Per le tecniche miste su carta o altre tecniche che compaiono in questo Diario Elettronico firmate a nome Alessio, tutti i diritti sono riservati.







giovedì 27 giugno 2024

Democratizzazione

È possibile democratizzare l’Ue? E se sì, come?
La risposta a queste domande costituirebbe il nocciolo di un progetto di riforma dell’Ue stessa che sembra oggi più che mai necessario. Sono domande che naturalmente manifestano da subito un ‘pregiudizio’ se vogliamo, un pregiudizio in senso etimologico intendiamo, nel senso cioè di un giudizio che sta prima, che precede la domanda in questione e ne costituisce la premessa. Alla base della domanda iniziale c'è insomma l'idea che in Europa non sussista la Democrazia quanto piuttosoto una sua maschera, e che se presente, essa sia presente a livelli piuttosto infimi, certamente non alti. Si può naturalmente obiettare che il pregiudizio sia sbagliato e si tratterebbe di una obiezione senza dubbio legittima, ma non si può obiettare che esso non sia il frutto, per usare una espressione tipica dell'ermeneutica, di una precomprensione sincera.

Siamo pronti ad aggiornare la nostra sincera precomprensione sulla scorta di esempi plastici di manifestazione democratica autentica a livello europeo ma temiamo di dover andare incontro a qualche delusione da questo punto di vista e la corsa forsennata alle nomine Ue di questi giorni, per il modo con cui è avvenuta, ne è purtroppo una conferma.

Mi riferisco al fatto che quasi tutte le cariche importanti a livello europeo stiano venendo assegnate a forze politiche che hanno sostanzialmente perso le elezioni nel proprio paese, e così si manifesta una pericolosa tendenza che è addirittura umiliante per la popolazione votante, e quindi risulta essere umiliante anche per l'Europa dei popoli che, se dei popoli deve essere, bisognerà pure che in qualche modo riesca a presentare le istanze degli stessi, a far giungere la voce dei popoli. In pratica invece il principale strumento di scelta politica e di rappresentanza del popolo, quello delle elezioni, viene sostanzialmente ad essere inficiato favorendo peraltro così il disamoramento per lo stesso strumento del voto, quindi favorendo l’astensionismo, perché se il mio voto non conta, e ci tieni pure a farmi sapere che non conta, se è insignificante e ci tieni pure a farmi sapere che è insignificante, sospingi i delusi e gli umiliati a considerare di non andare più a votare favorendo la piaga dell'astensionismo. Non sembrano quindi scelte responsabili e se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è da stare troppo allegri. Distorcere i risultati delle elezioni è pericoloso e potrebbe portare ad un difetto di rappresentanza tale che, con le tensioni attuali, potrebbe anche voler dire prendere la strada sbagliata, quella che conduce all'intensificazione del conflitto in corso anziché imboccare quella che conduce alla sua risoluzione. Per tornare al discorso centrale del voto, facciamo presente che ci sono stati anche filosofi che, occupandosi di politica, hanno messo bene in luce come lo strumento del voto non sia solo un mezzo per indicare la figura politica atta a rappresentarti, ma anche un sistema attraverso il quale ‘licenziare’ politicamente la figura politica che ti ha deluso e che tu non vorresti vedere nuovamente a rivestire le cariche che pensi ella non abbia rivestito adeguatamente.

Ci sembra di notare che qualcuno abbia trovato il sistema di capitalizzare e mettere a frutto il disamore per la politica, nonché quello per la partecipazione sociale e civile, e stia cercando di mettere a frutto insieme con quelli anche la conseguente propensione all’astensionismo, fenomeno in incremento e molto preoccupante, a cui abbiamo assistito anche durante le recenti elezioni europee. Quello dell'astensionismo è un fenomeno che a parole tutti si dichiarano pronti a contrastare ma nei fatti non è così e qualcuno in qualche caso si lascia sfuggire anche una dichiarazione di senso contrario, il che sta ad indicare che il fenomeno dell'incentivazione all'astensione c'è e produce effetti e proseliti. Consideriamo che una forte astensione può favorire l'incremento delle percentuali di una formazione politica anche se c'è stato un calo del numero complessivo dei votanti per la stessa, rispetto magari alle elezioni precedenti e così è facile sbandierare successi che altro non sono se non insuccessi rivestiti a festa. Insomma con l'astensionismo che modifica la limpidezza della lettura del voto si può giocare a proprio favore al punto da convincere una vasta porzione dell'opinione pubblica non particolarmente attenta e informata nel merito e nei metodi, di cose che non ci sono o che non stanno proprio così come le si dipingono. Sembra insomma che favorire l'astensionismo possa addirittura consolidare la propria posizione politica favorendo appunto anche letture distorsive e se qualcuno, come sembra probabile, pensa questo altrettanto probabilmente non si farà troppi scrupoli quando dovesse trovarsi nella posizione di esercitare il potere, di favorire politiche onerose, draconiane, se non esplicitamente contro il popolo stesso e contro le sue ignorate speranze e istanze. Dopotutto ciò implicherebbe semplicemente il fatto che da questa delusione si estrometterebbero dall'esercizio civico del voto, proprio per effetto psicologico della delusione, un sufficiente numero di cittadini tale per cui, anche in caso di calo del numero assoluto effettivo di votanti, ciò non inciderebbe sulle percentuali che servono per essere eletti, rieletti e rimanere in carica. Anzi, probabilmente c'è qualcuno che potrebbe proprio inziare a pensare che l'unico modo per rimanere in carica consista esattamente nell'incentivare l'astensione il che immetterebbe nelle politiche comunitarie elementi fuorvianti in contrasto con i princìpi a cui si è detto di attenersi.

Come democratizzare dunque l'Unione europea?

Ecco, chi si chiedesse quindi come poter democratizzare l'Ue, potrebbe innanzitutto considerare di migliorare i sistemi attraverso i quali il popolo viene rappresentato, che mostrano attualmente qualche lacuna, e dovrebbe quindi rispondersi che uno dei modi potrebbe consiste nel premiare in modo effettivo e visibile, concreto, le forze politiche vincitrici nei rispettivi paesi. Inoltre anche nel non disincentivare l'atteggiamente di partecipazione alla vita politica e sociale dei cittadini, quella che si esprime anche con il voto, crecando di non favorire insomma l'astensionismo, conseguenza che segue sempre una delusione o una umiliazione civile e politica.

Molte altre cose si potrebbero fare naturalmente ma dovremo necessariamente rimandarne la trattazione ad articoli specifici mentre per il momento e per cominciare ci sembra che queste idee di cui abbiamo parlato potrebbero essere considerate sufficienti. Pensando al futuro ci limiteremo per il momento solamente ad anticipare il fatto che si dovrebbe prendere in considerazione anche e soprattutto di migliorare i livelli di Democrazia attraverso un rimodellamento delle isituzioni comunitarie, rimodellamento in conseguenza del quale, per fare un esempio, il Parlamento acquisti l'iniziativa legislativa, senza quindi subirla dalla Commissione europea, rispetto alla quale esso è oggi sostanzialmente solo un ratificatore che, trovandosi in posizione subalterna, è molto spesso incapace di dire NO e la cui maggiore preoccupazione, con lodevoli eccezioni talvolta, sembrerebbe essere semplicemente quella di non disturbare il manovratore.

Invece disturbare il manovratore, soprattutto quando sbaglia, è doveroso e non può che esprimersi con la forza di dire NO, questo non ci piace.