Tra i simboli nei quali ci si può imbattere oggigiorno l’occhio onniveggente è uno di quelli maggiormente noti al grande pubblico, molto suggestivo, nonché molto frainteso. Probabilmente tra le ragioni del fraintendimento si dovrebbe elencare il fatto che da simbolo è stato in qualche modo regredito ad emblema, un emblema di appartenenza si direbbe, per quanto anche questo rappresenti forse un fraintendimento. In ogni caso a prescindere dalle suggestioni, collettive o personali che siano, ci sono degli attribuiti che gli sono stati invece conferiti dalla tradizione che non possono e non debbono essere in alcun modo equivocati né subire ridimensionamenti o regressioni, neanche da suggestioni personalizzanti che, per quanto legittime, soprattutto nella sfera personale, non possono sostituirsi al vero significato. Anticamente questo simbolo veniva rappresentato da un triangolo col vertice verso l'alto, contenente all'interno lo iod, lettera dell'alfabeto ebraico che in questo caso poteva rappresentare una contrazione del tetragramma ebraico, essendo questa lettera la prima del tetragramma stesso. In effetti esiste anche il simbolo col tetraframma completo iscritto nel triangolo. Ma consideriamo adesso quello col semplice iod che, in ogni caso, come abbiamo detto, richiama comunque il tetragramma per intero. René Guénon, che è un autorvole conoscitore dei simboli, ci invita a varie osservazioni, tra le quali quella della somiglianza dello iod con un occhio, nonché a considerare come il triangolo di questo simbolo occupi una posizione centrale trovandosi in alcune rappresentazioni tra sole e luna i quali rappresentano rispettivamente l'occhio destro e l'occhio sinistro, ragion per cui lo iod contenuto nel triangolo dovrebbe rappresentare necessariamente qualcosa di diverso da un semplice occhio destro o sinistro, un terzo occhio quindi, in posizione centrale. Così assume proprio quel significato di terzo occhio che vede tutto, come l'occhio di Dio che lo iod stesso richiama in quanto appunto iniziale del tetragramma del suo nome. Nella posizione dritta, quella col vertice verso l'alto il triangolo si riferisce al Principio ma quando è rovesciato, quando cioè ha il vertice rivolto verso il basso, si riferisce alla manifestazione. In effetti lo sguardo dell'occhio appare rivolto verso il basso, cioè dal Principio verso la manifestazione. In questo caso oltre al significato generale di onnipresenza, conferito e richiamato dalla posizione centrale, assume il significato proprio di Provvidenza, e dell'aiuto che essa fornisce. Quando ha il vertice verso il basso, viene considerato vicino all'essere umano, che è un elemento della manifestazione, per cui giova fare notare che la forma di questo triangolo è lo schema geometrico, semplificato, del cuore, e a questo tradizionalmente la forma del triangolo col vertice in basso da sempre richiama; l'occhio al suo centro è quindi l'occhio del cuore con tutti i significati in ciò impliciti, ci ricorda Guénon. Nel momento stesso in cui raffigura l'occhio del cuore, lo iod è assimilabile anche a un 'germe' contenuto nel cuore, a un nocciolo, un nocciolo d'immortalità, ed ecco che il simbolo in questione assumerebbe vari corrispondenti significati, da quello di occhio di Dio onniveggente, a quello di Provvidenza onnipresente nel nostro cuore, nocciolo di immortalità, presenza reale di Dio in noi. Potremmo fare notare che se sovrapponessimo i due triangoli, quello col vertice verso l'alto e quello col vertice verso il basso, unendoli per il centro, essendo generalmente triangolo equilateri, otterremmo la stella di David o sigillo di Salomone della tradizione ebraica. Nell'unire questi due triangoli si accosta il Principio alla manifestazione, il che è perfettamente coerente perché essi sono sempre legati insieme, si allude alla Provvidenza, all'occhio del cuore e al nocciolo d'immortalità presente nel cuore stesso di ogni uomo. Questo simbolo campeggia oggi sulla bandiera dello stato di Israele, che lo ha assunto come proprio emblema, esprimendo così in sintesi molti dei significati tradizionali della profonda cultura di questo popolo, anche se è assolutamente necessario fare notare che si tratta di un simbolo universale poiché simboleggia ciò che è presente appunto nel cuore di ogni uomo, anche quando questo uomo non appartiene allo stato di Israele quindi. Ben lungi da essere semplicemente un emblema di appartenenza a gruppi selezionati anche transnazionali, per indicare la quale altri simboli potrebbero svolgere adeguatamente questa funzione, l'occhio che vede tutto, con ciò che gli si collega, è e rimane evidentemente un simbolo dai profondi molteplici significati, come abbiamo cercato di fare notare, i quali ci vogliono portare a considerare come in noi, in quanto essere umani, sussista la presenza reale di Dio, quindi la sua Provvidenza e che tutto ciò è presente in tutti gli uomini, nessuno escluso. Nessuno quindi che conoscesse adeguatamente questo simbolo, che sapesse dove esso si collochi o, per meglio dire, dove si collochi ciò che esso simboleggia, cioè a dire nel profondo del cuore di ognuno di noi, vorrebbe mai minimamente danneggiarlo, neanche quando, presente nel cuore degli altri venisse percepito come lontano da noi in quanto altro da noi, in questa accezione. Sarebbe un errore. Chi vede nel simbolo l'emblema di una classe privilegiata, per quanto in effetti venga ache così usato, è portato a distorcerne il significato a vederne solo un emblema di appartenenza appunto. E anche se il suo significato è complesso, a tal punto che non possiamo dare per scontata la sua conoscenza, la sua assimilazione neanche tra chi manifesta la propria appartenenza ad una élite attraverso l'allusione ad esso, tale per cui chi ne vedesse solo un uso esteriore, in alcuni casi, non sbaglierebbe troppo forse, dobbiamo comunque ricordare, cosa che abbiamo cercato di fare in questa sede, che la tradizione simbolista gli conferisce significati molto profondi. Chi critica una certa élite, ritenendola a torto o a ragione responsabile di talune forme di degrado sociale e politico, avvinto da una certa rabbia sarebbe tentato di suggerire di trattare quell'occhio, l'occhio che vede tutto, alla stregua di come Ulisse ha trattato l'occhio di Polifemo. Si tratta di uno sfogo comprendibile per certi versi, per molti versi probabilmente, si tratta di un accesso di rabbia umano, ma dobbiamo necessariamente far notare che se Ulisse si è permesso di accecare Polifemo è proprio perché Polifemo non vede tutto, cioè la sua è una visione limitata, estremamente limitata, animalesca verrebbe da dire, visione così limitata e animalesca che lo porta anche a commettere atti di cannibalismo. Ragion per cui Ulisse si sente legittimato a difendersi a quel modo, essendo lui il potenziale cannibalizzato. In ogni caso il simbolo è innocente, è innocente anche quando chi ne fa uso non ne riconosce il pieno significato. Ed è anzi uno strumento che potrebbe risvegliare una certa coscienza, una certa conoscenza, e far cambiare rotta a chi dovesse sbagliare, è un simbolo che potrebbe unire gli esseri umani. Se Ulisse avesse visto nell'occhio di Polifemo l'occhio che vede tutto, non si sarebbe mai permesso di accecarlo. Così noi siamo oggi a desiderare di veder riconoscere la presenza di questo simbolo nel cuore di ogni essere umano, in modo che ciascuno senta quanto sia sbagliato annientare, estirpare, accecare questo stesso simbolo nel cuore degli altri, di qualsiasi altro uomo, e sulla base di queste cosiderazioni siamo ad auspicare che si fermi la violenza in quei luoghi dove purtroppo essa oggi abbonda. Con queste cosiderazioni di pace, ci auguriamo che i popoli possano vivere rispettandosi reciprocamente, riconoscendo a ciascuno il diritto alla propria esistenza, nonché a quello di fare albergare nel proprio cuore la presenza reale di Dio, la sua divina Provvidenza.
Ideato a proprio e altrui beneficio da Alessio, cittadino della Repubblica Italiana, operatore artistico, credente laico, cattolico. Pensato sotto lo stimolo dell'art.4 della Costituzione della Repubblica Italiana, ed in ossequio e ottemperanza allo stesso, con particolare riferimento alla parte che recita: " Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".
Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.