perciò occuparcene in questa sede.
Riportiamo la nota per il semplice fatto che, nonostante costituisca una divagazione dal tema centrale, nondimeno potrebbe risultare per taluni lettori di una qualche suggestione…).
E subito dopo conclude il discorso dicendo che “con le sue pretese esso (l’Occidente, ndr) appare agli Orientali come un bambino che, orgoglioso di aver imparato velocemente qualche rudimentale conoscenza, pensi di possedere il sapere totale e voglia insegnarlo a vegliardi pieni di saggezza ed esperienza.”


E' un po' la stessa impressione che si prova dai confronti di cui sopra.
Ma soffermiamoci adesso per un momento specificamente sul confronto tra Zagrebelsky e il Primo Ministro. Senza considerare la maleducazione della battuta sulla calvizie, veramente singolare per un Primo Ministro, una lezione (scusate l’ironia) di educazione e di stile (trattasi appunto di esuberanza giovanile), passiamo ad alcuni esempi.
Zagrebelsky dopo avere spiegato al Presidente del Consiglio, con molta calma e molta pazienza, con argomenti logici, comprensibili a tutti, chiari, elementari, che le due Camere hanno sì gli stessi poteri ma non fanno la stessa cosa, il Primo Ministro continua a fare finta di niente e va dritto con il solito mantra (e chiedo scusa alla parola mantra) del <<le due camere fanno la stessa cosa>>. Falso, basta pensare al fatto che mentre l’una si occupa di una legge, l’altra si occupa di un’altra legge (esse si occupano per altro di due leggi contemporaneamente, il che rende il sistema molto efficiente!); che una controlla l’esuberanza giovanile dell’altra, ecc. ecc. Ci si chiede se il Primo Ministro sieda nella stessa stanza di Zagrebelsky oppure in un mondo a parte, forse parallelo, non si sa. A cosa si deve una tale ostinazione? Ad incomprensione o ad altro? Forse la si deve al fatto di non voler perdere un argomento elettorale ma l'effetto è un altro.
Lo stesso dicasi per il paragone tra sistema del senato in Germania e in Italia. Renzi sostiene che il Senato italiano funzionerebbe come quello tedesco (la cosa è oggettivamente assurda!!!???). Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, gli spiega che non è così perché i Senatori tedeschi Rappresentano i governi locali e non le regioni, che possono essere sostituiti (questo è il punto principale di differenza), e che hanno vincolo di mandato. Dopo una eminente e inconfutabile dimostrazione che cosa accade? Che il Primo Ministro ribadisce indefesso che in Italia funzionerebbe come in Germania. Ostinazione giovanile? Incapacita di comprensione? Balzano alla testa molti quesiti…
Zagrebelsky si spinge poi a spiegare che con i vincoli giuridici e gli obblighi di presenza che avrebbero i nostri Senatori sarebbe impossibile trovare, tra 21 Consigli regionali, un giorno in cui incontrarsi che vada bene per tutti, che essi farebbero male in sostanza il proprio lavoro che è un obbligo giuridico, senza potersi far sostituire da alcuno. Ma ci rendiamo conto?!
Obbligo di doppio e forse in qualche caso di triplo mandato. Ma niente da quel lato non ci si sente proprio...
Insomma sarà o non sarà un difetto giovanilistico ma il Primo Ministro sembra non conoscere la propria Riforma che forse, proprio per questo, si può definire più propriamente Deforma.
In definitiva Zagrebelsky chiarisce senza tema di smentita che questa Riforma non funzionerà, per tante ragioni ma anche perché appunto non sarebbe come in Germania, nonostante l’ostinazione inspiegabile del Primo Ministro.
Il Presidente del Consiglio che dice poi a Zagrebelsky che è contraddittorio (e così portiamo un ulteriore esempio di ciò che è il giovanilismo) è poi oggettivamente esilarante, quasi non ci si crede, per la serie “da che pulpito viene la predica”! Senza considerare il fatto che il concetto di continenza svela in modo chiaro ed inequivocabile che la contraddizione in Zagrebelsky non c’è. Mentre il Primo Ministro non può avvalersi dello stesso concetto per le proprie molteplici, quasi infinite contraddizioni. Una delle tante che mi viene in mente così, sulle prime: <<o passi dal consenso popolare o non sei credibile>>. Ecco, non è credibile, verrebbe da dire, per questa contraddizione e anche perché dimostra di non conoscere la propria Riforma. Con le sue stesse parole si è giudicato, con il suo metro di giudizio! Ve ne sono tantissime altre naturalmente, come molti, moltissimi sanno ma per adesso fermiamoci qui.
Dobbiamo però dire, in tutta onestà, che quello avvenuto a SI O NO, sembra sia stato uno scontro tra saccenteria e Sapienza.
Ma torniamo per un attimo a Guénon. Nel procedere con la dissertazione l’intellettuale sottolinea il fatto che se gli Occidentali “non avessero a disposizione la forza bruta (questa loro pretesa, di giudicare l'Oriente, ndr) sarebbe di per sé una bizzarria piuttosto inoffensiva della quale sorridere […]”
Una pretesa sbagliata, per non dire bizzarra e in sé risibile, quando è coadiuvata dalla forza bruta, si trasforma in qualcosa di potenzialmente pericoloso, molto pericoloso.

Ciò che dobbiamo appunto chiederci in questo contesto è se la bizzarra pretesa giovanilistica di spiegare la Costituzione e la Riforma a costituzionalisti di prestigio che hanno raggiunto la maturità intellettuale e professionale in un periodo in cui i giovani stessi non erano neppure nati, oltre ad essere oggettivamente pretenziosa e per certi versi ridicola, non sia corredata e affiancata da una qualche forma di invisibile violenza, e se sì da quale forma di violenza.

A tale proposito potrebbe non dimostrarsi del tutto inutile una esperienza legata ad un recente episodio cui sono stato testimone personalmente durante un incontro tra il sì e il NO alla Riforma Costituzionale, nel Comune in cui abito.
La sala era gremita e molti dei presenti erano giovani, il che rappresenta un bene naturalmente, anche perché è il sintomo di un interesse rispetto a ciò che accade nel Paese. Ma non vi erano soltanto giovani ovviamente, vi erano persone di tutte le età, insomma vi erano anche i meno giovani, tra i quali potrei annoverare me stesso, nonché (spero che non me ne vogliano) i relatori, gli esperti che sedevano dietro il tavolo e che spiegavano le ragioni uno del NO, l'altra del sì.
Per arrivare al dunque, dopo il mio intervento e la mia domanda, segue l’intervento di un giovane che prima di entrare nello specifico della sua domanda fa una considerazione piuttosto gratuita per la verità dicendo più o meno così: <<Ci terrei a dire, che per me come giovane non è una sorpresa che ci siano tanti miei coetanei qui (in sala, ndr), forse è più una sorpresa vedere (in sala, ndr) chi un giovane lo è stato un tempo e che ora magari parla di questi temi più su facebook>>. Al di là delle contraddizioni immediatamente avvertibili (non si capisce per esempio perché chi parla di questi temi su facebook non dovrebbe interessarsene e parlarne anche altrove, al di fuori! Tanto per dirne una) è sembrato a molti che si affermasse che chi ha fatto il suo tempo, debba lasciare stare, particolarmente la Riforma Costituzionale, debba mettersi in disparte, rinunciare ai relativi dibattiti, alla vita sociale, debba ritirarsi magari in una casa di riposo e non disturbare, come se la Riforma fosse di esclusiva pertinenza dei giovani e non debba riguardare né interessare nessun altro che i giovani. Piuttosto bizzarro, direi…che senso della Democrazia!
E comunque anche qui non si capisce quali sarebbero i criteri per discernere ciò che ha fatto il suo tempo e ciò che non lo ha fatto, né chi e con quali criteri può assurgere a giudice di chi o che cosa ha fatto il suo tempo. Sarebbe forse il mero dato anagrafico?
La concezione secondo la quale il proprio tempo è legato essenzialmente alla giovinezza, mi sembra del resto un po’ riduttiva soprattutto se si considera il fatto che, esclusa l’infanzia, la gioventù è il periodo più breve della vita di una persona e che la maturità simboleggiata dal superamento di quella linea d’ombra di Conradiana memoria, rappresenta invece il periodo non solo più maturo appunto ma anche il più esteso, temporalmente parlando…
La rottamazione renziana ha fatto evidentemente proseliti e contibuito così a generare per imitazione una autentica piaga sociale che si innesta sull’onda della maleducazione, della superficialità nonché dei più naturali conflitti psicologici generazionali.
E ci si chiede; ma come li vuole i giovani questo Governo? Confusi e rottamatori? Cioè praticamente degenerati? Questo Governo, piuttosto che fare leva sulle più alte zone dell’intelletto, ha certamente bisogno di interlocutori immaturi e inesperienti che non abbiano i mezzi per rilevare le inesattezze della Deforma, che non sappiano avvertirne le contraddizioni e la forte contrazione dei diritti in essa presenti, per capirci.
E' del tutto chiaro che Zagrebelsky, De Mita e D’Alema in questo senso, non sono certo interlocutori ideali evidentemente…

Ma per tornare alla domanda sulla presenza o meno di violenza, e dirimere tale questione, rispondiamo che la violenza quindi c’è, perché è violenza manifesta quella che vorrebbe escludere generazioni intere di cittadini all’ascolto delle ragioni dei due diversi schieramenti o semplicemente dal prendere parte a uno dei due schieramenti. E’ un lapsus fortemente rivelativo, quello del giovane presente all’incontro.
Potremmo certamente identificare questa violenza con la violenza psicologica, forse proprio con la famosa rottamazione che è diventata una bandiera (di cui vergognarsi!), violenta fin dal nome stesso, poiché sono le macchine che si rottamano e non gli esseri umani, a meno che non li si consideri macchine, a meno che cioè di deprivarli della propria dignità di esseri umani.
Ma forse possiamo identificare questa violenza (anche per uscire dal contesto del dibattito di cui sono stato spettatore), pure con le pressioni di tutti i tipi, con le ingerenze, le indebite intromissioni, particolarmente quelle internazionali, annesse e connesse, derivanti anche dagli appoggi esterni, quelli delle banche d’affari magari che hanno addirittura contribuito a scrivere la Deforma, come sta emergendo con sempre maggiore chiarezza. 

I giovani hanno molti pregi, e una certa energia che essi manifestano sovente, potrebbe addirittura risultare positiva, purché ad essa vi si affianchi la matura saggezza, a mitigarne le asprezze più acerbe e l’ingenuità, di cui non ci si deve stupire e di cui non ci si accorge prima di aver varcato la fatidica linea d’ombra. Quando si manifesta da sola, questa energia, senza questo affiancamento, si trasforma appunto in giovanilismo, in una vera e propria piaga sociale capace di fare danni infiniti. Sarebbe un po' lo stesso difetto di avere una giovanilistica Camera dei Deputati senza un adeguato Senato della Repubblica a fare da contraltare e a mitigarne l'esuberanza. 
Viva i giovani quindi, ma non il giovanilismo, autentica piaga sociale!
P.S.: personalmente non sono mai stato iscritto a facebook, né prevedo di farlo, non devo quindi essere io evidentemente il destinatario del messaggio relativo alla gratuita premessa del giovane, né l'ho mai creduto.