Se non siete dotati di spirito critico, la vostra presenza qui è inutile
Gurdjieff
Il cambiamento richiede un’energia che può essere generata solo attraverso l’attrito. Quando tutto è facile non c’è attrito e senza attrito non c’è energia. Opporsi alla meccanicità, mettergli i bastoni tra le ruote, crea attrito. Questo attrito per quanto doloroso è ciò che ci permette di generare l’energia necessaria per liberarci dai suoi tentacoli. Se invece cerchiamo di evitare il dolore, di convincerci che nulla di grave sia successo, che tutto può continuare come prima, allora non solo rimarremo prigionieri ma diventeremo sempre più meccanici, e col tempo potremo arrivare a un punto in cui non avremo più alcuna possibilità di cambiare.
Gurdjieff
Quando Gurdjieff invitava ad esercitare lo spirito critico, probabilmente invitava a criticare le stesse cose che egli diceva. Ci accingiamo così ad operare alcune critiche a questi suoi concetti, non senza prima aver specificato che per cambiamento deve intendersi nello specifico il cambiamento dell'uomo, e nell'uomo, nel senso di essere umano. Questa frase si presta particolarmente bene a mio giudizio a operare delle critiche in quanto presenta degli assolutismi che non sono particolarmente persuasivi proprio in quanto tali, cioè proprio in quanto assolutizzanti. Innanzitutto quel 'solo' riferito all'attrito, appare escludere altre possibilità di cambiamento le quali potrebbero sussistere, ed essere invece ragionevolmente utili al processo di cambiamento stesso. In questo caso cioè, la frase ci appare eccessivamente rigida, come se non consentisse alternative, cosa che suscita abbastanza dubbia ad un primo sguardo magari anche superficiale, se vogliamo, ma in modo anche maggiore se si andasse ad approfondire il discorso. Questa rigidezza del resto permea un po' tutto il brano, e trova riscontro, trova un'eco, nella stessa rigida visione della meccanicità, la quale viene sostanzialmente ad essere condannata, come una cosa sempre negativa, mentre essa potrebbe avere anche lati positivi. Molte cose sono infatti 'meccaniche' avvengono cioè senza l'apporto cosciente, del tutto automaticamente si potrebbe dire, ma non per questo sono da condannare. Pensiamo al cuore per esempio, al suo battito che avviene in modo del tutto indipendente dalla nostra volontà, la quale può influire parzialmente su di esso, arrivando anche a rallentarne il ritmo, ma fondamentalmente non dobbiamo prestare la benché minima attenzione ad esso perché possa funzionare bene; e guardando fuori dell'uomo, dando cioè una rapido sguardo sul mondo, in generale, pensiamo all'avvicendarsi delle stagioni, ogni stagione è diversa dall'altra, si percepisce il cambiamento, non dell'uomo in questo caso ma sempre cambiamento è; ed allargando ancora lo sguardo pensiamo al moto dei pianeti, ai mirabili meccanismi. che regolano il movimento degli astri. Sono queste tutte cose che avvengono meccanicamente, potremmo quasi dire che avvengano in 'modo facile' dal punto di vista dell'uomo che ne è sostanzialmente spettatore, ma non sono certo negative, anzi. Questa condanna della meccanicità appare quindi rigida tanto quanto il fatto che si asserisca che solo l'energia ottenuta dalla frizione, dall'attrito, può generare il cambiamento, rafforzando così il senso eccessivamente assolutistico di tutto il brano. Anche il cambiamento poi se non è un cambiamento positivo non è necessariamente detto che sia auspicabile. In questo caso però esistono delle frasi del nostro in cui viene specificata questa circostanza. Non è insolito, in effetti, che spesse volte gli allievi di Gurdjieff si trovassero dinanzi a delle contraddizioni, come attestano alcune testimonianze, che poi sulla scorta di informazioni successive, si armonizzavano, si risolvevano in qualche modo nel sistema generale. Nel proseguire le nostre critiche costruttive, vorremmo poi fare osservare che l'istituto di Gurdjieff era definito da egli stesso 'per lo sviluppo armonico dell'uomo', prendeva cioè in considerazione, anzi sottolineava in modo particolarmente vistoso, la nozione caratterizzante di armonia. Rifacendoci ad uno degli esempi precedenti, i movimenti degli astri, che appaiono appunto meccanici, ci sembrano dotati parimenti di armonia. E questo naturalmente non solo insinua il dubbio legittimo che ciò che è definito meccanico o, se preferite, la meccanicità in generale, non sia una cosa necessariamente negativa, dalla quale fuggire ad ogni costo, ma che sia dotata anche in più che qualche circostanza e in una certa misura di una sua propria armonia, probabilmente quindi anche di una sua bellezza, potremmo dire, di una sua gradevolezza. In effetti la nozione di armonia in estetica è associata alla bellezza e anche all'arte, che non era anticamente associata necessariamente alla bellezza. In ogni caso se lo sviluppo dell'essere umano deve essere uno sviluppo armonico, ci venga permesso di dire che situazioni di aspra frizione, di attrito, di tensione e sofferenza, tutto fanno pensare tranne che all'armonia. Anche ammettendo, e non concedendo, che uno sforzo condotto nella direzione dell'attrito, della resistenza, possa condurre a certi risultati di cambiamento, non potremmo mai ammettere che quando questi avvengono, e particolarmente se lo sforzo è prolungato e magari mal gestito, il che non può essere escluso a priori, risultando quindi in fin dei conti esacerbante, possano essere ricondotti ad uno sviluppo suscettibile di essere definito armonico. Ci verrebbe fatto di dire che potrebbero essere ricondotti ad uno sviluppo, quello probabilmente sì, ma di tipo magari disarmonico. Se per cambiamento intendiamo un progresso positivo, un miglioramento, una crescita nel senso dell'essere e del sapere, questa può essere ottenuta in alcuni casi anche armonicamente, persino piacevolmente e forse addirittura, benché raramente, anche senza eccessivi sforzi, ma semplicemente lasciandosi condurre dalle leggi di armonia cosmica, quali quelle che si possono riscontrare nelle meccaniche degli astri. Una ottava può concludersi, a nostro giudizio, anche senza quella energia che si sviluppa dalla frizione, e contribuire parimenti anch'essa alla crescita, che è cambiamento positivo. del resto lo stesso sistema di Gurdjieff ammette che la prima ottava dell'enneagramma della trasformazione degli idrogeni, si concluda in modo meccanico. Se le altre necessitano di uno sforzo aggiuntivo, di una scossa addizionale, non è assolutamente detto che questo, soprattutto se deve essere armonico, debba derivare da uno stato di tensione e di attrito, associato al malessere, poiché forse anche altre energie possono contribuire a permetterne lo sviluppo completando le ottave successive.