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mercoledì 31 luglio 2024

Digitalizzazione e Democrazia

Nel mondo di oggi assistiamo ad un incremento del fenomeno della digitalizzazione. Questo incremento fa nascere molte domande, alle quali sembra urgente dare delle risposte. In che rapporto sta questo processo di digitalizzazione con la Democrazia? Ecco una domanda che riteniamo abbastanza interessante. Abbiamo la sensazione che molto spesso nell'avanzamento della digitalizzazione non si tenga conto di questo rapporto

In questo caso il rischio è quello di vedere contrarre i livelli democratici nella società. Quando il digitale sposa dinamiche che si muovono in contrasto con la Democrazia rischia di accelerare enormemente il processo di contrazione democratica, a dei livelli che per noi oggi sono ancora impensabili per quanto qualcuno li intuisca.

Ma quali sono queste dinamiche a cui il digitale potrebbe sposarsi?

Cultura della deresponsabilizzazione, cultura della divisione in compartimenti stagni, verticalizzazione del potere, con conseguente allontanamento sociale dalla popolazione, sono dinamiche già di per se stesse tutte suscettibili di determinare notevoli contrazioni democratiche e consistenti retrocessioni sociali e civili. Potrebbe risultare di un qualche interesse far capire come l'intreccio di queste col digitale farebbe aumentare esponenzialmente i rischi di una contrazione democratica.

Ci viene incotro, in questo senso, una recente esperienza a fare da scuola, e magari non avesse mai avuto modo di venirci incontro, significherebbe esserci risparmiati momenti veramente difficili, momenti di contrazione dello stato di diritto, momenti di prevaricazione, di ingiustizia. 

Durante il regime di emergenza sanitaria non c'è alcun dubbio che la cultura della divisione in compartimenti stagni abbia giocato un certo ruolo. Attraverso di essa si è cercato di mettere a tacere un numero consistente di domande legittime e di legittime perplessità, espresse da individui anche dotati di una certa cultura, ma in altri casi anche semplicemente dotati di buon senso, profani di molte questioni relative alla medicina ma dotati comunque di buonsenso appunto, persone semplici a cui non si voleva concedere il diritto di esprimere dubbi, intanto perché non facenti parte del compartimento stagno della medicina, poi perché gli scienziati patentati avevano già sentenziato che l'unica strada per uscire dal labirinto dell'emergenza sanitaria era il "vaccino" mentre erano in corso numerosissimi fenomeni di guarigione dovuti ad una precoce assunzione di antinfiammatori secondo determinati protocolli che funzionavano benissimo e che funzionano benissimo anche oggi. In quest'ultimo caso vi erano medici che si esprimevano in senso contrario ad altri medici, e in senso contrario a quanto le televisioni proponevano attraverso un certo limitato numero di figure di riferimento, numero limitato che però garantiva una sorta di onnipresenza pervasiva. E l'informazione corrente non permetteva a quei medici dotati di proposte alternative e sensatissime di esprimersi adeguatamente. Se non veniva permesso a dei medici di esprimersi liberamente in un bilanciato dibattito, figuriamoci a delle persone che non appartenevano al 'compartimento medicina' che venivano subito etichettate come incompetenti anche quando esprimevano opinioni del tutto ricalcabili e assimilabili a quelle dei medici dissidenti, che del compartimento medicina evidentemente erano, e sono, una componente legittima a tutti gli effetti e sotto tutti i punti di vista. Quella che possiamo definire una tendenza a mettere a tacere l'interlocutore, a marginalizzarlo quando esprimeva una opinione diversa da quella che proponeva l'informazione corrente, è tutto sommato analoga alla tendenza, ed ecco che compare il digitale, a marginalizzare l'individuo attraverso dispositivi elettronici, digitali, sotto forma per esempio di certificazioni, dette certificazioni verdi covid, tessere che avevano il compito di stabilire quale cittadino avesse il diritto a partecipare al lavoro, a frequentare ceri ambienti, a spostarsi, insomma, ad esercitare certi diritti, tutto in base ad un segno verde di spunta, un semaforo verde, che si accendeva quando si era dimostrato di avere certi requisiti, quando si era dimostrato, o così si pensava, di non avere quel famigerato agente patogeno, il sars cov due, in circolo nell'organismo, tutto attraverso sistemi diagnostici molto opinabili, tanto opinabili che nemmeno l'OMS ha potuto astenersi dal sottolineare il fatto che la reazione a catena della polimerasi, uno dei sistemi diagnostici più in voga in quel momento, doveva effettuarsi abbassando i cicli di amplificazione per non confondere presenza del virus e rumore di fondo. Confusione che invece c'è stata ed ha continuato ad esserci, confusione tra presenza del virus e rumore di fondo che probabilmente c'è anche adesso, oggi, nonostante l'invito dell'OMS del dicembre 2020. abbastanza precoce tuittosommato, e nonostante il fatto che molti di quelli che si affidavano a questo tipo di diagnostica manifestassero devozione nei confronti di questo organismo, salvo fare all'occorrenza, a quanto pare, delle debite e vistosissime eccezioni. 

Naturalmente, in ogni caso, c'era una semaforo verde sempre acceso per chi aveva optato per l'inculazione e non aveva bisogno, secondo lo scientismo imperante, di sottoporsi a reazioni a catena della polimerasi. In questo caso il problema degli alti cicli di amplificazione e del relativo rumore di fondo era risolto alla fonte.

Oggi che Robert Redfield, direttore dei CDC dal 2018 al 2021, durante l’audizione dell’undici luglio dell'anno corrente, alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato sulla supervisione governativa della ricerca sui virus ad alto rischio, negli USA, ha confermato i pericoli dei “vaccini” nRNA contro la covid definendoli nientemeno che tossici, qualcuno sta per caso pensando che quel famoso semaforo verde delle certificazioni verdi covid si era costantemente acceso per degli individui che hanno rischiato di intossicarsi e che, anzi, si sono iniettati sostanze tossiche per davvero?

E qualcuno sta pensando che quel semaforo verde era cpstantemente acceso per degli individui che non avevano minimamente la certezza di essere immuni in mezzo ad altri immuni, contribuendo ad una maggiore diffusione del patogeno per una falsa sensazione di sicurezza tutta politica e niente affatto scientifica?

Adesso che si sta dimostrando con sempre maggiore evidenza e con una crescita numericamente importante degli individui che ne sono consapevoli, che le cerficazioni non assicuravano di trovarsi tra persone incapaci di trasmette il virus, si è disposti a riconoscere che la tecnologia digitale collegata all'uso di quelle certificazioni non ha incrementato né la sicurezza né i livelli di Democrazia nel nostro Paese, e neanche negli altri? Perché se si è disposti a riconoscerlo, da una esprienza negativa si possono ricavare dei dati suscettibili di evitare il riproporsi degli stessi errori, altrimenti se non si è disposti a riconoscerlo sussiste sempre il rischio di una riproposizione degli stessi errori.

In ogni caso si dimostra come la cultura della divisione in compartimenti stagni, servisse solo a far tacere opinioni che oggi sono addirittura molto accreditate, e sono accreditate da figure di primissimo piano come Robert Redfield stesso, appunto, ma anche da Istituti come il Robert Koch Institute, in Germania, che non ha mai avallato la tesi della 'pandemia dei non vaccinati' per quanto qualcuno avesse quasi fatto pensare il contrario, cioè che la stesse avallando, a dimostrazione del fatto di quanto sia facile manipolare l'informazione e creare false credebze e false tesi non scientificamente dimostrabili, facendo credere alla pubblica opinione che taluni autorevoli Istituti le condividessero, le avallassero, proprio per conferire un'aura di scientificità altrimenti difficilmente indossabile.

Come possiamo notare il fenomeno della digitalizzazione non viaggia da solo e si associa ad altre dinamiche. Possiamo affermare che quando si associa a dinamiche in cui si cavalca una tesi pseudoscientifica, fatta passare per altamente scientifica, esso si dispone a togliere spazi di libertà ai cittadini, a marginalizzarli, a ghettizzarli potremmo dire. E sappiamo bene dalla storia che cosa significhi il fenomeno della ghettizzazione e a quali esiti può portare. Probabilmente il fatto che qualcuno stesse caldeggiando l'idea di creare dei campi di concentramento covid non è del tutto avulsa da un tipo di influenza similnazista e siccome l'occasione fa l'uomo ladro, qualcuno che riteneva i tempi sufficientemente maturi per uscire allo scoperto, si è lanciato in simili ipotesi, per riaffermare l'esattezza della famosa espressione popolare.

Per difenderci da tutto questo occore fare tesoro dell'eseperienza. 

C'è un primo atteggiamento qundi che dovremmo subito fare nostro e di cui dovremmo incentivare la diffusione, ed è quello di non considerare il digitale e la digitalizzazione sempre e solo un fenomeno positivo a prescindere, perché la digitalizzazione può portare ad esiti nefasti per la vita democratica se si associa a fenomeni di eccessivo controllo della popolazione, anche quando sembra, in un primo momento, che si sposi alla scienza, salvo poi scoprire che il matrimonio non era con la scienza ma con lo scientismo, con il dogmatismo che si fregia dell'apparente scintificità, non certo della vera scienza.

Sarebbe già molto se si affermasse la piena consapevolezza che digitalizzazione potrebbe voler dire anche regresso sociale e politico, regresso democratico.

Se il digitale è uno strumento, esso può essere usato per il bene o per il male, per includere o per escludere. C'è un solo modo quindi per evitare che la digitalizzazione vada nella direzione del regresso politico, sociale e democratico, ed è ribadire che è necessario RIPRISTINARE IL PRIMATO DELLA DEMOCRAZIA!!! Ripristinare il primato della Democrazia significa riconoscere che essa è una conquista che sta prima, che precede il fenomeno del digitale su larga scala, e che il digitale deve muoversi all'interno delle direttrici che la Democrazia traccia ed ha già tracciato. Abbiamo invece l'impressione che talvolta, sfruttando il potere di incantare il pubblico che il digitale ha, si cerchi di diffondere pratiche, abitudini, stili di vita che poi creano consuetudini le quali vengono sfruttate come fonti del diritto per giungere a 'normalizzare', quelle stesse pratiche, le quali però si erano spinte magari oltre un certo limite, sfruttando anche l'assenza di normativa, per creare precedenti che poi vanno a detrimento, una volta normalizzati della stessa Democrazia. Non accettare in sede parlamentare alcuni emendamenti perché l'algoritmo adottato non prevedeva la possibilità di gestire quelle informazioni, significa concedere al digitale degli spazi che vanno a contrarre la stessa iniziativa politica in generale e di rappresentanza politica dei cittadini, significa mettere una macchina a governare al posto della mente umana, significa sostituire l'uomo con un algoritmo, con qualcisa cioè che lo dovrebe aiutare, non ostacolare, che cosa potrebbe andare storto?

Se la Democrazia è importante, ciò si deve dimostrare sprattutto nelle sedi in cui essa trova il suo massimo esercizio. Se la Democrazia è importante e costituisce un primato, questo primato deve essere rispettato, e non deve essere vissuto come la maglia stretta che il potente, luminoso e muscoloso digitale non riesce ad indossare. Se viviamo in un mondo informatico, vogliamo che sia democratico.

Se la digitalizzazione può essere utile, dobbiamo adoperarci per far sì che questa utilità non vada a detrimento della Democrazia, e una via per fare in modo che questo non accada è lasciare che il cittadino vada spontaneamente al digitale, senza forzare le tappe, senza costringerlo al digitale. Insomma il digitale deve essere un scelta libera, spontanea, ma perché sia effettivamente tale, perché sia effettivamente una scelta libera e spontanea, è necessario lasciare aperti anche gli altri canali, i canali analogici, senza forzature di sorta. In pratica, il cittadino forzato al digitale è meno libero e la Democrazia si contrae; un cttadino invece a cui oltre ai canali tradizionali viene data la possibilità di sfruttare anche il digitale come strumento aggiuntivo o, se preferite, un cittadino a cui oltre all'offerta del digitale viene lasciata la possibilità di sfruttare i canali tradizionali, è un cittadino più libero, perché può scegliere.

Quindi il digitale può essere una buona cosa, ma solo se non si sostituisce alle altre, solo se vi si somma, se si aggiunge a ciò che già c'è.

Se un cittadino può scegliere, la Democrazia rimane intatta, se il cittadino è forzato ad una scelta, la Democrazia si contrae, l'uomo è meno libero, e si aprono scenari nei quali ai vertici di un sistema verticalizzato, si potrebbe essere tentati di sfruttare il digitale per aumentare il proprio potere personale a detrimento degli altri, e contrarre così gli spazi di libertà altrui, del popolo, quelli così duramente conquistati nel corso del secolo scorso. 

Teniamo sempre presente quindi che la Democrazia è un primato, un primato che deve essere rispettato proprio in quanto tale e che la digitalizzaione rappresenta un fenomeno positivo nella misura in cui, e solo nella misura in cui rispetta questo primato e si affianca agli altri canali, senza sostituirli. Si tratta della differenza che passa tra l'essere cittadini del digitale e l'essere sudditi del digitale. Durante l'emergenza sanitaria siamo stati sudditi del digitale, speriamo di non ripetere quell'errore.