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giovedì 3 novembre 2016

Viva i giovani ma non il giovanilismo!

Ripensando al Confronto televisivo tra Zagrebelsky e Renzi, ma anche a quello successivo e più recente tra De Mita e lo stesso Renzi, sulle ragioni del NO e del sì al Referendum Costituzionale, ma pensando anche a confronti che avvengono magari a distanza, ma che mantengono tuttavia la caratteristica della diversa età dei contendenti, più giovene l’uno, più maturo l’altro (pensiamo allo stesso Primo Ministro e a D’Alema), ci vengono alla mente molte, moltissime cose. Tra queste cose c’è senz’altro la questione che potremmo denominare del giovanilismo, cioè la questione di quell’autentico flagello sociale che tende a sostituire la maturità posata e la saggezza dell’esperienza all’esuberanza giovanilistica con tutti i rischi ad essa collegati.
A proposito di giovanilismo e dei suoi “nobili” portati quindi, tra i quali possiamo annoverare attualmente la fatidica rottamazione, e gli atteggiamenti concomitanti, annessi e connessi, l’atteggiamento giovanilistico anche in riferimento al Referendum Costituzionale, al di là di una consueta e vorremmo dire scontata buona dose di ingenuità, ravvisabile quasi sempre in molti, moltissimi giovani, mi fa venire in mente quanto possa essere assurda la pretesa di comprensione da parte del di meno nei confronti del di più, nella fattispecie della pretesa da parte della minor esperienza di giudicare la maggiore esperienza, come se il di meno potesse contenere il di più e non viceversa, come sarebbe invece logico e ragionevole aspettarsi anche da un punto di vista essenzialmente logico-matematico. A tale proposito la cosa che ci è venuta subito alla mente, e che ripropone più o meno lo stesso modello, è ciò che René Guénon (scrittore e intellettuale francese, esperto di simboli e religioni) scrisse nel suo celebre libro pubblicato nel 1924, Oriente e Occidente, a proposito delle pretese di comprensione dell’Occidente nei confronti dell’Oriente. Pensiamo innanzitutto al fatto che l’Occidente, dice Guénon, <<dimentica di non aver avuto nessuna esistenza storica in un epoca in cui le civiltà orientali avevano già raggiunto il loro pieno sviluppo>>”
(Questa osservazione è corredata da una nota, nel testo originale, che riportiamo qui sotto:
E’ possibile tuttavia che siano esistite civiltà occidentali anteriori, ma quella attuale non ne è l’erede, e anche il loro ricordo si è perduto; non dobbiamo perciò occuparcene in questa sede.
Riportiamo la nota per il semplice fatto che, nonostante costituisca una divagazione dal tema centrale, nondimeno potrebbe risultare per taluni lettori di una qualche suggestione…).
E subito dopo conclude il discorso dicendo che “con le sue pretese esso (l’Occidente, ndr) appare agli Orientali come un bambino che, orgoglioso di aver imparato velocemente qualche rudimentale conoscenza, pensi di possedere il sapere totale e voglia insegnarlo a vegliardi pieni di saggezza ed esperienza.”


E' un po' la stessa impressione che si prova dai confronti di cui sopra.
Ma soffermiamoci adesso per un momento specificamente sul confronto tra Zagrebelsky e il Primo Ministro. Senza considerare la maleducazione della battuta sulla calvizie, veramente singolare per un Primo Ministro, una lezione (scusate l’ironia) di educazione e di stile (trattasi appunto di esuberanza giovanile), passiamo ad alcuni esempi.
Zagrebelsky dopo avere spiegato al Presidente del Consiglio, con molta calma e molta pazienza, con argomenti logici, comprensibili a tutti, chiari, elementari, che le due Camere hanno sì gli stessi poteri ma non fanno la stessa cosa, il Primo Ministro continua a fare finta di niente e va dritto con il solito mantra (e chiedo scusa alla parola mantra) del <<le due camere fanno la stessa cosa>>. Falso, basta pensare al fatto che mentre l’una si occupa di una legge, l’altra si occupa di un’altra legge (esse si occupano per altro di due leggi contemporaneamente, il che rende il sistema molto efficiente!); che una controlla l’esuberanza giovanile dell’altra, ecc. ecc. Ci si chiede se il Primo Ministro sieda nella stessa stanza di Zagrebelsky oppure in un mondo a parte, forse parallelo, non si sa. A cosa si deve una tale ostinazione? Ad incomprensione o ad altro? Forse la si deve al fatto di non voler perdere un argomento elettorale ma l'effetto è un altro.
Lo stesso dicasi per il paragone tra sistema del senato in Germania e in Italia. Renzi sostiene che il Senato italiano funzionerebbe come quello tedesco (la cosa è oggettivamente assurda!!!???). Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, gli spiega che non è così perché i Senatori tedeschi Rappresentano i governi locali e non le regioni, che possono essere sostituiti (questo è il punto principale di differenza), e che hanno vincolo di mandato. Dopo una eminente e inconfutabile dimostrazione che cosa accade? Che il Primo Ministro ribadisce indefesso che in Italia funzionerebbe come in Germania. Ostinazione giovanile? Incapacita di comprensione? Balzano alla testa molti quesiti…
Zagrebelsky si spinge poi a spiegare che con i vincoli giuridici e gli obblighi di presenza che avrebbero i nostri Senatori sarebbe impossibile trovare, tra 21 Consigli regionali, un giorno in cui incontrarsi che vada bene per tutti, che essi farebbero male in sostanza il proprio lavoro che è un obbligo giuridico, senza potersi far sostituire da alcuno. Ma ci rendiamo conto?!
Obbligo di doppio e forse in qualche caso di triplo mandato. Ma niente da quel lato non ci si sente proprio...
Insomma sarà o non sarà un difetto giovanilistico ma il Primo Ministro sembra non conoscere la propria Riforma che forse, proprio per questo, si può definire più propriamente Deforma.
In definitiva Zagrebelsky chiarisce senza tema di smentita che questa Riforma non funzionerà, per tante ragioni ma anche perché appunto non sarebbe come in Germania, nonostante l’ostinazione inspiegabile del Primo Ministro.
Il Presidente del Consiglio che dice poi a Zagrebelsky che è contraddittorio (e così portiamo un ulteriore esempio di ciò che è il giovanilismo) è poi oggettivamente esilarante, quasi non ci si crede, per la serie “da che pulpito viene la predica”! Senza considerare il fatto che il concetto di continenza svela in modo chiaro ed inequivocabile che la contraddizione in Zagrebelsky non c’è. Mentre il Primo Ministro non può avvalersi dello stesso concetto per le proprie molteplici, quasi infinite contraddizioni. Una delle tante che mi viene in mente così, sulle prime: <<o passi dal consenso popolare o non sei credibile>>. Ecco, non è credibile, verrebbe da dire, per questa contraddizione e anche perché dimostra di non conoscere la propria Riforma. Con le sue stesse parole si è giudicato, con il suo metro di giudizio! Ve ne sono tantissime altre naturalmente, come molti, moltissimi sanno ma per adesso fermiamoci qui.
Dobbiamo però dire, in tutta onestà, che quello avvenuto a SI O NO, sembra sia stato uno scontro tra saccenteria e Sapienza.
Ma torniamo per un attimo a Guénon. Nel procedere con la dissertazione l’intellettuale sottolinea il fatto che se gli Occidentali “non avessero a disposizione la forza bruta (questa loro pretesa, di giudicare l'Oriente, ndr) sarebbe di per sé una bizzarria piuttosto inoffensiva della quale sorridere […]”
Una pretesa sbagliata, per non dire bizzarra e in sé risibile, quando è coadiuvata dalla forza bruta, si trasforma in qualcosa di potenzialmente pericoloso, molto pericoloso.

Ciò che dobbiamo appunto chiederci in questo contesto è se la bizzarra pretesa giovanilistica di spiegare la Costituzione e la Riforma a costituzionalisti di prestigio che hanno raggiunto la maturità intellettuale e professionale in un periodo in cui i giovani stessi non erano neppure nati, oltre ad essere oggettivamente pretenziosa e per certi versi ridicola, non sia corredata e affiancata da una qualche forma di invisibile violenza, e se sì da quale forma di violenza.

A tale proposito potrebbe non dimostrarsi del tutto inutile una esperienza legata ad un recente episodio cui sono stato testimone personalmente durante un incontro tra il sì e il NO alla Riforma Costituzionale, nel Comune in cui abito.
La sala era gremita e molti dei presenti erano giovani, il che rappresenta un bene naturalmente, anche perché è il sintomo di un interesse rispetto a ciò che accade nel Paese. Ma non vi erano soltanto giovani ovviamente, vi erano persone di tutte le età, insomma vi erano anche i meno giovani, tra i quali potrei annoverare me stesso, nonché (spero che non me ne vogliano) i relatori, gli esperti che sedevano dietro il tavolo e che spiegavano le ragioni uno del NO, l'altra del sì.
Per arrivare al dunque, dopo il mio intervento e la mia domanda, segue l’intervento di un giovane che prima di entrare nello specifico della sua domanda fa una considerazione piuttosto gratuita per la verità dicendo più o meno così: <<Ci terrei a dire, che per me come giovane non è una sorpresa che ci siano tanti miei coetanei qui (in sala, ndr), forse è più una sorpresa vedere (in sala, ndr) chi un giovane lo è stato un tempo e che ora magari parla di questi temi più su facebook>>. Al di là delle contraddizioni immediatamente avvertibili (non si capisce per esempio perché chi parla di questi temi su facebook non dovrebbe interessarsene e parlarne anche altrove, al di fuori! Tanto per dirne una) è sembrato a molti che si affermasse che chi ha fatto il suo tempo, debba lasciare stare, particolarmente la Riforma Costituzionale, debba mettersi in disparte, rinunciare ai relativi dibattiti, alla vita sociale, debba ritirarsi magari in una casa di riposo e non disturbare, come se la Riforma fosse di esclusiva pertinenza dei giovani e non debba riguardare né interessare nessun altro che i giovani. Piuttosto bizzarro, direi…che senso della Democrazia!
E comunque anche qui non si capisce quali sarebbero i criteri per discernere ciò che ha fatto il suo tempo e ciò che non lo ha fatto, né chi e con quali criteri può assurgere a giudice di chi o che cosa ha fatto il suo tempo. Sarebbe forse il mero dato anagrafico?
La concezione secondo la quale il proprio tempo è legato essenzialmente alla giovinezza, mi sembra del resto un po’ riduttiva soprattutto se si considera il fatto che, esclusa l’infanzia, la gioventù è il periodo più breve della vita di una persona e che la maturità simboleggiata dal superamento di quella linea d’ombra di Conradiana memoria, rappresenta invece il periodo non solo più maturo appunto ma anche il più esteso, temporalmente parlando…
La rottamazione renziana ha fatto evidentemente proseliti e contibuito così a generare per imitazione una autentica piaga sociale che si innesta sull’onda della maleducazione, della superficialità nonché dei più naturali conflitti psicologici generazionali.
E ci si chiede; ma come li vuole i giovani questo Governo? Confusi e rottamatori? Cioè praticamente degenerati? Questo Governo, piuttosto che fare leva sulle più alte zone dell’intelletto, ha certamente bisogno di interlocutori immaturi e inesperienti che non abbiano i mezzi per rilevare le inesattezze della Deforma, che non sappiano avvertirne le contraddizioni e la forte contrazione dei diritti in essa presenti, per capirci.
E' del tutto chiaro che Zagrebelsky, De Mita e D’Alema in questo senso, non sono certo interlocutori ideali evidentemente…

Ma per tornare alla domanda sulla presenza o meno di violenza, e dirimere tale questione, rispondiamo che la violenza quindi c’è, perché è violenza manifesta quella che vorrebbe escludere generazioni intere di cittadini all’ascolto delle ragioni dei due diversi schieramenti o semplicemente dal prendere parte a uno dei due schieramenti. E’ un lapsus fortemente rivelativo, quello del giovane presente all’incontro.
Potremmo certamente identificare questa violenza con la violenza psicologica, forse proprio con la famosa rottamazione che è diventata una bandiera (di cui vergognarsi!), violenta fin dal nome stesso, poiché sono le macchine che si rottamano e non gli esseri umani, a meno che non li si consideri macchine, a meno che cioè di deprivarli della propria dignità di esseri umani.
Ma forse possiamo identificare questa violenza (anche per uscire dal contesto del dibattito di cui sono stato spettatore), pure con le pressioni di tutti i tipi, con le ingerenze, le indebite intromissioni, particolarmente quelle internazionali, annesse e connesse, derivanti anche dagli appoggi esterni, quelli delle banche d’affari magari che hanno addirittura contribuito a scrivere la Deforma, come sta emergendo con sempre maggiore chiarezza. 

I giovani hanno molti pregi, e una certa energia che essi manifestano sovente, potrebbe addirittura risultare positiva, purché ad essa vi si affianchi la matura saggezza, a mitigarne le asprezze più acerbe e l’ingenuità, di cui non ci si deve stupire e di cui non ci si accorge prima di aver varcato la fatidica linea d’ombra. Quando si manifesta da sola, questa energia, senza questo affiancamento, si trasforma appunto in giovanilismo, in una vera e propria piaga sociale capace di fare danni infiniti. Sarebbe un po' lo stesso difetto di avere una giovanilistica Camera dei Deputati senza un adeguato Senato della Repubblica a fare da contraltare e a mitigarne l'esuberanza. 
Viva i giovani quindi, ma non il giovanilismo, autentica piaga sociale!
P.S.: personalmente non sono mai stato iscritto a facebook, né prevedo di farlo, non devo quindi essere io evidentemente il destinatario del messaggio relativo alla gratuita premessa del giovane, né l'ho mai creduto.


venerdì 28 ottobre 2016

Un esperimento internazionale?

Sussiste il legittimo sospetto che questa Riforma Costituzionale sia stata progettata e sia vissuta come una sorta di esperimento internazionale, ordito cioè da più parti, non tutte residenti nel nostro Paese.
Questa Riforma Costituzionale potrebbe essere quindi una sorta di esperimento o forse di prova. Il terreno di prova per esempio delle multinazionali per capire quanto gli italiani siano disposti a rinunciare al diritto di voto in particolare e quindi estensivamente ai diritti in generale. In base al risultato del Referendum le multinazionali capiranno come stanno le cose. Se vincerà il sì e gli italiani dimostreranno di non avere a cuore il diritto di voto, si prenderanno gli spazi che tale assenza lascerà scoperti. Visto che poi capiranno che i diritti non stanno appunto a cuore agli italiani, procederanno con le misure concrete attraverso le quali accontentare questa esigenza così chiaramente espressa, l'esigenza cioè di avere meno diritti, mettendola in concreto e realizzandola sul campo senza tanti complimenti, ci potete scommettere. Una "esigenza", questa, stimolata dal Governo che pare abbia recepito, come appare sempre più chiaramente, le direttive della BCE (lettera del 5 agosto 2011) e di JP Morgan (documento del 28 maggio 2013) ma che sembra piuttosto sordo in vero alle esigenze del proprio popolo, l'autentico e solo sovrano.
Possiamo giustamente criticare l’invasione di campo di istituzioni europee che escono dai limiti del proprio mandato, esercitando il potere politico con lo spauracchio del ricatto (chiudere i rubinetti); possiamo criticare giustamente i contenuti del documento della JP Morgan, protestare e gridare allo scandalo (tutto comprensibilissimo e condivisibilissimo) e sono in prima fila per farlo, ma c'è un cosa che non possiamo fare: non possiamo fare a meno di riconoscere che le idee espresse in quel documento, sono espresse con grande chiarezza e trasparenza; in altri termini i contenuti sono criticabilissimi ma, nondimeno, in certo qual modo, sinceri, non c'è bluff. Sappiamo chi vuole perseguire cosa e possiamo acconsentire o dire NO.
Altro è invece l'atteggiamento del Governo, dei proponenti la Riforma, che alza cortine fumogene sulle reali intenzioni della stessa (spostare l'asse decisionale dall'Italia all'Europa e trasformare il Senato in un ispettorato della Troika), con la demagogica scusa della velocità, del risparmio e dell'efficienza che, peraltro, non ci sarebbero.
Idee sbagliate, si può dire alla JP Morgan, ma espresse con chiarezza, senza nascondimenti; nebulosità, nascondimento, scarsa trasparenza, demagogia e populismo per chi propone la Riforma, in Italia.

Votare NO è possibile, si può fare, non è vietato. In altri termini questo esperimento, questa prova, si basa sul presupposto che la debolezza è un peccato, anzi un peccato mortale.
Se l’Italia sarà debole e voterà sì, perderà i diritti secondo il testo della Deforma; se, viceversa, sarà forte e voterà NO, non perderà tali diritti! Cosa conviene votare dunque? Noi non abbiamo dubbi: è meglio votare NO! Il NO è il voto forte! Si può fare, non è peccato. Il peccato anzi, secondo costoro, è la debolezza! Si può essere d’accordo sui contenuti dei documenti, si può essere in disaccordo, tutte posizioni legittime. Ma una cosa è certa, quei documenti dicono ciò che vogliono, nel senso che esplicitano le proprie intenzioni, e noi non siamo obbligati a seguirli…



Chiediamo quindi a coloro che sono indecisi sul voto al Referendum, di riflettere su tutto questo e di aiutarci ad aiutare la nostra Nazione, l’Italia, a non cedere né diritti né sovranità, né a spostare l'asse decisionale, poiché avremmo meno forza e meno poteri, come popolo!
NOI DICIAMO NO, NOI VOTIAMO NO!
E' possibile, si può fare…


domenica 23 ottobre 2016

VALLONIA NON SEI SOLA, SEI TUTTI NOI!!!

La Vallonia non sta fermando Europa e Canada, sta fermando la disgregazione dell'Unione europea!


La Vallonia sta fermando quella disgregazione che dopo la BREXIT, tutti hanno detto di voler evitare, salvo poi comportarsi in modo opposto alle dichiarazioni, salvo poi tentare di approvare un trattato, il CETA, che contiene il virus con cui l'Unione europea finirà.
E tutto questo senza alcuna informazione ai cittadini, senza nessun dibattito serio.
Infatti il trattato prevedrebbe nuovi arbitrati con cui le multinazionali vorrebbero fare causa agli Stati che secondo loro impediscono il profitto alle stesse. Si prevede già quindi che questi contenziosi ci saranno. E' da qui che partirebbe la disgregazione dell'Unione europea.
I veri antieuropeisti stanno nelle istituzioni europee, sono gli stessi che vorrebbero approvare il CETA, grimaldello che servirà per disgregare l'Ue.
In ogni caso la Vallonia non è sola, come i mezzi di informazione di massa vorrebbro farci credere, essa rappresenta centinaia di milioni di cittadini che non vogliono il CETA, ma a cui l'Ue non ha dato voce.
Non venitemi infatti a raccontare, per quanto riguarda l'Italia, che l'approvazione del Parlamento italiano corrisponde alla volontà popolare. Infatti il parlamento italiano è stato eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Consulta (Corte Costituzionale) poiché distorsiva della rappresentanza popolare per via delle liste bloccate (un problema che forse non è solo italiano) e dell'abnorme premio di maggioranza.
In simili situazioni, per trattati del genere, si può e si deve procedere con REFERENDUM popolare, proprio perché il Parlamento non è più in grado di rappresentare il Paese.
La Vallonia si è già espressa, ah già votato, ed ha detto NO, non si può quindi chiedere nouvamente un voto nell'immediato, se almeno non passa cioè un certo periodo di tempo necessario a dimostrare che il voto è stato recepito. 
La Vallonia non ceda alle pressioni indebite e alle ingerenze, pensi anche a tutti quei cittadini europei che non sono stati ascoltati da nessuno.

Il Canda rispetti il voto della Vallonia, si dimostri più democratico delle istituzioni europee, che non riescono nemmeno a comprendere che quando uno si è espresso, si è espresso.
E pensi anche che in Italia è stato approvato da un Parlamento senza più ormai legittimazione, per cui, fin da adesso, come cittadini italiani che ritengono che il Parlamento attuale, eletto con legge elettorale incostituzionale, non li abbia mai rappresenti, chiediamo comnque per il CETA un REFERENDUM popolare.

Ringraziamo la Vallonia di cuore, ringraziamola perché è riuscita a dare voce alla maggioranza della popolazione europea, quella voce che purtroppo viene sistematicamente esclusa.

mercoledì 19 ottobre 2016

Ennesima entrata a gamba tesa: un po' di sano orgoglio e votiamo NO!!!

Ennesima entrata a gamba tesa: anche per questo io ribadisco il mio NO, e con più convinzione di prima.
Obama è in cerca di amici? Bene, ci fa piacere, ma proprio per questo è bene che si ricordi che il principale cemento dell’amicizia è il rispetto, il rispetto reciproco. Ieri invece ha dato prova di non rispettare l’Italia, non nella sua interezza, scegliendo solo la parte che vuole il sì al Referendum. Tutti gli italiani che voteranno NO, come il sottoscritto, dovrebbero vivere il ricatto morale e la violenza psicologica di fare una scelta contro gli Stati Uniti?
Ma cosa c’entra il votare NO con l’essere contro gli Stati Uniti? Ve lo dico io che cosa c’entra: un bel niente! Per questo dovrebbe vergognarsi il Presidente uscente degli Stati Uniti, a entrare a gamba tesa in una faccenda così delicata come quella del Referendum Costituzionale, che sta dividendo l’Italia, verso il quale avrebbe dovuto essere, per rispetto nei confronti del popolo italiano tutto, equidistante.
La dove non c’è il rispetto, non può esserci amicizia, a meno che per amicizia non si intenda una pseudo amicizia. Ma una pseudo amicizia può degenerare, assumere connotati patologici, l’uno può dire all’altro: se non mi dai la tua merenda non sono più tuo amico. Senza accorgersi che proprio questa richiesta denuncia in modo più che vistoso, e sotto tutti i punti di vista, che colui che chiede la merenda ha uno stranissimo concetto dell’amicizia. Vale così poco per lui l’amicizia con l’altro? Vale una merenda?
Italia e Stati Uniti sono già Paesi amici. Se un dubbio sopraggiunge quindi lo si deve espressamente al fatto che qualcuno di questi fattori amici pone un dubbio sulla reale sussistenza di questa amicizia in quanto mancante di rispetto nei confronti dell’altro. Certe pseudo amicizie ricordano quei rapporti un po’ patologici tra due sedicenti amici di cui uno, quello dalla stazza più imponente, comincia a un certo punto ad avere atteggiamenti vessatori nei confronti del più piccolo. Ricorda cioè quel tipo di rapporti che al di là delle apparenze una più approfondita indagine psicopatologica rivelerebbe essere un rapporto di bullismo/sudditanza/servilismo. Di fronte ad una situazione patologica del genere, l’intervento più sensato delle famiglie, dei servizi sociali e sanitari, degli organismi scolastici ecc. sarebbe quello di intervenire per separare i due sedicenti amici, nel reciproco interesse, poiché sarebbe chiaro ed evidente a tutti che nessuno dei due potrebbe aiutare l’altro a crescere correttamente ed anzi l’uno sarebbe di impedimento all’altro.
Amicizia è una parola grossa. Suggeriamo al Presidente Obama di aprire un qualsiasi vocabolario e di leggersi il significato della parola amicizia. Dopodiché suggeriamo di leggersi la Costituzione della Repubblica Italiana. Dopo ancora, nella speranza che non sia colto da conati di vomito, suggeriamo di leggersi la Riforma (Deforma) Renzi/Boschi/Verdini.  Oppure la consce già? Non saprei ma probabilmente gli è sufficiente conoscere un documento, che in fondo non deve essergli ignoto il documento della JP Morgan datato 28 maggio 2013 in cui si dice che " I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea", e che queste Costituzioni sono troppo inclini a difendere i diritti dei lavoratori, che sono opinioni e come tali smentibili da altre opinioni ma che contengono tra le righe il suggerimento di stravolgerle con delle riforme. Ma insomma dopo la lettura potremmo chiedere:
E’ una bella Riforma? Cambia in meglio la Costituzione? Orbene, se è così bella, la assuma lei sig.r Presidente degli Stati Uniti, la assuma come propria Costituzione! Faccia fare lei al suo Paese questo grosso passo in avanti! No eh?! Chissà perché?!
Per quanto mi riguarda io voterò NO con più convinzione di prima e spero che come me facciano altri, soprattutto tra gli indecisi, ogni tanto un moto d'orgoglio non fa male. In ogni caso, se la conosce c’è dolo, l’ignoranza è l’unica attenuante.
Ragazzi qui c’è Obama che ci dice che dobbiamo perdere il diritto di voto, che non dobbiamo più votare i Senatori, dice che è un consiglio da amico, anzi, dice che è un consiglio dato da chi è in cerca di amicizia fidata, che facciamo, ci fidiamo? No non ci fidiamo perché la fiducia va conquistata, col rispetto e molte, molte altre cose…e il rispetto no lo vediamo.
Ragazzi, qui c’è Obama che ci dice che dobbiamo svendere la sovranità Nazionale ai burocrati dell’Ue e divenire lo zerbino della Troika!
No, no, forse Obama è informato, lo si deduce da questo riferimento alla Troika.
Perché la Troika comprende il Fondo Monetario Internazionale che, a trazione statunitense, aspira a governare l’Italia al posto dei governi democraticamente eletti! Che facciamo, gli diamo retta?
Non sentite quanta amicizia c’è in questi consigli?!
Si capisce così che la Riforma Costituzionale, cedendo la sovranità alla Troika assolve a questo compito!
Questa indebita e poco elegante intromissione in definitiva rivela esattamente le ragioni per cui è necessario votare NO: per difendere i NOSTRI interessi di popolo sovrano e non svendersi alla burocrazia!
Se Obama è alla ricerca di amici fidati deve innanzitutto fidarsi dei suoi amici, ma ancor di più deve fidarsi della Democrazia nei confronti della quale sembra divenuto diffidente. Deve lasciare che gli amici decidano autonomamente il proprio futuro. Ma così non è stato!
Obama dice che la Russia viola i principii di Democrazia e libertà. Ma perché la Riforma/Deforma/Schiforma/Renzi/Boschi/Verdini non fa forse lo stesso? Dunque dov’è la coerenza?
Errare è umano, l’ambasciatore statunitense Phillips, l’ha già fatto, e poi è tornato sui suoi passi, ma la notizia non ha avuto lo stesso risalto della prima che conteneva l’irrispettosa entrata a gamba tesa.
Errare è umano, perseverare…diabolico!
Anche da Obama ci aspettiamo delle scuse, del resto quando un amico sbaglia è giusto chiedere scusa!
Le scuse che ci aspettiamo da Obama sono legate non tanto all’errare, quanto al perseverare, così ci attendiamo delle super scuse!
Si dice che l’orgoglio sia il principale ambasciatore del diavolo, ma c’è un giusto orgoglio di cui si dice invece che sia il principale ambasciatore di Dio. Io credo che in questo caso si debba reagire anche con un po’ di orgoglio (del resto se non ora quando?!) perché non v’è dubbio alcuno che siamo nel secondo caso e non nel primo, siamo cioè nel caso in cui questo orgoglio è il giusto orgoglio, quel caso cioè che fa di questo orgoglio il principale ambasciatore di Dio!
Non dobbiamo avere dunque paura di usare questo orgoglio santo e sacro!
Diciamo No alle ingerenze, diciamo NO alle intromissioni, diciamo NO alle entrate a gamba tesa e…
…in ogni caso, anche per protesta contro questa ennesima ingerenza, armati di questo orgoglio che è il principale ambasciatore di Dio, VOTIAMO IN MODO COMPATTO NO!!! 

Ciò che sostengo

Sempre al sostegno di chi critica da tempi non sospetti, pareggio di bilancio come obbligo giuridico anziché come obiettivo politico (pareggio di bilancio in Costituzione), trattato e organismo ESM, Fiscal compact, e Deforma Costituzionale.

E difendici...

E difendici: dalle letture sintomali, dai lettori sintomali, dai signori dell’umiliazione, dai ricercatori di ricattabilità, dai tessitori di catene di condizionamento, e da quanti sono all’incessante, spasmodica ricerca di scuse per sottrarre diritti e compiere il male, ciò che è male ai tuoi occhi, oh Signore...

domenica 16 ottobre 2016

Se la NATO non fa la NATO

Per un cittadino italiano e, in quanto tale (e solo in quanto tale) cittadino dell'Unione europea, fare parte della NATO è certamente un valore aggiunto, e come tale la maggior parte dei cittadini italiani lo sente. Il livello di difesa che questa appartenenza conferisce è senza dubbio un fattore di sicurezza.
La NATO, l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, è nata per precise ragioni storico-politiche, un trattato che risale al 1949. Esistono ancora queste ragioni? Difficile a dirsi, certo è che il mondo è molto cambiato e con esso è cambiata la Russia con cui veniva identificata spesso l'URSS l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. L'era di Mikhail Gorbachev, con la Glasnost (trasparenza) e la Perestrojka (la ristrutturazione, ma forse anche il disgelo), hanno prodotto un nuovo scenario nel mondo. L'URSS si è sciolta e le Repubbliche che ne facevano parte, come la Lettonia, sono divenute indipendenti, inizialmente con qualche contrasto ma poi il passaggio è avvenuto in modo molto democratico.
Ora, in questi giorni apprendiamo che un contingente militare italiano per volere della NATO deve essere dislocato proprio in Lettonia, ufficialmente per ragioni di difesa.
Per molti è stata una notizia scioccante, anzi, tanto scioccante quanto ingiustificata. Che cosa, di grazia, dovrebbe giustificare una simile operazione? Siamo certi di non essere di fronte ad un abbaglio? Siamo sicuri che la NATO non stia varcando i limiti del proprio mandato? Sono tutte domande legittime.
Facciamo dunque una premessa:
se la NATO non fa la NATO, si possono muovere legittimamente delle obiezioni.
Se poi queste obiezioni afferiscono alla sfera della coscienza si può e si deve parlare di obiezione di coscienza.
Personalmente, per quanto mi ritrovi nell'Alleanza Atlantica, dopo il disgelo e lo scioglimento dell'URSS, sono sempre stato scettico riguardo agli allargamenti dell'Alleanza che comprendessero stati direttamente confinanti con la Russia e che in passato sono stati parte integrante dell’URSS stessa.
L’obiezione che tenderei a muovere è la seguente: tra due entità politiche (mettiamo due Nazioni) che fanno scintille (USA e Russia, per esempio) occorre frapporre un cuscinetto e non metterle direttamente in contatto, per evitare esattamente che dalle scintille divampi un fuoco e dal fuoco un incendio.
Ciò detto chiediamoci: quando la NATO fa la NATO?
Per rispondere a questa domanda è necessario considerare qual è il concetto guida dall'Alleanza stessa.
Il concetto fondamentale dell’Alleanza Atlantica è sempre stato quello di difesa collettiva.
Per questo non gli si addice minimamente il ruolo di provocatore o di attaccante. La NATO quindi fa la NATO quando difende e solo quando difende, non certo quando attacca. Si potrebbe obiettare che la NATO non sta attaccando. Apparentemente no, ma che differenza passa tra una difesa collettiva eccessivamente preventiva e un attacco collettivo? Probabilmente non molta. Tirare troppo sul concetto di difesa collettiva fino a trasformarlo in qualcosa di molto diverso, rischia di far perdere di vista i paradigmi storici dell'Alleanza, quelli che ne giustificavano l'esistenza e anzi ne conferivano dignità e spessore.
Come fare dunque a rimanere indifferenti rispetto a quella che sembra essere a tutti gli effetti una mutazione di paradigma, di fronte a quello che sembra essere un diverso modo di concepire ed usare l’Alleanza?
Mi auguro che, allo stato dei fatti, dato il mutato ruolo della NATO, che dal paradigma della difesa collettiva, passa ad altro, a qualcosa di non meglio definito (e quindi in certo qual modo pericoloso anche nella misura in cui è incerto) non risulti del tutto fuori luogo l’apposizione di alcune obiezioni da tradursi anche in domande come la seguente:

se la NATO non fa la NATO, le Nazioni che ne fanno parte, sono tenute ad una pedissequa obbedienza?

Probabilmente no ed anzi, l’obiezione di coscienza, che deve essere sempre giustificata in questi casi, soprattutto se deputata alla salvaguardia degli equilibri internazionali e quindi, in definitiva, alla salvaguardia della pace, diviene un atto necessario.
Mi auguro quindi che il Governo Italiano non invii il contingente di 150 militari.
I rischi in simili operazioni ci sono, ci sono sempre. Un incidente, una incomprensione, possono far degenerare velocemente una situazione e creare il presupposto per ulteriori sviluppi.
E’ imbarazzane per chi pensa che la Russia non solo non sia una nemica, ma che debba e possa essere una amica, assistere al proprio Governo che invia un contingente, per quanto esiguo, ai confini con essa.
Ma se il Governo non dovesse sentire di dover opporre questa giustificatissima obiezione di coscienza, e non sente come questa obiezione trae forza e motivazione da un immotivato e imprevisto cambiamento di statuto, peraltro mai formalizzato, a quanto ne sappiamo, probabilmente accetterà l’incarico supinamente.
In questo caso mi sentirei di suggerire sommessamente alla Russia, per quanto possibile, una chiave di lettura, quella di vedere questa cosa come un cinico, maldestro e goffo nonché ingiustificato tentativo di terze parti (che sfruttano certi automatismi dell'Alleanza), di creare inimicizia tra due Nazioni, Italia e Russia, e due popoli, che non si sentono affatto nemici e che desiderano anzi essere amici.
E se la NATO decide di cambiare strategia, statuto e modus operandi, senza sentire nemmeno il dovere, non dico il bisogno, di informare preventivamente i suoi alleati non ci si stupisca se gli spazi per una seria e motivata obiezione di coscienza si aprono improvvisamente. Che dei cambiamenti nella NATO siano avvenuti, non c’è dubbio e sembra quasi naturale. Abbiamo citato l'era di Gorbacev, ma potremmo citare la caduta del muro di Berlino (che ne è connessa) un ulteriore mutamento è forse avvenuto dopo l’11 settembre. Dei mutamenti ci sono stati ovviamente e siamo i primi a dire che non poteva essere altrimenti ma, cambiare impostazione radicalmente, e trovarsi agli antipodi di quanto giustificava l'Alleanza, in modo diametralmente opposto, cambiare paradigma e passare da quello di difesa collettiva a quello che sembra essere di attacco collettivo, sembra francamente troppo.

Né ci si deve stupire se porzioni cospicue di opinione pubblica ne chiedono le ragioni e invitano ad atteggiamenti più seri e responsabili, il che significa invitare a non essere provocatori né aggressivi.
La strategia della provocazione da cosa dovrebbe essere giustificata?
E’ demandato alla coscienza di ognuno chiedere che si rifletta molto attentamente prima di agire in modo avventato e irresponsabile, prima di cambiare strategia, prima di cambiare paradigma.


Questa operazione di cui abbiamo suggerito una chiave di lettura nel tentativo di seminare zizzania e creare artificiosamente inimicizia tra due Nazioni che non si sentono affatto nemiche, sembra trovare, ad una attenta lettura, un suo antecedente nella illegittima sostituzione del Governo Berlusconi con un Governo non eletto dai cittadini, nel 2011, attraverso quello che taluni hanno definito un golpe tranquillo.


Uno dei capolavori politici di Berlusconi era stato infatti quello di aver portato la Russia al vertice con la NATO, il 28 luglio 2002, a Pratica di Mare, vertice in cui si riunirono 20 capi di stato, tra cui la Russia appunto, una svolta importante per il bene del pianeta, con la ratifica della Dichiarazione di Roma, che costituì un nuovo consiglio a 20. L'abbattimento di quel Governo sembra coincidere con molte cose, legate per esempio al consolidamento di una Ue che non riesce a consolidarsi democraticamente, ma solo con l'uso strumentale dell'euro, ma probabilmente significa simbolicamente, e forse psicanaliticamente, la dichiarazione di avversione verso quel risultato di Pratica di Mare.

Il mondo sembra colto attualmente da un senso di smarrimento, da una ventata di follia.
Speriamo che questa emergenza rientri presto, ma chi può dirlo?! Ciò sarebbe auspicabile prima che si arrivi ad una degenerazione della situazione con conseguenti possibili scontri militari.
Rischiare un conflitto armato ai confini dell'Ue, non sembra molto saggio francamente.


Come ultima considerazione vorremmo fare notare una cosa importante dal nostro punto di vista. Anche per questi inquietanti venti di guerra che tirano, è bene dire NO a questa Riforma Costituzionale con la quale diviene più facile (e forse non è un caso) arrivare ad una dichiarazione di Stato di Guerra, come sanno bene coloro che si informano leggendo molto e come probabilmente non sanno invece coloro che si basano solo sulle enunciazioni pubblicitarie dei promotori del sì, che non toccano mai il merito della stessa Riforma, e ripetono incessantemente sempre lo stesso mantra, quasi a scopo ipnotico, quelli che ripetono cioè che la Riforma serve per modernizzare, per semplificare, per velocizzare (chissà forse per velocizzare la dichiarazione di Stato di Guerra!), un mantra peraltro smentito da eminentissimi costituzionalisti e giuristi, che hanno spiegato bene come al di là delle intenzioni, per come è scritta, essa non velocizza, non semplifica, non modernizza, anzi...Ma le intenzioni sono importanti e, lette alla luce dei recenti fatti, acquistano una sinistra parvenza!



lunedì 10 ottobre 2016

Il pericolo è quello dell'uomo solo al comando!

Tra le varie opinioni che sono emerse di recente, anche in seguito al confronto tra Zagrebelsky e Renzi in televisione su LA7, ve n’è una di Eugenio Scalfari, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, il quale afferma che Zagrebelsky non terrebbe abbastanza conto del fatto che Democrazia e oligarchia potrebbero coincidere piuttosto spesso sia oggi sia nella storia e questo perché gli sfuggirebbe il fatto di cosa sia veramente una oligarchia. Spero di aver sintetizzato bene il concetto. Ora, sia detto col dovuto rispetto, e anche senza alcun tono polemico ma, a differenza di quanto afferma Eugenio Scalfari, Zagrebelsky sa molto bene che cosa sia una oligarchia e come funzioni nonché come abbia funzionata in passato, perfino nel passato remoto. Una prova (non ce ne dovrebbe essere bisogno) è data dal suo libro (piuttosto recente) “La maschera democratica dell’oligarchia” scritto a quattro mani con Luciano Canfora. Qui c’è scritto tutto quello che non avrebbe mai potuto dire al Presidente del Consiglio in sole due ore di trasmissione neanche se avesse parlato ininterrottamente solo lui, cose che farebbero certamente cambiare idea a Scalfari, cui non fa certo difetto l’onestà intellettuale, almeno sulla questione dell’oligarchia.


Scalfari poi, nello stesso articolo, esprime un auspicio, una speranza, afferma cioè di sperare che il Primo Ministro alla fin fine senta la necessità di avere intorno a sé una classe dirigente che discuta e a volte contrasti le sue decisioni per poi cercare la necessaria sintesi e unità d'azione. In altri termini, sembra che speri che alla fine si circondi esattamente di quelle oligarchie che sarebbero secondo lui così vicine alla Democrazia. A parte il fatto che il Primo Ministro non pare proprio incline ad ascoltare opinioni non dico contrarie ma semplicemente diverse dalle sue, e questo lo sa bene la minoranza del PD, c’è una prova abbastanza inconfutabile che non depone certo a favore di questa speranza.
Vorremmo infatti fare notare il fatto, anche a chi esprime simili auspici, che la Riforma voluta dal Primo Ministro vuole abolire il CNEL, (ripeto: vuole abolire il CNEL) e questo dimostra in modo inconfutabile e stabilisce proprio il fatto che egli non vuole attorno a sé l’espressione della classe dirigente del Paese. Che cos’è infatti il CNEL se non l’espressione delle energie sane del Paese, quelle che Scalfari spera circondino il Primo Ministro con suggerimenti ed opinioni?!


Il CNEL è infatti composto così:


il Presidente, nominato con decreto del Presidente della Repubblica, al di fuori degli altri componenti;
10 «esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica» di cui: 8 nominati direttamente dal Presidente della Repubblica, 2 nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri;
48 «rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato», di cui: 22 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra i quali 3 «rappresentano i dirigenti e i quadri pubblici e privati»;
9 rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni;
17 rappresentanti delle imprese.
6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.




Potremmo forse ridurre di qualche numero il CNEL, renderlo migliore, più efficiente, e via discorrendo, ma debellarlo del tutto non sembra coincidere né con la volontà di sviluppare una seria politica industriale del Paese, né sembra favorire il dialogo tra forze sane del Paese e Primi Ministri.


Abolendo il CNEL resta comunque il CESE che ne è il corrispettivo al livello Europeo.
Anche quest'ultima considerazione dovrebbe far riflettere tutti sull'acritica adiacenza alla burocrazia europea di chi ci governa e che si riflette anche nella Riforma stessa.


Dunque egli non vuole attorno a sé la classe dirigente del Paese, le energie sane, il corpo produttivo, altrimenti non lo abolirebbe nella sua funzione propositrice per le politiche industriali. Forse perché preferisce i consigli di amministrazione delle sole banche, quelle in cui pullulano i suoi amici.
E’ giusto formulare degli auspici naturalmente ma temiamo proprio che gli auspici di Scalfari, e speriamo che ce lo riconosca, in questo caso non siano proprio ben riposti.
E, scusatemi l’ironia, chissà poi perché?!


A pensarci bene il pericolo non è tanto la vittoria dell’oligarchia sulla Democrazia, ma direttamente quella dell’uomo solo al comando, che qualche tempo fa andava in giro dicendo che se vince il sì al Referendum <<avremo davanti a noi anni di governo>>, riferendosi al proprio partito e al combinato disposto Riforma/Legge elettorale.
Ma in tanto, nel frattempo, i venti sono cambiati, i 5 stelle, in crescita nel Paese, vincerebbero ogni ballottaggio, e gli anni al governo sembrano non esserci più, svaniti come una chimera, comunque vada…
In ogni caso ribadiamo: il pericolo dell'oligarchia che vuole sostituirsi alla Democrazia sussiste, secondo noi ma, a pensarci bene, forse il problema principale (e il pericolo reale) non è tanto quello dell’oligarchia, bensì direttamente quello dell’uomo solo al comando!



venerdì 7 ottobre 2016

Se vince il sì svanisce il sogno di una Europa democratica

Se vince il sì si cristallizza in Costituzione il fatto che l’Unione europea detterà legge in Italia per sempre, spodestando di fatto il popolo italiano. Essendo peraltro l’attuale Ue priva di rappresentanza questo significa all'atto pratico che persone non elette da nessuno e non italiane, che burocrati insensibili alle istanze degli italiani, prenderanno la supremazia sulle decisioni relative alla nostra Nazione.
Il sì consegna di fatto l'Italia nelle mani della troika, un vero smacco per chi cerca di cambiare l'Europa in meglio, in un senso più Democratico, secondo il concetto di Europa dei popoli, piuttosto diverso da quello di Europa delle banche.
Del resto la soppressione del CNEL ma il mantenimento del CESE (che sostanzialmente è il corrispettivo del CNEL a livello europeo) è sulla stessa lunghezza d'onda: si sopprimono gli organismi rappresentativi della Nazione per consegnare la Nazione ad organismi che in teoria dovrebbero rappresentare tutti gli stati membri, ma che in pratica hanno già dimostrato di non voler fare minimamente gli interessi italiani, mentre sembrano sostanzialmente più propensi ad umiliare la nostra Nazione ad ogni occasione propizia.


Qui non si tratta di essere antieuropeisti, al contrario, si tratta di essere diverso-europeisti, significa quindi capire che l’Europa, specie dopo la BREXIT, si salva solo se essa si corregge e si democratizza, magari sulla scorta dell’esempio della Costituzione italiana, purché la Costituzione rimanga intatta.
Una Europa che ostinatamente non vuole cambiare, nonostante le defezioni già avvenute e quelle promesse, cerca di cambiare tutto intorno a sé perché tutto gli somigli, deprimendo gli spazi democratici e rappresentativi.
Un prova è data proprio dall'esistenza di questa Deforma Costituzionale.
Noi pensiamo che debba accadere il contrario e che debba essere l'Ue a cambiare in senso democratico e rappresentativo. La Resistenza italiana e l’ANPI, con la propria storia e i propri principii, possono giocare un ruolo decisivo in questo.
Questi straordinari anziani dell’ANPI sono nell’animo più giovani è più svegli dei giovani effettivi!
Un sincero e sentitissimo grazie!


giovedì 6 ottobre 2016

Ai promotori del sì non sta a cuore il risparmio

Che i promotori de sì alla Riforma Costituzionale non abbiano a cuore il risparmio lo si capisce da molte cose ma oggi vorremo concentrarci particolarmente sulla seguente...

A settembre doveva andare in aula una legge proposta dal movimento 5 stelle con la quale si sarebbe ottenuto un risparmio annuo 6 volte superiore a quello che si ottiene con la Riforma Costituzionale.
Se i promotori del sì, e il PD in prima linea (benché non tutto) ci tenessero veramente così tanto al risparmio, tanto quanto dicono, avrebbero fatto in modo di avere questa legge a settembre in aula, così da mostrare ai cittadini la bontà delle proprie intenzioni. Invece l’atteggiamento del PD è stato ostruzionistico e questa legge in aula non c’è ancora arrivata. Forse perché sarebbe stato imbarazzante per il PD discutere in aula e magari bocciare, una legge che fa risparmiare 6 volte tanto quello che fa risparmiare la Riforma Costituzionale senza peraltro la necessità di violentare la Costituzione.
Anche da questo si capisce che il Risparmio con la Riforma non c’entra proprio un bel niente. E’ semplicemente uno specchietto per le allodole (con tutto il rispetto per le allodole), un articolo civetta (con tutto il rispetto per le civette), che sta lì per nascondere altro, evidentemente, come un distrattore.
Il vero scopo della Riforma, come molti stanno capendo (per fortuna) è il più servile asservimento ad una Unione europea di nominati, non eletti da nessuno, lontanissimi dai cittadini (in barba all’art. A del trattato di Maastricht) che decidono il destino di milioni di cittadini europei nella totale indifferenza rispetto alle sofferenze che essi stessi causano o progettano di causare con le proprie decisioni.
La Gran Bretagna è uscita dall’Ue proprio per queste ragioni, ricordiamocelo.
Ora, nessuno pretende che gli italiani dimostrino il carattere mostrato dai britannici, di fatto questo non è possibile, tuttavia perlomeno cerchiamo almeno di non dimostrarci così servili da approvare una Riforma che è semplicemente un tappetino rosso per la Troika, altro che risparmio.
Qui non siamo, come i britannici, a chiedere l’uscita dall’Ue con il NO al Referendum Costituzionale, ma chiediamo perlomeno che la Riforma più asservita ai poteri forti della storia d’Italia non venga approvata.
Con questa Riforma i cittadini italiani perderanno il diritto di voto, il diritto cioè di votare i senatori, sebbene i senatori siano chiamati a compiti comunque importanti e gravosi come le prossime riforme costituzionali.
Il senso profondo di questa Riforma è una cessione di sovranità e di diritti quale mai si è vista concedere nella storia dell’umanità da Nazione alcuna, da parte dei suoi rappresentanti. E vogliono ottenerla parlando di risparmio, quando ciò che lo farebbe ottenere (il risparmio) viene tenuto scientemente fuori dall'aula?! 
Il risparmio che essi propongono poi è il risparmio degli spiccioli peraltro, rispetto all’incremento per esempio del debito pubblico!!! Vogliamo chiederci almeno per un momento quanto ci costa questo risparmio!?! E’ un prezzo troppo alto da pagare per risparmiare una manciata di miseri spiccioli…
Siete ancora indecisi? Non avete ancora capito che ci stanno prendendo in giro? Non sapete ancora se rinunciare al diritto di voto oppure no? E in nome di che cosa?
Non avete ancora deciso se votare sì e perdere il diritto di voto oppure votare NO e mantenerlo?
Pensate forse che rinunciando al diritto di voto acquisterete il plauso del mondo che vi osserva? Il mondo sta già ridendo invece e cerca di non farsene accorgere, per galanteria!
Oppure avete capito che ai diritti non si deve e non si può rinunciare mai?
Questa Riforma (Deforma) voluta da passatisti nostalgici del pre-costituzionalismo, e amanti unicamente del potere e dell’uomo solo al comando, merita unicamente il vostro NO!


venerdì 30 settembre 2016

Non svendiamo la primogenitura per un piatto di lenticchie!

La nostra Costituzione è la più bella del mondo, il che rappresenta un primato.
Ma l’autolesionismo di cui soffre purtroppo il nostro Paese, si manifesta anche attraverso l'espoliazione dei propri primati.
IO VOTO NO quindi, anche perché la nostra Costituzione è appunto la più bella Costituzione del mondo e se vince il sì e viene cambiata così, in questo modo confuso e contraddittorio, non lo sarebbe più e non lo sarebbe più per sempre!
Non svendiamo la primogenitura (il primato) per un piatto di lenticchie (le varie regalie) che tanto poi l’aumento delle tasse, e altri sgambetti dietro l’angolo, si rimangerebbero presto.


Il Primo Ministro fa regalini elettorali? Bene, ringraziamo e VOTIAMO NO!


Ma votiamo NO soprattutto dopo una riflessione attenta legata alle regalie: se il Primo Ministro si serve di questi regalini elettorali, di queste mance, di questi piatti di lenticchie, è senza dubbio perché è conscio di non avere argomenti di merito e dimostra così, al di là delle enunciazioni pubblicitarie (che non spiegano niente ma sono semplici operazioni di mercato), che è il primo a non credere a ciò che promuove. Infatti se ci credesse veramente, non si servirebbe di questi mezzucci…



giovedì 29 settembre 2016

La Costituzione Italiana come misura e base per la Nuova Unione Europea...a patto che non cambi!

Per noi che siamo dei diverso-europeisti, l’Unione europea dev’essere rifondata su nuove basi.
L’Italia può contribuire a rifondare l’Ue nella misura in cui non si lascerà plagiare della attuali istituzioni europee, quelle che uscendo dall’ambito del proprio mandato, pretendono di dettare l’agenda politica nazionale, vedi per esempio la BCE, la (Banca Centrale Europea), con la famosa lettera dell’agosto 2011 al Governo italiano.
L’Italia potrà contribuire alla nuova Ue solo nella misura in cui manterrà intatti i principii che sono alla base della propria Costituzione della Repubblica, quindi, nella misura in cui manterrà intatta la propria Costituzione, oggi così pesantemente messa in discussione.
Così appare evidente che i veri antieuropeisti sono coloro che hanno gettato le basi di questo vizio continuo e ripetuto di uscire dal proprio vincolo di mandato, per sostituirsi a Governi democraticamente eletti; appare evidente che sono coloro che col silenzio avallano questo modo di fare che umilia la Nazione, tutte le Nazioni, il Parlamento delle varie Nazioni appartenenti. Forse sono proprio questi gli squali ai quali alludeva Altiero Spinelli, quelli che secondo lui avrebbero mangiato questo “grande pesce” chiamato Unione europea.
Si possono legittimamente avere le opinioni più disparate rispetto a quello che era il disegno di Altiero Spinelli (e di fatto sono molti a criticarne l’impostazione), ma non c’è dubbio che egli, in fondo, credesse sempre ed essenzialmente nella Democrazia, e vedesse con preoccupazione il potenziale svanire della stessa nell’Ue. Parlava di squali, sì, e forse noi sappiamo chi sono.
Diviene quindi importantissimo salvaguardare la Democrazia, in Europa e in Italia, per difenderla dagli squali.
Ma per salvaguardare la Democrazia in Italia deve essere salvaguardata la Costituzione, che la istituisce e la difende.
Ecco perché diviene così importante sostenere l’azione dell’ANPI, oggi, in questo Referendum Costituzionale, e tenere bene a mente che l’ANPI stessa si schiera ufficialmente col NO alla modificazione così pesante della Costituzione.
Questo peraltro ci conferisce l’opportunità di offrire alla nuova Ue esempi diversi a cui ispirarsi, altri paradigmi, di cui si sente proprio il bisogno. Che essa sia in crisi lo dice del resto lo stesso Juncker.
E’ così che l’Italia potrà entrare a testa alta nella Nuova Unione europea, e scriverne la storia, e con la storia di essa, anche la storia del mondo.
Ma se la Costituzione verrà sventrata in questo modo iniquo, questa possibilità svanirà in un sol colpo e non potrà più sussistere per lunghissimo tempo o forse per sempre.
Questo ci premeva di far presente ai nostri concittadini che si accingono a votare al Referendum Costituzionale. Non già a quelli che l’hanno già capito (vedi l’ANPI), ma a quelli obnubilati dalle enunciazioni meramente pubblicitarie dei promotori del sì, quei cittadini ai quali i comitati del sì nascondono parti essenziali della Riforma affinché non si rendano conto dei rischi (parti celate anche dal quesito referendario stesso), quelli dubbiosi e incerti sul da farsi.
A questi concittadini diciamo: contribuite a rifondare una Unione europea più giusta, difendendo la Costituzione. Se siete incerti seguite i consigli dell’ANPI e quelli del Comitato per il NO alla Riforma Costituzionale, oppure seguite il consiglio della CGIL (per il NO!), seguite il consiglio dei molti Costituzionalisti, della totalità dei Presidenti emeriti della Corte Costituzionale!


Oggi, come abbiamo ben capito, è l’attuale assetto dell’Ue che vuole incidere sulla Costituzione Italiana, cosa immediatamente recepita da questo governo, a riprova del suo disporsi supinamente nei confronti della stessa Ue, per quanto vari teatrini cerchino di offuscare ad arte questa verità, mentre deve accadere l’incontrario: dev’essere la Costituzione italiana a riscrivere l’Unione europea!
Unitevi a noi e dite NO a questa Deforma e riscriverete così la storia d’Europa!


mercoledì 28 settembre 2016

Ambasciatore USA sollecita incontro con Comitato del NO e si spiega...

Una delegazione del NO è stata ricevuta dall’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, Phillips. Un incontro sollecitato dalla stessa ambasciata USA in Italia.
E’ stata una occasione di chiarimento dopo le polemiche (polemiche a cui non ci siamo sottratti), suscitate dalla notizia del sostegno dell’ambasciatore statunitense al sì alla Riforma Costituzionale.
L’ambasciatore avrebbe innanzitutto dichiarato quanto esagerate siano state le interpretazioni dei giornalisti sul presunto sostegno al sì. Presunto, sì, perché secondo quanto riporta il costituzionalista Alessandro Pace, Presidente del comitato per il NO e membro della delegazione, l’ambasciatore <<ha negato>> di aver sostenuto il sì. Sembra anzi che con grande intesa la delegazione, Pace in primis, e l’ambasciatore, abbiano insieme stesi al suolo uno dopo l’altro gli argomenti del sì.
L’ambasciatore, a quanto apprendiamo dalle testimonianze della delegazione, avrebbe ritenuto di dover comunicare le sue impressioni sul rischio degli investimenti a partire da impressioni provenienti soltanto dal mondo dell’industria. Che poi il mondo dell’industria sia tutto ma proprio tutto persuaso che la Riforma apporti benefici al comparto, cioè quello dell’industria appunto, è per noi francamente molto difficile da capire. Dubitiamo anche che non vi siano giudizi del tutto diversi all'interno di questo mondo da questo punto di vista. Su questo torneremo un’altra volta, per adesso riprendiamo…
Secondo la narrazione classica “di sistema” gli investitori hanno bisogno di un panorama stabile per decidersi ad investire in un Paese, stabilità che peraltro, come vedremo bene, questa Riforma non dà e non può assolutamente dare, non c'è verso.
La delegazione del NO ha spiegato infatti all’ambasciatore le ragioni per le quali la Riforma non può creare stabilità: per la semplice ragione che, con questa Riforma una forza politica anche con una esigua maggioranza e quindi potenzialmente minoritaria nel Paese (eventualmente anche una forza anti-sistema) potrebbe prendere il sopravvento e con i poteri acquisiti liquidare l’opposizione e prendere decisioni anti sistema anche molto radicali.
Ora, siccome tutti sanno che gli investimenti non hanno un panorama di quattro anni (durata di quasi una legislatura, cinque anni) ma ragionevolmente di almeno una quindicina di anni (tre legislature), questa caratteristica di conferire il potere ad una forza potenzialmente minoritaria e anti-sistema potrebbe realizzarsi concretamente ed effettivamente e portare il Paese verso direzioni poco prevedibili. Per questa e altre ragioni il panorama futuro che questa Riforma prospetta è l’instabilità e non la stabilità!
La delegazione avrebbe anche spiegato come la Riforma creerebbe un Presidente del Consiglio “assoluto” ma non tanto perché dotato di più poteri quanto piuttosto per l’eliminazione dei contropoteri, tra i quali anche il Senato stesso (ma non solo), anche per quella che si prospetta essere l’eliminazione dell’opposizione. Infatti i diritti dell’opposizione non potrebbero più essere garantiti.
Queste ed altre sono state le argomentazioni della delegazione.

Insomma, sembra proprio che in un clima di reciproca cordialità ci si sia spiegati e si sia sorpassata la polemica. Adesso però auspichiamo la coerenza.

Dopo esserci spesi nelle critiche al presunto appoggio al sì, era doveroso sottolineare la correzione recentemente avvenuta, particolarmente in seguito a questo incontro tra l’ambasciatore e la delegazione del NO.

Peccato però che, mentre per la notizia precedente (il presunto sostegno al sì) sono stati scritti titoli a caratteri cubitali e tutti i telegiornali ne hanno parlato addirittura tra le prime notizie, per questo incontro non si è speso quasi nessuno ed esso è sostanzialmente passato sotto silenzio, del tutto inosservato salvo che per i sostenitori del NO, che seguono il sito ufficiale del Comitato e lo sviluppo degli eventi, sostenitori tra i quali annoveriamo evidentemente noi.
Questo ci induce ancora una volta a chiedere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di farsi garante sulla parità di condizioni di visibilità per il sì e per il NO.


venerdì 23 settembre 2016

Il favore più grande che possiamo fare a noi stessi è votare NO alla Riforma Costituzionale!

Come cittadini italiani il favore più grande che possiamo fare a noi stessi, e lo dico col cuore in mano, è votare NO alla Riforma Costituzionale.
Questo è anche un aiuto, forse l’unico che possiamo dare ad una Unione europea che, a detta dello stesso Juncker, è in crisi.
Per uscire dalla crisi servono cambiamenti in questa Ue, e questi cambiamenti non possono che derivare da una diversa impostazione dell’Unione. E’ per esempio ormai evidente che non vi è Democrazia né rappresentatività in questa Europa, a causa, da un lato, di un Parlamento (l’unico organismo che potrebbe essere rappresentativo) che è un semplice ratificatore di scelte fatte altrove e, dall’altro, di una verticalizzazione delle istituzioni che nell’ascendere si allontanano sempre più dai cittadini, dall’altro ancora dalla cessione di sovranità ad organismi come il MES o ESM (il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche –piuttosto ironicamente- fondo salva stati ma che in realtà è un fondo strappa sovranità) che agisce al di fuori del diritto comunitario, concedendo prestiti in cambio di cessioni di sovranità.
A proposito di MES o ESM, che dir si voglia, si ricorda ai nostri concittadini italiani che l’Italia ha sborsato una cifra che si aggira tra i 50 e i 60 miliardi di euro. Se fossero 60 miliardi di euro per esempio corrisponderebbero a circa 116 mila miliardi di lire. Non so se è chiaro il livello e la portata macroeconomica di una simile operazione. Ora, che cos’è il risparmio derivante dal cosiddetto contenimento dei costi delle istituzioni della riforma Costituzionale (secondo alcuni 500 milioni di euro secondo altri anche meno, molti dei quali derivanti dal fatto che i nuovi senatori non percepirebbero indennità, per altro ingiustamente) rispetto a questo esborso fatto ad un organismo che per giunta si muove al di fuori del diritto comunitario?
Ma poniamoci alcune domande e, nel porle a noi stessi, poniamole idealmente al Governo:
1) da dove sono stati presi questi soldi?
2) ci paghiamo sopra degli interessi?
Se sì, 3) quanti interessi ci paghiamo sopra?
4) l’ammontare iniziale e gli interessi si riverberano sul debito pubblico?
Saremmo realmente lieti di conoscere le risposte a tali quesiti. Vorremmo semplicemente fare notare che da quando c’è questo Governo (ma è doveroso ricordare che la ratifica al trattato ESM risale a prima di questo Governo, 2012) il debito pubblico è aumentato vertiginosamente. Speriamo di non trovarci anche in questo caso di fronte all’applicazione del paradigma chapliniano de “Il monello”, in cui una stessa squadra si divide in due tronconi: una crea il danno (rottura del vetro), l’altra lo ripara (il vetraio che sostituisce il vetro rotto) ma con grave rischio e potenziale danno dei cittadini comuni, soprattutto se ciò corrisponde all’ingresso in campo dell’ESM, che presta denaro (quello che gli stati gli hanno praticamente regalato) in cambio della facoltà di dettare l’agenda politica del Paese.

Ma riprendiamo il filo del discorso iniziale. Se l’Ue è in crisi a causa delle ragioni sopra espresse, si dovrebbe comprendere abbastanza bene che il cambiamento che in essa dovrebbe sussistere potrebbe derivare dal ripensamento di molte cose naturalmente ma forse soprattutto dall’offrire ad essa un diverso paradigma cui ispirarsi. Questo paradigma a cui ispirarsi dovrebbe necessariamente riprende in considerazione il concetto di Democrazia (governo del popolo) e di rappresentatività, dovrebbe cioè riprendere in considerazione quei concetti che sono alla base della Costituzione Italiana.
Ecco il motivo per cui dobbiamo mantenerla intatta la nostra Costituzione ed evitare che essa venga stravolta da una Deforma di cui i sostenitori del sì dicono che non tocca i principi fondamentali (cioè la prima parte), ma che in realtà li tocca eccome, basti pensare al fatto che i senatori non sarebbero più eleggibili dal popolo come tali, cioè come senatori. Tanto questo è vero che nell’art. 57 della Deforma si dice che essi sono scelti dai consigli regionali. Non ci sarebbe più il voto “diretto” come vorrebbe una Democrazia compiuta e rappresentativa.
Quindi, in certo qual modo, essa tocca anche la prima parte, cioè i diritti fondamentali e probabilmente, lede anche il diritto internazionale.
Riassumendo:
a) l’Unione europea è in crisi
b) la crisi nasce da assenza di Democrazia e rappresentanza effettiva
c) la Costituzione italiana offre il paradigma giusto di riferimento per le correzioni
d) la Riforma Costituzionale stravolge l’impianto della Costituzione incidendo consistentemente anche sulla prima parte, stravolgendo esattamente ciò di cui avrebbe bisogno l’Ue per correggersi e quindi impedendo la correzione.
Ecco un’altra ragione per dire NO alla riforma Costituzionale.
Il NO alla Riforma Costituzionale sarebbe dirompente, una Rivoluzione Tranquilla, una Tranquilla Rivoluzione.


mercoledì 14 settembre 2016

Entrata a gamba tesa: anche per questo IO VOTO NO!!!

Sarebbero contenti gli Stati Uniti e gli statunitensi se, invertiti i rapporti di forza e di peso politico, l’Italia entrasse a gamba tesa in una discussione tutta interna agli USA su un eventuale REFERENDUM per cambiare la propria Costituzione?
Io credo proprio che non sarebbero contenti (e non lo dovrebbero essere!), così come non lo siamo noi (e non lo dobbiamo essere!), che un intervento del genere è arrivato dall’ambasciata USA in Italia.
Non sarebbero contenti di un intervento del genere, come non lo siamo noi che gradiremmo un maggior rispetto nei nostri confronti e una maggiore equidistanza, soprattutto da parte di un corpo diplomatico; maggior rispetto per i nostri affari interni peraltro così delicati da spaccare il Paese in due nel caso specifico.
Talvolta l'inopportunità di certi interventi è direttamente proporzionale alla delicatezza della situazione.
Molte tensioni si stanno accumulando sul nostro (e solo nostro) Referendum Costituzionale e ci si perdonerà quindi se insistiamo sul fatto che riteniamo del tutto fuori luogo questo tipo di interventi che si stanno purtroppo moltiplicando in quest’ultimo periodo, anche da parte di banche d’affari.
Credo che ci si trovi di fronte a un vistoso scivolone, anche di stile. Sbagliare del resto è umano e può capitare a tutti, l’importante è non perseverare considerando anche che poi, di fronte a un errore riconosciuto come tale, è sempre possibile chiedere scusa.
Forse sarebbe il caso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, più diplomaticamente del diplomatico americano, gli spieghi quanto sia stato fuori luogo il suo intervento e gli suggerisca sommessamente di adottare atteggiamenti più congrui al suo status diplomatico e più consoni al rispetto reciproco e al rispetto dei cittadini italiani tutti.
Per strano che possa sembrare, anche gli Stati Uniti hanno qualcosa da imparare e possono quindi imparare; per esempio che è alquanto opportuno che ognuno si occupi dei propri affari interni senza ingerenze e intromissioni in quelli altrui, e che ciò che si chiede per se stessi, se è giusto chiederlo, si deve concedere anche agli altri. Non volgiamo due pesi e due misure sui principii fondamentali e sulla deontologia professionale nonché sul galateo tra le nazioni. Se siamo paesi amici, come siamo, deve sussistere innanzitutto il rispetto reciproco e il rispetto in certi casi si identifica esattamente con l’assenza di ingerenze e pressioni, con l’autocontrollo e col porre un freno all’istinto, anche a quello personale, di prendere una posizione di parte su una questione prettamente ed essenzialmente italiana!
Tutti gli italiani meritano il rispetto della diplomazia statunitense, non solo quelli che decideranno di votare sì.
Si abbia quindi rispetto per questo momento delicato della storia d’Italia! Si abbia rispetto per l’Italia e per i cittadini italiani e li si lasci liberi di concentrarsi sul merito della Riforma, sui contenuti, operazione quasi del tutto compromessa da una iniziale impostazione sbagliata proprio da parte dei promotori del Referendum e cosa che questi interventi fuori luogo della diplomazia tendono invece a perturbare.
E’ opinione di molti (tra cui 56 costituzionalisti, nota bene!) che questa Riforma faccia compiere al Paese un vistoso passo indietro (cosa che ci premureremo di dimostrare e che in parte abbiamo già dimostrato). Ora, sarà mai possibile che l’ambasciatore Phillips si intenda di Costituzione più di 56 costituzionalisti italiani che la pensano diversamente da lui? Ma ci sorge un dubbio: egli avrà mai letto la Costituzione italiana? E quella che disgraziatamente rischia di divenire la nuova, l’avrà letta? Anche perché se l’ah letta, ci dica se l’ha capita e, se l’ha capita (particolarmente l’art.70) ce la spieghi anche a noi. Per farla breve egli chiaramente sbaglia nel dire che la vittoria del NO farebbe compiere un passo indietro all’Italia anche perché, a rigor di logica, tutt’al più si rimane dove si è non si va indietro. Venuto meno quindi l’argomento principale concentriamoci su quello che il diplomatico americano considera una conseguenza spontanea (che poi tanto spontanea probabilmente non è) della vittoria del NO, la difficoltà dell’arrivo degli investimenti. Intanto chiediamoci: quali investimenti? Perché alcuni investimenti somigliano al “compra e porta a casa”, “compra e delocalizza”, “investi e sostituisci i vertici”, “compra ed esternalizza”, fino ai più drammatici “compra e licenzia” e “compra e chiudi” e via discorrendo. Di quali investimenti stiamo parlando quindi? In altri termini non tutto ciò che è dichiarato investimento in realtà fa bene al Paese. Ci viene spiegato poi che un governo all’anno (63 governi in 63 anni) non danno garanzie. Ma di quali garanzie stiamo parlando? E chi deve essere garantito? In ogni caso rispondiamo che non ci sembra proprio che questo abbia impedito fin ora agli Stati Uniti di investire nel nostro Paese, perché quindi le cose dovrebbero cambiare? Sulla base di quale ragionamento?
Certe dichiarazioni, perdendo l’aspetto della logicità non sembrano l’esito e/o il frutto di analisi politica e studi di settore, somigliano molto ma molto più a minacce e ricatti. Ora, le minacce e i ricatti, particolarmente tra amici, non dovrebbero proprio esserci.
Infatti quando si minaccia e poi si attua una minaccia ci si chiede se chi fa una cosa del genere può legittimamente fregiarsi del titolo di amico. Qualche dubbio emerge...E’ una situazione che ricorda quei rapporti un po’ patologici tra due sedicenti amici di cui uno, quello dalla stazza più imponente, comincia a un certo punto ad avere atteggiamenti vessatori nei confronti del più piccolo. Ricorda cioè quel tipo di rapporti che al di là delle apparenze una più approfondita indagine psicopatologica rivelerebbe essere di bullismo/sudditanza/servilismo. Di fronte a certe cose spiacevoli, a certe rivelazioni, si è a un certo punto costretti a farsene una ragione e, per la serie a mali estremi, estremi rimedi, per quanto potrà dispiacerci, volenti o nolenti, in caso di contrazione degli investimenti ci rivolgeremo altrove… Continuiamo quindi a credere che questa Riforma sia profondamente sbagliata per il Paese e che l’ambasciatore imprudentemente sbagli sia nel metodo che nel merito. Ma c’è un argomento che ci convincerebbe quasi: prendetela Voi la Costituzione Boschi/Verdini e sostituitela alla vostra! Saremo quindi persuasi che almeno il giudizio di positività espresso sulla Riforma, pur rimanendo secondo noi sbagliato, sia quantomeno sincero! Se la prendano loro quindi la Boschi/Verdini! Facciano loro questo passo in avanti!
Per quanto riguarda noi preferiamo non sprofondare nell’autoritarismo!

Stiamo insistendo molto e investendo molta energia per fare in modo che ci si concentri sul merito della Riforma Costituzionale.
Se è giusto sottolineare che recentemente il Presidente del Consiglio, cercando di spersonalizzare il già personalizzato Referendum (operazione difficile ma forse non impossibile), ha sostanzialmente dichiarato che non se ne andrà in caso di vittoria del NO, dando prova di una accresciuta maturità politica, se è giusto, com’è giusto, rimarcare questo aspetto, anche da parte di chi non è stato particolarmente tenero in merito alle critiche, allora è altrettanto giusto sottolineare il fatto che sarebbe un peccato se dopo un tentativo del genere, il ripristino di una maggiore attenzione sulle questioni di merito venisse inficiato da interventi, come quello di ieri, che con le questioni di merito sembrano avere così poco, ma così poco a che fare.
Anche per questo quell’intervento ci sembra sbagliato e fuori luogo.
Si suggerisce al diplomatico americano la lettura de “Il ricatto dei mercati” di Lidia Undiemi e magari anche de “La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora e Gustavo Zagrebelsky.
Del resto se la questione e il timore dell’ambasciatore Phillips sono quelli della stabilità, la garanzia che non ci saranno dimissioni da parte del Presidente del Consiglio in caso di vittoria del NO, dovrebbe proprio garantire lui e gli Stati Uniti esattamente sulla questione che gli sta tanto a cuore.
Possono stare quindi tranquilli, non c’è niente da temere, credeteci.
Per quanto riguarda il Referendum sulla Riforma, e il suo contenuto, gli Stati Uniti possono stare ugualmente tranquilli, qualunque sia il risultato, anche nel caso di vittoria del NO, poiché tutt’al più le cose rimangono come sono appunto senza degenerare in alcun modo, e non mi sembra proprio che negli ultimi anni i governi si siano succeduti con la frequenza della Prima Repubblica.
Ma è giusto anche sottolineare che in Italia sta nascendo e si sta facendo lentamente strada una cultura politica (che in vero ha una sua tradizione) che pone l’accento sulla rappresentatività, una cultura che mette in dubbio il primato della governabilità, delle 'garanzie' (qualsiasi cosa significhi) e della stabilità del Governo, in favore della stabilità del Paese (concetto più ampio), ritenendo per altro che talvolta, la stabilità del Governo possa essere funzionale esattamente alla instabilità del Paese o esserne comunque una conseguenza (auspicata o non auspicata che sia). Chiediamoci infatti: a che pro’ un Governo stabile se la stabilità del Governo (dell’esecutivo) corrisponde alla instabilità sociale, all’aumento delle divergenze e al sostanziale peggioramento del Paese?
Che il caso possa sussistere lo vediamo bene proprio oggi che i dati sono tutti concordi nel sottolineare che il Paese è fermo sotto tutti i punti di vista, nonostante il Governo sia in auge da un tempo congruo a manifestare quell’esteriore stabilità che ci si richiede dai mercati e a fare le cose, a mantenere le promesse che, nella maggior parte dei casi non sono state mantenute.
Si sta diffondendo una cultura che ritiene che il Paese, la Nazione, non deve identificarsi col suo solo Governo (errore potenzialmente esiziale), Governo che in realtà rappresenta uno solo dei tantissimi aspetti di un Paese e di una Democrazia compiuta, peraltro numericamente marginale, ma deve identificarsi con tutto lo Stato, con tutte le istituzioni, con tutti gli organismi e organizzazioni politiche e sociali ma soprattutto col popolo, che la nostra Costituzione vuole come unico, solo e legittimo sovrano.
Meglio dunque la rappresentanza, il polso del paese, i suoi veri pensieri, le sue vere esigenze e aspirazioni, i suoi diritti e i suoi doveri, tra i quali il dovere costituzionale di rappresentare degnamente un popolo di 60 milioni di abitanti, degnamente! Meglio il rapporto di continuità tra cittadini e politica, che la Riforma guasterebbe.
Si sta sviluppando un cultura dello studio dei fenomeni politici attuali, della ricerca sul campo, una cultura che indaga e che scopre e prende in considerazione l’esistenza del c.d. papello Stato/Finanza, e che evidenzia come questo papello si sviluppi secondo sistemi di mimetismo e di false contrapposizioni, prosaicamente, secondo il modello e il paradigma chapliniano de “Il monello”, cosa che ci sembra di registrare anche nel caso Monte dei Paschi di Siena.
Del resto se l’esempio delle garanzie (qualsiasi cosa si intenda per garanzie) deve essere quello offerto degli Stati Uniti, si sappia almeno fin da subito che la perfezione non esiste e/o non è stata ancora sperimentata né applicata, nemmeno dagli Stati Uniti; si dica e si sappia che studiosi pongono seri dubbi sugli effetti positivi di una assenza di reale ricambio, che indicano gli USA non più e non tanto come una Democrazia, quanto piuttosto come una Oligarchia. Si ragiona sul fatto se per esempio il bipartitismo non si trasformi a lungo andare in una sorta di monopartitismo cui la stabilità conferirebbe quasi l’aspetto di una dittatura. Sono tutte questioni aperte e da risolvere ma che ci dicono che i problemi sono ovunque e che anche gli Stati Uniti hanno i propri. Ci sono ricerche che stanno indicando come la classe media americana sia sull’orlo del collasso e che né i Democratici né i Repubblicani sembrano particolarmente capaci (o intenzionati) a risollevarla; e altri studi ancora che evidenziano l’emergere di fenomeni prima estranei agli USA, come quelli che indicano come un numero sempre crescente di adolescenti negli Stati Uniti sono costrette alla prostituzione per potersi sfamare. Insomma, stabilità o non stabilità, cristallizzazione o dinamismo, garanzie (qualsiasi cosa significhi garanzie) o non garanzie, i problemi sono ovunque e, se questi sono i risultati della stabilità e della governabilità, Dio ci scampi e liberi! Ma forse è solo un caso…

Un’ultima osservazione. Vigeva già da tempo il sospetto che questa Riforma Costituzionale fosse pensata non in Italia ma altrove, a causa del fatto che era troppo autolesionistica con i diritti del popolo italiano (pensiamo per esempio al fatto che i cittadini non potrebbero più votare i senatori che sarebbero scelti dai consigli regionali tra la classe politica più discussa d’Italia, senatori pendolari e intercambiabili, da dopo lavoro regionale che – non votati ma nominati- manterrebbero peraltro la prerogativa di fare le riforme costituzionali), vigeva già da tempo questo sospetto poi indirettamente confessato da taluni promotori della stessa riforma (deforma) che hanno ammesso che si tratta di una scopiazzatura (scopiazzatura all’italiana, che prende cioè solo il peggio e tralascia il meglio) allegra e disinvolta del sistema americano. Beh, adesso si sono forse scoperti gli altarini…forse si fa più chiaro il luogo di formazione di questa Riforma.
Vi ricordate quando il Presidente del Consiglio è andato negli Stati Uniti e di fronte ad una platea di studenti universitari americani ha detto: <<Non vi deluderò!>>???
Adesso forse è più chiaro anche il significato di quella frase…
E se l’ambasciatore degli Stati Uniti è favorevole alla Riforma Costituzionale italiana, probabilmente non è per la questione della governabilità, che ci sarebbe comunque, ma perché la trovano funzionale ai propri scopi e ai propri interessi che non è detto che coincidano con quelli italiani, sono cioè favorevoli perché è pensata per favorire questi interessi e non la Democrazia italiana né il popolo italiano. Questa indebita e poco elegante intromissione in definitiva rivela esattamente le ragioni per cui è necessario votare NO: per difendere i NOSTRI interessi!
Abbiamo il dovere, ripeto, il dovere costituzionale, di perseguire i nostri interessi, di difendere i nostri interessi e i nostri diritti, chi vota sì, non fa i propri interessi ma quelli di qualcun altro, quelli di qualcun altro così bravo a fare i propri da non necessitare certo di aiuti così generosi. Tendenzialmente ed autolesionisticamente noi dimostriamo sempre al mondo di essere bravissimi a fare gli interessi degli altri, dobbiamo imparare a cambiare verso!
L'immagine che diamo al mondo facendo gli interessi degli altri e mai i propri è tale che chiunque potrà pensare di venire in Italia a spadroneggiare e fare quel che vuole.
E' arrivato il momento di cambiare verso e il verso lo si cambia se vince il NO!

A proposito di ambasciatori poi, si dice che l’orgoglio sia il principale ambasciatore del diavolo, ma c’è un giusto orgoglio di cui si dice invece che sia il principale ambasciatore di Dio. Io credo che in questo caso si debba reagire anche con un po’ di orgoglio (se non ora quando?!) perché non v’è dubbio alcuno che siamo nel secondo caso e non nel primo, siamo cioè nel caso in cui questo orgoglio è il giusto orgoglio, quel caso cioè che fa di questo orgoglio il principale ambasciatore di Dio!
Non dobbiamo avere dunque paura di usare questo orgoglio, anzi!
No alle ingerenze quindi, NO alle intromissioni e…
…in ogni caso, anche per protesta contro queste ingerenze, armato di questo orgoglio che è il principale ambasciatore di Dio, IO VOTO NO!!!


mercoledì 7 settembre 2016

Vota NO e cambia l'Ue in meglio!!!

Dopo una breve parentesi concorsuale riprendo a scrivere sulle ragioni del NO al Referendum Costituzionale, ragioni con cui questo Diario si schiera convintamente.
Vorrei ripartire con un enunciato sintetico: Se vince il sì l’Italia cambia in peggio, se vince il NO l’Europa cambia in meglio!!!
E’ proprio il miglioramento dell’Ue ciò di cui abbiamo bisogno, sono in molti dopo la Brexit a dirlo, ma dirlo non basta serve qualcosa di concreto.
Questo Diario fa parte di coloro che lo dicono già da prima (da vari anni) ma che purtroppo rimangono inascoltati. Se fossimo stati ascoltati fin da subito, forse la Brexit non ci sarebbe stata.
Non basta dirlo quindi, occorre fare qualcosa, ma passato il momento iniziale il proposito espresso all’indomani dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è dimenticato. Infatti si continua a fare orecchie da mercante e ad essere adiacenti a politiche impositive, che spesso, spessissimo vanno in una direzione contraria agli interessi dell’Italia, con votazioni (già rapidissime nota bene) dei parlamentari nazionali che ratificano ciò che si decide in Europa a danno del nostro Paese, dei suoi interessi e delle sue colture.
Non basta dirlo quindi, occorre essere coerenti con quanto detto, ma passato il momento emotivo iniziale, l'impatto dell'uscita dall'Ue, passati gli enunciati iniziali, tutto rimane come prima e si tende anzi a rafforzare l’Ue dei burocrati lontani e indifferenti ai problemi reali e concreti dei cittadini, alle sofferenze delle popolazioni, riproponendo gli stessi errori che hanno fatto decidere i britannici per l'uscita. Anche questa Riforma Costituzionale va esattamente in questa direzione, quella di rafforzare l'autoritarismo europeo e con esso la capacità di penetrazione dei burocrati europei nella nostra Nazione.
Ora, col Referendum Costituzionale abbiamo proprio l’occasione d’oro per fare sentire la nostra voce, per dire con forza ma in modo pacifico e democratico NO; per dire che stiamo dalla parte dei diritti e della rappresentatività sia in Italia sia in Europa e non dalla parte di chi li toglie (vedi per esempio come la riforma toglie il diritto di voto per il Senato!) e di chi vuole rafforzare uno status quo che è fatto dell’egemonia delle istituzioni europee a danno di quelle nazionali (vedi ancora come la riforma trasforma il Senato in un ispettorato della Troika);
abbiamo l’occasione per dire NO all’assenza di Democrazia e rappresentatività sia in Italia sia in Europa! Non perdiamo questa occasione!
Abbiamo l’occasione per dare all’Ue nuovi paradigmi su cui rifondare se stessa, quelli che sono rappresentati dai contenuti sublimi della nostra Costituzione, purché non venga stravolta.
Ma se voti sì indebolisci il Paese e lo getti nelle mani della burocrazia europea;
se voti sì è vero che cambi il Paese, ma purtroppo lo cambi in peggio, e di peggio in peggio, al peggio non c’è mai fine (vedi ancora per esempio come i senatori che non potrai più eleggere potranno decidere le prossime riforme costituzionali)!
Se voti NO invece cambi addirittura l’Europa e la cambi in meglio!
Entra nella storia, VOTA NO E CAMBIA L'EUROPA IN MEGLIO!!!


domenica 21 agosto 2016

Ripartiamo da Sant'Anna per un NO alla Deforma Costituzionale!

Ripartiamo da Sant'Anna e da quello che in sintesi è il suo messaggio: rafforzare le riconquistate libertà democratiche!
Dovremmo sempre tenere presente questo messaggio, ogni giorno ogni ora, ogni minuto, perché le derive antidemocratiche si possono compiere rapidamente, anzi esse sfruttano la velocità come mezzo per imporsi. Una mente pronta ed allenata al rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche è una menta che si prepara ad individuare prontamente le possibili derive antidemocratiche.
Ora, sono in molti ad intravedere in questa Riforma Costituzionale una deriva antidemocratica ed autoritaria. Essere fedeli a questo messaggio significa quindi, in questo caso, essere svegli e pronti ad emendare ogni singolo articolo che contrae i livelli democratici e rappresentativi nel Paese, introducendo una sorta di commissariamento perpetuo della Troika (poiché come spiegato il Senato si trasformerebbe in un ispettorato della Troika), da parte di persone non elette da nessuno; essere pronti a difendere le riconquistate libertà democratiche significa, in questo caso, dire NO, un nettissimo e chiarissimo NO a questa Riforma (Deforma) Costituzionale.
Pensate un attimo: il solo fatto che non si possano eleggere i senatori (che saranno nominati e non eletti appunto), ma che questi potranno intraprendere le riforme costituzionali (cosa che con ogni probabilità i promotori del sì non vi avranno detto), basta da solo a far capire che razza di Riforma sia questa!
Ma scusate, voi mettereste mai il futuro del Paese e le prossime riforme costituzionali nelle mani della classe politica più discussa della Nazione, nelle mani di senatori (per altro pendolari, non a tempo pieno) che addirittura saranno nominati, non eletti da nessuno?
Ecco in che cosa consiste il fulcro di questa Riforma Costituzionale che già da sola contrae la Democrazia, la rappresentanza e le libertà ad esse connesse in modo estremamente marcato, ecco in che cosa consiste il fulcro di questa Deforma, nel costituire la piattaforma di partenza per le prossime Deforme Costituzionali, ancora più marcatamente antidemocratiche di prima, per finire in una sorta di pozzo senza fondo dal quale sarà molto difficile uscire una volta entrati, ricordandoci che al peggio non c'è mai fine. Non è proprio il caso di giungere a questo punto. Difendiamo tutti insieme, unitamente all'ANPI, le riconquistate libertà democratiche, difendiamole ora, o sarà troppo tardi. Ecco perché il concetto di prudenza occupa in questa fase storica un posto di rilievo. D'altra parte vi è chi ci ha detto: <<Siate prudenti come serpenti>>. Mai come in questo caso la prudenza dovrebbe essere adottata come arma di difesa delle libetà democratiche, di quelle libertà oggi così pesantemente messe in discussione.
Per coloro che sono indecisi direi di riflettere molto attentamente quindi, prima di esprimere un voto favorevole al prossimo REFERENDUM Costituzionale, perché potebbe essere l'inizio di una deriva senza fine...Aiutateci invece, con prudenza, a dire NO a questa deriva, alla perdita delle conquiste della Resistenza!!!

sabato 13 agosto 2016

Il messaggio di Sant'Anna: rafforzare le riconquistate libertà democratiche!!!

A Sant’Anna di Stazzema, dopo la S. Messa tenuta dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto il corteo si è diretto al Monumento Ossario in ricordo dei 560 martiri (tra cui 130 bambini) dove è stata deposta una corona di alloro e dove si sono tenuti i discorsi delle varie personalità presenti all’evento.
Sono intervenuti il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, il presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna Enrico Pieri, la vicepresidente della Regione Monica Barni, la console italiana a Nizza Serena Lippi e come rappresentante del Governo il sottosegretario di Stato alla Giustizia Cosimo Maria Ferri. Difficile riassumere in poche parole i discorsi ascoltati in prima persona.
Ma possiamo certamente dire che quello che è spiccato sopra gli altri, e non per il ruolo che riveste chi lo ha scritto quanto per l’efficacia della sintesi che ha colto l’essenza di una questione sempre attuale (ed oggi più che mai!) è stato il messaggio inviato al sindaco di Stazzema, dal Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, che dichiarata la sua commossa partecipazione all’evento ha tra le altre cose sottolineato l’importanza di attivarsi sempre per <<un opera di costante rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche>>.
Sant’Anna di Stazzema è un luogo simbolo della Resistenza, di quella Resistenza che ha forgiato la Costituzione italiana. Così ci si perdonerà se si dichiara che si è avvertita di quando in quando, una certa dissonanza durante certi interventi soprattutto quando è stato citato Calamandrei, soprattutto se a farlo è un rappresentante di un Governo che in barba alla sentenza della Corte Costituzionale n.1 del 2014, ha precettato il Parlamento per contribuire ad una pesantissima messa in discussione della nostra Cstituzione, la più bella del mondo, ma che rischia di non essrlo più e per sempre. Si è avvertito un certo imbarazzo perché sappiamo che questo Governo, uscendo dai limiti che lo stesso Calamandrei aveva tracciato (non sia mai il Governo ad occuparsi delle eventuali rifome costituzionali!), stà sostanzialmente distruggendo questo gioiello forgiato dalla storia (e particolarmente dalla Resistenza) che è la nostra Costituzione delle Repubblica Italiana. Molti se non tutti avranno pensato che Calamandrei si stesse rivoltando nella tomba.
Il fatto è che Sant’Anna è Sant’Anna, è un simbolo e rappresenta ciò che ha sempre rappresentato cioè la Resistenza e appresenterà sempre anche ciò a cui ha dato origine: Repubblica e Costituzione.
E’ quindi difficile distruggere da un lato queste conquiste, in un modo peraltro così pesante e dall’altro dichiarare Sant’Anna un simbolo della Resistenza, perché le due cose stridono e anche molto.
Riappelliamoci quindi al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, anche per chiedergli fin da subito pari condizioni da riservare alle ragioni del NO, fino d oggi purtroppo non rispettate a quanto si apprende nella RAI. Particolarmente dopo le nuove nomine alla RAI, alle quali il Primo Ministro non mette la faccia, e in ossequio a quell’impegno che lo stesso Presidente Mattarella ha richiamato ed ha indicato, noi promotori del NO al Referndum Costituzionale chiediamo fin da subito parità di condizioni rispetto ai tempi concessi al sì, pari spazi, pari tempi.
Ci appelliamo al garante della Costituzione nella certezza e nella convinzione che certamente apparirà meno contraddittorio (o per niente contraddittorio) rispetto alle proprie dichiarazioni, di quanto non sia sembrato il rappresentante del Governo, che ce l'ha messa tutta ma...fare e disfare, difendere e attaccare non stanno proprio insieme!!!


giovedì 11 agosto 2016

Cose che vengono in mente pensando a Sant'Anna di Stazzema

Andare a Sant’Anna di Stazzema, particolarmente nel giorno della commemorazione dell’eccidio, il 12 agosto, è sempre un modo per ricordare quali e quanti sono i pericoli legati ai totalitarismi e agli autoritarismi.
La cultura che ha generato quegli stermini, la cultura che ha generato i campi di sterminio, non è debellata del tutto, sopravvive. Anzi potremmo dire che c’è sempre stata, che c’è e che, forse, sempre ci sarà.
Ma allora qual è il modo per impedire che essa torni in auge, poiché se è vero che c’è, il pericolo di una sua riaffermazione è realistico. Il pericolo effettivamente è realistico ma questa cultura si riafferma solo a determinate condizioni. Se queste condizioni non si verificano rimane, per così dire, in sordina, pur non scomparendo del tutto, rimane ad uno stato silente. Ma quando le condizioni sono favorevoli essa comincia a penetrare dove può, a fare proseliti, a dilagare e la storia ci insegna fino a dove è capace di arrivare. L’unico modo per impedire che essa si riaffermi e dilaghi di nuovo è impedire che si formino quelle brecce attraverso le quali essa può penetrare nella società, riaffermarsi, fare proseliti e dilagare. L’unico modo per impedire che essa si riaffermi è mantenere alti gli anticorpi che le società si sono date proprio per impedirne la riaffermazione. Molti di questi anticorpi in Italia vivono per esempio nella Costituzione Repubblicana, un autentico gioiello forgiato dalla storia, dall’esperienza, un gioiello anche in termini di prevenzione e lungimiranza, una lungimiranza che tuttavia oggi rischia di essere scalfita. Mantenerla intatta significa mantenere intatti quegli anticorpi che impediscono esattamente il riproporsi dei totalitarismi e degli autoritarismi intrisi di culto della personalità e dell'arbitrio e con essi il riproporsi della cultura dei campi di sterminio.
La cultura dei campi di sterminio ha bisogno di portatori sani di campi di sterminio, di persone cioè che non sanno e non si rendono conto di promuovere la riaffermazione di quella cultura; la cultura dei campi di sterminio ha bisogno di portatori sani, manipolabili a piacimento. I portatori sani di campi di sterminio generalmente sono persone normali, ma distratte, non sono cattivi, non più di chiunque altro, ma si lasciano manipolare, abdicano alle proprie idee per promuovere quelle che gli vengono suggerite da terze parti. Ai portatori sani di campi di sterminio non si chiede di mettere su un campo di sterminio, si chiede semplicemente di ledere almeno parzialmente lo Stato di diritto, si chiede di incrinare la società democratica per quello che si può, si chiede di diminuire la rappresentatività di uno Stato o Nazione ed altre cose del genere. In altri termini gli si chiede di fare breccia nelle maglie della società immettendovi un certo quantitativo di squilibrio e di ingiustizia, gli si chiede di compiere un passo, uno soltanto, il resto arriverà poi se le condizioni lo permetteranno, ma se e quando le condizioni lo permetteranno...un secondo passo sarà compiuto, poi un terzo e così via. Così agisce questa cultura dei campi di sterminio, cercando alleati che sono alleati a propria insaputa. Così i portatori sani di campi di sterminio potrebbero anche ravvedersi nel momento in cui si rendessero conto di esserlo, ma non è facile far sì che essi se ne rendano conto. Oggi purtroppo con una leggerezza senza pari si vuole mettere in discussione oltre quaranta articoli della nostra Costituzione, in blocco, in modo eterogeneo, causando un arretramento della rappresentanza e della Democrazia senza precedenti nella storia repubblicana italiana; oggi con la stessa leggerezza si vogliono togliere quegli anticorpi che sono preposti esattamente a impedire che la cultura dei campi di sterminio, che sempre si associa al totalitarismo, al personalismo, all’autoritarismo, si riaffermi. La prudenza non è mai troppa quando si tratta di impedire che queste falle, queste brecce, favoriscano questa cultura dei campi di sterminio. Prevenire è meglio che curare. Che lo si avverta o no, che se ne sia consapevoli o no, questo stravolgimento della Costituzione purtroppo va in una direzione pericolosa. Chi si è reso conto di questo per fortuna è l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che con grande coerenza e con grande coraggio e rinnovata lungimiranza si è ufficialmente schierata in difesa della Costituzione e per il NO al Referendum Costituzionale.
L’ANPI si è schierata in difesa di ciò che ha contribuito a scrivere e a donarci, un dono immenso che bisogna riconoscere come tale e come tale salvaguardare!
Un personalissimo grazie all’ANPI da parte mia!!!
Domani a Sant'Anna!!!


sabato 6 agosto 2016

La recente crisi ci ha insegnato anche altro, perché ignorarlo?

Secondo certe opinioni le norme comunitarie sul salvataggio dall’interno delle banche, sono una delle lezioni centrali tratte dalla crisi, regole che ci si sarebbe dati in comune, ecc. ecc. Segue ovviamente tutta la prosopopea tipica dei sedicenti euristo-europeisti… Adesso non vogliamo ribadire cosa pensiamo di questo “darsi regole in comune”, là dove i cittadini a quanto pare non sono chiamati a parteciparvi e di fatto non partecipano affatto alla creazione di queste regole ma le subiscono soltanto, in assenza cioè di una rappresentatività effettiva, sarebbe un discorso troppo lungo. Ma su tale questione delle nuove regole bancarie noi crediamo che fare pagare i cittadini comuni come privati risparmiatori o farli pagare come pubblici contribuenti sia praticamente la stessa cosa, si insiste sempre lì, sul cittadino comune appunto, visto oggi come il piccolo e medio risparmiatore anziché come piccolo e medio contribuente. E la differenza quale sarebbe? Mentre pare che da queste norme (quelle sul salvataggio dall’interno) che, lo ribadiamo, secondo qualcuno rappresenterebbero l’antidoto alla lezione appresa dalla crisi, secondo noi invece no, sembra che non si sia tratta una lezione estremamente più significativa e importante dal nostro punto di vista, quella che ci dice che ci sono delle responsabilità anche individuali nelle crisi, che si possono cercare e trovare (che si devono cercare e trovare), così come è possibile cercare e trovare i responsabili delle pessime gestioni aziendali bancarie. L’aspetto delle responsabilità personali nelle pessime gestioni dei risparmi dei piccoli e medi risparmiatori (sempre inclini purtroppo a fidarsi eccessivamente di qualsiasi rassicurazione interessata e di qualsiasi opinione “esperta” che poi tanto esperta evidentemente non è, almeno in apparenza) è del tutto trascurato, tralasciato, dimenticato, direi, freudianamente rimosso. E’ lì da questi scarti, da questi lapsus che si dovrebbe ricominciare a ragionare secondo noi. Si informano quindi gli eventuali gentili lettori che gli studi che si stanno compiendo in Italia da parte di cittadini colti e motivati, con preparazioni specifiche su tali argomenti, sulla base dei quali stiamo tentando una emancipazione collettiva, sembra proprio che indichino nell’assenza dell’aspetto della responsabilità (un fenomeno sintomaticamente dilagante cui bisogna necessariamente porre un freno per il benessere comune), il perno su cui si innestano le pessime gestioni aziendali e bancarie. Certo è giusto che la responsabilità la comincino a sentire anche i piccoli risparmiatori prima di lanciarsi in un investimento rischioso, ma se lo stesso investimento viene definito sicuro, i cittadini che mediamente non sono particolarmente preparati e tendono a fidarsi, ci credono appunto ed agiscono di conseguenza; certo si potrebbe cominciare da una maggiore prudenza, da un sapersi accontentare di rendite minori e più sicure, da una emancipazione generale, da una maggiore salutare diffidenza precauzionale, dal mettersi a studiare anche autonomamente le dinamiche degli investimenti ecc. ecc. (che è sempre cosa benvenuta), ma la cronaca ha perfettamente stabilito che questi cittadini non sono stati adeguatamente informati sui rischi legati ai propri investimenti che anzi sono stati sintomaticamente taciuti. Ma una corretta ed adeguata informazione è cosa che invece costituisce per loro un diritto inalienabile ed un dovere dei bancari e dei banchieri fornire senza se e senza ma. La legge è chiara al riguardo…
Così ci pare di capire alcune cose a proposito di certe affermazioni eccessivamente generose nei confronti delle nuove regole bancarie: 1) che le regole di cui si dice che sono state cercate in comune, in realtà se le sono date le solite élite non democraticamente elette (futuri pensionati d’oro al soldo del contribuente europeo oltre ad essere presumibilmente futuri percepitori di una lauta pensione privata); 2) che queste regole fanno sempre pagare i più deboli e mai i più forti, 3) che ci si è completamente dimenticati (freudianamente rimosse) delle responsabilità personali dei cosiddetti (e spesso sedicenti) responsabili, il che è abbastanza curioso, 4) che non esiste soltanto la via del cedere sovranità o del salvataggio dall’interno, ma anche la possibilità di nuove e più equilibrate regole, questa volta magari pensate veramente insieme ai cittadini comuni o a rappresentanti effettivi degli stessi; e non esiste poi solo la politica della moneta unica e comune cioè dell’euro, rispetto alla quale sta crescendo sempre più una obiettiva informazione e insieme ad essa una consapevole diffidenza, e in ultima istanza, extrema ratio, esiste anche quindi l’uscita dall’euro, il recupero della sovranità monetaria e magari una nuova contabilizzazione bancaria.