Abbiamo accennato nell'articolo precedente al fatto che alcune dinamiche in corso nel mondo occidentale in generale e in Europa in particolare sono capaci da sole di determinare notevoli contrazioni democratiche e vistosi arretramenti sociali. Abbiamo indicato tra queste dinamiche quelle inerenti la cultura della deresponsabilizzazione, la verticalizzazione del potere e, cosa di cui vorremmo trattare adesso, la cultura della divisione in compartimenti stagni. Alla domanda del titolo potremmo rispondere subito, che da quella cultura ci si difende con la cultura interdisciplinare, e non sbaglieremmo. Ma cerchiamo di capire meglio che cosa sia e come funzioni la cultura della divisione in compartimenti stagni. Se un ambito culturale è aperto, anche alle critiche, esso si arricchisce, se invece è chiuso, diveta cioè per così dire a tenuta stagna, esso diviene autoreferenziale, e consuma la sua ragion d'essere in un circolo limitato. Non è bene quindi che un ambito culturale si isoli dagli altri, e questo dovrebbe essere qualcosa di cui si dovrebbe essere consapevoli, ed anzi, essendo una opinione di buon senso, e nemmeno nuova, dovrebbe essere pacifico che un isolamento non sarebbe positivo. Eppure delle dinamiche in questo senso ci sono e sembrano giungere più dalle tecniche del corporativismo settoriale che non dal mondo della cultura, anche quando l'ambito di appartenze è quello della scienza, in generale, e della medicina in particolare. A che pro rendere il proprio comparto a tenuta stagna?
Abbiamo assistito durante il periodo di emergenza sanitaria, al tentativo, purtroppo riuscito, di imporre un'unica visione sulla 'questione pandemica' con la conseguente offerta di un'unica soluzione al problema. Per giungere a tanto si sono sommati errori su errori, e un tipo di informazione poco critica ha contribuito a creare il clima 'giusto' per fare accettare questa unica soluzione.
Durante il periodo di emergenza sanitaria, ogni decesso veniva indicato come 'decesso covid' come a dire che poteva sussistere un'unica causa. Teniamo presente questa circostanza per comprendere bene il ragionamento che segue.
Supponiamo che un cittadino possieda una Enciclopedia Medica e cominci a leggerla sulla scorta del fatto che desidera incrementare il proprio sapere in ambito medico, anche stimolato dal fatto che, di questo è stato convinto, c'è una pandemia in corso. Ecco, non passerrebbe molto tempo dall'inizio della lettura che si troverebbe a leggere informazioni sulle cause delle malattie. Apprenderebbe ben resto che le cause di malattia possono suddividersi in determinanti e coadiuvanti, in necessarie e favorenti, in dirette e indirette, in sufficienti e insufficienti. Apprenderebbe la nozione di costellazione di cause, per una sola malattia. Se un decesso è dovuto a molteplici malattie, potremmo affermare che ci sono costellazioni di cause a determinarlo. Ora, l'immediatezza con cui si classificavano i decessi come covid, comincerebbe a risultare sospetta, troppo veloce e troppo superficiale.
Una persona anche senza una laurea in medicina, per il solo fatto di possedere una Enciclopedia Medica e di leggerla, è entrata in possesso di nozioni, anche se non certificate ufficialmente da un documento, nozioni peraltro neanche troppo specifiche, quanto piuttosto generiche, di ambito medico, che gli permettono di sollevare dubbi legittimi sul modo con cui vengono catalogati i decessi.
In un eventuale dibattito televisivo non sarebbe mai tenuto in considerazione, non facendo parte del comparto medico, non avendo una laurea in questo settore. Per far capire come funziona la tenuta stagna, immaginiamo che un medico laureato, che si fregia dunque legittimamente di questo titolo, o un politico che si occupa politicamente di questioni sanitarie, potrebbero mettere presto a tacere una persona che si è formata una propria opinione studiando su di una Enciclopedia Medica, semplicemente sottolineando il fatto che quella persona non ha un laurea medica di nessun tipo. Per caso lei ha una laurea per parlare di questi argomenti? Ecco una domanda tipica di chi chiude il compartimento e lo rende stagno, impermeabile alle osservazioni scomode. E l'intento sembra proprio essere quello di evitare osservazioni scomode.
Penso che si debbano tenere presenti alcuni concetti generali. Intanto qualsiasi persona ha il diritto di esprimersi su qualsiasi argomento; chi ha una laurea ha il diritto di fregiarsi del giusto titolo ed ha certamente una pertinenza certificata nell'argomentare su questioni di sua competenza, pertanto ben vengano le lauree; ma una persona che non ha una laurea in medicina non significa che non abbia acquisito nozioni o competenze in quel settore; è legittomo pensare che quando si tratta di informarsi su questioni mediche sia bene informarsi interloquendo con medici competenti e dalle competenze certificate; tuttavia non è da escludersi che una persona anche se non è laureata in medicina abbia su determinati argomenti di medicina delle competenze, anche se non certificate, che gli permettono di argomentare legittimamente, anche con i medici.
Per queste ragioni chiudere il compartimento e renderlo stagno non è mai bene. Insomma sembra di poter ritenere che la cultura della divisione in compartimenti stagni abbia come obiettivo quello di rendersi impermeabile alle critiche, anche in ambiti dove il dubbio diviene metodo, come nell'ambito medico e scientifico perché l'atteggiamento del ricercatore deve sempre essere quello di chi mette in dubbio le proprie certezze cercando deliberatamente confutazioni alle proprie tesi. Come possiamo notare invece, la cultura della divisione in compartimenti stagni, è utilizzata proprio per evitare la confutazione delle proprie tesi, cioè per inficiare alla radice un metodo che dovrebbe proprio essere quello scientifico, quello che sta alla base delle proprie competenze. Potremmo anche affermare che questo tipo di cultura, svolga la funzione di evitare controlli, che invece devono sempre poter sussistere. Mi isolo per non essere controllato, se non eventualmente da miei pari, ma così si rischia di divenire, come abbiamo accennato, autoreferenziali e soprattuto senza controlli esterni, che sempre dovono poter sussistere.
Per contrastare questa cultura, che finirebbe per inficiare proprio i metodi scintifici, è necessario adottare e quindi opporgli la cultura interdisciplinare, che apre gli ambiti gli uni agli altri. Ma anche una modesta cultura del rispetto della persona o una cultura modestamente giuridica, quella del rispetto del diritto di opinione, potrebbe riuscire ad affiancarsi a quella interdisciplinare per contrastare potenziali chiusure deleterie.
I danni di queste chiusure li abbiamo visti con i nostri occhi e sono stati notevoli e sono ancora in corso.
Riconoscere chi adotta la cultura della divisione in compartimenti stagni non è difficile. Se una persona ti chiededesse se per caso tu possieda una laurea che ti conferisce il diritto di argomentare su di una certa questione, è una indicazione abbastanza precisa del fatto che ci si trovi dinanzi a qualcuno che è un adepto di questa cultura e che forse ha ricevuto precise istruzioni per diffonderla a macchia d'olio. Ne emerge subito una assenza del rispetto dell'interlocutore, un tentativo di intimidazione, nonché una confusione giuridica, perché si confonde diritto di esprimersi, che c'è sempre, a prescindere da diplomi o lauree, e pertinenza nell'esprimersi che solo questa potrebbe eventualmente essere fatta oggetto di discussione. Infatti una persona non laureata in medicina è del tutto evidente che potrebbe esprimere dei giudizi non pertinenti, ma prima di giudicarli tali bisognerebbe aspettare che eserciti il sacrosanto diritto di esprimerli questi pensieri, questi concetti. Se poi la persona studia per conto proprio, come nel caso della persona che legge l'Enciclopedia Medica, potrebbe non solo fare delle osservazioni pertinenti, ma addirittura dirimenti, potrebbe cioè contribuire fattivamente e concretamente ad inquadrare il problema nella giusta direzione. Sollevare dubbi su troppo facili e veloci attribuzioni di cause di decessi ad agenti patogeni, senza considerare che le cause dei decessi potrebbero avere molteplici origini e potrebbe derivare dalla somma di molte malattie, e che una sola malattia può essere determinata da una costellazione di cause, non è un esercizio che non abbia un qualche senso, e potrebbe appunto riusicre a contribuire ad una migliorata visione della situazione in corso, in una ipotetica pandemia.
Non è necessario avere una laurea per leggere una Enciclopedia Medica ed entrare in contatto con certe nozioni, è sufficiente saper leggere ed è questa una cosa che si impara nella Scuola Primaria, e se chi è laureato sfortunatamente se le dimentica, non è male che gli vengano ricordate, ciò svolge una funzione di stimolo e di controllo e non credo ci sia bisogno di ricordare che la funzione del controllo in una Democrazia compiuta è una delle funzioni di maggiore importanza. Se la cultura della divisione in compartimenti stagni impedisce stimoli e controlli, è una cultura negativa, antidemocratica, sbagliata che non può fare del bene alla nostra società e che pertanto deve essere contrastata. Impariamo intanto a sapere che c'è, impariamo a saperla riconoscere, e poi impariamo a contrastarla anche ribadendo alcuni semplici concetti, cioè che il diritto di parola e di esprimere libere opinioni sussiste sempre, che la cultura dell'inerdisciplinarità apre gli ambiti a preziosi confronti, e che il pensiero divergente stimola il pensatore a trovare moltelici soluzioni ad uno stesso problema.
Queste osservazioni che abbiamo svolto, non sono da intendersi minimamente contro il comparto medico, né contro i medici o altro personale sanitario, al contrario, sono osservazioni che vanno precisamente a tutela di essi e del comparto a cui essi stessi appartengono, perché la tutela della libera espressione, la tutela degli strumenti del controllo, nonché quella della Democrazia in genrale, non può che rappresentare una garanzia per tutti, ivi compresi i medici che, se supportati da adeguati strumenti, verrebbero tutelati da eventuali ulteriori obblighi di inoculazione che potrebbero giungere, che le inoculazioni devono sempre essere libere e non obbligate. Anche in questo caso, come nelle osservazioni inerenti alla digitalizzazione, il principio cardine è sempre quello della libera scelta e non dei percorsi obbligati.
C'è un'ultima osservazione che vorremmo fare prima di concludere, ed è quella relativa alle piattaforme sociali nelle quali libere persone esprimono liberi pensieri. Questo esercizio di libertà è importante per la Democrazia, proprio perché contribuisce a contrastare la cultura della divisione in compartimenti stagni dando a ciascuno il diritto di opinare su questioni che sono opinabili e che tali devono essere e rimanere a prescindere dal possesso di diplomi o lauree.
Come abbiamo visto, dare voce ai soli 'esperti' non è sempre una buona cosa, porebbero dimenticarsi nozioni che si trovano nelle prime pagine delle Enciclopedie Mediche e questo non è un bene. Se talune iniziative per il controllo delle piattaforme sociali, col pretesto di contrastare la disinformazione, finiscono per contrastare chi contrasta la cultura della divisione in compartimenti stagni, così pericolosa e deleteria, non svolgono una funzione sociale per il bene dei popoli e il miglioramento della società ma quella di una censura interessata e rischiano proprio di favorire la chiusura dei compartimenti, e la creazione di 'gruppi di sapienti' che potrebbero essere tentati dal creare un 'cartello culturale' che incentivi la dimenticanza di certe nozioni, spesso basilari, per favorire una miope visione su dinamiche anche importanti come quelle di una pandemia, per risolversi a suggerire una sola soluzione in luogo di molte che invece potrebbero essere possibili. Per cui è necessario definire bene che cosa sia 'disinformazione' prima di procedere a silenziare utenti, a intimidirli, utenti che stanno solamente esprimendo liberamente la propria opinione e che potrebbero proprio per questo creativamente contribuire al concorso di idee, utili per individuare quelle possibili molteplici soluzioni che potrebbero sussistere e che nella maggioranza dei casi effettivamente sussistono. Esiste da sempre un potere che non ama il libero pensiero, è un potere dispotico che sfrutta la verticalizzazione per stare lontano da quel popolo di cui chiede i voti, ma su cui poi esercita uno striungente controllo, tuttavia quella relativa alla verticalizzazioni è una questione che potendo, affronteremo in un'altro momento. Per il momento ci limitiamo ad osservare un legame che le verticvalizzazioni del potere hanno con la divisione in compartimenti stagni, derivante dal fatto che se chiudi i compartimenti e li rendi stagni, essi possono entrare in contatto solo attraverso il tramite di chi li domina, per così dire, dall'alto, ed è chiaro quindi che le verticalizzazioni siano molto funzionali a questo scopo, allo scopo cioè di dominare dall'alto i vari compartimenti, che si sono indeboliti dall'autoisolamento e che non parlando tra di sé, prestano il fianco a farsi dirigere da chi li può osservare tutti, ma la condizione indispensabile perché essi siano tutti osservabili è proprio quella di stare in alto. Naturalmente l'esercizio del dominio dei compartimenti dall'alto potrebbe avvenire in modo non equilibrato, non imparziale e potrebbe immettere nella società dinamiche arbitrarie e ingiuste.