Dicevamo nell’articolo precedente che starebbe a noi dare fiducia ai Padri costituenti e non tradirli nell'ambito delle nostre funzioni. Questo dopo aver riconosciuto che, da un lato, un percorso di sviluppo personale potrebbe approdare ad un ambiente sano, ma purtroppo anche ag un ambiente meno sano e in quest’ultimo caso potrebbe quindi sostanzialmente incontrare fenomeni di eterodirezione, plagio, strumentalizzazione, soprattutto se non si è in grado di apportare critiche opportune e puntuali, in alcuni casi anche opporre divieti; e, dall’altro, che il frutto delle esperienze che hanno forgiato la Costituzione, esperienze autentiche connesse ad importanti eventi storici, esperienze di vita vera, vissuta sulla pelle, esperita in prima persona, sono anch'esse da sole suscettibili di sviluppare una personalità, di forgiarla, e di indurre una persona ad intraprendere iniziative anche politiche e sociali coerenti. Anche la scuola della vita quindi, della vita presa così com'è, insegna, non è certo cosa ignota, e spinge in taluni casi ad una reazione, anche vigorosa a seconda delle circostanze, la quale è, nei fatti, sostanzialmente 'azione critica', esercizio di critica applicata, critica pratica. In quanto tale è una risposta appropriata all'invito squisitamente gurdjieffiano a dotarsi di spirito critico, anche se avviene al di fuori di certi ambienti e della sua stessa scuola. Reagire ad un regime, ad una proposta politica di stampo dittatoriale,che si presenta così fin dall'inizio e poi scade ulteriormente nell'aperta violenza, nella volontà di potenza, di dominio, anche nella guerra, e ciò può spingere ad una reazione, ampia, corale, ma anche singolare, personale, e tutto questo, questa risposta insomma, può cambiare le cose, raddrizzarle in qualche modo, portare addirittura alla Democrazia, e a codificarla per esempio in una Costituzione. In Italia, la Costituzione della Repubblica Italiana, è scritta in modo da contenere gli anticorpi per impedire il ritorno della dittatura stessa. Essa è la principale fonte del diritto nel nostro Paese e stabilisce i princìpi cardine su cui si imposta la convivenza civile. Non c'è voluta una scuola particolare, o di realtà, come si dice, per decidere di scriverla, è stata la vita stessa la scuola. È stata l’esperienza della Resistenza nata in opposizione al regime fascista che ha condotto alle premesse per la sua redazione, non è nata dal frutto di un lavoro svolto all’interno di un ristretto gruppo di lavoro di una scuola di realtà appunto, o qualcosa di simile.
Una società può svilupparsi a partire da vari fattori, seguendo molteplici direttrici, anche a cominciare dallo sviluppo dei suoi singoli componenti, da un certo tipo di evoluzione personale, se vogliamo. Individui che sono liberi di scegliere i percorsi che preferiscono e che ritengono, a torto o a ragione, essere consoni alla propria crescita. Ma non dobbiamo e non possiamo dimenticare il fatto che uno Stato dotato di una propria Costituzione, offre a tutti i cittadini identici strumenti per tutti, strumenti importanti i quali sono pensati anche per lo sviluppo umano complessivo ancorché inizialmente circoscritto nell'ambito di chi vive allinterno di determinati confini anche giuridici, strumenti importanti dicevamo, basti pensare all'articolo 3 della nostra Costituzione, dove si parla della rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ciò significa che lo sviluppo delle persona umana è cosa che sta a cuore alla nostra Costituzione, è cosa che è stata contemplata dai Padri costituenti, e questo rende la nostra principale fonte del diritto qualcosa di molto prezioso.
In ogni caso per lo sviluppo dei singoli individui, raggiunti alcuni indispensabili risultati pratici, soprattutto di affrancamento dalle maggiori necessità, raggiunti importanti obiettivi di studio, di lavoro, di ricerca, e con essi un certo grado di conoscenza e di maturazione, nonché di libertà di movimento, si possono aprire delle strade interessanti ma che potrebbero presentare, come stiamo cercando di spiegare, anche un certo tipo di rischi appunto, rischi di cui è sempre meglio essere informati. In sostanza si ritiene che possa essere di un qualche aiuto sapere che certi ambienti presentano delle possibilità ma anche dei rischi. Conoscerli è in sostanza un modo per evitarli o per individuarli, nel qual caso non bisogna assecondarli e il sistema migliore è sempre quello della critica costruttiva, o dell'obiezione di coscienza. Non opporre mai una critica, una obiezione, accettare supinamente tutto ciò che ci viene ordinato senza battere ciglio, rischia di trasformarti in unstrumento, in un mezzo sfruttabile da terzi per il raggiungimento non dei tuoi ma degli interessi di questi stessi terzi, che potrebbero non coincidere con i tuoi ed anzi esserne addirittura diametralmente opposti. Una cosa che ci preme sottolineare è che le persone che sono alla ricerca di percorsi di sviluppo personali anche di tipo spirituale oltre che intellettuale, percorsi di sviluppo dell'essere oltre che del sapere, e ne sono consapevoli, rappresentano in qualche modo una specie di nicchia, sono persone dotate di una certa cultura e possono essere molto esperti nel proprio settore, delle intelligenze o, l'intelligentia di un certo Paese. Qualcosa le rende insoddisfatte e qualcos'altro le ha fatto subodorare una possibilità di sviluppo e si mettono a cercare. Ora, proviamo a immaginare se questa ricerca li conducesse verso direzioni apparentemente promettenti ma rischiose, il cui rischio consistesse appunto nel plagio, nella strumentalizzazione, nell'eterodirezione, ecco che ciò comporterebbe la compromissione di una intera classe potenzialmente dirigente di un Paese con tutti i relativi danni che vi si assocerebbero. Si tratterebbe cioè di un danno enorme, un danno di tale portata per evitare il quale la presa in considerazione del semplice, si fa per dire, esercizio critico, dell'obiezione di coscienza, in certe circostanze, è un qualcosa per cui si potrebbe dire che il gioco vale la candela. In sostanza lo spirito critico sarebbe sufficiente da solo a risolvere un danno di tale portata. Perché dunque rinunciare, perché non considerare l'ipotesi di servirsene anche in una misura lievemente maggiore rispetto alla quale si è soliti impiegarlo? Nella Scuola pubblica italiana del resto quello dello sviluppo dell'esercizio critico rimane uno degli obiettivi di apprendimento principali da conseguire per un discente. A riprova del fatto che il conseguimento di questa capacità di muovere critiche, diciamo pure di usare lo spirito critico, è sempre stato considerato qualcosa di importante e strettamente crrelato agli studi che offre il nostro Paese con la sua Scuola. Ma oggi più di ieri non sempre la Scuola è scevra essa stessa da condizionamenti, anche per le conseguenze delle verticalizzazioni del potere politico in strutture sui generis che sfuggono al controllo dei cittadini, nonché per le dinamiche connesse alla digitalizzazione e più recentemente anche alla vicenda covid, quindi materialmente ai fondi recupero che hanno prodotto il PNRR, con conseguente fiume di denaro da spendere obbligatoriamente in direzioni spesso già decise, e non dalla base, cosa questa che va sempre un po' a 'drogare' gli ambienti per così dire, perché li fuorvia in certo senso, li distacca dalle vere esigenze e li conduce quindi non sempre nella direzione giusta, necessaria. Naturalmente questo sarebbe un discorso da trattare nello specifico autonomamente e non da affrontare in questa sede vista la sua portata, per cui ci limitiamo semplicemente ad accennare a queste cose per fare presente che ambienti un tempo relativamente sani, rischiano oggi di essere in qualche modo inquinati da dinamiche certo complesse e non sempre prive di un qualche senso, ma che in fondo sembrano fare capo più a questioni economiche che non teoretiche, per quanto purtroppo, e questo è il dato più inquietante e critico tra quelli che emergono da questa disamina, anche ad esigenze di controllo del pensiero piuttosto che di stimolo all'esercizio critico. E in quest'ultimo caso, se le cose cioè stessero davvero così, ci sarebbe di che preoccuparsi, saremmo infatti di fronte ad una inversione di marcia, per quanto non evidente, eppure presente, rispetto alle proposte esplicite di un ambito, quello scolastico, che è e rimane una delle principali istituzioni del nostro Stato e che pertanto necessita di essere valutato con circospezione.
Se non siete dotati di spirito critico la vostra presenza qui è inutile
Diceva Gurdjieff, invitando a questo esercizio di critica.
Senza lo spirito critico, la scelta di una scuola per lo sviluppo personale rischia di renderti succube di dinamiche di sfruttamento, di strumentalizzazione.
In presenza dello spirito critico, anche nelle forme di 'critica applicata' a cui alludevamo, anche al di fuori di una simile scuola si possono conseguire risultati importanti, sviluppo personale e sociale.
Come quello indotto dalla Resistenza che ha condotto alla Costituzione. Emerge quindi un dato importante, cioè che è proprio la presenza o l'assenza di questo spirito critico che fa la differenza in qualsiasi ambito, in ogni percorso di sviluppo personale sia che esso si svolga all'interno di una vera e propria scuola di realtà con gruppi di lavoro, sia che esso si svolga nella vita reale stessa, nella società in cui ci troviamo.
Se dunque all'interno di una scuola, anche di una scuola per lo sviluppo armonico, si stigmatizza l'esercizio critico, probabilmente non siamo in presenza di una buona scuola.
Stessa cosa dicasi per la Scuola come istituzione di uno Stato. Se nella Scuola pubblica italiana si stigmatizza l'esercizio critico, non è una buona Scuola poiché essa si starebbe trasformando gradualmente, impercettibilmente da luogo di apprendimento a palestra di addestramento.
Ed in tempi in cui si inneggia agli 800 miliardi di spesa militare, la trasformazione della Scuola da luogo di apprendimento a palestra di addestramento, potrebbe avere, agli occhi di chi auspica il riarmo, un qualche senso.
Ai nostri occhi invece acquisisce il senso di un errore, che tuttavia può essere corretto se individuato per tempo, anche grazie alle indicazione della nostra Costituzione della Repubblica Italiana, vedi per esempio l'articolo 11 di essa.