Per un documento identitario personale, come una carta d'identità, una patente di guida, una tessera sanitaria, digitalizzazione e depersonalizzazione sono operazioni che coincidono, sono sostanziamente la stessa cosa, ma se depersonalizzi un documento personale è chiaro che c'è qualcosa di contraddittorio, qualcosa di sbagliato che si spinge oltre un confine che non deve essere oltrepassato.
Est modus in rebus,
sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum
Orazio
C'è quindi qualcosa che non torna, che non quadra. Sarebbe un po’ come debiancare il bianco, deverdizzare il verde, derossizzare il rosso, e via discorrendo. Significherebbe togliere alle cose il proprio significato, togliere la dimensione tautologica alle cose, e quindi al mondo stesso o, potremmo dire, significherebbe togliere senso allo stesso mondo del senso. Saremmo quindi di fronte ad una operazione antitautologica, che togliendo senso alle cose in sé, condurrebbe verso un mondo senza senso e questo ci sembra francamente abbastanza grave per non sottolinearne adeguatamente la dimensione critica. Perché la dimensione tautologica nei processi di 'significazione' è la prima, forse la più importante operazione. Ogni cosa è infatti innanzitutto, e prima di tutto, prima cioè di essere qualcos'altro, prima di essere metaforizzata in qualcos'altro, se stessa, ogni cosa è ciò che è. Semplice, potremmo dire anche ovvio, ma non banale, giacché mai la realtà è banale. Ora, si dice comunemente che la digitalizzazione serva per semplificare e per dematerializzare. Ammesso e non concesso che serva a questo, non è detto che sia sempre così, in tutti i casi. Impariamo per esempio dalla storia del lupo, della capra e del cavolo che devono essere portati sull’altra sponda del fiume da un uomo con in dotazione una piccola imbarcazione. Questo simpatico enigma di non difficilissima risoluzione ci spiega in sostanza che, nella fattispecie, non è semplificando che si ottiene il risultato positivo ma complessificando, non è togliendo ma aggiungendo operazioni da fare. Con questo non intendiamo dire che ogni complessificazione sia buona e positiva, anzi è probabile che nella maggioranza dei casi non sia così, per esempio l’idea dell’ufficio complicazione cose semplici è nota, è comune, e fa arrabbiare molti,non vorremmo essere fraintesi, tuttavia in certi ambiti, è effettivamente meglio spendere dell’energia aggiuntiva che risparmiarne, perché è questa spesa che fa la differenza, questo sforzo, è meglio fare un paio di viaggi aggiuntivi, mettiamo da una sponda all’altra di un fiume, come nello specifico di questo enigma, che risparmiarsi traversate, poiché in questo caso il risparmio, la semplificazione, corrisponderebbero al risultato negativo, quello nel quale uno dei componenti del gruppo mangia l’altro, mentre lo scopo è quello di farli sopravvivere tutti, sani e salvi, cosa peraltro possibile come dimostra la soluzione dell'enigma stesso. Del resto la complessa macchina umana è pensata per vivere in un mondo materiale, e deve spendere un certo tipo di energia per ottenere certi risultati.
Meriterà il nome di uomo e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui, soltanto colui che avrà acquisito i dati necessari per mantenere indenni sia il lupo sia l’agnello che gli sono stati affidati.
Gurdijeff
E mantenere indenni sia il lupo sia l'agnello, e mettiamoci anche il cavolo, richiede un certo sforzo. Così, nel digitale, anzi, nella digitalizzazione o, per meglio dire, nella tanto decantata transizione digitale, non è la semplificazione che potrà mantenere in essere sia il lupo sia l'agnello, sia il cavolo che ci sono stati affidati, ma il mantenere la proporzione tradizionale, il mantenere l' analogia, il non alterare le operazioni di tipo tradizionale, quelle che sono state acquisite col tempo, spesso non senza fatica e che altrettanto spesso, non senza fatica sono divenute diritti acquisiti, come quello di portare nelle proprie tasche e non nelle tasche di terzi, un documento identitario e di esibirlo fisicamente, analogicamente all'ufficiale preposto al controllo, solo nel momento in cui ciò è richiesto e lontanoda sguardi indiscreti. Sarebbe troppo semplice se la soluzione ad ogni problema dovesse derivare dalla digitalizzazione, anche perché questa, oltre a depersonalizzare le cose, anche i documenti personali, facendo perdere di senso gli stessi, acendogli perdere anche il proprietario, va purtroppo a coincidere molto spesso con la centralizzazione del potere, un potere di controllo notevole, potenzialmente illimitato, probabilmente eccessivo. Abbiamo già fatto notare in altri articoli che non è quello che ci veniva proposto nel trattato di Maascricht con la famosa idea della sussidiarietà, sembra anzi che ci sia stata una vistosa inversione di marcia rispetto a questa idea, inversione di marcia che per avvenire ha impiegato tre decenni, il che ha significato diluire le cose in modo tale da non rendere l'inversione di marcia stessa percepibile ai più, una sorta di tecnica della rana bollita avente lo scopo di farci dimenticare il concetto di sussidiarietà e al contempo di agire in direzione diametralmente opposta, un po' in sordina, surrettiziamente, verso cioè l'accentramento e non la periferizzazione del potere.
Ci sono dei sistemi di sviluppo interiore dell'uomo che prendono in considerazione antiche leggi cosmiche universali, come quella denominata heptaparaparshinokh o semplicemente legge del sette, per cui i fenomeni non viaggiano naturalmente in forma lineare se in due fasi del processo di sviluppo del fenomeno considerato non intervengono due scosse esterne addizionali, che vadano cioè ad addizionarsi al processo e a dare energia nei punti di rallentamento e deviazione. Ecco ci sembra che nell'ambito dell'Ue, queste scosse esterne non siano purtroppo avvenute, in modo tale che così è avvenuta invece la deviazione dalla proposta iniziale. Così dall'iniziale idea di sussidiarietà si è passati con una certa nonchalance a quella di accentramento del potere nelle mani di pochi decisori politici.
Se l'Ue è in crisi, e la Democrazia in essa sempre meno presente, ciò è dovuto largamente al fatto che certi princìpi fondativi della stessa sono stati del tutto disattesi, dimenticati, comunque annullati e sostituiti dalla tentazione di acquisire uno smodato potere personale, potere di controllo, potere che può essere anche conferito per l'appunto da una digitalizzazione prepotente, eccessiva e sbagliata, che non sappia rispettare i diritti acquisiti, vorremo dire, che non sappia rispettare il PRIMATO DEL DIRITTO. Perché il primato del diritto c'è, e dovrebbe imporsi, e tuttavia spesso non è così. Ma a chi giova quindi digitalizzare? A chi vuole aumentare il controllo sui cittadini naturalmente, e il controllo non serve per migliorare la sicurezza degli stessi, scusa sovente proposta, serve piuttosto a guardarli dall'alto al basso, a renderli succubi delle proprie iniziative, a renderli addirittura ricattabili, quindi praticamente sudditi inermi, o peggio schiavi. C'è una bella differenza tra l'essere cittadini del digitale e l'essere schiavi di esso, schiavi del digitale, cosa di cui abbiamo trattato anche nell'articolo precedente.
Non possiamo chiudere gli occhi quindi di fronte al fatto che la transizione digitale, come forse tutte le transizioni di cui si parla smodatamente in questo momento storico, nasconda lati dubbi, equivoci, critici, sortisca nella fattispecie un effetto del genere, quello cioè della depersonalizzazione dei documenti personali con effetto estesamente antitautologico e che soprattutto dirige verso la centralizzazione del potere che con un semplice clic vuole arrogarsi il diritto di controllare da remoto ogni azione dei cittadini, ogni consenso collegato alla propria identità, ogni operazione bancaria, sanitaria, ma anche la semplice spesa, nei negozi, nei supermercati, e via discorrendo, potendo interferire in ogni momento, e potendo potenzialmente bloccare qualunque operazione e chiunque a proprio piacimento.
Dematerializzare poi, non è sempre l'operazione migliore da fare, neanche la più conveniente, forse neanche la più ecologica, ma potrebbe coincidere semplicemente con un tipo di operazione che è conveniente solo ad un certo tipo di potere che al libero mercato preferisce i cartelli, le ideologie, un potere tendenzialmente dispotico, forse anche dittatoriale.
Non possiamo chiudere gli occhi di fronte al fatto che dietro al falso mito di progresso della digitalizzazione, e della tanto decantata transizione ecologica, si nascondano lati poco chiari, equivoci, e fors'anche una irrefrenabile volontà di potenza, una spasmodica voglia accentratrice di potere. E ovviamente, è del tutto lapalissiano affermare che dittatura non è Democrazia, ma noi dobbiamo ripristinare alti livelli democratici in Occidente, non le dittature. Non vorremmo proprio che l'Europa dei popoli, si trasformasse nell'Europa sì, ma dei popoli schiavi del digitale.