Dallo stato di emergenza sanitaria ai fondi recupero, e poi al PNRR, il famoso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Col PNRR arrivano soldi anche alla Scuola che devono essere spesi e non mancano i suggerimenti ovviamente. Se vuoi condizionare una istituzione come quella scolastica elargire soldi con l’obbligo di spenderli è un sistema infallibile. Che poi questi soldi vengano spesi per corsi sulla digitalizzazione, sulla transizione digitale, sull’Intelligenza Artificiale proprio quella che cerca di sostituirsi agli insegnanti, come dimostrano talune iniziative recenti, spiega bene il perché dell’elargire i fondi, lo scopo ultimo di chi li elargisce, acquisire un potere di ricatto rispetto al corpo docente, per esempio. E la scuola purtroppo non sembra capace di accorgersene né quindi di approntare dei correttivi opportuni. Immagino il gusto di chi vede come ci si stia adoperando per la propria autodistruzione, un po' come la famosa immagine del tacchino che ringrazia il giorno del Ringraziamento, c'è chi prova una cinica soddisfazione nel guardare da lontano certe scene. Niente ormai nella scuola origina dal basso, tutto è imposto dall’alto, un'altra conquista delle verticalizzazioni del potere che sempre purtroppo si accompagna all’autoritarismo. Insomma, a ben guardare la pandemia sembra alla scaturigine di molti effetti negativi, sembra una sorta di peccato originale dal quale è difficile liberarsi. Senza di essa non ci sarebbe stata la chiusura di migliaia di imprese cioè, in fondo, la crisi economica, quindi non ci sarebbero stati i fondi recupero, senza i fondi recupero non ci sarebbe stato il Pnrr, e la Scuola non avrebbe avuto fondi che è obbligata a spendere. Senza l'obbligo di spesa i progetti hanno uma maggiore possibilità di originare dal basso, de vere esigenze contestualizzate, con l'obbligo invece è giocorfa subire l'iniziativa dall'alto, a cui è certamente difficile dire no, per tutta una serie di ragioni anche psicologiche. E gli effetti sono devastanti, sia nel particolare, cioè a dire nel 'microcosmo Scuola', sia in generale nella società italiana, ma anche europea, perché queste dinamiche a dirla tutta sembrano andare incontro a politiche autoritarie, e guardando gli effetti, alla demolizione della classe media, tramite per esempio la sostituzione di manodopera, di servizi e funzioni, attraverso la robotizzazione, la digitalizzazione e l'Intelligenza Artificiale, proprio quelle il cui studio i fondi incentivano, per condurci rapidamente verso uno stato di ricattati perenni, e quindi in sostanza verso l'istituzione di un tecnofeudalesimo, cioè di una conformazione della società simil feudale. In questo neo mondo similfeudale pochissimi detengono grandissime ricchezze e potrebbero quindi essere paragonati ai feudatari di un tempo, e moltissimi detengono pochissimo o non detengono niente, e potrebbero quindi essere benissimo paragonati ai servi della gleba di un tempo e subire ogni iniziativa che procede dai primi. Con l'aggravante però che nel medioevo, vera sede storica del feudalesimo,come tutti sanno, il digitale non c'era, mentre oggi c'è e vuole farci sentire tutti i suoi effetti negativi, dalla sostituzione dei lavoratori, alla creazione di percorsi obbligati che rendono i cittadini dei criceti costretti a passare dove vuole il padrone perché i percorsi tradizionali non ci sono più, all'essere costretti ad esibire una certificazione verde per prendere un caffè o peggio, per lavorare, che al caffè si potrebbe anche rinunciare volendo ma al lavoro, su cui è fondata la nostra Repubblica, no. Insomma il tecnofeudalesimo propone una società in cui le classi sociali sono ridotte ai soli feudatari e servi della gleba, dove la forbice della diseguaglianza ha raggiunto il massimo, il parossismo, dove quindi la società non è scalettata, non ha passaggi graduali, e l'ascesa e la discesa che rendono dinamica e viva una moderna socità democratica non è possibile, e dove il potere è nelle mani dei primi e si esercita anche con tutto il potere escludente del digitale, controllando i cittadini neo servi della gleba ad ogni passo, in ogni istante, e negando per esempio il consenso da remoto a operazioni che ancora oggi, per il momento, bisogno di questo consenso non hanno. E quel che è peggio, è che la negazione di taluni consensi da remoto potrebbe avvenire per puro capriccio. I diritti sarebbero a forte rischio, e quindi ovviamente anche lo Stato di diritto, quello su cui la nostra società dice di essere fondata.
Si pone la questione oggi di cosa si vuole essere, se essere sudditi, o peggio, schiavi del digitale, oppure cittadini del digitale. I sudditi o schiavi del digitale sono quelli a cui il digitale stesso ha tolto possibilità, strade, scelte; i cittadini del digitale sono quelli a cui il digitale ha offerto nuove possibilità, nuove strade, nuove scelte che si sommano a quelle tradizionali. In questo secondo caso sarebbero i cittadini stessi ad andare gradualmente verso il digitale,in modo spontaneo, se esso offrisse veramente dei vantaggio, il passaggio dai sistemi tradizionali a quelli digitalizzati sarebbe graduale, questa gradualità offrirebbe tempo,per l'adattamento ma anche per la meditazione, la percezione e il rilevamento delle criticità collegate al digitale stesso, in modo da apportare eventualmente dei correttivi, per ovviare ai problemi, e fare aderire la digitalizzazione a buoni livelli democratici. Esistono infatti delle priorità, dei primati, per esempio la conquista della Democrazia, il primato di essa, che devono essere rispettati, e devono rappresentare gli strumenti con cui la digitalizzazione viene gestita, plasmata, devono essere gli strumenti che delimitano il perimetro e i modi con cui il digitale può esprimersi e albergare nel nostro mondo. Altrimenti il rischio dell'affermarsi di un tecnofeudalesimo si farebbe purtroppo molto concreto.