Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







venerdì 5 agosto 2016

Personalizzare o spersonalizzare il REFERENDUM?

Si comincia col personalizzare, poi si continua con lo spersonalizzare poi magari ci si ripensa di nuovo o addirittura in certe situazioni si personalizza in certe altre si spersonalizza a seconda dei casi (e magari della convenienza mediatica del momento) e via discorrendo. Dov’è la regola? Non c’è evidentemente, si va a braccio, forse a intuito…chissà?
Ma il fatto è che una volta personalizzato poi purtroppo è difficile spersonalizzare. Come si dovrebbe fare? Era meglio non cominciare affatto! A cosa dovremmo credere quindi? Come reagiranno gli italiani? Saranno più numerosi quelli che considerano il REFERENDUM un plebiscito sul Primo Ministro o saranno più numerosi quelli che vogliono considerare esclusivamente gli aspetti specifici della Riforma?
E’ difficile rispondere, chi può saperlo?! Ma considerando che ci sono ancora molte persone che non sanno del REFERENDUM e considerando che ci sono ancora persone che pur sapendo del REFERENDUM non conoscono i contenuti dello stesso è logico sospettare che saranno potenzialmente molti quelli che si lasceranno sedurre dalla personalizzazione, sia in un senso che nell’altro.
Se si personalizza, cosa che costituisce sempre un errore dal nostro modestissimo punto di vista, particolarmente quando si tratta di una materia come la Costituzione, che è di tutti e non è certamente un fatto personale, si richiama tutto l’operato della propria persona sulla legislatura, che avrà accontentato qualcuno e scontentato altri. Saranno più quelli contenti o quelli scontenti? Difficile a dirsi…
Si capiscono così le operazioni di immagine e quelle populistiche dal sapore sempre più o meno vagamente elettorale e probabilmente pensate proprio in funzione del REFERENDUM.
E’ evidente che un tema come quello della Riforma Costituzionale dovrebbe essere trattato esclusivamente - e sottolineo esclusivamente - sul merito, sui contenuti. Questo consentirebbe una serie di confronti tra gli schieramenti che farebbero crescere il Paese comunque, indipendentemente dalla persuasione finale che in ciascuno di noi ne scaturirebbe. Se si personalizza si perde invece questa occasione; se si personalizza si manifesta invece di voler giocare una partita che prescinde dal merito e dai contenuti, e questo risulta essere un atteggiamento abbastanza strano e curioso da parte di chi dice di credere così tanto ai contenuti della Riforma!
Infatti se si credesse veramente così tanto a questi contenuti si cercherebbe esclusivamente il confronto su questi stessi contenuti e non altro e non si temerebbe il confronto con chi la pensa diversamente, timore che invece, gli ultimi eventi inerenti la RAI, sembrerebbero manifestare.
E’ giusto o non è giusto quindi chiedersi se l’atteggiamento della personalizzazione portato avanti dal Primo Ministro in persona (e non dai suoi avversari che, magari, avranno anche colto la palla al balzo, ma non ne sono stati certo gli iniziatori) sia il sintomo del fatto che chi propone la Riforma stessa non crede lui per primo alla bontà dei suoi contenuti?
A ciascuno la propria risposta!
Come ha detto un Presidente emerito della Corte costituzionale Annibale Marini: <<uno che dice, se non approvate queste leggi me ne vado a casa, dire che non è di parte…>>. Marini ha usato l’espressione “di parte”, ma è chiaro che in questo caso è perfettamente intercambiabile con: dire che non è una personalizzazione!
Quindi la responsabilità della personalizzazione è innanzitutto di chi usa queste espressioni e deve esserci una presa d'atto su questo, non si può tergiversare o rigirare la frittata con tanta disinvoltura perché i cittadini comprendono benissimo, se ne accorgono e ne traggono le conseguenze…
L’ultima tendenza registrata sarebbe comunque, almeno in teoria, a quanto si dice, quella verso la spersonalizzazione il che consentirebbe di concentrarsi sulle questioni di merito forse. Ma allora come si spiegano le ultime nomine alla RAI? Come si spiegano queste sostituzioni in corsa, immediatamente prima del REFERENDUM?
Questa RAI che si è trasformata con queste nomine in una RAI monocolore, è una RAI che è tornata indietro di 30 anni, quando appunto era monocolore. E come è possibile credere che chi è così propenso a tornare indietro, addirittura di 30 anni, voglia portare avanti il Paese, nel futuro? Non si rischia per caso di perdere credibilità? In effetti nella Riforma sono contenuti dei provvedimenti che riportano indietro il Paese ma non di 30 anni, bensì di 100 e non è uno scherzo. Si tratta per esempio dell’assenza di indennità per i senatori, che c’è già stata in un lontano passato, ma che fu tolta per consentire anche ai non agiati di poter fare i senatori. E adesso viene rimessa! Insomma ma in che Paese ci vogliono far vivere? Ma che concezione hanno del futuro, se per costoro il futuro somiglia così tanto al passato?!
Sembra quindi che non ci sia coerenza tra le enunciazioni di spersonalizzazione e gli atti immediatamente concomitanti che dovrebbero corroborarla; sembra che si dica una cosa e se ne faccia un’altra e questo, dispiace dirlo, ma non è un bel segnale. C’è da credere che a lungo andare di fronte a simili contraddizioni i cittadini si disorientino e si sdegnino.
Personalmente comunque, e nonostante l’asprezza di certi toni che talvolta trapela dai miei articoli, non sono tra quelli che pensano che in caso di vittoria del NO il Primo Ministro dovrebbe dimettersi, al contrario! Sono tra quelli che pensano invece che anche in caso di vittoria del NO, il Primo Ministro non dovrebbe dimettersi, ma dovrebbe rimanere a gestire l’ultima parte della legislatura e pensare alle cose realmente importanti per il Paese. Ma anche perché fare una Riforma dicendo peraltro che è per consentire la c.d. governabilità e poi andarsene a legislatura in corso sembrerebbe francamente una evidente e ulteriormente stridente contraddizione.
Non possiamo e non dobbiamo ignorare nessuna di queste contraddizioni, il momento storico non ce lo consente. E tuttavia merita tornare nel merito, scusate il gioco di parole, perché è lì che secondo noi si svolge la vera battaglia, è lì che secondo noi le ragioni del NO possono mettersi ben in luce.
Cerchiamo di fare dunque uno sforzo e di riportare il dibattito sul merito della Riforma, per quanto possibile, ma correggere certi errori non è per niente facile…


lunedì 1 agosto 2016

Italia meno sicura con questa Riforma (Deforma) Costituzionale

I promotori del sì sono arrivati a dire che se vince il sì al Referendum Costituzionale l’Italia sarà più sicura rispetto al terrorismo.
Questo purtroppo non solo non è vero, ma a ben guardare, si scopre che è addirittura vero il contrario, è vero cioè che l'Italia sarebbe meno sicura. Infatti questa Riforma si pone nel solco di quelle riforme definibili autoritarie, quelle che strizzano l’occhio alle politiche dell’austerità e danno più forza a chi le impone, poiché di fatto quello che sarebbe il nuovo senato somiglierebbe a una specie di Ispettorato della Troika, cioè esattamente di quell’organismo sui generis che ha instaurato l’austerità, e questo è un fatto; si pone nel solco delle riforme che danno più forza ai più forti e meno voce ai più deboli, operazione funzionale probabilmente anche ad una pessima redistribuzione della ricchezza, funzionale cioè ad arricchire i ricchi e impoverire i poveri. Insomma questa Riforma si pone nel solco perverso in cui l'Ue sta andando adesso, quello che deprime i salari, che incide sui diritti civili, sullo stato sociale, ecc. Questo naturalmente genera delle conseguenze facilmente arguibili. Per esempio andrà certamente a rafforzare quella tendenza demografica che è già così tipica del nostro Paese (a crescita zero), che non cresce neanche da questo punto di vista, perché nell’incertezza generale del futuro, incertezza che questa riforma intensificherebbe e rafforzerebbe, saranno in molti a pensarci bene prima di mettere su famiglia o quantomeno di allargarla. Piaccia o non piaccia la Nazione così potrà mantenere i suoi 60 mln di abitanti esclusivamente con l'immigrazione. Questo stato di cose favorirebbe quindi la permeabilità del nostro Paese proprio rispetto a questo fenomeno nel quale alcuni vedono la permeabilità anche rispetto al terrorismo, associando i due fenomeni assieme. Occorre tuttavia operare dei distinguo e dire che i due fenomeni non sono certo la stessa cosa. Ma anche ammettendo questo, sono in molti a pensare che in qualche modo essi siano, almeno in alcune circostanze, sovrapponibili. E questo perché, pur non essendo la stessa cosa, il terrorismo può decidere in qualsiasi momento di sfruttare i flussi dei migranti per insinuare proprie cellule attraverso la tecnica della mimesi. Su questo occorre essere estremamente realistici.
Ecco quindi spiegato perché l'Italia sarebbe meno sicura. Questa è solo un'altra ragione che si individua per dire NO a questa scellerata Riforma, una ragione, per giunta, della massima importanza. Votate NO, anche per questo quindi, per la vostra sicurezza votate NO alla Riforma!!!


giovedì 28 luglio 2016

Un NO alla Riforma Costituzionale per una Rivoluzione tranquilla!


Molte persone, molti concittadini italiani avvertono un senso di impotenza e di angoscia rispetto a quanto sta accadendo in Italia e nell’Ue, ma anche rispetto a quanto avviene a livello globale (poiché la globalizzazione non è un fenomeno estraneo a quanto avviene a livello nazionale chiaramente); avvertono un senso di angoscia rispetto a quella che sentono essere una contrazione dei diritti, una emarginazione sociale, l’impossibilità di progettare il proprio futuro, e si chiedono che cosa possono fare per dare una mano a se stessi e agli altri ad ovviare a tutto questo.
C’è un modo! Per cercare di invertire la marcia è innanzitutto indispensabile dire NO alla Riforma (Deforma) Costituzionale.
Quello che si può dire infatti è che oggi vi è una emergenza e che questa emergenza è rappresentata proprio dal Referendum Costituzionale. Innanzitutto quindi è necessario affrontare tale questione con compattezza e determinazione, con grande decisione, poiché è importantissimo che la riforma (Deforma) non passi. Se passasse le cose si complicherebbero alquanto e sarebbe ancor più difficile intervenire. A chi cerca di dare una mano contro quello che avverte essere una contrazione democratica e civile direi quindi innanzitutto di votare NO al REFERENDUM confermativo della Riforma Costituzionale di ottobre, e di convincere quante più persone possibile a fare lo stesso.
Questo rappresenterebbe un passo importantissimo, assolutamente indispensabile per continuare la lotta e ripristinare più alti principii civili, una migliore redistribuzione e migliorare il proprio futuro.
Sarebbe così importante la vittoria del NO che potrebbe benissimo essere paragonata negli effetti a quella di una Rivoluzione.
L’effetto di questa Rivoluzione pacifica, sarebbe capace di bloccare quello che taluni osservatori (italiani ed esteri) hanno additato come un Golpe, il Golpe tranquillo (con l’ingresso di un governo non eletto dai cittadini alla fine del 2011) i cui effetti proseguono ancora oggi.
Una Rivoluzione Tranquilla certo, incruenta, pacifica, affrontata con la sola arma pacifica del REFERENDUM.
Dopotutto ad un Golpe tranquillo è lecito opporre una Rivoluzione tranquilla!!!
Vi sentite impotenti? Volete cambiare le cose?
Volete veramente darvi e dare una mano?
Votate NO alla Riforma Costituzionale!!!

lunedì 25 luglio 2016

NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!

NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!
Cominciamo questo articolo nel modo in cui abbiamo concluso il precedente. Siamo sinceramente e autenticamente convinti che questo sarebbe il destino del Senato se vincesse il sì al REFERENDUM Costituzionale.
Ma qualcuno potrebbe chiedersi: che cosa significa Ispettorato della Troika?

La domanda è legittima e merita una risposta. Anche perché in assenza di una opinione definita e/o di informazioni appropriate si potrebbe legittimamente pensare che sia una cosa buona. Niente di più lontano dal vero!
Anticipiamo soltanto che significa commissariamento perpetuo, e l’inizio di quel vassallaggio cui più volte ci siamo riferiti parlando delle similitudini tra medioevo ed era contemporanea (tecno-feudalesimo), dopodiché procederemo con le spiegazioni.

Cosa significa dunque Ispettorato della Troika?

Per rispondere degnamente a questa domanda dobbiamo considerare innanzitutto che cos’è la Troika.
La Troika è un organismo internazionale formato da tre componenti: Commissione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Chiedetevi adesso: chi avete eletto dei componenti di questo organismo? Della BCE e del FMI assolutamente nessuno! Dei componenti della Commissione europea forse vi può essere capitato di aver eletto nelle elezioni politiche uno degli attuali componenti, non di più, e in ogni caso senza neanche sapere che avrebbe rivestito quel ruolo cui è giunto in seguito o a nomine o a elezioni di secondo grado.
Quindi in sostanza nella Troika non vi è la benché minima traccia di rappresentatività e questo significa essere in presenza di un vulnus democratico nell’assetto dell’Ue, un vulnus così evidente che ci si stupisce che non sia colto da una moltitudine di commentatori politici.
Oltre a ciò la presenza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) rende questo organismo (la Troika) un organismo che si muove al di fuori del diritto comunitario: anche questo rappresenta un vulnus democratico per l’assetto di questa Ue; inutile dire che anche in questo caso ci si stupisce che la cosa non sia colta da tutta una schiera di commentatori politici, ma da qualcuno sì...
Non solo ma dobbiamo rimarcare che lo stesso FMI, ben lungi dall’essere fedele ai proclami e alle proprie dichiarazioni di intenti, secondo le quali esso difenderebbe le economie più deboli e ricercherebbe la stabilità del sistema economico globale, esso va a perseguire il cosiddetto “Washington Consensus”, cioè difenderebbe gli interessi del suo maggiore azionista che è rappresentato dagli Stati Uniti d’America. Questa è l’opinione per esempio del premio nobel per l’economia, lo statunitense Joseph Stiglitz.
Questo significa che la gestione dell’Unione europea di fatto, grazie anche al trattato e all’organismo ESM (o MES) che rappresenta la strutturazione permanente in Europa della Troika, è demandata ad un organismo (la Troika) che non solo si muove al di fuori del diritto comunitario, ma tra i cui componenti, non eletti da nessun cittadino europeo, ci teniamo a rimarcarlo, insinua un organizzazione internazionale (il FMI) che difende gli interessi principalmente di un solo Paese cioè degli Stati Uniti. Se qui non è chiaro a quale tipo di aberrazioni e a quali tipi di conflitto di interessi andiamo incontro, vuol dire o che non si vuol vedere ciò che è visibilissimo ed evidentissimo, o che si è decisamente ingenui. Diremo, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, che è del tutto evidente che l’Unione europea potrà essere una vera unione europea solo e soltanto se saprà gestire la propria identità e i propri interessi autonomamente e indipendentemente dal condizionamento di paesi che, pur essendo storicamente amici, non di meno per certi versi sono anche antagonisti ed economicamente rivali. Questa è la realtà dei fatti. E’ chiaro quindi che l’Ue finché subirà l’influenza (non richiesta dai cittadini) di organismi che fanno gli interessi di paesi amici ma concorrenti, non potrà mai essere realmente se stessa e subirà incessantemente politiche che la danneggiano (e probabilmente in modo scientifico, calcolato) o subirà gli effetti di consigli sbagliati, per non dire consigli senza coda, cioè subirebbe quel tipo di consigli maliziosi che sono dispensati a beneficio del consigliere e non del consigliato. Non è un caso che nei paesi in cui è intervenuto il FMI il debito pubblico è aumentato vertiginosamente. E’ il caso o non è il caso di farsi venire qualche dubbio?
E dalla specifica esperienza italiana, sempre proclive ad autolesionismi o ad autonomi pseudo commissariamenti che di fatto rendono superfluo il commissariamento formale, sappiamo che l’aumento del debito pubblico è funzionale alla svendita di aziende profittevoli o strategiche con la scusa di racimolare gli spiccioli per far fronte allo stesso debito, che è una teoria assurda già nelle fondamenta!
Ma sono sempre meno, per fortuna, le persone che ci credono, sempre meno! E questo, grazie al cielo, è almeno in parte un sintomo di quella che potremmo chiamare emancipazione o rivoluzione culturale!!
Per chi può e lo vuol capire, in questo consiste il vero e più autentico anti-europeismo! Nello sfruttare l’ingenuità di chi crede a simili teorie infondate, nell’insegnare dogmi o superstizioni di questo genere e nel promuovere assetti politici che si strutturano in modo alquanto sui generis, e al di fuori del diritto comunitario.
Particolarmente quest’ultimo punto è importantissimo da comprendere e da fare proprio.

Ora, ciò premesso, i promotori della Riforma costituzionale, per ciò che concerne il Senato, pubblicizzano che esso sarebbe come il nuovo organo di comunicazione con le realtà locali. In realtà, e lo si evince da quello che diventerebbe il nuovo art.55 (basta leggerlo), la Riforma costituzionale dicevamo, finirebbe per trasformarlo proprio in un ricettacolo di simil-commissari della Troika appunto, peraltro non retribuiti (tornando indietro in questo aspetto di circa un secolo) che devono vigilare sull’applicazione della normativa europea. Tutto ciò mentre sussistono già attualmente disarmonie lampanti tra Ue e Costituzioni nazionali, dubbi di attribuzione e di competenze tra istituzioni comunitarie e tra esse e quelle nazionali, confusione e caos istituzionale, dubbi sui limiti di mandato di certe istituzioni, dubbi di legittimità costituzionale di taluni provvedimenti, di certe iniziative, di certi poteri e via discorrendo. Si è creato un mostro ma nessun ce lo vuol dire.
Questa confusione esiste proprio perché le Costituzioni nazionali, al di là delle dichiarazioni di facciata, non sono appunto rispettate nella loro essenza, contravvenendo in questo a tutta una serie di intenti di carattere preliminare che sembravano presi solennemente e che avrebbero dovuto costituire la base, il fondamento di ogni azione di carattere comunitario europeo. Per questo si tende a cambiarle piuttosto che a rispettare quei solenni impegni, solenni ma disattesi, tanto per cambiare (scusate l'ironia!).
Il nuovo Senato, se venisse approvato, finirebbe così per divenire l’organo attraverso cui esercitare pressioni alle restanti istituzioni di carattere nazionale, Camera dei deputati compresa (non facciamoci illusioni) da parte di una Unione europea in cui la Democrazia e la rappresentatività non sono considerati, e di fatti non sono presenti e che, non a caso, sta già perdendo pezzi, vedi BREXIT!

Il nuovo Senato sarebbe dunque un effettivo strumento non dell’Italia come nazione sovrana, ma dell’Unione europea come unione strutturata verticalisticamente, non Democratica e non rappresentativa se non di organismi internazionali che perseguono gli interessi del maggior azionista.
Il Senato finirebbe così per esercitare le pressioni richieste degli organismi indicati, tra cui il FMI, (da solo o tramite Troika) che persegue, come sottolineato anche da celebri premi nobel per l’econimia (giova ripeterlo anche a breve distanza vista l'importanza!)) gli interessi del maggior azionista appunto, i cui risultati a livello effettivo, pratico operativo, sollevano forti dubbi, usando come indicatori i considerevoli aumenti del debito pubblico nei paesi in cui si trova ad operare.
Questa trasformazione del Senato con ogni evidenza è attualmente incostituzionale. Ecco che quindi la Costituzione diventa oggetto di totale revisione, di cambiamento in tutte quelle parti che ancora dichiarerebbero palesemente l’incostituzionalità di un simile mostro! Ecco come si spiega un cambiamento costituzionale di tale portata, un autentico stravolgimento della nostra Carta.
Per questo vi è chi dice che se anche questa Riforma cambia solo la seconda parte, in realtà è come se cambiasse anche la prima, quella dei diritti fondamentali. E questo potrebbe essere solo l’inizio!
In effetti un Senato non elettivo direttamente è evidente che lede il diritto di voto, che crea un vulnus demovratico (pare un motivo ricorrente!), che deprime gli spazi di Democrazia, che è allo stato attuale profondamente incostituzionale, ed è per questo che nella Riforma o, più precisamente, nella Deforma Costituzionale, come giustamente l’ha chiamata qualcuno, ci si accinge a cambiare l’art. 58 della Costituzione, che dichiara il Senato eleggibile direttamente, sconquassando l’assetto della nostra meravigliosa Costituzione in una porzione vastissima, deprimendola in modo umiliante.
E tutto questo lo fa un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Consulta, per via  dello sproporzionato premio di maggioranza che attribuisce al vincitore delle elezioni, cosa che turba la rappresentatività.
In altri termini questo sconquasso è portato avanti da un Parlamento che non è assolutamente rappresentativo del Paese, con il quale sussiste uno scollamento profondo, e che vige in uno stato di sostanziale prorogatio! Tutto ciò è inammissibile.
Si consiglia la lettura di quello che in caso di vittoria del sì sarebbe il nuovo l’art. 55 (art.1 della Riforma).
Dalla lettura si capisce subito che la propaganda dei promotori del sì, sottolineando esclusivamente l’aspetto del legame del Senato con le realtà locali, tace del tutto gli aspetti che legano il Senato all’Unione europea, cosa che peraltro sembrerebbe umiliante per lo stesso Parlamento europeo, aprendo a probabili conflitti di competenza con questa istituzione comunitaria. Non solo ma l’accento posto sul legame con le realtà locali sembra tanto più rimarcato quanto più si desidera offuscare l’altro. Una ragione di questo comportamento ci dovrà pur essere! E la ragione è esattamente quella espressa dall’incipit di questo articolo. In altri termini si vuol far passare sotto silenzio che il Senato si trasformerebbe appunto in un Ispettorato della Troika!
L’ideale è che ciò sia compreso dalla maggior parte dei cittadini. A chi mantenesse dei dubbi direi: fidatevi!
Se i dubbi permangono ugualmente considerate almeno il principio di prudenza poiché è meglio adottare questo principio e votare NO evitando il rischio (parlo di rischio ma evidentemente chi scrive non ha dubbi, può averli chi legge!) di imboccare una strada pericolosa che perdere la sovranità nazionale in questo modo umiliante per la stessa storia dell’Italia!!!
Diciamo NO a questa assurda Riforma Costituzionale!!!


lunedì 18 luglio 2016

Contesto nel quale si innesta la Riforma Costituzionale

Si avvicina, o si avvicinerebbe (uso il condizionale perché pare si parli già di un posticipo) il REFERENDUM Costituzionale, inizialmente previsto per ottobre 2016. Ma prima di entrare nel merito del contenuto della Riforma, vorremmo dare appunto uno sguardo d’insieme al contesto internazionale e nazionale in cui il REFERENDUM si innesta, pur senza rinunciare ad esprimere sin da subito le ragioni dei vari NO. Per quanto riguarda il quadro internazionale dobbiamo dire che esso è necessariamente vasto e complesso, ma anche notevolmente variegato. Non si pretende qui di dare una lettura esaustiva (sarebbe impossibile) ma di fornire alcuni spunti di riflessione, cominciando col rilevare che sussiste comunque una tendenza generalizzata piuttosto percepibile a livello globale che vede le ragioni delle multinazionali e delle banche d’affari (del cosiddetto "mercato" ma che mercato non è) tentare di prevalere su quelle dei diritti, direi, dello Stato di diritto, della politica e delle nazioni in una sorta di internazionalismo un po' caotico, deregolamentato, spesso, in fase di proposizione, retorico e di facciata. In Europa poi gli eventi più recenti dimostrano una crescente disaffezione per la struttura attuale dell’Unione europea, che non essendo riuscita ad ascoltare, come auspicavamo, le critiche costruttive che gli venivano proposte, registra le prime defezioni: la Gran Bretagna ha votato per uscire dall’Ue!
Una cosa su cui veramente meriterebbe riflettere...


A tutto questo si somma un quadro di instabilità generalizzato, determinato dal crescente dilagare del fenomeno del terrorismo, che non contribuisce certo a rasserenare gli animi. Dobbiamo poi considerare la crisi della Convenzione di Schengen e della libera circolazione delle persone all'interno dei paesi firmatari, ritenuto uno dei pilastri dell'Ue, crisi scatenata dalle situazioni di tensione dovute all'emergenza del fenmeno dell'immigrazione, e delle sue varie cause.
Tornando alla tendenza internazionalista, si deve di contro registrare il sussistere della rinascita delle tendenze opposte e delle ragioni che vi stanno alla base. Queste tendenze sono etichettate un po' troppo semplicistcamente, come tendenze nazionalistiche ma questo creerebbe una qualche confusione se non si precisasse, com’è doveroso, che queste tendenze pur mettendo al centro dell’interesse la nazione e la sua legittima indipendenza rispetto ad organismi sovranazionali non è un nazionalismo paragonabile a quello a cui abbiamo già assistito in passato. Se quel nazionalismo era un nazionalismo per così dire di attacco, questo nazionalismo odierno è per così dire di difesa; se quel nazionalismo del passato era alimentato da tutta una retorica da cui non era esente una presunta aurea di superiorità, anche della “razza”, questo nazionalismo non ha niente a che vedere con tutto ciò bensì col semplice desiderio di non essere schiacciati da politiche a cui si ritiene di non poter prendere parte alcuna in sede decisionale. Se quindi quel nazionalismo era per così dire un nazionalismo prepotente, questo nazionalismo è un nazionalismo che, contrariamente, nasce proprio per non subire prepotenze. E’ una bella differenza a pensarci bene, una visione diametralmente opposta! Anche su questo merita riflettere. Ci sono molte differenze quindi di cui non si può non tenere conto e che devono essere rilevate se si vuol dare una certa serietà all’argomento e alle argomentazioni circa i nazionalismi. Le tesi che vogliono accostare il nazionalismo del passato con quello che si sta sviluppando oggi se non tengono conto di queste differenze difficilmente potranno avere una qualche presa sull’opinione pubblica. Che poi ogni nazionalismo possa essere suscettibile di sviluppare tendenze anche pericolose, questo è un fatto, ma in nessun caso si possono e si debbono leggere le tendenze estremiste, le eccezioni, le degenerazioni, come il tratto distintivo, come il fenomeno in sé, come la regola, o il giudizio su tali fenomeni ne risulterà inevitabilmente viziato e probabilmente a scopo strumentale. Per capire bene il fenomeno bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione. Di fronte a tutto questo che la sola preoccupazione dell'Ue sia la tenuta della zona euro (per altro con mezzi che si esprimono a nostro parere al di fuori del proprio mandato, tant'è che la stessa BCE parla di strumenti non convenzionali per la difesa dell'euro!) sembra obiettivamente miope.

Per quanto riguarda il quadro nazionale, esso risente inevitabilmente della situazione internazionale, anche per via del fatto che è aumentata la permeabilità nazionale rispetto a tutte le energie che si agitano all’esterno, e fare parte di una unione sui generis come l’Unione europea, aumenta questa permeabilità cosa di cui si è ben resa conto da tempo la Gran Bretagna.
Questa permeabilità è stata per altro alla scaturigine di una contrazione democratica a livello nazionale piuttosto consistente ed evidente, osservabile sia dall’interno che dall’esterno del Paese. La ben nota lettera del 5 agosto 2011, firmata dall’allora Presidente della BCE Jean Claude Trichet, che invitava l’Italia alle riforme (interessate, ndr), cui si è affiancata una speculazione sui titoli italiani con conseguente aumento del differenziale tra titoli italiani e titoli tedeschi, ha contribuito non poco alla caduta del Governo allora alla guida del Paese. Le stesse pressioni esercitate in sede di G20 a Cannes, per indurre il Governo ad accettare il cosiddetto “aiuto” (che era un aiuto anche in questo caso interessato, come si comprende bene oggi) si affiancava a tutto il resto. Questo c.d. “aiuto” è stato rifiutato (giustamente, ndr), dall’allora pesidente del Consiglio Berlusconi con il sostegno dell’allora Ministro delle Finanze Tremonti. Esso, infatti, altro non era, in sintesi, se non una sostanziale cessione di sovranità! A tutto questo dobbiamo sommare poi anche i contatti preventivi presi dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, risalenti già all’estate del 2011, con quello che sarebbe divenuto il nuovo Presidente del Consiglio, Mari Monti. E’ chiaro oramai che si agiva di concerto, e questo agire di concerto è stato interpretato da più di un esponente politico come un Golpe, un Colpo di stato organizzato e pianificato come tale!
La sostituzione con un nuovo Governo, senza passare da elezioni (e tutti i retroscena di cui ho parzialmente fatto cenno), hanno indotto molti quindi a ritenere di essere in presenza di un Colpo di Stato, un Colpo di Stato ben orchestrato, condotto in modo tale da non essere quasi avvertito dai più e cha ha fatto dire a qualche osservatore straniero che in Italia si era consumato un Colpo di Stato tranquillo.
Il quadro nazionale vede anche il proporsi di forze politiche realmente nuove, non antieuropeiste ma euro-critiche o diverso-europeiste, che rappresentano per molti cittadini una reale speranza di cambiamento, la possibilità di un diverso approccio alla politica e una occasione di discontinuità con fattori politici ed economico-finanziari che hanno portato alla situazione attuale il Paese, anche per via della svendita di aziende profittevoli e alla conseguente deindustrializzazione del Paese. Ma il quadro nazionale vede, ancora in auge, il progetto innescato dalla sostituzione dell’esecutivo e del Primo Ministro (senza elezioni) nel 2011, di cui abbiamo fatto cenno sopra, progetto che è in sostanziale continuità col Governo attuale. A tale proposito dobbiamo rimarcare che anche l’attuale Primo Ministro non è stato eletto dai cittadini italiani, un particolare di cui dobbiamo tenere conto sempre, poiché rivelativo e di sostanziale importanza. Ciò nonostante l’attuale primo Ministro è andato al potere con una parvenza di discontinuità col passato, parvenza che però, essendo tale, è andata a mano a mano scemando. Propostosi come il nuovo che avanza, l’attuale esecutivo ha dimostrato nei fatti (Ansaldo Breda, Poste, Enav, tra i vari esempi) di insistere con la deindustrializzazione del Paese, tramite svendita di aziende profittevoli o strategiche, sostanzialmente in linea con ciò che ha prodotto la perdita di circa il 25 % della capacità industriale del Paese; ciò avviene con la solita scusa del far fronte al debito pubblico che avanza, come se non fosse ormai del tutto evidente che non è la svendita che è funzionale a riparare il debito, ma che è il debito che è funzionale alla svendita, tant'è che pare lo si culli ben bene come un infante per farlo ben crescere. L’attuale esecutivo ha dimostrato altresì una sostanziale sottomissione agli interessi delle banche, un sostanziale disinteresse nei confronti dei diritti dei lavoratori, (atipico per la sinistra, allarmante tant'è che anche qui sono in moltissimi a dire che questo governo non ha niente di sinistra) una tendenza autoritaria, personalistica e una pericolosa volontà di potenza,  e tutto questo in una sostanziale adiacenza alle solite connivenze, agli tessi intrecci di interessi personali e di politica, esattamente come avveniva prima, niente è cambiato! In sostanza il cosiddetto nuovo che avanza ha dimostrato di essere non il nuovo più nuovo del nuovo ma il vecchio più vecchio del vecchio, è cambiata solo la facciata, solo la maschera.
Vedi a tale proposito l’articolo “Se questo è il nuovo che avanza”, e "Se questo è il nuovo che avanza 2", in questo stesso Diario Elettronico.
Se vogliame veramente cambiare il Paese (non astrattamente ma in meglio) dobbiamo partire da dei presupposti indispensabili, da condizioni sine qua non. Il presupposto secondo noi indispensabile da cui dobbiamo infatti partire è che un popolo di circa 60 milioni di abitanti (quello italiano) ha diritto ad una sua rappresentanza. Ma senza elezioni, questa rappresentanza non potrà sussistere. E poi, senza questa rappresentanza, gli esponenti politici saranno sempre proclivi ad accettare le pressioni esterne, spesso interessate. Infatti se essi non rappresentano il popolo elettore finiranno col rappresentare organismi internazionali, sovranazionali, o entità finanziarie esterne al Paese. Chi dovrebbero governare nel primario interesse delle ragioni di stato e nell’interesse del popolo elettore finisce così per rappresentare altre forze peraltro antagoniste al Paese. Ne scaturisce un conflitto di interessi mostruoso.
Serve dunque rappresentatività, serve come l'acqua, serve come il pane, serve che il popolo sia rappresentato, e che lo sia degnamente, come si merita.
Ma il fondamento indispensabile a che ciò avvenga, cioè il fondamento indispensabile perché la politica in generale, rappresenti il popolo elettore è che ci siano le elezioni e che il voto sia libero e segreto, eguale e diretto, senza liste bloccate ma con voto di preferenza. Che un Primo Ministro sia eletto è un requisito necessario affinché la rappresentatività del popolo sussista, altrimenti andremo incontro a Primi Ministri che per esempio in visita negli USA, rivolti ad un platea di studenti universitari americani dice che non li deluderà. Che significa tutto ciò?!?!
A scanso di equivoci, ci teniamo a precisare che intendiamo con eletto non una elezione diretta del Primo Ministro, ma che il Primo Ministro sia scelto tra i parlamentari che sono passati da elezioni, secondo le consuetudini parlamentari italiane e secondo la Costituzione.


Ciò detto, gettando uno sguardo in generale sul quadro politico Macro e Micro, dobbiamo registrare quindi una tendenza interessatamente internazionalista cui si affianca una tenenza acriticamente internazionalista trascinata dalla prima, cui, per fortuna, si contrappongono una tendenza critica nei confronti dell’internazionalismo, a cui si affianca una tendenza nazionalista ma di quel nazionalismo di difesa, di cui si accennava sopra.
Ora, facendo una sintesi di quanto scritto sopra, guadando a ciò con un sol colpo d'occhio, dobbiamo contemporaneamente chiederci: verso quale direzione va la Riforma Costituzionale?
La Riforma Costituzionale va esattamente nella direzione di cedere sovranità, cioè verso quella direzione che è già stata per esempio rifiutata in sede di G20, e in altre sedi, dal Governo Berlusconi, ma non dal Governo Monti né dai suoi successori tra i quali deve essere annoverato l'attuale esecutivo.
Essa infatti indebolirebbe le istituzioni nazionali, in favore di una maggiore capacità di penetrazione da parte di organismi internazionali e sovranazionali, nei confronti cioè di quegli organismi così distanti (e consapevolmente distanti, in barba all’art. A del trattato di Maastricht) dai cittadini comuni. Queste cessioni di sovranità sono l’elemento preponderante che crea il maggior numero di disaffezioni nell’Ue. In questo riscontriamo un fattore comune con ciò verso cui è aumentata la disaffezione britannica rispetto all’Ue, che ha portato al BREXIT, che ha fatto dire a molti politici, più o meno gli stessi che non l’hanno saputo prevenire, che dobbiamo cambiare qualcosa nell’Ue.
In altri termini il gravissimo vulnus, la gravissima ferita, la gravissima contrazione di rappresentatività e di Democrazia che la Riforma costituisce, andrebbe per forza di cose a togliere capacità decisionale al popolo italiano in favore di tutto ciò che non è nazionale e che viene dall’esterno, e che quindi, non essendo nazionale, non ha alcun interesse specifico ad aiutare realmente il nostro Paese, quanto piuttosto a depotenziarlo. E questo non farà che aumentare la disaffezione del popolo italiano nei confronti dell’Ue. Non solo ma ciò mette in evidenza come certe dichiarazioni in favore di un cambiamento nell’Ue, non siano se non dichiarazioni di facciata non suffragate dai fatti. E’ nell’interesse dell’Unione europea che questa riforma non avvenga!
  
Il Senato si trasformerebbe infatti in una sorta di Ispettorato della Troika, altro che aumento del contatto con le realtà locali, come ci vorrebbero far credere!
Ecco perché è importantissimo, per non dire necessario, dire NO alla Riforma Costituzionale!!!
NO alla trasformazione del Senato in un Ispettorato della Troika!!!

Col prossimo articolo si esamina il contesto della Riforma Costituzionale

Come annunciato, in merito alla posizione sinceramente convinta, estrememente meditata, orientata al NO del presente Diario Elettronico e del suo gestore, per quanto riguarda il REFEREDUM Costituzionale, andremo a considerere col prossimo articolo il contesto in cui essa si innesta, senza la pretesa di essere esaustivi, visto e considerato che descrivere il contesto internazionale e nazionale nella sua reale estensione, sarebbe un compito estremamente complesso e difficile.


mercoledì 13 luglio 2016

Questo Diario si schiera col NO alla Riforma Costituzionale

E' precisa intenzione di questo Diario Elettronico e del suo gestore, di prendere una posizione decisa ed inequivocabile rispetto alla Riforma Costituzionale proposta in sede di REFERENDUM.
La posizione che questo Diario esprime è senza dubbi ed esitazioni, decisamente a favore del NO.
NO alla Riforma Costituzionale!

Nel corso dei prossimi articoli verranno esposte tutte le tesi a favore del NO e tutte le confutazioni alle tesi a favore de SI. Non solo si cercherà di confutare tali tesi esaminandole dettagliatamente una ad una, ma si cercherà altresì di far comprendere come esse siano piuttosto pretestuose e tendenziose, come tendano cioè, dietro la tesi di facciata, ad avallare impostazioni, idee, politiche (anche economiche), che sono esattamente quelle che stanno alla scaturigine della disaffezione che ha fatto propendere la Gran Bretagna per l’uscita dall’Unione europea.
Dopo il voto sull’uscita della Gran Bretagna molti si sono affrettati a dire che bisogna cambiare qualcosa in questa Ue, ma praticamente tutte le impostazioni sono rimaste le stesse e la Riforma della Costituzione esprime quelle tendenze che costituiscono esattamente l’errore di questa Ue, tant’è che la Riforma stessa sembra dettata proprio da questa Ue direttamente al Governa italiano, che ha trascritto pari pari.
Procederemo fornendo il quadro generale della situazione, per passare ad esaminare l’errore di metodologia e di impostazione, di legittimazione che sta dietro questa Riforma, per poi passare a confutare il contenuto della Riforma stessa nel merito, mostrando appunto l'inconsistenza delle tesi de SI e dimostrando la pertinenza e la giustezza delle tesi de NO.


lunedì 11 luglio 2016

Ancora qualche considerazione su CETA e TTIP

In un periodo di crisi come quello che abbiamo attraversato di recente e che stiamo attualmente ancora attraversando, uno sguardo sul territorio del Mugello evidenzia come il comparto agricoltura abbia avuto le minori ripercussioni, ovvero, abbia tenuto abbastanza bene a differenza di altri comparti.
Grande contributo a tutto ciò lo ha offerto la grande qualità dei prodotti agricoli locali, produzione basata sul modello per altro che incentiva la filiera corta che ha tra i sui pregi la stessa valorizzazione dei prodotti locali, un minore ricarico sui prezzi e, non ultimo, la salvaguardia ambientale.
Tutto questo nonostante scelte e accordi che in taluni casi anno favorito la deregolamentazione del mercato a favore di produzioni provenienti da altri continenti.
Ma se un trattato come il TTIP o il CETA hanno partita vinta, di tutto questo che cosa rimarrà? E' una domanda che merita quantomeno un tentativo di risposta ma per rispondere proviamo a ritracciare le fila della genesi del TTIP.
E’ stato nel giugno del 2013 che il presidente degli Stati Uniti, Obama, e il presidente della Commissione europea Barroso (per altro anunciato prossimo presidente onorario della colosso americano Goldman Sachs), hanno lanciato ufficialmente le trattative per una intesa transatlantica sul commercio e gli investimenti (TTIP).
Questi trattati sono attualmente in corso in un clima di opacità e scarsissima divulgazione e partecipazione, nonché altrettanto scarsa condivisione con i cittadini europei che sarebbero destinati a subirne le conseguenze visto e considerato che questi trattati sembrano favorevoli soltanto ad una parte soltanto dell’Atlantico, quella, guarda caso, degli Stati Uniti e del Canada o, per meglio dire, di alcuni settori degli Stati Uniti e del Canada.
Del resto che Barroso sia annunciato come prossimo presidente onorario della Goldman Sachs, rivela abbastanza chiaramente, per chi vuol vedere e non gira gli occhi dall’altra parte, che questi trattati nella fase primigenia, sono cominciati, con due interlocutori che evidentemente stavano entrambi dalla stessa parte dell’Atlantico.
Se infatti per gli Stati Uniti apre ufficialmente il Trattato Obama e per l’Ue, un presidente onorario (in gestazione) della Goldman Sachs, chi tratta realmente per l’Europa? Nessuno, chiaramente...
Come potrebbero quindi questi trattati essere favorevoli all’Ue? Non c’è modo alcuno che lo possano essere!
Ma queste situazioni di conflitto d’interesse sembra che stiano divenendo la regola per questa Ue.
Ci credo che la Gran Bretagna se ne e sia voluta andare! Come biasimarla?!
Ma tornando al TTIP, visto che avevo annunciato negli articoli precedenti riguardanti tale trattato che avrei offerto occasione di far leggere opinioni non mie, ma di terze parti, di esperti economisti, ecco che in ottemperanza a questo annuncio coerentemente espongo l’opinione dello statunitense premio nobel per l’economia Jozeph Stiglitz a propostio di TTIP:
<< L’accordo di libero scambio tra Ue e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo>>, << si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia gli ostacoli al libero scambio sono (in questo caso, ndr) le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori>>. Stiglitz ha inoltre affermato che << I costi in termini di salute, ambiente e sicurezza dei cittadini sarebbero enormi>>. Questi costi a suo parere non sarebbero neppure valutabili, poiché è in atto (e questo è ormai evidente a tutti) un tentativo di <<sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi>>. Secondo il noto premio nobel, il trattato <<mina le tutele che europei e statunitensi hanno creato in decenni e accresce le disuguaglianze sociali, dando profitti a poche compagnie multinazionali a spese dei cittadini>>.

Il tentativo, presumibilmente concepito fin dall’inizio, di sottrarre il trattato al giudizio dei cittadini può e deve essere fermato facendo appello ad un’arma che è ritenuta la più democratica che possa esservi: il REFERENDUM!
Invece stavamo registrando nei giorni scorsi, non solo il rigetto di sottoporre un trattato del tutto simile nei contenuti al TTIP, cioè il trattato CETA (con il Canada), al REFERENDUM, ma addirittura di sottrarlo al giudizio dei Parlamenti Nazionali con una decisione arbitraria che avrebbe costituito un precedente pericolosissimo per la tenuta della Democrazia e della stessa Ue (meno male che se ne sono accorti!) nonché per  l’immagine dell’Ue che vuole apparire nonostante tutto democratica, pur non essendolo, con il rischio concreto di una deriva autoritaria che, pur essendo già presente in una forma non visibile ai più, si sarebbe manifestata in tutta la sua evidenza.
Così siamo lieti di apprendere che la Commissione ha optato per considerare il trattato CETA un trattato misto, considerazione dai risvolti politici non indifferenti e che, una volta tanto è quantomeno in sintonia col sentore popolare, che non è populismo, parola abusatissima un po' da tutti e spesso a sproposito.
Questa decisione è importante dicevamo perché elimina proprio il rischio che il trattato scavalchi i Parlamenti Nazionali, i quali sono invece chiamati nuovamente in causa, legittimamente. Questo rappresenta la sconfitta politica della posizione di chi auspicava lo scavalcamento dei Parlamenti stessi, una sconfitta politica per questo Governo, dalla quale ancora una volta, però, non si traggono le dovute conseguenze, ma che conferma comunque la linea autoritaria attualmente in atto e che caratterizza questo stesso Governo, linea che si manifesta oltretutto palesemente anche con la Riforma Costituzionale.
Tuttavia, pur essendo lieti di questa decisione della Commissione, che ridà un po’ di speranza, riconfermiamo la nostra assoluta convinzione che trattati di questa portata, ben lungi dal non essere compresi dalla cittadinanza (sono compresi eccome!) possono e debbono essere passati al vaglio della stessa con quello strumento che è noto come REFERENDUM!
Ecco come si può salvaguardare la produzione locale di qualità, col REFERENDUM su tali trattati!

Con questo articolo concludiamo la serie incentrata su TTIP e CETA... Così potremo finalmente concentrare le nostre energie, i nostri sforzi e la nostra attenzione su quelli relativi al Referendum Costituzionale...

lunedì 4 luglio 2016

Nel giorno dell'Indipendenza americana, alcune riflessioni su CETA e TTIP

Prima di riaffrontare l'argomento TTIP direttamente proviamo a chiederci di nuovo: perché la Gran Bretagna se ne va dall’Ue? Perché una élite non eletta prende decisioni sulle spalle dei cittadini, senza minimamente interessarsi delle loro opinioni alle quali si antepone il pregiudizio secondo il quale i cittadini non hanno la capacità di comprendere le questioni in atto, essendo ritenute le stesse troppo complesse per gli stessi, ragion per cui deve occuparsene una élite di sedicenti esperti. La stessa cosa la si diceva dopo il BREXIT, visto l’esito: i cittadini non dovevano essere interpellati su tale questione, troppo complessa per essere compresa pienamente dagli stessi. Questa è la percezione della Democrazia che alberga nelle alte stanze di questa Ue e in una vasta parte del mondo dell'informazione (mondo che sarebbe deputato ad informare le masse, e non a criticarne le decisioni, aggiungo!)! E’ francamente pazzesco!
La sensazione è che la cosa coincida sintomaticamente, tale e quale, anche per quanto riguarda le questioni relative al TTIP. Secondo i sedicenti esperti, tali questioni (quelle inerenti il TTIP), troppo esperte, non dovrebbero essere discusse da chi non è sufficientemente acculturato, ma solo da chi può veramente capirle.
Piccola parentesi aperta per quelli che parlano tanto di barriere e che poi si scoprono da una parte di una barriera di cui non supponevano l'esistenza: questa non è forse una barriera?
E’ una domanda retorica evidentemente poiché la risposta, scontata, è che questa è esattamente una barriera, una barriera culturale. Solo che questa barriera non è fatta di mattoni e quindi non è visibile. Forse per questa sola ragione sarà anche meno barriera delle altre? No è una barriera come le altre ed anzi più pericolosa poiché non visibile. Ai retorici dell’abbattimento delle barriere offriamo con questo, spero, una occasione di riflessione. E con questo chiudo la parentesi.
Tornando ai trattati, quelli discussi tra esperti, sono attualmente il CETA e il TTIP. Il primo è il Trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada (meno famoso ma non meno pericoloso), il secondo è il già citato Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti con gli Stati uniti.
Siamo sempre persuasi che simili trattati debbano essere sottoposti a REFERENDUM.
E mentre siamo a chiedere questo, pare che altrove qualcuno si stia muovendo per farli approvare senza addirittura il voto dei Parlamentari Nazionali. A questo porta il sapere esperto evidentemente e il pregiudizio culturale (scusate l’ironia): io so e quindi decido, tu non sai e quindi stai alle mie decisioni!
Ma la Democrazia non è questo!
Ribadiamo quindi con forza che occorre indire un REFERENDUM sia sul CETA sia sul TTIP.
Sono troppe le questioni in ballo perché si possa pretendere di mettere in disparte il cittadino comue e il suo diritto ad esprimersi in dissenso (e quindi nell'indipendenza) dai pereri dei sedicenti esperti. Una delle più rilevanti questioni è quella sul possibile livellamento dei parametri sulla sicurezza alimentare, tutt’altro che improbabile benché qualcuno sostenga il contrario e magari in buona fede.
Ma la buona fede non basta, perché purtroppo non cancella l’eventuale danno. E il cittadino che si vorrebbe non adeguatamente preparato per tali decisioni, saprebbe adottare il principio di prudenza all’occorrenza se ciò gli fosse concesso!
Dunque in probabile buona fede vi è chi, dalla parte del CETA e del TTIP, sostiene che la Commissione europea non è e non sarà mai autorizzata a cedere sui livelli di sicurezza alimentare.
Se tuttavia dovessimo esserne edotti, e rimanerne persuasi dagli esempi, dai cedimenti che sono in atto ad esempio, per i mangimi animali, certo, non si dovrebbe stare troppo tranquilli.
Infatti, pensate forse che quelle opinioni, quelle dei sostenitori di questi trattati, significhino che nell’UE, in generale non ci sono cedimenti sui livelli sanitari del mangiare, neanche nei mangimi per animali?
Purtroppo ci sono! Magari più che di cedimenti dovremmo parlare di ignavia o accidia, fortissima distrazione, addormentamento, o chissà come.,,ma ci sono!
Non ci credete? 
Per chi non ci crede facciamo notare che un minimo di documentazione e di informazione è sufficiente per ricredersi. Apprendiamo infatti da una eccellente puntata di REPORT, che i sedicenti esperti si lasciano sovente addomesticare e molto facilmente chiudono più di un occhio sulla questione dei mangimi animali.
Si scopre quindi che nelle crocchette si possono trovare molte sostanze pericolose, dalla bentonite (argilla con cui si fa la lettiera dei gatti, che ha una funzione assorbente), alle micro tossine, muffe che attaccano i cereali, ai conservanti di sintesi, ecc…
Intatnto precisiomao che non tutti i mangimi contengono sostanze pericolose, soltanto alcuni.
Nella trasmissione si dice che nei prodotti analizzati dalla dott.ssa Annie Leszkowicz sono stati trovati livelli preoccupanti di micro tossine fino a 128,23 ng/Kg, cioè a dosi relativamente alte. Ma anche a dosi basse, comunque, un prodotto mangiato quotidianamente espone al rischio di tumori. Ciò nonostante molte ditte fanno una grande pubblicità sul fatto che l’animale non deve variare la dieta. Serviva addomesticare la politica europea, che ha obbedito subito. E' giusto o non è giusto quindi chiedersi se un simile addomesticamento non avverrà un giorno anche per i cibi umani?
A proposito di alimentazione animale è stata rivolta una domanda dalla giornalista Giannini, che ha curato il bellissimo servizio giornalistico, al portavoce della Commissione europea Enrico Brivio. La domanda chiedeva se i produttori di cibi per cani e gatti possono non elencare in etichetta la presenza di conservanti o additivi. La risposta un po’ sibillina, ma non troppo, è stata che l’Ue prescrive che ci sia comunque un numero di telefono, un numero verde, che il consumatore può chiamare se vuole informazioni in più rispetto a quelle fornite dall’etichetta. Quello che si comprende è che quindi si possono non elencare quei componenti ma bisogna mettere un numero verde a disposizione del cliente che può telefonare per avere ulteriori informazioni, informazioni rispetto alle quali, se non altro, le aziende non possono (o non dovrebbero) sottrarsi.  Non dovrebbero, diciamo, poiché nella realtà dei fatti, può capitare che si risponda schiettamente ma può capitare anche che si cerchi di eluderle: alcuni tergiversano, altri rispondono che quei dati omessi si riferiscono ad acidi grassi, al BHA per esempio, che è un acido antiossidante che favorirebbe, secondo questi pareri, addirittura il nutrimento cerebrale, e che sarebbe addirittura contenuto nel latte materno, ecc.
Il BHA è il butilidrossianisolo o idrossianisolo butilato (BHA, E320), è un conservante sintetico. Non è vero che è contenuto nel latte materno, mentre è verissimoo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo ha catalogato nel gruppo delle sostanze che potrebbero essere cancerogene per l’uomo. Questi conservanti servono all’industria alimentare degli animali per evitare che gli oli contenuti nel mangime irrancidiscano. Sarebbe questo il motivo per cui la Commissione europea di fatto, anche per l'annosa assenza di sanzioni, li ha autorizzati ed ha autorizzato pure il non elencamento nell’etichetta.
Abbiamo perso un setter inglese tricolore per causa di un tumore. Per un leggero sovrappeso gli fu cambiata la dieta che passò da casalinga a confezionata, quella delle crocchette. Difficile stabilire con scentificità il nesso di causa ed effetto, ma il principio di prudenza avrebbe consigliato un ritorno alla dieta precedente. Il setter cominciò a sviluppare poco dopo il cambio di dieta un tuomore, per cui nacque un odissea infinita, ma senza approdi ad Itaca purtroppo. Non ne ero il padrone, non potevo gestire la situazione personalmente e benché avessi dato il suggerimento di ritornare alla dieta casalinga non fui ascoltato. Le persone tendono sulla base della fiducia a dare ragione al parere esperto. Mi si ripeteva che gli esperti avevano consigliato quello e che quello doveva essere. Purtroppo il principio di autorità quando è mal gestito e mal riposto impedisce per fino alla razionalità di prendere il sopravvento. Era inutile che facessi notare che il setter rifiutava quel cibo, che quel rifiuto qualcosa doveva pur significare. Alla fine il settere non ce l'ha fatta.
Ma torniamo alle concessioni fatte ai mangimi animali.
Vorrei fare notare che è la stessa Commissione che sta trattando il CETA e il TTIP.
Torniamo quindi all’affermazione di sopra, affermazione di alcuni sostenitori dei trattati in questione, quella secondo la quale la Commissione non è e non sarà mai autorizzata a cedere sui livelli di sicurezza alimentari.
Visto che per quanto riguarda certi altri mangimi pare che abbia ceduto, perché mai dovremmo credere che non cederebbe anche di fronte ad altre situazioni? E’ meglio imparare dell’esperienza che rischiare alla cieca, per inesperienza!
Ora, visto che siamo nel duegentoquarantesimo anniversario dell'Indipendanza americana, volevo concludere con una riflessione successiva a una domanda. Quello dell'indipendenza è un principio universale che vale per tutte le nazioni e per tutti gli uomini? Riteniamo di sì, e riteniamo che anche gli Stati uniti credano ciò!
Così volevamo fare notare che non può esserci vera indipendanza se le decisioni importanti della vita sono prese nella totale dipendenza, nella dipendanza da terzi; non può esserci vera indipendenza se esse cioè dipendono soltanto da un ristretto gruppo di persone, qualificate o non qualificate che possano essere.
Indipendenza e dipendenza viaggiano chiaramente si direttrici opposte.
E' il principio stesso di indipendenza che ci richiama alla responsabilità e all'opportunità che ci si possa esprimere con giudizio indipendente appunto, poiché ognuno, indipendentemente, seguendo o non segundo i consigli e i dibattiti in corso, possa liberamente prendere una decisione per se stesso su tali questioni, senza che altri decidano per lui.
Per quanto in buona fede quindi, ai sostenitori del CETA e del TTIP suggeriamo di aprirsi al principio dell'indipendenza, di considerare l'aspetto democratico della vita, in sostanza di aprire gli occhi di fronte alle critiche ed ai suggerimenti pacifici e democratici, a prendere in considerazione le ragioni contrarie e, se non a condividerle, quanto meno a farle esprimere democraticamente acnhe con un REFERENDUM.
Non dovremmo importare carni con estrogeni, antibiotici, aflatossine, somatropina, o carni trattate con sbiancanti come l’acqua ossigenata, ecc. che, a basso costo, metterebbero a rischio le nostre produzioni di qualità.
Mentre, a proposito di questi trattati, dovremmo prendere appunto in grande considerazione, giova ribadirlo, l’indizione di un REFERENDUM! E’ una richiesta dei cittadini dell’Ue, e del principio di indipendenza!!


venerdì 1 luglio 2016

Diverso europeismo, critiche ed autocritiche

Personalmente sono, e mi sono sempre dichiarato un diverso europeista. Continuo ad esserlo, a dichiararmi tale, con la sensazione però che coloro che, come me, sono e si dichiarano tali, cioè diverso-europeisti (persone che pensano che l’Ue possa avere un senso a condizione che cambi) si trovano a fronteggiare un interlocutore estremamente ostico e monolitico, rappresentato dalle istituzioni europee stesse, ovviamente. Dopo il REFERENDUM britannico, penso anche che molti di coloro che si dichiaravano diverso-europeisti temendo che questo diverso-europeismo vada ad avallare o porti necessariamente ad ipotesi di uscita dall’Ue, piuttosto che a ipotesi di cambiamento, abbiano fatto una piccola marcia indietro, un poco spaventati. Direi che non è il caso di spaventarsi, ma forse è così che si giustificano opinioni abbastanza sorprendenti, uscite da esponenti di movimenti politici che sapevamo critici nei confronti di questa Europa (e quindi orientati al diverso-europeismo), opinioni secondo le quali il vero problema dell’Ue sarebbero gli stati nazionali mentre a ragion veduta (i fatti non mentono), l’uscita della Gran Bretagna, dimostra invece che il pericolo è rappresentato dal temuto forte accentramento dei poteri (è questo che si teme) che non tiene abbastanza in considerazione le ragioni degli stati nazionali. Per cosa sarebbe uscita altrimenti la Gran Bretagna?
Non erano questi gli esiti cui si sperava di poter giungere attraverso una valutazione critica (e autocritica) dei fatti recenti, cioè di questa uscita: bollare come un problema gli stati nazionali!  
Questo significa arroccarsi proprio sulle posizioni che hanno causato la BREXIT.
Gli stati nazionali sono i genitori dell’Ue, l’Ue ne è la figlia, giovane, inesperiente, un po’ maleducata (pensiamo ai fischi in Parlamento) e per certi versi, ribelle! I figli, tutte le tradizioni lo insegnano, devono ascoltare i propri genitori! Il figlio che non ascolta il genitore, generalmente, nella maggior parte dei casi, subisce una punizione educativa, a fin di bene.
E' un po' questo che è accaduto con la BREXIT.
Un’Ue diversa (e migliore) è possibile, a condizione che si ascoltino e si valutino con la dovuta attenzione le critiche che le vengono rivolte. Arroccarsi sulle posizioni precedenti purtroppo non serve, anzi, alla lunga favorirà altre uscite.
In ogni caso dopo il REFERENDUM, passati i primi scossoni, la borsa britannica sembra reagire piuttosto bene, registrando prestazioni per certi versi eccezionali: pare sia al meglio da 11 mesi! Forse chi sperava in una vittoria del ‘restare’ paventava pure che, in caso di uscita, si potessero evidenziare queste prestazioni tutt’altro che negative. E’ chiaramente un argomento in meno da poter usare in caso di ulteriori richieste di uscita. Dobbiamo semplicemente aspettare per capire bene gli effetti. C’è molto su cui riflettere…
Dopo questo articolo devo ritornare ad affrontare un argomento cominciato qualche articolo fa e poi temporaneamente abbandonato, per varie ragioni, non ultime l’interesse causato dagli eventi di provato rilievo che si sono verificati recentemente, come quello di cui abbiamo accennato. Col prossimo articolo quindi riparleremo di TTIP e del perché non è conveniente all’Europa.

mercoledì 29 giugno 2016

Che brutti quei fischi al Parlamento europeo

Non credevo che al Parlamento europeo si permettesse (e ci si permettesse) di fischiare chi la pensa diversamente da te.
Quei fischi dimostrano che non è ancora stato recepito un concetto fondamentale che troppe volte diamo per scontato e che invece, evidentemente, così scontato non è: le persone sono libere di professare le proprie idee nel rispetto dei diritti altrui e di agire di conseguenza. Se si hanno argomentazioni contro le si esprima nel rispetto delle opinioni altrui ma soprattutto di chi le professa. Sarebbe saggio riflettere su certi fatti particolarmente significativi nel panorama politico internazionale, ma in Parlamento non c'è stata una sola analisi, non una sola riflessione sulle reali ragioni che hanno portato alla BREXIT. In compenso i fischi non sono mancati. Non mi è ancora del tutto chiaro se quei fischi fossero più all'indirizzo delle idee o più all'indirizzo della persona che se ne è fatta portavoce. Nel primo caso si tratta della manifestazione evidente del non rispetto delle idee altrui, nel secondo del non rispetto della persona, di chi professa idee diverse dalle tue. In entrambi i casi il messaggio che arriva non fa certo onore al Parlamento europeo. questa mancanza di rispetto, questo tentativo di umiliare, è offensivo, profondamente sbagliato, controproducente proprio perché denuncia e manifesta palesemente l’assenza della base stessa di una moderna Democrazia: il rispetto delle altrui idee e soprattutto di chi le professa. Nigel Farage ha fatto la sua battaglia, per altro dichiarata apertamente (ci ha messo la faccia, come si usa dire adesso!), annunciata da tempo e per tempo. L’ha fatta nel pieno rispetto di tutte le regole democratiche, con la forza delle sole idee. Probabilmente i fischi arrivano quando le argomentazioni le si giudica ormai inconsistenti, quando si pensa di non avere idee valide per controbattere in un civile confronto, particolarmente di fronte all’evidenza dei fatti.
Per questo personalmente, come cittadino europeo (in quanto cittadino italiano), esprimo il mio rammarico per lo spettacolo poco edificante di cui il Parlamento ha dato dimostrazione; esprimo il mio senso di vergogna rispetto a ciò a cui abbiamo assistito, e manifesto apertamente (visto che non lo fa nessuno) tutta la mia solidarietà nei confronti di una degnissima persona, Nigel Farage, che non ha fatto altro che esprimere liberamente le proprie idee, le stesse da sempre, e non ha fatto altro che applicarle coerentemente nel pieno rispetto di tutte le regole democratiche. Non si meritava certo di essere trattato così e credo anche che le scuse non sarebbero proprio furi luogo ma anzi piuttosto indicate.
Che brutti quei fischi al Parlmento europeo, in un luogo che dovrebbe e vorrebbe essere l'esempio del rispetto delle idee!

venerdì 24 giugno 2016

Vince il leave

E’ stato un grande esercizio di Democrazia. Il popolo britannico si è espresso! E’ Brexit, la Gran Bretagna esce dall’Ue!
L’evento è chiaramente di portata storica.
Questo evento dovrebbe costringere tutti i politici e i burocrati dell’Ue ad una riflessione, ad un esercizio autocritico che potrebbe risultare altamente proficuo se condotto con franchezza e coraggio, guardando nel profondo della propria coscienza. Ma il condizionale è d’obbligo perché le critiche costruttive in effetti aleggiavano già da tempo nei paesi membri dell’Ue, e sono state quasi del tutto ignorate, vi si è glissato sopra con grande sufficienza e alterigia, rispondendo un po’ distrattamente o con posizioni pregiudiziali, preimpostate, con enunciati retorici e dal sapore elettorale del tipo: <<di fronte a questo rispondiamo che c’è bisogno di più Europa!>>. Sta tutta qui la capacità di risposta degli esponenti politici o si può sperare in qualcosa di più articolato? Sta tutta qui la capacità di risposta, in una risposta che significa tutto e il contrario di tutto, tutto e niente?! Ripetiamo dunque che il condizionale è d’obbligo, vista l’esperienza; ripetiamo dunque che ‘dovrebbe’, ma non c’è certezza, perché l’esperienza ci insegna appunto che vige una certa sorda ostinazione a tale proposito, l’ostinazione del pensiero unico sull’Europa la cui esistenza da tempo denunciamo.
Liberi di crederci o di non crederci naturalmente ma quando ricevi sempre e soltanto la stessa risposta, cominci a pensare di parlare a degli automi, e quando cominci a pensare di essere governato da automi, ti spaventi e cerchi una via di fuga. E’ ragionevole pensare adesso ad un qualche tipo di autocritica?
Ma dove risiede l’errore? Perché molti cittadini europei ritengono la permanenza nell’Ue così poco appetibile? Quali sono le politiche sbagliate che generano tutta questa diffidenza e questo tipo di reazioni? Perché l’Ue non è più così attraente?
Queste ed altre sono le domande da porsi; eluderle nuovamente significherebbe persistere nell’errore.
Come prime risposte, poiché anche le risposte naturalmente nel frattempo sono giunte, si potrebbero rispolverare alcune delle argomentazioni del fronte del Brexit: <<l’Ue è governata da una élite non eletta francamente indifferente alle sofferenze che le sue politiche stanno causando>>. E’ solo una delle opinioni ma è già significativamente densa di senso. E’ possibile anche qui aspettarsi un qualche tipo di autocritica?
Sarebbe il caso ma è certo che fino ad oggi questa autocritica non c’è stata.
In ogni caso questo malessere è presente da tempo in Europa e l’uscita della Gran Bretagna è solo il momento emblematico più recente di un processo che ha preso l’avvio dal tradimento del progetto dell’Europa dei popoli in favore dell’Europa delle banche, attraverso il trattato ESM e il Fiscal Compact rispetto all’approvazione dei quali il nostro chiaro suggerimento era, ed è sempre stato, per il NO. Ci avevamo visto giusto e adesso il problema rimane e i danni che è capace di fare questo problema che è rimasto è incalcolabile.
Il fatto è che non ascolta oggi, non ascolta domani, ignora oggi, ignora domani, fai finta di niente oggi e fai finta di niente domani, le situazioni si compromettono e gli animi si esacerbano, si esasperano e la voglia di indipendenza chiaramente tende ad aumentare. Poteva essere evitata questa uscita? Sì, poteva, bastava ascoltere maggiormante le critiche, farle proprie, rifletterci sopra con spirito autocritico, venire incontro alle richieste di rappresentatività e Democrazia, ma così non è stato.
Quando si tocca la libertà decisionale, quando qualcuno che siede così lontano da te, prende decisioni al posto tuo, e queste decisioni neanche ti piacciono e, anzi, sembrano prese per danneggiarti, e oltre a ciò, non puoi neanche dire niente in proposito e se dici qualcosa non sei ascoltato; quando chi deve rappresentarti sembra voltarti le spalle e rappresentare qualcun altro (magari organismi europei o il mondo finanziario), c’è da sentirsi toccati nel vivo, e cominci a chiederti: dov’è finito l’art. A del trattato di Maastricht?
Ma la Gran Bretagna ha preso una decisione e l’Inghilterra ha avuto in questo un ruolo decisivo: si esce dall’Ue!
Certo adesso, sulle prime, qualcuno vede solo i lati negativi, ma sono in tantissimi a gioire; certo adesso è un momento reso difficile dalla temporanea turbolenza dei mercati ma non sarà per sempre e, comunque la si pensi dobbiamo prendere atto della decisione del popolo britannico, piaccia o non piaccia. La Democrazia ha vinto, il REFERENDUM ha vinto! Quando le acque si saranno calmate quello che emergerà con chiarezza è che in questo giorno qualcosa ha vinto e qualcosa ha perso, e ciò che ha vinto con chiarezza è lo spirito di libertà che cerca di affrancarsi dallo stato di minorità, e ciò che ha perso è la retorica del pensiero unico sull’Europa, monolitica e ripetitiva, sorda e ostinata!

martedì 21 giugno 2016

Del BREXIT

Dispiace molto constatare l’alto numero di ingerenze che fioccano per turbare gli animi e condizionare il voto dei britannici sulla BREXIT, per dirigerlo sul non uscire. E’ il solito tentativo che si esprime con il solito terrorismo psicologico che dipinge scenari catastrofici con estrema e studiata esagerazione.
Forse affidandosi anche al concetto del sennò son botte.
Invece penso, come Stiglitz, che anche in caso di uscita non debbano sussistere minimamente azioni ‘punitive’ nei confronti della Gran Bretagna. Del resto che questo concetto esista lo deduciamo proprio dal fatto che lo stesso Stiglitz ammonisce a non usarlo. E il solo ventilarne l’ipotesi, ancorché velatamente, influenza ovviamente la gente. La psicologia non è certo assente da questa campagna referendaria.
La sproporzione delle forze in campo sui pronunciamenti pro o contro l’uscita è tutta a favore del contro in termini di spazi mediatici e di uomini immagine.
Questa sproporzione di forze troppo stridente mi ha indotto a lasciare la posizione di prudenza ed equidistanza che avevo intenzione di assumere e che di fatto ho assunto per tutto l'arco della campagna referendaria. Una posizione di rispettosa distanza, anche visto che i britannici sanno pensare molto bene da soli alle proprie questioni, per lasciare giustamente ai britannici quindi le questioni di loro pertinenza senza interferenza alcuna. Questa sproporzione di forze però, mi ha spronato e sospinto ad esprimere alcune timide opinioni, alcune blande idee, ma per il semplice tentativo di riequilibrare quegli squilibri generati da quella che, vista dall’Italia sembra una disparità, per così dire, di spazi espositivi, o di uomini immagine, appunto. Il tentativo, benché oggettivamente pretenzioso, fa parte della mia natura che tende sempre alla ricerca dell’equilibrio (sarà per l’ascendente bilancia! Permettetemi una battuta.) fino al punto di farmi protendere a spostare i pesi della bilancia vuoi da una parte vuoi dall’altra fino all’ottenimento dell’equilibrio cercato.
Equilibrio è equità, equilibrio è giustizia.
Altro elemento che sottolinea la pretenziosità dell’intento è la scarsa udienza che i miei articoli generalmente hanno, e il fatto che non dubito possano riuscire piuttosto ostici al lettore britannico, che sarebbe il legittimo destinatario del messaggio qualora volessi realmente tentare di incidere su un REERENDUM che in realtà non penso proprio di poter influenzare minimamente, visto che poi sono scrivo in italiano e forse in un italiano non proprio semplicissimo, direi arzigogolato. Diciamoci la verità, sono consapevole che questo articolo non influenzerà in alcun modo il REFERENDUM, ma forse il casuale lettore italiano che si trovasse a passare da qui, legendo potrà forse farsi una certa idea e magari modificare in parte le sue posizioni, e mi riterrei già soddisfatto. Ciò nondimeno la mia natura è quella, e mi suggerisce che uno dei fronti, quello dell’uscita dall'Ue, abbia subito svariati danni dalla sproporzione dei pronunciamenti e purtroppo anche a causa di un gesto inconsulto e ingiustificabile di cui tutti sappiamo.
Ecco dunque il tentativo (non tentativo) pretenzioso, espresso in una formula: riequilibrare gli squilibri generati da un gesto squilibrato.
Ma dobbiamo quindi entrare nel merito. Il fatto è che obiettivamente, alcune argomentazioni a favore dell’uscita sembrano particolarmente fondate e basate su dati estremamente realistici. Una di queste, cui si da pochissimo spazio giornalistico, centra il problema secondo me principale, ponendo l’accento sull’assenza di rappresentatività e di Democrazia in questa Ue. Questo è un fatto centrale, fondamentale, direi, per comprendere il fronte pro BREXIT!
Non posso certo rimanere indifferente a questa tesi, visto e considerato che denuncio da tempo (praticamente da quando scrivo su questo Diario Elettronico) l’esistenza di questo stato di cose; non posso certo restare indifferente visto che denuncio da tempo anche la sordità delle istituzioni europee nel recepire queste critiche, che non sono certo solo le mie ma sono anzi piuttosto condivise e in fase di allargamento dei consensi. Come potrei rimanere indifferente a questa tesi? E’ in gioco anche la mia coerenza e confesso che su di me essa esercita una certa presa. A questa argomentazione, in Gran Bretagna, sul fronte del BREXIT si somma oggi quella estremamente significativa e purtroppo altrettanto realistica, dell’indifferenza (sottolineo l’indifferenza) alle sofferenze causate alla popolazione europea, da parte dei dirigenti di questa Ue che, sintomaticamente dimentichi, e quindi lontani, dall’art. A del trattato di Maastricht (che pure è stato sottoscritto da qualcuno!), prendono decisioni che pesano fortemente sulle spalle dei cittadini europei da posizioni sempre più distanti dagli stessi, e non vicine, come l’art. A del citato trattato invece vorrebbe.
Così, la denuncia dell'assenza di Democrazia e rappresentatività son argomentazioni a mio giudizio valide.
Ma parliamo adesso di un altro concetto: lo stato di minorità! Ora, cos’è lo stato di minorità?
Diciamo con Immanuel Kant che minorità "è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro" e poi aggiungiamo, sempre con lui che "L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso [...] Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!-è dunque il motto dell'Illuminismo".
Anche questo concetto sembra echeggiare nel cuore del fronte del Brexit.
Un'altra argomentazione che suscita un certo consenso nello stesso fronte è quella che denuncia l'eccessiva egemonia della Germania sul resto dei paesi dell'unione per cui essa assume la fisionomia del marito, e gli altri paesi assumono la fisionomia delle mogli.
Mi viene in mente che c’è una famosa canzone in Italia che dice: <<dieci ragazze per me posson bastare!>>
Ecco, potremmo chiosare dicendo che la Germania addirittura ne vuole 27, non una di meno!
Ci sono argomentazioni di vario tenore evidentemente ma ciascuna a proprio modo è capace di esercitare un certo consenso e di fare breccia breccia nel cuore della gente, perché sono tutte intrise di un fondo di verità e vanno all’essenza del concetto di libertà.
Queste argomentazioni non c’entrano con la violenza. Sono anzi tenute vive proprio per dire no alla violenza!
Queste argomentazioni non c’entrano con il drammatico fatto purtroppo accaduto e che ha sciupato quella che avrebbe dovuto essere, al di là di quello che sarà l’esito, una festa della Democrazia, solo una festa della Democrazia!
Ecco perché al di là delle strumentalizzazioni, queste argomentazioni scelte, che non sono in sé né xenofobe, né violente ma, al contrario, pacifiche e giuste, riescono a toccare comunque corde profonde.
Visto che in favore del restare (nell'Ue, s'intende) si sono mossi carichi da novanta, si permetterà ad un semplice cittadino, letto da pochi, che scrive in italiano, di esprimere alcune opinioni che tendono semplicemente a voler riequilibrare uno squilibrio, dimostrando che il fronte dell’uscita (sempre dall'Ue, s'intende), del Brexit, ha delle opinioni da esprimere, che queste opinioni sono legittime, che hanno un senso e che non sono connesse in alcun modo con la violenza e con quel gesto inconsulto di cui non avremmo mai voluto sentir parlare, quella violenza inammissibile, assurda, generata da odi di cui solo Dio conosce tutti i pensieri limitrofi, annessi e connessi, tutti.
Quelle opinioni benché relegate (quantomeno in Italia) in secondo piano da tutte le testate giornalistiche o quasi hanno una propria ragion d’essere, hanno una propria dignità!
In ogni caso, comunque la si pensi, se la Gran Bretagna uscirà non sarà un disastro, per nessuno! E se rimarrà non sarà una festa, tutto qui, poiché sappiamo già com’ è l’oggi, lo rivivremo domani, tale e quale.
Ma su una cosa saremo almeno tutti concordi: il REFERNDUM avrà vinto!!!
Ma poi…proviamo per un momento a immaginare…proviamo a pensare se, vincendo il fronte dell’uscita, l’Ue si mettesse a riflettere sui propri errori! Sarebbe bello!
Proviamo a pensare se, vincendo il BREXIT, si ripristinasse per miracolo la rappresentatività in questa Ue! Sarebbe bello!
Proviamo a pensare se, vincendo il leave, si ripristinasse la Democrazia nell’Ue! Non sarebbe forse bello?
Proviamo a pensare se, uscita la Gran Bretagna, l’Ue si mettesse a riflettere realmente, almeno di fronte a questo, sul vero concetto di mercato libero! Sarebbe un passo in avanti!
Proviamo a pensare se, con l’uscita, qualcuno si svegliasse finalmente e si mettesse ad ascoltare!
Anche questo sarebbe un passo in avanti!
E proviamo a pensare ancora se in seguito a questa uscita, pur sempre rettificabile, certamente non irreversibile, l’Ue si facesse finalmente carico delle sofferenze causate ad ogni singolo cittadino, per esempio, al popolo greco e a tanti altri cittadini!
Non si leverebbe forse un grido di giubilo?!
E chi potrebbe fare tutto questo se non la Gran Bretagna?!
E’ così che, con questo REFERENDUM, anche quegli stati che sono consapevoli di non poter osare tanto, convogliano in qualche modo le proprie speranze su un esito che potrebbe significare libertà e Democrazia, autodeterminazione e speranza.
Ora, di fronte a tutto questo, sapendo che niente è irreversibile, che tutto si può aggiustare,
sarebbe così delittuoso scrivere e dire…BREXIT?!

venerdì 17 giugno 2016

A proposito di ponti

Il ponte con la Russia era già stato creato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, cui rivolgiamo i nostri migliori auguri, il cui ultimo governo sappiamo, per altro, essere stato sovvertito da indebite ingerenze antidemocratiche di talune istituzioni europee. Qualcuno con costante e invisibile lavorio ha distrutto questo ponte e sarebbe interessante approfondire chi e come. Sarebbe un compito da demandare ad esperti giornalisti e storici quello di approfondire tale questione…ma qualche idea ce la possiamo comunque fare…
In ogni caso checché ne dica la Cancelliera federale tedesca Angela Merkel, non è mai troppo presto per togliere le sanzioni alla Russia, visto che sussistono fondati sospetti che per giungere a comminarle, queste sanzioni, ci si sia spinti troppo oltre, comunque troppo audacemente verso qualche sofisticata ingegneria tattico-politica, rischiando con grande superficialità e molto irresponsabilmente un conflitto armato all’interno dell’Europa.
Questioni veramente molto importanti su cui riflettere per l'equilibrio mondiale futuro…

lunedì 13 giugno 2016

Altra comunicazione di servizio

Personalmente ho una concezione troppo alta del diritto per pensare che sia giusto regredirlo a mezzo di scambio contrattuale! E’ francamente troppo! Ho già espresso questo concetto altre volte, per esempio nell’articolo “Se questo è il nuovo che avanza 2” ma merita ribadire certi concetti ogni tanto, nonché la propria posizione. Così sono a fare questo, a esprimere di nuovo un concetto in cui credo profondamente: i diritti non sono merce di scambio contrattuale. Essi sono sanciti dalla nostra Costituzione, oggi così pesantemente messa in discussione e sono inalienabili. Chiunque pensi di farne oggetto di scambio, chiunque pensi cioè di poter proporre ad un qualunque cittadino lo scambio dell'esercizio di un diritto con qualcos'altro, magari con un altro diritto, è in torto e in errore. Chiunque pensi di poter dire: <<ti concedo un tuo diritto se rinunci all'esercizio di un altro diritto!>>, per esempio la concessione del diritto al lavoro (già sancito dalla Costituzione e quindi fuori discussione) in cambio della rinuncia all’esercizio della libertà d'opinione, commette un abuso ed un errore di partenza, un errore originario, di impostazione, per capirsi. Verrebbe da chiedersi quale opinine abbia della Costituzione un simile personaggio!? Se a farlo è un esponente istituzionale poi, che quei diritti dovrebbe sempre difendere a spada tratta, sempre e comunque, senza se e senza ma, l’errore è ancora più grave. Più alto è il ruolo istituzionale che riveste l’esponente in questione e più grave è l’errore, l’abuso. Vi è in questo un rapporto di proporzionalità diretta!
Benché sia intuibile da chiunque, chiediamoci retoricamente: qual’è questo errore esattamente? Innanzitutto quello di pensare che il raggiungimento di un ruolo istituzionale importante abbia conferito la facoltà di ‘possedere’ i diritti degli altri, al punto da pensare di poterli concedere o non concedere arbitrariamente a seconda della convenienza, magari dello stato d’animo, di come ci si sveglia la mattina oppure a seconda di come il legittimo detentore dei propri diritti (il cittadino defraudato), risponde alle sue proposte o pseudo proposte, tra le quali potrebbe annoverarsi anche quella di cambiare idea su talune questioni che si ritengono politicamente rilevanti o quella di non manifestarle. E’ tutta vecchia politica, lo ribadisco: niente di nuovo sotto il sole.
Ma riprendendo il discorso, questo significa che si pensa di possederli, appunto, questi diritti, che si pensa altresì di poterli usare per i propri fini, e che si pensa anche di aver raggiunto un livello di potere tale da essere al riparo da eventuali critiche che si muovessero a contestare un simile atteggiamento, per cui ci si fa forti del ruolo raggiunto, dei privilegi conquistati dando per scontato che sussisteranno per sempre.
E’ un errore gravissimo naturalmente, e tutti per poco che vi riflettano sarebbero in grado di capirlo.
Il danno sociale è enorme, l’abuso pure, l’esempio dei più deleteri, la prospettiva che preannuncia, foriera di scenari in cui il diritto regredisce, torna indietro. In altri termini si tratta di un passo indietro, di un ritorno al passato! In tutto questo non si vede proprio il nuovo che avanza!
Così tornerò a ripetere che chiunque cerchi di arrivare a fare di un diritto, qualunque esso sia (e a chiunque esso appartenga) una merce di scambio, deprime la nozione stessa di diritto nella sua più alta accezione e di fatto mette in pericolo lo Stato di diritto stesso, ed estensivamente tutti i diritti di tutti i cittadini della Nazione in cui lo Stato di diritto in questione trova la sua attuazione, ovvero commette un illecito, un vero e proprio abuso.
Chiunque proponga uno scambio del genere poi, mette in luce di temere opinioni contrarie alle proprie, e questo timore è il sintomo di una assenza di autopersuasione rispetto alle stesse, rispetto cioè a quelle idee che si vorrebbe promuovere. E questo naturalmente viene percepito in qualche modo ed ha un effetto preciso in chi lo percepisce. Chi cerca invece di promuovere il vero miglioramento della società, il vero progresso, dopo aver proposto un’idea, cerca deliberatamente quelle diverse e magari contrarie, per sottoporle ad una prova, ma anche per favorire un rapporto dialettico costruttivo magari incentrato sull’ironia socratica (che è cosa diversa da quella che chiamiamo comunemente ironia).
Chi cerca il miglioramento e il progresso effettivo non cerca epurazioni e non mette bavagli!
Per quanto mi riguarda ribadirò un altro concetto ancora, anche questo già espresso nell’articolo citato, a dimostrazione del fatto che sono idee che, chi pretende di conoscermi, dovrebbe sapere che professo da tempo, e che sono quindi già note (nessuno stupore quindi se non ho cambiato idea): non rinuncerò alle mie opinioni, neanche quando le si vorrebbe barattare con la non soppressione dei miei diritti.
Sarà piuttosto vero che chi pensa di sottrarmi diritti, chi cercherà di regredirli a merce di scambio (i miei e non solo i miei), minacciandoli, cercando di togliermeli, si mette in una condizione di grave errore e, com’ è ovvio, naturale e scontato che sia (la scienza sacra insegna!), ne renderà conto certamente a Dio!


mercoledì 8 giugno 2016

Comunicazione di servizio...

Partiamo da alcune considerazioni lapalissiane, evidenti: i messaggi esistono; i messaggi si servono di codici; i codici possono essere cifrati; il messaggio veicolato da un codice cifrato è più difficile da comprendere (è di più difficile interpretazione) di un messaggio veicolato da un codice evidente, chiaro, abituale poiché è necessario conoscere la cifratura; viviamo immersi nei messaggi.
A partire da queste considerazioni, piuttosto condivise, vorremmo aggiungere queste altre: i messaggi, sia che si tratti di messaggi che usano codici abituali, sia che si tratti di messaggi che usano codici cifrati, possono essere generati consapevolmente o inconsapevolmente. Vi è di fatto la possibilità di generare involontariamente uno o una moltitudine di messaggi. Di più, essendo l’uso dei codici cifrati più difficile da dimostrare rispetto all’uso di un codice abituale, si può sfruttare questa difficoltà per millantare l’uso di tali codici anche quando questo uso non c’è. Inoltre si può additare un messaggio generato inconsapevolmente come un messaggio generato consapevolmente e intenzionalmente e cambiarne così radicalmente la natura, il senso il significato.
Chiamo chi interpreta un messaggio fortuito come un messaggio intenzionale, lettore sintomale. Il lettore sintomale cioè legge parti o totalità di un messaggio come se fossero il sintomo di una ideologia di una intenzione, di un programma, anche quando questa ideologia, questa intenzione, questo programma non c’è e non ci può essere. Le letture sintomali quindi, sono letture ‘cattive’ come direbbe Umberto Eco, perché bisogna far dire alle persone ciò che intendono realmente dire e non ciò che dicono malgrado le proprie intenzioni.
Ciò premesso, diffido chiunque, lettori sintomali inclusi (ed anzi particolarmente quest’ultimi), dall’interpretare in modo sintomale, cioè ‘cattivo’, cioè interessato, qualsivoglia messaggio intenzionale e non intenzionale, ma particolarmente questi ultimi, cioè particolarmente i messaggi non intenzionali (che potrebbero usare casualmente e fortuitamente codici cifrati o che sembrano tali, simbologie, associazioni simboliche e semantiche e quant’altro ancora, ancorché parzialmente e imperfettamente, poiché appunto inconsapevolmente) per piegare questa lettura ai propri fini, ai propri scopi, spesso opposti magari a quelli che generalmente promuove chi è vittima di tali letture.
Il che la dice lunga sull’onestà intellettuale di simili operazioni.
Una delle moderne forme di violenza infatti, consiste proprio nel far dire alle persone cose che in realtà esse non dicono, per sfruttare questo a vari fini e a vari scopi, spesso anche politici e non solo…
Personalmente, quando ho qualcosa da dire e ritengo di volerla dire, la dico apertamente, chiaramente e semplicemente, intendendo per ‘semplicemente’ attraverso l’uso di quella modalità interpretativa diretta che non abbisogna e non necessita di codici cifrati o simili, nella totale assenza cioè di messaggi secondari o subliminali. Chi vuole farsi una idea delle mie opinioni può quindi leggere ciò che scrivo ed avrà una idea abbastanza precisa, ritengo, anche se forse non esaustiva.
Per quanto mi riguarda quindi dirò questo, che non sono in alcun modo responsabile della generazione di messaggi casuali e che non si può dire di essi che siano intenzionali anche e soprattutto se terze parti intervengono meno casualmente per farmi dire cose che in realtà non dico e non ho intenzione di dire o che addirittura non mi passano nemmeno per la testa o che non condivido o, ancora, che ho già smentito con eventuali miei scritti, ecc. ecc.
Ciò (questa assenza di responsabilità) vale anche per qualsiasi altro argomento di qualsiasi altro ambito di cui magari non ho espresso opinioni...


giovedì 2 giugno 2016

Evviva la Repubblica!!!

Visto che pare condivisa l’opinione secondo la quale dobbiamo sensibilizzare i giovani al rispetto della Repubblica, della sua storia ma, direi, anche del suo futuro, non ci tireremo indietro e faremo nostra questa proposta, con un modesto ma spero non inutile contributo.

Qualche breve cenno storico: la Repubblica nasce prima della Costituzione ma sull’urgenza di dare una risposta immediata al problema più incombente: Monarchia o Repubblica? Risolto il dilemma a favore della Repubblica, si è sentita subito come necessaria la creazione di una Carta, la Costituzione ed è stata quindi formata l’Assemblea costituente avente lo scopo di scriverla. Serviva una carta che ne sancisse la natura, i principii fondamentali, le fondamenta giuridiche, che ne diventasse la fonte del diritto!
La Costituzione quindi, in un certo senso, si identifica con la Repubblica stessa, ne è l’elemento vitale, la carta d’identità, più ancora, l’anima. E così come in un uomo non può esservi corpo senza anima, così non può esservi Repubblica senza Costituzione.
Se dunque storicamente prima c’è la Repubblica e poi la Costituzione, ciò nondimeno quest'ultima costituendo la Repubblica stessa, in certo qual modo idealmente la precede.
Partiamo da questa affermazione dunque: non c’è Repubblica italiana senza una Costituzione della Repubblica Italiana (il nome stesso, Costituzione, sta ad indicare che essa la costituisce come tale, come Repubblica!) che la dichiari tale, che la supporti e che ne indichi i principii e i fondamenti giuridici.
Oggi questa Costituzione, definita “La più bella del mondo” è pesantemente messa in discussione. A difenderla (non finiremo mai di ringraziarli) i partigiani dell’ANPI, con grande coerenza, gli stessi che hanno contribuito a scriverla.
La Costituzione è figlia dell’Assemblea costituente, che è figlia della Repubblica, che è figlia della Resistenza, quella combattuta dai partigiani per difenderci dagli assolutismi e dalle dittature sempre proclive a sottrarre diritti se non addirittura a promuovere la costruzione di campi di sterminio per vere e proprie epurazioni di massa.
Dovrebbero essere passaggi abbastanza semplici da comprendere per chiunque, se vogliamo potrebbero essere esplicati meglio, è vero, ma sto sintetizzando e mi espongo quindi ai rischi delle sintesi.
Comunque, se questa festa della Repubblica avviene in un clima pesante, si deve al fatto che pesante e stridente è la contraddizione di chi celebra una festa, quella della Repubblica appunto, che è storicamente associata alla Resistenza, e alla Costituzione, mentre contemporaneamente assiste allo spettacolo di una pesantissima revisione di quest’ultima, con molti cittadini che sono preoccupati per l’incertezza che ne deriverebbe.
E’ per questo che il clima non è dei migliori, si avverte tutto quanto l’imbarazzo della contraddizione stridente in atto.
Vorremmo sensibilizzare i giovani all’amore per la Repubblica e questo, per noi coincide con la sensibilizzazione all’amore per la Costituzione e all’impegno di sempre attuarla.
E proprio per questo ascoltiamo quindi le parole di Calamandrei rivolte esattamente ai giovani, ascoltiamo dalle sue parole dov’è che nasce la Costituzione:

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione. »

(Piero Clamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano 26 gennaio 1955)

Chi ne cerca una revisione così pesante avrà pensato a questi luoghi? Vi avrà pensato almeno oggi in cui si festeggia la Repubblica? Speriamo di sì ma temiamo di no! In ogni caso, speriamo…
Ma per tornare alla festa della Repubblica chiediamoci anche: in che scenario avviene questa stessa festa? Cosa accade in giro per il mondo?
Mi viene in mente che sono di qualche giorno fa alcune dichiarazioni dell’economista Zingales che, dall’altra parte dell’Atlantico, preannunciava e quasi auspicava l’intervento del MES in Italia. Non possiamo…non possiamo proprio in questo giorno di festa, fare finta di niente e girare la testa dall’altra parte, non possiamo proprio fare finta di non aver combattuto certe battaglie contro l’approvazione del MES, non possiamo proprio fare finta che niente stia accadendo mentre la realtà ci dice che è in atto e sussiste un progetto per cedere la sovranità dell’Italia e trasferirla, da organismi democraticamente eletti ad organismi che invece non lo sono.
Organismi appunto come la Troika e il MES che ne è la strutturazione permanente in Europa. Questo processo di sostituzione è illegittimo, antidemocratico, prepotente, e come tutti i progetti illegittimi, antidemocratici e prepotenti, cerca di non sembrarlo, e, che lo sembri o no, in ogni caso è profondamente sbagliato.
Come cittadini di uno Stato sovrano, come cittadini di una Repubblica, oggi festeggiata, abbiamo il dovere di denunciare l’esistenza di questo processo e il fatto che esso si alimenti di molteplici sviste e leggerezze, di deresponsabilizzazioni e autoassoluzioni, nonché di falsi miti di progresso, di dogmi e superstizioni.
Abbiamo il dovere di avvertire i nostri giovani concittadini che se il progetto va in porto, essi non potranno più essere rappresentati degnamente dalla politica italiana poiché essa, attraverso varie ingegnerie politiche, non ultime le nomine e le immunità (cioè attraverso l’impossibilità di eleggere i propri rappresentanti poiché scelti dalle segreterie di partito, come i senatori per esempio) rappresenterà le decisioni della Troika, cioè di un organismo non democraticamente eletto e quindi non rappresentativo. Abbiamo il dovere di avvertire i nostri giovani concittadini che se il progetto va in porto il loro futuro non sarà più scritto dalla Costituzione ma da persone lontanissime e non elette da nessuno.
Ora, perché sussista la necessità di un intervento del MES (Troika), cioè di un commissariamento, le cose per le banche bisogna che vadano male. A chi imputare la colpa di un simile andamento? Difficile a dirsi quando si approvano leggi che deresponsabilizzano la dirigenza e fanno pagare i danni della pessima gestione ai correntisti! Difficile a dirsi quando questi danni sembrano quasi cercati, chissà, magari proprio per fare intervenire la Troika (ecco come l’attuale strutturazione comunitaria e para-comunitaria crea le premesse di inusitati e immani conflitti di interessi!).
Viene da chiedersi cioè se per caso non si applichino quelle modalità che sfruttano il paradigma chapliniano de “Il monello”, cioè la divisione in due squadre della stessa squadra, con i seguenti compiti assegnati: all’una il compito di spaccare il vetro, all’altra quello di sostituirlo, come nel celebre film. Così si avallano e prendono atto le politiche bancarie fallimentari in Italia (e in Europa), le tendenze autolesionistiche, quelle che creano danni ingenti al Paese, per cui si comincia ad intravedere come necessaria (in vero le alternative ci cono sempre!) l’intervento della Troika (ESM), per sostituire il vetro rotto. E come interverrebbe il MES? Con prestiti ceduti in cambio di rigide condizionalità cioè in cambio del diritto di creare l’agenda politica economica (e non solo economica) Italiana.

A questo punto è necessaria una breve parentesi per riassumere come ci si è creati una gabbia con le proprie mani, come si è arrivati a questo.

Sono incredibili i passaggi che hanno portato a questo! L’Italia di fatto ha avallato l’organismo ESM, durante il governo Monti, non democraticamente eletto, insediatosi su richiesta della BCE (Banca Centrale Europea), con grave e illegittima ingerenza, per sostituire un governo democraticamente eletto (quello dell'ex cavaliere). Ora, dalle interviste, nessuno di coloro che l’hanno approvato aveva neanche letto il trattato ESM. L’Italia si è creata da sola la gabbia nella quale qualcuno adesso vuole rinchiuderla! A niente sono valsi i proclami accorati di chi cercava di mettere in guardia dai rischi di una simile approvazione! Dopo questo l’Italia ha ceduto 60 miliardi di euro a questo organismo (altri 65 sono previsti), in un periodo di grave crisi, di contrazione dei consumi ecc., in cui si poteva usare questa cifra per rilanciare l’economia. Invece (altro comportamento autolesionistico) ce ne siamo privati e probabilmente (cosa che sto cercando di capire da tempo, e che chiedo da tempo) sono stati presi a debito! Da dove? E possibile avere finalmente una riposta? Ci sia data una risposta, per favore!
Così l’Italia potrebbe aver preso a debito una cifra più che consistente per cederla ad un organismo che si muove al di fuori del diritto comunitario, per farseli rendere alla bisogna (sempre a debito, nota bene) dallo stesso organismo e sotto rigide condizionalità, cioè al prezzo dell’abdicazione dell’Italia a scriversi autonomamente l’agenda politica per farsela scrivere dalla Troika, dal MES! E’ un atteggiamento che può essere chiamato semplicemente folle! Non ci sono altri termini per descriverlo! Se avessimo rifiutato l’ESM e ci fossimo tenuti quella cifra ci avremmo guadagnato due volte. Ma a questo porta il bieco e retorico internazionalismo di facciata, a questo porta la retorica dell’interdipendenza, a questo portano le liste di nominati che rispondono solo ai partiti, a questo porta l’atteggiamento di non leggere i trattati che si sottoscrivono. Così sono in molti oggi, quelli che pur avendo approvato l'ESM, celebrano la festa della Repubblica, ma forse adesso è più chiaro, o almeno così si spera, che la cosa è in qualche modo contraddittoria, visto che i conflitti di interesse che la presenza di questo organismo porta in Europa, ed il potere che esso ha  sono tali da mettere in crisi una intera Repubblica. 
Ci credo poi, che il debito pubblico aumenti, e l’Ue (sembra quasi una presa in giro), chiede di ridurre questo debito, quando col progetto ESM ha probabilmente contribuito più di ogni altra cosa ad aumentarlo.
Vorremmo vedere i dati: da dove sono stati presi questi 60 mld di euro? Incidono sul debito pubblico?

Per chiudere la parentesi e tornare a parlare di Repubblica e della necessità di sensibilizzare i giovani alla stessa e alla Costituzione che la definisce e ne fissa i principii, dobbiamo quindi avvertire gli stessi giovani che sono in atto dinamiche di difficile comprensione ma che tendono a ledere la dignità della Repubblica, la sua integrità, la sua autonomia. Dobbiamo dirlo nel giorno della festa della Repubblica, proprio quando si pensa a quanto è costata, la nostra cara Repubblica!

Viva la Repubblica quindi, se viva lo è davvero, se è sovrana, se è libera…per quanto?