Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







mercoledì 9 settembre 2015

Addio Fiammetta!!!

Un doveroso saluto alla cara maestraVigiani Bonamici Fiammetta, che nei giorni scorsi si è spenta.
Medaglia d'oro della Pubblica istruzione, Benemerita dell'Arma dei Carabinieri, prima donna socialista (quindi prima donna e apripista per le succesive quote rosa) ad essere eletta nel Comune di Borgo San Lorenzo, come ricorda una targa di cui l'ha omaggiata il segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini.
Cinque anni di scuola intensi, sereni, ricchi di esperienze, di gite, di canti, di spettacoli e di quell'entusiasmo che sempre ha saputo infondere nei suoi alunni.
Una passione per l'insegnamento la sua che allora si identificava, come più volte successivamente mia ha detto, nella speranza e anzi nella certezza di migliorare il futuro di ognuno di noi e la stessa Nazione.
Una passione per l'insegnamento che non si è mai assopita neanche dopo il pensionamento e che ha sempre portato avanti con lucida consapevolezza, affidandola poi a quell'approccio peripatetico di cui ogni tanto mi accennava. C'era sempre qualcosa da imparare parlando con lei, anche durante una passeggiata ai giardini, o di fronte a una tazzina di caffè.
Sempre presente ai miei recenti compleanni finché ha potuto, ha lasciato un vuoto, prima in quelli, quasi a suggerire sommessamente l'avvicinarsi di un più radicale saluto, un avvicinarsi vissuto tuttavia da vera donna di fede, in modo estremamente sereno e dignitoso. Si è spenta nel sonno.
Anche se la Fiammetta se n'è andata, il suo ricordo sarà sempre con noi!

domenica 6 settembre 2015

Ascolto e coscienza


E' ancora impressa nella mia mente la lezione che il compianto Padre Giuseppe dei Cappucini, mio confessore (grandissimo confessore!) ha saputo lasciarmi: dal male non nasce il bene, non si fa il male per il bene e dall'ingiustizia non nasce la giustizia!
Non so se lo sapesse o se lo ignorasse ma già stavo facendo autonomamente valutazioni di questo tipo, arrivando a pensare che da una azione lesiva del diritto e della dignità, da una azione sbagliata denotabile come ingiusta e negativa, scaturiscono catene di azioni corrispondenti, dello stesso tenore, come se dalla prima scturisse una sorta di peccato originale trasferentesi alle sue derivazioni.
Da una azione violenta scaturisce una catena di azioni violente e il male si nutre di se stesso espandendosi. Viceversa da una azione contraddistinta dal bene, dal buon senso, si sviluppa una catena di azioni corrispondenti, dello stesso tenore e quindi benefiche, non violente, che immettono nella società benefici, in altri termini scaturisce il bene, il quale si nutre e si alimenta di se stesso.
E' quindi molto importante e direi basilare il segno che mettiamo alle nostre azioni.
Ho dovuto ascoltare molto la mia coscienza prima di giungere a questa consapevolezza.
Il primo dovere di un essere umano infatti è, secondo me, quello dell'ascolto della propria coscienza.
Attraverso le religioni si sono sviluppati dei sistemi che conducono alla coscienza come al più alto valore. Quando si parla di ascolto ecco quindi qual'è il più alto grado di ascolto che si può raggiungere, quello della coscienza.
Non è forse questo di cui ci parla il profondo simbolo denominato l'etere nel cuore?
Ascoltare significa quindi soprattutto e innanzitutto ascoltare la propria coscienza.
Ma ci sono infiniti modi per eclissare e far eclissare agli altri l'ascolto della coscienza, ci sono infiniti modi per comprometterlo, per renderlo difficile e tra questi infiniti modi ve n'è uno che è costituito dal dare suggerimenti sbagliati soprattutto verso terze persone, suggerire cioè di compiere il male verso terze persone.
Chi riceve un simile consiglio può sottrarsi alla diffusione del male e dell'ingiustizia (e contestualmente all'eclissi della coscienza) soltanto esercitando l'obiezione di coscienza e dicendo: <<No, io non faccio questo, la mia coscienza me lo impedisce!>>.

Ho sempre ravvisato una certa sintonia con padre Giuseppe, da questo punto di vista:
dal male non nasce il bene, da un'ingiustizia non nasce la giustizia!
Non solo ma anche: dal male si sviluppa il male e dal bene si sviluppa il bene!
Infatti per giustificare il male e l'ingiustizia si cercano alleati e questo dimostra essere vero ciò che si diceva sopra, cioè che dal male derivano, si scatenano e si sviluppano catene di male, ed è così che si satura la società di negatività e si snatura il senso delle leggi e del diritto, anche quel diritto che la fede ha contribuito a creare con laute immissioni di coscienza nella redazione, per esempio, di certi articoli fondamentali anche della Carta costituzionale.
L'ingiustizia crea ingiustizia, non c'è alcun dubbio al riguardo.
Per giustificare queste catene di male, col passare del tempo, l'esperienza umana ha cominciato ad adottare varie tecniche e strategie, non ultima quella di usare espressioni che fino a prova contraria erano state usate correttamente almeno fino a quel momento, piegandole ai propri fini poco nobili, a quei fini per cui si è deciso di strumentalizzarle.
<<Vox populi, vox Dei!>>, è una di queste. Trattasi di un' arma a doppio taglio e forse perfino senza una vera e propria impugnatura quando viene strumentalizzata a fin di male e piegata a scopi non virtusi, a meno che questa impugnatura non rechi la scritta: arbitrio e violenza!
Infatti se è vero che Vox populi = vox Dei, cioè che la voce del popolo è la voce di Dio, questo lo può essere solo nel momento in cui la voce del popolo è la voce della propria coscieza, di una coscienza collettiva e non la voce di una calunnia o di una volontà intesa al male, intesa a commettere illeciti, a tradire il proprio codice deontologico, a fare della Costituzione carta straccia e via discorrendo!
Per cui ritengo che chi cerca giustificazioni teoriche all'ingiustizia usando per altro espressioni di questo tipo, sbagli clamorosamente.
Abbiamo già le leggi, non dobbiamo che applicarle!
E credo anche che la confusione, anche e soprattutto quella della coscienza, non possa esprimersi  altrettanto bene che nel momento in cui invita a commettere il male, a commettere l'ingiustizia, fornendo con l'esempio lo stimolo a fare altrettanto e quindi a diffondere nella società più alti valori ancora di ingiustizia.
Credo che Padre Giuseppe sarebbe d'accordo con me:
cercare giustificazioni teoriche all'esercizio del male e dell'ingiustizia è il principale atto contro Dio!
La semplicità e il rispetto delle leggi e del buon senso, di contro, il miglior modo di lasciare fare a Dio!

venerdì 4 settembre 2015

La squadra

Talvolta ci viene chiesto a quale squadra apparteniamo, con quale squadra stiamo!
In altri termini ci viene chiesto da quale parte stiamo...Ma rispetto a quale parametro, potremmo chiederci?
Magari non lo si chiede apertamente, ma lo si chiede con sistemi non convenzionali, o lo si fa capire...
La cosa in ogni caso personalmente non mi imbarazza, poiché non ho dubbi al riguardo: appartengo alla squadra  che difende la Costituzione, i suoi principii e i diritti che essa esprime.
Ed ancora alla squadra che riconosce nella coscienza e nell'obiezione di coscienza un metodo per la riaffermazione del diritto, dello Stato di diritto e dei principii costituzionali; principii da riaffermare per sé e per gli altri, validi per tutti, senza eccezione alcuna.
Questa è la mia squadra!
Mi trovo per questo forse, in scarsa compagnia, e me ne dispiace.
Ma un tempo non è stato così! C'è stato un tempo infatti in cui la squadra che affermava i principii costituzionali era una grande squadra, fatta di tantissime persone, la maggioranza.
Oggi non è più così pare, anche se a causa dell'esistenza di una sorta di sistema drogato e falsato da tanti fattori (vedi legge elettorale incostituzionale) non ci è dato sapere esattamente i dati reali, e non sussiste più una reale rappresentanza politica.
Ma possiamo chiederci: dove sta la ragione? In chi credeva nell'affermazione dei diritti e dei principii costituzionali o in chi crede che debbano essere cambiati se non addirittura aboliti?
Cosa è cambiato da ieri ad oggi! Molto evidentemente!
Si dirà che non li si vuole abolire ma cambiare, che li si vuole modificare perché vanno aggiornati!
Purtroppo dietro queste affermazioni spesso vi è il puro e semplice rischio di reprimerli senza sostituirli degnamente con diritti equipollenti.
Con quale squadra sto, quindi, l'ho detto, l'ho detto con chiarezza e non è concesso il poter equivocare su tale questione.
E' una posizione chiara. Dall'affermazione dei principii che questa posizione difende, si tutela tutti, senza distinzione di sesso, di religione, di convinzioni politiche, di condizioni sociali ecc. ecc.
In questo senso è una posizione decisamente laica, ma di una laicità che non esclude o non ghettizza chi legittimamente la pensa diversamente o secondo uno spirito anche più marcatamente religioso (che sulla basse dello stesso art.3 della Costituzione ha diritto di albergare) col quale in questo caso non sussistono né divergenze né contrasti.
Infatti la coscienza a cui le religioni in generale e quella cristiana in particolare fanno spesso appello, spinge a quegli stessi livelli di consapevolezza e quindi di scienza che hanno forgiato gli articoli della Costituzione stessa.
Oggi invece si assiste alla perdita della memoria, all'affievolimento della coscienza, all'anestesia morale (vedi Barthes), al tramonto degli ideali, alla distrazione di massa.
E' in questo clima che si vorrebbe mettere mano alla Costituzione, in un clima che non sa più perché quegli articoli sono stati scritti, in un clima in cui non pare proprio di ravvisare una vera legittimazione costituente, lontanissino da un clima costituente, lontanissimo da quel clima che è quello della mia squadra.
Oggi si è lontanissimi da quella cosienza che ha forgiato la Costituzione!
La prudenza di chi si rende conto di questa lontananza dovrebbe farsi sentire maggiormente.
Quella della Costituente descrive abbastanza bene la mia squadra.
E tu, a quale squadra appartieni?


venerdì 7 agosto 2015

Se questo è il nuovo che avanza 2

Vorrei intanto premettere che ho una concezione troppo alta del diritto in generale e dei miei diritti in particolare per regredirli a ruolo di merce di scambio contrattuale.
Chiunque cerchi di arrivare a fare di un diritto, qualunque esso sia (e a chiunque esso appartenga) una merce di scambio, deprime la nozione stessa di diritto nella sua più alta accezione e di fatto mette in pericolo lo Stato di diritto stesso, ed estensivamente tutti i diritti di tutti i cittadini della Nazione in cui lo Stato di diritto in questione trova la sua attuazione, ovvero commette un illecito, un vero e proprio abuso.
E se a commettere un tale abuso è un funzionario dello Stato siamo di fronte ad un abuso di potere.
La colpa di questo abuso è tanto più grave quanto più alto è il grado che riveste il funzionario all'interno dello Stato cui appartiene.
Ciò premesso, completerò il discorso semplicemente dicendo che non rinuncerò alle mie opinioni, neanche quando le si vorrebbe barattare con la non soppressione dei miei diritti.
Sarò piuttosto vero che chi cerca di regredire i miei diritti a merce di scambio, minacciandoli, chi cerca di togliermeli, ne renderà conto, come è normale, scontato e ovvio che sia, a Dio! 

Chiunque proponga uno scambio del genere dovrebbe innanzitutto vergognarsi e poi farsi un esame di coscienza e chiedersi magari che cosa pensa delle proprie opinioni dal momento che ha paura di confrontarsi con opinioni di tenore diverso.
Chi non crede che le proprie opinioni possano resistere ad opinioni di tenore diverso (e magari di tenore opposto) è tentato dall'esercitare qualche abuso affinché queste non vengano espresse e questo intento è già colpevole di per sé e la sua applicazione è un espresso reato.
E poi come potremmo fidarci di qualcuno che teme così tanto opinioni contrarie alle proprie?
Come potremmo essere persuasi dalle idee di qualcuno che è il primo a non credere alle proprie opinioni, tant'è vero che teme di non essere in grado di controbattere alle opinioni critiche contrarie e per questo le ostacola? Chi non ha questo timore le cerca le opinioni contrari per instaurare una dialettica costruttiva.
Ma chi non vuole costruire le ostacola anche minacciando i diritti altrui.

E adesso vorrei proseguire in continuità con l'articolo precedente.
Oggi va in scena il teatrino intitolato "La questione del mezzogiorno" o "la questione meridionale". Ciò di cui il governo non si è occupato dall'inizio del proprio insediamento, si vorrebbe far credere che diverrà oggetto di particolare attenzione nel prossimo futuro e cos' il governo rimanda. Innanzitutto le risposte servono già oggi ed è offensivo per il sud rimandare, un governo efficace, un governo capace le deve trovare subito!
Questo rimandare significa soltanto non sapere da dove cominciare e questo la dice lunga.
Non vogliamo ritocchi concettuali sui sistemi di rilevamento dati, poiché sarebbero probabilmente ritocchi interessati che favorirebbero interpretazioni filo-gvernative.
Ma il ritardo con cui viene trattato questo argomento ha dell'incredibile. Una simile distrazione è inammissibile. I dati sul mezzogiorno sono allarmanti!
Parla li Primo ministro.
Gli sentiamo fare un elenco di cose che c'erano già nel mezzogiorno prima di lui, come potrebbe tutto questo giustificarlo? Non si capisce poi se stia indicando se stesso come responsabile oppure no, dovrebbe sforzarsi di essere più chiaro!
Se è il responsabile ne tragga le conseguenze! Se non è il responsabile ci illumini su chi lo è!
Il discorso è troppo sibillino per capire che cosa intenda esattamente, in certi punti sambra annaspare, sembra incepparsi, sembra fare un passo in una direzione di affermazione di responsabilità, poi ci ripensa e fa due passi indietro, non si capisce francamente! Ma di sicuro non ci sembra un intervento da Primo ministro, di certo non ci sembra un intervento responsabile, di alto profilo politico istituzionale.
Cosa fare per il mezzogiorno? Ma soprattutto siamo certi che questo Governo possa fare qualcosa per il mezzogiorno! Intanto se avesse potuto fare qualcosa per il mezzogiorno lo avrebbe già fatto forse. Inoltre io credo francamente di no, che non possa fare niente e in parte l'ho già spiegato il perché, nell'articolo precedente.
In ogni caso il governo è già schierato e non ci pare che sia schierato col sud Italia, col Mezzogiorno.
Il governo è schierato con l'installando governo delle banche, che ha origine altrove, e forse in quell'Ue del pensiero unico, in quell'Ue della troika che tutti abbiamo imparato a conoscere. Queste politiche sedicenti comunitarie, tutte più o meno filo tedesche (lo abbiamo visto benissimo con la Grecia e solo chi non vuol guardare può non accorgersene), tendono a deprimere tutto il sud Europa, Italia compresa, figuriamoci se non finirebbero per deprimere il mezzogiorno, che è parte dell'Italia, che è il sud del sud Europa.
Se il governo è sintonizzato con queste politiche (e lo è) potrà fare tutte le affermazioni che vuole, sarà sempre incapace di riportare in auge il nostro mezzogiorno, poiché le sue stesse politiche sono rivolte altrove, ad appoggiare questo progetto autolesionistico di desertificazione del Sud Europa!
Del resto lo abbiamo visto proprio in questi giorni che il Governo è sintonizzato con il governo delle banche, con quel governo cioè che questa Ue ci sta preparando e che anzi, ci ha già preparato!
Infatti, mentre gli italiani sono in vacanza, cioè mentre sono più distratti (e questo la dice lunga su quanto ci tengano ad informare i propri cittadini su tali questioni, tanto che si preferisce farle passare in sordina a mo' di controindicazioni o clausole da nascondere con piccolissima grafia e incomprensibile lessico) ecco spuntare il comma che depenalizza il falso in bilancio per le banche e quindi per i banchieri. Anche questo è un déjà-vu che naturalmente parla in modo chiaro: questa è tutta vecchia politica, non ci si può sbagliare.
E il nuovo che avanza? Semplicemente non c'è, almeno per il popolo! Il nuovo che avanza se c'è, c'è solo ed esclusivamente per la classe la politica, per la casta che cerca maggiori privilegi di prima. Nessuna autocriticha quindi, nessuna iniziativa che ne tolga i privilegi, anzi fare politica sarà sempre più elitario.
Ma non erano i privilegi di casta che aggravavano i problemi del Paese?
E il nuovo che avanza non avrebbe dovuto nello splendore del suo percorso illuminato eliminarli questi privilegi?!?
E invece li riafferma e con più forza di prima! Sembra sintonizzato con il peggio di questa Ue, quella che vede la comunità come una specie di medievale monarchia che necessita della sua aristocrazia elitaria e finanziario-centrica.
Anche il ministro Padoan dice che avremo un Italia molto diversa. Probabilmente è vero poiché avremo una Italia molto peggiore, non c'è alcun dubbio, avremo un Italia più debole, più permeabile dalle forze antagoniste esterne, più insignificante, più piccola, maggiormente de-industrializzata (Ansaldo-Breda parla chiaro), un'Italia in cui la lingua italiana sta scomparendo con la complicità del Governo stesso (forse ne saranno lieti, ma ne dubito sinceramentre, gli studenti universitare statunitensi che il Primo ministro dice di non voler deludere), maggiormente succube delle banche, e quant'altro ancora.
Non ricordo obiettivamente in quale collegio elettorale sia stato eletto il ministro Padoan, e non abbiamo avuto neanche il piacere di vederlo giurare sulla Costituzione, un particolare che nessuno ha notato e/o fatto notare, ma quando dice che l'Italia sarà diversa probabilmente non sbaglia, con la precisazione però e con la specificazione che diversa non significa migliore, appunto.
Che il Governo sia sintonizzato col governo delle banche (tanto più forte quanto maggiore è la desertificazione e la de-industrializzazione di un Paese cui vuole estendere il suo braccio) lo si capisce dalla svendita di aziende che fanno profitto, svendita che il Governo appoggia e cha ha operato, svendita che il Primo ministro nel suo discorso odierno ha cercato perfino, ridicolizzandosi, di far passare per una operazione eccellente (???) che avvantaggia il nostro Paese (cosa del tutto assurda per quanto egli speri che gli italiani non se ne rendano conto, tant'è che ha progettato una scuola che forgi cittadini che non siano in grado di rendersene conto!), svendita che è lì a dimostrare in modo assolutamente inequivocabile questa sintonizzazione.
Un governo che con la scusa di riempire i buchi del debito pubblico che lui stesso crea (o artificialmente o per incompetenza di chi lo gestisce, ed è qui che dovrebbero esserci i licenziamenti!), svende aziende profittevoli rinunciando per sempre alla ricchezza che ne deriva, rinunciando per sempre ai relativi introiti e al reinvestimento degli stessi introiti nel territorio, è un governo che è chiaramente schierato a favore della de-industrializzazione del nostro Paese. Come è possibile credere che un governo che de-industrializza il nostro Paese tutto, possa decidersi a risollevare la sua parte tradizionalmente più critica, il mezzogiorno? E semplicemtene impossibile! E' una scelta già compiuta, spiace dirlo ma è così!
Ma secondo questa ipotesi ci potrebbe essere quindi addirittura del dolo. Nella migliore delle ipotesi c'è incapacità, singola e del gruppo! In ogni caso la responsabilità politica è di chi guida! A quale delle due dare credito?
Consideriamo quest'ultima, l'incapacità. Dalle note intercettazioni recentemente comparse sui giornali e in televisione abbiamo sentito bene come l'attuale Primo ministro, prima di diventarlo, abbia tacciato di incapacità il Primo ministro precedente, Enrico Letta. Ci abbiamo messo poco a ricucire il tutto con la storia già nota e a capire che proprio per questa ragione egli abbia insistito molto per farlo cadere e sostituirlo di persona (sostituirlo col nuovo che avanza! Per la serie se il buongiorno del nuovo che avanza si vede dal mattino!). L'attuale Primo ministro con questa azione ha creato un precedente, ha stabilito un criterio, ha gettato la base del criterio di valutazione che, a questo punto deve valere anche per lui!
Il criterio di valutazione è l'incapacità. Ed ecco che i dati dimostrano da molto, molto tempo la sua icapacità.
Adesso il Primo ministro deve avere la coerenza di  applicare a se stesso lo stesso criterio di valutazione che ha applicato per Letta e trarne le debite conseguenze.
Incapacità dopo tutto non vuol dire che un giorno uno non possa essere in grado di divenire capace, e quindi potrebbero esserci nuove occasioni. Nel caso del dolo invece non è assolutamente opportuno che ci siano delle altre occasioni, se l'esistenza del dolo emergesse in tutta la sua evidenza.
Cosa scegliere dunque?
I dati lo giudicano, è un incapace! I dati parlano chiaramente e lui con le sue stesse parole si è giudicato.
Non tergiversi quindi, applichi a se stesso ciò che ha applicato a Letta, ne tragga le debite conseguenze e rassegni le dimissioni!
Ce lo chiede disperatamente il Paese!!!

lunedì 3 agosto 2015

Se questo è il nuovo che avanza...

Le tasse comunali aumentano e ben del 22%, questo perché il governo per farsi bello, annuncia tagli che poi si riversano comunque sui cittadini in un modo o in un altro. Per il governo l'importante è che la notizia dell'aumento (del 22%) segua possibilmente (e di molto) quella dei tagli, notizia, quest'ultima, che il governo stesso ha cercato, come da copione, di capitalizzare a livello mediatico nel modo maggiore possibile.
Ma come il proverbio dice, tutti i nodi vengono al pettine, soprattutto se sono dei mega nodi, come in questo caso, e così oggi che siamo giunti a capire che i comuni sono stati costretti, per via delle scelte del governo, ad aumentare in modo così consistente le tasse, finalmente si possono tirare delle conclusioni, e le conclusioni sono chiare a tutti, cioè che il governo sbaglia, che fa scelte populiste nell'esposizione teorica pubblicitaria, e dannose all'atto pratico, assai gravose per il popolo.
Uno dei vantaggi che il governo pensa comunque di conservare con queste manovre catalogabili come rientranti nel novero di quelle assimilabili al gioco delle tre carte, è che i cittadini se la prenderanno con chi gli è più vicino (così spera!), cioè con il comune, mentre il governo ritiene di rimanere irraggiungibile secondo il vecchio adagio contenuto nella nota canzone popolare che dice: tu sai che i papaveri, ecc. ecc.
E lo sarà sempre più irraggiungibile purtroppo, poiché non consentirà più, nei progetti, alla popolazione di esprimersi con il voto, (conquista che pensavamo inalienabile) sul Senato della Repubblica, per esempio, così come non si può attualmente esprimere sulle province, così come non si è potuto esprimere su questo governo, che non è stato eletto da nessuno.
Ma piuttosto che valutare con spirito critico, con serietà e responsabilità questi dati, invece di fare un mea culpa, che rappresenterebbe quantomeno un atto di responsabilità appunto e di presa visione della realtà, il governo pensa già alla prossima mossa demagogica, quella che gli consentirà, secondo le intenzioni, di sopravvivere al contraccolpo della notizia dell'aumento delle tasse del 22%, e la prossima mossa populistica e demagogica è:
togliermo la tassa sulla prima casa!
Sappiamo da chi proviene l'insegnamento e ne abbiamo già fatto le spese.
Vorrei intanto fare notare che si tratta di una tassa comunale!
Così non solo i comuni sono stati costretti ad aumentare del 22% le tasse, per sopperire al desiderio del governo di apparire bello, almeno per un po', ma saranno certamente costretti ad aumentare ulteriormente le stesse per fare fronte all'ennesima mossa demagogico-populista del governo, per apparire bello, almeno per un altro po'!
E così di apparenza in apparenza il nuovo che avanza distrugge lo stato sociale!
Intanto le tasse comunali aumentano del 22% e questo è un dato di fatto, la disoccupazione nemmeno si ferma (come era stato annunciato tra grida di giubilo - per la serie chi si accontenta gode, soprattuto se chi si accontenta lo fa col posteriore degli altri!), aumenta invece, aumenta ulteriormente, dimostrando in modo assolutamente inequivocabile che le scelte politiche del governo sono sbagliate, controproducenti, lesive, che il Paese va male, che si sta marcando il suo essere sostanzialmente diviso in due tronconi, nord e sud, in modo maggiormente marcato rispetto al passato e siccome i dati hanno parlato il governo si accorge finalmente dell'esistenza del mezzogiorno!
Quanto tempo ci è voluto perché il governo dal suo insediamento si accorgesse del mezzogiorno?
Intanto il nubifragio a Firenze divide sostanzialmente la città in due tronconi, nord e sud (come l'Italia), la linea ferroviaria che si interrompe sempre a Firenze sembra ulteriormente sottolineare simbolicamente questa divisione, il tutto nel giorno in cui la Corte dei conti annuncia questa divisione del Paese, il tutto nella città di cui è stato sindaco il Primo ministro. Ce n'è di materiale su cui riflettere!
Invece il governo che fa? Dice sostanzialmente: mezzogiorno, io che c'entro, io non c'ero! Mi sono distratto, ero tutto concentrato a lanciare l'ultimo messaggino, a cercare l'ultima trovata pubblicitare di questa campagna elettorale permanente! Mezzogiorno, lo sai, è importante messaggiare oggigiorno!
Il governo fa lo sturzzo, mette la testa sotto la sabbia e spera che nessuno lo noti! Spera che nessuno noti che non ha fatto niente per il mezzogiorno!
Ma adesso che anche questi dati parlano a chiare lettere, pensate che adesso farà qualcosa?
Pensate che adesso adotterà delle politiche correttive? No, perché semplicemente non gli è possibile. Il governo è già schierato per quanto riguarda le politiche, ha già scelto, o meglio, si è già fatto scegliere!
Non è possibile purtroppo perché il governo è sintonizzato con le politiche della troika che tendono evidentemente (la Grecia insegna) a spogliare il mezzogiorno d'Europa (di cui l'Italia fa parte) per arricchire il centro-nord dell'Europa, i paesi del sedicente cerchio celtico, che fanno corpo comune, come hanno fatto i governi precedenti. Infatti c'è una stretta correlazione tra questo governo e il governo Monti in particolare! Non solo ma c'è una esatta corrispondenza tra la  storica questione meridionale dell'Italia, secondo quello che ci racconta la storia, oltre che secondo le odierne testimonianze, e la questione meridionale continentale, europea. L'Italia (tutta intera) risulta pienamente nel mezzogiorno d'Europa.
Così come allora il nord Italia desertificò il meridione spogliandole delle sue industrie, così oggi il nord Europa sta facendo lo stesso con l'Italia, la Grecia (e forse la Spagna e il Portogallo), la sta desertificando.
Un governo sintonizzato con queste politiche come potrà contrastarle? E' impossibile! Qualcuno al di fuori d'Italia ha già scelto per il governo italiano che deve soltanto ubbidire!
Le politiche del governo, con le famose riforme, sono pienamente sintonizzate con queste politiche di desertificazione e spoliazione, infatti piacciono tanto alla Merkel, che non si trattiene dal manifestare la sua contentezza quando può.
Se le riforme piacciono tanto alla Merkel, questo vuol dire solo una cosa, cioè che vanno bene per la Germania, e che quindi vanno molto meno bene, o diciamolo pure, che vanno male, per l'Italia.
La Merkel giura sulla costituzione tedesca e fa gli interessi della Germania, il nostro Primo ministro giura sulla Costituzione italiana  e fa gli interessi della Germania e della troika. Notate una qualche differenza comportamentale?
Se le riforme italiane piacciono alla Germania vuol dire che sono positive per la Germania, non per l'Italia, questo è certo!
Infatti distruggere il Senato (oggi della Repubblica, ieri del popolo romano, SPQR) è un sogno tedesco almeno dai tempi in cui gli antichi romani misero piede nelle terre germaniche, sogno rafforzato poi dalla vittoria germanica a Teotoburgo, e rappresenterebbe non solo una rivalsa storica, ma anche l'opportunità di indebolire lo Stato italiano in favore della Germania stessa e della troika!
Allora io credo che dopo aver provato e riprovato adesso non ci sono più scuse per il governo, esso non solo è del tutto incapace a trovare una qualsiasi soluzione ai problemi del Paese, a dargli delle risposte vere e concrete, ma li aggrava ulteriormente questi problemi. I dati sono lì a dimostrarlo, c'è poco da fare!
Abbiamo aspettato con pazienza per vedere il nuovo che avanza, manifestarsi in tutto il suo splendore e, diciamolo pure, non lo si è visto! Questa è tutta vecchia politica, non ci possono essere dubbi al riguardo!
Questo governo è incapace a risolvere i probloemi del Paese, li aggrava soltanto, perché pensa a rafforzare se stesso (come governo, nei suoi membri), e poi la Germania e la troika, piuttosto che a risolverli veramente questi problemi, piuttosto che pensare al popolo italiano, piuttosto che pensare al mezzogiorno.
"Mezzogiorno, aspetta un attimo che devo scrivere il messaggino (e speriamo che piaccia alla Merkel!)".
Del resto chi non ha una platea di elettori a cui rivolgersi, non si sentirà preumibilmente tenuto a rendergli conto. Ecco perché, in generale, non è mai bene avere primi ministri e governi non eletti dal popolo. Chi non ha una platea elettorale a cui rivolgersi sarà tentato di andare a cercare consensi nelle univesità americane, a dire agli studenti di quelle che non li deluderà, come rivolgendosi al proprio corpo elettorale, dimostrando soltanto un considerevole stato confusionale. Una cosa francamente imbarazzante. Certo è che si intuiva molto bene la domanda, quasi scritta a chiare lettere sui volti attoniti e sbigottiti degli stessi studenti statunitensi; la domanda che si poteva leggere era:
"Ma non è il preseidente del Consiglio italiano?!?!?"
Se questo è il nuovo che avanza!
Più che il nuovo che avanza ci sembra oramai abbastanza chiaro - e parlano i fatti, i dati, i metodi, gli atteggiamenti e quant'altro ancora -, che si tratta invece del vecchio che persiste, del vecchio che si è cambiato la maschera, secondo il più consumato decalogo gattopardesco!
Dopo tutto era abbastanza improbabile che il sedicente nuovo che avanza si manifestasse senza delle elezioni politiche! E' ovvio!
Ma adesso bisognerà pure cominciare a pensare ad indirle queste elezioni politiche, prima che questo governo distrugga definitivamente il nostro amato Paese!
Voi che ne dite?


venerdì 31 luglio 2015

Ancora sull'art.3

"E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."


Questa è la seconda parte del'art.3 della Costituizione della Repubblica Italiana (abbiamo visto nel precedente articolo la prima parte). Sappiamo quindi qual'è il compito della Repubblica. Questo compito è un dovere imprescindibile di ogni funzionario dello Stato a qualunque livello si esprima la sua funzione statale. Anche i professori sono funzionari dello stato e lo rappresentanto e devono attenersi a questo articolo. Lo sviluppo della persona umana è per altro uno dei compiti specifici della funzione docente, uno degli obblighi nei confronti del discente. Non esistono eccezioni a questo articolo; non esistono situazione nelle quali è possibile scavalcare l'applicazione dello stesso, la sua applicazione non è a discrezione di chi esercita una relativa autorità sulle varie situazioni di carattere sociale e lavorativo. Esso è un obbligo, senza deroghe e senza eccezioni! Prima lo comprendiamo e megli è!
Cosa potremmo aspettarci dal calpestamento di questo articolo?
Chi contravviene a tale articolo, tradisce di fatto la Repubblica!!!
Se si semina così, cosa potremmo attenderci dal futuro?
Pensiamoci...

giovedì 30 luglio 2015

Gli esempi che distruggono la Costituzione

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

Questa è la prima parte dell'art.3 dell nostra Costituzione della Repubblica Italiana, forse l'articolo maggiormente dimenticato nel quotidiano di ognuno di noi, a tutti i livelli.
Non devono esserci distinzioni di alcun genere tra cittadini e cittadini, eppure sembra talvolta che certe decisioni siano prese esattamente in contrasto con questo articolo, e particolatmente in contrasto alla libertà di opinioni politiche e religiose, quasi a scopo punitivo! L'ingiustizia regna sovrana!
La Costituzione Italiana è un gioiello che non è apprezzato come tale, e chiunque rinunci alla validità degli articoli che la costituiscono e insegnano con l'esempio a fare altrettanto, ne distruggono i principii innanzitutto a livello interiore e conseguentemente anche esteriore, contribuendo così al disfacimento della maggiore conquista italiana di sempre!!!


lunedì 27 luglio 2015

Ancora gli stessi dogmi e le stesse superstizioni di sempre!

Ancora dogmi e superstizioni, sempre gli stessi da anni e anni… Dogmi e superstizioni che se fossero innocui si potrebbero forse anche ben sopportare e tollerare. Purtroppo però non sembrano essere innocui, sono quelli che hanno infatti contribuito a smantellare il sistema industriale italiano nel silenzio assenso di una classe politica non troppo attenta, e sembra clamoroso non essersene accorti per tempo o stentare a rendersene conto ancora oggi. Non ci si smuove da lì, e sembra francamente incredibile!
Con le ultime politiche sembrava che un vento di rinnovamento fosse finalmente giunto a cambiare questa tendenza, la più disastrosa per il nostro Paese, invece i giochi di palazzo (da consumato gattopardo) hanno prodotto il cambiamento che lascia le cose immutate e che anzi le peggiora. La svendita di aziende nazionali importanti della sfera di Finmeccanica è lì a dimostrarlo in maniera inequivocabile, lapalissiana.
E come ci si pone al riguardo?
Si continua ancora col solito dogmatismo, col solito schematismo riduttivo, col solito parlare per enunciati pubblicitari, recentemente per esempio si  sono potute ascoltare opinoini secondo le quali Tsipras essendo un marxista, ha interrotto le privatizzazioni e rinunciato così a miliardi di euro di introiti. A queste dichiarazioni dogmatiche da anni Ottanta vorrei opporre l’opinione di Vladimiro Giacché a proposito di privatizzazioni, con particolare riferimento alla Grecia:
“Quando si deve vendere per forza il prezzo lo fa chi compra e oggi è difficile trovare compratori a prezzi non di saldo. Inoltre, quando lo stato vende aziende profittevoli, si priva per sempre dei relativi introiti.”
Vladimiro Giacché, Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2011 (notare il 2011)
Lo faccio notare (il 2011!) anche perché la data era tale da consentire per tempo una seria autocritica e una rivisitazione (o per meglio dire abbandono) delle politiche di deindustrializzazione che invece sono continuate a oltranza con il nuovo governo filotedesco, acquiescente e taciturno rispetto allo smantellamento del sistema Italia! Eravamo ancora a tempo a impedire l’accesso al potere del nuovo smantellatore e de-industrializzatore per altro non eletto dai cittadini.
Inoltre volevo fare notare che l’opinione di Giacché è un’opinione neutra, di buon senso e non marxista, come ogni pensatore intellettualmente onesto saprebbe facilmente riconoscere. Si potrebbe ancora aggiungere, sullo stesso tenore di quanto detto e riportato sopra, che quando vendi un’azienda, le politiche aziendali le fa colui al quale hai venduto, e quindi anche le politiche di occupazione, o di disoccupazione o magari l’eventuale delocalizzazione o smantellamento dell’azienda stessa se magari l’acquirente è un acquirente estero che ha nel proprio Paese una azienda analoga di cui quella recentemente acquistata è concorrente! Oltretutto se ti privi di una azienda rinunciando a tutto quanto espresso qui sopra ti rendi ricattabile quando si tratta di fare scelte politiche e quando si tratta di legiferare o di prendere altre decisioni, poiché se non piacciono all’acquirente, lo stesso può minacciare delocalizzazioni, licenziamenti o smantellamenti, arrivando di fatto ad esercitare il potere di ricatto se non addirittura di veto, e tutto questo in modo direttamente proporzionale all’importanza dell’acquisto fatto. Se sei quindi un politico che ci tiene alla carriera, come quasi tutti i politici, e se vuoi le tabelle in positivo, in questo clima da campagna elettorale permanente, sei costretto a dargli retta. I ricercatori di ricattabilità aspirano a questo e i dogmi e le superstizioni, sempre le solite, sempre le stesse, rafforzano i ricercatori di ricattabilità, che oggi purtroppo hanno gioco facile.
In televisione vanno di nuovo prepotentemente in scena tutti quei dogmi e quelle superstizioni di cui abbiamo un disperato, assoluto bisogno di liberarci!
Così al mantra “dobbiamo privatizzare per essere competitivi”; o a quello “dobbiamo privatizzare per ridurre il debito pubblico”, dovremmo oppore il mantra veramente virtuoso di Giacché quello che dice che quando ”si deve vendere per forza (o privatizzare per forza, parentesi mia), il prezzo lo fa chi compra e oggi è difficile trovare compratori a prezzi non di saldo."
Dovremmo saper opporre altri mantra virtuosi, se vogliamo veramente una rivoluzione culturale (che è possibile ma non scontata), e saper citare al momento opportuno, ricorrendo sempre a Giacché in questo caso che "quando lo stato vende aziende profittevoli, si priva per sempre dei relativi introiti.”  
Così alla Grecia vorrei dire di non cedere al ricatto delle privatizzazioni, per le ragioni qui sopra espresse, per non privarsi per sempre dei relativi introiti e della possibilità di dettare le politiche economiche e aziendali!
Per quanto riguarda l’Italia ciò che si può dire è che, fatta salva qualche eccezione, o cominciano a circolare opinioni di tenore diverso nel panorama mediatico oppure il popolo sarà condannato all’ignoranza, ad istupidirsi progressivamente sempre più e a ripetere come un mantra non virtuoso cioè un puro e semplice tormentone istupidente i soliti dogmi e le solite superstizioni, sempre le solite, sempre le stesse. E a chi cerca di togliere dal panorama mediatico quelle rare opinioni in controtendenza vorri dire: dietrofront!
Altrimenti dovremmo assistere ancora per altri venti anni all'andare in scena degli stessi dogmi e delle stesse superstizioni, quelle che labergano nel mondo finanziario o politico-finanziario (poiché fanno la fortuna dei pochi a danno dei molti), quelle che stanno creando problemi a non finire, danni incalcolabili a livello sociale, fratture, sucidi di imprenditori, disperazione diffusa, quelle che stanno impoverendo il Paese, quelle solite di sempre, trite e ritrite, sempre le solite, sempre le stesse...


domenica 26 luglio 2015

Questioni di mantra?

Se passa il concetto secondo il quale un gruppo finanziario internazionale in nome di un credito rispetto ad uno Stato assume il diritto di decidere le riforme dello stesso Stato sovrano, qua si va ad incentivare un poco virtuoso metodo che potremmo definire dell'indebitamento programmato. Infatti il concetto che passa e che viene implicitamente avallato è che indebitare dà potere! Lo stesso gruppo infatti sarà tentato di fomentare politiche che indebitino lo Stato in questione (come resistere a una tale tentazione?), qualunque esso sia, politiche che lo indeboliscano e lo rendano ricattabile a tal punto, da cedere a qualsiai richiesta. Sarà tentato di fare questo piuttosto che di aiutarlo ad emergere dalla crisi. Infatti la crisi offre la possibilità di invadere politicamente quegli spazi, la sua soluzione no!
Per questo è giusto chiedersi se le politiche adottate fino a questo momento, per esempio in Grecia, siano state politiche adatte a risolvere i problemi della stessa Grecia, oppure no!
E' giusto o non è giusto chiederci se è legittimo sospettare che certe politiche di riforme possano essere pensate non tanto per il bene di un Paese, quanto piuttosto per renderlo ricattabile ad oltranza!
Così, indipendentemente dagli esiti più recenti delle vicende politiche in Grecia, quello che emerge in modo assolutamente chiaro dalle battaglie democratiche che in questi giorni lì vi si sono condotte e vi si sono combattute, è che c'è un punto centrale su cui porre l'attenzione e in sintesi questo punto può essere espresso da una domanda:
é giusto e legittimo consentire ad un'organizzazione finanziaria di decidere le politiche interne di uno Stato sovrano, oltrepassando qualsiasi legittimazione democratica e scavalcando gli organismi interni dello stesso, quelli democraticamente eletti e preposti a rappresentare il popolo e a prendere decisioni?
E ancora: tutto questo è giusto ed è legittimabile in nome di un credito che si vanta su quello Stato?
Occorrerebbe spendere molto più tempo a discutere di queste questioni, a sviscerarle in ogni dettaglio, per capire bene la situazione e formarsi una opinione certa.
Ma io credo che su tali questioni nessuno si sia espresso fino ad oggi con tanta chiarezza quanto quella attraverso cui si è espressa la Dott.ssa Lidia Unidemi, che cito da Omnibus del 30 giugno 2015 e che sottolineerei tre volte:

"Qua è in gioco la sopravvivenza della Democrazia nei Paesi dell'eurozona. [...]Se pensiamo che dei creditori, in nome della restituzione di un prestito, possano di fatto sostituirsi a un governo democraticamente eletto [...], e possano quindi decidere le riforme per il popolo (che sono state le disastrose politiche di austerità) allora dico che ancor prima di parlare di soldi, affrontiamo la questione centrale, cioè, che attraverso gli interventi della troika, in qualità di organizzazione finanziaria internazionale, si sta cercando di delegittimare un governo democraticamente eletto, per imporre delle riforme che non passano attraverso il sistema democratico interno"

Questo è il punto esattamente centrale!!! In mezzo a tanti proclami, a tanti mantra che ci vengono propinati (da ce lo chiede l'Europa a ce lo chiedono i mercati, ecc.ecc.) a tanti dogmi e a tante supersitizioni, in mezzo a tente opinioni che vengono spacciate per verità assolute (soprattutto in campo economico!) ma che in effetti poi sono solo opinioni, credo che sia bene oppore un'altra visione che è quella espressa con grande chiarezza qua sopra. Di fronta a tanti mantra (ma sempre più o meno gli stessi) è bene impararne altri, maggiormente evoluti, magari imparandoli a mente, per sostituirli gradualmente agli altri.
Quando una questione è così chiaramente espressa, ed è così centrale, vale la pena di impararla alla lettera, e di opporla, quando capita, alle questioni che trattano tali argomenti. Solo così si potrà diffondere una nuova coscienza sociale condivisa e di carattere europeo. Così non credo che me ne vorrà la Dott.ssa Lidia Undiemi se invito tutti ad imparare il significato, di quanto espresso sopra, ma contestualmente anche il significante, che è così bene strutturato, cioè il sistema di segni e di parole usati per esprimere quel significato, anche imparandolo a mente. I mantra sono potenti ma alcuni non sono virtusi né veritieri. Altri sì. Occorre sostituire a quelli meno virtusi, mantra che lo sono maggiormente o, come in questo caso, che lo sono del tutto! A volte un mantra lo si sostituisce solo con un altro mantra!


Propedeutica: cos'è un mantra?

Cos'è un mantra?
Mantra innanzitutto è parola sanscrita, come molti, ma forse non tutti, sanno. E' una sorta di formula o preghiera ripetitiva, che trae dalla ripetizione ritmica e incessante, la sua forza espressiva e spirituale.
E' legata alla sfera della spiritualità e può essere considerato un mezzo, un veicolo attraverso cui elevare preghiere, intenzioni e speranze, nonché lo spirito stesso. Nasce in India e si nutre di tutto quel clima mistico e religioso, profondamente spirituale, che l'India sa esprimere.
Ma oggi lo si usa con accezione popolare, e leggermente modificata, slegandolo dal senso religiso ed assimilandolo al significato di tormentone.
 
Staccandoci da questo discorso ed affrontando il tema del linguaggio nel suo complesso, ma direi nella sua genericità, si registra l'esistenza di una tendenza (sedicente esoterica) che vorrebbe attribuire ai nomi e al linguaggio significati diversi da quelli essoterici, cioè esteriori. E' una tendenza che offere purtroppo infiniti spunti alle letture sintomali,e ad interpretazioni false e tendenziose.
Ciò che io scrivo deve sempre essere letto in modo semplice, esteriore, essoterico e non esoterico. Non ci sono mai messaggi nascosti e chi adduce una tale opinione non attesta il vero o spera di modificare il senso di ciò che dico.
In questo senso, l'unica vera formula con la quale si devono leggere i miei scritti, è quella della semplicità!
Così, nella parola mantra non è contenuto se non il significato di mantra, e non altro!

lunedì 6 luglio 2015

In Grecia vince il NO e il sole sorge lo stesso!

Sorge di nuovo il sole sulla piana di Maratona. Tra i seimila corpi esanimi dei persiani, centonovantadue corpi di opliti greci giacciono al suolo. Pure in inferiorità numerica i diecimila hanno sconfitto l’invasore che ha avuto almeno il coraggio di presentarsi di persona sul campo di battaglia. Quando lo scontro è duro ma leale e rispetta almeno certe norme e convenzioni di guerra si ha almeno l’opportunità di reagire con i mezzi opportuni e di misurarsi sul campo, con lealtà. Ma i diecimila suicidi greci dell’austerità quale opportunità hanno avuto di misurarsi sul campo? Nessuna! E certo possiamo chiederci se siano vittime di un qualche presunto nemico. Infatti una conseguenza come questa salta agli occhi, e da una conseguenza, da un effetto, si inferisce l’esistenza di una causa. Ci sarà pure una causa allo stillicidio di un esercito ancorché mai formato, ma tale nei numeri, un esercito di diecimila persone che non sapendo dove dirigere lo sguardo, verso quale interlocutore muoversi o eventualmente verso quale nemico combattere, hanno preferito il suicidio?!
Sono questioni francamente molto grosse, forse troppo grosse, molto drammatiche di cui non vorremmo mai occuparci…preferiremmo infatti parlare di solidarietà! Ma chiediamoci in tutta onestà: un simile grido, obiettivamente, poteva forse rimanere inascoltato? Sono certo che con onestà intellettuale ci si debba disporre a riconoscere che non poteva non essere ascolto. Forse il nemico a volte è in noi, forse il nemico è l’incomprensione, forse è la depressione, chissà, è difficile rispondere. Certo è che la violenza si evolve anch’essa e studia modi per non essere identificata, per dissimulare la presenza di se stessa. Questa purtroppo è la nuova frontiera della violenza e dobbiamo imparare a comprendere appunto che la violenza come tutte le cose si evolve. Abbiamo gli strumenti per dire NO alla violenza, così ci viene insegnato, ma vi è sempre la tentazione di cedere ad essa, vuoi per una ragione vuoi per un'altra. Abbiamo forse – e se non li abbiamo dobbiamo cominciare a fabbricarli – i mezzi per riconoscerla, identificarla, smascherarla anche quando cerca di celarsi. E' una specie di dovere o di necessità probabilmente...

Intanto in Grecia vince il NO e il sole sorge lo stesso. Gli spauracchi non sono serviti, e forse insieme al sole sorge anche un nuovo Milziade!!!









martedì 30 giugno 2015

Scuola, umanesimo,crisi, Grecia

Se la scuola deve essere "in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo" come si legge nelle Indicazioni nazionali deve essere in grado di imprimere modifiche alla società in cui alberga e non di subirle soltanto. Ma essa si muove in contesti che rischiano di snaturarla e ridimensionarla se non addirittura di schiacciarla. Il contesto europeo così finanziario-centrico rischia di condizionare drasticamente anche il modo di fare scuola. La scuola è dunque interpellata e chiamata a dare delle risposte, a fare sentire la propria voce. Responsabilità educativa significa anche rendersi conto del contesto in cui la scuola si muove e, una volta preso coscienza di questo, tentare di dare delle risposte, di proporre modelli interpretativi, di suggerire soluzioni e proposte, visioni del futuro. Se si deve viaggiare verso un nuovo umanesimo è intorno all'uomo che si deve costruire. Così qualsiasi sia la posizione legittima di ognuno bisognerà pur riconoscere che costruire intorno a una moneta non è esattamente la stessa cosa che costruire intorno all'uomo. La costruzione intorno a una moneta sta producendo tutta una serie di inconvenienti di cui poco si informa anche il cittadino perché si è preferito procedere per enunciati pubblicitari piuttosto che per seri esami critici. Sono cose che vanno riconosciute. Tra questi inconvenienti vi è la perdita progressiva di sovranità nazionale, col risultato che molte decisioni vengono prese in luoghi sempre più lontani dai cittadini comuni, in palese contrasto con l'art. A del trattato di Maastricht. Solo scontri titanici come quelli cui stiamo assistendo in questi giorni tra la Grecia e la Troika, che richiamano quelli delle antiche guerre persiane, riescono a portare alla luce queste dinamiche altrimenti silenti. 10000 morti suicidi in Grecia a causa della crisi e dell'austerità, 10000, come gli opliti di Milziade che affrontarono i persiano sulla piana di Maratona. Un esercito! Non hanno ricevuto panoplie, non sufficienti corazze questa volta; non si sono uditi sferragliamenti di schinieri, di scudi o di dory. Cos'è successo? Quale nemico è mai questo? E forse un nemico invisibile? Sono molte le domande che ci si potrebbe porre. E' una realtà molto complessa da decifrare. Ma quello che la Grecia sta insegnando a tutta l'Europa è sostanzialmente l'ABC dell'umanesimo, cioè che per un vero umanesimo non si costruisce intorno a una moneta ed ai suoi dogmi ma intorno all'uomo e ai suoi diritti.   

mercoledì 10 giugno 2015

Internazionalismo, Referenzialismo e DISSOLUZIONE della Costituzione


Il fascismo si impose in Italia anche millantando la presenza di uno stato di emergenza, stato di emergenza che, in quanto tale, costituisce una eccezione per definizione.
La Dott.ssa Lidia Undiemi nel suo recente Il ricatto dei mercati ci dice che "è relativamente certo che lo Stato di eccezione (reale o presunto, ndr) che si sta manifestando in questa fase politica si muove entro due direttrici: il presidenzialismo e l'ampliamento dei poteri politici in capo a organizzazioni internazionali."
(Lidia Undiemi, Il ricatto dei mercati, Ponte alle grazie, pag. 38)

A questo punto vorrei invitare il lettore a provare a sostituire la parola presidenzialismo con quella di referenzialismo ed eventualmente a rispolverare il significato di quest'ultima rileggendo l'articolo precedente di questo modesto Diario Elettronico, per vedere l'effetto che ne scaturisce.
Dovrebbe apparire così abbastanza evidente che queste due direttrici di cui ci informa giustamente, a nostro giudizio, la Dott.ssa Undiemi altro non sono che le manifestazioni più esteriori e apparentemente disgiunte di un'unica direttrice strutturalmente soggiacente e che le contiene entrambe; in altri termini altro non sono che una sola direttrice.
Ora, il progetto internazionalista (o internazionalista-europeista) ha tra i suoi effetti collaterali (previsti o no) quello particolarmente preoccupante e sentito dell'erosione dei confini nazionali. Il dissolvimento dei confini nazionali a sua volta avrebbe come conseguenza il dissolvimento dell' entità politica all'interno della quale le Costituzioni nazionali hanno validità giuridica, dissolvendo in parte se non del tutto le stesse Costituzioni. Infatti a chi applicare gli articoli della Costituzione se si dissolve l'entità politica all'interno della quale essa ha validità giuridica?
Il progetto referenzialista si affianca quindi al primo e ne rappresenta un aspetto complementare ed estremamente funzionale. L'elezione diretta del referente unico per la troika è perfettamente in sintonia con la direttrice internazionalista che cede sovranità a terzi organismi.
Si comprende così bene come sia l'una, sia l'altra delle direttrici entro le quali si muove l'attuale politica dell'emergenza (reale o presunta che sia, repetita iuvant) siano entrambe suscettibili di dissolvere la nostra Costituzione della Repubblica.
Per poi sostituirla con che cosa?

domenica 10 maggio 2015

E dopo l' Italicum il Referenzialismo?

Dopo l'approvazione della legge elettorale, ad opera di un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale, senza la condivisione trasversale che è doverosa e necessaria in ogni scelta delle regole, si fà un gran parlare di presidenzialismo, o vi si allude, malcelando la propria eccitazione.
Innanzitutto è bene puntualizzare che l'Italia ha una struttura statale che non è fatta per le cariche d'investitura, di cui il presidenzialismo è la più tipica, e che questo ha precise ragioni storiche che affondano nella Resistenza. L'Italia e la sua impostazione sono fatte per la rappresentatività, per la parlamentarizzazione, per le garanzie, quindi per tutt'altro. Il Presidente della Repubblica è il garante massimo, così ha deciso l'Assemblea costituente, e non può far parte di uno schieramento che deve, anche con zelo, controbattere alla fazione o alle fazioni opposte e avversarie, altrimenti che garante sarebbe.
Detto questo non è difficile arguire quale tipo di deriva emergerebbe in Italia da un assetto presidenzialista.
L'Italia in ogni caso non sarebbe più forte, sarebbe più debole, nel prosieguo dell'articolo vedremo il perché.
Ma partiamo da considerazioni di carattere generale e facciamo alcuni esempi.
Prendiamo per esempio il caso della Germania.
La Germania è una Repubblica Federale Parlamentare, il suo presidente è Joachim Gauck, la sua cancelliera, ossia il suo primo ministro, è la celeberrima Angela Merkel.
Angela Merkel è un ministro e non il Presidente.
Questo per dire che lo stato più forte d'Europa non ha un sistema presidenzialista.
E questo è un primo data da tenere fortemente presente.
Dico questo perché infatti molti di coloro a cui piace l'idea del presidenzialismo vi sono spinti dal desiderio di vedere la propria nazione più forte. Il desiderio è legittimo naturalmente, la scelta del mezzo arbitraria e probabilmente sbagliata se non addirittura controproducente o perfino contraddittoria.
Sembra un paradosso ma non è così.
L'esempio della Germania sta proprio lì a dimostrare che il presidenzialismo non è assolutamente connesso alla forza di una nazione, né è necessario.
Infatti, giova ribadirlo ancora una volta, la Germania pur non essendo presidenzialista  resta comunque lo stato che imprime e caratterizza le politiche europee tutte, nel bene e nel male, più di ogni altro stato.
Abbiamo qualcosa che ci accomuna alla Germania ( l'assenza del presidenzialismo) e vogliamo disfarcene.
E' un atteggiamento strano per non dire contraddittorio.
Molti dicono che dobbiamo cercare di assomigliare alla Germania e quando scopriamo di avere almeno un punto in comune con lei ce ne vogliamo disfare! Ma è possibile?!
Per essere forti il presidenzialismo dunque non è assolutamente necessario, la vecchia equazione risulta sbagliata in partenza.
Poi è curioso notare come là dove è più forte il desiderio di presidenzialismo, cioè in quei settori della politica italiana dove pare maggiormente sentita tale questione, è parimenti presente una singolare fortissima pulsione al disfacimento della sovranità nazionale; è curioso notare che a volerlo sono esattamente gli stessi che hanno svuotato l'Italia della sua sovranità!
Non è pertanto credibile, nemmeno da parte di chi lo propugna, l'idea che esso sia funzionale a rendere più forte l'Italia. Evidentemente dev'essere funzionale a qualcos'altro! Chiediamoci dunque: a che cosa?
Probabilmente a rafforzare la Troika, tant'è vero che sotto il generico grido di "avanti con le riforme"si esprime anche il malcelato desiderio di chi è particolarmente interessato a prendere su di sé la sovranità di cui l'Italia si disferebbe anche col presidenzialismo ( anzi forse più), cioè la troika stessa!
E' questo che si cela dietro le continue ingerenze, anche da parte della BCE, sempre così incline ad uscire dai limiti del proprio mandato, che dall'esterno arrivano in Italia sotto l'alto grido di: servono le riforme!
Servono le riforme? Ne siamo convinti? Chiediamoci innanzitutto quali riforme e a chi servono, allora!
Le riforme che chiede la troika non sono esattamente le stesse che chiede il popolo italiano, proprio così come le riforme che la troika ha chiesto per la Grecia non sono le stesse che il popolo greco avrebbe chiesto per se stesso! C'è qualcosa che non quadra...
La vicenda greca è una chiara dimostrazione della distanza abissale che sussiste tra il popolo greco e le istituzioni europee, e tutto questo in barba all'art. A del trattato di Maastricht!
In altri termini le istituzioni europee tradiscono il trattato di Maastricht!
Ma torniamo alla questione italiana del presidenzialismo.
E' chiaro che si vuole l'uomo forte, non il popolo forte!
Ma perché?
Probabilmente si vuole l'uomo forte per impedire che la sovranità ritorni!
Adesso che i buoi sono scappati serve l'uomo forte per impedire che se eventualmente qualche bue volesse fare ritorno, ci sia pronto qualcuno abbastanza forte da impedirglielo, pronto a sprangare la porta del ritorno alla stalla.
C'è chi dice che dobbiamo somigliare alla Germania, chi dice che dobbiamo somigliare agli Stati Uniti, chi alla Francia, altri dicono all'Inghilterra e via discorrendo!
Ora chiediamoci, ma perché l'Italia non cerca di somigliare al meglio di se stessa?
La nostra classe dirigente non sa fare altro che lanciare messaggi di questo tenore: siamo sbagliati!
Dobbiamo cambiarci!
Se si trattasse di cambiare il costume sbagliato che si manifesta con la corruzione e altri fenomeni deteriori il messaggio sarebbe anche giusto, ma se si tratta di stracciare la Costituzione, di dissolvere i confini nazionali, di cedere sovranità, di rinunciare a rappresentare il popolo, di rinunciare alla propria cultura e alla propria storia, allora il messaggio è profondamente, anzi, profondissimamente sbagliato!
Da un punto di vista didattico lanciare il messaggio che "siamo sbagliati" è senza dubbio la cosa peggiore da insegnare!
Quindi da un lato c'è chi dice che dovremmo somigliare alla Germania e dallo stesso lato c'è chi pur sostenendo questo vorrebbe riforme che ci allontanerebbero da questa pur minima somiglianza.
E' una contraddizione troppo evidente, direi stridente.
Dal momento che abbiamo la ventura di somigliare almeno in parte alla Germania, cerchiamo almeno di lasciare invariata questa somiglianza, fortuita ma non banale.
Se proprio dobbiamo prendere dei modelli è bene che questi siano positivi per il popolo, che vadano incontro alle istanze dello stesso, che siano alti e positivi, facciamo che si imitino le virtù naturalmente e non i difetti, solo così forse potremmo avere una Italia forte o, diciamo pure, sufficientemente forte da difendersi dagli attacchi di chi la vuol cambiare per il priprio interesse e non per l'interesse del popolo sovrano.
Oppure concentrandosi in se stessi e facendo leva sulle proprie caratteristiche, sulle proprie peculiarità, sul proprio tratto distintivo, sulla propria personalità di nazione sovrana, sulla propria storia!
Il Senato per esempio è la storia d'Italia. La sparizione del Senato serve solo alla Troika!
Spero che almeno questo sia stato compreso!
Oltretutto in Italia questa moda di voler per forza somigliare a qualcos'altro o a qualcun'altro trasformerebbe qualsiasi presidenzialismo in un referenzialismo cioè nell'elezione del referente unico per la Troika!
Ci tengo a precisare che il termine referenzialismo (in luogo di presidenzialismo) nasce dalla parola referente e non da altro. Qualsiasi altra interpretazione è destituita di ogni fondamento e qualsiasi riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale! Questa è la pura e sacrosanta verità su tale questione!
Forse il presidenzialismo serviva prima di svendere la sovranità italiana, monetaria e di altro genere ad una Europa distante dai cittadini ed incapace di riceverne le istanze.
Non appena risulterà chiaro come chi lo propugna questo preesidenzialismo-referenzialismo sia annidato esattamente tra coloro che hanno aiutato a svendere la sovranità nazionale potremmo quindi chiederci: La credibilità dove la mettiamo?
Ma chi dice di voler cedere sovranità e poi parla di presidenzialismo secondo me non ha oggettivamente credibilità, e ci porterebbe inevitabilmente verso il referenzialismo, altro che presidenzialismo!
Cioè verso una degenerazione del presidenzialismo in cui la maggior forza del presidente servirebbe soltanto per imporre al popolo le scelte della troika.
Cercare il referente unico per la troika in un momento in cui l'Itaia dovrebbe cercare maggiore forza contrattuale, maggiore rappresentatività, in un momento in cui il popolo non ne può più dell'austerità sarebbe in questo momento la cosa più sbagliata da fare. Il momento è proprio sbagliato, ripeto, forse serviva prima.
Troppo è cambiato dello scenario europeo e internazionale perche il presidenzialismo possa ancora essere funzionale ad un popolo di 60 milioni di cittadini!
Adesso la cosa mogliore è cercare la sovranità perduta, la rappresentatività e livelli maggiori di Democrazia.
L'elezione diretta del referente unico per la troika non serve al Paese.
Il Paese soffre moltissimo proprio a causa delle ingerenze finanziarie della troika, regalargli un referente unico, plasmabile, manipolabile, sarebbe confermare le scelte sbagliate compiute anche nel recente passato, dimostrando una continuità proccupante! Significherebbe non ravvedersene; significherebbe proseguire sulla strada della svendita di sovranità, fino a non contare decisamente più niente!
Il referenzialismo non serve al popolo, forse serve al referente unico, al singolo politico amante dei riflettori, del clamore, del personalismo e certamente servirebbe alla troika.

Che il presidenzialismo sarebbe destinato a trasformarsi in Italia in un referenzialismo è cosa certa, sicura, ci possiamo scommettere!
Che il referenzialismo si trasformi poi in un reverenzialismo è cosa estremamente probabile se non certa.
Dica pure la troika al cospetto del suo referente, come dice?
Ah sì, riverisco e obbedisco!
E il popolo sovrano? E'semplicemente svanito!
Come dice signora troika? Il popolo? No, non si preoccupi, è stata varata una legge elettorale che ne impedisce la rappresentanza, può dormire sogni tranquilli!
A proposito che ne dice di un referente unico, sarebbe ineressata?
E così invece di lottare per avere più Italia in europa, secondo quella che dovrebbe essere la ragionevole impostazione di qualsiasi politico italiano degno di questo nome, invece di lottare per rappresentare meglio i cittadini italiani in Europa, si lotta per avere più Europa in italia. E che cosa questo significhi è sotto gli occhi di tutti. La Grecia insegna e ammonisce...
Naturalmente è bene precisare che quando dico più Italia in Europa intendo dire la migliore Italia possibile, quella che si esprime nella sua vocazione al diritto, nella sua vocazione allo Stato di diritto, quella che si esprime nella sua Costituzione, nei suoi valori sociali, nei principii di eguaglianza, di solidarietà, ecc. Non certo l'Italia della corruzione, delle mazzette, del clientelismo, del nepotismo che queste cose è bene siano ammonite anche dalle istituzioni europee!
Lasciare spazio all'Europa in Italia significherebbe Impostazioni finanziariocentriche, buorocratocentriche, accentratrici, e poi ancora licenziamenti, livellamenti, meno diritti per i lavoratori, classe politica intoccabile, privilegi di casta, politiche lacrime e sangue, e via discorrendo, insieme a una distanza progressivamente sempre maggiore tra i cittadini e le istituzioni europee.
No ad una Europa di Super Strutture lontane dai cittadini!
Super Strutture, già, che tradotto in acronimese farebbe: SS!
Sintetizzando e riassumendo:
In questa Italia in cui non c'è rappresentatività il presidenzialismo si trasformerebbe in un referenzialismo, cioè nell'elezione del referente unico per la Troika.
Il referenzialismo si trasformerebbe poi in reverenzialismo, e questo taglierebbe ogni residua speranza a chi cercasse col presidenzialismo un Italia più forte.
Il referenzialismo, è necessario ribadirlo non serve al popolo né per imprimere forza alle sue istanze al cospetto della troika né ad altro, serve piuttosto alla trioka per imprimere al popolo e con maggior forza di prima le proprie idee e la propria visione del mondo, su questo non ci sono dubbi!
Molte prove stanno lì a corroborare questa tesi!
Pensiamoci...

lunedì 27 aprile 2015

Tecnica mista

Dopo una lunga assenza delle tecniche miste su carta, finalmente riappare in questo Diario Elettronico, un mio elaborato di questo tipo. Sentivo il bisogno di una boccata d'ossigeno sinceramente. Ritornare sui processi creativi dell'elaborazione delle immagini è come prendere una boccata d'ossigeno in effetti,  un sorta di ritorno all'ovile, ritornare a qualcosa che fa parte della tua vita, che ne ha sempre fatto parte.
Ecco dunque uno scenario particolare, per me particolarmente suggestivo, rielaborazione di un vecchio sogno...Anche se la base è un sogno sono vari gli elementi rielaborati quindi, a partire dalle architetture per esempio, molto modificate. Aspetto onirico e rielaborazione creativa si fondono.
In effetti un sogno non può che essere rielaborato ritengo, quasi necessariamente. Le evanescenze oniriche sono ambigue mutevoli non puoi fissarle con certezza assoluta. Il continuo fluttuare secondo direttrici semantiche ed onomasiologiche moltiplica il senso e il 'sema' in modo caleidoscopico, significato e significante si associano e disassociano, nel sogno, e questo rende l'interpretazione e l'identificazione del soggetto difficile. Mi sono spesso chiesto il significato di questo sogno. Ma rimane uno stimolo che magari si imprime nella memoria e che a sua volta si modifica nel tempo e col tempo, grazie anche all'apporto creativo di altri elementi, anche a tua insaputa, divenendo concreto, quasi razionale...
In effetti  non si può dire che il risultato, per esempio in questo caso, sia così fortemente onirico...



Diplodochi
Tecnica mista su carta
Alessio

lunedì 20 aprile 2015

Tutti i dubbi sul fatidico Quantitativo della BCE

Anche allor quando avessimo ammesso la nostra ignoranza in materia economica, ed in seguito a questa ammissione avessimo richiesto spigazioni su talune questioni specifiche, non so se saremmo così fortunati da ricevene purtroppo.
C'è voglia di spiegare queste cose? C'è la volontà di farlo? Qualcuno desidera per caso renderci edotti su talune di queste questioni economico-finanziarie magari inerenti il fatidico Quantitativo?
Sembrerebbe di no!
Se l'operazione del fatidico Quantitativo è luminosa, non dovrebbero esserci problemi poiché, come ci è stato insegnato nel catechismo cattolico, non si nasconde una luce, ma la si mette bene in mostra!
Eppure la nostra impressione è che la volontà di mostrare questa luce non ci sia.
E' giusto o non è giusto chiedersi come mai non c'è questa volontà?
Ed è giusto o non è giusto chiedersi se questa volontà non c'è poiché non si tratta di una luce?
Attendiamo le risposte.
Speriamo di sbagliarci ma la sensazione è che siamo lasciati nell'ignoranza con una qualche dose di consapevolezza e questo naturalmente ci spiace e anche molto.
Così speriamo almeno di venire scusati se, in assenza di spiegazioni scientifiche impartite da esperti di settore, cerchiamo di farci chiarezza da soli, cosa cui ci sentiamo costretti, credeteci.
Parliamo per esempio del fatidico Quantitativo di liquidità immesso dalla BCE ed ancora operante, cioè ancora in fase di immissione.
Esso era stato annunciato con grande enfasi da tutte o quasi le testate giornalistiche. Sembrava la panacea di ogni male, la soluzione ad ogni problema, ma che cos'è in realtà questo Quantitativo?
E' su un dato che adesso vorremmo ragionare in particolare, quello che dice che tale Quantitativo è destinato a comprare titoli di stato sul mercato secondario. Sottolineo e ripeto secondario!
Da cui una domanda sorge concomitante per dei profani: e sul mercato primario chi l'ha comprati i titoli di stato? Speriamo che almeno questa non sia una domanda così difficile e che si possa avere presto una risposta. Nell'attesa formuliamo qualche ipotesi, non ci resta altro da fare...
E nel formulare ipotesi sorgono dubbi. Per esempio il dubbio che sorge è se per caso questo fatidico Quantitativo non sia usato per una qualche forma di speculazione finanziaria.
Ciò avverrebe, ci sarebbe cioè speculazione, se venissero comprati sul mercato secondario titoli di stato, per così dire, a prezzi più alti rispetto a quelli acquistati sul mercato primario. Così un'altra domanda ancora sorgerebbe spontanea: ma tutto ciò è legale?
Ed è giusto o non è giusto chiedersi se è legale?
Magari non è illegale, ma perché è così forte la sensazione che lo sia?
Forse è illegale ma se noi non lo sappiamo le proteste non montano...Ecco forse perchè se ne parla così poco. O meglio, ecco perché se ne parla poco nel dettaglio di questo Quantitativo! Ecco perché si lascia tutto a livello superficiale, a livello di enunciazione pubblicitaria.
Infatti l'onda pubblicitaria non si è ancora esaurita su tale questione, ed i progettisti di quella che sembra essere a tutti gli effetti una speculazione programmata sono osannati come salvatori della Patria.
Ma vi sono altre critiche che si possono legittimamente muovere a una tale operazione e saremmo contenti di innescare un serio dibattito ( intendo serioe approfondito veramente) su questi temi se solo il testimone venisse preso e raccolto.
Continuiamo a sperare che qualcuno ci tolga dalla nostra ignoranza e soddisfi le nostre curiosità, che ci spieghi e ci indichi dove sbagliamo e in che misura, dichiarandoci perfino pronti a cambiare idea nel caso dovessimo rimanere persuasi da tali spiegazioni, come si conviene ad ogni impostazione intellettualmente onesta, come del resto è la nostra impostazione. Ma mentre aspettiamo, e per chiarire meglio la nostra posizione circa questi temi e consentire così all'eventuale interlocutore di farsi una idea più chiara su ciò che pensiamo. avanziamo nel frattempo qualche ipotesi e qualche spunto di riflessione critica. Per esempio ecco qui alcuni dei nostri dubbi e sospetti:
a) c'è il sospetto che questo Quantitativo falsi il libero mercato;
b) c'è il sospetto che non sortisca l'effetto sperato;
c) c'è il sospetto che vada ad arricchire i ricchi e ad impoverire i poveri e che non raggiunga comunque le fascie più deboli; 
d) c'è il sospetto che vada a curare il sintomo della deflazione (prezzi in discesa) ma non la sua causa (assenza di domanda); a tale proposio vorrei soltanto aggiungere che l'abbassamento dei prezzi era stato una autentica manna per chi non poteva contare su uno stipendio degno di questo nome e rispondeva a precise dinamiche realmente autonome di mercato, di vero libero mercato. Così il fatidico Quantitativo sarebbe andato in realtà a turbare una dinamica di libero mercato, e mi riallaccio quindi al punto a) subentrando a gamba tesa nello stesso mercato e turbandone le dinamiche intrinseche e naturali, dimostrando la contraddizione esistente con le dichiarazioni ufficiali dell'Ue e le misure pratiche che l'Ue stessa adotta;
e) si adombra il sospetto che con questo sistema si vada in qualche modo, per vie traverse e triangolazioni oscure, a finanziare indirettamente organismi non democraticamente eletti, fiancheggiatori della BCE e del FMI, come per esempio l'ESM, e questo temo che sarebbe quasi certamente contro il diritto comunitario;
f) c'è il fondato sospetto che il non aver atteso la sentenza della Corte di Giustizia Europea su tale mezzo non convenzionele ( il fatidico Quantitativo) comporti una palese delegittamazione della Corte di Giustizia Europea stessa, se non il tentativo di una prorompente forma di condizionamento che va oltre ogni misura tollerabile;
E quindi, in definitiva, non possiamo proprio biasimare chi si pone il quesito:  è giusto o non è giusto chiedersi se per caso non vi sia il fondato sospetto della presenza di profili di illegalità nell'operazione del fatidico Quantitativo?
Altiero Spinelli certamente avrebbe avanzato la richiesta di risposte a questi interrogativi!

sabato 18 aprile 2015

A proposito di Altiero Spinelli

Altiero Spinelli propugnava una Europa unita sotto il segno della Democrazia!!!
Spinelli oltretutto aveva spesso espresso il proprio scetticismo nei confronti di una Europa unita sotto il segno dell'economia, sospettando che questo percorso fosse costellato di rischi e pieno di incertezze.
Chi cita Altiero Spinelli come padre fondatore dell'Ue, certamente non sbaglia nell'essenza del discorso, in senso generale, poiché egli effettivamente è uno dei padri fondatori dell'Unità europea.
Tuttavia chi lo cita superficialmente come padre fondatore di questa Ue,  non ci pare che colga la differenza che sussiste tra l'Europa democratica da lui propugnata e l'attuale Ue nella quale il concetto di Democrazia sembra quasi bandito, abolito, in ogni caso allontanato, non affrontato né discusso.
Questa assenza di Democrazia rappresenta un vulnus che immette nella stessa Ue dei potenziali notevoli di rischio, molto difficili da calcolare.
Nella metafora del pesce e degli squali, che Spinelli usava talvolta,  non ci pare certo di scorgere il sospetto che gli squali siano coloro che vengono tacciati con molta superficialità di anti-europeisti; ci sembra invece di scorgere il fatto che gli squali stiano altrove, chissà, magari proprio nella compagine che definisce enfaticamente se stessa con l'aggettivo di 'europeista'!
Questa che si sta disegnando, in ogni caso, non può certo essere definita l'Europa di Altiero Spinelli!!!

lunedì 9 marzo 2015

Un Senato monocolore

Un Senato di nominati che provengono dai consigli regionali tutti quanti o quasi del PD! Il che significa sostanzialmente un Senato interamente del PD.
Una tentazione troppo ghiotta perchè nella minoranza dello stesso PD prevalga il senso della Democrazia e dell'equilibrio, dei pesi e dei contrappesi che sempre devono sussistere in una vera Democrazia.
Il senso della Democrazia infatti è più giusto, ma non produce l'effetto inebriante, il senso euforico che invece produce la 'volontà di potenza'. Un delirio da onnipotenza sta attraversando questo ex partito di sinistra.
Cosa preferisci, la Democrazia o la potenza? La potenza, sembra rispondere qualcuno!
Così in nome di questa volontà di potenza, sempre foriera di disastri annunciati, a cui si somma il senso di ubbriachezza prodotto dalla pioggia di miliardi della BCE, che non fa capire più niente a nessuno, si è pronti a sacrificare la Democrazia. Non è la prima volta che accade, forse non sarà nemmeno l'ultima, ma è sempre triste allontanarsi da qualcosa che evidentemente non è ancora apprezzato per quel che vale veramente. Secoli di civiltà stanno per essere gettati nel cestino della spazzatura in un clima che solo gli allucinogeni sanno creare.
Un Senato tutto quanto del PD! Viva la Democrazia!
E' questo che alcuni esponenti della destra o del centro destra si accingono a votare in nome di una coerenza che forse era tale perché ancora non era chiaro dove si stesse andando a parare, benché qualcuno lo avesse annunciato.
Ma adesso dovrebbe essere chiaro e, se non lo è, dovremmo interrogarci seriamente sulle ragioni per cui non lo è.
Meglio farebbero ad ascoltare l'ex cavaliere in questo caso.
Oltretutto, a pensarci bene, questa rifrma tocca direttemente i deputati più che i senatori. Perché?
Perchè evidentemente i senatori aspirano a rimpiazzare i deputati, aspirano cioè ad essere nominati come futuri deputati rimpiazzando gli attuali. Ecco come si spiega il fantomatico senso di 'abnegazione' che i senatori dimostrerebbero con questa riforma che penalizza il Senato, lo comprime, lo deprime. Una riforma 'populista' e al contempo antidemocratica (strano ma vero), che svilisce il Senato e lo distrugge letteralmente sì, ma non i senatori che appunto gurdano lontano, cioè alla Camera dei deputati!
Sono quindi i deputati che devono temere questa riforma, più che i senatori, a loro spetta il merito di questo senso di abnegazione, perché saranno loro ad essere rimpiazzati.
Intanto l'ebbrezza per la pioggia di mld di euro gioca il suo ruolo, stordendo, allontanando dalla zona della coscienza: << il momento è propizio, coraggio, i fiumi sono in piena!>>, << chi vuole assestare l'ultimo colpo alla rappresentatività?>>, dopotutto, in fondo, un Senato tutto del PD che male fa?


domenica 8 marzo 2015

Confini del Mandato,Quantitativo, Corte di Giustizia Europea, Grecia

E' un atteggiamento di grande saggezza quello di non uscire dai confini del proprio mandato.
Naturalmente tale questione sui limiti della BCE è cosa aperta anche in rapporto al Quantitativo annunciato.
C'è chi dice che il Quantitativo non varchi i confini del suo mandato e c'è chi sostiene che, al contrario, esso varchi questi confini.
A chi credere? Chi ha ragione?
La giurisprudenza comunitaria è complessa, capirci qualcosa non è semplice. Il che non toglie che vi si possa ricorrere naturalmente, o che si possa tentare di farlo.
Esistono però delle istituzioni comunitarie che sono preposte a dirimere tali questioni.
Ora, la questione dei limiti del proprio mandato per la BCE è approdata esattamente all'organo competente, la Corte di Giustizia Europea.
E' bene non varcare i confini del proprio mandato, e se non è chiaro quali siano questi confini, è bene almeno attendere la sentenza di chi sa e può spiegarcelo. Dopodiché ognuno rimanga pure della propria opinione.
La BCE ha deciso comunque di non attendere la sentenza ed è questo il motivo che turba le acque.
Le questioni in campo sono molte e dispiace che non ci sia stato un solo approfondimento su qualcuna di tali questioni, e sì che vi sarebbero le persone competenti per farlo.
Dispiace che Le tempistiche televisive attuali non siano congeniali ad affrontare le stesse.
In ogni caso una cosa è chiara: l'immissione del Quantitativo non è priva di rischi, poiché si tratta di grosse quantità di denaro su cui pagare interessi.
Ce ne sono altre meno chiare ma pur sempre significative, come quella di sfruttare questa azione per coprire le magagne derivanti dalle decisioni assunte in sede di politica nazionale, o di spacciare certi risultati in apparenza buoni (e credo solo in apparenza) per le conseguenze delle cosiddette riforme quando è chiarissimo invece che si tratta di tutt'altro.
C'è chi pensa addirittura che il piano della BCE sia una vittoria del capitale internazionale sullo Stato di diritto! Tutte questioni da approfondire, ma che purtroppo non vengono approfondite.
Ma torniamo al discorso centrale.
"Datemi la possibilità di stampare la moneta di uno Stato è non mi importerà di chi farà le sue leggi" diceva qualcuno, ma pare che qui si vada anche oltre.
E la Corte di Giustizia Europea che dice? Anche qui è difficile capirci qualcosa, perché i mezzi di informazione propinano le informazioni col contagocce.
Dobbiamo pensare che lo stesso presidente della CGE rimandi allo studio degli effetti concreti, per dire l'ultima parola? Non significa rinunciare alle proprie prerogative?
Si tratta, per così dire, dell'uso di un mezzo scientifico, empirico, di verifica sul campo?
O si tratta di altro?
L'informazione rinuncia ad informarmarci, dobbiamo fare da soli, e non è bello ( quanti spazi si aprirebbero oggi per una corretta informazione!).
Ma comunque la si pensi sul fatidico Quantitativo, c'è una cosa che risulta politicamente inaccettabile ed è l'esclusione della Grecia, per questioni politiche.
La Corte di Giustizia Europea che cosa può dire al riguardo di questa esclusione? Esistono gli estremi  per un ricorso?
Personalmente sono piuttosto scettico riguardo all'immissione del Quantitativo, ma se Quantitativo deve essere, anche in assenza della sentenza della CDE ( che secondo me sarebbe bene comunque attendere in ogni caso) questo deve valere per tutti, nessuno escluso.
Qui è del tutto evidente che la questione non è tecnicamente economica bensì espressamente politica, e tende ad imporre un ricatto inaccettabile.
Da un lato si ventila l'assenza di indipendenza della BCE rispetto a certe pressioni politiche di alcuni stati membri, dall'altro lo scarso ascolto da parte di altri stati membri. Ma la decisione politica, per via dell'indipendenza di fatto della BCE, è responsabilità della BCE stessa, la quale potrebbe decidere di estendere il Quantitativo anche alla Grecia. E non potendo al momento derivare da altre istituzioni che vaglino le opinioni dei vari stati in modo democratico e trasparente ed equipollente, al riguardo di questa esclusione, non potendo cioè le istituzioni comunitare costringere la BCE ad usare le stesse regole per tutti, siamo costretti a subire una azione che non è omogenea e che quindi determinerà degli scollamenti all'interno dell'Unione. Cosa che dovrebbe spingere a rimandare l'immissione del Quantitativo...
Credo che tutto questo sia inaccettabile. Non si possono usare due pesi e due misure, è scorretto sotto ogni punto di vista!


venerdì 6 marzo 2015

Dell'inaccettabile dipendenza della politica dalla BCE

Così come il sito stesso dell'Unione europea invita a fare molto democraticamente, mi accingo ad esprimere le mie opinioni circa alcuni aspetti dell'Unione europea. Come cittadino italiano sono un cittadino europeo e come tale ho il diritto e la pertinenza per poter esprimere queste opinioni. Oltretutto con ciò vengo esattamente incontro a quanti richiedono partecipazione e concorso di idee. Non mi tiro indietro, certo di venire incontro a queste aspettative.
Dopotutto non riesco proprio ad immaginare qualcuno che nel terzo millennio abbia paura delle opinioni.
L'argomento di oggi è la dipendenza della politica dalla BCE.

Cominciamo col dire che la dinamica deflattiva, che viene posta sul banco degli imputati, sembra  stata creata delle istituzioni europee stesse. Se non avessero voluto questo imputato perché lo hanno creato?
Molti economisti avevano infatti previsto con grande anticipo che le decisioni in materia di politica economica dell'Ue avrebbero prodotto la deflazione, e così è stato. Di cosa ci si stupisce dunque?
Non ci sraebbe bisogno di acquisto di titoli di Stato da parte della BCE, né dell'adozione di sistemi non convenzionali, ( che in quanto tali sono alla disamina della Corte di Giustizia Europea ) se non si fossero create queste premesse con qualcosa che sembra una straordinaria consapevolezza e negativa lungimiranza.
C'è molta poca scienza economica in questo e molta, molta politica..
C'è qualcosa di poco chiaro in queste dinamiche fondate sul paradigma Chapliniano de "Il monello".
Ma tra le cose più chiare che ci sono vi è che si tratta di manovre politiche appunto.
Del resto che si tratti di politica e non di economia lo si evince chiaramente dai continui appelli alle rifome, fatti da chi dirige la BCE, da qualcuno che così invade spazi non suoi, da qualcuno che così esce dai confini del proprio mandato, e che soprattutto non ha alcun rapporto con l'elettorato, il che determina in modo inequivocabile uno svilimento dei livelli di democrazia persenti in Europa.
Questi pronunciamenti sono fuori luogo e detrminano delle inaccettabili ingerenze.
Ancora una volta siamo di fronte alla constatazione del fatto che l'Indipndenza dell BCE, altro non è che la dipendenza della politicha dalla BCE stessa.
Il pesidente della stessa è il vero 'sovrano' dell'Unione europea, che senza rispettare i tempi delle sentenze della Corte di Giustizia Europea, invade gli spazi lasciati liberi dall'assenza di codici deontologici per esibizioni muscolari, e personali spettacoli mediatici da telecrazia imperante, e per disporre manovre dal peso politico non indifferente. Il peso politico di queste decisioni è tale che non può avvenire senza prima ridiscutere molte cose dell'assetto dell'Unione europea stessa.
Questa dipendenza della politica dalla BCE, con l'assenza di democraticità che essa determina, non rientrava proprio nei progetti politici dell'Europa dei popoli.
Qualcuno ci ha presi in giro!